LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA LA SCUOLA TRANSILVANA

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1 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA LA SCUOLA TRANSILVANA 1

2 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI 2

3 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA IL VESCOVATO ROMENO UNITO CON ROMA, GRECO-CATTOLICO, ORADEA L ISTITUTO TEOLOGICO GRECO-CATTOLICO SANT ATANASIO NYÍREGYHÁZA L ISTITUTO DI STORIA GEORGE BARI IU CLUJ-NAPOCA LA BIBLIOTECA DELL ACCADEMIA ROMENA CLUJ-NAPOCA L ASSOCIAZIONE EPISCOP VASILE AFTENIE LA SCUOLA TRANSILVANA EDITORI Remus Câmpeanu Varga Attila Vasile Rus Florin Jula Casa Editrice Szent Atanáz Görögkatolikus Hittudományi F iskola Nyíregyháza Oradea 3

4 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI TRADUZIONE ITALIANA DI VASILE RUS, ALL ECCEZIONE DEI TESTI DI TERDIK SZILVESZTER E VÉGHSE TAMÁS SULLA COPERTA I: LA CATTEDRALE GRECO-CATTOLICA DI ORADEA E LA CHIESA GRECO-CATTOLICA DI MÁRIAPÓCS Casa Editrice Szent Atanáz Görögkatolikus Hittudományi F iskola H-4400 Nyíregyháza Bethlen G. u Editore responsabile: Véghse Tamás rettore ISBN

5 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA Indice generale SEZIONE I. Storia della lingua e del libro antico romeno... 7 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI, La modernizzazione della lingua dei libri ecclesiastici del XIX secolo fra necessità e moda... 9 Simona F RC AN, Timotei Cipariu ( ) e la cultura araba. Riflessioni in margine ad un manoscritto dal fondo orientale Otilia URS, Il libro romeno antico nella biblioteca di Ioan Micu Moldovan Anca Elisabetta TATAY, Cornel TATAI-BALT, Rappresentazioni dell ultima cena nella grafica di libro romeno antico ( ) Diana COVACI, Iniziative di promozione della stampa greco-cattolica romena della Transilvania al inizio del XX secolo SEZIONE II. Aspetti di storia nazionale ed ecclesiastica Laura STANCIU, Un episodio dalla posterità di Atanasio Anghel TERDIK Szilveszter, Dati alla storia della cattedrale greco-cattolica di Oradea (Nagyvárad) VARGA Attila, La chiesa greco-cattolica della Transilvania e del Banato nei documenti dell archivio arcivescovile di Esztergom. La teologia politica il gioco del potere ( ) Mirela POPA-ANDREI, Istituzioni di formazione dell élite locale: il seminario domestico greco-cattolico di Oradea nella seconda metà del XIX secolo Pr. Florin JULA, Pr. Mircea Remus BIRTZ, Il libro delle dignità del vescovato greco-cattolico di Oradea Mare Silviu-Iulian SANA, L «unificazione» religiosa nelle pagine della rivista «Legea româneasc» / La legge romena ( ) Pr. Mircea Remus BIRTZ, Il libro delle dignità (l arcondologia) della diocesi greco-cattolica di Gherla, ultriormente di Cluj-Gherla VÉGHSE Tamás, Il percorso dei greco-cattolici ungheresi nei secol XIX. E XX. momenti di un discorso sull identità Mihaela BEDECEAN, Il capitolo ed i canonici del vescovato unito di Lugoj ( ) Pr. Mircea Remus BIRTZ, Vencel Biró ( ), un prete che multiplicò i suoi talenti Irina MIR U I, L impronta lasciata da Ioan enchea e dal quotidiano Olteanul sulla vita del popolo romeno nel periodo Lavinia BUDA, La società del rosario nella chiesa greco-cattolica fino all anno

6 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI Mihai D. DRECIN, Delia CORA, Considerazioni preliminari sul dossier della polizia politica (la securitate ) del prete greco-cattolico Gavril Iag r di Cluj ( ) Vasile RUS, L istituzione del teologo gesuitico nella visione del Santo Zio e del nipote scrittore Remus CÂMPEANU, Inochentie Micu-Klein, nobile e vescovo Don Cristian BARTA, Il pensiero teologico del vescovo greco-cattolico Grigore Maior RECENSIONI Daniel I. IANCU: Cornel Tatai-Balt, Caleidoscop artistic [Caleidoscopio artistico]

7 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA SEZIONE I. Storia della lingua e del libro antico romeno 7

