L INSERIMENTO ED I RAPPORTI CON I GENITORI

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1 L'inserimento di un bambino al Nido si presenta come un evento nuovo - sia per il bambino che per il genitore - ed apporta un cambiamento ne! reciproco contesto di relazioni. Per la prima volta il bambino vive l'esperienza della socializzazione nel gruppo dei pari guidata e veicolata da figure adulte che non sono quelle della famiglia e che però diventano punti di riferimento privilegiati accanto alle figure familiari. Ma anche se l'educatore è fondamentalmente colui che veicola ed in un certo senso "dirige" l'esperienza del bambino al Nido, si tratta comunque di un'esperienza globale di incontro con uno spazio, degli oggetti e degli adulti diversi da quelli familiari: di un incontro con un altro contesto esistenziale rispetto alla famiglia. Fondamentalmente dunque il bambino deve innanzi tutto accettare un passaggio dal contesto familiare a quello del Nido. Intendiamo per contesto l'insieme dell'ambiente costituito da spazi, tempi, oggetti e qualità delle relazioni tra soggetti partecipanti. Il perno di questo passaggio sta nella possibilità del bambino di investire affettivamente il Nido; possibilìtà che si sviluppa in seguito alla possibilità/capacità che ha il genitore di investire affettivamente il Nido; possibilità/capacità a sua volta subordinata alla capacità che l'educatore ha di offrire il Nido come luogo capace di accogliere l'affettivi tà della relazione genitorebambino. L'investimento affettivo del Nido determina la ridefinizione della relazione familiare che, ancora luogo primario dell'affettività, accoglie le implicazioni della separazione e del..i.'apertura al "sociale" rappresentato dal Nido che si pone, comunque, come un contesto che invia messaggi sulle caratteristiche e sui bisogni del bambino da O a 3 anni, con cui la famiglia è - di fatto - chiamata a confrontarsi. Per questo dall'iniziale investimento affettivo il Nido viene poi invece -quasi paradossalmente -a caratterizzarsi come il luogo privilegiato dei legami sociali del L INSERIMENTO ED I RAPPORTI CON I GENITORI a cura di Serenella Frangilli, Lilia Bottigli, Giorgio Mannucci, Rita Villani del Coordinamento Pedagogico- Didattico Nidi e Scuole d Infanzia bambino, della sua "socializzazione". Questo perché l'inserimento del bambino nel gruppo dei coetanei ha una dimensione di vissuto quotidiano in cui i bisogni individuali (da quelli primari a quelli affettivi, a quelli di apprendimento) si confrontano nella collettività che ne regola il soddisfacimento per le risposte che è capace di dare. L'inserimento al Nido determina infatti nel vissuto del bambino, non solo un cambiamento di tempi e ritmi, ma anche la sperimentazione di relazioni affettive che hanno la caratteristica di essere "autonome" nei confronti di quelle primarie (familiari). Ciò induce la riorganizzazione del rapporto del bambino con la famiglia, non solo come revisione dei momenti della giornata da vivere insieme, ma anche e soprattutto come ampliamento e diversificazione dell'investimento affettivo della realtà esterna alla famiglia (che finora si poneva -fosse essa i nonni o la baby-sitter -non come esterna, ma come "allargata") in cui il bambino si pone come un soggetto autonomo e "staccato" (dalla famiglia) capace di vivere una affettività propria, "autonoma". li fatto che la separazione del bambino dalla famiglia non sia né totale né definitiva, così come il fatto che non siano esclusive le relazioni affettive instaurate con i coetanei e con gli operatori del Nido, fa sì che il bambino abbia la possibilità di vivere accanto ad una affettività di "contenenza" (quale quella familiare) un altro tipo di affettività proiettata verso l'esterno. La prima gli garantisce principalmente la sicurezza dell'appartenenza come, presupposto interiore per l'instaurarsi e lo svilupparsi della