INDUSTRIA VICENTINA 1/00. Associazione Industriali della Provincia di Vicenza

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1 INDUSTRIA VICENTINA Associazione Industriali della Provincia di Vicenza 1/00 MARZO 2000 sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia - Contiene I.P. IL LE PAESE ORE D ORO DEI BALOCCHI GIOCHI, ECCO LE GIOSTRE, AZIENDE ORAFE TRENINI, PELUCHE VESTONO E GIOCATTOLI: DI PRESTIGIO ECCO GLI OROLOGI L INDUSTRIA E SEGNANO DEL IL TEMPO DIVERTIMENTO VICENZA QUANTE IL PAESE BELLE MASCHERATO ITALIE ILVO TRA CARNEVALE, DIAMANTI COMMENTA INDUSTRIA LA E VOLONTARIATO: MAPPA DI UN ITALIA MALO HA CHE UNA GIRA GRAN A PIÙ VOGLIA VELOCITÀ DI FARE LA TUTTI VALLE CASA INCANTATA E TECNOLOGIA C È I VICENTINI UN POLO DEL DELLE DUEMILA: FORGE DENTRO SODDISFATTI LA VAL MA D ASTICO INSICURI, E PIÙ UN INDUSTRIA RACCOLTI CHE FAMIGLIA VIVE PROTETTA E PRESI DALL ERA DAI MONTI DIGITALE NOVECENTO QUATTRO RUOTE VICENTINO MATRICI UN LA PRIMA SECOLO AUTO DI ARTE ENTRATA IN MOSTRA ITALIA FU GRAZIE ACQUISTATA ALLE SCHIO COLLEZIONI DA GAETANO PRIVATE ROSSI

2 La nuova rivoluzione industriale Sono rimasto molto impressionato da quanto ha scritto recentemente il settimanale inglese The Economist in un rapporto speciale sul commercio elettronico. Cito dal giornale: Se siete coinvolti in qualsiasi attività Internet è in agguato, pronto a soffiarsi il vostro business. E se non siete pronti ad accettare i cambiamenti, a cannibalizzare la vostra forza vendita, a disintermediare i vostri intermediari, qualcun altro lo farà. Come imprenditore sono sempre stato abituato a muovermi con prudenza, a valutare attentamente le opportunità, e nello stesso tempo ad agire rapidamente quando le condizioni lo richiedevano. Provo quindi un certo imbarazzo di fronte ai repentini cambiamenti di scenario che stanno avvenendo nell economia e nella società. Chi di noi solo una manciata di mesi fa avrebbe immaginato la portata, la profondità, l ampiezza delle trasformazioni innescate da Internet? Improvvisamente tutti parlano di nuova economia. Le quotazioni di qualsiasi società legata, anche se in modo marginale, alla rete web sono salite a livelli considerati fuori mercato, illogici, irrazionali. Internet è divenuta una parola magica, capace di trasformare del piombo in oro. Si sprecano gli inviti alle imprese affinché cavalchino l onda. Si sprecano anche gli annunci apocalittici come quello dell Economist: non essere in Internet, non investire nel commercio elettronico, vorrebbe dire secondo alcuni ipotecare il proprio futuro. Protagonista di questa rivoluzione è il computer, l informazione elettronica. Per le imprese, l obbligo è sperimentare, investire in formazione, essere pronti a cogliere tutte le occasioni. Ma quanta verità c è in tutto questo? Il saggio suggerirebbe di attendere, di sedersi ad aspettare che le cose si decantino, che l agitazione cessi, per vedere cosa resta. Purtroppo non è questa la strategia giusta. Lo sappiamo e ce ne accorgiamo ogni giorno: il mondo intorno a noi sta cambiando, sta subendo una accelerazione fortissima. Addirittura si parla di una seconda rivoluzione industriale, solo che in questo caso alla base non c è la macchina a vapore ma il computer, l informazione elettronica distribuita dalle reti di telecomunicazione globali. Ritorniamo così alla domanda: cosa fare, come comportarsi? Conviene gettarsi nella mischia? O è meglio vedere quale comportamento adotteranno i concorrenti? Forse l unica cosa certa in periodi come questi è tenere gli occhi bene aperti, e sperimentare, provare le nuove tecnologie, creare degli incubatoi aziendali dove fare esperienza. Imparare a cogliere gli effetti sull intera organizzazione di Internet. E poi investire in formazione, avere un atteggiamento aperto, cogliere tutte le occasioni per capire, approfondire, confrontarsi. Ed infine avere la determinazione di prendere le decisioni necessarie, anche se ciò vorrà dire abbandonare modelli di fare impresa ai quali siamo abituati. Valentino Ziche Presidente Associazione industriali di Vicenza CORSIVO 1

