70 Settembre In principio era la terra 76 News 78 Le regole del gioco 79 Territorio infrastruttura 82 La memoria dei sensi.

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1 NUOVE FORME DELL INFORMATION TECHNOLOGY E DELLA PROGETTAZIONE CONTEMPORANEA a cura di NITRO Antonino Saggio 70 Settembre 2008 a Venezia 72 In principio era la terra 76 News 78 Le regole del gioco 79 Territorio infrastruttura 82 La memoria dei sensi

2 S ettembre 2008 a Venezia di Antonino Saggio Nella seconda settimana del mese di settembre, la città di Venezia è stata caratterizzata da due fatti importanti che hanno interessato il mondo dell architettura. Il primo ha riguardato l inaugurazione del ponte pedonale che collega Piazzale Roma alla stazione ferroviaria. La realizzazione ha generato l entusiasmo dei cittadini perché la nuova architettura, oltre ad essere molto bella, ha un naturale potere energizzante, dà fiducia. Certo nella città di Morte a Venezia non bisogna esagerare con segni di entusiasmo giovanile, ma neanche è possibile continuare a gettare in laguna una serie di opere geniali come è successo in questo dopoguerra (Le Corbusier, Kahn, Wright); per non citare la deprimente e più recente vicenda del progetto di Eric Miralles per l Istituto di Architettura abbandonato dallo stesso committente. Ora, dove questi architetti hanno fallito, Santiago Calatrava ha vinto. Il ponte c è: interessa, funziona, crea dibattito, oltre ad essere, come dicevamo, riuscito esteticamente. Ma, la cosa veramente particolare è che l opinione pubblica che si interessa a questo episodio della propria città non ne ritrovi alcun eco alla Biennale che contemporaneamente si è aperta ai Giardini. Si tratta infatti di una mostra che del Ponte a Piazzale Roma vuole essere, programmaticamente, l esatto contrario. E che questa non sia una opinione è confermato dal fatto che Santiago Calatrava alla Biennale non è stato neppure invitato. Ecco allora che i due importanti avvenimenti architettonici del settembre veneziano vivono talmente distanti e separati che sembrano riguardare due sfere completamente distinte di operatività. Cosa che ovviamente non è e non dovrebbe essere. Out There. Architecture Beyond Building (il titolo della XI Biennale) intende sottolineare che l architettura è una disciplina intellettuale, appartiene al mondo dell elaborazione culturale. L architettura è soltanto episodicamente costruzione e opera sociale, il suo orizzonte è quello delle idee. Voi penserete a questo punto che chi scrive sia molto critico su questa Biennale e che si unisca al coro, numerosissimo per altro, di denigratori. Non è affatto così, e veniamo alle ragioni per cui questa Biennale è comunque da acquisire, pur nell astrazione programmatica di cui dicevamo, positivamente. Innanzitutto il rischio che le passate edizioni avevano corso era quello della lottizzazione (a ciascun curatore o sottocuratore un pezzo distinto spesso in contraddizione l uno con l altro) assecondando la trasformazione di un episodio di alta cultura in baraccone politico. Il rischio nella precedente Biennale in particolare era stato ben presente e ne avevamo scritto su queste pagine («L architetto italiano» n. 16). Ora il ritorno alla Biennale di Paolo Baratta come presidente ha evitato questa pericolosa deriva. Baratta ha affidato (come fece con Fuksas e con meno successo il biennio successivo con Sudic) tutta la macchina espositiva a un solo curatore, senza concedere spazio a sottomostre autonome. Aaron Betsky a questo punto ha tenuto strettamente in pugno l intera mostra sia nelle parti da lui direttamente firmate, sia in quelle affidate a collaboratori che l hanno supportato organizzativamente lasciando ovviamente a lui le scelte decisive. Nel complesso così l XI Biennale segna un ritorno a una impostazione fortemente curatoriale, e ciò è positivo. Vi è d aggiungere che alcune sue parti sono molto buone. Cominciamo con dei suggerimenti. I premi della Biennale sono come troppo spesso i concorsi in Italia, una pratica laboriosa che serve solo a santificare con un giudizio ufficiale quello che è ovvio a priori, considerato la rete di amicizia tra curatore, giudici e premiati. Vista la fraterna relazione pluridecennale tra il critico J. Kipnis e G. Lynn, a chi poteva andare il premio come miglior allestimento in Arsenale? Ingenuo lo sconcerto di chi ne cerca ragio-

3 ni di sostanza. Visto che Betsky è legato sin da ragazzo a Gehry, a chi poteva andare il Leone alla carriera se non a Gehry? Si diano i premi invece con un sistema democratico: siamo nel 2008! Invece di fare stelline alle entrate o gli ennesimi concorsi on-line si usi l information technology per il suo potere democratico contro questi sistemi di giurie feudali. Forti dubbi crea anche la mostra Uneternal Rome. Ne ho scritto in altra sede («l ARCA» settembre 2008) e non mi dilungo. Per Betsky Roma è associabile a qualunque altra città perché presenta fenomeni di sprawl urbano comuni ad altre metropoli. Essa infatti è dichiarata sin dal titolo uneternal. Ora questa tesi segna l esatto contrario di quello che chi studia Roma sostiene da anni e cioè che Roma abbia caratteri assolutamente forti e originali e sia compito degli architetti contemporanei capirli e lavorarvi in maniera costruttiva. Gli architetti invitati oscillano tra le due posizioni e la mostra nel complesso colpisce come un caleidoscopio con scarso costrutto. Non coraggiosa abbastanza è la mostra Experimental Architecture. Una mostra che aveva senso per individuare le vere novità, non per accontentare alcuni architetti certamente molto bravi (Boeri, Ian+ Ma0, Mirti e altri) a cui non si poteva dare uno spazio importante (cioè una delle grandi installazioni all Arsenale). Era meglio cercare veramente il nuovo in giro, cosa invece che è stato fatto veramente troppo poco. Decisamente buona in questa Biennale è invece la sezione all Arsenale (la più importante e decisiva per altro) in cui 23 architetti hanno compiuto una vera installazione abitabile e completamente nuova, senza i patetici ricicli di scorse edizioni. Tra le 23 top installazioni vi sono Penezic & Rogina di cui ci siamo occupati in queste pagine (n. 16) e molte altre installazioni bellissime, secondo me, come quella di UN studio, di Coop Himmenb(l)au, di Frank Gehry, di Atelier Bow-Wow e altre ancora. Cerebrali e deludenti le star Diller & Scofidio e Fuksas questa volta, e veramente evanescente Philppe Rahm. Altri fatti importanti e in genere riusciti di questa Biennale riguardano la partecipazione molto qualificata e certamente ben coordinata da Betsky dei padiglioni nazionali (tra cui una mostra a cura di Per Olaf Fjeld su Sverre Fehn e una meravigliosa su Utzon ordinata dal Louisiana Museum of Art, una bella e come dire leonardesca su Scarpa nel Padiglione Venezia). Infine da segnalare la mostra grafica, pittorica e architettonica ad un tempo di Zaha Hadid che secondo me vale da sola il biglietto. Originalissimo e di grande successo il video (I. Bêka e L. Lemoine) dedicato alla casa di Koolhaas a Bordeaux, ma vista dal punto di vista della cameriera. Una risposta che inverte genialmente i termini della questione posta dal curatore. Architettura oltre l edificio non perché si cerchi un architettura più astratta, celebrale e intellettuale, ma al contrario per calarci in una dimensione più reale, più concreta, quasi iper-realistica. Un architettura vista da chi guarda allo spazio con il proprio bagaglio di necessità. Ma non è questa proprio l essenza di ogni sapere di spazio? Nella pagina precedente: il ponte di Calatrava e installazione di Gustafson In alto: Ecologic Studio Sotto: mostra su Utzon

