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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLV n. 195 ( ) Città del Vaticano sabato 29 agosto y(7ha3j1*qsskkm( +,!z!{!$!;! TRIPOLI, 28. Oltre duecento sono i morti accertati nella nuova, ennesima tragedia consumatasi ieri pomeriggio nel Mediterraneo, trasformato sempre più in un gorgo che inghiotte vite e civiltà. La Guardia costiera libica, citata dal quotidiano britannico «The Guardian» che sta seguendo ora per ora la vicenda, ha comunicato di averli individuati davanti alle coste di Zuwara, la città libica al confine con la Tunisia teatro di un doppio naufragio. I corpi di oltre quaranta persone sono stati trovati nella stiva di un barcone che si è arenato su una spiaggia, mentre circa altri centosessanta galleggiavano in mare. Quelli recuperati, al momento in cui andiamo in stampa, sono 82. Le persone tratte in salvo finora dai soccorritori a Zuwara sono 198. A quanto si è appreso, di conserva con il barcone, con oltre quattrocento persone a bordo, navigava un gommone con almeno altre centoventi, che è affondato, il che purtroppo prospetta conseguenze ancora più drammatiche del duplice naufragio. Naufragi dopo poche miglia di navigazione dalla Libia a Zuwara le due imbarcazioni non ne avevano percorsa neppure una verso le coste europee sembrano ormai una normalità, a conferma di come profughi e migranti spinti dalla disperazione, dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla fame, e costretti ad affidarsi ai trafficanti di esseri umani siano gettati da questi in mare su imbarcazioni sempre più fatiscenti. Il giorno prima, oltre cinquanta morti erano stati trovati a bordo di imbarcazioni soccorse dalla nave svedese Poseidon. Proprio oggi l alto commissa- Altre centinaia di profughi e migranti allo sbaraglio inghiottiti dal Mediterraneo Civiltà sommersa Otto donne e quattro bambini tra i 71 morti trovati nel Tir in Austria La maggior parte accolti in Turchia e in Libano Quattro milioni di siriani in fuga dalla guerra DA M A S C O, 28. Si fa sempre più difficile la situazione per la popolazione siriana costretta a fronteggiare non solo il conflitto interno tra le forze del presidente Assad e i ribelli, ma anche l avanzata del cosiddetto Stato islamico (Is). I profughi siriani ovvero le persone costrette ad abbandonare il proprio Profughi siriani (Reuters) riato dell Onu per i rifugiati ha comunicato che dall inizio dell anno sono oltre duemilacinquecento i morti accertati in Mediterraneo e trecentomila i profughi e migranti giunti nell Unione europea. Tra le notizie delle due ultime tragedie nel Mediterraneo si è innestata quella del ritrovamento, ieri, di 71 corpi senza vita in un Tir abbando- Paese per fuggire dalle violenze sono oltre quattro milioni: la maggior parte sono accolti in Turchia e Libano. A rendere noti questi nuovi dati l Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). La Turchia si conferma come il Paese al mondo con il maggior numero di rifugiati (1,59 milioni), seguito dal Pakistan (1,51 milioni), dal Libano (1,15 milioni), dall Iran ( ) e dall Etiopia ( ). Il primo Paese europeo della lista è la Germania, con rifugiati siriani. Per cercare di alleviare le sofferenze di chi resta in patria, ieri è entrato in vigore un cessate il fuoco tra le forze di Assad e i ribelli in tre località. È il secondo cessate il fuoco nel giro di due settimane. Le località coinvolte sono Zabadani a ovest di Damasco, Fuaa e Kafraya nella Siria nord-occidentale. Zabadani è assediata dai governativi, mentre Fuaa e Kafraya dalle opp osizioni. Intanto, in Iraq, è avvenuta ieri un evasione di massa a Mosul, capoluogo della provincia settentrionale di Ninive, caduta nel giugno 2014 nelle mani dell Is. Secondo quanto si apprende da fonti locali, circa 450 prigionieri sono fuggiti dalle prigioni allestite dai jihadisti nel campus dell università di Mosul. Secondo le prime ricostruzioni, i prigionieri avrebbero aperto le serrature dall interno corrompendo alcune guardie. Tra le persone fuggite ci sarebbero diversi curdi e yazidi. I miliziani fedeli a Abu Bakr Al Baghdadi avrebbero istituito numerosi posti di blocco per catturare i fuggiaschi, dichiarando lo stato di allerta. Uno dei profughi salvato nel Mediterraneo e in attesa di sbarcare a Reggio Calabria (Ap) nato su una piazzola autostradale nei pressi della località austriaca di Pamdorf, nella regione del Burgenland, lungo quella ro t t a attraverso il Balcani percorsa anch essa da migliaia di infelici preda di trafficanti omicidi. Hans Peter Dokozil, capo della polizia del Burgenland, ha reso noto stamani che i 71 morti, sembra per asfissia, sono ritenuti profughi siriani. Tra loro ci sono otto donne e quattro bambini. A conferma di un regolare traffico di esseri umani, stamane si è ribaltato sull autostrada che attraversa l Ungheria da sud a nord e giunge in Austria un camion con a bordo un gruppo di siriani. Al volante del veicolo c era un cittadino romeno, fermato con l accusa di favoreggiamento dell immigrazione illegale. Alcune ore dopo la polizia magiara ha localizzato nei pressi del luogo del sinistro diciotto siriani, dieci dei quali rimasti feriti nell impatto sono stati fatti ricoverare in ospedale. «Quella di ieri è stata per tutti noi una giornata di lutto, di commozione», ha detto stamattina il ministro austriaco dell Interno, Johanna Mikl-Leitner, in una conferenza stampa tenuta sulla vicenda del Tir carico di cadaveri. Questa «tragedia orribile» frutto di «un azione criminale», ha aggiunto il ministro, «non solo ci ha colpito, ma deve essere per noi un ammonimento per fare qualcosa rapidamente, arrivare a soluzioni europee». Al tempo stesso, Mikl-Leitner ha ribadito la necessità di «lottare con durezza e tolleranza zero contro i trafficanti» e ha comunicato che sono state fermate alcune persone sospettate di essere coinvolte nel traffico che ha causato la strage. La notizia del ritrovamento del Tir con il suo sconvolgente carico è arrivata proprio mentre a Vienna si stava aprendo il vertice tra Unione europea e Paesi dei Balcani occidentali dedicato principalmente alla questione dei flussi di profughi e migranti. Si è convenuto sulla necessità di rivedere le regole del trattato di Dublino, che prevede la responsabilità esclusiva dei Paesi d arrivo nella gestione dei profughi. Tra le notizie operative uscite dall incontro c è quella degli accordi bilaterali con Grecia e Italia annunciati dal cancelliere Angela Merkel per finanziare e gestire i centri d accoglienza e di registrazione nei due Paesi, dove arriva la quasi totalità di quanti raggiungono l Unione europea. L emergenza immigrati L Europa di fronte alle proprie resp onsabilità PAGINA 7 Al summit di Jackson Hole assente la presidente della Fed Il dilemma di Janet Incertezza nelle piazze finanziarie mondiali WASHINGTON, 28. Mentre non si attenua il clima di incertezza nelle Borse mondiali dopo un ap ertura positiva i listini asiatici hanno visto nuovi pesanti cali si riuniscono questa sera a Jackson Hole, in Wyoming, le principali personalità della finanza e dell economia mondiali. Il summit, appuntamento tradizionale dell estate, vede per la prima volta, e non a caso proprio ora, l assenza di Janet Yellen, presidente della Federal Reserve (Fed). Un assenza che dicono gli osservatori rischia di creare ulteriore incertezza tra gli investitori. La situazione finanziaria a metà mattinata appare ancora poco chiara. I mercati asiatici hanno fatto segnare un certo rimbalzo, mentre le piazze europee lasciano sul terreno diversi punti. Non è dunque servito il balzo in avanti dell economia statunitense a rasserenare i listini. Il pil (prodotto interno lordo) statunitense del secondo trimestre ha fatto segnare infatti un netto più 3,7 per cento contro una prima stima che indicava invece soltanto un più 2,3 per cento, e contro lo 0,6 dei primi tre mesi dell anno. Insomma, una crescita senza precedenti, contro ogni attesa. L Amministrazione Obama non può che essere soddisfatta: il presidente ha insistito sulla necessità di La fazione di Tripoli si dice pronta a tornare al tavolo negoziale promosso dall O nu Rimpiattino libico RA B AT, 28. Il negoziato promosso dall Onu per arrivare a costituire un Governo di unità nazionale in Libia è ripreso ieri a Skhirat, in Marocco, come previsto senza la presenza del General National Congress (Gnc), il Parlamento di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale ed espressione degli islamisti della coalizione Alba libica che controlla la capitale. Il capo delegazione del Gnc, Saleh Makhzoum, si era dimesso poche ore prima della ripresa delle trattative. Il mediatore dell Onu, Bernardino León, ha però comunicato di aver ricevuto dal Gnc garanzie che parteciperà alla prossima tornata negoziale. La fazione di Tripoli, a sua volta, ha fatto sapere che la sua assenza di ieri è dovuta ai tempi necessari per l o rg a n i z z a z i o n e di una nuova delegazione da inviare in Marocco. In quella che sembra sempre più una partita a rimpiattino i tempi si sono fatti però ormai strettissimi, mentre la strada appare ancora in salita. Ciò nonostante, León ha dichiarato di essere fiducioso nel raggiungimento dell obiettivo. «È difficile, ma sono convinto che entro il 10 settembre saremo nella posizione di avere un intesa finale», ha detto il diplomatico. Da parte sua, Abdullah Al Thani, premier del Governo di Tobruk, quello riconosciuto dalla comunità internazionale, ha attaccato il Gnc affermando che «sta ostacolando il dialogo perché vuole che tutte le sue richieste siano soddisfatte». non mollare sul fronte delle misure necessarie per rafforzare la ripresa, evitando a tutti i costi il ritorno a misure restrittive, che finirebbero inevitabilmente per frenare la corsa. «In questa fase dell economia globale è fondamentale continuare a fare tutto il possibile per mantenere questo slancio dell economia americana» recita un comunicato della Casa Bianca. Nel dettaglio, a produrre lo slancio in avanti del pil a stelle e strisce sono stati soprattutto i consumi delle famiglie (più 3,1 contro il più 2,9 del primo trimestre) e gli investimenti delle imprese (più 3,2 dallo 0,6 dei primi tre mesi). A gonfie vele anche l export di beni e servizi (più 5,2). Adesso gli occhi sono più che mai tutti puntati sulla Fed, il cui board esecutivo si riunirà il prossimo 16 e 17 settembre per decidere se procedere al primo au- Truppe legate a Tobruk avanzano a Bengasi (Afp) mento dei tassi dal I tassi sono fermi, vicini allo zero, dal 2008: l anno dello scoppio della grande crisi di Lehman. La banca centrale statunitense si trova ora davanti a un dilemma. Se fosse per i dati sul pil, così come per quelli del mercato del lavoro (la disoccupazione è scesa al 5,3 per cento), le condizioni per avviare una stretta monetaria ci sarebbero. Stretta graduale, magari, come è stato più volte ipotizzato negli ultimi mesi. Ma sull altro piatto della bilancia c è da pesare l e s t re - ma volatilità mostrata dai mercati finanziari nelle ultime settimane, che introduce grande incertezza nell ambito delle valutazioni e delle p re v i s i o n i. Janet Yellen presidente della Fed (Ansa) A pesare sulla Fed è soprattutto il rallentamento dell economia cinese. Il Dragone possiede buona parte del debito americano, e dunque le difficoltà della sua economia interessano da vicino Washington. Un nuovo segnale negativo in questo senso è giunto ieri con la pubblicazione di dati che testimoniano della contrazione dei profitti del settore dell industria cinese. A luglio il totale degli utili realizzati dalle industrie cinesi ammonta a 471,5 miliardi di yuan, in calo del 2,9 sullo stesso mese dell anno scorso. A giugno la contrazione era stata dello 0,3 e dello 0,6 a maggio. Nei primi sette mesi i profitti mostrano un calo dell un per cento. In frenata anche i ricavi che a luglio mostrano un lieve aumento dello 0,3 su base annuale rispetto al più 1,5 del mese precedente. La testimonianza di un educatore Accogliente perché imperfetto SERGIO MASSIRONI A PA G I N A 5 NOSTRE INFORMAZIONI Nomina di Amministratore Ap ostolico Il Santo Padre ha nominato Amministratore Apostolico dell Arcidiocesi di Papeete (Tahiti, Polinesia Francese) il Reverendo Padre Jean-Pierre Cottanceau, S S.CC.

