IMPARARE DALLA CRISI. E SE CI SPINGESSIMO AL DI LA DEL WELFARE? Giovanni Mazzetti

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "IMPARARE DALLA CRISI. E SE CI SPINGESSIMO AL DI LA DEL WELFARE? Giovanni Mazzetti"

Transcript

1 IMPARARE DALLA CRISI. E SE CI SPINGESSIMO AL DI LA DEL WELFARE? Giovanni Mazzetti tratto dal volume della manifestolibri 2014 UNA CRISI MAI VISTA, SUGGERIMENTI PER UNA SINISTRA CIECA Ho aderito volentieri all invito di Massimo Loche e di Valentino Parlato di intervenire con un mio contributo sul loro progetto culturale. Ho trovato in esso il bisogno per cui da anni mi batto: per bloccare il crollo bisogna capire che cosa sta succedendo. Si tratta di un problema avvolto da una grande confusione, perché gli stessi conservatori, da almeno quarant anni, si presentano come i paladini delle riforme, cioè del cambiamento. Anche se le loro riforme corrispondono in realtà solo all'impossibile restaurazione di condizioni sociali che sono state superate da più di sessant anni, che loro considerano come condizioni fisiologiche e naturali, e che sostengono siano state stravolte da comportamenti impropri. Nella realtà le cose stanno all opposto, e cioè la crisi scaturisce proprio dal fatto che le pratiche realizzate col Welfare State hanno raggiunto il loro obiettivo di fondo - che era quello di far affacciare la società su un mondo non più dominato dalla penuria. Ma proprio per questo hanno prodotto un insieme di problemi nuovi, la cui natura i conservatori non riescono neppure ad immaginare. Così la società, che purtroppo sta dando loro ascolto, perde progressivamente quegli elementi positivi che l avevano caratterizzata nel trentennio successivo alla Seconda guerra mondiale, e finisce sempre più col somigliare a quei miserevoli organismi sociali del primo capitalismo, pieni d indigenti. In questo regresso la parte migliore delle forze della sinistra scalpita, protesta, s indigna, incolpa i capitalisti, ma non è in grado di far valere una sua qualche consistenza progettuale. Limitandosi a difendere di volta in volta quel che resta delle vecchie conquiste, dimostra di non aver capito che la crisi l ha investita in prima persona. La parte peggiore echeggia invece il senso comune, imputa la crisi ad inefficienze e privilegi e fantastica che la loro abolizione farebbe tornare tutto in ordine. Qual è il problema che la sinistra non è riuscita ad assumere su di sé? Credo che si possa rispondere che non ha saputo far fronte all'improvvisa, e per lei inspiegabile, inefficacia della strategia economica sulla quale poggiava il nuovo potere che i lavoratori avevano acquisito col Welfare. Poiché la tendenza prevalente negli ultimi decenni è stata quella di rimuovere quel momento, è opportuno partire da esso. La crisi del Welfare Il nucleo del Welfare stava nella garanzia del pieno impiego. Essa ha preso faticosamente corpo dopo un ventennio di controversie teoriche tra i conservatori da un lato, che continuavano a considerare il laissez faire insuperabile, e i keynesiani dall altro, che invece sostenevano che le imprese non fossero più in grado di realizzare il superamento del problema della disoccupazione strutturale, che aveva afflitto il mondo sviluppato nel ventennio tra le due guerre mondiali. I secondi proponevano un crescente intervento della spesa pubblica, per creare un lavoro che sostituisse quello che le imprese eliminavano con l innovazione tecnologica e l abbattimento dei costi di produzione, ma che poi, a differenza della fase storica precedente, non sapevano più riprodurre. Con le parole di Beveridge - uno dei padri fondatori dello Stato sociale: grazie all intervento pubblico ci dovrebbero essere sempre più posti vacanti che disoccupati e cioè il mercato del lavoro dovrebbe essere sempre un mercato nel quale prevalgono gli offerenti [di forza lavoro] rispetto a coloro che sono disposti comprarla (1944).

2 Quando questa politica finalmente s impose, con una spesa pubblica che triplicando salì quasi ovunque in Europa al 50% circa del PIL, i risultati furono talmente strepitosi e permanenti che si gridò al miracolo. E, infatti, nei paesi OCSE ci fu un trentennio (!) di pieno impiego, con la disoccupazione media al di sotto del 3%, e un miglioramento delle condizioni di vita così straordinario da far parlare, per i paesi sviluppati, di una società finalmente affluente. (Restava il problema del terzo più povero della popolazione, le cui condizioni di vita avrebbero dovuto essere ben presto migliorate.) A metà anni Settanta la dinamica economica cominciò, però, a cambiare repentinamente. Quasi ovunque le stesse politiche che avevano prodotto quei risultati straordinari iniziarono a dimostrarsi inefficaci. L esempio dell'inghilterra può servire a descrivere quello che, in modo più o meno marcato, accadde ovunque. Al verificarsi di un lieve aumento della disoccupazione, nel 1974, il Premier Harold Wilson, applicò una ricetta improntata sui consolidati strumenti di politica welfaristica: aumento delle pensioni, allargamento di alcuni schemi di protezione sociale (ai disabili e alle famiglie bisognose), controllo dei prezzi, politica di redistribuzione della ricchezza attraverso una tassa sui patrimoni, rilancio delle imprese pubbliche, riforma ed espansione del Servizio Sanitario Nazionale, ampliamento del sistema educativo pubblico, a partire dagli asili nido fino all educazione media inferiore e il bilancio pubblico fu ampiamente utilizzato per finanziare quegli interventi (Conti, Silei, 2005). Ma la disoccupazione continuò ad aumentare, arrivando a un valore doppio rispetto a quella media del trentennio precedente (5 % rispetto al 2,5 %). Wilson, incapace di afferrare il perché di questo fenomeno nuovo, si dimise lasciando il campo all ala destra del Partito Laburista che, con Callaghan cominciò il processo di ridimensionamento dello Stato sociale, che poi fu drasticamente smantellato dalla Thatcher. In Italia, nello stesso periodo, prese corpo la politica dei sacrifici che ebbe il suo momento culminante nella svolta dell'eur del 1977 della CGIL. Ora, per chi conserva un orientamento razionale, l inatteso determina una spinta a comprendere che cosa è successo. Ma, al di là di qualche sporadica riflessione su questo o quell aspetto delle difficoltà sopravvenute, la società sprofondò invece in uno stato confusionale generale che si accompagnava alla convinzione che l evento sopravvenuto fosse dovuto a un qualche comportamento arbitrario altrui. Gli imprenditori incolparono i lavoratori di riversarsi sul mercato del lavoro con un inaccettabile rigidità. Accusarono inoltre lo Stato di sperperare risorse che loro avrebbero usato più produttivamente, se solo fossero stati liberati dai lacci e laccioli che limitavano la loro azione. I lavoratori incolparono i capitalisti di non assumersi il rischio corrispondente al loro ruolo sociale, e di puntare solo ad arricchirsi di rendita o attraverso il peggioramento delle loro condizioni di lavoro. Nel mezzo i molti moderati che non mancano mai, che spingevano appellandosi alla conciliazione nazionale. Il maldestro tentativo di ridare spazio all accumulazione capitalistica - sostenuto dalla stessa CGIL e dal PCI - partorì solo, com era da aspettarsi, dei risultati miserevoli. Cominciò così la lunga fase di ristagno, nella quale il regresso ad un anacronistica cultura neoliberista fece precipitare la società in un vero e proprio stato di narcosi. La crisi del Welfare ha una spiegazione? In pochi hanno realmente colto il nucleo della rivoluzione sottostante all affermarsi del Welfare. Esso stava nel riconoscimento del fatto che l atto sociale per eccellenza nella società capitalistica è la spesa. Senza la spesa di qualcuno (domanda) non poteva e non può esserci produzione, cosicché questa dipende da quella. Keynes sottolineò, negli anni Trenta, che le spese che fino a quel momento gli imprenditori facevano con gli investimenti erano ormai strutturalmente inadeguate a garantire il pieno impiego della forza lavoro e la piena utilizzazione delle condizioni materiali della produzione, perché il recedere della miseria faceva crescere la propensione al risparmio della società, determinando una tendenza alla sovrapproduzione strutturale. Perseguendo lo scopo di rientrare con un guadagno delle spese sostenute, gli imprenditori si trovavano di fronte una domanda aggregata inadeguata, con la prospettiva di subire delle perdite. Per questo non spendevano a loro volta, rinunciando a utilizzare le risorse esistenti sulla scala necessaria a garantire il pieno impiego.