4 I n principio era la terra di Marta Moccia Foreign Office Architects, Padiglione Spagnolo, Expo di Aichi (Giappone), 2005 (fonte: ASCER) Non c è nulla di più affascinante che dare vita a una forma nuova. E farlo adoperando e manipolando il materiale più povero e vivo che sia reperibile in natura avvicina l umano al divino. La ceramica e la terracotta sono tra i mezzi costruttivi e d espressione più antichi nella storia dell umanità, legati al mito della creazione e quindi alla possibilità di dare forma e vita a ciò che è inanimato. Sin dagli antipodi la civiltà e la cultura umane sono state segnate dal fascino per la modellazione della terra in forma nobile. A partire dal racconto della creazione dell uomo, sia nella tradizione cristiana ed ebraica che nella mitologia grecoromana, si ricorre figurativamente all atto della plasmazione: Dio o Prometeo, supremo Formatore, forgia dalla terra il primo uomo, come un vasaio, e gli alita la vita. «E così la terra, che era grezza e informe, fu modellata a figura d uomo» (Ovidio, Metamorfosi). La lavorazione dell argilla ha dunque un origine ancestrale ed è legata indissolubilmente al nostro vissuto primordiale: semplicemente combinando terra, acqua, aria e fuoco l uomo ha creato una materia duttile e polimorfa che, irrigidita dal calore, acquisisce livelli di rigidità e resistenza inaspettati. Dalle più remote civiltà fino ad oggi, l argilla trasformata in ceramica ha segnato il grado di progresso e crescita culturale dei popoli, innescando un prezioso ciclo vitale che ha visto nello sviluppo tecnico l esaltazione delle caratteristiche di base della materia. La ceramica è un materiale della tradizione, legato a un immagine antica e rigorosa ma talmente versatile e polivalente da poter essere declinato in modalità assolutamente inaspettate. Essa dà alle forme la dignità di icone attingendo spesso alla solennità del passato per i profili sinuosi ma attualizzandosi imprevedibilmente nella fusione con le tecnologie più innovative. Il risultato è sorprendente: il materiale riesce a coniugare un solido trascorso classico alla capacità di adattarsi ai segni nuovi della contemporaneità, al punto da diventare superficie, involucro o oggetto imprevedibilmente fragile, effimero e non duraturo in grado di assecondare la flessibilità dell abitare e la mutevolezza delle ritualità urbane. Le forme e gli usi che nascono dall impiego del materiale ceramico spaziano dalle decorazioni alle finiture, dal design dell oggetto d uso quotidiano a quello aerospaziale e biomedico; sono forme dall antica attualità che, proprio nell apparente contraddizione, trasmettono messaggi estetici e culturali universali capaci di superare ambiti disciplinari, scuole e stili. Grazie ai processi di industrializzazione è stato possibile espandere le potenzialità del prodotto oltre le necessità elementari e l attività artigianale, consentendo un allontanamento dagli esercizi decorativi e dalle mere riproposizioni di stereotipi; se da un lato questo ha favorito lo sviluppo di numerose tecniche di lavorazione (monocottura, bi-cottura, cotto, clinker e grès), dall altro ha causato un appiattimento nelle modalità di applicazione della ceramica alle superfici architettoniche. Ed è stato proprio con la perdita di molte posizioni creative che si è imposta una necessaria rivalutazione della ceramica in termini di alta qualità e di nuove ricerche espressive, al fine di aprire un campo di ricerca che, grazie al coinvolgimento dell industria e dell università, fosse in grado di delineare nuove valenze aliene alla rigidità funzionale ed estetica cui era

5 legata la tradizione d uso del prodotto stesso. Molti dei progetti realizzati negli ultimi anni di concerto tra architetti e aziende di settore testimoniano la possibilità di un riscatto tecnologico e plastico del materiale ceramico: a partire da aspetti di pura superficie fino ad arrivare alla definizione di componenti costruttive intelligenti. Per quanto riguarda la prima questione è ineludibile il riferimento agli interventi di EMBT (Enric Miralles & Benedetta Tagliabue) per il Parque Diagonal Mar e per il recupero del Mercato di Santa Caterina a Barcellona, l opera di FOA (Foreign Office Architects) per il Padiglione Spagnolo dell Expo di Aichi del 2005, quella di Patxi Mangado per il Padiglione di Saragozza di quest anno e l interessante esperimento di colore di José Durán Fernández per la Calle San Vicente a Burriana. Nella sistemazione paesaggistica di EMBT per la Diagonal Mar è evidente una grande sensibilità rispetto alla tradizione modernista che si traduce, nell elaborazione progettuale, in un eloquente reinterpretazione del trencadis di Antoni Gaudí nel trattamento delle superfici dei grandi vasi sospesi alle strutture in acciaio. L uso del frammento, per la creazione di una pelle policroma, si evolve geometricamente nel caso del mercato, grazie all assemblaggio di esagoni ceramici raggruppati, per mezzo di fibre di vetro e adesivi vinilici, in moduli da 37 elementi, tutti dello stesso colore. In questo intervento protagonista assoluta è la copertura che, come un manto ondulato e coloratissimo, avvolge l intera struttura e rievoca nella superficie pixelata i colori vivaci della frenetica vita sottostante. Esempio altrettanto emblematico nelle tendenze di superficie è quello del Padiglione di FOA, il cui prospetto diventa metafora di un osmosi comunicativa fra cultura islamica e cristiana. Qui il rapporto fra uomo ed edifico si intesse, oltre che a scala architettonica, a livello antropologico-culturale. L incontro è infatti mediato da una pelle in ceramica perforata composta dalla ripetizione di sei differenti blocchi a tessitura variegata per geometria e colore, che ricordano nel ricamo le celosìas islamiche, elementi figurativi generati dall aggregazione di forme regolari. La reinterpretazione dei caratteri geometrici, algebrici e decorativi del mondo ispanico e arabo portano alla definizione di uno spazio-filtro che accoglie i visitatori in un atmosfera simbolica ed evocativa. Altrettanto si può dire riguardo agli spazi creati nel Padiglione del 2008: da un sottile strato di acqua emergono slanciate colonne dall ani- Patxi Mangado, Padiglione Spagnolo, Expo di Saragozza (Spagna), 2008 (fonte: ASCER) 73

