Valutazione dei Foraggi Tradizionali e Alternativi e Sostenibilità delle Aziende Zootecniche Lombarde. Relazione Finale. Indice

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1 Progetto "FORAGE" (n 688) Valutazione dei Foraggi Tradizionali e Alternativi e Sostenibilità delle Aziende Zootecniche Lombarde Relazione Finale G. Matteo Crovetto - Responsabile scientifico del progetto Dipartimento di Scienze Animali - Università degli Studi di Milano Indice Introduzione pag. 2 Capitolo 1 pag. 4 Produttività, composizione chimica, valore nutritivo e valutazione economica dei principali foraggi lombardi. Capitolo 2 pag. 41 Prove parcellari con ibridi di sorgo foraggero multisfalcio. Capitolo 3 pag. 58 Valutazione economica del sorgo foraggero. Capitolo 4 pag. 63 Prova sperimentale nell azienda di Landriano: Silomais e insilato di sorgo foraggero in alternativa, nel razionamento della bovina da latte. Capitolo 5 pag. 76 Prova sperimentale effettuata nel Centro di Ricerca del Dipartimento di Scienze Animali dell Università degli Studi di Milano, presso la Cascina Baciocca di Cornaredo (MI): "Produzioni foraggere di silomais, silosorgo da granella e silosorgo da foraggio e relativi costi di produzione" "Produzione lattea, utilizzazione energetica e bilancio azotato di bovine alimentate con diete a base di silomais, silosorgo da granella e silosorgo da foraggio. Capitolo 6 pag. 99 Confronto, per diversi foraggi, tra i coefficienti di degradabilità ruminale (kd) dell'ndf calcolati con la tecnica classica in situ (nylon bags) e quelli calcolati in vitro, a partire dalla produzione di gas del residuo NDF Conclusioni pag. 115 Appendice Schede tecniche foraggi pag

2 Introduzione Il presente progetto aveva come scopo la valutazione dei principali foraggi lombardi, sia in termini di produttività (resa ad ettaro) che di composizione chimica e valore nutritivo nonché di convenienza e sostenibilità economica. Il progetto è stato condotto dalla sezione di Zootecnica Agraria del Dipartimento di Scienze Animali, Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l'associazione Regionale Allevatori della Lombardia (ARAL) tramite il Servizio di Assistenza Tecnica agli Allevamenti (S.A.T.A.), nella persona della dott.ssa Paola Amodeo quale responsabile. Il progetto si è anche avvalso della collaborazione e disponibilità di diverse aziende agrarie, in particolar modo le aziende Guzzafame di Gaggiano (MI), Frisia di Bertonico (LO) e Merlo di Busto Arsizio (VA). Il progetto è durato 3 anni, ma l'enorme mole di lavoro e di dati ottenuti ha richiesto un'estensione dello stesso per poter completare le analisi e l'elaborazione dei dati. Va anche sottolineata la notevole difficoltà riscontrata in ordine alla registrazione accurata e completa dei dati produttivi aziendali: per esempio, spesso le aziende non sono dotate di pesa per misurare le reali produzioni foraggere, il che limita il numero di aziende dove poter effettuare il monitoraggio richiesto dal progetto. Il metodo di valutazione utilizzato è stato quello di individuare le aziende con i dati più attendibili, soprattutto relativamente alle lavorazioni che costituiscono il punto di maggior incertezza, e mediare le loro valutazioni con i costi di ciascuna lavorazione per ora e per ettaro applicati dai contoterzisti, rilevabili dal loro prezziario ufficiale. Molte le specie foraggere e i relativi piani colturali monitorati. Una particolare attenzione è stata comunque dedicata al sorgo da foraggio, quale possibile alternativa parziale al silomais o ad altre colture foraggere. Il progetto si è articolato nelle seguenti linee di ricerca che vengono trattate nell'ordine nella presente relazione: 1. Produttività, composizione chimica, valore nutritivo e valutazione economica dei principali foraggi lombardi. 2. Prove parcellari con ibridi di sorgo foraggero multisfalcio. 3. Valutazione economica del sorgo foraggero. 4. Prova sperimentale nell azienda di Landriano: Silomais e insilato di sorgo foraggero in alternativa, nel razionamento della bovina da latte. 5. Prova sperimentale effettuata nel Centro di Ricerca del Dipartimento di Scienze Animali dell Università degli Studi di Milano, presso la Cascina Baciocca di Cornaredo (MI): "Produzioni foraggere di silomais, silosorgo da granella e silosorgo da foraggio e relativi costi di produzione" "Produzione lattea, utilizzazione energetica e bilancio azotato di bovine alimentate con diete a base di silomais, silosorgo da granella e silosorgo da foraggio. 6. Confronto, per diversi foraggi, tra i coefficienti di degradabilità ruminale (kd) dell'ndf calcolati con la tecnica classica in situ (nylon bags) e quelli calcolati in vitro, a partire dalla produzione di gas del residuo NDF Il capitolo 1 riporta la produttività, l'analisi chimica, il valore nutritivo e la valutazione economica di 273 foraggi (fieni, paglie e insilati) campionati per oltre due anni ( ) sul territorio regionale. Su tali foraggi sono state eseguite analisi chimiche e biologiche 2

3 (fermentescibilità, digeribilità in vitro della SS e dell'ndf) per calcolarne il valore nutritivo. In appendice 1 si è predisposta una scheda tecnica sulla composizione chimica e il valore nutritivo di ogni foraggio studiato. Il capitolo 2 riassume i dati ottenuti da una serie di test effettuati su parcelle aziendali di grandi dimensioni con sorgo foraggero a 2 o a 3 sfalci/anno. Anche in questo caso si è valutata, per ogni ibrido considerato, in ogni azienda e in ogni anno, la produttività (ton SS/ha) e si è fatta l'analisi chimica e biologica per la determinazione del valore nutritivo. Nel capitolo 3 viene riportata in sunto l'analisi economica della coltivazione del sorgo foraggero a confronto del silomais e della loiessa. Il capitolo 4 si riferisce invece a una prova "di campo" svolta nell'azienda dell'università degli Studi di Milano sull'alimentazione della vacca da latte con sorgo foraggero (più farina di mais) in sostituzione del silomais. Anche in questo caso però, oltre ai dati produttivi (quanti-qualitativi) del latte è stata fatta una valutazione nutrizionale dei foraggi testati, con prova di degradabilità ruminale (tecnica dei nylon bags) su bovine rumino-fistolate in dotazione del centro zootecnico di Cornaredo, sempre dell'università degli Studi di Milano. Il capitolo 5 riporta le prove sperimentali eseguite in campo nel centro zootecnico di Cornaredo: una prova agronomica, con valutazione di produttività e di convenienza economica, ed una prova zootecnica, su bovine in lattazione alimentate con diete a base foraggera diversa e sottoposte a studio dell'efficienza alimentare, della digeribilità, del bilancio azotato ed energetico. Anche in questo caso tutti i foraggi testati sono stati analizzati sia chimicamente che da un punto di vista biologico. Infine, nel capitolo 6 si riportano in sintesi i risultati ottenuti da una comparazione, per diversi foraggi, tra la degradabilità ruminale dell'ndf determinata in situ (cioè direttamente nella bovina, con la tecnica dei nylon bags) e quella calcolata in base alla produzione di gas dell'ndf medesimo, partendo dall'incubazione in vitro delle diverse fibre neutro deterse (NDF). 3

4 Capitolo 1: Produttività, composizione chimica, valore nutritivo e valutazione economica dei principali foraggi lombardi A - Produttività e valutazione economica L Associazione Regionale Allevatori della Lombardia, ARAL, tramite il Servizio di Assistenza Tecnica agli Allevamenti (S.A.T.A.) si è occupata, all interno del Progetto FORAGE della raccolta e campionamento dei foraggi prodotti in azienda, della valutazione della produttività in campo (tal quale e sostanza secca/ha) e della effettiva convenienza del loro inserimento in piani colturali sostenibili. Ha inoltre provveduto ad analizzare tutti i campioni di foraggio (analisi bromatologiche classiche, frazioni fibrose, acidi organici, amido, ecc.) sia chimicamente che mediante tecnica NIRS presso il Laboratorio Agroalimentare dell Associazione stessa, con sede a Crema (CR). Infine ha collaborato con la Sezione di Zootecnica Agraria del Dipartimento di Scienze Animali (DSA, dell'università degli Studi di Milano) nell elaborazione dei dati ottenuti. Per il S.A.T.A. è stata individuata come responsabile scientifico del progetto, nella parte di competenza, la dottoressa Paola Amodeo. Entrambi gli Enti sono impegnati, inoltre, ad attuare tutte le azioni volte alla divulgazione e pubblicazione dei risultati ottenuti. 1. Raccolta e campionamento dei foraggi prodotti in azienda. Distribuzione del campione - Il Progetto Regionale FORAGE prevedeva, nelle 2 campagne produttive prese in considerazione, ovvero 2004 e 2005, per quanto concerne la collaborazione del SATA e del Laboratorio Agroalimentare dell ARAL, il campionamento e l analisi di circa 130 foraggi per anno, suddivisi e codificati come risulta dalla tabella 1-1. La scelta dei foraggi si proponeva di concentrare lo studio su quelle coltivazioni foraggere che costituiscono la base foraggera delle razioni realmente in atto nelle stalle da latte lombarde, includendo anche diverse modalità di raccolta e conservazione, dal fieno con essiccazione tradizionale al fieno con essiccazione in due tempi, dagli insilati raccolti "in piedi" (cioè senza preappassimento in campo), agli insilati preappassiti a diversi stadi di umidità e stadio fenologico (vedi cereali vernini) fino ai foraggi fasciati. Si è inteso inoltre investigare anche quelle foraggere considerate secondarie o addirittura di nicchia, ma che recentemente sono state oggetto di rinnovata attenzione da parte degli allevatori a causa di nuove emergenze sopravvenute nel settore, quali la diabrotica del mais (Virgifera Virgifera Le Conte) o le variazioni di disponibilità di acqua per l irrigazione, oltre agli aumenti dei costi di certe lavorazioni colturali. In quest ottica, in aggiunta ai foraggi più classici, si è esteso lo studio anche ai sorghi da granella o da foraggio multisfalcio, piuttosto che ai sorghi da taglio unico fino al panico e ad altri erbai intercalari. I sistemi foraggieri investigati sono riportati in tabella 1-2. Questi risultano importanti per la valutazione economica prevista dal progetto, che è stata effettuata sulla base dei dati rilevati dai tecnici relativamente ai costi di produzione dei singoli foraggi e delle rispettive rese produttive. Dimensione del campione - Il campionamento è terminato solo a luglio 2006 a causa del fatto che nel caso di alcuni foraggi insilati, soprattutto prati e sorghi, le trincee degli ultimi tagli, in qualche caso, non erano state aperte che all inizio dell estate successiva all anno di coltivazione. I campioni sono stati prelevati presso 48 aziende lombarde iscritte al Servizio di Assistenza SATA. Si tratta, in totale, di 273 campioni e di relative analisi, la cui distribuzione nelle due campagne previste è riportata, suddivisa per provincia lombarda, nelle tabelle 1-3 e 1-4. Le aziende interessate dall indagine sono state solo di capi bovini. Avendo già un numero elevato di aziende bovine si è ritenuto non opportuno procedere anche a rilevamenti in aziende caprine. 4

