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1 concerto giovedì 15 gennaio 2009 ore venerdì 16 gennaio 2009 ore Kristjan Järvi direttore Gautier Capuçon violoncello Darius Milhaud Leonard Bernstein Igor Stravinskij 0 /concerti A U D I T O R I U M R A I A. T O S C A N I N I T O R I N O

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3 giovedì 15 gennaio 2009 ore turno rosso venerdì 16 gennaio 2009 ore turno blu Kristjan Järvi direttore Gautier Capuçon violoncello Darius Milhaud ( ) La création du monde, balletto op. 81 di Blaise Cendrars, per piccola orchestra Leonard Bernstein ( ) Three Meditations da Mass per violoncello, orchestra d archi, organo e percussioni Meditation n. 1. Lento assai, molto sostenuto - Tranquillo - Mosso - Quasi adagio Meditation n. 2. Andante sostenuto, Variazioni I - IV - Coda Meditation n. 3. Presto - Prestissimo - Fast and primitive - Molto adagio - Prestissimo - Molto adagio - Dolce tranquillo Leonard Bernstein Three Dances Episodes da On the Town I. The Great Lover II. Lonely Town: Pas de Deux III. Times Square: 1944 Igor Stravinskij ( ) Jeu de cartes, balletto in tre mani di George Balanchine Prima mano. Alla breve - Meno mosso - Moderato assai - Stringendo - Tranquillo Seconda mano. Alla breve - Marcia - Variazioni I - V - Coda Terza mano. Alla breve - Valse - Presto - Tempo del principio

4 Darius Milhaud La création du monde, balletto op. 81 di Blaise Cendrars, per piccola orchestra La creazione del mondo secondo Harlem Nel 1922 Darius Milhaud era in viaggio a New York. A Broadway e alla Carnegie Hall non aveva scoperto molto di più di quanto non avesse già conosciuto a Parigi. Del resto il suo credo estetico andava nella direzione auspicata da Jean Cocteau nel 1918, con le Coq et l arléquin: evitare le astruse complicazioni di importazione germanica, in favore di un linguaggio più immediato; la freschezza dei café-chantants e dei locali frequentati dalla gente comune, non i riti celebrati nelle polverose sale dell Opéra Garnier o dei Concerts Lamoureux. La sua Parigi era quella dei jazz-café animati da Josephine Baker, delle pitture di Picasso ispirate alle maschere africane. Il fascino di New York, per un compositore come Milhaud, non risiedeva certo nelle vie più alla moda di Manhattan, ma nelle tradizioni popolari di Harlem, quelle in cui il jazz era il modo più familiare per esprimere una creatività rimasta repressa per secoli. Fu in quel quartiere che Milhaud scoprì tutto il fascino di un ritmo perfettamente estraneo alla nozione di ordine: proprio come accade in natura, dove i rapporti geometrici diventano perfetti solo a livello microscopico. Dagli Stati Uniti tornò con la testa piena di sonorità inesplorate: la vena melodica degli immigrati neri, la ricerca sfrenata sul timbro delle percussioni, l armonia del blues. E in pochi mesi i ricordi strappati alla vita di Harlem si trasformarono ne La création du monde, un balletto denso di suggestioni esotiche, su soggetto del poeta svizzero Blaise Cendrars. Già la vicenda, che si prefigge di raccontare la creazione del mondo sulla base della mitologia africana, denota un marcato interesse per il bagaglio culturale delle popolazioni nere. Un assolo di sassofono mette subito le cose in chiaro nell introduzione: il racconto passa attraverso i ricordi degli immigrati nordamericani; uno degli strumenti privilegiati dal jazz introduce la vicenda, proprio come un narratore salito sul palcoscenico a sipario ancora chiuso. Poi, dal caos primordiale, hanno origine tre divinità: Ngama, Medere e N kava. Milhaud affida il racconto delle origini al prodotto più rigoroso della tradizione musicale antica: la fuga. Sembrerebbe una presa in giro nei confronti della forma più amata dal razionalismo settecentesco. Ma il contrappunto intessuto da contrabbasso, trombone, sassofono e tromba non è che un luogo di partenza, una costa da cui salpare per andare alla ricerca di territori vergini. La nascita degli esseri viventi è affidata alla musica delle tradizioni popolari, al blues, a quegli elementi lessicali che sono nati spontaneamente tra la gente comune. Così come la

