Alberto Osti. Le vie normali ai 2000 del Velino - Sirente

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1 Alberto Osti Le vie normali ai 2000 del Velino - Sirente

2 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 1. MONTE CAVA (2000 m.) E' una montagna non straordinaria, ma che sorprende chi la sale; arrivando da Roma il monte Cava è ben visibile dall'autostrada assieme al monte S.Rocco, sotto cui passa il tunnel dell'a24, e non sembra una montagna che meriti un'ascensione, appare infatti tondeggiante e glabra, senza niente di particolare a caratterizzarla. Invece, avvicinandola a piedi dal valico della Chiesola di Lucoli, grandi faggete, pascoli d'alta quota e le paretine rocciose di quello che dovrebbe essere un piccolo circo glaciale ne fanno una montagna bella e piacevole. La vetta del Cava è poi più o meno a metà del bellissimo percorso treno-trekking del Velino, un itinerario di più giorni e di molte cime tra le stazioni FS di Rocca di Fondi e di Celano. Difficoltà: E; la E è dovuta all'impegno fisico, che data la lunghezza del percorso non è indifferente. Per il resto non vi sono difficoltà. Impegno: 8 km. all'andata e 12 km. al ritorno, 750 m. di dislivello, 3.15h all'andata e 4h al ritorno. Piaceri: una lunga sgroppata su una cresta bella e poco frequentata, l'attraversamento di una bellissima faggeta. Come arrivarci: A24 fino al casello di Torninparte, poi seguire la strada per Campo Felice fino al parcheggio subito prima del valico della Chiesola di Lucoli. Via di salita: dal parcheggio si scende sui pascoli di Prato Capito e ci si dirige alla casetta in cemento subito a ovest al limite del bosco; dietro la casetta parte il sentiero CAI n.1, che si dirige verso sud-ovest, passa accanto ad alcuni straordinari faggi plurisecolari e dopo 800m. ca. si ricongiunge alla sterrata proveniente anch'essa dal parcheggio. Si segue la strada e dopo 3 km. ca. si arriva prima a una bella valletta pratosa e poi, pochi metri dopo, ai prati del Cerasolo (1.30h dal parcheggio), da cui si hanno belle viste sul Ginepro, l'uccettù, il San Rocco; da qui si segue la sterrata in direzione nord-ovest (destra, a sinistra si va al rifugio del Campitello), verso l'ampia ed evidente cresta che sale al monte S. Rocco in ca. 3 km.; superata questa vetta e la seguente sella del male Passo, dopo un altro chilometro si arriva sulla cima (1.30h da prati del Cerasolo). Si può tornare per la stessa via, ma è senz'altro più bello continuare sulla cresta verso nord-ovest fino al Vado di Femmina Morta, da dove si piega verso sud-est e si attraversa il bel pianoro delle Ferrarecce fino a sotto la cima; di lì si traversa verso sud-est sotto la parete nord del Cava per risalire in cresta al Male Passo e ritrovare il percorso di andata. Vista dalla cima: è molto bella verso sud, con tutto il gruppo del Velino, e verso nord, dove i monti del Cicolano e il Terminillo più lontano appaiono da una prospettiva insolita e particolarmente selvaggia. Più a est i Sibillini, la Laga e il Gran Sasso. Cime secondarie: il monte S.Rocco (1880 m.), di cui si tocca la cima nel percorso di cresta dai prati di Cerasolo alla vetta di monte Cava. Vie alternative: una bella via è quella che sale dal borgo di Castiglione (raggiungibile in auto da Torninparte) per la valle Fracida e il Pratolungo (sentiero CAI n. 1C) fino alle Ferrarecce, da cui si raggiunge in breve la cima; anche questa via si può considerare E. Luoghi particolari: il piano delle Ferrarecce, poco a nord della cima sotto la parete est, con i suoi piccoli laghetti carsici, è un luogo bellissimo e appartato, raramente visitato dagli escursionisti.

3 1. MONTE CAVA (2000 m.)

4 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 2. MONTE ORSELLO (2041 m.) Dall'autostrada tra il traforo di monte S.Rocco e L'Aquila appare come una montagna dalle forme eleganti; da Campo Felice è invece una lunga dorsale sassosa senza una particolare personalità. Il panorama dalla cima e i bei percorsi possibili sulla lunga cresta sommitale valgono tuttavia un'escursione; in inverno è una facile, gradevole e assai panoramica gita scialpinistica (attenzione alle cornici del versante nord-est!) Difficoltà: T; una facile passeggiata di cresta. Impegno: 6 km. a salire e 6 km a scendere, 2.30h a salire, 1.30h a scendere, 500 m. di dislivello. Piaceri: una bella cresta con qualche roccetta, un altro 2000 nel carniere. Come arrivarci: A24 fino a Torninparte, poi la strada per Campo Felice fino all'incrocio con quella proveniente da Lucoli (Valico della Crocetta); si lascia l'auto al parcheggio dell'ufficio informazioni che è nello stesso edificio dell'albergo "Vecchia Miniera". Via di salita: subito dietro l'albergo si segue la mulattiera per la vecchia miniera di bauxite di monte Orsello (sentiero CAI n.4); si continua su questa sterrata percorrendo due ampie curve fino a superare un valloncello erboso (20 min. dall'albergo) dove si piega a destra (lasciando la mulattiera che prosegue a mezzacosta sul versante sud). Proseguendo verso ovest si raggiunge in pochi minuti un secondo valloncello al termine ovest del quale, senza entrare nel bosco, si piega a sinistra (sud) per salire sulla cresta; questa è inizialmente ampia e erbosa, poi rocciosa in un paio di tratti; a tre km. e mezzo ca. dal 2 valloncello si arriva sulla cima (2h dal valloncello), dove c'è una piccola croce metallica. Ritorno per la stessa via. Vista dalla cima: bellissima la veduta su Campo Felice e sul gruppo del Velino; anche a nord il panorama è interessante: da sinistra (ovest) il Terminillo, il Cicolano, il monte Calvo, i Sibilllini, la Laga e tutto il gruppo del Gran Sasso. Cime secondarie: un chilometro ca. a nord-ovest della cima c'è il Pizzo delle Fosse (1999 m.), poco più di una protuberanza della cresta. Vie alternative: la via che sale dalla strada tra Casamaina e Lucoli alto (da quota 1207 m.) è più varia ma anche più impegnativa e faticosa della via normale; è classificabile E. Luoghi particolari: nel valloncello erboso a ca. quota 1700 si trovano curiosi resti di un insediamento stagionale di pastori, con muretti e ruderi di capanne.

5 2. MONTE ORSELLO (2041 m.)

