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1 Genova, blitz di Forza Nuova davanti la Banca d Italia: Strangolati dal mutuo Genova, Forza Nuova: blitz nella notte per protestare contro il sistema bancario Convention ligure Fli: verso il nuovo partito, tra le contestazioni di Forza Nuova Banca Carige, venerdì il convegno La crisi: implicazioni e scenari per gli intermediari finanziari Genova: tentata rapina a mano armata in una banca, aggredita 70enne Genova, l occasione fa l uomo ladro: donna derubata fuori dalla bancagenova. Un azione per portare all attenzione di tutti il dramma di milioni di italiani afflitti dalla crisi economica, ma soprattutto dal sistema bancario. Sono state queste le motivazioni date dal movimento di Forza Nuova, al blitz avvenuto giovedì notte davanti alla Banca d Italia in piazza Dante. Strangolato dal mutuo, Assassinato dal piombo dell usura sono alcune delle frasi scritte su cartelli appesi a sagome umane raffiguranti cadaveri che alcuni aderenti al movimento hanno mostrato. Contro l usura bancaria che uccide i debitori appariva sui cartelli, che induce al suicidio per insolvenza. Un unico enorme sistema di usura legalizzata sostengono in una nota che colpisce, come sempre, solo i più deboli e i più bisognosi. Forza Nuova, blitz in Banca d Italia: «Italiani strangolati dai mutui» 11 febbraio 2011 E.Cap. Nella notte, alcuni militanti di Forza Nuova hanno compiuto un azione dimostrativa davanti alla sede genovese di Bankitalia, in piazza Dante, per protestare contro «l usura bancaria, che uccide i debitori» e «induce al suicidio per insolvenza», come spiegato da un comunicato del movimento politico di estrema destra. Davanti agli uffici della Banca Centrale sono stati posizionati alcuni manichini, accompagnati da cartelli con su scritto «strangolato dal mutuo!», «assassinato dal piombo dell usura!» e «mi sono suicidato perché non riuscivo a pagare i debiti con le banche, perdonatemi!». Con quest azione, la federazione genovese di Forza Nuova ha voluto «portare all attenzione di tutti il dramma di milioni di italiani, afflitti dalla crisi economica, ma soprattutto dal sistema bancario, un unico, enorme sistema di usura legalizzata, che colpisce solo i più deboli». Secondo i dati di Forza Nuova, nel 2010 in Italia sono stati oltre venti i suicidi dovuti ai debiti nei confronti delle banche: dopo avere chiesto l incriminazione degli istituti di credito per istigazione al suicidio, il movimento ha chiesto al governo «un ripensamento immediato della politica economica» e anche «il ritorno all emissione del denaro da parte dello Stato italiano». -tremonti-la-crisi-europea-e-dovuta-alle-banche Il ministro dell'economia e delle finaze italiano, Giulio Tremonti, durante un incontro con i giornalisti della stampa estera, ha affrontato il problema di fondo, la vera causa della crisi economica europea, che secondo Tremonti, affonda le radici, non nel devito pubblico dei vari stati membri dell'unione Europea, ma nella crisi dielle banche europee.

2 In tal senso infatti avrebbe detto che "Quello che vediamo, nel contesto dell'europa in questo periodo, è un problema non di debiti pubblici. Quello che abbiamo adesso è un problema di banche, una crisi di criticità di assetti bancari", ed ha infatti voluto sottolineare il concetto ribadendo che "la crisi economica europea è soprattutto bancaria e come tale va gestita". Tuttavia il ministro Giulio Tremonti ammette che i debiti pubblici rappresentano "un fattore critico" ma invita allo stesso tempo i capi dei vari paesi europei di fare l'ammissione, con i propri cittadini, che la maggior parte degli sforzi vengono compiuti perchè si sta cercando di salvare le banche. Solleciatato sul 'criticato' patto tra Francia e Germania, non si è detto contrario, così come altre parti europee, anzi avrebbe infatti sostenuto che ''Il patto franco-tedesco per noi va abbastanza bene e l'italia ci guadagna''. Tuttavia ha voluto sottolineare l'importanza che venga comunque condiviso ed approvato dai Paesi dell'unione. E per quanto riguarda la candidatura del governatore della Banca d'italia alla presidenza della Banca Centrale Europea? Naturalmente il ministro Giulio Tremonti ha detto che ''Il governo italiano sostiene la candidatura di Draghi''. Un candidato eccellente». Tremonti appoggia Draghi per la guida della Bce 11 febbraio Il governo italiano «sostiene la candidatura di Mario Draghi» alla presidenza della Banca centrale europea. Il giorno stesso in cui ufficialmente in Germania si è ritirato Axel Weber dalla corsa in pole position per la guida della Bce, il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha candidato pubblicamente il governatore della Banca d'italia Mario Draghi alla successione di Jean-Claude Trichet. E lo ha fatto in una sede internazionale, incontrando i giornalisti stranieri - nessun italiano presente - presso la sede dell'associazione stampa estera a pochi passi dal Parlamento.Tremonti, candidatura Draghi sarà sostenuta dal governo «Draghi è un eccellente candidato», ha rimarcato il ministro rispondendo a una domanda. Ma ha anche puntualizzato che la scelta non deve tener conto della nazionalità del candidato: «La materia della candidatura è il più alto profilo professionale possibile - ha detto - e quindi pensiamo che quella