storia del 900 per la scuola di base a cura di Daniela Givogre e Riccarda Viglino

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1 storia del 900 per la scuola di base a cura di Daniela Givogre e Riccarda Viglino

2 LA CONQUISTA DELLO SPAZIO Cronologia: 1926: gli Americani lanciano nello spazio il primo razzo a combustibile liquido 4 ottobre 1957: i Russi mettono in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik I. 3 novembre 1957: i Russi mandano in orbita un essere vivente: la cagnetta Laika 12 aprile 1961: Juri Gagarin, il primo uomo nello spazio a bordo della Vostok 1 20 luglio 1969: l allunaggio sulla Luna di tre cosmonauti a bordo dell Apollo : la missione Pathfinder su Marte L IMPRESA DI JURI GAGARIN Juri Gagarin fu il primo astronauta della storia, il primo uomo che portò a compimento un volo spaziale attorno alla Terra. La sua missione venne realizzata il 12 aprile Gagarin venne lanciato alle 9,07 (ora di Mosca) dal cosmodromo di Baikonur a bordo dell astronave Vostok 1. Entrò in orbita compiendo un giro attorno alla Terra; dopo 78 minuti di volo accese i retrorazzi che frenarono la corsa dell astronave e la portarono sulla traiettoria del rientro. Secondo le fonti sovietiche l astronauta rimase all interno della capsula che scese dolcemente sulla terraferma per mezzo del paracadute; in base alle fonti americane invece l astronauta venne catapultato dalla capsula e discese con un proprio paracadute. L atterraggio avvenne alle 10,55. L impresa di Gagarin dimostrò che l uomo era in grado di resistere alle intense sollecitazioni della partenza e del rientro e all ambiente dello spazio extraterrestre. Gagarin morì il 27 marzo 1968 precipitando durante un volo di addestramento con un aeroplano. In sua memoria in Russia è stato dedicato il centro di addestramento dove si preparano i cosmonauti prescelti per le missioni spaziali. Per altre informazioni

3 In questo brano è lo stesso Gagarin a narrare la sua esperienza nello spazio: Cominciai a ricevere gli ordini relativi al lancio. E finalmente il direttore di volo ordinò: - Partenza!- Al che risposi: - Andiamo! Tutto funziona normalmente. Mi sento bene. Il mio sguardo cadde sul quadrante del cronometro: le lancette segnavano le 9 e sette minuti, tempo di Mosca. Udii un sibilo, poi un rombo sempre più alto, sentii che il missile gigante vibrava da cima a fondo violentemente e che lentamente, molto lentamente, si staccava dalla rampa di lancio. Il rumore, per la verità, non era molto più assordante di quello che si deve sopportare nella carlinga di un aereo a reazione, ma qui si traduceva in risonanze musicali e timbri così particolari che nessun compositore avrebbe potuto riprodurli né con l impiego di strumenti musicali né con la voce umana. I potenti motori del missile sembravano inventare una musica del futuro forse ancora più commovente e più bella delle più grandi opere del passato. Poi cominciarono a farsi sentire i sovraccarichi. Una forza irresistibile mi appiattiva contro la poltrona, inclinata con un certo angolo per ridurre il peso enorme che mi schiacciava. [...] Quando il missile ebbe superati gli strati densi dell atmosfera, il cono protettivo che ne ricopriva la testa fu espulso automaticamente e dagli oblò mi apparve, lontanissima la superficie della Terra. In quel momento il Vostok sorvolava un largo fiume siberiano e ne distinguevo nettamente gli isolotti coperti d alberi, illuminati dal Sole. - Com è bello! Il grido m era sfuggito dalle labbra [...] La nave cosmica aveva raggiunto la sua orbita nella larga strada del cosmo e adesso, finiti i sovraccarichi, mi trovavo nello stato di imponderabilità. [...] Dagli oblò vedevo le