NGN2: la parte Metro

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1 NGN2 NGN2: la parte Metro MARIO BIANCHETTI GIOVANNI PICCIANO LUCIANO VENUTO L articolo descrive le architetture, i protocolli ed i servizi presenti oggi sulla rete OPM (Optical Packet Metro) e quelli previsti nel prossimo futuro. La crescente importanza che i segmenti di rete di accesso, metropolitano e regionale rivestono nel panorama globale delle telecomunicazioni, in virtù dei nuovi servizi introdotti e della migrazione su rete a pacchetto di servizi già trasportati su reti di accesso e metropolitane a circuito, concentra su questi segmenti di rete una cospicua parte degli effort per l innovazione e l ottimizzazione tecnico-economica delle infrastrutture di rete. 1. La rete OPM A partire dal 2005 Telecom Italia ha avviato la realizzazione di una rete di aggregazione in tecnologia Ethernet e IP allo scopo di ottimizzare la raccolta del crescente numero di apparati distribuiti nelle centrali ed in sede cliente aventi interfaccia di rete Ethernet. In particolare è stata avviata la realizzazione di 30 distinte reti che si sviluppano a partire dai PoP (Point of Presence) della rete OPB (Optical Packet Backbone) e si diffondono a livello metropolitano e regionale raggiungendo le principali centrali presenti nell area di competenza. L architettura attuale della rete OPM è strutturata su due livelli di apparati Multilayer Switch (figura 1) in grado di trattare i flussi di traffico a livello Ethernet (IEEE 802.1), IP (mediante protocolli di routing OSPF e BGP) oppure MPLS a seconda della configurazione effettuata. I due livelli di apparati sono denominati livello Metro e livello Feeder. Gli apparati di livello Metro sono installati nei PoP del backbone OPB e sono collegati ad esso (Edge router) con collegamenti a 10 Gbit/s. Gli apparati di livello Feeder sono invece installati nelle centrali principali della stessa area metropolitana e regionale ed hanno la funzione di raccolta e aggregazione del traffico dagli apparati cliente e dalla rete di accesso. I collegamenti tra gli apparati del livello Metro e del livello Feeder sono tutti realizzati con flussi 10 Gigabit Ethernet che garantiscono una quantità di banda adeguata al trasporto dei vari tipi di servizio che si avvalgono della rete OPM per il trasporto tra cliente e PoP della rete di backbone. NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto

2 ATM BB BTV GbE GTW HE HSxPA IMA Backbone Metro/Regional OPM Regional Area UMTS/ HSxPA Access GbE GTWA ATM IMA nxe1 Asynchronous Transfer Mode BackBone Broadcast TeleVision Gigabit Ethernet Gateway Head End High Speed x Packet Access Inverse Multiplexing for ATM FIGURA 1 Architettura della rete OPM. OPB IP/MPLS BB xwdm xdsl MPLS OPB UMTS xdsl xwdm Residential Triple Play IP Edge GTWB HE BTV Metro Feeder BUSINESS 3G Mobile Core Network MultiProtocol Label Switching Optical Packet Backbone Universal Mobile Telecommunications System Video On Demand x Digital Subscriber Line x Wavelength Division Multiplexing L apparato posto in sede cliente ( ADSL) consente l acceso ai servizi Video, con una connessione al Set Top Box (decodificatore dei segnali video), l accesso ai servizi di navigazione Internet e ai servizi Voce (VoiP). La connessione tra la suddetta ADSL ed il DSLAM Ethernet è attualmente di tipo ATM con banda minima in downlink pari a circa 5 Mbit/s. I flussi dei canali Broadcast TV (BTV) sono trasmessi dal centro di distribuzione dei servizi video broadcast (Head End) verso il backbone OPB. I suddetti flussi vengono quindi distribuiti attraverso il backbone OPB a tutti gli apparati Metro appartenenti alle 30 MAN OPM presenti sul territorio nazionale attraverso l uso di Protocolli IP Multicast. Dagli apparati Metro i flussi BTV vengono quindi distribuiti a tutti gli apparati Feeder. Ciascun Feeder replica poi gli stessi canali verso tutti i DSLAM Ethernet ad esso collegati. I DSLAM Ethernet sono quindi in grado di elaborare le richieste provenienti dai dispositivi del cliente ed inviare, attraverso il collegamento in rame ADSL, un canale BTV per volta (nel caso di collegamenti ADSL2+ è eventualmente possi- La realizzazione della rete OPM è stata avviata con lo scopo iniziale di raccogliere i DSLAM (Digital Subscriber Line Access Multiplexer) con interfaccia Ethernet utilizzati per la fornitura dei servizi Triple Play (Voce, Video e High Speed Internet) alla clientela residenziale, e quello a tendere di diventare la nuova infrastruttura di raccolta a livello metropolitano e regionale per tutti i nuovi servizi a pacchetto con accesso da rete fissa e mobile. Nei successivi paragrafi sono illustrate le modalità con cui la rete raccoglie alcuni dei principali servizi oggi offerti da Telecom Italia. 1.1 Servizi Triple Play La figura 2 descrive l architettura di rete implementata per la fornitura dei servizi triple play attraverso la rete OPM. ADSL DSLAM Head End GbE OPB Server Switch L2 Server Switch L2 L2, L3 Metro Asymmetric Digital Subscriber Line Customer Premises Equipment Digital Subscriber Line Access Multiplexer Gigabit Ethernet FIGURA 2 Architettura di rete per i servizi Triple Play. L2, L3 Feeder IPTV OPB STB If GbE DSLAM Sede cliente TV ADSL Internet Protocol Television Optical Packet Backbone Set Top Box Video On Demand STB PC 4 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto 2008