6 Sopra a sinistra e destra: José Durán Fernández, Color Revolution, Burriana (Spagna), 2007 (fonte: ASCER) Sotto: Hwa Seon Lee, Makoto Inagaki, Mi-Young Yeo, project leaders: Dante Donegani e Giovanni Lauda, Breath, Domus Academy, 2004 (fonte: Archivio Edi.Cer. SpA, Assopiastrelle) ma metallica e rivestimento esterno in profili ceramici che, a contatto con l acqua stessa, la assorbono e generano correnti d aria capaci di migliorare le condizioni termiche sia in estate che in inverno. Nel richiamare le foreste di bambù, con i loro giochi di luci e ombre, Mangado definisce un architettura dall elevato carico simbolico che reifica completamente la tematica dell Expo (acqua e sviluppo sostenibile) semplicemente riproponendo gli effetti microclimatici di un processo naturale. Il progetto Color Revolution dell architetto Fernàndez, insignito nel 2007 del Premio di Architettura e Design d interni di ASCER (Asociación Española de Fabricantes de Azulejos y Pavimentos Cerámicos) nella sezione Architettura, si distingue per la semplicità dell idea. Solo con l impiego di piastrelle e luci colorate la strada pedonale principale di un piccolo centro medievale nel Sud-Est della Spagna assume una nuova e vibrante identità. La policromia delle piastrelle ceramiche in grès porcellanato estruso e smaltato rimodellano giocosamente la calle, definendo un percorso che, nella disposizione orizzontale dei colori primari, ricorda un arcobaleno. L effetto è accentuato da luci caleidoscopiche che invadono lo spazio pubblico cancellandone con un semplice gesto la blanda e grigia continuità. Risulta quindi chiara, anche solo da queste opere, una notevole ripresa, non solo di interesse, ma soprattutto di creatività nel settore ceramico, grazie a tutta una nuova schiera di architetti capaci di integrare la produzione artigianale e industriale già esistente con nuove forme, nuovi disegni, nuovi moduli espressivi, nuove decorazioni, atti a sostituire o reinterpretare quelli ereditati dal passato; capaci, quindi, di offrire prodotti inediti, non solo dal punto di vista tecnico-formale, ma anche da quello più puramente estetico. Entrando però nel merito delle caratteristiche intrinseche del materiale si palesano i limiti di un impiego esclusivamente basato sulle peculiarità mono-funzionali. I campi applicativi non sono infatti riconducibili unicamente ai requisiti di planarità, rigidità e lucidità ma possono allargarsi a prestazioni che mettono in gioco una reattività del materiale, una sua risposta attiva. È il caso di una serie di prototipi di smart tiles messi a punto negli ultimi anni da laboratori, workshop, dipartimenti universitari e centri di ricerca del settore, con la cooperazione sapiente delle aziende e della rete di fiere nazionali e internazionali che periodicamente forniscono aggiornamenti e novità del campo. Per non andare troppo lontano è significativo ricordare il lavoro presentato al CERSAIE del 2005 dalla Domus Academy in collaborazione con Assopiastrelle; qui i prototipi sviluppati definiscono un nuovo ruolo flessibile e performante del materiale, parlano di una ceramica «che può fare nuove cose, che diventa dinamica nel colore e nel decoro, che integra tecnologie producendo nuove performance, aggiungendo alla qualità della comunicazione del decoro fisso una dimensione dinamica ed effimera tipica della vita contemporanea». Dall integrazione tra ceramica e tecnologia vengono alla luce quindi i progetti Breath, un sistema di rivestimento architettonico a geometria variabile in grado di interagire con gli utenti e lo spazio urbano, e Vis.com, una piastrella abbinata a LED che diventa interfaccia comunicativa e sistema di illuminazione semplicemente sfruttando le proprietà riflettenti della ceramica smaltata. Ma esistono ulteriori gradi di sviluppo: sono quelli che orientano le potenzialità di questa affascinante materia alla possibilità di interazione con l ambiente, quelli cioè che slegano definitivamente la ceramica dal concetto di finitura ornamentale e la aprono a nuove inaspettate funzionalità viventi. Tornando al CERSAIE sono da sottolineare a questo proposito i risultati raggiunti dal concorso Cumulus nella cornice Markitecture 2005, che ha visto la partecipazione delle 74

7 scuole nordeuropee facenti parte del circuito internazionale European Association of Universities and Colleges of Art, Design and Media. I progetti Climate Control Tile e Glow Tile toccano punte high-tech grazie all integrazione di sistemi tecnologici di ultima generazione come le celle fotovoltaiche, i materiali a cambiamento di fase e gli inchiostri termo-cromici. Nell implicare una reattività del materiale rispetto agli stimoli dell ambiente circostante, i due prototipi permettono un assorbimento degli input nelle fibre della piastrella e formulano risposte interessanti rispetto alla questione energetica: nel primo caso questo si traduce in un riflesso termo-grafico del calore presente all interno dell edificio ed emesso all esterno, mentre nel secondo l accoppiamento della ceramica con celle fotovoltaiche consente un accumulo di energia diurna e un rilascio notturno sotto forma di flusso luminoso. Su questa scia si muovono anche le ricerche sulle piastrelle a superficie funzionalizzata (fotocatalitiche e con celle fotovoltaiche) condotte dal Centro Ceramico di Bologna (www.cencerbo.it) nel proprio laboratorio Cecerbench. Ampliando la gamma di vantaggi offerti dall utilizzo delle pareti ventilate, gli studi stanno affinando le modalità di realizzazione di un riporto, applicato direttamente sulla piastrella ceramica e quindi connaturato all elemento in sostituzione dello smalto, in grado di trasformare per effetto fotovoltaico l irraggiamento della luce solare in energia elettrica. A partire dai mosaici della Roma Antica passando per le superfici piastrellate delle architetture arabe, spagnole, cinesi e aborigene l ingegno umano è giunto a toccare nella lavorazione della ceramica livelli di sofisticatezza impensabili. In un confronto aperto tra passato, presente e futuro si è cercato in queste pagine di evidenziare come le innumerevoli possibilità tecnologiche e produttive abbiano esaltato e, in alcuni casi, addirittura animato la materia. A dispetto del rigido ruolo che la ceramica ha stabilmente acquisito nella cultura materiale dell uomo stiamo ritornando a plasmare la terra. Juliet Johnson, Climate Control Tile, Central Saint Martins College of Art and Design, Londra, 2005 (fonte: Archivio Edi.Cer. SpA, Assopiastrelle) Pacharapong Suntanaphan, Glow Tile, Central Saint Martins College of Art and Design, Londra, 2005 (fonte: Archivio Edi.Cer. SpA, Assopiastrelle) 75

