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1 REGIONE SICILIANA AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE C A T A N I A SETTORE IGIENE E SANITA PUBBLICA Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro U.O. Assistenza Informazione Formazione Educazione alla Sicurezza sul Lavoro Linee guida GUIDA ALLA COMPILAZIONE della modulistica per la richiesta di parere preventivo di conformità alle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro per i progetti degli insediamenti produttivi di beni e servizi presentati allo Sportello Unico per le Attività Produttive in attuazione del DPR 447/98 come modificato dal DPR 440/00. Pagina 1 di 47 ASP Catania - Via S. Maria La Grande, 5 (95124) Catania Codice Fiscale e Partita IVA Settore Igiene e Sanità Pubblica Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro U.O. Assistenza Informazione Formazione Educazione alla Sicurezza sul Lavoro San Gregorio di Catania (CT) Fraz. Cerza via Tevere 39 tel: /40 fax:

2 INDICE INTRODUZIONE.... Pag. 3 INDICAZIONI DI CARATTERE GENERALE... >> 5 Come accedere al servizio. Costi e Tempi. I parte: DATI DI IDENTIFICAZIONE DEL SOGGETTO RICHIEDENTE E DELL ATTIVITA >> 6 II parte: INFORMAZIONI SPECIFICHE RELATIVE ALLA ATTIVITA'... >> 8 III parte SORVEGLIANZA SANITARIA.... >> 9 IV parte INFORMAZIONI DI CARATTERE GENERALE RELATIVE ALLA STRUTTURA.. >> 15 Approvigionamento idrico. Altezza, cubatura e superficie. Aerazione, illuminazione e microclima. Requisiti delle vie e uscite di emergenza. Servizi, spogliatoi ed altri servizi interni. V parte IMPIANTI Dl SERVIZIO >> 23 Campo di applicazione e obblighi nel settore industriale. Impianti non soggetti al DM 37/08. Dichiarazione di conformità. Deposito della dichiarazione di conformità. Obblighi di progetto. Nuovo impianto. Trasformazione di un impianto. Ampliamento di un impianto. Manutenzione straordinaria di un impianto. Manutenzione ordinaria di un impianto. Le verifiche necessarie. La vigilanza. Attestazione impianto elettrico. Attrezzature soggette a verifiche periodiche. Apparecchi di sollevamento. Apparecchi a pressione. VI parte RISCHI DI INCIDENTI RILEVANTI..... >> 32 VII parte PRESENZA MATERIALI CONTENENTI AMIANTO..... >> 34 Riepilogo documenti da presentare >> 39 DM 16/02/1982 (attività soggette alle visite di prevenzione incendi)... >> 41 2

3 INTRODUZIONE Il Dipartimento di Prevenzione dell ASP 3 di Catania con la presente guida si prefigge l obiettivo di identificare la documentazione minima essenziale da allegare per il rilascio del parere di competenza a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori a quelle imprese che richiedono, agli Sportelli Unici per le Attività Produttive dei Comuni, l autorizzazione alla realizzazione di nuovi insediamenti o di ampliamenti, ristrutturazioni, adattamenti e riconversione di locali e/o impianti già esistenti da adibirsi ad attività produttive di beni e servizi, ivi incluse le attività agricole, commerciali e artigiane, le attività turistiche ed alberghiere, i servizi resi dalle banche e dagli intermediari finanziari, i servizi di telecomunicazioni. Prima di iniziare la costruzione e la realizzazione di edifici o locali da adibire ad attività produttive di beni e servizi, così come sopra specificato, si deve verificare se il progetto ottempera alla normativa vigente in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. In genere questo progetto è presentato al Comune territorialmente competente qualora siano previste opere che rientrino anche nel campo di applicazione della normativa edilizia vigente e quindi soggette a concessione edilizia, autorizzazione edilizia, denuncia di inizio attività. L'istituzione degli sportelli unici, prevista dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112, costituisce un'innovazione significativa sia sul piano dell'organizzazione amministrativa che su quello della semplificazione procedimentale. Tutti i procedimenti collegati alla realizzazione dell'opera devono iniziarsi e concludersi nel medesimo lasso temporale mediante la presentazione delle documentazioni di legge alla struttura unica istituita presso il Comune territorialmente competente la quale coordina gli Enti (ARPA, Vigili del Fuoco, Provincia, ASP, Sovrintendenza Belle Arti) chiamati ad esprimere pareri o rilasciare autorizzazioni. E' comunque sempre necessario ricordare che l obbligo della comunicazione vi è anche nei casi in cui non si preveda l esecuzione di alcuna opera edilizia, ma si intenda avviare una attività in locali esistenti oppure modificare in tutto o in parte l attività svolta con l introduzione di nuove macchine, lavorazioni o impianti. Ogni luogo destinato a contenere posti di lavoro dove sono o saranno adibiti (indipendentemente dal numero) dei lavoratori dipendenti, o ad essi equiparati, deve rispondere a quanto previsto dal DLgs 81/08. In particolare i luoghi di lavoro devono rispettare le norme generali di igiene edilizia e le norme per la prevenzione degli infortuni negli ambienti di lavoro, posti di lavoro e di passaggio, come di seguito specificati. 3

4 In questa guida vengono descritte le istruzioni per la verifica dei campi di applicazione ed altre indicazioni e soluzioni di natura tecnica, secondo le diverse disposizioni vigenti, moduli compresi. La valutazione preventiva degli insediamenti produttivi costituisce un attività di fondamentale importanza per individuare, eliminare o limitare, fin dalla fase di progettazione e di avvio di nuovi impianti produttivi, le eventuali possibili fonti di rischio. Una preventiva e corretta valutazione dei rischi può infatti garantire che i luoghi di lavoro nascano già rispondenti ai migliori requisiti di igiene, sicurezza ed ergonomia del lavoro, consentendo risultati molto più efficaci a minor costi rispetto agli interventi su fabbriche già insediate. Valutare il progetto di un nuovo insediamento produttivo significa analizzare quei fattori che possono determinare possibili conseguenze sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori che vi saranno impegnati, per questo è necessaria una conoscenza di dettaglio, talvolta difficilmente standardizzabile, che proprio per questo deve disporre una base documentale sufficientemente esplicativa, eventualmente rinviando ad una successiva integrazione documentale le ulteriori informazioni necessarie. L'Unità Operativa può chiedere, infatti, ulteriori dati e prescrivere modificazioni ai progetti dei locali, degli impianti e alle modalità delle lavorazioni quando le ritenga necessarie in relazione a specifici rischi per l'osservanza delle norme di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. I moduli per la Richiesta di Parere contengono sia richieste di informazioni che di documentazione tecnica ed è diviso in sette parti: I parte: DATI DI IDENTIFICAZIONE DEL SOGGETTO RICHIEDENTE E DELL ATTIVITA II parte: INFORMAZIONI SPECIFICHE RELATIVE ALLA ATTIVITA' III parte: SORVEGLIANZA SANITARIA IV parte: INFORMAZIONI DI CARATTERE GENERALE RELATIVE ALLA STRUTTURA V parte: IMPIANTI Dl SERVIZIO VI parte: RISCHI DI INCIDENTI RILEVANTI VII parte: PRESENZA MATERIALI CONTENENTI AMIANTO 4