6 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 3. MONTE PUZZILLO (2174 m.) Il Kailas dell'appennino è una montagna bella e gradevole in tutte le stagioni, ammantata di faggete sul versante di Campo Felice, brulla e aspra verso sud. E' il Kailas dell'appennino per due ragioni: la prima è la somiglianza con il monte sacro ai tibetani e agli induisti, specie quando la si osserva salendo dall'albergo Alantino, a Campo Felice, verso il rifugio Sebastiani. Inoltre, come per i tibetani il giro attorno al Kailas purifica lo spirito e garantisce una migliore reincarnazione, così il giro del Puzzillo, una classica dell'appennino in tutte le stagioni, garantisce all'escursionista nostrano purezza di polmoni e felicità d'animo. Difficoltà: E ; una lunga sgroppata su una cresta che solo in un breve tratto prima di monte Cornacchia pone qualche lievissima difficoltà. Impegno: 5,5 km. a salire e 6,5 km. a scendere, 2.30h a salire, 2.15h a scendere, 600 m. di dislivello. Piaceri: è un'ascensione che porta l'escursionista nel cuore del gruppo del Velino, con un ambiente che via via si fa sempre più severo e selvaggio. In ogni tratto della cresta il panorama è bello e vario, fino alla parte sommitale, quando ai piedi dell'escursionista si apre il magnifico piano del Puzzillo. Come arrivarci: autostrada A24 fino al casello di Torninparte, quindi seguire la deturpante strada per Campo Felice sino a subito prima o subito dopo il valico della Chiesola di Lucoli, dove si lascia l'auto in ampi parcheggi sulla destra. Via di salita: lasciata l'auto prima o dopo il valico, ci si dirige verso la cresta nord del Puzzillo, all'inizio boscosa e che comincia esattamente dal valico, scendendo dal parcheggio verso il bosco di faggi e risalendolo senza via obbligata fino a giungere in cresta; questa la si segue sino alla vetta, facendo qualche attenzione, soprattutto in presenza di neve ghiacciata, nel tratto un po' stretto che, superato il monte Fratta e la sella che lo divide dal monte Cornacchia (raggiunto dopo ca. 1.30h dal parcheggio), risale verso la cima di quest'ultimo; dopo questa cima il sentiero lascia la cresta per tenersi alla destra del filo, passando sotto una fascia di rocce, oltre le quali torna in cresta e piegando pian piano verso est giunge sulla cima, dove c'è una croce di legno (1.15h dalla cima di monte Cornacchia). Per il ritorno, se non si vuole ripercorrere la cresta, si può dalla cima ritornare sui propri passi per circa 500 metri fino a un tratto di cresta erboso e non eccessivamente ripido da cui si può scendere rapidamente, in direzione sud-ovest, fino al passo del Morretano (attenzione a non finire sopra ai salti di roccia!), da cui si percorre tutta la bella valle omonima (dirigendosi a nord e seguendo la sterrata che la percorre da quando si entra nel bosco) fino al valico della chiesola di Lucoli. Vista dalla cima: siamo nel cuore del Velino Sirente, tutte le cime del gruppo appaiono una dietro l'altra e sembrano non dover finire mai. Se Campo Imperatore è il piccolo Tibet d'abruzzo, il Velino Sirente ne è il piccolo Pamir. Cime secondarie: il Puzzillo è una montagna isolata; lungo la cresta si passa sul cocuzzolo di monte Fratta (1878 m.), sulla cima di monte Cornacchia (2040 m.) e sotto l'anticima nord (2128 m.), raggiungibile con breve deviazione. Vie alternative: è indubbiamente una bella via quella che parte dall'albergo Alantino, attraversa la piana di Campo Felice in direzione sud-ovest e sale alla vetta per la cresta est dopo aver attraversato una bella faggeta. Questa via si può classificare anch'essa E, ponendo nella faggeta qualche problema di orientamento. Luoghi particolari: il bosco del Cerasolo, la bellissima faggeta a ovest della cresta nord, che si estende dal prato del Cerasolo, subito prima del valico della chiesola di Lucoli, fino ai monti Morrone e Cava, è una delle più belle del Velino-Sirente; merita una passeggiata, anche se il non essere inclusa nel perimetro del Parco la rende purtroppo meta di molti cacciatori.

7 3. MONTE PUZZILLO (2174 m.)

8 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 4. MONTE MORRONE (2141 m.) Una bella montagna poco frequentata forse perché il suo versante ovest, ben visibile dall'autostrada Roma-l'Aquila, non è particolarmente attraente; ma gli altri versanti ripagano l'escursionista del lungo avvicinamento, specie il bel circo glaciale del versante est o gli splendidi panorami che dalla cresta si ammirano verso sud, dal lago della Duchessa alla cima del Velino. Anche l'avvicinamento, per quanto lungo, è di grande bellezza, per la gran parte compiuto attraversando la splendida faggeta del Cerasolo. Difficoltà: EE; qualche problema di orientamento nell'avvicinamento alla sella tra la cresta est e l'uccettù; sulla cresta est, qualche passaggio leggermente aereo e roccioso. Inoltre, un notevole impegno fisico. Impegno: 10 km. a salire e altrettanti a scendere, 850 m. di dislivello, 4.10h a salire, 3.30h a scendere. Piaceri: un bellissimo e rilassante avvicinamento in una delle più belle faggete del gruppo, e poi un interessante e panoramica cresta sommitale Come arrivarci: A24 fino al casello di Torninparte, poi seguire la strada per Campo Felice fino al parcheggio subito prima del valico della Chiesola di Lucoli. Via di salita: dal parcheggio si scende sui pascoli di Prato Capito e ci si dirige alla casetta in cemento subito a ovest al limite del bosco; dietro la casetta parte il sentiero CAI n.1, che si dirige in leggera discesa verso sud-ovest, passa accanto ad alcuni straordinari faggi plurisecolari e dopo 800m. ca. risalendo si ricongiunge alla sterrata (20 min. dall'auto) proveniente anch'essa dal parcheggio. Si segue la strada e dopo 2 km. ca. si arriva prima a una valletta erbosa (non prendere lo stradello che va a sinistra) e poi ai prati del Cerasolo (1h da quando si è presa la sterrata); al bivio si va a sinistra, seguendo la sterrata in direzione sud attraverso la faggeta. La sterrata poi diventa sentiero e arriva al rifugio Campitello (1h dai prati del Cerasolo, ca. 3 km.). Qui si lascia il sentiero CAI per dirigersi, prima ancora nella faggeta poi su pascoli e pietraie, verso la selletta delle Solagne, ben visibile a sud, che unisce la cresta dell'uccettù a quella nordovest del Costone Occidentale; vi si arriva in ca. 25 min. dal rifugio. Dalla selletta si segue la cresta dell'uccettù, ampia e erbosa, in direzione nord-ovest e senza salire sulla cima si traversa sotto di questa in direzione ovest fino alla sella da cui parte la cresta est del Morrone, il Vado dell'asino (20 min. dalla selletta delle Solagne); si risale questa cresta e la si percorre per ca. 2 km. fino alla vetta (45 min. dal Vado dell'asino), una grande roccia piatta con sopra due piccoli ometti e una crocetta di legno. In discesa si continua a percorrere la cresta in direzione ovest per qualche decina di metri fino a un grosso ometto di pietra; di qui piegando a destra si scende ai pratoni sottostanti scendendo un ripido e sassoso pendio; sul pianoro, che a nord sale fino alla poco evidente cima del Ginepro, si incontra un sentiero (CAI n.2e), che si segue in direzione sud-est fino alla valle dell'asino qualche centinaio di metri a nord dell'omonimo vado (40 min. dalla vetta); qui si piega a sinistra e si va verso nord per ca. 400 m.; poi il sentiero piega a destra (est) e aggirando la cresta nord dell'uccettù (evitare di tenersi alti per non finire su terreno troppo ripido) giunge al rifugio Campitello (40 min. dal cima). Dal rifugio Campitelli si segue la via di andata, e cioè il sentiero che parte alle spalle del rifugio diretto a nord-est fino e la sterrata che poi in direzione nord porta ai prati Cerasolo (1h dal rifugio); di qui in direzione est al parcheggio (1h dai prati Cerasolo). Vista dalla cima: dalla cresta verso sud si ha una vista indimenticabile sul lago della Duchessa e sui monti che lo circondano; verso est e verso nord gli altri monti del gruppo si susseguono disordinatamente; bellissima la vista del Velino. Più lontano, a nord-est, il Gran Sasso, seguito a nord dalla Laga e dai Sibillini; a nord appare anche il Terminillo. A ovest ci si affaccia sulla parte occidentale della piana del Fucino, chiusa a ovest dai Simbruini e dai Carseolani. Cime secondarie: la punta dell'uccettù (2006 m.), la cui bella e rocciosa parete est si ammira dal prato del Cerasolo e dal rifugio Campitello, si può raggiungere facilmente e in pochi minuti dalla selletta delle Solagne o dalla sella che separa questa cima dalla cresta est del Morrone. Subito a nord del Morrone c'è la cima del Ginepro (1934 m.) raggiungibile facilmente dalla base della cresta nord-est. Vie alternative: non sono molte le alternative interessanti. Si può salire dal paese di Corvaro (A24, uscita valle del Salto) per la valle Amara, che più a monte diventa dell'asino, fino al rifugio Campitello, da cui salire in vetta; è una via lunghissima e faticosa, anche se le valli attraversate sono belle. Altrimenti si può salire da Cartore per la val Fua (v. Muro Lungo) fino al lago della Duchessa e di lì alla sella tra il Morrone e l'uccettù, e poi salire e riscendere per la cresta est. Luoghi particolari: i prati di Cerasolo sono un luogo solitario e splendido, specie in autunno, con la prima neve che imbianca le cime, è facile immaginarsi nello Yukon ai tempi della corsa all'oro.

