BOLLETTINO DI NUMISMATICA

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1 MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI BOLLETTINO DI NUMISMATICA LA COLLEZIONE DI VITTORIO EMANUELE III E GLI STUDI DI STORIA MONETARIA Atti del Convegno Roma, Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo alle Terme ottobre 2010

2 Alla memoria di Attilio Stazio

3 In copertina: Stato Pontificio. Gregorio XVI ( ). Scudo romano in argento del 1833 / III anno di pontificato, con il ritratto del pontefice al dritto e la presentazione di Gesù al Tempio al rovescio. CNI XVII, p. 262 n. 11 Gli Atti del Convegno sono consultabili on line sul sito del Bollettino di Numismatica MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIREzIONE GENERALE PER LE ANTIChITÀ Direttore Generale Luigi Malnati Direttore del Servizio III Jeannette Papadopoulos BOLLETTINO DI NUMISMATICA Via di San Michele Roma tel fax Direttore Silvana Balbi de Caro Capo redattore e coordinatore di redazione: Gabriella Angeli Bufalini Redazione Marta Barbato, Fabiana Lanna, Giuseppina Pisani Sartorio Segreteria di redazione Olimpia de Caro Responsabile settore grafico Stefano Ferrante Rapporti con la stampa Maria Fernanda Bruno tel Comitato tecnico-scientifico Ermanno A. Arslan, Renata Cantilena, Emanuela Ercolani Cocchi, Salvatore Garraffo, Giovanni Gorini, Andrea Saccocci, Aldo Siciliano, Rosa Maria Villani

4 MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI BOLLETTINO DI NUMISMATICA 54 ANNO 2010 NUOVA SERIE luglio-dicembre ROMA, MUSEO NAZIONALE ROMANO LA COLLEZIONE DI VITTORIO EMANUELE III E GLI STUDI DI STORIA MONETARIA Giornate di studio per il 1 centenario dalla pubblicazione del Corpus Nummorum Italicorum Roma, Palazzo Massimo alle Terme ottobre 2010 ATTI DEL CONVEGNO ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO Roma 2012

5 Per celebrare la ricorrenza legata alla pubblicazione, nel 1910, del primo volume del Corpus Nummorum Italicorum, un opera che ha rappresentato, nei cento anni trascorsi, un riferimento di indiscussa importanza per lo studio della monetazione italiana dal medioevo alla fine del regno d Italia, la Direzione Generale per le Antichità, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, ha organizzato due giornate di studio sul tema La collezione di Vittorio Emanuele III e gli studi di storia monetaria, svoltesi a Roma nella sede del Museo Nazionale Romano, in Palazzo Massimo alle Terme, nei giorni 21 e 22 ottobre Alla manifestazione sono intervenuti: il Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali On. Fran cesco Maria Giro, il Presidente dell Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Roberto Mazzei, il Co mandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Gen. Pasquale Muggeo, il Direttore Generale per l Organizzazione, gli Affari generali, l Innovazione, il Bilancio e il Personale Antonia Pasqua Recchia, il Direttore Generale per le Antichità Stefano De Caro, il Soprintendente per i Beni Archeologi di Roma Anna Maria Moretti. Il convegno è stato dedicato alla memoria dell illustre numismatico Attilio Stazio, del quale ha tracciato un breve profilo Aldo Siciliano. La due giorni di studio è stata anche l occasione per presentare un iniziativa della Pubblica Amministrazione unica nel suo genere, rivolta sia al mondo del collezionismo sia a quello della ri cerca scientifica, la creazione cioè della banca dati digitale Ivno Moneta, frutto della collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), il Ministero dell Economia e delle Finanze (MEF) e l Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS). Il programma, ideato e messo a punto dall Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, permetterà a tutti di navigare liberamente nel sito del Bollettino di Numismatica, consultando, tra le altre, anche la Collezione di monete donata al popolo italiano da Vittorio Emanuele III nel Per ogni moneta, reperibile attraverso apposite chiavi di ricerca, sono state inserite in banca dati sia l immagine del dritto e del rovescio sia la scheda tecnica e, per la Collezione Reale, la corrispon dente pagina del Corpus o di altra pubblicazione aggiornata. Nella sezione Biblioteca on line è inoltre possibile consultare integralmente i 20 volumi del Corpus Nummorum Italicorum, completi di indici analitici (). Alla banca dati Ivno Moneta e alla Biblioteca on line sul sito del Bollettino di Numismatica del MiBAC si affiancano ora due nuove collane (Studi e Ricerche e Materiali on line), che si spera pos sano rappresentare, specie per i giovani, uno strumento agile e aggiornato di studio e informazione. Nella prima giornata del Convegno, dopo la presentazione dell evento affidata a Rita Paris, direttore del Museo Nazionale Romano, i relatori hanno affrontato il tema della formazione della Collezione Reale, visto nella più ampia prospettiva del collezionismo colto del Novecento. È poi seguita una panoramica dello sviluppo degli studi di storia monetaria per l età medioevale e moderna. Nella seconda giornata si sono svolte le sezioni dedicate all iconografia, alla documentazione di archivio, all editoria numismatica. A conclusione dell incontro si è svolta una tavola rotonda sul tema I cataloghi e l editoria on line. Luci e ombre nell uso della rete, con lo scopo di approfondire il dibattito sull uso della rete come nuo vo mezzo di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio numismatico, e non solo, nella più am pia prospettiva dell adozione di sempre nuove tecnologie da parte della Pubblica Amministrazione. Sebbene tutti gli interventi siano stati resi disponibili in rete sul sito del Bollettino di Numismatica, l interesse suscitato dalla manifestazione e lo spessore scientifico delle relazioni presentate dai maggiori specialisti del settore nelle diverse sezioni del Convegno ne ha consigliato, per queste ulti me, l edizione a stampa sul Bollettino di Numismatica. Per quanto concerne invece il dibattito apertosi durante la tavola rotonda conclusiva dell in contro, data l attualità di una tematica in rapida evoluzione, ci si riserva di tornare sull argomento utilizzando il più flessibile strumento di comunicazione rappresentato dalla rete. S.B.d.C. 5