3 SOMMARIO INDUSTRIA VICENTINA Pubblicazione promossa dal Comitato provinciale per la piccola industria dell Associazione industriali della provincia di Vicenza. Direttore responsabile Stefano Pernigotti Caporedattore Stefano Tomasoni Hanno collaborato Ilvo Diamanti, Eros Maccioni, Anna Madron, Maurizio Mascarin Progetto grafico Patrizia Peruffo Stampa Tipografia Rumor S.p.A., Vicenza Pubblicità Oepi, Verona Editore Istituto promozionale per l industria srl Piazza Castello, 3 - Vicenza Anno diciottesimo Numero 1. Marzo 2000 Una copia L Registrazione Tribunale di Vicenza n. 431 del Questo numero è stato stampato e diffuso in copie. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli e illustrazioni senza autorizzazione e senza citare la fonte. Archivio Associazione industriali pag. 16, 58, 59, 60; Archivio arch. Piero Scalcerle e Luca Bortoli 50, 51, 52, 53; Archivio Arroweld Italia 38 in basso; Archivio Bonotto 39 in alto; Archivio Cantina Beato Bartolomeo da Breganze 37; Archivio Gemmo Impianti 44 in alto; Archivio Conceria Cristina 36; Archivio Consorzio Orowatch 14, 18, 19, 20; Archivio Fibo 22,23; Archivio Gruppo Mastrotto 43; Archivio Lanificio Ferrarin 34, 35; Archivio Marelli Motori 38 a sin.; Archivio Socotherm 42; Archivio Sportswear International 40, 41; Archivio Superoro 44 in basso; Archivio Zonin 39 in basso; Hobby Foto, Malo 24, 25, 26, 28, 29, 30, 31, 32, 33; La Manovella, rivista dell Automotoclub storico italiano 54, 55, 56; Rodolfo Paolo Rossi 5, 6, 8, 9, 11, 12, 13; Volume Dipinti e sculture del XIX secolo, Marsilio Editore, 46, 47, 49. Copertina: Archivio Consorzio Orowatch.ruppo Mastrotto CORSIVO 1 La nuova rivoluzione di Valentino Ziche FOCUS 5 Tutti casa e tecnologia Soddisfatti, ma anche insicuri. Meno arrabbiati con le istituzioni, ma più raccolti nella sfera familiare e immersi nelle nuove tecnologie, dal pc al cellulare alla tv digitale. Ecco come l annuale rapporto di Ilvo Diamanti, voluto dall Assindustria, dipinge i vicentini del duemila. di Ilvo Diamanti VICENZA PRODUCE 14 Ore d oro All interno del settore orafo vicentino, c è un gruppo di aziende che produce orologi. Non gli ingranaggi, ma tutto quello che serve a rendere prestigioso lo strumento che teniamo al polso per misurare il tempo. di Anna Madron ITINERARI INDUSTRIALI 24 Il paese mascherato Il carnevale più bello del Veneto, l abbondare di associazioni ed energie di volontariato sociale, culturale e sportivo, un tessuto di imprese giovane e vivace, una popolazione in continua crescita. E un grande scrittore da amare. Ecco Malo, un piccolo paese che punta su grandi obiettivi. di Stefano Tomasoni IMPRESE 34 La lana nel sangue Il Lanificio Ferrarin di Thiene ha compiuto 170 anni. Storia di un azienda e di una famiglia che hanno segnato l industria dell Alto Vicentino. 36 Mamma Cristina I trent anni della Conceria Cristina, capostipite e punta di diamante del Gruppo Peretti di Montebello e Arzignano. 37 Beato questo vino A cinquant anni dalla nascita, la Cantina Beato Bartolomeo da Breganze produce ogni ora bottiglie di vino. 38 Impresaflash PERSONAGGI 40 La scommessa della vita Ambrogio Dalla Rovere: ha creato un azienda che lavora per le grandi griffe della moda, ed è impegnato da anni nel mondo del sociale, in particolare per l assistenza e il recupero dei tossicodipendenti. di Eros Maccioni GIRO DEL MONDO 42 Permette questo tango? Ritorna il nostro viaggio alla scoperta dei vicentini con la valigia, che investono all estero. Andiamo in Sudamerica, tra Brasile e Argentina, a caccia dei mercati più dinamici del cosiddetto Mercosur. di Maurizio Mascarin SOCIETÀ E CULTURA 46 Ottocento ritrovato La mostra Dipinti e sculture del XIX secolo ha raccolto i capolavori conservati ai Musei Civici di Vicenza. Un patrimonio nascosto che è stato recuperato e valorizzato. 50 Alla scoperta del trenino perduto Dalla fine dell Ottocento agli anni Sessanta, tra Rocchette e Arsiero correva una delle ferrovie volute da Alessandro e Gaetano Rossi. Le tracce di quel trenino sono state ritrovate grazie ad un itinerario storico-naturalistico che ne ha riscoperto il percorso. di Stefano Tomasoni 54 Quattro ruote matrici Scoperta la prima automobile arrivata in Italia. Fu una Peugeot due cavalli, acquistata nel 1892 dall imprenditore scledense Gaetano Rossi. di Stefano Tomasoni RUBRICHE 58 Assoflash 62 Osservatorio

4 Tutti casa e tecnologia FOCUS 5 L annuale rapporto sulla società vicentina, realizzato da Ilvo Diamanti per conto dell Associazione, ci descrive soddisfatti, ma anche insicuri, meno arrabbiati con le istituzioni, ma più raccolti nel nostro particolare, nella nostra sfera familiare. E tutti in confidenza con le nuove tecnologie. Èil ritratto di una società che corre veloce e insicura, quello tratteggiato dal quinto Rapporto sulla Società vicentina, condotto da Poster per l Associazione industriali. Una società che cambia di anno in anno. In modo rapido e profondo. E che riesce, comunque, a reggere, ad adeguarsi. Senza però avere il tempo di ripensarsi. Di comprendersi. Una società che, per questo, mostra accanto a molti segnali di novità e di innovazione, anche robusti elementi di frattura e di incertezza. Vale la pena di valutarli appieno, questi diversi aspetti. Gli uni e gli altri. Per evitare di scoprirci, fra pochi anni, sorpresi e incapaci di controllare le trasformazioni rapide che ci stanno attraversando. La società stabilizzata La società vicentina, dopo un lungo periodo di turbolenza, appare sostanzialmente stabilizzata. È finita l epoca delle contrapposizioni e della sfiducia patologica nei confronti delle istituzioni, ma anche nei confronti di se stessa. Come si era chiaramente osservato già nella precedente edizione del rapporto, presentata l anno scorso. La rabbia si è molto ridimensionata. La voglia di antagonismo ancor di più. La visione del futuro, così, appare ottimista. Anche se un po meno dell anno scorso. I vicentini si pongono positivamente soprattutto rispetto agli aspetti economici: l economia e il lavoro. Meno, molto meno, rispetto agli altri problemi.