9 4. MONTE MORRONE (2141 m.)

10 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 5. LA TORRICELLA (2071 m.) Una piacevole montagna, panoramicamente inserita tra montagne più grandi. Dal valico della Chiesola di Lucoli, da dove partono le vie normali per il Morrone, il Cava e il Puzzillo, parte anche la via normale alla Torricella, che da qui appare elevarsi placidamente sopra vaste faggete; la Torricella è una lunga dorsale che chiude a ovest la valle del Morretano (a est è la cresta del Puzzillo-Cornacchia a chiuderla), una dorsale molto panoramica che ha il suo punto più alto non in questa vetta ma nella quota 2098, dove finisce e precipita nella valle del Puzzillo; la quota 2071 è però quella che si osserva dal valico, ed è forse per ciò che questa cima da il nome alla dorsale. Difficoltà: E; sulla cresta sommitale se la visibilità è scarsa si rischia facilmente di perdere l'orientamento. Impegno: 650 m. di dislivello, 7,5 km. a salire e 5,5 km. a scendere, 3h. a salire e 1.40h scendere. Piaceri: prima una piacevolissima camminata nella bella valle dl Morretano, poi una lunga, bella e ampia cresta sommitale, spesso tanto ampia da formare piccoli e panoramici pianori d'alta quota. Come arrivarci: autostrada A24 fino al casello di Torninparte, quindi seguire la deturpante strada per Campo Felice sino a subito prima del valico della Chiesola di Lucoli, dove si lascia l'auto nell'ampio parcheggio sulla destra. Via di salita: dal parcheggio si prende la sterrata che scende su Prato Capito; la strada entra nella faggeta e dopo ca. 1 km. si biforca (20 min.dal parcheggio); si prende a sinistra (a destra si va verso il Morrone e il Cava) e si entra nella valle del Morretano, che si percorre diretti a sud; per 3 km. circa si prosegue nella faggeta, sempre diretti a sud, poi il terreno si fa scoperto e sempre nella valle, chiusa a ovest dalla Torricella e a est dal Cornacchia e dal Puzzillo, in ca. altri 2 km. si arriva al valico del Morretano (2h dal bivio), da cui ci si affaccia sull'ampia valle del Puzzillo. Dal valico con una breve ma ripida e faticosa salita si arriva sulla cima che lo limita a destra (sud-ovest), la quota La cima chiude a sud la dorsale della Torricella, che ora si inizia a percorrere diretti a nord fino alla cima della Torricella, che si raggiunge dopo poco più di 1 km (30 min. dal valico). Si prosegue poi sulla dorsale, percorrendo piacevoli vallette, piegando sempre più verso nord fino a finire in un ampio pianoro (30 min. dalla cima). Qui si piega decisamente a destra (est), e si scende facilmente nella valle del Morretano, dove si ritrova la sterrata che, percorsa in direzione nord, riporta a Prato Capito e al parcheggio (1h dal pianoro). Vista dalla cima: a est è chiusa dall'alta cresta del Puzzillo, a ovest invece è bellissima sul (da sud a nord) Muro Lungo, il Morrone, il Cava; a nord l'orsello e, lontano, il Terminillo oltre la valle Amara. A sud il Costone e, dietro e imponente, il Velino. Cime secondarie: la quota 2098, dove la cresta inizia sopra la valle del Puzzillo, si raggiunge dal passo del Morretano salendo in cresta. Vie alternative: si può compiere un giro lungo ma molto piacevole percorrendo la via normale al Morrone (v.) fino al rifugio Campitello, da cui si sale fino al passo della Torricella e alla quota 2098, da cui si torna a Prato Capito per la via descritta sopra; per la lunghezza e qualche possibile problema di orientamento, questa via è classificabile E. Luoghi particolari: i piccoli e solitari pianori sommitali della dorsale, circondati da bellissimi e selvaggi panorami, sono un gradevolissimo e facilmente accessibile luogo d'alta quota, adatto a escursioni solitarie e pensose.

11 5. LA TORRICELLA (2071 m.)