3 bile ricevere più canali contemporaneamente grazie ad una maggiore disponibilità di banda sulla tratta in rame). I canali VoD (Video on Demand) sono invece trasmessi dai Server VoD presenti in ciascun PoP OPB. La rete OPM veicola le richieste di ricezione di un dato contenuto VoD generate dal Set Top Box presente in sede cliente fino ai suddetti server che quindi provvedono ad inviare, in modalità unicast, un flusso di dati, relativo al contenuto video prescelto, dedicato al cliente che ne ha fatto richiesta. Anche in questo caso il traffico VoD è trattato dagli apparati Feeder e Metro a livello IP. Il traffico relativo a servizi di accesso ad internet e voce è invece trattato dagli apparati Metro e Feeder solo a livello 2 (switching Ethernet). Sono infatti configurate alcune VLAN dirette dai DSLAM Ethernet agli apparati BRAS (Broadband Remote Authentification Server) che trattano il traffico cliente a livello IP effettuandone l autenticazione e consentendone l accesso al servizio. 1.2 Servizi di rete privata virtuale per clientela business La rete OPM è anche utilizzata per la fornitura di servizi a clientela Business, tipicamente servizi di accesso alle Reti Private Virtuali (VPN). Le VPN posso essere realizzate a livello 2 (Ethernet) o a livello 3 (IP/MPLS). Nel caso di VPN a livello 2 il servizio è offerto definendo su OPM una specifica VLAN su cui instradare il traffico relativo alla VPN del cliente. Tutte le sedi del cliente facenti parte della VPN sono attestate sulla medesima VLAN. La rete di Telecom Italia non entra nel merito degli indirizzi IP degli apparati cliente il cui piano di indirizzamento può essere quindi del tutto autonomo. Nel caso di VPN a livello 3 il servizio è offerto attraverso l uso di apparati di livello 3 (router) posti nei PoP della rete OPM denominati PE (Provider Edge). Ciascuna sede cliente facente parte della VPN è connessa ad un PE attraverso una connessione Ethernet (VLAN), tra tutti i PE coinvolti è quindi configurata una VPN IP/MPLS attraverso il PoP OLO Y backbone OPB che garantisce i collegamenti tra i PE posti nei vari VLAN y 1 PoP. Gli indirizzamenti IP degli apparati del cliente possono essere anche in questo caso decisi autonomamente dai clienti stessi, sebbene le relative subnet devono essere annunciate ai PE di Telecom Italia utilizzando il protocollo di tipo BGP. 1.3 Servizi Bitstream La necessità di creare nel mercato delle telecomunicazioni un regime di concorrenza tra i diversi operatori presenti sul territorio OLO Y VLAN x 1 nazionale ha indotto l autorità per le telecomunicazioni a richiedere all operatore principale ( incumbent ) la condivisione delle proprie infrastrutture di rete con altri operatori di telecomunicazione OLO (Other Licensed Operator). In questo contesto è stato definito un servizio denominato Bitstream, la cui finalità è appunto quella di raccogliere il traffico di clienti dell OLO, ubicati all interno di un area metropolitana e regionale servita dalla rete di Telecom Italia, e consegnarlo in un unico punto di presenza (PoP) della rete dell OLO, nel quale sono presenti gli apparati di rete (NAS, videoserver, PE) necessari allo stesso OLO per offrire i servizi di connettività. Sono state definite due tipologie principali di servizio bitstream con raccolta e consegna tramite la rete OPM: una modalità che consente la raccolta del traffico proveniente da apparati di accesso (tipicamente DSLAM con interfaccia Ethernet) di proprietà dell OLO e consegna in un PoP dell OLO stesso; una seconda modalità che prevede la raccolta del traffico relativo ai clienti dell OLO attestati su un apparato di accesso di Telecom Italia (DSLAM Ethernet) e consegna un PoP dell OLO stesso. In figura 3 è illustrata una rappresentazione schematica del servizio Bitstream, con raccolta del traffico dei clienti OLO su DSLAM di Telecom Italia, offerto su una generica MAN OPM. I clienti dell OLO sono attestati su un DSLAM Telecom Italia ed il PoP dell OLO è connesso alla MAN OPM mediante un apparato, di proprietà e competenza gestionale Telecom Italia, denominato Kit di consegna (KdC), installato presso la sede del PoP OLO. I pacchetti generati dai clienti OLO sono incapsulati dal DSLAM su VLAN dedicate, univoche per DSLAM e per OLO, instradate dalla rete OPM verso l apparato KdC. Il KdC effettua fun- clienti OLO X OLO clienti Y VLAN y 1 10 Nodo Feeder Cisco 7609 clienti OLO X VLAN x 1 VLAN y 1 VLAN x 2 Gigabit Ethernet OLO Other Licensed Operator PoP Point of Presence VLAN Virtual LAN VLAN x 2 clienti OLO Y VLAN x 3 VLAN x 3 PoP OLO X OLO X FIGURA 3 Servizio Bitstream con raccolta del traffico OLO su DSLAM di Telecom Italia. VLAN x 1 x 2 x 3 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto

4 zioni di controllo del rispetto dei parametri di traffico contrattualizzati, attuando le funzionalità di policing in caso di traffico eccedente i valori stabiliti. Il trasporto su rete OPM è effettuato con algoritmi e protocolli di tipo L2 ethernet. La connettività punto-punto tra il DSLAM ed il KdC rende compatibile questo servizio, analogamente al traffico voce ed internet verso i BRAS descritto nel par. 1.1, con il trasporto Ethernet over MPLS; su nuove installazioni di DSLAM su MAN NGN2 sarà probabilmente in futuro utilizzato questo tipo di trasporto. 1.4 Servizio di backhauling del traffico da rete mobile Telecom Italia è stato uno dei primi operatori ad utilizzare un architettura di trasporto del traffico UMTS utilizzando un infrastruttura di rete Ethernet quale è OPM. La soluzione adottata, (figura 4), si basa sul trasporto di flussi di traffico ATM della rete UTRAN - UMTS Terrestrial Radio Access Network - (tra i Nodi B e ) mediante due apparati denominati Gateway A e Gateway B che effettuano le funzionalità necessarie di interlavoro tra i protocolli ATM e Ethernet. In particolare i suddetti due apparati Gateway svolgono la funzione di mappaggio delle celle ATM su trame Ethernet, utilizzando pseudowire MPLS (PWE3) per l incapsulamento ATM over Ethernet come previsto nel documento (IETF RFC4717). La MAN OPM trasporta il traffico proveniente dai Gateway, utilizzando esclusivamente protocolli e tecniche di switching tipo Ethernet ed è totalmente trasparente alla segnalazione utilizzata per instaurare il tunnel MPLS utilizzato per il trasporto degli pseudowire. Gli apparati Gateway attualmente installati consentono di mappare una o più celle ATM su una trama Ethernet. Il mappaggio di una cella per trama è particolarmente indicato per tutte le componenti del flusso dati UMTS particolarmente sensibili alle variazioni di latenza, in questo caso infatti la cella ATM è incapsulata su uno pseudowire, imbustata su una trama Ethernet e quindi trasmessa. Questa metodologia presenta però lo svantaggio di disottimizzare l utilizzo dei mezzi trasmissivi, in quanto per il trasporto di una singola cella ATM (53 bytes) si trasmettono sui link 86 bytes. Volendo dare una stima numerica approssimativa del rapporto tra overhead e payload, si può dire che questo metodo presenta un rapporto overhead/traffico totale pari a circa il 39% 1. L utilizzo della funzionalità di cell concatenation consente di mappare n celle ATM su un'unica trama Ethernet, per cui (1) In realtà il calcolo effettivo di tale