italiana sia un'ottima candidatura che sarà sostenuta dal governo». L'incontro con la stampa estera, un appuntamento di rito che si tiene all'incirca due volte l'anno e al quale il ministro va molto volentieri, è stato organizzato nei giorni scorsi. Il caso sulla successione a Trichet stava montando e intanto la candidatura di Draghi stava prendendo quota: il sostegno pubblico del governo ieri l'ha sicuramente rafforzata. Tremonti, che aveva impostato l'incontro sulla crisi dell'europa, ha poi messo in chiaro ai giornalisti italiani all'uscita dell'associazione che in fatto di candidature Bce «parla il presidente del Consiglio e credo che ne abbia già parlato bene». La crisi non è stata scatenata dagli stati e dal debito pubblico bensì dalle banche Tremonti con i giornalisti esteri ha dialogato cordialmente per oltre due ore, sforando sui tempi previsti per intrattenersi con alcuni corrispondenti per un caffè. Ha parlato principalmente di Europa e di politica economica italiana, alla vigilia degli incontri Eurogruppo ed Ecofin che si terranno lunedì e martedì prossimi in un momento delicato per il cammino delle misure anti-crisi e prosviluppo. In una lectio con tanto di lavagna per illustrare i grandi cambiamenti in atto, Tremonti ha ribadito che la crisi non è stata scatenata dagli stati e dal debito pubblico bensì dalle banche. È stata una crisi bancaria con rischi sistemici e alla quale si è messo riparo con misure d'emergenza. Secondo il ministro, un grande statista deve «avere il coraggio di dire al suo popolo che deve salvare le banche». «È facile dire è colpa della Grecia o dei paesi mediterranei», ha affermato senza però alzare i toni e senza polemica. «I leader dei paesi dell'eurozona, molti dei quali con tripla A -

3 ha argomentato - non dovrebbero nascondersi dietro le virtù di bilancio ma dovrebbero spiegare ai loro elettori che buona parte della crisi del debito pubblico non fonda le radici nella spesa pubblica ma nelle banche». E poi ha rilanciato i dati Bri secondo i quali le banche tedesche e francesi sono molto più esposte verso gli stati dell'eurozona periferica rispetto alle banche italiane. Tremonti ha spiazzato chi si aspettava, da un paese con alto debito pubblico, una presa di distanza dalla forte stretta in arrivo sulla disciplina dei conti pubblici. Del patto sulla competitività proposto dalla Germania insieme alla Francia, ha parlato bene perché nella sostanza è positivo discutere di regole per rendere l'europa più competitiva. Ha criticato, semmai, il metodo della proposta, che è stato di stampo intergovernativo e che invece doveva essere più collegiale. Per Tremonti, le iniziative in Europa devono essere comunitarie, a 27, con la massima collaborazione e una sola voce. Il patto sulla competitività «all'italia va abbastanza bene», ha detto, spingendosi fino a sostenere «che noi ci guadagniamo». Intendendo forse il fatto che la riforma delle pensioni sull'andamento demografico l'italia l'ha già alle spalle mentre un'armonizzazione della tassazione societaria gioverebbe all'italia che non ha le agevolazioni che si trovano invece in Irlanda o altri stati. Sulla politica domestica, oltre a rassicurare i giornalisti stranieri sul basso rischio di contagio che corre l'italia e soffermandosi sugli altri «fattori rilevanti» come il basso debito privato, il ministro ha smentito, rispondendo a una domanda, come «priva di fondamento» la voce di una manovra da 30 miliardi imposta all'italia dall'europa e da realizzarsi entro marzo. Ha invece enfatizzato i successi del contrasto agli evasori: «Il risultato ottenuto lo scorso anno dalla lotta all'evasione fiscale, l'incasso di 25,4 miliardi, CRISI: BINI SMAGHI, UE HA BISOGNO DI STRUMENTI PER BAD BANK crisi_bini_smaghi_ue_ha_bisogno_di_strumenti_per_bad_bank 10 FEB 2011 (AGI) Francoforte - L'euro ha bisogno di un meccanismo per far fronte alle bad bank e alla loro ristrutturazione, specie in Grecia, Irlanda e Portogallo. Lo ha detto Lorenzo Bini Smaghi, membro dell'esecutivo della Bce. "Le autorita' europee - dice - devono sviluppare la capacita' di intervenire chirurgicamente su istituzioni finanziarie o segmenti di mercato in difficolta', nell'eventualita' di una crisi finanziaria". 15:21 CRISI: VDA RIMBORSA A AZIENDE INTERESSI MUTUI BANCARI (ANSA) - AOSTA, 11 FEB - Nell'ambito delle iniziative per contrastare la crisi, la Giunta della Valle d'aosta ha approvato uno stanziamento di circa euro per coprire le spese degli interessi che le aziende valdostane devono riconoscere agli istituti di credito per la sospensione della restituzione delle rate. ''Il provvedimento - hanno spiegato il presidente della Regione, Augusto Rollandin, e l'assessore alle Finanze, Claudio Lavoyer - e' stato assunto per equita', per mettere le aziende che hanno sottoscritto mutui con le banche al pari di quelle che hanno contratto i mutui agevolati che la Regione eroga attraverso Finaosta''. La quantificazione dell'aiuto in 'de minimis', come ha precisato Lavoyer, ''sara' pari alla differenza tra l'ammontare del contributo in conto interessi concesso dalla Regione a favore dell'impresa, risultante dal piano di ammortamento originario, e l'ammontare del contributo rideterminato e concesso a seguito dell'operazione di sospensione, come emerge dal nuovo piano di ammortamento''.

