Missione negli Emirati Arabi Uniti Abu Dhabi, 8-9 maggio 2006

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1 Missione negli Emirati Arabi Uniti Abu Dhabi, 8-9 maggio 2006 Documentazione di supporto

2 CONTENUTO Dossier Emirati Arabi Uniti: presenza e operatività del sistema bancario italiano negli Emirati ed altri elementi di approfondimento su questioni economico-finanziarie Dati macroeconomici relativi agli Emirati Arabi Uniti e rapporti con l Italia Dati di sintesi sul sistema bancario emiratino 2

3 DOSSIER EMIRATI ARABI UNITI Presenza e operatività del sistema bancario italiano negli Emirati Arabi Uniti ed altri elementi di approfondimento su questioni economico-finanziarie 3

4 I. Presenza e operatività del sistema bancario e finanziario italiano negli Emirati Arabi Uniti a. Presenza diretta ed indiretta delle banche italiane negli Emirati Arabi Uniti b. Operatività delle banche italiane con gli Emirati Arabi Uniti c. Restrizioni alla presenza in loco di banche estere d. Rischio Paese Emirati Arabi Uniti e rischio bancario e. Sviluppo della finanza islamica negli Emirati Arabi Uniti (cenni) II. Questioni di carattere generale che potrebbero essere oggetto di approfondimento con le Autorità degli Emirati Arabi Uniti a. Diversificazione dell economia emiratina: progetti infrastrutturali e relative opportunità di investimento e collaborazione industriale per le imprese italiane b. Economic Free Trade Zones c. Dubai International Financial Centre (DIFC) d. Business Climate: fattori di attrazione degli Investimenti Diretti Esteri e. Il processo di integrazione intra-regionale: Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e gli Accordi di Libero Scambio f. Accordi di cooperazione Emirati Arabi Uniti - Italia g. Politica commerciale e accesso al mercato 4

5 I. Presenza e operatività del sistema bancario e finanziario italiano negli Emirati Arabi Uniti 1 a. Presenza diretta ed indiretta delle banche italiane negli Emirati Arabi Uniti Nell area sono presenti due uffici di rappresentanza, rispettivamente del Gruppo San Paolo IMI a Dubai e di HVB (Unicredit Group) ad Abu Dhabi. Prospetto riepilogativo SanPaolo IMI Ufficio di rappresentanza Dubai Unicredit HVB Ufficio di rappresentanza Abu Dhabi b. Operatività delle banche italiane con gli Emirati Arabi Uniti L operatività delle banche italiane con gli Emirati Arabi Uniti è volta sia al finanziamento delle esportazioni sia al finanziamento diretto a imprese locali partecipate da imprese italiane o interamente estere. In particolare, per quanto riguarda il finanziamento di operazioni commerciali, si tratta in prevalenza di esportazioni di beni di consumo (articoli di oreficeria, prodotti tessili, abbigliamento, calzature, mobili e arredo), materiali da costruzione, macchinari e componenti meccaniche per la realizzazione di impianti, soprattutto impianti per derivati dell industria petrolchimica. Al fine di disporre di un quadro dettagliato ed aggiornato circa l operatività dell industry bancaria negli Emirati Arabi Uniti, nel mese di aprile 2006 l ABI ha condotto una specifica indagine presso il Gruppo di Lavoro Relazioni Internazionali, composto dalle maggiori banche più attive sui mercati esteri. Nella tabella che segue sono riportati i risultati quantitativi dell indagine. Plafond Complessivo (mln di ) (totale impegni in essere e disponibilità a Plafond utilizzato (mln di ) aprile 2006) Con Senza Con Senza di cui per di cui per Util./ Totali Totale Sace Sace Sace Sace export altre finalità Totale Totale a breve 0 467,1 467, ,2 242,2 52,0 294,2 63% Totale a m.l.t ,7 602, ,9 45,1 417,7 462,9 77% Totale , , ,0 287,3 469,7 757,0 71% 1 Il presente documento è stato redatto sulla base delle seguenti fonti: sito ufficiale dell Unione Europea (www.europa.eu.int/comm/external_relations/brazil/intro/index.htm), Istituto per il Commercio Estero (www.ice.gov.it), World Investment Report (www.unctad.org), Ministero degli Affari Esteri (www.esteri.it), Servizi Assicurativi del Commercio Estero (www.sace.it), Istituto nazionale di statistica, (www.coeweb.istat.it), Sintesi 2000 srl (www.sintesi2000.com), Fondo Monetario Internazionale (www.imf.org), Banca Mondiale (www.worldbank.org), CIA-The World Factbook (www.cia.gov/cia/publications/factbook), United Arab Emirates Ministry of Economy Planning Sector (www.uae.gov.ae/mop/e_home.htm), Department of Planning and Economy Abu Dhabi (www.addop.gov.ae/web/english), Central Bank of the United Arab Emirates (www.centralbank.ae), Emirates Banks Association, Arab Bank Review (www.arabbank.com/user_rev_home.asp), Ufficio Italiano Cambi, rilevazioni ABI. 5

6 Complessivamente risulta un plafond stanziato di 1 miliardo di euro, utilizzato al 71%. Il 43,7% del plafond è destinato ad operazioni a breve, mentre il rimanente 56,3% è allocato sul medio-lungo termine. Gli Emirati Arabi Uniti non sono inseriti nelle convenzioni quadro con SACE, né è previsto un plafond con copertura assicurativa. In realtà, in considerazione dell elevato rating (A1) assegnato al Paese, superiore all investment grade, alcune banche hanno dichiarato di non avere un plafond predeterminato per operazioni negli EAU. Le delibere avvengono caso per caso, senza limiti prefissati. Da qui deriva anche il livello di utilizzo elevato rispetto al plafond stanziato che è in una certa misura fittizio, in quanto meramente corrispondente alle operazioni deliberate. Per quanto riguarda il livello di utilizzo delle risorse, il 61,1% del totale utilizzato è impegnato per operazioni a medio-lungo termine e il 62% ha finalità diverse dall export (pari a circa 757 milioni di euro), trattandosi di finanziamenti concessi a società locali partecipate da imprese italiane o a capitale interamente straniero. Il 38% dell utilizzato ha finalità commerciale, attraverso i tradizionali prodotti di trade finance (conferma di lettere di credito/rilascio garanzie commerciali/sconto pro-soluto di impegni di pagamento) a breve termine. Accordi di collaborazione La maggior parte delle banche italiane non ha sottoscritto accordi di collaborazione con banche locali; l operatività è gestita tradizionalmente attraverso consolidati rapporti di corrispondenza rispetto ai quali non si registra alcuna criticità. Circa le prospettive di sviluppo delle attività sul mercato emiratino e nella regione del Golfo, numerose banche hanno segnalato l intenzione di: a) sviluppare contatti con primarie controparti finanziarie locali per l individuazione di opportunità di investimento; b) allacciare rapporti di collaborazione con banche locali in funzione del crescente interesse manifestato dalla propria clientela; c) incrementare le linee di credito e l attività di assistenza e consulenza alle imprese che manifestano interesse sia con finalità di export sia per la costituzione di società in loco, anche sviluppando nuovi accordi di cooperazione con controparti locali. c. Restrizioni alla presenza in loco di banche estere L unica rilevante restrizione agli Investimenti Diretti Esteri negli Emirati Arabi Uniti è la previsione della legge emiratina che impone all investitore estero la costituzione di una società il cui capitale sia detenuto almeno al 51% da persona fisica o giuridica locale. Questa restrizione non si applica agli investimenti industriali e commerciali effettuati nelle zone franche (cfr. paragrafo II.b). Tale norma vige peraltro sulle sole 6