6 MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI Direzione generale per le antichità Soprintendenza speciale per i beni archeologici di roma La collezione di Vittorio Emanuele III di Savoia e gli studi di storia monetaria GIORNATE DI STUDIO PER IL 1 CENTENARIO DALLA PUBBLICAzIONE DEL CorpUS NUMMorUM ITAlICorUM Roma, Museo Nazionale Romano ottobre 2010 Palazzo Massimo alle Terme Largo di Villa Peretti, 1 Roma In memoria di Attilio Stazio PROGRAMMA Coordinamento di Silvana Balbi de Caro, Direttore del Bollettino di Numismatica Primo Giorno Saluti delle autorità 9,00 On. Francesco Maria Giro, Sottosegretario ai Beni e le Attività Culturali Gen. Pasquale Muggeo, Comandante Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Stefano De Caro, Direttore Generale per le Antichità Roberto Mazzei, Presidente Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Anna Maria Moretti, Soprintendente Archeologo di Roma 9,45 Presentazione di Rita Paris, Direttore del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo alle Terme

7 Sezione antimeridiana presiede A. Siciliano La Collezione Reale 10,15 S. Balbi de Caro, La Collezione Reale e il suo completamento nel 1983 La Collezione Reale e il collezionismo numismatico 11,00 G. Gorini, Aspetti del collezionismo numismatico italiano nel ,15 R. Cantilena, Raccolte monetali e meridionalismo: la collezione di Giustino Fortunato Sezione pomeridiana presiede E. Ercolani Cocchi La Collezione Reale e gli studi di storia monetaria 15,00 E.A. Arslan, Emissioni monetali e circolazione in Italia tra la fine del V e l VIII sec. d. C. 15,45 C. Morrisson, V. Prigent, Le monnayage byzantin en Italie au Haut Moyen Âge: bilan d un siècle d études 16,30 A. Siciliano, Un rinvenimento di Specchia Artanisi (Ugento). Gruppo di folles bizantini dell XI secolo: ripostiglio da borsellino o di emergenza? 17,15 A. Saccocci, La Collezione Reale e gli studi sulla monetazione del Regnum Italiae (secc. X-XIII) 18,00 Discussione Secondo Giorno Sezione antimeridiana presiede N.F. Parise Tra iconografia e iconologia 9,30 E. Ercolani Cocchi, L ispirazione classica nella monetazione farnesiana per Parma e Pia cenza fra XVI e XVII secolo 10,15 M. Caccamo Caltabiano, La tradizione iconica classica nella monetazione di Vittorio Emanuele III 7

8 Il Corpus Nummorum Italicorum e la documentazione di Archivio 11,20 L. Londei, Il fondo Zecca presso l Archivio di Stato di Roma 11,55 G. Alteri, I disegni Hamerani nell Archivio del Medagliere Vaticano 12,30 G. Angeli Bufalini, I cartellini manoscritti della Collezione Reale, testimonianze di un epoca: pregi e difetti Sezione pomeridiana presiede M. Caccamo Caltabiano Il Corpus e l editoria numismatica 15,00 L. Travaini, Il Corpus Nummorum Italicorum, un opera in venti volumi: aspetti editoriali Il Bollettino di Numismatica e la banca dati Ivno Moneta 15,30 G. Angeli Bufalini, S. Ferrante, M. Quattrociocchi, La banca dati Ivno Moneta e la Collezione Reale (con proiezione) 16,10 S. Balbi de Caro, Le nuove collane on line del Bollettino di Numismatica (con proiezione) Tavola Rotonda I cataloghi a stampa e l editoria on line. Luci e ombre nell uso della rete moderatore S. Garraffo 16,10 Interventi di E. A. Arslan, Accademia dei Lincei S. Balbi de Caro, Ministero per i Beni e le Attività Culturali M. Caccamo Caltabiano, Università degli Studi di Messina Ah. Fitouri, Directeur Conservateur du Musée de la Monnaie de la Banque Centrale de Tunisie G. Gorini, Università di Padova R. Renzetti Lorenzetti, Capo del Servizio Cassa Generale della Banca d Italia C. Morrisson, V. Prigent, CNRS Paris A. Savio, Università degli Studi di Milano 18,20 Discussione 8

