DIRITTI, UGUAGLIANZA, INTEGRAZIONE

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1 DIRITTI, UGUAGLIANZA, INTEGRAZIONE cataniasereni.indd :43:41

2 Diritti Uguaglianza Integrazione Collana dell Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali Dipartimento per le Pari Opportunità diretta da Massimiliano Monnanni Comitato scientifico: Daniela Bas, Camilla Bianchi, Marco Buemi, Oriana Calabresi, Rosita D Angiolella, Olga Marotti, Federica Mondani, Antonella Ninci, Anna Riglioni, Pietro Vulpiani cataniasereni.indd :43:41

3 Danilo Catania e Alessandro Serini (a cura di) IL CIRCUITO DEL SEPARATISMO Buone pratiche e linee guida per la questione Rom nelle regioni Obiettivo Convergenza ARMANDO EDITORE cataniasereni.indd :43:41

4 CATANIA, Danilo SERINI, Alessandro (a cura di) Il circuito del separatismo. Buone pratiche e linee guida per la questione Rom nelle regioni Obiettivo Convergenza ; Pref. di Massimiliano Monnanni; Pres. di Antonio Russo; Intr. di Michele Rizzi Roma : UNAR, p. ; 22 cm. (Diritti, uguaglianza, integrazione) ISBN: Integrazione delle comunità rom 2. Definizione della questione Rom 3. I Rom nel Meridione CDD UNAR Dipartimento per le pari opportunità Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali Largo Chigi Tel. 06/ Fax 06/ Numero verde Armando Armando s.r.l. Viale Trastevere, Roma Direzione - Ufficio Stampa 06/ Direzione editoriale e Redazione 06/ Amministrazione - Ufficio Abbonamenti 06/ Fax 06/ Internet: ; I diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche), in lingua italiana, sono riservati per tutti i Paesi. Fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume/fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall art. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633 ovvero dall accordo stipulato tra SIAE, SNS e CNA, CONFARTIGIANATO, CASA, CLAAI, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI il 18 dicembre Le riproduzioni a uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superiore al 15% del presente volume/fascicolo, solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, Via delle Erbe, n. 2, Milano, telefax , cataniasereni.indd :43:41

5 Sommario Prefazione 7 MASSIMILIANO MONNANNI Presentazione: La memoria e la politica del fare 11 ANTONIO RUSSO Introduzione 15 MICHELE RIZZI PARTE PRIMA: L INTEGRAZIONE DELLE COMUNITÀ ROM 19 Capitolo 1: La questione Rom : una prima definizione 21 EMILIANA BALDONI Capitolo 2: Il disegno della ricerca: un campo da scoprire 43 DANILO CATANIA, ALESSANDRO SERINI PARTE SECONDA: I Rom nel Meridione 61 Capitolo 3: Il lento inserimento dei Rom in Campania 63 ALESSANDRO SERINI Capitolo 4: In Puglia: sulla strada dell integrazione 101 DANILO CATANIA Capitolo 5: Calabria: luci e ombre nelle politiche pubbliche in favore dei gruppi Rom 133 ANGELO PALAZZOLO, GIANFRANCO ZUCCA cataniasereni.indd :43:41

6 Capitolo 6: I Rom in Sicilia: i confini degli spazi di inclusione 163 ALICE RICORDY Capitolo 7: Tra l incudine e il martello 191 ALESSANDRO SERINI, DANILO CATANIA Conclusioni: Linee guida per la governance locale dell inclusione delle comunità RSC 203 MARCO LIVIA Cartografie 215 Bibliografia 225 Nota sugli Autori 237 cataniasereni.indd :43:42

