NEL SEGNO CAPRICCIOSO DI BISON

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1 Isabella Reale NEL SEGNO CAPRICCIOSO DI BISON Disegni COPEttI ANtIquARI

2 Isabella Reale.andava schizzando or con la penna or con la matita, suggetti vari e capricciosi Giuseppe Rossi, 1845 Oserei dire che se, per ipotetica circostanza, andasse perduta tutta la produzione del Bison eccettuata la grafica, questa sarebbe sufficiente a darci la misura dell ingegno dell artista e a tramandarne il nome alle generazioni future. La comunicativa, la potenza stilistica e il fascino del suo eloquio lineare sono infatti pari, se non superiori, alla comunicativa, alla potenza stilistica e al fascino dell opera ufficiale ; di cui questi fogli costituiscono, inoltre, i lieviti indispensabili, le radici prime. Ed è perciò che li amiamo di più Aldo Rizzi, 1962 Perché se il Bison non aderisce al Neoclassicismo né strettamente al Romanticismo ciò avviene per un suo senso figurativo differente per cui ricorrere a precise categorie può risultare rischioso e al fine sviante, a meno di non accogliere una definizione di pittoresco, la più appropriata alla sua pittura sempre gradevole, spesso dilettantesca, fondamentalmente borghese Emerge in superficie il semplice gusto del gioco del pennello, il suo articolarsi agile nel divertimento dell artificio, sicchè ogni situazione, diciamo pure romantica, ma meglio sarebbe romanzesca, si ripropone come divertimento pittorico, rasserenata nella lievità del tocco, nel rabesco del disegno, nel brio dell improvvisazione. Non è cosa dipinge, ma come dipinge il Bison che lo distingue e lo solleva dalla pittura del suo tempo, e, ugualmente, ne fa un protagonista della pittura del suo tempo Franca Zava Boccazzi, 1971 San Gerolamo. Penna, inchiostro bruno, acquarello grigio, tracce di matita; mm 186x247 (particolare) GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison COPETTI ANTIQUARI 1

3 in copertina: Nereidi con delfino. Sanguigna; mm 208x312 COPETTI ANTIQUARI - Via Paolo Sarpi, UDINE - Tel GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison COPETTI ANTIQUARI 3

4 BISON, PITTORE E DISEGNATORE Era di mediocre statura, di forme regolari, d aspetto geniale; parlava volentieri e gustosamente, e con tono faceto e arguto, anzichenò. Liberale d animo e pietoso, castigato di costumi, non difficile alla collera, ma assai più facile alla mansuetudine e alla serenità. Nimico dell ozio, faceva conto degli stessi ritagli di tempo, e persino tra le tenebre della notte, al pallido lume delle lucerna, andava schizzando or con la penna or con la matita, suggetti vari e capricciosi. Questo vivace ritratto d artista curvo sul suo album da disegno fino a notte fonda, tramandato da Giuseppe Rossi, primo biografo di Bison, solo dopo un anno dalla morte del pittore, (G. Rossi, 1845, p. 170), evidenzia nell esercizio congenialissimo e indefesso della mano uno dei tratti caratterizzanti la sua personalità artistica. Disegno dunque come esercizio quotidiano, non tanto dal vero, o d après, seppure la pratica di riprodurre dalle stampe è accertata fin dagli esordi formativi, ma più spesso come libera espressione della fantasia figurativa, come appunto di memoria visiva, con una funzione esplorativa autonoma e una valenza espressiva primaria. Non solo inteso come esercizio preparatorio e preliminare all attività principale, ovvero la decorazione murale o la pittura da cavalletto, a tempera o a olio, ma il disegno per Bison costituisce un canale privilegiato a fermare il flusso ininterrotto dell immaginario poetico dell artista. Pittore e disegnatore quindi, come segnalato da subito sulla storiografia più avveduta, a partire da Antonio Morassi cui si deve il primo studio sistematico sull artista, già intorno al A definirne poi la