seconda che costruisce e consolida l' Io del bambino nel processo di confronto del suo saper essere in rapporto al reale. Si intende con saper essere la capacità del bambino di rapportare l'immagine di sé (e prima ancora la sua progressiva costruzione) agli altri, all'oggetto, allo spazio, alla "conoscenza". È evidente come ciò sia legato all'affettività, dato che il bambino costruisce l'immagine di sé a partire dalle proprie percezioni ed emozioni,. attraverso cioè l'interiorizzazione delle percezioni corporee e del vissuto emozionale che le accompagna, in un rapporto con l'altro che viene a costituirsi come primo specchio dal quale il bambino riceve (e costruisce) una immagine di sé positiva o negativa seconda l'intreccio di conferme e disconferme che emerge dalla relazione affettiva. Quindi il saper essere del bambino, dati questi presupposti, viene a caratterizzarsi anche come capacità Questo articolo fa parte del materiale presentato al Convegno sui Nidi di Ancona, maggio

2 L'ingresso: sono presenti gli armadietti per il vestiario dei bambini e le comunicazioni scritte per i genitori. L'angolo morbido a terra allestito perché i bambini possano giocare con bambole, peluche ed altri giochi sul tavolo. L'angolo che rappresenta la famiglia: divano e mensole dove sono collocate riviste, libri, programmazioni e foto del nido. progettuale, che investe ogni aspetto della sua personalità, compreso quello cognitivo, di mettere in atto strategie per ottenere risposte ai propri bisogni di attenzione, di accettazione, di conferma, di vicinanza/lontanza, di conoscenza. Considerando l'inserimento al Nido una situazione specifica all'interno di un passaggio (che poi si ripropone ogni giorno di frequenza per il bambino, anche se con minor carica emotiva) tra due contesti esistenziali, i contenuti psicologici e emergenti risultano investire le modalità di contatto e distacco nella relazione bambino-genitore e la relativa evoluzione del legame di attaccamento. Ambedue questi aspetti corrispondono ad altrettanti bisogni che il Nido deve, dopo attenta lettura, assumere e sviluppare nella prospettiva della transizione, non della rottura o dell"'abbandono". Che significa poi, a partire dai comportamenti messi in atto dalla coppia bambinogenitore, trovare le modalità per allargare la relazione a due attraverso il progressivo aggiustamento di metodo e strumenti nell'osservazione di ogni coppia bambinogenitore in situazione- inserimento. Offrire, in situazione-inserimento, al bambino come al genitore la possibilità della transizione significa per il Nido predisporre innanzitutto un contesto che favorisca l'emergere di significati transizionali, non solo nella relazione tra soggetti partecipanti l'inserimento, ma in ogni elemento dell'ambiente (spazio, oggetti, etc.) All'interno del Progetto Psicopedagogico a base psicomotoria, adottato nei nove Nidi d'infanzia di Livorno, è stato innanzitutto strutturato uno spazio specifico per!a transizione: lo spazio di "Entrata ed Uscita" che accoglie bambini e genitori ogni giorno ed in cui si effettua anche l'inserimento dei bambini Medi e Grandi. È il primo spazio del Nido (aperto sull'esterno e sull'interno): uno spazio non molto grande, parzialmente chiuso rispetto agli altri spazi, che comprende elementi di praticità come armadietti per i cappotti e le scarpe dei bambini, un fasciatoio su çui spogliare i "Piccoli", una bacheca per le 2