5 INDICAZIONI Dl CARATTERE GENERALE Le informazioni richieste anche in forma di modulo o di tabelle specifiche su impianti, apparecchiature, fasi di lavorazione, elenco di sostanze, devono essere debitamente compilati. Lì dove previsto andranno barrate le caselle sul si o sul no per accertare l obbligo o meno della relativa documentazione la cui presentazione può essere o meno richiesta a seconda che l intervento, in tutto o in parte, rientri nel campo di applicazione di una determinata normativa in materia di sicurezza ed igiene del lavoro. Le richieste di informazioni dovranno essere tutte completate anche se la risposta è negativa. Non verranno accettate check-list in cui non sia stata barrata la casella corrispondente. La documentazione tecnica dovrà essere fornita quando richiesta e deve essere timbrata e firmata da tecnico abilitato. Possono essere compilate più copie delle tabelle presenti nella richiesta, nel caso di carenza di spazio o altro. Per le informazioni relative alle fasi lavorative individuate possono essere usati altri modelli di compilazione fra cui schemi a blocchi della lavorazione purché siano coerenti con le successive tabelle. Come accedere al servizio La richiesta di parere preventivo, con allegata documentazione, deve essere inviata in originale all ASP 3 di Catania, Dipartimento di Prevenzione - Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, U.O. Assistenza Informazione Formazione Educazione alla sicurezza sul lavoro 95027, San Gregorio di Catania (CT) Fraz. Cerza Via Tevere, 39 o agli Sportelli Unici dei Comuni che si preoccuperanno di ritrasmetterle allo scrivente servizio. E' possibile prendere appuntamento per un incontro di informazione e assistenza precedente alla presentazione della notifica. Costi e Tempi Per la prestazione è dovuto un versamento di Euro 150,00 su conto corrente n intestato a : Azienda Sanitaria provinciale. 3 di Catania - Settore d Igiene e Sanità Pubblica- causale, rilascio parere di competenza. I tempi di attesa per la valutazione del progetto sono di 30 gg. 5

6 I DATI DI IDENTIFICAZIONE DEL SOGGETTO RICHIEDENTE E DELL ATTIVITA Sono richieste informazioni relative alle generalità del soggetto richiedente ed il motivo della richiesta di parere e/o notifica. Indicare gli estremi identificatici del richiedente e della ditta comprensivi di sede legale e sede operativa (ubicazione fabbricato/impianto) 6 (1) Ogni azienda deve prevedere il Servizio di Prevenzione e Protezione ed il Datore di lavoro (D.d.l.) deve nominare un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (R.S.P.P.) ai sensi dell art. 31 del D.Lgs 81/08. Nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Il D.d.l., a seconda della propria realtà lavorativa, può nominare: se stesso, un dipendente interno all azienda. un consulente esterno a) IL D.d.l. può svolgere DIRETTAMENTE il ruolo di R.S.P.P. nei seguenti casi (evidenziati nell Allegato II del D.lgs. 81/08): Nelle aziende artigiane e industriali fino a 30 addetti; Nelle aziende agricole e zootecniche fino a 10 addetti; Nelle aziende della pesca fino a 20 addetti; Nelle aziende fino a 200 dipendenti; Ma solo dopo aver frequentato un corso di formazione di almeno 16 ore, come previsto dal D.M. 16/01/97. Questa condizione rimane in vigore fino alla pubblicazione dell accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni, che attuerà quanto previsto dall art.34, comma 2,del D.lgs. 81/08 IL D.d.l. non può svolgere DIRETTAMENTE il ruolo di R.S.P.P. nei seguenti casi: aziende industriali a rischio di incidente rilevante, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari, aziende estrattive e minerarie, aziende per la fabbricazione e il deposito di esplosivi strutture di ricovero e cura, sia pubbliche che private b) L istituzione del Servizio di Prevenzione e Protezione e il Responsabile del Servizio devono essere OBBLIGATORIAMENTE INTERNI all azienda nei seguenti casi: 1. nelle aziende industriali a rischio di incidenti rilevanti ( D.lgs.334/99- Seveso bis ) 2. nelle centrali termoelettriche; 3. impianti ed i laboratori nucleari; 4. nelle aziende per la fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni; 5. nelle aziende industriali con oltre 200 dipendenti; 6. nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori; 7. nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori. Negli altri casi il D.d.L. può affidare l incarico di RSPP a personale interno o esterno all azienda, purché ne abbia i requisiti. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14/02/2006 è entrato in vigore, il 15/02/2006, l Accordo sancito nella Conferenza Stato- Regioni in attuazione dell art.2, commi 2, 3, 4 e 5 del D.lgs.195/2003, pertanto dal 15/02/2006 decorrono le nuove regole che fissano i requisiti e le capacità professionali necessarie allo svolgimento del ruolo di RSPP e di ASPP. In particolare il nuovo Decreto RSPP suddivide i percorsi formativi in tre moduli (A, B e C) rivolti a due tipologie di destinatari: 1. Coloro che non hanno mai svolto il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e di Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP) 2. Coloro che hanno già svolto o svolgono il ruolo di RSPP e di ASPP. Il Decreto prevede degli esoneri dalla frequenza di alcuni moduli ( A e B) in funzione dell esperienza e/o formazione pregressa, secondo quanto riportato nelle tabelle A4 e A5 del Decreto stesso. Con il D.lgs. 81/08 vengono esonerati

7 altresì coloro che sono in possesso del diploma di laurea nelle seguenti classi: L7, L8, L9, L17 e L23 e della laurea magistrale LM26 o di altre lauree riconosciute equivalenti ai sensi della normativa vigente. Il modulo A) costituisce il corso di base per lo svolgimento del ruolo di RSPP e ASPP, ha una durata di 28 ore ed è propedeutico per gli specifici moduli di specializzazione. Il modulo B) di specializzazione, è il corso adeguato alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, la durata varia da 12 a 68 ore. E obbligatorio per RSPP e ASPP. Il modulo C) di specializzazione per l esercizio delle funzioni di RSPP, è il corso in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psicosociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. La durata del corso è di 24 ore, ed è obbligatorio solo per gli RSPP. Il suddetto accordo della Conferenza Stato-Regioni del 14/02/06, non coinvolge obbligatoriamente i datori di lavoro che intendono svolgere direttamente il ruolo di RSPP. (2) Indicare l attività in atto o prevista e nel caso che l'attività non sia nota è richiesta una dichiarazione firmata dal titolare. ) La definizione di industrie o lavorazioni insalubri viene fornita dal Testo Unico Leggi Sanitarie (1934) (Art. 216 Testo Unico Leggi Sanitarie): Le manifatture o le fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che sono pericolose per la salute degli abitanti sono suddivise in due classi ( 1^ e/o 2^ classe) a seconda delle sostanze chimiche, dei prodotti, dei materiali e della soglia quantitativa riferita alle varie fasi interessate dall attività industriale. Nel 1994 il Ministero della Sanità ha redatto un Decreto nel quale sono elencate tutte le attività considerate insalubri e, nel rispetto di quanto stabilito dal Testo Unico, le ha divise nelle due diverse classi di pericolosità. La prima classe comprende quelle che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni, per cui quelle che per qualche ragione si trovino oggi, anche per effetto di una progressiva urbanizzazione del territorio, in situazioni diverse rappresentano delle eccezioni comunque monitorate dalle autorità sanitarie. Lo stesso Testo Unico sottolinea che la deroga può mantenersi se l esercizio dell attività non rechi alcun danno alla salute del vicinato. La seconda classe raccoglie invece tutte quelle attività che sono di minore impatto inquinante e che pertanto possono convivere, nel rispetto del Piano Urbanistico Comunale e della programmazione territoriale, con le realtà abitative. NB. Una industria o manifattura inscritta nella prima classe viene autorizzata nell'abitato, se l'industriale responsabile prova che, per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca danno alla salute del vicinato. Il titolare od il legale rappresentante dell azienda che rientra nella tipologia della industria insalubre è tenuto, entro i quindici giorni precedenti, avvisare per iscritto il Comune. L Amministrazione Comunale ha la facoltà, nell'interesse della salute pubblica, di vietarne l'attivazione o di subordinarla a determinate cautele. 7