7 società per azioni 2, mentre per le società pubblico-private la quota locale è pari al 100% e per gli studi professionali (avvocati, ingegneri e commercialisti) deve essere almeno pari al 25%. Le società a responsabilità limitata nel settore degli idrocarburi, idrico ed elettrico sono esentate dalla quota di maggioranza locale. In particolare, per quanto riguarda il settore bancario, nel 1987 il Governo decise di congelare le aperture di nuove succursali di banche estere nel Paese. Tale atteggiamento perdura ancora oggi e non vengono concesse licenze per l apertura di nuove succursali né autorizzazioni ad operare in valuta locale. Questo atteggiamento è riconducibile a due ragioni principali: in primo luogo, il settore bancario emiratino risultava già all epoca prossimo alla saturazione rispetto alle dimensioni dell economia locale; in secondo luogo, l apertura di sussidiarie avrebbe comportato l afflusso di rilevanti capitali nel Paese, laddove l apertura di succursali avrebbe implicato un investimento meno consistente. Allo stesso tempo, alle banche estere già operanti negli EAU venne imposto un limite al proprio network, che non poteva essere costituito da più di 8 succursali. Questo impedì alle banche di sviluppare rapporti con la clientela retail, che conseguentemente passò in buona parte alle banche locali. Infatti, le banche locali coprono attualmente più del 75% della clientela immigrata, che rappresenta l 80% della popolazione; esse hanno inoltre un market share dell 80% circa dell attività creditizia e di oltre il 90% per i depositi (con le prime cinque banche che assorbono quasi il 70% del mercato 3 ). Nonostante le restrizioni esistenti, negli EAU sono oggi presenti 25 banche estere su un totale di 46, che detengono una quota leggermente superiore al 30% degli assets di settore (in base all ultimo dato disponibile pubblicato dalla Banca Centrale nel giugno 2003). Le 25 banche estere sono presenti con 87 branches, mentre le 21 banche locali dispongono di una rete di 362 branches. Il numero degli uffici di rappresentanza di banche estere a dicembre 2004 era invece di 51. Si segnala infine una disparità di trattamento fiscale delle succursali di banche estere rispetto alle altre imprese estere: le prime sono infatti soggette a una corporate tax del 20% laddove le seconde sono esentate da tale imposizione fiscale. Tali limitazioni non si applicano tuttavia nella zona franca dedicata ai servizi finanziari creata a Dubai (Dubai International Financial Centre) illustrata in dettaglio al paragrafo II.c. Peraltro si sottolinea che il DIFC avrebbe la finalità di incentivare la delocalizzazione di alcune tipologie di servizi e rami di attività (private banking e capital market) di grandi 2 Le imprese che operano nel settore bancario, finanziario ed assicurativo possono costituirsi solo sotto forma di società per azioni. 3 Fonte: Emirates Banks Association,

8 banche commerciali che operano su scala globale e non quella di promuovere un operatività delle banche estere sul mercato locale. d. Rischio Paese Emirati Arabi Uniti e rischio bancario Il Paese è percepito dagli operatori internazionali come solido e con un profilo di rischio contenuto, anche grazie ai rilevanti sforzi compiuti per una maggiore diversificazione dell economia e per l attrazione di capitali esteri. Per questo, ed in ragione della costante crescita economica realizzata dagli EAU negli ultimi dieci anni (ad un tasso annuo medio pari al 5,4%) e della stabilità dell assetto politico, l agenzia Moody s ha innalzato il rating da A2 ad A1 già all inizio del Per quanto riguarda la valutazione del rischio Paese effettuata dalla SACE che segue, come noto, la classificazione stabilita in sede OCSE da uno specifico gruppo cui partecipano le Export Credit Agencies dei Paesi dell Organizzazione - gli Emirati di Abu Dhabi e Dubai si posizionano nella seconda categoria di rischio, con un atteggiamento assicurativo senza particolari restrizioni. Sono posti, invece, nella quarta categoria di rischio gli Emirati di Sharjah, di Ras Al Khaimah, di Umm Al Qaiwain e di Fuhairah (tutti senza particolari restrizioni); l emirato di Ajman è anche in categoria quattro ma attualmente l operatività è sospesa. Secondo invece la valutazione effettuata sulla base della matrice ABI-Banca d Italia per la