Unione degli Istriani Per ricordare don Attilio. 50 anni di vita APPUNTAMENTI martedì 25 gennaio 2005 alle ore 17.

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1 ISOLA NOSTRA «... e là fantasticando coi miei pensieri, ai miei occhi s apria, la giacente città, e l alpi e il mare e la seminascosta, Isola mia» Pasquale Besenghi PERIODICO DELLA COMUNITÀ DEGLI ISOLANI ANNO XL N. 359 TRIESTE, 15 Dicembre 2004 Poste Italiane S.p.A.-Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n 46) art. 1, comma 2, DCB Taxe perçue - Tassa pagata Attenzione! In caso di mancato recapito rinviare all Ufficio Postale di Trieste C.P.O. detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa. ISOLA NOSTRA - Piazza S. Antonio n TRIESTE - ITALIA M Tel I titoli Celebrazioni gioiose, ricordi tristi Il cuore nel pozzo Atmosfere veneziane I cinquant'anni di Trieste italiana 51ma Gita di San Mauro A Loreto per la Madonna Picia La prima personale di Eddy Pugliese

2 Per ricordare don Attilio Unione degli Istriani Il 25 gennaio 1992 ritornava alla Casa del Padre il nostro amato don Attilio. A tredici anni dalla Sua scomparsa, lo ricorderemo con una Santa Messa di suffragio martedì 25 gennaio 2005 alle ore nella chiesa della Beata Vergine del Rosario, dove per tanti anni operò con lo stesso amore che aveva dedicato alla nostra Comunità. Sia la nostra partecipazione numerosa, come tributo di amore e segno di riconoscenza per la sua opera. Non si può e non si deve dimenticare quanto ci ha dato per tenerci idealmente uniti anche se sparsi per tutto il mondo. APPUNTAMENTI 2005 Martedì 25 gennaio S. Messa in memoria di mons. Attilio Delise Lunedì 28 marzo Seconda festa di Pasqua al santuario di Strugnano Maggio (data da destinarsi) Gita della Colomba Domenica 17 luglio Festa della Madonna del Carmine a Monte Grisa Domenica 7 agosto S. Messa per il compatrono San Donato Giovedì 8 settembre S. Messa per la Madonna piccola a Loreto (Isola) Domenica 2 ottobre Gita di San Mauro Sabato 5 novembre S.Messa in suffragio dei defunti isolani Domenica 20 novembre S.Messa per il patrono San Mauro e inaugurazione rassegna degli artisti isolani Domenica 27 novembre Chiusura della rassegna Tutte le prime domeniche del mese S.Messa per i defunti della Confraternita del Carmine alle ore nella chiesa di S.Maria Maddalena (Poggi S.Anna) 50 anni di vita Isola Nostra si congratula per il traguardo raggiunto ed augura all'associazione tanti anni ancora di feconda attività a favore degli Istriani. Associazione Isola Nostra Piazza Sant Antonio n Trieste Conto corrente postale n Conto corrente bancario n Presso Unicredit Banca (ex Cassa di Risp. Di Trieste) Nuove coordinate bancarie: Cod ABI CAB Coordinate Bancarie internazionali PAESE IT CIN EUR 19 CIN U ABI CAB NUMERO CONTO Isola Nostra è il giornale degli isolani per gli isolani. Ci attendiamo, e sarà sempre gradita, la collaborazione di tutti. Saremo lieti di pubblicare i vostri ricordi, le vostre opinioni, le vostre foto, la cronaca di fatti lieti e meno lieti: anche questo è un modo per ricordare le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia Grazie. L uscita del prossimo numero di Isola Nostra è prevista per la metà del mese di marzo. Per evitare spiacevoli disguidi è necessario che il materiale destinato alla pubblicazione arrivi in Redazione entro il 10 febbraio 2005

3 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 1 ISOLA NOSTRA Periodico trimestrale della Comunità degli esuli d Isola d Istria fondato da Don Attilio Delise nel 1965 Direttore responsabile Franco Stener Assistenti di redazione Anita Vascotto Attilio Delise Umberto Parma Hanno collaborato a questo numero: Annamaria Bologna Mario Bressan Editta Depase Garau Giusy Depase Agnoletto Mario Depase Mariuccia Depase Carboni Amina Dudine Edoardo Fabbri Emilio Felluga Italo Franza Mario Lorenzutti Umberto Parma Anna Maria Podgorni Walter Pohlen Tullia Toti Squeri Nino Vascotto Viviana Vascotto Maurizio Ustolin Marino Zanon Giuseppe Zaro don Pietro Zovatto Gianni Zvitanovich Direzione, Redazione, Amministrazione Piazza Sant Antonio, TRIESTE Editrice: Associazione ISOLA NOSTRA Autorizzazione del Trib. di Trieste n. 843 del Conto corrente postale n Orario degli uffici: Martedì dalle 10 alle 12 Mercoledì dalle 10 alle 12 Giovedì dalle 10 alle 12 Venerdì dalle 16 alle 18 Telefono 040/ Grafica: STUDIO 92 RO-MA Tel. 040/ Stampa: Artigraficheriva (Trieste) Arriva il Natale: i bambini di Beslan, nuovi Angeli di Betlemme La coreografia natalizia si ripete con regolare puntualità ogni anno: le luminarie in bella vista sulle strade, le vetrine ricolme di ogni leccornia, capaci di stuzzicare la gola più sobria. Esiste però anche un Natale diverso a cui molti compartecipano con un attesa spirituale desiderata: con l Avvento, tempo di preparazione nella riflessione delle cose dello spirito, con incontri per esperienze religiose in raduni specifici. In questi ambienti si respira aria di più autentico Natale nel clima di una tradizione che si rinnova e che viene condivisa nella gioia serena. A Natale nasce Gesù, Figlio di Maria Vergine, nell umiltà di una capanna, rifiutato da altri alberghi o ospizi. Può solo avere il tepore della madre, l affetto mortificato di Giuseppe, impossibilitato a fornire un minimo di agio alla sua creatura. Nell umiltà dimessa, nel nascondimento degli uomini, confortato solo dagli angeli, Gesù Bambino appare tra noi: virgulto di speranza. In mezzo ad una società opulenta, alla rincorsa dell effimero e del fatuo, il primo profitto pedagogico offerto è quello della discrezione di Dio, quando irrompe nella società degli uomini, incarnandosi. Preghiera per i bambini di Beslan Signore Gesù, Salvatore dell universo, la Tua venuta nel mondo fu accompagnata dalla morte degli innocenti di Betlemme. Il loro martirio fu causato dal peccato di chi temeva di perdere il regno della terra, perciò Tu li hai fatti partecipi della gloria del cielo. Tu conosci quanti bambini innocenti anche oggi muoiono a causa dei crimini degli adulti, li stai ugualmente associando alla Tua opera per la salvezza del mondo. Dacci la grazia affinché il sangue innocente porti frutti abbondanti per la conversione della nostra società, dominata dalla violenza e dalla morte, alla migliore consapevolezza dei peccati e alla purificazione dei cuori. Tu che sei mite e umile di cuore e proprio perciò vivi e regni nei secoli del secoli. Amen. card. Tomas Spidlik Già è segno di contraddizione quando il re Erode sente parlare di un altro re, senza sapere che il regno dell Emmanuele non è di questo mondo, ma totalmente rivolto alla trascendenza. La strage degli innocenti d un villaggio a Betlemme, forse 30 o 40 esecrande esecuzioni è la conseguenza immediata e feroce. Essa tristemente richiama quella avvenuta pochi mesi fa in Russia, a Beslan, dove centinaia di bambini denudati hanno subito la stessa sorte nella scuola dell orrore. Quando un innocente bambino soffre è come se tutta l umanità commettesse un crimine imperdonabile. Per chi non sa gustare il Natale con il piacere dello spirito cristianamente tramandato, ora quei bambini innocenti sostituiscono gli angeli di Betlemme. Anche loro cantano con celeste trasporto Pace, pace agli uomini di buona volontà. Volesse il cielo che questo messaggio trasparente mettesse a tacere ogni terrorismo e ogni guerra. Gli uomini non hanno ancora appreso che sono figli del medesimo Padre e condividono la medesima avventura terrena come fratelli. don Pietro Zovatto I migliori auguri di Buon Natale e un felice e prospero 2005, giungano a tutti i nostri affezionati lettori e alle loro famiglie!