8 8 II INFORMAZIONI SPECIFICHE RELATIVE ALLA ATTIVITA' Sono richieste informazioni di carattere specifico relative all'attività. Nel caso che l'attività non sia nota, questa parte deve essere sostituita da una dichiarazione che lo attesti. Allegare una relazione tecnica che dovrà contenere, in forma schematica o discorsiva: - un accurata descrizione del ciclo di lavorazione in ogni reparto esistente e/o futuro con la evidenziazione dell oggetto, delle modalità e della sequenza delle lavorazioni (fasi lavorative) che verranno svolte, tenendo presente tutte le attività connesse al processo produttivo anche quelle di trasporto, di manutenzione o di produzione di scarti di lavorazione; - il numero dei lavoratori che dovranno essere impegnati (schema A, pag. 3 della modulistica), - i prodotti impiegati: materie prime, prodotti ausiliari, prodotti finiti e combustibili (schema B, pag. 3 della modulistica); - le cause che possono determinare una particolare esposizione a sostanze nocive per i lavoratori indicando anche gli interventi previsti (schema pag. 4 modulistica) e se esistono opere di captazione e/o abbattimento di inquinanti aerodispersi utilizzare anche lo schema a pag 5 della modulistica; - le caratteristiche degli impianti e delle macchine utensili usate nelle varie fasi della lavorazione (schema pag. 6 della modulistica). Detta relazione dovrà indicare, inoltre, le misure di prevenzione e di protezione che saranno adottate per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Qualora l attività lavorativa utilizzi o preveda l utilizzo in ogni tipo di procedimento (compresa la produzione o la manipolazione o l immagazzinamento o il trasporto o l eliminazione e il trattamento dei rifiuti) di agenti chimici pericolosi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, il D.lgs. 81/08 prevede che la valutazione dei rischi deve essere effettuata prima dell inizio dell attività, valutando, in relazione al tipo e alle quantità degli agenti chimici e alle modalità e frequenza di esposizione a tali agenti, se vi è o no un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori (artt. 223 e 224 D.lgs. 81/08). Per una corretta valutazione dei rischi da agenti chimici pericolosi occorre quindi determinare ed indicare: quantità degli agenti chimici pericolosi, luogo e modalità d uso dell agente, le informazioni contenute nella Scheda di Sicurezza e le proprietà pericolose dell agente (frasi R), il livello, il tipo e la durata dell esposizione, eventuali misurazioni o valutazioni già eseguite in precedenza (monitoraggi ambientali), misurazioni o valutazioni eseguite ad hoc già in questa fase (monitoraggi ambientali, UNI EN 689: Guida alla valutazione dell esposizione per inalazione a composti chimici ai fini del confronto con i valori limite e strategie di misurazione), stime qualitative, i valori limite professionali e/o biologici dell agente, se esistenti, gli effetti delle misure preventive e protettive adottate, le conclusioni, se disponibili, delle azioni di Sorveglianza Sanitaria. Verificati tutti questi parametri, il datore di lavoro deve valutare se l'esposizione a cui sono soggetti i lavoratori comporta un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori. Quindi adottare, in base alla stima del rischio, tutte le misure di prevenzione e protezione, collettiva ed individuale, necessarie a ridurre al minimo il rischio. Nel caso di presenza di apparecchiature in grado di emettere radiazioni non ionizzanti (schema pag. 7 della modulistica) e quindi con rischio di esposizione a campi elettromagnetici, il datore di lavoro valuta i rischi e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori e, quando necessario, calcola se i valori limite di esposizione sono stati superati. Qualora risulti che i valori di azione sono superati elabora ed applica un programma d'azione che comprenda misure tecniche e organizzative intese a prevenire esposizioni superiori ai valori limite di esposizione. (Vedi D.lgs. 81/08 Capo IV Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici da art. 206 a art. 212). Nel caso di presenza di apparecchiature in grado di emettere radiazioni ionizzanti (schema pag. 7 della modulistica) e quindi con rischio di esposizione a sorgenti radioattive, la protezione dello stato di salute e di benessere dei lavoratori (ed anche della popolazione nel suo insieme) e cioè la radioprotezione, è disciplinata con il D.Lgs. 230/95, come modificato dal D.Lgs. 241/00 e dal D.Lgs. 257/01.

9 III SORVEGLIANZA SANITARIA Indicare se sono previsti accertamenti sanitari e per quale rischio specifico, le generalità del Medico Competente che esegue o eseguirà le visite preventive e periodiche ed allegare il protocollo diagnostico che intenderà adottare. La sorveglianza sanitaria è l insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell attività lavorativa. Le Visite mediche preventive e periodiche devono essere mirate al rischio professionale e, pertanto, i lavoratori per i quali la valutazione ha evidenziato un rischio per la salute sono sottoposti a sorveglianza sanitaria. E obbligo del d.d.l. inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente l osservanza degli obblighi previsti a suo carico. Art. 41 del D-lgs. 81/08: 1. La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente: a) nei casi previsti dalla normativa vigente, b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi; 2. La sorveglianza sanitaria comprende: a) visita medica preventiva intesa a constatare l assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica; b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio. L organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medico competente; c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica; d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l idoneità alla mansione specifica; e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente; e-bis) visita medica preventiva in fase preassuntiva; e-ter) visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l idoneità alla mansione. 2-bis. Le visite mediche preventive possono essere svolte in fase preassuntiva, su scelta del datore di lavoro, dal medico competente o dai dipartimenti di prevenzione dell ASP. omissis 3. Le visite mediche NON possono essere effettuate: per accertare stati di gravidanza; negli altri casi vietati dalla normativa vigente. L'obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i rischi lavorativi di cui agli artt. 17 c. 1 lett. a) e 28 del D.Lgs 81/08 include anche le eventuali interazioni dei rischi presenti in ambiente di lavoro con quelli derivanti da errate abitudini personali dei lavoratori, come l'assunzione di alcol e sostanze stupefacenti. Gli effetti delle sostanze psicotrope (alcol-stupefacenti) amplificano infatti i rischi insiti nell'attività lavorativa. 9