personalità seguirono una mostra nel 1953 a Palmanova, sua città natale, nel 1940 una monografia di Carolina Piperata, frutto di una tesi di laurea all Università di Padova, e due anni dopo una mostra allestita a Roma da Alessandro Morandotti. Ma più sistematica e ampia appariva nel 1962, in occasione del bicentenario della nascita e nel più ampio e sistematico contesto di rilettura e delle nuove esplorazioni sugli antichi maestri di nascita friulana, la mostra voluta da Aldo Rizzi dal titolo Cento disegni del Bison, allestita a Udine nella Loggia del Lionello nel dicembre del Dunque l opera di Bison disegnatore come fulcro e chiave di lettura della sua intera produzione, chiamando a raccolta in tale occasione per la prima volta i suoi fogli dalle principali collezioni italiane, dai Musei milanesi, tra il Castello Sforzesco, Brera e la Galleria d Arte Moderna, agli Uffizi, dal Museo Correr di Venezia, a Bassano. Ma in questa prima mostra udinese anche il collezionismo privato ebbe un ruolo importante, come lo ha tutt oggi, nella fortuna dell opera di Bison; tra i collezionisti friulani di spicco, si contavano oltre che molte tra le più prestigiose famiglie nobiliari - ricordiamo una per tutte la collezione Cernazai, come noto andata in asta all inizio del Novecento- anche intenditori votati all arte di Bison in tempi più recenti, primo tra tutti il prof. Tito Miotti, di Tricesimo. Opere su carta di Bison si conservano anche nel Gabinetto disegni e stampe del Museo civico di Udine dove, acquisito già nel 1937, si conserva un vibrante Arcangelo Gabriele, a penna ed acquarello e lumeggiature in biacca, attestante una presenza che meriterebbe ben più spazio in considerazione dell attività friulana oltre che dei natali dell artista. Nel catalogo Rizzi, ponendo le basi per un analisi più ampia dal punto di vista storico e filologico del disegno di Bison, ne evidenziava la valenza di comunicazione privilegiata, rispetto al contesto della Annunciazione. Penna, inchiostro, acquarello bruno con tracce di matita; mm 369x254 (particolare) Paesaggio con ponte e campanile sullo sfondo. Matita; mm 245x182 (particolare) sua opera, ma anche rispetto al suo stesso tempo storico, in quanto in virtù della sua fedeltà ai canoni della tradizione decorativa veneziana, l artista aveva saputo far transitare oltre il livellante accademismo dell età Neoclassica, non senza aver sottoposto le sue strutture compositive alla luce del nuovo principio di chiarificazione, il gusto per il pittoricismo del maturo Settecento veneziano, con una propensione per l estro fantastico e trasfigurante, per il coup de theâtre, perpetuando tale tradizione nel nuovo sentire romantico. In tempi più recenti, gli studi di Franca Zava Boccazzi e di Rodolfo Pallucchini, e un più approfondita analisi della produzione artistica di transizione tra sette e ottocento nel panorama dell arte veneta, portarono a definire Bison come interprete esemplare della pratica accademica tardo-settecentesca. Dopo gli approfondimenti sulle opere triestine a firma di Franco Firmiani, e le pubblicazioni dei vari cataloghi ragionati di musei e collezioni che andavano rivelando ogni dove le opere di Bison, gli studi di Giuseppe Pavanello sulla decorazione tra sette e ottocento nel Veneto e in Friuli, la monografia di Fabrizio Magani, e in particolare la mostra su Giuseppe Bernardino Bison pittore e disegnatore, curata da Giuseppe Bergamini, Fabrizio Magani e Giuseppe Pavanello e allestita nella Chiesa di San Francesco a Udine, tra il 1997 e il 1998, hanno ampiamente rilevato la complessa personalità e la ricca opera dell artista: in questo contesto espositivo in particolare molti disegni inediti vennero offerti al pubblico anche grazie a una capillare indagine tra le collezioni pubbliche nord-americane