5 Purtroppo sul territorio non è stato possibile reperire gli erbai intercalari previsti e in alcuni casi non è stato possibile campionare i terzi tagli di sorgo o prato insilato per la mancata produzione. Infine, in due aziende previste per il campionamento del sorgo da foraggio insilato si è assistito alla perdita dell intero raccolto per ragioni climatiche. Le perdite di campioni a livello aziendale sono state sostituite con un aumento dei campionamenti di sorgo da foraggio effettuati sulle prove parcellari curate dall Università di Milano, che hanno fornito 83 campioni con analisi chimiche (vedi in tab 1-3 e 1-4 SORGO ERBA ), sempre eseguite presso il laboratorio Alimenti e Foraggi dell ARAL. Su tali campioni di sorgo da foraggio sono state eseguite le analisi analitiche principali, oltre a tutte le analisi biologiche per poter classificare i diversi ibridi di sorgo sotto il profilo nutrizionale. Alla fase di campionamento è seguita quella di analisi presso il Laboratorio Agroalimentare dell ARAL e presso la Sezione di Zootecnica Agraria del DSA, secondo le diverse valutazioni analitiche previste. A completamento descrittivo, si riportano, nelle tabelle 1-5 e 1-5a le tipologie di analisi eseguite sui foraggi dal Laboratorio ARAL e le relative unità di misura riportate nei referti. Valutazioni economiche - Alla fase di campionamento e analisi si è affiancata la fase di rilevamento delle produzioni e dei relativi costi per i diversi foraggi che ha interessato foraggere per un totale di q.li di foraggi freschi, pari a q.li di sostanza secca e 649,7 ha coltivati (vedi tab 1-6). Si tratta quindi di un campione di dimensioni elevate, nondimeno vedremo che la variabilità delle situazioni è tale da non permettere valutazioni sicure e affidabili, ma in grado di fornire solo valori indicativi con ampio margine di variazione sia per le produzioni reali che per i costi di produzione, in particolare per le operazioni di campagna. Valutazione della produttività in campo - Abbiamo parlato di elevata variabilità relativa ai risultati produttivi rilevati. Essa è dovuta principalmente alla mancanza di strumenti di pesatura nei nostri allevamenti. Infatti solo una minoranza di aziende sono dotate di questo prezioso quanto semplice strumento di controllo delle proprie produzioni e delle diverse forniture esterne (consegne di alimenti o altro acquistati). Quindi a fronte di un dato sicuro laddove il risultato produttivo veniva valutato con sistematicità, per esempio pesando ogni carro in entrata dalla campagna, ritroviamo altre situazioni in cui la pesa veniva usata solo per stimare il carico di un carro in entrata per poi contare i carri totali, fino alle situazioni, in cui, appunto, la pesa non esisteva proprio. In questo caso si ha solo una stima che spesso può essere significativamente lontana dalla realtà. Il campione delle aziende è stato scelto anche sulla base dell affidabilità dei dati relativi alle produzioni foraggere, ma nonostante questo spesso si è dovuto procedere a stime basate, nella migliore delle ipotesi, sulla cubatura della trincea o sulla conta dei balloni prodotti, nel caso del fieno. Nel caso dei foraggi insilati, inoltre, abbiamo a che fare con 2 sostanze secche: una alla raccolta ed una all apertura della trincea (a causa delle perdite per percolamento e per fermentazioni), ma con una produzione stimata alla raccolta. L agronomo SATA non poteva essere sempre presente al momento della raccolta ed in alcuni casi ha quindi delegato l allevatore a procedere al prelievo di foraggio pre-insilamento che, tuttavia, non è sempre stato eseguito. In questi casi, quindi, abbiamo una volume di produzione valutato alla raccolta ed una sostanza secca del foraggio riferita al momento dell'apertura della trincea: tra questi due dati si ha una perdita di umidità, e quindi di peso, che porta a una sovrastima delle produzioni. Tuttavia il problema della valutazione delle produzioni si incontra in particolare nei fieni che raramente vengono pesati o stoccati separatamente per taglio, in modo da poter procedere ad una più corretta valutazione della produttività. Questo è un punto di estrema debolezza dell azienda produttrice che, se non conosce esattamente le proprie produzioni, non può fare valutazioni appropriate per le scelte tecnico-economiche 5

6 necessarie a una buona gestione d impresa e quindi a un indirizzo economicamente valido. Ovviamente esistono anche le aziende che valutano correttamente sia le produzioni che i costi di produzione; si tratta sempre di aziende con un buon livello gestionale e di conseguenza con risultati economici migliori. In tabella 1-7 sono riportate le produzioni delle singole essenze investigate. Ovviamente, il dato di riferimento devono essere i quintali di sostanza secca prodotti per ettaro, che rende paragonabili i risultati tra loro, anche se vengono comunque riportate anche le produzioni tal quali. Un ulteriore fattore di variabilità è dato dal fatto che, a causa delle condizioni meteorologiche, o di limitata disponibilità di acqua o di attacco di parassiti o insetti, in vari casi si è assistito alla perdita del raccolto. In altri casi, riguardanti fieni e sorgo da foraggio, non sono stati eseguiti il prelievo del campione e/o la raccolta dei dati economici per tutti i tagli. Si ha quindi una parzialità delle informazioni disponibili che ci obbliga ad alcune stime in mancanza del dato certo. Infine, sempre nel caso del fieno, ci troviamo di fronte a numerosi casi in cui nell ambito dello stesso campo, il primo e il quarto taglio a volte vengono insilati ed i restanti affienati, mentre in altri casi si procede alla fienagione tradizionale per tutti i tagli o, in altri ancora alcuni tagli sono insilati ed altri affienati in due tempi con ventilazione o essiccazione in azienda ecc. Quindi i risultati che forniamo non possono che essere relativi alle medie dei risultati sia di produzione che di costo di ogni singolo taglio in termini di sostanza secca prodotta, nel tentativo di fornire una valutazione media, sufficientemente indicativa, basata su dati reali di campo, ma, proprio per questo, necessariamente viziata da approssimazioni e stime. Valutazione dei costi di produzione Il rilevamento dei dati economici, riguardanti i costi di produzione dei foraggi investigati, ha incontrato la stessa problematica relativa alla variabilità dei dati stessi e/o della loro incompletezza. Tale variabilità è dovuta sia a cause obbiettive ed indipendenti dalla volontà dell allevatore, come il suolo o il clima di quell annata o di quella zona ecc, che a cause dovute ad assenza di rilevamento completo e sistematico dei costi. In particolare le cause di variabilità sono principalmente riconducibili a: - Differenze tra cantieri di lavoro dovute a numero, potenza, dimensione e capacità dei macchinari, tipologia macchinari (portati o semoventi) e loro caratteristiche specifiche progettuali. - Distanza fra terreni e dimensione dei terreni - Organizzazione del lavoro - Utilizzo o no del contoterzista - Tipologia (pesantezza) dei terreni - Necessità di irrigazione e modalità di irrigazione - Disponibilità (costo) dell acqua - Produttività La produttività in particolare è l elemento, peraltro totalmente influenzato dalla gestione agronomica, che ha maggiore impatto sul costo per quintale di sostanza secca, uno dei parametri che ci permettono di paragonare i costi di produzione tra diverse aziende e tra diverse foraggere. Tuttavia per quasi tutte le foraggere indagate ritroviamo anche ampia variabilità, oltre che sulla produttività, sugli input tecnici (costo sementi, fertilizzanti, acqua, diserbi ecc) e, come già accennato, sul costo e i tempi delle lavorazioni in campagna. Il metodo di valutazione utilizzato è stato quello di individuare le aziende con i dati più attendibili, soprattutto relativamente alle lavorazioni che costituiscono il punto di maggior incertezza, e mediare le loro valutazioni con i costi di ciascuna lavorazione per ora e per ettaro applicati dai contoterzisti, rilevabili dal loro prezziario ufficiale. Si è deciso di mediare con i costi dei contoterzisti in quanto complessivi dei costi di ammortamento macchine, lavoro e gasolio. Tuttavia, laddove le dichiarazioni degli allevatori erano certe e complete, ovvero frutto di un 6