9 SOMMARIO La Collezione Reale S. Balbi de Caro, La Collezione Reale e il suo completamento nel Pag. 13» 83» 108» 121» 134» 162» 199» 217» 259»» » 325 Il Corpus e l editoria numismatica L. Travaini, Il Corpus Nummorum Italicorum, un opera in venti volumi: aspetti editoriali » 339 Abstracts » 347 La Collezione Reale e il collezionismo numismatico G. Gorini, Aspetti del collezionismo numismatico italiano nel R. Cantilena, Collezionismo numismatico e meridionalismo: la raccolta di Giustino Fortunato La Collezione Reale e gli studi di storia monetaria E.A. Arslan, Il Repertorio dei ritrovamenti di moneta altomedievale ( ): un esperienza ventennale C. Morrisson, V. Prigent, Le monnayage byzantin en Italie au haut Moyen Âge: bilan d un siècle d études A. Siciliano, Ugento (Lecce), un rinvenimento da Specchia Artanisi. Gruppo di folles bizantini dell XI secolo: ripostiglio da borsellino o di emergenza?. A. Saccocci, La Collezione Reale e gli studi sulla monetazione medievale italiana Tra iconografia e iconologia E. Ercolani Cocchi, L ispirazione classica nella monetazione farnesiana per Parma e Piacenza fra XVI e XVII secolo M. Caccamo Caltabiano, La tradizione iconica e culturale classica nella monetazione di Vittorio Emanuele III Il Corpus Nummorum Italicorum e la documentazione di Archivio L. Londei, L organizzazione della zecca di Roma (secc. XVI-XIX) e le fonti per la sua storia G. Alteri, I disegni Hamerani nell Archivio del Medagliere Vaticano G. Angeli Bufalini, I cartellini della Collezione Reale, testimonianze di un epoca: pregi e difetti

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11 La Collezione Reale

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13 La Collezione Reale e il suo completamento nel 1983 Silvana Balbi de Caro Le giornate di studio Le giornate di studio, organizzate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in occasione del primo centenario dalla pubblicazione del Corpus Nummorum Italicorum, sono nate dall esigenza di tentare un bilancio dello sviluppo della ricerca in un settore di grande interesse storico, giuridico, istituzionale come quello della monetazione italiana di età medioevale e moderna, che presenta ancora molte zone d ombra[1]. Due i temi fondamentali sui quali si è incentrata l attenzione dei maggiori specialisti della materia convenuti a Roma: il contributo, da un lato, del Corpus Nummorum Italicorum allo sviluppo degli studi di storia monetaria italiana e, dall altro, l influenza che la passione per le monete del re d Italia ha esercitato sui collezionisti della prima metà del 900, orientandone, almeno fino all avvento del fascismo, il gusto e gli interessi. Il Ministero, inoltre, ha presentato i risultati di un attività istituzionale che, coinvolgendo varie professionalità, primi fra tutti i tecnici informatici dell Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, prevede la pubblicazione dei materiali appartenenti alla Collezione Reale nella banca dati Ivno Moneta del Bollettino di Numismatica, dove nella sezione Biblioteca è già possibile consultare integralmente i venti volumi del Corpus Nummorum Italicorum[2]. Il Corpus Nummorum Italicorum È a tutti noto come il Corpus Nummorum Italicorum sia strettamente legato alla collezione di monete messa insieme con amorosa cura da Vittorio Emanuele III in oltre sessant anni di appassionate ricerche ma non ne rappresenti il catalogo in senso stretto[3]. Sebbene, infatti, il re avesse cominciato a pensare ad una pubblicazione delle monete che andava via via acquisendo e catalogando fin dal 1896, in occasione del primo riordino della propria collezione[4], l idea originaria venne ampliandosi nel tempo, fino a trasformare il primitivo, e più tradizionale, progetto di semplice catalogo della propria collezione in quello, molto più ambizioso, che mirava alla realizzazione di un vero e proprio corpus di tutte le monete emesse dalle zecche italiane, a partire dalla caduta dell Impero romano di Occidente, per terminare con il Regno d Italia. Un progetto di ampio respiro che si estese a tutto il materiale reperibile in collezioni pubbliche e private tanto in Italia quanto all estero, senza escludere le monete divisionali, poco o affatto note, e quelle in cattivo stato di conservazione. Documenti, questi ultimi, dei quali Vittorio Emanuele dovette comprendere appieno il valore storico, se ad esse destinò un così ampio spazio nella propria collezione[5], soprattutto per aree geografico temporali per le quali le conoscenze erano all epoca, nella migliore delle ipotesi, imprecise e frammentarie. Grande, quindi, l attenzione prestata da Vittorio Emanuele al valore di documento dell oggetto moneta, ma grande anche il consenso e la partecipazione di quanti, a vario livello, seppero prontamente rispondere, pur nell ambito spesso ristretto dei propri interessi collezionistici, alle richieste di informazioni, integrazioni, rettifiche che venivano loro trasmesse dai più stretti collaboratori del re d Italia. Per rendere l'opera più completa che fosse possibile - leggiamo nelle Avvertenze al primo volume del Corpus - se ne mandarono le bozze di stampa, via via ch'eran pronte d'un intero periodo, alle principali Raccolte italiane e straniere, con preghiera di notarvi le varianti e le aggiunte. E come 13

