Filosofia. L alfabeto del silenzio per settantamila MARIOROSARIA DI CICCO Pagina 17

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1 Scuola di Giornalismo - Università degli Studi di Salerno Direttore Biagio Agnes Redazione - Via Ponte Don Melillo, Fisciano - Salerno tel fax Sped. Abb. Post. - 70% - CNS/CBPA Sud/Salerno Anno VI n. 40 0,50 Domenica 6 febbraio 2011 Giornata della Memoria Filosofia Lingua dei segni EDITORIALE Giornali: la scuola di Gino ANTONIO GHIRELLI Dalla grande scuola dei giornalisti meridionali, i Collana, gli Scandone, i Casalbore sono usciti allievi di grande statura professionale e morale che hanno incontrato un notevole successo anche al Nord, ma è fuori discussione che il più moderno, il più efficiente, il più completo di tutti sia stato Gino Palumbo. Egli fu, come Gaetano Afeltra, anche direttore di grandi quotidiani milanesi ma Gaetano, che pure era geniale, non ha mai praticato il giornalismo sportivo. Questi due maestri della professione avevano in comune anche l origine, nel senso che erano nati e si e- rano formati nel Salernitano. Il sottoscritto ha avuto la fortuna di lavorare con entrambi ma, anche per ragioni di anagrafe, mi sono trovato piuttosto vicino a Gino che non ad Afeltra, con cui pure ho cominciato la carriera nella redazione di Milano sera subito dopo la Liberazione, imparando ad apprezzarlo come il più grande impaginatore mai incontrato, in una di quelle tipografie dove fino alla nostra generazione si sono formati, a contatto con gli stenografi e i tipografi, i professionisti più completi. Pagina 5 (continua) Un documentario sugli Ebrei internati a Campagna MARIAROSARIA DI CICCO Pagina 2 Davanti ai cancelli dello stabilimento non si ferma il dibattito post-referendum Pomigliano, kaput Fiat Il nuovo modello di lavoro parte tra rabbia e rassegnazione Pomigliano, i lavoratori, le loro famiglie, il Giambattista Vico Plant e la Nuova Panda. Quando una fabbrica significa qualcosa di più di un azienda sono gli operai a dettare legge, con il loro grido unanime «dobbiamo lavorare». Ci vorrà tempo per capire se le condizioni dei lavoratori miglioreranno, se davvero si arriverà alla spartizione degli utili con chi, nei fatti, li produce oppure se il nuovo modello Pomigliano non sarà altro che il primo sintomo di un economia globale e capitalista davanti alla quale si può solo indietreggiare. ACCONCIA, GALZERANO e MARCELLI Pagine12 e 13 Potenza Fecondazione, piccoli cuori battono in provetta MARIA DI NAPOLI Pagina 11 Pierre Bourdieu: il potere della parola MARIO PIO CIRILLO Pagina 3 Immigrati: morte, sofferenze, privazioni Campania come l America DE LUCIA, DE VITA, LUTRICUSO e SOLIMENO Pagine 15 e 16 L alfabeto del silenzio per settantamila MARIOROSARIA DI CICCO Pagina 17 I nomadi dell arte Ridi pagliaccio LUTRICUSO ecavaliere Pagina 10 Rione degradato Forcella rinascerà PIETRO ESPOSITO Pagina 6 Sepsa Il treno dei desideri DAVIDE SAVINO Pagina 9 Economia Soldi ai saldi GIORGIA MENNUNI Pagina 8 Sport I segreti del Napoli nelle mani del medico FRANCESCO GIORDANO Pagina 20 Nuove iniziative per i giovani industriali Manager made in Sud Nel Mezzogiorno l imprenditoria giovanile è in continuo sviluppo. In Campania i settori più gettonati per fare impresa sono: costruzioni, industria manifatturiera e servizi. Mauro Maccauro, presidente dei giovani imprenditori, guarda al futuro. VALENTINA BELLO Pagina 7 Stadi violenti Troppi calci, poco calcio FRANCESCO SERRONE Pagina 21 LA VIGNETTA di Dado IL PUGNO L Italia è un Paese di santi e navigatori, ma anche di delinquenti della peggior specie. È risaputo. Non a caso all estero la parola Italia è facilmente associata alla parola mafia. Chissà cosa avrà pensato Mike Bongiorno alla notizia che qualche imbecille ha avuto la splendida idea di trafugarne la bara, in barba alle leggi non scritte del mondo della strada per le quali i defunti non si toccano. Manco da morti si può essere lasciati in pace. Allegria! Francesco Serrone

2 2 Domenica 6 febbraio 2011 News CAMPUS Presentato il filmato della regista Giustina Laurenzi sugli Ebrei a Campagna Shoah, la storia diversa Documenti e testimonianze sul campo di internamento unisa news MARIAROSARIA DI CICCO «Un luogo deputato alla cultura come l Università non può non celebrare la Giornata della Memoria». Con queste parole il rettore Raimondo Pasquino ha inaugurato l incontro che si è tenuto nel teatro d Ateneo per il giorno dedicato alla commemorazione delle vittime dell Olocausto. Una delle pagine più tristi della storia dell umanità, che deve essere ricordata, come ha spiegato il rettore, «affinché le nuove generazioni comprendano il valore di sentimenti come la solidarietà, il rispetto per le differenze e l uguaglianza tra gli uomini». Eppure non è l ufficialità a rendere indelebile un ricordo. Per quanto sia importante dal punto di vista istituzionale, il giorno della Memoria non è solo il 27 gennaio, ma tutte le volte che ci si deve confrontare con una realtà che ancora tende all emarginazione delle minoranze, dei deboli, dei diversi. «La memoria secondo Luca Cerchiai, preside della facoltà di Lettere e Filosofia svolge una funzione attiva di interpretazione e non può essere relegata ad un fatto puramente museale». Non è un caso che i greci antichi associassero il concetto di memoria a quello di verità e storia. E non è un caso che la manifestazione sia stata un tributo a Tullia Zevi, scomparsa lo scorso 22 gennaio, che rimarcava il bisogno di ricordare «per difendere i vivi». Il cinema ha più volte rivisitato i luoghi, i fatti ed i protagonisti della Shoah, rivelandosi un efficace strumento di riflessione. Sotto l egida di Filmidea, l incontro si è aperto con la proiezione del documentario di Giustina Laurenzi, «Una storia diversa. Ebrei a Campagna ». Nella pellicola, la regista salernitana racconta le vicende del campo di internamento di Campagna istituito, come tanti altri campi in tutta Italia, dopo la promulgazione delle leggi razziali nel Documenti e testimonianze di chi ha ancora negli occhi le immagini vivide di quei signori tristi e ben vestiti legati alle catene. Nel nostro Paese, che si fondava ancora su un economia rurale, poco o nulla si sapeva degli ebrei. Il fascismo aveva solo prescritto, con le sue leggi, che l ebreo era il diverso da isolare e condannare. Ma il campo di internamento di Campagna - arroccato tra i monti nel cuore del Sele ed ubicato nell ex convento di Bartolomeo rappresenta una piccola parentesi di vita e umanità nel buio di quegli anni. Gli internati, infatti, non vivevano da prigionieri, ma trovarono ospitalità presso i campagnesi. Gli ebrei