nuvole e le loro ombre leggere proiettate sulla lontana e cara Terra [...] il cielo era nero, pieno di stelle, come un campo arato e seminato di fresco. Le stelle, brillanti e pure, mi facevano pensare ai chicchi di grano. Anche il sole aveva un suo straordinario splendore e non si poteva guardare ad occhio nudo, nemmeno socchiudendo le palpebre. Dal mio posto di osservazione lo vedevo splendere decine, e forse centinaia di volte di più che sulla Terra. Era più accecante del metallo fuso che avevo lavorato in fonderia. Di tanto in tanto per attenuare la violenza della sua luce, ero costretto a chiudere gli schermi protettivi degli oblò. [...] Naturalmente non guardavo soltanto il cielo ma anche la Terra. Com era la superficie delle acque? Come una macchia scura dai riflessi cangianti. Era percepibile la rotondità della Terra? Nel modo più netto. Guardando verso l orizzonte, ero colpito da un violento contrasto tra la superficie chiara della Terra e la nera profondità del cielo. E bellissima la Terra con la sua ricca gamma di colori. La vedevo circondata da un aureola azzurra. [...] Dagli apparecchi di bordo seppi che il Vostok si trovava rigorosamente sull orbita prestabilita e stava per sorvolare la zona inferiore del pianeta attualmente non rischiarata dal Sole. Il passaggio dalla luce alle tenebre fu improvviso. In un attimo mi trovai a volare nel buio. Probabilmente stavo attraversando l oceano perché non vedevo più niente in basso, nemmeno la polvere dorata delle città illuminate. Da Juri Gagarin, La via del cosmo, Editori Riuniti, Roma, in Celestino Caramello, Aldo Giudice, Chiara Lasi, L Europa e l Italia di ieri e di oggi, Paravia, Torino 1969

4 Analizzo: chi è stato il primo uomo in orbita nello spazio? quel era la sua nazionalità? dove avvenne il lancio della navetta? Quando? quanto tempo durò il volo? che cosa vide l astronauta dalla navetta mentre sorvolava la Terra? quali furono le sue osservazioni sul Sole? perché ad un certo punto si trovò a volare nel buio? che cosa dimostrò l impresa di Gagarin? L UOMO SULLA LUNA Il 16 luglio 1969 dal Centro Spaziale di Cape Kennedy, in Florida, si assistette al lancio dell Apollo 11 che avrebbe portato per la prima volta due uomini sul suolo lunare. L equipaggio era composto da tre astronauti: Neil Armstrong, comandante della missione, Edwin Aldrin, pilota del Modulo Lunare Eagle e Michael Collins, pilota del modulo di comando Columbia. Alle 15,27 del 20 luglio ebbe inizio la fase finale del volo per la Luna: Armstrong e Aldrin presero posto nella cabina di Eagle e si prepararono per l allunaggio. Dopo dieci minuti di volo sul modulo Eagle, Armstrong e Aldrin cercarono il luogo prefissato per l allunaggio, ma quello che videro non coincideva con quanto si aspettavano: invece di una liscia pianura avevano di fronte un vasto cratere che richiese loro di sostituirsi ai comandi automatici ed allunarono usando il controllo manuale. Alle 4,17 del 20 luglio 1969, ora di Houston, la voce di Armstrong raggiunse la base spaziale: «Qui Base della Tranquillità. Eagle è atterrato». I due astronauti scesero sul suolo lunare ripresi da una telecamera che permise a tutto il mondo di assistere al primo passo di Neil Amstrong sulla Luna. RAaccolsero alcuni campioni di terreno e piantarono la bandiera americana; dopo quasi tre ore di permanenza sulla Luna risalirono sulla Eagle e ritornarono sull Apollo 11, alle ore 23,40. Alle 3,26 ora italiana il Modulo Lunare venne sganciato dall Apollo 11 e abbandonato nello spazio. Alle 19,50 la capsula con a bordo i tre astronauti era di ritorno sulla Terra e si tuffava nell oceano vicino a Honolulu, a circa 20 Km dalla portaerei Hornet.