14 Silvana Balbi de Caro saggio del risultato ottenuto, basterà dire che in questo primo volume, il solo terminato finora, s'ebbe circa l'uno e mezzo per cento d'aggiunte di monete nuove o di nuove date, e circa un venti per cento di minute varianti[6]. Il primo volume della serie, dedicato alle monete di Casa Savoia, vide la luce nel 1910 (fig. 1). Esso rappresentava, per quegli anni, una raccolta unica di materiali che, dalle più antiche emissioni in argento di Amedeo IV conte di Savoia delle zecche di Susa, Avigliana, Chambéry, S. Maurizio, arrivava alla più recente produzione della zecca di Roma[7], completamente rinnovata, per impulso dello stesso Vittorio Emanuele, non solo sotto il profilo artistico ma anche dal punto di vista tecnico. Nel nuovo edificio, infatti, che stava per essere inaugurato sull Esquilino, espressamente studiato per garantire una più razionale distribuzione della produzione nei diversi reparti operativi, le nuove monete del Regno, delle quali già il volume del 1910 pubblicava prove e progetti, avrebbero potuto contare su un parco macchine moderno ed efficiente, in buona parte acquistato presso le principali ditte presenti sul mercato internazionale[8]. Il lavoro, comunque, come risultò subito evidente, non mancava di errori, dovuti evidentemente alla fretta dei compilatori, specie per quanto concerneva le integrazioni dell ultimo momento [9]. Critiche, inoltre, furono avanzate circa i criteri adottati nell impianto generale dell opera, anche se in parte velate della posizione del (peraltro anonimo) autore. Se, infatti, nella compilazione del primo volume del Corpus il re aveva privilegiato l unità politico-familiare rispetto a quella territoriale, seguendo un metodo che nel dibattito assai vivace di quegli anni veniva definito "storico", nei restanti volumi i materiali, divisi per zecca, sarebbero stati pubblicati su base regionale. Una organizzazione, quest ultima, da molti giudicata anti-storica in quanto incapace di fornire un quadro organico delle emissioni autorizzate da ciascuna autorità, specialmente per quegli Stati entro i cui confini operavano più zecche contemporaneamente e dove nell ambito di uno stesso territorio potevano coesistere sistemi ponderali e monetari diversificati. Lo stesso presidente della Società Numismatica Italiana, il senatore Niccolò Papadopoli, nel recensire sulla Rivista Italiana Figura 1 - Il primo dei 20 volumi del Corpus di Numismatica il primo volume del Cor Nummorum Italicorum, dedicato alle monete pus osservava come l opera, grandiosa nel di Casa Savoia, pubblicato a Roma nel