7 Prefazione MASSIMILIANO MONNANNI 1 Ci sono delle espressioni usate normalmente sui mezzi di comunicazione e nei dibattiti pubblici che si fissano nel lessico comune e descrivono una determinata situazione meglio di altre; individuano con precisione e in forma concisa le radici storiche e culturali di un determinato fenomeno; talvolta arrivano ad oltrepassare il loro normale perimetro semantico, e divengono parte di un vocabolario comune al punto che, evocate, attivano in noi significati talmente sedimentati nella coscienza da non ammettere fraintendimenti di sorta. Questione è una di queste parole. Accostata ad una data comunità o ad un dato territorio restituisce l immagine di un problema irrisolto che si perpetua da molto tempo a danno di quel territorio o di quella comunità. Basti pensare alla questione meridionale, sollevata in Parlamento cento anni fa (1911) dall Onorevole Giustino Fortunato, che rappresenta tuttora una formula verbale efficace nel sintetizzare lo stato di arretratezza economica in cui versano la maggior parte delle regioni del Sud Italia; oppure alla questione femminile, un espressione linguistica che ha infiammato i dibattiti politici negli anni Settanta, rimasta finora inevasa se si considera il ruolo tuttora marginale delle donne nel mondo del lavoro e, in generale, della vita pubblica. Negli ultimi tempi, nel novero delle questioni è salita alla ribalta delle cronache la questione Rom. Questa espressione evoca significati e immagini che rimandano ad una collettività, quella Rom, che vive un esistenza precaria. Una umanità in eccesso in cui il tratto della precarietà permea le diverse dimensioni del vivere civile casa, lavoro, salute, istruzione. A rendere ancor più vulnerabile la condizione 1 Direttore Generale Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). 7 cataniasereni.indd :43:42

8 dei Rom, Sinti e Camminanti ha contribuito, peraltro, il diffondersi di una cultura securitaria che assimila i Rom ad una minaccia sociale permanente. La discriminazione delle comunità rom, sinte e caminanti ha quindi acquisito toni ancor più violenti del sentimento antiimmigrazione che serpeggia in alcune frange della nostra società: un risultato paradossale, se solo si considera come la maggior parte dei Rom sia di nazionalità italiana. Mai come in questa particolare fase storica la lotta alla discriminazione si deve misurare con la questione Rom, mettendo in campo risorse, ma soprattutto metodi e strumenti, adeguati alla complessità del tema. Una lotta che si consuma quotidianamente nelle nostre città, all interno di contesti metropolitani in cui si intrecciano innumerevoli istanze sociali: dal problema della casa, alla riqualificazione delle periferie; dall assenza di lavoro per i giovani, al degrado dell ambiente e, in generale, alla ricerca della qualità della vita. Da questo punto di vista, le amministrazioni locali sono chiamate ad una difficile sfida: contemperare schemi di azione pubblica efficaci e rispettosi delle popolazioni rom, sinte e camminanti con il consenso e il sostegno dei cittadini non rom. Vanno in questa direzione le indicazioni espresse nei documenti di programmazione del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri: 8 Le politiche di sviluppo locale rappresentano un terreno privilegiato per riuscire a realizzare delle concrete azioni volte al superamento delle disparità [ ] [per la] programmazione dello sviluppo del proprio territorio, la sperimentazione di nuovi approcci e di nuove forme di sensibilizzazione sul tema delle pari opportunità e di non discriminazione. [Poat 2008: 25, punto c]. È dunque a livello locale che è necessario mettere in moto quei processi di cambiamento sociale necessari a garantire uguali opportunità, indipendentemente dal sesso, dall appartenenza etnico-religiosa, dall età e dall orientamento sessuale. Si impone una netta inversione di tendenza rispetto ad un approccio di fondo connotato in senso emergenziale: occorre difatti privilegiare azioni di medio/lungo raggio, che usino una varietà di strumenti e siano in grado di incidere in modo duraturo sui meccanismi discriminatori. Sotto questo aspetto, è necessario indurre ad un cambiamento organizzativo delle pubbliche amministrazioni, in funzione di un rafforzamento delle politiche di pari opportunità nei confronti di Rom, Sinti cataniasereni.indd :43:42

