RICCIONE NEL RISORGIMENTO

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1 1 1 Fosco Rocchetta Luigi Vendramin RICCIONE NEL RISORGIMENTO Il villino Mattioli Quartier Generale dell Armata Italiana a Riccione la Piazza Editrice 2013

2 Cura grafica: Luigi Vendramin In copertina: Partenza delle truppe piemontesi dal Quartier Generale di Riccione (11 settembre 1860). Illustrazione di Roberto De Grandis. Si ringrazia: - il personale della Biblioteca comunale A. Saffi di Forlì: in particolare Antonella Imolesi Pozzi responsabile del Fondo Piancastelli, Ambra Raggi, Graziella Galeotti, Maura Parrinello del medesimo Istituto; - il personale della Biblioteca Malatestiana di Cesena; - il personale della Biblioteca Gambalunghiana di Rimini: in particolare Paola Delbianco, Maria Cecilia Antoni ed Anna Morri; - il personale della Biblioteca comunale di Riccione; - il personale degli Archivi di Stato di Forlì, Pesaro, e Rimini: in particolare Valeria Barca, Luca Giorgini, Teresa Palazzo, Paolo Tomaselli di quest ultimo Istituto; - Fabrizio Alberti, resp. Archivio del Museo Centrale del Risorgimento di Roma; - Lucia Flaùto della Biblioteca comunale di Castelfidardo; - Mario Gambelli già direttore della Biblioteca Antonelliana di Senigallia; - don Alfredo Pasquali direttore del Museo Pio IX di Senigallia ed Alice Angeletti del medesimo istituto; - Irina Kruglova e Ludovica Vendramin di Riccione per la collaborazione grafica; - Fulvio Bugli, Daniele Magnani e Roberto Cesarini di Riccione per le utili conversazioni. La pubblicazione è stata possibile grazie anche al contributo di: 2 2

3 A LUIGI GHIROTTI cultore di archeologia e storia locale 3 3

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5 5 5 Soldati del 4 Corpo d Armata: Vi conduco contro una masnada di briachi stranieri, che sete d'oro e vaghezza di saccheggio trasse nei nostri paesi. Combattete, disperdete inesorabilmente quei compri sicari, e per mano vostra sentano l'ira di un popolo che vuole la sua nazionalità e la sua indipendenza. Proclama del generale Enrico Cialdini dell 11 settembre 1860

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7 7 7 PREFAZIONE Da diversi anni andiamo conducendo ricerche storiche su Riccione ed il suo territorio a partire dall antichità, ed il villino Mattioli-Graziani, attuale sede dell associazione culturale Centro Arti Figurative, ha sempre destato in noi grande interesse e curiosità, se non altro per la sua vetustà. Questa pubblicazione trae origine da indagini archivistiche che, a partire dalla ricostruzione della storia di questa casa nobiliare, hanno portato, sorprendentemente, alla conoscenza di vicende sconosciute, del tutto trascurate dalla storiografia riminese. Di quei fatti non è rimasta traccia alcuna nella tradizione orale cittadina, malgrado la notevole importanza rivestita da tale abitazione nel corso di buona parte dell Ottocento. Questo edificio rappresenta infatti la dimora più antica che, seppur modificata nel tempo, si erge tuttora a Riccione Paese: un apprezzabile testimonianza architettonica riconducibile al XVIII secolo. La struttura venne costruita verso la metà del Settecento alle Casette, primo nucleo abitativo della borgata di Riccione lungo la via consolare Flaminia. Posseduta dai frati domenicani, la casa fu acquistata nel 1755 dai conti Mattioli, una ricca famiglia proprietaria di numerose abitazioni e tenute agricole nel territorio riminese. Un grande quantità di documenti attesta che quel palazzo, per il numero di stanze e di servizi di cui disponeva, e per la presenza di stalle in grado di accogliere cavalli ed animali da soma, era il primo a Riccione ad essere requisito dalle autorità civili e militari in occasione del passaggio di eserciti sull antica strada romana, transiti particolarmente frequenti tra gli anni Quaranta e Sessanta dell Ottocento. Il periodico riminese Italia del 3-4 agosto 1886 riporta la notizia che sul citato villino era murata una lapide marmorea,- di cui non è rimasta alcuna testimonianza nella letteratura successiva-, volta a rammentare alcuni eventi salienti accaduti tra il 1849 ed il 1860, un epoca cruciale nel processo di unificazione nazionale. Un arco di tempo che va all incirca dalla prima guerra d indipendenza, ad una data precisa, quel 18 settembre 1860, in cui, a seguito della sconfitta dell esercito pontificio nella battaglia di Castelfidardo da parte di quello piemontese, le Marche e l Umbria entrarono a far parte del Regno d Italia. Il villino Mattioli-Graziani venne occupato dall avanguardia dell esercito austriaco nel maggio 1849, invasione che causò ingenti danni materiali e morali alla popolazione locale, in seguto al ritorno della Romagna sotto il dominio asburgico, che comportò la restaurazione del potere temporale del papa in questa regione. La suddetta iscrizione disvela, unitamente ad una molteplicità di altre fonti, un fatto completamente sconosciuto: ci sia consentito definirlo straordinario per la storia di Riccione, a quel tempo frazione di Rimini, non lungi dalla comparsa di quei fermenti autonomistici, che pur avendo palese esplicitazione agli inizi del Novecento, erano già in precedenza affiorati agli albori del Regno d Italia. Difatti, a partire dal 28 settembre 1859 alla prima decade di settembre del successivo anno 1860, quell antica residenza divenne la sede del Quartier Generale del 2 Corpo d Armata dell Italia Centrale agli ordini di Luigi Mezzacapo, generale trapanese, che con il fratello Carlo, deve annoverarsi tra le figure più eminenti del Risorgimento italiano. Se ben noto è il ruolo svolto da Rimini nel movimento risorgimentale, con uomini, idee e fatti d armi, nulla finora si sapeva della funzione strategica avuta dalla sua borgata meridionale, Riccione, da cui il settembre 1860 partirono migliaia di soldati e volontari, acquartierati nel territorio riccionese, per la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860). Ormai il dominio temporale dei papi era avviato verso la sua ultima ed ineludibile fase di disgregazione, sancita poi definitivamente con la Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), che determinò il passaggio di Roma al Regno d Italia.