3 checa per le comunicazioni ai genitori. All'interno dello Spazio di "Entrata ed Uscita" sono presenti, simbolicamente, i due elementi fondamentali della transizione: la famiglia ed il Nido concretizzati da un divano e/o una poltrona con un tavolo basso con sopra un lume od una pianta ed, accanto, uno spazio "morbido" a terra (tappeto, stuoia, moquette e cuscini) con pupazzi di peluche, libretti con illustrazioni e semplici storie di animali, costruzioni e semplici puzzles. Alle pareti immagini con prevalente carica affettiva (bambini con genitori, animali etc.), sul tavolo e/o sui mobiletti piccoli animali (uccellini, pesci rossi, tartarughe etc.), per terra un contenitore per gli oggetti transizionali che i bambini portano da casa e che si tende a far lasciare loro in questo Spazio dove possono ritrovarli, secondo le esigenze, in ogni momento della giornata. Nell'angolo del genitore (divano, tavolo etc.) sono posti riviste, albums di foto del Nido, fascicoli di programmazione, materiale iiiustrativo del Nido in genere ed a volta, se è possibile, un proiettore con diapositive sul Nido. Per quanto riguarda l' organizzazione dell'inserimento al Nido si prevedono momenti e tempi diversificati in funzione della duplice veste che assume il genitore. Egli è innanzitutto il partner affettivo del bambino, colui che può consentire e mediare il passaggio al nuovo ambiente. Per questo si prevedono diverse fasi nell'inserimento: - la prima fase investe i genitori, senza la presenza diretta dei bambini, con l'illustrazione del progetto educativo, la conoscenza del Nido, degli operatori e dell'intera organizzazione del contesto. Si tratta in genere di incontri informali che si svolgono nella prima settimana di luglio, soprattutto con i genitori dei bambini nuovi iscritti; -la seconda fase si apre con il mese di settembre, quando gli operatori del Nido organizzano incontri cqn piccoli gruppi di genitori e bambini (max 4/5 coppie) per introdurli negli spazi del Nido, attrezzati con i relativi materiali, tutti aperti per que- sta occasione; - la terza fase dell'inserimento viene attuata nello spazio di "Entrata ed Uscita" dove la relazione a tre che si instaura tra bambino, genitore ed educatore - attraverso la mediazione dello spazio (appositamente strutturato) e dell'oggetto - permette ai bambino di effettuare il passaggio. Per questo lo spazio è non molto grande e parzialmente chiuso: perché rassicura il bambino, lo "contiene"; per questo i materiali hanno alcuni la caratteristica più della "rassicurazione" (oggetti morbidi come peluches, animaletti, le stesse immagini alle pareti etc.), mentre altri hanno più la caratteristica di incentivare la curiosità verso gli altri spazi del Nido (puzzles, costruzioni, oggetti in movimento etc.). Quando il bambino ha acquisito una conoscenza di questo primo spazio, degli oggetti e degli adulti che comprende, tale da essere pienamente rassicurato e quando ha sviluppato sufficientemente la curiosità di andare "oltre", egli è pronto per staccarsi dal genitore che rimane nello Spazio di "Entrata ed Uscita" ad aspettare il ritorno del bambino. Inizialmente il tempo del distacco dal genitore (che avviene generalmente al secondo o terzo giorno di permanenza nello Spazio che è di circa un'ora al giorno nei primi giorni) è brevissimo e si caratterizza come un andare e venire dal e nello Spazio di "Entrata ed Uscita" che è tipico della necessità del bambino di affiancare alle nuove situazioni scoperte la sicurezza affettiva del ritrovamento del genitore. Progressivamente poi il tempo del distacco si trasforma nel tempo della permanenza al Nido: lo Spazio di "Entrata ed Uscita" assume così, simbolicamente, la funzione di "garantire" il ritorno del genitore diventando il luogo in cui i bambini vengono lasciati la mattina all'ingresso ed in cui tornano ad aspettare il genitore prima dell'uscita. Questo passaggio sul tempo si attua con.l'instaurarsi ed il consolidarsi di routines e rituali che hanno, per il bambino, funzione rassicurante. Si osserva che sono, a volte, gli stessi bambini a mettere in atto, spontaneamente, rituali per il distacco come: entrare, chiedere il cambio delle scarpe, lasciare il ciuccio (nel proprio armadietto) o l'oggetto transizionale (nell'apposito contenitore), prendere un altro gioco del Nido e salutare il genitore lasciandolo mentre sta ancora sistemando il cappotto etc., nell'armadi etto. Nello stesso modo, a conferma del significato simbolico che assume lo spazio di"entrata ed Uscita", si osservano nel 3