5 FOCUS 6 Tuttavia, essi rivelano un alto grado di soddisfazione nei confronti del piccolo mondo che li circonda: della famiglia, degli amici, del lavoro. I cardini della società locale. Ma sembrano gratificati anche per quel che riguarda il loro tempo libero. Meno per quanto riguarda il reddito e il grado di impegno che riescono ad esprimere. Lo schermo del risentimento che impediva loro di vedere e di valutare correttamente ciò che effettivamente hanno realizzato e raggiunto pare dissolto. Ed essi oggi si rassegnano a dichiararsi soddisfatti. Anche nei confronti delle istituzioni la rabbia è ampiamente sbollita. E il clima si presenta fiducioso. Secondo gli antichi schemi, ma con qualche novità. I vicentini, infatti, continuano a riconoscersi nel triangolo che unisce l impresa, la Chiesa e l Europa. Ma, al di sopra degli altri riferimenti, campeggia il Capo dello Stato, la figura di Ciampi. Che riflette una domanda di Stato che forse gli stessi vicentini non sospettavano. Una domanda che in passato non emergeva anche perché si rifletteva in soggetti che godevano di scarso credito sociale, nel Nordest. Ma che, evidentemente, era latente. Ciampi, sino ad oggi, l ha resa visibile. Più limitato è il credito di cui godono altri organismi e altri enti. Finanziari: come le banche e la borsa; rappresentanze di categoria: i sindacati confederali. E inoltre la Magistratura. Tutti, comunque, su livelli che testimoniano un buon livello di consenso complessivo. Unica zona oscura: il Governo. Indice di continuità con il passato. Con l opposizione del passato. Ma che oggi appare delimitato. Circoscritto. E non deborda in sindrome complessiva. Sempre più vulnerabili Ragionevolmente fiduciosi nelle prospettive dell economia e del lavoro, soddisfatti della rete di riferimenti sociali in cui sono inseriti, positivamente orientati verso le istituzioni centrali del territorio, dello Stato e dell Europa, i vicentini non sembrano però del tutto felici. Né, come diremo più avanti,

6 tutti felici. Fuori dal fortilizio dell impresa e dell economia, fuori dai luoghi della socialità minima, si sentono sempre più a rischio; sempre più vulnerabili. Perché ci si scopre immersi nella competizione e nell instabilità, in un contesto che appare meno integrato, meno coeso. Esposti alle tensioni che provengono dall esterno. Innescate, in una certa misura, dalle stesse ragioni dello sviluppo che Vicenza ha conosciuto in questi anni e da cui, in realtà, continua ad essere coinvolta. Si tratta di problemi che anche negli ultimi anni erano apparse evidenti. Ma che ora registrano una forte accelerazione. Il problema più urgente: la criminalità L insicurezza, soprattutto. I vicentini non si sentono più sicuri. Per un terzo di loro il problema più urgente e sentito è la criminalità. E la loro previsione, per l anno in corso, è che questo problema, assieme a quello della sicurezza personale, è destinato ad aggravarsi decisamente. Hanno paura, i vicentini. O meglio, non stanno più bene come un tempo, nel loro ambiente. Che sentono insicuro. E, in generale, poco amico. Poco circolabile. Visto che quasi il 30% di loro lamentano, tra le priorità da affrontare in provincia, la situazione scoraggiante delle strade e della viabilità. Soddisfatti e infelici. Una società di produttori insicuri. Che temono gli stessi fenomeni innescati dalla sua espansione economica. Come l immigrazione. Necessaria allo sviluppo di un economia che ha bisogno di mano d opera. Di operai. In attività in cui i giovani vicentini, peraltro ormai in costante declino, non pensano più da molto tempo di impegnarsi. L immigrazione che è percepita come una minac- 7 La società degli insicuri Una società stabilizzata, nella quale è finita l epoca delle contrapposizioni e della sfiducia patologica nei confronti delle istituzioni. Una società soddisfatta: della famiglia, degli amici, del lavoro. Una società, però, che è anche divisa, in bilico tra soddisfazione economica e inquietudine sociale, tra la sicurezza degli affetti e delle relazioni strette e l insicurezza di un ambiente di vita nel quale aumenta la criminalità. Una società tecnologica, che prende sempre più confidenza con i nuovi mezzi di comunicazione, e li usa di più all interno delle pareti domestiche, rallentando la partecipazione alla vita sociale, all associazionismo, alla cerchia degli amici al bar. Questa, in estrema sintesi, la società vicentina che emerge dall annuale indagine condotta da Ilvo Diamanti e dall Istituto di ricerca Poster per conto dell Associazione industriali di Vicenza. È una società in continuo cambiamento, che anno dopo anno offre il termometro, proprio grazie al sondaggio di Diamanti, dei cambiamenti in atto non solo nel Vicentino, ma di conseguenza un po in tutto il Veneto e il Nordest. Una cartina di tornasole.

