La prospettiva di una cittadinanza euromediterranea

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1 La prospettiva di una cittadinanza euromediterranea Pietro de Perini Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli Introduzione Il dibattito sul tema della cittadinanza in un contesto euromediterraneo è piuttosto recente e si instaura nella più ampia riflessione relativa allo sviluppo del dialogo interculturale in questa regione 1. Significativamente, a partire dall'avvio delle sollevazioni in Tunisia e in Egitto, tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011, l'interesse in materia di dialogo interculturale, cittadinanza, educazione ai diritti umani e democrazia si è ulteriormente intensificato, con riferimento alle attività sia degli organismi istituzionali preposti alla promozione di questa forma di dialogo, sia delle organizzazioni e delle reti di società civile che partecipano attivamente ai programmi realizzando le iniziative necessarie per uno sviluppo continuo del dialogo interculturale nello spazio euromediterraneo 2. Uno degli indicatori più evidenti di questa rinnovata riflessione è l'inclusione del tema della cittadinanza attiva (interculturale ed inclusiva) tra le priorità della nuova programmazione triennale ( ) recentemente adottata dal principale organismo deputato alla promozione del dialogo interculturale nella regione: la Fondazione Anna Lindh 3. In questo specifico contesto, l'interesse verso il tema in esame si caratterizza come una naturale evoluzione nello sviluppo dinamico di tale processo. In particolare, con la pubblicazione del primo rapporto sulle tendenze interculturali nella regione 4, la Fondazione ha potuto mettere in evidenza una serie di rivelazioni importanti sulle quali costruire prospettive di cittadinanza a livello regionale, dimostrando che i valori culturali in entrambe le sponde del mare nostrum non sono così diversi come la diffusa percezione stereotipata dell'altro sembrerebbe preannunciare e anticipando, in un certo senso, la convergenza su valori universali (diritti umani, democrazia, stato di diritto) che si è poi rivelata una delle 1 Come meglio esemplificato nelle prossime pagine, con regione euromediterranea si intende quell'area geopolitica costituita da tutti i Paesi membri dell'unione Europea e da un numero di Paesi partner provenienti dalla sponda meridionale e orientale del Mediterraneo; creata nel 1995 a Barcellona con l'istituzione del Parternariato Mediterraneo, questa regione è oggi costituita dai 43 Paesi membri dell'unione per il Mediterraneo (http://www.ufmsecretariat.org/en/). 2 Esistono rari approcci al tema della cittadinanza euromediterranea alternativi a quanto presentato in questo documento; generalmente tali approcci non hanno ricevuto alcun seguito sostanziale. Menzione merita la proposta di cittadinanza euromediterranea contenuta nel Manifesto per il Mediterraneo, adottato il 9 novembre 2005 dal Gruppo dei socialisti al Parlamento europeo. 3 Lanciata nel 2005 ad Alessandria d'egitto, la Fondazione è stata creata con il mandato specifico di coordinare la promozione del dialogo interculturale favorendo l'interazione della società civile nella regione ed è il primo organismo condiviso segnatamente istituito a tale fine. 4 Anna Lindh Foundation, Euromed Intercultural Trends The Anna Lindh Report, 2010, consultabile in:

2 caratteristiche comuni delle mobilitazioni nell'ambito delle cosiddette primavere arabe. In modo più specifico, attraverso un'indagine qualitativa e quantitativa delle percezioni reciproche tra le popolazioni euromediterranee, lo studio promosso dalla Fondazione ha delineato l'effettiva esistenza di una regione caratterizzata da valori ed interessi comuni nonché, significativamente, un senso diffuso di appartenenza a tale spazio condiviso. Allo stesso tempo, tuttavia, la medesima indagine ha evidenziato la persistenza di stereotipi e di una diffusa ignoranza in relazione alle caratteristiche dell'altro, a cui si aggiungono ulteriori sfide di natura complessa in diversi campi trasversali a questioni culturali: tra questi, lo sviluppo formidabile degli strumenti di comunicazione multimediale e in real time attraverso internet e le funzioni di interazione sociale fornite dal Web 2.0, la realizzazione di programmi educativi che tengano costruttivamente conto della diversità culturale dei discenti, e la promozione di politiche inclusive rispettose dei diritti umani. Se la situazione fotografata da questo studio (ulteriormente avvalorata dalle rivendicazioni