a firma di Adelheid M. Gealt, che portava inaspettatamente alla luce la fortuna, anche grazie alle attribuzioni e agli studi di Gorge Knox, del segno capriccioso e pittoresco dell artista oltreoceano. Le opere di Bison infatti sono raccolte oggi nei principali musei europei e americani, dal Metropolitan Museum di New York, alla National Gallery di Washington, all Ermitage. TEMI E LINGUAGGI DELL IMMAGINARIO DI BISON Petit maitre, ma fino a un certo punto, Bison, a cavallo tra Sette e Ottocento, è testimone della caduta della Repubblica ma anche erede ultimo e convinto di una tradizione figurativa millenaria lungi da dissolversi di fronte al canone livellante del verbo Neoclassico. E anche un artista che raccogliere le nuove sfide del mercato, mettendosi sempre in gioco di fronte al rapido mutare del gusto, trasferendosi da Venezia alla nuova città emporiale Trieste, per celebrarne i nuovi miti mercantili, e ancora, anziano, di nuovo lo vediamo spostare armi e bagagli, anche per dare forse un nuovo opportunità al figlio, alla volta di Milano, approdandovi nel momento, e certo beneficiando, della piena affermazione di un gusto, quello romantico portatovi da un altro veneziano, Francesco Hayez. Bison, di fatto, rimarrà sempre fedele a se stesso, anche se sa abilmente introdurre nuove tematiche e sperimentare il nuovo, in quanto questa sua pittura di memoria, tutta intrisa di umori lagunari, transiterà, senza grossi scossoni, come un fiume carsico, ad alimentare nuovamente, in pieno ottocento, l orgoglio romantico della tradizione accademica veneziana. La sua arte è dunque all insegna dell eclettismo, della libertà, e non si pone nessuna limitazione, reinvesta e reinterpreta il tema dato e il linguaggio in voga, affermando di fatto il carattere individuale, soggettivo, della creazione artistica, anticipando il gusto romantico, anche nel suo filone più noir, non disdegnando goticismi e stregonerie, ma anche scene di genere d impronta realistica e popolare. L eredità della decorazione tiepolesca e della grande maniera settecentesca, della scena storica e mitologica, viene combinata recependo alcuni dettami del moderno classicismo di fine secolo, anticipando lo stile poi diffuso da Giuseppe Borsato e Giambattista Canal, a Venezia e in terraferma, alternando figurazioni allegoriche dal tocco vivace, a partiture monocrome, al finto rilievo, al gusto per le candelabre, prelevando di volta in volta dall Antico, ma tutto re-interpretando con un gusto capriccioso, aggiungendovi presenze nate dal gioco immaginifico, animaletti, brani di natura, e soprattutto piegando figure e paesaggio a una pittura di tocco compendiaria e veloce. Altro campo prediletto è la pittura di paesaggio, di evasione arcadica, rovinistica, dipinta come finto quadro sulle pareti, senza dimenticare il piacere della scenografia e la prospettiva architettonica, raccogliendo in questo campo l eredità decorativa del secondo Settecento, da Andrea Urbani e Francesco Chiarottini. All interno del caleidoscopico repertorio da ornatista che caratterizza la decorazione ad affresco come la pittura da cavalletto a olio e a tempera di Bison, e anche quando è alle prese con la decorazione per il teatro, il paesaggio ha un posto sicuramente di primo piano, inteso come una scena dove quinte frondose, 4 COPETTI ANTIQUARI GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison COPETTI ANTIQUARI 5