provenivano tutti dai Paesi dell Europa occupati ed appartenevano ad una classe sociale medioalta. Erano per lo più medici, intellettuali, insegnanti, e misero subito la loro professionalità a disposizione della gente del posto, spinti da un mutuo sentimento di fratellanza. Una straordinaria storia che si è potuta scrivere grazie a Giovanni Palatucci, che da Fiume, dov era questore, dirottava a Campagna il maggior numero di ebrei possibile, riuscendo a mettere in salvo cinquemila vite. Aiutato dallo zio Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna, Giovanni tradì le leggi sulle quali aveva giurato per Sanità intorno all uomo dal punto di vista dei profili etici, giuridici e gestionali Koll, testimonial di valori umani L ex attrice, impegnata da anni sul fronte della solidarietà, ha mostrato le foto sulla miseria del Terzo Mondo ALESSIO FUSCO Erano tutti ansiosi di ascoltare la testimonianza di Claudia Koll sul suo impegno per il diritto alla salute nei Paesi del terzo mondo. L ex attrice ha mostrato delle foto per spiegare le condizioni di vita a cui sono sottoposte le persone dell Africa. In quelle zone la sanità non esiste: se un giovane si frattura una gamba non viene ingessato. Quell arto rimane storto e lui diventa invalido. In Italia invece la sanità è presente ma fa discutere e non poco. E durato più di tre ore il convegno, che ha avuto come tema la sanità intorno all uomo dal punto di vista dei profili etici, giuridici e gestionali. L incontro è stato organizzato dalla professoressa Paola Adinolfi del master in direzione delle aziende e delle organizzazioni sanitarie. Quest ultimo si pone l obiettivo di creare una figura nuova, capace di presentarsi nel mondo della sanità attuale che è in continua evoluzione.tutto si concentra attorno al paziente che deve imparare a interagire con il medico. Ma la grande sfida è quella che riguarda la distribuzione delle risorse impiegate nel settore. Argomenti che hanno fatto accendere la discussione in sala e hanno dato la possibilità di ascoltare le diverse opinioni. C è un punto che però ha messo tutti d accordo, quello che riguarda la politica dei tagli effettuata da Tremonti. Ivan Cavicchi, professore della Sapienza di Roma ha sostenuto che: «Gli sprechi fatti in passato stanno pesando sull economia attuale della sanità in Campania, ma la soluzione non sono i tagli, bisogna riformare l intero settore cercando di tener occhio due convenienze, una è quella etica l altra economica. La grande sfida è mettere d accordo diritti e risorse». Della stessa opinione anche il professore Lorenzo Chieffi della II Università di Napoli che ha voluto mettere l accento sulla discriminazione tra Nord e Sud: «Siamo in una fase di transizione - ha detto - e gli sprechi degli anni passati gravano molto sulla sanità odierna. Il federalismo fiscale deve porsi degli obiettivi, il primo è sicuramente l eguaglianza, bisogna evitare sprechi, bilanciare l autonomia e allargare gli investimenti in modo egualitario. La differenza tra Nord e Sud è troppo marcata, tutto il Meridione versa in gravi condizioni partendo da strutture inadeguate a risorse inesistenti».in tutta questa situazione l università sembra avere un ruolo chiave, ma ribadisce il professore Cavicchi: «Bisogna avere indicazioni ben precise sulle figure da preparare e inserire nel settore sanitario. I medici attuali continua - sono medici ortodossi, questa caratteristica in una società che cambia continuamente può rivelarsi un arma a doppio taglio e diventare una rigidità». Per Bruno Ravera, presidente dell ordine dei medici, il nuovo medico deve collaborare con il paziente, deve conoscerlo meglio e coinvolgerlo al massimo per far si che esca dagli ospedali completamente sano. Al convegno si è anche parlato anche di sperimentazione clinica, la Professoressa Annamaria Colao dell Università Federico II ha sostenuto che: «L acquisizione dei farmaci che noi utilizziamo è stata sperimentata su persone di sesso maschile. Ogni farmaco deve avere le giuste sperimentazioni. Non si può mettere a rischio la salute della donna dando per scontato che ciò che va bene per un sesso vada bene anche per l altro». agire invece secondo la legge morale, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Giovanni Palatucci seppe creare intorno a sé una rete di conoscenze che lo aiutasse nella sua missione. Fino al giorno in cui fu scoperto e deportato a Dachau, dove morì nel «La Campania ha commentato Edoardo Scotti, giornalista de la Repubblica - non è stata esentata dall orrore della Guerra. L empatia verso i protagonisti di questa storia deve aiutarci a dare futuro al passato». Direttore Biagio Agnes Direttore Responsabile Giuseppe Blasi Coordinamento Mimmo Liguoro Marco Pellegrini Redazione Acconcia Giuseppe, Bello Valentina, Caggiano Francesca, Cavaliere Marina, Cirillo Mario Pio, De Lucia Valentina, De Vita Emanuela, D'Emilio Luigina, Di Cicco Mariarosaria, Di Napoli Maria, Esposito Pietro, Fusco Alessio, Galzerano Carmen, Giordano Francesco, Guida Cristina, Liguori Elena Chiara, Lutricuso Assunta, Marcelli Matteo, Massari Federica, Mennuni Giorgia, Sabato Simona, Savino Davide, Serrone Francesco, Solimeno Imma, Spisso Simone. Le Firme Giulio Anselmi, Antonio Caprarica, Ferruccio De Bortoli, Tullio De Mauro, Aldo Falivena, Antonio Ghirelli, Gianni Letta, Arrigo Levi, Pierluigi Magnaschi, Renato Mannheimer, Ezio Mauro, Raffaele Nigro, Mario Pendinelli, Arrigo Petacco Vanni Ronsisvalle, Mario Trufelli, Walter Veltroni, Sergio Zavoli UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SALERNO Prof. Raimondo Pasquino Rettore dell'università Prof. Annibale Elia Direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione Prof. Emilio D'Agostino Presidente del Comitato Direttivo della Scuola di Giornalismo Prof. Luca Cerchiai Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Autorizzazione del Tribunale di Salerno e del R.O.C. n del Arti Grafiche Boccia di Salerno telefono: Distribuzione alle edicole Agenzia DI CANTO S.p.a. di Vito Di Canto Località Pezzagrande Zona ind. Eboli tel fax:

3 TERZA PAGINA Domenica 6 febbraio 2011 A nove anni dalla morte del padre del neo-criticismo strutturalista, continua il dominio esclusivo delle forme di trasmissione del discorso 3 LA BIOGRAFIA Nominato direttore di studi all Ecole pratique des hautes études, Pierre Bourdieu ( ) presiede nel 1981 la cattedra di sociologia del Collège de France. Le sue teorie intrise di criticismo sulla società liberale e sulle manifestazione simboliche del capitalismo hanno alimentato per anni il dibattito intellettuale e politico della Francia moderna. Egli rivendica l autonomia dell obiettivo della scienza sociologica, innestandolo sullo studio degli elementi strutturali delle formazioni sociali attraverso punti di vista sincronici e diacronici. Le retoriche del potere MARIO PIO CIRILLO S e la televisione potesse oggi aprirsi come un libro vero e proprio potremmo sicuramente trovare pagine e pagine di esempi di come il potere della parola sia riuscito a sublimarsi e ad imporsi come agente di governo delle pubbliche opinioni. Nonostante siano ormai passati nove anni dalla scomparsa di una delle più grandi voci in merito, oggi, forse ancora più di prima, la lente di analisi del reale di Pierre Bourdieu inquadra perfettamente e con una organicità disarmante le forme di interazione sociale e le dinamiche politiche nell Italia del presidenzialismo mediatico. Sociologo, filosofo, esponente di spicco della corrente dello strutturalismo critico, profondo conoscitore dei meccanismi della negoziazione linguistica; tutto ciò ha reso di primaria importanza il suo contributo alla sociologia dei processi culturali e alla comunicazione moderna. D a sempre, nella storia della comunicazione umana, i discorsi hanno viaggiato nel tempo, attraversato le barriere dei pregiudizi, conquistato diverse forme di trasmissione della cultura senza mai curarsi dei livelli di consenso e di disapprovazione. In alcuni casi il potere delle parole ha lasciato profondi solchi nella storia dell uomo Il valore del capitale linguistico è imposto dalle istituzioni pubbliche all interno del mercato lessicologico visione digitale e della propaganda del broadcasting. L a logica del mercato che oggi in Italia aleggia su tutto, dalla politica allo spettacolo, dalla musica alla letteratura, non lascia incontaminato il linguaggio, soggetto, come ogni altro bene di consumo, alle pratiche di domanda e offerta. I programmi Tv ne sono, forse, il migliore esempio: i linguaggi si mescolano, i registri linguistici si contaminano, le parole diventano merce di scambio a discrezione di chi ne vuol fruire. In tale mercato, come direbbe Bourdieu, il valore del capitale linguistico è imposto dalle istituzioni che riconoscono la lingua e i discorsi dominanti. L atto di parola può arrivare ad assumere, perciò, una carica molto differente a seconda di colui che ne fa uso in vista delle proprie logiche. N on c è da stupirsi, quindi, nell avere la sensazione, molto spesso, che i format dell offerta televisiva e politica sembrino muoversi su piattaforme ideologiche pre - impostate e guidate dalla mano (in)visibile delle istituzioni. Ma il processo politico attraverso il quale la comunità si trova a dover accettare una determinata lingua ufficiale porta inevitabilmente a degli squilibri, in maniera molto simile a quanto accade in tutti gli altri mercati. La lingua che diventa dominante, dunque, non è altro che un relativo (in quanto lingua imposta storicamente da un gruppo di soggetti locutori) che diviene assoluto. Ne deriva perciò che i prezzi dei discorsi vengono stabiliti dai detentori di maggior capitale linguistico e, come nelle dinamiche tradizionali di mercato, non mancano gli oligopoli, i monopoli e la condanna all esclusione o al silenzio di chi non possiede il minimo capitale. N el panorama socio - culturale moderno, in gran parte irrorato dalle logiche del medium televisivo, il potere delle parole buca lo schermo, plasma il pubblico a distanza, gestisce (in)consapevolmente le sorti della vita politica, della cronaca giudiziaria, delle tendenze sociali, degli usi e costumi del pubblico ascoltatore. L effetto lampante del fatto che il potere della parola coincida, per tutto ciò, con il potere delegato del portavoce è visibile quotidianamente: basta fare zapping col telecomando o sfogliare i giornali. I personaggi che affollano le scene sono quasi sempre gli stessi; cambiano, di rado, solo i tempi e le occasioni di presentazione agli occhi dello spettatore. Non è un caso che spesso basti anche una sola, semplice e asciutta dichiarazione di qualcuno che detiene una grande fetta del capitale simbolico per riempire interi spazi dei Tg e di molti programmi di intrattenimento televisivo, arricchendo per giorni e giorni le agende e le scalette dei palinsesti. P oche, semplici parole, spesso proferite da qualche volto noto per smuovere interminabili polveroni di polemiche e di dibattiti. L investimento è ridotto e sostanzioso, il ricavo incontenibile. Si accentua, inoltre, la spaccatura anche tra i produttori e i consumatori di politica, in cui si rivela come l incomunicabilità tra le due categorie (spesso mascherata da buonismi plateali e da Il portavoce con il diritto di parola sembra indossare gli abiti di molti protagonisti della realtà italiana attraverso l azione locutoria di alcune grandi personalità che ne hanno fatto il loro strumento privilegiato di interazione con l opinione pubblica; basti pensare a Martin Luther King, Mohandas Ghandy, Nelson Mandela, che ne hanno convertito il potere espressivo in baluardo assoluto della pace. Nell Italia del dopoguerra il peso conquistato dalle parole è risultato determinante nell alternanza dei diversi governi, in particolare a seguito del passaggio del testimone dalle formazioni partitiche a quelle leaderistiche dopo il crollo di Tangentopoli. U n processo che si è andato sempre più accentuando nel corso degli anni, anche grazie all evoluzione dei canali di comunicazione verso le forme della condiprovvedimenti ad personam ), abbia una sua particolare origine nella diversa distribuzione delle varie forme di capitale teorizzate da Bourdieu, relegando in un cono d ombra buona parte dei cittadini ordinari. G li stessi cittadini che assorbono l impressione di una certa autoreferenzialità del mondo politico, che comporta il dirottamento delle priorità della politica stessa, e dunque la sostanziale modifica di quella che, dagli addetti ai lavori, viene chiamata agenda politica, non più aperta alle esigenze della società, ma costruita da pochi professionisti della politica su ben altre valutazioni. Nell Italia della politica in diretta, della cronaca a puntate, delle tele dominazione e dei Reality lo scollamento tra libertà d espressione e democrazia della parola sembra allargarsi sempre più. I l portavoce con l esclusivo diritto effettivo di parola tratteggiato da Bourdieu sembra indossare gli abiti di molti dei protagonisti della vita politica, economica, culturale, sociale del nostro paese. Resta da vedere per quanto ancora, e in che misura, il pubblico spettatore ascoltatore sia disposto a investirli delle privilegiate garanzie di delega, diventate ormai dominio esclusivo di pochi.