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO sabato 29 agosto 2015 Un giovane mentre attraversa la barriera di confine tra Repubblica Dominicana e Haiti (Ap) Bogotá richiama l ambasciatore a Caracas Cresce la tensione al confine tra Colombia e Venezuela BO GOTÁ, 28. Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha richiamato per consultazioni il proprio ambasciatore in Venezuela. La crisi fra i due Paesi dopo la chiusura della frontiera, una settimana fa, da parte del presidente venezuelano Nicolás Maduro, sembra dunque inasprirsi, contraddicendo le valutazioni degli osservatori dopo l i n c o n t ro dell altro ieri tra il ministro degli Esteri venezuelano, Delcy Rodríguez, e la sua omologa colombiana, Maria Angela Holguín. L incontro si era infatti concluso con toni concilianti, seppure senza un accordo per la riapertura della frontiera. Holguín aveva parlato di una riunione «sincera e realista» su temi che «colpiscono ugualmente entrambi i paesi», fra cui la presenza di gruppi armati illegali, il narcotraffico, il contrabbando. In ogni caso, la tensione si conferma tutt altro che in allentamento. Comunicando il richiamo dell ambasciatore per consultazioni, Santos ha aggiunto di aver dato mandato a Holguín «di convocare una riunione Non si ferma la scia di sangue negli Stati Uniti WASHINGTON, 28. Non si ferma la lunga scia di sangue che sta segnando l estate statunitense. Uno studente è stato ucciso ieri sera in seguito a una sparatoria nel campus dell università di Savannah in Georgia. La vittima è Christopher Starks, di Atlanta. È morto in ospedale a causa delle ferite riportate durante la sparatoria. Secondo quanto riferiscono fonti dell università, la polizia è intervenuta e sta facendo le prime indagini: ancora nessun arresto è stato compiuto. L uccisione di Starks arriva a poche ore di distanza dall assassinio in Virginia della giornalista Alison Parker e del cameraman Adam Ward per mano di Vester Flanagan. L uccisione è avvenuta in diretta televisiva. L episodio anche a causa dell eco mediatica dovuta alla diffusione, da parte dell assassino, di messaggi e di un video sui social media ha avuto una fortissima ripercussione sull opinione pubblica americana e internazionale, riaprendo il dibattito sulla vendita e sulla diffusione delle armi negli Stati Uniti. La Casa Bianca ha lanciato un nuovo appello al Congresso perché vari al più presto quelle «misure di buon senso» che potrebbero cominciare ad arginare il fenomeno dell estrema diffusione di armi e munizioni. Una delle misure allo studio è l introduzione ovunque e a tutti i livelli dei cosiddetti background check, i controlli preventivi su chi acquista un arma, per verificare se ha precedenti penali o disturbi mentali. Intanto, ieri Andy Parker, il padre della giornalista uccisa, ha annunciato di volersi impegnare a tempo pieno nella lotta contro la vendita e la diffusione delle armi. «Sarà la missione della mia vita, non lascerò cadere l attenzione, dobbiamo fare qualcosa per quei pazzi che ora sono in possesso di armi» ha detto ai media americani. Poi si è rivolto al governatore della Virginia, Terry McAuliffe, affermando: «Sono con te. Non è l ultima volta che sentirete parlare di me, si tratta dell eredità di Alison». L uomo ha poi affermato che i legislatori che bloccano la stretta sui controlli delle armi «devono vergognarsi: bisogna colmare le lacune nelle norme su pistole e fucili» ha ribadito. Faccia a faccia tra polizia e manifestanti a San Antonio del Táchira al confine tra i due Paesi (Afp) WASHINGTON, 28. Dieci anni dopo il terribile uragano Katrina, che distrusse New Orleans, il presidente Barack Obama si è recato ieri nella città della Louisiana per celebrarne la rinascita. Il governatore repubblicano della Louisiana, Bobby Jindal, in corsa per la Casa Bianca, ha accolto il presidente all aerop orto Obama a New Orleans dieci anni dopo Katrina Nuovo inizio Il presidente Obama a New Orleans (Ap) Avviato l interim in Grecia in vista delle elezioni ATENE, 28. In Grecia è stato avviato l interim in vista delle elezioni anticipate volute dal primo ministro uscente, Alexis Tsipras, leader di Syriza, il quale oggi ha ribadito, in Armstrong, insieme al senatore Bill Cassidy e al sindaco di New Orleans, Mitch Landrieu. Il presidente ha camminato per le strade del Lower Ninth Ward, tra i quartieri più poveri della città con il sindaco. Le vittime dell uragano Katrina furono 1800 mentre oltre un milione di persone rimasero senza casa. dichiarazioni al giornale ateniese «Avghì» (Alba), la convinzione che il popolo greco darà al suo partito «un forte mandato per il presente e il futuro». La Grecia «non può tornare indietro. E non tornerà indietro. Potrà solo andare avanti» ha dichiarato. La presidente della Corte Suprema greca, Vassiliki Thanou, nominata ieri primo ministro ad interim, ha giurato oggi nelle mani del presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos, divenendo così la prima donna della storia a ricoprire questa carica. La decisione del capo dello Stato di costituire un Esecutivo tecnico guidato da Thanou è giunta dopo che sono falliti i tentativi di formare un nuovo Governo fatti dal leader di Nea Dimokratia, Vangelis Meimarakis, e di Unità Popolare, Panagiotis Lafazanis, tentativi costituzionalmente previsti. straordinaria tra i ministri degli Esteri dell Unasur», l Unione delle Nazioni sudamericane. «Intendiamo raccontare al mondo ciò che sta succedendo», una vicenda che «è assolutamente inaccettabile e indegna», ha sottolineato Santos, tornando a denunciare «deportazioni» in patria di cittadini colombiani residenti in territorio venezuelano. «Non posso permettere che il Venezuela tratti in questo modo sia i colombiani sia il nostro Governo», ha detto il presidente Santos. A Caracas, Maduro ha negato che il suo Governo stia deportando cittadini colombiani, ma ha ribadito che «come previsto dalle leggi, in quella zona non possono vivere». Il presidente venezuelano ha comunque confermato che non riaprirà la frontiera fino a che «non ci saranno le condizioni minime per poter avere una nuova zona di confine sana, legale e pacifica». In merito, Maduro ha reiterato la richiesta a Santos di sradicare dalla zona i paramilitari e di porre fine al contrabbando di prodotti venezuelani. «Quello che era cominciato come un disastro naturale ha spiegato il presidente si è trasformato in un disastro provocato dall uomo». Oggi la città di New Orleans sembra essersi ripresa, «non solo con nuove costruzioni ma anche con scuole e centri sociali» ha detto l inquilino della Casa Bianca. KI E V, 28. L Ucraina e i creditori privati hanno raggiunto ieri un accordo sulla ristrutturazione del debito di Kiev. Il ministro delle Finanze ucraino, Natalie Jaresko, ha spiegato che la ristrutturazione prevede un taglio del 20 per cento, che permetterà al Paese di risparmiare circa 3,6 miliardi di dollari su un debito di diciotto miliardi di dollari con fondi e banche, fra cui il fondo statunitense Franklin Templeton e la banca d investimento brasiliana Btg Pa c t u a l. Il trenta per cento della popolazione soffre la fame Haiti stremata dal terzo anno di siccità PORT-AU -PRINCE, 28. Da tre anni la siccità provocata dal fenomeno climatico conosciuto come El Niño sta stremando le popolazioni di Haiti, già di per sé il Paese più povero del continente americano, dove è sempre meno il cibo a disposizione. Una crisi idrica acutissima ha in pratica compromesso i raccolti, indebolendo ulteriormente il già fragile meccanismo che garantiva a In Messico ampio rimpasto di Governo CITTÀ DEL ME S S I C O, 28. Il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, ha annunciato ieri un ampio rimpasto del suo Governo. Al ministero degli Esteri va Claudia Ruiz Massieu, finora ministro del Turismo, che sostituisce José Antonio Meade Kuribreña. Questi, uno degli esponenti politici più vicini a Peña Nieto, diventa responsabile del ministero per lo Sviluppo sociale, considerato un dicastero chiave. Il rimpasto esclude due esponenti di massimo livello del Governo uscente, il ministro delle Finanze, Luis Videgaray Caso, e quello degli Interni, Miguel Ángel Osorio Chong. Il magistrato Renato Sales Heredia subentra come commissario alla Sicurezza a Monte Alejandro Rubido, dal quale dipendeva tra l altro la prigione federale di massima sicurezza dalla quale a luglio è fuggito Joaquín Guzmán, meglio conosciuto come El Chapo, il narcotrafficante più ricercato del mondo. Peña Nieto ha poi sostituito i ministri di Agricoltura, Ambiente e Sviluppo urbano e ha nominato ministro dell Educazione il capo del suo staff, Aurelio Nuño M a y e r. Accordo per la ristrutturazione del debito ucraino singhiozzo il sostentamento della popolazione e aggravando la fame fra i più poveri. «Questo è il terzo anno consecutivo con piogge inferiori alla media. Quest anno la siccità è particolarmente severa e tutte le province haitiane ne sono colpite», ha detto Wendy Bigham, vice direttrice del Programma alimentare mondiale (Pam) dell Onu. «Il 30 della popolazione, circa dieci milioni di persone, stanno entrando in una condizione di insicurezza alimentare. Ciò significa che molte famiglie hanno ora una capacità ridotta di acquistare alimento e devono ridurre il consumo di calorie. Oggi sulle tavole delle famiglie ci sono meno pasti e più piccoli» ha aggiunto Bigham. La situazione si è dunque ulteriormente aggravata, compromettendo gli sforzi del popolo haitiano di risollevarsi dalle conseguenze del devastante terremoto del 2010 che provocò centinaia di migliaia di morti e oltre tre milioni di sfollati. Conseguenze che gli aiuti internazionali per la ricostruzione non sono valsi a sanare. Ancora nell ultimo anno, oltre un milione e mezzo di persone hanno avuto come unica forma di sostentamento gli aiuti alimentari del Pam e delle altre agenzie dell Onu, oltre che di organizzazioni umanitarie non governative. Secondo un rapporto del Famine Early Warning Systems Network, entro il prossimo febbraio «è probabile che almeno una famiglia su cinque sia costretta ad affrontare pesanti razionamenti di alimenti con conseguente aumento della denutrizione oltre la media attuale». La metà degli haitiani vive con meno di un dollaro al giorno, in larga parte speso in cibo, cioè con la metà della soglia minima fissata dall Onu al di sotto della quale è fissato lo stato di insufficienza alimentare grave. Tra l altro, la svalutazione del gourde, la moneta locale, ha contribuito negli ultimi mesi all aumento dei prezzi degli alimenti di base come riso, mais e legumi, rincarati fino al 60 per cento rispetto allo scorso aprile. La siccità ha colpito anche altre regioni dei Caraibi e dell America centrale e si stima che persisterà almeno fino al È previsto, poi, un allungamento delle scadenze di quattro anni e un tasso d interesse sui titoli di Stato al 7,75 per cento. Tra i principali creditori di Kiev c è anche la Russia di Vladimir Putin, che ha sottoscritto bond per tre miliardi di dollari, in scadenza proprio quest anno. E Mosca ha già annunciato, tramite il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, che non parteciperà alla ristrutturazione del debito ucraino, non accettando un taglio del valore nominale dei titoli del 20 per cento. Secondo il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, i termini dell accordo «contribuiranno a ristabilire la sostenibilità del debito e insieme agli sforzi delle autorità sul piano delle riforme, centreranno considerevolmente gli obiettivi del piano di aiuti. E tuttavia, l accordo non è bastato alle agenzie finanziarie internazionali. Fitch ha infatti deciso oggi di abbassare il rating del debito ucraino: restano ancora troppi infatti i punti deboli dell economia del Paese. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Giuseppe Fiorentino v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. 