4 Foto sopra: l educatrice si inserisce nella relazione fra la nonna e il bambino mostrando un oggetto a quest ultimo. corso della giornata - bambini che, tranquillamente, prendono e riportano, secondo la propria necessità, il ciuccio o l'oggetto transizionaie in tale spazio o che, passandovi casualmente davanti, si dicono "mamma...dopo". «Questa modalità di ingresso del bambino al Nido ci permette di investirlo pienamente del suo essere soggetto attivo di un processo che lo interessa in prima persona (anche se è una scelta che i genitori hanno operato per lui). In questo modo è il bambino che "sceglie" di entrare al Nido, non è il genitore che dopo avercelo portato ed avere, ogni volta, investito affettivamente tutti gli spazi con la propria presenza, lo "abbandona" lasciandolo solo. In questo modo invece il genitore stimola e veicola, accompagnando il proprio bambino, questa prima esperienza di socializzazione precoce in un ambiente (il Nido) che il bambino percepisce così come un proprio spazio autonomo in cui vivere e gestire, con gli operatori ed i coetanei, la sua prima esperienza di autonomia dalla famiglia...» (da "L'inserimento" - Allegato n.l alla Programmazione del Nido d'infanzia "11 Bruco", Livorno). Ciò significa anche considerare il bambino non solo soggetto di bisogno, ma anche un soggetto di desiderio, o meglio porsi nell'ottica di àgevolare l'evoluzione del bisogno ìn desiderio. Questa modalità di inserimento fa leva proprio sul desiderio: il desiderio di "andare" (conoscere, esplorare, scoprire), il desiderio di "tornare" (essere rassicurato, riaccolto, ritrovare la propria "matrice"). È nella possibilità di evoluzione del desiderio che sta l'autonomia reale, psicologica, del bambino, il suo riconoscersi come un soggetto portatore di bisogni e desideri propri.. c,perché ciò avvenga è però indispensabile che sia prima l'adulto, colui che è il primo specchio del bambino, a riconoscerlo come tale. «Creare lo spazio di transizione, concretizzato da un ambiente e da oggetti specifici, sostiene inoltre il bambino nella percezione dell'esistenza, per lui, di due realtà diverse: famiglia e Nido. Si tratta di una percezione che investe un doppio processo: uno mentale di diversificazione del reale, uno sociale di immissione del bambino nel suo primo contesto di "socializzazione" (ibid.). L'Educatore Risulta evidente che in tale modalità di inserimento assume ruolo fondamentale l'operatore del NidO; come organizzatore del contesto, non più unico mediatore di un"passaggio del bambino da adultogenitore ad adulto-educatore, ma come mediatore tra altri mediatori (spazio, tempi, oggetti). Strumento fondamentale l'osservazione innazitutto delle dinamiche di relazione tra genitore e bambino, poi del tipo di investimento affettivo che il bambino opera nei confronti dello spazio e degli oggetti, poi ancora di come temporalizza il distacco del genitore. 4

5 L'utilizzo dello strumento dell'osservazione significa essere, oltre che organizzatore, contemporaneamente, partner d'ascolto del bambino; cioè porsi su un piano di ricettività a sfondo tonicoemozionale, condividere l'emozionalità del bambino senza esserne invaso, mantenere - attraverso la capacità di decentrarsi rispetto al proprio essere in situazione- la capacità di far evolvere la transizione. L'obiettivo primo dell' operatore, per mettere a punto questa modalità di inserimento, è infatti proprio la capacità di decentrarsi rispetto alla propria "emozionalità"per investire (e quindi per consentire al bambino di investire) lo spazio e gli oggetti in modo da poterli poi usare come veicoli di comunicazione, come mediatori nella relazione con il bambino come "sostituti" del proprio corpo di