Francesco Gallio BELLUNO BRASILE A/R. Ricerca sull immigrazione italo brasiliana in Provincia di Belluno. Tipografia Beato Bernardino - Feltre

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1 Francesco Gallio BELLUNO BRASILE A/R Ricerca sull immigrazione italo brasiliana in Provincia di Belluno Tipografia Beato Bernardino - Feltre

2 Questo libro, tratto dalla tesi di laurea dello stesso autore, è stato stampato con il Patrocinio di: Regione Veneto Provincia di Belluno Comune di Feltre Comunità Montana Feltrina Associazione Bellunesi nel Mondo Famiglia Feltrina Università agli Studi di Trieste Facoltà di Scienze Politiche Federazione delle Associazioni Venete dello Stato di San Paolo Gioveb Giovani e Oriundi Veneti del Brasile San Paolo Si ringraziano per il contributo: Regione Veneto Comunità Montana Feltrina Bim Gestione Servizi Pubblici S.p.a. Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali Gioielleria Pasa dei F.lli Grigoletto S.r.l. Turrin Natalino & C. S.r.l. De Mas Annibale & C. di De Mas Dott. Eugenio & C. S.a.s. Finblok Montaggi S.p.a. Sat.el Elettronica S.r.l. 2 Grafica copertina E. Zatta

3 INDICE PREFAZIONE...5 Belluno Brasile a/r...5 INTRODUZIONE...7 Piano del libro....7 Alcune precisazioni metodologiche....8 CAPITOLO I LA MIGRAZIONE DI ANDATA La situazione nelle campagne venete a fine ottocento Le cause della migrazione La polemica antimigrazionista Il viaggio La zona di colonizzazione: dalla colonia alle migrazioni interne CAPITOLO II IL PROCESSO BUROCRATICO Richiesta di cittadinanza Come ottenere la cittadinanza Ausilio agli immigrati a Belluno...27 CAPITOLO III LA RICERCA: LA MIGRAZIONE DI RITORNO Il Campione Zona di provenienza: situazione economica e aspettative Viaggio: il sistema di contatti L arrivo in Italia Il soggiorno in Italia Rapporti con i brasiliani Le istituzioni italiane Rapporto con le istituzioni italiane I rapporti con gli italiani Il mito di Londra La cittadinanza

4 CONCLUSIONI Incomparabilità dei flussi migratori. Considerazioni sulla condizione migratoria Proposte di soluzione a problemi pratici Riflessioni sulla cittadinanza...65 Il problema della cittadinanza: soluzioni legali...69 L attività della Regione. Interessi economici e culturali...72 Freddo come un bellunese...74 APPENDICE...75 Il questionario...75 Le schede delle interviste...77 BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA

5 L Assessore arch. Oscar De Bona PREFAZIONE Venezia, 19 agosto 2009 Belluno Brasile a/r. Quando si parla di Brasile mi si insinua sempre una sottile emozione. Che diventa sentimento forte se i soggetti sono i Veneti brasiliani o, meglio ancora, i Bellunesi brasiliani. Quanti ne conosco e quante sono le storie che essi mi hanno raccontato Sull emigrazione dei nostri conterranei nel grande paese sudamericano sono state pronunciate milioni di parole e consumati fiumi d inchiostro. Anche diverse tesi di laurea, come quella di Francesco Gallio, da cui lo stesso ha tratto questo libro, hanno per protagonista l epopea migratoria non solo Oltreoceano ma anche nel nostro continente. Gallio però fa qualcosa in più: mette in evidenza soprattutto l aspetto sociale, politico, economico e burocratico di un esodo verso il Brasile iniziato più di un secolo fa per arrivare all attuale flusso di ritorno nei paesi di origine, in questo caso nel Bellunese. La ricerca di Gallio si sviluppa appunto tra i due poli epocali e ne risulta un interessante studio scientifico sulle molte sfaccettature del fenomeno feroce e meraviglioso della nostra emigrazione. Sono grato a Francesco Gallio per aver saputo produrre un analisi accurata che tiene conto di situazioni particolari e difficili che hanno gravato su quel popolo già di per sé travagliato, che partì per l ignoto, si insediò in terre sconosciute, fu costretto a infiniti sacrifici, lavorò duramente, si fece onore e creò comunità. Si tratta appunto di quella comunità che non dimenticherà mai le proprie radici e la propria storia, mantenendone i costumi, il dialetto e i valori. Queste donne e questi uomini sono la testimonianza dei talenti e dei sentimenti, sono coloro i quali ci fanno sentire orgogliosi di essere loro concittadini. Sappiamo però che questo attaccamento alle origini dei nostri emigrati ha prodotto un altro percorso ad ostacoli nei meandri della 5

6 burocrazia nostrana nel processo di acquisizione da parte loro della cittadinanza italiana. Non meno difficili poi risultano essere le situazioni legate al ritorno dei nostri conterranei all estero e dei loro discendenti nei luoghi di provenienza. Infatti, per agevolare il rientro e il reinserimento di queste persone, la Regione Veneto ha predisposto una serie di provvedimenti che riguardano anche la casa. A tutti i Bellunesi e ai Veneti nel mondo rivolgo da queste pagine i più sinceri auspici della Regione Veneto e miei personali per un futuro sempre migliore. A Francesco Gallio va la riconoscenza per aver prodotto quest opera che offre nuovi spunti per ulteriori riflessioni sull altro Veneto residente nel mondo e su quello che vuol tornare a casa. Arch. Oscar De Bona Assessore alle Politiche dei Flussi migratori della Regione Veneto L Assessore alle Politiche dei Flussi migratori Trasporti a fune, Affari legali e contenzioso Conferenze istituzionali, Funzioni amm.ve provincia di Belluno Palazzo Balbi, Dorsoduro VENEZIA Tel fax