4 4 Domenica 6 febbraio 2011

5 EDITORIALE Domenica 6 febbraio UN GRANDE DEL GIORNALISMO CRESCIUTO ALLA SCUOLA NAPOLETANA Il maestro chiamato Palumbo Non era soltanto uno straordinario cronista ma sopratutto un organizzatore senza pari Da Il Mattino arrivò al Corriere della Sera di cui rinunciò la direzione perchè malato (continua dalla prima pagina) Con Palumbo, invece, il rapporto è stato più lungo e complesso saldandosi in un amicizia fraterna per la forza, la lealtà, l intensità con cui Gino interpretava il nostro mestiere e per le occasioni che, negli anni Sessanta-Ottanta del Novecento, ci erano offerte da un mercato politico e tecnico di straordinaria qualità. La prima parte della sua esperienza si era svolta a Napoli, dove Palumbo aveva fatto presto ad imporsi tra i più completi redattori delle pagine sportive, inventando tra l altro un brillante supplemento settimanale del Mattino, lo Sport Sud, e fiancheggiando il giornale con un concorso di bellezza, naturalmente femminile e balneare, la cosiddetta Ondina che credo gli abbia consentito, tra l altro, di incontrare e poi di impalmare sua moglie Carmen, una dolce testimonianza del nostro Golfo. La versatilità di Palumbo era tale che, a queste variazioni tipicamente giornalistiche, ne affiancò una politicoorganizzativa, curando per la Partenope una serie di convegni sportivi a cui fui chiamato anch io a collaborare e che, in realtà, servì anche a saldare la nostra amicizia. In effetti, eravamo entrambi convinti che occuparsi dello sport non significasse affatto praticare del giornalismo di second ordine, a condizione però che non lo si trattasse soltanto sotto l aspetto tecnico ed agonistico ma considerandolo soprattutto nella sua essenza umana, ossia nel suo collegamento sentimentale con l ambiente, con la tradizione, con la passione di chi lo pratica e di chi lo segue. Non solo una caccia al successo e al record, ma la comprensione della fatica e della bellezza di un impegno fisico legato, magari, al nome di una città e al sentimento di una folla. Una posizione, quella di Gino e mia, che avrebbe finito per realizzare un alleanza assai salda con Maurizio Barendson, altro prodotto d eccellenza della scuola napoletana, e per collocarci invece in una posizione antitetica a quella di un grandissimo giornalista del Nord, Gianni Brera, convinto sostenitore dei valori tecnici e tattici dello sport e quindi della ricerca della vittoria attraverso schemi difensivi come il famoso e famigerato catenaccio. Gli anni stavano dimostrando, comunque, Le sue armi migliori la chiarezza dello stile e la rinuncia ad ogni forzatura del linguaggio A Milano direttore della Gazzetta dello Sport e dopo numero uno al Corriere d Informazione che Gino Palumbo non era soltanto uno straordinario cronista ma anche, e forse soprattutto un organizzatore senza eguali del lavoro redazionale, dalla preparazione all impiego dei redattori, dalla scelta del servizio a quella del titolo, ai fini di una valorizzazione anche culturale e diffusionale del quotidiano. Ce ne eravamo già accorti nel periodo in cui dirigeva i servizi sportivi del Mattino e il settimanale Sport Sud, ma se ne persuasero anche i dirigenti del Corriere della Sera quando, nel 1961, un grande direttore siciliano, Alfio Russo, chiamato a governare il più autorevole quotidiano italiano, scelse come responsabile delle pagine sportive il nostro Gino. Non basta certo un articolo di giornale a descrivere il percorso folgorante del mio amico salernitano nel ventennio intercorso tra il suo arrivo a Milano, con un incarico importante ma tutto sommato circoscritto, e la sua scalata alla direzione della Gazzetta dello Sport, a quella del Corriere d Informazione (supplemento della sera del quotidiano-guida di Via Solferino) e finalmente alla nomina come direttore dello stesso Corriere della Sera. A cui il mio straordinario amico finì drammaticamente per rinunciare, con un mirabile e struggente atto di onestà, confessando agli editori che si sapeva condannato da una inguaribile malattia, che, difatti, pochi mesi dopo lo trascinò alla tomba. Che Gino Palumbo abbia lasciato un vuoto incolmabile è fuori discussione, così come è certo che chiunque lo abbia conosciuto come uomo e come maestro di giornalismo non l ha più dimenticato. La sua arma era la limpida chiarezza dello stile; la sua forza stava nella accuratezza dell informazione e nel rifiuto di ogni scaltrezza verbale; la sua maestria nella direzione del giornale nasceva dalla rinuncia ad ogni furberia e ad ogni forzatura degli effetti. Alla base della sua strepitosa carriera in un ambiente sofisticato come quello di Via Solferino non c era altro che una bravura senza eguali. In quasi mezzo secolo di amicizia, non è calata fra noi la minima ombra e quando, per uno scontro politico con il mio editore dovetti lasciare il Corriere dello Sport, Gino mi offrì semplicemente, fraternamente per tre anni un prezioso lavoro di inviato del suo Corriere.

6 6 Domenica 6 febbraio 2011 PRIMO PIANO Proposta del presidente di Confcommercio Pietro Russo per cambiare il volto del rione Necessario un intervento radicale di recupero del quartiere oggi dominato dai clan Forcella, la Trastevere di Napoli «Qua le guerre tra clan scoppiano ogni tanto. A volte qualche innocente paga con la vita, noi qui abbiamo paura. Ribellarci? E a noi chi ci aiuta? Lo Stato voi qua lo vedete? No perché noi non l abbiamo mai visto». Abita a Forcella la signora Anna, due figlie e un marito che lavora fuori Napoli. Il suo commento è tanto secco quanto avvilente. Ma chi può dirci meglio di chi vive qui come si sta a Forcella. Nel pieno centro di Napoli un groviglio di viottoli che si annidano accerchiati dal corso Umberto, dai Tribunali e da via Duomo. Una posizione che quasi nasconde quella che è la continuazione naturale di Spaccanapoli. Eppure qua si cammina al mattino e si trovano tanti ragazzi, che non vanno a scuola per paura. In questi giorni la Ristori Durante conta più del 50% di assenze, le mamme temono lo scoppio di una nuova faida tra camorristi, ma i figli, alla fine, abituati a giocare per strada fino a tarda notte e a lanciare o ricevere occhiate dai motorini, tra le quattro mura domestiche, non sono abituati a stare. Queste mamme, però, non hanno la forza di chi vuole cambiare. Non ricordano le mamme vulcaniche di Terzigno, che hanno intrapreso una battaglia disperata pur di proteggere i loro bambini. È pur vero che nessuno, parliamo delle istituzioni, è stato in grado di lanciare un messaggio forte per affermare che Forcella non sarà lasciata sola, che è il cuore pulsante di una Napoli che deve, prima o poi, ripartire. Ripensare Forcella non è un bel sogno, una possibilità: oramai è un esigenza. Una voce, però, da sola non può creare un coro, anche se è la voce di Pietro Russo, presidente della Confcommercio di Napoli. Lui ha smosso le acque «Per Forcella dice - si prendano a esempio Trastevere e alcuni quartieri di Barcellona, da zone degradate, ora sono fiore all occhiello del turismo di queste città». Russo, insediatosi a dicembre, non la butta in provocazione, la realtà la conosce e illustra le stra- A destra la facciata del teatro Trianon a piazza Calenda. In basso l ingresso di via Forcella da via Pietro Colletta e sotto a destra l entrata di Piazza Forcella, il forum dell assessorato alla Cultura del Comune A sinistra una veduta di via VicariaVecchia, all inizio del quartiere tegie d intesa per poter attuare un progetto del genere. «Si deve lavorare insieme con le istituzioni dice in primis Comune e Regione. Dobbiamo puntare sulle tipicità locali della gastronomia, dell artigianato, con una serie di interventi dei quali il più importante è senza dubbio la sicurezza». Già