numero varia in funzione del fatto che l overhead ATM (5 bytes) sia trasmesso interamente, parzialmente o non sia trasmesso. Ciò dipende dalla trasmissione su uno stesso pseudowire di celle aventi tutte lo stesso identificativo di VP/VC o con stesso VP e diverso VC. il rapporto tra overhead e traffico diminuisce fino a circa il 6%, concatenando 10 celle su una trama Ethernet. Sulla rete OPM si utilizza la funzionalità di cell concatenation per i PVC ATM provenienti dai Nodi B che trasportano traffico per navigazione internet da terminali radiomobili UMTS-HSDPA Sincronizzazione L apparato Gateway A, oltre a svolgere le funzioni di mapping e demapping del traffico ATM su e da trame Ethernet, fornisce ai Nodi B della rete Nodo B HSDPA ATM HDSPA IMA STM METRO Gateway A Gateway B FEEDER GBE ATM IMA MxE1 Asynchronous Transfer Mode High Speed Downlink Packet Access Inverse Multiplexing for ATM Radio Network Controller Synchronous Transfer Mode FIGURA 4 BackHauling UMTS/HSDPA. STM-1 10 GBE GBE UMTS/HSDPA il clock necessario alla sincronizzazione della cella. La sincronizzazione di tutte le celle con un clock affidabile e preciso, di qualità conforme agli standard utilizzati per la sincronizzazione delle reti SDH, è di fondamentale importanza per la gestione delle comunicazioni radiomobili: errori sul clock di pochissime parti per milione impediscono ai terminali di comunicare correttamente e di portare a termine le procedure di mobilità tra diverse celle. Ciascun Gateway A è connesso ad una sorgente di clock a 2048 khz, normalmente si connette l ingresso di sincronismo dell apparato all uscita del segnale di sincronismo di un ADM SDH o, meglio, di un SASE di centrale. I flussi E1 in uscita dal Gateway A sono quindi generati localmente sul Gateway A in base al clock proveniente da una rete sincrona e, di conseguenza, 6 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto 2008

5 presentano la qualità richiesta. Come si vedrà nel seguito dell articolo, i Nodi B con uscite in Gigabit Ethernet, non avendo alcuna connessione E1 da cui prelevare il sincronismo, devono risolvere il problema della sincronizzazione utilizzando soluzioni alternative. 1.5 Gestione della Quality of Service (QoS) La rete OPM, come descritto nei precedenti paragrafi, trasporta traffico generato da applicazioni tra loro molto diverse, in particolare: navigazione internet (Alice) da DSLAM IP; video diffusivo (multicast) IPTV; video On Demand (unicast); traffico da rete UMTS-HSDPA; servizi di connessione dati per clientela SOHO (Small Office Home Office) con accesso da DSLAM IP; servizi di connessione dati per clientela Business Corporate con accesso GbE tramite terminazione dedicata (TIR); traffico Voce; servizi Wholesale. Come è possibile immaginare, i servizi elencati sono tra loro estremamente diversi per quanto riguarda i requisiti fondamentali per il trasporto ossia: ampiezza di banda; variazioni del tempo di latenza tra i vari pacchetti (jitter); perdita media di pacchetti (Packet loss). Allo scopo di garantire requisiti di trasporto soddisfacenti per i diversi servizi si adottano due principali strategie: continuo monitoraggio della quantità di traffico che attraversa ciascun link della rete OPM allo scopo di effettuare i necessari ampliamenti di rete prima che si verifichino condizioni di congestione; trattamento differenziato del traffico appartenente ai diversi servizi con diversi valori di priorità di forwarding all interno di tutti gli apparati della rete OPM. Il monitoraggio continuo del grado di occupazione di tutti i collegamenti della rete OPM garantisce che le situazioni di congestione in rete si possano verificare con una probabilità estremamente ridotta. Qualora questa eventualità debba verificarsi, il trattamento differenziato del traffico assicura che i servizi più pregiati non risentano della situazione di congestione e che gli apparati provvedano a scartare esclusivamente traffico di più bassa priorità. 2. Possibili meccanismi di gestione della priorità in reti Ethernet Il monitoraggio della banda impegnata sui link trasmissivi non è in grado di garantire che in casi particolari di aumento improvviso del traffico in uscita ad una data interfaccia di rete non si verifichino situazioni di congestione che potrebbero determinare lo scarto di pacchetti e quindi la perdita di traffico. Allo scopo di proteggere in questi casi il traffico maggiormente pregiato, è necessario che gli apparati siano in grado di classificare il traffico, ossia distinguere i vari flussi in base ai servizi trasportati, e decidere di conseguenza a quali di questi dare una maggiore priorità di inoltro e per quali procedere con lo scarto in caso di congestione di un link. Sulle reti in tecnologia Ethernet il traffico è classificato in base al valore dei 3 bit del campo user priority (IEEE 802.1p), del campo Tag Control Information (IEEE 802.1Q) di seguito definiti con il nome di COS (Class Of Service). Una possibile strategia di classificazione del traffico è quella di assegnare ai servizi trasportati valori di COS (Class Of Service) crescente al crescere dell importanza del traffico. Una volta assegnato il relativo COS ai diversi tipi di flussi dati in transito, è necessario che gli apparati applichino sulle interfacce di rete le necessarie politiche di gestione del traffico. 3. Evoluzione della rete OPM La rete OPM è la rete di raccolta ed aggregazione di Telecom Italia, su cui, in prospettiva, convergeranno tutti i servizi offerti dall Azienda. Allo scopo quindi di soddisfare i diversi requisiti di trasporto legati ai differenti servizi che nel prossimo futuro saranno offerti alla clientela, la rete OPM subirà un evoluzione progressiva che ne consentirà di superare gli attuali limiti e potenziare le proprie caratteristiche di scalabilità, flessibilità e affidabilità. Nel seguito si evidenziano le maggiori sfide funzionali e tecnologiche che OPM dovrà sostenere. 3.1 I limiti dell attuale architettura di OPM Con il progressivo dispiegamento della nuova rete di accesso di Telecom Italia, NGN2, le aree metro di OPM, specialmente quelle di Roma e Milano, dovranno raccogliere ed aggregare un gran numero di accessi in multi tecnologia, dalle soluzioni FTTx di NGN2 a quelle dei DSLAM IP. Questi accessi dovranno essere trasportati selettivamente da OPM verso gli apparati di Edge IP di Telecom Italia stessa, cioè verso gli apparati PE (Provider Edge), RA (Router di Accesso), BRAS,, per i propri clienti o verso il dominio di rete degli OLO/SP (Other Licensed Operator/Service Provider). Si evidenziano quindi due principali punti di attenzione in merito alle soluzioni di rete e alle funzionalità rese disponibili dalla tecnologia, uno relativo alla QoS e l altro relativo alla scalabilità dei servizi punto-punto. La condivisione di una medesima infrastruttura di rete tra più SP (Service Provider) e tra servizi aventi differenti requisiti di QoS richiede la disponibilità di soluzioni evolute di QoS con elevata selettività e scalabilità. Livelli di selettività crescenti consentono di passare dalla semplice differenziazione della priorità di trattamento dei diversi servizi NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto

6 (voce, video e dati) alla selettività per SP fino alla gestione selettiva della QoS tra le differenti classi o tra i flussi dei clienti del SP stesso. Livelli di maggiore selettività sulla QoS richiedono un adeguata scalabilità delle funzionalità di trattamento differenziato del traffico (marking, scheduling, policing, shaping). Senza spingersi a livelli troppo specialistici, sono richiesti meccanismi per differenziare il traffico trasportato in rete e permetterne un diverso trattamento in termini prestazionali, adeguato alle differenti esigenze di connettività richieste dai servizi finali. Passando ai requisiti di scalabilità per i servizi unicast (puntopunto), la numerosità degli accessi NGN2 e le articolate situazioni di raccolta a livello di Edge IP per gli OLO possono portare rapidamente in crisi il budget di VLAN-ID gestibili a livello di area metro (circa 4000 VLAN ID configurabili come dallo standard IEEE 802.1Q). Anche soluzioni di tipo Stacked VLAN previste dallo standard IEEE 802.1ad (QinQ) non risolvono il problema. La soluzione adottata da Telecom Italia per i servizi di connettività punto-punto prevede l incapsulamento delle trame Ethernet in MPLS (EoMPLS, frutto degli standard IETF dei gruppi di lavoro Pseudo-wire Emulation Edge-to-Edge, PWE3). Il ricorso ad EoMPLS e quindi, in estrema sintesi, alle funzionalità di MPLS, oltre che risolvere la criticità sulla scalabilità del numero della VLAN, potrà abilitare, in futuro, altre interessanti funzionalità proprie della suite di protocolli MPLS quali il Fast ReRouting (FRR), per ridurre i tempi di ripristino in caso di guasto, ed il Traffic Engineering (TE) per ripartire in maniera controllata il traffico tra i link. 3.2 OPM2 ATM BTV CWDM DWDM FTTB FTTCab FTTE GbE GPON HE Backbone I limiti della rete OPM evidenziati nel paragrafo precedente saranno superati grazie ad un evoluzione strutturale e funzionale della rete di raccolta ed aggregazione metropolitana. Il primo passo è stato quello di definire il modello di servizio e le soluzioni di rete per le varie classi di servizi veicolati sull evoluzione di OPM, convenzionalmente nota come OPM2 (figura 5). Tale evoluzione si caratterizza, da un punto di vista strutturale, per una maggiore capillarità di copertura geografica e, da un punto di vista funzionale, principalmente dall introduzione di soluzioni EoMPLS, una gestione semplificata degli identificativi VLAN e dall attivazione di soluzioni di QoS evolute. Metro/Regional OPM Regional Area OLO b UMTS/ HSxPA Access Bth Basic Delivery Kit La scelta del modello di servizio Uno degli snodi decisionali più importanti per l ingegnerizzazione di OPM2 è stato quello della scelta del modello di servizio. Telecom Italia ha optato per un modello di servizio multilayer su tecnologie mature e supportate dai principali costruttori. Il modello di servizio prevederà l adozione di soluzioni: EoMPLS 2 per servizi punto-punto; L2 o VPLS per servizi any-to-any; IP per servizi Video. La scelta non è stata banale, in quanto molto vincolante in termini di flessibilità tecnologie, costi, capacità di aggregazione e trasporto di tutti i servizi offerti da Telecom Italia. Nel modello di servizio adottato da Telecom Italia, l elemento più importante è l adozione di MPLS. L introduzione di MPLS, infatti, vincolerà la futura evoluzione di OPM2 verso questa suite di protocolli. Maturità e supporto di MPLS, sia a livello di costruttori che di standard, giustificano (2) GbE GbE GTWA ATM IMA nxe1 CWDM GbE FTTE/ FTTCab OPB IP/MPLS BB DWDM 10GbE xdsl BUSINESS Residential Triple Play Asynchronous Transfer Mode Broadcast TeleVision Coarse Wavelength Division Multiplexer Dense Wavelength Division Multiplexer Fiber To The Building Fiber To The Cabinet Fiber To The Enclosure Gigabit Ethernet Gigabit Passive Optical Networks Head End FIGURA 5 Architettura di rete OPM2. HSxPA MPLS NGN2 OLO OPB OPM VDSL UMTS GPON FTTH IP Edge GTWB HE BTV Enhanced Delivery Kit NGN2 Access FTTB/FTTCab Residential Triple Play 3G/4G Mobile Core Network VDSL2 OLO a High Speed x Packet Access MultiProtocol Label Switching Next Generation Network 2 Other Licensed Operator Optical Packet Backbone Optical Packet Metro Very high bit-rate Digital Subscriber Line Video On Demand Universal Mobile Telecommunications System Sui vantaggi portati dall evoluzione di EoMPLS (scalabilità VLAN_ID, FRR, TE guasti) si veda il par. 3.4). 8 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto 2008

7 questo orientamento che capitalizza anche la notevole esperienza acquisita in Telecom Italia sul backbone OPB, dove sono state pionieristicamente introdotte diverse soluzioni basate su MPLS, per il trasporto della voce sul backbone IP (MPLS-TE e FRR link protection). Le alternative all adozione di tecniche MPLS maggiormente previste dagli operatori nel resto del mondo e quindi analizzate anche da Telecom Italia sono state: Stacked VLAN (QinQ): prevede l utilizzo di una doppia etichetta di identificazione delle VLAN. Questa tecnica ha il vantaggio di superare il limite di circa 4000 VLAN configurabili per ciascun apparato della rete, lasciando la gestione del traffico governata da protocolli semplici tipici delle reti Ethernet; T-MPLS: è un derivato dell MPLS, non usa le funzionalità di livello 3 IP, eliminando tutti gli elementi di rete necessari al trasporto del traffico IP di segnalazione e migliorando i processi di OAM; PBB/PBB-TE: è un sottoinsieme della raccomandazione IEEE Provider Backbone Bridging (802.1ah) Trasforma le reti Ethernet, per propria natura connectionless, in reti di trasporto Ethernet connection oriented, creando delle connessioni Ethernet virtuali punto-punto, di backbone. 