5 creazione dell uomo e della donna può solo passare attraverso il cakewalk di due violini e un fagotto, la danza ballata dai neri nelle piantagioni di cotone: musica nata dal contatto diretto tra l uomo e la natura. Poi, quando il desiderio sessuale si impadronisce degli esseri umani, un clima di eccitazione viene accentuato dai disegni conturbanti del clarinetto. Ma la sfrenata danza sembra agitarsi tra le vie di Harlem, e l unione tra uomo e donna sancisce una primavera terrestre incorniciata da accordi strappati al blues. Harlem negli anni Venti Negli anni Venti del Novecento Harlem visse una delle sue stagioni più vivaci. Non a caso, proprio in quel periodo il quartiere venne chiamato «La Mecca dei neri». Gli scrittori vi si recavano per trarre ispirazione; i ballerini della Julliard School andavano a studiare i movimenti dei danzatori di strada; e anche i compositori cercavano di rubare tra le gente di quelle vie Bill Bojangles Robinson suggestioni da portare sui palchi borghesi di Manhattan. L impatto sociale trovava un perfetto equilibrio con le risorse artistiche: Harlem era un tappa obbligata, la culla della rivoluzione culturale che avrebbe influenzato molti intellettuali della prima metà del Novecento. Leggendarie erano le nottate trascorse in compagnia del ballerino di tip tap Bill Bojangles Robinson: il «sindaco di Harlem», come veniva chiamato da tutti. Quel crocevia di razze e culture non avrebbe più conosciuto un periodo altrettanto fiorente, e, all inizio degli anni Trenta, sarebbe stato il primo a pagare le conseguenze della grave depressione economica. Durata 15 circa Ultima esecuzione Rai a Torino: 16 marzo 1962, Franco Mannino

6 Leonard Bernstein Three Meditations da Mass per violoncello, orchestra d archi, organo e percussioni Un requiem americano Fu Jaqueline Kennedy a commissionare a Leonard Bernstein la stesura di Mass. Era il 1971, l assassinio di Dallas risaliva a otto anni prima; ma gli Stati Uniti erano ancora sotto shock: la Presidenza Nixon era alle prese con le incontrollabili degenerazioni della guerra in Vietnam; il sogno di solidarietà vagheggiato da Martin Luther King si era infranto contro una collettività ancora impreparata a confrontarsi con il valore della tolleranza. Per gli americani era giunto il momento di celebrare un epocale requiem della società moderna, un canto in memoria delle vittime dei grandi conflitti culturali, razziali e sociali. Washington in quell anno apriva il John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts; l occasione richiedeva la stesura di un opera di circostanza; e Bernstein aveva già manifestato da tempo il suo interesse per le tematiche spirituali di ispirazione ebraica in opere quali la Jeremiah Symphony o i Chichester Psalms; e così la vedova Kennedy pensò proprio a lui per l inaugurazione del Memorial Center. L unica condizione era quella di comporre una messa basata sulla liturgia cattolica romana. Bernstein accolse senza indugi la proposta dell ex first lady: la sua visione del trascendente andava al di là degli steccati con cui l umanità aveva scelto di separare i suoi credo. Ma il risultato espresso dalla scrittura musicale sembra risentire di influenze maturate molto lontano da Piazza San Pietro: spesso motivi e cadenze sono rubati alla musica pop, una dimensione spettacolare contamina molte parti del lavoro, lasciando spazi a momenti danzati e recitati, e non mancano alcune interpolazioni del testo che tentano di mettere in discussione quanto descritto dall ordinarium missae. Le tre Meditations che intervallano l andamento della composizione sono i luoghi in cui il sincretismo stilistico di Bernstein trova una curiosa convergenza tra intimismo cameristico e spettacolarità colossale. Fu lo stesso autore a realizzarne una versione staccata per violoncello e orchestra, che dal 1977 circola frequentemente in ambito concertistico grazie all interessamento di Mstislav Rostropovič. Lo spettro delle risorse indagate da Bernstein è molto ampio: nella prima Meditation l interesse va nella direzione della contaminazione tra tonalità e atonalità; nella seconda la riflessione sul trascendente si colora di inquietudini tetre, con un uso degli strumenti ad arco che ricorda le violenze timbriche delle pagine più angoscianti di Bartók; mentre l ultima, estrapolata dal De profundis, riassume l intero grido commemorativo di una collettività che proprio in quegli anni cominciava a conoscere le sue prime gravi sconfitte. Durata 19 circa Prima esecuzione Rai a Torino