4 2 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 Agli amici lettori Alcuni anni or sono, quando mi fu affidata la presidenza dell Associazione Isola Nostra, avevo pronosticato per essa una durata piuttosto breve. Non per fare la solita scaramanzia o per pessimismo, ma perché pensavo che con la perdita dei suoi ispiratori, don Attilio e Jolanda, sarebbe stato difficile trovare gli stessi stimoli, quando ormai si andavano sempre più affievolendo i legami materiali e spirituali della nostra Comunità. Devo ammettere però che non tutti la pensavano come me, e per fortuna loro hanno avuto ragione. E sono lieto di essermi sbagliato nelle mie previsioni. Eh sì! Perché da allora il numero dei lettori si è accresciuto, Isola Nostra si è arricchita di nuove collaborazioni, le attività dell associazione hanno ripreso slancio e soprattutto la bella sede messaci a disposizione dall Ente Rinascita Istriana ha trasformato il nostro ufficio in un luogo di ritrovo. Un posto dove molti portano le loro foto, unite quasi sempre alle loro elargizioni, trovano persone amiche o addirittura compaesani che da tempo non incontravano. E gli elogi alla nostra attività sono superiori alle critiche. Segno questo che i nostri concittadini e simpatizzanti si rendono conto dei sacrifici e delle difficoltà che andiamo affrontando. Uso la prima persona immeritatamente, perché i miei impegni mi impediscono di stare vicino all Associazione come vorrei. E il gruppo dei collaboratori ai quali vanno Ascritte le lodi, per l impegno che profondono, per la competenza e, se mi è lecito, per la comprensione e la gentilezza che dimostrano verso coloro che si presentano in sede. La rivista, le ricorrenze religiose, le mostre, le gite, sono tutti momenti di grande aggregazione, che ci permettono di respirare quell aria paesana che abbiamo perso e della quale dimostriamo spesso di averne tanto bisogno. Un grazie quindi a quanti in questo senso si adoperano, ma un grazie soprattutto a quanti dimostrano di apprezzare le nostre iniziative, con la loro presenza ed il loro apporto economico. Isola Nostra conclude il suo 39 anno di vita, orgogliosa di poter vivere in maniera autonoma ed indipendente, non legata né al mondo degli affari né tanto meno a quello della politica. Forse sarà per questo che le feste e la rivista non appartengono al Direttivo dell Associazione ma A TUTTI GLI ISOLA- NI, indistintamente. Ai collaboratori, ai sostenitori, a tutti i lettori di Isola Nostra, gli auguri di un sereno Natale e che il 2005, anno del quarantennale della rivista, Vi trovi tutti in buona salute e in armonia. Emilio Felluga LETTERE RICEVUTE Don Gianluca Carlin, Emmendingen (Germania) Carissimi, vi ringrazio della fedeltà con cui mi inviate Isola Nostra. Grazie a voi la terra di mio padre e dei miei nonni mi diventa di volta in volta più vicina e si arricchisce di volti, storie e luoghi. Sono un 36enne sacerdote della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. La Fraternità è stata fondata appena 19 anni fa: attualmente siamo già una novantina di sacerdoti, la maggior parte ancora molto giovani, a cui si aggiungono i quaranta seminaristi che si preparano a Roma nella nostra casa di formazione. Siamo stati fondati per andare in tutto il mondo: siamo presenti in Africa, in Siberia e in America Latina, ma anche in Nord America e nella nostra vecchia Europa (come in Germania, dove vivo e lavoro), perché ovunque l uomo ha bisogno di Cristo. Due parole anche sulla mia missione: vivo assieme ad altri tre sacerdoti della Fraternità ad Emmendingen, nella diocesi di Friburgo. Ci sono state affidate tre parrocchie, di cui io sono parroco. Le parrocchie coprono una zona molto vasta: una cittadina, altri tre comuni minori e una dozzina di frazioni per un totale di abitanti (di cui solo cattolici). Abbiamo quattro chiese parrocchiali e le capellanie di due grossi ospedali: il Provinciale e la clinica psichiatrica (la più grande dello Stato con i suoi 850 pazienti e 1200 tra medici ed infermieri), oltre a quattro cliniche minori per anziani. Nel corso della settimana celebriamo la Messa perciò in venti luoghi diversi. Le parrocchie gestiscono anche diverse opere: quattro asili parrocchiali, una biblioteca pubblica, due centri culturali oltre a diverse associazioni. Collaboriamo anche con la Caritas, che gestisce numerose opere tra cui una mensa per i senzatetto. Sono arrivato ad Emmendingen dieci anni fa. Ora mi sento a casa mia, fra la mia gente. Prego per tutti gli isolani, che pur senza dimenticare le loro origini e la loro storia, possono sentirsi ovunque a casa loro e parte di quel grande popolo che è la Chiesa, che non conosce confini e dove tutti sono a casa. Con gratitudine, e che Dio benedica il vostro lavoro. Dalla Germania, dove svolge la sua opera missionaria, ci giunge questa graditissima lettera di don Gianluca, figlio della nostra terra. Ne siamo orgogliosi, ed ancor più perché non è il solo di origine isolana che svolge attività missionaria nel mondo. Con Lui vogliamo ricordare padre Ezio Roattino, missionario della Consolata, ora Maestro dei Novizi in Argentina dopo tanti anni di missione tra gli indios della Colombia, e don Marino Trevisini, missionario in Finlandia prima ad Oulu ed ora ad Helsinki come vicario generale della diocesi e parroco della cattedrale.un pensiero anche a suor Serafina, al secolo Amelia Degrassi, della congregazione delle Sorelle del Rosario, ora in Italia dopo alcuni anni di missione in Bolivia e in Cile. Come isolani siamo fieri di questi nostri figli, che portano la fede dei nostri padri nelle varie parti del mondo. Buon lavoro, fratelli missionari. Vi ricordiamo con affetto e siamo sicuri che anche voi ci ricordate nelle vostre preghiere Luciana Degrassi Puteri, da Massapequa (New York) Isola Nostra, il nostro periodico, mi porta oltre l oceano nella bella terra che abbiamo dovuto abbandonare tanti anni fa. Leggo con avidità le vostre storie che parlano della mia infanzia, che ho condiviso con tutti i profughi istriani. E per la prima volta mi sento orgogliosa e non più vergognosa di essere istriana, di essere sopravvissuta ad un passato drammatico e di aver scelto la carriera di psicoterapeuta, per capire meglio e dare un senso alla mia vita e poter essere d aiuto agli altri. Il marchio di essere profuga lo porto con orgoglio, seppure con una certa tristezza. L appellativo profuga non fa più male come quando ero bambina e venivo identificata come tale. Dopo 53 anni di convivenza, profuga mi ricorda chi sono: il mio passato e il mio presente. Con affetto

5 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 3 Marisa Delise Carusone, da Loretto (Canada) Vi scrivo per raccontarvi un fatto che a me scotta tanto e sperando in una vostra spiegazione. Io, Marisa Delise, isolana patòca, dopo oltre 45 anni di residenza in Canada, vengo a scoprire di essere jugoslava. Per curiosità, dopo che una delle mie figlie aveva visitato il museo dell emigrazione al molo 21 del porto di Halifax, mi sono fatta mandare dal governo canadese il documento originale relativo al nostro sbarco in Canada dalla M/n Saturnia avvenuto il 18 maggio del lontano Ebbene, da questo documento il luogo di nascita risultava: Isola, Jugoslavia. Da notare che, allora, eravamo tante famiglie di esuli istriani sulla nave, quando siamo arrivati qui con un contratto di lavoro nei campi di barbabietole da zucchero di Chatam. Dunque, come risulta da quel documento, l Italia ci ha spedito via come cittadini jugoslavi? Gli esuli istriani, fiumani e dalmati, sparsi per tutti i quattro angoli della terra, sono tutti jugoslavi? Da dove salta fuori questa informazione? Ho parlato con il presidente della Federazione di Chatam, Antonio Perini, con Guido Braini, presidente dei Giuliano-Dalmati di Toronto, con Dario Zanini di Ottawa, e mi hanno detto che si daranno da fare per difendere la nostra identità. Se mio padre venisse a sapere di questo, sono sicura, si girerebbe nella tomba. Gradirei sentire il vostro parere, a meno che non siate jugoslavi pure voi! Cordialmente Cara signora Marisa, lei ha fatto questa triste scoperta solo da qualche tempo: noi, purtroppo, qui in Italia la stiamo subendo da moltissimi anni. Credo che ciascuno di noi abbia fatto, nei luoghi e per i documenti più disparati, la propria battaglia perché non apparisse accanto al Comune di nascita lo stato Jugoslavia, che guarda caso non esiste neppure nei luoghi dove siamo nati. Alcuni anni or sono, grazie all azione delle associazioni degli esuli, ci è stato concesso di scrivere solo il comune di nascita, senza indicarne lo stato. Sotto, un estratto della legge che, almeno sulla carta, ha messo un po d ordine nella materia. E solo una legge, che però quotidianamente dobbiamo lottare perché venga applicata. E una delle tante offese che ci sono state regalate per aver voluto continuare ad essere italiani. Dopo tanti anni, in Italia si sta finalmente parlando dell esodo, di ciò che è stato e del perché non si è voluto parlarne oltre il Timavo, il fiume che ci separa da Monfalcone. Non è una grande soddisfazione, ma è, seppur con immensa tristezza, qualcosa. Le invio, anche a nome di tutti i componenti la redazione, nati in Jugoslavia, anzi no, in Slovenia, anzi in ITA- LIA, i saluti più cari ed affettuosi. Lutto per la Comunità Istriana e Isontina La scomparsa di Padre Antonio Vitale Bommarco E morto a Trieste lo scorso 17 luglio, all età di 80 anni, l arcivescovo emerito di Gorizia padre Antonio Vitale Bommarco. Nato a Cherso nel 1923, l 11 novembre 1982 era stato nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Gorizia, diocesi che aveva retto sino al novembre 1999 quando, per limiti di età, si era ritirato a Trieste nel convento francescano di via Giulia. Aveva lasciato la sua isola nel 1934, appena adolescente, per entrare nel Seminario Francescano di Camposampiero, vicino a Padova, dove fu ordinato sacerdote l 8 dicembre E stato un grande personaggio per la Chiesa di Gorizia e per il suo Ordine dei Frati Minori Conventuali, impiegando la sua attitudine al comando e le sue capacità organizzative per realizzare grandi opere. Prima della sua nomina ad arcivescovo, ebbe vari incarichi direttivi dal suo Ordine, tra i quali la direzione del Messaggero di Sant Antonio, a cui diede nuovo impulso migliorando il settore tipografico ed editoriale, la causa di beatificazione di padre Massimiliano Kolbe e la creazione di dieci nuove missioni nel mondo. Fece il suo ingresso nella Diocesi di Gorizia il 6 gennaio 1983, festa dell Epifania, con una solenne cerimonia nella Basilica di Aquileia, culla della civiltà e della cristianità nelle nostre terre. Quale pastore dell arcidiocesi di Gorizia, fu sempre coinvolto in prima persona in quella difficile realtà ecclesiale e civile, etnica e umana, conseguenza dell innaturale confine che aveva diviso la città nel dopoguerra, promuovendo iniziative di contatto con la chiesa di oltre confine, come l avvio del tradizionale pellegrinaggio che ogni anno porta i fedeli delle diocesi di Gorizia e Capodistria al Santuario di Montesanto. Lasciata la guida della Diocesi, si dedicò alla preghiera e allo studio, non tralasciando però progetti ed obiettivi che gli stavano a cuore, curando in maniera particolare la comunità chersina in esilio, che era la sua seconda famiglia e a cui non faceva mai mancare la sua presenza e il suo affetto. Lo scomparso padre Flaminio Rocchi, che con padre Bommarco vantava una lunga e intensa amicizia fondata sulla comune vocazione francescana e sul comune e profondo sentimento di amore per la terra natale, di Lui esaltava l umile obbedienza alla regola dell Ordine, che permette ai suoi componenti di raggiungere i massimi gradi della gerarchia ecclesiastica ma rimanendo però sempre semplici frati. Come pastore dei tanti isolani della sua Diocesi, quasi a voler ricordare le comuni origini, nel luglio 1996 presiedette la solenne celebrazione della Madonna del Carmine al santuario di Monte Grisa, dove in una bellissima omelia aveva ricordato la devozione dei nostri padri alla Vergine, che fiduciosi si affidavano alla Mamma Celeste per ogni loro necessità, e aveva accennato, con visibile commozione, a qualche suo ricordo d infanzia a Cherso. Aveva ricordato la sua mamma, che suggeriva ogni giorno a lui e ai suoi otto fratelli una mortificazione ed un fioretto da offrire alla Madonna. Così con la pazienza,la carità e la preghiera si consolidava la fede e si plasmava il carattere delle giovani generazioni istriane, doti che poi li avrebbero aiutati a superare le gravi traversie dell esodo e ad affermarsi in tutte le parti del mondo. LEGGE N. 54 Art. 1 Tutte le amministrazioni dello stato, degli enti locali e qualsiasi altro ufficio o ente, nel rilasciare attestazioni, dichiarazioni e documenti in genere a cittadini italiani nati in comuni già sotto la sovranità italiana e oggi compresi nei territori ceduti ad altri stati ai sensi del trattato di pace con le potenze alleate, quando deve essere indicato il luogo di nascita dell interessato, hanno l obbligo di riportare unicamente il nome italiano del comune, senza alcun riferimento allo Stato cui attualmente appartiene. Art. 2 Le amministrazioni e gli enti di cui all art. 1 sono obbligati, su richiesta anche orale del cittadino stesso, ad adeguare il documento alle norme della presente legge. Padre Bommarco, dalle comuni origini istriane, nel 1996 era con noi a Monte Grisa per la Festa del Carmine.

