ANTONIO PANELLA RUOLO DELLA COOPERAZIONE COME ELEMENTO QUALIFICANTE DEL PROCESSO DI SVILUPPO DEL SISTEMA AGROALIMENTARE

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1 ANTONIO PANELLA RUOLO DELLA COOPERAZIONE COME ELEMENTO QUALIFICANTE DEL PROCESSO DI SVILUPPO DEL SISTEMA AGROALIMENTARE Il sistema agroalimentare italiano è inserito in un contesto di mercato altamente competitivo. A seguito del periodo di stagnazione in corso il sistema produttivo si trova a lottare in un mercato ancora più competitivo, tutto questo si traduce in una revisione dei processi produttivi, obbligata e necessaria in tutte le aziende del settore agroalimentare. Il ripensamento dei sistemi produttivi a livello nazionale porterà inevitabilmente ad un successo o la perdita di competitività negli scenari nazionali, comunitari ed extracomunitari L estrema apertura dei mercati ha, sui sistemi agroalimentari nazionali, un impatto tale da costringere l offerta a ricercare vantaggi competitivi per conservare la clientela nazionale e per avvicinare il consumatore estero. Tali vantaggi competitivi devono essere ricercati in fattori che non siano solo il prezzo, ma anche la garanzia di qualità e di sicurezza alimentare ed il contenimento dei costi, derivanti da una diversa organizzazione del settore. Garanzia di qualità, contenimento dei costi, promozione del sistema paese Italia soprattutto sui mercati extraeuropei sono passaggi fondamentali che vengono richiesti dai produttori primari spesso soci di cooperative, attraverso un semplice concetto: mantenimento e rivalutazione dei prezzi del prodotto primario di qualità (il latte e la carne in stalla, la frutta sulle piante, la verdura in campo). Ai fini della competitività, l ambiente economico nel quale il sistema agroalimentare nazionale e comunitario si trova ad operare è caratterizzato da tre schemi di consumo: il primo è basato sulla necessità alimentari primarie: il divario sempre crescente tra possibilità economiche di diverse fasce di popolazione influisce sulle scelte strategiche di posizionamento delle aziende produttrici. E fuori da ogni dubbio che le aziende con grandi capacità di produzione devono tenere in considerazione due aspetti tra loro contrastanti: la diminuita capacità di spesa delle famiglie negli ultimi anni e i mercati emergenti a livello globale (Russia, brasile, paesi asean, ecc.); il secondo schema di consumo è basato sull omogeneizzazione dei consumi, frutto di campagne di comunicazione e di informazione spinte al punto tale da condizionare acquisti e abitudini alimentari; il terzo schema di consumo è invece più orientato su una segmentazione del mercato, relativamente alle preferenze, più complesse, ricercate, personali e per diversa identità culturale a livello locale. In considerazione dei modelli di consumo è evidente la necessità che il sistema agroalimentare si orienti sempre più al mercato con grande flessibilità, attraverso la ricerca di vantaggi competitivi e in considerazione di mercati sempre più vasti e competitor sempre più agguerriti. Altrettanto rilevante nello sviluppo e per un miglioramento della competitività del sistema agroalimentare italiano, è l ambiente istituzionale che con le sue decisioni influenza in maniera importante tutte le politiche economiche e commerciali dei paesi produttori; in un contesto in cui occorre tenere in giusta 1

2 considerazione l ambiente istituzionale e le logiche di mercato si mette a dura prova l efficacia delle scelte e l efficienza del sistema produttivo. Dal punto di vista della produzione agricola, l'italia è, per quantità e per qualità, uno dei massimi produttori agricoli dell'unione Europea, malgrado questo l'agricoltura soffre uno svantaggio strutturale nei confronti di tutti gli altri settori di attività economica ed è inoltre caratterizzata al suo interno da livelli di sviluppo fortemente differenziati e ineguali; si stima, ad esempio, che soltanto il 20% delle aziende agricole riesca a beneficiare dell'80% degli aiuti comunitari. L'agricoltura italiana rappresenta oltre il 20% di quella comunitaria in termini di valore aggiunto e il 16% in termini di produzione vendibile; inoltre il settore agricolo