5 Il documento che segue è la trascrizione del dialogo radiotrasmesso tra gli astronauti e il centro di Houston. Armstrong: - Sono ai piedi della scala. I piedi del LEM sono affondati nella superficie soltanto di tre o quattro centimetri circa. Benché la superficie sembri essere di grana molto fine, come uno si avvicina. è quasi come una polvere. Qui e là è molto fine. Sto per scendere dal LEM. E un piccolo passo per l uomo, ma un passo gigante per l umanità. Come la superficie è molto fine e polverosa! Posso, posso raccoglierla abbastanza bene col mio tacco. Aderisce in sottili strati alla suola e ai lati dei miei stivali come polvere di carbone. Affondo solo per una frazione di centimetro, forse per otto millimetri. Ma posso vedere le impronte dei miei stivali Houston: - Neil, qui Houston. Ti registriamo. Armstrong: - Non sembra che ci sia difficoltà nel muoversi qui intorno, come pensavamo. E forse anche più facile delle prove a un sesto di gravità che abbiamo eseguito nei simulatori a Terra. Non c è effettivamente alcun problema del camminare. Il razzo di discesa non ha scavato alcun cratere. E circa a trenta centimetri dal suolo. Buzz, siamo pronti a portar giù la telecamera. Aldrin: - Sono pronto. Penso che tutto sia a posto Sembra che venga fuori bene e senza difficoltà. Armstrong: - E molto scuro qui all ombra e mi è un po difficile vedere se ho un buon appoggio. Mi sposterò verso la zona illuminata dal Sole Houston: - Va bene, Neil, ti sentiamo forte e chiaro. Vediamo che scatti delle foto e che prendi il campione d emergenza. Armstrong: - E interessantissimo. La superficie è molto morbida, ma qua e là, quando la premo con il raccoglitore, la trovo molto dura. Cercherò di prendere una roccia. Aldrin: - Sembra bellissima da qui, Neil. Armstrong: - Ha una sua selvaggia bellezza, tutta particolare. E come uno degli alti deserti degli Stati Uniti. E differente ma è molto bello qui fuori. Stai attento che molti campioni di roccia dura sembrano avere vescichette sulla superficie. Ne sto guardando uno che sembra presentare qualche forma di cristallizzazione. Aldrin: - Neil sta ora scoprendo la targa. Houston: - Va bene. Vi vediamo da lontano. Armstrong: - Per coloro che non l hanno letta, leggeremo la targa che è sul supporto frontale di atterraggio del LEM. Ci sono due emisferi, ognuno dei quali mostra uno dei due emisferi della Terra. Sotto sta scritto: Qui l uomo venuto dal pianeta Terra pose il piede sulla Luna. Luglio 1969, A.D. Siamo venuti in pace per tutta l umanità. Da Senza frontiere, classe quinta, Casa Editrice Testi Elementari, Milano, Marzo 1979

6 LE PAROLE DI PAPA PAOLO VI E DI GIUSEPPE SARAGAT SULL AVVENTURA LUNARE Il Papa, parlando ai fedeli dal balcone di Castelgandolfo dice che è un giorno grande per l umanità. Ma mette in guardia dal pericolo che l uomo diventi schiavo del sistema di vita tecnocratico. Nell ebbrezza di questo giorno fatidico, continua Paolo VI, vero trionfo dei mezzi prodotti dall uomo per il dominio del cosmo, noi dobbiamo non dimenticare il bisogno e il dovere che l uomo ha di dominare se stesso. Ancora vi sono guerre che si combattono sulla Terra, ricorda il Papa: nel Vietnam, in Africa, nel Medio Oriente. La fame ancora affligge intere popolazioni. Possa invece, conclude Paolo VI, il progresso, di cui oggi festeggiamo una sublime vittoria, rivolgersi al vero bene, temporale e morale, dell umanità. Il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat esprime la gratitudine dell Italia verso il popolo americano, formato dagli innumerevoli immigrati provenienti da tutti i paesi, che ha dato all umanità una così grande vittoria e che ha democraticamente accettato, per la vittoria o per la sconfitta, la testimonianza del mondo intero. Saragat ricorda poi quanti nel tempo hanno reso possibile questa impresa, primo fra tutti Galileo Galilei. E aggiunge: Possa questa vittoria essere auspicio per una vittoria ancora più