15 La Collezione Reale e il suo completamento nel 1983 suo insieme e ansiosamente attesa dagli studiosi, non avesse in realtà risolto i numerosi problemi scientifici che, specie per i materiali più antichi, restavano ancora sul tappeto[10]. D altra parte, come osserva ancora il Papadopoli, l'approfondire e risolvere anche solo taluna di tali difficoltà avrebbe voluto dire perdere anni di tempo in ricerche di esito non sempre sicuro, e ciò male avrebbe risposto alle impazienze di chi attendeva e a quelle ben legittime dell'autore che da siffatte lunghe indagini vedeva sempre più allontanato quel principio di esecuzione del suo piano grandioso che era in cima ai suoi pensieri. Del resto questa deficienza può considerarsi insita nel concetto stesso dell'opera che si proponeva di raccogliere in un sol corpo la descrizione delle monete italiane quali esse sono note al presente senza sottoporle a nuovi studi, perché in tal caso il lavoro si sarebbe dovuto ideare ed eseguire diversamente[11]. Un giudizio critico ripreso, anche se più larvatamente, da Serafino Ricci in occasione di un suo intervento ad un convegno di archeologia tenutosi a Roma nell autunno del 1912, nel quale, riferendosi all opera di Vittorio Emanuele, auspicò che per ogni volume del Corpus venisse previsto un supplemento che, ispirandosi alla storia politica, economica, artistica delle varie regioni d Italia, ne completi la storia della monetazione, aggiungendo documenti, indici e bibliografia speciali, affinché il Corpus Nummorum Italicorum torni più generalmente utile alla storia, all economia, all arte della nazione[12]. Una esigenza, questa, espressa in tempi più recenti anche da Philip Grierson il quale, pur riconoscendo gli indubbi meriti di un opera grandiosa che aveva messo a disposizione degli studiosi una massa enorme di materiali spesso inediti, scrive: [Vittorio Emanuele] avrebbe almeno potuto realizza re una breve revisione ai volumi: cosa che un vero numismatico, distinto da un collezionista, avrebbe fatto, anzi, non avrebbe potuto fare a meno di realizzare[13]. Né meno critico appare il giudizio espresso da Colin Martin che ancora nel 1965, a cinquant anni dalla pubblicazione del primo volume, giudicava il Corpus Nummorum Italicorum deludente, nonostante il titolo promettente. Il suo autore - egli aggiunge - ha semplicemente ripreso la classificazione di Promis, aggiornato qua e là da rari lavori di Rabut e Ladè. Quest opera, monumentale nella forma, è ben misera nella sostanza. Essa non contiene nessuna esposizione di natura storica né qualsiasi tipo di dibattito. È, in sostanza, un catalogo coscienzioso, ma, ahimè, inutilizzabile da parte degli storici[14]. Indubbio era stato, comunque, il successo editoriale del Corpus Nummorum Italicorum, rivelatosi fin dal primo momento un insostituibile strumento di lavoro per quanti si accingevano a studiare la moneta italiana. E la sua fortuna continua ancora oggi[15], sebbene rischi talora di scadere in panegirici non sempre giustificati, che condizionano, adesso come allora, la serenità di giudizio su un opera che va semplicemente ricollocata, e valutata, nella sua dimensione di catalogo, ampio e aggiornato, delle emissioni italiane di età medioevale e moderna, recuperandone le obiettive valenze di originalità nei confronti della coeva, e non solo, catalogazione di collezioni tanto pubbliche quanto private[16]. In realtà, l unità territoriale, organizzata sulla base di una ben precisa unità produttiva rappresentata dalla zecca, mentre da un lato garantiva la facile organizzazione di un materiale estremamente differenziato e complesso, semplificandone al massimo il reperimento, dall altro rendeva possibile la immediata lettura "stratigrafica" delle diverse fasi storiche succedutesi in un determinato sito, offrendo una visione unitaria delle diverse realtà politiche susseguitesi nel tempo su quel territorio secondo un processo per alcuni versi paragonabile alle più moderne tecniche di indagine archeologica. 15

16 Silvana Balbi de Caro Inoltre, guardando senza preconcetti all ordinamento dato da Vittorio Emanuele all immensa collezione da lui raccolta nell arco di circa sessant anni, si resta colpiti sia dalla facilità con cui ancora oggi, anche in mancanza di una qualsiasi indicazione sulla collocazione del materiale conservato nei 28 armadi medagliere della Collezione, è possibile trovare un qualsiasi pezzo sulla base dei soli dati anagrafici (zecca, autorità emittente, nominale, eventuale data di emissione), sia dalla quantità di notizie che ci forniscono i cartellini associati alle monete presenti nella collezione. Oltre ai dati identificativi del pezzo, infatti, il re, con una procedura affatto usuale presso gli altri collezionisti dell epoca, ne registrava la provenienza (dono, acquisto, collezione, rinvenimento), la data di acquisizione e, in caso di acquisto, la somma pagata[17]. L edizione degli altri 19 volumi del Corpus, come è noto, proseguì con ritmo abbastanza regolare dopo il 1910, per interrompersi poi bruscamente nei difficili mesi del 1943 che videro il re in fuga verso Brindisi, l Italia spaccata in due e le 23 casse nelle quali era stata riposta la collezione sballottate tra Italia e Germania[18]. Il Corpus si interrompe con la chiusura della zecca di Napoli. Restano ancora da pubblicare, oltre alle monete di nuova acquisizione, tutti i materiali prodotti in zecche siciliane, dalmate, ionie, africane, orientali, europee. Resta inedita anche la straordinaria produzione della zecca di Roma per Amet Zogu, sia come presidente sia come re degli albanesi dopo il 1928, come pure la ricca raccolta di pesi monetali. E restano ancora oggi da sistemare centinaia di pezzi che, come in ogni collezione, attendevano, in paziente disordine, di essere studiati, catalogati e, da ultimo, ricollocati nei loro definitivi alloggiamenti dal loro raccoglitore[19]. Nel complesso un materiale ricco di suggestioni che ci lascia intravvedere la cura paziente dedicata da Vittorio Emanuele alla collezione di monete anche nei momenti più bui della sua vita, non esclusi gli anni difficili dell esilio in terra egiziana, quando la collezione di monete era oramai l unico bene capace di assicurare la sopravvivenza alla famiglia reale italiana[20]. Ma anche la storia di una passione durata una vita, che non venne mai meno, neppure nel solitario tramonto africano. Pietro Oddo, ultimo segretario numismatico di Vittorio Emanuele Nella stesura dei volumi il re si era sempre servito di segretari numismatici particolarmente competenti nei diversi settori che via via venivano fatti oggetto di pubblicazione[21], l ultimo dei quali fu proprio quel Pietro Oddo che nell immediato dopo guerra troviamo impegnato nel riordino della collezione, oramai proprietà dello Stato italiano. Figura 2 - Nei cassetti della Collezione il feltrino nero in genere indica le monete pubblicate sul CNI, quello viola le acquisizioni successive alla pubblicazione e pertanto inedite, quello verde i falsi (solitamente falsi d epoca), mentre i cartoncini marroni contrassegnano gli scomparti rimasti vuoti 16