8 Un altra preziosa fonte per la conoscenza degli avvenimenti che caratterizzarono Riccione nel biennio , è rappresentata dal diario di don Carlo Tonini, ininterrottamente parroco della chiesa di San Martino per trent anni, dal 1848 al 1878, il quale ebbe modo di vivere quegli anni fondamentali che precedettero l unificazione italiana. Andato smarrito, e non più consultabile presso l archivio parrocchiale, fortunatamente è stato possibile recuperarne una parziale trascrizione effettuata da Luigi Ghirotti, benemerito cultore di archeologia e storia locale. In tale registro, riportato in questo libro, sono quotidianamente narrati passaggi di truppe, problemi relativi all accasermamento di centinaia di soldati in residenze e cascinali, reperimento di viveri e di foraggio per uomini ed animali e via dicendo. Viene altresì descritto il passaggio che più volte fece per Riccione, l Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, oltre che di importanti personaggi del Risorgimento, tra cui il generale Enrico Cialdini. Crediamo che Riccione debba pertanto essere inserita tra le località che ebbero un significativo ruolo nel Risorgimento, ed in particolare in quelle operazioni militari che condussero all invasione da parte delle truppe italiane delle Marche e dell Umbria (settembre 1860), e che in seguito alla sconfitta di Castelfidardo subita dall esercito pontificio, e della capitolazione di Ancona, permisero l ingresso di queste regioni nel Regno d Italia. Ritornando al villino Mattioli-Graziani, divenuto di proprietà comunale nel 1979, dopo essere stato trasformato dagli anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento in una fabbrica per la costruzione di letti in ferro (Ditta Calza & Manzi), val la pena di ricordare che quell antica residenza, almeno sino al primo decennio dello scorso secolo, rappresentò un pregiato luogo d incontro e intrattenimento per le famiglie della borghesia che frequentavano la nascente stazione balneare. Nel 1904 vi nacque, tra l altro, Igino Righetti, autorevole intellettuale cattolico, cui è stata dedicata, con saggia decisione, nel marzo 2009, la piazza antistante il palazzo, oltre che un gruppo scultoreo dell artista riccionese Anselmo Giardini. Dai primi anni Ottanta, in seguito ai lavori di ristrutturazione e consolidamento che ne hanno impedito l ormai prossima distruzione, l ex villino ospita al suo interno l associazione culturale Centro Arti Figurative. Vogliamo concludere con una proposta materiale di facile esecuzione e dai limitati costi, ma dal rilevante valore simbolico: la posa di una lapide con l iscrizione che era murata su di una facciata esteriore dell edificio, come riportato nella rivista del Constatato infatti il chiaro significato documentale di quello scritto, si recupererebbe così alla memoria storica cittadina, ed all antica dignità, un reperto che evidenzia il ruolo primario di questa residenza negli anni che precedettero l unità nazionale, ma, ancor più, quello di Riccione nel Risorgimento d Italia. Fosco Rocchetta - Luigi Vendramin 8 8

9 Il Quartier Generale dell Armata Italiana a Riccione Una ricerca sul fenomeno della pirateria in Adriatico, che soprattutto nei secoli XV-XVIII interessò diffusamente anche le coste della Romagna, aveva permesso agli autori di questa pubblicazione, di ritenere che la maggior sicurezza conseguente alla costruzione delle due torri di avvistamento delle Fontanelle e della Trinità sul litorale riccionese, da parte dello Stato della Chiesa, avesse avuto un riflesso diretto anche sullo sviluppo della borgata di Riccione 1. La presenza delle torri rese infatti più sicuro il territorio, favorendo la discesa al piano della popolazione, che viveva in gran parte sulle alture, onde poter trovare scampo nell entroterra in caso di scorrerie e sbarchi pirateschi. Una piantina degli inizi del XVIII secolo (raccolta Enzo Pruccoli), mostra un aggregato di una certa consistenza, ampliato e confermato in una mappa del successivo Catasto Calindri. In questa carta risalente al 1774, compare un edificio che, nonostante diverse modifiche subite nel tempo, si erge tuttora nel vecchio Paese di Riccione: il villino Mattioli-Graziani 2. L antica dimora nobiliare sarà trasformata nel 1934, dopo alcuni decenni di abbandono, in una fabbrica per la costruzione di letti in ferro: la ditta Calza & Manzi, che cesserà la sua attività alla fine degli anni 50 del Novecento. L intera costruzione, ormai in rovina, è stata acquistata dal Comune di Riccione nel 1979: ristrutturata, ospita da allora l associazione culturale Centro Arti Figurative. L ex villino Mattioli ora sede del Centro Arti Figurative (foto Ludovica Vendramin). 1 Pirati e torri costiere nel Riccionese, a cura di O. Delucca, F. Rocchetta, L. Vendramin, Riccione La famiglia riminese Mattioli possedeva diverse proprietà anche a Riccione. Una di queste era il Casino del Pantano, situato nell area dell ex fornace Piva (Toponimo dal latino pàntanum indicante un area impaludata e piena d acqua bassa stagnante). Anche questa abitazione appartenente a Giacomo Mattioli fu requisita in parte nel 1831 per motivi di pubblica utilità : Dovendosi stabilire lungo la spiaggia del mare maggiori appostamenti sanitari... occorre piccola parte del di Lei locale o Casino del Pantano a disposizione del Cav. Ispettore di Sanità... l importanza del servizio deve escludere ogni contrarietà... Lettera del gonfaloniere Filippo Battaglini al nobil uomo Sig. Giacomo Mattioli, Rimini, 5 ottobre 1831, AS. Rimini, Carteggio,1831, Sanità, B