3.3 Ampliamento della copertura tramite R-Feeder Feeder minimizza l impatto sull utenza di un ipotetico guasto di apparato: concentrare sui Feeder l incremento di accessi attesi in ambito NGN2, porterebbe a situazioni potenzialmente pericolose, come numero di clienti impattati, in caso di guasto di nodo, evento poco probabile seppur non impossibile. Ultimo vantaggio conseguito con l introduzione dei Remote-Feeder è quello di una maggiore specializzazione delle macchine: i Feeder possono essere prevalentemente dedicati a funzioni di transito verso l Edge IP, mentre sui Remote- Feeder, aventi il ruolo di aggregazione dell accesso, possono essere concentrate le funzionalità, e relative schede, di aggregazione e gestione selettiva dei servizi. 3.4 Vantaggi offerti dall utilizzo di EoMPLS EoMPLS è una soluzione di incapsulamento di trame di livello 2, in particolare Ethernet, su un circuito virtuale (Virtual Circuit, VC), altrimenti detto PseudoWire (PW), gestito dal piano di controllo MPLS, come mostra la figura 7. Quando una trama Ethernet arriva all interfaccia logica origine dello PW viene incapsulata e trasportata all interno dello PW fino all interfaccia logica destinazione o di terminazione dello PW. La soluzione è una particolare istanza dello standard IETF Pseudo Wire Emulation Edge-to-edge (PWE3, RFC 4448: Ethernet over MPLS). L incremento del numero degli accessi attesi in ambito NGN2 detterà l evoluzione architetturale delle reti OPM con la relativa espansione verso la periferia della rete d accesso. Saranno remotizzate ulteriormente le funzioni di concentrazione del traffico, con l aggiunta di un ulteriore livello di L2/L3 switching collegato al livello Feeder attuale; ciò si tradurrà in una maggior capillarità di OPM tale da accrescerne la copertura geografica per mezzo di apparati più vicini ai clienti. La soluzione scelta prevederà di aggregare il traffico locale raccolto in una determinata centrale tramite un apparato di concentrazione remota (Remote- Feeder) installato nella stessa centrale e collegato al Feeder di riferimento. Tale soluzione risulterà globalmente più vantaggiosa di quella con trasporto tramite rete SDH o WDM del traffico, proveniente dalle varie sorgenti presenti nell area di raccolta della centrale, direttamente al Feeder di riferimento. Come mostrato in figura 6 i Remote- Feeder saranno attestati in doppio allo strato gerarchico superiore. Oltre a garantire la migliore soluzione economica per accrescere la capillarità di OPM, l inserimento dei Remote- Feeder Mini-Feeder Business customers ADSL2+ BB DSLAM NAS PE/RA Business Metro 10 BroadBand FIGURA 6 Introduzione dei R-Feeder. Residential customers ADSL2+ Customer Premises Equipment Digital Subscriber Line Access Multiplexer GigabitEthernet Network Access Server BB-NAS Residential Metro Feeder Mini-DSLAM NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto

8 VLAN PW MPLS LSP MPLS-LSP MPLS LSP introdurre funzionalità di Traffic Engineering (MPLS-TE) per distribuire in maniera controllata il traffico tra i link; migliorare le possibilità di diagnosi dei guasti e supervisione (segnalazioni sullo stato degli pseudowire) q PW 802.1q PW 802.1q 802.1q 3.5 Evoluzione delle funzionalità di QoS ETH ETH ETH GbE Gigabit Ethernet PW PseudoWire LSP Label Switched Path FIGURA 7 Pila protocollare di EoMPLS. 10 GbE LSP-MPLS Uno PW Ethernet è quindi lo strumento per il trasporto di trame Ethernet/802.3 su una rete MPLS. Lo PW consente ai Service Provider di emulare l offerta di servizi Ethernet, tipicamente di tipo pto-pto, su una rete MPLS. La principale ed immediata giustificazione dell introduzione di EoMPLS sta proprio nella possibilità di superare i limiti di scalabilità in termini di numero di VLAN gestibili in ogni istanza di OPM. Una stima della penetrazione dei servizi raccolti da OPM nel prossimo futuro porta a ipotizzare un numero di VLAN ID necessari nell ordine delle decine di migliaia, sicuramente non gestibili, utilizzando protocolli basati esclusivamente su switching Ethernet IEEE 802.1Q (limite di circa 4000 VLAN ID). La tecnologia PW offre tipicamente soluzioni in grado di gestire decine di migliaia di PW per scheda e, dato che il mapping VLAN-PW è 1 a 1, si riesce a gestire un equivalente numero di VLAN ID per scheda. Un ulteriore margine in termini di scalabilità è dato dalla funzionalità di VLAN Local significance, che consente l utilizzo del medesimo identificativo di VLAN su porte differenti della stessa scheda. Oltre al superamento dei limiti di scalabilità, l introduzione di EoMPLS, potrà consentire a Telecom Italia, in futuro, di capitalizzare le funzionalità offerte dalla suite di protocolli MPLS per: introdurre funzionalità di FRR per ridurre i tempi di recovery a seguito di guasto. Dalle protezioni assicurate dalla famiglia di protocolli STP (ordine di secondi), con l introduzione delle tecnologie di FRR si tende ai 50 ms; PW VLAN ETH ETH ETH VLAN Virtual LAN ETH Ethernet MPLS MultiProtocol Label Switching È attualmente allo studio l opportunità di far evolvere le funzionalità di gestione della qualità del servizio utilizzate nelle MAN OPM attraverso meccanismi di QoS gerarchica (Hierarchical QoS, H- QoS). Questi meccanismi possono essere implementati utilizzando HW di nuova generazione in grado di garantire un significativo incremento del numero di code disponibili sulle porte di uscita degli apparati, anche diverse migliaia, e funzionalità di accodamento gestite in HW. Un possibile miglioramento della gestione della QoS può essere offerto dall introduzione di ulteriori livelli di scheduling in corrispondenza delle interfacce di uscita degli apparati, e quindi di meccanismi noti con il termine QoS gerarchica (figura 8 nel caso di soli 2 livelli di scheduling). Ad esempio con questi meccanismi le trame possono essere classificate (e quindi accodate) non più esclusivamente in base al valore di COS, bensì anche in base ad altri parametri, per esempio il VLAN ID. Nel caso descritto in figura 8 sono presenti, in corrispondenza all interfaccia di uscita, due livelli di scheduling: il livello superiore (child) potrebbe ad esempio consentire di differenziare il trattamento dei flussi con diverso valore di COS nell ambito della stessa VLAN, mentre il livello inferiore (parent) potrebbe poi differenziare il trattamento del traffico appartenente alle diverse VLAN. W 2,1 W 2,2 W 2,1 W 1 W x,y queue Weight W 2 FIGURA 8 QoS gerarchica. W 2,2 W k W 1,1 PARENT LEVEL W 1,2 CHILD LEVEL 10 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto 2008

