1963 e dintorni Nuovi segni, nuove forme, nuove immagini. Progetto scientifico

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1 1963 e dintorni Nuovi segni, nuove forme, nuove immagini Progetto scientifico A cinquant anni di distanza, il 1963, anno di particolare importanza per l arte e la cultura in Italia, viene rivisitato attraverso un nucleo di trenta opere della collezione Intesa Sanpaolo. In quell anno, mentre lo sviluppo economico del secondo dopoguerra conosce un momento di rallentamento, il mondo vive segnali contrastanti. La guerra fredda spinge papa Giovanni XXIII a richiamare al mondo i valori della pace con l enciclica Pacem in Terris, tra gli ultimi atti da lui compiuti prima di morire, nel giugno di quell anno. Il 22 novembre un altro grande protagonista di quel momento storico, il presidente americano John F. Kennedy, viene ucciso nell attentato di Dallas. I mezzi di comunicazione, sempre più diffusi nella vita quotidiana, contribuiscono decisamente alla trasformazione del modo di vivere. L arte e la cultura attraversano una fase di grande fermento, come si può constatare nel panorama italiano, al quale la collezione Intesa Sanpaolo specificamente guarda. Nel settore dell arte visiva i temi allora al centro dell attenzione sono quelli del superamento dell informale, del confronto fra l attività dei gruppi e quella individuale, del rapporto tra arte e tecnologia, attraverso la nuova incidenza dei mezzi di comunicazione di massa. L ascesa della Pop Art, che avrà la sua consacrazione europea nella Biennale di Venezia del 1964, è preparata in Italia, in una lettura critica dell incidenza dei mezzi di comunicazione, dalle iniziative di alcuni gruppi, come gli artisti romani della Scuola di Piazza del Popolo, che già nei primi anni Sessanta svolgono una nuova esplorazione pittorica delle immagini popolari, o il Gruppo 70 di Firenze, che riflette sulla relazione fra i nuovi media e i linguaggi dell arte. Il superamento dell informale, sancito da una mostra storica di quell anno (L Informale in Italia fino al 1957, curata da Maurizio Calvesi, che ha luogo a Livorno in febbraio) e da interventi critici, come il numero 12 della rivista Il Verri (che esce in autunno, sul tema Dopo l informale), vede contrapporsi posizioni di ricerca visiva fondate sulla strutturazione della forma, come nelle iniziative dei componenti del Gruppo T e degli altri gruppi di area programmata e cinetica, confluiti all interno delle mostre di Nuove Tendenze (Zagabria, 1961 e 1963), e la configurazione di nuove ipotesi di elaborazioni di segni, come nelle proposte degli artisti milanesi del Gruppo del Cenobio. Tra le numerose importanti manifestazioni di quell anno (IV Biennale d arte di San Marino; Aspetti dell arte

2 contemporanea, Castello Visconteo, L Aquila; La Nuova Figurazione, La Strozzina, Firenze, oltre ad altre mostre in gallerie private), un ruolo particolare ha il convegno di artisti e critici che si svolge a Verucchio, nel corso del quale Giulio Carlo Argan sostiene la scelta delle poetiche di gruppo indirizzate alla progettazione formale, generando reazioni e interventi attraverso i quali si può misurare, in prospettiva storico-critica, la centralità del dibattito allora sviluppatosi. Al di là di esso, emerge la forza delle posizioni individuali, in forza delle quali possiamo oggi comprendere meglio il carattere di quell epoca. La mostra si apre con due opere di Piero Manzoni e di Francesco Lo Savio, scomparsi non ancora trentenni in quell anno, e prosegue con esempi delle diverse situazioni che caratterizzano una fase di trasformazione e rinnovamento. Ne sono protagonisti gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo a Roma (Schifano, Lombardo, Mambor, Festa, Angeli, Maselli), che si confrontano con i moduli della Pop Art, quelli del Gruppo Uno, anch esso nato a Roma, che, con il sostegno critico di Giulio Carlo Argan, vogliono riformulare la pittura e la scultura senza rinnegare le loro origini nell arte informale, il Gruppo del Cenobio a Milano, che intende ritornare a segni primordiali, il Gruppo 70 a Firenze, che avvia una riflessione sui mezzi di comunicazione e sulle relazioni fra il linguaggio visivo e quello verbale, nonché attenzioni per la performance musicale. Protagonisti di quel momento sono inoltre i gruppi di arte cinetica e programmata, che partecipano con un ruolo di primo piano alla Biennale di San Marino e al convegno di Verucchio, e sono attivi anche in ambito internazionale con la mostra Nuove Tendenze 2, e gli autori che proseguono una loro ricerca formale secondo percorsi individuali. Tra questi, artisti come i romani Dorazio, Accardi, Sanfilippo, Novelli e Perilli, intervengono in prima persona nelle polemiche in corso, mentre i milanesi Giò Pomodoro, Dangelo e Recalcati, portano l informale verso una nuova conformazione d immagine. La mostra è anche l occasione per rileggere l allestimento di Cantiere del 900 secondo una prospettiva legata a quel periodo, alle sue aspettative, ai suoi risvolti. Oltre alle trenta opere esposte nella sala 8, altre presenti nel percorso complessivo (e in particolare quelle riunite nelle sezioni Arte programmata e cinetica; Gli anni Sessanta: segni, parole, narrazioni; Gli anni Sessanta: le cose, le immagini) partecipano di quel momento e sono per questo segnalate in loco. La monographia intende quindi fornire una nuova e ulteriore lettura possibile di un progetto che si allarga dalla singola sala ad abbracciare altre parti del percorso espositivo, e per questo, oltre al catalogo ad essa dedicato, curato da Francesco Tedeschi, viene presentato un itinerario multimediale curato da Francesca Pola che, attraverso documenti, materiali e fotografie, consente di immergersi nel clima dell epoca e di approfondire la conoscenza delle opere esposte nella sala dedicata a 1963 e dintorni, così come degli altri lavori attinenti a questo focus tematico, che sono segnalati nelle differenti sezioni di Cantiere del 900. a cura di Francesco Tedeschi