4 Ecco la mappa dei paesi a rischio Morya LongoCronologia articolo12 febbraio uuid=aalvuk7c «Il mio bilancio famigliare è in rovina». Più che gli economisti è Majeedan Begum, 35enne pakistana madre di cinque figli, a spiegare cosa sta mettendo in ginocchio la sua e milioni di altre famiglie: il rincaro dei beni alimentari. In Pakistan si spende mediamente il 47% del reddito per comprare cibo, per cui ogni aumento dei prezzi alimentari stritola famiglie intere. Questo Majeedan Begum lo sa bene. E conosce anche la crisi politica. Quello che la 35enne mamma pakistana forse non sa, è che nel suo paese potrebbe arrivare l'onda lunga della crisi egiziana. Secondo un indice creato dal «Sole-24 Ore», con la collaborazione della Sace, il Pakistan ha infatti caratteristiche in molti casi simili a quelle del paese nordafricano. In posizione peggiore, secondo questo indice, c'è solo la Nigeria. E in situazioni potenzialmente critiche ci sono anche Siria, Madagascar, Sri Lanka, Honduras, Nicaragua e Vietnam. Se siano questi i possibili nuovi focolai di crisi economicopolitico-sociale è difficile dirlo, ma di certo questi stati hanno tutte le caratteristiche per esserlo. Ormai è evidente che la crisi sia diversa da quelle del passato. È la prima globale, con Stati Uniti ed Europa contemporaneamente in affanno tanto quanto i paesi più poveri. È la prima crisi in cui la finanza, che si è rivelata un volano per il contagio, svolge un ruolo così determinante. Per di più è la prima volta che Internet, ormai usato dal 28% della popolazione mondiale con un aumento del 445% rispetto al 2000, svolge un ruolo di trasmissione delle notizie e dunque di benzina sul fuoco delle rivolte. Insomma: di carestie e di sommosse è piena la storia, ma questa volta il connubio tra crisi economica e politica si fonde con elementi nuovi tecnologici e finanziari che esasperano i problemi. E che rendono il futuro imprevedibile. Ecco perché «Il Sole 24 Ore», con un indicatore creato ad hoc, cerca di disegnare una mappa dei paesi a rischio di sommossa. L'indice va infatti a monitorare, paese per paese, otto diversi elementi chiave: dal peso della spesa alimentare alla diffusione di Internet, dalla disoccupazione giovanile alla corruzione dei governi, dalla violenza politica all'efficienza delle istituzioni, dall'inflazione all'indice di sviluppo umano. Dai subprime all'egitto Il primo elemento inedito di questa crisi è proprio il suo carattere globale. Il fatto che in panne ci siano anche Stati Uniti ed Europa, ha spinto entrambi i paesi a portare contemporaneamente i tassi d'interesse ai minimi storici. In America la Federal Reserve sta anche stampando dollari, con un meccanismo chiamato quantitative easing. Se da un lato le Autorità statunitensi ed europee sperano di risollevare le sorti dei loro paesi, dall'altro stanno però creando non pochi problemi in giro per il mondo. Il quantitative easing, per esempio, ha avuto l'effetto "collaterale" di deprezzare il dollaro e di rincarare le monete di molti paesi emergenti: il che solleva le esportazioni americane, ma piccolo particolare taglia le gambe a quelle di molti altri paesi. Non solo. Il denaro a costo zero facilita le speculazioni finanziarie: per le grandi banche e i fondi è un gioco da ragazzi prendere a prestito soldi in America (pagando tassi irrisori) per poi investire dove i guadagni sono più elevati. Questo giochetto, che gli addetti ai lavori chiamano carry trade, regala soddisfazioni ai bilanci delle banche. Ma, per contro, va a gonfiare le quotazioni di molte obbligazioni e azioni dei paesi emergenti (contribuendo al rialzo delle loro valute) e anche quelle delle materie prime. Ovvio che il rincaro dei beni alimentari non sia dovuto solo alle speculazioni, ma queste ultime sono certamente un'aggravante. Insomma: i paesi occidentali, per togliere le uova dal loro paniere, le rompono altrove. Se il pane cosa di più I prezzi di grano, riso e altri beni alimentari continuano dunque a rincarare, tanto che l'indice dei prezzi alimentari calcolato dalla Fao registra un aumento del 160% dal Questo arricchisce le multinazionali, ma affama milioni di persone. Secondo i calcoli dell'united States Department of

5 Agricolture, in Vietnam le famiglie spendono il 65% del loro reddito per comprare beni alimentari. In Sri Lanka il 64%, in Madagascar il 66%, in Nigeria addirittura il 73%. Più vicino a casa nostra, anche le famiglie albanesi non se la passano bene: spendono quasi il 70% del loro budget per comprare da mangiare. Ovvio che anche un rialzo di un punto percentuale dell'inflazione metta queste famiglie sul lastrico. Si pensi allora che effetto possa avere in Pakistan un'inflazione al 13,9% (vicina all'11,40% dell'egitto), in Vietnam del 9,2%, in Ucraina del 9,4%, in Albania del 3,8%. La fame è ovvia. La collera anche. Bene inteso: questo fenomeno è vecchio come il mondo. E infatti le rivolte per il prezzo del pane hanno segnato la storia. Ma oggi ci sono elementi nuovi, che rendono il rischio di ribellione più elevato e più contagioso di un tempo. Un tempo, per esempio, non esisteva Internet. Ma ora c'è: in Tunisia ed Egitto è stato usato per veicolare i temi della protesta. Non è un forse un caso che le rivolte siano scoppiate nei