7 INTRODUZIONE Piano del libro. Il seguente testo è un analisi dell odierno flusso migratorio di brasiliani che, avendo un avo italiano, soggiornano a Belluno per presentare domanda di riconoscimento della cittadinanza. Il primo capitolo si concentra sull antefatto storico dell attuale migrazione: l esodo dei contadini del Veneto nord, della Lombardia e del Piemonte iniziato verso il 1875 e protrattosi fino all inizio del secolo scorso verso le terre vergini del Brasile meridionale. Lo studio storico di tale fenomeno analizza la situazione nella zona di partenza, le difficoltà del viaggio e la situazione nelle zone d arrivo. L analisi socio economica delle campagne venete ottocentesche, permette di individuare cause interne e sollecitazioni esterne dell emigrazione in Brasile, di mettere in evidenza la presa di posizione del governo italiano, di quello brasiliano e delle diverse parti sociali, circa il fenomeno migratorio. Per quanto riguarda la zona d arrivo, si analizzano le vicende sia dei coloni destinati alle fazendas del caffé a San Paolo che di quelli inviati a colonizzare le terre vergini, specialmente nel Rio Grande do Sul. In particolare, per quanto riguarda questi ultimi, si studiano la formazione e sviluppo delle colonie, dai primi insediamenti all emancipazione amministrativa, fino ai flussi migratori interni al Brasile. Il secondo capitolo riguarda il processo di acquisizione della cittadinanza. Si esaminano dapprima i numeri dei potenziali richiedenti e in seguito le due vie burocratiche percorribili: quella in Consolato e quella nei Comuni italiani. Vengono evidenziati i problemi delle rappresentanze diplomatiche all estero e si spiega la scelta dei migranti di venire in Italia ad avviare le pratiche. Inoltre, l analisi della procedura in Comune permette una migliore comprensione delle difficoltà incontrate dai migranti durante la loro permanenza a Belluno. A conclusione del capitolo si analizzano alcuni servizi d ausilio che sono stati attivati a Belluno in risposta all istanza migratoria. Il terzo capitolo si focalizza sul flusso migratorio contrario, dal Brasile verso Belluno. Dal momento che, attualmente, la letteratura in materia è praticamente inesistente, questa sessione deriva una ricerca antropologica sul campo e si basa sulla raccolta di testimonianze orali tra gli immigrati. Per facilitare la lettura si è scelto di seguire un impostazione simile a quella del primo capitolo, presentando gli argomenti in ordine cronologico: si 7

8 inizia con la situazione socioeconomica nelle aree di partenza, ricercando le motivazioni che spingono a migrare; si passa quindi al viaggio, per concludere con la situazione all arrivo. In particolar modo, l ultima parte si concentra sulle relazioni tra brasiliani, sul loro rapporto con gli italiani nativi e con le istituzioni italiane. Il capitolo esplicita inoltre alcune considerazioni sul significato che i migranti attribuiscono all acquisizione della cittadinanza italiana. Alcune precisazioni metodologiche. L idea dello studio della migrazione brasiliana nella provincia di Belluno nasce da un interesse personale e antropologico nei confronti del mondo lusofono ma anche dall assoluta peculiarità che questo flusso migratorio presenta. Trattandosi infatti di discendenti dei colonos, questi emigranti brasiliani hanno diritto a richiedere la naturalizzazione a cittadini italiani, sfuggendo alle lunghe trafile cui devono sottoporsi gli altri extracomunitari per procurarsi il permesso di soggiorno e lavoro. Soggiornando in Italia il tempo necessario ad acquisire la nazionalità, i brasiliani si possono dunque garantire una cittadinanza europea che permette loro totale mobilità per lavoro, studio e viaggio nell area Schengen. L analisi del fenomeno è stata preceduta da una ricerca storica presso le biblioteche civiche, le Comunità Montane del feltrino e l Associazione Bellunesi nel Mondo, per raccogliere la necessaria documentazione sulla migrazione di andata, ossia sull esodo dei contadini dalle campagne venete verso il Brasile, antefatto storico fondamentale della migrazione di ritorno 1 ossia dell attuale flusso di brasiliani nel bellunese. La ricerca storica, l esplorazione dell ampia letteratura etnografica locale sui temi migratori, i colloqui con esperti in materia, sono stati utili a definire e precisare il disegno complessivo della ricerca di tipo prevalentemente qualitativo, partendo dal presupposto che ogni rappresentazione della realtà è sempre espressione di una costruzione individuale di senso da parte degli attori sociali. Considerata quindi la relatività di ogni ri-costruzione del sociale, lo sforzo è stato quello di penetrare le categorie con cui i singoli individui rappresentano se stessi e attribuiscono significato al mondo circostante, il modo in cui costruiscono, descrivono e interpretano gli eventi che li riguardano e quelli che riguardano gli altri soggetti con cui 1 Con i termini migrazione di andata e di ritorno si vuole semplicemente indicare la direzione del flusso migratorio, rispettivamente verso il Brasile o verso l Italia, e non si allude a implicazioni causali necessarie tra le due migrazioni. 8