3 La spesa pubblica, sostituendosi alla mancata spesa privata, avrebbe consentito l impiego diretto di una parte significativa delle risorse esistenti. Ma, soprattutto, avrebbe così creato quei redditi che, trasformandosi in spese aggiuntive (domanda) avrebbero sostenuto indirettamente l impiego del settore privato, con una ripresa degli investimenti. La somma dei redditi prodotti direttamente e di quelli determinati indirettamente sarebbe così risultata multipla rispetto alla spesa pubblica iniziale (effetto del moltiplicatore). Questo meccanismo funzionò egregiamente fino agli anni Settanta. Che cosa lo fece andare in crisi dopo quella data? Si trattò del ripresentarsi del problema che aveva afflitto il capitalismo nel periodo tra le due guerre mondiali: la tendenza alla sovrapproduzione strutturale, con la scomparsa della possibilità di fare profitti adeguati. Nonostante la spesa pubblica continuasse a salire, gli effetti indiretti sul settore privato cominciarono così a essere sempre più deboli, e il PIL, come dimostra il grafico che segue, iniziò ad aumentare in maniera decrescente. Andamento tendenziale aumenti % del PIL (Italia) Fonte: Ragioneria generale dello Stato Perché questo fatto innescò un processo critico che si risolse infine nel sopravvenire di una vera e propria crisi? La risposta richiede un po di attenzione. Fintanto che il moltiplicatore era elevato, ogni spesa pubblica faceva aumentare il reddito nazionale di tre o quattro volte l ammontare della spesa. Conseguentemente lo Stato rientrava automaticamente degli esborsi effettuati senza dover aumentare le aliquote fiscali, visto che l aumento delle entrate era garantito dalla stessa crescita del reddito (l insieme della società godeva di un reddito maggiore e quindi versava di più nonostante in proporzione pagasse come prima). L amministrazione pubblica disponeva così di volta in volta delle somme necessarie a rinnovare la spesa e a farla crescere. Con la caduta del moltiplicatore l aumento del reddito risultava però più contenuto, cosicché lo stato finiva col non disporre più delle somme in questione. La crisi è esplosa proprio perché non si è saputo affrontare questo problema e la soluzione adottata, con buona pace di gran parte della sinistra, è stata di natura regressiva. Proviamo a spiegarci. Il contrasto culturale che è mancato Il crescere della spesa, al quale non corrispondeva più una crescita multipla del reddito, ha determinato il presentarsi di un deficit nel bilancio pubblico. Che fare? Se si restava all interno dello schema teorico di Keynes, non si poteva procedere a un taglio delle spese, perché proprio le spese rappresentavano la condizione per utilizzare le risorse esistenti. E se lo stato avesse tagliato i suoi esborsi non ci sarebbe stato nessuno a sostituirlo,

4 con l inevitabile aumento della disoccupazione e la caduta dell attività produttiva. Tuttavia era vero che il deficit rappresentava una novità e come tale richiedeva un interpretazione del significato del suo verificarsi. Si badi bene che il Welfare poggiava fin dall inizio sul fatto che la spesa pubblica non dovesse essere limitata dal denaro disponibile. Come scrisse chiaramente Beveridge nel 1944, la misura della spesa da effettuare doveva essere data dalla forza lavoro disponibile, cosicché lo stato doveva essere pronto a spendere se necessario più di quello che raccoglieva dai cittadini con le imposte. Come abbiamo visto sopra, quella spesa, nella fase di ascesa del Welfare, sarebbe stata compensata dagli aumenti multipli del reddito, facendo apparire lo squilibrio come un evento contingente. Ma dalla metà degli anni Settanta questa compensazione a posteriori non interveniva più, trasformando il deficit in un fatto strutturale. Come comportarsi? I conservatori risposero com erano abituati a fare da duecento anni: il deficit è un fenomeno negativo, al quale si deve porre rimedio quanto prima. Corrispondendo ad acquisti dai quali non scaturisce la riproduzione del valore speso, rappresenta uno spreco. Detto in soldoni, la società pretende di vivere al di sopra delle sue stesse possibilità materiali ed è per questo condannata a impoverirsi. Pertanto le spese pubbliche d ora in poi debbono essere ripagate o aumentando le imposte o facendo pagare i servizi. O, ancora meglio, dovrebbero essere tagliate, per lasciare le poche risorse esistenti a disposizione delle imprese. I progressisti rimasticarono la stessa pappa, avanzando sottili distinzioni sulla necessità di una maggiore efficienza dell intervento dello stato, che di per sé avrebbe consentito di ripagare le spese (Reichlin, 1988), di una maggiore equità nei tagli e nell imposizione, che avrebbero reso meno iniqui i sacrifici, ecc. (Napolitano, Progetto a medio termine Pci, 1977). Ma non si posero mai il problema se quel fenomeno significasse qualcosa di completamente diverso rispetto a ciò che gli veniva attribuito dal senso comune prevalente. L impossibilità di evitare il deficit Per capire perché la spesa pubblica non riproduce il reddito che la ripaga, bisogna comprendere come funziona il processo riproduttivo e, in particolare, si deve afferrare il primo cambiamento radicale dei rapporti capitalistici rappresentato dal credito. I conservatori alla Einaudi hanno sempre polemizzato con Keynes sostenendo che quest ultimo teorizzava in modo stravolto la natura del credito. Il credito, sostenevano, non è altro che la messa a disposizione del denaro che è stato realizzato attraverso la vendita di un prodotto, denaro che non essendo stato destinato al consumo può essere prestato agli imprenditori per gli investimenti. Proprio perché quel denaro non è stato speso, le risorse dalle quali è scaturito sarebbero ancora disponibili e potrebbero essere impiegate nell'accumulazione. A equilibrare il rapporto tra risparmi e investimenti interverrebbe il tasso d interesse. Qualora l offerta di risparmi risultasse eccedente rispetto alla domanda, il tasso cadrebbe; i soggetti sarebbero così sollecitati a consumare di più contraendo i loro accantonamenti. Viceversa, qualora la domanda per investimenti eccedesse i risparmi, il tasso d interesse aumenterebbe, invitando i soggetti economici a contrarre la spesa in consumi, per lucrare il maggior interesse. Insomma tutte le risorse scaturite dalla produzione troverebbero una rappresentazione coerente della loro esistenza nel denaro circolante e nelle variazioni del tasso d interesse, che ne regolerebbe la destinazione. Da qui la conclusione che se non ci sono i soldi mancano le risorse. Keynes, raccogliendo un insegnamento di Marx, nega che le cose stiano in questo modo. Innanzi tutto confuta il sussistere di un meccanismo che leghi tra loro coerentemente risparmio e investimento, soprattutto perché l investimento non è un entità capace di auto sostenersi (Keynes 1936) e dipende piuttosto dalla domanda prospettiva in consumi; ma anche perché il risparmio non dipende dal tasso d interesse, quanto piuttosto dal livello del reddito di cui si gode. Gli investimenti dipendono inoltre dalla misura in cui il capitale fisso è già disponibile per soddisfare i bisogni solvibili in formazione, perché se la gran parte della domanda è già soddisfacibile con la struttura esistente, non ha senso che gli imprenditori realizzino impianti aggiuntivi. Non solo.