9 e Camminanti; ciò chiaramente non può che avvenire a seguito di un adeguamento delle competenze tecniche a disposizione delle stesse istituzioni locali. Quest aspetto è cruciale poiché, come si legge nel quadro riassuntivo degli obiettivi di programmazione, per garantire un equo accesso ai servizi da parte delle popolazioni rom, sinte e camminanti occorre: [Un] rafforzamento delle strutture operative e delle competenze delle pubbliche amministrazioni impegnate nei confronti delle comunità rom, ed una mappatura e valorizzazione delle opportunità sociali per l inclusione dei soggetti e delle comunità discriminate; si intende favorire un più equo accesso ai servizi ed una più adeguata capacità di comunicazione interculturale nei confronti delle comunità rom, sinte e camminanti da parte delle istituzioni pubbliche. [Poat 2008, p. 30, tab. 3]. È bene ricordare che l efficienza degli interventi dipende in larga parte dalla capacità di lettura del contesto d azione: i bisogni e le aspettative delle comunità direttamente interessate dalle misure di sostegno sono dunque un punto di partenza imprescindibile per sviluppare nuove forme di azione pubblica. È su queste sollecitazioni d analisi che l UNAR, sul finire del 2009, ha dato impulso ad un programma d indagine che si è articolato su due differenti, se pur interrelate, considerazioni di fondo: occorre che il rapporto tra comunità rom e società locale si sviluppi secondo forme di interazione positiva all interno delle quali ogni attore (istituzionale e non) sia disposto a lavorare in sinergia con gli altri, superando le barriere ideologiche che, allo stato attuale, caratterizzano il dibattito pubblico sulla questione Rom; inoltre, è necessario favorire una dinamica simile all interno delle comunità stesse, facendo sì che gli insediamenti rom si aprano al territorio, dissolvendo il senso di ghettizzazione e di autoesclusione. È lungo questi orientamenti di fondo che si è mosso il percorso d indagine presentato in questo volume. Un esplorazione all interno della questione Rom affrontata cercando di osservare il problema da più prospettive, rintracciando in esse elementi utili al rafforzamento del sistema degli attori istituzionali ed associativi, nel sostegno di politiche e servizi a favore delle comunità rom, sinte e camminanti e alla promozione della loro partecipazione politica, economica, istituzionale e associativa. 9 cataniasereni.indd :43:42

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11 Presentazione: la memoria e la politica del fare ANTONIO RUSSO 1 La mia famiglia è composta di nove persone: siamo io mia moglie e sette figli, ma mio figlio è malato e ha l osteomielite. Io capofamiglia sono affetto da artrosi e sono costretto a un periodo di riposo forzato Noi siamo in nove in una stanza e cucina che scola acqua da tutte le parti meno che dal rubinetto. Il gabinetto sta fuori casa. Quando uno deve cambiarsi o vestirsi facciamo i turni. I miei figli dormono tre nella mia stanza e cinque come si entra, tutti mischiati tra maschi e femmine. Ti scrivo perché voglio sapere se ho fatto qualcosa di male; io non ho fatto mai niente a nessuno e i miei figli nemmeno, allora io vi chiedo che razza di umanità è questa. Forse io ho sbagliato quando mi sono sposato o forse quando sono nato. Ad ogni modo sono pronto a pagare. Mettetemi in prigione oppure ammazzatemi per essere nato, ma per carità non fate pagare questa mia disgrazia ai miei figli. Non vogliamo l elemosina da nessuno, ci basta una casa come tutte le persone civili con la possibilità di poter pagare l affitto. Questa lettera è una delle tante invocazioni di aiuto che, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, giunsero ai Circoli delle ACLI di Roma contigui alle borgate romane 2 : luoghi ai margini di una città protesa in avanti, spinta da un sostenuto sviluppo economico. Tra le fenditure di un espansione urbanistica, che fu senza eguali soprattutto negli anni del boom economico, si asserragliava un umanità invisibile e senza voce. Una massa di uomini e donne, spesso partiti 1 Responsabile nazionale Area Immigrazione ACLI. 2 Nel caso specifico, il circolo è quello di Santa Maria Mediatrice in Via Cori e a scrivere la lettera (pubblica sull Avvenire il 28 novembre 1969) è un abitante della borgata di Villa Gordiani. 11 cataniasereni.indd Sez1: :43:42

