Volontariato e programmazione dei servizi sociali in Sicilia: il rapporto con gli enti locali e le pubbliche amministrazioni

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3 Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo Volontariato e programmazione dei servizi sociali in Sicilia: il rapporto con gli enti locali e le pubbliche amministrazioni Collana «Studi e Ricerche» diretta da Ferdinando Siringo 6

4 Pubblicazione realizzata con il contributo del Comitato di Gestione del Fondo Speciale per il Volontariato della Regione Siciliana finanziato dalle Fondazioni: Monte dei Paschi di Siena Cariplo Compagnia di S. Paolo Banco di Sicilia Printed in Italy CeSVoP 2009 Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo In copertina foto di Gautier Willaume - Fotolia.com Coordinamento editoriale e impaginazione di Nunzio Bruno Distribuzione gratuita. Vietata la vendita ISBN

5 Coordinamento Regionale Siciliano dei Centri di Servizio per il Volontariato CeSV Messina CeSVoP CSV Etneo Volontariato e programmazione dei servizi sociali in Sicilia: il rapporto con gli enti locali e le pubbliche amministrazioni Report conclusivo delle attività di ricerca a cura di Piergiorgio Del Castillo e Alberto Giampino con contributi di Antonino Anastasi, Antonio La Spina e Carlo Pennisi Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo

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7 Indice 5 Presentazione di F. Siringo, A. Mantineo e I. Di Fazio pag. 7 Introduzione di P. Del Castillo e A. Giampino » 13 Capitolo primo. Il volontariato in Sicilia. Presupposti della ricerca e note metodologiche 1. Le cifre del volontariato in Italia e in Sicilia.» La legge 328/2000 e la riorganizzazione del sistema dei servizi sociali in Sicilia.» Tipologia dell associazione » I quindici Comuni » Alcune considerazioni sui dati demografici relativi ai Comuni selezionati.» 33 Capitolo secondo. Risultati delle attività di ricerca. Le interviste: dati quantitativi e analisi qualitativa 1. I caratteri delle Organizzazioni di Volontariato » Analisi qualitativa delle interviste » Caratteristiche sociali: bisogni e risorse » Tipologia, settori di attività e modalità d intervento.» Modalità di partecipazione alle diverse fasi del Piano di Zona..» Valutazioni sulla partecipazione al percorso di programmazione.» Considerazioni conclusive sulle interviste » 93 Capitolo terzo. I Piani di Zona 1. I Piani di Zona » Gli obiettivi e le priorità dei Piani di Zona » Considerazioni sui Piani di Zona » 109 Capitolo quarto. Analisi complessiva dei focus group 1. La definizione del volontariato attraverso il tipo di rapporto con le istituzioni.» Le istituzioni verso il volontariato.» Modalità di svolgimento delle attività di volontariato.» Analisi dei singoli focus group.» Analisi del focus group tenuto a Messina » Analisi del focus group tenuto ad Enna » Analisi del focus group tenuto a Ragusa » 136

8 6 Indice 4.4. Analisi del focus group tenuto ad Agrigento......» Analisi del focus group tenuto a Caltanissetta......» Analisi del focus group tenuto a Palermo » Analisi del focus group tenuto a Trapani » Analisi del focus group tenuto a Catania » Analisi del focus group tenuto a Siracusa » Considerazioni conclusive sui focus group » 165 Capitolo quinto. Il volontariato e lo sviluppo del dibattito scientifico 1. Il volontariato in Sicilia e la riforma dell assistenza di A. La Spina.» Premessa » Volontariato e capitale sociale: due Italie?.» Luci e ombre dell incremento delle organizzazioni di volontariato.» Il capitale sociale nel Mezzogiorno » La legge 328/2000 e i Piani di Zona » I risultati della ricerca » Su alcuni risultati della ricerca di C. Pennisi.» Le organizzazioni di volontariato nell applicazione della 328/2000: note sulla ricerca svolta nella regione Sicilia dai Centri di Servizio per il Volontariato siciliani di A. Anastasi » Il Terzo settore nella programmazione e gestione integrata dei servizi sociali » La nostra ricerca » Il volontariato futuro » 204 Allegati Allegato A. Le OdV selezionate nei Comuni relativi ai territori dei diversi CSV siciliani.» 209 Allegato B. I dati demografici relativi ai Comuni selezionati.....» 217 Allegato C. Tabelle riassuntive dei dati quantitativi relativi alle interviste effettuate.» 249 Allegato D. Notizie generali riguardanti i casi-studio individuati per Comune.» 297 Riferimenti bibliografici » 333 Comitato Scientifico e Organizzativo » 335