grande: la conquista definitiva della pace, della giustizia della libertà per tutti i popoli della Terra. Da Denis Mack Smith, L ITALIA del 20 SECOLO, dal 1951 al 1970, Rizzoli, volume 4, 1977 Spunti per la ricerca: cerca informazioni sugli studi effettuati da Galileo Galilei relativi allo spazio il Presidente Saragat ricorda che il popolo americano è formato da immigrati provenienti da molti paesi, tra cui anche l Italia: cerca informazioni sui fenomeni di emigrazione transoceanica dal nostro Paese, precisandone i periodi e le cause determinanti. Non sempre le missioni spaziali si sono concluse nel migliore dei modi. Uno degli ultimi avvenimenti che ha scosso l opinione pubblica e ha posto numerosi interrogativi sulla sicurezza dei voli spaziali è quello accaduto a febbraio del Riportiamo l articolo del 1 febbraio 2003 che tratta il triste avvenimento tratto da Repubblica.it

7 L INCIDENTE DELLO SHUTTLE La tragedia in fase di atterraggio, la navetta si è disintegrata Bush: "Ma il nostro viaggio nello spazio continuerà" Texas, esplode lo Shuttle Morti i sette astronauti La Nasa: "Programma sospeso fino al chiarimento delle cause" Escluso l'attentato: "Erano troppo in alto per essere colpiti" WASHINGTON - La navetta spaziale Columbia si è disintegrata in volo. Un'esplosione di cui ancora non si conoscono le cause nella fase del rientro. A bordo c'erano sette astronauti. Il primo comunicato della Nasa è: "Forse abbiamo perso navetta ed equipaggio". Poi, un lungo silenzio, mentre le immagini tv mostrano al mondo il passaggio della Columbia su Dallas, Texas: una serie di scie luminose nel cielo che testimoniano il disastro. La navetta si è spezzata. Solo dopo quattro ore, la Nasa conferma tutto con una conferenza stampa al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. "Oggi è un giorno tragico per la nostra famiglia - dice l'amministratore Sean O'Keefe - per le famiglie degli astronauti e per la nazione". "Non sembra" che ci siano superstiti, ma una dichiarazione ufficiale sulla morte dei sette astronauti è prevedibile solo quando saranno stati ritrovati il relitto della navetta e i resti dell'equipaggio. O'Keefe, voce spezzata, volto affranto, ammette che non si conoscono le cause. "Lo Shuttle - dice - si è disintegrato in volo". In seguito Ron Dittemore, direttore del programma, annuncia che nessuna navetta partirà fino a quando non saranno state chiarite le cause della tragedia. E rende noto che le prime indicazioni di problemi sul Columbia sono state la perdita dei sensori di temperatura nel sistema idraulico dell'ala sinistra, la perdita dei sensori di pressione dei pneumatici e indici di eccessiva temperatura esterna. Significativa l'indicazione dell'ala sinistra: al decollo, il 16 gennaio, un pezzo si era staccato dal velivolo e, cadendo, aveva colpito proprio quella parte. Dittemore dice di non potere escludere che ci sia un nesso, anche se l'effetto dell'incidente, dopo le verifiche, era stato giudicato "accettabile". Sarebbero andate perdute anche alcune piastrelle dello scudo termico, ma questo è un fatto non insolito. Al termine di una giornata drammatica, il presidente Bush rivolge alla nazione un messaggio che va persino oltre la Nasa nella certezza della perdita di sette vite umane: "Il Columbia è perduto, non ci sono sopravvissuti. Non ci resta che pregare per loro anime". Poi aggiunge: "Il nostro viaggio nello spazio continuerà". Ora tocca agli esperti capire che cosa è successo. Una cosa sembra certa: non si è trattato di un attentato. "Non ci sono indicazioni che l'incidente sia stato causato da qualcosa o qualcuno a terra", dice O'Keefe e precisa che le squadre di investigatori sono al lavoro e tengono i responsabili della Nasa costantemente informati. Anche la Casa Bianca esclude l'ipotesi di un attacco terroristico: un funzionario l'ha definita "altamente improbabile" visto che la Columbia era troppo in alto per essere colpito da terra.