6 4 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 Celebrazioni gioiose, ricordi tristi... Nel quadro esaltante dei festeggiamenti per in cinquantenario del ritorno di Trieste all Italia è stata inserita una mostra sull esodo e sui Centri di Raccolta dei profughi dall Istria, Fiume e Dalmazia. L intenzione non è stata quella di sminuire la gioia dell avvenimento, ma soltanto quella di rendere consapevoli tutti, triestini, italiani e forestieri, degli enormi sacrifici sopportati dai connazionali delle terre perdute, gli unici a pagare un caro prezzo per la sconfitta bellica dell Italia. L esposizione, svoltasi presso l ex Campo Profughi di Padriciano (rimasto quasi com era ai tempi dell esodo), ha sorpreso tutti per la vastità della raccolta di dati su tutti gli aspetti numerici del fenomeno presentati in splendidi grafici, sull esposizione di reperti originali del tempo, sulla ricostruzione ambientale dei luoghi. Il merito va ripartito tra il Gruppo Giovani dell Unione degli Istriani, guidato da Massimiliano Lacota, e l I.R.C.I., presieduto da Piero Delbello. Un lavoro di ricerca certosina negli archivi locali e nazionali durato oltre un anno ed un allestimento perfetto. Non si confonda il mio entusiasmo con coinvolgimento emotivo, in quanto io non ho vissuto un solo giorno in un campo profughi. Ma nel vedere quell anziana signora uscire quasi subito con le lacrime agli occhi, o un altra più giovane indicare all amica i letti a castello nella ricostruzione del misero box dicendo sopra dormivo io e sotto la mia sorellina che, a causa del freddo, è morta di polmonite, beh, non si può rimanere indifferenti. Come indifferenti non si può restare di fronte all affermazione del giovane deputato triestino dell attuale opposizione che, in una trasmissione su Telequattro ha detto che in quei giorni del 1954 la minoranza slovena di Trieste si è trovata nelle stesse condizioni degli istriani della Zona B. Mancanza di conoscenza storica o mistificazione politica? Ditemi se sbaglio, ma non mi risulta un contro-esodo da parte della stessa né l installazione di campi profughi al di là del confine. N.V. Nella cartolina dell'epoca è definito Villaggio Istriano''... ma sono solo baracche che arrivarono ad ospitare anche 3000 persone. 1958, campo profughi di San Sabba (Trieste. 1949, campo profughi di Brescia. Un letto è tutta la casa... Nel dopoguerra, complessivamente, persone abbandonano la Venezia Giulia non più italiana e la Dalmazia, alla ricerca di una nuova terra, dove ricostruire un esistenza dopo aver perduto tutto. Vengono allestiti in pochi anni 120 Centri di Raccolta Profughi che, in tutta la penisola, accolgono la massa di compatrioti che si trovano, ora, senza casa, senza lavoro, senza assistenza. Quella che poteva essere una soluzione temporanea, diventa per molti un lungo calvario che dura anche per parecchi anni. La vita del profugo è caratterizzata da gravi ristrettezze economiche e sanitarie,

7 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 5 C.R.P. Centro Raccolta Profughi Una famiglia di profughi nel Campo di Padriciano. Da notare la compostezza, serenità e dignità della madre, mantenute pur nella precarietà e nei disagi della vita nel Campo. Nadal in campo profughi 1961, le baracche del campo profughi delle Noghere (Muggia). ghettizzazione e totale mancanza di intimità nella vita familiare, discriminazione e assoluto precariato in ambito lavorativo, privazione di elementari diritti sociale ed umani. I profughi giuliano-dalmati, sparsi nell Italia del dopoguerra, intraprendono faticosamente ma con infaticabile perseveranza due strade: il reinserimento nella vita economica e sociale della nazione, partecipandone alla rinascita, o il secondo esilio dell emigrazione verso le Americhe e l Australia. (dal Catalogo dell esposizione) I veci tenta de salvàr la so roba carigandola sul camion che li gavessi portài nel unico posto ciamà futuro: el campo profughi. In mezo ale strasse xe sconto un scatolon ligà col spago che la piova bagna, sensa ritegno de lagrime amare addio, addio par sempre Doman xe Nadal, i xe serài drento na baracca, la nova casa, fora neviga e tira bora ma lori xe ancora insieme torno na tola pareciada col servisio salvà. Cuciai vissin la stufa, i ciol el scatolon e, ciamando a racolta i fioi, ziti ziti, i taia el spago tirando fora n anemal, na vaca, un pastor, do piegore Come dal capel del mago Merlin vèn fora qualche vecio bengàl, tre bale colorade, un fil de lustrini, un spiròn, n angelo senza n ala, na greppia, Maria, Giuseppe, e, par ultimo, el Bambin. Un fià de muscio, el segno dela crose, na preghiera, un pensier ala casa perduda, un sospiro de speransa na caressa ai fioi, e cussì sia Walter Pohlen

8 6 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 Il cuore nel pozzo Un film per capire e conoscere la tragedia negata delle foibe Nino Vascotto Durante l estate, in un paesino del Montenegro, è stato girato il film Il cuore nel pozzo, prodotto da Angelo Rizzoli per la RAI, sulla tragedia della pulizia etnica ed i massacri delle foibe. La fiction verrà divisa in due parti da 90 minuti ciascuna, la prima delle quali andrà in onda su RAI 1 la sera del 10 febbraio 2005, in occasione della Giornata del Ricordo. Regista è il ben noto Alberto Negrin, triestino, già autore di film televisivi forti quali Il sequestro dell Achille Lauro e Perlasca, la vicenda del questore italiano di Fiume che tanti ebrei aveva salvato durante la seconda guerra mondiale. Gli attori, più o meno noti (Leo Gullotta, Mia Benedetta, Cesare Bocci, Sonia Aquino, ecc.) sono italiani, mentre la figura del bieco e crudele capo partigiano Novak viene interpretata dall attore serbo Dragan Bjelogrlic, famoso nel suo paese. Comparse e figuranti, che superano abbondantemente il migliaio di persone, compresi cinquanta bambini, sono stati ingaggiati sul posto. Un kolossal quindi di grande respiro, che si spera in grado di rappresentare in maniera adeguata una altrettanto grande tragedia. Anche se il film non ha intenti storici o politici, e racconta il dramma di una comunità istriana sconvolta dalle vicende di quel fine guerra e l epico tentativo di un parroco di campagna di portare in salvo due bambini, non sfugge il contesto generale nel quale si svolge l intera vicenda. Ed è questo contesto che verrà forse conosciuto per la prima volta da qualche milione di connazionali e farà loro meditare su quanto accaduto ai confini nord-orientali dell Italia. E allora molti si domanderanno come mai le terribili vicende degli abitanti di queste terre hanno avuto bisogno di attendere sessant anni per essere divulgate. Si potrà loro rispondere che ciò è dipeso da fattori essenzialmente politici che sono: - L Italia, uscita sconfitta da una guerra d aggressione fascista e pertanto in una situazione di manifesta inferiorità, poteva poco nei confronti di una futura Jugoslavia auto-liberatasi dall occupazione delle forze dell Asse. - Il Partito Comunista italiano, rafforzato dalla guerra partigiana, dava pieno appoggio alla politica di occupazione di territori italiani da parte dei titini, compagni di lotta e di ideologia. - I Governi alleati, infine, vedendo in Tito, dopo la clamorosa rottura con Stalin del 1948, una strategica barriera all espansionismo sovietico, non volevano opporsi nettamente alle sue mire territoriali. Pertanto la Repubblica Italiana per poter entrare nel consesso degli stati democratici ha dovuto pagar pegno, rinunciando ad una parte del suo territorio a favore di uno stato dittatoriale. Quel che è imperdonabile è che l abbia fatto mettendo colpevolmente la sordina per più di cinquant anni a tutti gli avvenimenti tragici accaduti in quell area. Attualmente le cose sembrano cambiate, sia con l istituzione della Giornata del Ricordo, sia con la disposizione di assegnare una medaglia ai discendenti delle vittime. Ben venga quindi il filmato, perché ben si sa che la televisione oggi è il mezzo che consente la più vasta penetrazione mediatica. Durante le riprese estive, la stampa italiana ne ha parlato con servizi di ampio respiro. Sul Corriere della Sera, il più diffuso quotidiano nazionale, ha dedicato un intera pagina alle vicende delle nostre terre, con una rigorosa analisi dell esodo e delle vittime della pulizia etnica. L ha fatto elencando rigorosamente interviste, dati, numeri, situazioni, avvenimenti senza sconti per nessuno e sorprendendo per la chiarezza e la crudezza del linguaggio che sino ad ora eravamo usi a riscontrare solo all interno delle nostre associazioni. Altrettanto ha fatto il settimanale Panorama della Mondatori, che per l occasione ha anche effettuato un servizio fotografico sul set delle riprese. E la stampa d oltre confine? Ha reagito male, come era prevedibile, specialmente quella croata e serba. Il settimanale croato Globus ha fra l altro preventivato la possibilità di complicazioni diplomatiche nei rapporti tra l Italia e le vicine repubbliche. Il quotidiano belgradese Svedok ha intitolato l articolo di prima pagina Vendetta cinematografica di Berlusconi su Tito. Chissà perché, ma questo titolo sa tanto di proclama da Jihad irakena, volto verso quei gruppuscoli di manifestanti italiani con i cartelli Nassirya affinché boicottino l uscita del film. Presso di loro fare il nome colpevole di Berlusconi in ogni caso paga, anche se egli, come la maggior parte dei connazionali in tutt altre cose affaccendati, fino ad un anno fa di esodo e di foibe forse non sapeva quasi niente! Per analogia viene da chiedermi come avrebbe reagito la stampa tedesca in tutti questi anni durante la produzione di tanti film sugli orrori del nazismo, le deportazioni e lo sterminio degli ebrei. Altro popolo, altra storia alle spalle, altra capacità di superare il passato nella visione di un futuro democratico. Caduti i confini ideologici, la Germania ha riunificato la nazione mentre i nostri vicini dei Balcani l hanno disgregata a prezzo di lotte fratricide e pulizie etniche. Sta tutta qui la spiegazione sul perché della fiction televisiva su avvenimenti accaduti sessanta anni fa riesca ancora a toccare nervi scoperti. Ma è meglio non preoccuparci più di tanto ed assaporare la soddisfazione di sapere che finalmente le nostre vicende verranno a conoscenza di una estesa platea di connazionali. Perciò, onde elevare gli indici di ascolto, unica misura del successo televisivo, appuntamento a tutti su Rai-Uno la sera del 10 febbraio prossimo. Il cuore nel pozzo sarà sicuramente all altezza delle aspettative.