adulto. Aspetti fondamentali di queste modalità comunicative sono poi tutti i linguaggi non verbali come gli sguardi, la mimica, le posture, il gesto, il movimento in genere e la sua lentezza affiancati da un uso calibrato del linguaggio verbale. I "Piccoli" Una articolazione diversa di questa modalità di inserimento viene messa in atto per il bambino "Piccolo" che non ha ancora raggiunto la prima organizzazione della continuità dello spazio così come la prima forma di rappresentazione mentale (3-12 mesi circa). Innanzitutto lo spazio di inserimento non è quello di "Entrata ed Uscita", ma quello della sezione: un unico spazio -articolato a percorsi con angoli fissi -che si pone come contenitore che garantisce il mantenimento dello spazio di fusionalità tra bambino ed adulto. Il passaggio che si opera in questo caso investe l'adulto che "garantisce" la non rottura dello spazio fusionale e quindi del contatto: dal gestore all'educatore. In questo senso quindi l'educatore si "sostituisce" al genitore: non come persona sostituitiva del genitore assente, ma come corpo-adulto che diviene il garante della globalità di essere del bam - Bino ali interno del rapporto (e dello spazio) fusionale. Il bambino "Piccolo" infatti vive la condizione di coscienza indistinta tra sé e fuori da sé; ed è la presenza, relativamente costante, dell' adulto che preserva il bambino dall'angoscia della perdita insieme all'adulto di,parti.,di sé. L'educatore attua questo passaggio facendosi, in un certo senso, specchio del genitore, riuscendo a capire gli atteggiamenti ed i comportamenti del ge - nitore che sono significativi per il bambino, per poi riprodurli adattandoli alla nuova situazione-nido. È in un momento successivo che l'educatore allarga il rapporto fusionale, consentendo così al bambino di investire gli elementi (spazio ed oggetti) già presenti nel contesto (lo spazio fusionale della sezione) che diventano, a loro volta, sostitutivi dell'adulto e del.. suo corpo. Angoli della sezione in cui collocare il 5

6 care il bambino (soprattutto se non deambula), in cui collocarsi come adulto (a richiamo del bambino che gìà deambula) ed oggetti da offrire direttamente o da mettere a disposizione variano secondo l'età del bambino "Piccolo", secondo le sue capacità senso-motorie. Ancora di più che per le altre fasce d'età acquistano importanza, per l'inserimento dei "Piccoli", le posture dell'adulto, la tonicità del suo corpo, la conoscenza dei significati dei diversi modi di tenere in braccio il bambino, la lentezza nei movimenti, l'accuratezza nel non uscire bruscamente dal campo visivo del bam. bino e nel mostrarsi chiaramente in volto, la mimica,.lo sguardo (di contatto), ìl tono morbido della voce. Il genitore Il genitore rappresenta per il Nido oltre che il partner affettivo del bambino, anche il "sociale", l'interlocutore che porta, accanto ai bisogni che determinano la richiesta del servizio, una cultura sul proprio bambino e sull'infanzia in genere. Rispettare questi bisogni e questa cultura, senza atteggiamenti né moralistici né didattici sull' educazione, è il punto di partenza per un confronto che favorisce il passaggio del genitore da partner affettivo a partner sociale. Questo confronto investe un duplice versante: da una parte consente la conoscenza più approfondita del bambino (singolo e gruppo) e quindi la messa a punto di strumenti di intervento sempre più adeguati; dall'altra consente una crescita collettiva degli adulti, educatori e genitori, che fa del Nido un luogo di cultura sull'infanzia inteso come spazio di riflessione sui suoi bisogni reali. La parità sul piano della comunicazione tra educatori e genitori è il prerequisito di ogni inserimento al Nido; di conseguenza competenze di tipo relazionale sono elementi fondamentali della professionalità dell'educatore che, dall'approccio con il genitore singolo (partner