8 Lo Shuttle, con a bordo i sette astronauti - fra cui il primo israeliano in orbita, Ilan Ramon e due donne - al comando del responsabile della missione, Rick Husband, doveva tornare sulla Terra alle 09,16 locali (le 15,16 in Italia). I contatti sono stati persi alle 15 italiane. In quel momento la navetta spaziale viaggiava alla velocità di chilometri orari a un'altitudine di metri. Quando ha perso i contatti con la navetta, la Nasa ha proclamato lo stato d'emergenza e ha inviato delle squadre di ricerca. Kykle Herring, portavoce della Nasa, ha assicurato che fino a quel momento non erano stati segnalati problemi: "Dobbiamo proprio tornare?" erano state le ultime parole dell'astronauta David Brown. Nelle ore di silenzio ufficiale, le emittenti americane hanno mandato in onda il momento in cui la scia bianca dello Shuttle si è divisa in diversi tronconi. Secondo quanto riferito da alcuni esperti, alla velocità a cui viaggiava la navetta (mach 6, cioé sei volte la velocità del suono) gli astronauti non avevano alcuna possibilità di abbandonare lo Shuttle. Dopo la notizia del ritrovamento in Texas di alcuni rottami, la Casa Bianca ha annunciato una riunione d'emergenza con i rappresentanti delle agenzie di sicurezza. E Bush ha deciso di rientrare da Camp David a Washington. L'agenzia spaziale americana ha portato i parenti degli astronauti in un locale protetto a Cape Canaveral. Intanto Israele sta seguendo col fiato sospeso il dramma della Columbia. Le fasi finali dell'atterraggio erano trasmesse in diretta da due reti televisive nazionali, quando è si è appreso che i contatti radio si erano bruscamente interrotti. Il governo israeliano ha trasferito in una località segreta i familiari di Ilan Ramon per tenerli lontani dai giornalisti. La Columbia effettuò la sua prima missione nel E' il primo serio incidente che coinvolge uno Shuttle dal 28 gennaio 1986, quando il Challenger esplose al decollo da Cape Canaveral e i sette astronauti a bordo persero la vita. Qualche giorno fa, a bordo, l'equipaggio aveva ricordato con un minuto di raccoglimento le vittime di quella tragedia. Spunto per la conversazione e la produzione: discuti con i compagni sull utilità dei voli spaziali, individuando le cause e le conseguenze positive e negative: raccogliete le opinioni a favore e contrarie in una tabella e utilizzatele come spunto per produrre un testo argomentativo sul problema analizzato. LE MISSIONI SU ALTRI PIANETI Molte missioni spaziali hanno avuto come obiettivo quello di ottenere nuove informazioni sugli altri corpi celesti presenti nello spazio nel tentativo di individuare altre forme di vita, anche diverse da quelle che caratterizzano il nostro pianeta, e di accertare le condizioni strutturali degli altri pianeti. Tra queste ricordiamo la missione Pathfinder, sul pianeta Marte. Riportiamo un articolo di cronaca sulla missione, del 30 luglio 1998, tratto da Repubblica.it