7 cia da oltre un terzo dei cittadini. Il livello più elevato negli ultimi anni. Questa tendenza riflette valutazioni in parte fondate, perché l ultima onda di immigrazione dai Balcani ha effettivamente importato molti problemi alla sicurezza delle persone. Ma, tuttavia, enfatizzate da un crescente dis-ancoramento dei cittadini dai riferimenti tradizionali. Dalle crescenti trasformazioni che attraversano la comunità. Tendenze comprensibili, che altrove sono avvenute da tempo, sulla spinta dello sviluppo economico e della secolarizzazione. Ma che qui appaiono, in quest ultimo anno, particolarmente acute. Più tempo alla famiglia, meno alla società La prima trasformazione è rinvenibile nell uso del tempo dei vicentini. Nei luoghi e nei modi che ne caratterizzano l impiego e l evoluzione. Si osserva, in tal senso, una sorta di spirale de-socializzante, che spinge sempre più le persone fuori dai centri della vita sociale e comunitaria, verso la solitudine o dentro alle cerchie protettive, della famiglia e degli amici. I vicentini, rispetto agli ultimi anni, dichiarano infatti di trascorrere molto più tempo in famiglia, da soli, davanti al computer di casa o alla tivù (che è poi la stessa cosa), con gli amici. Mentre quasi metà dichiara di passare molto meno tempo che in passato in associazioni di volontariato, ma anche in associazioni sportive. E meno ancora in piazza e nei bar. È il segno del declino dei modelli tradizionali di socialità, fondati sulla relazione associativa, sul territorio, sulla convivialità. E del parallelo affermarsi di modelli centrati sulla comunicazione ristretta e individuale. Ma anche del diffondersi di tendenze all isolamento, alla particolarizzazione. Da qui il secondo processo, che attraversa Vicenza come altri contesti. Ma di cui ora è possibile cogliere appieno la portata. L incidenza delle nuove tecnologie della comunicazione sulla vita quotidiana. Che appare fortissima. Nel 70% delle famiglie dei vicentini si fa abitualmente uso del videoregistratore, nel 56% dell impianto stereo hi-fi, nel 54% del telefono cellulare. Inoltre il 40% dei vicentini si serve abitualmente della carta di credito, il 30% del personal computer. Infine, l 11% di loro segnala la presenza, in casa, di antenna satellitare. Una famiglia su dieci. Niente male. Un segno ulteriore della velocità assunta dalle nuove tecnologie nella società locale è fornito dal fatto che gli stru-

8 menti che hanno registrato il maggiore incremento negli ultimi due anni sono quelli maggiormente coerenti con la new economy, con le nuove frontiere della comunicazione: i cellulari (+14%), il pc (+6%) e l antenna satellitare (+3,5%). L adattamento agli stili di vita Corre, la società vicentina. Abituata com è a cogliere, in modo reattivo, tutte le innovazioni offerte dal mercato. A conferma della fine del modello centrato sulla continuità culturale e su una certa resistenza al cambiamento, su una certa propensione a pensare tradizionale e agire moderno, a far convivere il benessere economico con una mentalità parsimoniosa. Ora la società vicentina appare del tutto consapevole del livello di vita raggiunto; e agisce e consuma di conseguenza. Non solo, mostra un adattamento molto rapido ai modelli di comunicazione e agli stili di vita diffusi dalla globalizzazione e, più in generale, dalle trasformazioni dei mercati e della tecnologia. Con la conseguenza, però, che l alveo che ha generato non solo questa società, ma anche il suo sviluppo, si sta sfaldando rapidamente. Abbiamo già indicato alcune delle conseguenze di questa mutazione, richiamando la crescita dell inquietudine e dell insicurezza. Un altra ricaduta di questo processo è riassumibile nel disorientamento sociale, che si riflette nella domanda di identificare dei riferimenti certi, in cui riconoscersi. Cui attribuire responsabilità chiare. Il 71% dei vicentini intervistati, infatti, si dice d accor- Rispetto al passato oggi quanto tempo trascorre: (valori in % riaggregati) Di più Lo stesso Di meno o molto di più % % o molto di meno % In famiglia 44,9 36,3 18,8 Davanti al computer di casa 35,9 30,8 33,3 Da solo 32,4 34,4 33,1 Con gli amici 30,2 31,4 38,4 Davanti alla TV 27,5 30,0 42,5 In associazioni di impegno sociale 21,5 33,4 45,1 In associazioni sportive/ricreative 21,5 24,9 53,6 Al bar, in piazza 18,8 31,1 50,1 Base (val. ass.) 800 Fonte: Poster/Assindustriali Vicenza, febbraio 2000

9 FOCUS 10 do con l affermazione: C è troppa confusione, ci vorrebbe un uomo forte a guidare il paese. Tre-quattro anni fa questa affermazione era condivisa dal 60% dei cittadini (come, peraltro, nel resto del paese). E il dato ci pareva molto alto. Ma oggi se ne dicono convinti molto più di tre persone su quattro. Che non attendono l Uomo Forte. Ma persone autorevoli. Alla guida di istituzioni legittime e responsabili. In grado di assumere decisioni e di farle rispettare. Tra soddisfazione economica e inquietudine sociale È una società divisa, quella che appare dai dati di questa indagine. Una società in bilico tra soddisfazione economica e inquietudine sociale; tra sicurezza degli affetti e delle relazioni strette e insicurezza dell ambiente di vita; tra potenziamento degli strumenti della comunicazione individuale e interpersonale, da un lato, e caduta della partecipazione, della convivialità. Una società dove si moltiplicano le antenne satellitari e i cellulari, ma anche le situazioni di solitudine. È una società divisa anche socialmente, perché queste tendenze non si riproducono in modo omogeneo. Ma tagliano in modo netto fra gli strati. Rispettando solo in parte le tradizionali distinzione di classe e di ceto. Visto che determinanti sono altre risorse, oltre a quelle del reddito: l età e l istruzione. In questa società dove il possesso e l uso delle tecnologie della comunicazione è divenuta di importanza prioritaria dal punto di vista non solo economico, ma anche associativo e relazionale, la povertà investe soprattutto gli anziani e le persone con basso livello di istruzione. Che non solo possiedono e comprendono in misura molto limitata cellulari, satellitari, carte di credito e pc. Ma che sono anche le più sole, le più escluse dai circuiti della socialità, le più (comprensibilmente) pessimiste. Mentre è ancor più vero il contrario: le competenze tecnologiche e comunicative, la socialità, l ottimismo si addensano tutti assieme sul polo dei più giovani e dei più istruiti. Non si tratta, peraltro, di Ora le illustrerò alcune opinioni molto attuali. Quanto si sente d accordo con ciascuna di esse C è troppa confusione ci vorrebbe un Uomo Forte a guidare il paese 71 (% di coloro che si sono detti Molto o Moltissimo d accordo) Vicenza 2000 Vicenza 1997 Vicenza 1996 Fonte: Poster/Assindustriali Vicenza, febbraio 2000