8 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI 8

9 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA Niculina IACOB, Ioan CHINDRI Università tefan cel Mare di Suceava, Facoltà di Lettere e Scienze della Comunicazione Biblioteca dell Accademia Romena di Cluj-Napoca Modernization of the Language of Church Books in the 19 th Century Between Necessity and Fashion In the 19 th century the development of the Romanian literary language marked an important step, in parallel with the finalization of the image and concept of the modern Romanian nation. Similar to all European languages, the process registered both converging trends and diverging ones on how ideas and knowledge were represented. Modernization tended to involve not only the laic version of the literary language, but also the language of the Church Books in the emerging process of renewal. That trend caused a real "linguistic war" because, according to the old precepts of the oriental religion and the popular tradition that was nearly two millennia old, the way of expressing the Christian piety could not be changed. The essence of that way was language itself. The present study examines the controversy, particularly the intrusion of neologistic loans which were compromising the understanding of the divine message by the believers. Nevertheless, similar to other languages, the rational version of the debate won. The religious language has remained essentially unchanged until today, as opposed to the laic one that has been inherently changed. KEY-WORDS: Church Book, Modernization, Linguistic Experiments, Orthodox, Greek-Catholic Il XVIII secolo, tramite la cosidetta Scuola Transilvana, significò l inizio della sincronizzazione dei Romeni con lo spirito del secolo. Una condizione di questa sincronizzazione al livello culturale era il ricupero del distacco fra la lingua romena letteraria e le altre lingue moderne, intanto per creare un sostegno su misura del progresso culturale senza precedente. Avendo le fondamenta fissate un secolo prima, nel periodo dell Illuminismo, ma soprattutto in piano teorico, questa modernizzazione fu afferrata in maniera differente dagli studiosi piegati verso lo sviluppo della lingua nel XIX secolo, anche secondo le condizioni socio-culturali concrete delle province romene. Così si spiegano le varie direzioni e tendenze di modernizzare scelte dagli uomini di cultura impegnati in questo processo definitorio per il secolo avuto in vista, ed il momento-chiave di questo diversificare è l anno 1840, quando appaiono tre lavori, ciascuno di loro rappresentativo per una totalmente diversa 9

10 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI direzione: Tentamen criticum di August Treboniu Laurian: per il latinismo, l articolo di Ioan Heliade-R dulescu, Parallelismo fra le lingue romena e italiana: per l italianismo, e, finalmente, la nota Introduzione di Mihail Kog lniceanu al primo numero della rivista Dacia literar / La Dacia letteraria : per la corrente popolare. Accanto a queste, si sono manifestate, ugualmente, una potente influenza franceze e, tramite Aron Pumnul, la direzione analogista, anch essa purista, però nel senso della romanizzazione forzata della lingua. Non si trovava affatto la lingua romena in una situazione inedita, perché seguiva anch essa un processo naturale, nel quale altre lingue romanze ne erano già coinvolte nelle epoche precedenti. Nelle condizioni di questo mosaico di orientamenti, c è da aspettare un risultato capace di stupire il lettore al di là del tempo. Ma quanto stupore ne scatenano oggi, a buona ragione, pagine come le seguenti: Ioan Heliade-R dulescu (1840) «Quand va resbumba ultima tromb, / Quare quelle mai închise morminte stràbate i desferr / Si fi -quare sbura-va, i corbu sau columb / In vallea quea mare la eterna pace au durere, // Primi audzi-vor quel sutteran resunetu / Si primi s lta-vor din morminte afar / Sacri Poe i que prea usóra êrrin / Copere, i qu ror puçin d uman picioarele mplumb. // Ma tu, tu te avîn i din invisa pétr / Primu între primi în luminoas mant / Svolând c tre ceru cu pudica i cyter // Si n frumosul coru que congiur pe sântul / Judeçu, culmea v llii c tre aeru, din tóte mai divin cântul tèu va suna.» (Traduzione secondo Ippolito Messale (Blaj, 1870) «Inca ne rogàmu, pentru-cá se se padiesca sânta locuenti a acest a, sî tote cetàtile, sî satele, de peste, de fomete, de cutremuru, de esundare, de focu, de sabia, de venirea asupra altoru genti, sî de rescol a cea deintre noi, sî pentru-cá induratu, blandu, sî bunu liertatoriu, se fia bunulu sî liubitoriulu de omeni Ddieulu nostru, sî se intorca in apoi totà maní a, care se pornesce asupr nostra, sî se ne mantuesca pre noi de amenintiarea lui cea derepta, carea este pusa asupr a Aron Pumnul (1865) «Nu væ adunáre comoaræ pe pæmînt, dzice Sfînta Scripturæ, unde vi-o mînîncæ moliile i rugina, unde vi-o sapæ furi, i vi-o ræpesc; ci væ aduna comoaræ în cer (ádecæ: fáce fundæc un pe ntru biséric, pe ntru scoale, pe ntru acædémie de dréptur, færæ de carea sînte peri, i nu væ mai pute apærá de a púnerea totalæ! pe ntru studin i ce cu tælinte, dar færæ mijloace, pe ntru Reuniunile i aso iæc unile celle ce se înfiin eadzæ spre næintarea culture religioase, morale, næc unale, ciin iale, spre fericirea voastræ, i spre mærirea lu Dumnedzæ, pre n faptele voastre!): cæc numa atunc comoara Articolo lessicografico (1871) «CASA (...) constructione cu pareti si coperementu, care serve de locuentia sau de incapere, de la modest a locuentia a unui terranu seracu cu pareti de nouelle lipiti cu pamentu si cu coperimentu de arundine, de fenu, de paie etc. (destullu numai se nu fia in pamentu, coci atunci nu ar fi casa, ci bordeiu), peno la palatiulu cellu mai stralucitu allu milionariului (...); I. in intellessu ordinariu si propriu, constructione cu pareti, care are un a sau mai multe incaperi, unulu sau mai multe tablate, déro care face unu 10