produce il 3,8% del valore aggiunto nazionale e impiega il 7% degli occupati totali. Per quanto riguarda la trasformazione dei prodotti agricoli la specializzazione dell'industria di trasformazione italiana è generalmente incentrata negli stessi comparti in cui esiste una specializzazione produttiva agricola (olio, ortaggi, frutta, vino, formaggi e carne). Questo elemento denota una forte specificità di comparto e territoriale dell'industria alimentare che può portare ad uno sviluppo agroindustriale basato su filiere territoriali e distretti produttivi anche nelle zone più deboli da questo punto di vista. In questo contesto, la cooperazione rappresenta da anni la modalità principale a disposizione degli agricoltori (produttori e fornitori della materia prima a monte della filiera) per accedere al mercato, giocando un ruolo attivo non soltanto attraverso la coltivazione e la fornitura dei prodotti agricoli, ma anche attraverso la partecipazione alle decisioni nel settore della trasformazione, della distribuzione e della commercializzazione dei prodotti segmenti ormai imprescindibili ai fini della giusta valorizzazione delle produzioni agricole e zootecniche. Su tutto il territorio nazionale sono molteplici le imprese cooperative strutturatesi con natura e funzioni di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli; il comparto zootecnico, lattiero-caseario, ortofrutticolo e vitivinicolo presentano il maggior numero di cooperative, il vitivinicolo e olivicolo presentano, in proporzione, un numero di soci significativamente superiore rispetto agli altri comparti (si tratta, nella maggior parte, di aziende agricole associate). Da evidenziare anche come la cooperazione agroalimentare nei comparti vitivinicolo, lattiero caseario e zootecnico è molto legata ai prodotti tipici regionali o nazionali. Nella produzione di frutta e verdura si agisce invece sulla differenziazione del prodotto che si confeziona utilizzando marchi della grande distribuzione o marchi propri. Se l ortofrutticolo si caratterizza per essere il primo aggregato relativamente all occupazione attiva (circa addetti), al numero di imprese e al fatturato; nelle produzioni animali (carni fresche e trasformate e prodotti lattiero caseari) per produzione, condizionamento e trasformazione il movimento cooperativo agroalimentare gioca un ruolo di primo livello nel panorama produttivo nazionale. La zootecnia da carne (comprese le imprese avi-cunicole) rappresenta il secondo comparto per fatturato nella cooperazione agroalimentare. Va anche rilevato come, in un contesto di concorrenza e di libero mercato le strutture cooperative concorrono anche tra di loro e questo soprattutto a livello locale, può portare ad un rallentamento del movimento soprattutto se si pensa che l ambito di azione della maggior parte delle cooperative del settore agroalimentare è locale o nazionale. Per questo la competizione delle cooperative sul mercato agroalimentare deve essere vista sia con l'industria che con le altre cooperative. 2

3 Le dimensioni economiche e gli scostamenti dal 2006 al 2008 e con alcune proiezioni al 2010 dimostrano una tenuta ed un incremento del tessuto cooperativo agroalimentare è inoltre significativa la tenuta del numero totale degli addetti dal 2006 al 2010 soprattutto in relazione alla previsione 2010 e cioè in pieno periodo di recessione (-0,6 %). Il RUOLO della cooperazione nel settore agroalimentare italiano è sicuramente di primo piano ed è confermato da un fatturato pari al 24% del fatturato totale del settore agroalimentare italiano, rappresentando così il 36% della produzione lorda vendibile del settore agricolo. Inoltre, secondo dati del 2008, le circa 5834 cooperative agricole italiane rappresentano una base sociale di circa soci e addetti, con una dimensione media in termini di fatturato pari a 5,9 milioni di euro. Questi numeri definiscono il ruolo di leadership delle grandi cooperative nel sistema agroalimentare nazionale: nella classifica delle prime 50 imprese alimentari del Paese, 10 sono cooperative. Con la sua radicata presenza sul territorio la cooperazione rappresenta inoltre un efficace strumento di valorizzazione della