12 da piccoli centri del Sud Italia con la speranza di una vita migliore, composta da famiglie numerose e poverissime, in cui l assenza di lavoro rappresentava la cifra della propria condizione di vita. Queste persone andavano a riempire gli spazi urbani non ancora interessati da speculazioni edilizie, abitando in case pericolanti e baracche fatiscenti sprovviste di servizi igienici. Una condizione di vita che suscitò sentimenti di preoccupazione e d intolleranza presso ampi strati della popolazione civile, dando vigore ad una politica securitaria, dove la questione dei baraccati fu presa a pretesto per fini elettorali e propagandistici. In risposta alle migliaia di lettere di famiglie che vivevano nelle baracche, non è un caso che le ACLI di Roma pubblicarono a riguardo un articolo in cui, oltre a sollecitare interventi abitativi volti a sanare l emergenza casa a Roma, esprimevano anche la loro idea di politica: Non ci sembra necessario spendere molte parole per solidarizzare con quanti, senza chiassate o metodi tipici di gruppi strumentalizzati a fini politici, formulano concrete proposte con senso di responsabilità che merita considerazione molto maggiore di quanta non ne meriti chi adotta il metodo della protesta arrogante e violenta 3. Un idea saldamente ancorata sul terreno della concretezza, in cui le soluzioni sono formulate a partire da una visione ben precisa di progresso sociale, imperniato sullo sviluppo integrale di ogni persona, al di là della particolare origine etnica e della personale condizione socio-economica. Una concezione della politica che guardi al bene comune con spirito propositivo e responsabile. Una politica lungimirante in grado di immaginare il futuro attraverso un costante investimento nella programmazione e nella pianificazione degli interventi. Insomma, una politica che sappia dare risposte tangibili sul fronte dell inclusione e dell integrazione sociale, al di là dei proclami suscitati dall incendio di una baracca, nascosta tra gli anfratti della periferia romana, in cui lo scorso 6 febbraio persero purtroppo la vita quattro bambini rom. Per la nostra Associazione è un obiettivo centrale la questione della dignità umana e del diritto a vivere una vita decente, come invocava quel padre nell incipit di questa presentazione. 3 Iniziativa delle ACLI per i baraccati. Articolo pubblicato dal quotidiano Il Popolo il primo dicembre cataniasereni.indd Sez1: :43:42