12 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 6. MURO LUNGO (2184 m.) Una bella e solitaria montagna, molto poco frequentata ma interessante per le sue due grandi pareti rocciose e per i selvaggi ambienti che si attraversano nell'avvicinamento. Sulle sue difficili vie di roccia fece il suo apprendistato la guida abruzzese Gigi Panei, che fu poi compagno di cordata di Bonatti in difficili imprese sulle Alpi; morì poi a Courmayer, travolto da una valanga mentre inaugurava una pista. Anche a lui è intitolato il rifugio sulla cima della Sentinella, nel gruppo della Magnola, in magnifica posizione ma purtroppo in pessime condizioni. Difficoltà: E; qualche difficoltà c'è nel sentiero che risale la val Fua, a tratti scavato nella roccia; specie in caso di ghiaccio, quei tratti possono essere insidiosi. L'impegno fisico inoltre è discreto. Impegno: 1250 m. di dislivello, 8,5 km. a salire e 8,5 km. a scendere, 4.30h per salire, 3h per scendere. Piaceri: la salita della val Fua è ripida ma molto bella; dalla vetta si ha un meraviglioso panorama del lago della Duchessa e della sua conca. L'ambiente poi, specie quando dopo il lago si risale l'ampia valle Fredda, è davvero solitario e selvaggio. Come arrivarci: A24 fino all'uscita valle del Salto; subito dopo il casello, girare a sinistra e seguire la SS 578 per Avezzano per 1 km. ca.; sulla sinistra si incontra una sterrata, diretta al paesino di Cartore (indicazione) che passa sotto l'autostrada e arriva a Cartore dopo ca. 4 km. Via di salita: lasciata l'auto a Cartore, si prende il sentiero CAI n.2b per la val Fua, che si segue prima in un bosco misto (fare attenzione passando per dei terrazzini rocciosi, specie in caso di ghiaccio) e poi in una bella faggeta fino al vallone del Cieco e agli stazzi delle Caparnie (2.15h da Cartore); si segue ancora il sentiero e in breve si è al lago della Duchessa (20 min. dalle Caparnie). Si costeggia poi la riva sud (destra) del lago e la si lascia per risalire in direzione sud l'ampia valle Fredda, il primo dei valloni che scendono con poca pendenza da sud fino al lago (sentiero CAI 2H). Alla fine di questa si sale a mezza costa verso ovest (destra) fino a superare una prima cresta, dopo la quale ci si trova su un ampio piano erboso che si attraversa dirigendosi verso la cresta sud-est del Muro Lungo, da risalire fino alla vetta (1.30 h dal lago). Discesa per la stessa via. Se si vuole salire anche la Cimata di Macchia Triste, si può scendere poi scendere facilmente al lago o optare per la val di Teve (v. Cime secondarie). Vista dalla cima: a sud il Velino e l'ampio e splendido circo glaciale della valle dei Briganti sono vicinissimi; a ovest i modesti rilievi dei monti Carseolani. A nord il Morrone sovrastante il lago della Duchessa, a nord-est il Puzzillo, a est il Costone, il colle dell'orso e la cima Trento. Cime secondarie: la Cimata di Macchia Triste (2090 m.) si raggiunge dalla testata della valle Fredda dirigendosi per placidi dossi erbosi verso est per ca. 1 km. Dalla cima si scende dirigendosi a nord per un valloncello per ca. 1 km, poi si piega a ovest (destra) e ancora a sud fino a trovare il sentiero che conduce in breve al Male Passo (45 min. dalla cima), da cui si scende alla val di Teve; si deve ora percorrere in discesa tutta la valle (5 km.) fino al suo sbocco, dove si incontra una sterrata che, dirigendosi verso nord (destra) riporta a Cartore. Vie alternative: è interessante, anche se un po' più impegnativa, la via che dagli stazzi delle Caparnie sale il vallone subito a sud di queste passando sotto la rocciosa parete nord del Muro Lungo (dove è l'interessante grotta dell'oro) e si ricollega alla via normale sul pianoro erboso sotto la cresta sud-ovest. Luoghi particolari: il lago della Duchessa è uno dei luoghi più affascinanti dell'appennino; in inverno poi, con il lago gelato e circondato da candide montagne, sembra di essere alle Swalbard.

13 6. MURO LUNGO (2184 m.)