7 Leonard Bernstein all epoca della composizione di On the Town Leonard Bernstein alla MacDowell Colony negli anni Sessanta

8 Leonard Bernstein Three Dances Episodes da On the Town Al riparo dalla guerra Risale al 1944 la stesura di On the Town. Bernstein non aveva compiuto nemmeno trent anni; come direttore d orchestra era già noto a livello internazionale, ma del suo talento con carta e penna nessuno sapeva ancora molto. Per un compositore che cercava di farsi largo tra le vie di Manhattan un giro dalle parti di Broadway era d obbligo: George Gershwin aveva dato l esempio. Il musical stava diventando uno dei generi più rappresentativi della cultura americana: quella musica fatta di colori e di immagini era lo specchio fedele dell abbagliante scintillio di Times Square, di quella cultura profondamente cittadina, in cui a dominare è il caos, quel ritmo nervoso e indiavolato delle grandi metropoli, in cui il collettivo vince sull individuale. Dall altra parte dell Oceano si moriva davvero, si toccavano con mano quei disagi fisici e sociali che il mondo moderno sperava di aver dimenticato. Ma a New York la guerra si sentiva solo nelle case dei soldati partiti per l Europa: la città si espandeva in altezza, cercando il modo più rapido per arrivare a dominare il mondo. Ecco perché, mentre Richard Strauss in Germania dedicava le sue Metamorphosen alle vittime della Seconda Guerra Mondiale, Bernstein poteva permettersi di riflettere sullo stesso tema, raccontando le vicende gaudenti di un gruppo di marinai sbarcati a New York in tempo di guerra. Le avventure dei protagonisti sono solo un pretesto per raccontare una metropoli, che nel giro di pochi anni avrebbe fatto innamorare tutto il cinema occidentale. On the Town è un musical fatto di songs accattivanti come una vetrina di Soho: in alcuni momenti sembra già prendere forma le vena melodica di West Side Story. Ma sono i momenti coreografici ad apparire da sempre estrapolati dal loro contesto nelle sale da concerto di tutto il mondo. In The Great Lover uno dei tre marinai cerca la donna di cui si è invaghito per le vie newyorkesi, tra clacson di ottoni e caotici disegni degli archi. Il successivo Pas de Deux ci porta con toni soffusi, ma nello stesso tempo inquietanti, tra le ombre di Central Park, dove una ragazza viene sedotta e abbandonata da un sinistro individuo. Poi le avventure dei protagonisti si spostano sotto le luci di Times Square per l ultimo brano: il ritmo sincopato sembra appena scivolato dal leggio di una jazz band, l orchestra sottolinea in maniera caricaturale le allegre sbruffonate del dramma, e i marinai si stordiscono di divertimento sotto le luci notturne della città. Era il 1944, ma a spasso per le vie di Broadway anche un compositore ebreo come Bernstein era in grado di dimenticare le atroci assurdità della guerra. Durata 10 circa Prima esecuzione Rai a Torino

