A CURA DELLA CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA E AGRICOLTURA Di TORINO N. 104 AGOST L ti e! profilo c4l misuratore ottico ili precisione

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Massimo SEGRE GIUSEPPE - amb. manufatti - Torino, via Aquila BUSTICCO GIORGIO - ambulante dolciumi, pasticceria fresca e secca - Torino, via ' FOTO ATTUALITA' BOTTINELLI - fotografie di attualità - Torino, via Saccarelli MORETTA GIOVANNI - amb. calzature - Torino, piazza Repubblica BOSSOLASCO ANNA - combustibili solidi al minuto - Torino, via Nizza via Privata O.L.M.I.T. di BRACCO ALDO - officina meccanica - Torino, via Monte Pertica GARELLA ROBERTO - filati lana cot. maglierie ingrosso - Torino, via Capua F.LLI VERGNANO GIORGIO, TOMMASO, MAR- GHERITA in LONGO fu GIU- SEPPE e MADRE VASTAPA- NE ROSA Ved. VERGNANO fu TOMMASO _ autotrasporti per conto terzi - Riva presso Chieri, via Vitt. Veneto VALENZANO GIULIA - comm. carni ovine - Torino, via Chivasso EDILCARPENTERIA di GROPPO ANTONIO - carpenteria in legno - Carmagnola, via Spanzotti SERRA GIOVANNI - lab. art. cromatura - Torino, via S. Giulia ALBESS di ALBESA- NO, BESSONE & MARTINEN- GO - tipografia in genere - Torino, via Bligny BARTALINI LIDIO - ambulante telerie - Torino, piazza Carlina RANIERI FRATELLI - rivendita pane - Torino, via Baretti AGHEMO PIETRO - trattoria e commestibili - S. Fr. al Campo, borg. Coriasco COLORIFICIO MONVISO di ARRO' INES - comm. colori, vernici, pennelli, affini - Torino, via Cottolengo SAGGESE LUIGI fu RAF- FAELE & SAGGESE RAFFAE- LE - fabbric. e comm. ingrosso saponi, liscive e affini - Torino, corso Giulio Cesare CAVALLO DOMENICO - muratore - Oglianico, via Salassa CHIAROVANO SILVIO - muratore - Castellamonte, via M. D'Azeglio CARBONATTO ANTONIO - macelleria carne bov. fresca - Cuorgnè, v. C. Nigra RIVOIRA ALDO - panetteria, commestibili, mercerie e affini - Villarpellice, piazza Jervis CESCONE MARCELLINA fu LUIGI & FIGLI - comm. e riv. pane - Luserna s. Giovanni, via Bausan PEIRA & LOCATELLI - verniciatori - Torino, via Oslana VENTERELLA GIOVAN- NI & VINCENZO F.LLI - falegnameria - Torino, via Beinasco FRACASSA COSTANTI- NO - amb. uova, polli e conigli - Torino, via Veneria BORGHESE CARLO - macchine cucire e moto, comm. Moncalieri, via Genova COPPA ALBERTO - vend. art. per calzolai - Torino, corso Marconi RINALDI PIETRO - falegname, sediaio - Torino, via Agudio PAPURELLO SECONDO - amb. calzature - Torino, via Leiny ASTIGIANO EDOARDO - riparaz. automobili - Torino, v-ia Freidour BRIOLA MARIO - ingrosso imball, per frutta e verdura - Torino, corso Vercelli BELLINO EMANUELE - nettezza urbana - Moncalieri. via Pastrengo VALENTI GIOVANNI - fabbro, fucinatore - Torino, via U. Palli TRICERRI VINCENZA - stiratrice - Torino, via Villa della Regina VISETTI NICOLA - muratore - Torino, via Dante di Nanni ROCCATI DOMENICO - amb. polli e conigli - Torino, corso Toscana BATISTONI ALDO - amb. calzature - Torino, via Morosini FESTA EUGENIA VIR- GINIA - copisteria - Torino, piazza Pai. di Città 6/E MUSSOTTO TERESA in CORDERO - osteria, trattoria - Torino, via Nizza RIVA LETIZIA - mercerie al minuto - Torino, via Torricelli VOLPE NILDE - trattoria con alloggio. Torino, corso Vercelli CHIAVACCI ALESSAN- DRA - caffè - Torino, corso Casale SERRA SILVIA - comm. art. di abbigliamento - Torino, via Sacchi MARCOLI GIUSEPPE - art. tubista idraulico - Torino, via Tripoli, Case Basse ALICE DOMENICA - comm. generi di salumeria - Torino, piazza della Repubblica MO ME T MODELLI MECCANICI TORINO di CI- RAVEGNA DONATO - modellatore artigiano di modelli oer fonderia - Torino, via Madama Cristina PELLETTERIE C. PA- TRUNO di PATRUNO CAMIL- LO _ comm. art. di pelletterie e ombrelli - Torino, via San Secondo 40. * COFFARO SALVATO- RE - sartoria per uomo - Torino, via P. Tommaso SCAMUZZO LUIGINA - pettinatrice - Torino, via Artisti SIVINO MARGHERITA - sartoria donna - Torino, piazza S. Carlo VAIRO GIOVANNI - ambulante libri e cancelleria - Torino, via Po SARACENI ELISA - ambulante fiori - Torino, via Moncrivello BONADA ELVIA - ambulante maglierie e cravatte - Torinri, via S. Anselmo GARASSANO ANNA MARIA - vendita pasta alimentare fresca e secca - Torino, via Aquila MARI MARIO - generi da pastaio al minuto - Torino, via P. ViUari FREDELLA ROCCO - appalti di Ferrovia Servizio facchinaggi merci ecc. - Torino, via Pacchiotti CAMICERIA VIGNA di MESA DOMENICA - confezione biancheria per uomo - Torino, via Napione BRENA ANGIOLINA - mercerie e chincaglierie - Torino, via La Thuile CASTAGNERI & COZ- ZANIGA, soc. di fatto - lavorazione attrezzature occhiali da sole - Torino, via F. 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Cesare MONDO & MONTALDO Tappeti per Auto Viplex soc. di fatto - lavorazione tappeti per auto in materia plastica - Torino, via Aosta FOTO LABORATORIO CARPI di CARACRISTI LUI- GI PIZZORNI ADRIANO & CHIESA EMILIO soc. di fatto - lab. art. di fotografia - Torino,' via Pellice CAMBURSANO & GA- RIGLIO soc. di fatto - impresa costruzioni edili - Torino, via Lamarmora GALLOSCAR - GAL- LIONE LOSCO SCARPINATO soc. di fatto - rip. meccaniche in genere - Moncalieri. via Zara COOPERATIVA CEREA- LICOLA s.r.l - favorire lo sviluppo aziende agricole dei soci - Pianezza AMBROSETTI SERVIZI STRADALI soc. acc. semp. - autotrasporti - sede Como, filiale Torino, via Cellini COMPAGNIA TECNO BIOCHIMICA s.r.l.. fabb. comm. di specialità medicinali - Torino, corso Rosselli TESSOL s.r.l. - comm. tessuti e rappresentanze affini - Torino, via Carlo Alberto VENANZIO LANDI Impianti termici Idrici e sanitari soc. di fatto - Torino, via M. Cristina CAFFARATTI ERMENE- GILDO - panetteria - Luserna S. Giovanni BRUSASCA MARIA - commestibili - Torino, via Parma NEBIOLO PIERINA - osteria - Torino, corso Vercelli BOSTICCO ILDA - caffè - Torino, corso Orbassano RODOLFO & DOTT. BRUNO POME' s.r.l. - comm. rappresentanze di articoli elettrici tecnici e affini. Torino, corso Orbassano MUSSO GIUSEPPE - riv. pane pasticceria osteria - Torino, via Moptaldo I.T.A. IMPR. TOR. AU- TOTRASP. di ROVERO RIC- CARDO - autotrasp. - Torino, via Sem,pi ne ZAN BIANCA - comm. generi aliment. - Torino, via Giordano Bruno BARRICELLI ANNA ved. ANTONACI - comm. pratiche auto - Torino, via C. Alberto MARCHIO PAOLO - E- lettrauto - Torino, via Bonafous DRUSI LIDIA IN MAS- SOLO - maglierista - Torino, piazza Carducci BELLOCCHIO BARTO- LOMEO - tessitore - Chieri, vicolo Macelli CORUZZI ALDO - amb. formaggi, salumi, latticini - Torino, corso Brescfa GOTTA PIERINO - rivendita pane e pasticceria - Torino, v. Leiny CABRINI CARLO - amb. saltimi, formaggio, scat. ecc. - Torino, c. Reg. Margher TRAFFANO SEBASTIA- NO - vend. vini all'ingrosso - Bussoleno, piazza IV Novembre TESTA GEOM. GIO- VANNI - art. edile - Torino, via Oslavia VISENTIN ELISABET- TA - cancelleria al minuto - Torino, via Nizza 33.