5 Il credito non si limita affatto a mettere in moto il denaro che non è stato speso in consumi, ma crea un denaro aggiuntivo che, se le cose procedono fisiologicamente, va a comprare il prodotto eccedente che scaturisce da ogni ciclo accumulativo, per il quale, come sostiene Marx, non c è un equivalente, cioè i redditi che potrebbero comperarlo. Come ha spiegato Schumpeter, il credito rappresenta l autorizzazione da parte delle banche a sfondare questo limite e a comperare il prodotto eccedente, fondata sulla prospettiva che il suo impiego negli investimenti consenta di realizzare il nuovo prodotto come valore (cioè riuscendo a venderlo). Ma se il capitale disponibile è già in grado di soddisfare la domanda prospettiva in consumi, gli imprenditori non hanno alcuna ragione per attingere al credito, per quanto basso sia il tasso d interesse, perché i loro investimenti comporterebbero perdite invece della riproduzione del denaro speso. L appello dei conservatori a contenere i consumi, per mettere a disposizione delle imprese le risorse necessarie ad effettuare gli investimenti, è pertanto frutto di un abbaglio, perché normalmente il credito offre questa possibilità agli investimenti remunerativi senza dover aspettare il risparmio. Inoltre determina un vero e proprio disastro perché restringe ulteriormente le possibilità di sbocco più di quanto già non sia. Insomma, la convinzione che l esserci o il non esserci del denaro rifletta coerentemente le possibilità economiche è frutto di una totale incomprensione del processo economico, per come realmente si svolge. Se non ci sono i soldi non è perché la loro mancanza esprima dei limiti oggettivi alla possibilità di produrre, quanto piuttosto perché i soggetti economici hanno interiorizzato una limitazione alla loro stessa cooperazione, che si manifesta nell astensione dalla spesa, dalla quale consegue la mancanza di soldi. In questo quadro solo la spesa pubblica, proprio in quanto non è finalizzata ad accrescere il capitale, ma a garantire il pieno uso dello stesso per soddisfare quanto più possibile i bisogni, può sostenere entro certi limiti la produzione. Dall'inibizione dell'intervento pubblico al ristagno strutturale Come abbiamo già accennato, tra la fine degli anni Settanta e l inizio degli anni Ottanta, proprio perché il settore privato non reagiva più positivamente alla spesa pubblica, esplose il problema della crisi fiscale dello Stato. Un coro unanime, che andava dall ultraconservatore Hayek all anarchico O Connor, chiese che allo Stato non fosse più concesso di spendere su scala allargata senza che fosse costretto a coprire i suoi costi. Poiché le politiche d intervento in molti paesi avevano cominciato a produrre significative inefficienze, questo coro trovò accoglienza nel senso comune prevalente, che anche a livello sindacale (Lama) cominciò a dire: basta all'assistenzialismo!. Si sperava, con questa strategia antikeynesiana, di bloccare l espansione della spesa pubblica (Hayek 1975) e di ridare così spazio all accumulazione privata (Laffer 1982). Ma l evoluzione degli anni successivi confermò la validità della tesi fondamentale di Keynes: anche se il capitale investe in nuovi settori, per quanto impetuoso possa essere lo specifico sviluppo, non sarà mai in grado, nella nuova situazione che è venuta ad instaurare con l innovazione, di garantire per l insieme del sistema una compensazione del lavoro che distrugge con l abbattimento dei costi. La scoperta di mezzi per economizzare il lavoro supera, infatti, il tasso al quale riusciamo a trovare nuovi usi per impiegarlo (Keynes 1930). Ciononostante, in coerenza con l orientamento conservatore prevalente si procedette ad un sensibile aumento del prelievo fiscale, che inferse un duro colpo a qualsiasi possibilità di ripresa. Il forte aumento delle imposte ha infatti finito per rallentare ulteriormente lo sviluppo del settore privato, perché, sottraendo redditi ai cittadini, ha contratto la domanda, facendo mancare i soldi molto di più di quanto non sarebbe accaduto spontaneamente. Ma la chiave per comprendere pienamente il protrarsi del ristagno sta nell intreccio col secondo provvedimento che, sulle ali delle convinzioni dei conservatori, fu preso quasi ovunque all inizio degli anni Ottanta. Si tratta del cosiddetto divorzio tra Banca Centrale e governo, che in Italia fu attuato da Andreatta e da Ciampi. Quel provvedimento rappresentava un esplicito rinnegamento della più importante indicazione di Beveridge: la politica del pieno impiego, per riuscire, presupponeva l instaurarsi di una signoria dello stato sul denaro. Da quel

6 momento se lo stato voleva spendere più di quanto incassava con le imposte non poteva più, da signore del denaro, attingere alla moneta aggiuntiva creata dalla Banca Centrale, e doveva invece, come servo del denaro, indebitarsi privatamente con le banche o con i cittadini. Si è così instaurata una dinamica perversa, visto che da più di vent anni il deficit non serve a coprire le spese produttive dello Stato, ma il servizio del debito, visto che il bilancio primario è da allora in attivo. Il deficit va cioè a pagare gli interessi passivi che gravano parassitariamente su ogni spesa, interessi che cumulandosi danno ragione di un debito che ormai supera ampiamente il valore annuo del PIL. Pressione fiscale in Italia in % del PIL: (Fonte: Ocse) Il problema da risolvere per affrontare la crisi Cerchiamo di afferrare il senso delle due strategie combinate. Che ruolo gioca il denaro nel processo riproduttivo? Esso rappresenta il potere di appropriarsi dei prodotti o delle risorse produttive. Ed esprime questo potere in quanto testimonia che chi ne dispone non cerca di procedere con un arbitrio personale, bensì ha prodotto per altri, che hanno confermato il valore sociale della sua attività privata, comperando i suoi prodotti. Col credito si travalicano i limiti della necessità che il denaro sia già presente dicendo: è vero che tu imprenditore non hai il denaro che ti serve, ma valutando le tue capacità, sembra che tu sia in grado di ricavare, col processo produttivo che vuoi intraprendere, quel denaro. Dunque, io banca lo creo per te anticipatamente perché so che la tua spesa verrà reintegrata dai ricavi futuri, e che mi garantirà anche un interesse. Se le mie valutazioni delle tue attività progettate non mi confermano che sarò in grado di rientrare delle somme che mi chiedi, oltre ad un interesse, ti negherò il prestito, non consentendoti di produrre. Già, ma per quale ragione dovrei giungere ad una simile valutazione? Per il semplice motivo che ipotizzo che tu non sia in grado di vendere il tuo prodotto, e per questo non devi produrre. Qui si ferma normalmente il senso comune, attribuendo una razionalità a questo comportamento. Ma che cosa vuol dire che non ci sono e non ci saranno soggetti in grado di comprare quel prodotto? Sembrerebbe che non ci fossero bisogni corrispondenti a quella produzione, e che dunque sarebbe inutile produrre. Ma le cose non sono così semplici. Indubbiamente è vero che c è un'esigua minoranza con un elevata propensione al risparmio che potrebbe esprimere il bisogno di quel prodotto, ma non lo fa perché preferisce tesaurizzare il denaro. Ma è anche vero che c è una moltitudine d individui che hanno bisogno di quel prodotto, ma

7 non possono farlo valere perché non riescono a trasformare i loro bisogni in una domanda. E non riescono a trasformare quei bisogni in domanda perché non incontrano a loro volta una domanda, cioè non c è nessuno che spende per comprare la loro forza lavoro o i loro prodotti. La tesi dei conservatori è che lo Stato può sì spendere per generare la domanda corrispondente soprattutto a questi ultimi bisogni, ma potrebbe farlo solo a condizione che i soldi spesi rientrino ogni volta nelle sue casse. Ma questo suggerimento elude il problema che la società ha di fronte, perché il fatto è che da un certo livello in poi lo stato non rientra delle sue spese, e se vuole soddisfare i bisogni primari della società, o comunque evitare la disoccupazione, deve operare in deficit. Ora, se si tratta questo dato come un semplice dato, si finisce col rinunciare alle stesse condizioni della conoscenza, supponendo che la cultura ereditata sappia già di che cosa si tratta e riesca a districarsi coerentemente nell evoluzione della società, anche quando questa prospetta problemi nuovi. Cosicché si tratterebbe di agire, come si è fatto negli ultimi duecento anni, per l austerità, cioè con tagli di spesa. Questa interpretazione della crisi è ciò che ha bloccato definitivamente le società economicamente avanzate, impedendo ogni ulteriore sviluppo. Non ci sono i soldi! Una dichiarazione d'impotenza anacronistica Perché la maggior parte delle persone crede che per esprimere efficacemente i propri bisogni debba farlo con la figura del denaro? Perché l esperienza immediata le ha insegnato che se procede in quel modo, nella nostra società, gli altri saranno disposti a svolgere l attività produttiva che cerca di evocare o a fornirle la merce di cui ha bisogno. Il denaro è la forma del potere sociale sul prodotto sulla quale tutti convengono e, sin qui, nessun altra forma è riuscita ad affiancarsi o a porsi al di sopra di esso sul piano generale. Per non sovvertire il mondo, lo stato keynesiano ha articolato il proprio intervento senza disconfermare questo potere, procedendo cioè attraverso la spesa. In tal modo è intervenuta una duplice evoluzione: da un lato c è stata la riproduzione del rapporto che la maggior parte degli individui considerava normale sul proprio terreno particolare; dall altro lato è intervenuto un timido superamento di esso, appunto perché l'andamento globale della spesa non veniva più lasciato al casuale comportamento dei privati, ma veniva organizzato dallo stato, che procedeva ad effettuare le spese mancanti. Nella realtà quel cambiamento non era affatto così timido come sosteneva Keynes, perché l intervento dello stato, ancor prima del sopravvenire del deficit, contraddiceva la natura del denaro. Questo rapporto è, infatti, la coerente manifestazione delle relazioni private, nelle quali gli individui interagiscono in una reciproca indifferenza e indipendenza, cioè cooperando in modo casuale (Marx 1859). Se lo Stato ricorre a quella forma di rapporto per sollecitare l attività necessaria alla riproduzione di un ampio numero di cittadini, conferma sì i privati nel loro rapporto col resto della società, ma allo stesso tempo trascina la loro attività in una dimensione nella quale l indifferenza recede, la reciproca dipendenza viene espressamente riconosciuta e la cooperazione non si presenta più come un aspetto casuale della socialità (seppure nella forma ancora esteriore dell intervento pubblico). Le due determinazioni sono però in opposizione reciproca, cosicché l ignoranza può spingere a interpretare inerzialmente la situazione in modo univoco, cioè vedendo solo l elemento conservativo o solo il cambiamento. È quanto è accaduto sulla questione del deficit. Cerchiamo di concludere soffermandoci brevemente su quest'ultimo aspetto. Se lo Stato, dopo aver garantito uno straordinario sviluppo, non è stato più in grado di riprodurre il denaro che sborsava, ci si doveva interrogare se, nelle nuove condizioni, quel rapporto risultasse non più riproducibile. Questo interrogativo sollecitava però forti resistenze appunto perché implicava l accettazione di una specifica limitatezza della produzione mediata dal denaro, cioè della propria forma di vita, col riconoscimento che non avrebbe più potuto assicurare un ulteriore sviluppo, senza essere violata. E tuttavia non si poteva negare che la soddisfazione dei bisogni solvibili (domanda) non richiedeva (e non consentiva) più l erogazione di tutto il lavoro del quale la società potenzialmente disponeva. Una parte della forza lavoro (ma anche una parte del capitale disponibile), non