8 a cura di Paola Ruotolo Hall of Fragments Finalmente all 11 a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia troviamo proprio le novità che seguiamo ogni giorno in Internet, finalmente troviamo quelle ricerche d avanguardia che la maggior parte delle riviste italiane di architettura non contempla, se non in un numero o in una rubrica speciale, finalmente troviamo la varietà e la trasversalità multidisciplinare di un esposizione veramente internazionale che finora avremmo visto solo all estero o in rare sperimentazioni curatoriali realizzate nel nostro Paese, spesso più vicine al design e agli ambienti artistici che alla critica architettonica. E soprattutto Hall of Fragments, David Rockwell, Casey Jones, Reed Kroloff, installazione artistica interattiva, 11 a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, 14 settembre - 23 novembre 2008, Venezia (rockwellgroup ) finalmente troviamo diverse, interessanti installazioni interattive, poste nel giusto risalto. Il passaggio principale dalla bellezza languida e favolosa di Venezia al mondo di Out There. Architecture Beyond Building avviene, infatti, proprio attraverso un worldgate spazio-temporale: qui, all ingresso delle Corderie dell Arsenale, due grandi schermi convessi invitano a entrare e a compiere un acuto salto metaforico, la sintonia con la narrazione architettonica che sta per cominciare è di certo assicurata. È Hall of Fragments, la creazione dell Interaction Lab di David Rockwell, ideata in collaborazione con Casey Jones e Reed Kroloff, che rallenta e scioglie il transito dei visitatori, invogliandoli a librarsi in una dimensione senza vincoli corporei e sovraschemi mentali. Dalla calda luce esterna si passa, in pochi secondi, a un ambiente buio e ovattato, ricco di suggestioni sensoriali. I pannelli ricurvi riproducono un universo algoritmico tridimensionale, molto simile a un profondo cielo stellato in cui i singoli corpi celesti fluttuano al minimo fremito d insieme, seguendo continui adattamenti evolutivi. Ed ecco che siamo noi, con la nostra presenza, a deformare questo spazio matematico, ma la nostra gestualità si distacca dalle leggi della fisica e vola direttamente in una cascata di frammenti di memoria. Al nostro passaggio, infatti, i sensori di movimento costruiscono, fra i punti luminosi, coloratissime tessiture spaziali che discendono da note sequenze filmiche, tratte dai più popolari capolavori del cinema, divenute ormai frame memorabili dell immaginario collettivo. Queste strutture generative tridimensionali, nell interpretare l espressione corporea di un singolo visitatore, possono espandersi e sovrapporsi ai riverberi di percezione delle altre persone presenti, formando costellazioni, potenzialmente infinite, di ricordi, di visioni, di sogni condivisi. La trasfigurazione dell ambiente architettonico vibra, inoltre, sulle onde di un incantato mosaico sonoro che dà corpo alle tracce di energia lasciate dalla nostra coscienza dinamica. Dietro le ampie quinte interattive, specchi visionari senza fondo, sospesi tra cinema e architettura, scopriamo un gruppo di piccoli schermi che svelano, infine, i 30 videoclip utilizzati per l installazione e continuano a giocare con i movimenti degli spettatori incuriositi. Sito web: /work/venice-biennale Aeolian Tower, Jason Bruges Studio, allestimento urbano nell ambito del festival onedotzero_adventures in motion, novembre 2008, Londra (Jason Bruges Studio ) Lucciole di vento Da un piccolo oggetto di design a un landmark urbano: è l approccio innovativo di Jason Bruges nella sua ultima creazione in ambito di sostenibilità e strutture effimere, frutto del lavoro coordinato con gli studenti di architettura della University of Westminster. Parliamo della graziosa Wind Light prodotta a grande richiesta da Mathmos e disponibile in rosso e blu una turbina eolica in miniatura, alta appena 20 cm, che alimenta due piccole anime luminose LED (light emitting diode). Oggetto fatuo quanto goloso che veicola, però, un messaggio ben più intenso quando si riproduce in esemplari e va a colonizzare la struttura reticolare di acciaio appositamente eretta davanti al BFI Southbank di Londra. Come uno sciame di lucciole rosse, le minuscole turbine si posano sui profilati metallici e ricoprono interamente l Aeolian Tower, in tutti i suoi 15 m d altezza, di un ardente luminescenza fiorita che mareggia, giorno e notte, sotto le folate di vento. Un installazione lirica e suggestiva che allo stesso tempo imbriglia e visualizza il respiro dell energia eolica, ma soprattutto una traccia importante che apre la strada alla ricerca di una nuova estetica per la progettazione architettonica del paesaggio urbano. Le energie rinnovabili possono, infatti, trasformarsi in veri e propri atomi costruttivi e innestarsi nell organismo storicamente stratificato della città sia come materia che come visione simultanea dei flussi di produzione del lavoro, del tempo libero, del gioco e di ogni altra sostanza progettuale dell Homo Urbanus. Sito web: Una Gioiosa Marea di progetti Un antica farmacia diventa la nuova Sicily Lab Gallery e si trasforma in una finestra culturale aperta sul corso principale di Gioiosa Marea, località marina in provincia di Messina. La filosofia del plug-in design si connette, così, direttamente al territorio, sostenuta dall onda di entusiasmo della vivace comunità web dei gioiosani. La mostra Plug-in design, Sicily Lab Gallery, 31 agosto - 9 settembre 2008, Gioiosa Marea, Messina (immagine di Nicoletta Gerevini) 76