scandite dai protagonisti delle primavere arabe ) evidenzia la presenza di uno strato valoriale e interrelazionale sul quale fondare sviluppi ambiziosi, tuttavia, per ragionare in termini di cittadinanza euromediterranea è necessario proseguire nella promozione di buone pratiche e di dibattiti sui temi dell'inclusione sociale, della democrazia, del rispetto dei diritti umani, nonché realizzare ulteriori scambi tra operatori culturali, ONG, giovani attivisti, esperti e utenti di media e social network a livello locale e euromediterraneo. In altre parole, le prospettive per una cittadinanza euromediterranea appaiono tutt'ora vincolate ad un ulteriore promozione del dialogo interculturale e ad un maggiore coinvolgimento della società civile, possibilmente per via transnazionale e transmediterranea. L'azione della Fondazione Anna Lindh, delle sue 43 reti nazionali di organizzazioni di società civile e di altri organismi istituzionali preposti alla promozione inclusiva di questi temi sembra andare, come si vedrà, esattamente in questa direzione. Per meglio comprendere quali siano le basi effettive per la potenziale costruzione della cittadinanza euromediterranea è pertanto opportuno analizzare e valutare in modo specifico e approfondito le caratteristiche, gli attori, i campi di azione e gli strumenti attraverso cui tale strategia dialogica è stata pensata e sviluppata nel contesto regionale in esame e, su questa base, valutare in che modo le nuove priorità possono contribuire a tale ambizioso obiettivo. 2

3 Il dialogo interculturale euromediterraneo: strumento multidimensionale e dinamico Nel contesto mediterraneo, il tema del dialogo interculturale ha cominciato ad essere sviluppato in modo programmatico in coincidenza con l'effettiva costruzione politica di una regione euromediterranea. Ciò è avvenuto nel novembre del 1995 quando, con la Dichiarazione di Barcellona, adottata a seguito della prima Conferenza dei Ministri degli Affari esteri di allora 27 Paesi (10 Paesi dell'ue e 12 partner mediterranei) e della Commissione, viene istituita una forma di cooperazione organizzata e multidimensionale il Partenariato Euromediterraneo strutturata su tre cesti : un partenariato politico e di sicurezza, un partenariato economico e finanziario e un terzo partenariato da realizzarsi nei settori sociale, umano e culturale, con particolare enfasi sugli scambi tra le società civili. Nell'ambito del terzo cesto, il dialogo tra le culture e le civiltà viene delineato come fattore essenziale per avvicinare i popoli dei rispettivi Paesi, favorire la comprensione tra di essi e migliorare la percezione reciproca 5. Tuttavia, al di là dell'attenzione dedicata ai temi culturali da parte degli attori di società civile, che a partire dall'incontro di Barcellona del 1995 si sono sistematicamente riuniti parallelamente agli incontri ministeriali in forum e network tematici 6, l'implementazione del partenariato umano e culturale ha inizialmente ricevuto scarsa attenzione da parte degli attori istituzionali; in una prima fase, l'attenzione dell'unione Europea e dei Paesi partner è stata per lo più concentrata su questioni politiche e di sicurezza (non proliferazione degli armamenti nucleari nel Mediterraneo, riforme politiche nei Paesi arabi, problematiche inerenti al fallimento del processo di pace tra israeliani e palestinesi) e sulla creazione di un'area di libero scambio tra Europa e nord Africa. I principali programmi promossi in questa fase iniziale nel settore culturale, tutti finanziati dall'unione Europea, hanno riguardato questioni meno conflittuali quali la condivisione del patrimonio culturale (con il programma Euromed Heritage), la promozione del settore audiovisivo nei Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo anche attraverso forme di collaborazione con produttori, registi e attori europei (Euromed Audiovisual) e le opportunità di mobilitazione per i giovani (Euromed Youth). Dal 2001 la situazione ha cominciato a cambiare a seguito degli attentati terroristici dell'11 settembre e della conseguente reazione manifestata dall'amministrazione Bush e 5 Partenariato Euromediterraneo, Dichiarazione di Barcellona, novembre 1995; (traduzione in italiano estratta dalla banca dati euromedi.net (http://medlab.euromedi.org/). 6 Cfr. Mascia M., La società civile nell'unione Europea. Nuovo orizzonte democratico, Venezia: Marsilio, 2004, pp , consultabile in: 3