9 Igor Stravinskij Jeu de cartes, balletto in tre mani di George Balanchine Ballare a ritmo di poker Nel 1935 Stravinskij si stava godendo il suo secondo soggiorno negli Stati Uniti, quando Edward Warburg e Lincoln Kirstein gli suggerirono di scrivere un lavoro per il neonato American Ballet. Sulla scelta del soggetto non vi fu alcuna pressione da parte dei committenti; e così Stravinskij poté scegliere liberamente la vicenda a cui affidare la sua nuova opera coreografica. Gli Stati Uniti l avevano colpito per il loro innato interesse per il gioco d azzardo; perché non tentare la messa in scena di una partita di poker, con tanto di carte personificate? Il progetto era particolarmente ambizioso: osservare il gioco passando attraverso i suoi oggetti, non le emozioni delle persone sedute al tavolo verde. Tant è che Stravinskij ritenne necessario chiedere aiuto all inventiva di Jean Cocteau; ma la richiesta non andò a buon fine e l unico sostegno venne da un amico del figlio Theodore, il letterato Malaieff. Il balletto si svolge in «tre mani», proprio come una partita tra giocatori di poker. E i personaggi sono le carte da gioco, ognuna con una precisa e vulnerabile identità. Solo il perfido Jolly si crede invincibile, in virtù della sua prerogativa di prendere tutte le sembianze contemplate dal mazzo. La prima mano finisce con due scale alla pari; la seconda registra la vittoria del Jolly, capace di trasformare un misero tris in un poker d assi. Ma è la terza mano a dare una lezione alle sbruffonate della carta camaleontica: nulla può ostacolare la vittoria della scala reale, e per il Jolly arriva inesorabile il momento della sconfitta. La sua malizia non ha più motivo di esistere e la morale si leva forte e chiara, direttamente importata da una fiaba di Jean de La Fontane (Il lupo e l agnello): «Bisogna fare guerra continua ai malvagi, la pace è molto bella di per sé, ne convengo; ma a che cosa serve di fronte a nemici senza fede?». Forse qualche anno dopo, quando il soggiorno negli Stati Uniti si sarebbe trasformato in un esilio per decine di intellettuali europei, Stravinskij non avrebbe esaltato con la stessa convinzione un ideale tanto aggressivo. Ma il tema di Jeu de cartes è così umoristico, che si fa fatica a prendere sul serio ogni possibile significato metaforico sotteso alla vicenda. In particolare le numerose citazioni musicali presenti in partitura sembrano prendere in giro volti e forme del passato. Le variazioni della seconda mano inanellano una serie di reminiscenze estremamente disparate: prima l Allegretto scherzando dell Ottava sinfonia di Beethoven, poi una melodia rubata a Die Fledermaus di Johann Strauss; quindi allusioni a pagine meno note di Casella e Foroni. E il percorso continua nella terza mano, quando prendono forma prestiti melodici da

10 La Valse di Ravel e dal Barbiere di Siviglia di Rossini. È un tessuto composito come il mantello di Arlecchino quello di Jeu de cartes: riferimenti così miscellanei da non poter essere raccolti sotto nessun tetto poetico preciso, al di fuori dell intento canzonatorio. Stravinskij lavora in un emisfero stilistico che rifiuta ogni precisa connotazione temporale, un inflessione capace di amalgamare ogni epoca artistica in un solo istante. E fu forse proprio per questo motivo che, per la prima esecuzione pubblica, avvenuta al Metropolitan Opera House di New York la sera del 27 aprile 1937, il compositore decise di intervenire personalmente sulla coreografia di George Balanchine, la quale prevedeva una serie di costumi ispirati ai tarocchi medievali: Stravinskij non voleva collocare in nessuna epoca precisa il suo balletto, e così ordinò di preparare una nuova serie di costumi ispirati a un comune mazzo di carte. Stravinskij al gioco Stravinskij fu sempre molto sensibile al fascino del gioco. Pare che fosse sua abitudine, dopo ogni pranzo, rilassarsi con una partita a scacchi cinesi: un diversivo a cui non sapeva rinunciare per nessuna ragione. Nel 1940, quando risiedeva a Hollywood, decise addirittura di regalare una scacchiera cinese al compositore Alexandre Tansman, di modo da essere certo di potervi giocare ogni volta che riceveva un invito dalla sua famiglia. Tra i giochi di carte era senza dubbio il poker il suo preferito, e Jeu de cartes in un certo senso può essere considerato un omaggio a una distrazione che per Stravinskij era una delle esigenze primarie. Non a caso suo nipote John è autore di un apprezzato manuale sul poker. andrea malvano Durata 23 circa Ultima esecuzione Rai a Torino: 17 novembre 2000, Lawrence Foster Il concerto di giovedì 15 gennaio è trasmesso in collegamento diretto su Radio 3 La ripresa televisiva è effettuata da RaiTre Potete esprimere la vostra opinione su questo concerto collegandovi al sito