10 Il successivo comma 4 dell'articolo 41, impone la sorveglianza sanitaria anche in relazione ad alcol e stupefacenti: 4. Le visite mediche, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle condizioni previste dall'ordinamento, le visite di cui al comma 2, lettere a), b), d), e- bis) e e-ter) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza* e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti**. *Assunzione di alcol e accertamento di assenza di alcoldipendenza Il 30 marzo del 2001 è stata emanata una legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol-correlati (Legge n 125/2001) che all art. 15 introduce delle novità rispetto alla normativa precedente in materia di sicurezza sul lavoro e uso di bevande alcoliche entrando nel merito degli elevati rischi da alcol (e da qui innanzitutto, prima dei controlli alcolimetrici, l'obbligo di inserire nell'apposito documento di cui agli artt. 17 c. 1 lett a) e 28 del d.lgs. 81/08 una specifica valutazione del rischi da alcolici): - Il divieto di assunzione e somministrazione di bevande alcoliche nelle attività lavorative con elevato rischio di infortunio; - la possibilità per il medico competente o per il medico del lavoro dei servizi pubblici di effettuare controlli alcolimetrici; - la conservazione del posto di lavoro al lavoratore con problemi alcol-correlati che intraprenda un percorso terapeutico per il tempo occorrente al completamento del trattamento riabilitativo e, comunque, per un periodo di tempo non superiore ai tre anni. Il 16 marzo 2006, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha emanato il provvedimento che elenca le 14 attività che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l'incolumità o la salute dei terzi, ai fini del divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, ai sensi dell'articolo 15 della legge 30 marzo 2001". La Legge dà inoltre una definizione di bevande alcoliche e superalcoliche: ai fini della presente legge, per bevanda alcolica si intende ogni prodotto contenente alcol alimentare con gradazione superiore a 1,2 gradi di alcol e per bevanda superalcolica ogni prodotto con gradazione superiore al 21 per cento di alcol in volume. Per verificare se una determinata attività lavorativa è fra quelle in cui vige il divieto di assumere sostanze alcoliche e superalcoliche al fine di contrastare l'alcoldipendenza, e che costituiscono i casi nei quali è obbligatorio attivare la sorveglianza sanitaria ai sensi dell'art. 41 comma 4 del D.lgs.n.41/2008, è sufficiente consultare l allegato 1 al Provvedimento del 16 marzo L'allegato che segue assume rilevanza non solo ai fini della sorveglianza sanitaria, ma prima ancora, da un punto di vista logico-giuridico, per quel che riguarda l'esatto e completo adempimento di valutare tutti i rischi lavorativi di cui agli artt. 17 comma 1 lett. a) e 28 del D.Lgs. n. 81/2008. Allegato I ATTIVITA' LAVORATIVE CHE COMPORTANO UN ELEVATO RISCHIO DI INFORTUNI SUL LAVORO OVVERO PER LA SICUREZZA, L'INCOLUMITA' O LA SALUTE DEI TERZI: 1) attività per le quali e' richiesto un certificato di abilitazione per l'espletamento dei seguenti lavori pericolosi: a) impiego di gas tossici (art. 8 del regio decreto 9 gennaio 1927, e successive modificazioni); b) conduzione di generatori di vapore (decreto ministeriale 1 marzo 1974); c) attività di fochino (art. 27 del decreto del Presidente della Repubblica 9 marzo 1956, n. 302); d) fabbricazione e uso di fuochi artificiali (art. 101 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635); e) vendita di fitosanitari, (art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 2001, n. 290); f) direzione tecnica e conduzione di impianti nucleari (decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1970, n. 1450, e successive modifiche); g) manutenzione degli ascensori (decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n. 162); 2) dirigenti e preposti al controllo dei processi produttivi e alla sorveglianza dei sistemi di sicurezza negli impianti a rischio di incidenti rilevanti (art. 1 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334); 3) sovrintendenza ai lavori previsti dagli articoli 236 e 237 del decreto dei Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547; 4) mansioni sanitarie svolte in strutture pubbliche e private in qualità di: medico specialista in anestesia e rianimazione; medico specialista in chirurgia; medico ed infermiere di bordo; medico comunque preposto ad attività diagnostiche e terapeutiche; infermiere; operatore socio-sanitario; ostetrica caposala e ferrista; 5) vigilatrice di infanzia o infermiere pediatrico e puericultrice, addetto ai nidi materni e ai reparti per neonati e immaturi; mansioni sociali e socio-sanitarie svolte in strutture pubbliche e private; 6) attività di insegnamento nelle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado; 7) mansioni comportanti l'obbligo della dotazione del porto d'armi, ivi comprese le attività di guardia particolare e giurata; 8) mansioni inerenti le seguenti attività di trasporto: a) addetti alla guida di veicoli stradali per i quali e' richiesto il possesso della patente di guida categoria B, C, D, E, e quelli per i quali e' richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente, ovvero il certificato di formazione 10

11 professionale per guida di veicoli che trasportano merci pericolose su strada; b) personale addetto direttamente alla circolazione dei treni e alla sicurezza dell'esercizio ferroviario; c) personale ferroviario navigante sulle navi del gestore dell'infrastruttura ferroviaria con esclusione del personale di carriera e di mensa; d) personale navigante delle acque interne; e) personale addetto alla circolazione e alla sicurezza delle ferrovie in concessione e in gestione governativa, metropolitane, tranvie e impianti assimilati, filovie, autolinee e impianti funicolari aerei e terrestri; f) conducenti, conduttori, manovratori e addetti agli scambi di altri veicoli con binario, rotaie o di apparecchi di sollevamento, esclusi i manovratori di carri ponte con pulsantiera a terra e di monorotaie; g) personale marittimo delle sezioni di coperta e macchina, nonché il personale marittimo e tecnico delle piattaforme in mare, dei pontoni galleggianti, adibito ad attività off-shore e delle navi posatubi; h) responsabili dei fari; i) piloti d'aeromobile; l) controllori di volo ed esperti di assistenza al volo; m) personale certificato dal registro aeronautico italiano; n) collaudatori di mezzi di navigazione marittima, terrestre ed aerea; o) addetti ai pannelli di controllo del movimento nel settore dei trasporti; p) addetti alla guida di' macchine di movimentazione terra e merci; 9) addetto e responsabile della produzione, confezionamento, detenzione, trasporto e vendita di esplosivi; 10) lavoratori addetti ai comparti della edilizia e delle costruzioni e tutte le mansioni che prevedono attività in quota, oltre i due metri di altezza; 11) capiforno e conduttori addetti ai forni di fusione; 12) tecnici di manutenzione degli impianti nucleari; 13) operatori e addetti a sostanze potenzialmente esplosive e infiammabili, settore idrocarburi; 14) tutte le mansioni che si svolgono in cave e miniere. Per le attività elencate il datore di lavoro, quale soggetto obbligato in primis a garantire la sicurezza dei propri dipendenti, dovrà adempiere al dovere di informarli circa l obbligo di astenersi dall assunzione di sostanze alcoliche e superalcoliche ed i danni derivanti dall uso di queste, ed attivarsi inoltre per controllare efficacemente che i divieti di assunzione e somministrazione vengano rispettati. Nonché procedere ad attivare la sorveglianza sanitaria obbligatoria di cui all'art. 41 c. 4 del D.Lgs. n. 81/2008 ed eventualmente i controlli alcolimetrici di cui all'art. 15 della Legge n. 125/2001. **Assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti accertamento di assenza di tossicodipendenza. Nel 1990 fu emanato il DPR 309 "Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza", con il quale, attraverso diverse leggi di attuazione, si dava un nuovo corpo organico a tutta la normativa in materia di tossicodipendenza. Con la legge del. 26 giugno 1990, n. 162 "Aggiornamento, modifiche ed integrazioni della legge 22 dicembre 1975, n. 685, recante disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.", é stata data attuazione al dettato costituzionale di cui all'art.38. Nel particolare caso di lavoratori tossicodipendenti la legge n.162/90 prevede, riprendendo l art. 99 della legge 22 dicembre 1975 n.685, che i lavoratori di cui viene accertato lo stato di tossicodipendenza, i quali intendono accedere ai programmi terapeutici e di riabilitazione presso i servizi sanitari delle unità sanitarie locali o di altre strutture terapeuticoriabilitative e socio-assistenziali, se assunti a tempo indeterminato hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro per il tempo in cui la sospensione delle prestazioni lavorative è dovuta all'esecuzione del trattamento riabilitativo e, comunque, per un periodo non superiore a tre anni. Il datore di lavoro deve preventivamente comunicare al medico competente l'esistenza delle mansioni a rischio e i nominativi dei lavoratori che svolgono dette mansioni ai sensi del Provvedimento Conferenza Permanente Stato-Regioni del 30/10/2007 Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in materia di accertamento di assenza di tossicodipendenza pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 15 novembre 2007, con il quale sono stati individuate nell'allegato I una serie di mansioni lavorative da parte dei lavoratori impegnati in attività di trasporto passeggeri e merci pericolose e in altre mansioni per i quali diviene obbligatoria la visita preventiva finalizzata all accertamento di un eventuale uso di sostanze stupefacenti. I dipendenti di aziende pubbliche e private dei trasporti, ed altre categorie specifiche di lavoratori, sono considerati a rischio «per la sicurezza, l incolumità propria e di terzi, anche in riferimento ad un assunzione sporadica di sostanze stupefacenti». In sostanza si stabilisce che tutti i lavoratori di queste aziende dovranno essere sottoposti a test tossicologici da parte dei medici competenti. Art. 1 - Mansioni a rischio Le mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l'incolumità e la salute proprie e di terzi, anche in riferimento ad un'assunzione solo sporadica di sostanze stupefacenti, sono, oltre a quelle inerenti attività di trasporto, anche quelle individuate nell allegato I, che forma parte integrante della presente intesa. Per tali mansioni è obbligatoria la sorveglianza sanitaria ai sensi del combinato disposto degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 19 settembre l994, n. 626 (art. 41 del D.lgs. 81/08). L'allegato che segue assume rilevanza non solo ai fini della sorveglianza sanitaria, ma prima ancora, da un punto di vista logico-giuridico, per quel che riguarda l'esatto e completo adempimento di valutare tutti i rischi lavorativi di cui agli artt. 17 comma 1 lett. a) e 28 del D.Lgs. n. 81/