la sicurezza. «Prima il salotto e poi la stanza» dice il presidente, che a questo proposito parla di un progetto che vuole attuare insieme alla Prefettura. Un sistema di videoallarme collegato direttamente con le centrali delle forze dell ordine. Ci sono degli intoppi con i differenti software usati, ma si è già preso contatto con una ditta di informatica per risolvere la controversia cibernetica. Un rilancio che non può ignorare un ulteriore affossamento del livello socioculturale dell area che c è stato nei mesi scorsi con la chiusura del teatro Trianon e lo spostamento del Tribunale. Decisioni che hanno contribuito enormemente a isolare la zona, tant è che non sono state seguite da politiche di nuovo sfruttamento di questi spazi. La Confcommercio spera che il Trianon possa diventare un polo della cultura napoletana, un centro popolare, vicino alla gente che abita nella zona. Per il Tribunale la situazione è più complessa. Si tratta di uno spazio enorme la cui destinazione deve essere decisa insieme con le istituzioni. I commercianti si lamentano anche per i danni apportati dal piano viabilità che ha trasformato via Duomo in un senso unico. «Si quantificano in circa ventimila i soggetti pericolosi che distruggono l economia di centinaia di migliaia di napoletani dice ancora il presidente della Confcommercio e i nomi si conoscono, ma le forze dell ordine devono essere dotate di mezzi adeguati, devono essere messe in condizione di perseguire i risultati che tutti vogliamo». Pagina a cura di PIETRO ESPOSITO Gli studenti fuori sede «Paura di uscire la sera» La maggior parte delle persone che abitano a Forcella ci sono nate e molte maledicono il fatto di non aver potuto scegliere dove stare. Invece c è chi viene a viverci di proposito per motivi di studio. Sono molti, infatti, gli studenti fuori sede che abitano in questa zona, attirati dalla vicinanza delle facoltà universitarie del centro storico. A pochi minuti a piedi da qui ci sono, infatti, palazzi della Federico II, della Seconda Università e de L Orientale. In questo contesto vivono ragazze come Maria, Claudia e Stefania. Originarie di altre zone della Campania, le prime due vivono qui da più di tre anni, mentre l ultima è arrivata a settembre «Di giorno qui si sta bene, c è tutto e in pochi minuti possiamo arrivare dove vogliamo. Ma è quando si fa buio che abbiamo paura. Non abitiamo nemmeno nel cuore dei vicoli, siamo all inizio, ma quando si accendono le luci dei lampioni siamo lasciati a noi stessi, senza alcuna protezione». A parlare è Maria, 22 anni studia biologia, è quella più preoccupata, lei ha paura di uscire la sera se non è accompagnata da tante persone. Di questi suoi timori si confessa contagiata anche Stefania, 19 anni, studia legge, Claudia è una sua collega, ma a differenza delle altre due pensa che non si debba esagerare. Anche se alcuni conoscenti hanno avuto delle disavventure, lei non è per la demonizzazione e crede che anche altrove possano succedere episodi spiacevoli. Tutte però concordano nel ritenere, come tanta altra gente che vive qui, che lo Stato dovrebbe essere presente in un modo molto più incisivo. Centro di orientamento L agorà dei vicoli perduti Compirà un anno il prossimo 19 febbraio, uno solo anche se è già tanto cresciuta: si tratta di Piazza Forcella. Il centro per l orientamento e la formazione dei giovani nel quartiere dove, proprio i giovani, sembrano i più disorientati. In via Vicaria Vecchia non c è solo degrado, non c è solo il coprifuoco e i ragazzi non viaggiano soltanto in motorino o giocano a pallone davanti l ingresso della chiesa. Tra laboratori, corsi, attività mattutine e pomeridiane, il centro offre la più bella risposta alle lusinghe di personaggi cupi. La struttura, rimasta pressoché invariata salvo il tinteggiamento delle pareti di giallo e di un verde dal chiaro significato, sorge negli spazi dell ex Supercinema. La vecchia sala con lo schermo è diventata un agorà e altre aree sono adibite a ospitare i workshop e le sperimentazioni di musica e teatro. Qui a Forcella il 19 febbraio non è una data come le altre. Nel 2010 si decise di far coincidere l apertura del centro nel giorno del compleanno di Annalisa Durante, la ragazzina uccisa per errore in questa strada nel Proprio a lei è dedicato il complesso, che sarà una delle sedi del Forum Universale delle Culture, di cui Napoli sarà capitale nel Tra queste mura, racconta chi ci lavora, si è creata un atmosfera capace di lanciare una valorizzazione dell intera zona, grazie a modelli integrati di inserimento scolastico, formativo e di orientamento al lavoro. Un azione che ha come unico faro il rispetto e la promozione della cultura della legalità, la vera arma utile a estirpare il degrado sociale della zona e non ad attutirlo con interventi che, inevitabilmente, svaniscono con il tempo.

7 PRIMO PIANO Domenica 6 febbraio In Campania dirigenti under 40 collaborativi e motivati da una grande voglia di fare Giovani imprenditori crescono La fine degli anni Novanta e l inizio degli anni Duemila, hanno visto cambiamenti epocali, che hanno rivoluzionato abitudini e idee consolidate da decenni nel mondo dell impresa. La globalizzazione, l imporsi delle nuove tecnologie, una comunicazione sempre più rapida e fluida dei Paesi emergenti, spingono le imprese italiane a ripensare le proprie produzioni ed il proprio profilo sul mercato. Uno dei settori su cui puntare, è certamente la giovane imprenditoria, che ha trovato la terra più fertile nel Mezzogiorno, dove è più elevata la percentuale di under 40 sul totale di imprenditori. Il primo posto spetta alla Calabria con il 34,5% di giovani artigiani, seguita da Campania, Puglia e Sicilia. Tra i settori economici scelti per avviare un impresa, i più gettonati sono quello delle costruzioni, seguito dalle imprese manifatturiere e da quelle dedicate Settori trainanti: manifatturiero ed edile Fondamentali competitività e flessibilità ai servizi alla persona. In Campania, vi è un quadro d imprenditoria giovanile molto particolare. Poiché ci troviamo in una fase storica in cui molte aziende si trovano alla seconda o terza generazione, una fascia di giovani imprenditori è impegnata nel passaggio generazionale e gestisce l azienda familiare, l altra fascia, di prima generazione, è occupata nel settore dei servizi per la persona. In passato, gli imprenditori alle prime armi, potevano godere di finanziamenti sufficienti alla fondazione di un azienda manifatturiera, oggi invece, queste agevolazioni scarseggiano e per i giovani risulta più facile investire un capitale per un impresa di servizi. Una delle agenzie, che aiuta i nuovi a costituire la propria microimpresa è Sviluppo Italia, la quale si interessa di coordinare i programmi e creare imprese al Sud. Dunque, tutti i neo-imprenditori, motivati da ottime idee gestionali, possono presentare il proprio business plain e presentarlo a Sviluppo Italia, che li accompagnerà durante il processo di organizzazione d impresa. «Tra i progetti attuati in Campania - spiega Mauro Maccauro, presidente del gruppo giovani imprenditori di Confindustria Campania - mi piace ricordare un seminario, dalla durata di 4 mesi, in collaborazione con Intesa San Paolo, a cui hanno partecipato numerosi giovani imprenditori, incentrato sul rapporto che si instaura fra la banca e l impresa, affinchè quest ultima da tale sinergia possa trarne ogni beneficio. Un altra attività, continua Maccauro, è il progetto cultura d impresa, ovvero l orientamento all interno delle scuole, attraverso le testimonianze di giovani imprenditori, per rendere partecipi gli studenti su quello che è il quadro economico della nostra regione, e cercare di far comprendere loro che la vita all interno