11 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA Pindemonte 1, [Sonetto alla tomba di Petrarca] nel Curier de ambe sexe / Corriere di ambedue i sessi, periodo III, dal 1840 fino al 1842, nr. 1. Seconda edizione, Bucarest, Stampa Eliade e socii, 1862; nell allegato letterario a prima parte del suo studio, Parallelismu între limb a român i italian / Parallelismo fra le lingue romena e italiana, p. 73). L autore del Zbur torului / Il volatore è irreconoscibile 2 in questi versi. nostra, sî se se indure spre noi». (Domnedieescile si santele liturgie ale celoru deintru santi parentiloru nostri Ioane Crisostomu, Basiliu celul Mare si Gregoriu Dialogulu. Cu benecuventarea Prea-santîtului Domnului Domn Ioanne, archiepiscopulu sî metropolitulu Albe-Juliei, Blasiu, MDCCCLXX, cu tipariulu Seminariului A. Diecesanu) voastræ nu vi-o mînîncæ mai mult nec moliile, nec rugina, numa atunc nu vi-o ma pot nec sæpá, nec ræpí furi!» Privire ræpede preste trei sute tre -sprædzece de n proprietæ ile a á numite mo iile mînæstiresc, de n carile s a format mære ul Fund relegiunar all biséricei dreptcredinc oase ræsæritene de n Bucovina, fæcutæ dupæ adeverin e auténtice, sau urice pre n Arun Pumnul, profesor de limba i literætura rumînæ la gimnasiul plinar de n Cernæu. Cernæu, 1865, în Tipografiea i cu edætura Dlui Rudolf Eckhardt, p. 7 (non annoverata). corpu ore-cumu separatu si destinatu ca incapere de locuitu pentru unu omu cu famili a sea, pentru omenii unui ramu de servitiu etc. (...)» (Dictionariulu limbei romane, dup insarcinarea data de Societatea Academica Romana, elaboratu ca proectu de A. T. Laurianu si J. C. Massimu, Bucuresci, Noua typographia a laboratoriloru romani, 1871) I testi scelti mettono in evidenza sia il terreno solcato dell ortografia, sià i vortici verificati al livello lessicale della lingua, ambedue i livelli essendo i più sensibili nei confronti dei cambiamenti e costituendo lo specchio fidele della direzione seguita dagli autori di questi brani. Nei passi 1 «Sonetto / d Ippolito Pindemonte / Sul sepulcro del Petrarca in Arquà / Quando rimbomberà l ultima tromba, / Che i più chiusi sepolcri investe e sferra, / E ciascun volerà, corvo o colomba, / Nella gran valle a eterna pace o guerra; // Primi udranno quel suon che andrà sotterra / E primi sbalzeran fuor della tomba / I sacri Vati che più lieve terra / Copre, e a cui men d umano i piedi impiomba.// Ma tu, tu sorgi della vinta pietra / Primo tra i primi in luminoso ammanto / Volando al ciel con la pudica cetra: // E nel bel Coro, che circonda il santo / Giudice sommo della valle all etra, / Di tuti più divin suona il tuo canto.» (nel Curier de ambe sexe [ Corriere di entrambi i sessi ], periodo III, da l 1840 sino al 1842, nr. 1. Seconda edizione, Bucarest, Stampa Eliade e socii, 1862, nell allegato letterario alla prima parte del suo studio, Parallelismu între limb a român i italian [Parllelismo fra le lingue romena e italiana], pp ). 2 Per paragonare, si può vedere il pastello del tramonto del poema Zbur torul [Il volatore]: «E noapte nalt, nalt ; din mijlocul t riei / Ve mântul s u cel negru, de stele sem nat, / Destins coprinde lumea, ce-n bra ele somniei / Viseaz câte-aievea de teapt n-a visat. // T cere este totul i nemi care plin : / Încântec sau descântec pe lume s-a l sat; / Nici frunza nu se mi c, nici vântul nu suspin, / i apele dorm duse, i morele au stat». (I. Heliade-R dulescu, Opere, I, edizione critica di Vladimir Drimba, con un studio introduttivo di Al. Piru, Bucarest, 1967, p. 107). 11

12 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI che seguono, il lessico sarà nel centro dell attenzione, però non il lessico della lingua romena, ma il lessico dei libri ecclesiastici di questo periodo. Se, quando si tratta degli altri compartimenti della cultura, le innovazioni al livello lessicale sono desiderevoli, giustificate e, soprattutto, inevitabili, il lessico essendo chiamato a mettere dei nomi alle nuove entità e, di seguito, verificandosi il più aperto verso i mutamenti, quando si mette in paglio il libro ecclesiastico, le cose tornano in tutt altra direzione. La lingua romena letteraria si è formata come lingua dei testi religiosi e si è esclusivamente manifestata, per più di cent anni, in un solo stile funzionale, cioè quello religioso. Lo stile religioso, in tutte le sue varianti, deriva dal linguaggio biblico e, grazie soprattutto alla sacralità dei testi che usa come veicolo la parola, si presenta per eccelenza conservatorio. In questo contesto, non è scevro d interesse proprio il modo nel quale gli interpreti si sono sempre rapportati alle fonti usate per la traduzione, visto che venivano chieste a loro per forza certe trasposizioni letterarie così che solo pocchissimi cambiamenti fossero permessi, tramite i quali loro potessero cambiarle i più meno possibile così che il testo-fonte sarebbe rimasto quasi lo stesso, rispettando, in questa maniera, il precetto dell Apocalisse di San Giovanni Teologo (22.18, 19), dove si fa sapere che nessuno abbia il diritto di raggiungere alcuna parola oppure di cancellare alcuna parola dal libro sacro, e colui che non avrebbe rispettata questa legge scritta attirerebbe su di se l ira di Dio. Proprio questo è il motivo per il quale le traduzioni del testo sacro furono fatte ad litteram anche negli spazi linguistici dove la lingua si trovava in una tappa superiore della sua evoluzione. Il risultato fu la creazione di una variante artificiale delle lingue nelle quali si faceva la traduzione della Sacra Scrittura 3, a volte differente dall aspetto parlato di solito. Al dispetto, comunque, del suo aspetto artificiale, la variante nella quale fu tradotta la Bibbia costituì, in alcuni casi, il fondamento sul quale si alzò l edificio stesso della lingua letteraria e, d obbligo, la variante sulla quale si appoggiò lo stile religioso dopo la svolta della prima genesi della Bibbia in una lingua vernacolare o nell altra. Nello spazio romeno, la lingua dei libri ecclesiastici fece da modello da seguire fino alla fine del XVIII e l inizio del XIX secoli, però da quel momento in là si deve parlare di uno sviluppo autonomo di quelle due varianti fondamentali della lingua letteraria: la lingua letteraria laica e la 3 Si veda anche E. Munteanu, Studii de lexicologie biblic [Studi di lessicologia biblica], Ia i, 1995, p