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TUBI GOM- MA AFFINI s.r.l. - prod. vend. art. gomma - Torino, via Don Bosco RINALDI ARMANDO - latteria - Torino, via Chiomonte CROSETTO GIANPAO- LO - commiss, in borsa - Torino, via Monte di Pietà GIEFFE di FAGONE LUIGI - fabbr. e comm. profumi - Torino, via Morgari UBERTO ALBINA - mere, e chine, al minuto - Torino, via Vittoria TRECATE & GOBBI - comm. art. cancelleria e libri - Torino, via Po CERUTTI GUGLIELMO rappresentante - Torino, corso Ferrucci FALANESCA PIETRO - ingrosso carta da macero e stracci - Torino, via Stresa num ROGGERO ANTONIET- TA - vend. profumeria - Torino, via Di Nanni BLENGINO MARIA in DEVALLE - amb. burro e formaggi - Torino, via San Massimo AIRES ANGELA - salumeria al minuto - Torino, piazza Repubblica mere GUIDI PRIMO - vend. carni ovine al minuto - Torino, p.zza Repubblica mere MERAFINA RACHELE - salumeria al minuto - Torino, piazza Repubblica mere PIGNATA PIETRO - vend. carne bovina fresca - Torino, piazza Repubblica mercato SORASSO LODOVICO - costruz. e riparaz. case - Beinasco, fraz. Borgarettto, via Montanaro EZZU EMILIA - pettinatrice - Torino, via Ormea num. 36. j VACCA FILIPPO - ambulante manufatti - Torino, via G. Pacchiotti RAMELLA BERNARDO - off. per attrezzi agr. e trebbiat. cereali - Grugliasco, via Gen. Perotti SALVAI GIOVANNI - vend. maglierie, calze, filati all'ingrosso - Torino, via Alfieri MATTEIS SALVATORE - comm. e confez. bianc. e camic. per uomo - Torino, via P. Bello 45/A MUZIO MIRELLA - drogheria al minuto - Torino, piazza Repubblica mere. Est MELLANO LUIGI - commercio vino in ree. chiusi e ingrosso - Torino, via Almese TORCHIO ALDO. 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Doria BOSCOLI ANTONIO - costruzione serramenti in ferro - Torino, via Favria 2 D ANTONIA BAGNALA- STA - autotrasporti - Torino, via Bertela FAVERO EMILIO - art. elettrodomestici e radio rip. apparecchi radio e impianti elettrici - Caselle T.se, via Torino ZANZONE FRANCESCO - laboratorio art. fabb. penne stilografiche - Settimo T.se, via San Martino BALBONI ROSINA - stiratrice tintoria - Torino, via Gioberti CARETTO CESARE - vendita generi alimentari coloniali - Torino, via Cortemiglia num BERSAL di BERTOGLIO & SALVAY Soc. in nome coli. - assunzione di rappresentanze per conto di case nazionali ed estere _ Torino, corso Novara Soc. per az. 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Cristina DELPERO GUIDO - ambulante frutta verdura pescheria - Beinasco BELLI CARLO - ambulante art. per cani custodie per bocce cinghie ecc. _ Torino, corso G. Cesare PRONE ANTONIO - autotrasporti - Macello PASCHERO UMBERTO - vendita vino ingrosso - Cafasse VINCENZO ROBECCHI _ industria edile - sede Milano, via Ailanti 5/7; cantiere Torino, v. G. Bruno presso Fiat FARONI FRANCO - costruzione accessori auto stampaggio gomma - Noie C.se FABBRICA ACQUE GASSATE di CORTESE ROSA - fabb. aranciate gazose e seltz - Valperga, via F. Dubi DELMASTRO TERESA - frutta verdura al minuto Moncalieri, via Cavour OSELLA GIUSEPPE - salumeria - Torino, p. Repubblica, Mercato ICSI IMPRESA COSTRU. 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Sovietica FLOREAN GIOVANNI - edile carpentiere - Torino, via Fossata DOSSENA GIOVANNI - ambulante acciughe a] minuto 1 - Torino, corso Regio Parco MARTEL GIOVANNI - lavori in cemento e vendita materiali da costruzione edilizia - Torino, via Riva del Garda MARUCCO GIUSEPPINA in VERCELLONE - calzature in genere - Moncalieri, via Carignano BRUNO GIUSEPPE - vendita articoli sportivi cicli e motocicli - Torino, via Passo Buole SCAVINO LEONARDA - vendita vini in recipienti chiusi ingrosso - Torino, via G. Vernazza ARGENTERÀ Soc. resp. lim. - sovvenzione finanziamento di imprese commerciali - Torino, via D. Bertolotti F T C FABBRICA TU- BI CEMENTO di FAVARO & ANGELINO Soc. di fatto - fabbrica tubi cemento - Piscina O. F. I. 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Firenze IMMOBILIARE EMILIA- NA TORINESE soc. per az. acquisto ricostruzione e amministrazione di uno stabile sinistrato - Torino, via Garibaldi MASOERO CAROLINA - vendita ferramenta e articoli casalinghi - Grugliasco, reg. S. Maria GOBETTI CARLO - carburanti e lubrificanti - Torino, corso G. Ferraris ang. v. Cassini MARGARINI LETIZIA - drogheria - Torino, via Nizza num FUMERÒ DOMENICA - ambulante dolciumi - Torino, via Tripoli CORAGLIA BERNAR- DINO - parrucchiere - Torino, via Cernaia BRUNO SEVERINA - rivendita pane pasticceria - Torino, via Monterosa S I L I T SOC. ITAL. LA- VORI INDUSTRIA TORINO di CLAVENZANI & ANGELINI soc. di fatto - prestazione d'opera presso terzi - Torino, via Mazzini BREUZA MAURIZIO - muratore - Perosa Argentina, fraz. 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Veneto VIOTTO GIUSEPPE - costruz. edili - Rivoli, via Leo Colombo MUSSATTO & PINARDI Soc. di fatto - lav. mobili metallici - Torino, piazza Don Albera BASSINO NICOLA - calderaio - Torino, via Cuneo FURNARI CONCETTA in GULINO - amb. frutta e verdura - Torino, corso R Margherita BECCARIA NATALINA - riv. pane e pasta - Torino, via Ceresole MARTINI TERESA - mercerie - Torino, via Stampatori PINTO GIUSEPPE - riparazione materiale radio elettrico e comm. app. radioelettrici - Torino, piazza Statuto LAVANDERIA MODER- NA dei F.LLI SCIACCALUGA Soc. di fatto - lavanderia meccanica - Torino, via F. Carle BOSCOLO IVONE - torneria meccanica - Torino, via P. Rossa LIMONE VITTORIO - rip. carrozzeria - Torino, via Brunetta PETTINELLI RODOLFO - verniciatori a spruzzo _ Torino, via Arquata RUBIOLA MARIA - pelletterie, valigerie - Torino, via A. Cecchi GIOVANNELLI LOLA - ingrosso stracci - Torino, corso P. Oddone SILVA LUISA in COMBA - mobili al minuto - Torino, via Montebello SOCIETÀ' IMMOBILIA- RE VALBRUNA S.R.L. - l'acquisto e la gestione beni immobili - Torino, via Cristalliera BURDESE G. & C. di GIOVANNI E LUIGI BURDESE Soc. di fatto - officina meccanica SONA G. BATTISTA - concimi, mangimi, sementi, ecc. - Vinovo, via S. Cottolengo COSTA EMMA - mercerie, filati - Torino, via P. Micca RUBIOLO MARIA - riv. pane - Torino, corso Racconigi SCAGLIA LUIGIA - biscotti, dolciumi, ecc. - Torino, via M. Cristina MEZZOGORI GAETANO - macchine cucire - Torino, via Vibò GALLERIA DEL LIBRO S.R.L. - commercio libri - Torino, via M. Vittoria BORGE GIUSEPPE - artigiano edile - Volpiano, via Umberto P _ MIGLIORE ANNA in QUAGLIOTTI - autotrasporti c/ terzi - Torino, via Saliceto 15. (Continua a pagina 65)