11 Kristjan Järvi Peter Rigaud Nato in Estonia, ha studiato pianoforte alla Manhattan School of Music con Nina Svetlanova, perfezionandosi successivamente in direzione d orchestra alla University of Michigan con Kenneth Kiesler. Nel 1993 ha fondato l Absolute Ensemble, che nel 2007 è stato premiato con il prestigioso Bremen Musikfest Deutschebank Prize for Outstanding Artistic Achievement. Ha cominciato la sua carriera come assistente di Esa-Pekka Salonen alla Los Angeles Philharmonic, con cui ha debuttato nel Dal 2000 al 2004 è stato Direttore principale della Norrlands Opera and Symphony Orchestra. È inoltre Direttore musicale della Tonkünstler Orchester di Vienna, e recentemente è stato nominato consulente artistico della Kammerorchester di Basilea. È regolarmente invitato da orchestre quali il Gewandhaus di Lipsia, l Orchestra della Radio di Berlino, la Royal Liverpool Philharmonic, la BBC Wales, la WDR di Colonia, la NDR e la Royal Scottish National Orchestra. Nella stagione 2007/2008 ha debuttato con l Orchestre National de France, l Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, la Sydney Symphony Orchestra, la London Symphony Orchestra, la Cincinnati Symphony Orchestra e la Sächsische Staatskapelle Dresden. Nel luglio del 2007 ha diretto Nixon in China di John Adams alla Cincinnati Opera. Con la Tonkünstler Orchester recentemente ha aperto il Grafenegg Summer Festival, assieme a Renée Fleming. Ha inciso circa venti CD ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali.

12 Gautier Capuçon M.Tammaro_Virgin Classics Nato a Chambéry nel 1981, ha iniziato lo studio del violoncello presso il Conservatorio della sua città natale, proseguendolo successivamente al Conservatoire Supérieur di Parigi. In seguito ha frequentato i corsi di perfezionamento di Heinrich Schiff a Vienna. Ha ottenuti numerosi riconoscimenti in concorsi internazionali e nel 2001 è stato nominato Nouveau Talent de l Année alle Victoires de la Musique. Ha collaborato con la Gustav Mahler Jugendorchester sotto la direzione di Kent Nagano, Daniele Gatti, Pierre Boulez, Seiji Ozawa e Claudio Abbado. Come solista ha suonato con l Orchestre de Paris, l Orchestre National de France, la Philharmonique de Radio France, le Orchestre da Camera di Vienna e Zurigo, la Münchner Rundfunk Orchester, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino, l Orchestra Čajkovskij della Radio di Mosca, l Orchestra di Santa Cecilia di Roma e la Chamber Orchestra of Europe dirette da Myung-Whun Chung, l Academy of St. Martin-in-the-Fields. In ambito cameristico collabora spesso con suo fratello Renaud, Nicholas Angelich, Martha Argerich, Daniel Barenboim, Yuri Bashmet, Hélène Grimaud, Myung-Whun Chung, Katia e Marielle Labèque, Viktoria Mullova, Mikhail Pletnev, Vadim Repin, Maxim Vengerov, Lilya Zilberstein, Nikolaj Znaider, il Quartetto Ysaÿe. Nel 2005 ha partecipato insieme a Martha Argerich a un ciclo di concerti in onore di Friedrich Gulda a Buenos Aires, Bruxelles, Monaco, la Roque d Anthéron e Tokyo. Ha inciso per EMI e Virgin Classics, ottenendo numerosi riconoscimenti prestigiosi. Gode dell appoggio della Fondation d Entreprise Natexis Banques Populaires, di una borsa di studio Lavoisier del Ministero dell Estero e del contributo del Fondo della Borletti- Buitoni. Suona un Matteo Goffriler del 1701 e un violoncello di Joseph Contreras del 1746 prestato dalla BSI.