4 da taluni alleati, con particolare riferimento alle implicazioni che tali sconvolgimenti internazionali stavano producendo in contesti sociali di tipo multiculturale (le nuove società europee) o nelle relazioni tra Unione Europea e Paesi vicini. In questo nuovo scenario internazionale, segnato da crescenti tensioni e incomprensioni su base culturale e religiosa, in particolare tra mondo occidentale e mondo musulmano, è quindi cominciata in Europa una riflessione più matura e attenta, sia a livello accademico sia a livello politico-istituzionale, sul potenziale del dialogo interculturale. Tale riflessione ha portato al riconoscimento di questo concetto tra le priorità dell'agenda politica europea, sia verso l'interno, come strumento di inclusione, gestione della diversità culturale e promozione della cittadinanza attiva, sia verso l'esterno, in particolare verso il sud del Mediterraneo, come strumento essenziale di riduzione del divario culturale e politico tra Europa e vicinato. I momenti più rilevanti di questa seconda fase sono due: a) la Conferenza sul tema in esame promossa dalla Commissione Europea nel 2002 che ha lanciato un'agenda orientata alla realizzazione di politiche e attività concrete (policy- and action- oriented) per la promozione del dialogo interculturale, stabilendo una responsabilità condivisa per Unione Europea e partner mediterranei nel promuovere il dialogo come strumento di governance della pace e della stabilità regionale 7 ; e b) la conseguente istituzione, da parte dell'allora Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, di un gruppo multiculturale e multireligioso di eminenti personalità nel campo degli studi culturali, storici, sociali e politici nello spazio euromediterraneo, a cui è stato affidato il mandato di esaminare le prospettive per lo sviluppo di un effettivo dialogo tra le culture nell'area. La relazione preparata da queste personalità, conosciuta tipicamente come rapporto del gruppo dei saggi 8 costituisce la base concettuale e valoriale su cui si è fondata la strategia di dialogo interculturale nelle regione, nonché la genesi dell'attuale infrastruttura istituzionale il lancio della Fondazione Anna Lindh nel 2005 è l'esito più evidente delle raccomandazioni contenute in questo studio preposta allo sviluppo dinamico di questa rinnovata strategia dialogica, in costante cooperazione con le organizzazioni di società civile di tutta la regione. 7 Alcuni estratti delle conclusioni di questa conferenza sono disponibili, in italiano, al seguente indirizzo: 8 Rapporto del Gruppo dei Saggi istituito per iniziativa del Presidente della Commissione europea Il dialogo tra i popoli e le culture nello Spazio euromediterraneo, 2003, versione in italiano consultabile in: 4

5 In questo rapporto, che è anche un ricchissimo compendio sulla storia, le diversità, gli elementi comuni, le prospettive e le attuali necessità dei popoli dell'europa e del Mediterraneo, i saggi identificano una serie di significativi obiettivi verso cui orientare la realizzazione del dialogo interculturale. In particolare, sottolineano le necessità di far fronte insieme ai recenti cambiamenti internazionali e alle incertezza da cui tali cambiamenti sono attraversati nel rispetto delle reciproche differenze e di sviluppare il sentimento e la percezione di un destino comune, attraverso un processo egalitario di costruzione di una civiltà comune attenta alle differenze e rispettosa dell'originalità 9. L'orientamento strategico di questo documento è quindi quello di creare, sulla base delle tradizioni comuni e di una serie di valori condivisi, ma anche nel rispetto della diversità delle esistenti espressioni culturali, uno spazio euromediterraneo che sia genuinamente vivo ed inclusivo. Sembra quindi di poter incontrare, già nelle pagine di questo rapporto, alcune prospettive per lo sviluppo della cittadinanza attiva in questo complesso contesto culturale e politico. In un certo senso si può quindi osservare che lo sviluppo della cittadinanza euromediterranea sia stato sin da subito una priorità del dialogo interculturale. La carenza di dati e di un sistema organizzato di canali di comunicazione e di relazioni interpersonali e interculturali tra nord e sud del Mediterraneo, così come all'interno di ciascuna sponda, hanno tuttavia contribuito, in un primo momento, a considerare questa prospettiva come un obiettivo estremamente ambizioso anche nel lungo termine. Tornando al rapporto del gruppo dei saggi come documento chiave per comprendere la ratio della strategia interculturale nella regione, sono tre gli elementi da cui gli esperti fanno discendere le