12 ALLEGATO I del provvedimento 30 ottobre 2007 di intesa della Conferenza Stato - Regioni MANSIONI CHE COMPORTANO PARTICOLARI RISCHI PER LA SICUREZZA, L INCOLUMITA E LA SALUTE DEI TERZI 1) Attività per le quali è richiesto un certificato di abilitazione per l espletamento dei seguenti lavori pericolosi: a) impiego di gas tossici (articolo 8 del regio decreto 1927, e successive modificazioni); b) fabbricazione e uso di fuochi di artificio (di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635) e posizionamento e brillamento mine (di cui al DPR 19 marzo 1956 n. 302); c) Direzione tecnica e conduzione di impianti nucleari (di cui al DPR 30 dicembre 1970 n 1450 e s.m.) 2) Mansioni inerenti le attività di trasporto a) conducenti di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente di guida categoria C, D, E, e quelli per i quali è richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente, ovvero il certificato di formazione professionale per guida di veicoli che trasportano merci pericolose su strada; b) personale addetto direttamente alla circolazione dei treni e alla sicurezza dell esercizio ferroviario che esplichi attività di condotta, verifica materiale rotabile, manovra apparati di sicurezza, formazione treni, accompagnamento treni, gestione della circolazione, manutenzione infrastruttura e coordinamento e vigilanza di una o più attività di sicurezza; c) personale ferroviario navigante sulle navi del gestore dell infrastruttura ferroviaria con esclusione del personale di camera e di mensa; d) personale navigante delle acque interne con qualifica di conduttore per le imbarcazioni da diporto adibite a noleggio; e) personale addetto alla circolazione e a sicurezza delle ferrovie in concessione e in gestione governativa, metropolitane, tranvie e impianti assimilati, filovie, autolinee e impianti funicolari, aerei e terrestri; f) conducenti, conduttori, manovratori e addetti agli scambi di altri veicoli con binario, rotaie o di apparecchi di sollevamento, esclusi i manovratori di carri ponte con pulsantiera a terra e di monorotaie; g) personale marittimo di I categoria delle sezioni di coperta e macchina, limitatamente allo Stato maggiore e sottufficiali componenti l'equipaggio di navi mercantili e passeggeri, nonché il personale marittimo e tecnico delle piattaforme in mare, dei pontoni galleggianti, adibito ad attività off-shore e delle navi posatubi; h) controllori di volo ed esperti di assistenza al volo; i) personale certificalo dal Registro aeronautico italiano; l) collaudatori di mezzi di navigazione marittima, terrestre ed aerea; m) addetti ai pannelli di controllo del movimento nel settore dei trasporti; n) addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci; 3) Funzioni operative proprie degli addetti e dei responsabili della produzione, del confezionamento, della detenzione, del trasporto e della vendita di esplosivi. Quindi: 1. Il datore di lavoro, prima di adibire un lavoratore all'espletamento di mansioni comprese nell'elenco di cui all'allegato I, qualunque sia il tipo di rapporto di lavoro instaurato, provvede a richiedere al medico competente gli accertamenti sanitari del caso, comunicandogli il nominativo del lavoratore interessato. 2. Il medico competente, all atto dell assunzione del personale adibito alle mansioni di cui all allegato 1 e successivamente, con periodicità da rapportare alle condizioni personali del lavoratore in relazione alle mansioni svolte, provvede a verificare l assenza di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti sottoponendolo a specifici tests di screening in grado di evidenziarne l assunzione, secondo le modalità definite nell articolo 8. A seguito dell Intesa del 30 ottobre 2007, la stessa Conferenza Stato-Regione ha in fine provveduto, con l atto del 18 settembre 2008 all approvazione di un documento, elaborato al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali (avvalendosi del contributo di un apposito Gruppo tecnico) con il quale sono state individuate le procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza e di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope nei lavoratori che svolgono mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l'incolumità e la salute di terzi. 12

13 Il Medico Competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica: a) idoneità; b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni; c) inidoneità temporanea; d) inidoneità permanente. Avverso i giudizi del medico competente, compresi quelli formulati in fase preassuntiva, è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso. Titoli e requisiti del medico competente (Art. 38 D.Lgs. 81/08): 1. Per svolgere le funzioni di medico competente è necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti: a) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica; b) docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro; c) autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277; d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale; d-bis) con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari delle Forze armate, compresa l Arma dei carabinieri,della Polizia di Stato e della Guardia di finanza, svolgimento di attività di medico nel settore del lavoro per almeno quattro anni. 2. I medici in possesso dei titoli di cui al comma 1,lettera d), sono tenuti a frequentare appositi percorsi formativi universitari da definire con apposito decreto del Ministero dell'università e della ricerca di concerto con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche. I soggetti di cui al precedente periodo i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, svolgano le attività di medico competente o dimostrino di avere svolto tali attività per almeno un anno nell'arco dei tre anni anteriori all'entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono abilitati a svolgere le medesime funzioni. A tal fine sono tenuti a produrre alla Regione attestazione del datore di lavoro comprovante l'espletamento di tale attività. 3. Per lo svolgimento delle funzioni di medico competente è altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e successive modificazioni e integrazioni, a partire dal programma triennale successivo all'entrata in vigore del presente decreto legislativo. I crediti previsti dal programma triennale dovranno essere conseguiti nella misura non inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina «medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro». 4. I medici in possesso dei titoli e dei requisiti di cui al presente articolo sono iscritti nell'elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche. Svolgimento dell'attività di medico competente (Art. 39 D.Lgs. 81/08): 1. L'attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale (ICOH). 2. Il medico competente svolge la propria opera in qualità di: a) dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o privata, convenzionata con l'imprenditore; b) libero professionista; c) dipendente del datore di lavoro. 3. Il dipendente di una struttura pubblica, assegnato agli uffici che svolgono attività di vigilanza, non può prestare, ad alcun titolo e in alcuna parte del territorio nazionale, attività di medico competente. 4. Il datore di lavoro assicura al medico competente le condizioni necessarie per lo svolgimento di tutti i suoi compiti garantendone l'autonomia. 5. Il medico competente può avvalersi, per accertamenti diagnostici, della collaborazione di medici specialisti scelti in accordo con il datore di lavoro che ne sopporta gli oneri. 6. Nei casi di aziende con più unità produttive, nei casi di gruppi d'imprese nonchè qualora la valutazione dei rischi ne evidenzi la necessità, il datore di lavoro può nominare più medici competenti individuando tra essi un medico con funzioni di coordinamento. 13