13 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA lingua letteraria religiosa. La lingua degli antichi testi religiosi, cioè «la lingua delle antiche scritture», rimasse, però, accanto alla lingua delle cronache e alla lingua del folclore, un serbatoio sempre pieno di materiale linguistico per nostri scrittori del periodo moderno. Grazie al carattere conservatorio della lingua letteraria religiosa, ci sarebbe da aspettare che questa rimanesse al di fuori degli sperimenti linguistici del XIX secolo, sui quali si è parlato a lungo nella letteratura di specialità. Nonostante tutti questi aspetti, le cose non stanno così, e assiastiamo, infatti, a dei mutamenti senza precedenza nella lingua dei libri ecclesiastici, che non si fanno ancora tacitamente, ma vengono appoggiati in piano teorico. Fino a questo momento, la più salda presa di posizione nei riguardi della necessità della variante della lingua letteraria religiosa di tener passo con i cambiamenti verificati al livello della lingua in genere appartiene a Samuele Micu, quando, nella prefazione Verso il lettore della sua Bibbia dell anno 1795, lui critica l idioma dell antico testo, che venne considerato «molto differente dalla parola ormai usata di solito e soprattuto dal idioma e dello stile trovati nei libri ecclesiastici, che vengono letti in tutte le chiese romene, e c è per questo che dappertutto a tutti e da tutti fosse conosciuto e capito» (B1795, p. 1). Il filologo e lo stilista di raffinamento che fu Samuil Micu non potè rimanere indifferente di fronte alla necessità di alzare il testo biblico romeno al livello di evoluzione raggiunto dalla lingua romena in quelli quasi 100 anni che erano passati dalla pubblicazione stampata della Bibbia di Bucarest, però dev essere sottolineato qui il fatto che i mutamenti da lui compiuti non trapassarono la misura giusta, ed il criterio da lui adoperato non fu uno puramente etimologico, così come ci sarebbe stata la nostra aspettativa, se si tiene conto della sua concezione linguistica. Al contrario, consapevole della complessità del problema che stava davanti a lui in questa prova di virtù linguistica, lui scelse di conservare le parole non-latine, a condizione que fossero ancora in circolazione in una area dialettale larga, oppure sostituì uno slavonismo ad un altra parola di origine slava, casommai quest ultima fosse uscita dall uso nella lingua dei Romeni, l altro, invece fosse rimasto nello stesso uso, e non cercò a tutti costi di portare una parola di origine latina al posto dello slavismo. Alcuni esempi possono sostenere le osservazioni fatte al di sopra: 13

14 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI B1688 i fu dup cuvintele aceastea i s porunci lui Iosif c : «Tat -t u s dodeia te!» (Fc. 48,1) i lui Avram f cu-i bine pentru dânsa, i fur lui oi i vi ei i m gari i slugi i slujnice i mâ coi i c mile. (Fc. 12,16) i sculându-se Avraam dimenea a, î îns m r m gariul s u i luo cu dânsul doa slugi i pre Isaac, feciorul lui (...) (Fc. 22,3) i- luo Iacov toiag de stirac vearde, i de nuc, i de paltin; i le cur pre dânsele Iacov belituri albe (...) (Fc. 30,37) Premenind sfaturile celor marghioli, i nu vor face mâinile lor adev r. (Iov 5,12) B1795 i au fost dup aceastea, i s-au dat de tire lui Iosif cum c tat l s u bolea te. (Fc. 48,1) Il senso invecchiato e regionale della parola a (se) porunci «far sapere», «dare la notizia» determinò la sua sostituzione con la locuzione; il verbo a se dodei «avere malanimi, guai», «essere malato a lungo», uscito dall uso, fu sostituito con il verbo a boli, anche lui di origine slava, però colto da tutti i parlanti. i lui Avram au f cut bine pentru dânsa, i avea el oi i vi ei si asini i slugi i slujnice i catâri i c mile. (Fc. 12,16) La presenza delle parole m gar (di origine albanese) e mâ coi (antico slavo) gli da la possibiltà di introdurre una serie nuova: asin (latino), catâr (turco). La prima parola fu sostituita per la voglia di ravvivare una parola di origine latina, e l altra perché era fuori uso. i, sculându-s Avraam de diminea, au pus eaua pre asinul s u, i au luat cu sine doao slugi, i pre Isaac, fiiul s u (...) (Fc. 22,3) Il verbo a îns m ra «mettere la soma sul somaro ossia sul ciuccio» era già un arcaismo nella seconda metà del XVIII secolo, e Micu lo sostituisce con una espressione capace di essere afferrata da tutti i lettori, a pune aua, «mettere la sella»; la parola m gar è sostituita di nuovo con asin. i -au luat Iacov nuia de plop vearde i de nuc i de paltin, i le-au belit de coaje Iacov (...) (Fc. 30,37) Una parola di origine greca, stirac «albero resinifero (scientifico, Styrax officinalis)», perché designava una entità sconosciuta per i Romeni venne sostituita con una parola (plop) che manda a una realtà comune nello spazio romeno: il pioppo. A cura, parola di origine latina «asportare la corteccia», «a beli», non fu conservato a causa della sua origine, ma fu sostituito con un slavonismo, facile a capire dai lettori. Pre Cel ce schimb sfaturile celor vicleani, i nu vor face mânile lor adev r. (Iov 5,12) A schimba, di origine latina, prende il posto del slavonismo a primeni. Riconosciamo, di sicuro, l espressività ampiata del secondo, ma il Micu avrebbe sentito una certa restrizione del senso di questa parola, considerandola impropria da punto di vista semantico in questo contesto. Invecchiata e regionale, la parola di origine greca, marghiol, fu sostituita con altra di origine ungherese, ma con una circolazione generale, vicleani. Come si è visto anche nel caso del verbo a cura discusso al di sopra, a volte anche alcune parole di origine latina dell antico testo, casommai non fossero rimaste in uso, vennero cambiate dallo studioso illuminista con parole di origine 14