13 Il gioco di specchi che la memoria talvolta riflette nelle nostre coscienze tende a trasfigurare la miseria di un esistenza vissuta in un riparo di fortuna e fatiscente nell immagine di gruppi rom che popolano le periferie delle nostre città. Figure che suscitano apprensione, da esorcizzare attraverso politiche di ordine pubblico che hanno prodotto in tutto il territorio nazionale la proliferazione di campi-sosta. Anche qui, la rievocazione della memoria provoca delle sovrapposizioni tra ieri ed oggi, tra il problema dei baraccati di quarant anni fa e l attuale emergenza dei Rom. Questi ultimi, se spogliati dalla retorica di una loro presunta quanto falsa vocazione al nomadismo, sono il nostro prossimo che vive in condizione di profonda indigenza, alimentata da una miscela di intolleranza e disinformazione che anestetizza in qualche modo le nostre coscienze e l indignazione che dovrebbe suscitare la vista di un esistenza relegata ai margini dell umano vivere. Scene di profonda emarginazione, che richiamano alla mente immagini e parole di chi, prima dei Rom, viveva in quella disperazione, e sollecitano una messa in moto di quella politica del fare che quasi mezzo secolo fa le ACLI auspicavano, per risolvere definitivamente il problema dei baraccati a Roma. C è dunque bisogno di risposte concrete, frutto di un analisi il più possibile approfondita dei vincoli e delle opportunità che implica una determinata scelta. Un analisi capace di scardinare antichi pregiudizi e in grado di fornire una base informata per la formulazione di soluzioni adeguate ai diversi contesti d intervento. Per certi aspetti, questo corposo lavoro di ricerca sollecita il ricordo di una ricerca sociale condotta anni or sono, che fu strumento di denuncia, ma anche elemento di riflessione per la definizione di interventi efficaci. Vite di baraccati, di Franco Ferrarotti, pubblicato nel 1974, diede un contributo importante alla realizzazione di azioni tese a migliorare le condizioni di vita dei baraccati romani. La speranza è che anche questa indagine, e le prossime a venire, possano contribuire davvero a restituire dignità a persone che oggi sono relegate in una condizione che umilia e offende, insieme a loro, l intera umanità. 13 cataniasereni.indd Sez1: :43:42

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15 Introduzione MICHELE RIZZI 1 Poche questioni come quella dei Rom scatenano nell opinione pubblica il dibattito se sia necessario integrarli o meno nella società italiana. Se in tema d immigrazione i più intransigenti possono tutt al più parlare di un male necessario (wanted but non welcome, direbbero gli americani), per quanto riguarda i Rom si assiste ad una riprovazione, più o meno diffusa, della loro presunta scarsa attitudine al lavoro, del loro stile di vita, persino del loro modo di essere. In aggiunta, nel caso dei Rom, il ventaglio dei pregiudizi raggiunge la sua massima ampiezza e poco o alcuno spazio viene dato ad una riflessione razionale e meditata su di essi: solo a titolo di esempio, nella gerarchia degli atteggiamenti razzisti da parte dei giovani, i Rom sono in prima posizione, seguiti da Rumeni e Albanesi 2. Raramente ci si siede attorno ad un tavolo e ci si chiede se sia possibile integrare i Rom nel tessuto della società italiana, e se qualcuno si sia già apprestato a farlo. Il presente volume intende dare un contributo proprio in questa direzione. Realizzato grazie al contributo dell UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali Ministero per le Pari Opportunità) nell ambito del PON Governance ed Azione di Sistema Obiettivo Convergenza, Asse D Pari Opportunità e Non Discriminazione, FSE , il volume raccoglie le analisi e le riflessioni svolte 1 Vice Presidente nazionale delle ACLI, delle quali è Responsabile del Dipartimento Istituzioni, è presidente della Fondazione Achille Grandi per il bene comune e presidente di IREF, l Istituto di ricerca delle ACLI. 2 SWG e IARD, Io e gli altri: giovani italiani nel vortice dei cambiamenti, ricerca promossa dalla Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome e presentata alla Camera dei Deputati il 18 febbraio Disponibile in 15 cataniasereni.indd Sez2: :43:42