9 inaugurale, caldeggiata dalla dott.ssa Giuliana Scaffidi e aperta dal sindaco Ignazio Spanò, presenta i due anni di ricerca progettuale del nitro e dei giovani designer chiamati a immergersi nella realtà dell insediamento costiero. Viene affrontato un quadro denso di contraddizioni, tipico degli splendidi litorali italiani, con patrimoni architettonici e ambientali di raro valore, ma anche evidenti ambiti di profonda crisi. L approccio proposto suggerisce un idea soft di progetto che inneschi energie positive con integrazioni mirate e vitali negli scenari critici del tessuto cittadino, un intervento dal basso verso l alto. Fulcro di questa nuova idea di design è l information technology, intesa non come bene di lusso, ma proprio quale risorsa prioritaria nella risoluzione di emergenze territoriali e locali. Lo stesso allestimento della mostra, progettato dal gruppo (Aldo Mammucari, Lorenzo Mastroianni, Alfredo Principia) riscopre volutamente materiali semplici e sostenibili, come le incannucciate usate per ombreggiare logge e giardini, fondendoli alle espressioni estetiche delle nuove tecnologie parametriche. Uno sguardo costruttivo, dunque, non solo nei confronti della cultura architettonica, ma anche verso i cittadini e i loro rappresentanti politici che hanno risposto con curiosità e passione al movimento d interconnessione dinamica del Sicily Lab. Sito web: Vertigo Lo studio AquiliAlberg, basato a Milano, ha creato per Moroso l accattivante Vertigo side-table, ispirato allo spazio matematico e multistabile di Escher. La ricerca di un illusione di movimento, di una vertigine percettiva, indotta dal design fluido e dinamico, ritrova la fascinazione estetica della simmetria, interpretata, però, sul filo della Vertigo Lounge installation, AquiliAlberg, Casa- Decor, Torino (AquiliAlberg ) complessità formale dei più innovativi processi progettuali. Ed è proprio la rotazione perpetua e ritmica delle superfici a scandire il senso di un moto digitale, fisico e perfettamente astratto allo stesso tempo. Nel gioco di pieni e vuoti le silhouette si rincorrono tra figura e sfondo e suggeriscono uno slancio arioso nella luminosità delle finiture brillanti. Elementi di progetto che ritroviamo nell allestimento altamente scenografico dello spazio lounge di Palazzo Villa, ideato per Casa-Decor a Torino, dove nastri continui squarciano lo specchio scuro della pavimentazione come saette sfaccettate che risalgono le correnti tridimensionali della sala. I decisi contrasti cromatici, le linee forti e reversibili, le graziose fioriture dei tavolini donano a questa creazione, sospesa tra design e architettura, una particolare intensità emotiva. Sito web: Emozioni matematiche Il BMW Museum di Monaco ospita una scultura cinetica veramente spettacolare, da vedere più che da descrivere. Ideata da ART+COM, gruppo berlinese che ha curato l intera produzione multimediale del museo, l installazione si sviluppa in un area di 6 mq inscenando una narrazione meccatronica, parola che traduce la più gradevole Kinetic Sculpture, ART+COM, BMW Museum, Monaco di Baviera (ART+COM ) espressione inglese mechatronic, ovvero la combinazione dell ingegneria meccanica ed elettronica con le tecnologie informatiche. Si tratta, in realtà, di 714 piccole sfere metalliche sospese a sottilissimi cavi d acciaio e governate con precisione millimetrica da altrettanti motori a controllo numerico: si librano a mezz aria e ondeggiano all unisono lungo le traiettorie invisibili di una sequenza di mesh tridimensionali, definite da un processo continuo di evoluzione formale. Il risultato è assolutamente sorprendente. Le magiche biglie riflettenti dapprima precipitano caoticamente dal soffitto, simili a gocce di pioggia, poi, come colte da un incantesimo, cominciano a disporsi nella luce e nella profondità dello spazio secondo ipnotiche trame fluttuanti, individuando figure astratte e noti modelli di automobili. È l idea ancora in nuce, è il pensiero indistinto che prende forma, è una creatura matematica che riconosciamo in fondo all anima. Parla l incredibile video: Prototyping the city Tre università di rilievo internazionale l Architectural Association di Londra, la Columbia University di New York e il Politecnico di Torino hanno dato vita, in occasione di Torino 2008 World Design Capital, al Design Studio Prototyping the City, un interessante workshop coordinato da Cesare Griffa e diretto da Claudia Pasquero, Marco Poletto e Caterina Tiazzoldi. Un gruppo internazionale di 35 studenti ha colto, infatti, la singolare sfida di realizzare con semplici listelli di legno un installazione temporanea, ideata e prodotta, in sole due settimane, con l ausilio di processi di progettazione parametrica. Cuore propulsivo dell evento è una ricerca d avanguardia che propone nuovi approcci tipologici all organismo urbano e nuovi sistemi di gestione del progetto, riservando un attenzione particolare al ruolo delle tecnologie digitali e della prototipazione rapida nell indagine di temi fondamentali come la salute, il benessere, l ecologia e altri aspetti emergenti delle metropoli del XXI secolo. Assolutamente da non perdere il blog che illustra tutte le fasi dell impresa degli studenti, dai modelli di sviluppo alla realizzazione in tempo record di una struttura effimera degna di nota. Sito web: Design Studio Prototyping the City, produzione di un installazione temporanea, progetto International Summer School Designing Connected Places (13-29 luglio 2008, Torino) 77