due paesi nordafricani, dove il Web è abbastanza diffuso: secondo i dati di Internet World Stats, in Egitto si collega il 21% della popolazione e in Tunisia il 34%. Possibile che in situazioni di stress economico e politico la grande rete possa facilitare proteste anche in Albania (dove è diffusa tra il 43,5% della popolazione), in Giordania (27%), Ucraina (33%), Vietnam (27,5%) o Thailandia (26%)? Possibile che Majeedan Begum, la 35enne madre di 5 figli, in Pakistan legga cosa accade in Egitto e decida di protestare per gli stessi motivi? Nuovi focolai s'accendono Ecco, allora, che in un mondo sempre più globale anche le rivolte diventano globali. Iniziano in Tunisia, toccano l'algeria, stravolgono l'egitto, spaventano la Giordania e in futuro potrebbero passare in Asia o in America Latina. Il Vietnam ha un'elevata incidenza della spesa per alimenti (come l'albania e lo Sri Lanka), un'alta inflazione, una bassa occupazione giovanile, ma un medio livello di violenza politica. In Pakistan la violenza è al top secondo il rating Sace, ma la spesa per alimenti più limitata. Cosa pesi di più è difficile stabilirlo. Certo è che entrambi i paesi hanno forti elementi di instabilità simili a quelli egiziani. Poi, in un mondo globalizzato, anche le conseguenze dei focolai sono globali. Così se l'egitto è in sommossa, soffrono le banche dei paesi occidentali che sono esposte per 49 miliardi di dollari sul paese nordafricano. Se in rivolta finiscono altri paesi, altre banche o imprese pagano il conto. La crisi, nata tra anni fa dai mutui subprime americani, continua a cambiare faccia e a contagiare in lungo e in largo il mondo Il pressing di Bankitalia sulle cedole manda ko le banche, chiude oggi l aumento del Banco -1- Finanzaonline.com /10:19 Settore bancario in sofferenza a Piazza Affari all indomani dell incontro tra Mario Draghi e i principali istituti di credito del Paese. Il governatore di Bankitalia non ha usato troppi giri di parole, invitando le banche ad adottare una politica più prudente sulla distribuzione dei dividendi. Un invito che riflette la situazione del credito in Italia, accompagnata da una crescita economica ancora limitata. Senza dimenticare il delicato appuntamento con i nuovi stress test a livello europeo e le regole più stringenti sul capitale di Basilea 3. Nell incontro tra Draghi e i big del credito è inoltre venuto fuori che i margini di intermediazione resteranno ancora sotto pressione, mentre salgono i costi di rifinanziamento. Da qui l invito a rafforzare il contenimento dei costi di gestione e ad essere più prudenti sulla distribuzione degli utili. Un invito che non farà certo piacere agli azionisti, in particolare alle Fondazioni bancarie, che da tempo auspicano una cedola più sostanziosa dopo i dividendi magri dello scorso anno.

6 BankItalia a banche. Riducete i costi per i clienti By Redazione 11 febbraio Adottare una politica prudente di distribuzione degli utili nell ottica di continuare a rafforzare il patrimonio. E quanto chiede la Banca d Italia alle grandi banche. L Istituto centrale chiede loro anche di proseguire e intensificare i piani di incremento dell efficienza e riduzione dei costi. Precisa poi che l azione dovrà continuare e intensificarsi, tenendo conto che la riduzione dei margini e l aumento nel costo della raccolta hanno probabilmente natura strutturale. Draghi alle banche: prudenza sulle cedole e costi da ridurre Cronologia articolo11 febbraio shtml?uuid=AaaKiM7C Una crescita economica attorno all'1% e i mercati finanziari condizionati dalla crisi dei debiti sovrani complicano l'attività di raccolta fondi e la gestione della liquidità della banche. Per questo gli istituti del nostro paese non devono allentare il rafforzamento dei loro requisiti patrimoniali, mostrarsi prudenti nella distribuzione dei dividendi e proseguire con i piani di riduzione dei costi e di efficientamento. l governatore della Banca d'italia Mario Draghi ha ripetuto le sue raccomandazioni nella tradizionale riunione con i vertici dell'abi e delle maggiori banche (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare, Ubi e Mediobanca) e ha ricordato l'impegno per nuovi stress test in arrivo per i principali istituti europei. RIVOLTE CONTRO IL GOVERNO COLPISCONO IL MONDO.L AMERICA SARÀ LA PROSSIMA? Giovedì, 10 15:10:00 CST di marcoc Lo scontento globale causa un aumento vertiginoso dei prezzi degli alimenti mentre i regimi vengono rovesciati Il pianeta di trova in un ciclo senza fine di rivolte contro il governo da quando le sommosse che hanno colpito l Europa lo scorso hanno si stanno diffondendo in un lampo in Medio Oriente e oltre, minacciando di aumentare gli scontri violenti e di forzare la mano delle autorità mentre il rischio di un novo massacro alla piazza Tiananmen diventa sempre più probabile. L America sarà la prossima a subire i disordini che hanno toccato quasi ogni parte del globo? La nostra previsione di tre anni fa, basata su documenti dell ONU, che era stata formulata 6 mesi prima del collasso dei Lehman Brothers, sul fatto che il mondo sarebbe stato colpito da massicce rivolte alimentari e scontento contro i governi come conseguenza di un collasso economico, si sta adesso evolvendo ad un ritmo impressionante.