8 incontrando una domanda, non riceveva i soldi che le avrebbero permesso di produrre. In che modo rapportarsi a questa forza lavoro eccedente? La si poteva comprare per impiegarla nella produzione, pur sapendo che il suo prodotto non avrebbe trovato acquirenti, e cioè non avrebbe potuto essere venduto? Si poteva cioè trasgredire il principio di equivalenza implicito nel rapporto di valore? La risposta a questo quesito richiedeva I'acquisizione della capacità di sperimentare ciò che sarebbe derivato da questo comportamento. Nel concreto i medici che sarebbero stati assunti con una spesa in deficit avrebbero potuto soddisfare bisogni di cura o il loro lavoro avrebbe comportato uno spreco? Gli insegnanti assunti avrebbero soddisfatto bisogni di formazione o avrebbero comportato una dissipazione di risorse? In termini generali, il lavoro salariato messo in moto dalla spesa pubblica in deficit sarebbe stato inutile e improduttivo o, se opportunamente indirizzato con un programma, avrebbe potuto produrre proprio ciò di cui la società aveva bisogno, senza farlo sottostare alla condizione che producesse un valore equivalente. La risposta a questi quesiti non fu pratica, bensì ideologica: poiché non si riusciva a concepire un lavoro che non avrebbe riprodotto i soldi equivalenti alla sua stessa attività come un lavoro socialmente valido, la società si è bloccata. Si è continuato a permettere alle banche di creare un denaro fittizio, fingendo che esse fossero in grado di selezionare gli imprenditori capaci di trasformarlo in un denaro reale, mentre nei fatti concedevano prestiti a chi, impegnato nella speculazione finanziaria, si arricchiva senza creare lavoro e senza garantire una qualsiasi soddisfazione dei bisogni sociali. Allo Stato keynesiano che stava ormai dando prova di saper procedere produttivamente ma solo per soddisfar bisogni, senza riprodurre allo stesso tempo valore, quel potere andava invece inibito. Il fenomeno che ha causato questo blocco era stato puntualmente previsto da Marx. Seguiamo le sue riflessioni. Nei Grundrisse scrive: «La continua sostituzione della forza lavoro con il capitale fisso (macchine e procedure) derivante dalla continua innovazione finalizzata ad abbattere i costi rende la produzione stessa sempre meno dipendente dalla quantità di lavoro erogata», cosicché «La ricchezza reale si manifesta [a differenza del passato] nell enorme sproporzione tra il tempo di lavoro impiegato e il suo prodotto». Conseguentemente «il pluslavoro della massa cessa di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale» determinando «un crollo della produzione basata sul valore» (Marx 1859). In termini prosaici ciò significa che cresce continuamente la difficoltà di riprodurre il rapporto di lavoro salariato, che rappresenta la relazione attraverso la quale il capitale riproduce la ricchezza come valore reale. Per sottrarsi a questa dinamica, non appena ha smesso di reagire alla spesa pubblica, il capitale si è riversato nella speculazione finanziaria, fingendo di essere in grado di riprodursi a prescindere dall impiego del lavoro salariato. Ma la natura contraddittoria di questa fuga si è manifestata e si manifesterà nei crolli borsistici, dei quali quello del 2007 rappresenta solo il preludio. Se c è un denaro fittizio da creare non è quello che fa crescere artificialmente la domanda e i prezzi del capitale, bensì quello che acquista la forza lavoro disoccupata per impiegarla non già nella riproduzione del valore, ma nella soddisfazione su scala allargata dei bisogni sociali. Senza illudersi, fantasticando di nuovi New Deal, che nelle nuove condizioni quel denaro anticipato rientri con le imposte. I conservatori obiettano: ma se non riproduce il proprio valore quel denaro fittizio non può essere messo in circolazione. A parte l ipocrisia di non rilevare come nella speculazione finanziaria intervenga un fenomeno ben più arbitrario, perché il potere corrispondente al denaro creato privatamente non comporta la produzione di una ricchezza sociale per la collettività ma solo un maggior potere sulla ricchezza data o in diminuzione da parte di chi guadagna, si ignora che spesso nella storia dell umanità il riferimento ad un simulacro ha consentito di conquistare ciò che, facendo un rigido riferimento all entità originaria, non sarebbe stato possibile attuare. Senza un riferimento a Gesù come dio, ad esempio, gli ebrei che lottavano contro i romani avrebbero mai potuto sperare in quell emancipazione e in quell universalizzazione che interverrà dopo qualche secolo? Se il loro dio fosse rimasto quello della maggior parte degli ebrei, innominabile e irrappresentabile, la nostra storia sarebbe stata la stessa? La natura del denaro è quella relativa all instaurarsi di una cooperazione generale tra gli esseri umani. Quando questa cooperazione incontra un ostacolo nel denaro stesso, gli individui debbono fermarsi, considerando il

Dimensioni ed effetti della spesa pubblica

Dimensioni ed effetti della spesa pubblica MODULO 2 - La spesa pubblica LE DIMENSIONI DELLA SPESA PUBBLICA L insieme dei mezzi monetari che lo Stato e gli altri enti pubblici erogano per il raggiungimento dei fini di pubblico interesse costituisce

Dettagli

APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAPITOLO II EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE

APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAPITOLO II EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAPITOLO II EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE Abbiamo detto che le risorse che costituiscono il reddito nazionale possono essere

Dettagli

di prossima pubblicazione:

di prossima pubblicazione: di prossima pubblicazione: 1 (la sintesi) Fare cessare l artificiale scarsità di moneta in Italia L economia italiana sta asfissiando a causa della scarsità di moneta. Gli altri problemi di sprechi e inefficienze

Dettagli

Debito pubblico, perché no?

Debito pubblico, perché no? Debito pubblico, perché no? Debito pubblico, perché no? Paolo Palazzi Come un aumento generalizzato della spesa pubblica finanziata da un aumento del debito pubblico può farci uscire dall'intreccio letale

Dettagli

MODULO UNO : La tua STORIA con i SOLDI!!

MODULO UNO : La tua STORIA con i SOLDI!! MODULO UNO : La tua STORIA con i SOLDI Ciao e Benvenuta in questo straordinario percorso che ti permetterà di compiere un primo passo per IMPARARE a vedere finalmente il denaro in modo DIFFERENTE Innanzitutto

Dettagli

Capitolo Quinto: L interesse

Capitolo Quinto: L interesse Capitolo Quinto: L interesse 95 Capitolo Quinto L interesse L interesse può essere definito come il prezzo che si paga per l uso del risparmio altrui: esso viene corrisposto a chi dispone di capitale finanziario

Dettagli

IL RUOLO DELLE FONDAZIONI NEL SOSTEGNO E NELLA PROMOZIONE DELL INNOVAZIONE SOCIALE COME FATTORE DI SVILUPPO

IL RUOLO DELLE FONDAZIONI NEL SOSTEGNO E NELLA PROMOZIONE DELL INNOVAZIONE SOCIALE COME FATTORE DI SVILUPPO IL RUOLO DELLE FONDAZIONI NEL SOSTEGNO E NELLA PROMOZIONE DELL INNOVAZIONE SOCIALE COME FATTORE DI SVILUPPO (Relazione al Convegno: Fondazioni e Banche: i sistemi economici locali Fondazione Cassa di Risparmio

Dettagli

ESERCITAZIONI per il corso di ECONOMIA DELL ARTE E DELLA CULTURA 1 1 MODULO (prof. Bianchi) a.a. 2007-2008

ESERCITAZIONI per il corso di ECONOMIA DELL ARTE E DELLA CULTURA 1 1 MODULO (prof. Bianchi) a.a. 2007-2008 ESERCITAZIONI per il corso di ECONOMIA DELL ARTE E DELLA CULTURA 1 1 MODULO (prof. Bianchi) a.a. 2007-2008 A. Il modello macroeconomico in economia chiusa e senza settore pubblico. A.1. Un sistema economico

Dettagli

Macroeconomia: scuole di pensiero

Macroeconomia: scuole di pensiero Macroeconomia: scuole di pensiero Le diverse scuole di pensiero possono essere raggruppate in due filoni principali: LIBERISTI (e monetaristi): sui mercati l aggiustamento all equilibrio è basato sulla

Dettagli

La formula che regola l inflazione prende il nome di equazione di Fisher ed è di seguito esposta:

La formula che regola l inflazione prende il nome di equazione di Fisher ed è di seguito esposta: Le 7 Frodi Capitali dell Economia Neoliberista (parte 3 di 7) L inflazione. (di Marco Cavedon, postato l 11-02-2014). Esamineremo in questo capitolo uno dei più perniciosi falsi miti che l ideologia neoclassica

Dettagli

Imposte ed efficienza economica

Imposte ed efficienza economica Imposte ed efficienza economica Imposte ed efficienza economica Nell immediato, ogni aumento delle imposte fa diminuire il benessere dei contribuenti. Nel lungo periodo, tale diminuzione è compensata dai

Dettagli

Corso di Politica Economica

Corso di Politica Economica Anno accademico 2014/2015 Corso di Politica Economica Docente: Claudio Di Berardino Informazioni sito docente: http://claudiodiberardino.jimdo.com mail: c.diberardino@unich.it 1 lezione - Le teorie degli

Dettagli

Via Belzoni 80 Via Belzoni 80 35121 Padova 35121 Padova tel +39 049 8278464 tel +39 049 8278458 fax +39 049 8278451 fax +39 049 8278451

Via Belzoni 80 Via Belzoni 80 35121 Padova 35121 Padova tel +39 049 8278464 tel +39 049 8278458 fax +39 049 8278451 fax +39 049 8278451 La.R.I.O.S. Laboratorio di Ricerca ed Intervento per l Orientamento alle Scelte DPSS Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità,

Dettagli

Appunti di storia Classe 5^- Prof.ssa Livia Dumontet

Appunti di storia Classe 5^- Prof.ssa Livia Dumontet LA CRISI DEL 29 La crisi del 1929 rappresenta un periodo della storia economica del Novecento durante il quale si ridussero su scala mondiale: Produzione Occupazione Redditi Salari Consumi Investimenti

Dettagli

Processo lavorativo, pluslavoro e parti costitutive del capitale

Processo lavorativo, pluslavoro e parti costitutive del capitale Capitolo VII Processo lavorativo, pluslavoro e parti costitutive del capitale 33. Il processo lavorativo. Abbiamo visto che il lavoro produce così valori d uso. Quindi può essere rappresentato in merci

Dettagli

MASTER DI I E II LIVELLO IN MANAGEMENT DEL GOVERNO LOCALE

MASTER DI I E II LIVELLO IN MANAGEMENT DEL GOVERNO LOCALE MASTER DI I E II LIVELLO IN MANAGEMENT DEL GOVERNO LOCALE MILANO 29 30 APRILE FINANZA PUBBLICA TEORIE ECONOMICHE Sergio Zucchetti 1 Una parentesi: le teorie economiche Quando in Italia si parla di politiche

Dettagli

L economia italiana 169

L economia italiana 169 L economia italiana 169 3.8 Debito pubblico: perché no?! il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo non deve essere superiore al 3%;! il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto

Dettagli

Domanda e offerta di lavoro

Domanda e offerta di lavoro Domanda e offerta di lavoro 1. Assumere (e licenziare) lavoratori Anche la decisione di assumere o licenziare lavoratori dipende dai costi che si devono sostenere e dai ricavi che si possono ottenere.

Dettagli

Il sistema monetario internazionale, 1870 1973

Il sistema monetario internazionale, 1870 1973 Il sistema monetario internazionale, 1870 1973 Obiettivi delle politiche macroeconomiche Gold standard Gli anni tra le due guerre Il sistema di Bretton Woods Il crollo del sistema di Bretton Woods Effetti

Dettagli

La crisi economica e le diseguaglianze

La crisi economica e le diseguaglianze La crisi economica di Tony Atkinson Senior research fellow, Nuffield College, Oxford Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede che l attività economica si ridurrà a un ritmo senza precedenti nel

Dettagli

(LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL

(LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL (LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL TRADUTTORE, MICHELE ORINI) QUELLO CHE NON SI DICE SULLE CAUSE DELL ATTUALE GRANDE RECESSIONE Vicenç

Dettagli

Non mi resta che augurarvi buona lettura, sperando di aiutarvi a diventare tanti Papà Ricchi! 1. IL RICCO NON LAVORA PER DENARO

Non mi resta che augurarvi buona lettura, sperando di aiutarvi a diventare tanti Papà Ricchi! 1. IL RICCO NON LAVORA PER DENARO Credo che nella vita sia capitato a tutti di pensare a come gestire al meglio i propri guadagni cercando di pianificare entrate ed uscite per capire se, tolti i soldi per vivere, ne rimanessero abbastanza

Dettagli

La manovra del governo Monti

La manovra del governo Monti 1 La manovra del governo Monti La manovra del governo Monti realizza un intervento di dimensioni sostanzialmente costanti, tra i 20 e i 21 miliardi, in ciascuno degli anni del triennio 2012-2014 (20,185

Dettagli

MICHAIL KALECKI ASPETTI POLITICI DEL PIENO IMPIEGO

MICHAIL KALECKI ASPETTI POLITICI DEL PIENO IMPIEGO MICHAIL KALECKI ASPETTI POLITICI DEL PIENO IMPIEGO 1943, versione riveduta nel 1970 Il problema di garantire il pieno impiego tramite l espansione della spesa pubblica, finanziata col debito pubblico,

Dettagli

Indice. 1 Il ruolo dello stato nell economia ---------------------------------------------------------------------- 3

Indice. 1 Il ruolo dello stato nell economia ---------------------------------------------------------------------- 3 INSEGNAMENTO DI ECONOMIA POLITICA LEZIONE X IL RUOLO DELLO STATO NELL ECONOMIA PROF. ALDO VASTOLA Indice 1 Il ruolo dello stato nell economia ----------------------------------------------------------------------

Dettagli

Efficienza ed equità

Efficienza ed equità Efficienza ed equità Efficienza ed equità Abbiamo visto nelle lezioni precedenti che, nella situazione ideale di assenza di fallimenti del mercato, il mercato condurrebbe a un risultato Pareto-efficiente.

Dettagli

LE VARIABILI REALI: LA PRODUZIONE, IL TASSO DI INTERESSE REALE.

LE VARIABILI REALI: LA PRODUZIONE, IL TASSO DI INTERESSE REALE. LE VARIABILI REALI: LA PRODUZIONE, IL TASSO DI INTERESSE REALE. 0 COSA IMPAREREMO: Cosa determina la produzione totale di un economia. (Ripasso sulla remunerazione dei fattori di produzione e la distribuzione

Dettagli

Le 5 regole per capire DAVVERO come guadagnare da un investimento finanziario

Le 5 regole per capire DAVVERO come guadagnare da un investimento finanziario Le 5 regole per capire DAVVERO come guadagnare da un investimento finanziario Scopri come i grandi investitori hanno posto le basi per il loro successo. Tutto quello che devi assolutamente conoscere prima

Dettagli

L idea imprenditoriale

L idea imprenditoriale 16 L idea imprenditoriale Una buona idea Una volta che hai precisato le tue attitudini e propensioni personali, è giunto il momento di muovere i veri primi passi nel mondo dell imprenditoria e di iniziare

Dettagli

POLITICHE DI REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO

POLITICHE DI REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO POLITICHE DI REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO Tra le funzioni perseguite dagli Stati in un economia capitalistica, la redistribuzione del reddito è stata storicamente e tutt ora rimane (seppur ridimensionata)

Dettagli

Nascita, caratteristiche ed evoluzione dei sistemi di welfare. Prof. Carlo Borzaga

Nascita, caratteristiche ed evoluzione dei sistemi di welfare. Prof. Carlo Borzaga Nascita, caratteristiche ed evoluzione dei sistemi di welfare Prof. Carlo Borzaga Sommario! alcune definizioni! perché servono politiche di welfare! i principali ambiti di intervento e i modelli di welfare!

Dettagli

IV Forum Confcommercio sul Fisco

IV Forum Confcommercio sul Fisco IV Forum Confcommercio sul Fisco Intervento del Ministro dell Economia e delle Finanze Prof. Pier Carlo Padoan al IV Forum Confcommercio sul Fisco Meno tasse, meno spesa Binomio per la ripresa Roma, 22

Dettagli

Ecco chi incasserà il bonus pensioni maggiore

Ecco chi incasserà il bonus pensioni maggiore Ecco chi incasserà il bonus pensioni maggiore di Gianni Trovati19 maggio 2015 il sole 24 ore Un rimborso quasi integrale per le più basse fra le pensioni coinvolte dal blocco-monti appena bocciato dalla

Dettagli

Essere liberale nell Italia di oggi

Essere liberale nell Italia di oggi Essere liberale nell Italia di oggi Sempre più spesso sentiamo parlare, anche impropriamente, di programmi e di idee di ispirazione liberale, un temine inflazionato ma che oggi è fondamentale recuperare

Dettagli

La crisi del 29. Il boom degli anni Venti

La crisi del 29. Il boom degli anni Venti Nel primo dopoguerra l'economia degli Stati Uniti ebbe un forte incremento, trainata soprattutto dal settore automobilistico. Infatti, in America dal 1922 al 1929, la produzione industriale aumentò del

Dettagli

Indice. 1 La teoria del prezzo di mercato (domanda e offerta di un bene) -------------------------------- 3

Indice. 1 La teoria del prezzo di mercato (domanda e offerta di un bene) -------------------------------- 3 INSEGNAMENTO DI ECONOMIA POLITICA LEZIONE II IL MERCATO PROF. ALDO VASTOLA Indice 1 La teoria del prezzo di mercato (domanda e offerta di un bene) -------------------------------- 3 1.1. Applicazioni della

Dettagli

Modello keynesiano: il settore reale

Modello keynesiano: il settore reale Macro 4 Modello keynesiano: il settore reale La macroeconomia keynesiana La macroeconomia si occupa di studiare i meccanismi di determinazione delle grandezze economiche aggregate, così come definite dalla

Dettagli

Un riepilogo di alcuni fenomeni macroeconomici. Giorgio Ricchiuti

Un riepilogo di alcuni fenomeni macroeconomici. Giorgio Ricchiuti Un riepilogo di alcuni fenomeni macroeconomici Giorgio Ricchiuti Cosa abbiamo visto fin qui Abbiamo presentato e discusso alcuni concetti e fenomeni aggregati: 1) Il PIL, il risparmio e il debito pubblico.