10 Questa residenza può definirsi storica, per le ragioni che vedremo in seguito, ed anche per aver dato i natali, nel 1904, all intellettuale cattolico Igino Righetti (Riccione 1904-Roma 1939), fondatore del Movimento Laureati di Azione Cattolica, cui è stata dedicata nel 2009 la piazza antistante il villino ed una statua dell artista riccionese Anselmo Giardini. Il prosieguo delle ricerche d archivio sul quel settecentesco casino, edificio di maggior pregio sorto alle Casette, primo nucleo abitativo di Riccione e sviluppatosi a partire dalla fine del XVII secolo lungo la via consolare Flaminia (attuale corso Fratelli Cervi), ha permesso il recupero di una discreta mole di documenti: materiali del tutto inediti ed inspiegabilmente ignorati dalla storiografia riminese, attestanti il ruolo strategico avuto dalla borgata riccionese, ed in particolar modo da tale dimora, nel lungo e travagliato processo d unificazione nazionale. In realtà, se è nota la partecipazione riminese alle vicende risorgimentali ed alla causa italiana 3, completamente sconosciuto era sinora il fatto che Riccione, fino al 1922 frazione di Rimini, negli anni , all interno di quell antico edificio, ha accolto il Quartier Generale del 2 Corpo dell Armata dell Italia Centrale, agli ordini del generale Luigi Mezzacapo (Trapani Roma 1885), e che dieci anni prima, nel maggio del 1849, quella villa era stata invasa dagli austriaci comandati dal conte Franz von Wimpffen (Praga Gorizia 1870), in occasione del ritorno della Romagna sotto il dominio papale, a seguito della sconfitta dell esercito piemontese a Novara (23 marzo), che poneva termine alla prima guerra d indipendenza. Infatti, un periodico riminese del , riferendosi alla sala della villa Mattioli-Graziani ove qualche giorno prima erasi dato il trattenimento musicale 5, narra la principale motivazione per cui era definita storica. Vale a dire che l antica proprietaria, la contessa Luigia Lettimi Mattioli, sin dal settembre 1872 aveva fatto murare all esterno della residenza la seguente iscrizione: Questa lapide, di cui non è rimasta traccia alcuna nella letteratura posteriore, e parimenti nella tradizione orale, probabilmente asportata nel corso dei numerosi passaggi di proprietà del villino, o 3 Si citano alcuni episodi fondamentali per ricostruire l iter risorgimentale di Rimini: il proclama di Gioacchino Murat del 30 marzo 1815, che si appellava al sentimento nazionale degli italiani al fine di costituire un regno indipendente e costituzionale, la Battaglia delle Celle del 25 marzo 1831, scontro violento tra rivoluzionari ed austriaci; la sfortunata spedizione dei fratelli Bandiera in Calabria, che si concluse con la cattura da parte delle truppe borboniche del riminese Giovanni Venerucci e la sua fucilazione il 25 luglio 1844; la rivolta del 23 settembre 1845 capeggiata dal liberale Pietro Renzi che costrinse la guarnigione pontificia ad arrendersi. 4 Italia Periodico Politico e Letterario Riminese, anno IV, 3-4 agosto 1886 n la festa ebbe termine con un concerto vocale e istrumentale tenutosi nel Palazzo del Conte Graziani al quale presero parte i Professori Minguzzi, Sarti, Lettimi, Mattioli, Insom e Serpieri. La colonia bagnante era al completo, e la sala faceva l effetto di un elegante mazzo di fiori, tanto era piena di elegantissime Signore e Signorine. Dai paesi vicini e da Rimini era accorsa a questa festa moltissima gente, e fu riconosciuto che Riccione in questa stagione è un luogo deliziosissimo. L Onda, giornale estivo settimanale, Rimini, 21 luglio