7 Gli ultimi paesi coinvolti nel caos sono la Tunisia, l Egitto ed ora lo Yemen, la cui popolazione chiede l espulsione del presidente trentennale Ali Abdullah Saleh, con una protesta contro la povertà e la mancanza di libertà politica. L agitazione in Yemen è stata ispirata dalla sommossa popolare in Tunisia all inizio del mese che ha portato all espulsione del presidente Zine al-abidine Ben Ali, fantoccio di un governo accusato di abusare del suo potere per arricchirsi mentre la povertà colpiva il resto del paese. Ben Ali è stato costretto a fuggire dal paese ed ora il governo ad interim ha emesso un mandato di arresto internazionale per il presidente e sua moglie. Le rivolte in Tunisia sono state presto seguite dalle proteste di massa in Egitto per richiedere la fine del regime del presidente Mubarak. Sono morte 4 persone mentre i dimostranti erano impegnati in scontri violenti con la polizia e davano fuoco agli edifici del governo. Ad eccezione dell America, non c è stata quasi nessuna parte del mondo che non sia stata colpita dalle rivolte negli ultimi 6 mesi, mentre la ricaduta del collasso economico inizia ad essere avvertita tra le vittime dei terroristi finanziari che hanno lanciato un assalto fatto di ribasso dei salari, alto tasso di disoccupazione, aumento vertiginoso dell inflazione e dei prezzi del cibo insieme a gravi e austeri tagli. I prezzi degli alimenti base come grano, mais e semi di soia stanno arrivando al limite mentre i paesi contano sempre di più sulle importazioni dagli USA per controbilanciare l impatto dello scontento globale. Nei mercati emergenti, sta portando ad un incremento dell inflazione, ad una riduzione del reddito disponibile, sta portando a sommosse, dimostrazioni ed instabilità politica, ha affermato l economista dell Università di New York Nouriel Roubini, in un intervista a Davos, Svizzera, con Tom Keene nel programma The Pulse sulla Bloomberg Television. È davvero qualcosa che può rovesciare un regime, come abbiamo visto in Medio Oriente. Tornando all inizio del 2008, prima del collasso dei Lehman Brothers e l inizio della crisi finanziaria, avevamo avvertito che l inflazione e l insicurezza economica avrebbe causato un impennata dell inflazione stessa e l esplosione dei prezzi degli alimenti, che avrebbero portato alla rivolta globale. Nel giugno dello scorso anno, poco prima che lo scontento di massa colpisse l Europa in paesi come la Francia, l Italia e l Inghilterra, avevamo previsto che l imminente inizio delle cosiddette misure di austerità, che in realtà non rappresentano altro che una fase elevata di assalto al governo dei contribuenti, avrebbe annunciato un 'era della rabbia', portando a sommosse e persino rivoluzioni nel momento in cui la gente avesse reagito furiosamente in risposta al fatto che i terroristi finanziari si stessero impossessando dei soldi dei loro lavori, risparmi, servizi pubblici di base, pensioni e welfare, gli stessi che per primi causarono la crisi finanziaria. L era della rabbia sta prendendo piede in tutto il mondo, con i governi che vengono rovesciati a destra e a manca, mentre le forze del disordine economico riducono la gente alla rivolta nel tentativo di recuperare un qualsiasi tipo di standard di vita decente. Non avevamo il privilegio di usare una palla di vetro quando abbiamo fatto queste previsioni, stavamo semplicemente leggendo ciò che gli stessi enti globalisti e le stesse élites dicevano sarebbero state le conseguenze delle loro azioni per sventare ogni tipo di classe media e imporre di nuovo un arcaico sistema di caste di ricchi e poveri. L unica domanda che deve ancora avere risposta è se e quando delle scene simili si vedranno per le strade dell America, come l esperto notoriamente accurato Gerald Celente aveva avvertito sarebbe successo diversi anni fa. Celente affermava che entro il 2012 rivolte per le tasse e per il cibo si sarebbero diffuse negli USA.