9 interagiscono nella vita quotidiana. Sforzo non solo concettuale ma anche linguistico dal momento che la totalità delle testimonianze dei migranti è stata raccolta in lingua portoghese e la lingua, oltre che veicolo di comunicazione, è un complesso sistema di espressione personale. Lo scopo del ricercatore sociale è stato quindi quello di tradurre, astrarre, interpretare ed ordinare in un elaborato coerente le informazioni emerse durante i colloqui, in modo da rendere fruibile l interpretazione che i soggetti attribuiscono alla loro avventura migratoria. Lo strumento scelto per l inchiesta è stata l intervista semi-strutturata 2 (allegata in appendice), ossia una sorta di canovaccio tematico di domande da utilizzare come base per il colloquio con l intervistato. Il vantaggio di tale strumento è che, pur non fornendo informazioni standardizzate, permette un ampia flessibilità nell adattare la linea di ricerca a ciò che appare più fruttuoso per ogni soggetto rispondente. Ad esempio, visti i diversi livelli di scolarizzazione tra gli intervistati, in alcuni casi ampiamente divergenti, è stato a volte necessario riformulare le domande o chiarificale tramite esempi, in modo da parificare i significati per i diversi soggetti. Altro vantaggio dell intervista è che le risposte possono spingere ad elaborare nuove idee e nuove domande non preventivabili in fase di progettazione della ricerca. Non dovendo sottostare ai limiti rigidi dell intervista standardizzata, è quindi possibile esaminare a fondo le idee e i fatti che emergono in itinere e spingersi in tal modo al di là della formulazione originaria del problema. Considerato l oggetto di studio, nell intervista si è scelto di utilizzare domande aperte, di non porre quindi un elenco di risposte possibili tra cui scegliere. In questo modo, non suggerendo alcuna risposta, il soggetto è obbligato a formulare le idee e i concetti con parole proprie, e l intervista è più efficace nel rivelare la definizione che il rispondente attribuisce alle situazioni 3. Prima di cominciare la ricerca sul campo, è stata stilata una lista di quesiti da sottoporre agli intervistati. Le domande sono state organizzate in ordine cronologico in modo da rendere più facile seguire il filo logico dell intervista e non mettere il rispondente di fronte a bruschi passaggi di argomento. Le prime domande riguardano la zona di provenienza dei migranti, il loro livello di scolarizzazione, la loro situazione familiare e la loro occupazione in Brasile, per passare poi ai motivi che li hanno spinti a lasciare il Paese. Si analizzano di seguito il viaggio (come si è finanziato, con chi si è viaggiato...) e la situazione in Italia (i rapporti con gli italiani e 2 Bernard S. Philips, Metodologia della ricerca sociale, Ed. il Mulino, Bologna, De Rose C., Che cos'è la ricerca sociale, ed. Carrocci, Roma,

10 con le istituzioni, i processi burocratici per acquisire la cittadinanza...). Con l intervista si cerca di capire quali siano le aspettative, alla partenza e prima di ottenere la cittadinanza, e quali invece i riscontri con la realtà all arrivo. La parte finale è dedicata al significato che gli intervistati attribuiscono alla cittadinanza italiana e alla sua rapida acquisizione. Una volta strutturata, l intervista è stata testata su quattro soggetti campione, in modo da rilevarne i difetti e da modificarne i quesiti inefficaci. Dalla bozza originaria sono state eliminate le domande relative a dati anagrafici ritenuti superflui e sono state riformulate quelle relative alla cittadinanza italiana, troppo dirette e poco chiare. Inoltre, in seguito ad alcuni dati emersi durante i colloqui preliminari, sono state aggiunte e corrette domande sulle spese e sui finanziamenti (ad esempio, sul tasso di interesse chiesto dai genitori per i prestiti fatti ai propri figli). Le interviste sono state condotte integralmente in lingua portoghese: buona parte dei migranti è arrivata a Belluno da troppo poco tempo per conoscere l italiano. Permettere ai soggetti di esprimersi nella propria lingua garantisce una minor inibizione, una maggior capacità di articolare pensieri complessi e di verbalizzare idee e concetti. Il prendere contatto in portoghese con i rispondenti si è rivelato un ottimo espediente per creare un atmosfera collaborativa in cui i soggetti si sentivano liberi di esprimere le proprie opinioni senza paura di disapprovazione. Infine il portoghese ha aiutato a vincere le iniziali diffidenze degli intervistati; sono stati sufficienti pochi minuti di conversazione e poche battute di presentazione, per convincere i brasiliani a partecipare alla ricerca. La loro disponibilità è risultata evidente nel richiedere di svolgere le interviste all interno delle loro abitazioni private, dove la qualità della registrazione sarebbe risultata migliore. Tutte le interviste sono state infatti registrate con un lettore mp3. Una scheda riassuntiva del colloquio con ciascun intervistato è allegata al presente lavoro (vedi appendice). Registrare l intervista permette di salvare le informazioni così come comunicate dai rispondenti e di riascoltarle per poterne cogliere tutti i dettagli. Prima di iniziare l intervista è stato spiegato accuratamente a ciascun rispondente lo scopo della ricerca e si è chiesto esplicito consenso ad utilizzare le informazioni del colloquio. Per garantire l anonimato delle risposte è stato assegnato ad ogni soggetto un numero incrementale, seguendo l ordine cronologico delle interviste. Pertanto ogni citazione utilizzata nel testo indica solamente il numero dell intervista e il minuto da cui è estrapolata, senza fare alcun riferimento all identità del rispondente. Mentre il corpo dell elaborato si concentra sul macro, analizzando il fenomeno migratorio nel suo complesso per estrapolarne una rappresentazione collettiva, le schede in allegato presentano invece il micro, 10