15 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA latina oppure non-latina, a condizione che fossero capite dai parlanti della sua epoca: B1688 B1795 Înc trei zile i- va aduce aminte farao de Înc trei zile, i- i va aduce aminte Faraon de boieriia ta i te va pune pre m rirea p h rniciii boieriia ta, i iar i te va pune întru m rirea tale i vei da paharul lui farao în mâna lui i p h rniciei tale, i vei da p harul lui Faraon în dup boieriia ta cea mai denainte, dup cum mâna lui, dup boieriia ta cea mai dinainte, erai mescând. dup cum erai turnând. (Fc. 40,13) Il verbo a me te «versare nel bicchiere», «servire una bevanda», ma anche «preparare una bibita per miscuglio», che non sarebbe stato capito dai parlanti della fine del XVIII secolo, fu sostituita con a turna, questa volta anch essa una parola di origine latina. Gli essempi potrebbero continuare, ma quelli già analizzati sono concludenti per la maniera nella quale Samuele Micu abbia saputo risolvere un problema che si mostrerà assai spinoso nel XIX secolo. Il fatto che ha messo il criterio della circolazione delle parole al primo posto nella selezione del materiale lessicale e ha lasciato in secondo piano il criterio dell origine latina di costoro costituisce uno degli argomenti tramite quali si sostiene il suo successo: lui dette, nella nuova traduzione, una lingua di sintesi, sopradialettale, che subito accattivò tutti i Romeni. È proprio questo l aspetto che portò anche la consacrazione della Bibbia da lui tradotta, nel senso che, per la bellezza della lingua, una Bibbia tradotta da un credente greco-cattolico potè sorpassare i confini confessionali e diventò una fonte, testimoniata oppure no, per le edizioni integrali che vennero stampate dopo l anno 1795 nell ambiente ortodosso (San Pietroburgo 1819; Buz u ; Bucarest 1914), ma anche per le edizioni parziali 4. Uno dei grandi ammiratori della Bibbia di Samuele Micu fu Ioan B lan, autore dello studio storico e liturgico La lingua dei libri ecclesiastici (Blaj, 1914), ma anche di una edizione del Nuovo Testamento (si veda sopra, nota nr. 4), nella prefazione della quale lui fa le sequenti precisazioni: «Il Testamento Nuovo contiene quattro vangeli, Gli atti degli apostoli, 21 lettere e L Apocalisse. Io li ho dati secondo l ottima Bibbia romena, che venne stampata a Blaj nell anno 1795 [n.s.], ed ho cambiato soltanto lì dove mi è sembrato che il 4 Nell anno 1817, a San Pietroburgo, secondo la traduzione di Samuil Micu, venne stampato in prima istanza il Nuovo Testamento. Due anni più tardi, sempre secondo la stessa traduzione, vennero stampati, sia il Nuovo Testamento separatamente, sia la Bibbia intera. Più di un secolo dopo, nell anno 1925, il canonico Ioan B lan pubblicava a Oradea Mare, a portata di mao di tutti, il Nuovo Testamento del nostro Signore Gesù Cristo. 15