8 Tenendo conto che persino il Time Magazine sta seriamente prendendo in cosiderazione la probabilità di una dislocazione sociale come reazione violenta al crollo dell economia che porterebbe alla guerra civile neli Stati Uniti, siamo sull orlo della bolgia. Nel novembre 2008, proprio mentre l implosione economica si rivelava, il War College dell esercito USA ha rilasciato un libro bianco intitolato Known Unknowns: Unconventional Strategic Shocks in Defense Strategy Development [ Incognite Note: Shock Strategici nonconvenzionali nello Sviluppo della Strategia di Difesa, ndt]. Il rapporto avvertiva che i militari dovevano essere preparati per una dislocazione violenta e strategica all interno degli Stati Uniti, che potrebbe essere provocata da un imprevisto collasso economico, una decisa resistenza domestica, emergenze pervasive nella sanità pubblica o perdita di funzionamento dell ordine legale e politico. La violenza civile diffusa, diceva il documento, forzerebbe le istituzioni della difesa a ri-orientare in extremis le priorità per difendere l ordine domestico di base e la sicurezza umana. Un rapporto del Ministero della Difesa inglese ha assunto un tono simile quando previde che entro 30 anni, il crescente divario tra i super ricchi e la classe media, insieme ad una sub-classe urbana minacciante l ordine sociale, avrebbe significato che le classi medie del mondo si possono unire, usando l accesso alla conoscenza, alle risorse ed alle abilità per formare dei processi transnazionali nel loro proprio interesse, e che le classi medie potrebbero diventare classi rivoluzionarie. Se le scene violente di cui ora siamo testimoni e che si dispiegano in tutto il mondo sono solo passeggere, non dovremmo aspettare a lungo per scoprire se gli Stati Uniti saranno inghiottiti o meno nella crisi, o se le élites globali si muoveranno per prevenire che un tale scenario li faccia rendere conto che la loro guerra contro le classi medie ed i poveri minaccia di provocare una reazione che persino loro non sarabbero pronti a gestire. Paul Joseph Watson è redattore e scrittore per Prison Planet.com. E autore di Order Out Of Chaos [ L ordine dal caos, ndt]. Watson è anche un ospite sostituto per The Alex Jones Show. Watson è stato intervistato da molte pubblicazioni e trasmissioni radiofoniche, compreso Vanity Fair e Coast to Coast AM, il talk show notturno più seguito in America. Titolo originale: "World Gripped By Anti-Government Riots; America Next?" Fonte: Link Banche: banchieri vedono rosa su accantonamenti (Mess.) newsid=825008&lang=it ROMA (MF-DJ)--I banchieri sono ottimisti sulla diminuzione del costo del credito, ma tengono sempre la guardia alta sulla liquidita' per non correre il rischio di rifinanziamento. Lo scrive "il Messaggero" dopo il vertice di ieri tra il direttorio di Bankitalia guidato da Mario Draghi e i sei grandi banchieri italiani: Corrado Passera (Intesa Sanpaolo), Federico Ghizzoni (Unicredit), Antonio Vigni (B.Mps), Pierfrancesco Saviotti (B.Popolare), Victor Massiah (Ubi B.) e Alberto Nagel (Mediobanca). Hanno partecipato anche il presidente e il d.g. dell'abi, Giuseppe Mussari e Giovanni Sabatini. Essendo il costo del credito una voce del conto economico, spiega il quotidiano, una riduzione degli accantonamenti comporta un miglioramento della redditivita'.

9 FINANZA/ Da Facebook una nuova bolla targata Goldman Sachs Mauro Bottarelli venerdì 11 febbraio I vertici di Facebook e Google hanno avuto colloqui preliminari con Twitter negli ultimi mesi per studiare prospettive di acquisizione della società, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal. «I colloqui per il momento non sono approdati a nulla», scrive il quotidiano finanziario citando fonti vicine al dossier, secondo cui il confronto con i potenziali acquirenti avrebbe però portato a una valutazione della società stimata tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari. A dicembre, quando Twitter ha ricevuto 200 milioni in una nuova venture capital, era valutata 3,7 miliardi di dollari e ieri - scrive il Wsj - il fondo americano Andreessen Horowitz, ha investito 80 milioni di dollari. I vertici di Twitter, sono però determinati «a costruire una grande società indipendente che - dicono le fonti - potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari». Sempre stando alle indiscrezioni, Twitter ha realizzato nel 2010 ricavi per 45 milioni di dollari in un anno in cui ha dovuto sostenere costi per investimenti nei data center e assunzioni e per quest anno si stimano ricavi tra i 100 e i 110 milioni di dollari.insomma, grandi cifre basate sul nulla, almeno parlando da un punto di vista industriale. Esattamente come i 50 miliardi di dollari di valutazione per Facebook, con Goldman Sachs attivissima non solo nell acquisto di 450 milioni di dollari di azioni, ma anche nel pricing stesso dell azienda: Goldman sta già collocando titoli, nonostante Facebook non sia ancora quotata in Borsa, ma solo per investitori esterni agli Usa, visto che la pubblicità di cui sta godendo il social network infrange le regole del mercato statunitense. E già questo dovrebbe far pensare a cosa sta dietro il nuovo business tech, versione sociale della bolla dot.com che lasciò buona parte di Wall Street in braghe di tela. Ma c è di più. Molto di più. Per ora, infatti, si tratta soltanto di una richiesta di informazioni - anche se a New York, nei corridoi che contano, si parla chiaramente di un inchiesta formale già avviata anche se non senza ostacoli - ma presto potremmo assistere a sviluppi degni della crisi subprime: la nuova sensazione del mercato Usa e non solo sono infatti i social network (da ieri anche con Il Sole 24 Ore è possibile acquistare il primo volume della collana Fare business con i social network, dedicata proprio a Facebook) e il rischio bolla appare altissimo prima ancora che si sostanzi la loro stessa quotazione in Borsa. Il livello di crescita esponenziale del trading delle azioni di aziende come Facebook, Twitter, LinkedIn e Zynga ha