11 ossia i differenti vissuti di ogni singolo soggetto intervistato. Questo per evidenziare che nonostante i numerosi tratti comuni, l avventura migratoria è un esperienza profondamente personale e umana. Considerati alcuni dati emersi durante la ricerca circa il Comune e la Questura di Belluno, si è scelto di intervistare anche gli impiegati di suddetti organi ufficiali, per confermare le dichiarazioni raccolte. E inoltre importante sottolineare che le affermazioni riguardanti gli uffici pubblici vogliono descrivere non tanto una realtà oggettiva, ma mirano piuttosto a ricostruire l interpretazione che i rispondenti attribuiscono ad ogni situazione. In tale ottica è possibile comprendere la coesistenza di affermazioni contrastanti tra gli intervistati ed indagare sulle cause di tale divergenza di opinione. La scelta di contattare gli uffici pubblici è stata inoltre dettata dalla volontà di ottenere dati quantitativi statisticamente validi. La Questura non è tuttavia fornita di un elenco esaustivo dei migranti brasiliani, dal momento che il solo timbro apposto dall autorità di frontiera vale come permesso di soggiorno e non tutti i discendenti si presentano in Questura per richiedere l attesa di cittadinanza 4. Il comune non possiede un archivio informatico accessibile e tutte le pratiche sono conservate in cartaceo, divise per famiglia. L unica fonte numerica ufficiale è quindi l annuario statistico del Comune che si limita a fornire sesso, e mese di registrazione anagrafica dei richiedenti. Alcune informazioni riportate sono ricavate dalle dichiarazioni dell Ispettore Capo della Questura e del funzionario addetto alle pratiche della cittadinanza del Comune di Belluno. Anche tali colloqui sono stati registrati in Mp3 ed utilizzati come fonte di citazioni. Alcune fondamentali notizie sono state ottenute grazie all apporto dell Associazione Bellunesi nel Mondo, la quale tramite il proprio Sportello Provinciale per il Rientro degli Emigrati si occupa ormai da diversi anni delle istanze dell immigrazione italo brasiliana. Ciò che è emerso dai colloqui con l addetto allo Sportello risulta particolarmente prezioso poiché, in virtù della pluriennale esperienza dell Associazione, è stato possibile completare il quadro con considerazioni di maggior respiro sia quantitativo che cronologico, compensando almeno parzialmente la ristrettezza numerica del campione. Altre utili informazioni sono state ottenute nei colloqui con la Provincia di Belluno, con la Cooperativa Integra e con lo Sportello Informa Immigrati, enti che si occupano di immigrazione in generale e di conseguenza lavorano anche con gli oriundi italo brasiliani. 4 Per la normativa esatta il capitolo 2. 11

12 CAPITOLO I LA MIGRAZIONE DI ANDATA 1.1 La situazione nelle campagne venete a fine ottocento. I primi flussi migratori veneti verso il Brasile provenivano essenzialmente da ristrette aree, intermedie tra quelle di montagna che avevano già dato origine a fenomeni migratori precedenti a livello europeo e quelle di pianura irrigua, in cui esistevano forme agricole più sviluppate fondate su classi di agricoltori salariati. Le suddette aeree intermedie nel Veneto corrispondevano propriamente alla valle Feltrina e a quelle contigue, alle contrade submontane del Trevigiano e del Vicentino, in cui si era diffusa la piccola proprietà terriera, con relativo piccolo affitto, piccola mezzadria e piccola proprietà coltivatrice. L agricoltura di sussistenza originata da queste strutture precapitalistiche, dal contesto di depressione generale immediatamente seguente all unità nazionale e dal boom demografico di fine secolo, era incapace di reggere il confronto con la produzione degli altri paesi europei di precedente formazione capitalistica. A ciò si aggiunse nella decade del 1870, dopo la guerra franco-prussiana una lunga depressione dovuta ad una crisi economica internazionale. Tale crisi non poteva che aggravare ulteriormente la situazione dell Italia. Come sempre avviene, la depressione colpì prima e più duramente le aree economicamente marginali, e quindi, in Veneto, quelle aree di piccola produzione agricola indipendente che non erano riuscite ad inserirsi in maniera vantaggiosa nel mercato ed erano strozzate da un agricoltura di mera sussistenza. I fattori che determinarono immediatamente le prime ondate migratorie contadine dall Italia del nord, non sono tanto le crisi agricole di mercato a carattere nazionale e internazionale (che pur avranno una loro incidenza in un secondo momento), quanto la penuria di risorse alimentari, le crisi naturali dell economia agricola, che aveva esaurito i mezzi necessari a garantire sostentamento per un ulteriore incremento demografico nelle aree depresse. Queste crisi avevano infatti portato alla rottura dell equilibrio tra popolazione e mezzi di sostentamento, e l eccesso demografico non trovava sbocco in patria né nell agricoltura capitalista delle pianure, né nell industria e considerata la depressione generale neppure nei servizi. E per questa ragione che la prima emigrazione transoceanica italiana di massa ebbe origine in queste zone marginali dell Italia contadina, dove le risorse a mala pena bastavano per la mera sopravvivenza del nucleo 12