9 Presentazione L integrazione dei servizi socio-sanitari, così come prevista dalla legge 328/2000, è una filosofia di intervento che si basa sulla concertazione tra i vari soggetti in campo (amministratori, sistema sanitario, uffici pubblici, Terzo settore e volontariato). Nel nostro territorio regionale i percorsi di attuazione della Legge hanno faticosamente preso avvio con molti limiti dovuti sia a timori e sfiducia da parte delle pubbliche amministrazioni nei confronti del volontariato, sia a carenze dei volontari stessi sul tema della concertazione. Nel corso di tanti incontri e dibattiti fra volontari e rappresentanti istituzionali sui Piani di Zona nei distretti e nelle province siciliane è emersa, talvolta con toni vivaci, da parte delle realtà di volontariato la voglia di collaborare per la crescita della comunità. Propongo qui alcune riflessioni che prendono spunto e sviluppano i nodi rilevati da chi opera come volontario. Il volontariato organizzato è stato una risorsa educativa e formativa significativa e strategica per la costruzione di politiche sociali adulte ed innovative. Molti aspetti e forse la stessa impostazione di fondo delle leggi più innovative nel settore sociale sono emersi nel Paese e in Parlamento grazie alle sperimentazioni e alle campagne di sensibilizzazione condotte dalle organizzazioni, grandi e piccole, di volontariato. Nonostante ciò, il volontariato italiano, in questa fase di ricerca e transizione, incontra difficoltà: ad essere riconosciuto come attore dei percorsi di trasformazione sociale; a ri-pensare collocazione, funzioni, ruolo e strategie; a comunicare e sviluppare pienamente la sua azione, fondata sulla gratuità e la condivisione; a contribuire, in piena autonomia, al decollo di un welfare locale a dimensione comunitaria. Uno degli snodi fondamentali di questi percorsi è senz altro il ruolo che il volontariato organizzato deve avere nelle sedi della «concertazione sociale», dove con questo termine intendiamo un percorso in cui soggetti

10 8 Presentazione con ruoli e interessi differenti cooperano per programmare le politiche pubbliche a vantaggio dell insieme della comunità locale. Qui, in particolare, mi riferisco a quella metodologia di programmazione partecipata sperimentata dalla legge 285/97 e ora fissata definitivamente dalla legge 328 di riforma dell assistenza nel percorso di costruzione dei Piani sociali di Zona. Per questo alcune organizzazioni nazionali hanno intrapreso percorsi di studio e formazione per i volontari per rivisitare, rafforzare, rendere visibile ed efficace, nella comunità locale, l azione, la funzione, il ruolo sociale e politico del volontariato organizzato. Riteniamo, infatti, che proprio il volontariato, la cui azione nella società non dipende esclusivamente dalla gara di appalto con cui ci si aggiudica il servizio, abbia un vero e permanente radicamento nel territorio e nella comunità. Intanto la nostra Regione, vive una profonda crisi di valori etici, politici, di relazioni solidali e di pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Le problematiche sociali sono crescenti e spesso nuove: trasformazioni nell ambito della famiglia (diversi modelli di famiglia non fondati sul matrimonio, civile o religioso; con implicazioni etico/ valoriali: fecondazione artificiale, controllo delle nascite, eutanasia, ecc.; diversi modi culturali, etici e/o religiosi di concepire e affrontare tali problematiche); invecchiamento della popolazione (anche per il consistente calo della natalità, compensato solo in parte dalle nascite dei figli degli immigrati extracomunitari); integrazione dell immigrazione extracomunitaria e mediazione culturale (siamo alla 2 a generazione, con l inserimento nelle scuole elementari e medie, tuttavia vi è ancora mancanza di preparazione negli insegnanti e assenza di mediatori culturali); precarietà del lavoro; differenze Nord-Sud; nuove povertà «relazionali» (depressione per senso di inadeguatezza rispetto a quanto richiesto dalla società contemporanea; uso esasperato degli psicofarmaci; anoressia, bulimia ; ridondanza dei mezzi di comunicazione e contestuale crisi delle relazioni interpersonali); crediamo che un uso attento della concertazione sociale possa in qualche modo intervenire su questi problemi. C è qualcosa che però si oppone al ruolo virtuoso che essa potrebbe avere.