infatti suscitato l interesse della Sec, l ente di vigilanza della mercato Usa e, nei fatti, accelerato i tempi per la quotazione delle società in base alle normative statunitensi. Aziende come SharesPost e SecondMarket, infatti, offrono piattaforme di trading private per questi titoli not public e la volontà di molti dipendenti delle aziende di monetizzare questa nuova gallina dalle uova d oro garantisce un flow azionario pressoché infinito: pensate che la valutazione nel mercato secondario di Facebook ha raggiunto i 56 miliardi di dollari. A oggi l azienda della Silycon Valley nega un interesse al collocamento in Borsa prima del 2012 almeno, ma il fatto che il numero di azionisti stia salendo esponenzialmente mette in atto il meccanismo automatico del mercato Usa, in base al quale quando gli stokeholders salgono sopra quota 500, l azienda è obbligata a rendere pubblici bilanci e dettagli finanziari. A oggi, molti azionisti privati comprano azioni nel mercato secondario in gruppi, ma se la Sec decidesse di contare come azionisti singoli ogni partecipante a queste joint ventures, quel numero sarebbe già stato superato. Ecco cosa si vuole accertare. Non a caso Facebook, spaventata dall ipotesi di dover spalancare i propri libri, ha posto il veto alla vendita di azioni da parte dei propri dipendenti sul

10 mercato secondario e inoltrato una nuova regola in base alla quale le azioni offerte ai nuovi dipendenti avranno valore solo se l azienda sarà venduta o quotata in Borsa. Insomma, c è timore verso la trasparenza: come mai? Di certo c è che aziende come Facebook e Twitter hanno visto il loro valore crescere del 54% da giugno a oggi, stando ai dati della Nyppex LLC sulle transazioni sul mercato secondario. Per Dixon Doll, co-fondatore dell azienda di venture capital DCM, «è assolutamente normale e giusto che i regolatori vogliano delle risposte, soprattutto in condizioni come queste che vedono una crescita enorme di investitori privati». Anche perché broker come SharesPost e SecondMarket aiutano proprietari di azioni a incontrare on line potenziali acquirenti e negoziare il prezzo dei titoli in transazioni private: il problema è che c è la quasi certezza che i protagonisti più attivi della categoria dei compratori siano null altro che investitori istituzionali estremamente sofisticati, quindi anche se quelle aziende non sono quotate nel senso istituzionale di essere trattate quotidianamente e in maniera regolamentata, c è la certezza che la gente possa arricchirsi dal loro commercio, monetizzare liquidità. E qui rientra in gioco la quota 499 azionisti, un risultato garantito a Facebook da aziende come Felix, EB e GreenCrest che hanno agito come raggruppatori di azionisti in pool al fine di mantenerne artificialmente basso il numero. Insomma, si comincia a giocare pesante, altro che siti che «sono gratuiti e sempre lo saranno», come recita il mantra nell homepage di Facebook: qui non stiamo valutando il potenziale di siti che ti permettono di ricontattare il compagno di liceo o l amore estivo dell adolescenza (che, tra l altro, se non si è fatto nulla per ricontattare in vent anni, vuol dire che proprio tutto questo interesse non c era, è solo moda ed emulazione), stiamo prezzando una messe di dati sensibili spaventosa, degna degli archivi della Cia. Gusti musicali, sportivi, culinari, artistici, sessuali, politici, religiosi: siamo autoschedati, visto che queste indicazioni le forniamo noi ogni volta che postiamo qualcosa o aggiorniamo il nostro profilouna miniera d oro per le aziende legate al marketing e alla pubblicità, un tesoro per le multinazionali: questo database volontario di chi si iscrive fornendo il proprio indirizzo crea il valore e giustificherebbe quei 50 miliardi. Ma nella comunità finanziaria sempre più esponenti ritengono quella cifra gonfiata: il 69% dei 1000 specialisti (investitori, trader e analisti) interpellati da Bloomberg, infatti, ritiene Facebook sopravvalutata e ha espresso serie preoccupazioni riguardo la creazione di una bolla nel settore tecnologico. Solo il 10% degli interpellati ha definito quella prezzatura appropriata e il 4% la ritiene addirittura sottovalutata. L effetto Goldman, insomma, per ora non ha fatto presa: anzi, ha fatto sorgere il dubbio riguardo una nuova stagione di pump and dump in arrivo con le quotazioni in Borsa di questi soggetti. Cosa sia il pump and dump è chiaro: gonfiare artificialmente il valore di un titolo per venderlo a peso d oro a ignari investitori che pagheranno poi i costi della bolla. Semplice ed efficace, visto che gonfiare il valore di un azione come quella di Facebook è un gioco da ragazzi: pubblicità, acquisti di blocchi di azioni e prezzature di parte che fanno crescere il profilo del titolo, rumors e boatos che circolano come polline nel vento, giornali pronti a dare una mano e il cotè vario rappresentato da elementi di suggestione collettiva come il film dedicato al fondatore di Facebook, The social network che ha corso per otto Academy Awards. È tutta un illusione, Gordon Gekko ci aveva avvertito già negli anni Ottanta. Ma più l illusione diventa reale, più la gente la vuole. Insomma, a oggi Goldman Sachs vuole farci credere che Facebook valga più di giganti come Yahoo! o ebay, il primo portale web leader al mondo e il secondo gigante della vendita on line: una cosa è certa, nell ottobre del 2010 Facebook ha sorpassato Yahoo! divenendo il terzo sito più visitato al mondo. «Chi sta investendo in Facebook, pensando che sarà la prossima Google, potrebbe avere brutte notizie, strada facendo», dichiara John J. Lee, manager di portafoglio alla PGB Trust&Investment e partecipante al sondaggio. Già, anche perché da quando è stata quotata in Borsa nell agosto del 2004, l azione di Google ha triplicato di valore nel primo anno passando a 279,99 dollari da 85: il mese scorso il prezzo medio del titolo era 617,2 dollari. «In un comparto simile - prosegue Lee, che detiene azioni Google in portafoglio - l effetto copycat è sempre all orizzonte. Se anche il mercato all inizio farà di