17 La Collezione Reale e il suo completamento nel 1983 Appassionato collezionista e conoscitore delle monete meridionali, Pietro Oddo era stato chiamato a collaborare con il re nella stesura di quelli che sarebbero stati gli ultimi volumi del Corpus, il XVIII, dedicato alle zecche minori dell Italia meridionale, pubblicato nel 1939, il XIX, uscito nel 40, sulle emissioni della zecca di Napoli fino a Carlo V, e il XX, del 43, dedicato anch esso alla zecca di Napoli, fino alla chiusura nel 1870[22]. Un impegno del quale sentiva tutto il peso, tanto da decidersi, lui collezionista di monete meridionali, a disfarsi della propria raccolta per dedicarsi interamente al nuovo compito che gli era stato affidato. Le monete della collezione Oddo, in tutto, furono acquistate nel 1938 dalla Banca d Italia assieme ad una ricca raccolta di libri dai quali Oddo, "per ragioni private", si era dovuto separare[23]. I libri sono conservati nella biblioteca Paolo Baffi della Banca d Italia, le monete nel caveau della Banca. Una selezione di pezzi è ora esposta in una apposita sala del Museo della Moneta, in Palazzo Koch a Roma (fig. 3)[24]. La collezione di monete: il periodo bellico Sulla formazione della collezione di monete di Vittorio Emanuele e sul suo incremento negli anni antecedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale molto si è scritto, dal documentato articolo di Vico D Incerti[25] al bel libro di Lucia Travaini[26] che, con uno sguardo più ampio, ripercorre la storia di questa grande passione del re, armoniosamente sviluppatasi negli anni con risultati straordinari. Più complesse, invece, le vicende della collezione nel periodo bellico, quando fu oggetto di ripetuti trafugamenti e avventurosi recuperi, a partire da quel 5 dicembre del 1942 quando il re, temendo le incursioni aeree sulla città di Roma, ne iniziò l imballaggio[27]. Il lavoro, nonostante la delicatezza delle operazioni di registrazione dei dati sulle bustine di carta nelle quali venivano riposte le monete prima di essere chiuse in apposite casse di legno, dovette procedere abbastanza speditamente se esso risulta terminato già il successivo 25 gennaio. Figura 3 - Roma, Palazzo Koch. Una delle sale del Museo della Moneta della Banca d Italia 17

18 Silvana Balbi de Caro Ricoverate in un primo momento nel rifugio romano di Forte Antenne, le 23 casse con le monete furono in seguito trasferite, per volontà dello stesso sovrano, in Piemonte, nella più sicura residenza reale di Pollenzo. Ma il precipitare degli eventi nel settembre del 43 e la proclamazione della Repubblica Sociale, togliendo di fatto al governo regio ogni possibilità di controllo sui beni rimasti al Nord, segnarono per la collezione l inizio di un lungo e travagliato periodo di spostamenti e, a quanto si disse allora, di trafugamenti. Trasportate, subito dopo la proclamazione della Repubblica di Salò, a Monaco di Baviera su autocarri tedeschi, le casse con le monete rientrarono frettolosamente in Italia ai primi di gennaio del 44. Motivi di opportunità politica, infatti, avevano indotto Mussolini, preoccupato per le reazioni suscitate nella stampa dalla notizia del "trafugamento" delle monete, a sollecitarne la restituzione presso lo stesso Fürer[28]. Ma le traversie per la collezione di Vittorio Emanuele non erano certo terminate. Tra il 16 gennaio del 44 infatti, data del loro rientro in Italia, e il mese di giugno del 45, molti restano ancora gli aspetti da chiarire di una vicenda che vide coinvolti personaggi della politica e della cultura chiamati a ricoprire incarichi pubblici nella Repubblica Sociale Italiana. Oggi la pubblicazione dei diari e di altri scritti di Carlo Anti, all epoca Direttore generale delle Arti della RSI, ci fornisce nuove tessere per la ricostruzione di un mosaico solo in parte noto[29]. Di particolare interesse risultano le carte conservate nel fascicolo intitolato Beni ex Reali. Si tratta di copie di lettere e di relazioni riservate scritte dallo stesso Anti o da alti funzionari dell epoca aventi per oggetto i beni sequestrati alla famiglia reale e ad altri membri di Casa Savoia. Dalla loro lettura emergono le difficoltà di una gestione complessa in una situazione politicamente instabile, soggetta nello specifico agli umori delle forze alleate tedesche, con, in più, un non tanto larvato conflitto tra lo stesso Anti, che nella sua qualità di Direttore generale delle Arti rivendicava la tutela dei beni della ex casa regnante, e l avv. Giuseppe Steiner, nominato Commis sario per la gestione del patrimonio privato dell ex casa regnante e dei principi dei rami collaterali direttamente dal Duce con decreto del 2 marzo Il 20 aprile di quell anno lo Steiner, da poco insediato, informava il Ministro dell Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini, di aver presa conoscenza della corrispondenza intercorsa tra il Ministero [dell Educazione Nazionale] e la Prefettura di Cuneo, relativamente alle casse depositate presso quella Intendenza di Finanza e concordava con lo stesso sull opportunità di trasferirle nel castello di Aglié unitamente ad altre 247 casse di argenteria, quadri ed altri valori provenienti dal Palazzo reale di Napoli, rinvenute nel frattempo a Roma presso il Quirinale. Del trasporto, una volta acquisite le necessarie autorizzazioni, si sarebbe dovuto occupare il Soprintendente alle Arti di Torino Carlo Aru[30]. Ma quando, a maggio, tutto era oramai pronto per il trasferimento del noto materiale nel castello di Aglié[31], si apprese che da Roma non sarebbero più arrivate le casse conservate presso il Quirinale, dove nel frattempo erano state murate. Il 29 maggio lo Steiner ne informava le autorità competenti[32] sottolineando al tempo stesso la necessità di procedere ad un accurato inventario dei beni custoditi a Pollenzo prima del loro trasferimento nella nuova sede: il Ministero potrà decidere il trasporto e la conservazione di quanto sottoposto alla sua vigilanza dove meglio crederà, ma l in ventario e lo smistamento devono aver luogo vicino a Cuneo e precisamente a Racconigi. Quando sarà identificato il contenuto delle casse, ognuno dei tre enti interessati deciderà per il meglio[33]. Il provvedimento nasceva dalla necessità di verificare lo stato e la consistenza dei beni ancora contenuti nelle casse che risultavano essere state aperte, e manomesse, talune quasi completamente svuotate. È pericoloso - egli aggiungeva - far girare troppe casse aperte ed antieconomico il viaggio di bauli che destano d altra parte, ne ignoro il motivo, particolarissimo interesse da parte di tutti. Dell inventario 18