3 LA STRUTTURA DELL ESPOSIZIONE E LE OPERE IN MOSTRA 1. Omaggio a Piero Manzoni e Francesco Lo Savio L omaggio a Piero Manzoni e Francesco Lo Savio, scomparsi nel 1963 non ancora trentenni e presto riconosciuti fra gli artisti più originali dei primi anni Sessanta, ne vuole sottolineare il ruolo profetico. In modo diverso le due loro opere esposte esprimono il reciproco interesse per forme di azzeramento dell espressione e della forma, ma anche un rinnovamento del concetto di opera, che passa per le ipotesi di appropriazione del reale, da parte di Manzoni, e di progettazione di uno spazio immateriale, da parte di Lo Savio. L apertura della mostra vuole quindi ricordare Manzoni e Lo Savio ed essere allo stesso tempo un avvio al riesame di un anno denso di trasformazioni. Piero Manzoni (Soncino, Cremona Milano 1963) Achrome, 1963, polistirolo e caolino, 53x43 cm Francesco Lo Savio (Roma Marsiglia 1963) Filtro dinamico - variazione d intensità - spazio-luce, 1959, carboncino su carta trasparente opaque, 59x67 cm 2. Oltre l informale: alcuni protagonisti nel 1963 Le opere di questo nucleo, scelte fra quelle realizzate intorno al 1963 presenti in collezione Intesa Sanpaolo, costituiscono esempi delle diverse tendenze individuali dell arte di quel momento, e valgono a segnalare come singoli protagonisti del secondo dopoguerra vadano rinnovando o precisando il loro vocabolario al di là delle poetiche dell informale. Nelle opere di Gastone Novelli e Achille Perilli è il segno, fra il richiamo alla scrittura e la funzione visiva delle forme create, a costituire il centro dell attenzione. Piero Dorazio struttura decisamente in senso ottico e percettivo le sue trame di colore, motivo che lo pone a confronto con le esperienze dell arte dei gruppi cinetico-programmatici. Antonio Sanfilippo insiste sul segno-colore, in un processo di concentrazione ed espansione che caratterizza le sue opere del momento in senso dinamico ed espressivo. I quattro artisti romani sono tra i firmatari di un documento con cui si oppongono alle posizioni esposte da Giulio Carlo Argan nel convegno di Verucchio del settembre 1963, a sostegno delle posizioni progettuali dell arte dei gruppi allora attivi, privilegiando piuttosto la necessità della valorizzazione delle vie individuali di ricerca. Nel polo milanese, invece, il distacco dall informale si svolge per altre singolari proposte; tra gli autori già attivi in precedenti situazioni, Sergio Dangelo va recuperando morfologie surrealiste nelle sue tele dei primi anni Sessanta, mentre Giò Pomodoro svolge una ricerca formale che porta ad addensare il