7 bilancio aziendale o, comunque, di una sistematica tenuta dei conti aziendali, il dato economico è stato accettato in toto. L affitto dei terreni non è stato incluso nei costi di produzione sia perché costituisce un costo fisso all interno della singola azienda e quindi non è parametro utile per l indirizzo colturale dal punto di vista economico, sia perché estremamente variabile; infatti il campione di aziende è costituito sia da aziende con terreni in affitto che da aziende con terreni in proprietà e l affitto stesso, muovendosi su una logica di mercato, può fluttuare molto da zona a zona (basti ricordare che nel bresciano troviamo affitti pari a 800 /ha mentre nel nord ovest di Milano i prezzi scendono verso i 400 /ha). Si è quindi ritenuto opportuno non includere questo che rappresenta effettivamente un costo ma che inquinerebbe i risultati economici non permettendo un raffronto tra i soli costi colturali tra azienda e azienda e tra foraggera e foraggera. Per ciascuna foraggera vengono riportate qui di seguito le valutazioni produttive e quelle relative ai costi di produzione. Per quanto riguarda il silomais (tab 1-8 e 1-8a) il rilevamento ha interessato 2 aziende per il primo raccolto e 4 aziende per il secondo raccolto per un totale di 74,7 ettari. Mediamente abbiamo rilevato una differenza produttiva pari al 7% in favore del primo raccolto, differenza che tuttavia si è azzerata nel confronto produttivo sulla sostanza secca. La variabilità interna al campione relativamente alla produzione di SS è relativamente elevata (ds=17,3 q/ha), ma raggiunge una deviazione standard pari a 21,7% nei secondi raccolti. Relativamente ai costi di produzione la differenza tra costi per ettaro ( /ha) minimo e massimo è di ben 540 (anche in questo caso è maggiore la differenza tra min e max nei secondi raccolti) e ciò, unito alla variabilità delle produzioni si traduce in un costo medio del quintale di sostanza secca prodotta pari a 7,01 (circa 2,24 /q di silomais al 32% di SS). In questo caso la differenza tra costo minimo e massimo /q SS è più marcata e raggiunge i 3,84, a causa di un costo molto elevato dell aratura e mediamente elevato delle altre operazioni, tutte svolte da contoterzisti. In questo caso si è anche ricorsi ad un irrigazione in più delle altre aziende del campione con conseguente innalzamento dei costi cui non ha fatto riscontro un innalzamento della produzione che risulta comunque adeguata. L azienda con il costo di produzione ( /ha) minore, invece, pur con 14 q/ha in meno di produzione, ottiene un costo pari 5,74 /q SS. La differenza sta principalmente in un costo inferiore di aratura ed erpicatura oltre che dell irrigazione. Le valutazioni sulla loiessa (tab 1-9 e tab 1-9a) hanno interessato 81,7 ha di cui 49,3 destinati ad insilamento e 32,4 a fienagione relativi a 7 aziende. Nell insieme non c è alta variabilità di livello produttivo in termini di sostanza secca tra fieno e insilato ma questo a causa della forte variabilità produttiva interna alla loiessa insilata che viene fortemente penalizzata dalla presenza di un minimo produttivo di 49,3 q mentre il massimo raggiunge i 144,4. q SS/ha. Bisogna peraltro rilevare che la produzione di 49,3 q è risultata scarsissima anche a fronte di una spesa per ettaro pari a 699 ovvero superiore agli input delle altre aziende. Le valutazioni di un ottava azienda, inoltre, sono state escluse dai conteggi in quanto gran parte del raccolto era andato perso. Ciò dimostra che ci troviamo ancora di fronte ad aziende che stentano ad ottenere buone produttività costanti nel tempo e ciò indica un fattore di rischio elevato per la coltivazione della loiessa da insilamento. Infatti, nonostante da anni la coltivazione si sia affermata in Lombardia, tra alcuni agricoltori c è ancora un certo scetticismo sulla possibilità di ottenere dalla loiessa produttività elevate e costanti sia dal punto quantitativo che qualitativo. Peraltro, altri agricoltori che hanno invece consolidato operazioni di campagna adeguate nei tempi e nelle modalità, continuano a riferirsi alla loiessa come ad una coltura di grande valore come alimento per la bovina da latte e al sistema foraggero loiessa insilata + silomais in secondo raccolto come al sistema a più alta produzione di Energia Netta latte (ENl o UFL) attuabile nei nostri areali. Di conseguenza, se valutiamo i costi, ritroviamo una contenuta variabilità dal punto di vista dei costi per ettaro che si assestano mediamente sui 579 mentre il range di variabilità individua un costo minimo per q.le di sostanza secca pari a 3,64 contro un massimo di 10,75 (ds=33,2), che tuttavia si riferisce alla produzione di fieno, che risulta, anche nelle ipotesi migliori, poco 7

8 competitiva in termini economici. Quindi, sebbene il costo medio per q SS si posizioni sui 7,37, la variabilità dipendente dalle diverse organizzazioni aziendali e produttività, risulta elevata. Vale la pena notare che l azienda che ha conseguito il minimo costo produttivo per q.le di sostanza secca (3,64 ) è stata valutata in due annate consecutive e nella seconda annata ha prodotto ad un costo pari a 4,74 a causa di un calo produttivo (115 q SS contro i 144 dell annata precedente). L azienda gode anche di un costo di taglio-condizionamento e di trinciatura veramente contenuto rispetto alle altre aziende monitorate e non utilizza concimazione minerale ma solo organica da liquamazione. Ben 111,1 ha destinati a cereali vernini insilati (tab 1-10 e 1-10a) sono stati oggetto di rilevamento dei costi e dei volumi produttivi. Di questi, 12 ha erano destinati ad orzo insilato, 10 a triticale silo e 89,07 a frumento insilato: i livelli produttivi sono risultati sufficientemente simili tra orzo silo e frumento silo mentre il triticale, che tuttavia rappresentava una sola azienda, ha registrato produzioni di sostanza secca per ettaro tendenzialmente inferiori alla media che è risultata pari a 115,4 q/ha. I dati riportati sono relativi a 8 aziende agricole. Per il triticale è stata monitorata una sola azienda in un'unica annata, per l orzo, invece, 1 sola azienda ma su due annate consecutive, infine, per il frumento, le restanti 6 aziende relativamente ad un'unica annata. Tuttavia è proprio in queste 6 aziende che si nota la più ampia variabilità produttiva che registra un minimo di 90,1 q/ha di SS ed un massimo di 164,0 con una deviazione standard pari a 32,1. Insomma, ancora dobbiamo rilevare un ampia variabilità delle produzioni cui fa eco una variabilità del costo per quintale di sostanza secca. Quindi ancora una volta rileviamo che la variabilità è molto elevata proprio tra aziende diverse e quindi molto collegata alla gestione della campagna ed all organizzazione del cantiere di lavoro. Infatti, rileviamo forti differenze tra il minimo ed il massimo dei costi ad ettaro (32%) con una media che comunque risulta più alta nel caso del frumento rispetto agli altri cereali. Il costo più elevato del frumento silo sembra dipendere dal fatto che per questo cereale, a differenza degli altri, molte aziende hanno sopportato spese di coltivazione superiori dovute a maggiori concimazioni inorganiche, calcitazioni e, in due casi, diserbo (queste ultime due pratiche sono assenti nel caso di orzosilo e triticalesilo). Anche i costi di trinciatura risultano molto più elevati in tutte le aziende che hanno prodotto frumento ma ciò è solo parzialmente giustificato dalla maggiore produzione di campo e si direbbe dipendere maggiormente dalla scelta del contoterzista e dalla zona in cui questi opera. Infine, il costo per q.le di sostanza secca risulta attestarsi attorno ad una media di 7,15. Gli erbai intercalari vanno scomparendo nelle nostre realtà, forse a causa del costo delle lavorazioni, voce in continua crescita a causa dell aumento dei costi sia delle macchine che del gasolio. Per questo nel campione investigato sono presenti solo alcuni campionamenti di Panico (tab 1-11 e 1-11a). Si tratta di 6 rilevamenti relativi a produzioni e costi su 5 aziende, per un totale di 45,5 ha, di cui una è stata monitorata per tutte e due le annate del progetto. I risultati non sono incoraggianti dal punto di vista economico e forse giustificati solo dalla necessità di disporre di foraggio grossolano per il giovane bestiame laddove la disponibilità aziendale sia insufficiente e i costi di mercato molto elevati. Dai nostri rilevamenti risulta che a fronte di una produttività media di 31,9 q SS/ha la deviazione standard risulta essere pari a solo l 8,47 in quanto sebbene ci sia una differenza molto elevata tra minimo di produzione e massimo ciò è dovuto a un solo campione che ha avuto una produzione bassissima mentre tutti gli altri si trovano tra i 30 ed i 39 q circa. Da registrare, peraltro, che il campione con scarsa produzione è quello che è stato insilato ma ciò non significa certo che la pratica dell insilamento costi di più o faccia produrre di meno, ma semplicemente che l azienda, vista la scarsa produzione, ha deciso di portare a casa velocemente quanto c era in campo senza ulteriori spese di fienagione. Comunque, pur concentrandoci sul panico fieno, rileviamo un costo ad ettaro pari a 420,52 che spalmato sui livelli produttivi genera un costo per q SS pari a 10,30, pur con un minimo di 7,14 ed un massimo di 13,70, quindi ancora una volta ritroviamo una forte variabilità dovuta però, in 8