9 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 7 La storia e i personaggi Il film, su soggetto di Massimo e Simone De Rita, racconta la drammatica storia di una piccola comunità istriana sconvolta dalle tragiche vicende del tempo. Protagonista è l eroico don Bruno (interpretato da Leo Gullotta), mite sacerdote di frontiera in fuga verso l Italia per salvare un gruppo di bambini dalle fiamme appiccate all orfanotrofio dai partigiani titini. Tra i bambini, Francesco e Carlo, figlio di un italiana violentata dal capo partigiano Novak, interpretato dall attore serbo Dragan Bjelogrlic. E Novak va a caccia di quel bambino per eliminarlo; ma questi sarà difeso fino al sacrificio dal prete, in un racconto epico nel quale si muovono altri personaggi: il reduce alpino Ettore (Beppe Fiorello) con la fidanzata Anja e i genitori del piccolo Francesco, Marta e Giorgio, rispettivamente insegnante e medico del paese. E ancora il giovane Walter, militante del CLN, che sarà sacrificato alla fine dei soldati titini nonostante sia dichiaratamente comunista. E intorno, centinaia e centinaia di comparse, o meglio coprotagonisti di una storia dimenticata.

10 8 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 I NOSTRI GIOVANI: Roberto Surian Il nome di Giuseppe Surian sicuramente dirà poco o nulla ai nostri lettori, ma se dico che Giuseppe era noto con il nome di Pino Rosso, sicuramente moltissimi lo ricorderanno come un vero personaggio di Isola prima e di Trieste poi. Esodato come tutti noi, Pino si imbarcò assieme al suo amico Mario Teavansi come addetto alla cucina sullo yacht Croce del Sud, di proprietà del padrone della San Pellegrino, e dopo l esperienza marinara trovò un impiego come chef nella base NATO ad Ankara, in Turchia. Ritornato a Trieste, con la moglie Bruna ed il figlio Roberto, aprì in via Madonna del Mare un ristorantino noto come el fritolìn, che ottenne un buon successo. Da qui passò successivamente al ristorante del circolo Canottieri Saturnia, al Parangàl, al Giardinetto ed Alla vòliga in via Giulia, per concludere alla fine all antipastoteca Alla vòliga in via della Fornace. Fu proprio in via Giulia che il figlio Roberto cominciò, agli inizi degli anni 80, l attività con il padre, attività che lo ha visto e continua a vederlo protagonista in via della Fornace, da quando il padre Pino, nel 1997, ha concluso la sua vita terrena. Se entrate nel caratteristico ristorante e vi fate riconoscere come isolano, Roberto vi chiederà, o meglio vi racconterà, di fatti e persone che hanno fatto la piccola storia di Isola, come se lui li avesse vissuti in prima persona, e leggere Isola Nostra è per lui un momento di ripasso. Credo di essere stato allattato con la storia di Isola, perché sin da bambino mio padre non ha mai cessato di raccontarmi fatti ed avvenimenti della sua cittadina natale, e tante volte me li ha ripetuti che ormai sono entrati nella mia mente come fossero stati da me vissuti - ha risposto alla mia richiesta meravigliata. Il fatto è che racconta queste cose con aria sorniona e simpatica, mista tra l orgoglio di sapere certe cose e la curiosità di scoprire se l interlocutore le conosce. E si sente fiero di questa appartenenza isolana, anche se la vita del padre lo ha fatto nascere nel 1960 ad Ankara. Ora Roberto con il socio Gianni gestisce l antipastoteca con legittima soddisfazione, avendo ottenuto numerose citazioni, sia su importanti giornali che su riviste specializzate in culinaria: Panorama, Repubblica, il Touring Club, Gola in tasca, Osterie d Italia, Viaggi e sapori e ultimamente il nome è anche comparso sul sito internet dell American Airlines. Il nostro ristorante - continua - è basato sulla valorizzazione del pesce povero, quel pesce insomma meno famoso, che so, delle orate o della spigola per dirne alcuni, che permette al cliente di gustare il pesce a prezzi accessibili. Noi - ribadisce - preferiamo lavorare con le prenotazioni, perché il nostro lo consideriamo un locale piccolo e a misura del cliente, non basato sulla massa ma sul piacere della compagnia ridotta e tranquilla. Se mio padre - conclude - potesse sapere che questo articolo su Isola Nostra parla di me e del suo ristorante, sarebbe l uomo più felice della terra. Perché, senza togliere niente a nessuno, credo che abbia amato il suo paese in maniera incredibile Isola Nostra è lieta di dare spazio a Roberto, figura tipica dei nostri giovani, fiero del suo mestiere, fiero delle sue origini isolane. Gli auguriamo di cuore successo e prosperità. Emilio Felluga Il frutto non va mai lontano dall albero L arte culinaria: da padre in figlio una piacevole tradizione troberto Surian, el fio de Pino Rosso, davanti all'ingresso del suo ristorante. Campionessa con sangue istriano nelle vene Valentina Turisini, argento olimpico ad Atene Ad un raduno conviviale degli ex allievi del ginnasio C.Combi di Capodistria e dell annesso collegio per i residenti fuori sede, ho avuto il piacere e l onore di incontrare l olimpionica Valentina Turisini, medaglia d argento nel tiro con la carabina alle recenti Olimpiadi di Atene. La giovane ha confermato dal vivo, se fosse stato necessario, le sue doti fisiche, intellettuali e comportamentali che già abbiamo potuto ammirare nelle brevi interviste televisive. Una donna di valore, con il doppio merito per noi di essere figlia di una istriana doc, la signora Ezia Mottica, nata a Verteneglio nel La scienza stabilisce che una creatura cresce bene e raggiunge nella vita traguardi di prestigio per sua indole e meriti personali, ma non esclude il concorso determinante dei genitori. Tornando quindi alle Olimpiadi, la splendida medaglia d argento è tutta sua, e così ha da essere per il mondo sportivo e non. Ma qualche merito va in parti uguali anche a papà Turisini ed a mamma Ezia; e la mezza medaglia riguardante quest ultima, nostra compatriota di una terra perduta, vorremmo idealmente collocarla nella bacheca degli atleti istriani, che vanta tra i tanti successi anche l oro della Pullino e quello del pugile Nino Benvenuti. Non avercela con noi, Valentina: non vogliamo toglierti la triestinità nel momento di un tuo trionfo. Ci basta, come conterranei di tua madre, di essere anche noi leggermente sfiorati dal bagliore del tuo argento. Nino Vascotto I NOSTRI GIOVANI I NOSTRI GIOVANI I NOSTRI GIOVANI I NOSTRI GIOVANI I NOSTRI GIOVANI