4 dinamismo materico in un processo di continuità spaziale. Antonio Recalcati dai primi anni Sessanta svolge la sua originale forma di composizione sulle impronte di indumenti personali, con una forte componente esistenziale e figurativa. Dangelo e Recalcati sono anche tra gli autori inseriti nella mostra La Nuova Figurazione, che ha luogo a Firenze fra giugno e luglio. Gastone Novelli (Vienna Milano 1968) Mood, 1963, tecnica mista su tela, 136x136 cm Piero Dorazio (Roma Perugia 2005) Acoma I, 1963, olio su tela, 81x100 cm Antonio Sanfilippo (Portanna, Trapani Roma 1980) Superficie 45/C/63, 1963, acrilico su tela, 128x185,5 cm Achille Perilli (Roma 1927) La nota libertina, 1964, tecnica mista su carta, 81x65 cm Sergio Dangelo (Milano 1932) La mela è caduta, 1963, olio su tela, 94x69,7 cm Giò Pomodoro (Orciano di Pesaro, Pesaro e Urbino Milano 2002) Folla IV, 1963, bronzo, 80x163x46 cm Antonio Recalcati (Bresso, Milano 1938) Impronte e calze, 1961, olio su tela, 100x81 cm 3. Il Gruppo Uno Le opere di Gastone Biggi e Nato Frascà testimoniano del grado di allontanamento dall informale, che scaturisce però dall adozione di tecniche e motivi che dall informale derivano, tra gli autori del Gruppo Uno, costituitosi a Roma negli ultimi mesi del Loro intenzione è di indagare una nuova spazialità interna della superficie, che va a coincidere con i gesti, i ritmi, le forme che vi vengono inscritte. Con Biggi e Frascà, del Gruppo Uno fanno parte Nicola Carrino, Giuseppe Uncini, più orientati a svolgere in senso costruttivo e scultoreo le loro ricerche, e i pittori Achille Pace e Pasquale Santoro, i quali ultimi lasceranno il gruppo fra il 1963 e il Il gruppo avrà vita fino al Al suo apparire, è forte il sostegno critico ad esso riservato da Giulio Carlo Argan ed evidenti sono le sintonie con il pensiero dello storico e critico d arte nelle dichiarazioni di poetica degli artisti.

5 Gastone Biggi (Roma 1925) Le ombre dello spazio, 1960, tempera su tela, 80x110,5 cm Nato Frascà (Roma ) Ovale nero, 1962, olio e smalto Ripolin su tela, 150x187 cm 4. La Scuola di Piazza del Popolo Le opere degli artisti romani che nei primi anni Sessanta interpretano motivi assimilabili a quelli della Pop Art internazionale, pur con soggetti e caratteri propri, dimostrano come l acquisizione di modelli figurativi legati a iconografie urbane, filtrate dai nuovi media e rielaborati con tecniche di riproduzione originali e in parte impersonali, sia in certo senso indipendente dalla fortuna della Pop Art americana in Italia. eseguite intorno al 1962, come quelle di Franco Angeli, Tano Festa o Sergio Lombardo, oltre a proporre un immagine appiattita, sulla falsariga di certa grafica pubblicitaria, riflettono nuove mitologie, come quelle del dollaro e della pubblicità. Renato Mambor usa uno strumento meccanico essenziale, un timbro a inchiostro, per costruire l immagine di una folla, e nell opera maggiore qui presentata, del 1965, offre una visione di piazza Navona come modello pop, giocando su ombre e apparizioni. Mario Schifano svolge nel corso del 1963 una nuova esplorazione di soggetti naturalistici, poi esposti nel 1964 nella Galleria Odyssia di Roma, dove recupera una pittoricità colta e nello stesso tempo emotiva e personale, e anche Titina Maselli, nel rappresentare una natura morta contemporanea, recupera una dimensione pittorica quasi improvvisata. Nell insieme le opere degli autori romani denotano come l immaginario del presente dia luogo a riflessioni sulle forme di rappresentazione che non si limitano al reportage o alla registrazione passiva delle cose. Mario Schifano (Homs Roma 1998) Con anima, 1963, smalto su carta, 100x100 cm Renato Mambor (Roma 1936) Navona square, 1965, olio su tela, 120x90 cm Renato Mambor (Roma 1936) Metrò, 1963, colore ad acqua su tela su tavola, 24,8x70 cm Sergio Lombardo (Roma 1939) Senza titolo, 1962, smalto su carta, 49,5x69,5 cm Franco Angeli (Roma ) Senza titolo, 1962, tempera su carta, 68x100 cm