dell azienda non è rosea come quella percepita alla Tv, bensì si fonda su un impegno quotidiano, di grande responsabilità e spirito di sacricio». Al giorno d oggi, non basta più essere bravi imprenditori, gestire al meglio le risorse all interno della realtà aziendale; ma è necessario riportare nel nostro Paese, a partire dalle singole realtà locali, la voglia di rischiare e fare impresa. Bisognerebbe puntare alla figura di un imprenditore che non accetti più di delegare ad altri la propria funzione sociale, politica ed economica, ma scelga di proporsi, per rapporti, idee e credibilità, come referente attivo e credibile per le istituzioni. Inoltre, in Campania più che consolidare tante imprese minori, bisognerebbe sviluppare nuove forme di cooperazione territoriale, unire le forze senza perdere l identità aziendale. Ed infine, è sempre necessario avere un pizzico di fortuna. Pagina a cura di VALENTINA BELLO MEZZOGIORNO FERTILE Qual è la situazione in Campania? Vi sono due fasce d imprenditoria. La prima, composta da imprenditori, fra i 30 e i 40 anni, impegnati nel passaggio generazionale, già esperti di vita d impresa, altri invece, che appartengono alla prima generazione, che fondano nuove aziende con l aiuto di finanziamenti o agevolazioni. Quale tra i settori dell imprenditoria sta crescendo di più? La nostra regione è caratterizzata da un territorio insediato da svariati settori. Certamente, i settori trainanti sono quello meccanico ed agroalimentare. Come si differenzia l imprenditoria rispetto alle cinque province? Negli ultimi anni si è registrata un evolu- Mauro Maccauro parla della nuova classe manageriale zione del mondo dell impresa. La provincia di Salerno, insieme a Benevento ed Avellino, è caratterizzata da piccole e medie imprese agroalimentari e meccaniche; Napoli e Caserta, invece, ospitano grandi aziende e addirittura sedi locali di multinazionali. Quali sono le agevolazioni di cui possono usufruire i giovani imprenditori? L ente che finanzia la creazione di microimprese è Sviluppo Italia. L imprenditore traccia il business plain per verificare la fattibilità dell investimento. NAPOLI Tecnologie avanzate CASERTA Obiettivo nutrizione SALERNO Il turismo come risorsa AVELLINO In primis la qualità BENEVENTO Scommessa acciaio Omniasolar Italia srl, fondata nel 2010, si propone come un azienda leader nella produzione di celle fotovoltaiche in silicio cristallino ad alta efficienza. Nata dall'unione di un gruppo di imprenditori operanti da oltre un decennio nel campo dell'alta tecnologia, l impresa si propone l'ambizioso obiettivo di colmare quel distacco tecnologico ed industriale, accentuatosi negli ultimi anni, che separa l'italia dai paesi che guidano il settore fotovoltaico nel mondo. «La Omniasolar Italia spiega l ingegnere Francesco Marconi - ha per sua esplicita vocazione la ricerca dell alta qualità». Yma srl è un azienda specializzata nella produzione di latte fresco, yogurt e panna fresca. Nel comune di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, nuovi prodotti, nuove risorse u- mane e nuovi macchinari hanno accresciuto sempre di più il valore dell impresa. «Nel 1986 la Yma produceva solo yogurt, successivamente anche il latte fresco a marchio proprio - spiega Adolfo Bottazzo, amministratore dell azienda. La società è costituita da un gruppo di giovani tutti al di sotto dei trent'anni, proiettati al raggiungimento di un obiettivo semplice ma determinante: garantire prodotti di fiducia al cliente». Leader s.a.s è un'impresa di consulenza, organizzazione e comunicazione nata nel 1991 da un'idea di Ugo Picarielli, dopo importanti esperienze nella società Valtur. «La nostra attività - spiega Picarielli -si concretizza nella progettazione e organizzazione di eventi per il turismo, nella comunicazione e nelle pubbliche relazioni. Purtroppo, tutto quello che viene realizzato nel Mezzogiorno è faticoso da portare avanti, a causa di un background culturale poco ricettivo. E arrivato il momento di un cambio di mentalità, e di conferire a Salerno una propria identità turistica». La Elbor srl del gruppo Petitto, è una società leader nella produzione di filo per saldatura. Fondata nel 1995 ad Avellino si è subito imposta a livello internazionale grazie all eccellente qualità dei suoi prodotti e agli avanzati sistemi di produzione e di imballaggio adottati nei suoi stabilimenti. «Sebbene operiamo in una situazione di crisi, se ci si impegna e si lavora credendo in ciò che si fa, le aziende sane riescono ad andare avanti dice il presidente Katia Petitto creare un prodotto di qualità, essere puntuali nelle consegne sono valori aggiunti per un impresa che con il tempo pagano». La Sidersan Spa è un'azienda impegnata da oltre 50 anni nella lavorazione e commercializzazione di prodotti siderurgici. Rilevata nel 1995, l impresa è diretta dal presidente Pasquale Lampugnale, 34 anni. «La nostra attività è in continua crescita sostiene negli ultimi anni, infatti, abbiamo sviluppato il reparto delle prelavorazioni siderurgiche per rispondere ad un mercato in continua evoluzione che vede l impiego dell acciaio in costante crescita». Inoltre la società, si occupa anche di prodotti impiegati per la manutenzione di strade e pavimentazioni, ponendosi al servizio di enti pubblici».

8 8 Domenica 6 febbraio 2011 PRIMO PIANO NEGOZIANTI SENZA SCRUPOLI In vendita giacenze anche di qualche anno prima Antonio Chirico è professore associato di ragioneria e managerial accounting presso la facoltà di economia dell Università di Roma Tor Vergata. I saldi sono un fenomeno che va a beneficiare il commerciante o il consumatore? A trarne benefici è soprattutto il commerciante, specie quello senza scrupoli che approfitta del saldo e mette in vendita le giacenze anche di qualche anno prima. Secondo lei, le vendite in saldo possono essere viste come una cattiva capacità dell offerta di leggere la domanda? E una possibile interpretazione. Oggi il saldo è pienamente assimilato. Può essere l occasione per una madre di famiglia di vestire il proprio bambino o di permettersi un capo che a prezzo pieno era inavvicinabile. Non c è il commerciante bravo ed il commerciante incapace: avere giacenze in magazzino è diventato fisiologico. Un mondo dove c è l abolizione dei saldi, accompagnata da un perenne abbassamento dei prezzi di vendita è attuabile? Le famiglie potrebbero programmare in modo oculato e ragionevole i propri acquisti. Purtroppo però non credo sia possibile né praticabile. File alle vetrine, code alle casse, consumatori frenetici I saldi piacciono ai commercianti Il mercato non funziona e dilagano le svendite E finalmente arrivato. Il tanto agognato periodo dei saldi di fine stagione è giunto alla mercè dell indistinto e senza forma agglomerato dei consumatori finali. File senza alcun accenno di ordine fuori dai negozi, code alla cassa che non vedono mai una fine, ore di attesa in cerca di parcheggio nei garage degli outlet delle grandi città. E non basta. A rincarare la dose ci sono i telegiornali che diffondono immagini di esseri umani esausti e privi di qualsiasi residuo di sprint vitale appena usciti dalla giungla di un negozio in saldi. «E stato un vero e proprio affare sussurra, con l ultimo filo di voce rimastole, una madre di famiglia che esce da un negozio di abbigliamento con una decina di buste ne è valsa la pena aspettare fino ad ora». Consumatori a dir poco entusiasti. E i venditori? La soddisfazione di aver allontanato la temibile prospettiva di magazzini rigonfi di oggetti non venduti è impagabile. Tutti sono contenti, che meraviglia. E invece no. Per un sistema economico non c è malattia peggiore de i saldi di fine stagione. Il fenomeno della vendita in saldo è una prova