11 andata distrutta nel terremoto del 1916, costituisce una fonte primaria per la ricostruzione di un età in cui Riccione, ancor prima del compimento dell unità nazionale, vedrà via via sorgere e germogliare quelle aspirazioni all affermazione della propria identità 6, che si tradurranno a cavallo tra la fine dell Ottocento e gli inizi del Novecento, nei primi fermenti per l autonomia amministrativa. Come si è ribadito in premessa, questa pubblicazione non mira affatto a riscrivere la storia del Risorgimento in Romagna, e tanto meno nella città di Rimini, che vanta una ricca bibliografia di libri e saggi di autorevoli studiosi. Del resto, in sintonia con quanto riconosciuto unanimemente dagli storici, il Risorgimento in Romagna non rappresentò un fenomeno elitario, ed eccezionale è stato il contributo dei romagnoli alla causa risorgimentale. Pertanto, come conseguenza della rilevante partecipazione a quel movimento politico e culturale, v è stata un ampia produzione di opere, che pur partendo da differenti angolazioni, pongono in risalto quell associazione di popolo fatta di gente comune, di artigiani, contadini, impiegati, commercianti, che senza distinzioni di classe sociale ha significato un caso unico nel panorama italiano. Le notizie che scaturiscono dalla lettura dell iscrizione murata sul villino Mattioli evidenziano che Riccione, a quel tempo misera borgata di Rimini, è stata ampiamente partecipe, come si vedrà più dettagliatamente nelle pagine a seguire, di fasi cruciali di quella gloriosa epopea che condusse all Unità d Italia. In considerazione della grande complessità delle vicende belliche e diplomatiche che caratterizzarono il decennio , se si assume per sommi capi tale periodo come riferimento temporale cui ascrivere gli accadimenti riccionesi, non ci si può esimere dall illustrare, sia pur concisamente, alcuni momenti e fatti importanti succedutisi in Romagna, ed in particolare a Rimini. Val la pena di ricordare che questo libro, a partire dalle vicissitudini dello storico villino Mattioli, si propone di descrivere soprattutto episodi ed atti verificatisi nel territorio riccionese, derivanti in particolar modo dalla posizione strategica che rivestì Riccione negli anni che precedettero l unificazione della Penisola. Ad ogni buon conto tali eventi, del tutto trascurati dalla storiografia risorgimentale locale, e recuperati grazie a feconde indagini archivistiche, sono intimamente connessi, giova ripeterlo, alla storia del Risorgimento italiano ed in particolare ai suoi risvolti romagnoli : ne rappresentano anzi una parte sostanziale ed integrante. Il generale von Wimpffen nel Risale agli anni il processo avviato dalla parrocchia di San Martino per la beatificazione di Alessio Monaldi, il Beato Alessio venerato dalla popolazione locale, nonostante l esito negativo della causa di canonizzazione. Cfr. DELUCCA, Alessio Monaldi fra storia e mito, Rimini

12 Episodio delle Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848) di B. Verazzi. (Museo del Risorgimento di Milano). Vignetta antiaustriaca: soldato croato dell esercito austriaco raffigurato come maiale

13 Prima Guerra d Indipendenza Italiana Nel giugno 1846 saliva sul trono di Pietro il cardinale senigalliese Giovanni Maria Mastai Ferretti, con il nome di Pio IX. Uno dei suoi primi provvedimenti, l amnistia concessa a tutti i condannati politici, suscitò manifestazioni di gaudio in tutto lo Stato della Chiesa. Ad onor del vero, atti di clemenza s erano avuti più volte in passato da parte di pontefici neoeletti, ma l amnistia venne ritenuta come un apertura progressiva del papa alle richieste liberali della popolazione. In questo nuovo clima che sembrava spirare nello Stato pontificio, anche i liberali romagnoli, da diverso tempo oppressi, avevano accolto con speranza il nuovo papa, che concesse pure una limitata libertà di stampa, la Consulta di Stato e la Guardia Civica (1847). Quest ultima era una milizia volontaria di cittadini, che aveva il compito di tutelare soprattutto l ordine all interno delle città. Da questo servizio erano esonerati i militari, i magistrati e gli ecclesiastici, mentre servi, braccianti e contadini formavano la riserva, a disposizione in casi di impellenti necessità. A Rimini la Guardia Civica venne istituita nell ottobre 1848: era formata da sei compagnie composta ciascuna di centoquaranta uomini. Il 1848 viene ricordato per i moti, le insurrezioni che coinvolsero l intera Europa. Mentre a Venezia veniva proclamata la Repubblica di San Marco, a seguito della cacciata degli austriaci, Milano con le Cinque giornate (18-22 marzo), fu protagonista di furiosi combattimenti, al cui termine, Carlo Alberto di Savoia ( ), approfittando della debolezza austriaca, a capo di una coalizione di stati italiani, dichiarò guerra all Austria. Prima di entrare nello specifico riguardo dell occupazione austriaca di quello storico villino nel maggio del 1849, deducibile dall epigrafe murata un tempo su quell edificio, oltre che da diversi