5 speroni di roccia, casupole, manieri e torrioni, ponti sospesi si articolano come in un fondale teatrale, nel cui contesto ritroviamo gruppi statuari, rovine e macchiette, per lo più viandanti e armenti, o piccole scene di gusto villereccio. I riferimenti spaziano dalla scena arcadica e dalle luminose tempere di Marco Ricci, ai paesaggi di Zais, Zuccarelli, mentre i capricci rielaborano motivi tratti da Carlevarijs e Pedon, senza dimenticare ovviamente Piranesi, analogamente per quel che succede nel campo della veduta, debitrice delle inquadrature veneziane di Canaletto così come, nella figura, dei repertori tiepoleschi divulgati sempre attraverso le stampe. Il capriccio inscena una natura ideale, popolata da antiche vestigia, ruderi, e questo regno dell immaginario evoca architetture gigantesche, sarcofagi, statue barocche o romane, debitrici da una parte della tradizione tardo secentesca sia delle esasperazioni dimensionali e architettoniche piranesiane. Inquadrate attraverso l occhio di Canaletto fissato dalle incisioni di Vicentini e da Brustolon, nelle vedute veneziane la punta di pennello di Bison delinea le leggere increspature delle onde, risolvendole con una ritmica e vibrante sequenza disegnata, sulla scia delle gondole e dei burchielli, e sempre i punta di pennello, fa nevicare sulle Venezie canalettiane, irrorandole di una luce grigiastra e diffusa, anche nel piccolo formato ad uso boudoir, per ogni tasca e per il piacere di ogni occhiale in cerca di finezze miniaturistiche. Le figure, e in particolare le teste, sono variazioni derivate da Tiepolo, ma anche riprese da Rembrandt, attraverso le incisioni di Francesco Novelli tratte dalle raccolte veneziane del collezionista Anton Maria Zanetti, così come i repertori di ambientazione popolare evocano la tradizione di Pietro Longhi rivista attraverso Francesco Maggiotto e divulgata sempre a mezzo stampa. La vita dei contadini, che tanto divertiva il nobile villeggiante messo in scena dalle commedie goldoniane, spaziando tra interni rustici, e riprese neo olandesi nelle scene di osteria, è rappresentata dai bivacchi, dalle feste contadine, sempre sull onda del revival del gusto che le riprese a stampa rinfocolavano nell approccio, doverosamente nordico, al genere. Se il fondale paesistico delle sue composizioni va assimilandosi, anche per l artificiosità dei lumi e la tavolozza acida, a una sorta di tappezzeria, e le figure che lo popolano recitano un ruolo come comparse teatrali, il mondo figurativo di Bison riflette di fatto il gusto per una natura pittoresca, d invenzione, dove per un attimo rivivono le figure del passato, evocate dalla nostalgia di un tempo irrimediabilmente perduto, per una sorta di ultimo sogno ad occhi aperti. ANCORA NUOVI SOGGETTI VARI E CAPRICCIOSI DI BISON Nella decorazione, e ancora più nel disegno, l estro di Bison sa liberare energie nascoste che la pittura non avrebbe potuto permettere, rivelandosi di fatto, come già avvertiva Zava Boccazzi, come il più libero e immediato mezzo espressivo per chi voglia addentrarsi nell immaginario vorticoso dell artista (F. Zava Boccazzi 1973, p. 236). E un collezionismo colto e raffinato ha riservato una particolare attenzione alla sua opera grafica, che la critica ha concordemente ritenuto espressione tra le più abili e raffinate nella storia del disegno a Venezia. Ma ancora, e questa mostra ce lo conferma, molti fogli restano da scoprire e molti inediti vengono qui offerti per la prima volta al pubblico. Firmati spesso uno ad uno, con un probabile intento mercantile che ci fa presupporre che la gran parte di questa produzione ci orienti verso l ultimo periodo della sua attività, alcuni possono essere anche intesi come album repertoriale per eventuali committenze pittoriche, altri hanno un carattere più intimo e quasi sperimentale, o meglio, capriccioso. Da questa silloge significativa emerge pienamente l ampia varietà oltre che di tematiche anche di linguaggio grafico: si passa dal colore a tempera, ai tocchi d acquarello, a macchia, si punta sul contrasto con i toni della carta scelta, fino al tratto esile a inchiostro sul foglio bianco, spaziando tra schizzo e