9 questo caso, alle pratiche di campagna più che alle variazioni produttive. Infatti accanto ad aziende a basso input di mezzi di produzioni, ne rileviamo altre che, per esempio nel caso dell azienda di cui disponiamo di 2 annate, invece di eseguire una sola erpicatura leggera alla semina, è stata eseguita una ripuntatura con fresatura probabilmente a causa della natura del terreno e dei residui colturali della coltivazione precedente, operazione, tuttavia, che ha un costo nettamente più elevato della semplice erpicatura leggera. I cantieri di lavoro, inoltre, sono risultati molto diversi anche relativamente ai costi di imballatura e trasporto (quest ultima è una variabile dipendente dalla distanza dei terreni e quindi dal loro accorpamento o frammentazione). Il costo per q.le di sostanza secca del panico insilato è ancora superiore (12,51 ) ma non poi tanto quanto atteso in base alla scarsa produttività e questo perché anche gli input economici durante la coltivazione sono risultati molto contenuti. In sostanza, tuttavia i costi di produzione risultano molto elevati, soprattutto in relazione allo scarso valore nutritivo del foraggio ottenuto. Rimane comunque l utilità di questa coltura relativamente allo spandimento di liquami che d estate è piuttosto limitato se non impossibile sulle altre colture attive (prati, mediche, ecc). Negli ultimi anni la coltivazione del sorgo da foraggio (tab 1-12 e 1-12a) ha destato molto interesse negli allevatori e non solo in caso di divieto di produzione del mais laddove è stata rilevata la presenza di diabrotica, ma anche come possibile sostituto del silomais nell alimentazione delle manze o addirittura delle bovine da latte in produzione. Tuttavia dai risultati produttivi ed economici ottenuti in campo i costi di produzione e le produzioni stesse risultano molto fluttuanti, fino a scoraggiare in vari casi la risemina di questa foraggera nell anno successivo. Le valutazioni sono state effettuate su 4 aziende per un totale di 162 ha ma solo un'azienda ha fornito i dati di 2 intere annate con 3 tagli per ciascuna annata. La seconda azienda ha fornito informazioni produttive ed economiche sui 3 tagli di una sola annata, una terza azienda ha prodotto solo 2 tagli nella seconda annata e la quarta ha fornito informazioni solo sul primo taglio di entrambe le annate in quanto non è mai riuscita a raccogliere altri tagli in nessuna delle due annate. Ciò spiega come i rilevamenti interessino 162 ettari per il primo taglio, 122 per il secondo e solo 54 per il terzo taglio. La produzione media di ciascun taglio è risultata, rispettivamente, di 60,2, 47,6 e 23,9 q SS/ha con una media calcolata sui tre tagli di 131,7 q SS/ha. Il terzo taglio risulta sempre molto scarso rispetto agli altri e non sempre viene raccolto mentre sia il primo che il secondo esprimono una variabilità medio alta (sull insieme delle produzioni la deviazione standard risulta pari a 21,27). Ancora più sorprendente risulta l input economico per ciascun taglio e per ettaro che raggiunge una media di 1244 /ha con un minimo di 831 ed un massimo di ben Quest ultimo dato è il risultato del costo di una doppia irrigazione e di una liquamazione abbondante anche in presenza di concimazione alla semina, oltre che di un costo più elevato dell operazione di trinciatura e dell aggiunta di fermenti lattici in trincea. Da qui deriva un costo medio al quintale di sostanza secca pari a 10,05, costo decisamente elevato se si intende proporre questa foraggera come potenziale sostituto del silomais, al di là di ogni discorso di valore nutrizionale che comunque non vede il sorgo gentile in prima posizione. Tuttavia questa media è negativamente influenzata dal costo del terzo taglio che pur con input economici contenuti risulta molto elevato a causa della scarsa produttività. Infatti sugli altri 2 tagli vediamo anche possibilità di produzione a costi inferiori ai 5 per q.le di sostanza secca ed è solo a questi valori che un discorso di concorrenza tecnico-economica con il silomais diventa possibile. Per ottenere costi così contenuti, tuttavia gli input totali per ettaro non devono superare gli 800 Ha con produzioni sui 3 tagli superiori ai 160 q.li /ha il che significa produrre almeno 75 q.li di sostanza secca al primo taglio, almeno 60 con il secondo e circa 30 con il terzo. 9

10 Molto interessanti risultano le valutazioni produttive ed economiche relative al sorgo da insilamento a stadio ceroso su pianta intera (BMR) a taglio unico (tab 1-13 e 1-13a). Il rilevamento ha interessato solo 2 aziende per un totale di 22,7 ettari con una produzione media di 80,43 ± 1,74 q SS/ha. Le due aziende pur conseguendo produzioni quantitativamente analoghe hanno tuttavia fatto registrare una spesa per ettaro diversa e pari in un caso a 551 /ha e nell altro pari a 681 /ha. La differenza è dovuta principalmente al fatto che nell azienda a costo più elevato, localizzata nel pavese, si è dovuto ricorrere a più irrigazioni con sistema a pioggia mentre nell altra azienda, del lodigiano, è stata sufficiente una breve irrigazione a scorrimento. L altra differenza di costo è dovuta al costo della trinciatura, nettamente più alta per l azienda del pavese. Comunque si è arrivati ad avere un costo medio della coltura pari a 7,72 /q SS con un minimo nella prima azienda di 6,52 ed un massimo della seconda azienda di 8,92. Ancora una volta l oculatezza nei costi di coltivazione risulta primaria ma a volte sono le condizioni ambientali stesse che impediscono un contenimento dei costi. Tuttavia riteniamo che il costo per q.le di sostanza secca ottenuto possa porre questa foraggera in una condizione di valida alternativa tecnico economica al silomais, soprattutto per quanto riguarda l allevamento del giovane bestiame che trae giovamento da una base foraggera energetica, ma senza il rischio di ingrassamento che a volte il silomais può indurre. Relativamente ai costi di produzione del prato stabile (tab 1-14 e 1-14a), sono state monitorate 5 aziende di cui 3 per due annate consecutive. Una sola azienda ha prodotto il quarto taglio (le aziende erano tutte in zone montane o pedemontane con temperature quindi più rigide in cui il primo taglio è ritardato e raramente c è il tempo fisiologico per 3 nuovi ricacci. Il prodotto è stato sempre affienato tranne in un caso in cui il 3 taglio è stato insilato (fasciatura). Nell insieme sono stati interessati 97,6 ha di prato stabile. Le produzioni medie si sono attestate sui 104 q SS/ha con primi tagli decisamente preponderanti. La variabilità è comunque importante, anche all interno dello stesso taglio, con una differenza tra produzione minima e massima pari addirittura al 40% ed una deviazione standard di 13,2. Infatti la differenza è dovuta in particolare ad una sola azienda che ha registrato produzioni più elevate in tutti i tagli ed è anche quella che ha prodotto il quarto taglio. In questo caso è principalmente la posizione geografica dell azienda a fare la differenza. I costi sono stati analizzati per singolo taglio e per annata in modo da poter calcolare il costo medio per quintale di sostanza secca ponderato sulle produzioni dei singoli tagli. Relativamente ai costi di produzione per ettaro, calcolati su due annate, c'è una variabilità molto grande. In particolare i valori massimi sono riferiti a un azienda in cui tutte le lavorazioni sono eseguite da contoterzisti e gravano soprattutto su imballatura e trasporto oltre che sui costi di liquamazione. Inoltre i primi tagli sono gravati, rispetto agli altri, dal costo dell erpicatura e della liquamazione. Tuttavia sono anche i tagli più produttivi e questo permette una diluizione dei costi per quintale di sostanza secca che, nel dato medio ponderato per le produzioni dei singoli tagli, individua un costo pari a 6,52. Anche in questo caso i costi per quintale di SS risultano massimi nell azienda che si rivolge completamente al contoterzista. Infine per l erba medica (tab 1-15 e 1-15a) sono stati rilevati ed analizzati i dati produttivi ed economici in 5 aziende su 54,4 Ha. Di queste, 3 sono state monitorate per due annate ed una ha comunicato i dati solo relativamente al primo taglio. Tutte le aziende hanno prodotto 4 tagli tranne due che ne hanno prodotti 5 ed una che ne ha prodotti 6. Ciò spiega l andamento decrescente del numero di ettari per ciascun taglio. Le aziende campione sono localizzate quattro nel mantovano, una nel bresciano ed una nel cremonese Un certo grado di variabilità deriva dal fatto che non si tratta sempre di fienagione tradizionale ma all interno della stessa azienda possiamo ritrovare uno o più tagli insilati piuttosto che alcuni tagli affienati con la tecnica della fienagione in due tempi con essiccatoio. Ciò porta ulteriore variabilità nei risultati ma rispecchia la realtà di campo. 10