16 durante una ricerca sui percorsi di inclusione sociale dei Rom nel Meridione. Otto studi di caso, una mappatura aggiornata dei campi, interviste a testimoni privilegiati, e una raccolta del materiale documentale sulla questione sono il frutto di tale percorso. Si è deciso di privilegiare l approccio empirico di ricerca per dare sostanza ai ragionamenti riguardanti i Rom, e per cercare di chiudere quel ventaglio di pregiudizi dietro cui spesso ci si nasconde, nel tentativo di affrontare timidamente la questione. Ma la questione dei Rom non può essere affrontata timidamente. 150 mila di essi sono presenti nel nostro territorio, la metà dei quali è italiana e l altra metà, pur essendo straniera, è oramai stanziale da molti anni. Quella dei Rom è una questione che va dunque inserita a pieno titolo nell agenda politica per l immigrazione. La stanzialità, inoltre, mostra come la parola nomade sia inadatta a descrivere la nuova situazione e come occorra quindi riformulare un vocabolario che oramai risente degli anni. In definitiva, una presenza così consistente impone una politica di integrazione nei confronti dei Rom, politica che, come vedremo, non è ancora stata formulata in modo sistematico a livello nazionale. Ce n è dunque per rimboccarsi le maniche, accendere il registratore, e viaggiare nell Italia dei campi rom (ma non solo) allo scopo di raccogliere quei tentativi di integrazione che si stanno faticosamente realizzando in alcune città italiane. Tra le righe, il viaggio nei luoghi di presenza rom suggerisce alcune osservazioni. La prima è che la parola nomade perde di significato nella gran parte dei casi. Come accennato, la quasi totalità di essi sono stanziali, siano essi italiani o stranieri. A Scampia, dove vivono oltre Rom di origine jugoslava, si attestano le prime presenze già dalla fine degli anni Ottanta: la seconda generazione di Rom jugoslavi, nati a Scampia, è di fatto italiana a tutti gli effetti. Anche in Puglia, e al confine tra Molise e Abruzzo, si attestano presenze ultradecennali, in gran parte stanziali. A Noto, in Sicilia, la comunità di Caminanti vi risiede dalla fine degli anni Cinquanta: vi sono episodi di semi-nomadismo per alcuni di essi, ma la residenza e la dimora abituale permangono nel comune siciliano. Si potrebbero fare altri esempi nella medesima direzione, e mostrano come quello rom sia un popolo che ha oramai deciso in buona parte di insediarsi nel nostro territorio. La seconda riflessione riguarda l eterogeneità del popolo rom. Una medesima lingua e una stessa cultura ne fanno un popolo unico, che si diffonde in Europa alla ricerca di un posto dove abitare; nondimeno, 16 cataniasereni.indd Sez2: :43:42

17 l incontro tra popolo rom e popolazioni europee ha determinato il fiorire di culture miste, che hanno determinato una sorta di ramificazione dall albero principale: rom nelle origini, assumono in parte gli usi e i costumi dei Paesi dove si vanno a insediare. È stato sorprendente scoprire come i Rom rumeni arrivano in Puglia e rifiutano, per quanto possibile, i campi attrezzati: cercano casa in affitto, vogliono un lavoro, e se non trovano dove dormire, preferiscono accamparsi in casolari abbandonati piuttosto che andare nei campi. In Romania avevano una casa, lavoravano regolarmente, i figli andavano a scuola, allo stesso modo delle altre famiglie rumene. Giunti in Italia per motivi economici, cercano nel nostro Paese il medesimo modello insediativo che avevano in Romania. In chiave di integrazione, non sfugge l importanza di una simile evidenza, laddove alla parola rom si accosta spesso la parola campo. Riscontri come questi introducono la terza questione, relativa alle politiche di integrazione. I campi rom sono certamente utili a fronteggiare situazioni di emergenza, come gli esodi derivanti da eventi bellici o da crisi economiche di interi Paesi; nel lungo periodo, tuttavia, le politiche di gestione dei campi appaiono insufficienti a migliorare la gamma delle opportunità lecite di emancipazione dei Rom. Interventi più interessanti si dimostrano certamente quelli dove la fuoriuscita dai campi viene favorita da progetti di integrazione con la popolazione locale in materia di abitazione e di lavoro. In alcuni casi, risulta determinante una cabina di regia di ispirazione politica: in effetti, il concorso di forze sociali e politiche favorevoli ha determinato il successo, anche parziale, di talune iniziative. In definitiva, la ricerca effettuata sul campo mostra come una vera politica di integrazione delle popolazioni rom sia possibile, qualora si decida di abbandonare facili riduzionismi e di declinare le politiche per i rom al plurale, introducendo una pluralità di strumenti di intervento e una progressività nei tempi di realizzazione, come vedremo. È un cambiamento faticoso ma premiante, anche perché investire in integrazione significa investire in sicurezza: la criminalità è figlia dell isolamento e del degrado, e una società inclusiva è anche una società più sicura. Per quanto riguarda i contenuti, il volume si divide in due sezioni. Nella prima parte si illustrano i principali risultati emersi dai vari ambiti di discussione (storico, giuridico, associativo, politico, etc.) su cui si è articolato negli ultimi trent anni il dibattito riguardante le popolazioni rom, sinte e camminanti nel nostro Paese (capitolo 1). 17 cataniasereni.indd Sez2: :43:42