11 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 9 PULLINO PULLINO PULLINO Maurizio Ustolin CALDERON 2004 Vento di scirocco ed onde, con una marea eccezionale che dalle 10 in poi ha invaso dapprima la banchina e poi la sala barche già allestita per il consueto pranzo post-regata, hanno caratterizzato l edizione 2004 del CALDERON della Pullino, gara sociale in yole a quattro vogatori. Sin dal primo mattino il tempo non prometteva nulla di buono, con fastidiosi rovesci e vento da sud-ovest, tanto che gli organizzatori con Fabio Vascotto in testa non si azzardavano a scendere in acqua per allestire il campo di regata. L acqua alta in canottiera, che ad un certo punto della sua massima espressione ha preso ad invadere la stradina d ingresso alla società, ha convinto gli organizzatori a sospendere le prove in barca, sostituendole con una simulazione di voga sui remoergometri. Nella nuova ala della palestra posta sopra alla vasca voga, si sono così cimentati gli under 13 in tre serie sulla distanza di 250 metri (vinte da Sossini e Callegaris tra i maschi e da Duimovich tra le femmine) e gli equipaggi già sorteggiati delle yole a 4 sui 500 metri, con vittoria finale di Giurgevich- A.Ventin- Zemanec-Finocchiaro. Un folto pubblico composto da soci, familiari e simpatizzanti a seguire le performance di una cinquantina di rematori di tutte le età. Alla fine, ritiratasi l acqua che aveva invaso i locali predisposti per il convivio, è stato possibile prendere posto e consumare l ottimo pasto a cui sono seguite le premiazioni ed una sempre entusiasmante lotteria, con animatore un esuberante Dino Gubertini, valletta Veronica Pizzamus CALDERON DEI CALDERONI Domenica 7 ottobre, sul lungomare di Barcola, per le società triestine tradizionale conclusione della stagione remiera con il CALDERON DEI CALDERONI, sempre in yole a 4 ma sulla distanza di 1000 metri. Al via sette imbarcazioni vincitrici dei Calderoni sociali, in un campo di regata battuto dalla bora che soffiava contraria al senso di gara. Dopo un entusiasmante punta a punta, aveva la meglio al traguardo l equipaggio della Canottieri Trieste, per un solo secondo sulla Pullino, che aveva ai remi Finocchiaro-Giraldi-Ventin- Pecchiari-tim. M.Giraldi. 16 KM DI REGATA SUL LAGO DI WÖRTH Non certo favorita dalle condizioni meteo, la pioggia in particolare, che ha disturbato i concorrenti alla partenza e all arrivo, ha trovato felice conclusione sabato 16 ottobre la quinta edizione della Rosa del Wörth, una interessante long distance di canottaggio organizzata sul lago carinziano dal R.V. Albatros di Klagenfurth. Con quasi 200 singolisti iscritti in rappresentanza di ben nove nazioni, la gara si è snodata su un percorso di 16 km da Velden a Klagenfurth. Molto bene gli juniores ed i ragazzi della Pullino, in particolare Luca Sossi, vincitore nella categoria juniores e 8 assoluto, che impostando da subito una gara d attacco ha distanziato rispettivamente di 3 e 6 minuti l austriaco Schwarzl e il tedesco Schilling, suoi più diretti avversari. Soddisfacenti anche le prove di Ustolin tra i ragazzi (preceduto dal solo austriaco Gruber), e le vittorie di categoria di Pizzamus (ragazze) e Ventin (juniores femm.) Agguerrito e numeroso il gruppo master, che ha saputo difendersi dalla numerosa concorrenza. Risultati: Categoria juniores maschile: 1 Sossi (8 assoluto) - Ragazzi maschile: 2 Ustolin (19 ass.), 4 Lenardon (31 ). - Juniores femm.: 1 Ventin (71 ), 2 Giordano (112 ). - Ragazzi femm.: 1 Pizzamus (55 ), 2 Pastrovicchio (85 ). - Categoria master A: 2 Pecchiari (76 assoluto). - Master B: 6 Visentin (21 ), 10 Finocchiaro (42 ). - Master D: 5 Giraldi. - Master F: 6 Fonda (69 ass.), 15 Gubertini (123 ). - Master G: 6 Carboni (125 ). - Master H: 2 Derossi (126 assoluto). BRUNO DEROSSI, QUAN- DO L ETA NON CONTA Classe 1929, Bruno Derossi della Pullino era il vogatore più anziano (o il meno giovane?) tra i 194 iscritti alla Rosa di Wörth, la regata sulla lunga distanza organizzata sull omonimo lago in Carinzia. A 75 anni, dopo aver aiutato i più giovani a montare i singoli e ad uscire in acqua, varato il suo canoè, armato di tutto punto, in un sacchetto k-way, attrezzi ed acqua, si presentava in orario alla partenza della categoria master H, con la ferma intenzione di percorrere i 16 km. che dalla riva prospiciente il casinò di Velden lo dividevano dal traguardo di Klagenfurth. Amore per il canottaggio lo spirito che animava Bruno, eccellente vogatore della Pullino ai suoi esordi, componente di molti equipaggi della società nata a Isola, ma soprattutto di un otto che, dopo il 4 con campione olimpico, era il fiore all occhiello della società istriana. Dopo la partenza - racconta Bruno - i singoli più veloci del suo canoino, guidati da braccia più giovani, lo avevano distanziato. Non conosceva la rotta e allora i solerti motoscafi di assistenza, un po per dovere e un po per simpatia, lo incoraggiavano: Vai un po più a destra, Bruno, Rinforza ora con il sinistro, visto che il percorso sul lago carinziano non era in linea retta, ma era necessaria qualche curva. Passata quella che aveva calcolato come metà del percorso, chiede quanto manca all arrivo. Dal motoscafo: Elf 11. Ma come? pensa allora Bruno, anco- tgli atleti della Pullino che sul lago di Wörth hanno gareggiato sulla distanza di 16 km. In basso, Bruno Derossi, il più anziano partecipante alla regata, insieme a Gigi Carboni e Dino Gubertini. a a pagina 27

12 10 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 Se penso agli amici di ieri non posso fare a meno di ripercorrere una fase molto bella e nel contempo assai critica della mia esistenza., un periodo che è stato determinante nella mia formazione: prima traboccante di esperienze positive per poi provocare attorno a me il vuoto più profondo. Mi sto riferendo agli anni cinquanta, a quei bellissimi e purtroppo estremamente tristi anni cinquanta; al periodo prima, durante e dopo l esodo degli Istriani, di quei conterranei che ora vivono in Italia o sparsi per il mondo e che, anche se ormai ben inseriti nei nuovi contesti, sentono sempre un infinita nostalgia per la terra dalla quale sono stati sradicati. Poco però si sa dei rimasti, cioè di quelle persone che non hanno voluto o non hanno potuto abbandonare la propria terra natale. Io sono una rimasta. Nata agli inizi della seconda guerra mondiale, sono cresciuta in un ambiente sereno, dove l amore e i sani principi sono sempre stati presenti, anche quando le risorse finanziarie lasciavano alquanto a desiderare. A Capodistria, dove sono nata e vissuta fino agli undici anni avevo molte amichette, gran parte della parentela e, grazie ai miei genitori, appassionati di teatro, ero anche ben inclusa nell ambiente culturale della città, sebbene fossi ancora piccola. Nonostante la mia vita scorresse piacevolmente, il giorno in cui mio padre ricevette un offerta di lavoro a Isola d Istria e volle sentire il parere della mamma e mio, io mi infervorai subito all idea anche se, per realizzarla, avrei dovuto lasciare tutto il mio piccolo mondo: scuola, amiche, parenti e poi i nonni (adoravo particolarmente il nonno paterno), ma era più forte di me. Con la complicità della mamma, dimostrai apertamente la mia grande gioia. Il papà non era troppo entusiasta, forse perché non ha mai amato i cambiamenti repentini e ricordo di aver espresso questo mio desiderio in modo piuttosto plateale, inginocchiandomi davanti a lui, dicendo: Papà, te prego! Acèta sto lavòr! Dai, andremo a star a Isola. E poi sorridendo mi ero alzata e l avevo abbracciato. Ancor oggi non riesco a È stato difficile per tutti Su autorizzazione di Amina Dudine pubblichiamo un suo racconto apparso sulla rivista La Colomba, pubblicata dalla Comunità degli Italiani Dante Alighieri di Isola. Il racconto, autobiografico, ha vinto il primo premio al concorso Storia e Storie, bandito dal Comune di Forlì, nella sezione dedicata agli italiani all estero e con tema Amici di ieri. Può essere oggetto di una riflessione sull altra faccia della medaglia dell Esodo. giustificare quel mio fervore, quella mia voglia di andare a vivere a Isola. Ero semplicemente convinta di recarmi in un posto migliore, diciamo pure che fu uno straordinario intuito. Naturalmente riuscimmo a convincere il babbo. D altronde, quando si mettono due donne! E questo mio slancio fu molto ben ripagato, per un paio d anni. A Isola trovai persone splendide, modeste, ma con una grande ricchezza d animo: gente estroversa, pronta a offrire tutto pur di aiutare il prossimo. Ci eravamo spostati soltanto di sei chilometri, ma mi trovavo in un mondo del tutto diverso, più semplice, più caloroso. A scuola le classi erano ancora divise in base al sesso. Le alunne usavano tutte el traversòn, cioè il grembiule nero, ornato da un colletto bianco, unito alle estremità da un vistoso fiocco turchino. Mi meravigliai non poco nell osservare che le mie nuove amiche non indossavano le scarpe, ma usavano calzature che chiamavano papùse, cioè delle babbucce che le mamme o le nonne preparavano a casa unendo, con l ausilio dell ago grosso e dello spago, vari strati di stoffa che riciclavano da vecchi cappotti o pantaloni. Le mamme, quasi tutte casalinghe, un po prima dell inizio della ricreazione si radunavano davanti all entrata della scuola con le merende per i loro figli: pane fresco, quasi sempre fatto in casa, e le porzioni erano piuttosto abbondanti. Spesso portavano pure le càgole, dolce semplice ma molto apprezzato che veniva fatto schiacciando un pezzetto d impasto del pane (la forma era quella di un disco con il diametro di una spanna), bucherellato con la forchetta e fritto nell olio per poi spruzzarlo con lo zucchero. Le donne, specialmente quelle più anziane, d inverno usavano il fasoletòn, cioè un grosso scialle nero con il quale si coprivano la testa e il corpo, per ripararsi dal freddo. Esclusi i mesi invernali e le giornate piovose, le famiglie trascorrevano gran parte della loro esistenza davanti alla porta di casa, seduti sui loro scagnèti - sgabelli bassi - e qui le donne facevano la calza oppure preparavano nuove papùse, lavoravano a maglia, pulivano le verdure, mentre gli uomini mettevano il pesce in salamoia, cucivano le reti, riparavano gli arnesi della campagna, facevano altri lavoretti e nel contempo, discorrevano del più e del meno. In generale si trattava di gente molto allegra e tutti si esprimevano in dialetto veneto (del resto come a Capodistria), ma qui la parlata aveva una particolare cadenza che la rendeva inconfondibile. Qualche volta scappava pure qualche parolaccia, ma detta senza cattiveria, e serviva soltanto a rafforzare e a rendere più fiorito il discorso. Ma c era ancora una curiosità: il pianterreno di moltissime abitazioni era adibito a stalla con un asino, qualche gallina e un maiale. Inoltre le case, linde, arredate semplicemente ma con gusto, non avevano mai le porte chiuse a chiave. Perlomeno io non ho mai trovato una porta chiusa, tranne quella di casa mia, perché le nostre usanze erano state acquisite a Capodistria. In brevissimo tempo mi feci una nutrita schiera di amicizie e sentivo queste persone così vicine, che avevo l impressione di conoscerle da sempre. Quanto mi hanno aiutato queste ragazze!... Ad orientarmi i primi giorni nel nuovo ambiente, a recuperare le lezioni che avevo perduto trasferendomi da una scuola all altra a metà anno scolastico, a darmi continui esempi di altruismo, a trasferirmi saggezza con la loro ricchezza interiore che spesso cozzava con la povertà esteriore, a farmi conoscere le campagne circostanti che erano dei veri giardini lavorati con grande fatica ma tanta passione dai loro genitori. Pian piano trovai anche dei parenti. Sì, perché la mia mamma, pur essendo nata e sempre vissuta a Capodistria, era di origine isolana. Ma ad un certo punto l incantesimo si ruppe. Stava per concludersi l era del Territorio Libero di Trieste, della Zona B e delle jugolire. Stava per cambiare tutto. Le strade erano piene di carri, spesso trainati da quell asinello che, fino a poco prima, era stato il grande supporto dell agricoltore isolano, la sua ricchezza. Solo poche famiglie avevano avuto la possibilità di procurarsi un autocarro. Su questi mezzi di trasporto c erano riposti alcuni mobili, il vestiario, la macchina da cucire, a volte una bicicletta, insomma quanto potevano portare con sé per affrontare le prime necessità, partendo per un viaggio, spesso senza meta, e in ogni caso senza ritorno. La gente non rideva più, l allegria era sostituita dal dolore, dal pianto. Ci hanno lasciati in tanti, in troppi! Il cuore di chi non partiva piangeva in silenzio. Chi restava si sentiva ogni giorno più debole. A scuola, nella nostra classe rimanemmo in sette dei trentacinque alunni iscritti all inizio dell anno scolastico, e fummo tra le classi più fortunate. In alcuni casi restò un solo alunno. Improvvisamente mi trovai senza amici e fui costretta a legare con i pochissimi ragazzi rimasti, anche se non avevano né la mia età né i miei interessi, ma almeno parlavamo la stessa lingua. Le case lasciate libere furono ben presto occupate da altre famiglie che giungevano da lontano, ma i nuovi arrivati non capivano la nostra lingua e noi non comprendevamo la loro. E vero che da un paio d anni a scuola si studiava anche la lingua slovena, ma noi non riuscivamo a mettere quattro parole assieme, per farci capire. Mi chiusi in me stessa come un riccio. Quando si è giovani