Dettagli

Giorgio Lunghini Le cause delle crisi economiche

Giorgio Lunghini Le cause delle crisi economiche Lezioni Lincee di Economia Milano 2 marzo 2015 Giorgio Lunghini Le cause delle crisi economiche Una volta uno studente chiese a N. Kaldor (un grande economista di Cambridge, ma di origine ungherese) se

Dettagli

Economia Italiana: Un confronto per le elezioni

Economia Italiana: Un confronto per le elezioni Economia Italiana: Un confronto per le elezioni Siamo un gruppo di studenti di master in economia. Con questa presentazione vogliamo fare informazione sui temi economici della campagna elettorale. Tutti

Dettagli

Corso di Laurea: Operatori pluridisciplinari e interculturali d'area mediterranea SCIENZA DELLE FINANZE. Docente: Gatto Antonino

Corso di Laurea: Operatori pluridisciplinari e interculturali d'area mediterranea SCIENZA DELLE FINANZE. Docente: Gatto Antonino Corso di Laurea: Operatori pluridisciplinari e interculturali d'area mediterranea SCIENZA DELLE FINANZE Docente: Gatto Antonino Elaborazione: Dott.ssa Locantro Antonia Lucia L oggetto di studio della scienza

Dettagli

Il Piano Finanziario Parte 2: Equilibrio e Investimento

Il Piano Finanziario Parte 2: Equilibrio e Investimento Il Piano Finanziario Parte 2: Equilibrio e Investimento Non aspettare, il tempo non potrà mai essere " quello giusto". Inizia da dove ti trovi, e lavora con qualsiasi strumento di cui disponi, troverai

Dettagli

Scienza delle Finanze Finanziamento in disavanzo

Scienza delle Finanze Finanziamento in disavanzo Scienza delle Finanze Finanziamento in disavanzo Romilda Rizzo Scienza delle finanze 1 Il debito pubblico Evoluzione del debito pubblico in Italia; Natura del debito pubblico e suo ruolo in un economia

Dettagli

Lezione 13. Moneta e inflazione. Leonardo Bargigli

Lezione 13. Moneta e inflazione. Leonardo Bargigli Lezione 13. Moneta e inflazione Leonardo Bargigli La Moneta La moneta è tutto ciò che viene accettato come mezzo di acquisto di beni e servizi. E il medium dello scambio che consente di superare il baratto

Dettagli

Ormai sono passati quasi 20 anni da quando, terminate le scuole superiori, ho fondato la prima società di software.

Ormai sono passati quasi 20 anni da quando, terminate le scuole superiori, ho fondato la prima società di software. PREFAZIONE Ormai sono passati quasi 20 anni da quando, terminate le scuole superiori, ho fondato la prima società di software. Ho costituito, oltre 29 aziende in Italia e all estero, ed ormai ho una certa

Dettagli

Mercato mondiale. Lezione 13 18 Marzo 2015. UniGramsci 2014-2015 (ii parte)

Mercato mondiale. Lezione 13 18 Marzo 2015. UniGramsci 2014-2015 (ii parte) Mercato mondiale Lezione 13 18 Marzo 2015 1 dalla scorsa lezione Lo sviluppo dell accumulazione genera i seguenti fenomeni: Aumento della produttività del lavoro (quindi incremento del rapporto lavoro

Dettagli

Dalla crisi economica alla crisi sociale: cause e rimedi

Dalla crisi economica alla crisi sociale: cause e rimedi Dalla crisi economica alla crisi sociale: cause e rimedi I numeri della disoccupazione Cercano lavoro 3 milioni 12% Scoraggiati 3 milioni 12% TOTALE 6 MILIONI 24% DISOCCUPAZIONE GIOVANILE 40% (700mila)

Dettagli

Stefano Bartolini. Dal ben-avere al ben-essere. Colloqui di Dobbiaco 2011 01.10. 02.10.2011 Benessere senza crescita

Stefano Bartolini. Dal ben-avere al ben-essere. Colloqui di Dobbiaco 2011 01.10. 02.10.2011 Benessere senza crescita Stefano Bartolini Dal ben-avere al ben-essere SINTESI Come dimostrato dal paradosso di Easterlin, la crescita economica ha tradito largamente la sua promessa di aumentare il nostro benessere. Ma al di

Dettagli

,FRPSXWHUFDPELDQRLOPHUFDWRGHOODYRUR"DOFXQL FRQWULEXWLGHOODVFLHQ]DHFRQRPLFD

,FRPSXWHUFDPELDQRLOPHUFDWRGHOODYRURDOFXQL FRQWULEXWLGHOODVFLHQ]DHFRQRPLFD ,FRPSXWHUFDPELDQRLOPHUFDWRGHOODYRUR"DOFXQL FRQWULEXWLGHOODVFLHQ]DHFRQRPLFD Scritto con Maria Cristina Piva. Pubblicato su Rassegna Sindacale 2000. Il mercato del lavoro degli Stati Uniti e quello dei grandi

Dettagli

SONDAGGIO IPSOS Acri Responsabilità individuali e collettive rispetto al risparmio

SONDAGGIO IPSOS Acri Responsabilità individuali e collettive rispetto al risparmio Via Mauro Macchi, 61 20124 MILANO Public Affairs S.r.l. SONDAGGIO IPSOS Acri Responsabilità individuali e collettive rispetto al risparmio NOTA INFORMATIVA da allegare al sondaggio (in ottemperanza al

Dettagli

ECONOMIA POLITICA. R.H. Frank, B.S. Bernanke, M. McDowell e R. Thom, Principi di Economia, McGraw-Hill, Milano, Terza Edizione, 2010

ECONOMIA POLITICA. R.H. Frank, B.S. Bernanke, M. McDowell e R. Thom, Principi di Economia, McGraw-Hill, Milano, Terza Edizione, 2010 ECONOMIA POLITICA TESTO R.H. Frank, B.S. Bernanke, M. McDowell e R. Thom, Principi di Economia, McGraw-Hill, Milano, Terza Edizione, 2010 (capp. 2,3,4,5,6,7,8,9,12,13,14,16,17,20,23) introduzione alla

Dettagli

Cos è la moneta. Teoria Monetaria Moderna interpretata da Paolo Barnard

Cos è la moneta. Teoria Monetaria Moderna interpretata da Paolo Barnard Cos è la moneta Teoria Monetaria Moderna interpretata da Paolo Barnard VI DEVO Lo STATO crea per primo la Moneta dal nulla Tramite Banca Centrale Per acquisire Beni o Servizi La moneta sovrana appartiene

Dettagli

#innoviamo. Management. Nuovi modelli di business per virare verso la ripresa e la crescita. Alessandro Frè

#innoviamo. Management. Nuovi modelli di business per virare verso la ripresa e la crescita. Alessandro Frè #innoviamo Nuovi modelli di business per virare verso la ripresa e la crescita Alessandro Frè Non si fa altro che parlare di cambiamento, crescita, innovazione, crisi dei mercati, competizione sempre più

Dettagli

Problemi di definizione e di autonomia economica delle attività basate sui principi del prendersi cura *

Problemi di definizione e di autonomia economica delle attività basate sui principi del prendersi cura * Maurizio Ruzzene (Associazione Decrescita) Problemi di definizione e di autonomia economica delle attività basate sui principi del prendersi cura * *Testo tratto da Behond growth: Problematic Relationships

Dettagli

LE PROSPETTIVE PER L ECONOMIA ITALIANA NEL 2013-2014

LE PROSPETTIVE PER L ECONOMIA ITALIANA NEL 2013-2014 6 maggio 2013 LE PROSPETTIVE PER L ECONOMIA ITALIANA NEL 2013-2014 Nel 2013 si prevede una riduzione del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari all 1,4% in termini reali, mentre per il 2014, il recupero

