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1 Gruppo Aziendale UILCOM-UIL Rai Rai Way Milano Info Rai TV n. 145 del 27 Marzo 2012 Sommario: 1. Rai: Idv lancia fondazione, ma prima soluzione ponte 2. Rai: Merlo (Pd), ora sappiamo chi vuole liquidarla definitivamente 3. La Rai al seguito del Premier: il tour asiatico di Monti costa caro a Viale Mazzini 4. Alfano: La RAI ha i conti in ordine, non serve il commissario 5. Canone Rai promosso dalla Cassazione: "aiuto consentito" 6. Benzina, cosa c è dietro i rincari? La Gdf indaga. Le evoluzioni del prezzo 7. Fisco: caro-addizionali, il 27 ministangata in busta paga 8. Internet 2020, odissea nelle app 9. Lavoro: Ocse promuove riforma, "Italia ha fatto passo decisivo" 10. Marano (Rai) contro Cio: ''Olimpiadi free per tutti, fatelo per i bambini'' 11. Mediaset ha perso Mediaset.com 12. Parabola discendente di un contenitore commerciale: a Mediaset calano raccolta e share. Da quando Silvio non è più al governo 13. Tv e minori: una svolta? 14. Il piano per la Fiction Rai 15. DTT: verso la conclusione dello switch-off nazionale 16. La7, miracolo svanito 17. Tv digitale: governo verso revoca beauty contest e gara onerosa 18. Riforma del lavoro: analisi punto per punto Rai: Idv lancia fondazione, ma prima soluzione ponte Fonte: Ansa ROMA - Cambiare la legge Gasparri per allontanare i partiti dalla Rai, affidandola ad una fondazione che sia espressione della societa' civile. Prima pero', trovare una soluzione ponte per il servizio pubblico che porti tutti i candidati al vertice ad essere valutati pubblicamente attraverso la presentazione dei curricula. E' la linea dell'italia dei Valori, espressa dal suo leader Antonio Di Pietro in occasione del convegno 'Rai: cambiare la musica, cambiare l'orchestra' ed in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione. ''Noi abbiamo gia' detto no alla spartizione delle poltrone - ha spiegato Di Pietro -. Invitiamo il Pd a fare lo stesso, in modo tale da lasciare al 'padrone' la piena responsabilita' delle proprie malefatte. Ci aspettiamo una forte denuncia da parte del Pd''. Per l'ex ministro, in attesa di una modifica della legge Gasparri, bisogna mettere in grado ''l'editore della Rai, cioe' i cittadini di valutare le candidature per il vertice''. Da qui la proposta di consentire a chiunque abbia i requisiti di farsi avanti e quindi al Parlamento di ascoltare gli interessati in seduta pubblica. La prima adesione e' arrivata da Michele Santoro, presente al convegno. ''Vediamo se riusciamo a fare un ticket con Carlo Freccero per candidarci lui come presidente ed io come direttore generale della Rai e speriamo di trovare via via anche candidati a membri per il cda'', ha detto il conduttore di 'Servizio pubblico', spiegando di voler ''sfidare la commissione di Vigilanza presentando i curricula''. 1

2 ''Lo dovrebbero fare tutti - ha aggiunto -, le nomine dovrebbero essere volontarie''. Nel mirino, non solo del giornalista, e' finito anche il governo Monti. ''Non ci piacciono le mani dei partiti sulla Rai, ma non ci piace nemmeno l'idea di una Rai governata secondo il 'modello Monti' - ha spiegato Antonello Falomi, responsabile Idv per le riforme del sistema televisivo -. Per noi l'alternativa non e' tra spartizione politica e tecnocrazia. L'idea di un superdirettore o amministratore delegato si puo' valutare, ma a patto che muti drasticamente il contesto entro cui opera questa nuova figura. Altrimenti puo' rientrare dalla finestra cio' che si vuole cacciare dalla porta''. Sono intervenuti al convegno anche il deputato Pd Roberto Zaccaria, il commissario Agcom Nicola D'Angelo, il professor Roberto Mastroianni, il direttore di Rainews Corradino Mineo e Marco Travaglio. ''La Rai ha due anomalie - ha sostenuto Lucia Annunziata - : e' dominante sul mercato e quindi sara' aggredita dai concorrenti e dall'altro lato non produce nulla e non vende''. ''E' necessaria per la Rai una soluzione forte per gestire il momento molto delicato di crisi complessiva'', ha affermato invece l'ex consigliere Nino Rizzo Nervo, esprimendo dubbi sulla circostanza che l'azienda sia stata risanata. Secondo il segretario della Fnsi, Franco Siddi, intervenuto con il presidente del sindacato, Roberto Natale, ''serve discontinuita' ed e' assurdo riproporre la candidatura della Lei''. Il segretario Usigrai, Carlo Verna, ha invitato quindi tutti a partecipare alla manifestazione del 4 aprile. Rai: Merlo (Pd), ora sappiamo chi vuole liquidarla definitivamente Fonte: Asca Merlo_(Pd) ora_sappiamo_chi_vuole_liquidarla_definitivamente POL.html (ASCA) - Roma, 27 mar - ''La riforma della Rai la si deve fare al piu' presto. E la deve fare il Parlamento. Cosi' la pensano quelli che vogliono salvare la Rai e rilanciare e qualificare un servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro paese senza chiuderlo. Ci sono quelli, invece, che puntano direttamente a liquidare definitivamente la Rai. O attraverso la sua privatizzazione come Fli e la Lega Nord o attraverso la proposta illustrata oggi dall'idv''. Lo dichiara in una nota Giorgio Merlo, Pd, vicepresidente Commissione Vigilanza Rai. ''Comunque, d'ora in poi, le cose sono piu' chiare. Sappiamo chi vuole mantenere una Rai, seppur rinnovandola profondamente a partire dal suo assetto di governo e chi, al contrario, lavora per azzerarla definitivamente. Si tratta di scegliere'', conclude Merlo. La Rai al seguito del Premier: il tour asiatico di Monti costa caro a Viale Mazzini Fonte: LaNostraTv (Blog) DI CLAUDIA GAGLIARDI MARZO 27, 2012 Incuranti dei problemi abnormi di budget di cui soffre ormai in maniera atavica la tv di Stato, in Rai questa settimana la parsimonia è bandita: c è un evento politico importantissimo da seguire e i vertici non hanno certo badato a spese. Stiamo parlando del tour in Asia del premier Mario Monti, alla ricerca della credibilità internazionale perduta e di investimenti esteri da attirare nel Belpaese: il premier ha già incontrato i primi ministri di Singapore e Canada, il presidente cinese Hu Jintao e quello americano Obama, spiegando loro il nuovo corso di riforme intraprese dall Italia. Ed altri incontri si succederanno nei prossimi giorni: il Premier resterà in Asia fino al 2 aprile. Ovvio che le testate giornalistiche Rai fossero pronte a coprire la notizia in modo completo: e a fare i conti in tasca alla tv pubblica sul costo di questa missione ci ha pensato Dagospia, il sito gossipparo di Roberto D Agostino, secondo il quale alla Rai seguire Mario Monti costerà circa 100 mila euro. Spese necessarie a mantenere una troupe per le riprese e 11 inviati appartenenti alle quattro testate aziendali (Tg1, Tg2, Tg3 ed il giornale radio Rai), con relativi costi di vitto, alloggio e rimborsi. Un numero decisamente elevato di professionisti per seguire un unico, seppur importante, evento internazionale. Del gruppo di giornalisti in trasferta, tre viaggiano su un volo di Stato messo a disposizione della Presidenza del Consiglio, per la modica cifra di euro ad ospite. Gli altri si accontenteranno di semplici voli di linea, per una tratta intercontinentale che prevede la partenza da Roma e le tappe di Seoul, Tokyo e Pechino: 2

3 anche qui i costi si fanno sentire, più o meno euro a testa. In totale, stima Dagospia, la copertura mediatica del tour di Monti perserà sulle casse già disastrate di Viale Mazzini qualcosa più, qualcosa meno, intorno ai euro. La Rai ha comunicato, con una nota, una rettifica dei dati riportati dal sito internet: Gli inviati sono 11. Di questi, 5 resteranno a Seul per i lavori della Conferenza sul nucleare, mentre in 6 proseguiranno al seguito del capo del governo in Giappone e Cina. Un solo giornalista in pool per le testate televisive ed uno per la copertura radiofonica. Secondo Viale Mazzini dunque, si è disposto il numero necessario di inviati per la specifica tipologia di evento. Intanto però la stampa si è scatenata: Libero ha fatto notare come la Rai avrebbe potuto seguire l esempio di Mediaset e Sky, che hanno deciso di comprare le immagini del Premier in Asia dai circuiti internazionali, impiegando risorse davvero irrisorie solo per la redazione dei servizi. Sul versante opposto, anche il Fatto Quotidiano ha fatto notare come, nonostante il debito consolidato di oltre 350 milioni di euro e le possibili perdite per il 2012 (altri euro), l azienda non rinunci ad organizzare costose kermesse come Screenings Florence, evento di presentazione in anteprima dei nuovi prodotti Rai: Padroni di casa il sindaco Matteo Renzi e il consigliere Giorgio Van Straten (Pd), seminari e convegni, Bruno Vespa a moderare spiega Carlo Tecce dalle pagine del Fatto e poi un bellissimo aperitivo sulle terrazze che dominano piazza della Signoria, cena di gala nel salone dei Cinquecento per 250 invitati e un pranzo al Circolo Canottieri. Altro che austerity. Alfano: La RAI ha i conti in ordine, non serve il commissario Fonte: La Politica Italiana MILANO - Il Segretario del Pdl, Angelino Alfano, ribadisce la propria chiusura a qualsiasi ipotesi di commissariamento della Rai. «Si fa quando le cose non funzionano. Ora il direttore generale, a quanto ci consta - ha osservato - sta facendo un buon lavoro dal punto dei vista dei conti che sono in ordine e l'azienda è addirittura in attivo quindi sarebbe sbagliato commissariare chi ha i conti in regola». «Le cose che si possono dire - ha sottolineato il segretario del Pdl - sono quelle che derivano dai bilanci. Se i conti fossero stati in disordine e il bilancio in perdita quelli della sinistra avrebbero detto che quella fosse la ragione» per rimuovere il direttore generale in carica. Quanto all'ipotesi si una riforma dell'azienda di Viale Mazzini Alfano ha detto che si tratta di «un tema sentiterno. Il problema, Sentiterno anch'esso, è se qualcuno, con l'eufemismo della parola riforma, vuole mettere le mani sulla Rai. Se il tema è questo diciamo no. Crediamo che il servizio pubblico si a disposizione dei cittadini e non dei partiti Di Pietro: La legge Gasparri è il principio di ogni male - «Noi a partire da domani insisteremo non solo all'interno del Parlamento ma anche nel Paese con manifestazioni pubbliche affinchè, una volta per tutte si decida, a costo di prendere qualcuno a calci nel sedere, che i partiti devono andare fuori dalla Rai». Così Antonio Di Pietro, leader Idv, nel corso dell'intervista concessa all'osservatorio Tg e pubblicata su alla vigilia del convegno sulla Rai organizzato dall'idv per domani 27 marzo. «Noi - ha aggiunto l'ex pm - confidiamo nel fatto che il Pd non si lasci attrarre dal solito giochino della lottizzazione e della spartizione dei posti. Anche Monti ha una responsabilità enorme; non ci venga a dire che verranno nominate personalità di alto profilo: il problema è la Gasparri. E' la Gasparri che deve andare al macero, perché è questa legge il principio di ogni male». Pardi: Alfano vuole lasciare tutto com'è, subito riforma - «Alfano non vuole nessuna riforma della Rai perché vuole che la Rai resti esattamente così com'è, ossia un'azienda allo sfascio, devastata da anni di vergognosa lottizzazione e sempre più lontana dalla sua funzione istituzionale di servizio pubblico». Così il senatore Pancho Pardi, capogruppo dell'italia dei Valori in commissione di Vigilanza, che aggiunge. «Mercoledì scade il mandato dell'attuale Cda, una proroga è fuori discussione così come la nomina di uno nuovo con le regole della indecente legge Gasparri. Non è questione di conti in ordine, c'è un problema di democrazia a rischio. E' perciò doveroso, oltre che necessario, rompere definitivamente con il passato, rinnovare non solo i vertici ma anche l'assetto 3

4 dell'azienda. Per questo l'italia dei Valori, che non ha mai partecipato alla spartizione delle poltrone, presenterà domani in un convegno un pacchetto di proposte per una degna riforma della governance che - conclude Pardi - sottragga la Rai alle grinfie di Berlusconi, la liberi dall'assedio dei partiti e la restituisca finalmente ai cittadini». Orfini (Pd): La RAI così com'è è indifendibile - «Quando il bilancio della Rai sarà approvato, vedremo se e come sarà raggiunto l'equilibrio dei conti. Ma già oggi si può dire che è rimasto solo Alfano a difendere una gestione che sicuramente è stata positiva per chi voleva azzoppare il servizio pubblico, ma non certo per i cittadini e per l'azienda. La Rai così com'è è indifendibile». Lo ha affermato Matteo Orfini, responsabile Cultura e informazione del Pd. Orfini porta come «ultimo esempio di quanto pesino i condizionamenti» quello di ieri sera, «quando Report ha superato negli ascolti Barbarossa, dimostrando che quando la politica impone produzioni e palinsesti, il risultato è catastrofico. E' ora di voltare pagina». Canone Rai promosso dalla Cassazione: "aiuto consentito" Fonte: Blitz Quotidiano ROMA Non e' in vista alcun verdetto comunitario che metta fine alla riscossione del canone Rai. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 4776 che ricorda anche come questo balzello sia uno dei piu' ''longevi'' del nostro ordinamento, introdotto nel lontano Per ora spiegano i supremi giudici a un abbonato veneto insofferente di pagare il tributo che tiene in vita Viale Mazzini, e che per vincere la sua battaglia ha 'assunto' un principe del foro non ricorrono i motivi in base ai quali sottoporre alla Corte di Giustizia Ue la questione del canone Rai in quanto non c'e' dubbio che l'imposta abbia natura di aiuto di Stato ''esistente'', sul quale e' ammesso il sindacato della sola Commissione in quanto precedente al Trattato Ue. Dunque i singoli cittadini non possono contestarne la legittimita' chiedendo che sia la Corte di Strasburgo a pronunciarsi, tuttavia se un domani la Commissione ne decretasse il contrasto con gli indirizzi comunitari, sarebbero proprio gli abbonati e non l'amministrazione delle Finanze che riscuote il canone ad avere il diritto a ricevere indietro quanto versato. A questa conclusione e' arrivata la Suprema Corte, con la sentenza 4776, che ha, in parte quella che riguarda l'ipotetico futuro dato ragione al ricorso del signor Lino Gaz, difeso da Luigi Manzi, uno dei maggiori avvocati civilisti. Se l'abbonato non e' riuscito ad ottenere che sia Strasburgo a decidere se il canone sia o meno un aiuto 'scorretto' alla tv pubblica, ha pero' ottenuto il riconoscimento del diritto, al momento solo 'astratto', ad ottenere in prima persona qualora in futuro i parametri Ue dovessero mettere fuorilegge l'abbonamento Rai la restituzione dei soldi versati. Di contrario avviso era stata, invece, la Corte di Appello di Venezia che nel 2005 aveva stabilito che il canone essendo una imposta era un ''impenetrabile diaframma tra le ragioni del contribuente e la possibilita' di ottenere la ripetizione di una somma versata per un titolo confliggente con la disciplina comunitaria''. Secondo i supremi giudici questa affermazione sicuramente, gia' da ora, e' fuori dai parametri europei perche' ''non trova alcuna rispondenza nelle pronunce della Corte di Giustizia Ue''. Ma il canone non e' in discussione. Benzina, cosa c è dietro i rincari? La Gdf indaga. Le evoluzioni del prezzo Fonte: Giornalettismo Sta in uno schema del Corriere della Sera tutta l assurdità dei prezzi del carburante in Italia. Paese dove, rispetto all Europa, i costi sono altissimi. Per effetto delle tasse, certo. Ma la Guardia di Finanza sembra pensarla, almeno in parte, diversamente. Nell infografica (per ingrandirla cliccare questo link: è possibile ammirare l evoluzione dei prezzi tra Italia ed Europa: 4

5 Basta consultare qualunque archivio, anche su Internet, per rendersi conto che il quesito ha una sua fondatezza: Nel gennaio del 2011 (periodo in cui l inchiesta di Varese ha scelto come punto di partenza) un barile di greggio era quotato 120 dollari al barile; ieri il fixing dello stesso prodotto era a 125 dollari, con un rialzo del 4% circa. Se si considera invece il grafico del prezzo alla pompa la benzina in Italia è balzata in alto del 18-20% pur in presenza di un calo dei consumi certificato da Confindustria di circa il 10%. «Può anche darsi che al termine dei nostri controlli prosegue il colonnello Morelli scopriremo che i rincari sono giustificati da una serie di fattori. Se così non sarà potrebbe essere contestato il reato di manovra speculativa sulle merci». Il provvedimento emesso dai magistrati Grigo e Politi contiene anche alcuni elementi di novità sotto il profilo giuridico: Assimila infatti le compagnie petrolifere a soggetti incaricati di un pubblico servizio «in quanto l attività esercitata, rivolta ad un pubblico indeterminato e caratterizzata da un prodotto di essenziale utilità per i cittadini e le imprese, è soggetta a norme di diritto pubblico e a provvedimenti e interventi da parte dell Autorità garante della concorrenza e del mercato». L indagine è partita da un esposto che il Codacons ha presentato in 104 Procure d Italia; quella di Varese ha deciso di non lasciarlo in un cassetto ma di andare a fondo. «Negli ultimi anni si legge nell esposto è avvenuto sovente che il prezzo del carburante per i consumatori aumenti immediatamente ogni qual volta si verifica un incremento del costo del petrolio mentre la corrispondenza viene a mancare nel momento in cui il prezzo del petrolio scende». Il Codacons aggiunge che domani, con un documento che presenterà alla Procura di Varese, chiederà il sequestro preventivo di un miliardo nelle casse dello Stato: «Siamo tranquilli, l indagine porterà a scoprire la verità e cioè che i rincari sono dovuti in larghissima parte all aumento delle accise» ha commentato il presidente dell Unione Petrolifera Pasquale De Vita. L inchiesta, visto che tocca uno dei beni che più pesano sui bilanci di aziende e famiglie ha risvegliato anche l attenzione del mondo politico. «Sulla benzina credo che dobbiamo metterci al tavolo con i petrolieri e ragionare se ripristinare l accisa mobile» ha affermato ad esempio ieri a Cernobbio il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Analoga richiesta giunge dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni: «Il costo altissimo della benzina ha spiegato sta penalizzando fortemente cittadini e imprese ed è chiaro che c è una fortissima incidenza dello Stato, che ha un imposizione sulla benzina e sugli altri carburanti davvero inaccettabile». Fisco: caro-addizionali, il 27 ministangata in busta paga Fonte: Ansa 5

6 (di Francesco Carbone) Brutte sorprese in busta paga per dipendenti e pensionati: l'assegno di marzo, che arriverà come da tradizione il 27 (martedì) sarà più leggero. Se non bastassero infatti i continui aumenti dei prezzi cui far fronte, guidati dall'impennata dei prezzi della benzina (che ormai viaggia inesorabilmente verso i 2 euro al litro) i cittadini dovranno fare i conti anche con lo sblocco delle addizionali regionali e comunali. A fare i conti in tasca a questo nuovo aumento del prelievo é il Caf-Cisl nazionale. Ecco cosa emerge. IRPEF REGIONALE, STANGATINA PER TUTTI: L'aumento del prelievo scatterà per tutti sulle addizionali regionali e sarà dello 0,33%, con un effetto che varierà dai 51 euro per un salario da euro mese ai 137 per uno stipendio da euro per l'irpef Regionale. Pagheranno invece 73 euro i contribuenti con euro di stipendio e 94 euro quelli che con una busta paga mensile di euro. IRPEF COMUNALE, SOLO PER CHI HA GIA' DELIBERATO: C'é però l'incognita Irpef Comunale. L'aumento in questo caso va deciso dalle singole amministrazioni comunali che, se non lo hanno ancora deliberato, farà scattare l'eventuale aumento solo dopo. Qualche Comune ha però già deciso di utilizzare questa leva per aumentare i propri introiti tanto che, in questo caso, l'impatto annuale sulle buste paga potrà salire - è il caso di Chieti - fino a a 193 euro. POCHI I COMUNI CHE HANNO GIA' DELIBERATO: Fortunatamente i Comuni che hanno deliberato aumenti allo stato non sono molti. La manovra di Ferragosto firmata Tremonti- Berlusconi ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di deliberare, a partire dal 2012, aumenti dell'addizionale comunale fino a raggiungere un'aliquota massima complessiva pari allo 0,8%, possibilità che era stata 'congelata' nel 2008 dallo stesso Tremonti. Ma nei casi in cui l'aumento sia già stato deliberato il conto arriverà martedì prossimo (altrimenti scatterà successivamente): si andrà, ad esempio, da un aumento (comunale) di 47 euro a Catanzaro (+51 euro per l'addizionale regionale, in tutto 98 euro in più) per un pensionato o lavoratore dipendente con euro mensili (lordi) fino ad arrivare ai 193 euro di un pensionato/dipendente con euro lordi mensili di Chieti (+137 euro di addizionale regionale e 56 euro per quella comunale). Insomma non un vero e proprio salasso ma una mini-stangata che si aggiungerà a tutte le altre in attesa del temuto arrivo dell'imu a giugno e del 'temutissimo' rincaro di 2 punti delle aliquota Iva da ottobre prossimo, anche se in quest'ultimo caso il Governo sembra stia cercando vie alternative. NIENTE PRELIEVO PER I REDDITI BASSISSIMI: Ad essere salvaguardati saranno solo i pensionati e i dipendenti con i redditi più bassi, che hanno redditi talmente sottili non dover pagare nemmeno l'irpef principale. In particolare non dovranno alcuna addizionale i pensionati fino a 75 anni che guadagnano fino a euro l'anno e quelli oltre 75 anni che guadagnano fino a euro. I lavoratori, invece, saranno esenti fino a euro. IMU E IVA, STANGATE IN ARRIVO: Ma il vero salasso per le tasche degli italiani arriverà a giugno con l'imu. La nuova imposta municipale è una nuova Ici che si pagherà anche sulle prime case e che sarà ancora più alta sulle seconde. La chiamata alla cassa, per il debutto di questa nuova tassa, è per il 20 di giugno. Ad ottobre, poi, è in arrivo l'aumento dell'iva dal 21 al 23%. Introdotto come norma di "salvaguardia" per raggiungere il pareggio di bilancio potrà essere sostituito da altre fonti di entrata come la riduzione delle agevolazioni o il taglio delle spese con la spending review.(ansa). Internet 2020, odissea nelle app Fonte: Punto Informatico Uno studio ha raccolto le opinioni degli esperti circa il futuro della Rete. E il verdetto è: sarà il trionfo delle webapp scritte con HTML5, e tutto un fiorire di cloud computing ubiquo 6

7 Roma - Un recente studio condotto dallo statunitense Pew Research Center Project ha raccolto le opinioni di oltre mille operatori e esperti di tecnologia, riprendendo il dibattito su un eventuale futuro in cui il browser sarà abbandonato come strumento principale di navigazione a favore delle app, già ampiamente impiegate nei dispositivi mobile. A innescare il dibattito erano stati due articoli di Wired, uno del direttore Chris Anderson e l'altro dell'editorialista Michael Wolff: in essi si intesseva un discorso "non esclusivamente legato alla tecnologia e al business che prevarrà ma che riguarda differenti visioni del modo in cui le persone avranno accesso alle informazioni, all'apprendimento, all'intrattenimento e alla creazione di materiale in collaborazione con altri nell'era digitale". Il tutto partiva dalle considerazioni circa l'evoluzione e la trasformazione del Web creata dalla diffusione dei dispositivi mobile (smartphone, ma anche tablet ed e-reader) e di macropiattaforme sempre più onnicomprensive come Facebook. Nel frattempo diversi dati e opinioni si sono inserite in questo filone di analisi: Tim Berners-Lee ha scritto su Scientific American che "il Web come lo conosciamo è ormai minacciato" e che "può finire per essere frammentato in diverse isole separate"; l'ultima statistica redatta da Pew Research Center's Internet & American Life Project sull'argomento mostra come due terzi degli adulti statunitensi si colleghino ormai attraverso dispositivi mobile; i dati raccolti da Cisco parlano di 10 miliardi di dispositivi mobile connessi ad Internet entro il 2016 (che, con una popolazione stimata di 7,3 miliardi di persone significherebbe 1,4 dispositivi a testa) e di un traffico cresciuto del 50 per cento: il Gruppo Gartner ha predetto, infine, entro il 2015 che "smartphone e tablet supereranno i PC con un rapporto di quattro ad uno". Nel frattempo, poi, Apple ha raggiunto le 25 miliardi di app scaricate attraverso App Store e Google quota 10 miliardi attraverso Android Marketplace Google Play e secondo altri studi, poi, il tempo passato sulle app ha superato quello speso sul browser già a giugno 2011: dati che rappresentano chiaramente la sempre maggiore importanza delle applicazioni utilizzate su dispositivi mobile nella vita e nelle abitudini di consumo degli utenti. Ora una nuova statistica condotta sempre da PEW ha ribadito le posizioni sostenute dagli editoriali Wired, chiedendo agli intervistati, una popolazione volontaria ma selezionata di operatori e osservatori tecnologici, di pensare alla prospettiva del 2020 e schierarsi pro o contro le previsioni relative all'evoluzione di Internet nel senso di uno spazio gestito via app specifiche. A sostegno di un'abbandono di una Rete così come la conosciamo, a favore di una visione di Internet parcellizzato in diverse sessioni specifiche gestite via app, si è schierato il 59 per cento degli intervistati, mentre il 35 si è detto contrario. In realtà, a parte questo schieramento dettato da una domanda che imponeva una risposta secca, i poco più di mille intervistati hanno espresso una serie di considerazioni più dettagliate a partire dalla tesi di Anderson e Wolff: in buona parte si tratta di una posizione più grigia, in cui al Web si sovrapporranno le evoluzioni generate dalla diffusione delle app, senza però sostituirvisi. Robert Cannon, consigliere per la normativa legata ad Internet della Federal Communications Commission, sottolinea in particolare come "la progettazione di base aperta e scalabile la rendono sempre una soluzione convincente". Jeff Jarvis, blogger e professore all'università di New York, dice invece che: "Il browser, o un suo epigono, continuerà ad avere vantaggi rispetto alle app. È collegato alla Rete intera ed offre piena interoperabilità, lasciando all'utente più potere rispetto a sviluppatori o editori". D'altra parte, chi si schiera dalla parte della visione che vede la prossima vittoria delle app punta sulla facilità di utilizzo e sulla spinta proprio degli imprenditori e degli editori. Proprio da questi ultimi in particolare, d'altronde, sembra arrivare la spinta fondamentale verso le app: un mezzo visto fin dal principio come opportunità per riprendere il controllo dei contenuti e magari 7

8 invertire la tendenza al gratuito con la possibilità di introdurre modelli di business alternativi a quelli basati sull'advertising. A questo considerazioni occorre poi aggiungere che a giocare un ruolo fondamentale per i browser potrebbe essere il protocollo HTML5, che garantisce nuove "libertà" e nuove forme ai contenuti distribuiti con esso (come sottolinea, per esempio, Hal Varian, chief economist di Google) e che al contempo consente alle app di allargarsi su Web. Rob Scott, chief technology officer di Nokia, arriva a dire che "quando i browser con funzionalità HTML5 saranno completi e pienamente accessibili da tutti i PC e dal più comune Kindle fino a iphone, allora le Webapp sostituiranno le app native". Un altro fattore da calcolare è poi costituito dal cloud computing: secondo Jeffrey Alexander, senior technology analyst di SRI International, "l'infrastruttura cloud significa che le app avranno una capacità di elaborazione paragonabile a quella delle applicazioni Web tradizionali, e in molti casi anche superiore alla nostra concezione odierna del Web". Claudio Tamburrino Lavoro: Ocse promuove riforma, "Italia ha fatto passo decisivo" Fonte: AGI lavoro_ocse_promuove_riforma_italia_ha_fatto_passo_decisivo (AGI) - Bruxelles, 27 mar. - L'Ocse promuove l'italia: sulla riforma del mercato del lavoro e' stato fatto un passo decisivo anche se il Paese deve tornare a una crescita "piu' forte" e "migliorare la competitivita'". Ma nel Paese le tensioni non si allentano e i sindacati continuano a chiedere modifiche all'articolo 18. La riforma messa a punto dal Governo "rappresenta un passo decisivo per affrontare i principali problemi del mercato del lavoro in modo coerente", afferma il segretario generale dell'ocse, Angel Gurria, secondo cui l'intervento "completera' altre iniziative, come la riforma delle pensioni e le liberalizzazioni, e dovrebbe consentire all'italia di accelerare la creazione di posti di lavoro, far scendere la disoccupazione e rafforzare la crescita". Nel suo rapporto sull'europa l'ocse avverte anche che c'e' il rischio che la crisi del debito possa causare un contagio globale. Pertanto serve "un'azione decisiva per stabilizzare la vulnerabile Eurozona" fatta "sia di azioni di breve termine che di riforme nel lungo". Secondo Gurria infatti l'europa "si sta impantanando" mentre dovrebbe "fare della crescita la sua priorita'". Tornando all'italia la leader della Cgil, Susanna Camusso rispetto alla riforma del mercato del lavoro si dice serena: "Parto dalla dichiarazione che ha fatto il presidente Monti nei giorni scorsi sulla sovranita' del Parlamento e del riconoscimento del dialogo. Penso che questa sia la cosa fondamentale - afferma -: tutto possiamo permetterci tranne non riconoscere il ruolo legislativo del Parlamento". Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede di modificare la parte dell'articolo 18 sui licenziamenti economici "per rendere credibile la riforma senza stravolgerne l'impianto", mentre per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, l'articolo 18 ormai ha assunto "una dimensione politica e simbolica. O si riesce a trovare un compromesso in Parlamento oppure tra un anno saremo ancora a parlare". Infine il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, visto il periodo caratterizzato da una "forte tensione sociale causata in primo luogo dagli effetti della crisi", auspica "un lavoro sinergico e partecipativo tra le parti sociali e la Commissione di garanzia sugli scioperi". Marano (Rai) contro Cio: ''Olimpiadi free per tutti, fatelo per i bambini'' Fonte: Digital Sat Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Ilmessaggero.it ''Le Olimpiadi di Londra dovrebbero essere free per tutti. Considero una volgarità politica la scelta fatta dal Cio. Non si può dire a un bambino: se hai i soldi vedi tutte le Olimpiadi, se non 8

9 li hai ne vedi solo una parte. Significa insegnare ai più piccoli un elemento discriminante legato a un valore come quello dello sport olimpico". È la provocazione-consiglio lanciata questa sera dal vicedirettore generale della Rai Antonio Marano, nel corso di un incontro su cartoni e sport che si è svolto a Cartoons on the bay, il festival dell'animazione organizzato dalla Rai in corso a Rapallo. «Credo - ha aggiunto Marano - che De Coubertin se vedesse uno scempio del genere si rivolterebbe nella tomba». Sul tema dei diritti tv è intervenuto anche il presidente della Rai Paolo Garimberti secondo il quale «il problema posto da Marano dovrebbe essere allargato allo sport azzurro in generale, ovvero dovrebbe essere free la maglia azzurra in generale. Un principio, questo, che gli inglesi hanno compreso applicandolo appieno. Mi rendo conto che è difficile anche perchè le federazioni sportive cercano di monetizzare, da tempo diciamo lo stesso per il costo del calcio». Mediaset ha perso Mediaset.com Fonte: Il Post Aveva dimenticato di rinnovare il dominio e il nuovo proprietario dell'indirizzo è titolato a tenerlo per sé, dice una sentenza La scorsa estate quelli di Mediaset si dimenticarono di rinnovare il dominio mediaset.com, che rimandava verso mediaset.it, e ora ne pagano le conseguenze. Scaduti i 30 giorni di tolleranza, entro i quali il proprietario di un dominio ha la possibilità di recuperarlo, l indirizzo web fu acquistato da una società che rileva domini scaduti e li mette all asta. Mediaset.com fu così venduto a Didier Madiba, un residente del Delaware, che qualche settimana dopo l acquisizione fu chiamato in causa dalla società italiana, determinata a rientrare in possesso del proprio dominio. Mediaset presentò ricorso all Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), l agenzia specializzata delle Nazioni Unite che incoraggia l attività creativa e si occupa di tutelare la proprietà intellettuale nel mondo. I legali di Mediaset sostennero che la registrazione fu effettuata in malafede, utilizzando tra le altre cose un nome che è chiaramente legato al marchio registrato della società in diverse parti del mondo. L azienda della famiglia Berlusconi ricordò anche che Madiba non aveva alcun diritto a utilizzare il nome di Mediaset. La malafede, secondo i legali, stava poi nel fatto che il dominio non veniva utilizzato per alcun particolare scopo. Con una sentenza dello scorso febbraio, da poco online, gli esperti del WIPO hanno stabilito che Madiba ha diritto a mantenere il dominio regolarmente acquistato allo scadere del periodo di garanzia per il precedente proprietario, cioè Mediaset. Secondo il WIPO, i responsabili della società non hanno dimostrato in quali termini vi sarebbe malafede nell uso di mediaset.com da parte dell attuale proprietario. Il sito web collegato al dominio per ora è molto spartano, ma Madiba ha spiegato che i lavori per il suo completamento hanno richiesto più tempo del previsto e che per questo motivo non è ancora del tutto operativo. Per difendere il proprio acquisto, Madiba ha anche ricordato al WIPO che le parole media e set sono termini del tutto comuni, molto usati sul web e non registrati con alcuno specifico marchio. Il suo sito, inoltre, dovrebbe in futuro offrire la possibilità di acquistare sistemi per server e altro materiale informatico. Mediaset ha quindi perso la possibilità di riottenere il proprio dominio ma nulla vieta alla società di fare un offerta all attuale proprietario per averlo indietro. Non è chiaro se sia il caso di Madiba, ma spesso chi acquista domini scaduti e non rinnovati mira a ottenere proposte economiche da parte dei vecchi proprietari, che non vogliono perdere il loro dominio per una dimenticanza. Parabola discendente di un contenitore commerciale: a Mediaset calano raccolta e share. Da quando Silvio non è più al governo Fonte: Newslinet 9

10 La storia del dominio non rinnovato, perso e lestamente sottratto da un signore americano del Delaware, è una bazzecola confrontata ai problemi di natura economica e strutturale che Mediaset sta affrontando. Ma è probabilmente sintomatica del momento di agitazione e confusione che si vive a Cologno Monzese. Un passo indietro: la scorsa estate il dominio portale di richiamo del Biscione, scade. Lo compra, allora, un signore americano, di nome Didier Madiba, che ha una società che porta lo stesso nome ma che vende software (quindi apparentemente senza fini speculativi). Mediaset, allora, si appella all Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale; ma l'iniziativa non porta a nulla, tanto che, da un paio di giorni, non è più riconducibile all azienda della famiglia Berlusconi, che lo ha sostituito con (ma non è evidentemente la stessa cosa). Avvenimento paradigmatico, ma non è certo questo ciò non fa dormire sonni tranquilli a Pier Silvio Berlusconi e a papà Silvio. Sarà un caso, sarà il momento politico di depressione che sta accompagnando il Pdl, ma Mediaset, che quando invece il partito è sulla cresta dell onda si ringalluzzisce, diventa combattiva, propositiva, cammina a petto in fuori, sembra accusare non poco i colpi della fine provvisoria, per lo meno dell epoca politica berlusconiana. Da novembre, da quando, cioè, Monti e i suoi tecnici-generali si sono insediati al governo, la raccolta pubblicitaria del Biscione è crollata verticalmente. Prima della caduta del passato governo, Mediaset perdeva solo il 2% sulla raccolta di un anno prima, dato non incoraggiante ma di 2,6% minore rispetto alle perdite molto più corpose dei concorrenti. Tre mesi dopo le perdite continuano più massicce di prima per tutto il comparto, ma stavolta è proprio Mediaset ad avere i dati peggiori. Da 2% a 8,1% di perdite in tre mesi, mentre il resto del comparto (TiMedia-La7, Rai e Sky) si attesta intorno al 7%. Ma cosa è successo, allora? Può darsi che gli investitori abbiano fiutato il momento di depressione e temendo debacle ancora più consistenti abbiano abbandonato la nave alla deriva; oppure che i venditori di Publitalia improvvisamente non riescano più a fare il loro lavoro, che la crisi si sia oggettivamente aggravata o semplicemente che la sfrotuna abbia agganciato il Re dell'ottimismo. Il punto, però, è che non si tratta solo di previsioni negative e mancati investimenti. A Mediaset non tornano proprio i conti. A cominciare dallo share, che cala vertiginosamente a percentuali preoccupanti, specie per le reti in chiaro generaliste. Ancora: Mediaset Premium, altra tegola, non raggiungerà l utile fino al Eppoi c è il tegolone di Endemol, società di produzione di cui la famiglia Berlusconi ha acquistato una quota consistente circa un terzo e che registra perdite per circa 3 miliardi di euro, non portando quindi nessun introito nelle casse. Pier Silvio continua a ripetere che non ci saranno tagli sul personale ma soltanto un calo delle spese televisive nell ordine del 4-5%. Ma molto dipende da cosa il governo deciderà riguardo il beauty contest (sul quale l'ex premier aveva dichiarato una sostanziale indifferenza, salvo poi ricorrere al TAR contro la decisione di Monti di congelamento sino alla decisione finale sull'opportunità di trasformarlo in asta competitiva). A Cologno nel frattempo attendono e tremano. (G.C. per NL) Tv e minori: una svolta? Fonte: Millecanali Ecco alcune notizie abbastanza inedite sul decreto legislativo del Governo approvato venerdì scorso. Angelo Zaccone Teodosi 26 Marzo 2012 Il testo del provvedimento non è ancora noto, ma è importante segnalare che nel pomeriggio di venerdì 23 marzo, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi, ha approvato anche uno schema di decreto legislativo che aggiorna e potenzia la normativa di disciplina dell'esercizio delle attività televisive a tutela degli spettatori di minore età (ricordiamo che con decreto legislativo - abbreviato con D. lgs. o D. lg. - o decreto delegato si intende, nel diritto costituzionale italiano, un atto normativo avente forza di legge adottato dal Governo in sede di Consiglio dei Ministri su delega del Parlamento). La questione è delicata, perché l'italia continua ad essere un Paese nel quale il sistema televisivo non mostra particolare sensibilità nei confronti dei minori. Anche in prima serata, talvolta, vengono infatti messi in onda programmi che definire inadatti ai minori (soprattutto per il carico di violenza, talvolta morbosa) è veramente un eufemismo. Ed ancora oggi vige la 10

11 pratica di una segnalazione (a partire dal cubo della Rai, che viene connotato da una righetta rossa) che scompare pochi attimi dopo l'inizio del programma, come se non fosse noto a chiunque che la fruizione dei programmi televisivi è erratica e che lo zapping è pratica normale e diffusa. La Presidenza del Consiglio dei Ministri annuncia che le modifiche approvate uniformano, sul piano lessicale, le norme italiane con la disciplina comunitaria, e la arricchiscono con alcune ulteriori previsioni a tutela dei minori, recependo gli orientamenti espressi dal Comitato per la Tutela dei Minori. Questo Comitato, a parer nostro, è un'entità che finora ha mostrato incisività fantasmica. Una novità vera sembra però esserci, nel provvedimento annunciato, e ne siamo lieti: i piccoli spettatori (ovvero i loro genitori) verranno avvisati mediante la presenza per tutto il programma - e non più solo all'inizio, come finora - del simbolo visivo che avverte dei contenuti inadatti e mediante un più ampio utilizzo delle nuove tecnologie che consentono al genitore di utilizzare codici personali di accesso. Scatta anche un divieto assoluto di trasmettere programmi pornografici o violenti gravemente nocivi per i minori (definizione - ahinoi - sfuggente: chi lo certifica?!) anche in orari notturni, esclusi solo i programmi specificamente acquistabili a pagamento, con una più incisiva distinzione delle diversità tra il regime riferibile alle trasmissioni lineari (sia in chiaro che a pagamento) e quello per le trasmissioni non lineari, le sole che potranno ospitare programmi vietati ai minori di 18 anni. Nello stesso provvedimento - in risposta alle indicazioni ricevute dalla Commissione Europea sostiene la Presidenza del Consiglio - sono state infine eliminate le ambiguità relative alla disciplina dei trailers inerenti le opere di nazionalità europea: in particolare, si escludono, a certe condizioni, i messaggi promozionali a favore dell'incremento della lettura e i trailer cinematografici di opere di origine europea, ai fini del calcolo dei limiti di affollamento pubblicitario. Con il medesimo decreto, è stata anche definita la quota minima percentuale da destinare alla produzione delle opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte : non essendo ancora noto il testo, non si può comprendere se si tratti di una innovazione, ma comunque dubitiamo molto si possa trattare di una innovazione autentica, che possa ridare respiro alla produzione indipendente di cinema e fiction nazionale, che di ben altri interventi di sostegno ha necessità. Il piano per la Fiction Rai Fonte: Millecanali Ecco i titoli nel campo della fiction che verranno realizzati dalla Rai sulla base del Piano di quest anno, finalmente ufficiale, e quel che hanno in animo di fare Mediaset e Sky. 22 Marzo 2012 Secondo l'agenzia Asca, «dopo lunghe settimane di attesa per attori, agenti, produttori, casting director e sceneggiatori, sono finalmente noti i titoli del Piano Fiction Rai che verranno realizzati nel Si tratta di: 'I 57 giorni' con Luca Zingaretti nei panni di Paolo Borsellino e Lorenza Indovina in quelli della moglie (già sul set). Riprese in corso anche per 'K2', girato in Austria con protagonisti Marco Cocci, Marco Bocci, Giorgio Lupano, Giuseppe Cederna e Massimo Poggio. Tornano le serie di successo come 'Medico in famiglia 8', diretto da Elisabetta Marchetti, 'Un passo dal cielo 2' di Riccardo Donna, 'Un caso di coscienza 5' per la regia di Luigi Perelli, 'Paura d'amare 2' di Vincenzo Terracciano. E ancora 'Provaci ancora prof 5', 'Rossella 2', 'Che Dio ci aiuti 2' e 'Un posto al sole'. Torneranno le grandi storie con 'Modugno', 'Anna Karenina', 'Trilussa', 'Barabba', 'Il ritorno di Ulisse', 'Eleonora di Arborea', 'Memorie di Adriano', 'Aladino', 'Olivetti' diretto da Michele Soavi e 'L'ultimo Papa Re' diretto da Luca Manfredi. Previsto un altro biopic da scegliere tra Oriana Fallaci e Grace Kelly. Tra le nuove storie, 'Una buona stagione' diretto da Gianni Lepre, 'Casa & Bottega' con Renato Pozzetto e Nino Frassica diretta da Luca Ribuoli, 'Altri Tempi' di Marco Turco, la trilogia anni '70 prodotta dalla 11

12 Albatross, 'La strage di Duisburg', 'Farfalla granata' e 'Stirpe di Vipere'. Non è esclusa la realizzazione di 'Don Matteo 9'. In cantiere per Mediaset, invece, due serie a breve sul set: 'Baciamo le mani' di Eros Puglielli con protagonisti Sabrina Ferilli, Virna Lisi e Francesco Testi e 'Onde' diretta da Luis Prieto con protagonisti Francesco Montanari e Vanessa Incontrada. 'Baciamo le mani' verrà girata tra Cuba e la Sicilia, mentre 'Onde' tra il Sud America e la Puglia. Sky tornerà con la nuova stagione de 'I Borgia', a breve sul set. In fase di sviluppo la serie su 'Mani pulite' e quella su 'Gomorra'». DTT: verso la conclusione dello switch-off nazionale Fonte: Newslinet Con la pubblicazione dei bandi per l assegnazione delle frequenze radiotelevisive in tecnica digitale terrestre alle emittenti operanti nelle Regioni Sicilia e Calabria ci si avvia verso la conclusione del processo di transizione definitiva alla nuova tecnologia numerica. Nonostante le pressioni provenienti dalla Regione Sicilia circa uno slittamento del termine fissato per lo switch-off nell isola, il Ministero dello Sviluppo Economico Comunicazioni è andato avanti, avviando la procedura per l attribuzione dei diritti d uso delle frequenze, che prevede la predisposizione della graduatoria di cui all art. 4, del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75. Tale procedura ad oggi è stata dunque applicata a tutte le aree non digitalizzate alla data del 1 gennaio 2011, cioè Liguria, Toscana, Umbria, Marche, provincia di Viterbo, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e, appunto, Calabria e Sicilia. Resta da vedere se anche le regioni già digitalizzate alla citata data del 1 gennaio 2011 dovranno fare i conti con la dura regola delle graduatorie per la riassegnazione delle frequenze. Intanto c è fermento tra gli operatori di rete delle Regioni interessate dal bando che prevede l attribuzione di misure economiche compensative per il volontario rilascio dei canali da 61 a 69 (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lazio esclusa Viterbo - e Campania), dopo i chiarimenti resi dal Ministero in merito, tra l altro, alle modalità di attuazione delle intese per il rilascio di frequenze che non coprano l intera regione, ai canali che possono essere rilasciati ed alla possibilità di effettuare compravendite dei diritti d uso entro la data di scadenza del bando, fissata al prossimo 30 marzo. (D. A. per NL) La7, miracolo svanito Fonte: Lettera43 Dandini e Telese in calo: arranca l'ex isola felice della tivù. di Bianca Mazzini Il digitale terrestre è ormai una realtà e le reti televisive generaliste tradizionali cercano di attrezzarsi per non perdere terreno. Questa è stata la stagione della verità: più canali, rivolgimenti in Rai, la direzione generale di Lorenza Lei appesa al filo dell annunciata riforma che non si sa quando arriverà, Michele Santoro in uscita dalla tivù pubblica che si mette in proprio su multipiattaforma, le voci di tagli di personale a Mediaset, poi smentite da Piersilvio Berlusconi in persona (ma c è chi ha il dubbio che la situazione non sia rosea oltre ogni ragionevole dubbio). La7, solo La7 sembrava immune dalla mannaia determinata dal combinato disposto di crisi economica e crisi strutturale, comune peraltro alle altre televisioni, alle prese con programmi vecchi nella formula, format stantii, conduttori usurati e cali di pubblicità. L'EX ISOLA FELICE. La7 pareva la piccola isola felice, il luogo privilegiato dell intellighenzia televisiva indipendente, il posto dove realizzarsi al riparo dalle brame berlusconiane e dagli appetiti della politica lottizzatrice. Con l arrivo di Enrico Mentana al telegiornale, nell estate del 2010, anche gli ascolti hanno sfondato il muro del 5%. Anzi: si è sfiorato il 10% (con tanti saluti per il precedente direttore del tg Antonello Piroso). UN MEZZO MIRACOLO. Sono fioriti i commenti favorevoli. Aldo Grasso si è interrogato sul mezzo miracolo cui tutti alludevano, analizzando l innovativa formula del notiziario: Mentana 12

13 che illustra in apertura la giornata, che guida il telespettatore attraverso la giungla delle notizie politiche, in un panorama non più dominato dalla cronaca messa lì a mascherare i fatti. Tutti volevano andare a La7: era tornata Daria Bignardi, approdata Serena Dandini, qui erano giunti persino Paolo Ruffini da RaiTre e Sabina Guzzanti dal lungo esilio post Raiot (trasmissione del 2003 cancellata dopo il debutto, secondo Guzzanti per motivi politici legati al suo antiberlusconismo militante). Sembravano ormai lanciati nel firmamento i nuovi talenti, da Geppi Cucciari a Corrado Formigli. Modelli desueti e ascolti al palo Poi qualcosa è successo. Forse l impatto a media scadenza del digitale, forse, come ha detto Aldo Grasso nella sua videorubrica su Corriere.it, una «stagnazione» dovuta anche all uscita di scena dell oggetto del desiderio principale, il Silvio Berlusconi caimano. Poi, ha aggiunto Grasso, c è anche il problema dei direttori di rete che «propongono» modelli che appaiono desueti. E ci sono gli ascolti al palo o in calo. La7, dunque, che sembrava poter rompere il duopolio, inizia ad arrancare. Daria Bignardi, forse perché le sue Invasioni barbariche sono ormai un format fin troppo collaudato, non riesce a muoversi dal 3,5 %. MANCANZA DI INNOVAZIONE. Aveva iniziato con un 4,48, ma è stato un fuoco di paglia. Non va meglio a Serena Dandini, con il suo talk satirico del sabato, The show must go off: è vero che ha avuto la concorrenza di Ballando con le stelle su RaiUno e di Italia s got talent su Canale 5, ma è indubbio che la verità nuda e cruda è un altra. E cioè che la squadra collaudata di Parla con me soffre la mancanza di innovazione. Stesse gag, stesso Dario Vergassola, stessa Dandini che finge di trasecolare davanti all imitazione del politico. Persino l informazione, con Piazza pulita di Corrado Formigli, il giovedì sera, non riesce a volare, nonostante il traino di Enrico Mentana e di Lilli Gruber (che con Otto e mezzo regge nel crollo generale). Forse per la contemporanea presenza su multipiattaforma del Servizio pubblico di Santoro, padre mediatico del pur bravo Corrado, Piazza Pulita galleggia senza scintille. IN CALO TELESE, NON DECOLLA CUCCIARI. Va male anche In onda, con Luca Telese e Nicola Porro, in calo fino al 2%, mai più ripresosi dopo la lite tra Luca Telese e Luisella Costamagna e la defenestrazione di Costamagna stessa (approdata intanto a RaiTre con risultati non incoraggianti). Non decolla neppure G Day di Geppy Cucciari, programma di nicchia anche arguto e divertente, ma evidentemente fuori target per l orario. Questo non ha impedito a Geppy di assurgere a nuova dea della tivù comica indipendente (ma su altre Reti, come al festival di Sanremo). Benedetta Parodi, poi, a dispetto delle pile di libri venduti nei bookstore più grandi, non riesce a far svettare il suo I menù di Benedetta, fermo al 3%. È vero che è ancora presto per fare un bilancio completo della campagna acquisti di star della tivù impegnata (Dandini, Guzzanti, Paolo Ruffini), ed è presto anche per capire se le star suddette attireranno investimenti pubblicitari, ma è un fatto che neppure a Enrico Mentana riescono i miracoli (anche se il suo tg resiste, attestandosi sull 8%). Lunedì, 26 Marzo 2012 Tv digitale: governo verso revoca beauty contest e gara onerosa Fonte: Il Tempo nhtbci7fq== Roma, 27 mar. (Adnkronos) - E' iniziato il conto alla rovescia per la decisione del governo sul beauty contest dopo la sospensione dell'asta delle frequenze a titolo gratuito decisa dal consiglio dei ministri il 20 gennaio scorso per 90 giorni. A quanto apprende l'adnkronos, l'orientamento dell'esecutivo in vista della scadenza del 19 aprile sarebbe quello di varare dopo Pasqua un decreto che contenga l'annullamento del beauty contest. Con tutta probabilita' nello stesso provvedimento, in cui troverebbero posto altre indicazioni di politica industriale relativa al settore, sarebbe indetta una gara a titolo oneroso destinata solo agli operatori televisivi. All'ultima Conferenza Itu di Ginevra, infatti, e' stata confermata la destinazione televisiva delle frequenze oggetto di gara, sebbene esclusivamente fino al 2015 dopo di che le frequenze sarebbero 'aperte' anche alla banda larga mobile. Nel provvedimento, su cui comunque i tecnici sono ancora al lavoro, non sarebbe contenuta alcuna indicazione economica visto che e' 13

14 l'autorita' per le comunicazioni che fa il regolamento sulla cui base poi il ministero confeziona il bando di gara. Salvo sorprese dell'ultima ora, con l'annullamento del beauty contest, il governo darebbe cosi' seguito all'ordine del giorno accolto lo scorso 22 marzo al dl liberalizzazioni: era stato presentato dalla Lega proprio per impegnare l'esecutivo allo stop definitivo dell'asta gratuita. La sospensione del beauty contest ha gia' provocato la reazione di Mediaset e Europa 7 che dieci giorni fa hanno presentato ricorso al Tar, mentre in una lettera inviata da Prima tv (altro soggetto ammesso alla gara) di Tarak Ben Ammar al ministero dello Sviluppo economico si invita il governo a procedere con l'assegnazione delle frequenze come previsto dal beauty contest. Nella lettera si fa riferimento ai ''danni economici'' provocati alla societa' che aveva gia' provveduto al business plan per la digitalizzazione sostenendo che ulteriori ritardi aggraverebbero questi danni. Ma al di la' dell'eventuale richiesta di indennizzi, il Mise si trovera' intanto a dover restituire una cifra valutabile tra i 50 e i 75 milioni di euro: a tanto dovrebbero ammontare i versamenti degli operatori tra depositi cauzionali per la gara e fideiussioni corrispondenti al 10% degli investimenti previsti per la digitalizzazione delle frequenze. (Val/Opr/Adnkronos) 27-MAR-12 17:10 Riforma del lavoro: analisi punto per punto Fonte: PMI La riforma del lavoro Fornero-Monti varata in CdM riassunta nei suoi sei punti nodali: contratti; licenziamenti; fondi di solidarietà; tutela dei lavoratori anziani; equità di genere; politiche attive; servizi per l impiego. Francesca Vinciarelli - 27 marzo 2012 Varata in CdM la riforma del lavoro salvo intese, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diramato il testo del Disegno di legge spiegato per punti chiave. Scarica il testo del Ddl di Riforma del Lavoro: Una volta a regime la riforma del mercato del lavoro studiata da premier Mario Monti e dal ministro del Welfare Elsa Fornero porterà grandi cambiamenti per quanto riguarda: tutele dell impiego; flessibilità in entrate e uscita; disciplina del licenziamento individuale; assetto degli ammortizzatori sociali; stabilità dei rapporti di lavoro più stabili; controllo degli obblighi contributivi e fiscali. La revisione del mercato del lavoro si articola su 6 punti chiave di intervento: istituti contrattuali; licenziamento illegittimo; Fondo di solidarietà; tutela dei lavoratori anziani; equità di genere; politiche attive; servizi per l impiego. Istituti contrattuali L obiettivo della riforma contrattuale è di preservare «gli usi virtuosi, limitano quelli impropri», attribuendo massimo valore all apprendistato come principale veicolo di ingresso al mercato del lavoro. Uno dei pochi punti sui quali tutte le parti sociali si sono trovate d accordo con il Governo. Prevista una durata minima per l apprendistato di sei mesi, con unica eccezione per le attività stagionali, e l innalzamento del rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati da 1/1 a 3/2. 14

15 Licenziamento illegittimo La riforma del lavoro si pone inoltre l obiettivo di tutelare i lavoratori in caso di licenziamento illegittimo. Tra le novità l introduzione della «delimitazione dell entità dell indennità risarcitoria eventualmente dovuta e si eliminano alcuni costi indiretti dell eventuale condanna (ad esempio le sanzioni amministrative dovute a fronte del ritardato pagamento dei contributi sociali)». Viene così svincolato il costo sostenuto dal datore di lavoro in caso di vittoria del lavoratore dalla durata del procedimento e dalle inefficienze del sistema giudiziario. Per quanto riguarda i diritto al reintegro nel posto del lavoro nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare sarà il giudice a decidere. Per i licenziamenti per motivi economici il datore di lavoro potrà essere condannato solo al pagamento di un indennità. E come sottolineato dal premier Mario Monti, anche nel comunicato della Presidenza del Consiglio si legge che «particolare attenzione è riservata all intento di evitare abusi». Su questo punto si stanno però concentrando le maggiori polemiche e preoccupazioni dei principali sindacati italiani. Introdotto poi il rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, per ridurre i costi indiretti del licenziamento. Fondo di solidarietà La Cassa integrazione guadagni (Cig) viene salvaguardata ed estesa dalla riforma del lavoro studiata dal ministro Fornero riconoscendo a questo istituto assicurativo l importante ruolo nel contrasto alle difficoltà emerse con la crisi economica per le imprese. Viene inoltre potenziato l istituto dell assicurazione contro la disoccupazione «estendendone l accesso ai più giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie d impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti». Tutela dei lavoratori anziani Per tutelare i lavoratori anziani viene creata «una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro». Alle imprese viene lasciata la possibilità di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi per incentivare l esodo dei lavoratori anziani. Equità di genere Per incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e risolvere quindi il divario di genere che ancora affligge l Italia tanto tra le fasce meno qualificate che tra le fasce qualificate e di vertice e soprattutto nelle zone del Mezzogiorno la riforma interviene su diversi ambiti: lotta alle cosiddette dimissioni in bianco, tutela che in realtà riguarda tutti i lavoratori non solo le donne; congedo di paternità obbligatorio; favorire l accesso delle donne alle posizioni di vertice, ovvero le norme per le quote rosa alle società controllate da pubbliche amministrazioni. Politiche attive e servizi per l impiego La riforma del lavoro opererà infine per «rinnovare le politiche attive, adattandole alle mutate condizioni del contesto economico e assegnando loro il ruolo effettivo di accrescimento dell occupabilità dei soggetti e del tasso di occupazione del sistema». Come? Con interventi indirizzati principalmente verso i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, i lavoratori già inseriti o sospesi in via temporanea, i lavoratori espulsi o da ricollocare, i soggetti con caratteristiche di difficile occupabilità e inattivi. 15

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