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3 sabato 29 agosto 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Ma il Governo del presidente Hadi smentisce colloqui con i ribelli Teheran sostiene il dialogo in Yemen I palestinesi decidono il futuro dell O lp TEL AV I V, 28. Per la prima volta dopo vent anni, il 15 e 16 settembre a Ramallah si riunirà il Palestinian National Council (Pnc), il più importante organismo legislativo palestinese, per eleggere i nuovi membri del Comitato esecutivo dell Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina), dopo che il presidente Mahmoud Abbas e altri 18 membri hanno annunciato di volersi dimettere. Il Consiglio rappresenta i palestinesi nei Territori occupati e quelli nei campi profughi nei Paesi arabi. Secondo alcuni analisti, l intenzione annunciata da Abbas di dimettersi dalla guida dell O lp, intende inserire nuova linfa nell organizzazione palestinese i cui membri e lo stesso presidente sono già in età avanzata. A ricoprire l incarico ad interim di capo dell Olp, fino a nuove elezioni, è stato scelto il capo negoziatore, già segretario generale e possibile successore di Abbas, Saeb Erekat. E intanto, in Libano due persone sono morte la notte scorsa in alcune sparatorie avvenute nel campo palestinese di Ein el Hilweh. Pochi giorni fa altri cinque palestinesi erano stati uccisi in scontri tra membri di Al Fatah il partito del presidente Abbas e un gruppo islamista. Secondo Al Fatah, uno dei suoi miliziani uccisi ieri è caduto nell imb oscata tesa da «uomini armati non identificati» mentre l altra vittima è un attivista che cercava di mediare tra le parti. Le violenze nel campo, situato alla periferia della città portuale di Sidone, 40 chilometri a sud di Beirut, sono iniziate sabato scorso. Il presidente israeliano Rivlin in visita a Tabga TEL AV I V, 28. «Israele, come Stato ebraico e democratico, tiene alle sua responsabilità di proteggere la libertà e la sicurezza di tutte le fedi». Si è espresso in questi termini il presidente israeliano, Reuven Rivlin, incontrando ieri i rappresentanti delle comunità cristiane nella valle del Giordano, inclusa l area di Eretz Ha Minzarim, detta anche la terra dei monasteri. Il presidente ha visitato la chiesa della Moltiplicazione dei pani a Tabga, sulle rive del lago di Tiberiade, incendiata a giugno scorso in un azione attribuita a estremisti ebrei. A Tabga, Rivlin ha incontrato il nunzio apostolico in Israele, arcivescovo Giuseppe Lazzarotto, l abate Gregory Collins, responsabile del sito, e l incaricato d affari tedesco, Monika Iwersen. «È un onore essere qui come vostro ospite. L affettuoso benvenuto che mi avete rivolto, in questo bellissimo posto, è un segno della forte amicizia tra ebrei e comunità cristiane nella Terra Santa, e in tutto il mondo» ha detto Rivlin. «Siamo qui oggi per chiarire che non c è una guerra religiosa in Terra Santa». Gli ultimi episodi di violenza «sono attacchi di fondamentalisti contro l intera società; sono attacchi di persone che cercano la guerra e la distruzione contro persone che vogliono vivere in pace». SANA A, 28. Teheran sostiene il dialogo in Yemen, Paese lacerato dal sanguinoso conflitto tra le forze del presidente Hadi, sostenute dalla coalizione internazionale a guida saudita, e i ribelli sciiti houthi. Pe r risolvere la crisi è necessario «fermare gli attacchi» e i Paesi della regione devono sostenere il «dialogo tra le fazioni rivali» ha dichiarato ieri il viceministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, nel corso di una conversazione con l inviato speciale dell Onu in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, stando Attaccato un veicolo militare al confine con l Iraq Nuovi scontri tra Pkk ed esercito turco AN KA R A, 28. Continuano gli scontri tra le forze di sicurezza turche e i ribelli legati al partito dei lavoratori curdi (Pkk). Nella città di Cizre, situata a pochi chilometri dai confini siriano e iracheno, un mezzo blindato dell esercito è stato attaccato ieri con razzi a media gittata e colpi d arma da fuoco. In base a quanto riporta l agenzia turca Dogan, i feriti sarebbero in tutto sette: tre militari che occupavano il mezzo, quattro civili, tra cui un bambino, di cui alcuni sarebbero in pericolo di vita. In seguito all attacco altre unità dell e s e rc i t o turco sono immediatamente giunte a quanto riferito dall agenzia di stampa ufficiale Irna. Per Teheran, tutti i Paesi regionali dovrebbero «sostenere i negoziati tra yemeniti», ha affermato Amir-Abdollahian, elogiando gli sforzi tentati dall inviato Onu per risolvere la crisi «attraverso la via diplomatica». Il viceministro ha quindi invitato Cheikh Ahmed in Iran per approfondire i colloqui sulla questione yemenita e per discutere «dell ondata di terrorismo che ha interessato l intera regione». Al momento, comunque, il Governo yemenita, in esilio in Arabia Saudita, ha smentito che siano in corso negoziati con i ribelli houthi a Muscat, in Oman. Riferendosi ad alcuni articoli usciti su presunti incontri tra i rappresentanti delle due parti appunto in Oman, il ministro yemenita degli Esteri, Riyadh Yassin, ha dichiarato infatti che si tratta solo di «consultazioni» tra Onu e ribelli, in linea con la risoluzione Accordo in Sri Lanka per un Governo di unità nazionale CO L O M B O, 28. Dopo lunghe consultazioni, è stato raggiunto ieri un accordo per la formazione del nuovo Governo di unità nazionale nello Sri Lanka. Ad annunciare l a c c o rd o è stato Malik Samarawickrema, presidente dello United National Party (Unp), vincitore delle ultime elezioni, che ha parlato di un intesa con lo Sri Lanka Freedom Party (Slfp). La lista dei ministri sarebbe già pronta e sul tavolo del presidente Maithripala Sirisena, leader del Slfp. In base all accordo, il nuovo Esecutivo si dovrebbe insediare il prossimo 2 settembre, dopo l a p p ro v a - zione da parte del Parlamento. L attuale primo ministro designato, Ranil Wickremasinghe, ha promesso di promulgare una nuova Costituzione entro sei mesi. Per formulare le riforme nominerà un comitato composto da intellettuali del Paese. sul luogo, dando vita a un conflitto a fuoco tuttora in corso. L attacco è stato immediatamente attribuito da fonti governative all azione dei miliziani curdi. In scontri avvenuti poco prima nella provincia sudorientale di Bitlis sono stati uccisi sei sospetti membri del Pkk. Secondo quanto reso noto dalle forze armate di Ankara, un conflitto a fuoco con i militari è esploso dopo un attacco lanciato da miliziani del Pkk contro un comando della gendarmeria nel distretto di Hizan. Uno dei soldati feriti in tutto quattro sarebbe in gravi condizioni. Fonti di entrambi i partiti citate dalle principali testate locali hanno confermato alla stampa che nel nuovo Governo ci saranno trenta ministri dell Unp e quindici dello Slfp. Alle urne l Unp ha ottenuto il 45,7 per cento dei voti e 106 seggi su 225, mentre lo Slfp ha ottenuto il 42,4 per cento dei voti e 95 seggi. Il grande sconfitto alle urne è stato invece Mahinda Rajapaksa, l ex presidente dello Sri Lanka che dopo la sconfitta alle presidenziali dello scorso gennaio si era candidato per un seggio in parlamento con l ambizione di diventare primo ministro. Rajapaksa ha ammesso la sconfitta spiegando che ora farà opposizione «votando le buone leggi e non le cose sbagliate». Per quanto il suo partito abbia perso, Sirisena secondo gli osservatori è uscito molto rafforzato dalle elezioni. del palazzo di Vetro sulla crisi yemenita. La risoluzione impone ai ribelli di deporre le armi e ritirarsi. Nel frattempo, la Casa Bianca ha reso noto che il re saudita Salman sarà ricevuto a Washington dal presidente Barack Obama il prossimo 4 settembre. I due leader ha spiegato il portavoce Josh Earnest in un meeting con i giornalisti discuteranno di diversi dossier, tra i quali appunto la crisi in Yemen e in Siria così come le misure da intraprendere per fronteggiare l avanzata del cosiddetto Stato islamico (Is). A lanciare un nuovo allarme sul conflitto in corso è stata invece, ieri, l organizzazione internazionale Human Rights Watch, secondo cui la coalizione guidata dall Arabia Saudita continua a usare bombe a grappolo che colpiscono la popolazione civile, provocando morti e feriti. Gli attivisti avrebbero visitato di persona quattro dei siti di attacchi, trovando munizioni inesplose e altri ordigni riconducibili alle bombe a grapp olo. Firmato un accordo tra Kazakhstan e Aiea Al via la prima banca del nucleare AS TA N A, 28. Con la firma del ministro degli Esteri kazako, Yerlan Idrissov, e quella del direttore generale dell Aiea (Agenzia internazionale dell energia atomica), Yukiya Amano, è stata inaugurata ieri ad Astana la prima banca internazionale dell uranio a basso arricchimento, gestita dall agenzia atomica internazionale e collocata nel sito siderurgico di Ulbat, nella regione dell Ust Ka m e n o g o r s k. Presenti alla cerimonia i rappresentanti del Consiglio di sicurezza dell Onu (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna) e dell Ue. La banca contribuirà, secondo gli esperti, al rafforzamento del regime di non proliferazione nucleare, del ruolo dell Aiea e dell applicazione del Trattato di non proliferazione (Tnp). Non solo: l istituzione aiuterà i Paesi che non hanno e non mirano a costruire impianti nucleari ad avere una garanzia a fronte di improvvise interruzioni delle forniture di combustibile. Alla cerimonia della firma era presente anche il senatore statunitense Sam Nunn, presidente e amministratore delegato della Nuclear Threat Initiative, l o rg a n i z z a - zione internazionale impegnata nella non proliferazione nucleare. Secondo Astana, la decisione di aprire la banca in Kazakhstan è un riconoscimento da parte della comunità internazionale della grande stabilità socio-politica nel Paese. Ma il Kazakhstan è stato scelto anche dicono gli osservatori a causa del Tetano materno e neonatale debellato in India NEW DELHI, 28. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha annunciato oggi che nel Paese il tetano materno e neonatale è stato debellato. Ne dà notizia l Unicef, ricordando che l India è uno dei Paesi più popolosi del mondo, con trecentoventisette milioni di donne in età fertile e ventisei milioni di bambini che nascono ogni anno. «Questo importantissimo traguardo salverà la vita di innumerevoli madri e dei loro neonati», ha detto il premier. Con l India, salgono così a trentasette i Paesi nel mondo senza più tetano materno e neonatale, ma rimangono ancora ventidue le Nazioni dove la malattia è molto diffusa. La mamma e il neonato si ammalano perché il cordone ombelicale viene reciso con oggetti sporchi o infetti. Miliziano houthi tra le macerie a Sana a (Ansa) suo quadro normativo in merito a questioni delicate come la licenza, lo stoccaggio, il trasporto e l esp ortazione di materiali nucleari. Il sito siderurgico di Ulbat, inoltre, risponde pienamente alla missione della banca per il fatto di essere situato lontano dalle zone abitate. E dunque presenta i requisiti necessari per la conservazione a lungo termine di materiali nucleari. Di tutt altro tenore le notizie che invece provengono da un altra zona dell Asia, dove cresce la preoccupazione per lo sviluppo dell arsenale nucleare pakistano. Il «Financial Times» che cita un rapporto congiunto del Carnegie Endowment for International Peace e dello Stimson Center ha reso noto che Islamabad ha aumentato notevolmente negli ultimi anni il suo arsenale di testate atomiche. Ogni anno rip orta il quotidiano britannico sarebb ero venti le nuove testate prodotte. Numeri che confermano come a breve il Pakistan diventerà la terza potenza nucleare del mondo dopo Stati Uniti e Russia. Coalizione a sostegno dell Esecutivo afghano KABUL, 28. Otto partiti politici afghani hanno deciso di costituire un nuovo fronte politico per sostenere l azione del Governo di unità nazionale nei negoziati con i talebani e nelle riforme. La nuova coalizione politica è stata presentata ieri a Kabul. Erano presenti all i n c o n t ro diversi leader politici afghani, tra i quali il fondatore del Fronte nazionale islamico dell Afghanistan, Pir Sayed Ahmad Gailani, e il leader del Consiglio Hizb-e-Islami, Qazi Amin Waqad, nonché alcuni rappresentanti della compagine governativa. La nuova formazione politica «continuerà a sostenere l Esecutivo ed i movimenti sociali, ma si opporrà con tutte le sue forze a movimenti e decisioni del Governo che considererà sbagliate» hanno fatto sapere i leader. Sul terreno, intanto, i talebani dopo oltre sette anni e mezzo sono riusciti a espugnare di nuovo l impervio distretto di Musa Qala, nella provincia di Helmand. Musa Violazioni del cessate il fuoco nel Kashmir NEW DELHI, 28. Ancora scambi di accuse tra Pakistan e India sulla violazione della tregua nella regione contesa del Kashmir. New Delhi ha denunciato che l esercito di Islamabad avrebbe utilizzato ieri proiettili di mortaio, che hanno ucciso tre civili e ferito Qala si trova tra le montagne sudorientali, una delle aree più instabili e pericolose del Paese, teatro nel dicembre 2007 di un offensiva congiunta delle forze regolari afghane e di quelle della Nato, in particolare britanniche, culminata in una battaglia tra le più cruente mai combattute dalla caduta del vecchio regime fondamentalista. Stando a fonti riservate vicine alle autorità di Kabul, agli ex studenti coranici sono occorsi quattro giorni per completare la riconquista della zona. E oggi quattro militanti impegnati a preparare una mina nella provincia orientale afghana di Khost sono morti quando il rudimentale ordigno è improvvisamente esploso: lo ha riferito il portale di notizie Khaama Press. Al riguardo il capo della polizia provinciale, generale Faizullah Ghairat, ha detto che l incidente è avvenuto in una abitazione dell area di Saparki nel distretto di Bak. altre otto persone. Lo riferisce l agenzia di stampa indiana Ani. L incidente è avvenuto nel settore di R.S. Pura e, precisa l Ani, le forze militari indiane hanno risposto al fuoco. Il Pakistan ha invece reso noto che almeno sei persone sono state uccise nell area di Sialkot da militari indiani. Secondo l emittente Ndtv, vi sono state dall inizio dell anno oltre 245 violazioni del cessate il fuoco nella regione, concordato nel 2003 da India e Pakistan, Paesi entrambi dotati di arsenale nucleare.