11 Presentazione 9 Il contesto politico-culturale si abbandona sempre più a fenomeni che poco hanno a che fare con l intervento sociale: rischi di darwinismo sociale (il mercato premia i «migliori», chi resta indietro è meno valido e capace, per cui non merita assistenza); politica soggetta all economia e al mercato o a tendenze fondamentaliste/localiste (la politica soffre di mancanza di idee, progetti, leadership ed è sovrastata da una concezione neoliberista del mercato dominus e autoregolatore); poco spazio per la politica anche in politica (occorre ricuperare il senso di partecipazione democratica e una dimensione societaria della politica che spesso, invece, si lascia andare a fenomeni di efficientismo fine a se stesso e logica di scambio economico-clientelare); mancanza del senso comunitario e crescente individualizzazione; carenza di partecipazione (anche se vi sono segnali di ripresa, es.: new global, movimenti per la pace ). Ecco che il compito dei volontari quando si ritrovano ad essere i «concertatori» deve puntare a favorire una soluzione societaria della politica con l affermazione della cittadinanza attiva ripartendo dal territorio. Un obiettivo di fondo della concertazione stessa è quello di creare le condizioni sociali, culturali e politiche per avviare buone prassi di concertazione, ricreando un tessuto comunitario e di rete. Solo come pro-memoria, elenco alcuni obiettivi della concertazione sociale: 1. conoscere meglio le articolazioni del territorio cercando di capire in che misura sia possibile aggirare gli ostacoli che producono inerzia, cattiva economia, situazioni e politiche di disuguaglianza; 2. definire gli interessi del territorio; 3. sollecitare e mobilitare i soggetti a costruire uno o più progetti calibrati sui fatti produttivi e sociali, non su aspirazioni; 4. integrare soggetti diversi che vanno dal locale al generale: si può agire insieme per fare un progetto; 5. essere un motore di sviluppo locale; 6. essere un momento di ripensamento delle componenti che hanno caratterizzato e devono caratterizzare l azione dei singoli gruppi sociali. Per i volontari ma non solo per loro si possono indicare un paio di rischi principali da evitare:

12 10 Presentazione definire troppi sottobiettivi che finiscono per essere obiettivi privati dentro cui si isolano i singoli soggetti che partecipano alla concertazione; partecipare alla concertazione con una logica da «lista della spesa». È compito della Pubblica Amministrazione, nel suo ruolo di garante dell intera comunità, contribuire ad evitare questi rischi. Per quanto riguarda gli interlocutori istituzionali accenno appena due temi oggettivamente problematici su cui varrebbe la pena di discutere e fare particolare attenzione. Durante la concertazione, con le istituzioni si attua necessariamente uno scambio politico. Ovviamente è di primaria importanza che questo meccanismo di scambio sia virtuoso e utile per la comunità, anziché essere un luogo di clientela per singoli gruppi. La concertazione ha bisogno di interlocutori credibili, quindi è centrale la scelta degli attori pubblici e privati che siano effettivamente rappresentativi e che abbiamo competenze e radicamento adeguati alla «rappresentanza di interessi». Le esperienze dei Gruppi di Piano della legge 328 ha incontrato e si è scontrata con questi temi. Risorse e vincoli, potenzialità realizzate o sprecate, molto c è da dire e ci sarà nel prossimo futuro. Adesso, con questa ricerca, voluta dai tre Centri di Servizio per il Volontariato siciliani, raccogliamo i dati dell esperienza del volontariato isolano per poter fare un primo bilancio. In tema di concertazione, comunque, per il volontariato continua la stagione di autoformazione per appropriarsi ancor più della metodologia e dare il proprio importante contributo. Per le istituzioni rimane la sfida difficile, ma appassionante per chi vive la funzione istituzionale come servizio, di attuare sino in fondo la filosofia e le strategie richieste da politiche sociali moderne e di sviluppo. Ferdinando Siringo Presidente del CeSVoP di Palermo L esito della ricerca che si dà alla stampa è il risultato positivo di un obiettivo concreto che i tre Centri di Servizio per il Volontariato