possibilità di successo e la longevità di questo processo. A monte, l'attenzione è posta sulla necessità di garantire le condizioni del dialogo; ciò implica un potenziamento delle capacità dialogiche degli attori che vi partecipano, in particolare attraverso iniziative e programmi di insegnamento, a livello formale e informale. In quest'ambito, i beneficiari di questa azione prioritaria risultano essere sia i giovani (in particolare gli studenti), sia gli stessi insegnanti, in quanto è a quest'ultimi che viene assegnata la responsabilità di fornire gli strumenti per la formazione delle nuove generazioni in un contesto multiculturale e globalizzato. Il secondo elemento, al cuore di questo processo, è costituito dai tentativi di promuovere il funzionamento su base quotidiana del dialogo, traducendo le riflessioni teoriche in un vero e proprio scambio pratico, attraverso gli svariati strumenti disponibili 9 idem, p

6 (mezzi di comunicazione interpersonale, internet, scambi culturali e programmi di mobilità). Si nota, in questo frangente, la volontà di trasformare il dialogo in un processo aperto, inclusivo, accessibile e ordinario evitando, di conseguenza, di ancorare il suo successo alla sola riflessione, elitaria, nei campi accademico ed istituzionale. Questo sforzo è evidente anche con riferimento al terzo elemento di questa strategia: a valle il processo deve essere consolidato e diffuso a tutti i livelli della società civile, in particolare mediante l'utilizzo fondamentale dei mass media e, con il senno di poi, si potrebbe aggiungere dei social media e social network. Il tutto, secondo i saggi, deve essere potenziato e assicurato attraverso il sostegno istituzionale e politico adeguato. Il rapporto delinea anche una sorta di griglia concettuale sulla quale devono essere modellate le varie fasi della costruzione del dialogo interculturale regionale. Tale griglia è composta da cinque principi fondatori comuni che a loro volta devono essere declinati attraverso altrettanti principi d'azione per dare sostanza al cambiamento richiesto ed evitare che i principi comuni rimangano nel dominio dell'astratto. I cinque principi fondatori sono: a) il rispetto dell'altro, necessario per concepire una forma di cooperazione e interrelazione basata sullo scambio; b) l'uguaglianza ad ogni livello di governance e di società civile; c) la libertà di coscienza; d) la solidarietà; e) e la conoscenza, intesa come il punto di arrivo dei suddetti principi ma anche come la base della loro sostenibilità nel lungo periodo. Questi principi sono da implementarsi mediante i) il principio di equità, per sviluppare un dialogo incentrato sui diversi modi di interpretare e concretizzare i valori condivisi; ii) il principio di appropriazione e di responsabilità condivisa, per porre fine alla percezione di squilibrio tra popolazioni del nord e del sud del Mediterraneo, soprattutto attraverso la creazione di istituzioni comuni; iii) il principio della trasversalità: la cultura è intesa infatti nel suo senso antropologico ed è quindi necessariamente intrecciata con numerose altre questioni sociali e politiche; iv) il principio della fecondazione reciproca, finalizzato a creare coerenza e accettazione tra le dimensioni politica, economica e culturale; v) il principio della cooperazione, per avvicinare il dialogo alle reali necessità di coloro che vi partecipano e ne beneficiano. Sulla base di questo complesso impianto culturale e progettuale, le organizzazioni di società civile, incluse numerose scuole e università, hanno cominciato a partecipare attivamente ad iniziative e programmi promossi dalla Fondazione Anna Lindh e nell'ambito 6

7 dei programmi in materia di patrimonio culturale, mobilità giovanile e cooperazione nel settore audiovisivo, precedentemente lanciati a seguito della creazione del Partenariato Euromediterraneo. In particolare, i campi in cui le organizzazioni di società civile hanno concentrato in modo più approfondito le proprie energie sono stati quello dell'educazione (formale e non formale) e quello dell'informazione e dell'accesso inclusivo ai media, come evidenziato nelle raccomandazioni espresse dai saggi nel loro rapporto. È significativo altresì notare come questi campi siano i medesimi sui quali insistono i piani d'azione di molte delle altre istituzioni internazionali che hanno incluso di dialogo interculturale nelle proprie agende, sia come mezzo di promozione delle diversità culturale e di valori comuni, sia come strumento cruciale per sanare tensioni su base