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO sabato 29 agosto 2015 Le copertine di «Wonder» e «Il libro di Julian» Vengono mandate all aria le regole che dominano quel mondo patinato che vorrebbe cancellare chi come August non risponde ai suoi canoni di perfezione di C SI LV I A GUSMANO he cosa hanno in comune, a distanza di settant anni, un bulletto newyorkese di prima media e un ragazzino che si trascina «con la sua orribile andatura claudicante e due bastoni» nella Francia occupata dai nazisti? Probabilmente solo il nome Julian ma non è un caso. A volte la guarigione di un cuore avviene per vie misteriose e assume le sembianze di un piccolo miracolo che solo la penna di un grande scrittore riesce a r a c c o n t a re. Non delude la seconda prova letteraria di R.J. Palacio, l autrice americana che nel 2012 ha conquistato con Wo n d e r un successo mondiale. Il libro di Julian (Firenze, Giunti, 2015, pagine 123, euro 7,90) è un nuovo capitolo di quella storia straordinaria. Non un sequel o un p re q u e l, ma solo un ulteriore punto di vista, secondo la tecnica già felicemente sperimentata nel romanzo d e s o rd i o, dove la stessa vicenda è affidata alla voce di diversi personaggi. Là il protagonista è August, un bambino di dieci anni con i connotati del viso stravolti dalla sindrome di Treacher Collins. Dopo aver sempre studiato a casa, il piccolo affronta per la prima volta il mondo della scuola, tra le apprensioni dei familiari e le reazioni più disparate dei compagni, divisi tra chi scopre in lui un amico intelligente e spiritoso e chi con cattiveria si accanisce sul suo aspetto esteriore. Qui, invece, il protagonista è Julian, il bullo che per mesi perseguita August, chiamandolo fenomeno da baraccone e riservandogli scherzi crudeli. In altri due volumi, l autrice successivamente ha dato voce anche a Christopher, amico di infanzia di August e a Charlotte, sua compagna di scuola. Sveglio, carismatico, sempre simpatico a tutti, Julian diventa alla fine della prima media il grande escluso, in una totale inversione di ruoli con la sua vittima: «Era come se fossi entrato in una dimensione diversa racconta un universo parallelo in cui io e Auggie ci eravamo scambiati di posto». L universo parallelo, ci dice R.J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jamillo, è quello dove vengono mandate all aria le regole che dominano il mondo bello, perfetto, omogeneo (e carico d infelicità) in cui viviamo. Il mondo che, pretendendo di cancellare chi come August non risponde ai suoi canoni di abbagliante splendore, cancella la vita stessa, impasto di gioia e dolore, percorso a ostacoli dove muri che sembrano invalicabili si ergono prima o poi davanti a tutti i corridori. Inconsapevolmente, Auggie dà questa lezione di autenticità ai propri compagni di scuola, ma non tocca il cuore di Julian. L autrice che in Wo n d e r sceglie di non lasciare spazio al punto di vista dell anti-eroe, nel secondo libro offre almeno due risposte al suo comportamento, come a quello dei tanti Julian che avvelenano la scuola e la società. La prima è la paura. Sin da piccolo il protagonista viene assalito da Un agenda contro i bulli Vis e Musa sono i due supereroi nati dalla matita di Giulia Bertagnolio protagonisti de Il mio diario, un agenda scolastica introdotta da Geronimo Stilton il direttore dell «Eco del Roditore», uno dei personaggi a fumetti più amati dagli under dieci e ricca di vignette da colorare in cui si affrontano con leggerezza temi delicati come l uso sicuro del web, il bullismo e la tutela dell infanzia. Su questi argomenti Vis e Musa stimolano la riflessione dei ragazzi, offrendo spiegazioni adeguate a un pubblico di bambini; l agenda è nata per iniziativa della Polizia di Stato italiana e del Ministero dell Istruzione, dell università e della ricerca, ed è destinata a cinquantamila studenti che nel prossimo anno scolastico frequenteranno la classe quarta della scuola primaria. violenti attacchi di panico quando vede essere mostruosi in tv o nei propri terribili incubi. La quotidiana convivenza con un ragazzo «raccapricciante come il fantasma dell Opera» rappresenta per lui una minaccia e per celare la propria debolezza, Julian alza il tiro dell a g g re s s i - vità. La seconda risposta, ben più profonda della prima e a essa connessa, è nell aria che respira in casa. Julian ha solo dieci anni. Le sue paure, le sue manie di protagonismo, il suo approccio agli altri sono quelli dei genitori. La mamma, iperprotettiva, affronta la vita a colpi di Photoshop («Te lo ricordi l anno scorso come ho fatto a far diventare completamente azzurro il cielo delle Hawaii? ( ) non lo diresti mai che pioveva tutti i giorni») e cancella con un click il volto di Auggie dalla foto di classe perché «il tuo ricordo della prima media non sia rovinato». Se in uno dei propri incubi, Julian specchiandosi scopre con orrore di avere la faccia di Auggie, in sua madre «quel ragazzino che non avrebbe dovuto essere ammesso» a scuola, risveglia una profonda paura per gli imprevisti della vita. Melissa è abituata ad avere tutto sotto controllo e l ordinarietà dei genitori di Auggie così simili a lei («la mamma è molto carina» e «anche suo marito è un bel tipo») la sgomenta. Paradossale inoltre il suo rispetto per il politically correct. Per cacciare Auggie dalla scuola si appella alle regole di ammissione violate, all incompetenza del preside e alla mancanza di adeguati programmi di integrazione secondo lei essenziali, ma il-non-detto, la grande domanda che guida le sue azioni è chiara: che ci fa August Pullman a questo mondo? Che senso ha la sua esistenza, se L ultimo libro di R.J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jamillo La lezione dell altro Julian non quello di turbare i nostri sonni? R.J Palacio ha già risposto splendidamente in Wo n d e r mostrando tutta la relatività dei concetti di handicap, fragilità e sofferenza e ora indica nella conversione di Julian una nuova freccia all arco di Auggie. Per sciogliere la cattiveria nelle lacrime, provare finalmente rimorso e rileggere i fatti alla luce della verità, il giovane protagonista avrà bisogno di guide diverse la nonna e un insegnante speciale e soprattutto di una commovente storia di amore e salvezza che catapulta lui e il lettore indietro di tre generazioni. Ascoltando le imprese in tempo di guerra di un altro giovane Julian, con le gambe «deformi per via della polio», il nostro bulletto scoprirà il vero significato di parole come forza, eroismo e coraggio. E imparerà che «qualche volta possiamo rimediare ai nostri errori». «È la cosa buona della vita», gli dice sua nonna. Un o ccasione che non dovrebbe mai mancare a chi alla vita si sta ancora affacciando. Sabrina Esquerra, «Darks» (2012) Il commissario Carlo De Vincenzi nato dalla grande penna di Augusto De Angelis Poliziotto anzi poeta Intellettuale e sensibile al fascino femminile il protagonista è attaccato al lavoro ma anche pronto a tirare fuori dal cassetto Platone o Freud guito delle percosse subite nel corso di un aggressione fascista. Colui che molti buongustai considerano il vero creatore del giallo all italiana, aveva solo 56 anni ed era come scriverà Oreste Del Buono, che lo riscoprirà nei primi anni Sessanta «pieno di progetti e di sogni». La tragica fine del suo creatore non sarebbe certo risultata una sorpresa per il nostro commissario. Dai suoi gialli, infatti, emerge Anna Miserocchi e Paolo Stoppa nei panni del commissario De Vincenzi (1974) di GIULIA GALEOTTI Trentacinque anni, single, aspetto piacevole e, soprattutto, rassicurante, riflessivo, colto, amante dell arte, del bello e del ben parlare, più poeta che poliziotto, o almeno così ritengono i suoi più fedeli collaboratori. Accudito fedelmente dall anziana balia Antonietta, si muove nella Milano degli anni Trenta, tra liberty e fascismo. È questo l identikit di Carlo De Vincenzi, commissario di polizia della Questura di Milano, uno dei detective più affascinanti che sia stato creato in Italia. L autore dei quindici romanzi gialli usciti tra il 1935 e il 1942 che lo vedono protagonista, è Augusto De Angelis, lo scrittore e giornalista nato a Roma nel 1888, incarcerato per antifascismo nel 1943, morto l anno dopo a Bellagio a sel opposizione alla propaganda ideologica di regime e al clima sempre più diffuso di minaccia, diffidenza e scetticismo («C era molta cordialità tra loro: ma forse non la confidenza. Dove trovarla la confidenza, del resto, in questi tempi, tra uomini lanciati ognuno verso il proprio destino, con le proprie passioni, i propri bisogni, i molti vizi del corpo umano?»). Una voce dissenziente sessivamente «deducente», attaccato al suo lavoro ma pronto a beneficiare di ogni momento inaspettatamente libero (tirando fuori dal cassetto Platone, Freud, Oscar Wilde ), il commissario non fa molto per piacere. Ma affascina. E questo, indubbiamente, anche grazie alla lingua. È un italiano meraviglio- Molti considerano l a u t o re il vero creatore del giallo all italiana Morì a Bellagio a seguito delle percosse subite nel corso di un aggressione fascista che sale di tono nel giallo Il candeliere a sette fiamme (1936). Dietro il titolo con chiari riferimenti alla m e n o ra h, si celaun delitto commesso in un lurido albergo di Milano, dove viene ritrovato il cadavere di un uomo di incerta nazionalità: e così De Vincenzi si trova immerso in una vicenda di spionaggio che attraversa il Mediterraneo, legata alla questione palestinese emersa da poco, con sprazzi teatrali tenebrosi e quasi gotici. Nel valzer tra inglesi, ebrei, arabi e tedeschi, eroi gli ebrei e detestabili i tedeschi. È del resto una Milano cosmopolita quella in cui si muove De Vincenzi, attraversata da drammi familiari, gelosie, vedove (o presunte tali), viaggiatori e truffatori, tanti stranieri che si portano appresso i loro drammi e le storie dei loro popoli. Grandi svaligiatori di banche di Oltreoceano, uomini accecati dalla ricchezza che nelle colonie sono stati capaci di perdere ogni senso morale, giovani ingenui e scugnizzi opportunisti. «Mi sono proposto scrisse De Angelis di fare romanzi polizieschi in cui le persone vivono secondo natura». Nelle avventure del commissario De Vincenzi quasi un secolo dopo la loro uscita colpisce la complessa modernità del protagonista. E la sua giovane età: nella mente di De Angelis, De Vincenzi è l uomo maturo ma certo non ancora anziano, adulto ma ancora un po scapestrato un nostro bel quarantacinquenne, per intenderci. Complesso, dunque, il personaggio soprattutto perché il commissario non è mai eccessivo: arguto ma umano, intellettuale e garbatamente sensibile al fascino femminile, coraggioso ma non gratuitamente sfrontato, De Vincenzi ragiona, cerca di immedesimarsi, agisce conoscendo bene i suoi difetti. Attento ma non meticoloso, logico ma non osso quello di De Angelis, per nulla ridondante o barocco, mai sciatto o scontato. Qua e là, come doni per il lettore che in un romanzo ben fatto ama non solo la storia ma anche l uso della parola, sbucano termini come lutulenza, nari, peripatetiche Un piacere, davvero. Ci dicono che qualcuno, magari un p o avanti con l età, conosce il commissario De Vincenzi oltre che per la meritoria opera di Del Buono, che pubblicò tre gialli presso Feltrinelli (operazione recentemente riproposta da altri editori italiani, come Sellerio e Castelvecchi) grazie agli sceneggiati televisivi che la Rai mandò in onda tra il 1974 e il 1977, resi popolari anche per la riuscita interpretazione di Paolo Stoppa. Ma a noi il commissario De Vincenzi piace continuare a immaginarcelo a piacere nostro. Rassicurante, solido, riflessivo, colto e così misteriosamente amante del ben parlare.