11 Facebook un vincitore, basta l arrivo sulla piazza di una compagnia più forte e veloce con un quid in più e il valore del titolo si diluirà». Resta il fatto che il mese scorso Facebook ha rastrellato 1,5 miliardi grazie al round di collocazione operato da Goldman Sachs: oltre ai già citati 450 milioni investiti da Goldman, sono subentrati nel business la russa Digital Sky Technologies con 50 milioni e un gruppo di clienti di Goldman extra- Stati Uniti per qualcosa come 1 miliardo di dollari. Inoltre, Goldman detiene il diritto di vendere il 75% della sua quota proprio a Digital Sky: e lo farà, subito prima del botto. Non a caso, Stephen Cohen, portavoce di Goldman Sachs a New York ha declinato ogni commento quando è stato interpellato da Bloomberg, mentre Facebook, attraverso una mail dell ufficio stampa, ha definito l operazione «parte della creazione di un servizio di utilità e di un business sul lungo termine». Parole di circostanza cui si contrappongono quelle emerse dal sondaggio di Bloomberg, in base al quale oltre il 50% degli interpellati ritiene la valutazione monstre di Facebook «l inizio di una pericolosa nuova bolla», mentre solo il 17% la valuta come «fondazione di un boom destinato a restare». Non a caso, è il sentiment generale degli investitori verso le compagnie internet in generale a essere cambiato da due mesi a questa parte. Per Luigi La Ferla, co-fondatore della LTP Trade di Londra, «più che di una bolla, si tratta di una manifestazione di eccesso razionale di cui sono capaci solo i mercati finanziari quando hanno a che fare con un qualcosa senza precedenti e, soprattutto, di inaspettato». Non è un caso, poi, che i pareri più negativi su Facebook e il suo valore giungano da investitori esterni agli Usa, per il 72% dei quali siamo di fronte a una palese sopravalutazione, parere condiviso dal 63% dei players statunitensi. «Ci sono troppo poche informazioni finanziarie per valutare un azienda del genere e, inoltre, normalmente si tende a non voler comprare qualcosa che Goldman ha intenzione di vendere». Saggezza del mercato. Stando alla valutazione attuale, Facebook supererebbe Tencent Holdings, l azienda cinese che offre videogiochi on line e servizi di messaggistica immediata, valutata 42 miliardi di dollari alla Borsa di Hong Kong. Tencent viene trattata a valori 15 volte superiori i suoi ricavi, mentre la valutazione di Facebook, formalmente, viaggia a una media di 25 volte sulle revenues! Per fare un paragone, un gigante come Google ha una price-to-sale ratio di 9, stando agli analisti, mentre ebay ha un valore di mercato di 40,5 miliardi di dollari e Yahoo! di 21,1 miliardi. Chi si professa ottimista a oltranza è invece Henry Littig, proprietario della Henry Littig Global Investments di Colonia, secondo cui «l attuale trend rialzista delle aziende legate all e-commerce è destinato a essere un boom durevole, con o senza Facebook». Una cosa è certa: a Palo Alto, in California, sanno che questo è il momento giusto per espandere al massimo il business in vista della quotazione. Non a caso Facebook sta aprendo un ufficio a Hong Kong per raggiungere gli inserzionisti del più grande mercato internet al mondo, visto che le aziende cinesi che intendono vendere all estero i propri prodotti potrebbero potenzialmente acquistare spazi pubblicitari da Facebook.A dicembre l ad del social network, Mark Zuckerberg, ha visitato proprio la Cina, dove Facebook è stato vietato fino al 2009 e ha tenuto incontri con aziende internet locali come Baidu Inc. e Sina Corporation: in base alla legge cinese, i siti esteri come Facebook, Twitter, Google e YouTube sono vietati e richiedono website domestici che auto-censurino contenuti pornografici, di gioco d azzardo o politici. Prossime tappe di colonizzazione, Brasile, Russia e India. Inoltre, proprio due giorni fa, Facebook e INQ Mobile Ltd. hanno svelato il prototipo di un telefono cellulare dedicato ai consumatori che intendono avere accesso ai servizi di social networking quando sono in volo, attraverso un integrazione dei servizi di wall posting e foto offerti da Facebook e il software dei telefoni cellulari. Pur non citando i nomi, Henri Moissainac, capo del dipartimento telefonia cellulare di Facebook, ha reso noto che la sua azienda stia trattando medesimi accordi di partnership con altri soggetti del comparto. Insomma, un valore di mercato di 50 miliardi di dollari - destinato a breve a salire ancora - per un azienda che ti offre di poter leggere in aereo il post di un amico riguardo la sua serata al pub oppure che cerca di penetrare il mercato cinese, sapendo benissimo come la censura di quel paese sia un tail risk sul business di impatto enorme: siamo alla follia, all illusione collettiva che

12 Goldman Sachs sta tramutando in realtà. E che tutti vorranno disperatamente, esattamente come in Italia accadde per il collocamento di Tiscali: come sia finita la storia, lo sapete tutti. Calcolate il valore potenziale di Facebook rispetto al giocattolino di Soru, che capitalizzava più di Fiat, e capirete da soli che la logica del pump and dump è l unica che può spiegare l interesse di Goldman Sachs nell operazione, stante la continua evoluzione del settore e il potere diluitivo sul valore dell arrivo di un competitor, magari gonfiato ad arte anch esso. Il titolo Facebook, una volta quotato, sarà la classica azione da shortare per fare miliardi: la crescita economica, la produzione, sono altra cosa dai social network. Se soltanto un giorno qualcuno decidesse di indire un giorno dello slogo di massa da Facebook per qualsiasi ragione, dai timori sulla privacy alla protesta per la finanziarizzazione stessa del social network, il valore del titolo crollerebbe: oltretutto, senza rischi di accusa di insider trading o turbativa dei mercati per nessuno. Neppure per chi, magari, quell operazione l ha posta in essere o facilitata, essendo posizionato short sul titolo. Pump and dump, appunto.

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