10 L e regole del gioco La mostra su Bruno Munari di Giovanni Bartolozzi Supplemento al dizionario italiano, 1958 Schizzi per la lampada Falkland, 1964 A destra: Bruno Munari Forchette parlanti, 1958 Creatività effervescente e leggera quella che si respira alla mostra su Bruno Munari, allestita a Roma presso il museo dell Ara Pacis. Dalle prime inalazioni futuriste alle opere negativipositivi, dalle sculture da viaggio alle strutture continue e appese, dalla grafica al design, dai giochi alla produzione di libri, dalle xerografie ai fossili del 2000, dalle tavole tattili al lavoro per i bambini, nei quali Munari ha ritrovato una sintesi perfetta, completa e socialmente incisiva di tutto il suo forsennato operare, la mostra è scandita da una fantasia senza limiti, fatta di piccole cose: carta e cartoline, stoffa e macchie, spago e sassi, colori e nebbia. La mostra ci accoglie con le macchine inutili sospese nel compatto doppio volume della sala principale, al piano interrato ci sorprende con una mole ineguagliabile di lavoro e ci congeda con un segno di speranza: la ricostruzione dei laboratori didattici, utilizzati effettivamente dalle classi delle scuole romane per sperimentare l approccio didattico ideato da Munari proprio nei giorni di apertura della mostra. Insomma chi era Bruno Munari? Era una persona semplice e poliedrica, come in fondo lo sono stati tutti i maestri di architettura della sua generazione. Instancabile educatore, riusciva a veicolare con disarmante semplicità messaggi e metodi progettuali complessi. Autentico ideatore di oggetti e concetti, mai formalista ma grande studioso e conoscitore di forme, osservatore curioso e instancabile, non vi è ramo della sfera visuale ed estetica che egli non abbia indagato. Ha dato al design italiano un contributo decisivo, non solo per alcuni suoi oggetti come il portacenere cubo, la famosa lampada Falkland, le ciotole Maldive e tanti altri oggetti di straordinaria semplicità, ma anche per un contributo teorico (magistralmente contenuto nel libro Da cosa nasce cosa), che è riassumibile nell analisi rigorosa di alcuni oggetti comuni a noi pervenuti in anonimato e tutt oggi utilizzati. «Attenzione designer! sembrava dire Guardatevi intorno, guardate bene le buste di plastica con cui portate la spesa in casa, perché è quello il vero design». La mostra mette bene in evidenza i tre cardini su cui ruota l intera attività di Munari. Il primo sta nel rapporto tra pratica e teoria: Munari non era un teorico o non solo quello. La sua teoria correva sui binari della sperimentazione propria, non era affatto astratta, e il suo lavoro si risolveva sempre in una forma realizzata, materiale, concreta. Il secondo sta nel metodo, in un processo creativo che muoveva sempre da concetti, da colpi d occhio, da parole chiave, sicché le sue opere si affinavano con rigore e senza sbavature nell asciutta aderenza a quella idea forte originaria. Infine l interesse per la regola e per la sua ludica negazione. Tutte le opere di Munari sono costruite su una regola compositiva di fondo geometrica, concettuale, statica, visiva, materica. Ma l obbedienza alla regola genera nello sviluppo del progetto, e quasi per gioco, delle piccole omissioni, delle asimmetrie, degli squilibri che costituiscono dell opera il sapore unico. La mostra riporta un documento di Munari del 1992 battuto a macchina, nel quale vi si legge: «Una persona vale per quello che dà non per quello che prende (pensiero difficile da capire in un paese di furbi) per cui se ognuno dà il meglio di sé alla collettività, questa si sviluppa e cresce». Insomma chi fa ingresso nell universo di Munari e ne scopre le regole del gioco non può che uscirne frastornato e trasformato. 78

11 Se osserviamo in Italia la mancata progettazione lungo le autostrade di sistemi di integrazione con il paesaggio, scopriamo un vuoto, una mancata sensibilità nei confronti di queste potenziali risorse. La cultura del progetto sta investigando a livello internazionale la possibilità di far interagire il progetto generato al computer, quindi spesso molto articolato morfologicamente, con l ambiente. È un rapporto del tutto naturale visto che le forme basate su sistemi topologici e parametrici creano spesso andamenti organici che si inseriscono con successo nel territorio. Cosicché, mentre nelle rigide maglie urbane le architetture informatiche acquistano un carattere alieno che a volte sconcerta, quando invece la dimensione supera quello dell oggetto singolo, per suggerire o raggiungere effettivamente una dimensione territoriale, ci si trova immediatamente convinti della correttezza dell operazione. È logico: le regole formative del territorio sono interpretate matematicamente e applicate alla creazione di questi nuovi oggetti un po infrastrutture, un po edifici, un po sistemi ambientali essi stessi. In Olanda a Leidsche Rijn, presso Utrecht, il gruppo ONL, capitanato da Kas Oosterhuis, ha elaborato e realizzato un sistema di barriera acustica, estremamente innovativo, che mette in campo le ultime sperimentazioni dell information technology. È una barriera fonoassorbente che si espande e si dilata, e assolve a più destinazioni: edificio, infrastruttura, sistema ambientale. Avvolgendosi su se stessa crea lo spazio abitabile dell edificio, per poi distendersi e ritornare alla sua funzione di barriera acustica. Il tutto si dipana per alcuni chilometri assumendo appunto quella dimensione territoriale di cui si diceva e offrendoci una nuova interpretazione della relazione infrastruttura-architettura. È un rapporto che, senza ricordare il famosissimo Plan Obus di Le Corbusier del 1932 (che prevedeva una forma curvilinea composta da abitazioni poste al di sotto di una carrozzabile, che si snodava lungo la città di Algeri), ha avuto un grande ritorno di interesse a partire dagli anni Sessanta del Novecento, per diventare un nodo centrale dell odierno pensare la città e il territorio. Le cause sono da ricercare in dinamiche sempre più complesse che vedono i fili, le reti, gli impianti, da sempre nascosti dentro il corpo dell architettura e della città, emergere, fuoriuscire a causa dei flussi fisici e immateriali sempre più intensi. La cultura architettonica che ha segnato il mutare dell idea di spazio urbano in spazio infrastrutturale è quella della stagione utopica degli anni Sessanta, dettata dalle trasformazioni del mondo, dalla pillola anticoncezionale al viaggio sulla luna. Ne era nata una nuova utopia, che vedeva in architetti del calibro di Richard Buckminster Fuller, di Yona Friedman, di Louis Kahn, degli Archigram, di Kenzo Tange, solo per citarne alcuni, i nuovi interpreti della città-infrastruttura. Era l idea dell innesto e della mutazione, solo per ricordare i progetti come Plug-in City (1964) di Peter Cook, Walking City (1964) di Ron Herron ed Electronic Urbanism ( ) di Takis Zenetos. Quella generazione ha posto le basi di un modo di concepire la città come rete, superando la visione urbana del monumento: pensiamo alla Città spaziale di Yona Friedman, che liberava il suolo per generare un architettura sopraelevata, di strutture aeree, in cui si materializzavano i flussi della città. Nel disegno Freud Unlimited, opera di Madelon Vriesendorp, pubblicato nel 1978 nel libro Delirious New York di Rem Koolhaas, l isola di Manhattan appariva come un enorme letto, mentre i grattacieli emergevano dal fondo del suo mare, come giocattoli infantili. Ciò che era invisibile, sotto la linea acquatica, erano le grandi e grosse tubature, i cavi di collegamento, in cui venivano inserite tutte le reti infrastrutturali. Koolhaas evidenziava questo luogo nascosto della metropoli contemporanea. Oggi, grazie a una rivoluzione innescata dalla T erritorio infrastrut tura Architettura, una dimensione integrata di Antonello Marotta Freud Unlimited, da Delirious New York di Rem Koolhaas, Disegno di Madelon Vriesendorp 79