13 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 11 - all epoca avevo 15 anni - si ha sempre il terrore di sbagliare perché non si sopportano le burle, e perciò, senza rendermi conto, avevo costruito attorno a me uno scudo di protezione, frequentando pochissima gente e limitandomi a parlare lo stretto necessario, anche se questo stato di cose mi pesava non poco. Al club di canottaggio dove, dopo l esodo, ero l unica femmina italiana, stavo sempre zitta. Sembravamo due sordomute, la ragazza slovena ed io, durante gli allenamenti in mare, nel double-scull, per non parlare poi quando si andava a gareggiare fuori sede. Ero il classico pesce fuor d acqua. Ascoltavo le colleghe cercando di captare il nesso del loro discorso e, quando ridevano tutte, ridevo anch io, fingendo di aver capito. Ma il mio era un riso piuttosto amaro. Ricordo che durante gli anni del liceo - a quel tempo, per formare una classe italiana, era necessario riunire tutti gli studenti della zona - quando per strada si vedevano persone sconosciute che parlavano l italiano, noi studenti si alzava la voce per farsi notare, sperando sempre che qualcuno ci fermasse e dicesse: Ragazzi! Ma voi parlate l italiano? Come mai? Chi siete?. Speranza mal riposta. Non è mai successo. Ma quelle persone venivano dall Italia e, per loro, sentir parlare l italiano per strada non faceva notizia, mentre per noi era un avvenimento piacevole. Tutt oggi ci giriamo automaticamente quando, alle nostre spalle, sentiamo qualcuno usare l idioma di Dante. Ma allora ci era difficile comprendere la mentalità di questi turisti. Nel nostro intimo, ognuno di noi pensava: a questi non importa proprio sapere chi siamo! Dopo gli studi iniziai a lavorare, naturalmente in una istituzione italiana, ma ero sempre chiusa in me stessa e, anche se ebbi la fortuna di sposare un italiano come me, un isolano rimasto, riuscii a liberarmi del mio guscio appena alla soglia dei miei trent anni e, nuovamente, grazie alle attività culturali, gestite dai miei genitori. Fino a quel momento, sebbene fossi sempre presente, avevo rifiutato in modo perentorio ogni partecipazione, a causa degli atteggiamenti introversi da me assunti. Ritornai ad essere me stessa, recitando, cantando e componendo canzoni per la Comunità Italiana. La medicina migliore fu proprio quella di invogliare e istruire le giovani generazioni, specialmente nelle attività musicali, cosa che continuo a fare ancor oggi, con grande soddisfazione. Chi mi conosce ora non ravvisa la ragazza di quegli anni difficili, che comunque hanno lasciato in me, e a chi come me ha subito la stessa sorte, delle cicatrici profonde. Non potrò mai dimenticare i tanti amici che, seguendo le loro famiglie, hanno dovuto separarsi da me per sempre e con i quali avevo instaurato rapporti di amicizia invidiabili. I giovani isolani degli anni cinquanta, quelli che hanno lasciato un segno indelebile nel mio carattere e nella mia formazione, rimarranno per sempre nei miei ricordi, perché sono stati i miei unici veri amici in assoluto. Amina Dudine Tradizioni antiche che si rinnovano all'interno dell'istria Domenica 29 agosto nella Santa Messa si leggeva il Vangelo di Luca che chiedeva di non essere selettivi nell invitare alla propria mensa qualcuno al solo fine di venir ricambiati ma, al contrario, spronava alla magnanimità, senza reciprocità. Questa esortazione, nello spirito di apertura che la contraddistingue, è stata rispettata alla lettera alla conclusione della cerimonia religiosa quando tutti si sono seduti attorno ai tavoli imbanditi con cibi preparati con grande generosità dagli ex abitanti della piccola località vicina a Buie dal nome giocoso di Croc. Con un gruppetto di isolani (Viviana e Bruna Vascotto, Nevia Pugliese, Claudio Ulcigrai e Umberto Parma con le mogli, Marisa Parovel con il marito Roberto Norbedo, i coniugi Forturello, Pini e Silva, Mario e Graziella Depase, Tullia Toti con il marito Sergio Squeri) che per amicizia, matrimonio o affinità di origine si sono incontrati a Croc, siamo state osservatrici di microaccadimenti in questa piccola località istriana dove la religiosità atavica è fulcro di aggregazioni che possono essere raccontate anche a chi vive molto lontano da qui. Alle 17 di un pomeriggio festivo caldo ma ventilato, molte persone venute da Trieste, da Umago, Momiano e da altri luoghi contermini si sono messe in processione dietro gli stendardi sacri e si sono avviate, salmodiando, per un viottolo di campagna in terra battuta, verso il capitello dedicato alla Sacra Famiglia che sorge su un trivio da cui si dipartono, bianche e polverose, altre stradine. Un luogo anticamente insidioso e insicuro, il trivio; solo un segno sacro poteva esorcizzare reali paure: e quindi il capitello, rassicurante e protettivo. Ha iniziato in questo luogo la celebrazione domenicale. Un po sotto il sole dardeggiante nonostante l ora pomeridiana, un po all ombra ventilata di alti alberi frondosi, don Roberto Rosa ha richiamato alla coscienza di ciascuno valori cristiani forti, solo sui quali è possibile fondare un futuro sereno e pacifico, degno dell uomo. Vogliamo ringraziare gli organizzatori e l infaticabile Mario Depase, marito di Graziella, nativa di Croc, per il suo continuo sollecitare interventi a favore di questi incontri annuali, preludio di una possibile rinascita di questo luogo abbandonato per lunghissimo tempo. Un primo segno si è visto nella partecipazione del Comune di Buie, che ha attuato piccoli e migliorativi interventi di riassetto dell area dell incontro, per i quali si ringrazia la signora sindaco di Buie, presente alla festa, e l assessore Nino Civich, che si occupa della Sagra Istriana del Carso. Un ringraziamento anche ai cori locali che hanno innalzato al Signore i canti sacri da noi conosciuti fin da bambini e che ci hanno intenerito il cuore e affollato la mente di ricordi struggenti. Grazie anche al parroco di Momiano, don Antonio Prodan, che partecipa con intensità a queste ricorrenze che ridiventano tradizione. Si parla di un nuovo capitello che ricorderà quello dedicato a Sant Anna e che sorgeva al centro dello spiazzo dove ora le macine del vecchio frantoio fanno mostra di sé e qualcuno già dichiara il suo personale impegno per questa realizzazione. Tullia Toti Squeri & Viviana Vascotto