10 Ziche: Un salto di qualità e civiltà una tendenza lineare, ma di una vera frattura, che divide i più giovani, compresi fra 15 e 25 anni, da tutti gli altri. Tra i quali i pessimisti verso il futuro sono il 21% (media della popolazione: 30%), i soddisfatti del tempo libero il 72% (media popolazione: 66%), degli amici il 94% (contro l 83% della popolazione), del reddito disponibile il 72% (contro il 58% della popolazione). Tra i quali, inoltre, il 30% usano abitualmente il personal computer (il doppio della media), il 77% il telefono cellulare (contro il 55% della media). E, soprattutto, il 26% di loro hanno cominciato a usarlo negli ultimi due anni: quasi il doppio della media. Il pianeta dei più giovani Questi giovanissimi, che passano sempre meno tempo in famiglia e da soli, ma molto di più con gli amici (57%) ma anche in piazza; e che, soprattutto, stazionano, in misura imparagonabile non solo ai loro nonni e ai loro genitori, ma anche ai loro fratelli maggiori, davanti al computer (50%, uno su due). Sembrano fare storia a sé. Portatori di stili di vita e di linguaggi altri. Appaiono pochi, demograficamente, ma ben attrezzati ad affrontare le logiche e le tecniche della comunicazione. Immersi in una serie di sfere protettive, cui affidano affetti e tutela. Ma proiettati a muoversi da soli. Può sembrare una storia che si ripete. E in parte lo è. Perché in questi decenni di innovazione e mutamento rapido, i cambi d epoca sono stati molti. E tutti significativi. Hanno prodotto, ogni volta, discontinuità. La scolarizzazione di massa, l avvento dei mass media, hanno determinato differenze sensibili nella società, Fra le classi. E fra le generazioni. Ma questa volta il caso appare diverso. Perché i linguaggi e le tecniche introdotti dalle nuove comunicazio- Non è più tempo di stereotipi, per il Veneto dice Ilvo Diamanti. Non stiamo vivendo il periodo prima della rivoluzione, ma quello successivo. Noi non siamo più quelli di quindici anni fa, e nessuno, nemmeno all esterno, ci percepisce più come quelli del veneto rurale, come tontoloni bonari e ignoranti. I riflettori puntati in questi anni sul Nordest hanno contribuito a disegnare un nuovo volto del Veneto. La voglia di antagonismo si è stemperata osserva Valentino Ziche, presidente dell Associazione. Quella che emerge è una società che ha finito di protestare e di urlare, e questo non tanto per un atteggiamento di rassegnazione, quanto per un salto di qualità e di civiltà. C è bisogno però che chi riceve il messaggio sia pronto a rispondere positivamente.

11 FOCUS Quanto è soddisfatto dei seguenti aspetti della sua vita quotidiana? (% di coloro che provano molta o moltissima soddisfazione) Vicenza 2000 Della famiglia 93,1 Degli amici 83,4 Del lavoro 80,8 Del livello d istruzione 72,8 Del tempo libero 66,0 Del reddito disponibile 58,5 Dell impegno sociale 56,6 Fonte: Poster/Assindustriali Vicenza, febbraio 2000 Qual è il problema più importante oggi in provincia? (dati in percentuale) Vicenza 2000 Criminalità 31,7 Strade e viabilità 28,9 Disoccupazione 14,5 Immigrazione 9,8 Burocrazia 9,2 Carenza di manodopera 3,5 Competitività dei mercati 2,3 Fonte: Poster/Assindustriali Vicenza, febbraio 2000 Atteggiamento complessivo verso il futuro Vicenza 2000 Vicenza 1998 Vicenza pessimisti moderati ottimisti Fonte: Poster/Assindustriali Vicenza, febbraio 2000

12 ni registrano un grado di diffusione assolutamente divaricato. Amplissimo fra i giovani (tanto più se istruiti). Praticamente nullo fra i nonni. Molto limitato fra i genitori. Un divario accentuato, negli effetti, dalla velocità che sta assumendo l impiego di queste nuove tecnologie comunicative: nell economia, nel lavoro, nella vita quotidiana. Una società che corre divisa Questa distinzione generazionale ci da l idea e la misura di una società che corre divisa. E che faticherà, più di un tempo, a trovare mediazioni. Perché riflette l esistenza di modelli culturali, stili di vita, tipi di socialità e di comunicazione poco coerenti. Difficili da mediare. Tanto più da trasmettere. Da ciò il senso dei problemi che dovrà affrontare la società vicentina. Correre senza perdere la strada. Senza perdere i riferimenti per orientarsi. Per mantenere la comunicazione fra persone, gruppi e generazioni. Per non ritrovarsi globalizzata, ma spaesata nel suo ambiente e nel suo territorio. Ilvo Diamanti