19 La Collezione Reale e il suo completamento nel 1983 sarebbe stata poi inviata copia alla Direzione generale delle Arti, che ne avrebbe deciso la destinazione, mentre il residuo di quello che non sarà versato nella Zecca per la fusione o all Ente Assistenza Profughi delle terre invase, sarà portato tutto a Monza, all ex Villa Reale, sede del quartier generale del commissario Steiner[34]. Sull effrazione delle casse aveva, fin dal precedente mese di aprile, indagato l Intendenza di Finanza di Cuneo, su incarico della Questura, accertando che la manomissione riguardava anche alcune delle casse che contenevano la collezione di monete: La Questura, in data 13 aprile, comunicò ufficialmente "che l effrazione fu effettuata dalle Au torità Germaniche, giusta analoga affermazione dell Intendenza stessa e giusta conferma risultante dalle unite dichiarazioni del sott ufficiale di P.S. addetto in quel tempo alla vigilanza del castello stesso". Due furono le testimonianze al riguardo. La prima del Vice Brigadiere di P.S. Dante Perosino, "assegnato al Castello di Pollenzo per la sorveglianza [delle] casse del patrimonio privato reale", il quale dichiarò "che sino al 29 ottobre 1943, data in cui le casse vennero requisite dal Comando Ger manico di Torino, [a] nessuna delle casse venne tolto il sigillo o manomesso" Inoltre il sottufficiale Perosino fece presente che "un aliquota di casse venne aperta i primi giorni del rinvenimento da due ufficiali tedeschi. L altra rimanenza due mesi dopo circa venne inventariata da ufficiali e borghesi della P.S. germanica provenienti da Torino. Durante la permanenza del picchetto al castello a nessuno [ ] fu consentito l accesso all abitazione". L altra testimonianza è del custode del castello di Pollen zo, Giovanni Scaparone, il quale aveva in "consegna le casse del patrimonio privato reale". Anch egli dichiarò che a nessuna cassa fu tolto il sigillo fino all ottobre del 1943, ma successivamente, suppo nendo che una parte delle casse contenesse tesori, "furono subito aperti [i sigilli] i primi giorni del rinvenimento da ufficiali Tedeschi. Le rimanenti casse furono inventariate, dopo circa due mesi, da ufficiali e borghesi della P.S. Germanica" [35]. Ma ancora ad agosto nessun provvedimento era stato adottato dalle autorità competenti, nonostante la precarietà in cui versavano i beni della ex casa regnante. Il 18 agosto del 44 Carlo Anti nella sua qualità di Direttore generale delle Arti consegnava al ministro Biggini un appunto in cui, ripercorrendo gli eventi degli ultimi mesi, faceva presente che presso l Intendenza di Finanza di Cuneo erano depositate 367 casse provenienti dal castello reale di Pollenzo contenenti oggetti d interesse storico-artistico, fra cui la rarissima e importantissima collezione numismatica dell ex Sovrano, presa, quest ultima, in consegna direttamente dallo Steiner e dallo stesso trasferita nella propria residenza di Monza: Data la grande importanza nazionale della collezione, la impossibilità di una seria verifica senza la lunghissima cooperazione di numerosi specialisti, data la natura speciale del materiale che può essere facilmente surrogato pur con pieno rispetto degli inventari, dello stato presente delle cas se dovrà essere steso apposito verbale e le casse dovranno essere chiuse e sigillate con i sigilli delle Autorità presenti, così che nessuno possa aprirle di sua iniziativa finché non saranno realizzate le condizioni per una seria verifica e una definitiva consegna della preziosa collezione. Queste le condizioni dettate dall Anti per le monete, mentre per gli oggetti d argento se ne sarebbe potuta consentire la fusione solamente di quelli che non risultano di speciale valore storico artistico[36]. Una contesa sulle competenze, quella tra il commissario Steiner e il Direttore generale delle Arti Carlo Anti destinata a trascinarsi, irrisolta, anche nei mesi successivi e alla quale l avv. Steiner imputa il lungo contenzioso sulla destinazione delle casse di Pollenzo, specialmente di quelle contenenti le 19