13 famigliare. Ma ciò non significa che tutti gli emigranti provenienti da queste aree fossero necessariamente contadini o che tutti volessero fare gli agricoltori in terre americane. Tra coloro che partivano potevano esserci braccianti, operai, artigiani o piccoli commercianti, che semplicemente seguivano la corrente migratoria in cerca di fortuna o di migliore sistemazione. Tuttavia la migrazione dei Veneti in Brasile non fu una migrazione di classi proletarie o sottoproletarie destinate a rimpinguare l esercito del lavoro o la piccola borghesia nelle grandi città come avvenne, ad esempio, per la migrazione degli italiani meridionali negli Stati Uniti. Si trattò piuttosto di una migrazione di un ceto prevalentemente agrario destinato a colonizzare territori vergini e a riprodurre una condizione economico-sociale analoga a quella della propria terra di provenienza. 1.2 Le cause della migrazione. Le cause fondamentali della migrazione transoceanica dei rurali veneti tra il 1875 e il 1914 furono essenzialmente di due categorie: di tipo endogeno, dovute alle condizioni socio-economiche della zona di partenza; di tipo esogeno, legate all attivismo del governo brasiliano nel promuovere l immigrazione dei colonos italiani in america meridionale. A) Le cause endogene. La causa endogena della cosiddetta fuga dalle campagne verso il Brasile era già stata identificata nelle pagine dell inchiesta Jacini 1 e si può riassumere in una parola: miseria. Le campagne venete erano sovrappopolate, le terre molto mal distribuite e quasi sempre in mano a pochi proprietari che sottoponevano i lavoratori agricoli a un regime di sfruttamento sistematico per nulla dissimile da quello feudale. I fondi migliori appartenevano ai grandi latifondisti i cosiddetti paroni 2 che spesso neppure abitavano le terre, ma le affittavano, con vari tipi di contratto, ad altri che a loro volta le riaffittavano. Vicino a questi vasti possedimenti si trovavano le piccole proprietà, con appezzamenti molto 1 Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola in Italia, avviata con la legge 15 marzo I lavori avrebbero dovuto concludersi in due anni, ma fu necessaria l'ulteriore legge 12 dicembre 1878, che ne prolungò la durata sino al L'inchiesta è nota come Inchiesta Jacini dal suo presidente, il senatore conte Stefano Jacini, ed è considerata come la più completa analisi sulla situazione dell'agricoltura italiana all'aprirsi dell'ultimo quarto dell'ottocento. 2 Padroni in dialetto veneto. 13

14 frazionati e, come abbiamo visto, insufficienti alla mera sussistenza di famiglie numerose. Inoltre le spese del processo di unificazione nazionale ricaddero proprio sulle spalle dei piccoli proprietari e dei lavoratori salariati del latifondo, che si trovarono fortemente pregiudicati dal tentativo del governo centrale di accelerare il processo capitalistico e ricucire il divario esistente con gli altri paesi europei. Le tasse e le imposte particolarmente invise quelle sul macinato e sul sale che vennero introdotte nella speranza di recuperare decenni di progresso, colpirono duramente le classi più svantaggiate, costringendo molti contadini a disfarsi dei già miseri possedimenti o ad abbandonare i latifondi in cerca di una nuova sistemazione lavorativa. La popolazione disoccupata nelle campagne era tuttavia troppo massiccia per poter essere assorbita nei centri urbani, a quel tempo ancora poco sviluppati se confrontati con quelli delle altre nazioni europee. La marginalizzazione dei disoccupati poteva rappresentare dunque un pericolo di rivoluzione imminente nell Italia del 1870, dove scioperi, proteste e manifestazioni di strada erano all ordine del giorno sia in campagna che in città. Restavano dunque due soluzioni: o la reintegrazione nel sistema produttivo delle grandi masse di diseredati, tramite riforme sociali cosa che avrebbe tuttavia contrastato con gli interessi delle classi dirigenti o l emigrazione, della quale il governo si poteva servire per sbarazzarsi legalmente dei potenziali facinorosi e diminuire i rischi di attriti sociali. In prospettiva, inoltre, l emigrazione rappresentava per l Italia un vero e proprio investimento a lungo termine: infatti, una volta insediati, i coloni avrebbero inviato in patria ingenti capitali a famiglie e a parenti rimasti a casa. In effetti, solo nel 1948 dal Brasile arrivarono in Italia 8 milioni di dollari, cifra che sarebbe raddoppiata entro il L emigrante era una vera a propria merce di scambio: produceva denaro per il paese che lo esportava garantendo un ritorno futuro di capitali. I vari problemi economici che gli agrari veneti dovevano affrontare a fine secolo venivano ingigantiti dal continuo peggioramento delle condizioni alimentari: la pellagra malattia legata alla carenza di vitamine e di proteine animali divenne una malattia endemica, visto lo scarso accesso al consumo di carne. La malaria e il colera ripresero ad essere uno spauracchio come in epoca medievale. Al tempo stesso, tuttavia, grazie al processo della scienza medica il paese si trovava di fronte ad un incremento dei tassi di crescita demografica, il che rendeva ancora più scottante il problema della penuria alimentare. Sottalimentazione, pellagra, mercedi, carichi di lavoro esorbitanti, salari irrisori, abitazioni malsane, disoccupazione..., costituivano la regola di vita per gli abitanti delle campagne venete di fine secolo. Nel 1878 Emilio 14