14 La nomina del Medico Competente, che collabora con il D.d.L. e con il R.S.P.P., partecipando alla valutazione dei rischi in azienda, intervenendo nelle riunioni periodiche e partecipando alle attività informative e formative sia generiche che specifiche, diventa necessaria quando ricorrono gli obblighi di sorveglianza, che scaturiscono da: Esposizione a rumore, Titolo VIII Agenti Fisici - Capo II Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro - n 12 articoli (da art. 187 a art. 198) Movimentazione manuale dei carichi, Titolo VI Movimentazione Manuale dei carichi n 5 articoli (da art. 167 a art. 171) Rischio vibrazioni, Titolo VIII Agenti Fisici Capo III Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a vibrazioni N 7 articoli (da art. 199 a art. 205) Atmosfere esplosive, Titolo XI Protezione da atmosfere esplosive n 2 capi - n 11 articoli (da art. 287 a art. 297) Uso di Videoterminali, Titolo VII Attrezzature munite di videoterminali, n 3 capi - n 8 articoli (da art. 172 a art. 179) Lavorazioni con esposizione ad agenti chimici Titolo IX Sostanze pericolose Capo I protezione da agenti chimici - n 12 articoli (da art. 221 a art. 232) Esposizione a CVM (cloruro di vinile monomero) Titolo IX Sostanze pericolose Capo I protezione da agenti chimici (Allegato XLIII) Esposizione a benzene Titolo IX Sostanze pericolose Capo I protezione da agenti chimici (Allegato XLIII) Esposizione a polveri di legno duro Titolo IX Sostanze pericolose Capo I protezione da agenti chimici (Allegato XLIII) Esposizione ad agenti cancerogeni, Titolo IX Sostanze pericolose Capo II Protezione da agenti cancerogeni e mutageni n 13 articoli (da art. 233 a art. 245) Esposizione ad amianto Titolo IX Sostanze pericolose Capo III Protezione dai rischi connessi all esposizione all amianto n 16 articoli (da art. 246 a art. 261) Esposizione ad agenti biologici, Titolo X Esposizione ad Agenti Biologici - n 4 capi - n 21 articoli (da art. 266 a art. 286) Lavorazioni con esposizione a silice D.P.R. 1124/65, D.M. 14 gennaio 2008, D.lgs 81/08 (Titolo IX Sostanze pericolose Capo I protezione da agenti chimici) Esposizione alle ammine aromatiche (Circolare del Ministero del Lavoro n 46/79 e 61/81) Esposizione a radiazioni ionizzanti, D.lgs. 230/95 e s..m. ed i. Lavoro notturno D.lgs. 66/2003 Cassoni ad aria compressa ( DPR 321/56) Polizia mineraria, DPR 128/59 Produzione acque gassose, R.D. 1601/31, DPR 19/05/1958 n.719 Esposizione ai campi elettromagnetici, Titolo VIII Agenti Fisici capo IV Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici n 7 articoli (da art. 206 a art. 212) (valori limite sono riportati nell allegato XXXVI, lettera A, tabella 1 e riguardano la protezione dagli effetti acuti) Esposizione a radiazioni ottiche artificiali, Titolo VIII agenti fisici capo V Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali n 6 articoli (da art. 213 a art. 218) 14

15 IV INFORMAZIONI DI CARATTERE GENERALE RELATIVE ALLA STRUTTURA Le caratteristiche strutturali ed infrastrutturali del progetto devono essere tali da non avere conseguenze sulla salute dei lavoratori, occorre, quindi, evitare la realizzazione di ambienti nei quali è oggettivamente impossibile lavorare in modo confortevole (es.: locali sotterranei). Andranno individuati, anche, i lavoratori che operano nei locali, considerandone il numero (affollamento) e le attività (mansione/compito) ai fini della definizione dei requisiti e degli standard applicabili. con le esigenze. Quindi sono richieste informazioni di carattere generale relative al sistema idropotabile, alla struttura ed elaborati planimetrici, disegni e prospetti accompagnati da una relazione descrittiva dell intervento e da una relazione tecnica sui sistemi d illuminazione e di aerazione con le relative check-list di riferimento dell'edificio. Approvvigionamento idrico Nei luoghi di lavoro o nelle loro immediate vicinanze deve essere messa a disposizione dei lavoratori acqua in quantità sufficiente, tanto per uso potabile quanto per lavarsi. Per la provvista, la conservazione e la distribuzione dell'acqua devono osservarsi le norme igieniche atte ad evitarne l'inquinamento e ad impedire la diffusione di malattie. Altezza, cubatura e superficie I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di cinque lavoratori, ed in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni che comportano la sorveglianza sanitaria, sono i seguenti: - altezza netta non inferiore a m 3;* - cubatura non inferiore a mc 10 per lavoratore; - ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie di almeno mq 2. - I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi cioè senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi. - L'altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all'altezza media della copertura dei soffitti o delle volte. - Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l'organo di vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottati adeguati mezzi di ventilazione dell'ambiente. L'osservanza dei limiti stabiliti dal presente articolo circa l'altezza, la cubatura e la superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa anche alle aziende industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le lavorazioni che in esse si svolgono siano ritenute, a giudizio dell'organo di vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori occupati. - Per i locali destinati o da destinarsi a uffici, indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente**. - Lo spazio destinato al lavoratore nel posto di lavoro deve essere tale da consentire il normale movimento della persona in relazione al lavoro da compiere. *Per il rilascio dell autorizzazione in deroga ad adibire al lavoro locali con altezza inferiore a m 3.0, prevista dall art. 64, 1 comma-lett. A + all. IV-punto del D.Lgs.81/08, occorre redigere apposita istanza in bollo, accompagnata da specifica documentazione, indirizzata al Direttore Generale dell Azienda Sanitaria Provinciale di Catania c/o Settore Igiene e Sanità Pubblica S.Pre.S.A.L.- U.O. Controllo e Vigilanza, via Tevere n S. Gregorio di Catania (CT) Fraz. Cerza. 15