visibile del malfunzionamento del mercato, un evidente disfunzione del meccanismo delle vendite. Se il mercato funzionasse correttamente e il dialogo domandaofferta si concretizzasse in uno scambio equilibrato, i saldi non esisterebbero. Chi decide l offerta, nel nostro caso il venditore, prima di arrivare all ammontare di produzione da distribuire, deve effettuare ricerche di mercato per capire quali prodotti i consumatori vogliono, quando li vogliono, e qual è il massimo prezzo che sono disposti a pagare per averli. Proseguendo su questa linea, è facile capire come il fenomeno dei saldi non rappresenti altro che la conferma di una riduzione nella capacità del sistema distributivo di capire ciò che il pubblico vuole. Il mercato della distribuzione, non comprendendo a pieno i gusti dei consumatori e la loro capacità di spesa, mette sul mercato una quantità e una qualità di merce inadeguata e a fine periodo si ritrova suo malgrado il magazzino pieno di scorte. Cosa fare? Mettere in saldo è il modo migliore per uscire dallo stagnamento del magazzino pieno. Prodotti che a prezzo pieno non sono stati venduti, a prezzo ridotto potrebbero essere acquistati. Modelli che non rientrano nella sfera dei gusti dei consumatori, possono a prezzo minore finire comunque per farne parte. Questo perché, diminuendo la qualità del prodotto percepita dal consumatore, diminuisce anche la sua disponibilità a pagare: se a me un prodotto piace, sono disposto a pagarlo molto, se invece non rientra nei miei gusti, la mia disponibilità a pagare si riduce e sono disposto a comprarlo solo se lo trovo a prezzo ridotto o in saldo. Poi c è un altra questione: i consumatori decidono di acquistare durante il periodo dei saldi perché pensano che non troveranno mai più la stessa merce ad un prezzo più basso. Se invece pensassero che i prezzi nel futuro potrebbero scendere, non passerebbero mai ore in fila davanti ai negozi ed è probabile che aspetterebbero ancora. Una domanda: invece dei saldi, che oggi si svolgono in svariati periodi dell anno, non si potrebbe procedere a un permanente, sia pur più moderato, abbassamento dei prezzi di vendita? Addio alle file e alle code. Addio alle risse alle casse. Addio agli spot guerrafondai. Addio agli assalti belligeranti agli outlet. E possibile? Se esistono le parole per dirlo, è possibile (Sandro Veronesi). Pagina a cura di GIORGIA MENNUNI Parla un esercente «Sono un incubo che serve» «Noi commercianti proviamo per i saldi spiega Alfredo, titolare di un negozio di abbigliamento di Roma sud una sorta di repulsione-attrazione. Ci attraggono perché sono la nostra ancora di salvezza per smobilizzare la merce residua in magazzino; senza questo tipo di vendite, gran parte dei prodotti che ci impegniamo a distribuire risulterebbe invenduta, a danno nostro e del produttore. Ma, allo stesso tempo, sono il nostro peggiore incubo». Il clima che si respira in un negozio di abbigliamento nel periodo di saldi è ingestibile: file interminabili di consumatori spazientiti da commessi sfaticati, cumuli di vestiti buttati con disordine su scaffali impolverati, incessabili e fisiologici problemi ai terminali pos delle casse. «Prima che inizino i saldi, io faccio sempre una riunione con il mio staff. Dico loro come devono comportarsi, cosa possono e non possono fare. La parola d ordine è: calma. Se perdiamo anche un solo consumatore, è facile perderne subito dopo un altro e poi ancora un altro. La situazione è molto delicata perché il consumatore, secondo alcune ricerche, tende a ricordare con facilità e quindi a fidelizzarsi ai negozi nei quali in periodo di saldi si è sentito coccolato e trattato bene». Alfredo in questa stagione ha messo in saldo meno merce dell anno scorso perché è riuscito, avvalendosi di un esperto analista di mercato, ad interpretare meglio i gusti dei suoi clienti e ha capito in anticipo quali capi sarebbero andati in voga d inverno e quali no. «In questo l alta moda senza dubbio ci aiuta spiega ma a volte ci mette fuori strada. Un commerciante inesperto, che tende a seguire pari passo la moda, si ritrova spesso a fine stagione con il magazzino pieno. I saldi aiutano, ma non fanno miracoli». Il parere di una casalinga «I primi evitano gli scarti» Sandra è una casalinga di 56 anni. Vive a Roma, ha tre figli e suo marito è un insegnante. «La mia famiglia sta bene dice ha quello che le serve per sopravvivere. Certo, non navighiamo nell oro, ma in giro è pieno di gente che sta peggio di noi e io non posso, né voglio, lamentarmi. Ciò non toglie prosegue che io aspetti sempre che arrivino i saldi per acquistare ciò che serve a me e ai miei figli». Abiti, camice, scarpe, zaini, oggetti di elettronica, libri, occhiali, accessori di ogni tipo: Sandra compra tutto in saldo. Aspetta con fibrillazione l inizio delle svendite e poi si getta a capofitto nelle file infernali: «sono organizzata così spiega generalmente faccio una lista delle cose che servono a me e alla mia famiglia, così che poi so esattamente cosa cercare e dove farlo. I saldi sono una guerra: se temporeggi, ti distrai o tentenni. sei finito. La merce buona finisce e rimane solo la spazzatura. Io sono una madre di famiglia, ho tre figli, non posso vestirli con gli scarti. Quindi, per loro sono disposta a lottare contro tutto e tutti». Secondo la casalinga romana, la merce in saldo non è sempre scadente, anzi «a volte dice si fanno dei veri affari. Si trovano alla metà prodotti che fino a una settimana prima costavano il doppio. Certo, magari si deve soprassedere su colori, taglie e a volte sui modelli ma che ci vuole fare, non si può mica poter avere tutto dalla vita, no? I saldi di fine stagione aiutano le persone più disagiate e fanno sì che tutti possano permettersi di soddisfare quei piccoli sfizi che altrimenti nessuno si potrebbe togliere. Io ad esempio ho acquistato in saldo un cappotto di alta moda che ave-vo visto in vetrina a Natale. Un sogno».

9 PRIMO PIANO Domenica 6 febbraio 2011 Cumana e Circumflegrea sempre in ritardo: disagi estremi per i passeggeri e la ditta che deve consegnare i nuovi convogli è in odore di fallimento Il treno non passa, eppure aspetto 9 «Buongiorno Mario.-Buongiorno Gino, hai fatto tardi oggi.-si, pensavo di non trovarti sono già le sette!-invece il treno è in ritardo ed eccomi qua.-in ritardo! Anche oggi.-anche oggi come sempre.- Già! Come sempre!» In ritardo, così comincia, il più delle volte, la giornata per i pendolari che prendono la Cumana e raggiungono il centro di Napoli dalla provincia. Una situazione di disagio che da molto tempo rende la vita difficile a migliaia di cittadini che, oltre ai continui ritardi, devono sopportare anche il sovraffollamento delle carrozze, per la maggior parte molto vecchie (alcune con più di venticinque anni di onorato servizio), spesso risultano sporche e maleodoranti per la scarsa manutenzione e pulizia. Una realtà difficile per una azienda intenta da più di un secolo (la ferrovia cumana è stata fondata nel 1883), ad offrire un servizio che, con il passare degli anni e il popolamento delle province dell area Nord di Napoli, è diventato sempre più essenziale per gli utenti che ogni giorno la usano per recarsi a lavoro, a scuola, andare a fare la spesa o semplicemente per raggiungere il centro. Le due linee della ferrovia, Cumana e Circumflegrea, sono gestite dalla Sepsa, partono entrambe dalla stazione di Montesanto al centro di Napoli. La prima si snoda nella città passando per il Corso Vittorio Emanuele, Fuorigrotta e Bagnoli, raggiunge Pozzuoli e termina al capolinea Torregaveta. La seconda passa da Soccavo, Rione Traiano, Pianura, arriva a Quarto e prosegue fino al capolinea Torregaveta passando per Monteruscello, Licola e Arco