14 manoscritti inediti, di seguito riportati, è opportuna una breve premessa storica volta a rammentare i principali eventi del Si era svolta infatti la seconda fase della prima guerra d Indipendenza, ove a fianco di vittorie e sconfitte, erano emersi alcuni tra i momenti più alti della storia del Risorgimento italiano. Tale guerra fu combattuta dal Regno di Sardegna e da volontari italiani contro l Impero austriaco dal marzo 1848 all agosto Il conflitto era iniziato allorquando il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia si era posto al comando di una coalizione di Stati italiani, cui aderirono inizialmente il Regno delle Due Sicilie e lo Stato pontificio. Dapprima le sorti della guerra furono favorevoli alle truppe guidate da Carlo Alberto (vittorie di Goito, Pastrengo), ma il successo iniziale preoccupò gli altri stati italiani che ritirarono il proprio appoggio all impresa, lasciando il solo Regno di Sardegna a combattere contro l Austria. La guerra si concluderà con la sconfitta di Novara del 23 marzo 1849, cui seguì l esilio di Carlo Alberto e la sua abdicazione in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Tale epilogo porterà all invasione austriaca dello Stato della Chiesa ed alla fine della Repubblica Romana che era nata nel febbraio 1849 a seguito dei grandi moti che nel 1848 avevano coinvolto l intera Europa, ed anche alla fuga da Roma di Giuseppe Garibaldi, di Anita e dei volontari repubblicani sconfitti dai francesi. Diverse città pontificie di Emilia, Romagna e Marche avevano aderito alla Repubblica Romana, e tra queste Bologna ed Ancona, che non accettarono di essere occupate, e solo dopo essere state sottoposte ad un duro assedio dovettero arrendersi alle soverchianti armate austriache. Durante il conflitto tra lo Stato sabaudo e l Impero austriaco, nelle prime fasi favorevoli ai piemontesi, i governi ed i monarchi di Parma, Modena, Toscana e Romagna pontificia, avevano abbandonato le loro terre, ed erano stati sostituiti con governi provvisori filo-sabaudi. Conseguenze della sconfitta piemontese Ritorno degli austriaci in Romagna (maggio 1849) Come si è accennato in precedenza, la sconfitta dell esercito piemontese avvenuta a Novara il 23 marzo 1849 da parte di quello austriaco comandato dal generale Josef Radetzky ( ), oltre a segnare la tragica conclusione della cosiddetta guerra regia, ovvero prettamente sabauda, in quanto guidata o influenzata dal re di Sardegna, ebbe ripercussioni decisive in tutta la penisola, e rappresentò la fine d ogni speranza di un esito vittorioso della lotta per l unificazione nazionale. Carlo Alberto di Savoia. Francesco Giuseppe I d Austria

15 Entro il mese di aprile furono debellate dagli austriaci le rivolte in Lombardia, mentre si sgretolavano nel volgere di breve tempo i governi democratici insediatisi negli altri stati d Italia. In Toscana il granduca Leopoldo II rientrò a Firenze il 25 maggio insieme alle milizie austriache; già alla metà di maggio i Borboni di Napoli avevano restaurato la loro autorità sulla Sicilia, mentre anche la Repubblica Romana e la Repubblica di San Marco terminavano la loro esistenza rispettivamente il 3 luglio ed il 23 agosto 1849 dopo aver combattuto strenuamente contro gli eserciti delle potenze straniere. Venendo ai fatti di casa nostra, agli inizi di aprile era pervenuta la notizia che l esercito sardo era stato sconfitto dagli austriaci a Novara il 23 marzo e che Carlo Alberto aveva abdicato alla corona in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Il successivo 18 maggio si seppe che Bologna, dopo una tenace difesa, aveva dovuto capitolare di fronte alle truppe asburgiche. Questa volta gli austriaci, capitanati dal conte Franz von Wimpffen, generale sotto il cui comando avverrà l occupazione del villino Mattioli, non agivano più come invasori, ma in nome del Papa Re, a seguito della richiesta di un loro intervento armato da parte del pontefice Pio IX. L avanzata austriaca che aveva decretato la cessazione della Repubblica Romana, sia sotto il profilo militare che simbolico, si segnalò da subito per saccheggi e ricatti: i generali asburgici infatti, una volta occupata una località ribelle, erano soliti imporre alla municipalità un ingente somma di denaro, a volte la ottenevano, altrimenti vi provvedevano con le maniere forti. Occupazione austriaca del villino Mattioli e di altre residenze a Riccione Oltre all iscrizione murata in passato sul villino Mattioli, di cui non è rimasta traccia alcuna, numerosi manoscritti riferibili agli anni attestano che tale dimora, appartenuta almeno dal 1750 alla nobile famiglia Mattioli, si trovò a dover ospitare più volte militari di diverse nazionalità per la presenza di un discreto numero di stanze, ed altresì di stalle per il ricovero di cavalli e bestie da soma, impiegati allora dagli eserciti. L edificio, sicuramente quello di maggior qualità del vecchio Paese di Riccione, era inoltre prossimo alla chiesa di San Martino, il cui parroco don Carlo Tonini, era l autentico curatore degli interessi della borgata presso la municipalità riminese; inoltre in quel luogo, ove convogliavano i prodotti agricoli dalla campagna, i militari potevano fornirsi di alimenti, di sale e tabacchi, oltre che di foraggio per gli animali. Si può pertanto dire che quel villino fu storicamente destinato ad accogliere ufficiali in occasione del transito di truppe sulla via consolare Flaminia 7. Del resto a quel tempo le abitazioni delle Casette, dovevano trovarsi quasi tutte in condizioni miserrime ed indecenti sotto il profilo igienico-sanitario, come si legge in una relazione di pochi anni dopo redatta dal sottoprefetto di Rimini in seguito ad una ispezione sanitaria a Riccione nell agosto Per collocare l Ufficiale comandante la colonna già stanziata in Riccione, occorre un alloggio conveniente. A tal uopo sarebbe adatto il casino del Sig. Alberto Mattioli di rimpetto alla caserma stessa... voglia disporre di una camera ammobiliata e fornita dell analoga biancheria da letto. Lettera della Deputazione militare al Sig. Gonfaloniere di Rimini, Rimini lì 4 giugno 1848, AS.C.Ri., Archivio storico comunale di Rimini, Carteggio, anno 1848, Tit. XI. Faz. Militari. Un distaccamento di Guardia di Finanza mobile del capitano... viene deposto a Riccione d ordine superiore per operazioni dirette al mantenimento dell ordine pubblico... prego la S.V. di farlo ricevere nel di Lei casino. Lettera del gonfaloniere Luigi Pani, Rimini 4 giugno 1848 al Nobil Uomo Alberto Mattioli Riccione. A.S.C.Ri., Archivio storico comunale di Rimini, Carteggio, 1848, Tit. XI, Faz. Militari. 8 Qui rilevai sconcezze tali, che posso francamente dichiarare non avere osservate altrove, né credo peggiori possan trovarsi nei paesi per inciviltà e sozzura più rinomati. Lungo tutte le case al di dietro della strada può dirsi correre un continuato immondezzaio e concimaio; cosa la più schifosa non può idearsi; sonovi abitazioni, che reclamano assolutamente in nome dell umanità; s immagini certi fondi terranei, senza pur ciottolato, dell ampiezza di cinque o sei metri al più, senza luce e senz aria; in questi punti trovansi uno o due letti con tre o quattro pecore ed un cavallo o di cinque pecore e un maiale, e simini. E pensare che di questi antri si percepiscono dai proprietari i quattro i cinque e fino anche i nove scudi romani. PIERI, Lo zingaro maledetto: colera e società nella Romagna dell Ottocento, A.S.Fo., Archivio storico comunale di Forlì, Carteggio, Tit. XXV, b Lettera dell 11 agosto