14 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 7. MONTE VELINO (2486 m.) E' una montagna brulla, sassosa e selvaggia, impegnativa, salirvi richiede una certa preparazione e un minimo di prudenza, specie nel valutare le condizioni del tempo. Perché le vie che salgono al Velino sono tutte molto lunghe o molto faticose, non vi sono strade o impianti che avvicinino l'escursionista alla vetta; ma la fatica e il lungo tempo passato in montagna rendono più profonde le sensazioni che si provano, e più durevoli nella memoria. Difficoltà: tutte le vie proposte sono EE, per la lunghezza e il dislivello complessivo, per l'impegno fisico che comportano, e per qualche possibile problema di orientamento tra il Bicchero e il Cafornia. Impegno: dai piani di Pezza: 12,5 km di andata, 12,5 al ritorno, 1200 m. di dislivello, 6h all'andata, 4.30h al ritorno. Dalla val di Teve: 11,5 km. in andata e 11,5 km. al ritorno, (se si scende per il monte di Sevice, i km. sono 6), 1500 m. di dislivello, 6h in salita e 5h in discesa (se si scende dal monte di Sevice, le ore in discesa sono 3). Data la lunghezza di questi percorsi, è consigliabile per entrambi di spezzarli in due giorni, essendoci anche due rifugi abbastanza comodi a tal fine: per chi viene dai piani di Pezza, il rif. Sebastiani, la Capanna di Sevice per chi viene dalla val di Teve. Piaceri: percorrere le larghe creste erbose tra il Bicchero e la cima e tra il Sevice e la cima è tra le esperienze più appaganti che si possano provare nell'appennino, per la vastità dei panorami e il selvaggio ambiente d'alta montagna da cui si è circondati. Se poi si sceglie la via per la val di Teve, si può ammirare il circo glaciale della valle dei Briganti, forse il più bello dell'appennino; in inverno, con la neve, è un posto di bellezza comparabile alle Alpi. Come arrivarci: salita dai piani di Pezza: A24 e A25 fino a Celano, di qui si segue per Ovindoli e Rocca di Mezzo; all'ingresso in quest'ultimo paese c'è il bivio (segnalato) per la sterrata che porta ai piani di Pezza; si lascia l'auto al valico di Vado di Pezza. Salita dalla val di Teve: A24 fino valle del Salto, subito dopo il casello, girare a sinistra e seguire la SS 578 per Avezzano per 1 km. ca.; sulla sinistra si incontra una sterrata, diretta al paesino di Cartore (indicazione) che passa sotto l'autostrada e arriva a Cartore dopo ca. 4 km. Via di salita dai piani di Pezza (via degli Aquilani): da Vado di Pezza si segue la sterrata che attraversa diretta a ovest tutti i piani omonimi fino a Capo di Pezza (1.30h da Vado di Pezza); si prosegue da qui dentro la faggeta, seguendo sempre in direzione ovest e in leggera salita il sentiero CAI n.1 per il rif. Sebastiani; dove termina il bosco il sentiero si biforca; si prende quello di sinistra (direzione sud-ovest; a destra, CAI 1A, si va al rifugio Sebastiani; se si fa l'ascensione in due giorni e si vuole pernottare al rifugio, è ovviamente questo il sentiero da seguire) che risale il circo glaciale sottostante il colle dell'orso tenendosi a destra un cocuzzolo roccioso. Si segue il sentiero qui ripido fino in cresta (1.40h da Capo Pezza), da dove ci si dirige verso sud; superato il colle dell'orso e il cocuzzolo che lo segue, si arriva sull'ampio declivio erboso del versante sud della punta Trento; lo si percorre in discesa diretti sempre a sud fino a prendere il largo ed evidente crestone erboso che arriva al colle del Bicchero (30 min. da Colle dell'orso) e risale poi verso questa cima. Sempre sull'ampia dorsale si supera questa cima e si prosegue a svolte per pendii erbosi fino alla cresta che da est va verso il Cafornia e il Velino, che si raggiunge alla forchetta del Cafornia (1h dal Colle del Bicchero), dove da sinistra arriva anche il sentiero che sale dai prati del Cafornia. Si segue questa cresta verso sud-ovest fino alla sella del Cafornia (lapide che ricorda un prete-alpinista), si lascia alla propria sinistra la cima del Cafornia, da qui poco più di un cocuzzolo sassoso, e ci si dirige verso la cima del Velino percorrendo poco sotto il filo la ripida cresta sassosa a sud e rocciosa a nord che unisce le due cime. La cresta termina proprio alla base dell'edificio sommitale, che si sale rapidamente per tracce di sentiero in direzione sud fin sulla cima, dove ci sono una croce e una statua della madonna (1h dalla forchetta del Cafornia). Discesa per la stessa via, calcolando almeno 2.30h per tornare a Capo Pezza e 1.30h da Capo Pezza al Vado di Pezza. Via di salita dalla val di Teve: da Cartore si segue la sterrata diretta a sud fino all'imbocco della val di Teve, chiuso da un cancello (25 min. da Cartore); si sale la lunga valle (sentiero CAI n.2) immersa nei faggi fino a uscire dal bosco (2.15h dall'imbocco), qui il sentiero piega verso sud e il circo glaciale della valle dei Briganti. A quota 1800 m. ca. si piega verso est per risalire i pendii erbosi che scendono dai colli dell'orso e del Bicchero; ci si dirige verso quest'ultimo risalendo a mezzacosta fino al colle (1h dall'uscita dal bosco), da cui si segue la via degli Aquilani (2h fino sulla vetta). Per la discesa si può ripercorrere la stessa via (2h fino alla testata di val di Teve e almeno 2.30 h fino a Cartore), oppure (e forse è l'alternativa migliore in quanto si ottiene un anello) si può seguire la cresta nord del Velino fino al monte di Sevice e di qui scendere verso il rifugio omonimo, posto al centro di un bel pianoro erboso; dal rifugio dirigendosi a nord ci si porta sulla cresta che affaccia sulla val di Teve e la si segue in discesa (direzione ovest, sentiero CAI n.3b); si passa sopra il cocuzzolo di monte Rozza (splendidi panorami sulla val di Teve) e si segue ancora il sentiero, via via più ripido, fino a quota 1548 m.; qui si lascia il sentiero CAI, che piega verso sud, e si continua in cresta, ora dentro il bosco (tratto piuttosto disagevole, ma abbastanza breve), fino a sbucare sulla sterrata 200 m. a sud dell'imbocco della val di Teve; dirigendosi a nord sulla sterrata, dopo poco più di 1 km. si è di nuovo a Cartore. Vista dalla cima: trattandosi della cima più alta della zona è naturalmente molto ampia: sotto la cima si apre amplissima la piana del Fucino, chiusa a sud dai Marsicani e a ovest dai Simbruini; più selvaggio il panorama a nord, con le cime del gruppo del Velino e, più lontano, del Gran Sasso, e a est, con la Magnola e il Sirente. A sud-est, molto lontana, la Maiella. Cime secondarie: il Monte di Sevice (v m.) e il vicino Costognillo (2339 m.) sono due vette che si raggiungono in poco tempo dalla cima del Velino seguendo la cresta nord; è molto bello il pianoro erboso subito a nord del monte di Sevice, dove c'è il rifugio omonimo. Vie alternative: la via del Canalino, che sale alla vetta seguendo la più orientale delle due creste sud del Velino, è una via bella e panoramica, ma anche quella di carattere più marcatamente alpinistico tra quelle riportate dalla cartina: si incontrano infatti un paio di passaggi di II grado e diversi di I, molti dei quali abbastanza esposti. C'è poi da considerare il considerevole dislivello (1500 m.), superato senza soluzione di continuità. Tutto ciò fa che questa via debba considerarsi EEA. Anche la via parallela, quella che sale per l'altra delle creste sud, è bella e panoramica, ed anch'essa è lunga e faticosa, superando il medesimo dislivello (partono entrambe da fonte Canale); questa via ha poche difficoltà alpinistiche, che non superano il I grado, ed è quindi da considerarsi EE. Luoghi particolari: la straordinaria piccola chiesa di S.Maria in valle Porclaneta è una delle più belle chiese romaniche d'abruzzo (anteriore al 1080), sia per la splendida posizione, subito sotto l'imponente mole del Velino, sia per gli interessanti affreschi dell'interno, sia per la bella iconostasi in pietra che la caratterizza.

15 7. MONTE VELINO (2486 m.)