sociale, culturale e religiosa nonché per facilitare processi di riconciliazione e tolleranza nelle aree critiche del globo 10. Oltre a quanto illustrato sopra, lo sviluppo del dialogo interculturale euromediterraneo si è fondato anche su un impegno costante per la promozione della dimensione interreligiosa, in particolare attraverso dibattiti e iniziative condivise tra rappresentanti delle tre religioni monoteiste (di cui il Mediterraneo è stata la culla) e per lo sviluppo di azioni volte a contribuire alla costruzione (o ricostruzione, a seconda della prospettiva di osservazione) di ponti e occasioni di confronto tra popolazioni divise da conflitti (con specifico riferimento al rafforzamento della cooperazione di società civile nel contesto israelo-palestinese e nei Balcani) 11. A partire dal 2001, si è quindi osservato lo sviluppo di una forma di dialogo interculturale più sistematica e urgente che, favorendo la cooperazione e la comunicazione continua tra gli attori di società civile attivi nella regione in particolare nei campi dell'educazione, dei mass media, della tolleranza e del dialogo interreligioso, ha cercato di porre la pietra angolare di questo processo nella regione euromediterranea, provando inoltre a costruire un senso di appartenenza comune basato allo stesso tempo sulla condivisione di valori comuni e sul rispetto e l'interesse della specificità delle sue componenti culturali Tra le pietre miliari di questo impegno, al di fuori del contesto specifico in esame, si richiamano la Convenzione sulla promozione e protezione della diversità delle espressioni culturali, adottata dall'unesco nel 2005 e attualmente unico strumento giuridico internazionale che contiene riferimenti al ruolo del dialogo interculturale; e la creazione, in seno alle Nazioni Unite, della Alleanza delle civiltà, un'iniziativa nata da proposta ispano-turca per colmare il divario culturale e politico tra mondo occidentale e mondo arabo/musulmano. 11 Il rapporto The Anna Lindh Review , recentemente pubblicato dalla Fondazione, illustra i risultati raggiunti in sei anni di attività sui campi d'azione evidenziati sopra. 12 Per una prospettiva critica sullo sviluppo del dialogo interculturale in questa fase, cfr. Del Sarto R., Setting the (Cultural) Agenda: Concepts, Communities and Represenation in Euro- Mediterranean Relations, in Pace M. & Schumacher T., Conceptualising Cultural and Social Dialogue in the Euro-Mediterranean Area. 7

8 Gli attuali percorsi per lo sviluppo della cittadinanza euromediterranea Come anticipato, i recenti sviluppi messi in evidenza nella prima parte di questo documento, con riferimento ai risultati della ricerca della Fondazione Anna Lindh sulle tendenze interculturali nel Mediterraneo e all'impatto delle primavere arabe nel dare forma al cambiamento democratico e all'avanzamento di diritti e libertà individuali e collettive, costituiscono la base per rilanciare la riflessione sulla cittadinanza euromediterranea. In altre parole gli eventi menzionati, ma anche altre variabili come le conseguenze della crisi economica e finanziaria sui gruppi più vulnerabili, hanno fornito nuove opportunità per operare a sostegno di quel senso di destino comune basato sui valori universali condivisi, considerato già prioritario dai saggi quasi dieci anni prima. Su questa concezione è attualmente in corso una rivisitazione strategica delle priorità e delle iniziative promosse nell'ambito della complessa etichetta di dialogo interculturale nel Mediterraneo, che si caratterizza, segnatamente, per un ulteriore impegno a sostegno dell'attività delle organizzazioni di società civile finalizzate all'inclusione e alla cittadinanza. È significativo, in quest'ambito, che il nuovo programma d'azione per la diffusione del dialogo interculturale nella regione euromediterranea contenga il riflesso di un processo partecipativo che ha coinvolto i membri delle reti nazionali di società civile che affluiscono nella Fondazione Anna Lindh (ONG, attori culturali, scuole, istituti di ricerca, ma anche enti locali e soggetti di natura governativa come i Ministeri della cultura di alcuni Paesi) e partecipano quindi, attivamente e da vicino, alla costruzione e realizzazione del dialogo interculturale nella regione euromediterranea. Per comprendere meglio il grado di cambiamento che il nuovo quadro programmatico potrebbe portare nel più ampio contesto socio-politico regionale è opportuno osservare gli elementi chiave della cosiddetta strategia a 4 D appena adottata 13. Quest'ultima sottolinea