affettivo), deve sviluppare un percorso che lo traduca in interlocutore sociale. Il percorso comprende dalla sempli- ce,informazione sull' organizzazione del Nido, alla illustrazione del Progetto Educativo, all'apertura in esso di uno spazio autonomo per i genitori da cui scaturisce la rilevazione dei loro bisogni sia di servizio che affettivo-culturali nei confronti del bambino. Dalle risposte che il Nido è poi capace di dare procede il confronto collettivo con i genitori. Con la consapevolezza che il rapporto con i genitori investe sia il gruppo degli utenti, nella sua globalità ed articolazioni di composizione, che ogni singolo genitore, mettere a punto un percorso culturale con i genìtori (e si sottolinea con, perché l'obiettivo non è "far crescere" i genìtori, ma far procedere il rapporto di reciproca conoscenza-confronto tra istituzione educativa e genìtori-utenti con la finalità convergente di meglio conoscere il bambino) signìfica innanzitutto avere informazionì sulla composizione socio-culturale del gruppo-utente. Ciò costituisce la prima forma di conoscenza e la prima base su cui formulare ipotesi da verificare in merito anche a temi e contenuti per mettere a punto il percorso suddetto. Per esempio un contenuto, ormai ricorrente, come "l'alimentazione" avrà interesse ed articolazionì di interesse diversi secondo la composizione prevalente del gruppo di utenti; una tale conoscenza permetterà agli operatori di meglio valutare se e come affrontare questo argomento. Se poi rivolgersi al gruppo di utenti signìfica prevalentemente mettere a punto strumenti per l'informazione ed individuare contenuti su cui confrontarsi in gruppo, rivolgersi al genitore singolo investe, accanto a questo, il campo della comunìcazione interpersonale. Il Collettivo degli Operatori del Nido, inteso come strumento di lavoro, programma l'inserimento nei confronti dei bambini e dei genìtori: definisce i presupposti, gli obiettivi, gli strumenti e i tempi; assume la metodologia comune definita da! Progetto; definisce strumenti di verifica. La programmazione nei confronti dei genìtori, visti nella loro duplice veste prevede diversi strumenti da articolarsi secondo la precedente analisi dell'utenza indicata: prima dell'inserimento - incontri con i genitori dei bambini nuovi iscritti per la conoscenza del Nido; - colloqui non-direttivi con il singolo genìtore o la coppia sulle abitudini del bambino. dopo l'inserimento -questionario che, a partire da alcune domande aperte, ha una triplice funzione: * approfondire le abitudinì del bambino per la qualità della relazione con lui; * invito indiretto al genìtore per farlo riflettere sulle abitudini e sullo stile educativo che adotta nei confronti del figlio; * veicola la comunìcazione tra educatore e genitore. nel corso dell'anno: -assemblee generali di tutti i genitori (minimo2 in un anno) -assemblee di Sezione (circa 2 in un anno), -incontri individuali (circa 2 nel corso dell'anno) le cui date sono indicativamente stabilite nella Programmazione dei rapporti con i. genitori" redatta dall'educatrice responsabile di questo ruolo a settembre/ottobre. In tali incontri si discute il Progetto Educativo in relazione al singolo ed al gruppo di bambini a partire dalla presentazione ai genìtori di osservazioni scritte delle educatrici, videoregistrazioni, diapositive, foto grafie delle esperienze condotte. Nella seconda metà dell'anno scolastico sono poi previste delle giornate aperte in cui vengono organizzati piccoli gruppi di genitori chc partecipano a tutto ciò che quotidianamente si svolge nel Nido. Agli incontri con i genìtori è prevista, secondo la necessità, la presenza del Coordinatore pedagogico de Nido. La relazione a cura del Coord,inament Pedagogico-Didattico del Comune di Livorno, è stata presentata al Convegno Nazionale Nidi di Ancona (1986). 6

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