valutazione del rischio Paese ai fini della determinazione del patrimonio di vigilanza, gli Emirati Arabi Uniti si collocano nella prima categoria cui corrisponde un aliquota di rettifica pari allo 0% sulle esposizioni non garantite. Per quanto riguarda il rischio connesso direttamente all evoluzione del settore bancario emiratino si sottolinea che, secondo gli analisti, il comparto è solido e si sta progressivamente muovendo verso una maggiore apertura alla concorrenza estera, anche grazie all adozione di standard operativi internazionali ed alla progressiva riduzione delle barriere di accesso al mercato. Il sistema bancario emiratino (per un approfondimento si rimanda alla scheda predisposta da Sintesi 2000 riportata nella terza parte del presente dossier) è il secondo per dimensione nel mondo arabo dopo quello saudita in termini di assets 4 e svolge un ruolo particolarmente rilevante non solo per l economia locale, ma anche per quell 80% della popolazione composta da immigrati (il 90% della forza lavoro locale è di origine straniera) che trasferisce le proprie rimesse nei Paesi di origine. Esso ha fatto registrare straordinari tassi di crescita negli ultimi anni ( ): +13,7% nei depositi, +21,7% nel credito (+25,9% l aumento del lending ai non 4 Fonte: Arab Bank, The Arab Bank Review, Vol. 7, N. 1, April

9 residenti) e incrementi molto alti nei profitti (in media c è stato un incremento del 50% della redditività 5 ). Il livello di capitalizzazione è inoltre molto elevato rispetto agli standard internazionali e si attesta in media intorno al 18% 6, mentre i non performing loans costituiscono solo il 2,88% del totale del credito. Gli IAS sono stati introdotti (ancorché non resi obbligatori) alla fine degli anni novanta e, secondo alcune fonti, l Accordo di Basilea II dovrebbe essere applicato entro il 2007 (anche se su questo fronte si registrerebbero rilevanti ritardi). I passi che le Autorità dovrebbero compiere per assicurare un ulteriore allineamento agli standard internazionali e per la creazione di un effettivo level playing field con gli intermediari esteri riguardano la privatizzazione del settore, il consolidamento dello stesso mediante una politica di fusioni che riduca il numero di operatori sul mercato, e la rimozione delle barriere ancora esistenti segnalate nel precedente paragrafo. e. Sviluppo della finanza islamica negli Emirati Arabi Uniti (cenni) Negli ultimi anni la finanza islamica 7 ha subito un rapido sviluppo nel mercato emiratino. Nel 2004 il numero delle banche islamiche è raddoppiato, passando da due a quattro, con un incremento del 35% negli assets 8 ; esse rappresentano oggi circa il 22% degli assets di settore ed hanno una market share ancora più alto nel retail banking. La National Bank dell Emirato di Sharjah, di proprietà pubblica, si è recentemente trasformata in banca islamica. Inoltre, il Dubai Interantional Financial Centre, la free zone dedicata allo sviluppo dei servizi finanziari, è stata espressamente creata anche con l obiettivo di divenire un centro globale per la finanza islamica. 5 La Abu Dhabi Commercial Bank, una delle top five insieme a National Bank of Abu Dhabi, National Bank of Dubai, Emirates Bank e Mashreq Bank (tutte di proprietà dello Stato) ha registrato un incremento del 98% dei profitti. 6 Dato elaborato da Sintesi 2000 su un campione di 19 banche locali, su un totale di Si ricorda che per finanza islamica s intende un sistema di relazioni di tipo economico tra le persone (Muamalat) che trae i suoi principi informatori dalla legge islamica (Shariah). Elemento specifico e di contrasto con la pratica finanziaria occidentale è il divieto di pagamento degli interessi equiparati all usura (Riba). La proibizione della Riba si fonda sul credo secondo il quale non ci può essere guadagno senza l assunzione di rischi: il profitto, in una visione islamica, sarebbe legittimato solo dal