13 VICENZA PRODUCE 14 All interno del settore orafo, c è un nutrito gruppo di aziende che produce orologi. Non gli ingranaggi, peculiarità svizzera, ma tutto quello che serve per rendere unico e prestigioso lo strumento che teniamo al polso per misurare il tempo. Ore d oro Sarà perché segna il trascorrere delle ore o perché, al contrario di un anello o una collana, tutti ne indossiamo uno. Sta di fatto che l orologio ha un fascino tutto speciale che nasce dalle lancette che si muovono lente, a ricordarci che il tempo è prezioso, e che quello trascorso non torna più. L orologio come compagno di vita quotidiana, dunque. Oggi più che mai, in un epoca in cui anche i minuti contano e in cui il tempo per fermarsi è sempre più ridotto all osso. Eppure con Vicenza l orologio ha un rapporto un po speciale. Se non altro perché la città del Palladio è un vero e proprio polo per la produzione di casse e bracciali. Una tradizione che ha radici lontane e che, al pari della produzione orafa, è sempre sta-

14 ta sinonimo di qualità. È così per le aziende vicentine, con alcune delle quali abbiamo compiuto una sorta di viaggio nel mondo dell orologio, per scoprirne la storia, la produzione, l orizzonte di un mercato internazionale. Che parte proprio da Vicenza, con la fabbricazione di casse e bracciali, destinati poi ad essere completati con quello che è considerato il cuore pulsante di un orologio, vale a dire il movimento che la tradizione vuole svizzero (la maggior parte dei movimenti vengono prodotti dalla svizzera Eta). È solo a questo punto che l orologio è pronto per essere griffato con i marchi più prestigiosi dell orologeria mondiale, da Rolex a Cartier, da Longines a Vacheron Costantin, solo per citarne alcuni. Dunque un percorso ben definito, in cui l orologio muove i primi passi proprio partendo da Vicenza. Dove sono una quindicina le aziende, associate all Assindustria, che alla tradizionale produzione orafa affiancano anche quella degli orologi (si contano invece sulle dita di una mano, quelle che producono esclusivamente orologi): Bettinardi (Longare), Fibo (Vicenza), Fope (Vicenza), Gold Enterprise (Vicenza), Imo (Vicenza), Menegatti (Vicenza), Miotti F.lli (Vicenza), Nova Rank Export (Torri di Quartesolo), Orobase International (Torri di Quartesolo), Salin Giancarlo & F.lli (Longare), Signoretti (Vicenza), Superoro (Monticello Conte Otto), Torrigold (Torri di Quartesolo), Vior (Vicenza). Le lancette iniziano a girare nel Dopoguerra Per alcune di queste aziende, quella degli orologi è una storia lontana. La Fope, ad esempio, negli anni Quaranta è una delle aziende leader in Italia nella fabbricazione di cinturini estensibili per Vicenza è un vero polo per la produzione di casse e bracciali in oro e argento per orologi. Conta una quindicina di aziende che producono questo oggetto così importante nello svolgersi della giornata. E ha dato vita ad un consorzio che tutela il marchio dell orologio vicentino. orologi. Una produzione che verrà poi sospesa per lasciare spazio a quell oreficeria brevettata con cui la Fope ha conquistato il mercato a partire dagli anni Ottanta. E solo recentemente l azienda che fa capo a Umberto e Ines Cazzola ha riscoperto il fascino dell orologio attraverso una linea battezzata Lady Fope, in cui casse e bracciali riprendono nella lavorazione quella maglia Novecento che ha determinato in tutto il mondo il successo dell azienda vicentina. Ma a fare compagnia all azienda dei Cazzola, nel 1954 a Vicenza nasce anche Salin, altra fabbrica storica per quanto riguarda gli orologi. Fondatore Romeo 15

15 VICENZA PRODUCE 16 Nella foto, la marcatura di un quadrante. Salin che nei primi anni Cinquanta decise di fare tesoro di quanto appreso alla Frov (fabbriche oreficerie riunite), e cominciò a dedicarsi alla fabbricazione di cinturini in oro per orologi. Un filone mai abbandonato tanto che oggi l azienda ha un ruolo leader sul mercato per quanto riguarda la produzione di casse e cinturini che vengono prodotti per le marche di orologi più prestigiose. Ogni mese dall azienda in cui lavorano anche i figli e i nipoti di Romeo Salin escono circa 2500 pezzi destinati ad un mercato principalmente svizzero, ma che spazia anche negli Stati Uniti e in Giappone. La Svizzera resta comunque l interlocutore principale delle aziende vicentine alle quali è riconosciuto un prodotto qualitativamente perfetto. Frutto anche di una tecnologia completa e aggiornata. Si passa dal puro artigianato spiega Silvana Trentin responsabile commerciale della Salin in cui ogni singolo pezzo viene montato a mano, ai macchinari più sofisticati in grado di trasformare in pochi secondi una barra d oro in centinaia di componenti che andranno poi a formare la struttura dell orologio. Che richiede lavorazioni tutt altro che semplici a seconda del tipo di cassa o di cinturino. E forse per questo, anche, la concorrenza non si fa sentire troppo, co-