9 I nuovi apparati oggi disponibili sul mercato consentono di definire diversi livelli di scheduling (fino a 5 o oltre) e quindi di effettuare potenzialmente una classificazione molto fine dei flussi fino all ipotetica gestione differenziata dei singoli flussi cliente. Chiaramente maggiore è la granularità di differenziazione dei flussi, maggiore risulta la complessità gestionale della rete e dei servizi. 4. Backhauling UMTS: evoluzione La diffusione dei servizi HSDPA (High Speed Downlinik Packet Access) e HSUPA (High Speed Uplink Packet Access) richiede la necessità di garantire una sempre maggiore banda ai clienti connessi alla rete 3G tramite terminali di accesso mobili. Analogamente, reti mobili di 4 a generazione punteranno sempre più sull offerta di una crescente disponibilità banda. Sarà pertanto necessario incrementare significativamente la banda dei collegamenti di raccolta (backhauling) dei siti radiomobili verso la rete Core, prevedendo soluzioni architetturali diverse da quelle adottate attualmente. Le possibili alternative attualmente allo studio prevedono collegamenti di raccolta dei siti radiomobili realizzati mediante: collegamenti in fibra ottica; collegamenti che sfruttano la tecnologia ADSL2+; collegamenti che sfruttano la tecnologia VDSL2 o GPON. 4.1 Trasporto dati su linee ADSL2+ Una prima, parziale, evoluzione del modello di trasporto UMTS-HSDPA attualmente in uso in Telecom Italia consiste nella separazione logica e fisica dei PVC ATM, che trasportano i dati relativi alla navigazione Internet da terminale (tipicamente traffico HSDPA) dal resto dei PVC, che trasportano la voce. Una esemplificazione di questo modello è presente in figura 9. Traffico HSDPA eventualmente anche HSUPA/A-DCH* NxE1 IMA Mini GTW A Mode F m ADSL copper DSLAM 2xE GTW 1 copper Traffico voce, SHDSL videochiamata, dati R99, segnalazione, O&M, eventualmente HSUPA/A-DCH su architettura tradizionale A-DCH ADSL DSLAM GTW Associated Dedicated CHannel Asymmetric Digital Subscriber Line Digital Subscriber Line Access Multiplexer Gigabit Ethernet GateWay FIGURA 9 Trasporto su ADSL del traffico dati. G Metro/Feeder HSUPA IMA SHDSL STM METRO Per poter separare le componenti di traffico dati è necessario installare presso la sede del nodo B un apparato, denominato Minigateway A che separa i PVC dati e li incapsula in MPLS, facendo transitare le relative connessioni su collegamenti ADSL2+ attestati su un DSLAM IP e terminati sul gateway B. I PVC che trasportano il resto del traffico sono instradati dal Minigateway A verso un Gateway A su collegamenti ATM-IMA-E1 nella modalità tradizionale. Il trasporto dati su ADSL2+ consente di aumentare la banda in downlink sul singolo doppino in rame fino a 20 Mbit/s e fino ad 1 Mbit/s in uplink. L utilizzo dell ADSL2+ si adatta bene ad un tipo di trasmissione dati prevalentemente asimmetrico come la navigazione Internet e consente di sfruttare in maniera molto efficiente la capacità di trasporto del portante in rame. Come visibile in figura 9, inoltre, le tratte ADSL2+ sono ridondate ed il protocollo di segnalazione RSVP, utilizzato per la segnalazione dei tunnel MPLS tra il Minigateway A ed il Gateway B, consente di reinstradare i flussi dati in caso di guasto su uno dei due link. Questa soluzione consente, quindi, di incrementare la banda a disposizione del nodo B fino a Mbit/s in downlink, sacrificando però la banda in uplink (max 2 Mbit/s) e quindi i servizi di tipo HSUPA. Il pregio principale di questa soluzione consiste nella sua economicità in quanto non richiede, nella maggior parte dei casi, installazione di nuovi portanti in rame o fibra ottica fino al sito radiomobile. 4.2 Backhauling in dei Nodi B in fibra ottica I costruttori di reti radiomobili stanno mettendo a punto soluzioni di trasporto delle informazioni tra Nodi B e non più basate su ATM. I limiti di scalabilità delle reti ATM, le difficoltà di operare incrementi di banda su reti di accesso in rame e la necessità di utilizzare apparati Gateway di interlavoro tra il mondo ATM e quello IP/Ethernet hanno indotto gli operatori ed i costruttori di apparati a rendere disponibili apparati di rete radiomobile, Nodi B e, dotati di interfacce Ethernet e protocolli IP per il trasporto del GTW STM-1 High Speed Uplink Packet Access Inverse Multiplexing for ATM Radio Network Controller Symmetrical Highspeed DSL Synchronous Transfer Mode traffico. I vantaggi introdotti sono rappresentati dalla disponibilità di interfacce in grado di gestire collegamenti con banda decisamente più elevata (teoricamente fino a 100 Mbit/s), la semplificazione delle reti grazie all eliminazione dei protocolli ATM e quindi dei relativi apparati, migliore affidabilità delle tratte in accesso dai Nodi B alla rete dovuta alle caratteristiche qualitative delle trasmissioni ottiche. L introduzione delle reti UMTS Full IP obbliga NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto

10 gli operatori a riprogettare interamente le reti di backhauling, ridefinire i modelli di servizio e le architetture di rete. Telecom Italia ha da tempo avviato un progetto pilota di rete UMTS Full IP.L architettura della rete di backhauling è rappresentata in figura 10. A differenza della soluzione di backhauling di Nodi B in tecnologia ATM non sono presenti flussi PDH E1 dai quali il nodo B possa prelevare il clock a 2048 Khz necessario per sincronizzare il segnale radio. Possono essere ipotizzate le seguenti soluzioni: si porta comunque un flusso E1 in rame al nodo B con l unico scopo di trasportare il segnale di sincronismo. Questa soluzione, pur essendo efficace, obbliga il mantenimento della tratta E1 in doppino, dei modem SHDSL e di tutta l operatività necessaria alla loro realizzazione e manutenzione, di conseguenza non è ritenuta la migliore; il segnale di sincronismo potrebbe essere ricavato da sistemi radio tipo GPS. Questa soluzione pur essendo tecnicamente fattibile è di difficile realizzazione pratica ed aggiunge l operatività ed i rischi di malfunzionamento della parte delegata al recupero del segnale GPS; il clock dei Nodi B è agganciato a quello dell a sua volta connesso ad un segnale di riferimento. La sincronizzazione dei clock dei Nodi B avviene mediante segnalazione in banda sui link Ethernet tramite l uso di protocolli proprietari o standard. Quest ultima rappresenta certamente la soluzione più conveniente dal punto di vista tecnico in quanto non richiede l installazione e la manutenzione di apparati accessori. 4.3 Backhauling dei Nodi B con soluzioni VDSL2 al Cabinet La soluzione con il trasporto da nodo B a rete OPM, effettuato con l architettura descritta in figura 11, è concettualmente analoga a quella con nodo B connesso direttamente in GbE al Feeder. In questo caso il nodo B genera traffico su un interfaccia Ethernet elettrica invece che su un interfaccia ottica. L interfaccia Ethernet è attestata su un modem VDSL2 ed il traffico trasportato in rame fino all ONU connesso al Feeder mediante collegamento GbE. Un vantaggio di questa soluzione è rappresentato dalla concentrazione di più Nodi B su una stessa porta GbE del Feeder, consentendo un migliore sfruttamento della banda. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla possibilità di utilizzare per la connessione all ONU parte della rete di accesso in rame, evitando di realizzare i lavori necessari per collegare in fibra ottica i Nodi B. La soluzione ha come svantaggio la necessità di installare e mantenere l ONU NodeB Fibra nuda OPM SGU Remote Feeder Sede SGU Gigabit Ethernet Optical Packet Metro Radio Network Controller Stadio di Gruppo Urbano OPM FIGURA 10 BackHauling Nodi B con interfaccia ottica. NodeB Eth VDSL2 copper METRO presente nel cabinet e i modem VDSL2 installati presso i Nodi B. 5. Cenni sulle funzionalità di Video Admission Control Uno dei dilemmi ricorrenti nella fase di progettazione della rete è rappresentato dalla definizione dell opportuno dimensionamento dei singoli collegamenti tra apparati della rete OPM, sufficiente a salvaguardare la rete da fenomeni di congestione. Le soluzioni che si possono adottare in questi casi vanno dal sovradimensionamento della capacità dei link rispetto al traffico di picco stimato (garantendo opportuni margini), all introduzione in rete di meccanismi di controllo degli accessi ai servizi. Nel caso di trasporto su OPM prevalentemente di servizi voce o dati (internet e servizi business) la gestione di una congestione di qualche link può facilmente essere risolta attraverso i meccanismi di accodamento differenziato del traffico (in base alla priorità). Nel caso in cui il traffico relativo ai servizi video dovesse invece diventare preponderante nella rete OPM, i meccanismi di accodamento differenziato (eventual- Cabinet con ONU VDSL2 Sede SL Gigabit Ethernet ONU Optical Network Unit OPM Optical Packet Metro Radio Network Controller SGU Stadio di Gruppo Urbano VDSL Remote Feeder 10 Sede SGU Very high bit-rate Digital Subscriber Line 10 FIGURA 11 BackHauling Nodi B soluzione VDSL2 al Cabinet. OPM METRO 12 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto 2008

11 mente anche di tipo gerarchico) potrebbero non risultare sufficienti. Nei casi in cui si dovessero verificare congestioni dovute all eccessiva richiesta di servizi video, sarebbe indispensabile ricorrere a meccanismi selettivi di scarto di traffico relativi ai singoli flussi video richiesti dai clienti, ossia decidere di interrompere il servizio a pochi clienti, salvaguardando la qualità del servizio per la maggior parte di essi. In alternativa si potrebbe ricorrere a meccanismi in grado di prevenire la richiesta eccessiva di banda per servizi video, realizzando funzionalità di controllo degli accessi a tali servizi. Risulta quindi importante per gli operatori di rete studiare la possibilità di introdurre funzionalità di Video Admission Control (VAC) che, sulla base dello stato di occupazione delle risorse di rete, regolino l accettazione di ogni nuova richiesta di canali video. In caso di indisponibilità di banda, la richiesta di fruizione del nuovo canale non è soddisfatta; la funzionalità di VAC evita così che la congestione che si instaurerebbe, tentando di soddisfare anche la richiesta di servizio video aggiuntivo, generi una perdita di pacchetti che potrebbe degradare la qualità di servizio percepita da un elevato numero di clienti. Telecom Italia segue da tempo la standardizzazione e gli sviluppi di soluzioni di Video Admission Control che al momento appaiono più promettenti. È possibile distinguere tra: Scenario Push, nel quale il VAC si basa su una richiesta esplicita del livello applicativo alla piattaforma di controllo; Scenario Pull, nel quale il VAC si basa sulla segnalazione di rete, che è intercettata dai nodi di rete e convogliata sulla piattaforma di controllo. In entrambi gli scenari, inoltre, il meccanismo di VAC può essere classificato come: On-Path, se il piano di controllo è distribuito sui nodi di rete coinvolti nel passaggio dei flussi dati; Off-Path, se il piano di controllo è centralizzato ed è basato sulle informazioni topologiche raccolte in rete. Tale soluzione, dunque, si basa su una modellizzazione della rete, che deve risultare accurata, anche in termini di adattamento e reazione ai guasti. Le fasi logiche del controllo, indipendentemente dalla famiglia di soluzioni che lo implementa, sono: verifica della disponibilità di risorse di rete, possibilmente e2e, per l accettazione di una nuova richiesta video (accesso ad un canale broadcast TV o ad un VoD); accettazione o meno della nuova richiesta in funzione dell esito del passo precedente; segnalazione all utenza del motivo dell eventuale rifiuto (opzionale). della rete. Una possibile soluzione prevede il ricorso al protocollo di segnalazione RSVP, che consente di: verificare la disponibilità di risorse di banda lungo i percorsi della rete OPM dalle piattaforme di servizi video erogatrici degli stream sino ai nodi di attestazione dei ricevitori dei flussi (tipicamente Feeder e Remote-Feeder, attualmente con esclusione dei DSLAM IP, OLT); prenotare le risorse con opportune riservazioni