Dettagli

Conseguenze per la Banca d Italia della legge 29 gennaio 2014, n. 5

Conseguenze per la Banca d Italia della legge 29 gennaio 2014, n. 5 Conseguenze per la Banca d Italia della legge 29 gennaio 2014, n. 5 1. Natura e proprietà della Banca d Italia (È vero che la Banca d Italia viene privatizzata?) La Banca d Italia era e resta un istituto

Dettagli

SEGRETO N.2 Come usare l'effetto leva per ritorni del 100%

SEGRETO N.2 Come usare l'effetto leva per ritorni del 100% SEGRETO N.2 Come usare l'effetto leva per ritorni del 100% Risparmiare in acquisto è sicuramente una regola fondamentale da rispettare in tutti i casi e ci consente di ottenere un ritorno del 22,1% all

Dettagli

APPUNTI di ECONOMIA MONETARIA Giancarlo Bertocco* Corso di Laurea Triennale Anno Accademico 2010-11

APPUNTI di ECONOMIA MONETARIA Giancarlo Bertocco* Corso di Laurea Triennale Anno Accademico 2010-11 APPUNTI di ECONOMIA MONETARIA Giancarlo Bertocco* Corso di Laurea Triennale Anno Accademico 2010-11 *Questo testo è stato realizzato sulla base degli appunti presi durante le lezioni tenute nell anno accademico

Dettagli

ESERCITAZIONI MACROECONOMIA 2

ESERCITAZIONI MACROECONOMIA 2 ESERCITAZIONI MACROECONOMIA 2 CAPITOLO 10 Crescita: i fatti principali 1) Spiegate cosa si intende per convergenza nella teoria della crescita e mostrate il grafico con cui si rappresenta. 2) Spiegate

Dettagli

Vivere il Sogno. Vivere è bello, vivere bene è meglio!!! Diventa fan su Facebook: Tutte le novità da subito

Vivere il Sogno. Vivere è bello, vivere bene è meglio!!! Diventa fan su Facebook: Tutte le novità da subito Vivere il Sogno Vivere è bello, vivere bene è meglio!!! Diventa fan su Facebook: Tutte le novità da subito VIVERE IL SOGNO!!! 4 semplici passi per la TUA indipendenza finanziaria. (Indipendenza finanziaria)

Dettagli

L evasione fiscale in un modello di circuito monetario Home Page

L evasione fiscale in un modello di circuito monetario Home Page L evasione fiscale in un modello di circuito monetario Roma, 2 febbraio 2007 Paolo Di Lorenzo Pagina 1 di 28 Introduzione alla Teoria del Circuito Monetario (TCM); Il ruolo del settore pubblico; Presentazione

Dettagli

STEFANIA SACCARDI (Assessore al Welfare del Comune di Firenze)

STEFANIA SACCARDI (Assessore al Welfare del Comune di Firenze) STEFANIA SACCARDI (Assessore al Welfare del Comune di Firenze) È un piacere per il Comune di Firenze ospitare questo bellissimo incontro ricco di contenuti. Ho partecipato anche ai lavori di stamani. È

Dettagli

Massimo Amato, Università Bocconi

Massimo Amato, Università Bocconi Massimo Amato, Università Bocconi Nuove misure di supporto al capitale circolante. Moneta complementare e Supply chain finance: strumenti ed esperienze innovative a confronto Milano 4 dicembre 2012, Auditorium

Dettagli

L ETICA DELL ECCELLENZA

L ETICA DELL ECCELLENZA INTRODUZIONE Nel gestire le nostre organizzazioni e nel costruire le nostre carriere abbiamo bisogno di principi che trascendano il tempo. Abbiamo bisogno di standard elevati l'etica dell'eccellenza. Price

Dettagli

(LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL

(LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL (LA RESPONSABILITÀ DELLA VERSIONE ITALIANA DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL BLOG DEL PROFESSOR NAVARRO È DEL TRADUTTORE, MICHELE ORINI) LA PRINCIPALE E PIÙ OCCULTATA CAUSA DELL AUMENTO DELLE DISEGUAGLIANZE

Dettagli

CAPITOLO 4 La moneta e l inflazione

CAPITOLO 4 La moneta e l inflazione CAPITOLO 4 La moneta e l inflazione Domande di ripasso 1. La moneta ha tre funzioni: riserva di valore, unità di conto e mezzo di scambio. In quanto riserva di valore, la moneta rappresenta un modo per

Dettagli

Scheda didattica GLI ACCORDI DI BRETTON WOODS

Scheda didattica GLI ACCORDI DI BRETTON WOODS Scheda didattica GLI ACCORDI DI BRETTON WOODS La fine della Seconda Guerra Mondiale aprì un periodo di gravi problemi economici, politici e sociali. Gli unici che uscirono economicamente rafforzati dalla

Dettagli

Lettera aperta al Dottor Draghi Presidente BCE. E p.c Signor Renzi. Caro Signor Draghi,

Lettera aperta al Dottor Draghi Presidente BCE. E p.c Signor Renzi. Caro Signor Draghi, Lettera aperta al Dottor Draghi Presidente BCE E p.c Signor Renzi Caro Signor Draghi, E qualche giorno che pensavo di scriverle, da quando la BCE ha abbassato il costo del denaro al valore dello 0,05%.

Dettagli

Ecco un gruppo di cinque storielle inventate per far riflettere sull'aritmetica e i suoi fondamenti. CARLETTO E LA MATEMATICA

Ecco un gruppo di cinque storielle inventate per far riflettere sull'aritmetica e i suoi fondamenti. CARLETTO E LA MATEMATICA info@didatticaperprogetti.it PROGETTO 2.1.9 TITOLO Carletto e la matematica AREA Matematica (Aritmetica) SCUOLA Elementare: classi 3-4 - 5 Media: classe 1 OBIETTIVO Riflettere sui fondamenti della matematica

Dettagli

Quali idee per un nuovo riformismo?

Quali idee per un nuovo riformismo? Convegno Giuseppe Gavioli e la cultura del riformismo Quali idee per un nuovo riformismo? Stefano Sylos Labini Oggi quando si parla di riforme il significato che balza agli occhi è negativo. Non si sente

Dettagli

Saluto di Vincenzo Consoli Amministratore Delegato di Veneto Banca Holding. Assemblea Unindustria Treviso Villa Spineda Gasparini Loredan

Saluto di Vincenzo Consoli Amministratore Delegato di Veneto Banca Holding. Assemblea Unindustria Treviso Villa Spineda Gasparini Loredan Saluto di Vincenzo Consoli Amministratore Delegato di Veneto Banca Holding Assemblea Unindustria Treviso Villa Spineda Gasparini Loredan venerdì 25 giugno 2010 Buon pomeriggio. Un cordiale saluto al Ministro

Dettagli

RAPPORTO SUI BILANCI DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO BILANCI CONSUNTIVI 2013

RAPPORTO SUI BILANCI DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO BILANCI CONSUNTIVI 2013 RAPPORTO SUI BILANCI DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO BILANCI CONSUNTIVI 2013 Febbraio 2015 IL CAMPIONE DI COMUNI Il presente rapporto è stato redatto prendendo a riferimento i bilanci consuntivi

Dettagli

Macroeconomia II a parte

Macroeconomia II a parte Macroeconomia II a parte Prof. Ing.. Giovanni Perrone Production Engineering Research WorkGROUP Agenda Risparmio ed investimento; Propensione al consumo e al risparmio; Propensioni marginali; La determinazione

Dettagli

IL RAPPORTO ISTAT 2014. UN ITALIA ALLO STREMO

IL RAPPORTO ISTAT 2014. UN ITALIA ALLO STREMO 869 www.freenewsonline.it i dossier www.freefoundation.com IL RAPPORTO ISTAT 2014. UN ITALIA ALLO STREMO 29 maggio 2014 a cura di Renato Brunetta EXECUTIVE SUMMARY 2 Lo scorso 28 maggio l Istat ha rilasciato

Dettagli

IL SENSO DELLA CARITATIVA

IL SENSO DELLA CARITATIVA IL SENSO DELLA CARITATIVA SCOPO I Innanzitutto la natura nostra ci dà l'esigenza di interessarci degli altri. Quando c'è qualcosa di bello in noi, noi ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri. Quando

Dettagli

ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FOGLIO DEL 6.12.2013. Lettera aperta al Commissario Olli Rehn

ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FOGLIO DEL 6.12.2013. Lettera aperta al Commissario Olli Rehn ARTICOLO PUBBLICATO SU IL FOGLIO DEL 6.12.2013 Lettera aperta al Commissario Olli Rehn Gentile Commissario, Ho letto nei trascorsi giorni su La Repubblica e su La Stampa, quotidiani le cui informazioni

Dettagli

Le novita del correttivo su formazione e organismi paritetici

Le novita del correttivo su formazione e organismi paritetici Le novita del correttivo su formazione e organismi paritetici Alcuni quesiti per chiarire dubbi interpretativi sulla formazione dei lavoratori prevista dal Testo Unico: cosa significa collaborare con gli