5 sabato 29 agosto 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio diceva don Lorenzo Milani Sortirne tutti insieme è la politica Uscirne da soli è l avarizia Don Lorenzo Milani a Barbiana con i suoi ragazzi La testimonianza di un educatore in un oratorio lombardo Accogliente perché imperfetto di P SERGIO MASSIRONI edagogista e papà, Francesco Pastanella è uno dei numerosi italiani che hanno vissuto con sorpresa un nuovo incontro con la comunità cristiana. Ci ha fatti incontrare l esigenza di non far più da soli in educazione, il bisogno di fare rete. Abita a Bovisio Masciago, a nord di Milano. Il passato non deponeva per noi, a favore cioè di un reciproco riconoscimento. Racconta Francesco: «Nella mia storia personale l incontro con l oratorio era avvenuto, come per molti, da bambino: una cornice sfumata, poco più che un semplice corollario del campetto, palcoscenico dei miei sogni calcistici di bambino. Abitavo però lontano, troppo distante perché quel nori un luogo impermeabile al mondo, ho trovato l oratorio un crocevia capace di accogliere e con-tenere (tenere assieme) le persone, perché insieme possano costruire legami virtuosi». Centro e periferia, binomio cui ci sollecita non solo la realtà, ma anche il magistero. So di aver davanti una persona che ha coordinato per luogo potesse rimpiazzare il cortile e la strada, dove si sono sviluppati i rapporti più significativi con amici e compagni. Crescendo così, la mia re p u t a z i o n e di adolescente rimase intrappolata nel gruppo di partenza. Maturai uno sguardo parziale, in cui l oratorio era il posto degli adulti onnipresenti e dei ragazzi non emancipati, quelli che preferivano seguire i genitori piuttosto che le compagnie di quartiere». Dopo lunghi anni, l oratorio è stato invece ritrovato come luogo di lavoro, questa volta nelle vesti di operatore sociale. Francesco vi scopre un mondo ricco di vita, di ragazzi e di occasioni educative, che non aveva un riscontro nella sua personale esperienza: «Mi ha sorpreso per il suo dimostrarsi tutt altro che un universo omogeneo, uniforme, semplificato». A colpirlo, dunque, non è principalmente ciò che funziona: sono gli elementi di debolezza decisivi nel farlo sentire a casa. «Accompagnando mia figlia a catechismo, ho scoperto che l immaginario della mia infanzia non reggeva più: l isola felice di tante famiglie, fulcro della loro vita sociale, mi si presentava talvolta trascurata e deserta; una comunità che immaginavo coesa, distante dalla complessità del mondo là fuori, la ritrovavo segnata piuttosto dalle inquietudini, dalle contraddizioni e dalla litigiosità della società di cui è espressione. La medesima fatica, incontrata altrove, nel far parte, nel riconoscersi in un percorso comune». Gli chiedo, allora, che cosa l impatto con questo mondo abbia smosso nella sua umanità e professionalità, visto che quanto descrive non appare del tutto positivo. «Paradossalmente, è stata proprio questa vicinanza e continuità tra la comunità cristiana e la realtà sociale che mi ha riavvicinato all oratorio: la percezione che, particolarmente qui, la Chiesa accoglie l uomo così come è, senza far tara delle fatiche, dei limiti e delle inevitabili contraddizioni che segnano l esperienza di un cittadino del mondo. Poco alla volta, ho compreso che potevo riconoscermi nello stesso sforzo che anima i costruttori di comunità che venivo incontrando: potevo essere ammesso e contribuire anch io a un percorso di fede e di solidarietà umana e civile». Pastanella lavora dal 1994 come educatore in una comunità per ragazze adolescenti. E ammette: «Ho attraversato lunghi anni di studio, di lavoro di carattere strettamente professionale, che certo ha stimolato com- anni a Quarto Oggiaro, quartiere storicamente tra più difficili di Milano, l educativa di strada e un centro di aggregazione giovanile, riferimento per persone di ogni età. Ora, certo, lavoriamo fianco a fianco in provincia, in una zona meno esposta alla marginalità, ma provata dalla crisi. Vorrei capire che bilancio trae dalla sua esperienza: «Le persone sono persone, sempre. A cambiare, in contesti così diversi, sono però il modo di stare insieme, la cultura nel costituirsi come comunità, la disponibilità ad accogliere e integrare, la propensione a mettersi in gioco, a lasciarsi interrogare dal nuovo e a mettersi in discussione. Alcuni quartieri milanesi hanno una storia, anche recente, di esposizione a processi migratori, di rimescolamento di culture, di trasformazione urbanistica e produttiva che ha inciso, più che in provincia, nel determinare di- petenze e saperi legati a una dimensione clinica dell esperienza educativa: indispensabile, quando si è chiamati a fronteggiare le conseguenze drammatiche dell abbandono, dello sfruttamento e dell abuso. Un approccio, tuttavia, che rischiava di portare lontano dal mandato di educatore, volto non solo a porre rimedio ai traumi generati nella società, ma anche a favorire processi di trasformazione personali e comunitari più complessivi». Di qui la sensazione di aver qualcosa da dire, oltre la capacità professionale di guidare processi, percorsi e progetti: soprattutto da padre, grazie a figli la cui semplice presenza reclama un futuro positivo, dice allora definitivamente no a posizioni dal sapore nichilistico, secondo cui non vi sarebbe più nulla da insegnare, perché ogni apprendimento è provvisorio e transitorio per definizione. «Lungi dal considerare le comunità minamiche di comunità più sollecite all inclusione, più sensibili al cambiamento e all incontro con la diversità di culture e di stili di vita». Precisamente in questa evoluzione le parrocchie possono scegliere di avere un ruolo profetico, tornando alle origini urbane del cristianesimo, fiorito anzitutto nelle grandi città: Quarto Oggiaro è senz altro un esempio di quartiere in cui i fattori di trasformazione demografica hanno richiesto negli anni numerosi interventi, sotto forma di pro- Paradossalmente è stata proprio la vicinanza fra la comunità cristiana e la realtà a farmi tornare La percezione che la Chiesa accoglie l uomo così com è getti di promozione sociale e di carattere educativo. Tutto ciò ha contribuito a una maggiore attitudine alla ricerca di risposte comuni da parte della cittadinanza; una permeabilità alle proposte di sviluppo cittadino che non si trova in Brianza». Pastanella lo dice apertamente: la forza prorompente che in pochi decenni ha prodotto la trasformazione del Paese in una delle nazioni più ricche del mondo si basava su principi di solidarietà, condivisione e reciprocità che, negli anni del benessere diffuso, si sono sopite, in un atteggiamento di ripiegamento nel privato. La possibilità di accedere con maggiore facilità che in passato a beni e servizi ha diminuito la capacità di intendere la comunità come ambito elettivo per la realizzazione di sé, ci ha resi sordi al primato dei beni relazionali e affettivi. «La testimonianza di sacerdoti che ho incontrato, impegnati dalla fede a una diffusione di pratiche di comunità improntate all incontro, diventa esempio attualissimo di una direzione di sviluppo alternativa, da cui poter ripartire. Un dinamismo riformatore, cristiano e insieme civile, che in provincia sembra talvolta incontrare più resistenze che in altri contesti: l abitudine a fare a meno degli altri e una percezione più palpabile del controllo e del confronto sociale sembrano produrre diffidenza verso proposte che mirano a rimettere in circolo e a condividere idee, prospettive, problemi e sforzi di soluzione». Fu la lezione di don Lorenzo Milani: «Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l avarizia», una prospettiva oggi più chiara di allora. Conclude Francesco: «La passione per l uomo, la tensione al bene comune e l ascolto della Parola di Dio trovano convergenza in prospettive che si rinforzano mutuamente. Questo ha segnato la mia prima vera scoperta, da adulto, della Chiesa. Così, credo che responsabilità dei cristiani sia quella di essere in prima linea nel proporre forme di convivenza e stili di vita aperti al mettere liberamente in comune, al fare insieme, alle responsabilità condivise. Se le stesse amministrazioni pubbliche riconoscono, talvolta loro malgrado, una funzione alle parrocchie e ai sacerdoti, perché interlocutori indispensabili, depositari della storia concreta delle persone, dei territori, delle attese dei concittadini, allora occorre che questa credibilità, che questa forza di rappresentanza sociale sia sempre più sp esa». Una Chiesa di questo profilo credo abbia i numeri per ricostruire il suo rapporto di fiducia e di maternità con l intera nazione. Sbarca a Roma il progetto «With You Armenia» Un silenzio più forte degli applausi Arti di Bruxelles con l Orchestra nazionale belga dove il concerto ha fatto registrare il tutto esaurito. Non solo: il pubblico alla fine è rimasto un minuto in silenzio, come segno di profondo rispetto per quanto aveva appena potuto vedere e ammirare. La tappa finale sarà al Musikverein di Vienna, con il concerto dell o rc h e - stra Camerata Salzburg il prossimo 7 novembre. I concerti del ciclo «With You Armenia» sono organizzati dal ministero armeno della Cultura in coldi ROSSELLA FABIANI «With You Armenia» arriva a Roma con un evento straordinario: l O rchestra Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding sarà ospite dell Accademia nazionale di Santa Cecilia il 5 settembre con un concerto speciale per ricordare la tragedia del popolo armeno. Il progetto di «With You Armenia» ha allestito una serie di concerti durante i quali musicisti e orchestre di fama mondiale hanno voluto testimoniare la loro solidarietà e ricordare in diverse parti del mondo il centenario del Metz Yeghern, il grande male che colpì il Paese caucasico. L evento romano dove è prevista la presenza anche del ministro armeno della Cultura, Hasmik Poghosyan è infatti la penultima tappa di questo progetto dal respiro internazionale che è partito lo scorso 5 marzo da Gerusalemme riscuotendo un grande successo. Successo che si è replicato poco tempo dopo a Tallinn, in Estonia. E prima di Roma, «With You Armenia» è stato ospitato in altri templi sacri della musica classica, dalla Carnagie Hall di New York con Evgeny Kissin e Krzysztof Penderecki, alla Cadogan Hall di Londra con la Royal Philharmonic Orchestra e Pinchas Zukerman, al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo con la Mariinsky Theater Symphony Orchestra e al Palazzo delle Belle L appuntamento italiano vede protagonista l Orchestra Filarmonica della Scala diretta da uno dei più giovani direttori del panorama internazionale laborazione con il Yerevan Perspectives International Music Festival. L obiettivo è di far sì che la musica possa costruire ponti così da favorire una riconciliazione con il passato. E l obiet- tivo investe anche i musicisti di fama mondiale, le cui parole e azioni rappresentano un esempio: l auspicio è che grazie alla luce che essi accendono con le loro performance, quello che è successo non accada mai più, a nessun altro popolo e in nessun altra parte del pianeta. L appuntamento italiano vede protagonista l O rchestra Filarmonica della Scala diretta da uno dei più giovani direttori del panorama internazionale, Daniel Harding, che dirigerà il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Ludwig Van Beethoven nell esecuzione di Alessandro Taverna, giovane pianista veneto. Completano il programma la Sinfonia n. 8 di Antonín Dvořák e Wa l t z di Aram Khachaturian, compositore armeno, conosciuto dal grande pubblico soprattutto per la Danza delle spade. Il codice Sinaitico traslo ca (per un po ) al British Museum Un evento d eccezione. La British Library darà in prestito al British Museum per la mostra Egypt After The Pharaohs, dal 29 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016 uno dei libri più preziosi al mondo: il codice Sinaitico, ovvero uno dei testimoni su cui si fonda la nostra conoscenza della Bibbia greca, nella versione detta dei Settanta. Solo una volta questo testo era stato dato in prestito, sempre al British Museum: era il 1990, ricorda «The Guardian» del 28 agosto, sottolineando come l intero staff del museo si dica ora «elettrizzato» al pensiero di poter ospitare un libro «così onusto di storia e di gloria». Elisabeth O Connell, funzionaria del dipartimento dell antico Egitto e Sudan al British Museum, definisce questo prestito un vero e proprio avvenimento storico: il libro suggellerà dunque nel migliore dei modi la mostra che mira a ripercorrere, in grande stile, anni di fede cristiana, musulmana ed ebraica. Il codice Sinaitico fu ritrovato nel 1884 dallo studioso tedesco Kostantin von Tischendorf, presso il monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, in Egitto. Sono ancora avvolti nel mistero i dettagli Il monastero di Santa Caterina delle trattative mediante le quali lo studioso riuscì a mettere le mani su quelle preziosissime carte. Sembra accertato comunque che i proprietari non avessero idea del valore del manoscritto: prova ne sia che una quarantina di fogli destinati ad accendere il fuoco furono per caso trovati in una cesta. La maggior parte di ciò che è sopravvissuto venne offerta da Tischendorf allo zar Alessandro II, p ro t e t - tore del monastero, e rimase a San Pietroburgo fino al 1934, quando il Governo sovietico, a corto di valuta estera, ne trattò la vendita con le autorità britanniche per la somma, allora considerevole, di centomila sterline. Il denaro venne raccolto mediante una sottoscrizione pubblica. Nel 1859 lo studioso tedesco, un vero cacciatore ed editore di manoscritti biblici, scoprì l intero codice. Copiato su quattro colonne nella prima metà del 1V secolo, il codice contiene quasi tutta la Bibbia e due testi patristici, la Lettera di Barnaba e il P a s t o re di Erma. Ma oggi la British Library non possiede tutti i fogli esistenti: 43 si trovano a Lipsia, essendo stati offerti dallo studioso tedesco al re Federico Augusto di Sassonia, e alcuni altri sono venuti alla luce a Santa Caterina, nel 1974, quando è stata demolita una parete divisoria. Quando il British Museum (ora British Library) concluse l acquisto del codice non mancarono reazioni ispirate a sarcasmo e invidia. Un settimanale statunitense sottolineò come il Cremlino avrebbe dovuto essere soddisfatto «per aver scambiato un relitto di oppio dei pop oli con 510 mila pezzi di ottima valuta cristiana». (gabriele nicolò)