disegno finitissimo, e dalla lumeggiatura, al tratteggio, la linea si contende lo spazio del foglio con il colore, ma anche divaga con una continuità ondulante, da sismografo, senza mai staccare la penna dal foglio. Alcuni disegni sembrano proprio opera di un rabdomante che stia evocando immagini dal profondo della sua psiche, e a questa sorta di raptus ci fa pensare in particolare la straordinaria compresenza di motivi del disegno con una figura femminile dal copricapo orientale, una sorta di sibilla attorno alla quale si materializzano volti di vecchi, di putti, teste di capra, di caprone, di cavalli, che si sovrappongono a esili segni fluttuanti di figure sospese, fermando un campionario di immagini e di segni di libera associazione Sibilla, studio di teste, figure e animali. Penna, inchiostro bruno; mm 215x355 (particolare) repertoriale, di estrema sconcertante modernità per il segno che genera se stesso a sua volta generando immagini del tutto scollegate nello spazio e nel tempo, che solo il ritmo della mano tiene insieme. Un altro divertissement ammiccante è il disegno con un gruppo di amorini fluttuanti nel bianco del foglio, tra nuvolette e colombe, di una materia luminosa pulsante di ritmo e movimento, e pronti a dissolversi come le nuvole, qualora il tratto svirgolato come per incanto venga sfilato via da un capo, dipanando il groviglio segnico della matassa lineare. E ancora dal sogno arcadico si materializzano le scene pastorali, con l attraversamento del guado e la mucca, con le zampe immerse nell acqua trasparente, che ci guarda mite, come da una parete di una villa di campagna, tra delicati tonalismi di terre e bruni. Un paesaggio idillico che si anima di antiche rovine, di statue, e ancora inscena un attraversamento sul ponte di buoi e pastori, riassumendo il gusto per questo genere proprio di Bison: una scenografia composta da due statue paludate contrapposte a un alto sarcofago, come quinte laterali, tra cui la vita quotidiana degli armenti e dei pastori scorre indifferente, illuminata da abili tocchi di luce. Un sogno popolato anche dal mito che genera divinità fluviali, classicheggianti, con ninfe intente a suonare il flauto, che ci parlano di una perduta età dell oro, così come le soffici e morbidezze dei nudi delle Nereidi, pronte anch esse ad animare qualche soffitto di palazzo o villa per le occasioni più mondane. Altre figure ci riportano sulla terra, ancora alla storia antica, come il dialogo tra il soldato e il filosofo, dove ancora echeggia l esempio di Salvator Rosa anche grazie alla fortuna delle sue incisioni, o il gruppo di sacerdoti di evocazione biblica, mentre un osservazione più naturalistica fissa un gruppo famigliare, raccolto forse all interno di un imbarcazione. Ma, di contro alla rigida stilizzazione della testina di una probabile imbronciata divinità classica, c è spazio anche per l osservazione del vero dell espressione, ad esempio nello teste di anziana di profilo, veri studi di carattere che portarono Bison anche a osservare e riprodurre i costumi popolari, anticipando un attenzione al genere che solo il pieno romanticismo porterà alla ribalta artistica. Un appunto dal vero ci sembrerebbe anche lo straordinario scorcio paesistico, tratteggiato morbidamente a matita, nel quale svetta il profilo di un campanile alla sommità di un colle, tra alberature affini per immediatezza e tecnica di ombreggiature a tratteggio al paesaggio con pioppi pubblicato da Aldo Rizzi (1962, p. 66, n. 84) avente le stesse misure e quindi probabilmente appartenente allo stesso album già conservato presso gli eredi dell artista, datato al 1831 e composto da 22 fogli. Una parte importante nell immaginario di Bison è occupata dagli schizzi di architettura, come qui esemplificato dallo straordinario capitello composito, non propriamente canonico, di gusto manieristico 6 COPETTI ANTIQUARI GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison COPETTI ANTIQUARI 7