9 Cronaca dei risultati della missione Pathfinder sulle rocce del Pianeta Rosso La grande alluvione che formò Marte di MATTHEW P. GOLOMBEK LA MISSIONE PATHFINDER SU MARTE "Rocce, rocce, guardate quante rocce" esclamai rivolto ai presenti nella sala di controllo della missione Mars Pathfinder il 4 luglio Il modulo di atterraggio della sonda stava inviando le prime immagini della superficie di Marte. Le rocce marziane erano ciò che ci interessava, ma prima della discesa del veicolo non potevamo essere certi che le avremmo osservate: Pathfinder avrebbe potuto scendere su una pianura piatta e priva di rocce. Le rocce contengono la storia della propria formazione. Facendo atterrare il veicolo allo sbocco di un gigantesco canyon, dove anticamente fluì per breve tempo un enorme volume d'acqua, speravamo di individuare rocce che offrissero elementi sul clima primordiale di Marte, permettendo di stabilire se anticamente le condizioni ambientali fossero propizie allo sviluppo della vita. La sonda recava a bordo tre strumenti più il veicolo mobile rover, che a sua volta doveva condurre 10 esperimenti. La parte più difficile erano la discesa e l'atterraggio. Via via che Pathfinder si avvicinava alla superficie, l'altimetro radar azionò tre piccoli razzi frenanti. Giganteschi airbag si gonfiarono intorno alle facce del lander, il guinzaglio fu tagliato e il modulo entrò in contatto con la superficie a 50 chilometri all'ora. Il lander rimbalzò almeno 15 volte prima di fermarsi; poi gli airbag vennero sgonfiati e iniziarono le operazioni. Il mosaico costruito con le prime immagini ha rivelato un paesaggio pianeggiante e sassoso che sembra creato e modellato da inondazioni catastrofiche. Ed è quanto avevamo previsto basandoci sui dati ottenuti dall'orbita e sulla posizione del sito di atterraggio. L'analogia con alcune regioni terrestri fa pensare che Ares Vallis si sia formata quando un enorme volume d'acqua, liberato in maniera catastrofica, scavò un canyon in poche settimane. Le rocce sono simili ai depositi creati da inondazioni catastrofiche sulla Terra, inclinate e impilate l'una sull'altra come se fossero state depositate da una veloce corrente d'acqua. Le più grandi hanno la sommità appiattita, un'altra caratteristica coerente con questo tipo di deposizione. E una coppia di alture a sud-ovest ha i fianchi erosi dal flusso. Il rover ha misurato la composizione di otto rocce, rilevando in alcune di esse un contenuto di silicio molto più alto di quello delle meteoriti marziane. Se queste sono rappresentative della costituzione degli altopiani, si dovrebbe concludere che la crosta antica di Marte sia simile alla crosta continentale terrestre. Alcune rocce mostrano strati simili a quelli delle rocce sedimentarie terrestri, e potrebbero essere conglomerati prodotti da acqua corrente. L'acqua avrebbe arrotondato i ciottoli e li avrebbe depositati in una matrice di sabbia e argilla, poi compressa, indurita e trasportata nella sua attuale posizione dalla corrente. Se questa ipotesi è corretta bisogna concludere che un tempo su Marte l'acqua allo stato liquido era stabile. Il cielo ripreso dal Pathfinder aveva un colore giallo ambrato, spiegabile con la presenza di polvere finissima nell'atmosfera, mentre le immagini riprese da Hubble avevano fatto prevedere un'atmosfera molto limpida. Il risultato di Pathfinder fa pensare invece o che l'atmosfera contenga sempre un poco di polvere sollevata da tempeste locali o che l'opacita' atmosferica vari in archi di tempo molto brevi.