13 Presentazione 11 (CSV) della regione Sicilia si sono dati: conoscere meglio il volontariato e il contributo da esso offerto nella costruzione dei Piani socio-sanitari, come strumento del welfare comunitario. Obiettivo raggiunto anche attraverso un altro metodo di collaborazione, altrettanto proficuo, che si è determinato tra alcuni ricercatori delle tre università siciliane, di Palermo, Catania e Messina, che forse occorrerebbe auspicare in altri settori di ricerca, non solo sociale. La ricerca prodotta offre alcuni spunti di riflessione, anche se provvisori e non assoluti, proprio con riferimento all oggetto di studio. Conoscere il volontariato siciliano, evidenziarne le luci e le ombre, gli elementi politici innovativi e i residui di un azione «conservatrice» e talvolta subalterna e condizionata dalla Pubblica Amministrazione, e, specialmente, dagli amministratori, costituisce un occasione di un ripensamento del ruolo complessivo del volontariato, il quale non può permettersi di deflettere da una funzione di laboratorio ove elaborare e introdurre elementi di sperimentazione per nuove politiche sociali nella nostra Regione. La ricerca, inoltre, può diventare uno strumento che agevola l affrancamento dai condizionamenti locali che sono un elemento di freno per la crescita complessiva dello stesso volontariato. Individuare, infatti, alcuni aspetti critici, come pure la ricerca evidenzia, comuni al volontariato in Sicilia, e perciò presenti alle diverse realtà territoriali, ci permette di assumere un impegno condiviso ad intervenire, insieme, anche con l ausilio dei Centri di Servizio, per colmare e intervenire, sui punti critici. È una sfida che si deve assumere come prioritaria per non diventare agenti deboli e rassegnati di una concezione delle politiche sociali ripartiva e assistenziale. Questo modello troppi guasti ha già prodotto e oggi, pur con le nostre debolezze di volontariati, sarebbe omissione grave. Un ringraziamento a quanti hanno collaborato, a vario titolo alla ricerca, si rende necessario, mentre le strutture dei Centri di Servizio, con i diversi organi e con le diverse componenti umane che vi lavorano, siamo chiamati ad intensificare la collaborazione per dare un segnale forte verso il superamento della frammentazione sociale e dei rapporti deboli nella società civile. Ma questo è un obiettivo sul quale siamo ancora agli inizi. Antonino Mantineo Presidente del CeSV Messina

14 12 Presentazione Il documento che viene presentato, oltre che per la sua valenza specifica e per il suo elevato contenuto scientifico, rappresenta il completamento di una fase importante per il volontariato siciliano. Infatti, a quasi un decennio dalla costituzione dei CSV sul territorio della nostra Regione, durante il quale i CSV hanno affrontato la delicata fase del radicamento e del riconoscimento sul territorio, finalmente si inizia a percepire il notevole contributo che queste strutture possono realizzare a favore della crescita del volontariato siciliano. Crescita, nel linguaggio del volontariato moderno, non è disgiunta dall accrescimento in termini esperienziali, motivazionali, culturali. Ecco perché, tra i primi atti realizzati in collaborazione tra i CSV siciliani, trova spazio privilegiato questa ricerca, che offre uno spaccato della situazione del volontariato in Sicilia, senza tralasciare la realtà nazionale. Ritengo che, nella delicata azione di accompagnamento al volontariato, non basti essere bravi amministratori, ma bisogna oggi più di sempre essere anche colti volontari che ben conoscono il proprio territorio, e la notevole varietà di interlocutori che quotidianamente si rapportano con il mondo della solidarietà organizzata. Solo in questo modo si potrà operare le scelte migliori che vadano a beneficio dello sviluppo della solidarietà e della società civile nel suo insieme. Auguro a tutti, buona lettura e buon lavoro. Ignazio Di Fazio Presidente del CSV Etneo di Catania