16 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 8. MONTE CAFORNIA (2424 m.) La montagna gemella del Velino si raggiunge facilmente insieme al suo fratello maggiore nel corso di un'unica traversata, dato la poca distanza tra le due cime, sia salendo per la via normale qui proposta sia invece utilizzando una delle vie normali al Velino, dato che entrambe passano a poca distanza dalla cima del Cafornia. Come il Velino, è una montagna di dimensioni ragguardevoli, la cui salita richiede un discreto impegno fisico e una certa prudenza se il tempo non è al bello stabile: nei pressi del colle a quota 2300m. dove si congiungono i sentieri provenienti dal colle del Bicchero e dal versante sud, una lapide ricorda la morte "per tormenta" in quel punto di un prete-alpinista; si chiamava, ci ricordano Galiè e Vecchioni nel loro bel libro, Ludovico Frenguellucci. Difficoltà: EE; non ci sono difficoltà particolari, ma è una via lunga e faticosa; in caso di cattiva visibilità si possono avere problemi di orientamento tra la vetta e il colle del Bicchero. Impegno: 4.30h a salire e 4.15h a scendere, 1350 m. di dislivello, 8 km. a salire, 11 km. a scendere. Data la lunghezza e l'impegno fisico, è consigliabile, oltre che molto piacevole, fare l'escursione in due giorni; con poca fatica in più sulla via del ritorno dal colle del Bicchero si può raggiungere il rifugio Sebastiani, da cui il giorno dopo raggiungere di nuovo il Bicchero, da cui scendere per la val Majelama. Piaceri: una lunga immersione in un ambiente davvero aspro e selvaggio; magnifiche le vedute dall'alto della val Majelama. Come arrivarci: A24 e A 25 fino a Magliano de'marsi, seguire poi le indicazioni per Ovindoli fino al paesino di Forme, da cui si prende la sterrata che porta in circa 2 km. all'imbocco della Val Majelama, ai piedi di Peschio Rovicino, dove si lascia l'auto. Via di salita: si continua brevemente sulla sterrata percorsa in auto, che scende, fa un tornante a sinistra e poi un'altra curva a destra; all'apice di questa si lascia la sterrata e si prendono tracce di sentiero dirette a nord-ovest; dopo poche decine di metri si passa davanti allo sbocco del vallone Rielello, si passa sotto un filo spinato e si segue un sentiero non segnato che diretto a ovest passa a monte di una pinetina di rimboschimento; dopo poco più di un km., a ca m. di quota, si incontra il sentiero CAI n. 7 proveniente da sinistra (45 min. dal parcheggio), che risale il versante sud del Cafornia; lo si segue, salendo a larghe svolte; a ca. quota 1700 si incontra un masso (1h dall'incrocio con il sentiero CAI n.7) con l'indicazione di un sentiero che va a sinistra e porta direttamente sulla vetta del Cafornia (CAI n.7a; più ripido e faticoso, classificabile EE); si va a destra, percorrendo in direzione nord il sentiero che passa alto sul vallone di Rielello, raggiunge una zona di grandi massi (Grotta dei Pastori), supera la parte alta del vallone e sbuca sui vasti Pratoni del Cafornia, a est della vetta; dirigendosi sempre verso nord, senza via obbligata (il sentiero compie una svolta piegando prima a destra e poi a sinistra poco sotto la cresta) si arriva sotto la cresta della Cimata Fossa dei Cavalli (1.45h dal bivio a quota 1700 m), che si segue verso ovest e poi sud-ovest, a mezzacosta sotto il filo della cresta; filo che si raggiunge a una sella a circa quota 2300; si passa ora sulla destra del filo e si arriva alla forchetta di Cafornia, dove arriva da destra il sentiero CAI n.1 proveniente dal Bicchero. Si continua verso sud-ovest fino alla selletta del Cafornia (2405 m.). Da quota 2405 ci si dirige a sud su una larga dorsale e in pochi minuti si è sulla cima (45 min. dall'arrivo sulla cresta). Per il ritorno, si può ripercorrere la via di salita (2.30h dalla cima all'auto) oppure percorrere la Val Majelama; in questo secondo caso ci si dirige a nord e si prende il sentiero CAI n.1, che porta al Bicchero ripassando per la selletta del Cafornia e lasciando a destra il bivio per il sentiero percorso all'andata; ancora diretti a nord, sul sentiero sempre ben evidente che percorre l'ampia dorsale si supera il monte omonimo e si scende al colle del Bicchero (1.30h dalla cima); da qui si piega decisamente a est e si scende verso il fondovalle della valle del Bicchero, che dopo 3-4 km. diventa la Val Majelama. Si percorre questa bellissima valle di evidente origine glaciale fino a uscirne dove si è lasciata l'auto (2.30 h dal colle del Bicchero). Vista dalla cima: praticamente uguale a quello che si ha dal Velino, tranne per questa montagna, che si ammira da una prospettiva assai ravvicinata e insolita. Cime secondarie: la Cimata Fossa dei Cavalli, la lunga cresta che chiude a sud la valle del Bicchero, ha una serie di modeste elevazioni, tutte superiori ai 2000 m., da cui si ha una bellissima vista della valle sottostante; la più interessante è forse la quota 2186, più o meno al suo centro e da cui si hanno magnifiche vedute della Val Majelama. Poco prima di arrivare sulla cima di scavalca Pizzo Cafornia, modesta anticima nord della vetta (2409 m.) Vie alternative: la "via degli aquilani" al Velino, dai piani di Pezza e il colle dell'orso, passando per la quota 2405, permette ovviamente di raggiungere facilmente la vetta del Cafornia. Non molto interessante ma molto faticosa (ripida salita per sfasciumi) la via che da quota 1680 m. della via descritta permette di raggiungere in modo più diretto la vetta (sentiero CAI n.7b). Luoghi particolari: i ruderi di Alba Fucens, quasi ai piedi del Cafornia e del Velino, sono un sito archeologico molto bello, anche per la posizione e il paesaggio che lo circonda, e poco frequentato. Oltre a ciò, si ha da lì una bella visione d'insieme delle due montagne e del profondo solco della valle Majelama.

17 8. MONTE CAFORNIA (2424 m.)

18 II 2000 DEL VELINO SIRENTE 9. MONTE DI SEVICE (2355 m. ) È la terza delle vette principali che compongono il gruppo del Velino, forse la meno indipendente; è anche una montagna familiare ai tantissimi escursionisti romani che in ogni stagione si avvicinano al gruppo per l'a24, si lascia infatti ammirare dalla valle del Turano accanto alla sua sorella maggiore, mentre il Cafornia diventa visibile solo dalla piana del Fucino. Nonostante però questa familiarità, il Sevice è forse la meno salita delle vette di questo Mischabel appenninico, nonostante che la sua zona sommitale sia di grande bellezza e panoramicità. Difficoltà: E; rispetto alle vie normali alle due sorelle maggiori, quella al Sevice è più breve e non pone praticamente mai problemi di orientamento (salvo, è ovvio, in caso di cattiva visibilità, dove però il percorso è rintracciabile ugualmente con una certa facilità); tuttavia la quota raggiunta è ragguardevole e così anche il dislivello da superare e la distanza da percorrere. Impegno: 1350 m. di dislivello, 4.30h a salire, 3h a scendere, 10 km. a salire, 9 km. a scendere. Considerata la lunghezza del percorso, è consigliabile pernottare al bel rifugio della Capanna di Sevice, posto nella Piana dei Cavalli, con un locale invernale sempre aperto. Piaceri: è molto bella la zona sommitale, con il magnifico pianoro dei Cavalli, raccolto e solitario, e i magnifici panorami sulle pareti rocciose del Muro Lungo e della Val di Teve. Come arrivarci: A24 e poi A25 fino a Magliano de'marsi; di qui seguire le indicazioni per Ovindoli, superare il paese e a un bivio prendere a sinistra per Rosciolo; senza entrare nel paese vecchio continuare per una piccola asfaltata sulla destra con indicazioni per la chiesa di S.Maria in Valle per poco meno di tre km. fino a uno slargo, dove si parcheggia e dove sono dei cartelli del Parco Velino-Sirente. Via di salita: si segue la sterrata che dallo slargo si dirige in salita a nord; dopo circa 2,5 km. si raggiunge il passo Le Forche, dove c'è una croce metallica (40 min. dallo slargo). Subito prima della croce un sentiero evidente e segnato (CAI n. 3A) sale verso est e raggiunge in breve un laghetto artificiale. Il sentiero continua a svolte verso est fino a raggiungere un bivio: a destra arriva il sentiero che si percorrerà in discesa. Si prende invece a sinistra e si traversa a mezzacosta il leggera salita il versante ovest della montagna fino a raggiungere la cresta ovest del Sevice a circa quota 1548 m. (1h dal passo Le Forche). Qui si piega a destra e si comincia a seguire la cresta sul filo, o leggermente sulla destra, fino a superare la cima di monte Rozza (2064 m.; 1h da quota 1548) e continuando fino alla selletta di Bocchetta di Sevice e al piccolo pianoro di Piana dei Cavalli (45 min. dal Rozza), dove c'è il rifugio Capanna di Sevice e una gran quantità di indicazioni (utili comunque per la discesa). Dal pianoro un sentiero ripido e faticoso diretto a sud-est (CAI n.3) sale a svolte il sassoso edificio sommitale del monte di Sevice fino alla vetta (50 min. dal pianoro). In discesa si torna per la via di salita al pianoro di Piana dei Cavalli, da dove si piega a sinistra percorrendo diretti a sud-ovest il sentiero CAI n.3a e raggiungendo in breve la fonte di Sevice (1975 m., 15 min. dal pianoro), si continua in discesa verso sud-ovest, si lascia a sinistra il sentiero che sale diretto da S.Maria in Valle e si raggiunge quota 1833 (20 min. dalla fonte), dove si piega a destra (nord-ovest), si supera un fosso e si continua a larghe svolte e su terreno piuttosto ripido fino al passo Le Forche (1.45h da quota 1833). Al passo si piega a sinistra e seguendo la sterrata si torna allo slargo dove si aveva parcheggiato l'auto (30 min. dal passo). Vista dalla cima: dalla cresta ovest sono bellissime le vedute sulle rocce strapiombanti del Muro Lungo e la sottostante val di Teve; dal pianoro dei Cavalli è insolita e assai bella la vista della cima del Velino. Dalla cima la vista più bella è a nord, sulle montagne della Duchessa, e a est, verso la Magnola. A ovest la lunga catena dei Simbruini culmina nella mole del Viglio, a sud i Marsicani occidentali. Cime secondarie: salendo lungo la cresta ovest si passa sopra la cima di monte Rozza (2064 m.). Vie alternative: una via interessante ma impegnativa (EE) sale per la val di Teve, costeggia a est il bello sperone roccioso che chiude la cresta nord del monte di Sevice e risale il circo glaciale tra questa cresta e la cresta nord del Velino. In discesa si può seguire la via normale. È una via da fare con le prime nevi, in altre stagioni il pendio ghiaioso è lungo e noioso, e quando fa molto freddo (essendo il pendio del circo glaciale assai valangoso; la via diviene in questo caso EEA), attrezzandosi con piccozza e ramponi. Luoghi particolari: tra i motivi che consigliano di fare questa salita in due giorni c'è la bellezza del piccolo pianoro dei Cavalli, dove è la Capanna di Sevice; godersi il crepuscolo e l'alba nella solitudine di questo luogo è un rimedio antistress molto più efficace di qualsiasi yoga o ansiolitico.