16 Prima di descrivere l arrivo delle milizie austriache a Riccione e certi particolari della invasione del villino Mattioli e di altri edifici in cui vennero dislocati gli eserciti d occupazione, vale la pena soffermarsi, seppur rapidamente, ad eventi che avevano reso consequenziale la calata asburgica in Romagna. In primo luogo la caduta di Bologna (16 maggio 1849) che ebbe immediate ripercussioni sul nostro territorio. Der Fall von Bologna hatte wie ein lähmender Schlag auf die ganze Romagna gewirkt 9, vale a dire: La caduta di Bologna aveva avuto come un effetto paralizzante sull intera Romagna. Ovvero che il giorno 21 maggio la Divisione Wimpffen aveva raggiunto Rimini, l avanguardia Riccione, mentre le divisioni lambivano Longiano e Corpolò. Altra attestazione che conferma l arrivo delle truppe austriache e precisamente dell avanguardia, è rappresentata dalla Cronaca Riminese ( ) di Luigi Tonini, che in relazione al maggio 1849 testualmente dice: 21. I Tedeschi condotti dal Maresciallo Conte Wimpffen con l Arcid[uca] Ernesto in numero di 8100 compresi 1100 Ulani a cavallo sono entrati questa mattina in Rimini pacificamente circa le 7 antimeridiane. L avanguardia in numero di 1500 non si è fermata, ma ha marciato verso Pesaro. Gli altri sono partiti tutti la mattina del 22. Altri passano per le Marche provenienti da Toscana. Hanno voluto 15 bovi, 75 sacchi di formentone, 10 mila pagnotte, 80 some di vino, 2500 libre di riso, 40 mila di fieno, ed altrettanto di paglia Com è risaputo il passaggio, ed ancor più la sosta di qualsivoglia esercito, in ogni epoca causa danni ingenti alle popolazioni inerti, che devono subire le angherie degli invasori. Non furono esenti da ingiustizie ed oppressioni quei riccionesi che dovettero subire le conseguenze dell occupazione austriaca del maggio Val la pena riportare integralmente le lettere di protesta inviate dal solito Alberto Mattioli e da altre famiglie riccionesi al gonfaloniere di Rimini. Signor Gonfaloniere Pregiatissimo La truppa tedesca nel rimanere accampata in Riccione, ha dati guasti considerevoli a due miei poderi, ed al casino. Si sono tagliate viti, ed alberi. Mi si è tolto tutto il fieno, tutta la legna. Bevuto tutto il vino che lasciava per la famiglia, all epoca della villeggiatura. Di questo vino il contadino poté ottenerne una ricevuta dallo stesso Generale. Del detto, sono ad interessare la Signoria Vostra, onde mandi il pubblico ingegniere perché venga verificato ciò che espongo, pertanto certezza mi saranno abbonati questi danni sulle tasse comunali. Nella speranza che la S.V. vorrà prestarsi alla mia istanza, ho l onore di sottoscrivermi. Casa [villa Mattioli], 25 maggio [18]49 umilissimo devotissimo servo Alberto Mattioli 11 Altra lettera di protesta: Illustrissimo Signore [gonfaloniere di Rimini] Teresa Simbeni vedova Fagnani rappresenta alla S.V. Illustrissima, che nel giorno di lunedì e martedì 21 e 22 corrente essendosi fermata a Riccione l avanguardia delle truppe austriache, un ufficiale superiore, con dieci altri ufficiali subalterni vollero alloggiare nel casino che la medesima Simbeni vedova Fagnani possiede nelle vicinanze di Riccione stesso, quel casino ella fece mettere a disposizione degli indicati ufficiali con tutto quanto conteneva di letti, biancheria, e servizi da tavola, e da cucina, essendovi poi una moltitudine di fanti, e cavalli loro sparsa lungo lo stradone, 9 SOMMEREGGER, Intervention in der Romagna, Ereignisse in den Legationen und Marken in Italien in den Jahren 1848 und 1849, Austro-Ungarica Kriegs Archiv, Wien 1902, pag Dalla medesima fonte si aprende che Den 21 [maj] erreichte die Division Wimpffen Rimini, die Avantgarde-Brigade Riccione, während Abtheilungen über Longiano und Corpolò streiften. 10 TONINI, Cronaca Riminese ( ), Rimini, pag A.S.Ri., Archivio storico comunale di Rimini, Carteggio, B. 741, 1849, Tit. XI, Faz. militari