15 Introduzione Il volontariato è un fenomeno consolidato delle moderne società postindustriali nell ambito delle quali riscuote un significativo interesse che può essere rappresentato attraverso la grande quantità di ricerche empiriche che sono state e sono periodicamente effettuate allo scopo di dare conto delle sue evoluzioni qualitative e quantitative nel tempo. Tale interesse è giustificato essenzialmente dal fatto che comprende in sé due aspetti dell azione sociale che trovano in esso profonda unità: da una parte il volontariato è un fenomeno che esprime un atteggiamento promozionale del bene pubblico di chi lo pratica, ma dall altra parte e allo stesso tempo, tale atteggiamento è legato strettamente ad una dimensione individuale che è totalmente libera di scegliere e scevra da qualsiasi condizionamento esterno. In pratica un volontario che agisce con la finalità di migliorare il contesto sociale in cui opera, lo fa solo nella misura in cui è libero di potere scegliere: prima di tutto di essere in grado di mettere in atto tale tipo di comportamento, e poi di poterlo fare in maniera che sia coerente con il proprio sentire. In questa duplice dimensione si gioca una dialettica che pone il fenomeno del volontariato al centro di due tipi differenti di riflessione: una si riferisce alla ricerca delle motivazioni individuali per cui le persone decidono di concedere gratuitamente le proprie prestazioni; la seconda alle modalità attraverso cui tale attività prende concretamente corpo nell ambito di un contesto sociale e ne diventa in qualche modo risorsa concreta. Evidentemente i due aspetti producono reciproci condizionamenti che caratterizzano il fenomeno soprattutto se lo si «legge» nell ambito del riconoscimento formale intervenuto nel settore delle politiche sociali: ciò ha posto una serie di questioni di ordine concettuale ma anche, e forse soprattutto, di ordine pratico. La natura principale dell agire volontario è, dunque, quello di costituire «prima ancora che un fatto visibile e di dominio pubblico un esperienza personale e associativa, che riguarda il volontario sia come indivi-

16 14 Introduzione duo, sia come appartenente al gruppo di persone che condividono con lui tale scelta» (Ranci 2006, 9). Pertanto, l azione volontaria è per definizione un azione non prevedibile, non programmabile, legata com è in definitiva alla volontà motivata del soggetto che la promuove. In sostanza, l azione volontaria idealtipica non è un azione esigibile dunque non è un azione programmabile. Il fatto, però, che esso estenda i risultati della sua azione nella dimensione sociale, ha contribuito a sviluppare un vero e proprio movimento di riconoscimento e promozione che si è andato strutturando nel tempo soprattutto a livello normativo. Questo movimento ha riconosciuto al volontariato un ruolo di grande rilevanza nell ambito della promozione della qualità della vita per cui lo Stato si è fatto carico di dargli una regolamentazione per cercare di migliorarne le prestazioni in termini di servizio e inserirlo a pieno titolo nella programmazione delle politiche socio-sanitarie. Un approccio del genere, tuttavia, ha rischiato e rischia di snaturare la caratteristica informale e spontanea delle attività del volontariato e in qualche modo mette in evidenza, e a volte scatena, le contraddizioni insite nel rapporto tra settori formali e informali del sistema sociale. In questo senso le istituzioni hanno da tempo capito che esso è una di quelle risorse che può risolvere, a basso costo, una serie di problemi a cui l organizzazione istituzionale non riesce a dare risposta né in termini di risorse, né in termini di competenze, né in termini di motivazione degli operatori dell intervento. Ciò premesso vogliamo qui brevemente richiamare i punti principali che appaiono costituire i nodi che delimitano l area di interesse del nostro percorso di ricerca e che, secondo i principali studiosi, condizionano la crescita del fenomeno. Le caratteristiche essenziali che individuano un azione di volontariato sono le seguenti: la prima si riferisce alla totale gratuità dell impegno che il volontario si prende; la seconda si riferisce al fatto che tale impegno gratuito è, normalmente, diretto a soddisfare i bisogni e gli interessi di un altra persona, frequentemente collocata in una posizione svantaggiata sul piano sociale ed economico (ib., 12). Il problema principale che pongono queste due caratteristiche del fenomeno si riverbera sulle conseguenze concrete delle azioni prodotte dai