rischio. Oltre alla Riba sono espressamente vietate pratiche economiche che implicano i concetti di Gharar ( irragionevole incertezza, ambiguità), di Maisir (speculazione) e di Haram (ciò che è esplicitamente proibito dal Corano, ossia attività economiche connesse alla distribuzione/produzione di alcol, tabacco, armi, carne suina, pornografia, gioco d azzardo etc). Le prime iniziative di sviluppo di strumenti finanziari coerenti con la Shariah risalgono all inizio degli anni 60 in Algeria ed Egitto, dove vennero costituite banche islamiche pubbliche. Il processo subì una netta accelerazione agli inizi degli anni 70 quando venne istituita la Islamic Development Bank, con la missione di favorire nei paesi membri e nelle comunità musulmane uno sviluppo economico e sociale coerente con i precetti coranici. Da allora sono sorte numerose altre istituzioni finanziarie in regioni islamiche e non. Oggi la finanza islamica gestisce assets stimati in ca. Usd 500 mld con tassi di crescita medi del 15% all anno. Essa trova crescente applicazione sia nel campo dell Islamic banking (che ne rappresenta la componente più strutturata e di rilievo in termini di volumi) che nel mercato assicurativo e dei capitali internazionali con titoli di debito e fondi azionari. Non si conoscono ad oggi esperienze di Islamic banking in Italia (Fonte L. Alfano e L. Fiordoni, Lo Sviluppo della Finanza Islamica e l Islamic Banking, Studi e Note di Economica, No , Banca Monte dei Paschi di Siena Spa Siena e Banca Toscana Firenze). 8 Fonte: International Monetary Fund, Staff Report for the 2005 Article IV Consultation. 9

10 II. Questioni di carattere generale che potrebbero essere oggetto di approfondimento con le Autorità degli Emirati Arabi Uniti a. Diversificazione dell economia emiratina: progetti infrastrutturali e relative opportunità di investimento e collaborazione industriale per le imprese italiane I sette Emirati arabi (Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Fujeirah, Ras Al Khaimah, Umm al Quwain) si sono costituiti in Federazione (Emirati Arabi Uniti EAU) nel Abu Dhabi e Dubai rappresentano l 85% del PIL di tutti gli EAU. Quaranta anni fa il Paese era un deserto e la popolazione viveva con i proventi della pesca, delle perle e delle risorse ittiche. Con la scoperta di giacimenti petroliferi e di gas naturale negli anni sessanta, gli EAU si sono trasformati rapidamente in un economia aperta e liberale 9. Secondo la Energy Information Administration, nel 2005 gli EAU occupavano il sesto posto 10 al mondo per riserve di petrolio (con una quota del 10%, pari a 97,8 miliardi di barili) e il quinto posto 11 per riserve di gas 12 (con una quota del 3,5%, pari a miliardi di metri cubi) 13. Si stima che le riserve petrolifere siano in grado di garantire il livello attuale di produzione per i prossimi 140 anni 14. Gli EAU sono il decimo 9 Dal punto di vista politico i sette emirati sono retti da un Consiglio Supremo costituito dai rispettivi emiri, ognuno dei quali è sovrano assoluto del proprio Stato. Negli UAE non esistono partiti politici né si tengono elezioni, il sistema giudiziario è basato sulla legge coranica (sharia) ed è in vigore la pena di morte. I governanti detengono il potere in virtù della posizione dinastica e della legittimazione che deriva loro da un sistema di consenso tribale. La modernizzazione economica non è riuscita ad influenzare il sistema politico tradizionale, accettato e supportato dalla maggioranza della popolazione locale e sostenuto dalle forze armate. L organizzazione socio-politica del Paese si presenta fortemente contraddittoria: i locali rappresentano solo il 20% della popolazione residente e godono di forti privilegi sia in termini di reddito sia in termini di opportunità. Il 5% è costituito da espatriati di ceto sociale medio/alto, mentre il restante 75% da lavoratori immigrati, spesso senza le loro famiglie, con reddito basso, scarse garanzie economiche e nessuna tutela sociale. In dettaglio, la composizione della popolazione è così strutturata: 19% emiratini, 23% altri arabi e iraniani, 50% immigrati dall'asia meridionale, 8% immigrati dall'asia orientale e occidentale. 