15 Morpurgo, relatore per il veneto dell Inchiesta Agraria Jacini, calcolò che su abitanti della regione, gli esponenti della piccola proprietà coltivatrice ammontassero a ben Fu dalla schiera di costoro, dalle fila di quelle persone a cui la campagna non offriva più neppure il sostentamento minimo, che partirono i primi contingenti migratori diretti in Brasile. E se tra il 1880 e il 1914 il numero di italiani emigrati in Brasile ammontava a circa , questo sarebbe stato destinato a crescere fino a un milione e mezzo entro il B) Le cause esogene. Se da un lato erano state la fame e il bisogno a sospingere in Brasile gli emigranti veneti, dall altro non bisogna dimenticare quegli incentivi alla migrazione, che abbiamo definito esogeni, e che sono legati all attivismo del governo imperiale brasiliano nell incentivare l afflusso di masse contadine nel sud del Paese. La promozione della colonizzazione ebbe inizio già nel 1808 e continuò fino al 1889, data in cui l immigrazione cominciò ad essere spontanea. Gli inviati del governo brasiliano cercavano di attrarre le masse contadine non solo con idilliache immagini di Eldorado o di Cuccagne transoceaniche, ma anche con la promessa di agevolazioni quali: il viaggio gratuito fino alle colonie, la cittadinanza immediata, l assistenza medica, il sostegno economico per un determinato periodo, l aiuto finanziario, sementi e animali; tutte promesse che furono solo in parte mantenute. A partire dalla metà degli anni settanta, dunque, le campagne venete vennero battute capillarmente dagli emissari sudamericani che, per conto del governo o delle Società Colonizzatrici, si adoperavano a reclutare contadini da trasformare in coloni. L intelligenza degli emissari brasiliani fu quella di intuire e sfruttare la massima aspirazione del contadino veneto: la proprietà della terra, che in patria era solo una lontana chimera. Per questo oltre alle generiche promesse di Eden americani, il Brasile assicurava la possibilità di poter divenire in breve tempo proprietari del fondo colonizzato. Una tal mobilitazione brasiliana era giustificata dai forti interessi economici sorti a partire dal 1887, data di abolizione della schiavitù. In effetti, l improvvisa mancanza nelle strutture produttive del sud del Brasile di un imponente forza lavoro praticamente gratuita, aveva reso necessario rimpiazzare il lavoro degli schiavi con un altra forza sociale altrettanto conveniente. I contadini veneti rappresentavano la soluzione ottimale: buoni, mansueti e sodi lavoratori, erano considerati e non a torto come un acquisto positivo per le società coloniali, bisognose da un lato di una forza lavoro a basso costo e tecnicamente formata e dall altro di una solida garanzia di tranquillità politica e di equilibrio sociale. Inoltre la scelta ricadde sui contadini veneti per contingenze storiche e non, come a volte 15

16 ingenuamente si afferma, per maggior affinità climatiche tra la regione di origine e quelle di colonizzazione. Più semplicemente, in quel determinato periodo storico, il potenziale migratorio contadino disponibile alla colonizzazione nell America sud-atlantica, era quello italiano settentrionale e non altro. Gli interessi politici ed economici brasiliani dirottarono la manodopera italiana principalmente in due aree: quella di San Paolo, nelle piantagioni del caffé, e quella del Rio Grande do Sul, dove le terre vergini dovevano essere messe a coltura. A San Paolo, il boom della domanda del caffé e dei cereali nel mercato esterno (inglese e nordamericano) avvenuto nella decade tra il 1887 e il 1897 aveva spinto a reclutare ingenti masse di immigrati nelle piantagioni la cui espansione sembrava inarrestabile. Tuttavia, i coloni delle fazendas di San Paolo si trovarono presto invischiati in contratti di lavoro che mascheravano rapporti di semi servaggio e che servivano per l appunto a sostituire la schiavitù dei negri, da poco abolita. Inoltre, la crisi del 1897 nel mercato del caffé avrebbe sconvolto le nuove precarie strutture sociali sorte durante il boom, causando drastiche espulsioni dai lotti, e provocando grandi movimenti migratori verso l Argentina o dalle campagne verso le città. Ma tutto ciò non bastò ad arrestare la più grande ondata migratoria dal Veneto che ebbe la sua massima intensità a San Paolo tra il 1891 e il Il solo freno efficace alla migrazione italiana fu la soppressione del sussidio governativo alle compagnie per il trasporto degli emigranti decretato nel 1902 a seguito dei rapporti del Commissariato dell Emigrazione, nonostante la pressione delle compagnie navali sul governo. Il traffico di migranti per le suddette compagnie rappresentava un vero e proprio commercio, una fonte di reddito e di speculazioni che dava occasionalmente origine a episodi infami. Emigranti analfabeti, ingenui e raggirati, che credevano di partire alla volta del Brasile, venivano invece scaricati su litorali malarici e deserti e lì abbandonati. Nel Rio Grande do Sul la condizione dei coloni fu ben diversa, in funzione del diverso interesse economico che il Brasile aveva in quelle zone. Difatti se a San Paolo l espansione delle piantagioni era stata la conseguenza necessaria e diretta di una espansione del mercato del caffé, non si poteva pensare che, analogamente, la messa a coltura delle terre vergini potesse derivare dallo sviluppo del mercato, non essendo presente alcuna produzione caratteristica su grande scala. In queste zone spesso ostili e selvagge, non ci si poteva aspettare uno sviluppo economico naturale e necessario, ma era indispensabile un intervento diretto con precisi piani di colonizzazione per dissodare le terre incolte. Tale colonizzazione fu basata sulla policoltura per la sussistenza e sulla piccola produzione agricola 16