10 MENSILE CRONACHE ECONOMICHE OELLA m CAMERA E A U G U S T O A R R I G O PROF. AVV. A N T O N I O SITUAZIONE DEI MERCATI B A R G O N I B O R D I N C A L A N D R A C L E M E N T E PROF. DOTT. S I L V I O PROF. DOTT. F. D I R E T T O R E COMMERCIO TORINO DOTT. DOTT. DI AGRICOLTURA PROF. DOTT. CURA INDUSTRIA DI DOTT. A C E L I D O N I O G O L Z I O PA L AZ Z I-TR IV E G I A C O M O LLI F R I S E T T I R E S P O N S A B I L E S O M M A R I O Pagina Movimento anagrafico 5 Situazione dei mercati 8 L'Unione E u r o p e a (lei P a g a m e n t i nel suo primo a n n o di vita (F. Carino Canina) t> L'inizio della nostra «rivoluzione industriale» (A. Fossati) 12 Richardson, Wriglit e N e u t r a pionieri della casa comoda ( * * * ) La situazione dell'industria meccanica europea (G. Cosmo) 21 Oreficeria a Torino ieri e oggi (jl. Volmi) 23 Notiziario estero 29 Fiori che volano e fiori a piedi ( F. Saja) 31 Metà del ' Le prime «linee» delle ferrovie piemontesi (B. Zezzos). 38 Dalla Malesia - Lettere d'oltre confine ( J. Galloway) 43 Rassegna tecnico-industriale (Osserv. industriale della C. C. L A. ) mondo offre e chiede 54 P r o d u t t o r i italiani 5< ITALIA. Nella parte dedicata a i mercati internazionali avvertiamo che questi sono ad u n a svolta che conduce, con ogni probabilità, a nuovi rincari di prezzi. Ma l'economia italiana ha dimostrato negli ultimi anni di seguire assai lentamente le fasi ascendenti della congiuntura mondiale, e ben più rapidamente le fasi discendenti. Onde è lecito presumere che le quotazioni nazionali non si sposteranno troppo dall'equilibrio attuale. Non si trascurino tuttavia questi altri fattori interni: tendenza al peggioramento del disavanzo statale; aumento della moneta in circolazione, che nei mesi estivi ha fatto f r o n t e a i previsti pagamenti degli ammassi e che continuerà forse ad espandersi fmo a l massimo annuo di dicembre; rivalutazione delle retribuzioni ed applicazioni del sistema della «scala mobile» ad estese categorie di lavoratori; eventuali ritocchi di tariffe e prezzi bloccati. P e r contro, l'aumento della produzione, in parte avviata a l magazzino, costituisce u n a riserva di offerta capace di fronteggiare anche u n più elevato livello di domanda. P e r il m o m e n t o le nuove tendenze sono state avvertite solo dai m e r c a t i speculativamente più sensibili, come quello dell'oro. Il prezzo libero di questo metallo, infatti, al ribasso d a l febbraio 1951, ha invertito l a sua m a r c i a dalla metà di agosto. I più recenti aumenti dei prezzi all'ingrosso di certe d e r r a t e alimentari, prodotti chimici, minerali e metalli, sono così moderati e poco diffusi da non poter essere considerati, finora, veri e propri sintomi congiunturali. Ma le ripercussioni del f e n o m e n o sul livello generale dei prezzi sono cosi complesse da consigliarci a non azzardare u n a previsione. ESTERO. La schiarita nella situazione i n t e m a zionale è stata breve, e d il nuovo inasprirsi delle relazioni tra l e grandi potenze coincide con l'avanzare della diminuzione degli stocks accumulati nei p r i m i tempi della guerra coreana. I prezzi mondiali delle m a t e r i e per l'industria h a n n o avvertito prontamente le rinnovate pressioni della domanda, m e n t r e i prezzi delle derrate alimentari si sono m a n t e n u t i più calmi. Ma poiché anche i noli sono r i n c a r a t i (dopo i ribassi dei p r i m i mesi estivi), d paesi importatori, come l'italia, soffriranno un g e n e r a l e inasprimento dei prezzi di importazione, sempre che le tendenze ora p r e annunciate t r o v i n o conferma nei mesi prossimi. A nostro parere, l a maggiore sostenutezza nei m e r cati mondiali, p e r quanto preoccupante, n o n dov r e b b e provocare conseguenze cosi sfavorevoli come nella seconda m e t à d e l Ciò perchè la offerta è oggi meglio p r e p a r a t a a soddisfare la domanda; gli Stati Uniti vigilano affinchè le quotazioni non r i n c a r i n o più dell'inevitabile; negli stessi Stati Uniti, in G r a n Bretagna e altrove le m i s u r e adottate p e r restringere i consumi di m a t e r i e p r i m e scarse sono severe ed efficaci; l'international Materials Conference (I.M.C.) e la Conferenza del C o m m o n w e a l t h p e r le m a t e r i e prime, nella loro qualità di organi intergovernativi, oper a n o con oculatezza. R a m m e n t i a m o che l'italia è m e m b r o del gruppo centrale dell'i.m.c. e partecipa ai seguenti comitati: rame, piombo e zinco, zolfo, cotone, lana e carta.

11 L'UNIONE EUROPEA DEI PAGAMENTI NEL SUO PRIMO ANNO DI VITA I FRANCESCO CARINO CANINA 1 - I PAGAMENTI HVTEItEKROI>EI 'VEJL DOPOGUERRA Chiuso ormai il primo anno dell'unione europea dei pagamenti e pubblicate le cifre della situazione alla fine di giugno, è possibile dare un primo giudizio sui risultati raggiunti e sulle future possibilità dell'unione stessa. L'U. E. P. era stata costituita l'anno scorso ed era l'ultimo di una serie di schemi per i pagamenti i quali sempre più nettamente tendevano a riportare su binari di normalità la situazione commerciale e valutaria dell'europa. Il primo accordo per le compensazioni monetarie multilaterali fu, infatti, concluso nel novembre 1947; ma la sua importanza fu assai limitata, sia per il ristretto numero di membri permanenti (Belgio-Lussemburgo, Francia, Italia, Paesi Bassi e Bizona, mentre Austria, Danimarca, Gran Bretagna, Grecia, Norvegia, Portogallo, Svezia e Zona francese in Germania vi partecipavano quali occasionali), sia per gli scarsi mezzi a disposizione e per i molti intralci agli scambi allora esistenti. Seguirono, per il e per il , i due accordi per i pagamenti e le compensazioni fra paesi europei, conclusi nel quadro dell'e.r.p., i quali, grazie al sostanziale appoggio statunitense ed a motivo del migliorato clima commerciale, rappresentano un'importante tappa sulla via della normalizzazione dell'economia europea. L'U. E. P., il cui accordo fu firmato il 19 settembre 1950 con effetto retroattivo dal 1 luglio, si avvicina ancor più dei similari accordi che l'hanno preceduta ad una situazione di multilateralismo nei pagamenti, essendo, da un lato, cadute molte delle restrizioni relative ai «diritti di disposizione», sostituiti, in pratica dalle «posizioni iniziali» e, dall'altro, ulteriormente migliorata la situazione nel campo degli scambi. La liquidità dell'unione è stata, poi, facilitata da un'assegnazione di 350 milioni di dollari da parte dell'e.c.a., nonché dall'immediatezza dei versamenti in oro o in dollari richiesti ai paesi debitori. Senza dilungarci nell'esame dettagliato delle varie disposizioni sul funzionamento dell'unione (1), basterà ricordare, per facilitare la comprensione delle varie tabelle, che i conti di questo organismo vengono espressi in unità di conto di valore pari a 1 dollaro U.S.A. Ad ogni paese è stata attribuita una quota, che rappresenta il limite massimo del suo avanzo o disavanzo contabile dal 1" luglio 1950 in poi; quest'ultimo può venir compensato mediante crediti dell'unione oppure versamenti d'oro (o dollari), secondo determinate proporzioni. Analogamente, i paesi che risultano in attivo concedono crediti e ricevono pagamenti in oro (o dollari). Ai paesi considerati creditori o debitori strutturali è stata, poi, assegnata una «posizione iniziale» rispettivamente passiva o attiva, quasi sempre a titolo gratuito, da utilizzarsi, di norma, prima delle quote. Il sistema è completato dalle cosiddette «risorse esistenti» le quali rappresentano i saldi commerciali non consolidati esistenti fra alcuni paesi all'inizio dell'attività dell'unione (quali, ad esempio, i nostri crediti verso la Gran Bretagna), saldi che, sotto determinate condizioni, possono venire utilizzati dai paesi interessati. (1) Se ne veda un'accurata analisi sulla XXI Relazione della Banca dei Regolamenti internazionali, pag. 219 e seguenti. Tabella n. 1 L'U. E. P. alla fine del primo (cifre in milioni di dollari) Quota Austria 70 Belgio-Lussemburgo 360 Danimarca 195 Francia 520 Germania Occ. 320 Gran Bretagna 1060 Grecia 45 Islanda 15 Italia 205 Norvegia 200 Paesi Bassi 330 Portogallo 70 Svezia 260 Svizzera 250 Turchia 50 Posizione iniziale , , Totale 104, ,2 66, ,2 272, , , ,3 + 11,1 65,9 anno Saldo al 30 giugno 1951 Posizione iniziale , Mezzi di regolamento Crediti accordati ( + ) o ricevuti ( ) + 147,4 61, ,6 182, , ,6 + 36,5 44,3 + 11,1 28,2 Oro ricevuto ( + ) o versato ( ) 24,1 + 75,4 5,5 + 45,6 90, ,3 3-65,4 + 22,5 12.'