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO sabato 29 agosto 2015 A Bangkok la conferenza sul clima degli episcopati asiatici D all e m e rg e n z a alla pianificazione BA N G KO K, 28. I vescovi asiatici lanciano un esortazione affinché, sul clima, si passi da una logica emergenziale a una programmazione di lungo periodo. Dal 18 al 20 agosto scorso, a Bangkok, si sono incontrati alcuni membri della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc) per una conferenza nella quale si è affrontata la questione dei cambiamenti climatici nel continente. L Asia è stata duramente colpita negli ultimi tempi da numerosi disastri naturali: forti ondate di calore in Pakistan, inondazioni in Vietnam, il soffocante fumo alimentato dagli incendi boschivi in Malesia e le piogge torrenziali in Birmania. Nel nord-est dell India e in Bangladesh, dal 16 agosto piogge torrenziali hanno martoriato molti distretti, distruggendo interi villaggi e molte colture; in Assam, circa persone hanno dovuto essere evacuate. «Aiutare le vittime non è sufficiente, dobbiamo lottare contro il riscaldamento globale», ha detto padre Allwyn D Silva, segretario dell Ufficio per il riscaldamento globale della Fabc e organizzatore del simposio, al quale hanno partecipato rappresentanti di Birmania, Cambogia, Laos, Malesia, Pakistan, Singapore, Thailandia e Vietnam. «Le principali cause di questi incidenti climatici sono umane: la deforestazione, la costruzione di dighe. E sono soprattutto i più poveri che soffrono direttamente le conseguenze di questi atti» ha detto il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, Myanmar, dove le inondazioni delle scorse settimane hanno colpito più di un milione di persone e provocato l evacuazione di centinaia di migliaia di famiglie. Il Vietnam, invece, quest anno ha dovuto affrontare diversi periodi di siccità, mentre altre aree sono state inondate. L attacco delle acque, in particolare nel delta del Mekong, provoca un aumento della salinità, che ha un grave impatto sulla coltivazione del riso, pietra angolare dell economia agricola del Paese. «Siamo entrati in una fase di autodistruzione», ha detto il vescovo Luigi Maria Ling Mangkhanekhoun, vescovo di Pakse, Laos. Qui, e in Cambogia, massicce operazioni di deforestazione ispirate dalle imprese multinazionali grazie alla connivenza delle autorità locali, ha portato all esodo di molti contadini e in genere degli abitanti dei villaggi, con conseguenze devastanti per il tessuto socioeconomico. Di positivo, come ha osservato nel corso del simposio padre Allwyn D Silva, c è se non altro la crescita della coscienza collettiva sulle questioni climatiche, tanto più importante in quanto «tali sfide possono essere affrontate solo rimanendo uniti». Il presidente di Caritas Thailandia, il vescovo Philip Banchong Chaiyara, ha ricordato il ruolo che ogni credente ha nella salvaguardia del creato e la necessità dello sviluppo di «strategie per la cura della casa comune», con riferimento all appello lanciato da Papa Francesco attraverso la Laudato si. «O ra abbiamo l enciclica del Papa come una tabella di marcia, il che cambia tutto», ha detto padre D Silva. «Prima, la cooperazione tra le Chiese e le autorità locali sul cambiamento climatico era insufficiente, ma ora la Fabc vuole renderla una priorità», ha detto padre Vincent Vu Ngoc Dong, presidente della Caritas Vietnam. Di fronte a una situazione divenuta allarmante, la Chiesa cattolica in Asia cerca dunque di rispondere moltiplicando le iniziative locali. Così, nell arcidiocesi di Kuala Lumpur, in Malesia, si sta lavorando con le comunità locali per educare i fedeli all ecologia e allo sviluppo sostenibile, attraverso iniziative concrete, come la riforestazione e l uso di prodotti domestici non tossici per l ambiente. «Siamo in grado di dimostrare che le buone intenzioni possono tramutarsi in azioni ogni giorno», ha detto il vescovo di Ubon Ratchathani e presidente di Caritas Thailandia, Philip Banchong Chaiyara. La Church of England aderisce alla giornata di preghiera Con il Papa per la difesa del creato LONDRA, 28. Il reverendo Nicholas Holtam, vescovo di Salisbury e responsabile dei temi ambientali della Church of England, ha invitato la sua comunità a unirsi a Papa Francesco, al patriarca ecumenico Bartolomeo, a tutta la Comunione anglicanaeatutti icristianiadigiunare e a pregare in occasione della giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che sarà celebrata martedì 1 settembre. «Papa Francesco ha ricordato il vescovo Holtam ha istituito una giornata mondiale di preghiera per la salvaguardia del creato per la Chiesa cattolica che sarà celebrata ogni anno». In una lettera del 10 agosto rivolta al presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, e al presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell unità dei cristiani, cardinale Kurt Koch, il Papa ricorda il presule anglicano ha scritto che: «La celebrazione della Giornata, nella stessa data, con la Chiesa Ortodossa sarà un occasione proficua per testimoniare la nostra crescente comunione con i fratelli ortodossi. Viviamo in un tempo in cui tutti i cristiani affrontano identiche ed importanti sfide, alle quali, per risultare più credibili ed efficaci, dobbiamo dare risposte comuni. Per questo, è mio auspicio che tale Giornata possa coinvolgere, in qualche modo, anche altre Chiese e Comunità ecclesiali ed essere celebrata in sintonia con le iniziative che il Consiglio Ecumenico delle Chiese promuove su questo tema». Da qui, sottolinea Nicholas Holtam «l imp e- gno della Church of England, insieme alle altre confessioni cristiane tra cui la Chiesa ortodossa che celebra una giornata di preghiera per l ambiente dal 1 settembre dal 1989 e la Chiesa cattolica, nella transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio». La prima proposta di una data congiunta per la salvaguardia del Creato era stata avanzata dal metropolita di Pergamo Zizioulas, intervenuto in Vaticano, lo scorso giugno, in rappresentanza del patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo, alla presentazione dell enciclica Laudato si. Secondo il presule anglicano l appuntamento del 1 settembre ha una grande valenza spirituale. «Ci farà bene fermarci, digiunare, riflettere, e pregare sulla necessità di prendersi cura della creazione di Dio, bella ma fragile. Quali che siano le difficoltà scientifiche, economiche e politiche ha precisato il responsabile delle tematiche ambientali della Church of England si tratta di un problema spirituale. La preghiera chiarisce il nostro desiderio e rafforza la nostra determinazione». Altri membri della Comunione anglicana nel mondo si sono impegnati a pregare il 1 settembre per la giustizia climatica, tra cui l a rc i v e - scovo di Città del Capo e primate della Comunione anglicana in Sud Africa, reverendo Thabo Makgoba, che ha dichiarato: «Digiuno in solidarietà con i rifugiati che hanno perso le loro case e il loro salario a causa del cambiamento climatico». Mercoledì scorso, al termine dell udienza generale, Papa Francesco, si ricorda, ha invitato a partecipare «tutti i romani, tutti i pellegrini e quanti lo desiderano» alla Liturgia della Parola che si svolgerà appunto il 1 settembre, alle ore 17, nella basilica di San Pietro, insieme ai «vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici della Curia romana». Omaggio a un sacerdote cattolico impegnato nell ecumenismo STEYNING, 28. I funerali di un sacerdote cattolico, Brian O Sullivan, particolarmente impegnato, nel corso di tutta la sua vita, nella promozione dell unità dei cristiani, saranno celebrati martedì 8 settembre in una chiesa anglicana, la St. Andrew and St. Cuthman, a Steyning (West Sussex). La sera precedente, una messa di vigilia delle esequie sarà celebrata nella locale chiesa cattolica di Christ the King (Cristo Re). La decisione di celebrare una messa funebre in una chiesa anglicana si legge sul sito CatholicHerald.co.uk è stata presa in accordo con il vescovo anglicano di Chichester, Martin Warner, che ha sottolineato l imp e- gno ecumenico del reverendo O Sullivan. Il presidente israeliano Rivlin sottolinea l eccezionale esperienza pedagogica offerta dalle scuole cattoliche di Gerusalemme Al servizio di tutti GERUSALEMME, 28. Il segretariato generale dell Ufficio delle scuole cristiane in Israele giudica come «un passo positivo» l'incontro avuto con il presidente israeliano, Reuven Rivlin, per discutere sulla crisi in cui versano le scuole cristiane in Israele. Secondo l organismo di coordinamento, la soluzione dei problemi riguardanti gli istitui cattolici «richiede ulteriori negoziati» e pertanto «le scuole rimarranno chiuse fino a nuovo ordine». La dichiarazione di sospensione delle attività scolastiche viene confermata nel comunicato del Segretariato diffuso anche dal Patriarcato latino di G e ru s a l e m m e. Nello stesso documento si offrono alcuni dettagli dell incontro avvenuto nei giorni scorsi a Gerusalemme tra il comitato negoziale delle Scuole cristiane, presieduto dal vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale per Israele del Patriarcato latino e il presidente Rivlin. All incontro ha preso parte il ministro israeliano dell I s t ru z i o n e, Naftali Bennett, accompagnato da una delegazione del ministero. «Il presidente Rivlin si legge nel comunicato ha aperto la riunione apprezzando il ruolo delle scuole cristiane in Israele, sottolineando l importanza dell eccezionale esperienza pedagogica che forniscono da molti anni». Dal canto suo, il ministro Bennett ha riaffermato il sostegno alla presenza di scuole cristiane nel Paese e l imp e- gno a cercare soluzioni per risolvere la crisi di bilancio da esse affrontata. Le scuole cristiane si sono impegnate «a preparare una relazione di carattere tecnico sui bilanci e gli aspetti finanziari della propria attività educativa». Lo scorso 27 maggio, le scuole cristiane d Israele frequentate da studenti, dei quali solo la metà sono cristiani avevano organizzato una manifestazione per denunciare lo stato di difficoltà in cui versano a causa di alcuni recenti provvedimenti. Gli istituti appartengono alla categoria delle scuole «riconosciute ma non pubbliche» e ricevono un finanziamento parziale dal ministero. Il resto dei costi è coperto dalla quota corrisposta dai genitori. La tendenza in corso da alcuni anni è di ridurre i fondi pubblici a disposizione delle scuole cristiane (negli ultimi dieci anni del 45 per cento). Ciò ha costretto le scuole cristiane ad aumentare le rette a carico delle famiglie. Il taglio dei finanziamenti pesa soprattutto sui genitori degli studenti arabi che costituiscono la fascia di popolazione con il reddito medio sotto la media nazionale. Prima della manifestazione di maggio, un comitato nominato dall Ufficio delle scuole cristiane in Israele aveva condotto per otto mesi delle trattative, e il ministero aveva proposto che le scuole cristiane divenissero pubbliche. Questa proposta è stata respinta, in considerazione della necessità di salvaguardare la peculiare identità anche delle comunità cristiane di Terra santa. Intanto, nelle otto scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme sparse nei territori palestinesi, gli esami di maturità di quest anno hanno fatto registrare risultati esaltanti, che confermano, ancora una volta, l eccellenza del lavoro svolto da professori e studenti, e rappresentano un efficace incentivo a proseguire con entusiasmo la missione educativa a vantaggio dei giovani palestinesi, in tempi per loro tanto difficili e incerti. Secondo i dati forniti dal Patriarcato, nelle scuole cattoliche di Ramallah, Taybeh, Gaza e Nablus si è registrato il cento per cento di promozioni all esame di maturità, grazie alla riconosciuta preparazione dei candidati.

7 sabato 29 agosto 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Il segretario di Stato per la settimana liturgica di Bari Eucaristia matrimonio e famiglia L emergenza immigrati interroga l E u ro p a Di fronte alle proprie responsabilità ROMA, 28. Sui migranti si specula. E chi abbandona le proprie case, spesso intere famiglie con bambini, lo fa perché vive in una situazione di perenne ingiustizia. Di fronte a questa enorme tragedia, l E u ro p a deve decidere qual è il suo ruolo, se fare della solidarietà una delle sue ragioni d essere. O se voltare il capo dall altra parte. Parole che la Chiesa non si stanca di ripetere, a maggior ragione di fronte alle notizie drammatiche che arrivano ogni giorno ormai da ogni angolo del mondo. In Italia, i presuli, le parrocchie, le organizzazioni caritative hanno una lunga esperienza di assistenza agli immigrati e ai rifugiati. Dunque, parlano con cognizione di causa: «C è chi trae profitto dalle stragi in mare», spiega il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, che in queste ore ha assistito allo sbarco di oltre 400 profughi e delle 52 salme di quanti sono morti in mare cercando un futuro. «Sono quelle tragedie continua alle quali non si può mai fare l abitudine. Quanta lontananza dai dibattiti che sento in televisione, quando vedo le scene di queste persone che scendono dalla nave con il suo carico di 52 morti. Guardandole mi chiedo se fra loro non ci siano anche dei parenti di quei morti, penso al loro dolore». Ai numeri, purtroppo, ci si abitua. A rischio della retorica, va ricordato sempre che dietro le statistiche si nascondono storie, sentimenti, vite che hanno conosciuto momenti di felicità, aspirazioni, sogni. Forse normalità. Eppure, «queste persone non hanno avuto una mano da nessuno. Sono morte nella solitudine», osserva ancora il cardinale. Purtroppo le situazioni di crisi nel mondo, negli ultimi tempi, sono sono cresciute di numero: «Vediamo scappare centinaia di migliaia di persone dalle loro terre. Si è impotenti davanti a queste tragedie che sono invece fomentate dai mercanti di persone. È come se l autorità internazionale fosse impotente. Il concetto di diritto umano viene violato in continuazione». Per questo, fra gli interventi proposti, dalle Caritas e anche, in Italia, dalla comunità valdese, c è l istituzione di corridoi umanitari. Del resto, l emigrazione «non è il male, ma il sintomo dell ingiustizia. Soltanto quando riusciremo a eliminare l ingiustizia, l emigrazione diminuirà», spiega il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento. La situazione si è aggravata, osserva il porporato, «perché sempre più gente è costretta a fuggire», non tanto spinta dal desiderio di migliorare le proprie condizioni economiche, quanto per «la guerra, la fame e la persecuzione religiosa». Dalla comunità internazionale, fino a ora, tante parole, pochi fatti. Lo sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, Giancarlo Perego: «L Europa decida se vuole essere l Europa della solidarietà. L abbandono dell operazione Mare nostrum e il suo mancato coinvolgimento sono aspetti che denunciano tutta la sua debolezza». Invece «un azione diplomatica internazionale» è ormai «urgente». Se l esclusione dell azione militare è letta positivamente, perché «è sotto gli occhi di tutti che quanti arrivano sono segnati dalle conseguenze di conflitti, violenze, stremati dalla denutrizione», al tempo stesso è la crescita dei nazionalismi, con la loro ricaduta