20 Silvana Balbi de Caro monete, andate nel frattempo in parte disperse e da lui recuperate, facendole infine ricoverare in un luogo segreto. C è voluta la mia buona volontà - scriveva infatti lo Steiner al comandante Francesco Maria Barracu, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il successivo 4 settembre - ed il mio spirito d iniziativa, c è voluta soprattutto la tenacia ed il sano fegato sardo della mia So printendente ai beni mobili dell ex casa regnante, signorina Assuntina Cogoni, per sfidare e superare difficoltà d ogni genere, bombardamenti, mitragliamenti e ribelli di vario rango e colore per scovare le monete dove si trovavano. La Direzione Generale delle Arti ora monta in cattedra e ci viene, tra l altro, ad insegnare che le monete possono essere delittuosamente sostituite "pur con pieno rispetto degli inventari", ma non si è mai, dico mai preoccupata del fatto che le casse della raccolta erano tutte, dico tutte, manomesse aperte e talune sfondate. Ad ogni modo la sunnominata Direzione Gene rale si tranquillizzi: nessuno di noi si è mai sognato di mettersi a fare inventari di decine di migliaia di monete. Le casse che avrebbero dovuto, e da tempo, essere chiuse e sigillate dall autorità che ha la sorveglianza e la tutela sui valori artistici italiani, sono state da noi chiuse e sigillate dopo avervi ag giunte quelle monete che nel frattempo, eludendo la sorveglianza e la tutela di cui sopra, se ne erano andate qualche decina di chilometri lontane. Ora la raccolta numismatica in casse chiuse, sigillate e scortate da autoblindate è in viaggio per la destinazione che Tu e soltanto Tu sai[37]. Una catena di responsabilità denunciate anche dal ministro Biggini in una lettera del 14 settembre 1944 delle quali era oramai difficile ricostruire l esatta dinamica, che risultava particolarmente grave e deplorevole a proposito della collezione numismatica costituita dall ex sovrano, la quale rap presentava un insieme di inestimabile valore "ideale" più che materiale per il popolo italiano[38]. E sullo stato della collezione di monete tornerà, di lì a pochi giorni, anche il soprintendente Aru in una relazione datata 21 settembre, precisando che dell apertura fraudolenta delle casse contenenti la raccolta numismatica si aveva notizia già nei verbali di consegna all Intendenza di Finanza di Cuneo, nei quali si leggeva testualmente: risultano aperte a forza anche le casse contenenti la raccolta nu mismatica[39], e imputando alla mancata sorveglianza della Direzione delle Arti il trafugamento di un imprecisato numero di monete[40]. Altri movimenti di casse contenenti beni di Casa Savoia venivano segnalati nel successivo mese di ottobre, ma l ubicazione della collezione di monete restava, almeno per le autorità delle belle arti, ancora avvolta nel mistero[41]. A dicembre, poi, il direttore dei Musei Civici di Milano, Giorgio Nicodemi, proponeva al ministro Biggini e al commissario Steiner che la collezione venisse trasferita al medagliere di Brera, ottenendo assicurazioni in tal senso: Il commissario può fare la storia delle cure avute da lui e dal suo personale per mettere in sal vo la raccolta - scriveva Giorgio Nicodemi -: egli assicura che tutte le casse gli furono consegnate evidentemente manomesse. Perché però è in possesso degli schedari su questi si potranno certamente fare i necessari riscontri. Mi sono permesso di pregare l ecc. il Ministro che considerasse l oppor tunità di fare il deposito della raccolta, o, meglio, di quanto resta di essa, al Medagliere di Brera, e di nominare una ristretta commissione di specialisti della numismatica italiana per le verifiche della consistenza[42]. Un ipotesi, questa, che il direttore generale Anti bolla di imprudenza, facendo presente, da un lato, i tempi lunghi che un tale lavoro di revisione avrebbe comportato e, dall altro, sottolineando il fatto che specialisti di numismatica italiana, i quali non siano al tempo stesso commercianti, sono rarissimi[43]. 20

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