14 12 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 Atmosfere veneziane Tra le calli e i campanili di Pirano, Isola e Capodistria si respirano la storia e l arte impresse da sei secoli di dominazione della Serenissima Eccola qui Venezia. Stessi campanili. Stesse bifore e trifore gotiche. Stessi palazzetti un po trasandati, quel che resta dell antica nobiltà. Stessi colori pastello. Portali racchiusi in preziose cornici di pietra. Leoni di san Marco distribuiti qua e là, in statua o a bassorilievo. Logge e loggiati. Stradine e calli che si intrecciano e che si allargano, improvvise, in un campo. Poi lo sgommare di un auto fa svanire il sogno: Venezia, e solo Venezia, è vaccinata contro il traffico. Ma qui l atmosfera riesce, nonostante il progresso, a essere altrettanto densa di storia, d arte, di poesia. Sul breve litorale dell attuale Slovenia, 50 chilometri scarsi, le sorprese sono tante: ma forse la più emozionante arriva con la sagoma del campanile di San Marco, che invece è quello di Pirano: controlla l abitato da un colle a strapiombo sul mare e domina una chiesa dedicata a san Giorgio. Eppure è identico: lo vollero, alla metà del 600, i signori del luogo. Non era piaggeria verso la Serenissima, alla quale l intera costa appartenne dal XIII alla fine del XVIII secolo. Era un fatto di cultura e di gusto: qui si parlava e si respirava veneziano. Avere in testa alle proprie case il campanile della capitale era segno d amore e d onore: stessa torre quadrata in mattoni, stessa piramide verde alla sommità. Di campanili veneziani è cosparsa un po tutta la costa: ce n è uno a Capodistria, un altro a Isola. Quello di Isola, che sovra- sta il Duomo di San Mauro, è nelle condizioni più precarie: qua e là cartelli avvertono che può cadere dell intonaco. Ma anche questo fa parte del sapore marinaro del luogo. A Isola le case vivono in una sorta di spontaneo torpore, fuori dalle ondate dei restauri. Le stradine sono lastricate di pietre, non ci sono marciapiedi ma tutta la strada è il marciapiede. Le porte delle abitazioni si aprono direttamente sulle vie, oltre la soglia c è la cucina e l odor di sugo che si sparge fuori. Il sole batte violento, la sua luce gratta gli intonaci ruvidi e squarciati e si riflette tremula sui vetri antichi delle finestre. A Pirano, che è il borgo più ricco e scenografico, o a Capodistria, città storica diventata moderna e commerciale, anche la luce è diversa: più smagliante, più limpida, più aperta. Isola vista dall alto, dalla strada panoramica, ha contorni netti e sbalorditivi disegnati dal mare. Ma nel suo cuore antico è intima, silenziosa, riservata. Vive le sue quotidiane contraddizioni e le sue piccole miserie con sobria dignità. Pirano no, è più sfacciata perché sa di essere la più bella: la piazza Tartini che si apre oltre il porto, il contorno di palazzi e di belle case, l articolazione più ricca degli spazi urbani. Lo stile qui non è omogeneo: Venezia si mescola a Trieste, il gotico al massiccio neoclassico firmato Asburgo. Di veneziano ci sono calli che un auto non percorrerà mai, di carsico c è la montagna che cade rocciosa proprio addosso alle tisola d'istria. case. Di veneziano c è anche la musica di Giuseppe Tartini, il più grande violinista della storia prima di Paganini. Studiò a Capodistria, poi si trasferì a Padova, dove visse a lungo, nel 700. A Pirano c è la sua casa, la sua stanza, un suo violino, un monumento, la piazza: è il citta- tle saline di Sicciole. dino illustre. Suo padre si chiamava Giovanni Antonio, era fiorentino, e a Pirano era scrivano dei sali per la Repubblica Veneta. Probabilmente un contabile del prezioso commercio, tanto prezioso quanto controllatissimo. Il sale è un altra grande sorpresa della costa. Ne è stata l origine economica: l Adriatico, increspandosi in queste baie tranquille, vi ha sempre lasciato il suo sapore. Distribuendo ricchezza. Le saline ci sono ancora, anche se parzialmente dismesse e mantenute solo come testimonianza storica. Ne era disseminato tutto il litorale. Le più spettacolari sono a Sicciole, dopo Portorose, a pochi chilometri da Pirano. Per dimensioni sono o meglio, erano le seconde più grandi dell Adriatico, 650 ettari coltivati a sale. Centinaia di vasche comunicanti con gli argini di terra dentro alle quali si spinge l acqua del mare che, grazie a canalizzazioni intelligenti, esce dalla parte opposta lasciando che gli uomini possano raccogliere la sua polvere bianca. Era un attività stagionale. Vivevano in case, delle quali sopravvivono i resti, anche 400 a a pagina 27 tpirano, piazza Tartini. tcapodistria, la Loggia.

15 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA : cinquanta anni di Trieste italiana Annamaria Bologna Fabbri Cinquant anni di storia sono tanti. A raccontarli tutti si rischia di perdere il filo, di accavallare gli avvenimenti, di dimenticare episodi anche importanti. Ma quando si tratta di descrivere la storia vissuta sulla propria pelle e di spiegarlo a chi ti chiede allora, nonna, come è andata veramente, e noti interesse e partecipazione da parte dei tuoi nipoti, che ti ascoltano senza perdere nemmeno una battuta e fanno loro le tue parole, allora ti infervori ed inizi a dire tutto e ti accorgi di essere come un fiume in piena. Alla domanda perché è ritornata l Italia a Trieste, se è così, allora vuol dire che prima non c era, comprendi che è d obbligo fare un passo indietro e cominciare partendo dal 1940, anno d inizio del secondo conflitto mondiale, una guerra sbagliata, che ha visto, lungo il suo doloroso percorso, l armistizio del 1943, le prime sanguinose incursioni all interno dell Istria dei partigiani comunisti di Tito, i primi infoibamenti di cittadini italiani, tra cui la giovane studentessa universitaria Norma Cossetto, quindi l epilogo tragico nella primavera dl Perché tragico? E così infatti, mentre il resto d Italia veniva liberato dagli angloamericani, quelli che erano chiamati alleati, l Istria, Fiume, la Dalmazia e Trieste venivano occupate dagli slavo-comunisti del IX Corpus di Tito. Gli slavi hanno fatto capire da subito di quale pasta erano fatti, così, mentre gli Alleati portavano massicci aiuti alle popolazioni liberate ed anche tanta allegria con le loro canzoni, la loro musica coinvolgente, i loro balli scatenati, i partigiani titini con le loro sinistre stelle rosse sui berretti hanno cominciato a seminare nelle nostre terre lutti e disperazione, ammazzando, infoibando, distruggendo tutto ciò che era italiano. Da allora gli slavi non hanno lasciato più ttrieste, 4 novembre Il Presidente Ciampi si affaccia dal Palazzo della Prefettura. l Istria, Fiume e la Dalmazia. A Trieste sono rimasti solo 40 giorni, poi, quando Dio ha voluto, sono stati sostituiti dagli anglo-americani che sono rimasti sino al Io ho lasciato l Istria nel 1947 e da allora ho provato tutti i sentimenti e nutrito tutte le speranze dei ragazzi triestini che desideravano sopra ogni altra cosa ricongiungersi alla Madre Patria. Ricordo le manifestazioni e le immancabili cariche dei cosiddetti cerini, non tutti, al comando degli inglesi che li addestravano sul come disperdere i manifestanti a furia di manganellate. Ricordo molto bene il 4 novembre del 53, la partecipazione alla cerimonia al Sacrario di Redipuglia, dove era presente il Presidente del Consiglio Pella. Eravamo arrivati là con una apposita tradotta. Ricordo anche che, con un gruppetto di amici isolani, tra cui la zia Mariuccia, Mirella Dudine, Onorina Dandri, Livio Menis, Licerio Benvenuti ed altri, senza possedere alcun biglietto ferroviario, abbiamo seguito Pella fino a Venezia e, mentre noi, sotto le Procuratie di piazza S.Marco, stavamo perdendo la voce per urlare i nostri disperati appelli Pella, salva l Istria! a Trieste, subito dopo t4 novembre La prima parata delle truppe italiane, a Trieste, alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

16 14 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 la cerimonia di Redipuglia, accadeva il finimondo. La Polizia Civile, sempre ben motivata (e qua va ricordato che tra di loro c erano parecchi carsolini, tutt altro che teneri nei nostri confronti), sparava sulla folla inerme, uccidendo Pierino Addobbati, Antonio Zavadil, Saverio Montano, Erminio Bassa, Leonardo Manzi, Francesco Paglia, i martiri di quello che è stato definito l ultimo Risorgimento italiano. I tempi erano maturi per suggerire alle diplomazie internazionali di porre fine all affare Trieste. Il 5 ottobre 1954 fu firmato l accordo con il quale si stabiliva che il 26 ottobre le truppe italiane sarebbero entrate a Trieste. C era una grande attesa in quei giorni. Fervevano ovunque i preparativi per accogliere degnamente i nostri soldati. Si cucivano bandiere e ci si preparava per il grande giorno, un giorno unico, indimenticabile per tutti coloro che l hanno vissuto. Era la notte tra il 25 e il 26 ottobre quando i primi soldati hanno varcato a Duino quello che per nove anni era stato uno dei più assurdi confini del dopo-guerra, che separava il cosiddetto Territorio Libero di Trieste dal resto dell Italia. La mattina del 26, sotto una pioggia battente e un vento gelido, la gente accalcata, stipata come sardine, gremiva piazza dell Unità. C era in tutti una gioia incontenibile nel vedere finalmente issare il Tricolore ed arrivare i primi soldati, raggianti e commossi anch essi, increduli nel vedere tanta passione da parte nostra. Io, lo ricordo ancora, indossavo un impermeabile carino, appena comperato, ma a causa di tutta quella pioggia mi sono trovata ugualmente grondante. Anche la mia faccia era completamente bagnata, ma non per la pioggia soltanto; c erano anche le mie lacrime, che se da una parte erano di letizia, dall altra erano il segno del mio immenso dolore per chi era ancora in Istria e stava soffrendo le pene dell inferno. Tutti noi istriani, riparati nel frattempo a Trieste, provavamo le stesse sensazioni, ma gioivamo ugualmente assieme ai triestini. tsacrario di Redipuglia, 4 novembre Un gruppo di isolani con bandiera alla celebrazione dell anniversario della Vittoria. Tra i presenti, riconoscibili Olinto Parma, Mirella Dudine, Nino Troian, Annamaria e Maria Bologna, G.Drioli, Onorina Degrassi. La Zona A, con Trieste, era quindi tornata all Italia mentre la zona B, con sovranità italiana, era rimasta alla Jugoslavia di Tito. Una piccola fiammella di speranza c era ancora in tutti noi. Con il tempo sarebbero tornate all Italia anche Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Umago e Cittanova. Purtroppo i governi italiani si sono dimostrati sempre alquanto distratti nei nostri confronti e molto accondiscendenti verso la Jugoslavia di Tito. Nel 75, con il benestare di Aldo Moro e Mariano Rumor, ai quali risparmio gli appellativi che meriterebbero, visto che sono morti, c è stato il grande e vergognoso tradimento... il Trattato di Osimo che ha regalato, senza ottenere niente in cambio, l intera Zona B a Tito. L Italia, che spesso io definisco madrematrigna, ha permesso anche questo. Con noi, al contrario, gente italianissima, si è dimostrata benigna offrendoci delle belle villeggiature in fatiscenti e malsani campi profughi e scadente cibo che consumavamo a malavoglia, per sopravvivere, nelle mense. Il resto è storia di oggi. Il 25 ottobre, a Duino, presente il ministro Tremaglia, è stata scoperta una lapide nello stesso luogo dove fino al 54 sorgeva il posto di blocco. La cerimonia è stata preceduta da una suggestiva e commovente fiaccolata. Il 26 ottobre è iniziato con l Alza Bandiera in piazza dell Unità. Alle 11 ha avuto luogo la cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria ai reggimenti San Giusto e Piemonte Cavalleria, che per primi entrarono a Trieste, nonché il conferimento delle medaglie d oro ai martiri del 53, alla presenza del ministro Gasparri, di autorità e di molti reduci del 54. Il 2 novembre le Comunità istriane hanno organizzato una breve cerimonia alla Foiba di Basovizza. Il 3 novembre è stata una giornata di grande festa, per l arrivo del presidente Ciampi, della consorte signora Franca e dei bersaglieri, i fanti piumati. Gli applausi per tutti sono stati generosissimi, interminabili, spesso uniti al grido di Viva l Italia. Quale spettacolo indimenticabile! La piazza dell Unità gremita, le navi da guerra Garibaldi, S.Giusto, Audace, il veliero della Marina Militare che tutto il mondo ci invidia, il glorioso A.Vespucci, che facevano da sfondo, la mostra dei mezzi militari sulle Rive, tutti presi letteralmente d assalto da grandi e piccini, l Ammaina Bandiera solenne e subito dopo l esibizione della fanfara dei bersaglieri. Il 4 novembre, per assistere alla cerimonia e alla parata militare, la gente è accorsa numerosissima. Quasi tutti i presenti avevano con sè il Tricolore. Applauditissimi sono stati i discorsi del Sindaco Di Piazza, del presidente della provincia Scoccimarro, del ministro della Difesa Martino, del vice-premier Fini. In quel luogo, in quella circostanza è apparso stonato il discorso del Governatore Illy. Battimani scroscianti hanno sottolineato il discorso del presidente Ciampi, il presidente della riscoperta del termine Patria, dell Inno Nazionale (che baldi giovanotti strapagati non conoscono ancora), del Tricolore. E seguita la parata militare durante la quale sono stati ammirati in modo particolare i carabinieri in alta uniforme, i corazzieri a cavallo, la corsa dei bersaglieri. Tutto mentre in cielo sfrecciavano elicotteri, aerei da combattimento e le sempre entusiasmanti Frecce Tricolori. Anche la giornata dl 4 novembre sì è conclusa con l Ammaina Bandiera solenne e con una grande festa in quella che io considero la più bella piazza del mondo: la piazza dell Unità d Italia, magnifica di giorno, con il mare che le fa da sfondo, splendida di notte, illuminata da uno sfolgorio di luci.