17 Introduzione 15 volontari. È chiaro che un azione gratuita diretta a migliorare le condizioni di vita di persone particolarmente disagiate, e di riflesso quelle dell intero sistema sociale cui appartengono quei beneficiari, costituisce un atto meritorio che di per sé non può essere criticato negativamente. Come sostiene Donati esso è «un fenomeno innanzitutto ed essenzialmente sociale La sua natura più intima e vitale è sociale, cioè relazionale» (Donati 1996, 15), che significa che è il risultato necessario della partecipazione attiva alle relazioni da parte delle persone. Secondo tale approccio il volontariato presenta alcuni caratteri distintivi delle attività di volontariato per cui esso risulta essere: «Innanzitutto basato su meccanismi di controllo incentrati sui valori (condivisione delle finalità e degli strumenti per realizzarle) e non sulla coercizione; si avvale prevalentemente di contatti e comunicazioni mediati per sopperire alle scarse occasioni di coordinamento diretto e formale» (Colozzi-Bassi 1995, ). Il problema però nasce quando un volontario che produce un azione di supporto verso un altra persona coinvolge la dimensione relativa alla responsabilità che ci si assume quando si prende l impegno di aiutare gli altri. Infatti, mentre un azione isolata migliora in assoluto la qualità della vita del beneficiario (si pensi ad una donazione di risorse finanziarie una tantum), ciò che fa del volontariato, oggi, un fenomeno significativamente e socialmente rilevante è il fatto che esso tende a produrre un sistema di azione che, coerentemente con le sue caratteristiche distintive di fondo, è in grado di assicurare in maniera continuativa un sostegno, un servizio o un intervento. Pertanto, «l aspetto forse più delicato è rappresentato dall apertura di una relazione con un altro che è, per lo più, del tutto estraneo e lontano al nostro mondo, ai nostri pensieri, ai rapporti che ci sono più familiari» (Ranci 2006, 8). Questo fa del volontariato una risorsa concreta per il sistema sociale ma, allo stesso tempo, un settore che richiede, da un lato, una regolamentazione che definisca in maniera certa chi può fare volontariato e come esso può essere svolto e, dall altro, una strutturazione organizzativa che renda possibile la pianificazione a medio e lungo termine delle azioni di volontariato. Quindi, essenzialmente, il nodo centrale su cui si confrontano i diversi approcci al volontariato riguarda sia l esigenza di stabilire i criteri attraverso i quali da una parte le istituzioni pubbliche si fanno carico di creare le condizioni ottimali per lo sviluppo delle azioni volontarie, sia lo sforzo dei soggetti del volontariato di realizzare le condizioni organiz-

18 16 Introduzione zative per garantire che la propria attività sia in grado di supportare nel tempo stabilito il peso degli impegni presi. Il buon funzionamento delle attività di volontariato dipende dell equilibrio tra le istanze necessariamente formali delle istituzioni che sono chiamate necessariamente a garantire i servizi e le attività prodotte. Le realtà del volontariato non sono tutte uguali. Possiamo immaginare un continuum ad un estremo del quale vi sono quelle in cui l aspetto organizzativo è meno saliente, mentre all altro estremo stanno quelle che, in corrispondenza alle richieste delle istituzioni, producono uno sforzo organizzativo in direzione della stabilizzazione delle proprie attività. Tra l altro l esigenza di produrre livelli organizzativi più complessi è legata anche al fatto che, in un mondo in cui prevalgono relazioni nuove e cangianti, anche il volontariato per realizzare i propri obiettivi istituzionali deve essere in grado di progettare, monitorare e verificare il risultato delle proprie attività: la stessa esigenza per cui i CSV hanno recentemente promosso una ricerca tra i propri associati per rilevare l eventuale esistenza di metodologie interne e correlate modalità per valutare i risultati delle proprie attività e i modi attraverso cui sono stati ottenuti. Questa esigenza risponde alla necessità di contenere i costi in termini di risorse e di tempi impiegati nelle attività, nonché all esigenza di ottenere indicazioni riguardo alla qualità e al valore dei servizi offerti: anche il volontariato impiega e consuma risorse in modalità che ne determinano il successo e l autopromozione. Accanto a questa dimensione organizzativa e «produttiva» si situa l intervento di riconoscimento dello Stato che, a fronte di un supplemento di requisiti minimi di controllo, offre e garantisce un trattamento più favorevole per le organizzazioni di volontariato (d ora in avanti OdV) attraverso l iscrizione ad un registro regionale (ne esistono anche di livello comunale e provinciale), crea per esse la possibilità di ottenere una serie di agevolazioni e di essere riconosciute formalmente dagli enti pubblici locali e, per questa via, anche coinvolte nelle attività di politiche sociali previste da questi (tra le altre cose va ricordata anche la creazione, attraverso il sostegno finanziario proveniente dalle fondazioni delle casse di risparmio e delle istituzioni bancarie, del sistema dei Centri di Servizio per il Volontariato d ora in avanti CSV, che hanno la funzione di sostenere e qualificare le attività delle medesime organizzazioni).

19 Introduzione 17 Ma il ruolo di sostegno da parte di questo tipo di organizzazioni non può né deve sostituirsi alle libere scelte degli operatori di volontariato i quali possono decidere o meno di aderire a reti, consorzi, nonché di associarsi ai CSV presenti sul territorio. D altronde la questione con cui si deve misurare il mondo del volontariato si riferisce all opportunità, oggi sempre meno presente, di potere attingere a trasferimenti finanziari costanti. In ogni caso, la percezione di fondi è sempre più subordinata, come si diceva prima, alla capacità delle OdV di progettare e di verificare le proprie attività: cosa che necessariamente richiede livelli organizzativi di una certa complessità. Inoltre, è bene evidenziare che esiste una variabilità sia culturale che materiale tra le varie realtà del volontariato che non ci consente di potere individuare caratteristiche uniformi tra i vari attori: non è scontato che vi sia una condivisione di finalità, valori e metodi tra di essi, né un interesse a percorrere tratti di strada in Comune. In conseguenza di quanto fin qui esposto, l oggetto che la presente ricerca ha inteso indagare è, essenzialmente, il rapporto del volontariato con le istituzioni (e viceversa) e il modo in cui tale rapporto definisce le caratteristiche delle organizzazioni: ovvero se, come e quanto è considerata necessaria l esistenza di tale rapporto e quali modalità deve seguire. Quali sono le motivazioni generali e particolari (ragioni, interessi, bisogni, motivi) che giustificano il fatto che il volontariato sia preso in considerazione sia dalle istituzioni pubbliche che dai membri del contesto sociale in cui opera? Certamente vengono in risalto il tipo di responsabilità espressa dal volontariato nei confronti del servizio, del destinatario e dell utente in termini di capacità di offrire una attività più o meno regolata, costante, prevedibile e qualitativamente valida; il grado di autonomia di cui un volontario dispone nell ambito della progettazione della organizzazione di cui è membro in relazione a vincoli formali e informali; le condizioni che influiscono sulla scelta dei contenuti della attività della organizzazione in termini di utenti, risorse finanziarie, risultati, obiettivi, tempi, risorse professionali. 1 1 Per approfondimenti si vedano il Rapporto Biennale sul Volontariato in Italia 2005, a cura dell Osservatorio Nazionale per il Volontariato Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Direzione Generale per il Volontariato, l Associazionismo e le Formazioni Sociali Divisione III Volontariato; Volontariato e pianificazione sociale di zona: la partecipazione. Indagine pilota sul volontariato, a cura dell Isfol, 2006; Amministrazioni pubbliche e OdV: quale rapporto?, a cura della Fivol, 2005.

20 18 Introduzione L articolazione della presente ricerca ha previsto una prima fase dedicata all analisi sintetica delle informazioni socio-demografiche riguardante alcuni Comuni selezionati; una seconda fase in cui, attraverso l effettuazione di una rilevazione tramite interviste rivolte a operatori delle OdV, sono state ottenute alcune informazioni relative alle modalità che le associazioni inserite nel campione seguono nel relazionarsi con gli attori facenti parte del sistema locale delle politiche sociali. Ci si è concentrati, in particolare, sul percorso di partecipazione alla programmazione delle attività attraverso la costruzione condivisa del Piano di Zona, ex legge 328/2000. Infine, sono stati organizzati dei focus group che hanno avuto la funzione di produrre un percorso dialogico tra alcuni soggetti rilevanti i quali, partendo da uno stimolo generale, sono stati invitati a focalizzare il proprio interesse sugli aspetti ritenuti cardinali del fenomeno posto al centro dell attenzione. Tra questi, il ruolo delle OdV nell ambito della pianificazione delle politiche sociali e, in funzione di ciò, i bisogni organizzativi che maggiormente caratterizzano le suddette organizzazioni. Questo tipo di informazioni sono quelle ritenute più rilevanti in relazione alla prospettiva dei CSV di produrre una programmazione di interventi di sostegno maggiormente vicina alle esigenze di sviluppo del mondo del volontariato. Piergiorgio Del Castillo Coordinatore esecutivo della ricerca Alberto Giampino Coordinatore organizzativo della ricerca

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