16 ** DECRETO MINISTERIALE 5 LUGLIO 1975 MODIFICAZIONI ALLE ISTRUZIONI MINISTERIALI 20 GIUGNO 1896 RELATIVAMENTE ALL'ALTEZZA MINIMA ED AI REQUISITI IGIENICO SANITARI PRINCIPALI DEI LOCALI D'ABITAZIONE. Viste le istruzioni ministeriali , concernenti la compilazione dei regolamenti locali sull'igiene del suolo e dell'abitato; Considerata la necessità di apportare d'urgenza modifiche alle predette istruzioni ministeriali per la parte riguardante l'altezza minima ed i requisiti igienico-sanitari principali dei locali d'abitazione, in attesa di procedere all'aggiornamento della restante parte delle istruzioni ministeriali stesse (1); Decreta: Art. 1 [1] L'altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70, riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. [2] Nei comuni montani al di sopra dei m s.l.m. può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell'altezza minima dei locali abitabili a m 2,55. "[3] Le altezze minime previste nel primo e secondo comma possono essere derogate entro i limiri già esistenti e documentati per i locali di abitazione di edifici situati in ambito di comunità montane sottoposti ad interventi di recupero edilizio e di miglioramento delle caratteristiche igienico-sanitarie quando l'edificio presenti caratteristiche tipologiche specifiche del luogo meritevoli di conservazione ed a condizione che la richiesta di deroga sia accompagnata da un progetto di ristrutturazione con soluzioni alternative atte a garantire, comunque, in relazione al numero degli occupanti, idonee condizioni igienico-sanitarie dell'alloggio, ottenibili prevedendo una maggiore superficie dell'alloggio e dei vani abitabili ovvero la possibilità di una adeguata ventilazione naturale favorita dalla dimensione delle finestre, dai riscontri d'aria trasversali e dall'impiego di mezzi di ventilazione naturale ausiliaria" (2). Art. 2 [1] Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a mq 14, per i primi 4 abitanti, ed a mq 10, per ciascuno dei successivi. [2] Le stanze da letto debbono avere una superficie minima di mq 9, se per una persona, e di mq 14, se per due persone. [3] Ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno mq 14. [4] Le stanze da letto, il soggiorno e la cucina debbono essere provvisti di finestra apribile. Art. 3 [1] Ferma restando l'altezza minima interna di m 2,70, salvo che per i comuni situati al di sopra dei m s.l.m. per i quali valgono le misure ridotte già indicate all'art. 1, l'alloggio monostanza, per una persona, deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq 28, e non inferiore a mq 38, se per due persone. Art. 4 [1] Gli alloggi debbono essere dotati di impianti di riscaldamento ove le condizioni climatiche lo richiedano. [2] La temperatura di progetto dell'aria interna deve essere compresa tra i 18 C e i 20 C; deve essere, in effetti, rispondente a tali valori e deve essere uguale in tutti gli ambienti abitati e nei servizi, esclusi i ripostigli. [3] Nelle condizioni di occupazione e di uso degli alloggi, le superfici interne delle parti opache delle pareti non debbono presentare tracce di condensazione permanente. Art. 5 [1] Tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi, vani-scala e ripostigli debbono fruire di illuminazione naturale diretta, adeguata alla destinazione d'uso. [2] Per ciascun locale d'abitazione, l'ampiezza della finestra deve essere proporzionata in modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio non inferiore al 2 per cento, e comunque la superficie finestrata apribile non dovrà essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento. [3] Per gli edifici compresi nell'edilizia pubblica residenziale occorre assicurare, sulla base di quanto sopra disposto e dei risultati e sperimentazioni razionali, l'adozione di dimensioni unificate di finestre e, quindi, dei relativi infissi. Art. 6 [1] Quando le caratteristiche tipologiche degli alloggi diano luogo a condizioni che non consentano di fruire di ventilazione naturale, si dovrà ricorrere alla ventilazione meccanica centralizzata immettendo aria opportunamente captata e con requisiti igienici confacenti. [2] É comunque da assicurare, in ogni caso, l'aspirazione di fumi, vapori ed esalazioni nei punti di produzione (cucine, gabinetti, ecc.) prima che si diffondano. [3] Il "posto di cottura", eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve comunicare ampiamente con quest'ultimo e deve essere adeguatamente munito di impianto di aspirazione forzata sui fornelli. Art. 7 [1] La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all'esterno per il ricambio dell'aria o dotata di impianto di aspirazione meccanica. [2] Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all'esterno è proibita l'installazione di apparecchi a fiamma libera. [3] Per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo. Art. 8 [1] I materiali utilizzati per le costruzioni di alloggi e la loro messa in opera debbono garantire un'adeguata protezione acustica agli ambienti per quanto concerne i rumori da calpestìo, rumori da traffico, rumori da impianti o apparecchi comunque installati nel fabbricato, rumori o suoni aerei provenienti da alloggi contigui e da locali o spazi destinati a servizi comuni. [2] All'uopo per una completa osservanza di quanto sopra disposto occorre far riferimento ai lavori ed agli standards consigliati dal Ministero dei lavori pubblici o da altri qualificati organi pubblici. Art. 9 [1] Tutta la parte delle istruzioni ministeriali incompatibile o, comunque, in contrasto con le presenti disposizioni deve ritenersi abrogata. NOTE: (1) Le istruzioni citate vengono omesse in attesa del loro aggiornamento. (2) Comma aggiunto, a partire dall'11 luglio 1999, dall'art. 1 del D. M

17 In caso di presenza di SOTTERRANEI O SEMISOTTERRANEI* occorre indicare nella relazione descrittiva dell intervento i provvedimenti tecnici che saranno adottati al fine dell ottenimento della autorizzazione all uso dei locali interrati previsti nel progetto, adibiti ad attività lavorativa, ai sensi dell art. 65 del D.Lgs. 81/2008, (tipo di illuminazione, sistema di aerazione con indicazione del numero minimo di ricambi orari d'aria garantiti, accorgimenti atti alla protezione contro l'umidità, i sistemi per la prevenzione degli infortuni e di tutto ciò che sia di supporto ad un corretto uso dei locali). *Per il rilascio dell autorizzazione in deroga ad adibire al lavoro i locali semi/sotterranei, prevista dall art. 65 del D.Lgs.81/08, occorre redigere apposita istanza in bollo, accompagnata da specifica documentazione, indirizzata al Direttore Generale dell Azienda Sanitaria Provinciale di Catania c/o Settore Igiene e Sanità Pubblica S.Pre.S.A.L.- U.O. Controllo e Vigilanza, via Tevere n S. Gregorio di Catania (CT) Fraz. Cerza. AERAZIONE, ILLUMINAZIONE E MICROCLIMA Per la valutazione dei progetti, in riferimento ai problemi microclimatici, di aerazione e di illuminazione, occorre considerare i seguenti punti: a) l individuazione dei soggetti che operano nei locali oggetto dell intervento b) l individuazione delle attività svolte e dei processi produttivi; c) la definizione dei requisiti e degli standard di microclima/illuminazione applicabili; d) l analisi delle caratteristiche strutturali ed impiantistiche del progetto; e) la valutazione della compatibilità delle caratteristiche strutturali ed impiantistiche con i requisiti e gli standard richiesti. In determinate situazioni (rischio elevato, ambienti con esigenze specifiche, etc.) può risultare utile definire particolari procedure di lavoro, dispositivi di protezione individuali o altre possibili azioni migliorative di prevenzione e protezione dai rischi. ILLUMINAZIONE NATURALE 17 per ogni locale o reparto quantificare la superficie (mq) pavimentata (Sp) e la superficie illuminante (Si) a parete o a soffitto, calcolando il R.I. (Si/Sp) descrivendo la natura del materiale utilizzato. ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE per ogni locale o reparto quantificare la superficie (mq) pavimentata (Sp) e il numero di corpi illuminanti a parete o a soffitto. AERAZIONE NATURALE L aerazione naturale è prioritaria rispetto a quella artificiale. Il ricorso a quest ultima dovrà sempre essere giustificato. Per ogni locale o reparto quantificare il volume (mc), la superficie utile del locale (mq), la superficie apribile totale (Sa) attestata su spazi esterni descrivendo il tipo di apertura dei serramenti a parete o a soffitto (vasistas, scorrevole, a cerniera etc.), i mq utili apribili (oltre finestre anche porte e portoni comunicanti con l esterno che possono così essere compresi nel computo delle superfici apribili fino a raggiungere un massimo del 50% della superficie apribile minima necessaria. Le porte possono, comunque, costituire il totale della superficie apribile minima necessaria per i piccoli fondi commerciali sino a mq 100), il rapporto superficie apribile/superficie locale (sa/sp) espresso con frazione (1/8, 1/16 etc.). Nel caso in cui nei regolamenti comunali non prescritti valori minimi di aerazione naturale, si forniscono i valori indicativi di Ra ed RI desunti dalle linee guida su Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro del Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle regioni e delle province autonome.