10 Dopo Arabia Saudita, Canada, Iran, Iraq e Kuwait. 11 Dopo Russia, Iran, Qatar ed Arabia Saudita. 12 I giacimenti più importanti sono quelli all interno dei campi petroliferi di Umm Shaif e Abu Al Bukhoosh. La Abu Dhabi Gas Industries (GASCO) si occupa degli impianti di estrazione onshore, mentre la Abu Dhabi Gas Liquefaction Company (ADGAS) di quelli offshore, la cui produzione viene incanalata a Das Island. La produzione di gas alimenta gli impianti di estrazione petrolifera, le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione, oltre che ad altri impianti industriali minori. L aumento della domanda ha spinto il Governo a ideare un progetto ambizioso di distribuzione che copra tutto il Paese e lo colleghi alle altre nazioni GCC per poter servire energia ad una rete capillare di fruitori commerciali. Il più importante progetto in fase di realizzazione è il Dolphin Gas, che prevede la realizzazione di un impianto di trasporto del gas naturale dai giacimenti del Nord Qatar all Oman ed agli Emirati. La Dolphin Energy, società controllata al 51% da Mubadala Development Company (di proprietà del Governo di Abu Dhabi) e per il 49% da Total ed Oxy, si è aggiudicata tutti i migliori contratti. L ente responsabile per il controllo del progetto è l Emirates General Petroleum Corporation (EMARAT). 13 Secondo fonti locali (Ministero dell Economia e Ministero dell Informazione), gli EAU sono invece il quinto produttore mondiale di petrolio ed occupano il quinto posto per riserve di petrolio (9,4% del totale mondiale) ed il quarto posto per riserve di gas naturale (5% del totale mondiale). 14 Gli esperti hanno tuttavia stimato che i giacimenti ancora inesplorati dovrebbero contenere risorse doppie rispetto a quelle sfruttate fino ad oggi, pertanto si ritiene che nei prossimi anni saranno avviati numerosi progetti di esplorazione. 10

11 produttore 15 mondiale di petrolio con circa 2,5 milioni di barili al giorno ed il sesto esportatore 16. L Emirato di Abu Dhabi detiene il 95% circa del totale delle riserve di petrolio e di gas degli EAU. Per ridurre l impatto della volatilità dei prezzi del greggio sulla crescita economica, all inizio degli anni ottanta gli EAU hanno avviato un programma di diversificazione dell economia. Grazie a tale programma, il contributo del petrolio al PIL si è ridotto dall 84% nel 1980 a meno del 24% nel 2004, mentre quello dei servizi è aumentato dal 23% al 33,8% e quello dell industria dal 4% al 23% 17. Il settore petrolifero rimane comunque un importante pilastro dell economia emiratina, rappresentando il 60-75% delle entrate governative e il 46% delle esportazioni. Anche la struttura delle esportazioni degli EAU si è trasformata radicalmente: la tradizionale prevalenza di prodotti dell industria petrolchimica locale, dei fertilizzanti, del cemento e dell alluminio è stata superata dallo sviluppo di settori nuovi quali l Information Technology e l elettronica di consumo, il manifatturiero di base, la produzione di macchine leggere e di forniture per i trasporti, prodotti soprattutto nelle zone franche. Secondo le Nazioni Unite il grado di diversificazione delle esportazioni è tra i più alti dei Paesi del Golfo, ad eccezione del Bahrain. Nel 2004 il settore non oil ha contribuito al 77,4% del PIL (circa 57 miliardi di dollari) e, grazie al dinamismo nei settori manifatturiero, turistico ed edile, è cresciuto ad un tasso pari all 8% dal 1995 contro un tasso medio del 5% negli altri Paesi del Golfo - rispetto al 4,4% del settore oil. Tra il 1991 e il 2004 l occupazione nel settore non oil è cresciuta ad un tasso medio dell 8,7% e gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 