16 me invece accade per le aziende che producono oreficeria. Quello che è certo è che il rapporto tra le case svizzere e le aziende vicentine è consolidato e impostato sulla fiducia e sulla qualità del prodotto. Ultimata la fase della lucidatura ogni singolo pezzo fanno sapere alla Salin viene controllato dai tecnici del reparto controllo qualità. Non sono ammessi segni, imperfezioni, sbavature. Il controllo è insomma capillare perché il prodotto deve essere perfetto. Soprattutto nei punti più delicati, là dove, ad esempio, il cinturino incontra la cassa. Una giuntura che un tempo veniva risolta con paletti tubolari soppiantati oggi da attacchi su misura che devono risultare precisi al centesimo. Il tempo della burocrazia non è mai finito L attenzione va sempre più spesso ai materiali e all originalità del design, in grado di rendere esclusivo anche l oggetto più comune. Orologi frutto di precisione, dunque. A partire dal movimento. Che nella maggior parte dei casi è al quarzo, come ricorda Giuseppe Corrado, presidente della sezione orafi e argenteri all interno dell Assindustria e titolare della Imo, azienda che conta trentadue anni di esperienza nella produzione di casse e bracciali in oro. Il movimento meccanico sottolinea Corrado ha subito una flessione e viene montato quasi esclusivamente su orologi di alta gamma perché è considerato ancora il movimento per eccellenza. Ma non è mai preciso come quello al quarzo: basta pensare che ci sono orologi di grande marca che si prendono indietro di cinque minuti al mese proprio a causa del movimento meccanico. Ma chi ama gli orologi non sembra curarsene troppo. Mentre l attenzione va sempre più spesso ai materiali e all originalità del design in grado di rendere esclusivo anche l oggetto più comune. E in tema di materia prima, l oro riesce ancora una volta a conquistare. L orologio d oro è sempre molto amato fa notare Corrado anche se quest anno la produzione risente dell aumento repentino del prezzo del metallo giallo. È questa una fase di incertezza per l industria orafa, dovuta anche al fatto che è venuto meno il monopolio dell oro. Ma a pesare sulle aziende è soprattutto un eccesso di burocrazia che rischia di rivelarsi fatale. Se in Germania molte aziende chiudono i battenti per mancanza di fantasia, in Italia gli imprenditori sono impantanati in una sfilza infinita di leggi, tasse e passaggi burocratici che hanno come unico effetto quello di demotivare e rallentare non poco il lavoro. La burocrazia danneggia, dunque, più delle crisi. Due, sostanzialmente, quelle che hanno pesato sul settore in modo consistente. Quella che si fece sentire nei primi anni Settanta, quando l oro passò dalle 715 lire alle quasi duemila lire al grammo. E quella più recente, nei primi anni Novanta, legata ad una crisi congiunturale che mise in ginocchio il comparto orafo e rese ancora più statico un mercato interno già da tempo in crisi. 17

17 VICENZA PRODUCE 18 Burrasche superate, come ricordano alla Signoretti, che quanto a tradizione affonda le sue radici in un passato lontano. Per l esattezza nel secondo dopoguerra quando a produrre oreficeria a Vicenza erano davvero pochi. Fino agli anni Cinquanta l azienda guidata prima da mio nonno e poi da mio padre spiega Renata Signoretti produceva catene, bracciali, collane: oggetti di oreficeria tradizionale che hanno rappresentato per tante aziende un cavallo di battaglia. Successivamente, agli inizi degli anni Sessanta, per differenziare la produzione, l azienda ha voluto imboccare la strada degli orologi, producendo casse e bracciali per conto terzi. All inizio Signoretti produce per il marchio Lorenz, a cui nel giro di poco tempo si affiancano griffe del calibro di Rolex o Vacheron Costantin. Marchi prestigiosi che completano con il movimento gli orologi in oro nati e forgiati a Vicenza. E sui quali continua Renata Signoretti detta legge sempre la moda. Una volta un modello restava invariato anche per dieci anni, adesso cambiare ad ogni stagione è diventato un imperativo a cui non ci si può sottrarre. Quanto alle tendenze, anche l orologio varia a seconda delle destinazioni. In Europa le forme semplici e lineari sono le più apprezzate, nei mercati arabi i modelli si rimpiccioliscono e si coprono di pietre preziose come i diamanti, facendo della vistosità un requisito indispensabile. Orologio, eterno status symbol Sotto il segno della tradizione anche Fibo, azienda che nasce italo-svizzera una cinquantina d anni fa e che si caratteriz-

18 19 za fin da subito per la produzione di bracciali per orologi. Attualmente l azienda serve un mercato medio alto ed è presente in Italia con alcuni marchi prestigiosi, oltre che in tutta Europa, in Usa e Giappone. È il movimento che rappresenta l essenza dell orologio spiega Daniele Mantuano, responsabile commerciale della Fibo. La cassa e il bracciale rappresentano la parte visibile e nella maggior parte dei casi a proporre lo stile è proprio l Italia. Le linee più attuali? Le cosiddette casse di forma, fanno sapere alla Fibo, vale a dire quelle rettangolari o quadrate. Mentre la forma tondeggiante è un po in ribasso. Al contrario del bracciale integrato che incontra i gusti dei consumatori. Si tratta cioè di orologi in cui la cassa continua il disegno del bracciale. Il design evolve però molto velocemente precisa Mantuano perché è soggetto ai dettami della moda. Quanto alle politiche di marketing, ci pensano i marchi; per quanto ci riguarda facciamo prodotti non identificabili. È dunque il marchio a compiere la magia che trasforma un oggetto anonimo, anche se eseguito a regola d arte, in qualcosa di ambito. E l orologio, una volta griffato, diventa status simbol. Sì, l orologio fa ancora status riprende Mantuano altrimenti la Rolex non venderebbe più. Pensiamo poi ad aziende come la Sector che propone orologi in acciaio e punta la sua campagna promozionale sugli sport estremi. La marca è insomma una sorta di calamita che attira anche il consumatore meno esperto in materia di orologi. Si vende tutto quello che è pubblicizzato afferma Giandomenico Bertoncello, tito-