produzione agricola nazionale infatti, dei 50 miliardi di euro di produzione lorda vendibile italiana, poco meno di 18 miliardi (36%) sono governati (trasformati e veicolati) da imprese cooperative e di questi ben 13 miliardi (26%) sono costituiti dai conferimenti dei soci. I conferimenti da socio sono di particolare interesse e tratto distintivo particolarmente virtuoso che accomuna l intero sistema cooperativo agricolo nazionale rispetto agli altri Paesi europei infatti tale valore rappresenta l 82% (inteso come media nazionale) della materia prima conferita. Un dato estremamente significativo in termini di rapporto mutualistico tra l impresa cooperativa ed il socio, basti pensare che la riforma del diritto societario del 2003 ha fissato il principio della mutualità prevalente al 50,1% del totale degli approvvigionamenti. Questo significa che le cooperative assicurano un fortissimo radicamento con il territorio e con i produttori agricoli; ciò permette ai consumatori di contare su prodotti garantiti in termini di qualità e rintracciabilità delle materie prime, ma soprattutto di origine certa. Inoltre, il fatto che la cooperazione lavori quasi esclusivamente materia prima italiana evidenzia come le cooperative siano il principale garante del modello produttivo MADE IN ITALY. La completa tracciabilità di filiera, secondo il principio dal campo alla tavola garantita dalle cooperative di trasformazione consente di ridurre la distanza tra produzione e consumo e offre alti livelli di sicurezza alimentare. Riguardo alla gestione la specificità dell impresa cooperativa sta soprattutto nella ripartizione del risultato di gestione che tende a privilegiare l interesse del socio, cercando di garantire una remunerazione spesso superiore a quella degli altri produttori di mercato e,quando questo non è possibile, cerca di essere cuscinetto nei confronti della fluttuazione di mercato del valore della materia prima agricola prodotta e conferita dai soci. Siamo quindi in presenza di una consolidata e forte attività nella fase della gestione della produzione agricola, e negli ultimi 20 anni, anche nella fase di trasformazione dei prodotti; oggi la cooperazione è sempre più orientata verso la conquista dei segmenti avanzati della commercializzazione e della distribuzione. Questo percorso di crescita è stato reso possibile grazie ad una progressiva crescita dimensionale delle imprese dovuta in gran parte a processi di concentrazione e integrazione che hanno complessivamente interessato il 40% delle cooperative agroalimentari. Sono i processi di concentrazione che hanno consentito alle cooperative di aumentare la capacità competitiva, specie sui mercati esteri e nei confronti della grande distribuzione organizzata e di conseguire un migliore posizionamento sul mercato, cercando 3

4 di trasferire sempre maggiore valore ai soci. Nonostante tutto dati recenti evidenziano che il 63% delle cooperative ha un fatturato fino a 2 ml ed il 7% non ha addirittura nessuno stabilimento, con il 63% che ha un solo stabilimento. Elementi distintivi della cooperazione del settore dell agroalimentare risultano essere e dovranno esserlo sempre di più in futuro: il peso delle cooperative del settore; la mutualità come eccellenza; la concentrazione; la cooperazione all interno della filiera agricola. Nonostante i risultati raggiunti la progressiva apertura dei mercati internazionali, la pressione esercitata dal sistema distributivo e quella interna dettata dai processi di concentrazione delle industrie alimentari hanno progressivamente accresciuto la tensione competitiva interna a tutto il sistema agroalimentare. La cooperazione è da tempo sensibile a queste tematiche e cerca di dotarsi di strumenti al fine di accelerare i processi che possono aumentare la sua capacità competitiva, anche attraverso innovazioni di carattere tecnologico e prestando una particolare attenzione all'innovazione gestionale. Dal punto di vista strategico quindi anche il settore della cooperazione agroalimentare deve confrontarsi con una coerente gestione degli strumenti e delle politiche adottabili. In questo ambito la capacità di adattare modalità, strumenti e organizzazione