6 ELENCO DELLE OPERE Paesaggio monocromo con pastore e statua classica. Penna, inchiostro bruno, tocchi di gessetto bianco, su carta nocciola; mm 280x385. Bibliografia: inedito Paesaggio con ponte e campanile sullo sfondo. Matita; mm 245x182. Firmato in basso a destra. Bibliografia: inedito Paesaggio con animali e pastore al guado. Tempera su carta; mm 425x282. Bibliografia: inedito San Gerolamo. Penna, inchiostro bruno, acquarello grigio, tracce di matita; mm 186x247. Siglato a penna al verso B. Bibliografia: inedito San Gerolamo nel paesaggio. Penna, inchiostro bruno, tracce di matita; mm 268x210. Firmato in basso a destra. Timbro in basso a sinistra AM, indicante la provenienza della collezione di Antonio Morassi, primo studioso di Bison. Provenienza: A. Morassi. Restauro Paesaggio monocromo con pastore e statua classica. Penna, inchiostro bruno, tocchi di gessetto bianco, su carta nocciola; mm 280x385 (particolare) ed eclettico, contraddistinto da una delicata protome avvolta da ghirlande, abilmente macchiato, che si apparenta, anche per l analogo timbro indicante la collezioni di provenienza apposto nell angolo inferiore sinistro, allo studio di architetture esposto alla mostra udinese del 1996, il cui movimentato intreccio di sculture e rilievi è fissato come una vera e propria pagina pittorica grazie all uso dell inchiostratura che vivacizza l impostazione ortogonale di una parete in cui si distingue il particolare di un portale con il timpano curvo e la finestra caratterizzata da un fitto ornato (F. Magani 1996, p. 221, n. 54), un disegno che Magani data, per la rapidità del segno e le bilanciate vibrazioni fra tratto e macchia, all inizio del quarto decennio dell Ottocento. Una parte per il tutto, una sorta di incipit, che rende dunque l idea, il principio compositivo per la definizione plastica di uno spazio più complesso, così come il fregio doppio dall esemplare compendio di elementi decorativi ispirati alla classicità, dove temi di ornato architettonico, vegetale, si mescolano a putti e ovali, o il prospetto di loggia con due figure che si affacciano, vero e proprio omaggio all architettura veneta cinquecentesca. Anche la tematica religiosa è qui rappresentata, attraverso le frequenti figure immerse in preghiera e in meditazione, tra cui i santi eremiti, come il frate davanti al teschio ritagliato in uno schizzo velocissimo di tre quarti, concentrato sul memento mori. Altri santi vivono come antichi filosofi immersi nella natura, memori di Magnasco, o della pittura seicentesca: la frequente immagine di San Girolamo semidisteso, dalla sofferta anatomia, accanto a un mansueto leone, si apparenta, per la posa del tutto similare, al San Girolamo tratteggiato in matita nell album Scaramangà di Trieste (Magani 1996, p. 61 n. 12). Una figura sempre in relazione segnica con lo spazio circostante, come nell altro dei fogli dedicato al santo eremita qui presentati in mostra, già appartenente all illustre studioso di origine goriziana, nonché primo studioso dell opera di Bison, Antonio Morassi. Accanto alla figura esile di un San Giovanni con le mani giunte in preghiera, anche una composizione pensata forse per una pala d altare con l Annunciazione, con lo splendido Angelo librato in diagonale, emulo di Sebastiano Ricci, che stende la sua ala protettrice sulla figura inginocchiata della Madonna, angelo che si ritrova in tutto simile a quello che campeggia nel Sacrificio di Isacco, una tempera su cartone pubblicata da Magani nel 1993 (Il Sacrificio di Isacco, tempera su cartone, cm. 61x46, in F. Magani 1993, pp. 72, 73). Anche da questa piccola raccolta di