9%. Riepilogando, il recente sviluppo dell economia emiratina si basa sui seguenti fattori: a. rialzo del prezzo internazionale del greggio; b. crescita del settore non oil; c. sviluppo del settore delle infrastrutture, in particolare in settori strategici quali gas naturale, trasporti, costruzioni; d. positivo andamento della bilancia commerciale (nel 2004 le esportazioni hanno fatto registrare un aumento rispetto all anno precedente, con un volume di 75,1 miliardi di dollari contro i 60,8 miliardi di dollari del 2003, ed un surplus commerciale stimato in 12,6, miliardi equivalente al 14% del PIL). 15 Dopo Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti, Iran, Messico, Cina, Norvegia, Canada e Venezuela. 16 Dopo Arabia Saudita, Russia, Norvegia, Iran e Venezuela. 17 La riduzione media del settore oil degli altri Paesi del Golfo è risultata modesta. 11

12 Grazie a tali fattori gli EAU stanno consolidando il loro ruolo di centro produttivo, turistico e commerciale, in particolare nei confronti dei paesi del Golfo e dell Estremo Oriente. Inoltre si attende che il nuovo Esecutivo, insediatosi nel novembre 2004 dopo il decesso del precedente Presidente, Sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, potrà migliorare la capacità di attrazione del mercato emiratino. In particolare, tale obiettivo potrà essere raggiunto grazie alla nuova legge federale, attualmente in discussione, che potrà consentire l accesso degli stranieri alla proprietà 18 immobiliare, nonché al progetto di legge (corporate law) che, se approvato, permetterà alle imprese straniere di detenere una quota di maggioranza in società locali (superando quindi l attuale limite del 49%). Nonostante una tendenza comune alla diversificazione economica, restano marcate differenze tra i singoli Stati, che riflettono il forte divario tra le rispettive strutture economiche. Abu Dhabi fonda infatti il proprio successo economico sull'industria petrolifera, mentre Dubai sul commercio, sulle telecomunicazioni, sul turismo e sui servizi finanziari, Sharjah sull'industria manifatturiera leggera, gli Emirati del Nord su agricoltura, cave, cemento e trasporto marittimo. Di seguito si riportano alcuni approfondimenti sui due Emirati maggiori: Abu Dhabi e Dubai. Abu Dhabi Considerando l entità delle sue risorse petrolifere, Abu Dhabi è stato l Emirato più lento nel perseguire la diversificazione economica ed il più resistente all apertura agli investimenti esteri. Tuttavia, con l insediamento del nuovo Governo federale nel novembre 2004, l Emirato di Abu Dhabi ha fortemente accelerato il percorso di crescita e diversificazione economica attraverso una serie di iniziative che mirano a coinvolgere il settore privato nello sviluppo delle infrastrutture e dei servizi di base (acqua ed energia), nei settori turistico, siderurgico e metallurgico. Tra le iniziative di maggior rilievo avviate ricordiamo: l istituzione nel maggio 2004 della Higher Corporation for Specialised Economic Zones 19 (HCSEZ), la creazione alla fine del Tale misura (che ha anche una portata politica e sociale, data la concentrazione della proprietà nelle mani degli Sceicchi e della classe dirigente) avrà tra l altro l effetto di attirare investimenti dall estero (inclusi i capitali arabi in aumento a causa del rialzo del prezzo del petrolio) verso un comparto, quello immobiliare, nel quale i mercati degli EAU e dell Arabia Saudita pesano per l 80% sul totale dei Paesi del CCG. Ad agosto 2005, il governo di Abu Dhabi ha emanato la legge n. 19 che regola la proprietà immobiliare, autorizzando gli stranieri ad acquistare e possedere la superficie della proprietà, ma non la terra, in alcune aree di investimento. Tale diritto reale ha una durata di 99 anni oppure di 50 anni rinnovabili con il consenso delle parti. Il diritto di possedere completamente la proprietà rimane ai cittadini emiratini e degli altri Paesi del Golfo. Anche l Emirato di Dubai ha avviato la preparazione della nuova normativa nel settore immobiliare, che dovrebbe prevedere la proprietà per gli emiratini ed i cittadini dei Paesi del Golfo per una durata di 99 anni. Agli stranieri la proprietà sarà consentita limitatamente a determinate aree identificate dall Emiro di Dubai. 19 Fondato nel giugno del 2004 per promuovere gli investimenti nell Emirato di Abu Dhabi, è l ente governativo per lo sviluppo e la diversificazione dell economia di Abu Dhabi che avviene attraverso la creazione e la 12