17 indipendente che, ricalcando il modello agrario dell Italia settentrionale, faceva dei contadini veneti, i candidati ideali alla missione colonizzatrice. Oltre alla somiglianza con i sistemi produttivi della zona di origine, è necessario sottolineare che la colonizzazione europea 3 nel Rio Grande do Sul veniva promossa dal governo brasiliano non solo per ragioni economiche ma anche per soddisfare precisi obiettivi politici. Vi era infatti un preciso programma razziale volto ad europeizzare il sud del paese e a renderlo più bianco. La necessità di diminuire o eliminare la presenza del negro o del mulatto fece ricadere la scelta dei coloni sui contadini europei e bloccò l afflusso degli africani come lavoratori liberi. Sempre per questioni razziali i cinesi, seppur disponibili, non vennero accettati come manodopera per lavorare in Brasile. Altra ragione squisitamente politica era la necessità di proteggere i confini meridionali dell impero all indomani della guerra con il Paraguay ( ) 4 e di espanderli a discapito degli indios che ancora abitavano il sud del paese. In queste zone risiedevano infatti gli indios Bugres, una comunità di cacciatori e raccoglitori, che era venuta in conflitto sia con i gaúchos 5 di origine luso-brasiliana, sia con i coloni tedeschi. L arrivo dei coloni veneti contribuì all ulteriore arretramento nella foresta e annientamento di queste comunità che erano spesso entrate in conflitto con gli italiani sulla legittima proprietà della terra. La comunità indigena venne comunque completamente debellata, pacificando la propria coscienza con il ritornello gli indios sono pochi, hanno tanta terra e non hanno voglia di lavorare. 1.3 La polemica antimigrazionista. Il fenomeno migratorio nell Italia del nord diede origine alle più svariate prese di posizione. Fra queste ve ne fu una che potremmo definire antimigrazionista che vedeva con sospetto la propaganda degli emissari brasiliani ed era fortemente avversa alla fuga dalle campagne dei contadini veneti. Furono ovviamente i grandi possidenti a prendere l iniziativa contro il fenomeno migratorio, intimoriti dal fatto che le campagne si potessero spopolare e che comunque l esodo dei contadini finisse per scompaginare 3 Il Rio Grande do Sul è area di insediamento non solo della comunità italiana, ma anche di comunità tedesche, portoghesi, spagnole, polacche. 4 Guerra in cui la Triple Alianza Argentina, Brasile e Uruguay e il governo del Paraguay di Francisco Solano López si scontrano per questioni territoriali. 5 Allevatori di bestiame nelle pianure del Rio Grande do Sul. 17

18 l assetto salariale vigente. Tale assetto, come era chiaramente emerso dall Inchiesta Jacini e come denunciavano apertamente i socialisti, avvantaggiava in maniera sproporzionata i proprietari e i locatori dei fondi riducendo, per converso, allo stremo i contadini. Neppure la crisi agraria del fu sufficiente a convincere che l unica soluzione alla penuria di risorse fosse, per l appunto l emigrazione. Difatti la stampa padronale e ruralista che rappresentava i tre quarti dei giornali di allora non rinunciò fino a fine secolo a una martellante propaganda antimigrazionista, dipingendo in toni pessimisti, dissuasivi se non intimidatori l avventura del viaggio. Non andate in Brasile, non abbandonate la patria, in Brasile si muore erano ritornelli frequenti architettati per scoraggiare la ricerca di nuove prospettive di vita oltreoceano. Ai possidenti si aggiunsero anche molti sindaci che con bandi e manifesti murali cercavano invano di trattenere in patria gli illusi (come venivano chiamati i migranti). Il fatto che tale sforzo propagandista contro la migrazione non sortisse gli effetti sperati, fa luce sulla scarsità di strumenti legali a disposizione per trattenere i coloni in patria. Fino al 1901 il governo non varò alcun provvedimento serio in materia migratoria. Ciò evidenzia l ambiguità di fondo della classe dirigente italiana. Tuttavia, possiamo dire che l orientamento dell Italia ufficiale era generalmente favorevole alla politica migrazionista, vissuta come una valvola di sfogo al problema dell equilibrio demografico ed economico nelle campagne. L unico freno efficace alla fuga della forza lavoro era il farraginoso processo burocratico per poter accedere ai permessi per Lestero- Merica/Brezile (come scrivevano nelle loro richieste gli emigranti). In particolare oltre alle pratiche da compilarsi in Comune e nelle Prefetture, le classi dirigenti riuscirono a imporre alcune clausole al rilascio dei nulla osta migratori. Specialmente negli anni di emigrazione di massa, quando a partire furono soprattutto i braccianti e gli altri proletari delle campagne, i possidenti riuscirono a far introdurre una normativa che prevedeva, per il rilascio del passaporto e del relativo nulla-osta, la soluzione di ogni debito agrario e il mantenimento degli impegni contrattuali assunti a suo tempo da ogni contadino che aspirava a divenire migrante. Fu questa dunque l unica rudimentale, seppur efficace, forma di controllo effettivo esercitata dalle classi dirigenti. L ottenimento dei benefici previsti dalla legge per i nullatenenti come, ad esempio, il viaggio gratuito erano quindi subordinati a un gesto di assenso da parte dei possidenti che si garantivano contro debitori insolventi in fuga. Al pari dei possidenti anche la stampa clericale assunse toni critici circa l abbandono della madrepatria. Gli stessi parroci locali tentarono di osteggiare il viaggio in Brasile, preoccupati per le prospettive di 18