18 A chiudere la sezione, nel secondo capitolo, si descriverà l impianto metodologico della ricerca, la logica dell indagine, e gli strumenti utilizzati per sondare il terreno sulla questione. Nella seconda parte del volume, invece, si commenteranno i principali risultati emersi dagli studi d area effettuati nelle regioni oggetto di indagine: Campania (capitolo 3); Puglia (capitolo 4); Calabria (capitolo 5) e Sicilia (capitolo 6). I capitoli regionali sono stati organizzati secondo uno schema comune, che prevede la descrizione del contesto regionale corredato da cartografie aggiornate sulla presenza di Rom, Sinti e Camminanti nella regione; e il commento dei risultati emersi da due studi per regione realizzati in altrettante città d insediamento. I contesti urbani di studio sono: per la Campania, Napoli e il comune di Giffoni Sei Casali (Sa); per la Puglia, Foggia e Lecce; per la Calabria, Reggio Calabria e Cosenza; e, infine, per la Sicilia, Palermo e Catania. Nelle città di Napoli, Foggia, Reggio Calabria e Palermo il focus d indagine è stato il tema dell accesso ai servizi socio-sanitari da parte di Rom, Sinti e Camminanti; nei restanti comuni, si sono approfondite questioni riguardanti la condizione socio-abitativa delle popolazioni d indagine. Infine, al termine del volume, si commenteranno le principali sollecitazioni emerse dagli studi d area (capitolo 7), e in conclusione si illustreranno alcune ipotesi di linee guida per la governance locale, in relazione alle politiche di inclusione delle comunità rom, sinte e camminante. Come sempre, la ricerca è frutto di un lavoro corale, che coinvolge una pluralità di attori. Desidero pertanto ringraziare innanzitutto il Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e in particolar modo l Unità Nazionale Antidiscriminazione Razziale, i suoi dirigenti e tutti i loro dipendenti ed operatori che ogni giorno svolgono un grande lavoro di difesa dei diritti umani. Ringrazio tutti i dirigenti e gli operatori degli enti pubblici contattati e coinvolti dalle attività di ricerca (Prefetture, Province, Comuni, Questure), le organizzazioni locali pubbliche, ecclesiali e del privato sociale che hanno accompagnato i nostri ricercatori sui territori e all interno delle comunità rom (ACLI regionali e provinciali coinvolte, Croce Rossa Italiana, Caritas diocesane, Opera Nomadi nazionale e regionali), infine un ringraziamento particolare ai partner che hanno contribuito e partecipato alla realizzazione dell indagine: la Fondazione Di Liegro e la società CO- DRES Scarl. 18 cataniasereni.indd Sez2: :43:42