il posto centrale del Dialogo, della Diversità, della Democrazia e dello Sviluppo (Development in inglese, e quindi la quarta D), agendo sui campi d'azione che insistono maggiormente sugli spazi nei quali si formano nel concreto le percezioni reciproche e dove una cultura del dialogo può essere sviluppata a livello popolare e di società civile. Tra gli obiettivi, risalta quello di facilitare la creazione di abilità/competenze per la cittadinanza e per la partecipazione alla governance democratica facilitando, in sostanza, le attività degli attori sociali più innovativi volte a sviluppare quel già menzionato A European Perspective, Oxon: Routledge, 2007, pp In data 15 settembre 2011; la versione definitiva del programma triennale deve essere ancora resa pubblica. 8

9 senso di appartenenza condiviso e uno spirito critico e responsabile nei confronti dei giovani. Saranno infatti quest'ultimi che, auspicabilmente, beneficeranno nel modo più sostanziale del cambiamento culturale che le politiche di dialogo perseguono nel medio e lungo termine. Sebbene il ruolo della creatività culturale, dei media (mass e social), e degli spazi urbani (come laboratori prioritari di scambio e fecondazione reciproca) giochi un ruolo sostanziale in questa nuova strategia, ancora una volta le prospettive più solide per la cittadinanza euromediterranea appaiono legate alla promozione dell'educazione e dell'apprendimento interculturale. In questo campo d'azione, privilegiato e fondamentale per ogni forma di dialogo, si mira a sviluppare buone pratiche e attività finalizzate a sostenere giovani e adulti nella costruzione dei valori democratici e nell'esercizio dei loro diritti e delle loro responsabilità all'interno delle società multiculturali, a migliorare il loro sentimento di appartenenza alla medesima comunità e a valutare in modo aperto prospettive, tradizioni e modi di vita differenti. La vision in questo contesto è precisamente quella di sviluppare un progetto di educazione alla cittadinanza interculturale, con sussidi didattici condivisi, da realizzarsi mediante l'organizzazione di seminari e corsi di formazione costruiti sulla base delle risorse già sviluppate sia nel settore formale sia in quello non formale. L'impegno regionale per la promozione della cittadinanza euromediterranea attraverso il dialogo interculturale non è comunque limitato alla promozione di forme di educazione, formazione e apprendimento in materia di interculturalità. Sono previste altre iniziative di carattere regionale che, agendo in cooperazione con istituzioni locali, regionali e globali desiderano fornire alla società civile, agli esponenti politici e alle istituzioni nazionali la conoscenza e gli strumenti necessari per costruire un processo partecipativo e interculturale volto all'adozione di politiche genuinamente inclusive. In questo modo, le prospettive attuali di cittadinanza euromediterranea appaiono fortemente radicate, da un lato, nella promozione attiva del dialogo interculturale, specialmente attraverso ambiziosi programmi educativi a livello regionale, da parte delle organizzazioni di società civili coinvolte, e dall'altro, nella necessità di fare interagire, sempre per via dialogica, istituzioni, organismi e autorità governative a tutti i livelli di governance. La prospettiva rimane comunque a lungo termine. 9

10 Conclusioni Questo breve documento si concentra sulla descrizione delle principali caratteristiche della promozione attuale del dialogo interculturale nella regione euromediterranea, in quanto è tendenzialmente riconosciuto (a livello istituzionale e accademico) che questo sia il principale (se non l'unico) strumento per raggiungere dal basso progetti così ambiziosi, come lo sviluppo di una forma di cittadinanza comune in una regione così complessa e diversificata dal punto di vista culturale, politico, economico e sociale. Indubbiamente, da quando il dialogo interculturale e le istituzioni preposte al suo sviluppo hanno cominciato a beneficiare di visibilità e interesse politico ai più alti livelli, l'impatto e la portata delle iniziative promosse in quest'ambito sono cresciute e hanno contribuito ad avvicinare talune parti delle società coinvolte, possibilmente le più attive e interessate a prendere parte a questo dialogo. La strada, intensa e ambiziosa, indicata dal nuovo programma triennale della Fondazione Anna Lindh sembra quindi coerente con quanto finora costruito e significativa per gli obiettivi che il dialogo è chiamato a favorire, nonostante i limitati fondi messi