19 9. MONTE DI SEVICE (2355 m. )

20 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 10. PUNTA TRENTO (2243 m.) e PUNTA TRIESTE (2230 m.) Sono due interessanti cime indipendenti, ma la via normale di salita per la punta Trento passa poi, in discesa, quasi obbligatoriamente per la punta Trieste; sono classicamente appaiate in una sola ascensione, e per questo motivo le loro vie normali sono state descritte insieme in una sola. Queste due cime furono così battezzate dai due alpinisti che nel febbraio 1920 le scalarono in prima invernale. Ed in effetti è in inverno che queste due cime, specie se osservate dalla cima del Costone o dal rifugio Sebastiani, appaiono in tutta la loro bellezza. La via normale le avvicina dai piani di Pezza da cui, giunti al loro limite ovest, Capo di Pezza, appaiono particolarmente attraenti; sotto di loro si apre il bel circo glaciale di valle Cerchiata, alla loro destra si snoda la cresta che per il colle dell'orso porta alla cima del Costone, mentre alla loro sinistra un'altra cresta arriva fino alla Costa della Tavola e oltre. Difficoltà: E+; il percorso in cresta è discretamente lungo, e in qualche tratto anche un po' aereo. Impegno: 19 km. complessivamente; 900 m. di dislivello, 7-8h in totale. Piaceri: una bellissima sgroppata su una cresta che offre sempre magnifici panorami; si attraversano quelli che sono forse gli ambienti di alta montagna più belli e selvaggi del Parco. Come arrivarci: autostrada A24 e poi A25 fino all'uscita di Celano, da cui si prende la strada dell'altopiano delle Rocche, che si segue fino a Rocca di Mezzo; all'inizio del paese sulla sinistra si prende la strada (segnalata da un cartello) per i piani di Pezza, sterrata, e dopo circa 3 km. si arriva a Vado di Pezza, il valico che collega i piani all'altopiano delle Rocche. Lì si lascia l'auto nel parcheggio. Via di salita: dopo aver percorso i piani di Pezza dal Vado a Capo Pezza (1.30h dal Vado), si segue il sentiero CAI n.1, che risale dolcemente, diretto a ovest, la bella faggeta di valle Cerchiata. Uscendo dal bosco il sentiero si biforca (freccia-segnale per terra): a destra (sentiero CAI n.1a) si va al Sebastiani, a sinistra si prosegue per tranquilli valloncelli fino a sotto il colle dell'orso, che si raggiunge (1.30h da Capo Pezza) superando un pendio discretamente ripido. Dal colle si prosegue verso sud (sinistra) sulla cresta, dapprima stretta poi molto larga, fino alla punta Trento (20 min. dal colle). Da qui si scende seguendo la cresta verso sud-est, in direzione del colle che separa le due punte (c'è qui un tratto un po' sassoso e esposto), da dove si risale, prima in cresta e poi, quando questa giunge sotto l'edificio sommitale di punta Trieste, sul fianco sud di questo, che si risale piegando pian piano verso nord fino sulla vetta (30 min. da punta Trento). Ancora seguendo la cresta in direzione est e tenendosi sulla sinistra del filo prima e poi passando sotto il roccioso versante nord della cima di Capo di Pezza, si arriva al colle successivo, il vado di Castellaneta (30 min. da punta Trento), da dove inizia la discesa verso i piani di Pezza, in direzione nord-ovest: si scende inizialmente per un ghiaione e quindi su dei prati (a destra incombe la bella e rocciosa parete ovest della Costa della Tavola), dove si trova una traccia di un sentiero diretto a nord-ovest che entra nella faggeta (bassa e cespugliosa) e porta nuovamente a Capo Pezza (1h dal vado di Castellaneta); da Capo Pezza in un'ora e mezza circa si torna al Vado di Pezza. Vista dalla cima: tutta la cresta ne offre di magnifiche: a sud, il Velino e il Cafornia, da una prospettiva particolarmente imponente e selvaggia; sotto, la selvaggia valle del Bicchero, che risale fino al colle e al monte omonimi. A est la Magnola e il Sirente e più lontana la Maiella, a nord-est il Gran Sasso, cui, verso nord seguono la Laga e, nelle giornate limpide, i Sibillini. Cime secondarie: dalla punta Trento si può raggiungere la cima del monte il Bicchero (2161 m.), scendendo l'ampio pendio erboso del versante sud fino al colle del Bicchero, da cui una breve salita porta in cima al monte omonimo, poco più di una gobba nella dorsale che collega il gruppo delle due cime e del Costone al gruppo principale del Velino. Dopo tocca però risalire abbastanza per riprendere la cresta per la punta Trieste. Andando da Punta Trieste verso il vado di Castellaneta si passa sotto la cima di Capo di Pezza (2177 m.), facilmente raggiungibile dalla cresta ovest e da cui si ha uno dei più bei panorami della valle Majelama. Vie alternative: si può raggiungere una o entrambe le cime salendo dalla valle Majelama (v. monte Cafornia per i dettagli) fino al colle del Bicchero, da dove si risalgono verso nord i pendii erbosi del versante sud della punta Trento; dalla cima Trieste bisogna poi, per tornare, ripercorrere la cresta tra le due cime verso ovest; giunti sul versante sud della Trento, senza salire fino alla cima si scende fino al colle del Bicchero e per poi la valle Majelama. Anche questa via, piuttosto lunga e faticosa, deve classificarsi E+. Luoghi particolari: percorrendo la strada che dall'altopiano delle Rocche scende verso L'Aquila si passa vicino ai ruderi del grande Castello di Ocre; ci si arriva con breve deviazione, il fascino del luogo, quasi sempre deserto, è grande. Il castello, recitano le guide, è sorto nel medioevo sui resti dell'acropoli dell'antica Aveia.