17 nell aia, e pei campi laterali dal detto podere casino a bivaccare. Per tale fatto la medesima istante ebbe a soffrire dei danni, pesanti oltreché le truppe calpestarono un campo di fieno greco, e di formentone, oltrechè tagliarono qua e là, senza discrezione le frasche delle diverse piante per costruire capanne, dove il colono di detto podere Girolomo Mancini somministrava circa [ ] di fieno recentemente segato, [ ] 6 circa di vino, e tutte le fascine, che aveva disponibili dalla passata potatura delle piante del fondo, con qualche quantità di legno grossa, l importo della quale fu dallo stesso ufficial maggiore riconosciuta del valore di scudi quattro. Le suddette somministrazioni poi sono state specialmente fatte prima perchè requisite dalla forza, poi per evitare mali maggiori, che avrebbero potuto ridondare a danno dell intero paese di Riccione. Donde la petente è nella fiducia, che la S.V. Illustrissima, avuto in considerazione il danno, che ha sofferto (la maggior parte del quale poi gravita sopra il povero colono), riconoscerà giusto ricompensarla sulle norme della equità. [ ] Rimini lì 24 maggio 1849 [firma illeggibile] Passaggio del feld maresciallo Radetsky per Riccione (1850) Lo storico riminese Luigi Tonini testualmente scrive: Passaggio del conte Radetzky. Fu complimentato da tutte le Autorità. 5 detto. [ottobre 1850]. È passato il Feld Maresciallo Conte Radetzky proveniente da Bologna alla volta di Ancona. È arrivato alle 2 dopo mezzodì. Lo complimentarono tutte le autorità. 8 detto [ottobre 1850]. È tornato Radetzky da Ancona ed è passato alle 10 antimeridiane recandosi a Bologna 12. In relazione ai descritti transiti di Radetzky tra Bologna ed Ancona e viceversa, riferibili al 5-8 ottobre 1850, diversi documenti attestano specificamente il passaggio del Feld Maresciallo austriaco per Riccione: Nella circostanza del passaggio per questa Città di Sua Eccellenza il Conte Feld Maresciallo Radeschi [Radetzky] Comandante Supremo dell Imperiale e Reale Armata d Italia, il Comune fu tenuto di accasermare nella Villa di Riccione un distaccamento della Guarnigione Austriaca 13. Feld Maresciallo Radetzky. 12 TONINI, Cronaca Riminese ( ), Rimini 1979, pp AS Rimini, Carteggio, B. 751, 1850, Tit. XI, Faz. militari. Rimini, 18 ottobre 1850 All Illustrissimo Sig. Presidente Municipale di Rimini

18 Si tratta per lo più di provvedimenti delle autorità riminesi, volti a garantire la sicurezza del Feld Maresciallo austriaco ed a prevenire attentati da parte di quanti si opponevano all occupazione asburgica. Altri documenti confermano l ordine di accogliere soldati austriaci a Riccione Paese, con compiti di vigilanza in occasione del passaggio di questo importante personaggio austriaco: pel passaggio in questa città di Sua Eccellenza Il sig. feld maresciallo conte Radeschi [Radetzky], debbo prevenirla, che questo sig. tenente colonnello Descovich, ha disposto che una compagnia della sua truppa si rechi la sera di domani parte alla Cattolica, e parte a Riccione, nei quali luoghi devono trattenersi fino a tutto il 9 corr. [ottobre] 14. Anche in questa occasione la residenza destinata ad accogliere i militi austriaci era rappresentata dal Casino Mattioli, come si deduce da una lettera del gonfaloniere riminese [Luigi] Pani, datata Rimini 3 ottobre 1850 ed indirizzata all Illustrissimo Signor Alberto Mattioli Riccione: Questo signor tenente colonnello Descovich Comandante la truppa austriaca ha ordinato che sia disposto per domattina in codesta Villa di Riccione un locale per accasermarci, nell occasione del passaggio e ritorno di Sua Eccellenza il feld maresciallo Radeschi [Radetzky] 60 uomini che vi dovranno rimanere soltanto fino al giorno Nella stessa comunicazione il gonfaloniere Luigi Pani avvertiva il Mattioli che l urgenza del servizio non ammette osservazione, per cui voglio pensare che investendosi della circostanza, vorrà prestarsi, onde evitare che il militare si serva di mezzi coativi, che riescono sempre disdicevoli 16. Rispondeva Alberto Mattioli a questo perentorio ordine che, vista l esigenza della sua famiglia composta di cinque signorine, tre delle quali giovanette, l incaricato comunale sapientemente aveva provveduto all alloggio dei soldati austriaci, predisponendo a caserma il magazzino posto di fronte al villino. Si compiaceva inoltre di appartenere alla casta degli oppressi, lamentandosi che la sua casa fosse trasformata in una caserma a tutte le truppe che passano 17. Armata austriaca, metà del XIX sec. (NYPL. Dig. Gal ). 14 AS Rimini, Carteggio, B. 751, 1850, Faz. Militari, Tomo II. All illustrissimo sig. presidente municipale Rimini N. 1573, Polizia. 15 AS Rimini, Carteggio, B. 751, 1850, Faz. Militari, Tomo II, Rimini 3 ottobre 1850, Lettera del gonfaloniere Luigi Pani all illustrissimo sig. Alberto Mattioli Riccione. 16 Ivi. 17 cfr. AS Rimini, Archivio storico comunale di Rimini, Carteggio, B. 751, 1850, Faz. Militari, Lettera dell 11 ottobre 1850 di Alberto Mattioli al gonfaloniere di Rimini Luigi Pani