13 VIOLINI PRIMI *Roberto Ranfaldi (di spalla), Marco Lamberti, Antonio Bassi, Irene Cardo, Claudio Cavalli, Carmine Evangelista, Patricia Greer, Valerio Iaccio, Elfrida Kani, Kazimierz Kwiecien, Martina Mazzon, Fulvia Petruzzelli, Francesco Punturo, Rossella Rossi, Ilie Stefan, Lynn Westerberg. VIOLINI SECONDI *Paolo Giolo, *Bianca Fassino, Enrichetta Martellono, Maria Dolores Cattaneo, Jeffrey Fabisiak, Rodolfo Girelli, Alessandro Mancuso, Alfonso Mastrapasqua, Maret Masurat, Antonello Molteni, Vincenzo Prota, Francesco Sanna, Isabella Tarchetti, Lorenzo Gugole. VIOLE *Simone Briatore, Geri Brown, Antonina Antonova, Massimo De Franceschi, Rossana Dindo, Federico Maria Fabbris, Alberto Giolo, Maurizio Ravasio, Luciano Scaglia, Matilde Scarponi, Svetlana Fomina, Laura Pennesi. VIOLONCELLI *Massimo Macrì, Wolfango Frezzato, Giuseppe Ghisalberti, Ermanno Franco, Giacomo Berutti, Pietro Di Somma, Carlo Pezzati, Stefano Pezzi, Fabio Storino, Damiano Scarpa. CONTRABBASSI *Augusto Salentini, Silvio Albesiano, Gabriele Carpani, Giorgio Curtoni, Luigi Defonte, Maurizio Pasculli, Paolo Ricci, Virgilio Sarro. FLAUTI *Giampaolo Pretto, Fiorella Andriani. OTTAVINO Fiorella Andriani OBOI *Francesco Pomarico, Franco Tangari. CORNO INGLESE Franco Tangari CLARINETTI *Enrico Maria Baroni, Franco Da Ronco, Graziano Mancini, Roberto Bocchio. CLARINETTO PICCOLO Franco Da Ronco CLARINETTO BASSO Roberto Bocchio SAXOFONO CONTRALTO *Mario Marzi FAGOTTI *Andrea Corsi, Mauro Monguzzi. CORNI *Corrado Saglietti, Marco Panella, Emilio Mencoboni, Marco Tosello. TROMBE *Marco Braito, Ercole Ceretta, Roberto Rivellini.

14 TROMBONI *Joseph Burnam, Devid Ceste. TROMBONE BASSO Gianfranco Marchesi TUBA Daryl Smith TIMPANI *Claudio Romano PERCUSSIONI Maurizio Bianchini, Carmelo Gullotto, Alberto Occhiena, Alessandro Dalla Vecchia. ARPA *Matthieu Martin PIANOFORTE e CELESTE *Roberto Galfione ORGANO *Luca Benedicti * prime parti concertini Martin Matthieu suona un arpa Apollo costruita dalla Ditta Salvi.

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16 12 concerto giovedì 22 gennaio 2009 ore venerdì 23 gennaio 2009 ore John Axelrod direttore Sabine Meyer clarinetto J. S. Bach Anton Webern Fuga Ricercata a 6 voci Aaron Copland Concerto per clarinetto e orchestra Wolfgang Amadeus Mozart Concerto in la minore KV 622 per clarinetto e orchestra Leonard Bernstein Suite sinfonica da On the Waterfront Prezzi Carnet (da un minimo di 6 concerti scelti fra i due turni e in tutti i settori): Adulti: euro 24,00 a concerto Giovani (dal 1979 in poi): euro 5,00 a concerto Biglietti per singolo concerto: Poltrona numerata platea: 30,00 euro Poltrona numerata balconata: 28,00 euro Poltrona numerata galleria: 26,00 euro Ingresso (posto non assegnato): 20,00 euro (in ogni settore) Biglietti per giovani dal 1979 in poi (in ogni settore): Poltrona numerata: 15,00 euro Ingresso (posto non assegnato): 9,00 euro Cambio turno: 8,00 euro Biglietteria Auditorium Rai A. Toscanini Dal 25 settembre 2008 a fine stagione la biglietteria sarà aperta dal martedì al venerdì con orario continuato tranne i giorni festivi infrasettimanali e il periodo 22 dicembre gennaio Tel. 011/ Fax 011/

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