Dettagli

LAVORARE CON LE FAMIGLIE NELLE COMUNITÀ PER MINORI

LAVORARE CON LE FAMIGLIE NELLE COMUNITÀ PER MINORI Giammatteo Secchi LAVORARE CON LE FAMIGLIE NELLE COMUNITÀ PER MINORI LAVORO SOCIALE IN TASCA COLLANA DIRETTA DA M.L. RAINERI Gli operatori sociali in tutela minori si confrontano ogni giorno con situazioni

Dettagli

8. Credi che le materie scolastiche che ti vengono insegnate ti preparino per questo lavoro? No.

8. Credi che le materie scolastiche che ti vengono insegnate ti preparino per questo lavoro? No. Intervista 1 Studente 1 Nome: Dimitri Età: 17 anni (classe III Liceo) Luogo di residenza: città (Patrasso) 1. Quali fattori ti hanno convinto ad abbandonare la scuola? Io volevo andare a lavorare ed essere

Dettagli

Il Quotidiano in Classe. Classe III sez. B

Il Quotidiano in Classe. Classe III sez. B Il Quotidiano in Classe Classe III sez. B Report degli articoli pubblicati Dagli studenti sul HYPERLINK "iloquotidiano.it" Ilquotidianoinclasse.it Allestimento di Lorenzo Testa Supervisione di Chiara Marra

Dettagli

CAPITOLO 13 L offerta aggregata e il trade-off di breve periodo tra inflazione e disoccupazione

CAPITOLO 13 L offerta aggregata e il trade-off di breve periodo tra inflazione e disoccupazione CAPITOLO 13 L offerta aggregata e il trade-off di breve periodo tra inflazione e disoccupazione Domande di ripasso 1. In questo capitolo abbiamo esaminato tre modelli della curva di offerta aggregata di

Dettagli

L AUMENTO DELLA POVERTÀ

L AUMENTO DELLA POVERTÀ L AUMENTO DELLA POVERTÀ A inizio anno la Banca d Italia ha reso disponibili i dati sui bilanci delle famiglie italiane relativi al 24, frutto dell unica indagine sui redditi disponibile in Italia in grado

Dettagli

ti scrivo... padrino Ma,

ti scrivo... padrino Ma, Caro padrino ti scrivo... Se Ti I N T R O D U Z I O N E hai tra le mani questo opuscolo è perché qualcuno ti ha chiesto di fargli da madrina o da padrino... forse una coppia di amici che ti vogliono padrino

Dettagli

CAPITOLO 18 L investimento

CAPITOLO 18 L investimento CAPITOLO 18 L investimento Domande di ripasso 1. Nel modello neoclassico dell investimento, le imprese traggono vantaggio dall aumentare la propria dotazione di capitale se la rendita reale del capitale

Dettagli

ENTRIAMO IN AZIENDA 3

ENTRIAMO IN AZIENDA 3 ENTRIAMO IN AZIENDA 3 Imprese industriali sistema informativo di bilancio e imposizione fiscale TOMO 1 IL SISTEMA INFORMATIVO DI BILANCIO M O BILANCIO D U L O 3 BILANCIO D ESERCIZIO ANALISI PER INDICI

Dettagli

! Perché si chiama Bridge? Perché rappresenta un ponte di collegamento tra la realtà universitaria e il mondo del lavoro.

! Perché si chiama Bridge? Perché rappresenta un ponte di collegamento tra la realtà universitaria e il mondo del lavoro. FAQ (frequently asked questions) DOMANDE GENERICHE! Cosa è IntesaBridge? È un nuovo servizio che i Politecnici propongono ai propri studenti: un prestito personale (sotto forma di scoperto di conto corrente)

Dettagli

Politica monetaria e politica fiscale: effetti sulla domanda

Politica monetaria e politica fiscale: effetti sulla domanda Politica monetaria e politica fiscale: effetti sulla domanda Testo di studio raccomandato: Mankiw, Principi di Economia, 3 ed., 2004, Zanichelli Capitolo 34 Domanda Aggregata e politica economica Quando

Dettagli

POLITICHE PER LA FAMIGLIA

POLITICHE PER LA FAMIGLIA Segreteria Confederale Servizio Politiche di Cittadinanza e della Salute POLITICHE PER LA FAMIGLIA Documento in preparazione alla Conferenza sulla Famiglia 1 Premessa I provvedimenti del Governo sono serviti

Dettagli

PRONTE AI POSTI VIA! LE 4 CHIAVI DI UN BUSINESS DI CUI ESSERE... MODULO 3

PRONTE AI POSTI VIA! LE 4 CHIAVI DI UN BUSINESS DI CUI ESSERE... MODULO 3 PRONTE AI POSTI VIA! LE 4 CHIAVI DI UN BUSINESS DI CUI ESSERE... pazza! MODULO 3 Fino ad ora abbiamo lavorato sulla consapevolezza, identificando le 4 chiavi che ci servono per aver successo nel nostro

Dettagli

Efficienza, equità e politica economica

Efficienza, equità e politica economica Efficienza, equità e politica economica Abbiamo ora alcuni strumenti (metodologici) che l economia ci offre per analizzare in modo consapevole alcuni effetti che possono derivare da certe misure di POLITICA

Dettagli

LA MONETA E L INFLAZIONE PARTE SECONDA

LA MONETA E L INFLAZIONE PARTE SECONDA LA MONETA E L INFLAZIONE PARTE SECONDA 0 Inflazione e tassi di interesse Tasso di interesse nominale, i non tiene conto dell inflazione Tasso di interesse reale, r invece tiene conto dell inflazione: r

Dettagli

Capitolo 21. Risparmio e formazione di capitale. Principi di economia (seconda edizione) Robert H. Frank, Ben S. Bernanke

Capitolo 21. Risparmio e formazione di capitale. Principi di economia (seconda edizione) Robert H. Frank, Ben S. Bernanke Capitolo 21 Risparmio e formazione di capitale In questa lezione Risparmio individuale: risparmio e ricchezza moventi del risparmio (tasso di interesse, ciclo di vita, precauzionale, profili consumo) Risparmio

Dettagli

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

------------------------------------------------------------------------------------------------------- pelle su pelle Testo tratto dalle interviste realizzate in occasione della festa del volontariato - Casalecchio di Reno 22 aprile 2013 a cura dell associazione di promozione sociale Gruppo Elettrogeno

Dettagli

SUL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO.

SUL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO. SUL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO. Paolo Gianni, Università di Pisa Chi fosse interessato ad un quadro chiaro ed esaustivo di cosa significhi valore legale di un titolo di studio, e della evoluzione

Dettagli

Soggetto committente: Acri Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa

Soggetto committente: Acri Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa NOTA INFORMATIVA (in ottemperanza all art. 5 del Regolamento in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa approvato dall Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Dettagli

Classe 3 B sc. Padre Gemelli PROGETTO COMPRARE E VENDERE: OPPORTUNITĂ DIVERSE PER IMPARARE AD ARRICCHIRE INTERIORMENTE

Classe 3 B sc. Padre Gemelli PROGETTO COMPRARE E VENDERE: OPPORTUNITĂ DIVERSE PER IMPARARE AD ARRICCHIRE INTERIORMENTE I C PADRE GEMELLI-TORINO COMPETENZA IMPARARE AD IMPARARE Sapersi relazionare anno scolastico 2013-14 Classe 3 B sc. Padre Gemelli PROGETTO COMPRARE E VENDERE: OPPORTUNITĂ DIVERSE PER IMPARARE AD ARRICCHIRE

Dettagli

Intervento di Paolo Gallana LA POLITICA DI FRONTE AI DIRITTI, ALLE INEGUAGLIANZE SOCIALI, ALLE POVERTÀ, ALLO SPRECO

Intervento di Paolo Gallana LA POLITICA DI FRONTE AI DIRITTI, ALLE INEGUAGLIANZE SOCIALI, ALLE POVERTÀ, ALLO SPRECO Intervento di Paolo Gallana LA POLITICA DI FRONTE AI DIRITTI, ALLE INEGUAGLIANZE SOCIALI, ALLE POVERTÀ, ALLO SPRECO Art. 1 Dalla dichiarazione universale dei diritti dell uomo Tutti gli esseri umani nascono

Dettagli

Cina pubblicizzare il nostro territorio è troppo difficile perché quel territorio è troppo vasto, io, facendo una battuta, senza volerla prendere per

Cina pubblicizzare il nostro territorio è troppo difficile perché quel territorio è troppo vasto, io, facendo una battuta, senza volerla prendere per Verbale di Consiglio del 25 gennaio 2012 INTERPELLANZA DEI CONSIGLIERI PERNIGOTTI E OLIVERI IN MERITO AGLI STRUMENTI DA ADOTTARE PER COMUNICARE CON I PAESI EMERGENTI ED ECONOMICAMENTE FORTI COME LA CINA

Dettagli