10 Nell'insieme, i risultati ottenuti indicano che un tempo Marte era più simile alla Terra di quanto non si fosse ritenuto finora. Alcuni materiali della crosta assomigliano alla crosta continentale terrestre. Inoltre, i ciottoli arrotondati e gli ipotetici conglomerati inducono a supporre che il pianeta un tempo fosse ricco d'acqua. L'antico ambiente di Marte poteva essere più caldo e più umido dell'attuale, forse simile a quello della Terra primitiva. Viceversa, dall'epoca in cui le grandi inondazioni modellarono il punto di atterraggio - fra 3,5 e 1,8 miliardi di anni fa - Marte è un pianeta estremamente diverso dalla Terra. Sebbene non si possa essere certi che in epoca primordiale Marte fosse relativamente simile alla Terra, i dati inviati da Pathfinder sono estremamente suggestivi. Le informazioni che ci fornirà il Mars Global Surveyor, la sonda ora in orbita intorno al Pianeta rosso, dovrebbero aiutarci a rispondere alle domande fondamentali ancora in sospeso. Dopo aver letto l articolo rispondi alle domande: perché era importante che il modulo Pathfinder atterrasse in una zona ricca di rocce? quali erano le intenzioni scientifiche di coloro che si occupavano dell invio del modulo su Marte? quali elementi osservati nelle immagini inviate dal Pathfinder hanno portato gli scienziati a ritenere che Marte possa essere stata colpita da una violenta alluvione? quali elementi potrebbero far pensare a un antica somiglianza tra Marte e la Terra? ESISTONO ALTRE FORME DI VITA NELLO SPAZIO? Il progresso scientifico e le nuove tecnologie spostano sempre più avanti il limite delle conoscenze umane e ad ogni nuova conquista si ripresenta il dubbio se esistano o meno altre forme di vita al di fuori del nostro pianeta. I presunti avvistamenti di UFO dagli anni 30 in poi vengono periodicamente rivisitati e commentati alla ricerca di una risposta che per ora appare ancora lontana. Riportiamo un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera del 5 febbraio 2003 che tratta questo complesso argomento. Un dossier consegnato all'ex cosmonauta Pavel Popovic Documenti del Kgb sulla presenza degli ufo Tre dischi volanti nel 1989 avrebbero sorvolato il centro spaziale di Kasputin Yar sfuggendo ai caccia MOSCA - Gli ufo sorvolavano le basi spaziali sovietiche. Documenti dei servizi segreti sovietici (l'ex Kgb), pubblicati dalla stampa russa, riportano avvistamenti di presunte astronavi aliene in Urss. Il quotidiano «Komsomolskaya Pravda» ha iniziato mercoledì la pubblicazione degli archivi del Kgb consegnati nel 1991 all'ex cosmonauta Pavel Popovic, presidente della Associazione ufologica panrussa, che da tempo li aveva richiesti, e da questi consegnati al giornale.

11 1989: TRE ASTRONAVI SORVOLANO CENTRO SPAZIALE In una lettera al cosmonauta, un generale pluridecorato, il Kgb spiega che, benché i servizi segreti non fossero preposti direttamente all'accertamento dell'esistenza degli extraterrestri, avevano continuato per anni a raccogliere materiale e testimonianze in merito. Secondo il primo rapporto pubblicato dalla Komsomolskaya Pravda, nel giugno del 1989 tre astronavi aliene avrebbero sorvolato il centro spaziale e di lancio di Kapustin Yar, nella regione di Astrakhan, nella Russia meridionale. Le astronavi, a forma di disco del diametro di 4-5 metri con una cupola luminosa - avvistate dai militari, tra cui ufficiali e sottufficiali che riferirono a un agente del Kgb sul posto - si avvicinavano e allontanavano e nel momento in cui erano più vicine si trovarono a un'altezza da terra tra 20 e 60 metri. A un certo punto, secondo le testimonianze dei militari che erano a una distanza di circa 300 metri dagli ufo, questi scattarono apparentemente foto del poligono emettendo un forte raggio di luce. Il comando del poligono fece decollare un caccia per intercettare gli ufo, senza però riuscirci in quanto le astronavi si allontanavano rapidamente a ogni tentativo di contatto. Pavel Popovic, di nazionalità ucraina, fu uno dei primi cosmonauti sovietici. Il 12 agosto 1962 compì 45 orbite intorno alla Terra con la Vostok 4. Durante le sue rivoluzioni affermò di aver visto «particelle luminose» che giudicò essere astronavi aliene.

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