18 Sono state individuate 3 tipologie di locali a cui fare riferimento per calcolare gli indici di aerazione: A. Uffici, ambulatori, mense, locali di riposo, aule, locali di degenza: RA 1/8; RI 1/8; B. Locali adibiti ad attività lavorative diverse dalle precedenti, compresi i magazzini e gli archivi, occupati da lavoratori: - di superficie inferiore a 1000 m2: RA 1/16; RI 1/10; - di superficie compresa tra 1000 e 3000 m2: RA 1/20; RI 1/12; - di superficie maggiore di 3000 m2: RA 1/24; RI 1/15; C. Locali occupati temporaneamente (lavoro non continuativo*): RA 1/30;RI 1/20 * per posto di lavoro non continuativo s intende una zona di lavoro occupata da un lavoratore o più lavoratori successivamente, per un periodo inferiore a 2 1/2 giorni/settimana (20 ore settimana) Laddove i rapporti aeranti risultino insufficienti, occorre specificare, locale per locale, il valore d portata d aria esterna o di estrazione ottenuta tramite sistema di aerazione forzata (Norma UNI 10339). Laddove i rapporti illuminanti risultino insufficienti occorre specificare, locale per locale, i valori di illuminamento medio mantenuto (Ēm) ottenuti in seguito ad illuminazione artificiale (NormaUNI EN ); Per bagni, servizi igienici, spogliatoi, si potrà ricorrere alla aerazione forzata secondo i requisiti previsti dai locali regolamenti comunali. AEREAZIONE ARTIFICIALE E RISCALDAMENTO Per ogni locale o reparto descrivere il tipo di impianto di riscaldamento, la temperatura minima garantita ed il ricambio forzato dell aria (n. ricambi/h). Note per gli impianti di aerazione artificiale 1. Nel caso di impianti di processo, i valori di riferimento dei vari parametri saranno illustrati e motivati nella relazione tecnica allegata. 2. In riferimento al punto 5.1. Norme UNI 10339/ Indicare per ogni locale la Portata aria esterna o di estrazione complessiva (Q0) espressa in mc/h. e i Numeri ricambi/ora previsti. I ricambi d aria esterna (aria di rinnovo) dovranno essere rapportati al tipo di attività svolta e assicurati da flussi razionalmente distribuiti, in modo da evitare cortocircuitazioni e sacche di ristagno (norme UNI 10339/95 e UNI 8852/87). In generale dovrà essere garantito almeno 1 ricambio/h per ambiente, ad esclusione dei locali ad uso industriale dove è possibile adottare 0,5 ricambi/h minimi per ambiente, qualora le lavorazioni svolte non prevedano l utilizzo di portate d aria superiori. Se l impianto verrà utilizzato per integrare una scarsa aerazione naturale, esso dovrà essere sempre mantenuto funzionante; ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute delle persone. Per ottenere i valori in mc/h moltiplicare Q0p (portata d aria esterna per persona espressa in mc/s) per 3,6. E quindi moltiplicare per i metri quadrati del locale. Le portate di aria esterna e di estrazione da adottare per le diverse tipologie edilizie sono contenute nel prospetto III delle Norme UNI 10339/ Come riferimento vedi p.to 9.2. delle Norme UNI 10339/95 e p.to delle Norme UNI 8852/87. La differenza massima tra temperatura interna ed esterna nel periodo estivo non dovrà superare i 7 C. 18

19 5. Come riferimento vedi p.to 9.2. delle Norme UNI 10339/95 e p.to delle Norme UNI 8852/87. Le scelte progettuali in materia di controllo dell umidità degli ambienti devono essere rese esplicite e motivate. Non è consentito l utilizzo di sistemi di umidificazione che possono determinare ristagni d acqua. Si sconsiglia l uso di umidificatori con ricircolo d acqua di recupero. 6. Gli impianti dovranno funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d aria fastidiose. La velocità dell aria nelle zone occupate dalle persone, dal pavimento sino ad un altezza di 2 metri, non deve superare 0,15 m/sec. 7. La relazione dovrà contenere: - criteri di scelta del tipo di impianto - tipo di impianto prescelto - modalità di funzionamento - caratteristiche delle apparecchiature e dei materiali previsti - modalità di accesso per le operazioni di manutenzione in sicurezza 8. Planimetrie dei locali trattati in scala 1:100 con indicazioni su: - destinazione d uso dei locali - affollamenti di riferimento - portata aria esterna, portata aria di estrazione - posizione delle prese d aria esterna - posizione delle bocchette di mandata, di ripresa - posizione delle bocchette d espulsione dell aria viziata - canalizzazioni di distribuzione dell aria trattata, dell aria di ricircolo e dell aria d espulsione - posizione delle unità di trattamento aria, generatori termici e gruppi frigo - posizione dispositivi per il controllo della temperatura e dell umidità relativa (U.R.) e dispositivi di segnalazione guasti - eventuali elementi rilevanti ai fini del dimensionamento degli impianti (per es.: cappe di aspirazioni d aria) 9. Indicare la tipologia dei locali serviti (ad es.:uffici, magazzini, ecc.) e l ubicazione (ad es.: posti a piano terra, primo piano ecc.). Altre indicazioni: Prevedere filtri secondo prospetti V e VI Norme UNI 10339/95. Le prese d aria esterna dovranno prelevare aria da zona non inquinata ed essere ubicate ad idonea distanza da camini o altre fonti d emissione, es. bocca d espulsione dell impianto stesso (punto Norme UNI 10339/95). Le prese d aria dovranno essere dotate di efficaci sistemi per impedire l ingresso di acqua. Le emissioni dell impianto non dovranno recare disturbo ad abitazioni poste nelle vicinanze, e dovranno rispondere ai limiti di rumorosità dettati dalle normative vigenti verso l ambiente e gli edifici vicini. Il certificato di omologazione non garantisce di per se il rispetto dei limiti sul rumore, infatti oltre che i limiti di zona devono essere valutati i limiti differenziali. Per quanto concerne gli ambienti serviti dall impianto, la rumorosità dovrà rispondere a quanto indicato dalla norma UNI 8199/ Emissioni esterne d aria: ubicare, possibilmente, i terminali di estrazione sulla copertura dell edificio e comunque in posizione tale da non recare disturbi igienico-sanitari. Evitare che l aria di scarico proveniente dalle torri e dai condensatori evaporativi e ad aria entri negli edifici.

20 EQUISITI DELLE VIE E USCITE DI EMERGENZA In ottemperanza al punto 1.5 dell ALLEGATO IV del D.lgs.81/08: Ai fini del presente punto si intende per: via di emergenza: percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro; uscita di emergenza: passaggio che immette in un luogo sicuro; luogo sicuro: luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza; larghezza di una porta o luce netta di una porta: larghezza di passaggio al netto dell'ingombro dell'anta mobile in posizione di massima apertura se scorrevole, in posizione di apertura a 90 gradi se incernierata (larghezza utile di passaggio) Le vie e le uscite di emergenza devono rimanere sgombre e consentire di raggiungere il più rapidamente possibile un luogo sicuro In caso di pericolo tutti i posti di lavoro devono poter essere evacuati rapidamente e in piena sicurezza da parte dei lavoratori Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere adeguate alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d'uso, alle attrezzature in essi installate, nonchè al numero massimo di persone che possono essere presenti in detti luoghi Le vie e le uscite di emergenza devono avere altezza minima di m 2,0 e larghezza minima conforme alla normativa vigente in materia antincendio Qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso dell'esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente ed immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. L'apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell'esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l'adozione di altri accorgimenti adeguati specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio Le porte delle uscite di emergenza non devono essere chiuse a chiave, se non in casi specificamente autorizzati dall'autorità competente Nei locali di lavoro e in quelli destinati a deposito è vietato adibire, quali porte delle uscite di emergenza, le saracinesche a rullo, le porte scorrevoli verticalmente e quelle girevoli su asse centrale Le vie e le uscite di emergenza, nonché le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti Le vie e le uscite di emergenza devono essere evidenziate da apposita segnaletica, conforme alle disposizioni vigenti, durevole e collocata in luoghi appropriati Le vie e le uscite di emergenza che richiedono un'illuminazione devono essere dotate di un'illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell'impianto elettrico Gli edifici che sono costruiti o adattati interamente per le lavorazioni che presentano pericoli di esplosioni o specifici rischi di incendio alle quali sono adibiti più di cinque lavoratori devono avere almeno due scale distinte di facile accesso o rispondere a quanto prescritto dalla specifica normativa antincendio. Per gli edifici già costruiti si dovrà provvedere in conformità, quando non ne esista l'impossibilità accertata dall'organo di vigilanza. In quest'ultimo caso sono disposte le misure e cautele ritenute più efficienti. Le deroghe già concesse mantengono la loro validità salvo diverso provvedimento dell'organo di vigilanza Per i luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1 gennaio 1993 non si applica la disposizione contenuta nel punto 1.5.4, ma gli stessi devono avere un numero sufficiente di vie ed uscite di emergenza Le aperture esistenti nel suolo o nel pavimento dei luoghi, degli ambienti di lavoro o di passaggio, comprese le fosse ed i pozzi, devono essere provviste di solide coperture o di parapetti normali, atti ad impedire la caduta di persone. Quando dette misure non siano attuabili, le aperture devono essere munite di apposite segnalazioni di pericolo. 20

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