13 dell Abu Dhabi Tourism Authority (ADTA) 20 e il rilancio del processo di privatizzazione 21. Inoltre, particolare importanza rivestono alcuni progetti di sviluppo della capitale emiratina, tra cui: - l espansione della zona industriale della città e la sua incorporazione nella nuova Abu Dhabi Industrial City (ICAD), per la quale è stato investito finora 1 miliardo e mezzo di euro, grazie ad un forte impegno dell elite locale e di alcune grandi banche del Paese (in particolare la Abu Dhabi Commercial Bank). È stata inoltre annunciata la realizzazione di altre due città industriali (ICAD2 22, i cui contratti sono stati già aggiudicati, ed ICAD3); - i progetti nel settore edilizio annunciati nei primi mesi del 2005 dai grandi Gruppi economici locali 23 (ALDAR e ALDAR Properties): a) la costruzione del Central Market di Abu Dhabi, dove dovrebbero sorgere un Centro commerciale, un souk arabo e centri servizi; b) il progetto per 10 miliardi di Euro di un nuovo insediamento urbano, completo di servizi e infrastrutture sia residenziali che turistiche, nell area di Al Raha Beach, alla periferia di Abu Dhabi (la nuova città avrà una dimensione di 6.8 milioni di metri quadri, e prevede di poter ospitare fino a abitanti). L Emirato di Abu Dhabi mira ad attrarre dall estero imprese grandi, piccole e medie, produttrici di macchinari industriali e del settore manifatturiero, sia con finalità commerciali che in un ottica di più stabile penetrazione in questo mercato e di cooperazione con partners locali, mediante la conclusione di joint-ventures. Un altro settore rilevante per possibili investimenti italiani è quello del marmo e della piastrellistica in genere, dove le imprese emiratine sono fortemente interessate ad acquisire il know-how dell Italia nel tentativo di ridurre le importazioni di prodotti finiti 24. promozione di Zone Economiche Speciali. La HCSEZ è presieduta dallo Sceicco Hamed Bin Zayed Al Nahyan, anche Presidente del Dipartimento di Programmazione ed Economia di Abu Dhabi. 20 L obiettivo è attrarre 3 milioni di turisti all anno per il 2010, rispetto agli attuali 800 mila. 21 Si ricorda, tra gli altri, il progetto di istituzione di un Abu Dhabi International Business Council, che raggrupperà le dirigenze delle comunità di affari straniere, organizzate in Business Councils o Business Groups. 22 In un area di 10 km 2 si realizzeranno magazzini di materiale da costruzione e complessi di servizi per l industria petrolifera e del gas. Tra i principali investitori vi sono la Dubai Investment Company, Ali & Sons, Emirates International Investment Company e Bukhater Group. 23 Tra i grandi Gruppi Economici locali ricordiamo la Mudabala Development Company (società di investimento del Governo di Abu Dhabi, il cui Amministratore Delegato interverrà al Forum, H.E. Khaldoon Khalifa al Mubarak), la società Aldar (i cui principali azionisti sono Mubadala Development Company, Abu Dhabi Investment Company, Abu Dhabi National Hotels Company e la National Corporation for Tourism and Hotels), e la società Emaar (società pubblica quotata sulla Borsa di Dubai). 24 In questo settore è importante segnalare la commessa recentemente ottenuta da Fantini Mosaici per la realizzazione delle finiture interne della Grande Moschea di Abu Dhabi. 13

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