12 2 - CREDITORI E DERITORI A1LU.B.P. Alla fine del primo anno di attività, Gran Bretagna, Belgio-Lussemburgo, Francia, Portogallo, Italia, Svizzera risultano in attivo, mentre Germania Occidentale, Paesi Bassi, Grecia, Austria, Norvegia, Danimarca, Turchia, Svezia e Islanda chiudono in passivo. Questa situazione si presta, per alcuni paesi, ad interessanti considerazioni. La Gran Bretagna o, meglio, l'area della sterlina perchè le operazioni all'u.e.p. riguardano l'intera area valutaria britannica ha terminato il primo anno dell'unione con un saldo attivo di 522 milioni di dollari, coperti per 150 milioni dalla «posizione iniziale» debitrice attribuitale, per 80 milioni da trasferimenti d'oro e per 292 milioni da crediti accordati all'u.e.p. Quest'avanzo risulta ancora più elevato, se si tien conto delle «risorse esistenti» in sterline che i suoi creditori hanno dovuto impiegare durante il periodo considerato, per un controvalore di 85,7 milioni di dollari. La Gran Bretagna, ad ogni modo, si trova in credito di oltre 100 milioni di sterline verso l'unione dei pagamenti, posizione, questa, abbastanza pesante ma che in maggio e in giugno si è sensibilmente alleggerita dato che i saldi di questo paese presso l'u.e.p. sono risultati passivi. Si può, di conseguenza, affermare che, in un caso importante e significativo come quello della Gran Bretagna, l'unione è riuscita nella sua finalità di contenere gli squilibri della bilancia dei pagamenti, evitando gli intralci e le restrizioni agli scambi a questi conseguenti. Alla fine di aprile, infatti, il saldo attivo britannico, in seguito alla favorevole congiuntura sui mercati mondiali delle materie prime, aveva superato i 600 milioni e la situazione poteva destare qualche preoccupazione, anche se il limite massimo (1060 milioni di quota di posizione iniziale) era ancora lontano; ma con le Tabella n. 2 La situazione della Gran Bretagna (area della sterlina) all'u. E. P. (cifre in milioni di dollari) (Quota: 1060; posizione iniziale debitoria: 150) Saldo attivo (+) o passivo ( ) nel periodo Situazione alla fine del periodo «Riserve esistenti» in sterline utilizzate ria paesi dell' U. E. P. ( + ) nel periodo Luglio-Sett ,7 + 79,7 + 17,1 Ottobre + 210, ,6 # 13,1 Novembre + 96, ,2 0, 1,4 Dicembre + 45, ,0 + 11,3 Gennaio , ,4 + 16,9 Febbraio + 74, ,4 + 20,3 Marzo + 9,4 -)- 548,8 + 5,5 Aprile + 52, ,8 Maggio 27, ,6 Giugno - 51, ,0 riduzioni intervenute negli ultimi mesi e con quelle che presumibilmente seguiranno nei prossimi, essa tende ormai a ritornare su posizioni di maggiore equilibrio. Analoga a quella britannica è la situazione della Francia: l'attivo di questo paese andò crescendo sino al marzo allorché superò i 270 milioni contro una quota di 520 milioni, per ridursi, durante i mesi seguenti, a 195. Dato che alla Francia, la quale negli anni precedenti aveva avuto una bilancia dei pagamenti tendenzialmente passiva, non erano state attribuite «posizioni iniziali», la somma venne coperta in parte mediante trasferimenti d'oro ed in parte mediante crediti accordati all'u.e.p. Altro importante creditore è il Belgio-Lussemburgo, i cui elevati saldi attivi provengono, però, principalmente, dal cronico sbilancio degli scambi con i Paesi Bassi. E', questo, uno dei principali problemi alla cui soluzione tendono da tempo, ma con scarsi risultati, i paesi del Benelux: i 252 milioni di attivo sono stati, frattanto, coperti per 29,4 milioni dalla «posizione iniziale» passiva attribuita al Belgio, e per il resto da trasferimenti d'oro e da crediti. Questi ultimi rappresentano una cifra notevole anche per un paese ricco qual è il Belgio, tanto più che questo paese ha già accordato, a varie riprese, importanti crediti ai Paesi Bassi. La continua tendenza all'aumento del saldo attivo, non interrotta neppure dalle recenti flessioni sui mercati delle materie prime, rende la situazione belga all'u.e.p. degna di attento esame. Scarsi commenti richiede la posizione del Portogallo e della Svizzera che, con l'italia, completano la serie dei paesi creditori. Della situazione del nostro paese, la quale più direttamente ci interessa, parleremo, invece, a conclusione di questo scritto. Tabella n. 3 La situazione della Germania all'u. E. P. (cifre in milioni di dollari) (Quota: 320; credito e limite supplementari: 180) 1 Saldo attivo H ) o passivo (- ) nel mese Situazione alla fine del mese Luglio ,6 28,6 Agosto 53,3 81,9 Settembre 91,5 173,4 Ottobre 116,1 289,5 Novembre 34,7 324,2 Dicembre : 32,5 356,7 Gennaio ,1 398,8 Febbraio! 58,3 457,1 Marzo f 11,3 445,8 Aprile + 45,1 400,7 Maggio 4-81,1 319,6 Giugno -H 46,8 272,8 Il caso degno di maggior rilievo fra i paesi debitori è costituito dalla Germania. L'entità del saldo passivo tedesco è andata progressivamente crescendo e nel novembre veniva superata la quota fissata all'u.e.p., cosicché si rendeva necessaria la concessione da parte di questa di un credito supplementare di 120 milioni di dollari, collegato con l'impegno da parte tedesca di integrare, mediante 60 milioni tratti dalle proprie risorse, la copertura del successivo disavanzo. La situazione continuava, però, a peggiorare sino al febbraio, allorché la Germania aveva un passivo di 457 milioni, ammontare assai vicino al limite di 500 milioni rappresentato dalla quota, dal credito supplementare e dalle risorse tedesche poste a disposizione. Essa appariva, indubbiamente, grave, anche se determinata da motivi specifici e ben identificati, come l'insufficienza della quota attribuita alla Germania, i forti acquisti di materie prime e la concessione di forti dilazioni nei pagamenti nelle esportazioni di macchinari. I drastici provvedimenti restrittivi presi dal governo di Bonn riequilibravano, però, in breve tempo, la situazione: alla fine di maggio il credito supplementare era integralmente rimborsato ed a giugno il passivo tedesco era ridotto a 273 milioni, cifra che, con ogni probabilità, si ridurrà ancora nei prossimi mesi. Più grave appare, invece, la posizione dei Paesi Bassi, i quali, con una serie ininterrotta di saldi passivi, gravi soprattutto dopo le restrizioni commerciali tedesche, hanno raggiunto un disavanzo complessivo di 271 milioni, cifra prossima, nonostante la «posizione iniziale» creditrice di 30 milioni, alla quota di 330 milioni. La situazione degli altri paesi debitori è, invece, generalmente meno critica: infatti, essendo essi stati considerati, per la maggior parte, come «debitori strutturali» hanno ricevuto sostanziali «posizioni iniziali» attive, che coprono parzialmente il disavanzo. Caratteristica, fra questi, la posizione della Svezia la quale, considerata originariamente come «creditrice strutturale», ha chiuso il primo anno U.E.P. con un disavanzo di 44 milioni. 3 - LA POSIZIONE DELL'ITALIA Come si è rilevato, l'italia risulta fra i paesi creditori: si tratta di un saldo di limitato ammontare, sia dal punto di vista assoluto, sia in rapporto al livello dei nostri scambi con