19 PARTE PRIMA L INTEGRAZIONE DELLE COMUNITÀ ROM cataniasereni.indd Sez2: :43:42

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21 Capitolo 1 La questione Rom : una prima definizione EMILIANA BALDONI 1.1 Note introduttive Nel corso degli ultimi anni, la questione Rom ha acquisito uno spazio sempre più rilevante nell agenda pubblica europea, soprattutto a seguito dell allargamento a Est dell Unione Europea. La crescita di attenzione verso le inaccettabili condizioni economiche, sociali e politiche in cui versa gran parte della popolazione impropriamente denominata nomade, zingara o Rom assume tuttavia spesso connotazioni politiche, che non contribuiscono a una corretta e rigorosa conoscenza di tale minoranza e, di riflesso, alla messa in atto di politiche adeguate 1. Innanzitutto, chi sono i Rom 2? Secondo Piasere, essi rientrano in una categoria politetica costituita da elementi che si assomigliano in qualcosa, ma per tratti diversi; la flessibilità della struttura concettuale di tale categoria ha permesso di includervi storicamente una varietà abbastanza composita di persone con diversità culturali anche notevoli, il cui unico tratto comune è consistito, forse, in una stigmatizzazione negativa [2004: 3]. La parola Rom è dunque un termine universale, che rimanda ad una miriade di gruppi e sottogruppi caratterizzati da una serie di somiglianze che includono la lingua, le modalità di vita, le tradizioni culturali e l organizzazione familiare. 1 Si pensi all aspro dibattito politico a seguito della controversa campagna di rimpatri disposta recentemente dal governo francese che ha provocato la dura reazione delle istituzioni comunitarie. 2 Nel presente contributo l utilizzo dei termini Rom o zingari (senza alcuna connotazione negativa) per indicare gruppi diversi è dovuto solo a ragioni pratiche di semplificazione. 21 cataniasereni.indd Sez3: :43:42

22 Inoltre, nel corso del tempo le singole specificità culturali si sono compenetrate e fuse con elementi di altre popolazioni con cui sono entrate in contatto, creando mescolanze potenti e forme di vita irregolari rispetto al presupposto archetipo Rom [Lapov 2004]. Nel contesto italiano l impiego, sia in ambito istituzionale sia talvolta accademico, di categorie stereotipate che omogeneizzano tale realtà variegata di gruppi etnici caratterizzati da provenienze nazionali, consuetudini abitative, appartenenza religiosa, credenze, pratiche culturali e mestieri tradizionalmente praticati ben diversi (nonché da un distinto status giuridico), ha implicazioni di rilievo in termini di policy. Come osserva Ambrosini [2009: 319], i processi di naming e di framing, selezionando e attribuendo un nome ad alcuni elementi caratteristici del fenomeno da gestire, rimuovendone altri, elaborano lo schema cognitivo di lettura e interpretazione della realtà, che predispone il terreno per le scelte propriamente politiche. Non a caso, in Italia, l etichetta generica di nomadi ha profondamente influenzato le politiche abitative per la maggior parte di queste popolazioni. Nella seguente parte introduttiva si tenterà di illustrare sinteticamente alcuni temi essenziali della questione Rom, che consentono di contestualizzare il fenomeno e inquadrare i successivi sviluppi empirici oggetto d indagine. In particolare, dopo aver tracciato in chiave storica un (seppure approssimativo) quadro qualitativo e quantitativo dei diversi gruppi presenti in Italia, si affronterà la spinosa questione dei campi nomadi a partire dalla legislazione regionale che li ha istituiti, mostrando le ambiguità e le contraddizioni di politiche nazionali che non riconoscono alle popolazioni rom lo status di minoranza e al contempo le confinano in campi-ghetto sulla base di una loro presunta attitudine al nomadismo. L attenzione poi si soffermerà sull aspetto problematico della tutela della salute della popolazione Rom, aspetto che verrà poi approfondito negli studi di caso, e sulla ratio delle politiche nazionali messe in atto negli ultimi tempi. Un ultima riflessione riguarderà il mondo dell associazionismo a favore dei Rom e le modalità di promozione della partecipazione attiva. 1.2 La galassia nomadi in Italia tra stereotipizzazione e frammentazione etnica Le popolazioni rom costituiscono una galassia di minoranze [Dell Agnese, Vitale 2007] tutt altro che omogenea dal punto di vista 22 cataniasereni.indd Sez3: :43:42

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