in maniera dinamica, risultano fattori vincenti in un mercato estremamente competitivo. Talvolta però, in condizione di particolare difficoltà la revisione degli obiettivi strategici diventa strada obbligata. Se proviamo ad analizzare alcuni punti di debolezza ci accorgiamo come l efficienza in termini di costi sia un fattore fondamentale per le imprese cooperative dell agroalimentare, insieme alla possibilità di competere sul mercato con una adeguata gamma di prodotti. Altre variabili sono la capacità di realizzare azioni di marketing e di vendita efficaci oltre che attuare azioni capaci di accedere a reti distributive significative. In una analisi aziendale interna una valutazione negativa delle variabili: costi della produzione e competizione sul mercato (marketing e ricerca&sviluppo), porta sempre a definire una assenza od una carenza di politica di prodotto, uno scarso presidio del mercato finale e una situazione di debolezza commerciale nei confronti della distribuzione. Punto di forza della cooperazione agroalimentare è la percezione di qualità del prodotto che scaturisce da una associazione tra qualità intrinseca dei prodotti agroalimentari e movimento cooperativo, anche se, in molti casi, siamo di fronte all assenza di un percorso di qualità certificato, soprattutto per le quelle realtà produttive che distribuiscono a livello locale e nazionale. Il diffondersi dell attenzione non solo alla qualità percepita ma anche a quella certificata, mercati sempre più allargati dove è strategico ridurre la distanza tra il produttore ed il consumatore finale, sono tutti aspetti di un nuovo approccio che vede la costruzione e divulgazione della filiera agroalimentare come possibile ulteriore elemento distintivo di produzioni di qualità con il quale potere competere sul mercato. La costruzione delle filiere, infatti, ha connotati diversi a seconda del comparto produttivo in cui si opera e delle scelte strategiche che al suo interno appaiono più convenienti. 4

5 Le cooperative attribuiscono una grande importanza alla possibilità di controllare la filiera poiché ciò permette loro di garantire la qualità del prodotto che, in questo settore, appare di cruciale importanza sia per la normativa esistente che per la sensibilità dei consumatori. La possibilità di tracciare l'intero percorso del prodotto dall'origine fino al consumo finale per garantirne la qualità ai consumatori è un vantaggio competitivo essenziale per le produzioni agroalimentari inoltre, l'inserimento in una filiera rappresenta un modo per differenziare le proprie attività. Di contro sono visti come elementi di debolezza i costi, la capacità di sviluppare marketing, vendita, contatti e accessi alla rete distributiva. Questo non vuol dire che il sistema cooperativo non ricerchi tali possibilità, in molti casi infatti le imprese cooperative non hanno forza sufficiente per sviluppare da sole contatti e accessi alla rete di vendita, piuttosto che azione di promozione e marketing.. In un panorama così variegato, per condizioni geografiche, sociali, economiche e di mercato, se consideriamo parametri quali modalità di approvvigionamento, in termini di quantità, qualità e tipo di conferitore, dinamicità dell azienda nella realizzazione degli investimenti e delle innovazioni, approccio al mercato e strategia aziendale, le imprese cooperative del settore agroalimentare possono essere definite, secondo uno studio dell Osservatorio sulla Cooperazione Agricola, in: Deboli - quando siamo in presenza di aziende scarsamente strutturate basso livello organizzativo e gestionale e poco inclini all innovazione ed alla produzione secondo disciplinari di qualità certificata Robuste - quando trattasi di aziende più dinamiche e strutturate, dove sono frequenti innovazioni di processo, di sistema ed organizzative al fine di mantenere e migliorare il livello di competitività sul mercato. Quello appena visto è un modo per distinguere l attitudine delle imprese cooperative, nell evoluzione del settore agroalimentare, occorre però tenere conto anche delle opportunità offerte dagli andamenti dei consumi e dall'organizzazione del sistema distributivo nazionale e internazionale. In