13 l'estero che si rispecchia nella quota attribuitaci. Nella limitata entità di questa cifra, come in genere nell'andamento della situazione durante i vari mesi, è evidente il riflesso di un certo controllo da parte delle nostre autorità valutarie. Infatti, dopo i primi tre mesi, chiusi, nel loro complesso, in lieve attivo, sono incominciati i disavanzi determinati dalla necessità di forti acquisti di materie prime a prezzi crescenti; ma, nonostante tutto, non è stato mai superato il 20 per cento della quota e cioè il limite di 41 milioni oltrepassato il quale, parallelamente Tabella n. 4 La situazione dell'italia all'u. E. P. (cifre in milioni di dollari) (Quota: 205) Saldo attivo (.+ ) o passivo ( ) nel periodo Situazione alla fine del periodo «Risorse esistei! ti» in sterline utilizzate ( ) nel periodo Luglio-Sett ,4 + 2,4 Ottobre 19,5 IV,1 Novembre 17,1 Dicembre - 13,8 30,9 Gennaio ,2 34,1 16,8 Febbraio 6,9 41,0 20,3 Marzo 41,0 Aprile + 6,2 34,8 5,4 Maggio + 18,6 16,2 Giugno + 28,2 + 12,1 ai crediti dell'u.e.p., intervengono versamenti d'oro da parte del paese debitore. L'Ufficio italiano dei cambi ha potuto valersi, a questo scopo, degli elevati crediti in sterline, utilizzati fra il gennaio e il marzo per un controvalore di 42,5 milioni di dollari. Utile possibilità, questa, la quale ci ha evitato la necessità di intaccare le riserve della Banca d'italia, anche se si può -osservare che si tratta di valute incassate anni fa in fase di prezzi bassi ed utilizzate ora in periodo di quotazioni al rialzo: sarebbe, a questo proposito, interessante una valutazione della perdita che alla nostra economia è derivata dagli aumenti dei prezzi in sterline intervenuti dal al A partire dall'aprile, poi, la situazione italiana all'u.e.p. si è invertita conseguenza, questa, della nostra posizione di acquirenti di materie prime e venditori di manufatti ed una serie di crescenti saldi attivi ci ha consentito di riportarci in avanzo. In complesso, quindi, nonostante il periodo anormale e particolarmente delicato per il nostro paese, tributario per la sua attività economica di importanti materie prime estere, la situazione italiana all'u.e.p. si è mantenuta su binari di soddisfacente equilibrio: infatti, anche se si tien conto dei crediti in sterline utilizzati durante il , risulta un disavanzo massimo di 83,5 milioni ed un saldo passivo finale di 30,4.» - ro\< i,r sin\i Le considerazioni sopra esposte consentono di concludere che l'unione europea dei pagamenti si è rivelata un utile strumento ai fini della normalizzazione della situazione valutaria europea, tanto più che essa è stata collaudata da una evoluzione congiunturale assai irregolare: in genere, tale evoluzione, grazie alle «posizioni iniziali» attribuite ai vari paesi, non ha determinato gravi squilibri e «sconfinamenti» al di là delle quote fissate mantenendo una situazione di sufficiente liquidità del sistema. Ciononostante, l'esperienza di quest'ultimo periodo ha messo in risalto varie manchevolezze, alle quali, con probabilità, verrà in parte provveduto modificando taluni dettagli dell'organizzazione. La più evidente insufficienza dell'unione alla quale, peraltro, è stato posto rimedio tempestivamente, anche se temporaneamente, si è verificata nei riguardi della Germania: la quota di 320 milioni di dollari, stabilita, come per gli altri paesi, sulla base del 15 per cento del commercio intereuropeo (visibile ed invisibile) nel 1949, si è dimostrata troppo bassa per un paese che fra l'anno base ed il ha compiuto notevoli progressi economici. Il saldo della Germania è stato, quindi, l'unico a sconfinare al di là della quota rendendo necessari energici provvedimenti restrittivi da parte di quel governo. E' pertanto, allo studio un aumento della quota attribuita alla Germania, la quale verrebbe portata a milioni di dollari. Anche i Paesi Bassi vedrebbero accresciuta la loro quota, oppure riceverebbero un credito straordinario, sull'esempio di quanto è avvenuto per Austria, Grecia e Turchia. Sono, questi quattro, paesi che, per un motivo o per un altro, si trovano in una situazione economica assai difficile: il primo, a motivo della perdita del proprio Impero coloniale e della non ancora completa ripresa tedesca, il secondo per il regime di occupazione al quale è tuttora sottoposto, il terzo per i gravi danni derivanti dalla guerra civile che hanno ancora acuito la tradizionale povertà del suo territorio, l'ultimo per lo sforzo di rimodernamento produttivo e di riarmo al quale sta sobbarcandosi. Questi ed altri eventuali provvedimenti (si parla di una maggiore rigidezza nei confronti dei paesi debitori) adatteranno sempre maggiormente l'unione alle reali esigenze della situazione economica internazionale, e, d'altro canto, dato che questa appare, per il momento, avviata verso una normalizzazione, è presumibile che il funzionamento dell'u.e.p. possa essere nel più soddisfacente che nell'anno precedente. < $ m t c u e r i c a e ò'iftntin SOCIETÀ PER AZIONI - Capitale versato e riserve Lit. 6S SEDE SOCIALE E DIREZIONE GENERALE: MILANO Fondata da A. P. G I A N N I N I Fondatore della BANK OF AMERICA NATIONAL TRUST & SAVINGS A S S O C I AT I O N SAN FRANCISCO, CALIFORNIA T U T T E LE O P E R A Z I O N I DI BANCA I N T O R I N O Sede: Via Arcivescovado n. 7 Agenzia A: Via Garibaldi n. 57 ang. Corso Palestro Agenzia B: Corso Vittorio Emanuele II n. 38

14 L'INIZIO DELLA NOSTRA "RIVOLUZIONE INDUSTRIALE" 1 UNO SGUARDO AUUA SITUAZIONE INDUSTRIALE E AGRICOLA ITALIANA Ci è gradito poter presentare in anticipo alcune pagine della pubblicazione «Lavoro e produzione in Italia» che il prof. Antonio Fossati, ordinario di storia economica nell'università di Trieste, ha di questi giorni consegnato all'editore Giappichelli. In quest'opera, condotta in gran parte su documenti degli archivi aziendali, l'a. esamina il divenire dell'industria italiana dalla metà del 1700 ad oggi, nel quadro della vita economica e finanziaria del paese, nonché i problemi del lavoro venuti nel frattempo a maturazione. Sono ricordate migliaia di aziende e centinaia di pionieri in ogni ramo industriale e un corredo di minute statistiche conforta i temi trattati, per la cui ricerca soccorre u,n compendioso indice degli argomenti. Per cortese concessione dell'a. e dell' editore riproduciamo uno stralcio del capitolo Vili del volume. Chi osserva gli indici del movimento economico del paese tra il '70 e la fine del secolo ne rileva nonostante la depressione quasi venticinquennale gli incrementi notevoli lungo quel trentennio. Il consumo dei combustibili fossili e solidi e di energia elettrica, prevalentemente destinati a scopi industriali, ragguagliato in tonnellate di carbone, era salito da nel 1876 a nel Il valore della produzione mineraria era salito, in lire del 1927 (cioè in base al contenuto aureo della lira dopo la riforma del 21 dicembre 1927), da nel 1876 a nel 1898; la produzione di ferro e acciaio da tonn. a Attivissime, nel meridionale, le saline di Barletta, Trapani, Siracusa ed Augusta. Anche la coltivazione delle miniere di salgemma di Castrovillari in Sicilia dava lavoro a un migliaio di persone, ma i metodi d'estrazione erano sempre antiquati come del resto avveniva nel campo zolfifero. A kw era giunta la potenza installata dell'industria elettrica, e il consumo era già di 26 milioni k'wh. Si erano prodotti ql. di acido solforico, cloridrico e nitrico al 1898 e ql. di materie coloranti. L'industria cotoniera aveva elevato i fusi installati nel 1876 a , aumentando il quintalato di filati da a Da 51 milioni di lire, il valore dei prodotti sale a 304 nel Erano cresciuti i telai meccanici da a e si esportavano ql. di manufatti contro 4169 nel Nel complesso di filati e tessuti se ne erano esportati per ql. nel 1900 contro 1800 nel L'industria laniera possedeva già un centinaio di pettinatrici e i fusi da pettinato eran'o saliti da a (erano diminuiti invece quelli da cardato da a ). Non di molto erano aumentati i telai meccanici (da 6000 a 6307 e ne rilevammo le ragioni), ma l'esportazione aveva raggiunto i 5788 ql. contro 1703 nel Era ancora cresciuto il numero delle bacinelle, nell'industria serica, a (contro nel 1876), ma erano gli ultimi sforzi di questa gloriosa arte italiana che aveva risentito la crisi dei prezzi dei bozzoli, crisi che si innesta nella generale crisi agricola che dopo il 1873 per un decennio, e anche più, turba la vita produttiva e sociale della nazione Più tardi, col nuovo secolo, comincerà la decadenza e la lotta impari con le altre fibre vegetali, e con le potenti concorrenti dell'estremo oriente. La trattura resisteva e da ql. di seta greggia la produzione era ancora salita a In notevole aumento l'esportazione di tessuti e manufatti di seta e cosi pure quella di lino, canapa e juta ). ( ql. contro Più di quattro milioni di persone lavorano nell'industria; ma i dati dei due censimenti del 1881 e del 1901 non sono