xenofoba, a preoccupare il direttore della Migrantes. Per il direttore della Caritas italiana, Francesco Soddu, ciò che sta avvenendo nell Est europeo deve essere affrontato come si affronta una VA R S AV I A, 28. Da Paese di emigrazione a nazione chiamata ad aprire le porte a profughi ucraini e mediorientali. In Polonia, a oggi, sono presenti circa due milioni immigrati irregolari dall Ucraina. «Solo nella regione di Varsavia ha spiegato al Sir don Waldemar Cislo, a capo della sezione polacca dell o rg a n i z z a - zione Aiuto alla Chiesa che soffre ce ne sono almeno quarantamila». L integrazione dei profughi ucraini, per ragioni culturali, è molto più facile rispetto agli esuli dal Medio oriente in guerra; tuttavia, spiega Cislo «il nostro non è però un Paese accogliente dal punto di vista economico poiché sia i salari che gli aiuti dello Stato sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli che si possono ottenere in Germania o in Gran Bretagna». Secondo gli accordi di Bruxelles, la Polonia dovrebbe accogliere circa duemila profughi dal Medio oriente. Al riguardo, la Chiesa con la sua esperienza può aiutare ad affrontare «crisi umanitaria». Si tratta di «un emorragia continua» ma «la comunità internazionale resta inerte e non affronta le cause a monte di questa tragedia». L o rg a n i z z a z i o n e caritativa italiana, insieme con le Caritas dell Est Europa e il sostegno di tutta la rete caritativa continentale, sta cercando di portare aiuti a questa gente «priva di tutto»: «generi alimentari, acqua, materiale per l igiene, pannolini per i neonati, ma soprattutto una parola di conforto nei tanti bivacchi di fortuna che si incontrano nelle città» dei Paesi dell Est Europa. L inverno è alle porte, ricorda Soddu, «e occorre un azione tempestiva e generosa per accogliere e assistere con dignità questi rifugiati». In questi giorni, il flusso dei migranti provenienti dal Nord Africa attraverso il Mediterraneo, assume dimensioni drammatiche lungo la nuova rotta che dalla Turchia si snoda per centinaia di chilometri attraverso Grecia, Macedonia, Serbia, per arrivare in Ungheria. L obiettivo è di raggiungere Horgos, città di confine tra questi due ultimi Stati, che ora è diventata un grande campo rifugiati. Sono oltre le persone che, secondo le ultime stime, hanno richiesto asilo in Serbia in questi ultimi mesi. Fra queste, minori non accompagnati. La Caritas locale sta cercando di fronteggiare l emergenza con la distribuzione di kit con materiali igienici, alloggio e cibo. La maggior parte dei migranti sono siriani, ma arrivano anche iracheni, pakistani, sudanesi e afgani. «Sono molto provati, stanchi e affamati, specialmente quelli che hanno attraversato il confine macedone a piedi», racconta al- Gabor Ric, coordinatore della Caritas nella diocesi di Subotiza. E aggiunge: «Allo stesso modo si passa anche il confine ungherese, a volte lungo l autostrada o la ferrovia». Operatori del locale organismo caritativo sono presenti in tre dei centri di accoglienza disposti dalle autorità serbe: a Bogovadja e Krnjaca, in Serbia centrale e meridionale e a Kanjiza, vicino al confine con l Ungheria: «La maggior parte delle persone si concentra al confine aspettando una possibilità di attraversare la frontiera anche per le foreste e le campagne». Molti però, tornano, rimandati indietro dalla polizia ungherese. Il coordinatore della Caritas di Subotiza riferisce che «nella città, circa duemila migranti hanno trovato rifugio in una fabbrica di mattoni abbandonata dove però non ci sono né acqua, né luce, né gas». A Kanjiza, invece, funziona una tendopoli di 800 persone. Là la Caritas ha allestito una struttura, affittata, che alloggia ottanta donne con bambini offrendo letti, materassi e coperte. Si nota, ha detto ancora Ric, «un aumento del numero delle donne e bambini che arrivano in Serbia mentre alcuni mesi fa erano prevalentemente uomini». Ciò potrebbe essere causato dalla paura che dopo l ultimazione del muro di 175 chilometri che l Ungheria sta costruendo al confine, la riunificazione familiare sarebbe impossibile. Il coordinatore della Caritas spiega tuttavia «che alcuni profughi passano addirittura attraverso il muro, sotto o sopra»: «Non credo che in questo modo si fermerà il flusso dei migranti», osserva. E aggiunge: «Non si fermano neanche i trafficanti, che chiedono almeno mille euro a persona per guidarla dalla Grecia all Ungheria». BARI, 28. Si è aperta ieri a Bari la sessantaseiesima Settimana liturgica nazionale, organizzata dal Centro di azione liturgica (Cal), sul tema: «Eucaristia Matrimonio Famiglia». Per l occasione, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha inviato un messaggio nel quale scrive che «la Settimana liturgica è un importante appuntamento di formazione e spiritualità. A confermarlo è il tema dell incontro, che invita a riscoprire il legame fondante tra Eucaristia, famiglia e domenica, giorno di Cristo sposo con la Chiesa sposa. Uno speciale riferimento va alla missione della famiglia e alla vita». Secondo il porporato, è importante uscire dall aspetto prettamente personalistico della domenica: «La partecipazione alla celebrazione eucaristica talvolta sembra essere una cosa privata aggiunge il cardinale ma il rapporto tra Eucaristia e famiglia riporta alla modellazione della comunità Chiesa che sperimenta la gioia nuziale e celebra la festa della comunione. Il vostro incontro, ponendo particolare attenzione ai giovani e ai fidanzati, contribuisce al cammino di preparazione al prossimo appuntamento del Sino do». Anche per monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, quello scelto per la Settimana liturgica «è un tema importante perché si collegano i due sacramenti Eucaristia e matrimonio, che manifestano, da una parte, la tenerezza dell amore di Dio e, dall altra, una comunicazione intensa di amore tra Il Meic a Camaldoli Dialogo e discernimento AR E Z Z O, 28. Si è conclusa oggi presso il monastero di Camaldoli la Settimana teologica 2015 del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic). Il tema di quest anno è stato «Il cuore intelligente e la sapienza del discernimento». «Il discernimento indica la capacità di vedere, tra diverse possibilità, quella che effettivamente corrisponde al raggiungimento del proprio fine, ma in termini cristiani è il dono dello Spirito che porta a riconoscere la verità di Cristo, così da fare la volontà del Padre», ha spiegato Beppe Elia, presidente del Meic. Per Elia «tanto nel campo ecclesiale quanto in quello civile e politico, il discernimento va fatto dialogando col mondo in cui viviamo. Il Meic vuole vivere questo compito con responsabilità, nella logica della comunione, impegnandosi a cercare le vie per annunciare e vivere il Vangelo nella cultura in cui siamo». A novembre in Polonia la giornata di solidarietà con le Chiese perseguitate Porte aperte ai profughi il problema dell inserimento degli immigrati. «Bisogna eliminare il pregiudizio che vede nello straniero un terrorista ha sottolineato il sacerdote, impegnato con la Caritas nell assistenza ai rifugiati È una visione alimentata anche dai messaggi che arrivano all opinione pubblica attraverso i media, che parlano delle donne jazide violentate o vendute come schiave, dei cristiani cacciati da Mosul, dei bambini trucidati senza pietà. I profughi vanno aiutati perché sono persone che cercano di salvare la loro vita. E penso che la Chiesa abbia da svolgere un grande ruolo educativo: mostrare che lo straniero non è cattivo. Il nostro compito è quello di insegnare che non tutti i musulmani sono terroristi e che molte persone in pericolo di vita non vogliono avere nulla a che fare con l islam aggressivo». Il prossimo novembre in Polonia sarà celebrata la giornata di solidarietà con le Chiese perseguitate. «Abbiamo tre obiettivi ha spiegato don Cislo preghiera, informazione e aiuto materiale. In ogni parrocchia preghiamo e raccogliamo i fondi. Prima ancora, sempre attraverso le parrocchie, cerchiamo di informare e far sì che chiunque vada in chiesa venga sensibilizzato e prenda conoscenza delle sofferenze altrui. La giornata avrà come tema il dramma della Siria. Avremo anche la visita del patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham perché vogliamo essere vicini a coloro che sono oggi nella situazione più difficile. Nel passato ha ricordato il sacerdote con una raccolta di fondi su scala nazionale i fedeli polacchi hanno finanziato un campo a Erbil, nel Kurdistan iracheno. La nostra solidarietà però va intesa anche come accompagnamento. Cerchiamo di mostrare ai cristiani nei territori in guerra che per noi loro sono importanti. Ci hanno detto, sia in Iraq che in Egitto, che pregare per loro ha un l uomo e la donna, all interno della famiglia». Monsignor Cacucci, intervistato dal Sir, ha ricordato che «san Giovanni Paolo II, nella Fa m i - liaris consortio, aveva già collegato in modo forte questi due sacramenti e la realtà che ne scaturisce: la famiglia. Bisogna anche ricordare ha aggiunto monsignor Cacucci che la partecipazione all Eucaristia domenicale da parte della famiglia trova difficoltà a essere attuata. Ciò non permette ai ragazzi che partecipano ai corsi sull iniziazione cristiana di vivere in modo intenso questo itinerario perché non basta accostarsi alla catechesi e avere delle indicazioni morali se poi non si vive il giorno del Risorto, della Chiesa, dell uomo con la propria famiglia». Secondo l arcivescovo, una delle difficoltà è rappresentato dal lavoro domenicale, anche se non è l unica: «La motivazione di fondo è l aver reso la domenica il contenitore di tutto quello che nella settimana non si riesce a vivere». È la terza volta che Bari ospita la Settimana liturgica, dopo il 1978 e il 1992, e la novità di quest anno è il coinvolgimento di giovani e famiglie. «L iniziativa si rivolge non solo ai liturgisti e a coloro che curano la liturgia domenicale o del sacramento del matrimonio conclude l arcivescovo di Bari-Bitonto ma anche ai giovani e alle famiglie, perché senza una pastorale integrata giovanile e familiare è chiaro che anche il riferimento all Eucaristia domenicale rischierebbe di diventare soprattutto celebrativo e talvolta rituale». grande valore, anche se a migliaia di chilometri di distanza. Un altro aspetto che vogliamo curare è la sensibilizzazione a livello internazionale per ciò che riguarda la sorte dei cristiani nel mondo affinché ci si renda conto che essi sono il gruppo religioso più perseguitato di tutti. Molto importanti da quel punto di vista sono gli appelli di Papa Francesco, perché la sua voce è molto sentita anche dai media laici e dai non credenti». Don Cislo ha le idee chiare su come intervenire per aiutare i cristiani perseguitati. «La Chiesa in Polonia è convinta che dobbiamo aiutarli soprattutto sul posto. Così, tra l altro, ha formulato la sua richiesta anche il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël Sako quando è venuto da noi in visita. Bisogna fare di tutto affinché questi territori non vengano svuotati dalla presenza cristiana. Lì ha osservato il responsabile della sezione polacca di Aiuto alla Chiesa che soffre il cristianesimo ha una lunghissima tradizione e costituisce un patrimonio di grande importanza. Quando, a gennaio, assieme al presidente dei vescovi polacchi, monsignor Stanislaw Gadecki, siamo stati a Baghdad, il patriarca Sako ha sottolineato il valore degli aiuti materiali, ma con forza ha ribadito il significato della presenza fisica di monsignor Gadecki a riprova di un fraterno interessamento alla Chiesa in Iraq». Meditazione sul Vangelo Gesù e l ip o crisia di MAU R I Z I O GRONCHI Il brano evangelico di domenica prossima, in cui Gesù si confronta con scribi e farisei (cfr. Ma rc o, 7, ), offre lo spunto per fare qualche considerazione sull ipocrisia. «L ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù» scriveva La Rochefocauld, per dire come la simulazione della vera umiltà sia una tentazione cui molti cedono. Infatti è tanto facile riconoscerla negli altri e così raramente in se stessi che tutti la stigmatizziamo senza esitazione sino a farla semplicemente coincidere con i farisei del tempo di Gesù con il rischio di essere ipocriti proprio mentre si giudica l ipocrisia altrui. Gesù cita il caso dei due che vanno al tempio a pregare; mentre il pubblicano si batte il petto, il fariseo ringrazia Dio di non essere come l a l t ro (cfr. Luca, 18, 9-14). Secondo il senso comune, il fariseo ipocrita è colui che predica bene e razzola male, che sa dare buoni consigli insieme a cattivi esempi, che dice in un modo e fa il contrario. Insomma, l inco erente per eccellenza. In verità, non è mai semplice poter verificare la coerenza altrui, anche perché il rapporto tra le parole e i fatti, tra la vita pubblica e quella privata è difficilmente reperibile. Alla fine solo Dio conosce il cuore dell uomo e sa valutare la corrispondenza delle sue azioni, come pure la sincera fatica della sua coerenza. L uomo guarda l apparenza, Dio vede il cuore. Ma qui proprio di apparenza si tratta, ed ecco che l ipocrisia si configura come quel modo gentile e cortese con cui ci si rende gradevoli al prossimo, capaci di andare d accordo con tutti; con gli uni che pensano una cosa, e con gli altri che pensano l opp osto. Tra le molte colorazioni dell ipocrisia, la più spiccata s identifica con l insincerità e la reticenza, con quell atteggiamento di studiata cautela nel parlare, che alcuni apprezzano scambiandola per prudenza, saggezza, diplomazia. Se non avesse un positivo quanto ambiguo riscontro sociale, l ipocrisia verrebbe apertamente bollata come vizio, e invece la si accredita come virtù per la sua abilità, per la sua simulazione appunto. Chi sa sospendere un discorso prima di una parola o di un e s p re s s i o n e particolarmente forte, chi evita il tranello teso da un interrogativo diretto che provoca una presa di posizione netta, costoro normalmente ricevono approvazione, insieme a una sospettosa valutazione di furbizia. Proprio a causa dell ambiguità, da cui proviene e a cui tende suscitando complicità, l ipocrisia è facile da definire e difficile da r i c o n o s c e re. Gesù ha avuto il suo bel da fare con i farisei, discutendo molto con loro, senza mai venire a capo di un discorso, anche perché l ipocrita è con i discorsi che si camuffa. I fatti, poi, sono altra cosa, che non è dato di leggere in contemporanea con le parole. Ed ecco che l invettiva di Gesù, diretta al cuore di ogni uomo, non ha di mira che la conversione: dalle parole ai fatti, nella coerenza. Come poi ognuno possa intraprendere questo percorso di disambiguazione è senz altro faccenda complessa. Il Vangelo di Gesù è essenzialmente offerta di chiarezza al cuore umano nell incontro con colui dinanzi al quale non serve fingere, perché ti ama e ti rispetta per quello che veramente sei.