11 La produzione media è risultata di 147,7 q SS/ha. come sempre il range di minimo e massimo individua una forte variabilità con una differenza del 41% ma una deviazione standard pari solo a 7,62 q SS/ha; vi è quindi una relativa omogeneità dei dati a parte un singolo campione: un azienda localizzata in zona particolarmente votata dove non c è stata neanche necessità di irrigazione e che ha ottenuto le produzioni massime a costo più contenuto di altri. Relativamente ai costi di produzione si è applicato lo stesso metodo di calcolo previsto per il prato stabile e qui a maggior ragione in quanto il primo taglio della prima annata è gravato dei costi di impianto quindi tutti i costi vengono ponderati sulla base delle produzioni dei singoli tagli per poter essere ridistribuiti sui reali q.li di sostanza secca prodotta. La spesa totale di coltivazione per ettaro calcolata su due annate raggiunge mediamente i 2263 con una differenza tra minimo e massimo pari a ben 1374 ovvero il 46%, la massima differenza ritrovata tra tutte le foraggere investigate. Questa eterogeneità deriva principalmente da un azienda che nel primo taglio a fronte di input molto elevati, che riguardavano spese elevate di aratura, erpicatura, oltre che di diserbo, irrigazione a scorrimento e fasciatura (in questo caso il primo taglio è stato insilato in balloni) ha ottenuto una produzione molto inferiore alla media. Tanto che il suo costo del primo taglio costituisce il costo massimo del primo taglio del primo anno e raggiunge la cifra assolutamente antieconomica di ben 32,64 /q SS. Altra fonte di variabilità è data dall azienda con essiccatoio che registra costi di produzione sia per ettaro che per quintale di sostanza secca sensibilmente più elevati delle altre (incide per circa 3,7 /q SS). Solo una qualità molto elevata del foraggio può giustificare questo costo aggiuntivo. Relativamente ai costi di produzione per q.le di sostanza secca ritroviamo un dato medio pari a 8,45 /q SS ottenuto da un minimo medio di 5,77 ad un massimo medio di 11,40 su tutti i tagli. Risulta chiaramente che i primi tagli della prima annata sono gravati dei costi di impianto e caratterizzati da una produzione non elevatissima quindi una perdita del medicaio a questo stadio costituisce un enorme perdita economica. Dall andamento dei costi vediamo inoltre che all avanzare del numero di taglio corrisponde un aumento dei costi, in particolare per i quinti e sesti tagli, caratterizzati da scarsa produttività. Il costo minimo di produzione nelle due annate è ottenuto nell azienda citata prima in cui, nonostante inputs economici estremamente contenuti ed in assenza di irrigazione, si sono ottenute produzioni elevate. Valutazioni dei sistemi foraggeri - Sulla base delle valutazioni di produttività e di costo effettuate sulle singole foraggere monitorate, risulta interessante fare alcune valutazioni sui sistemi foraggeri più diffusi in Lombardia. La tabella 1-16, riporta a scopo di raffronto, le valutazioni per singola foraggera. E molto importante ricordare, come già ribadito, che si tratta di medie che, come tali, indicano delle tendenze ma possono non corrispondere a quanto si verifica effettivamente nella propria azienda. Ogni azienda ha costi specifici dipendenti dalla dimensione e accorpamento dei terreni, dalle caratteristiche del suolo, dal cantiere di lavoro (capacità delle macchine) e dall organizzazione del lavoro, dalla disponibilità di acqua e dal sistema di irrigazione. Inoltre la scelta oculata degli input colturali porta a forti economie che si ripercuotono sensibilmente sui costi di produzione. Infatti, accanto ad aziende con elevata spesa per ettaro ritroviamo, per la stessa foraggera e livello produttivo, altre che riescono a contenerla maggiormente. E corretto quindi intendere questi numeri come relativi e non assoluti e utilizzarli per fare delle stime e scelte più accurate nelle singole aziende. I sistemi foraggieri più diffusi in Lombardia, inseriti a loro volta in rotazioni agronomiche specifiche, sono quelli riportati nel riquadro sottostante. 11

12 Silomais 1R Loiessa - silomais 2R Loiessa sorgosilo da foraggio (multisfalcio o "gentile") Loiessa - sorgosilo BMR (taglio unico) Cereali vernini silomais 2R Cereali vernini sorgosilo da foraggio (multisfalcio o "gentile") Cereali vernini sorgosilo BMR (taglio unico) Cereali vernini panico Medica (quadriennale) Prato Stabile Prati da vicenda (quadriennali) Tra i sistemi foraggieri più diffusi troviamo ancora la precessione Loiessa insilata- silomais in secondo raccolto. In questo caso ci si trova mediamente di fronte ad un costo globale per ettaro pari a circa 1948 a fronte di produzioni medie pari a 87 q SS da loiessa e 188 q SS da silomais per un totale di 275 q SS con un valore energetico estremamente elevato, e sicuramente più elevato di un mais in primo raccolto la cui produzione media di sostanza secca non eguaglia quanto ottenuto dal sistema foraggero con loiessa. Il costo medio del quintale di sostanza secca prodotta in questo sistema risulta pari a 7,08. La loiessa seguita da sorgosilo da foraggio porta a produzioni medie totali pari a circa 218 q SS/ha (ammettendo di eseguire effettivamente tre tagli, cosa che come abbiamo visto non è sempre realizzabile) a fronte di un costo medio di circa 1823 /ha; quindi circa 60 q SS in meno rispetto a loiessa - silomais 2R con un costo per ettaro paragonabile. Il costo del quintale di sostanza secca in questo caso sale a 8,36. La coltura (il sorgo da foraggio), inoltre, incontra spesso difficoltà dovute ad una forte sensibilità al calore ed alla siccità che ne possono compromettere la produttività. Anche il valore energetico prodotto da questo sistema foraggero è sensibilmente inferiore a quello precedente. Diverso, invece, il discorso per il sistema Loiessa sorgo ceroso a taglio unico BMR in cui, a fronte di una spesa media di 1195 /ha, quindi molto più contenuta, si sono ottenute produzioni medie pari a 167 q SS/ha con un costo medio del quintale di sostanza secca pari a 7,16. Il sorgo BMR è di più semplice gestione, sebbene necessiti anch esso di adeguata irrigazione e fornisce un foraggio di valore interessante soprattutto per l alimentazione delle manze in sostituzione del silomais che spesso può fornire apporti energetici eccessivi. I cereali vernini occupano uno spazio interessante nei piani colturali degli allevamenti da latte. In particolare si ritrovano in precessione colturale con il sorgo da foraggio, con il sorgo BMR, con il silomais in secondo raccolto ed infine con l erbaio di Panico, sebbene nell insieme siano molto meno diffusi della precessione loiessa-silomais 2R. Nel caso del sistema foraggero cereali vernini Silomais 2R, si rileva un forte contenimento della produttività del silomais, costretto da un ciclo molto più breve, soprattutto se seminato dopo frumento (ovvero dopo il 10 giugno), pertanto il paragone con la precessione loiessa-silomais 2R non regge dal punto di vista quantitativo a parità di input per ettaro. La precessione cereali vernini sorgosilo da foraggio, a fronte di un costo medio di 2024 /Ha produce 246 q SS/ha con un costo medio della sostanza secca pari a 8,21, quindi paragonabile a quello ottenuto dalla precessione loiessa sorgosilo sebbene con un contenuto energetico inferiore. La scelta non è quindi facile ma dipende da tutte le variabili già indicate che portano discontinuità produttiva nel sorgo ma anche una certa inaffidabilità della costanza di risultato per la loiessa. All interno della singola azienda bisogna prendere delle decisioni in relazione anche ai fabbisogni di stalla ed al resto della base foraggera disponibile per la mandria. 12

13 Lo stesso discorso vale per il sistema foraggero cereali vernini sorgosilo ceroso BMR dove la produzione raggiunge i 195 q SS/ha a fronte di un investimento medio pari a 1396 /ha, con un costo per quintale di sostanza secca di 7,16, identico alla precessione loiessa-sorgo BMR ma con produzione e valore energetico inferiori. Infine, il sistema colturale cereali vernini panico affienato risulta utile solo in casi in cui per qualche ragione la raccolta del cereale si sia prolungata oltre la data normale spostando la semina successiva verso il mese di luglio. Le produzioni ottenibili raggiungono i 153 q SS/ha con una spesa per ettaro di 1182 ed un costo medio per quintale di sostanza secca prodotta di 7,73. Una scelta, comunque utile a portare a casa una fibra sana se non di qualità elevata, utilizzabile per il giovane bestiame. Ancora una volta è la specifica situazione aziendale ed i suoi fabbisogni che possono indirizzare la scelta. Passando poi alla produzione di fieni poliennali il prato stabile mantiene il suo ruolo di foraggio di riferimento nelle aree in cui il medicaio non trova condizioni adeguate e la coltivazione del prato da vicenda di graminacea risulta troppo onerosa a causa dei costi di impianto. Il costo medio per quintale di sostanza secca derivato dalle nostre elaborazioni pari a 6,52, può ancora considerarsi un costo abbordabile laddove la qualità del foraggio risulti elevata (buone pratiche di campagna) e la produzioni sia consistente su almeno 3 tagli. Per quanto riguarda il medicaio, infine, inserito a sua volta in una rotazione adeguata, laddove l areale di coltivazione offra le condizioni adeguate sia fisiche che chimiche, rimane una coltivazione di tale qualità e apporto nutritivo da consentirne anche costi un po più elevati. Il costo da noi valutato pari a 8,45 /q SS, destinato a diluirsi ulteriormente se valutato sulle 4 annate di durata del medicaio, può risultare ancora più contenuto se la produttività viene molto salvaguardata e la gestione dei tagli porta alla produzione di 4 tagli/anno; e, ancora, il controllo degli input, quali spese di essiccazione, irrigazione e cantiere di raccolta, può avere un'enorme ricaduta sul valore economico di questa preziosa foraggera. Per concludere, le valutazioni sin qui esposte vanno comunque reinterpretate anche sulla base del valore nutritivo delle foraggere e del loro valore e ruolo all interno della razione della bovina da latte oltre che della situazione organizzativa dell azienda stessa. Materiali e metodi B - Valore nutritivo La valutazione qualitativa e nutrizionale è stata effettuata su 178 campioni prelevati in 48 aziende iscritte al Servizio di Assistenza Tecnica agli Allevamenti (SATA) in due annate agrarie (2004 e 2005) e provenienti dall intero comprensorio lombardo. Sono stati quindi raccolti i principali foraggi, insilati ed essiccati, correntemente utilizzati nel razionamento di bovine da latte di aziende zootecniche della Lombardia, per un totale di 94 foraggi insilati e 84 foraggi essiccati. In particolare per i foraggi insilati sono stati analizzati i seguenti campioni: mais (15), frumento (15), loiessa (11), prato polifita (7), orzo (5), sorgo da granella (3), medica (15), segale (3), sorgo da foraggio (18), panico (1), triticale (1). Per i foraggi essiccati sono stati analizzati i seguenti campioni: fieno di frumento (2), fieno di loiessa (2), fieno di erba medica (32), erba medica disidratata (4), fieno di panico (6), fieno di prato polifita (33), fieno di sorgo da foraggio (2), paglia di orzo e frumento (3). Tutti i campioni sono stati essiccati in stufa a ventilazione forzata fino a peso costante, ad una temperatura di 55 C, e successivamente macinati con mulino da laboratorio con vaglio da 1 e 0,5 mm. Quest ultima granulometria è stata necessaria per la determinazione della concentrazione in proteine grezze, amido e zuccheri solubili. Tutte le analisi chimiche sono state effettuate dal 13