19 disgregazione che questo sembrava introdurre nella mansueta e ordinata società contadina di villaggio. Tuttavia il rapporto dei parroci con le plebi rurali non era cinico e distaccato come quello dei possidenti, al contrario, era molto diretto e fortemente paternalista. Per questo, constatata l impossibilità di curare la febbre e la frenesia per il Brasile, molti sacerdoti decisero di imbarcarsi alla volta dell America, al seguito del proprio gregge. Mentre l Italia ufficiale aveva escluso dalla vita economica nazionale questi contadini e ne aveva fatto degli esuli e dei fuggiaschi, la chiesa fu il vero ponte culturale che permise il mantenimento di usi, festività e tradizioni della terra di origine. 1.4 Il viaggio. Una volta ottenuti tutti i permessi necessari, il migrante si spogliava di ogni possedimento per racimolare il denaro necessario alle spese di viaggio. Il viaggio cominciava in treno fino ai porti di Genova o Marsiglia, da cui salpavano i transoceanici alla volta dell America. Chi aveva sufficiente denaro per pagarsi il viaggio veniva in breve tempo imbarcato su navi mercantili, mentre chi non disponeva di sufficienti risorse aspettava anche giorni in città per ottenere il viaggio gratuito. Le compagnie navali ricevevano una somma per ogni immigrante trasportato. Stipavano al massimo le navi di passeggeri facendo loro vivere condizioni igieniche discutibili durante le traversate che duravano dai trenta giorni ai tre mesi. Il viaggio in America divenne per molti un viaggio di disgrazia. Il sovraffollamento delle navi risultò fatale per il diffondersi delle malattie endemiche. Il carico umano veniva sistematicamente decimato dalla febbre spagnola, dal vaiolo e dalla fame. I resoconti dei passeggeri sono una tragica testimonianza delle disgrazie che si vivevano a bordo, come quella di Luigi Grigolato, che, imbarcatosi a Venezia con la moglie e sette figli, ne vide morire e gettare in mare sei durante la traversata 6. Si era infatti affermata la pratica di avvolgere i contaminati in fin di vita in lenzuola e di gettarli in mare. Questo accorciava le sofferenze dei malati, sollevava i famigliari da ulteriori difficoltà e diminuiva i rischi di espansione del contagio a bordo. Il sistema di fasciare morti e moribondi con le lenzuola prima di sbarazzarsi della contagiosa zavorra era invece un modo per non ferire la sensibilità dei familiari e dei restanti passeggeri. Inoltre, ogni nave in cui scoppiava un epidemia sarebbe dovuta restare in quarantena in alto mare prima di 6 Dall'Agnol D. (a cura di), L'emigrazione in Brasile nei ricordi dei nostri compaesani emigranti, ed. di cultura locale Comune di Arsié, Arsié (BL), 1990, pag

20 poter attraccare, in modo da cautelare gli abitanti della terraferma. Per questa ragione, una volta constatata l impossibilità di sottoporre il malato a cure mediche e l inevitabilità della sua morte, si preferiva abbreviare i giorni dell infestato, a favore della salute degli altri passeggeri. Una volta sulla terraferma, a Rio de Janeiro o a Porto Alegre, gli emigranti venivano alloggiati in baracconi, in attesa di conoscere dove fosse la locazione delle terre loro destinate. Anche in tale contesto le malattie endemiche erano una vera calamità. João Simonetto racconta che quando sua madre sbarcò sulla terraferma, portava al collo un figlio malato; al passare delle guardie che trasportavano il carretto con i bimbi morti, il figlio le venne strappato di collo e, nonostante le disperate grida di protesta, venne deposto tra gli altri cadaveri e portato via 7. Una volta assegnata la colonia gli emigranti cominciavano estenuanti marce per raggiungerla, a piedi, su piste fangose o nella pura mata 8, lasciando le famiglie in questo primo, difficile momento in alloggi provvisori lungo il percorso. I primi tempi erano i più duri: ci si trovava di fronte a una natura selvaggia, a una vegetazione fitta e piena di insidie e ad animali feroci e sconosciuti. Inoltre le terre migliori, più pianeggianti e vicine alla costa, erano già state occupate dai coloni tedeschi, giunti in Brasile una cinquantina di anni prima. Gli italiani dovettero accontentarsi di aree spesso impervie e di difficile colonizzazione. 1.5 La zona di colonizzazione: dalla colonia alle migrazioni interne. Il termine colonia designava in Brasile, sia nel linguaggio ufficiale che in quello comune, un area più o meno vasta di terre vergini che venivano destinare alla colonizzazione, e perciò lottizzate da un entità che effettuava concessioni di appezzamenti ai capifamiglia contadini. Questi ultimi si obbligavano a disboscare i lotti, a metterli a coltura e pagarli entro termini prestabiliti, per poterne acquisire la piena proprietà. La colonia in Brasile poteva esser oficial ossia pubblica o particular ossia privata, a seconda dell entità che era proprietaria della terra o che comunque organizzava e amministrava la lottizzazione e la concessione. Nel regime di colonizzazione pubblica, l insieme dei territori e degli insediamenti era chiamato colonia fino a che restava sotto l amministrazione dell ufficio governativo preposto alla colonizzazione. Una volta che l insediamento coloniale era occupato, disboscato e messo a 7 Ibidem. pag Boscaglia. 20

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