di banda secondo le richieste contenute nelle sessioni RSVP. In tal modo, ogni richiesta di admission control per un dato flusso video è identificata da una segnalazione RSVP veicolata lungo il medesimo percorso dei flussi dati. Anche nella modalità On-Path occorre comunque mantenere un legame con le piattaforme applicative di erogazione del servizio e ciò può essere ottenuto attraverso opportuni meccanismi di interfaccia fra le piattaforme IPTV, sistemi centralizzati di AC e le funzioni RSVP in rete. 5.2 Admission Control Off-Path Nelle soluzioni VAC Off-Path, la verifica della disponibilità di risorse di rete e l accettazione della nuova richiesta sono demandate ad un piano di controllo centralizzato, gestito secondo il modello TISPAN dalla funzione RACS, altresì responsabile del Policy Management (PM). Il RACS, con un opportuno dialogo con gli elementi di rete, costruisce e mantiene aggiornato un modello di rete descrivente topologia e stato di occupazione delle risorse, e utilizza questo database per verificare la disponibilità di risorse all arrivo di richieste specifiche provenienti dalla funzione applicativa. Quando soluzioni di VAC saranno mature in termini di standardizzazione ed implementazione tecnologica e funzionali ai servizi offerti, l operatore di rete, attraverso esse, potrà garantirsi una maggiore efficienza rete a parità di qualità percepita dai clienti. 6. Conclusioni In questo articolo sono state descritte architetture, protocolli e servizi disponibili sulla rete Optical Packet Metro e le relative evoluzioni previste per lo scenario NGN2. Le sfide che NGN2 pone ad OPM, relativamente alla scalabilità della rete ed alla capacità di gestire selettivamente i servizi offerti, saranno adeguatamente governate con l adozione di un modello di servizio multilayer e con l introduzione di funzionalità evolute di QoS. 5.1 Admission Control On-Path Nelle soluzioni VAC On-Path, l acquisizione dello stato di impegno delle risorse di rete e il controllo delle stesse è demandato totalmente ai nodi NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto

12 ACRONIMI AdC Area di Centrale ADSL Asymmetric Digital Subscriber Line ATM Asynchronous Transfer Mode BRAS BroadBand Remote Access Server BTV Broadcast Television CoS Class of Service CoQ Class of Quality Customer Premises Equipment CWDM Coarse Wavelength Division Multiplexer DSLAM Digital Subscriber Line Access Multiplexer DWDM Dense Wavelength Division Multiplexer EoMPLS Ethernet over MPLS FTTB Fiber To The Building FTTCab Fiber To The Cabinet FTTE Fiber To The Enclosure FRR Fast Re Routing GPON Gigabit Passive Optical Networks HSDPA High Speed Downlink Packet Access HSUPA High Speed Uplink Packet Access IETF Internet Engineering Task Force IMA Inverse Multiplexing for ATM LAN Local Area Network LSP Label Switched Path MAN Metropolitan Area Network MPLS MultiProtocol Label Switching MPLS-TE MPLS Traffic Engineering NAS Network Access Server NGN2: Next Generation Network 2 OLT Optical Line Termination OLO Other Licensed Operator ONU Optical Network Unit OPB Optical Packet Backbone OPM Optical Packet Metro NP Network Provider PBB Provider Backbone Bridge PBB-TE PBB-Traffic Engineering PBT Provider Backbone Transport PE Provider Edge PSTN Public Switched Telephone Network PW Pseudo Wire PWE3 PW Emulation Edge-to-Edge PIM-SSM Protocol Independent Multicast-Source Specific Multicast QoE Quality of Experience QoS Quality of Service RA Router d Accesso RACS Resource and Admission Control System RFI Request For Information Radio Network Controller RSVP Resource reservation Protocol SHDSL Symmetrical Highspeed DSL SLA Service Level Agreement SNMP Simple Network Management Protocol SP Service Provider STM TE UMTS UTRAN VAC VDSL VLAN VLAN-ID VPLS VPN WDM Synchronous Transfer Mode Traffic Engineering Universal Mobile Telecommunications System UMTS Terrestrial Radio Access Video Admission Control Very high bit-rate Digital Subscriber Line Virtual LAN VLAN Identifier Virtual Private LAN Service Virtual Private Network Video On Demand Wavelength Division Multiplexing Mario Bianchetti si è laureato in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Torino nel Nello stesso anno è entrato in Azienda dove si è inizialmente occupato di aspetti di progettazione e dimensionamento reti con particolare riguardo verso la tematica di Network Traffic Management. Ha partecipato alle attività di standardizzazione internazionale sulla tematica NTM, coordinando Study Group ITU e lavori in ambito NMGD (Network Management Development Group). Dal 2005 è responsabile del progetto di Innovazione della rete OPM di Telecom Italia. Giovanni Picciano si è laureato in Ingegneria Elettronica presso l Università La Sapienza di Roma, dove ha inizialmente lavorato partecipando a progetti di ricerca per la progettazione delle prime reti radiomobili di terza generazione. Dal 1996 opera nell area Network della Direzione Generale di Telecom Italia dove fino al 2002 ha curato le attività di industrializzazione dei sistemi di gestione per le reti di trasporto (SDH e WDM) e successivamente ha coordinato le attività di industrializzazione degli apparati per reti metropolitane e regionali in tecnologia xwdm, Ethernet, IP e MPLS. Dal 2006 è responsabile della funzione Wireline Access Engineering con il compito di assicurare le attività di ingegnerizzazione della rete di accesso e di aggregazione metro-regionale di Telecom Italia. Luciano Venuto si è laureato in ingegneria elettonica presso l università degli studi di Pisa nel Dopo una prima esperienza lavorativa presso ST Microelettronics quale ingegnere addetto alla linea di produzione di transistor bipolari e MOS di potenza, è stato assunto in Telecom Italia direzione rete Sud 2 nel cui ambito ha ricoperto il ruolo di responsabile del gruppo System Administrator. Dal 2001 lavora presso i settori di ingegneria di rete dove si è occupato di industrializzazione di apparati SDH. Dal 2006 è inserito nel gruppo di industrializzazione delle reti e servizi relativi alle reti OPM. Attualmente sta seguendo i progetti di evoluzione di OPM in ottica NGN2 e di backhauling della rete UMTS con accesso Full IP. 14 NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA Anno 17 n. 2 - Agosto 2008

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