8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO sabato 29 agosto 2015 John August Swanson «Francesco e il lupo» (2002) L arcivescovo Rodríguez Carballo parla dell ispirazione francescana della «Laudato si» Senza fraternità non c è ecologia di NICOLA GORI Francesco di Assisi era convinto che i beni e la terra fossero un e re - dità comune a tutti gli uomini. In questo senso, non ne ammetteva l uso riservato solo a pochi: per lui il ricco e il povero avevano la stessa dignità in quanto fratelli dell unico Padre. Quanto c è di questa visione nella Laudato si? Lo abbiamo chiesto all arcivescovo José Rodríguez Carballo, già ministro generale dei frati minori e dal 2013 segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Perché il Papa ha scelto Francesco d Assisi come ispiratore dell enciclica? In una enciclica sulla cura della casa comune, il Pontefice non avrebbe potuto ispirarsi a un modello che meglio potesse motivarci. Parlando di ecologia, il poverello è per i cristiani in generale in particolare per Papa Francesco e anche per molti che non sono cristiani, non solo il «santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell ecologia», ma «l esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità». Di fatto, egli visse in ogni momento una relazione armoniosa con Dio, con gli altri, specialmente con i più poveri, con la natura e con se stesso. Questa relazione è veramente il cuore della ecologia integrale, oggetto della Laudato si. Nell attenzione ai più poveri e abbandonati e alla creazione, per scoprire in tutto il Signore, san Francesco si presenta a noi come un vero maestro. natore, consumatore insaziabile o sfruttatore senza scrupoli delle sue risorse; e il nostro rapporto con l ambiente è quello di chi non ha freni né conosce limiti, senza preoccuparsi della casa comune e di coloro che verranno. Il «Cantico delle creature» può definirsi una sorta di manifesto del rispetto del creato? Il Cantico delle creature è un testo poetico sublime, un manifesto pieno di passione, che mostra una Da che cosa nasceva la sua visione? Poiché tutto ha origine dal Creatore, tutto per san Francesco era fratello e s o re l l a. E poiché tutto è sacramento e immagine dell «Altissimo, onnipotente, bon Signore», poiché tutto di lui «porta significatione» come afferma nel Cantico delle creature tutto era da lui trattato con somma cura e riverenza. E tutto era incorporato nella lode al Signore. Con una vita contrassegnata dall essenziale, con la libertà di chi vive senza nulla di proprio e con una esistenza aperta alla trascendenza, agli altri e alla creazione, san Francesco ci mette in guardia da un comportamento dominato da un narcisismo sterile e patologico, che ci porta a distruggere la creazione e ignorare il mandato che l uomo ha ricevuto di averne cura, di custodirla, assisterla e proteggerla. Un mandato che esige un attenzione particolare a quelli che hanno uguale dignità, i più poveri, gli ultimi, dei quali il Signore ci chiederà conto, come chiese conto a Caino di suo fratello Abele. Come evidenzia il Papa nell enciclica e in molti suoi discorsi, l attualità di Caino è, purtroppo, evidente. Oggi, come allora, ci comportiamo come coloro che non accolgono i fratelli, promuovendo la cultura dello scarto. D altra parte, il nostro rapporto con la terra è quello di chi si sente potente dominuova visione della creazione, in cui tutto è in relazione. È un canto alla fraternità universale, che pone l uomo in relazione profonda con il suo Creatore, con l opera delle sue mani e con gli altri. In questo senso, ci mostra la possibilità di rafforzare i legami sociali e raggiungere pienamente l armonia con il Creatore e l armonia tra noi che abitiamo la casa comune, la madre e sorella terra. Frutto di una vita matura e riconciliata san Francesco lo scrive al termine dei suoi giorni esso ci ricorda quello che il Papa afferma con forza nell enciclica: che in ogni discorso sull ecologia «non si può prescindere dall umanità»; che «non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo»; che «non c è ecologia senza un adeguata antropologia». In questo consiste l ecologia integrale, di cui il Cantico delle creature può essere considerato un manifesto o, ancor meglio, un manuale al quale ispirarci per superare «le false dialettiche degli ultimi secoli» e poter così vivere un ecologia integrale, in cui tutti si dicano fratelli e siano rispettati come tali, e in cui tutti arriviamo a incontrare Dio in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura e come il Pontefice ci ricorda. C è dunque un legame conseguenziale tra il carisma francescano e l ecologia integrale invocata dall enciclica? Io leggo la Laudato sì con occhi e cuore di francescano. È una lettura che credo appropriata, perché è lo stesso Papa che, a mio parere, la giustifica proponendo Francesco come «esempio bello e motivante» e citandolo all inizio e alla fine dell enciclica, come una specie di inclusione letteraria e argomentativa, e con una conoscenza di base degli elementi che caratterizzano il carisma francescano. In questo modo ci si rende conto che questo carisma può aiutare a elaborare e conseguire una ecologia integrale, senza che questo comporti esclusivismo alcuno in relazione con altri carismi. In effetti, il carisma francescano sottolinea il valore della fraternità tra tutti gli esseri umani, per cui tutti sono accolti come doni di Dio, doni di cui aver cura con spirito fraterno e materno, e tutti sono considerati fratelli e sorelle, come figli dello stesso Padre. Esprime un amore preferenziale per i l e b b ro s i di tutti i tempi, nei quali san Francesco abbraccia Cristo lebbroso e nei quali si tocca, come direbbe Papa Francesco, la carne del Figlio di Dio stesso. Il carisma francescano richiede anche un attenzione particolarmente cordiale e fraterna verso la creazione di Dio, perché essa «di lui porta significatione». Nello stesso tempo, in quanto forma vivendi del Vangelo, «regola e vita» proposta da Francesco ai suoi seguaci come recita la Regola bollata esso suggerisce un paradigma culturale che porta a servirsi della tecnica come di un semplice strumento. E così supera abusi che portano alla degradazione dell ecologia, come l «onnipresenza del paradigma tecnocratico», e cerca di «afferrare gli elementi della natura ed insieme quelli dell esistenza umana». Con quali conseguenze? Con la vita in fraternità si propone una concezione dell uomo come persona in relazione. E si afferma la convinzione che la sua libertà si ammala quando si consegna alla sola soddisfazione dei bisogni immediati, alla violenza e a qualunque espressione di egoismo. Con la proposta di vivere senza nulla di proprio, liberi da ogni attaccamento, dominio e potere, con semplicità ed essenzialità, Francesco ci ricorda che i beni hanno una destinazione comune e che la terra è essenzialmente eredità comune. Così, mentre denuncia un uso dei beni i cui benefici siano a vantaggio soltanto di alcuni pochi, ci rammenta che il ricco e il povero hanno uguale dignità, perché il Signore ha creato entrambi, e ci mette in guardia contro un possibile eccesso antropocentrico che mina «ogni riferimento a qualcosa di comune e ogni tentativo di rafforzare i legami sociali». Con la sua visione sacramentale della creazione, In Libano la beatificazione del vescovo Melki Ecumenismo del sangue il carisma francescano muove a contemplare la bellezza che c è nel mondo e a rispettarlo come immagine del Creatore. Infine, con l esempio del dialogo con il sultano d Egitto, Melek el Kamil, nel lontano 1219, il francescanesimo ci invita al dialogo con le altri religioni per progredire insieme nella cura della natura, nella difesa dei poveri, nella costruzione di una rete di rispetto e di fraternità. Noi francescani abbiamo in tutto questo una grande responsabilità, consapevoli che il nostro primo apporto è quello di vivere in coerenza con il nostro carisma. Cosa possono fare i consacrati per contribuire alla salvaguardia del creato e a un mondo più giusto? Prima di tutto dobbiamo prendere coscienza che la cura della casa comune è una esigenza per tutti, anche per i consacrati. Che l inquinamento, i cambiamenti climatici, il problema dell acqua, la perdita di biodiversità, il deterioramento della qualità della vita umana e il degrado sociale, l inequità planetaria sono qualcosa che ci riguarda. Che lavorare per una ecologia integrale non è qualcosa che tocca ad altri, ma che riguarda noi e molto da vicino. Come consacrati possiamo contribuire a una ecologia globale scommettendo su uno stile alternativo di vita, caratterizzato da alcuni elementi: una vita semplice ed essenziale, oltre il consumismo ossessivo e come reazione al paradigma tecno-economico; una vita fraterna in comunità, nella quale tutti si sentano a proprio agio nella casa comune, superando l a u t o re f e - renzialità e l individualismo imperante che accrescono l avidità e la distruzione reciproca, e attaccando in radice l egoismo collettivo; una missione fondata su una concezione della vita consacrata in uscita, per andare alle periferie esistenziali e del pensiero, nelle quali si lavora per realizzare la solidarietà che mira al bene comune, al di sopra del bene personale; la giustizia, che parte da una considerazione dei diritti degli altri e non solo dei propri; la pace, che è riconciliazione con la diversità; una gioiosa celebrazione della vita che porta al suo rispetto fin dall inizio. I consacrati possono dare un grande apporto all ecologia integrale favorendo un educazione, ad intra e ad extra, all alleanza tra l umanità e l ambiente, in vista di una vera e propria cittadinanza ecologica. E soprattutto attraverso la conversione ecologica che, come propone san Francesco d Assisi e Papa Francesco ci ricorda, contribuirà a un sano rapporto con la creazione. È morto Józef Wesołowski Józef Wesołowski, già nunzio apostolico, è stato trovato morto nella sua abitazione in Vaticano nelle prime ore del 28 agosto. Subito informa un comunicato della Sala stampa della Santa Sede è «intervenuta l autorità vaticana per i primi accertamenti, i quali indicano che la morte è dovuta a cause naturali. Il promotore di Giustizia ha ordinato un autopsia, che sarà effettuata nella stessa giornata e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto». di RAMI AL KABALAN* È un autentica testimonianza di ecumenismo del sangue quella del vescovo Flavien Mikhaiel Melki, nato e cresciuto nella Chiesa sira-ortodossa e morto in comunione con la Chiesa siro-cattolica. Fu ucciso in odio alla fede nel 1915, durante il governo dei Giovani turchi. Il martire che il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, beatifica in rappresentanza di Papa Francesco sabato 29 agosto, a Daroun- Harissa, in Libano nacque nell anno 1858 nel piccolo villaggio di Vilayet de Mardine, a nord-est della Grande Siria (attualmente in Turchia), chiamato Kalaat Mara, in seno a una famiglia profondamente cristiana appartenente alla Chiesa siro-ortodossa. All età di dieci anni fu inviato dal padre a studiare presso la scuola del vicino monastero di Zaafarane, sede del Patriarcato siro-ortodosso. A vent anni fu ordinato diacono e gli venne affidato il ruolo di bibliotecario del m o n a s t e ro. Fu proprio in quegli anni che, arricchendo sempre di più le sue conoscenze, in particolare con lo studio delle opere dei padri della Chiesa orientale, decise di aderire al cattolicesimo. Coraggiosamente lasciò il monastero e, dichiarata apertamente la sua fede, si recò in Libano, presso il patriarcato siro-cattolico di Charfé, dove oggi si celebra la sua beatificazione. Entrò nella fraternità di Sant Efrem ed emise i voti religiosi. Qui completò gli studi e fu ordinato sacerdote il 13 maggio del 1883, nella cattedrale di Aleppo. Subito il giovane presbitero si distinse per il suo profondo zelo, unito a una straordinaria umiltà e a una pronta obbedienza. Per queste qualità fu scelto ben presto per importanti incarichi, come quello di professore del seminario di Mardine e di missionario itinerante presso diversi villaggi giacobiti (siri-ortodossi) e armeni della diocesi di Diyarbakir (la Grande Siria), tutte località in cui nessun cristiano sarà risparmiato dalla persecuzione del Si occupò dei bisogni spirituali e materiali dei cattolici residenti in quei luoghi, donando tutto se stesso e rivolgendosi soprattutto al prossimo più bisognoso. Si distinse per l attività apostolica condotta sempre nel silenzio e nella modestia. Nel 1895 accettò la nomina di vicario episcopale, portando nel cuore la coraggiosa testimonianza di sua madre, uccisa in quei giorni per aver rifiutato di aderire all islam. Dopo che Pio X autorizzò la sua nomina a vescovo della regione di Djezireh-ebn-Omar, fu ordinato vescovo il 19 gennaio 1913, nella cattedrale di Saint George di Beirut. È impressionante la fecondità della sua attività sacerdotale ed episcopale. Viveva in estrema povertà e arrivò anche a vendere i suoi paramenti liturgici per aiutare i poveri di qualsiasi fede e combattere contro la miseria. Nonostante i pochi mezzi posseduti, si impegnò tenacemente nella riparazione e nella costruzione di molteplici chiese, nell edificazione di scuole per bambini e giovani, nella formazione dei sacerdoti. Donò tutto se stesso realizzando in concreto la testimonianza del buon pastore che si preoccupa continuamente del bene del suo gregge, in particolare dei più bisognosi, e lotta con tutte le forze contro l o p p re s s i o n e dei più deboli. Durante il primo conflitto mondiale, si oppose con forza al governo dei «Giovani turchi», i quali avevano intrapreso una terribile ed atroce persecuzione contro il popolo siro-armeno, una persecuzione che si riversò su tutti i cristiani residenti nei territori di quella zona. Ne fu vittima, insieme ai suoi fedeli, anche il nuovo beato, il quale rifiutò categoricamente la proposta di aver salva la vita fattagli da un amico musulmano e, senza farsi sopraffare dagli eventi, con fermezza rimase accanto al suo popolo, incoraggiando continuamente tutti a rimanere fermi e saldi nella propria fede. Nell estate del 1915 fu arrestato come capo della sua comunità e condotto nella prigione di Djezireh-ibn-Omar. Abbandonato completamente al volere divino, visse il suo ministero di padre e pastore anche durante la reclusione, prigioniero con altri prigionieri cristiani. Continuò a celebrare l Eucaristia e il sacramento della confessione, arrivando a impartire anche la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria, in quanto autorizzato dalla Santa Sede a fare ciò per tre volte l anno. Come la maggior parte dei prigionieri, fu sottoposto a un interrogatorio in cui gli venne proposto di convertirsi e avere salva la vita. Prima rimase in silenzio, poi, per dimostrare senza equivoco la sua appartenenza a Cristo, manifestò chiaramente l opp osizione a tale richiesta. Il 29 agosto 1915, legato mani e piedi, fu brutalmente e ferocemente picchiato, quindi fu ucciso a colpi di fucile. Il suo corpo martoriato venne gettato nelle acque del fiume Tigri, insieme ai resti di altri condannati. Per la Chiesa siro-antiochena questa beatificazione è la prima che avviene dopo il solenne riconoscimento del primato di Pietro e la ricostituzione della comunione ecclesiale con Roma, avvenuta nel Non si tratta solo di un importante riconoscimento della santità eroica di un vescovo martire, ma anche di un omaggio reso a tutti i martiri cristiani che hanno donato la loro vita per Cristo e un incoraggiamento per coloro che soffrono ancora oggi la persecuzione a causa di Cristo, specialmente i cristiani in Iraq e in Siria. *Postulatore della causa

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