16 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI senso non fosse abbastanza chiaro e dove oggidì la parola non sarebbe ormai adatta». Nel suo ampio studio storico e liturgico dall anno 1914, Ioan B lan lodava «il parlare pulito romeno afferrato da ogni Romeno» (p. 186), dubbitando che la Bibbia che stava per uscire dalla stampa proprio quell anno potrebbe svegliare tali echi nella posterità: «Quando queste righe avranno visto la luce della stampa, forse sarà stampato anche l inizio di una nuova Bibbia di Blaj, per la quale avrebbe faticato più di Clain un altro meritevole insegnante delle scuole di Blaj. Ne ho tanta paura che su questa nuova traduzione nata sotto il segno zodiacale dei latinizzanti non ci sarebbe la possibilità di scrivere tante belle parole nemeno 120 anni dopo o forse neanche più presto» 5. Ripristiniamo oggidì assieme a costui l entusiasmo con il quale venne elogiato il felice esito del Micu, ma non ci scheriamo dalla parte della ragione per cui l autore dello studio citato diventò assai pessimista quando valutasse la fortuna posteriore dell altra Bibbia di quale ne parlasse. Quale sarebbe, insomma, questa Bibbia da lui rammentata? Il suo autore, lo sappiamo da quì, è «un altro meritevole insegnante delle scuole di Blaj», e la sua fatica sarebbe più grande di quella del Clain stesso. Questi modi di dire assomigliano alle definizioni a cifratura delle parole crociate, e per coloro che non sapiano che, nell anno 1914, a Blaj, il professore Victor Smigelschi avesse pronto, in un manoscritto piramidale 6, il testo biblico, lavorato secondo Samuil Micu e arricchito con un numero impressionante di note e commentari, il senso delle formulazioni al di sopra svolte rimarebbe affatto criptico. Se Ioan B lan credeva che l eco della Bibbia di V. Smighelschi avrebbe da soffrire nella posterità a causa della lingua preparata «sotto il segno zodiacale dei latinizzanti» ( ), sembra che la realtà sarebbe superato di lunga misura le sue previsioni, perché il testo non ebbe la fortuna di essere conosciuto dalla posterità, rimanendo in manoscritto fin oggidì. Il probleba della sua pubblicazione stampata venne posto seriamente durante il decennio della seconda guerra mondiale e ci sono delle prove della corrispondenza svolta dall autore con coloro che dovevano costituire la commissione dei censori del testo. Nello stesso tempo, esistono anche degli abbozzi della stampa con branni dal Libro della Genesi e dai Vangeli. L apparizione di questo testo era un evento aspettato, con ansia da alcuni, con sfiducia da altri. 5 Ioan B lan, Limba c r ilor biserice ti. Studiu istoric i liturgic [La lingua dei libri ecclesiastici], Blaj, 1914, p In sei volumi, conservato alla Biblioteca dell Accademia Romena, Sezione di Cluj-Napoca, Fondo Blaj, sotto la signatura: ms. rom. 284, voll. I-VI. 16

17 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA Certo è il fatto che la notizia del testo della Bibbia di Smigelschi si fosse sparsa dappertutto, e non fu la guerra a ostacolare la sua apparizione, però, come si fa sapere in una battuta amara di un chierico di Blaj, in una breve nota di gazzetta: «La Bibbia non fu stampata a causa di alcuni sgarbi e cabale solite fra i preti». In questo piano, dunque, doveva essere cercata la sconfitta totale di una impresa senza precedente da noi, perché il Smighelschi fu il primo a compiere una versione esegetica del testo biblico nella cultura romena 7. Intanto perché i lettori si facciano una ragione sulla lingua del testo preparato da Victor Smighelschi, ma anche per accorgersi del rapporto di costui con la traduzione di Samuil Micu, sono riprodotti, in continuazione, alcuni branni dal Nuovo Testamento, accanto alla variante stampata nell anno 1925 da Ioan B lan, sulla quale si è fatto discorso al di sopra. Si potrà vedere così se oppure quali cambiamenti vennero operati nel testo di Samuil Micu dopo l azione profonda di assai molte ondate dei movimenti linguistici innovativi che sorpassassero la lingua romena. B1795 Il Sacro Vangelo del Signore Gesù Cristo secondo Giovanni Cap 2 Isus, fiind chemat la nunt, preface apa în vin. i din Capernaum venind în Ierusalim, scoate din besearic pe cei ce vindea i cump ra. i, s mn cerând jidovilor, zice: «Sparge i besearica aceasta i proci». Mul i pentru seamne au crezut întru numele Lui, c rora El nu s încredea. 1. i, în zioa a treia, nunt s-au f cut în Cana Galileii. i era muma lui Iisus acolo. Bibbia V. Smighelschi ( ) Il Sacro Vangelo del Signore Gesù Cristo secondo Giovanni Cap II Isus fiind chiemat la nunt, schimb apa în vin. Din Capernaum venind în Ierusalim, scoate din biseric pe cei ce vindeau i cump rau. Iudeii semn cerând, zice: «Sparge i biserica aceasta.c.l.» Mul i, pentru semne, au crezut întru numele Lui, dar El nu se încredea lor. 1. i, în ziua a treia, nunt s-a f cut în Cana Galileei, i era mama lui Isus acolo. NT Ioan B lan (1925) Il Sacro Vangelo del Signore Gesù Cristo secondo Giovanni Cap 2 Nunta din Cana. Cur irea bisericii. Mul i cred în Isus. 1. i în ziua a treia nunt s-a f cut în Cana Galileii, i era muma lui Isus acolo. 7 Si veda Niculina Iacob, Giovanni Chindri, Biblia lui V. Smigelschi cea dintâi versiune exegetic a textului biblic în cultura româneasc [La Bibbia di V. Smigelschi la prima versione esegetica del testo biblico nella cultura romena], nel vol. coala Ardelean [La Scuola Transilvana], III, Casa Editrice Episcop Vasile Aftenie, Oradea, 2009, pp