14 laboratorio dell ARAL e ciascun campione è stato analizzato per i seguenti parametri: ceneri, NDF (Mertens, 2002), ADF e ADL (Van Soest, 1991), proteina grezza (AOAC, 1990), lipidi grezzi (AOAC, 1990), azoto non proteico (NPN), azoto solubile, azoto legato all NDF (NDFIP) e azoto legato all ADF (ADFIP) (Licitra et al., 1991), amido (McCleary et al., 1997) e zuccheri solubili (Dubois et al., 1956). I campioni insilati inoltre sono stati analizzati anche per: azoto ammoniacale, ph, acido lattico, acetico, propionico e butirrico ed etanolo. (Fussel e McCalley, 1987). Si precisa che queste ultime analisi sono state effettuate sul prodotto tal quale. Le analisi biologiche sono state condotte presso il Centro sperimentale per l innovazione zootecnica (CesiZoo) del Dipartimento di Scienze Animali della Facoltà di Agraria di Milano. Queste analisi sono state finalizzate alla determinazione del valore nutritivo e della digeribilità dell NDF (dndf) - con un tempo di incubazione di 48 ore - mediante l utilizzo dell Ankom Daisy II Incubator. Il valore nutritivo è stato determinato con tre diversi approcci: 1) Unità foraggere latte (UFL) derivate dalla produzione di gas (GP) secondo il metodo di Menke e Steingass (1988); 2) UFL calcolate mediante equazioni NRC (2001) utilizzando i valori della digeribilità dell NDF ottenuti a seguito delle prove in vitro; 3) UFL calcolate mediante equazioni NRC (2001) utilizzando i valori della digeribilità dell NDF ottenuti dalla sola composizione chimica ed in particolare dai valori di NDF, NDFIP e ADL. La digeribilità della SO (dso) è stata calcolata a partire dalla produzione di gas, secondo equazioni riportate da Menke e Steingass (1989). Tutti i risultati delle analisi chimiche e biologiche sono stati utilizzati per sviluppare equazioni di calibrazione NIR in collaborazione con il laboratorio dell ARAL. In particolare sono stati acquisiti gli spettri di tutti i campioni mediante un monocromatore a scansione FOSS NIRSystem 5000 e i dati sono stati elaborati con software WINISI II. Le equazioni di calibrazione sono state sviluppate applicando un modello di regressione MPLS (Modified Partial Least Squares) e l accuratezza delle equazioni è stata valutata considerando l errore standard di calibrazione (SEC), l errore standard di validazione incrociata (SECV), il coefficiente di validazione (R 2 ) ed il coefficiente di validazione incrociata (1-VR) in accordo con quanto indicato da Shenk e Westerhaus (1996). L analisi statistica è stata effettuata mediante pacchetto statistico SAS vers. 8. In particolare è stata effettuata l analisi della varianza (GLM) per ciascun gruppo (insilati od affienati) applicando il test di Duncan per il confronto delle medie di tutte le specie. Per i campioni di triticale e panico insilati non si è potuto operare tale confronto poiché la numerosità è stata uguale ad 1 (n=1). È stata inoltre effettuata l analisi della varianza in cui è stato testato l effetto della conservazione - insilato vs affienato all interno della stessa specie, per i foraggi raccolti sia come insilati sia come fieni. Risultati In tabella 1-17 è indicata la composizione chimica media dei foraggi insilati. Gli insilati di erba medica e di prato sono caratterizzati da un maggiore tenore in sostanza secca (SS) in conseguenza del preappassimento in campo a cui sono stati soggetti. Sono infatti ben note le difficoltà nell insilamento delle leguminose a causa del basso tenore in sostanza secca al taglio e dell alto potere tampone che ne impediscono un rapido e repentino abbassamento del ph. Fortina et al., (2003) riportano valori di sostanza secca inferiori (48.2 %) in insilati di erba medica raccolti in diversi areali della pianura dell Italia settentrionale così come Krizsan et al., (2007) mentre Ishler et al., (1992) consigliano valori di SS, al momento dell insilamento, variabili in funzione della tipologia di silo. l valori medi in ceneri per la medica (12.3 % SS) e il prato (12.1 %) sono stati elevati evidenziando quindi un inquinamento con il terreno durante il preappasimento. Per quanto 14

15 riguarda la sostanza secca degli insilati di orzo, frumento e mais non vi sono state differenze significative e i valori sono tendenzialmente in linea con quelli consigliati per questi areali. Interessante considerare anche il tenore in sostanza secca dei sorghi, infatti anche per questa specie è fondamentale raccogliere e trinciare nel momento ottimale. In particolare il valore considerato ottimale per questa specie è di 24.7 %, un insilamento della pianta al di sotto di questo valore comporta infatti elevate perdite di sostanza secca e fermentazioni indesiderate come quelle butirriche (Miron et al., 2005). I sorghi lombardi sono quindi stati insilati nel momento ottimale per garantirne la qualità. Molto bassa è stata invece la sostanza secca dei campioni di segale. A questo riguardo si nota come siano stati analizzati solo tre campioni non essendo questo insilato largamente utilizzato nella razione di bovine in lattazione delle aziende lombarde. Come prevedibile gli insilati di medica sono caratterizzati anche da un superiore tenore in proteine grezze, è da evidenziare inoltre l elevato tenore in PG (17.0 %) dei prati dovuto presubibilmente alla presenza di leguminose nei campioni indagati. A questo riguardo va però evidenziata l elevata percentuale di NPN (9.2 % SS) e azoto solubile (10.6% SS) dell erba medica, statisticamente significativa (P<0.05) rispetto a tutti gli altri campioni; al contrario il prato ha presentato valori di NPN (5.5%) e azoto solubile inferiori (6.7%) e non statisticamente diversi rispetto agli altri foraggi. Va ricordato che l eccesso di azoto altamente solubile nella razione, se non perfettamente integrato con carboidrati rapidamente fermentescibili, può comportare perdite di azoto nell ambiente oltreché un maggior costo della razione. I prati sono caratterizzati inoltre da un superiore tenore in NDFIP (4.4 % SS) (P<0.05), cioè una quota proteica a lenta degradazione a livello ruminale, evidenziando complessivamente un buon equilibrio nelle diverse frazioni proteiche Cornell. Per quanto riguarda le frazioni fibrose gli insilati di segale e sorgo da foraggio hanno avuto valori di NDF elevati (rispettivamente di 66.7 e 60.5 % SS) e significativamente superiori (P<0.05); il silomais e la medica hanno invece avuto i valori inferiori e non statisticamente diversi tra loro (P<0.05). La concentrazione in NDF, in insilati di mais raccolti nello stesso areale, riportata da Rapetti et al., (2005)è risultata leggermente superiore. È stata inoltre considerata la correlazione tra NDF e sostanza secca e questa, in parte inaspettatamente, è risultata negativa (r= -0.24; P<0.05). Considerando però la correlazione per ciascuna specie essa è risultata positiva per erba medica, loiessa, prato e frumento e negativa per mais, orzo, segale, sorgo da granella e da foraggio. Con l esclusione del sorgo da foraggio, questi insilati sono caratterizzati da un discreto/buon tenore in amido, accumulato nella granella, che ha diluito conseguentemente la frazione fibrosa. Ferriera e Mertens (2005) hanno trovato una correlazione negativa e significativa tra SS e NDF in 32 campioni di insilato di mais, mentre quella tra SS e amido è stata positiva e sempre significativa. La correlazione tra SS e amido e SS e NFC, nei 15 campioni di insilato di mais analizzati nell ambito del progetto Forage, è stata significativa (P<0.05) con valori di r rispettivamente di 0.53 (SS e amido) e 0.74 (SS e NFC). Per quanto riguarda la concentrazione in amido l analisi statistica ha consentito di dividere i foraggi in tre gruppi (P<0.05): il primo gruppo rappresentato dagli insilati di mais con un valore medio (% SS) di 32.3; un secondo gruppo, (valore medio di 12.6 %) con i campioni di sorgo da granella, frumento e orzo, ed infine un terzo gruppo (media 1.21 % SS) con i campioni di sorgo da foraggio, medica, segale, prato polifita e loiessa. Le concentrazioni in amido, dei foraggi dei primi due gruppi, sono state confrontate con i valori riportati nel database CPM-Dairy Ration Analyzer ver 3.07 e dal confronto è emersa una buona corrispondenza per i campioni di mais, frumento e sorgo da granella; nel caso dell orzo invece i valori riportati dal database statunitense per un insilato con il 35 % di SS sono stati nettamente inferiori (4.1 vs 12.2 %), di contro la concentrazione degli zuccheri solubili negli insilati lombardi è stata decisamente inferiore rispetto a quella riportata nel database americano (0.9 vs 8.2 %). La concentrazione in amido degli insilati di orzo lombardi è paragonabile a quella riportata da Ahvenjärvi et al., (2006) e Mustafa et al., (2004) ma inferiore a quella indicata da Zahiroddini et al., (2004) e Eun at al., (2004). Queste differenze possono essere imputabili ad un diverso stadio di raccolta ed ambiente di coltivazione, 15