17 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 15 t25 ottobre, la fiaccolata a Duino. t26 ottobre, la cerimonia della consegna della cittadinanza onoraria. t2 novembre, benedizione alla Foiba di Basovizza. t3 novembre, arrivo dei Bersaglieri. Foto di Edoardo Fabbri t4 novembre, le Frecce Tricolori sorvolano l'amerigo Vespucci.

18 16 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre ma Gita di San Mauro Umberto Parma E diventata una tradizione ormai ultradecennale: lo scorso 3 ottobre infatti abbiamo festeggiato per la 51ma volta dopo l esodo il patrono di Isola, San Mauro. Il richiamo è stato indubbiamente forte, anche se siamo riusciti a completare soltanto quattro pullman. Dico soltanto perché in passato abbiamo avuto la fortuna di riempirne sino a sei: pensate a sei pullman di isolani in gita, con la voglia di divertirci e l allegria che ci ha sempre contraddistinto. E doveroso ricordare che all epoca di amici, conoscenti ed infiltrati ce n erano ben pochi. Oggi le cose purtroppo sono cambiate, e molto meno sono gli isolani, mentre amici, parenti ed infiltrati sono ormai la maggioranza. Ma nonostante tutto siamo riusciti a contagiare i partecipanti con la nostra simpatia ed allegria e, perché no, anche con l indimenticabile fiol d un cin e natatasso d un can! La giornata non era tra le più soleggiate, ma almeno non pioveva come il giorno precedente. La Santa Messa celebrata nella basilica di Grado ci ha commosso anche più degli anni passati, l entrata del celebrante e dei chierichetti è stata toccante come pure il grande coro accompagnato da vari strumenti musicali che ha dato prova di grande maestria suscitando nei presenti una grande emozione, tanto che sembrava quasi di essere presenti alla prima di un opera. Il parroco di Grado ha iniziato la S.Messa con un saluto agli isolani presenti, mentre in chiusura Mario Depase, a nome dell Associazione Isola Nostra, oltre a ricordare il nostro Santo Patrono, ha voluto ringraziare i celebranti e il coro. Poi, durante il ritrovo all Hotel Belvedere di Tricesimo, grande divertimento di tutti i partecipanti tra battute di spirito che si sprecavano, soprattutto durante l estrazione dei premi della lotteria gratuita. E doveroso ringraziare l organizzazione per i bei premi messi in palio, in particolare a quelle persone che all ultimo momento hanno offerto dei regali, come la Pelletteria Savino di piazza Ospedale a Trieste e la nostra concittadina Greolandia Chicco di Udine. Polke e mazurche l hanno fatta da padrone, stimolando anche i più arrugginiti ballerini a buttarsi nella mischia. La frenesia del ballo era tanto forte tanto che nessuno si è lamentato del mal di schiena e tutti gli acciacchi erano misteriosamente scomparsi. Come più volte abbiamo sottolineato, il servizio offerto dal ristorante Belvedere è tra i migliori in regione, sia per gli ampi spazi interni ed esterni sia per la signorilità, gentilezza e cortesia dei proprietari e del personale. All entrata, la torta con la colomba di Isola e la grande scritta Associazione Isola Nostra è stata oggetto di un tripudio di flash. Tantissimi hanno voluto fotografare quell enorme torta, immortalandola e facendosi riprendere accanto ad essa, sia per ricordare quei momenti sia per farla vedere a chi non era venuto e poter dire loro questa ce la siamo mangiata tutta noi! Esaurito il ricco menù, dato fondo ad un infinità di bevande e ballato sino ad esaurimento, con calma e tranquillità ci siamo avviati ai pullman per il ritorno. A questo punto è d obbligo rivolgere un grazie agli amici che si sono prodigati per la buona riuscita del nostro incontro e per l intenso lavoro prestato non solo quel giorno ma già da qualche mese prima. E per questo siamo riconoscenti a Olivo Colomban, Fabio Vascotto, Mario Depase, Gigi Carboni, Silvana Penzo e Pierina Bologna. Stanchi, ma con il sorriso ancora stampato sui volti, è iniziato il ritorno a Trieste, tra canti, battute e risate, complici ancora il vino e le grappe ammazzacaffè.

19 15 Dicembre 2004 ISOLA NOSTRA 17 A Loreto per la Madonna Picia Anna Maria Podgorni Sotto i raggi di un sole cocente, lo scorso 8 settembre si è celebrata come ogni anno la ricorrenza della Madonna di Loreto, per noi la Madonna picia. Una giornata da ricordare per la bella Santa Messa celebrata dal maggesano don Roberto Rosa davanti a numerosi devoti della Vergine Maria, ma anche per il tanto sole a cui era impossibile sottrarsi per la mancanza dei due grandi ippocastani che ombreggiavano lo spiazzo antistante la chiesa, abbattuti perché colpiti da una malattia delle piante. Noi isolani ricordiamo la data dell otto settembre anche per la grande scampagnata con merenda al sacco a far corona sugli invitanti prati color smeraldo attorno alla chiesetta, che ai nostri occhi pareva grandissima, pur avendo le misure della Santa Casa di Loreto. Nella piccola sacristia ancora le scritte ricordano i nomi e le date di nascita dei tanti isolani che prima di noi si sono recati a Loreto in quella giornata di festa religiosa e di amicizia. Dopo la Santa Messa, a nome di Isola Nostra, Mario Depase ha rivolto un saluto al parroco di Isola, don Andrej, e un ringraziamento a don Roberto per essere intervenuto con tanto fervore al nostro incontro, ed ha anche ricordato ai presenti la festa di un tempo, con le bancarelle con i bussolai colorati di rosso vicino ai dolciumi e ai giocattoli, che piacevano anche ai grandi. L allegria e la gioia di scambiare quatro ciàcole ha coinvolto tutti, e senza accorgerci ci siamo ritrovati al vicino Belvedere per un brindisi in compagnia. Con l auspicio di ritrovarci ancora più numerosi il prossimo anno in questa ricorrenza tanto sentita, che la Madonna ci benedica e ci protegga con il Suo Divino Manto. tloreto Partecipanti all'ultima processione torno i monti''; con l'esodo finirà anche questa antica tradizione. foto di Italo Franza

20 18 ISOLA NOSTRA 15 Dicembre 2004 ti complimenti all'artista da dirigenti di Isola Nostra. Nella sede di Isola Nostra La prima personale Dal 4 al 10 ottobre scorso, Isola Nostra ha ospitato nella sua sede la prima personale di Eddy Pugliese, artista triestino ma di origine isolana, che ha presentato oltre una ventina di quadri di grandi dimensioni. Opere elaborate con tecnica polimerica, per la cui riuscita ha impiegato diversi anni di approfondimento in un ritiro quasi spirituale, riuscendo così ad ottenere ciò che la sua fantasia artistica ha da sempre ricercato. Certo, Eddy è tuttora alla ricerca di quel suo io che ogni artista agogna di ottenere. Un ulteriore approfondimento darà certamente nuovo impulso al suo lavoro perché, come ognuno di noi sa, il nostro cervello ha bisogno come il pane, che si nutra di nuovi stimoli, nuove prospettive, nuovi orizzonti. E certamente il nostro amico cercherà di dare nuovi sviluppi e nuovi volumi al suo insaziabile estro artistico. AVVENIMENTI LIETI Un nuovo traguardo per Giuseppe Bossi: 101 anni Lo scorso 1 ottobre Bepi Bossi ha raggiunto la bella età di 101 anni. Nella lieta ricorrenza, tantissimi auguri dal figlio Mario con la moglie Livia, dal nipote Roberto, da parenti ed amici, dal personale e dagli ospiti della Casa di riposo Cinque Stelle e dall amica Viviana Vascotto. Un augurio particolare per il bellissimo traguardo raggiunto anche dagli amici di Isola Nostra. Ribellina Dapretto e Primano Vascotto Il 24 settembre 2004 abbiamo festeggiato felicemente i nostri 65 anni di matrimonio. Un traguardo raggiunto, forse mai sperato, con l affetto di tutti i nostri cari figli, nuore, nipoti, i cugini Edina e Nino, e tutti i nostri cari amici che ringraziamo di cuore. A Lynchburg, negli Stati Uniti, ha festeggiato la bella età di 95 anni Lucia Dudine, nella foto con in braccio l ultimo nato della famiglia: Christopher, figlio del nipote Dino. Tantissimi auguri dai figli Licinio, Mirella e Fabrizio assieme a tutti i nipoti e pronipoti.

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