18 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI 2. Iar au fost chemat i Iisus i ucenicii Lui la nunt. 3. i, sfâr indu-s vinul, au zis muma lui Iisus c tr Dânsul: «Vin n-au». 4. Zis-au ei Iisus: «Ce e Mie i ie, muiare, înc n-au venit ceasul Mieu». 5. Zis-au muma Lui slugilor: «Orice ar zice voao, face i». 6. i era acolo eas vas de piiatr, pus dup cur iia jidovilor, carele luoa câte doao sau trei veadre. 2. i a fost chiemat i Isus i înv ceii Lui la nunt i g tându-se vinul, a zis mama lui Isus c tr Dânsul: «Vin n-au». 4. Zis-a ei Isus: «Ce e Mie i ie, muiere?» Înc n-a venit oara mea. 5. Zis-a mama Lui slugilor: «Orice ar zice voau, face i». 6. i erau acolo ase vase de piatr, puse dup cur ia iudeilor, cari cuprindeau câte doau sau trei vedre. 2. i a fost chemat i Isus i ucenicii Lui la nunt. 3. i sfâr indu-se vinul, a zis muma lui Isus c tre Dânsul: «Vin nu au». 4. Zis-a ei Isus: «Ce-Mi pas Mie i ie, muiere? Înc n-a venit cesul meu» Zis-a muma Lui slugilor: «Orice ar zice vou, face i». 6. i erau acolo ase vase de piatr puse pentru cur ia jidovilor 10, cari luau câte dou sau trei vedre. Come emerge dai testi paragonati al di sopra, il sospetto di Ioan B lan nei confronti del deterioramento della lingua della Bibbia di Smighelschi sotto l influenza dei latinizzanti non sarebbe giustificato. I mutamenti operati dal professore di Blaj del XIX secolo al livello del lessico non sciupa la forma del testo antico, anche se, nello spirito latinizzante, ogni tanto lui fa delle modifiche, ma tali da non essere rovescianti per il testo: invece di ceas lui ha oar, invece di ucenic lui ha înv cel ossia, in altri passi, spirit invece di duh, arbore roditor invece di lemn roditoriu ecc. 11. Quindi, se sotto l aspetto della lingua la Bibbia 8 Il resto proprio e vero viene assecondato da note che comprendono delle chiarificazioni e riflessioni pertinenti. Illustriamo, in seguito, con le note aggiunte ai versetti scelti: «II. 2. A fost chiemat i Isus cu înv ceii lui la nunt. Gesù, partecipando alle nozze, ha benedetto e ha santificato le nozze. / 4. Ce e Mie i ie, muiere? Înc n-a venit oara Mea. Le parole ce e mie i ie gli Israeliti le usavano spesso (v. II Re 16,10; III. 17,18; IV. 3,13; 9,18; II Par. 35,2; Lc. 8,28; Mt. 8,29 etc.). Esse non esprimevano sempre rimproverare e rifiutare, ma il loro senso dipende dalle circostanze. In questo caso-qua, il loro senso sarebbe stato: Tocca a me!, e questo tanto di più, se le parole che seguono le leggiamo assieme a Gregorio di Nissa in guisa di domanda: Non è, dunque, arrivata la mia ora? Quindi, questa sarebbe la significazione: Abbi fiducia in Me! Visto che hai capito bene che arrivasse il tempo della Mia apparizione. / 5. Zis-a mama Lui slugilor: Orice ar zice voau, face i. Queste parole dicono chiaramente che Maria, dopo la risposta di Gesù dal v. 4, fosse pienamente convinta che lui l avrebbe aiutata. / 6. Puse dup cur ia iudeilor, cioè per il loro lavaggio, perché avevano l abitudine di lavarsi le mani e i piedi prima di mettersi a tavola (v. Mt. 15,2; Mr. 7,3 seg.; Lc. 11,39). Câte doau sau trei vedre. Una secchia, uno bath comprende circa 38 l». 9 Anche Ioan B lan accompagnia il testo con commenti, come lui stesso lo dice nella prefazione, ma questi sono pocchi e di piccole dimensioni. «Quando sarà il momento, tocca a Me a compiere i miracoli necessari». 10 «Questi vassoi erano messi perché i Giudei si lavassero le mani prima di mangiare». 11 Come nei seguenti passi: 18

19 LA MODERNIZZAZIONE DELLA LINGUA DEI LIBRI ECCLESIASTICI DEL XIX SECOLO FRA NECESSITÀ E MODA di Smighelschi non avrebbe avuto motivi di non passare come uguale alla Bibbia di Samuil Micu, le note e le spiegazioni che accompagnano il testo e che si svolgono nei più inaspettati piani (teologico, morale, linguistico, scientifico ecc.) avrebbero levato questa versione romena del testo biblico al di sopra di tutte le imprese compiute da noi fin a quel momento. La sfortuna disse anche questa volta la sua parola, come l ha detto ormai per tante di quelle volte, per rammentare qui soltanto il momento , quando un altra traduzione di valore della Bibbia in lingua romena, questa volta secondo la Vulgata, rimaneva chiusa fra le coperte del manoscritto 12. Le paure di Ioan B lan riguardanti la situazione della lingua dei libri ecclesiastici erano ancora motivate, perché aveva prodotto tanti di quei esempi riguardanti il deterioramento della lingua di costoro. Da dove, dunque, veniva lo sciupo? I mutamenti verificati in tutti i campi della vita materiale e culturale richiamavano un nuovo abbigliamento, quindi, l arricchimento della lingua secondo il ritmo nel quale si svolgeva il sviluppo della società. In piena epoca delle forme senza sfondo, si arrivò a delle assordità formali nella lingua letteraria, che diventò, come veniva caratterizzata da un discepolo di Titu Maiorescu, di nome I. A. R dulescu-pogoneanu, durante la sua permanenza in Germania, a Lipsia, dove preparava il suo dottorato in filosofia, «una lingua variegata, barbara, digenerata, senza midollo, senza carattere proprio nazionale una lingua esule, importata dalla Francia, vestita alla svelta con una veste romena, una veste che ti fa pena» i p mântul era nev zut i netocmit, i 2. Iar p mântul era nev zut i netocmit i întunearec era deasupra adâncului, i duhul întunerec era deasupra adâncului. i spiritul lui Dumnezeu s purta pre deasupra apei. (B lui Dumnezeu se purta deasupra apei. 1795, Gn. 1,2) (Bibbia V. Smigelschi, Gn. 1,2) 11. i au zis Dumnezeu: «S r sar p mântul iarb vearde, carea s samene s mân dup fealiu i dup asem nare, i lemn roditoriu, care s fac rod, c ruia s fie s mân a lui într-însul, dup fealiu, pre p mânt». i s-au f cut a ea. (B 1795, Gn. 1,11) i a zis Dumnezeu: «S r sar p mântul iarb verde, carea s samene s mân dup fel i dup as m nare, i arbore roditor, care s fac rod, a c ruia s mân s fie într-însul dup fel pe p mânt!» i s-a f cut a a. (Bibbia V. Smigelschi, Gn. 1,11) 12 Con l edizione princeps soltanto nell anno 2005: Biblia Vulgata [Bibbia Vulgata. Blaj ], Voll. I-V, Casa Editrice dell Accademia Romena, Bucarest, Editore coordinante Ioan Chindri, coordinazione filologica N. Iacob. 13 I. A. R dulescu, nel vol. Omagiu lui Titu Maiorescu [Omaggio a Titu Maiorescu], Bucarest, 1900, p. 461; secondo Onisifor Ghibu, Limba nou lor c r i biserice ti [La lingua dei nuovi libri ecclesiastici], Sibiu, La Stampa della Tipografia Arcidiocesana, 1905, p. 17.