fogli dunque, emerge, al di là dei temi e della varietà delle invenzioni, e oltre il fascino unico di carte e album che ci rivelano la prima idea, il rapido passaggio dalla visione all immagine, tutta la facilità e felicità del segno di Bison, un segno che come la sua arte, prende forme diverse, tutto sperimentando, forte di quell accademia che, secondo i più antichi precetti, nell esercizio dello stilo vede i fondamenti dell arte stessa, un accademia gravida di memorie e cultura, ma che qui, in particolare, deve fare i conti con un estro bizzarro, con il gusto per la variazione, per l effetto teatrale, per il capriccio, che tutto spiazza, luoghi e tempi, per fare posto all interpretazione, al nuovo che avanza. Annunciazione. Penna, inchiostro, acquarello bruno con tracce di matita; mm 369x254. Bibliografia: inedito Tre sacerdoti conversanti. Penna, inchiostro bruno, tracce di matita; mm 194x147. Bibliografia: inedito San Giovanni Battista. Penna, inchiostro bruno, tracce di matita; mm 242x192. Timbro. Provenienza: collezione Della Bella San Francesco. Penna, inchiostro bruno, tracce di matita; mm 178x150. Timbro. Provenienza: collezione Della Bella Gruppo di viandanti. Penna, inchiostro bruno, matita; mm 189x142. Firmato in basso a destra. Iscrizioni N. 24 C. S. Varni. Provenienza: collezione Santo Varni, n. 24 Archimede e soldato. Penna, inchiostro bruno, tracce di matita; mm 198x137. Siglato in basso a sinistra B. Bibliografia: inedito Nereidi con delfino. Sanguigna; mm 208x312. Bibliografia: A. Rizzi Disegni del Bison, Del Bianco ed., Bologna 1976, pag. 38 n. 139 Divinità fluviale e ninfa nell atto di suonare il piffero. Gesso nero e sfumino, tocchi di gessetto bianco, su carta nocciola; mm 205x272. Firmato in basso a sinistra. Bibliografia: inedito Studio di amorini. Penna, inchiostro tracce di matita; mm 181x256. Firmato in basso a destra. Bibliografia: inedito Sibilla, studio di teste, figure e animali. Penna, inchiostro bruno; mm 215x355. Sul retro disegno con l Angelo custode Progetto architettonico con due figure al balcone. Penna, inchiostro bruno, tracce di matita, tocchi di acquerello, bruno, rosa, azzurro; mm 276x122. Bibliografia: inedito Studio di capitello. Penna, inchiostro, acquarello bruno; mm 134x102. Firmato in basso a sinistra. Timbro. Provenienza: collezione Della Bella. Bibliografia: inedito Fregi architettonici. Penna, inchiostro bruno; mm 173x153. Due timbri. Provenienza: collezione Della Bella Due teste di vecchia con fazzoletto. Penna, inchiostro, acquarello bruno; mm 180x145. Bibliografia: inedito Testina femminile. Penna, inchiostro bruno; mm 132x91. Bibliografia: inedito 8 COPETTI ANTIQUARI GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison COPETTI ANTIQUARI 9

7 Biografia GIUSEPPE BERNARDINO BISON (Palmanova, 16 giugno Milano, 28 agosto 1844) Ultimogenito di Giovanni Battista, originario di Castelfranco, e di Angelina Granelli, veneziana, venuti in Friuli probabilmente per dedicarsi alla lavorazione della lana, si trasferisce giovanissimo a Brescia dove con la guida di Girolamo Romani apprende il disegno e da Saverio Gandini la geometria. Verso l ottavo decennio è a Venezia, dove è avviato all arte della decorazione murale dall ornatista Giovanni Antonio Zanetti e documentato dal 1779 all Accademia alla scuola di Costantino Cedini, professore di pittura e scultura dal 1775, esercitandosi nello studio dell antico nelle sale della galleria Farsetti. Esordisce come decoratore affiancando l architetto Giannantonio Selva a Ferrara (1787), lo scenografo Antonio Mauro III a Padova, dove decora Palazzo Maffetti Manzoni. Realizza dieci portelle copricamino per il castello del Catajo di Battaglia Terme (Padova) su commissione di Tommaso degli Obizzi, quindi è richiesto come ornatista a