12 filosofia digitale, le reti sono pensate come parte integrante della trasformazione della città e del territorio. Ne è nata una filosofia che vuole portare in luce ciò che da sempre è stato sommerso. Nell VIII Mostra Internazionale di Venezia dal titolo Next nel progetto di una Biblioteca del Brabante a Eindhoven, ad opera dello studio MVRDV, il corpo ellittico (una Torre di Babele del sapere, su cui erano posizionati tutti i libri lungo il percorso ascendente) veniva attraversato da una potente infrastruttura: una rete ferroviaria, in cui un treno ad alta velocità forava la sua massa dinamica. Era la visualizzazione di un idea tecnologica ancora utopica e fantascientifica, che ricordava il film Metropolis di Fritz Lang del Il lavoro che la filosofia digitale opera vuole invertire questa idea, di matrice modernista, meccanica, e riportare il sistema infrastrutturale sulla linea del suolo, integrata con il contesto, tale da non essere più una divisione, ma un sistema di collegamenti e di attraversamenti. Se allora guardiamo il lavoro di Kas Oosterhuis comprendiamo che la sua teoria, improntata al modello informatico, intende naturalizzare il segno di separazione che da sempre l infrastruttura ha determinato sul territorio e renderlo interconnesso con l ambiente. Nella collana The IT Revolution in Architecture, il libro di Oosterhuis Iper corpi. Verso una architettura e-motiva è caratterizzato dalla sua ricerca verso l interattività. Nella Biennale di Venezia del 2000 Oosterhuis aveva progettato Trans-ports, una struttura programmabile che mutava forma e contenuto in tempo reale, in risposta a cambiamenti locali e globali indotti dagli utenti e dall ambiente. Dall idea di un edificio mutante lo studio ONL, di Oosterhuis e Lénárd, ha recentemente realizzato un nuovo ipercorpo: il sistema Acoustic Barrier di cui abbiamo prima anticipato alcune caratteristiche. Vediamo quali sono gli aspetti innovativi. Innanzitutto la barriera fonoassorbente, che si sviluppa per un chilometro e mezzo lungo la superstrada A2, è in realtà l insieme di più sistemi: contiene all interno uno spazio esposizioni di auto di lusso per l azienda Hessing, articolato su due livelli di circa mq, noto come Cockpit, e un parcheggio inserito all interno della struttura. MVRDV, Biblioteca del Brabante, Eindhoven, in 8. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia ONL Oosterhuis Lénárd, Acoustic Barrier, Leidsche Rijn, Utrecht,

13 È un architettura-infrastrutturale, generata da un modello tridimensionale al computer, che ha permesso di realizzare direttamente in cantiere le varie componenti che la determinano: sia in relazione alla struttura reticolare, che ricorda quelle di Fuller, sia dei sistemi di chiusura in vetro rinforzato, circa pannelli, di forma triangolare, dello spessore di 6 mm, montati su profili in gomma rigida. Tutto il sistema di assemblaggio è stato studiato in ambiente virtuale, grazie al software 3D Point Cloud, che ha permesso l analisi del processo di montaggio, di esecuzione e taglio dei pezzi. A questa innovazione tecnologica, che ha permesso di abbattere i costi, corrisponde una che ha una natura profondamente estetica. La modellazione digitale ha, di fatto, trovato una nuova alleanza con i processi naturali e con le sue regole interne. Non solo, la barriera è posta a soli 15 m dall autostrada e si trasforma in un esperienza visiva dinamica, della durata di circa 40 secondi, per chi viaggia a 120 km/h, traducendosi in un architettura della mutabilità. È un progetto dalla natura anti-seriale. Nel 2003 una esposizione, tenutasi al Centre Pompidou di Parigi, dal titolo Architectures non standard, chiariva il ruolo dell informatica nei nuovi processi di disegno del territorio. Oosterhuis portava in mostra la sua ultima produzione e nel progetto della Barriera Acustica visualizzava nella forma le istanze della velocità, della interattività, ma soprattutto della integrazione nei segni del territorio. Se Koolhaas aveva reso nascosta la natura infrastrutturale, in uno stadio sottomarino, e MVRDV avevano colto ancora l aspetto aereo e meccanico, Oosterhuis collega, sulla linea del suolo, il territorio e l infrastruttura, fondendoli in una dimensione integrata, foriera di straordinari sviluppi. 81