16 si evidenzia quindi l importanza di poter caratterizzare chimicamente i foraggi per un loro corretto inserimento nella razione. Per quanto riguarda il profilo fermentativo degli insilati, il primo parametro considerato è stato il ph. Anche in questo caso si sono differenziati tre gruppi ben distinti (P<0.05): un primo gruppo con un valore medio di 5.34 con i campioni di: medica, prato e segale; un secondo gruppo 4.63 valore medio con gli insilati di sorgo da foraggio e loiessa ed infine un terzo gruppo media di 3.94 con i campioni di frumento, orzo, sorgo da granella e mais. Il valore di ph dei campioni del primo gruppo è stato elevato e per esempio, nel caso dell erba medica, i valori riportati da Kriszan et al., (2007) utilizzando diverse modalità di stoccaggio sono stati inferiori (da 4.48 a 4.68). Si ricorda che in quest ultimo studio la sostanza secca degli insilati era minore e questo può aver favorito le fermentazioni lattiche ed il conseguente abbassamento del ph. La correlazione tra ph e SS negli insilati di medica lombardi è risultata infatti statisticamente significativa (P<0.0002) e positiva (r=0.81) mostrando quindi che l insilamento a valori di sostanza secca troppo elevati non comporta un ottimale acidificazione. Come atteso il valore di ph è stato inferiore per i cereali e complessivamente vi è stata una correlazione altamente significativa tra ph e concentrazione in amido (P<0.001 r=-0.60). I cereali hanno avuto una buona concentrazione in acido lattico, da evidenziare che anche gli insilati di loiessa sono caratterizzati da valori di acido lattico (8.6 % SS) non statisticamente diversi da quelli dei cereali. Nel caso degli insilati di frumento si evidenzia un contenuto in acido lattico (6.9 % SS) superiore a quanto indicato da Crovetto et al., (1998) in insilati di frumento prodotti nel medesimo areale. Infine per quanto riguarda l acido butirrico e l azoto ammoniacale la segale è caratterizzata da concentrazioni superiori e statisticamente differenti rispetto a tutti gli altri insilati (P<0.005) a dimostrare la scarsa qualità dell insilato di segale. Si ricorda che gli insilati di segale hanno avuto la minor sostanza secca al momento dell insilamento perchè la raccolta della segale avviene molto precocemente quando la pianta si trova in fase di fioritura o al massimo nello stadio di maturazione lattea della granella. In questo modo si dovrebbe ottenere il miglior foraggio di segale(juskiw et al., 2000), è quindi probabile che le tecniche di insilamento, adottate dagli allevatori lombardi, non siano state quelle ottimali per questo tipo di foraggio. Nel caso della segale inoltre un accurata scelta varietale è fondamentale, recentemente sono state infatti immesse sul mercato nuove varietà specifiche da destinarsi all insilamento (Smith, 2004). Per quanto riguarda la digeribilità dell NDF (tab. 1-18) essa è stata superiore (P<0.05) e con valori elevati per gli insilati di loiessa (66,1 %) e di prato (64,0%) e non statisticamente significativa (P<0.05) per tutti gli altri. La digeribilità dell NDF dei campioni di prato è stata confrontata con quella ottenuta mediante NIRS in un laboratorio statunitense (Rock River Lab) su campioni raccolti nel midwest degli Stati Uniti ed i due valori sono stati molto simili (64,0% insilati lombardi vs 70,4 insilati statunitensi). Il confronto per questo parametro, in insilati di mais. ha invece evidenziato valori nettamente diversi: 42.2 % insilati lombardi vs 61.2 % insilati statunitensi. Queste differenze possono essere dovute alla scelta dell ibrido: negli Stati Uniti infatti sono diffusi anche ibridi a ridotto contenuto di lignina (BMR brown mid-rib) e maggiore digeribilità dell NDF che non sono invece presenti nel mercato italiano a causa di rese inferiori e problemi di allettamento. Va inoltre evidenziato che i valori di dndf degli insilati di mais lombardi, foraggio largamente utilizzato nella razione della lattifera, non sono particolarmente elevati. Uno studio di Rapetti et al., (2005) in cui era stata valutata la dndf in insilati di mais raccolti nella pianura padana aveva evidenziato un valore medio di 46.3 % e paragonabile a quello ottenuto dall analisi degli insilati del progetto Forage. Anche uno studio di Weiss e Wyatt (2002) riporta valori medio/bassi di dndf (48h), in campioni di insilato di mais caratterizzati da un diverso tenore in NDF (dndf di 41.5 e 46.3 %). Analizzando più nel dettaglio la distribuzione di frequenza degli insilati di mais lombardi (dati non riportati) si nota come la classe con maggior numerosità sia stata comunque quella con valori di dndf compresi tra il 44 e il 52%. Va aggiunto che per quanto riguarda gli ibridi tradizionali non vi è grande variabilità genetica per i valori di 16

17 dndf (Owens, 2008), ne consegue che l ambiente e la tecnica agronomica sono i fattori più importanti nel determinare i valori di dndf. A questo riguardo è stata evidenziata una correlazione negativa tra contenuto in ceneri e dndf (r=-0.56; P<0.0292) che potrebbe essere dovuta ad una differente altezza di taglio dal terreno al momento dell insilamento. L altezza di taglio maggiore ha infatti un effetto positivo sulle caratteristiche qualitative del prodotto, anche se comporta una diminuzione della resa (Scwhab e Shaver, 2001). Va infine sottolineato come il silomais sia un ottimo apportatore di amido nella razione, elemento di grande importanza visto il notevole incremento dei costi della farina di mais e più generalmente di tutti i cereali negli ultimi mesi, ma presenta uno scarso valore se considerato come foraggio e quindi apportatore di fibra degradabile dai microorganismi ruminali. A tale scopo gli insilati di loiessa e di prato presentano caratteristiche qualitative nettamente superiori. Per quanto riguarda il valore energetico calcolato dalla produzione di gas e da alcuni costituenti chimici (PG, CEN, EE) (tab. 1-18) esso è stato maggiore in mais e frumento mentre i valori inferiori si sono ottenuti nel sorgo foraggero e nella segale. Il valore nutritivo calcolato secondo il sistema NRC 2001, utilizzando i dati di dndf ottenuti dall analisi in vitro, ha evidenziato invece significatività diverse rispetto a quelli derivati dalla GP. In particolare mais, loiessa, prato polifita, sorgo da granella e medica non sono stati significativamente differenti (P<0.05) tra loro. Infine i valori di digeribilità della fibra neutro detersa, determinati in vitro, sono stati confrontati con quelli calcolati a partire dalla sola analisi chimica utilizzando l equazione proposta dall NRC Questa comparazione ha messo in evidenza due situazioni ben distinte fra loro che ci portano a considerare separatamente foraggere amidacee (mais, sorgo da granella, cereali autunnovernini) dalle altre foraggere testate, prive di apprezzabili quantitativi di amido (loiessa, medica, prato polifita e panico). Fa eccezione l insilato di sorgo da foraggio, il quale nonostante l assenza di amido è risultato assimilabile al raggruppamento delle foraggere amidacee Nel caso delle foraggere non amidacee il dato di dndf calcolato è risultato essere minore (talvolta marcatamente) rispetto a quanto determinato ricorrendo all analisi in vitro. Al contrario i dati di digeribilità relativi ai foraggi contenenti amido mostrano dei valori di digeribilità dell NDF calcolata (dndf) superiori rispetto a quanto determinato in vitro. Sembra opportuno sottolineare quindi che l equazione dell NRC per la stima della digeribilità della fibra neutro detersa è un metodo relativamente poco accurato per procedere nella determinazione del valore nutritivo. Questo fattore viene messo in luce anche dai coefficienti di correlazione che sono stati calcolati fra i valori di IVTDNDF e dndf considerando tutti i campioni ovvero valutandoli separatamente in base alle due tipologie di insilati sopra descritte (foraggere amidacee e non). Si nota infatti che i coefficienti sono relativamente alti se gli alimenti vengono studiati separatamente (rispettivamente r=0,75 per le essenze non dotate di granella e r=0,29 per gli insilati contenenti ingenti quantità di amido). Al contrario, valutando contemporaneamente tutti i campioni è stato determinato un coefficiente molto contenuto (r=0,11) ad indicare che non esiste una buona corrispondenza fra risultati ottenuti dall analisi biologica e quelli relativi al computo basato sui soli parametri chimici. Per quanto riguarda i foraggi essiccati, nelle tabelle 1-19 e 1-20 sono indicati composizione chimica e valore nutritivo delle foraggere analizzate. Nelle tabelle 1-21 e 1-22 sono indicati invece i principali costituenti chimici e il valore nutritivo (con i tre metodi: GP, NRC IVTDNDF in vitro; NRC dndf calcolata) che sono risultati statisticamente significativi in funzione della modalità di conservazione, fieno od insilato, per ciascuna foraggera con l esclusione della loiessa. Per questa specie infatti non si sono avute differenze significative tra insilamento e fienagione, si ricorda però che la numerosità dei campioni di fieno di loiessa è stata molto limitata per cui, nel caso della loiessa, i due gruppi (insilato vs affienato) erano molto sbilanciati evidenziando comunque un trend che vede, per questa specie, nell insilamento la modalità di conservazione maggiormente diffusa. La tabella 1-21 evidenzia come le mediche e i prati affienati hanno presentato un tenore in NDF superiore e un tenore proteico inferiore rispetto al prodotto insilato; questo probabilmente è 17