sintesi risulta strategico: ampliare la quota di mercato dei prodotti agroalimentari; puntare su una strategia di rafforzamento della struttura organizzativa, a livello produttivo e di commercializzazione; ma anche puntare su una valorizzazione dei prodotti di qualità e dei prodotti tipici legati a specifici contesti territoriali. Altro fattore di interesse nel settore agroalimentare sono le risorse umane, il livello di istruzione, la capacità e l efficacia nella realizzazione di azioni formative; la situazione delle imprese cooperative da questo punto di vista non è diversa da quella del complesso del settore anche se in queste ultime si nota una maggiore sensibilità ed attenzione. Il livello di istruzione inoltre non è l'unico indicatore a cui ricondurre l'analisi della competenza professionale, fondamentali sono anche le competenze acquisite attraverso l affiancamento sul posto di lavoro e la trasmissione di conoscenza attraverso canali molteplici e spesso non espliciti. Il settore esprime una forte domanda di formazione e cerca alternative alle talvolta scarse possibilità offerte dal sistema dell'istruzione e della formazione professionale nella costruzione di figure professionali mirate. In tema di fabbisogni e di miglioramento delle competenze già da tempo sono state individuate le aree su cui investire per aumentare la propria capacità competitiva. 5

6 Le aziende tentano di concentrare i propri investimenti e affidano le principali ipotesi di sviluppo per il prossimo futuro a figure delle aree: marketing, pianificazione strategica, pubblicità, comunicazione e qualità. La produzione, invece, necessita di figure professionali capaci di intervenire per migliorare l'integrazione della filiera, consolidare i processi di innovazione organizzativa e tecnologica, migliorare la logistica e aumentare la conoscenza sulle tecniche di coltivazione e trasformazione. Ultimo aspetto su cui porre la vostra attenzione è la commercializzazione indirizzata all export. Se pensiamo che la parte predominante dell export dell agroalimentare è da attribuire al prodotto ortofrutticolo (prodotto facilmente deperibile) non manca certo la capacità di organizzare l export. Abbiamo già analizzato i principali canali di vendita, l allocazione di risorse per marketing e promozione, ma è alto il numero di imprese cooperative con un fatturato sotto i 2 ml o comunque non sufficientemente robuste da fare fronte ad un ufficio marketing e promozione con risorse dedicate. Ma la domanda interna è stagnante mentre quella internazionale è sempre più dinamica e quindi occorre guardare a nuovi mercati. I dati export al 2009 della cooperazione definiscono: 2.2 miliardi di di vendite all estero 6.6 % è l incidenza sul fatturato totale dell agroalimentare della cooperazione - ortofrutticolo: 39% del fatturato - vitivinicolo: 58% del fatturato 9.0% è il valore della cooperazione rispetto al totale del fatturato italiano delle esportazioni agroalimentari In questa situazione i vincoli aziendali all esportazione risultano essere principalmente: per il 22% - ridotti volumi di prodotto per il 12% - mancanza di contatti commerciali per il 8% - gamma ristretta di prodotti per il 6% - inadeguate competenze manageriali per il 8% difficoltà di rapporti con la distribuzione Il vincoli sopra elencati rappresentano il 56% del totale, per queste voci l aggregazione dei servizi può risultare strategica e capace di risolvere e migliorare le condizioni dell export. Da questo punto di vista la COOPERAZIONE diventa fondamentale anche tra aziende concorrenti sul mercato, poiché il confronto è sul mercato e non nella competizione tra le aziende. Allora potrebbe essere utile e strategico allearsi in strutture aggregate per azioni di marketing e di promozione comune e lasciare al consumatore finale la scelta del che cosa comprare, Per concludere la cooperazione italiana gioca un ruolo importante nel panorama agroalimentare italiano ma è soprattutto forte della possibilità di cooperare per porre rimedio ai punti di debolezza che dovranno essere ricercati, affrontati e risolti in breve per non perdere competitività. 6

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