14 La memoria dei sensi Nuovi cunti per i borghi abbandonati di Rosetta Angelini Strada dei pescatori. Gioiosa Marea, Messina «È l alba. Le reti sono distese ad asciugare. Nell aria c è un odore intenso di sarde appena pescate, di tanto in tanto s intravedono le teste appesantite dalle grandi ceste portate con disinvoltura dalle donne gioiosane che in su e in giù percorrono le viuzze e le scalinate del borgo, mentre nelle piccole corti si sente già l odore del pane e, tra gruppetti di galline incuriosite, sulle note di un rauco grammofono qualcuno accenna a timidi passi di danza. È il giorno che comincia, per il borgo marinaro di Gioiosa». Questo è solo un cunto, un racconto, uno dei tanti, una delle tante storie di vecchi borghi un tempo ricchi di vita in cui il lavoro e la vita in comune fatta di feste e di rituali religiosi erano un tutt uno, quegli stessi luoghi che oggi, oramai trasformati e spesso abbandonati, non sono più in grado di restituire, se non attraverso echi lontani, se non attraverso un cunto appunto, la loro presenza. Quello che resta, però, in maniera forte e viva è il ricordo di quelle sensazioni, di quelle percezioni, di quei suoni, di quelle voci, canti e odori, che solo i nostri sensi possono riproporci. Come i neuroni a specchio, particolari cellule del nostro cervello, che conservano la memoria dei sentimenti provati e li trasmettono ai sensi, così l information technology, attraverso sistemi interattivi e particolari dispositivi cognitivi, è in grado di restituirci sensazioni ed emozioni. Ma come può concretamente l IT essere applicata a situazioni di crisi reali come il caso della perdita di vitalità e di identità storico-culturale di un borgo marinaro? Questa è la scommessa che un gruppo di designer ha accettato partecipando al workshop che si è tenuto i primi dello scorso settembre al SicilyLab, a Gioiosa Marea (Messina) dal titolo: 1+1= Tre. Sulla base di una lettura antropologica dei comportamenti e di una rielaborazione dei materiali semplici e di uso quotidiano, attraverso interventi con dispositivi interattivi applicati a situazioni reali, si intendeva dare come risultato un salto, un Tre che fosse appunto un progetto immaginativo creativo e anche possibile. I designer G. Miragliotta, L. Bellucci, L. Valente, M. Marangio e N. Tiberi, questo salto lo hanno fatto! Lavorando infatti singolarmente su diverse situazioni di crisi del borgo marinaro di Gioiosa Marea, hanno realizzato un progetto integrato, prendendo in esame: il sistema urbano dei percorsi, la stazione, una grotta di notevole valore archeologico e, infine, proponendo una nuova strategia d intervento per il turismo giovanile. Alcuni di questi progetti sono fattibili nell immediato e mirati a una rivitalizzazione del borgo sia da un punto di vista storico-culturale che economico grazie all inserimento di elementi legati alla cultura e alla storia dei luoghi rielaborati e attualizzati mediante l utilizzo di sistemi tecnologici. Il progetto che propone Miragliotta, infatti, partendo da un analisi urbana del borgo individua un importante asse longitudinale di continuità che raccorda la zona terrazzata a belvedere del paese con l asse principale che delimita il borgo, diventando occasione per la realizzazione di un sistema di pavimentazioni che, oltre ad accentuare l asse prospettico longitudinale, attraverso segni trasversali sul suolo, evidenzia gli accessi alla spiaggia ristabilendo quel rapporto con il mare reso difficile dalla presenza del muro della ferrovia. Mediante, poi, l utilizzo di particolari dispositivi tecnologici, alcune aree singolari sono rese intelligenti da una pavimentazione puntuale traslucida che informa sulla storia dei luoghi del vecchio borgo. Gli stessi racconti di persone e di luoghi hanno influenzato il progetto di Bellucci che concentra la sua attenzione sulla piccola stazione ferroviaria, un crocevia unico di percezioni e sensazioni. La sua analisi parte infatti dal motivo dell oscillazione e dai movimenti sinuosi delle onde sonore, movimenti che, proiettati nel contesto della stazione, determinano un diagramma ondulatorio che diventa matrice progettuale in cui elementi di vegetazione si alternano a pensiline ombrose, a sistemi di attraversamento dei binari e a elementi puntuali costituiti da oggetti, sculture e installazioni sonore che restituiscono, rielaborati, echi di sensazioni passate ma ancora fortemente vive nella memoria. Come vive sono le vibrazioni emotive e sensoriali che Valente riesce a far affiorare nel suo progetto per la grotta del Tono. La grotta, 82

15 Giusy Miragliotta. Nuovi percorsi. Ridisegno e valorizzazione del sistema delle strade e delle pavimentazioni, Gioiosa Marea, Messina, 2008 attualmente aperta al pubblico solo su richiesta, è una struttura geologica molto ricca dal punto di vista storico-naturalistico che collega il costone roccioso su cui si insedia la città al mare. L ambito sotterraneo viene dotato di una infrastruttura sonora (altoparlanti di diversa potenza, caratteristica e disposizione) e di proiettori di immagini. Questa infrastrutturazione permette di offrire la grotta del Tono a un musicista che eventualmente in connessione con un video artista trasformi la struttura in una installazione sonora ad hoc, proiettando il visitatore in un altra dimensione. Partendo invece dal concetto di sistemi sovrapposti come tanti layer, Marangio individua nei numerosi cavi, nelle reti e nella miriade di antenne che caratterizzano le viuzze e le scalinate interne del borgo il suo progetto. Concentrandosi, infatti, su strategie urbane di rivitalizzazione anche economiche, inserisce nell isolato delle strutture leggere fatte di reti e di verde, ibridate con sistemi tecnologici di illuminazione che forniscono a un tempo dei modi per migliorare la qualità urbana collegando le varie parti del borgo e offrendo così la possibilità di creare spazi per eventi pubblici di vario tipo. Tiberi, invece, con il suo progetto attiva tre o quattro processi virtuosi. Studia infatti un sistema di sviluppo del turismo giovanile basato su una modalità ibrida tra il campeggio e l ostello. Lo denomina transi(s)tare e basa il sistema su tre elementi. Innanzitutto la dotazione di un piccolo centro servizi amministrativi in uno degli edifici in abbandono del borgo marinaro, una serie di semplici opere di infrastrutturazione della spiaggia e, soprattutto, una serie di elementi esagonali in cemento armato che si innestano nel muro di protezione della ferrovia. Oltre a proteggere dall erosione marina e consentire un trattamento plasticamente suggestivo del muro, questi elementi forniscono riparo e un posto dove dormire ai giovani turisti. Laura Bellucci. Sound Good. Onde sonore e risistemazione urbana nell area della stazione ferroviaria 83

16 Marco Marangio. Nuove reti. Sistemi e strategie di valorizzazione del patrimonio edilizio e urbano Luigi Valente. Nuove memorie. La grotta del Tono come luogo di installazioni sonore e visive di artisti contemporanei Nazareno Tiberi. Transi(s)tare. Plug-in wall per un nuovo turismo giovanile a Gioiosa Marea «Sono le 10 del mattino, salgo su e giù tra le viuzze scoscese del borgo, sono ombrose e profumate grazie alle reti tese tra gli edifici. Tra le maglie, come intrappolati, scorgo vari oggetti, ne acquisto uno. Prima di andare al mare raggiungo la grotta del Tono, sono come stordita, i suoni, le luci e le immagini dell artista mi inebriano. Emozionata, con passo oscillatorio mi dirigo verso la stazione e mi fermo al riparo dal sole sotto una pensilina dalle forme sinuose e, tra il colore violaceo dei fichi d india maturi ascolto attraverso un dispositivo-scultura di ceramica un cunto, uno dei tanti, una delle tante vite che sono passate per la stazione. Proseguo il mio percorso vivacizzato da una pavimentazione colorata che diventa gioco di strada per i bimbi che vanno al mare, in un punto il disegno della pavimentazione cambia, mi indica l accesso alla spiaggia. Finalmente il mare! Bello questo posto, un po rifugio, un po nido, credo proprio che transi(s)tarò un bel po! È il giorno che comincia per il nuovo borgo marinaro di Gioiosa. E questo è un nuovo cunto». 84

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