19 VICENZA PRODUCE 20 lare di Orobase International, azienda orafa che destina appena il 4% della produzione agli orologi e che comunque ha accettato di far parte del consorzio Orowatch. Tutto è nato da un certo tipo di bracciale che l azienda produce da alcuni anni e che si adatta bene anche come cinturino di orologio. Abbiamo così iniziato a produrre una linea di orologi in oro da donna del peso di circa 20 grammi spiega Bertoncello con movimenti malesi e casse costruite da un azienda di Brescia. Sono orologi di buona qualità e dal prezzo contenuto, ideali per chi desidera fare un regalo di classe senza spendere grandi cifre. Ma, ripeto, la nostra è una produzione limitata, ed esclusivamente di orologi da donna, che vendiamo bene soprattutto negli Stati Uniti e Panama. Ma se quella degli orologi a Vicenza è una tradizione che ha cominciato a muovere i passi nel dopoguerra, c è anche chi ha iniziato a produrre da poco. È il caso di Menegatti, azienda che produce articoli in argento, e che proprio dallo scorso anno ha intrapreso il cammino degli orologi. Produciamo soltanto bracciali spiega Ida Menegatti, responsabile del settore acquisti mentre acquistiamo altrove la cassa e il movimento. Si tratta di bracciali naturalmente in argento e con una lavorazione speciale, a tubo ritorto, sui quali montiamo anche pietre naturali e semipreziose: topazi azzurri, citrini, granati. O ancora accostiamo all argento motivi in oro giallo. La neonata linea di casa Menegatti è stata battezzata Il tempo e comprende orologi dalle linee più diverse, alcune classiche altre più grintose. Sono comunque orologi destinati ad una fascia medio alta di consumatori riprende Ida Menegatti il cui prezzo è abbastanza alto proprio perché all argento si sposano le pietre e talvolta anche l oro. In alcuni modelli, inoltre, l argento del cinturino viene lavorato in maniera tale da sembrare un vero e proprio tessuto. Per questa azienda che ha fatto dell argento il fiore all occhiello della sua produzione, la parola

20 Il consorzio che segna il tempo di Vicenza Un capitello palladiano sopra la scritta Le temps de Vicence. Il tempo si sposa con l architettura nel logo che il consorzio Orowatch ha scelto per distinguere i propri orologi sul mercato. Orologi interamente fabbricati a Vicenza e che attraverso questo marchio esprimono quella qualità che ha sempre rappresentato il fiore all occhiello della produzione di questa città. Un consorzio di tutela, dunque, quello fondato nel gennaio 1996 sotto l egida dell Associazione Industriali, a cui attualmente aderiscono otto aziende vicentine che producono casse e bracciali per orologi. Prima del 96, a dire il vero, il marchio che veniva impresso sui quadranti degli orologi prodotti a Vicenza e non destinati alle griffe internazionali, era Génève. Non troppo gradito agli svizzeri, per la verità, per i quali si trattava di un marchio che rischiava di confondere il consumatore, convinto magari che l orologio in questione fosse interamente svizzero. Ma c è di più. Un accordo sottoscritto a Madrid vieta di etichettare un orologio come svizzero se il 75% del suo valore non viene realizzato in Svizzera. E dal momento che l orologio Génève veniva prodotto per tre quarti del suo valore in Italia il marchio risultava illegale. È così che Génève è stato sostituito da Le temps de Vicence, marchio che ha spazzato via ogni ambiguità, riportando chiarezza tra le parti in causa. L obiettivo del Consorzio spiega il presidente Agostino Roverato, titolare della Vior è quello della promozione e della valorizzazione del prodotto dell industria orafa vicentina, con particolare riferimento agli orologi, sia in Italia che all estero, attraverso la gestione di un marchio collettivo di qualità. Che viene sponsorizzato nei principali appuntamenti fieristici internazionali e che è diventato sinonimo di creatività, fantasia e qualità. Oltre che di un rapporto ottimale qualità-prezzo. I nostri orologi non vengono venduti a prezzi stellari continua Roverato ma offrono la stessa garanzia di qualità di un orologio di gran marca. Vale a dire lavorazioni accurate, scrupolosa scelta dei materiali, controlli finali severi e attenti. Il marchio Le temps de Vicence consente dunque di riconoscere orologi costruiti a regola d arte, che offrono, oltre alla qualità, anche un design al passo con le ultime tendenze della moda. I modelli spiega il presidente di Orowatch vengono rinnovati di anno in anno a seconda dei più aggiornati dettami della moda. Denominatore comune resta il metallo prezioso: l oro. Che si offre in lavorazioni sofisticate oppure in bracciali lineari ed estremamente semplici, si copre di brillanti o si affianca ai cinturini in pelle nei modelli più sportivi come i cronografi. Attenzione al design, dunque, in questi orologi che rappresentano la quintessenza della qualità made in Vicenza e che, fin dall inizio, sono stati accolti con favore dalla clientela. Del resto l orologio ha un fascino tutto suo, che lo differenzia da un qualsiasi prodotto di oreficeria. Ha sempre rappresentato il regalo per eccellenza nelle occasioni più importanti della vita fa notare Agostino Roverato e gli orologi prodotti dalle aziende che aderiscono a Orowatch offrono al consumatore tre garanzie: qualità, design e prezzo. Requisiti non da poco in un mercato sempre più bombardato da offerte di ogni tipo e in cui spesso la moda con i suoi comandamenti effimeri ha la meglio sulla qualità. 21

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