Felice. La ferrovia abbraccia, così, un bacino di utenza enorme, inoltre dove non arriva la strada ferrata ci pensano gli autobus. La Sepsa, infatti, gestisce anche l Ente Autonomo Volturno, EAVbus che offre un servizio Pagina a cura di DAVIDE SAVINO La sede della Sepsa a Fuorigrotta, piazzetta Cumana. In basso un treno in arrivo alla stazione di Piave a Soccavo, via Giustiniano Il caso La crisi viaggia su rotaie L azienda. La Sepsa s.p.a., azienda storica nel trasporto pubblico della Campania, gestisce le linee ferroviarie della Cumana e Circumflegrea che, ogni giorno, collegano la periferia Nord di Napoli con il centro della città. La situazione. I disagi per gli utenti sono all ordine del giorno. Continui ritardi, treni vecchi, sovraffollati e che, spesso, si guastano. «Il problema sono i treni», fa sapere Carmine Giustiniani, addetto stampa di Sepsa. «Tre anni fa abbiamo indetto una gara d appalto, a livello europeo, per una commessa di dieci treni nuovi, dal valore di La scheda Sepsa è una società per azioni, fondata nel 1883, avvia la sua attività nel 1889 con la linea Cumana che collega Torregaveta con il centro di Napoli. Oggi conta 47 km di ferrovia, divisi tra linea Cumana e Circumflegrea, gestisce 30 stazioni ed ha un bacino di utenza di oltre passeggeri al giorno, con un traffico ferroviario di oltre 200 treni al dì. L offerta al pubblico è completata dal trasporto su gomma con EAVbus, 1200 dipendenti e 458 bus. circa 50 milioni di euro - continua- la consegna sarà ritardata, perché la ditta che ha vinto la gara, la Firema di Caserta, rischia il fallimento». Il caso. La Firema ha avuto le prime problematiche, legate alla crisi economica internazionale, nell estate del 2010, quando mise a cassa integrazione svariati dipendenti. La Sepsa, apprese le cattive condizioni della Firema e si trovò davanti a due problemi, spiega Giustiniani: «il progetto con Firema, cioè la costruzione dei nostri treni, modello Alfastar, era partito. Poi la crisi ha bloccato tutto e noi ci siamo trovati a dover risolvere due questioni. La prima, di tipo economico. Ritirare la commessa comporta spese accessorie, oltre quelle già sostenute, in più, così facendo, dovremmo indire una nuova gara e si allungherebbero i tempi di consegna. La seconda, di tipo morale. Sepsa non se la sente di ritirare una commessa che potrebbe salvare centinaia di posti di lavoro». La soluzione. Potrebbe venire dall assessore regionale dei Trasporti e delle Attività Produttive della Campania Sergio Vetrella. La Regione ha già avviato tavoli di consultazione con le due aziende, per trovare una rapida e congrua soluzione al problema. autobus da Napoli, con partenze in varie zone della città, verso Monte di Procida, Miseno, Baia, Cuma, insomma tutte le altre zone dell area Nord non servite dalla ferrovia, l offerta è ampliata da linee riservate ai dipendenti FIAT di Pomigliano d Arco, che raggiungono così, dalla provincia, direttamente il luogo di lavoro. Ma come si dice se Atene piange Sparta non ride, anche per l EAVbus le cose non vanno meglio, infatti da quando nell ente sono confluite diverse aziende che si occupano dei trasporti pubblici dalla provincia a Napoli, per cercare di aderire ai progetti fatti trent anni fa, ma mai realizzati, del bacino di traffico che prevede due sole aziende per la gestione del trasporto pubblico, una per la città di Napoli e una per la provincia, l EAVbus ha aumentato le tratte, ma ha soppresso la manutenzione ordinaria. Succede quando in una grande azienda confluiscono tante piccole aziende con tanti piccoli debiti. Il personale Se lavori ti tirano le pietre «I treni sono vecchi, si guastano spesso». Sono le parole di P. S. 54 anni, conducente sulle linee Cumana e Circumflegrea, gestite dalla Sepsa. I ritardi, da tempo caratterizzano il servizio, fondamentale per garantire il collegamento tra l interland a Nord di Napoli con il centro della città, sono per la maggior parte causati da guasti alle macchine che viaggiano da più di venticinque anni. Ma non è solo un problema di vecchie locomotive, come spiega F. R. 48 anni dirigente di movimento. «Su alcuni tratti - dice - sono in corso dei lavori, ma capita che i binari sono occupati e ci vogliono alcuni minuti per smistare i treni su quelli liberi, per questo ritardano o saltano la corsa». Spesso i ritardi sono legati a lavori lungo la linea, di conseguenza quando un treno ritarda, bisogna fare i miracoli per recuperare il ritardo e non far saltare, nessuna, delle circa duecento corse su entrambe le linee. Situazioni che gravano sul lavoro del personale di movimento, che ogni giorno, combatte contro il disagio di non avere i mezzi appropriati per poter compiere il proprio dovere, ma anche contro il malcontento degli utenti che hanno, un motivo, spesso valido di lamentarsi su disservizi e ritardi che, però, non dipendono da loro mancanze. Gli utenti Vai avanti e tutto raddoppia Ogni giorno centinaia di persone affollano le banchine delle stazioni, un via vai di gente che dalla provincia raggiunge il centro di Napoli. Un giorno è diverso dall altro, quello che non cambia è il ritardo sempre uguale, capita a chi ogni mattina deve prendere la Cumana. «Alcune volte saltano pure la corsa e dobbiamo aspettare più di quaranta minuti», racconta F. G. 38 anni impiegato. Il problema non è solo per i ritardi, C. P. 72 anni pensionato spiega che: «i treni sono vecchi, i finestrini si bloccano, spesso puzzano e sono sporchi». Problemi anche sul fronte sovraffollamento, raconta L. A. 16 anni studentessa: «Certe mattine - dice - il treno è così pieno che non hai bisogno di reggerti ai sostegni, ci pensa la gente incastrata a sorreggerti». Infine, G. D. 46 anni imprenditore dice: «Abito a Quarto, da piccolo prendevo la Cumana per andare a scuola, ricordo che c era un solo binario, poche stazioni, pochi vecchi treni, impiegavo ventuno minuti per arrivare a Montesanto. Qualche giorno fa ho preso la Cumana da Napoli per tornare a Quarto. Passati trent anni hanno raddoppiato i binari, le stazioni, i treni, ed ho impiegato quarantasei minuti per compiere lo stesso tragitto di quando ero bambino. Bravi, in questi anni hanno raddoppiato tutto anche i tempi di percorrenza».

10 10 Domenica 6 febbraio 2011 PRIMO PIANO Funamboli, saltatori, pagliacci e trapezisti: una vita sotto il tendone dei desideri Una fiaba lunga millenni, oggi diventa scuola per tramandare i segreti circensi Il circo equestre, giostra dei sogni Una tradizione antica che non co nosce confini né temporali né geografici: l arte circense. Spettacoli di questo tipo ce ne sono sempre stati: dall antico Egitto ai Romani si hanno notizie di esibizioni di giocolieri, cantori e animali per divertire il pubblico. È proprio dall incrocio di queste due tendenze, giocolieri e animali, nasce tra Medioevo e Rinascimento la fiera, in cui i proprietari delle bestie feroci mostravano i loro trofei in pubblico a scopo di lucro. In Francia nel 1580, alla fiera di St. Laurent, comparirono per la prima volta i Chiarini, la più antica dinastia circense. Il passaggio al circo moderno con struttura permanente si deve all intuizione di un personaggio inglese, Philip Astley, che nel 1770 impianta a Londra l Astley Amphitheatre in cui si esibiva compiendo acrobazie a cavallo. Nell 800 il circo assume le caratteristiche che conosciamo oggi, abbandonando l impianto fisso e divenendo itinerante. Squadre di artisti, domatori e animali si spostano in giro per il mondo portando ovunque i loro spettacoli. Il circo è stata la fortuna di tante famiglie che hanno creato dei veri e propri imperi sull arte circense ma accanto a loro, attirati dai grandi guadagni, si sono spesso avvicendati anche girovaghi solitari in cerca di fortuna. