Le cimici del frumento: diffusione ed efficacia dei parassitoidi oofagi in relazione alle caratteristiche dell agroecosistema

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1 Le cimici del frumento: diffusione ed efficacia dei parassitoidi oofagi in relazione alle caratteristiche dell agroecosistema Luciana Tavella Di.Va.P.R.A. Settore Entomologia e Zoologia applicate all Ambiente Carlo Vidano, Università degli Studi di Torino. fondamentale considerare che la migrazione dall incolto alle colture interessa È non soltanto i fitofagi ma anche gli entomofagi. Per gli eterotteri, volgarmente noti come cimici, molto frequenti sono i passaggi dalle piante coltivate a quelle spontanee e viceversa; in una strategia di difesa integrata diventa pertanto importante la gestione degli incolti. In generale le cimici sono polifaghe, quindi si nutrono e vivono su svariate piante non essendo strettamente legate alle specie coltivate. In questo contesto l ambiente, ed in particolare la vegetazione spontanea, attorno alle colture può fungere sia da rifugio che da sorgente ; rifugio finché le cimici alla pianta coltivata preferiscono la pianta spontanea; sorgente quando, dopo essersi troppo moltiplicate, dalla pianta spontanea passano a quella coltivata. A titolo esemplificativo vengono riportati due casi, relativi al miride Lygus rugulipennis e alle cimici del nocciolo. L. rugulipennis (Fig. 1) è un miride polifago, dannoso in Piemonte su pesco e fragola. Sul pesco causa diversi sintomi, talvolta differenti su nettarine e pesco comune, quali deformazioni, note anche come catfacing, necrosi, gommosità. Tuttavia questo miride, benché attacchi il pesco, preferisce piante erbacee, ad esempio leguminose, ricche di azoto, o composite. Per il pesco i problemi sussistono soprattutto se il frutteto è vicino a coltivazioni di leguminose o cereali vernini; quindi, tagliando il prato, il medicaio, oppure mietendo il grano, se non trovano altri ospiti i miridi passano nei frutteti. Una strategia molto semplice per impedire la migrazione sul pesco consiste nel mantenere l interfilare costantemente inerbito. L inerbimento controllato degli interfilari seminando essenze gradite ai miridi potrebbe quindi costituire una valida alternativa alla lotta chimica, peraltro non sempre efficace. Fig. 1 Adulto di L. rugulipennis Le cimici del nocciolo, in particolare Gonocerus acuteangulatus (Fig. 2), sono un grosso problema per la corilicoltura, poiché quando pungono le nocciole, anche lignificate, causa- 13

2 14 no un danno che l industria mal sopporta, il cosiddetto cimiciato. In realtà, le cimici non sono strettamente legate al nocciolo, anzi negli incolti attorno ai corileti è facile osservarne grandi quantità su diverse piante arboree e arbustive spontanee. Ma se queste ultime vengono a mancare nell agroecosistema le cimici sono costrette a migrare su nocciolo, soprattutto in aree corilicole come le Langhe, ove i corileti sono circondati da boschi e incolti. In quest ottica diventa molto importante conoscere quali essenze e in quale momento siano più apprezzate dalle cimici per salvaguardare la qualità della produzione corilicola attraverso una corretta gestione dell agroecosistema. Fig. 2 Adulto di Gonocerus acuteangulatus Con il termine di cimici del frumento sono indicate specie dei generi Aelia ed Eurygaster (Fig. 3), strettamente legate alle graminacee e in particolare ai cereali vernini. Pertanto quanto detto sinora sul ruolo dell incolto nella gestione dei fitofagi non può essere applicato a queste cimici infeudate al frumento, su cui si nutrono pungendo stelo, foglie e spiga. Con le punture di nutrizione le cimici iniettano Fig. 3 Adulto di Eurygaster maura nelle cariossidi la saliva ricca di enzimi proteolitici, che rimangono latenti sino al processo di panificazione quando, attivati per effetto della temperatura, vanno a interferire con le proteine del glutine, dando origine ad un pane di scarsissima qualità. A partire da fine anni 90 (in particolare negli anni 1999, 2000, 2004 e 2005) sono state rilevate notevoli pullulazioni di cimici nelle coltivazioni di frumento nel monferrato casalese, astigiano e alessandrino. Non si tratta però di un problema nuovo; infatti gravi infestazioni di cimici erano già state segnalate negli anni 30 nelle province di Mantova e Verona. Allora però, data l elevata disponibilità di manodopera, le cimici venivano eliminate direttamente passando nei campi con appositi strumenti a guisa di grandi rastrelli, detti collettori, e raccogliendole in grandi quantità. Dalle ricerche condotte in Piemonte è emerso che Eurygaster maura è la cimice responsabile delle recenti infestazioni. Il ciclo biologico (Fig. 4) è strettamente legato ai cereali autunno-vernini: gli adulti svernano in vari luoghi, in primavera giungono sul frumento, si accop-

3 Fig. 4 Ciclo biologico di Eurygaster maura piano e le femmine cominciano a deporre le uova in ovature di 14 elementi. In maggio nascono le neanidi che in giorni, a seconda delle temperature, completano lo sviluppo e divengono adulti. A fine giugno, quando ormai il frumento è prossimo alla maturazione, nei campi troviamo gli adulti, destinati prima a estivare, poi a svernare. In queste fasi l incolto può divenire importante poiché lì le cimici vanno a trascorrere l estate e l inverno. L estivazione in realtà è condotta nei campi già mietuti, però in autunno, con le prime piogge, gli insetti si portano nell incolto, ove svernano ad esempio nei cumuli di foglie secche. Lo studio sulle cimici del frumento è stato avviato ormai da quasi 10 anni, dal 2000 in avanti, tuttavia E. maura non desta ugual preoccupazione tutti gli anni, ci sono annate con gravi infestazioni e annate dove le cimici paiono scomparire. In Piemonte, dopo annate critiche, come il 1999, il 2000, il 2004 e il 2005, negli altri anni, in particolare nel recente triennio , non sono stati segnalati danni alla produzione granaria regionale. Perché le cimici costituiscono un problema per la qualità delle farine soltanto in certi anni? Una delle cause può essere l andamento climatico, soprattutto primaverile; infatti nel biennio quando non sono stati rilevati né incrementi di popolazione né danni alla raccolta, la primavera è stata caratterizzata da un andamento piuttosto altalenante con ritorni di freddo e intensa piovosità. Anche l attività dei limitatori naturali potrebbe essere tra le cause che regolano i livelli di infestazione: infatti nel corso degli anni sono state osservate molte ovature parassitizzate da imenotteri scelionidi (Figg. 5 e 6), insetti di piccole dimensioni (2 mm di apertura alare) appartenenti ai generi Telenomus e Trissolcus. Questi imenotteri sono estremamente bravi nella ricerca delle uova delle cimici, distribui- Fig. 5 Ovature di Eurygaster maura: sana (a) e parassitizzata (b) 15

4 16 Fig. 6 - Adulto di imenottero scelionide, parassitoide oofago di Eurygaster maura te, talora in numero esiguo, su superfici molto vaste. In primavera gli adulti dei parassitoidi abbandonano i rifugi invernali e migrano nei campi dove volano attivamente alla ricerca delle uova da parassitizzare. Per valutare l efficienza di questi imenotteri vengono calcolati alcuni indici, come la capacità di ricerca (ovature parassitizzate/ovature totali*100), la capacità di sfruttamento (totale uova parassitizzate/totale uova in ovature parassitizzate*100) e l entità di parassitizzazione (totale uova parassitizzate/totale uova raccolte*100). Le uova delle cimici sono deposte in ovature. Se il parassitoide ha una buona capacità di ricerca, andrà a colpire il maggior numero di ovature presenti nel campo; se però mostra anche una buona capacità di sfruttamento, non si limiterà a parassitizzare un singolo uovo ma molte o tutte le uova dell ovatura, esercitando così un efficace azione di parassitizzazione e quindi di limitazione. Nel corso delle ricerche è sempre stata osservata un elevata capacità di sfruttamento, con oltre il 97% delle uova parassitizzate per ovatura. Ma anche la capacità di ricerca è risultata buona: infatti nel 2008, annata in cui le cimici e di conseguenza le ovature erano scarse, il 73% delle ovature raccolte in campo erano parassitizzate (Tab. 1). Lo studio dei parassitoidi è svolto nell ambito del progetto CIFRUMON, finanziato dalla Regione Piemonte, a cui partecipano il Di.Va.P.R.A. Entomologia e Zoologia applicate all Ambiente Carlo Vidano, il C.R.A.B. e il Servizio Agricoltura della Provincia di Torino. All interno del progetto è compreso un sottoprogetto volto a valutare la diffusione dei parassitoidi oofagi e la loro efficienza nel contenere le infestazioni delle cimici. Diventa perciò importante conoscere la bioetologia di questi imenotteri, in particolare luoghi di svernamento e ospiti alternativi alle cimici del frumento, in modo da Discovery efficiency 43,5 34, ,3 Exploited efficiency 97,0 98,8 100,0 96,6 Parasitoid impact 42,6 33,7 29,2 69,6 Tab. 1 Indici di parassitizzazione delle ovature di Eurygaster maura raccolte nelle coltivazioni piemontesi.

5 poterne salvaguardare e incrementare l attività. In quest ottica l ambiente intorno alle colture cerealicole può svolgere il ruolo di rifugio e/o sorgente per i limitatori naturali. Ricordiamo che E. maura svolge una sola generazione all anno, con le uova presenti in campo in maggio-giugno. Al contrario, i parassitoidi compiono più generazioni e pertanto in estate ovideporranno nelle uova di altri ospiti. È qui che l incolto adiacente alle coltivazioni di cereali vernini può assumere un ruolo importante. Infatti dall incolto, rifugio per lo svernamento, i parassitoidi migrano su frumento ove svolgono la loro efficace azione di contenimento di E. maura. Una volta trebbiato il frumento, i parassitoidi volano alla ricerca delle uova di altre cimici, quale ad esempio Nezara viridula, la comune cimice verde presente su soia o pomodoro da industria per tutta l estate (Fig. 7), o anche altre specie abbondanti su piante spontanee (Rubus, Cornus, ecc.). Nel prossimo biennio questo ciclo andrà ulteriormente indagato. Inoltre verrà valutata l attrattività di alcune essenze nei riguardi dei parassitoidi oofagi. Infatti in una ricerca svolta in Medio Oriente è emerso che la veccia è molto attrattiva per questi imenotteri. La semina di queste piante attorno alle coltivazioni potrebbe quindi richiamare su frumento una maggiore quantità di parassitoidi, incrementandone così l attività di contenimento delle cimici. Fig. 7 Ciclo biologico di Nezara viridula 17 Considerazioni conclusive del moderatore Quello delle cimici del frumento è un argomento di grande attualità in Piemonte. Molto interessante è apprendere se sono efficaci e in quale modo sia possibile potenziare l attività degli imenotteri parassitoidi. Uno dei motti per farci coraggio in agricoltura biologica è il problema è la soluzione, cioè la soluzione è già scritta nel problema, e la discussione della professoressa lo dimostra. Ora sarà importante progettare le aree degli agroecosistemi in modo da avvantaggiare questi insetti utili.

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