20 Niculina IACOB, Ioan CHINDRI Neanche la lingua dei libri ecclesiastici sfuggì a questo morbo, qualunque ci fosse la provincia romena che abbiamo in mente. Di una lingua ecclesiastica a pari passo con le innovazioni imposte dalla evoluzione naturale della società ne parla, nell anno , l arcivescovo moldavo Veniamin Costachi, seguendo lo spirito riformatorio degli studiosi transilvani del XVIII secolo. Alcune delle innovazioni da lui proposte erano state già messe in pratica da Samuil Micu nella traduzione della sua Bibbia, ciò che significa che proprio a Samuil Micu dobbiamo riconoscere il ruolo di apertura del movimento di rinnovamento della lingua dei libri religiosi. Per esempio, l analisi del testo tradotto dal corifeo di Blaj ha dimostrato che lui abbia sistematicamente sostituito il verbo di origine slava a blagoslovi con il verbo romeno, acquistato per un calco di struttura, a binecuvânta, ed il sostantivo blagoslovenie con binecuvântare, molto prima che Veniamin Costachi raccomandasse insistentemente l uso del verbo a binecuvânta al posto di a blagoslovi. L echilibrio che ha caratterizzato il Micu non si ritrova più nella stessa misura nel prelato moldavo, che, quanto si sprofondava nella sua apprenione, tanto lasciava posto per molte soluzioni esagerate, raccomandate, naturalente, dall altezza del suo incarico a tutti coloro per cui fungeva da pastore 15. Tra le parole che lui le voleva cambiate si annoverano: molitv, vohod, dver, c dire, per le quali propone rug ciune, întrare, u, t mâiare. A queste si raggiungono: prestol, tristago, blagoslovea te ovvero blagoslovit iaste, înger, sfântul agne, teplot e pocrove, che sono state riportate tutte quante alla natura della nostra lingua, cioè: invece di prestol, si disse mas, e invece di tristago, 14 Liturghiile a sfin ilor ierarhi Ioan Hrisostomul, Vasilie cel Mare i Grigorie Dialog. Acum de nou îndreptate de pre ceale ellino-grece ti i slaveno-ruse ti de însu i preaosfin itul chirio chirio Veniamin, mitropolit a toat Moldaviia, prin a c ruiia oserdie, chieltuiala i blagoslovenie s-au tip rit întru acesta i chip precum s v d. În zilele prealuminatului i preaîn l atului nostru domn, Scarlat Calimahi-Voievod, întru al 6-lea an a domniei a 2-a a În l imii Sale. În Tipografiia Sfintei Mitropolii a Ia ului, în al 6-lea an al suirii a 2 oar în scaonul Mitropoliei, la anul de la mântuirea lumii 1818 [Le liturgie dei santi gerarchi Giovanni Crisostomo, Basilio il Grande e Gregorio Dialogo. Adesso di nuovo emendate secondo quelle elino-greche e slavo-russe dal santissimo signore signore Veniamin stesso, arcivescovo d intera Moldavia, per lo zelo, le spese e la benedizione di cui sono state stampate così come si vedono. Nei giorni del illustrissimo nostro signore, Scarlat Calimahi-Vaevoda, nel sesto anno del secondo regno della Sua Altezza. Nella Tipografia del Santo Arcivescovato di Iassi, nel sesto anno della seconda ascensione sul trono dell Arcivescovato, nell anno della salvezza del mondo 1818]. 15 «Adesso, desiderando di finire il discorso, porgo un punto finale tramite questa richiesta, di essere ricevuto da voi questo libro-qua e di impegnarvi nell apprendere le parole emendate in alcune parti, come avevamo mostrato al di sopra, senza stupirsi del mutamento di alcune parole ossia nomi.» (La prefazione di Veniamin al Messale di 1818). 20

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