19 Accasermamento di 60 militari austriaci a Riccione nel Alle ingiuste e sconvenevoli lagnanze del Mattioli, il gonfaloniere Luigi Pani, con lettera al governatore distrettuale del 9 ottobre 1850, ribadiva che non potevano servire rustiche abitazioni ed altri ristretti ambienti, al di fuori ed in distanza dalla borgata, né le ristrette case di quella popolazione nella maggior parte marinaresca 18. Nella medesima lettera, in cui si ribadisce ancora una volta l assoluta indispensabilità del Casino Mattioli per superiori esigenze militari, si evidenzia la volontà di rispettare in questa bisogna il solo tempio di Dio ivi esistente [Chiesa di San Martino di Riccione Paese], anche perché l altro casino del Sig. [Annigone] Agli trovasi occupato dall appostamento pontificio. Qualche giorno dopo un dispaccio firmato dal presidente della Delegazione di Forlì [Luigi] Paolucci de Calboli al gonfaloniere di Rimini poneva definitivamente termine a quella disputa, sostenendo che esaminate tutte le carte che gli erano state inviate: lungi dall aver trovato verun motivo di rimarco, ho invece riconosciuto pienamente regolare l operato di Lei, non meno di quello di codesto Sig. Presidente Municipale relativamente all accasermamento dei 60 militari destinati da 18 AS Rimini, Archivio storico comunale di Rimini, Carteggio, B. 751, 1850, Faz. Militari.

20 codesto Sig. Comandante Austriaco in Riccione nella circostanza in cui avvenne non ha guari il passaggio di Sua Eccellenza il Signor Feld Maresciallo Conte Radeschi 19. Ritratto di papa Pio IX. Il viaggio di Pio IX nei territori pontifici del 1857 Vana speranza di preservare lo Stato della Chiesa Nelle pagine precedenti si è ribadito che Pio IX era assurto al pontificato in un momento storico particolarmente complesso e delicato della storia d Italia, dato che erano allora in atto diversi tentativi di far nascere un moderno stato nazionale unitario. All interno dello Stato della Chiesa, da tempo si erano estese manifestazioni di insofferenza verso il dominio papale, ed in particolar modo nelle antiche legazioni di Bologna, Forlì, Ferrara, Ravenna. Le rivolte erano state infatti duramente represse dall intervento degli austriaci, più volte richiesto dal governo della Santa Sede. Nell anno 1857, con il viaggio di papa Mastai Ferretti nelle terre dello Stato pontificio, tra cui la Romagna, si registra l ultima visita di un Vicario di Cristo, che oltre a rappresentare il capo spirituale della Chiesa Cattolica, era anche il sovrano di uno stato 20. Se l itinerario del Santo Padre si fosse limitato alla celebrazione di funzioni religiose nella basilica della Madonna di Loreto, ed in altre sedi, stando ai programmi iniziali della curia romana, quel viaggio sarebbe stato annoverato nell ambito delle consuete visite pastorali di un sommo pontefice. Si protrasse invece per ben quattro mesi, dal maggio al settembre 1857, finendo per assumere, palesemente, i caratteri propri ed inconfutabili di una azione propagandistica mirata a ristabilire l ordine e a salvaguardare l integrità di uno stato che era ormai giunto al capolinea di una sua inevitabile fine. Uno scopo, dunque, dal significato prettamente politico, che scaturiva da una visione arcaica del ruolo della Chiesa Cattolica, dato l atteggiamento di intransigenza del Vaticano nei confronti delle aspirazioni del movimento nazionale italiano, nelle sue diversificate componenti, e di totale 19 AS Rimini, Archivio storico comunale di Rimini, Carteggio, B. 751, 1850, Tit. XI, Faz. Militari. 20 Il successivo papa a visitare la Romagna sarà centoventinove anni dopo, nel 1986, Giovanni Paolo II, che in un famoso discorso a Forlì, chiaramente evidenzierà il significato pastorale della sua visita, nel quadro della missione eminentemente spirituale della Chiesa

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