21 10. PUNTA TRENTO (2243 m.) e PUNTA TRIESTE (2230 m.)

22 I 2000 DEL VELINO SIRENTE 11. IL COSTONE (2271 m.) La quarta vetta del gruppo è una montagna che non presenta difficoltà di salita, ma che è distante dalle vie di comunicazione, e quindi richiede un discreto sforzo, ampiamente ripagato dalla bellezza e dalla solitudine del posto. Il Costone e il rifugio Sebastiani sono anche due mete interessanti per lo sci-escursionismo e lo sci-alpinismo; specie l'escursione dai piani di Pezza offre in inverno degli scenari indimenticabili. Ben visibile da vado di Pezza, e anche dalla strada che va da Rovere a Rocca di Mezzo, il Costone ha due cime principali, l'orientale, la più alta, chiude i piani di Pezza a ovest e ha ai suoi piedi il rifugio Sebastiani, e l'occidentale, leggermente più bassa (2239 m.), la cui imponente e rocciosa parete est si eleva sopra la valle del Puzzillo; tra le due una lunga cresta, la Vena Stellante, offre una piacevole e panoramica camminata a chi la percorre. La cima occidentale digrada a ovest sugli alpeggi della bellissima conca del lago della Duchessa, ben visibile dalla cresta. Difficoltà: E; qualche difficoltà di orientamento ci può essere in caso di cattiva visibilità salendo la valle Cerchiata. Ma la E deriva soprattutto dalla lunghezza della via e dal relativo impegno fisico. Impegno: 850 m. di dislivello; 8,5 km. a salire e 8,5 km. a scendere, 4h per salire e 3.30h per scendere. Piaceri: un'escursione varia e interessante che attraversa tutti gli ambienti caratteristici del Parco Velino-Sirente, sempre in mezzo a splendide vedute e coronata da una facile ascensione che offre dalla cima un panorama di grande soddisfazione. Come arrivarci: autostrada A24 e poi A25 fino all'uscita di Celano, da cui si prende la strada dell'altopiano delle Rocche, che si segue fino a Rocca di Mezzo; all'inizio del paese sulla sinistra si prende la strada (segnalata da un cartello) per i piani di Pezza, sterrata, e dopo circa 3 km. si arriva a Vado di Pezza, il valico che collega i piani all'altopiano delle Rocche. Lì si lascia l'auto nel parcheggio. Via di salita: dal Vado si scende ai piani con la sterrata che va in direzione ovest e la si segue fino in fondo, cioè fino a Capo di Pezza (5 km h da Vado di Pezza); molti, purtroppo, percorrono questa strada in auto, non essendo ancora chiusa al traffico; camminando, si ha sempre di fronte il Costone; a sinistra ci sono le cime della Magnola, l'inconfondibile Costa della Tavola e le punte Trento e Trieste, a destra (nord) la lunga cresta che divide i piani di Pezza da Campo Felice. A Capo Pezza si entra nella faggeta e si comincia a salire lentamente verso il rifugio Sebastiani diretti sempre a ovest; il sentiero (CAI n.1) è ben indicato, anche se in caso di cattiva visibilità si può avere qualche problema a seguirlo; ci si deve comunque tenere sulla destra (nord), sotto la parete della Cimata di Pezza. Verso la fine della faggeta il sentiero si biforca, a sinistra si va verso il colle dell'orso e il Velino (CAI n.1), a destra verso il rifugio Sebastiani (CAI n.1a), che si raggiunge (1.45h da Capo Pezza) dopo aver percorso sempre diretti a ovest i valloncelli carsici alla testa della valle Cerchiata (subito dopo il bivio si attraversa ancora un po' di bosco). Il rifugio appare quasi all'ultimo, quindi non scoraggiatevi! Dal rifugio (2102 m.) si segue una traccia di sentiero in direzione sud fino alla base della cresta sud-est del Costone, che si segue senza direzione obbligata fino alla croce metallica della cima (30 min. dal rifugio). In discesa si ripete la via di salita. Vista dalla cima: dalla cima si ha forse la più bella vista del Velino, con le sue tre cime (da sinistra: Cafornia, Velino, Sevice) armoniosamente disposte a chiudere il bellissimo circo glaciale della sottostante valle dei Briganti. Più a destra la boscosa valle di Teve è chiusa a nord dalle vette del Muro Lungo e della Cimata di Macchia Triste. Più vicina, a ovest, c'è la vetta occidentale del Costone. A nord, il Puzzillo, dietro il Cefalone, che sovrasta Campo Felice; dietro ancora, lontano, il Gran Sasso. A est, il monte Rotondo alla fine della lunga cresta che arriva al rifugio, i piani di Pezza e, molto lontana, la Maiella; più vicini, a sud-est, il Sirente e la Magnola e poi, avvicinandosi al Costone, le cime della Tavola, Trento e Trieste. Cime secondarie: la più naturale da combinare è naturalmente il Costone occidentale (2239 m.) raggiungibile, seguendo la Vena Stellante (la bella cresta che parte sotto la cima in direzione ovest) in circa mezz'ora e senza difficoltà. La Cimata di Puzzillo (2140 m.) e la Cimata di Pezza (2132 m.) sono gli ultimi due rilievi della lunga dorsale che partendo dal monte Rotondo giunge fino al rifugio Sebastiani; la Cimata di Puzzillo, posta immediatamente a est del rifugio si raggiunge in meno mezz'ora da questo; seguendo la cresta, in pochi minuti si arriva alla seconda cimata. Vie alternative: da Campo Felice, dall'albergo Alantino, si può seguire la sterrata per il rifugio Sebastiani che passa sotto la bella parete est del Puzzillo e la valle omonima; dal rifugio si sale alla vetta secondo il percorso già indicato. Anche questa via è E-, non per le difficoltà (non ve ne sono) quanto per la lunghezza (8 km.all'andata e 8 al ritorno; 3.30h a salire e 2.30h a scendere; 750m. di dislivello). Luoghi particolari: il rifugio Sebastiani è uno dei luoghi classici dell'escursionismo appenninico, forse perché è un rifugio nel vero senso del termine, in quanto raggiungibile solo con lunghi avvicinamenti a piedi o con gli sci: costruito nel 1922 e inaugurato dal Duca degli Abruzzi, è stato più volte fatto oggetto di atti vandalici da parte dei cacciatori della zona, che lo consideravano un possibile impedimento alla loro totale libertà di far strage della fauna locale. Più volte restaurato, nell'estate 2000 è stato ampiamente ristrutturato, e adesso è un rifugio quasi di livello alpino (c'è anche un bagno!), ed è gestito in modo simpatico e piacevole dai ragazzi della sezione giovanile del CAI di Roma.

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