15 L'interno di una fonderia nella prima metà dell'ottocento comparabili. Aumenta l'importazione di carbon fossile anche negli anni di crisi causa la più larga protezione. Purtroppo essa contribuì a creare industrie non naturali le quali in regime di libertà si sarebbero liquidate dando luogo a investimenti di capitali in altre produzioni a costi più economici. Ma ciò non essendo avvenuto, la politica di privilegio e di intervenzionismo tenne in baliatico aziende economicamente non sane: e le conseguenze si fanno sentire ancora oggi. La prosperità di un periodo congiunturale favorevolissimo come quello del , nascose nelle pieghe dei bilanci attivi molti errori e molti pesi accumulati negli anni precedenti. La guerra del favorì l'ulteriore ascesa, ma non contribuì a guarire la malattia degli alti costi. L'osservazione vale soprattutto per la siderurgia e in parte per la meccanica, ma non ne restano esclusi altri rami pur tradizionali. Solleva le sorti della produzione di ferro e acciaio, senza migliorarne peraltro i costi, la protezione dell'87, come già abbiamo osservato. Ma ogni monopolio o proibizione tende a distruggere ricchezza, riducendo la rendita del consumatore. Così avveniva nell'industria metalmeccanica. Ad ogni fase di depressione, lungo il periodo , il gravame dei costi si faceva sempre più sentire (erano le spese fisse che non potevano adeguarsi) e la crisi di sovra produzione si manifesta evidente soprattutto in un mercato ancora modesto come il nostro. Le forniture di stato contribuiscono nondimeno a mantenere elevato il ritmo produttivo delle officine meccaniche ferroviarie governative e private. Anche in questo campo alcuni industriali privati seppero tuttavia seguire indirizzi che diedero buoni risultati. * * * Alla fine del secolo le più solide industrie si dimostrano sempre quelle tessili e specialmente quelle del centro biellese, ma anche quelle vicentine, lombarde, pratesi, confermano la serietà degli intenti perseguiti in questi anni fortunosi. La cotoniera che aveva trovato nella protezione nuovi stimoli, aveva anche saputo sfruttare più larghe possibilità di sbocco. Particolarmente significativi erano gli indici dell'esportazione dei filati di cotone e dei tessuti. Dal 2% e anche meno, della produzione, si era giunti a più del 22% Checché si dica circa la protezione, i tessili hanno saputo portare a floridezza insperata questo ramo dell'economia industriale italiana. Anche l'industria laniera ha triplicato nel frattempo la sua esportazione. I liberisti che criticarono la protezione dell'87 hanno parlato di risveglio, sì, ma a danno dei consumatori e di un trasferimento di ricchezza dai consumatori italiani ai consumatori stranieri in seguito a un divario dei prezzi, alti per i consumatori interni, bassi per gli stranieri. Difficile è dire se si sono applicati prezzi multipli (prezzi diversi da mercato a mercato in funzione della concorrenza superanda), o se si è esportato in «dumping» (a prezzo di vendita unitario più basso del prezzo di costo unitario, inteso quest'ultimo come costo medio). Il prezzo multiplo è arma naturale di ogni politica d'esportazione. Il «dumping» può servire là dove si deve mantenere un coefficiente di produzione che consenta il costo minimo unitario per tutta la massa di produzione (per l'interno 0 per l'estero). Se una critica serena si vuol fare, si può dire che mancava ancora la specializzazione, troppi essendo i tipi prodotti. 1 capitali affluivano più facilmente nella giovane industria cotoniera. La bilancia laniera (importazione del greggio rispetto all'esportazione del prodotto finito) è ancora passiva e lo sarà per molti anni. Solo recentemente, osservano i nostri lanieri, l'industria potrà acquistare la lana

16 occorrente mediante l'esportazione dei suoi manufatti. Un grande sbalzo aveva registrato una industria che stava affermandosi, quella dell'abbigliamento, la cui esportazione di oggetti cuciti di lana, cotone, seta, ecc. era salita da lire a lire (in lire del 1927). Pure l'industria delle calzature di pelle era in forte ripresa, essendo l'esportazione aumentata, sempre dal 1876 al 1898, da paia a Non minori segni di risveglio segnavano le industrie nuove agricole, come quella casearia, della brillatura del riso, dello zucchero, dolciaria, delle conserve alimentari, del vermouth, ecc. ecc. Certamente una nuova èra stava per aprirsi, in cui l'aperta gara internazionale creava nuovi problemi di costo. La concorrenza con le industrie agguerrite straniere, a costi unitari minori, si faceva sempre più sentire quanto più si elevava il costo del capitale impianto. Dal 1870 le crisi, l'esperienza, il confronto con chi meglio sapeva produrre, avevano setacciato i più idonei a combattere nell'arringo internazionale, dai meno idonei destinati a sparire, ed ora la nostra economia si avviava veramente a diventare 'internazionale. Ma senza le crisi non si sarebbero raggiunti i risultati dei quali l'italia (e del resto qualunque altro Stato) beneficiò in questi anni quando il paese veniva adattandosi alle variazioni della domanda e dell'offerta. Queste crisi, come quelle susseguenti fino al 1914, furono crisi interne, non provocate da interventi esterni e da norme giuridico-economiche artificiosamente dettate da governanti in vena di dirigismo. Dopo le dure lezioni inferte al risparmio italiano e in particolar modo piemontese, a seguito della crisi bancaria ed edilizia dell'89-'93, il corpo sociale aveva trovato, nel raccoglimento e nella più prudente condotta operativa, i motivi della sua ripresa. Basti pensare alla diminuzione dei prezzi che la nuova tecnica industriale portò seco per giudicare favorevolmente quel periodo storico. Diminuzione più che proporzionale qualche volta raggiunge il 50% all'andamento generale dei prezzi all'ingrosso. Non solo i prodotti tessili ne beneficiarono, ma anche i prodotti della indu- Controllate il marchio REGINA stria metal-meccanica. La ghisa, ad esempio, che costava lire al ql. attorno al 1870, si riduce, nonostante l'aumento generale dei prezzi a partire dal 1897, e il miglioramento del prodotto, a L. 11 al 1900 e a L. 9,60 nel I rottami di ferro scendono, nello stesso periodo, da lire al ql. a 7-8 lire. Anche la distribuzione e il peso dei singoli elementi di costo nella produzione metal-meccanica si modificarono 'sostanzialmente a tutto vantaggio di una maggior utilizzazione delle materie prime e dei beni sussidiari. Per fabbricare, ad esempio, un quintale di vomeri occorrevano 130 kg. di ghisa a L e tre quintali e mezzo di carbone a L. 6-6,50, quando quarant'anni dopo ne occorreranno forse la metà o pressapoco. Osserva il Sensini in una acuta analisi dell'economia italiana dell'ultimo trentennio del secolo XIX, come la crisi agricola di cui ha sofferto l'italia negli ultimi venti anni (e specie dopo l'84) del secolo XIX, tanto_da sembrare fenomeno cronico, abbia avuto come conseguenza di trattenere l'incremento della popolazione attiva impiegata nell'agricoltura e di creare, data la politica protezionista, condizioni di sfavore per il mezzogiorno, che nella produzione agrumaria doveva trovare il maggior sfogo. La chiusura dei mercati esteri, che incoraggiò la produzione agrumaria della California e della Florida, fu certamente lesiva agli interessi del Mezzogiorno. L'autore pone in rilievo un necessario rapporto tra la chiusura sempre più stretta dei nostri mercati ai cereali, al ferro, all'acciaio, ai manufatti esteri e le crisi di sbocco della produzione agricola del mezzogiorno. Conseguenza dello sviluppo, che il Sensini e altri dicono artificiale, della nostra industria sarebbe stata una diminuzione della popolazione agricola. La quale sarebbe diminuita non solo in termini assoluti, ma anche relativi alla popolazione. Anche riferendoci al numero totale coloro che traggono direttamente sostentamento dall'agricoltura, numero di gran lunga superiore a quello rilevato dai censimenti, (gruppo familiare composto Cateiio- 7>uùuiUo FABBRICA ITALIANA DI VALVOLE PER PNEUMATICI TORINO - VIA COAZZE N. /S - TEL di anche da coloro che non lavorano i campi), la percentuale risulta diminuita. E il fenomeno sarà sempre più palese con lo svilupparsi della economia industriale. Infatti bisogna tener conto del continuo afflusso dalla campagna nelle città afflusso che in quegli anni stava appena delineandosi, ma che già si notava e dell'emigrazione permanente, che riduceva il numero degli addetti all'agricoltura, contrariamente a quanto può sembrare osservando i dati del 1901 (1). Se allora il fenomeno sollevava critiche e preoccupazioni, oggi non stupirà più se visto alla luce dell'evoluzione storica nel frattempo verificatasi, chè il numero delle persone impiegate nell'agricoltura si è venuto distribuendo in ragione inversa al processo d'industrializzazione. Nei paesi ove questa fu più accentuata la percentuale della mano d'opera addetta all'agricoltura si ridusse sempre più. Tesi confermata dal Pigou non solo per l'italia, ma per tutti i paesi ove, per i miglioramenti tecnici, anche con una produzione crescente, l'agricoltura lasciava disponibili per le imprese manufatturiere o professioni libere, maggior numero di braccia. Sino alla fine del secolo la produzione media cerealicola non segna aumenti, anzi tende a diminuire e, essendosi la coltura frumentaria estesa, almeno in un primo tempo, in seguito alla protezione, a terreni meno idonei, la produzione unitaria ne restò scoraggiata così come la coltura intensiva. La crisi agricola, che sarà superata decisamente col nuovo secolo, si ripercuote su le principali produzioni ed è particolarmente evidente al 1898 quando, per la menomata produzione granaria e di altre colture (granoturco, olio, agrumi), le difficoltà sociali si fecero maggiormente sentire sfociando nei moti di quell'anno. Ma a cominciare dal 1899, anche la situazione granaria e di altre colture (granoturco, ulivi, agrumi), s'avvia verso un sicuro miglioramento. Il ribasso dei prezzi dei cereali particolarmente dal 1880 al 1894 aveva però favorito un incremento notevole nella produzione del vino, data la successiva trasformazione dei terreni, a grano, in vigneti. Fenomeno coltivati naturale negli spostamenti delle forze economiche allorché vi è libertà di scelte dirette a ricostruire equilibri scossi. Anche l'esportazione vinicola, poco dopo la crisi causata dalla rottura dei rapporti con la Francia, si ripende. Ma gli scambi si erano orientati verso altri mercati. A. FOSSATI (1) Secondo il censimento demografico, la popolazione in età da 9 anni in su nell'agricoltura, era di nel 1881 e di nel 1901.

17 pionieri della casa comoda Negli ultimi cinquant'anni si è svolto un vasto movimento di rinnovazione dei criteri fondamentali dell'edilizia, particolarmente per quanto riguarda l'abitazione privata. Mentre prima si cercava di adattare le esigenze dell'abitazione stessa alla costruzione, quest'ultima venne subordinata alla razionalità della prima. Nei vari Paesi, secondo le condizioni del clima e dell'ambiente, la nuova tendenza si è variamente manifestata; per quanto riguarda la nuova architettura nell'america del Nord hanno particolare importanza le innovazioni apportate all'architettura tradizionale dal Richardson, dal Wright, dal Neutra e dai loro collaboratori e allievi, precipuamente nel Massachusetts e nella California. Da articoli illustrativi di tali innovazioni, e specialmente da uno scritto di James Marston Fitch su «Lo sviluppo dell'architettura in America», sono tratti questi cenni. La casa degli Stoughton a Cani bridge Quando l'architetto Richardson progettò per gli Stoughton una casa a Cambridge, nella parte orientale dello stato di Massachusetts, nel 1883, ripromettendosi di soddisfare nel modo migliore al gusto de' suoi committenti e nel tempo stesso di limitare la spesa della costruzione, affinchè il nuovo tipo di costrutta a San Rafael, California, si noti VadaMÈo della costruzione al terreno e la sua razionalità. Il bungalow - concepito per una vita inlima - si inquadra perfettamente nel paesaggio.

18 Wright, lo case della prateria e l'influsso europeo Tracce dello stile caratteristico dell'epoca della colonizzazione spagnola della California si possono ritrovare nel portico pavimentato a mattoni e nella scala a chiocciola di questa casa di Santa Cruz. zione potesse essere alla portata anche di modeste borse, forse non si immaginava di lanciare quella che James Marston Fitch definisce una specie di «dichiarazione d'indipendenza» nel campo architettonico. Era infatti un grido di rivolta contro la cieca subordinazione alle stantìe e a- dorate forme in voga che continuavano ad ispirarsi al concetto di adattare il passato alle nuove forme della vita e alle loro necessità. Un abito di vecchio taglio borghese imposto ad una vivace trasformazione delle condizioni del vivere sociale. Il Fitch, commentando questo avvenimento, che fu il primo passo e l'incentivo alla razionalizzazione dell'architettura locale e l'affermazione dell'inderogabile necessità di rendere funzionale la privata abitazione, per creare la comodità nella vita famigliare, osserva che «se oggigiorno gli Americani sono liberi di costruire la propria casa come a loro piace e perfettamente aderente alle loro esigenze, in luogo di ricorrere alla standardizzazione più o meno arbitraria di una casa alla moda, essi lo debbono proprio a questa particolare costruzione». Eppure chi oggi visita quella modesta prima casa costruita dal Richardson ricoperta di tegole rosse, la cui ambientazione semplicissima è stata fatta si può dire su misura, in base alle indicazioni dei suoi inquilini perchè potessero starvi a loro agio, non può più risentire quell'affermazione rivoluzionaria che essa, antesignana di un nuovo metodo, aveva proclamato or sono circa settantanni. Forse che ai contemporanei sembra eccezionalmente rivoluzionaria la Dichiarazione dell'indipendenza a Washington ora che essa riposa nella sua teca di vetro? Sono le nuove teorie sulla salute, l'alimentazione e l'igiene, che erano state tempestivamente intuite e che dovevano capovolgere i termini del problema dell'abitazione e che sempre più in prosieguo miglioravano la prima ideazione innovatrice, quelle che ora impostano le nuove abitazioni su elementi razionali: verande in cui si può dormire, bagni e camere da letto arieggiate, cucine soleggiate in cui la massaia trova facile e semplice il suo lavoro quotidiano. IMuovi stili e originalità a tutti i costi Dal momento in cui il Richardson costruì questa prima abitazione molti fattori influirono sulle costruzioni americane; molti altri però non hanno certamente agito in senso positivo. Il concetto originario applicato nella progettazione della casa degli Stoughton e basato sulla creazione di una costruzione di apparenze modeste, sulla necessità di dare agli ospiti tutte le comodità e soprattutto sulla riunione di ambienti razionali, fu sommerso col tempo da nuove mode e dall'amore dell'originalità a tutti i costi. Se si dovesse fare un elenco di tutte le influenze che nel periodo seguente l'abitazione americana dovette subire finiremmo per perdere la testa. Nel 1893 l'esposizione Mondiale di Chicago presentava lo stile classico Plaster, poi vennero gli stili coloniali spagnoli ed olandesi, lo stile normanno e Tudor per non parlare delle influenze dell'arte egiziana e maya. Qualcuno di questi stili non fece danni duraturi; altri, purtroppo, quale quello del Capo Cod, e lo stile coloniale di Williamsburg o virginiano, furono largamente e irrazionalmente adottati, senza badare alle necessità regionali e climatiche ed agli usi locali, raggiungendo così il più perfetto assurdo nel campo dell'architettura razionale. Dopo aver enumerate e commentata queste deviazioni di gusti e questi nostalgici ritorni all'architettura per la forma in contrasto all'architettura per i bisogni dell'abitazione, James Marston Fitch rileva come fortunatamente in questa caotica farràgine la buona semente del Richardson sopravvisse e fiorì. A Chicago Louis Sullivan, per quanto costruisse poche abitazioni, preparava il terreno a Frank Lloyd Wright, e Wright stesso portava a compimento il magnifico gruppo di costruzioni che egli chiamò «le case della prateria». E non dobbiamo dimenticare che a Pasadena, in California, sulla costa del Pacifico, nei primi anni di questo secolo, i fratelli Greene costruivano abitazioni prettamente americane che dovevano lasciare traccia negli anni futuri. E in tutto il paese centinaia di capimastri e falegnami creavano quello che veniva chiamato «Bungalow californiano». Per quanto in mezzo a questa specie di gara molte soluzioni possono definirsi ottime ed altre assolutamente infelici, pure tutte hanno in comune una qualità: il tentativo di dare alle famiglie americane un'abitazione aderente al tempo ed al luogo. Non vogliamo dire con questo che uomini come Wright ed i fratelli Greene non abbiano subito l'influenza di un ambiente esterno ispirandosi ai caratteri di architetture straniere che arrivavano loro da oltre oceano. Indubbiamente Gli architetti americani moderni adattano le loro costruzioni al paesaggio e al clima, assimilando anche alcuni elementi delle, tradizioni del passato. La veranda che i piantatori dei caldi. Stati del Sud costruivano per ripararsi dai venti invernali diventa qui parte integrante della casa.

19 si è fatta sentire profondamente nelle loro costruzioni l'influenza delle scoperte americane nel campo dell'arte e dell'architettura orientali, cosi come sulla generazione seguente intensa fu l'influenza dei grandi europei moderni quali Charles Edouard Le Corbusier, Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe, Alvar Aalto.' Queste influenze ebbero il pregio di arricchire l'architettura americana, e di esse gli americani si servirono adattandole attraverso un processo di selezione e di trasformazione, alle speciali condizioni della propria vita, fino a farne parte integrante di quasi tutte le loro esperienze. L'architettura moderna americana ha ora 70 anni e questo può essere poco o molto a seconda dei punti di vista; in ogni caso essa rappresenta la sintesi di molteplici sforzi. Ogni parte degli Stati Uniti ha dato il suo contributo. Infatti varie sono le regioni che in periodi diversi sono state il centro di questa attività creatrice, caratterizzandola con speciali forme. Richardson risiedeva a Boston sulla costa orientale del Massachusetts; con Sullivan e Wright il baricentro si spostava verso Chicago e cioè verso il cuore degli Stati Uniti. Ma anche Chicago doveva poco dopo perdere il suo primato nella architettura moderna con l'esposizione Mondiale del La grandiosità artificiale ed il passaggio irreale in cui era stata inquadrata l'esposizione avevano enormemente impressionato il popolo americano. Solo le regioni costiere occidentali si sottrassero alla nuova mania per lo stile classico, perchè geograficamente isolate dal resto ed anche perchè esse erano terre di pionieri e come tali dovevano risolvere problemi ben più importanti che quelli di copiare il Partenone ed i templi greci. ( (istruzioni che ha la dote dell'originalità e proprio questo è il segreto della potenza creativa della costa occidentale. La posizione geografica e la lontananza diedero la possibilità al West di sottrarsi alle influenze europee, permettendo ai giapponesi. suoi primi architetti di essere più originali di quanto non lo fossero i loro colleghi della costa orientale, i quali dovevano attenersi alla tradizione per soddisfare i gusti dei loro clienti. La mentalità individualistica dei pionieri che dava ram r r - u " a "" i *» lare in tutti gli Stati Vnm per / f? 1 *^' " p 0 di «iasione divenne popolini per la dispostone degli ambienti, per le sue grandi finestre e le sue superfwi regolari. Westn r.0 sviluppo della nuova architettura nel W/iist Ma proprio per questi motivi il centro creativo dell'architettura finì con lo spostarsi verso occidente, dove l'ambiente fecondo di una società dinamica, libera e cosmopolita favoriva l'evoluzione continua dell'abitazione facendone uno strumento di confortevole soggiorno, una espressione originale priva di tutti i fronzoli snobistici e completamente libera da imposizioni dogmatiche. L'originalità creativa e l'influenza esercitata dagli architetti della costa occidentale durante gli ultimi venticinque anni sono state considerevolmente sottovalutate e non è vero che questo fenomeno aa esse rappresentato possa farsi risalire alle condizioni climatiche. E' il carattere di quelle popolazioni che ha prodotto le nuove tendenze. Da un punto di vista sociologico le regioni del West hanno dato vita a una società senza pregiudizi e rude una società nata dalla mentalità e dallo spinto dei pionieri, completamente libera da quelle restrizioni che sono inevitabili in una società cristallizzata e formale Questo ambiente genera menti aperte e inclini alla tolleranza e produce gente

20 la possibilità a chiunque di avere un pensiero proprio e di combattere le tendenze conformiste, creava il clima mentale perfetto per la produzione di nuove forme. Per questo complesso di ragioni il West divenne il crogiolo ed il laboratorio delle idee nuove. I primi architetti creatori del West videro la loro opera e le loro idee prontamente accettate ed incoraggiate dai loro conterranei più colti e dalle stesse persone colte che emigravano dagli stati o- rientali verso occidente, ed è interessante osservare come in questa vigorosa opera iniziale questi creatori disprezzassero l'idea bizzarra ed eccentrica, l'estremismo, l'avanguardia ed i concetti privi di significato. Se questi uomini fecero qualche cosa, ciò dipese dal fatto che avevano una ragione precisa di farla, non perchè qualcun altro l'avesse fatto prima di loro. II resto degli Stati Uniti osservò questo sviluppo della architettura sulla costa occidentale con sentimenti diversi, non esclusa la gelosia. Per quanto i concetti sostanziali venissero copiati sin dall'inizio (ne fa fede il «California Bungalow»), era nata da principio la tendenza a scartare in massa tutte queste creazioni ritenendole troppo esotiche. «Va bene per la California, ma non avrebbe senso applicare da noi questi principi», si diceva. Ora gli americani sono passati all'altro estremo, costruendo ranchos di tipo californiano in tutte le parti degli Stati Uniti senza badare se essi si adattino o meno al paesaggio ed al clima. La deduzione logica è che tutti e due gli estremismi sono errati. Certamente una cosa importantissima ci insegna l'architettura delle abitazioni della costa occidentale: l'opportunità di adattarsi allo spirito dei tempi, alla necessità di creare ambienti confortevoli, tenendo conto dell'ambiente esterno e delle condizioni climatiche e partendo dal concetto che per creare la bellezza non occorrono le grandi proporzioni nè spese elevate. Richard Neutra e i suoi allievi Questi principi conclamati dal Richardson e dal Wright e dai suoi continuatori sono stati riaffermati brillantemente da Richard Neutra e dai suoi ex allievi quali Gregory Ain, Raphael Soiiano e Harwell Harris. Le ampie facciate vetrate degli edifici da loro costruiti nella California del Sud si allineano lungo l'intera costa del Pacifico. Santa Barbara (California) progettata rial famoso architetto americano Richard Neutra. Si noti la muratura di pietra locale e la robusta pensilina sorretta da pilastri di cemento.

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