Treviso, dove decora verso il 1796 il casino dei Soderini su progetto di Selva, oltre che a Venezia, e nell ultimo decennio del Settecento collabora come ornatista con Cedini e Selva intervenendo in vari palazzi veneziani tra cui Palazzo Dolfin Manin. In particolare nel trevigiano tra il decora villa Raspi a Lancenigo con figurazioni di gusto scenografico ispirate alle regioni d Italia, Villa Spineda a Breda di Piave con eroi e divinità, e su commissione sacra affresca le Chiese di Venegazzù e l Oratorio Bragadin di Ceggia (Portogruaro). Raccogliendo l eredità e l impegno decorativo di prospettici e paesisti come Andrea Urbani e Chiarottini, Bison esibisce un ampio repertorio tematico che spazia dalle figurazioni allegoriche di gusto neo cinquecentesco, a repertori classicistici, paesaggi arcadici, con scene pastorali, rovine, a ornati con putti e ghirlande di ripresa raffaellesca, specializzandosi in originali arabeschi composti da animaletti e motivi vegetali. Tale repertorio si riscontra oltre che nell affresco anche nella parallela pittura da cavalletto, a olio o a tempera, oltre che nell intensa attività disegnativa. Nel 1792 a Venezia sposa Elisabetta Vallotto, da cui ha due figli. Nel 1803 è attivo a Trieste, dove interviene nella decorazione di Palazzo Carciotti su progetto di Matteo Pertsch con episodi tratti dall Iliade in finto bassorilievo di richiamo neoclassico. Decora a partire dal 1805 il Palazzo della Borsa, con allegorie esaltanti nella volta della Gran Sala le attività emporiali, interpretando i gusti della ricca borghesia mercantile triestina. Nel 1807 realizza la decorazione del palazzo del Provveditore a Zara, andata distrutta come quella per il teatro Bandeu a Gorizia ( ) secondo le fonti imperniata su illusionismi prospettici. Persi anche i suoi interventi per il palazzo Sirstat a Lubiana e per la villa dell amico pittore Giuseppe Tominz a Gradiscutta. Dal secondo matrimonio con una donna di Zara nasce nel 1809 il figlio Giuseppe, anch egli pittore. Svolge un intensa attività di scenografo e costumista per il Teatro di Trieste, progettando apparati celebrativi, disegnando scorci di luoghi e costumi triestini litografati per il tipografo Degenhart. Si unisce in matrimonio con la triestina Giuseppina Reaviz nel Nel 1824 in qualità di Pittore di bella immaginativa e di spiritosa esecuzione viene nominato socio onorario all Accademia veneziana. Nel 1831 si trasferisce a Milano, con il figlio, attratto dalla vivacità artistica e dal fervore del collezionismo e delle mostre, dove figura tra gli espositori delle mostre di Brera. Realizza varie vedute della città e continua la sua attività da cavalletto, replicando paesaggi e vedute di Venezia, in ossequio alle richieste dal mercato, ma anche moderne vedute della vita cittadina milanese. Bibliografia essenziale Giuseppe Rossi, Giuseppe Bison Cosmorama pittorico, a.xi, n , p. 170; A. Morassi, Giuseppe Bernardino Bison e il suo soggiorno a Trieste, tra il 1802 e il 1831, in Archeografo Triestino XLIV ; C. Piperata, Giuseppe Bernardino Bison, Padova 1940; Aldo Rizzi, Cento disegni del Bison, cat. d. mostra, Udine 1962; F. Zava Boccazzi, Gli affreschi del Bison in Arte Veneta XXII, 1968, pp ; A. Rizzi, Disegni del Bison, Del Bianco ed., Bologna, 1976; F. Firmiani, Le pitture (Giuseppe Bernardino Bison e la decorazione degli interni) in Il Palazzo della Borsa Vecchia di Trieste. Arte e Storia , Trieste 1981; F. Magani, G.B. Bison, Soncino 1993; F. Magani, G. Pavanello, I disegni di Giuseppe Bernardino Bison dell Album Scaramangà di Trieste, Trieste 1996; A. Delneri, L estro bizzarro di Giuseppe Bernardino Bison, cat. d. mostra, Gorizia COPETTI ANTIQUARI GIUSEPPE BERNARDINO BISON Nel segno capriccioso di Bison

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