18 dovuto ad uno sfalcio più tardivo dei foraggi da destinarsi alla fienagione che consente di massimizzarne le rese ma non di ottimizzarne la qualità. Si specifica però che l effetto taglio, che può essere importante per questo parametro, non è stato considerato poiché la numerosità dei campioni, suddivisi per numero di taglio, era limitata. La minor qualità dei prodotti affienati per mediche e prati è risultata anche dalle analisi biologiche che hanno mostrato differenze significative (P<0.0004) per la digeribilità dell NDF che è risultata statisticamente superiore negli insilati (49.5 vs 41.5 per le mediche, 64.0 vs 53.2 per i prati). Questo ha comportato una differenza statisticamente significativa nel valore nutritivo del prodotto insilato rispetto a quello affienato, determinato sia con il metodo di Menke e Steingass sia secondo l NRC con i valori di dndf ottenuti dalla prova in vitro. Non vi è stata invece alcuna differenza per il valore nutritivo derivato dalla sola composizione chimica secondo il modello NRC. Questo dimostra la poca affidabilità del modello nel valutare i foraggi campionati nell areale lombardo confermando l importanza delle analisi biologiche nella valutazione nutrizionale dei foraggi. Per quanto riguarda il frumento, anche in questo caso, si sono evidenziate differenze significative per la concentrazione in NDF, che è stata maggiore nei campioni affienati, e per l amido che al contrario è stato superiore negli insilati. Molto interessante sono stati i risultati per la digeribilità dell NDF che è stata statisticamente superiori nei fieni; tutti questi risultati indicano che il prodotto insilato è stato raccolto in uno stadio di maturazione successivo per facilitarne la conservazione mediante insilamento grazie alla superiore concentrazione in amido. Il minor tenore in NDF del frumento insilato e raccolto più tardivamente è, come visto per il silomais, da attribuirsi all effetto di diluizione dell amido.per questa specie le diversità evidenziate confermano l importanza e la necessità di formulare razioni diversificate a seconda della modalità di conservazione. Per il sorgo da foraggio non vi sono state differenze importanti per quanto riguarda la composizione chimica ma l effetto della conservazione è stato significativo per la dndf e il valore nutritivo che è stato maggiore nei foraggi affienati. Gli insilati di sorgo infatti hanno avuto valori di dndf molto bassi ed inferiori a quelli riportati da Miron et al., (2004). Infine per quanto riguarda il prato, gli insilati sono caratterizzati da un tenore in NDF inferiore e da un tenore in proteina superiore mostrando, anche in questo caso, differenze importanti imputabili al momento della raccolta che probabilmente è stato anticipato nel caso dell insilamento. Importanti differenze (P<0.003) si sono avute anche nel valore di dndf che è stato superiore nell insilato (64%) rispetto al fieno (53.2%) a causa dell anticipo nella raccolta. Si evidenzia inoltre come in tutte le specie considerate, le concentrazioni di azoto non proteico e proteina solubile, a causa dell attività di proteolisi che avviene durante la conservazione in silo, siano state significativamente superiori (tab. 1-21) nei prodotti insilati. È inoltre importante fare una considerazione generale riguardante la relazione tra composizione chimica e valore nutritivo. A differenza di quanto avvenuto per gli insilati, dove non vi è stata una correlazione significativa tra dndf e ADF e tra dndf e ADL, probabilmente per l effetto di diluizione dell amido anche rispetto all ADF e all ADL, per i foraggi essiccati vi è stata una correlazione significativa e negativa tra dndf e ADF (r= -0.38; P<0.0006) e tra dndf e ADL (r=-0.40; P<0.0003) evidenziando quindi una miglior corrispondenza con le equazioni di stima NRC basate solo sulla composizione chimica. Per quanto riguarda le equazioni di calibrazioni NIR relative ai foraggi insilati, la numerosità dei campioni, divisi per gruppi omogenei (cereali vernini, medica, prato, silomais, loiessa e sorgo), non è stata tale da ottenere una sufficiente variabilità nella popolazione analizzata e quindi lo sviluppo di equazioni accurate. Il lavoro svolto rappresenta però l inizio della creazione di un database NIR dei principali foraggi insilati lombardi. Nel caso del silomais inoltre gli spettri acquisiti hanno arricchito il database ARAL, che era già presente per questa foraggera, e che era nato da una precedente collaborazione tra ARAL e Dipartimento di Scienze Animali della Facoltà 18

19 di Agraria di Milano. In questo caso erano stati analizzati chimicamente e con analisi biologiche 100 campioni di insilato di mais; i risultati ottenuti avevano evidenziato un elevata accuratezza per la previsione della GP alle 8 e 24 ore (R 2 =0.90, SEC=1.57; R 2 =0.85, SEC=1.61, rispettivamente per GP8 e GP24) e per il valore energetico espresso in termini di UFL/kg SS (R 2 =0.85, SEC=0.15), un accuratezza discreta per la GP a 48 h (R 2 =0.69, SEC=2.12) e per la degradabilità della sostanza secca (IVTDDM) (R 2 =0.67, SEC=2.46) mentre non si sono rilevate sufficientemente adeguate per la stima dell IVTDNDF (R 2 =0.25, SEC=6.31) (Rapetti et al., 2005). Per quanto riguarda i foraggi essiccati essi sono stati divisi in due gruppi: un primo gruppo (I) comprendente solo i campioni di medica (affienata e disidratata) per un totale di 37 campioni ed un secondo gruppo (II) rappresentato da tutte le altre foraggere essiccate analizzate per un totale di 49 campioni. Per entrambi i gruppi si sono ottenute delle equazioni molto accurate (tab 1-23) per il tenore in proteina grezza, come dimostrato dai valori contenuti di SEC (0.76 per le mediche e 0.38 per le altre foraggere) e di SECV (1.20 Gruppo I vs 0.56 gruppo II) e dagli alti valori del coefficiente di validazione (R 2 = 0.92 per le mediche e 0.97 per gli altri fieni) e del coefficiente di validazione incrociata (1-VR) (rispettivamente di 0.82 per le mediche e di 0.94 per gli altri fieni). Per quanto riguarda invece le frazioni fibrose NDFom e ADFom le equazioni di calibrazione per le mediche non si sono rilevate sufficientemente accurate (tab 1-23) al contrario di quelle del gruppo II. In questo caso infatti i valori di 1-VR sono stati rispettivamente di 0.70 per l NDFom e 0.79 per l ADFom. Considerando i parametri biologici, le equazioni sono risultate sufficientemente accurate per la GP 24 (come per il silomais) per entrambi i gruppi, consentendo di giungere alla stima del valore energetico dei principali foraggi affienati. Infine per quanto riguarda la digeribilità dell'ndf le equazioni ottenute sono risultate poco accurate per l erba medica mentre con un valore del coefficiente di validazione incrociata (1-VR) di 0.62 e quindi sufficientemente accurate, per gli altri foraggi affienati. I migliori risultati ottenuti per i foraggi del gruppo II possono essere spiegati dal fatto che in questo gruppo vi era una maggiore variabilità per tipologie di foraggi indagati e in questo tipo di analisi (NIRS) la variabilità è presupposto fondamentale per ottenere equazioni robuste ed accurate. Anche per i foraggi essiccati è quindi sicuramente necessaria la raccolta di ulteriori campioni per aumentare la variabilità della popolazione e quindi la precisione e accuratezza delle equazioni di stima. 19

20 TRASDUTTORI DI PRESSIONE (Descrizione del sistema) Il sistema per la misurazione automatica della produzione di gas è stato costruito ed installato nel laboratorio del Ce.S.I.Zoo di Cornaredo (MI), della sezione di Zootecnica Agraria del DSA dell Università di Milano. L alloggiamento delle diverse parti dell impianto è costituito da 2 ripiani in poliuretano espanso collegati tra loro. Sul ripiano più basso sono montate le elettrovalvole per lo sfiato dei gas di fermentazione, mentre in quello più alto vi sono le schede elettroniche di acquisizione dei dati e i trasduttori di pressione. Il sistema prevede la lettura in serie di 45 trasduttori di pressione, ciascuno dei quali è collegato per via pneumatica a una bottiglia in vetro Pyrex dotata di tappo a vite in polipropilene naturale, da 125 ml. Le bottiglie sono poste su 3 agitatori magnetici da 15 posizioni l uno. 20

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