a disposizione 14. Prima di parlare in senso compiuto di cittadinanza euromediterranea, in particolare come senso di appartenenza condiviso e partecipazione attiva alla vita politica e di società civile, sarà tuttavia necessario (ma non per forza sufficiente) altrettanto impegno, coerente e continuo, da parte di tutti gli attori interessati, nel medio e lungo periodo. A tale riguardo può essere interessante considerare un'altra prospettiva che potrebbe contribuire ai processi in corso sebbene, ad oggi, non si registri un interesse istituzionale in questa direzione: ancorare lo sviluppo della cittadinanza euromediterranea al rispetto dei diritti umani fondamentali e al riconoscimento di specifici diritti che riflettono la diversità e ricchezza culturale della regione. Questa idea si basa in particolare sull'ampia riflessione effettuata sullo stretto legame esistente tra diritti umani, dialogo interculturale e cittadinanza inclusiva, plurale e democratica in ambito europeo 15, in particolare con riferimento alla necessità di allacciare il godimento di diritti di cittadinanza europea a quanto garantito nella Carta dei diritti fondamentali dell'unione Europea 16. A sostegno 14 Per il totale delle attività da realizzarsi nei tre anni il finanziamento ammonta a 16,4 milioni di euro (9,9 milioni dalla Commissione Europea e 6,5 dai Paesi partner). 15 Per approfondire la relazione tra questi temi cfr. diversi articoli all'interno della seguente pubblicazione: Bekemans L., Karasinska-Fendler M., Mascia M., Papisca A., Stephanou C. e Xuereb P. (a cura di), Intercultural Dialogue and Citizenship Translating Values into Actions - A Common Project for Europeans and Their Partners, Venezia: Marsilio, Su questo tema, cfr. Papisca A., Cittadinanza e cittadinanze ad omnes includendos: la via dei diritti umani, in Mascia M. (a cura di) Dialogo interculturale, diritti umani e cittadinanza plurale, Venezia: Marsilio, 2007, pp (in: 10

11 inconsapevole di questa prospettiva, anche l'orientamento strategico su cui si fonda la nuova programmazione della Fondazione Anna Lindh 17 riconosce la necessita di rivedere e arricchire la nozione di dialogo tra le culture includendo un approccio globale e dinamico che tenga in considerazione le interrelazioni esistenti tra dialogo interculturale, diritti umani, sviluppo, e pace. È tuttavia evidente che, rispetto al sistema dell'unione Europea, la situazione formale e sostanziale dei diritti umani in ambito euromediterraneo è molto più complessa. Il mancato rispetto dei diritti umani è punto dolente di molti governi e regimi attualmente in carica e una delle cause alla base della caduta dei noti rais nel corso delle primavere arabe. Inoltre, nonostante un sostanziale adeguamento dei Paesi interessati ai diritti sanciti nei principali strumenti giuridici sui diritti umani adottati in sede di Nazioni Unite (in particolare i Patti internazionali del 1966) e alle carte e convenzioni giuridiche adottate a livello regionale 18, esistono differenze significative nell'applicazione di questi strumenti e nelle modalità di monitoraggio della loro implementazione. Pertanto, non si può al momento pensare a quella base di eguale godimento dei diritti umani necessaria per dare sostanziale fondamento ad una cittadinanza euromediterranea su base giuridica, oltre che culturale. Forse, l'adozione di una carta euromediterranea per la promozione dei diritti umani che sancisca e garantisca uguali diritti per tutti quelli che risiedono nella regione potrebbe velocizzare questa prospettiva, che è alternativa, ma allo stesso tempo complementare a quanto illustrato nelle precedenti pagine, dal momento che attraverso uno stretto legame con l'impegno per la promozione del dialogo interculturale, garantire eguali diritti a tutte le persone coinvolte in questo progetto favorirebbe in modo decisivo quella auspicata e perennemente perseguita creazione di un senso di appartenenza condiviso 19. Citizenship/308). 17 ALF Strategy, Programme Guidelines and Budget for Phase III ( ). 18 Tra queste, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Consiglio d'europa 1950), la Carta araba dei diritti umani (Lega Araba, 2004), la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli (Unione Africana, 1981). 19 Questa idea è sviluppata in: de Perini P., Intercultural Dialogue and Human Rights: Prospects for a Euromediterranean Citizenship, in International Journal of Euromediterranean Studies, vol. 3, no. 2, 2010, pp (in: 11

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