6 Tano Festa (Roma ) Senza titolo, 1962, carboncino, acrilico e collage su carta, 50x70 cm Titina Maselli (Roma ) Acqua minerale, 1963, olio su tela, 100 x 80 cm 5. Il Gruppo 70 Nel maggio 1963 ha luogo a Firenze, nel Forte del Belvedere, il convegno Arte e comunicazione, promosso dal Gruppo 70, che si era da poco costituito, sulla spinta delle proposte di Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, giungendo a coinvolgere altri autori fiorentini, come Luciano Ori, Giuseppe Chiari, Antonio Bueno, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci. Al convegno partecipano personalità dell arte e della cultura, proponendo un collegamento con quanto, in ambito più specificamente letterario, viene sostenuto dal Gruppo 63. Settore specifico d intervento del Gruppo 70 diventa quello della produzione di opere in cui la parola e l immagine si combinano, nei collage e in altre forme di costruzioni di opere con materiali linguistici rivolti a unire diversi media, presentati in una prima manifestazione espositiva nella mostra Tecnologica, nella Galleria Quadrante di Firenze, nel dicembre La riflessione sulla fusione e sullo scambio fra i codici linguistici, che trova manifestazione nella definizione stessa di poesia visiva, oltre che esplicitarsi in incontri, convegni (nel 1964 sarà la volta di Arte e tecnologia, sempre in Forte Belvedere), performance, si manifesta nelle opere che spaziano dai giochi enigmistici, ai quali ricorre Miccini, alla costruzione di collage tematici, come in Pignotti, a forme di registrazione dei più banali documenti della quotidianità, in Ori, a giochi fondati sulle trasposizioni linguistiche e sulle cancellature, come in Chiari, il più vicino alle iniziative di Fluxus, o nelle opere di Emilio Isgrò, tra gli artisti coinvolti in iniziative come la mostra Luna Park (Galleria Vigna Nuova, Firenze, 1965). Eugenio Miccini (Firenze ) De his REBUS sperandum, 1964, fotocollage su carta, 43x53 cm Eugenio Miccini (Firenze ) Senza titolo, 1971, collage e tempera su carboncino, 50x60 cm Lamberto Pignotti (Firenze 1926) Sull orlo della crisi, 1965, collage (foto e testi di quotidiani e riviste) su cartone, 43x33 cm Lamberto Pignotti (Firenze 1926) Un ammasso di soluzioni che aspetta, 1967, collage su cartone, 35x50 cm Luciano Ori (Firenze ) Di ritorno da..., 1975, riporto fotografico (emulsione) su tela, 70x50 cm

7 Giuseppe Chiari (Firenze ) Musica segnata, 1972, inchiostro su partitura a stampa su carta, 23 x 96 cm Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, Messina 1937) Cancellatura, 1964, acrilico e stampa fotografica su tavola, 60x50 cm 6. Il Gruppo del Cenobio Il ricorso a una formulazione pittorica essenziale, che si inserisce nella poetica del segno e da questa muove per un recupero di espressività originaria, è la notazione caratteristica degli autori che si riuniscono nel dicembre 1962 in una mostra nella Galleria Cenobio, allora attiva a Milano in via San Carpoforo. Il gruppo che comprende Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini, Arturo Vermi e Angelo Verga (inizialmente anche un sesto, Raffaele Menster) nel corso del 1963 espone come tale in altre occasioni (Galleria L Indice, Milano, e Galleria Quadrante, Saletta del Fiorino, Firenze) e vede i cinque autori esplorare, ciascuno con un proprio modello tecnico e formale, ipotesi di formulazione originaria di un avvio di scrittura visiva. La linea ripetuta, l accenno di forme, la creazione di spazi minimi, che sono allora al centro delle loro opere, denunciano la volontà di rimanere legati alla manualità, contro le ipotesi di fusione fra la pittura e le forme di riproduzione meccanica dell immagine, quasi retrocedendo a una concezione aurorale dell apparire della forma, in risposta agli sviluppi dell informale come negazione di essa, che alcuni di loro, in particolare Verga e Vermi, avevano vissuto dall interno. Le cinque opere che chiudono il percorso intorno alla cultura visiva di questo momento esemplificano le modalità di ciascuno dei cinque autori del Cenobio in quel particolare frangente. Angelo Verga (Milano ) Pintagrado, 1962, olio su tela, 116x89 cm Arturo Vermi (Bergamo Paderno d Adda, Lecco 1988) Senza titolo, 1962, tecnica mista su tela, 100x70 cm Agostino Ferrari (Milano 1938) Senza titolo, 1964, tempera e pastello a cera su carta intelata, 89x65 cm Ettore Sordini (Milano Fossombrone, Pesaro e Urbino 2012) Senza titolo, 1963, grafite e pastelli a cera su carta intelata, 71x95 cm Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, Pescara 1938) Minimo sperimentale simbolico, 1963, tecnica mista su tela, 69,5x69,5 cm

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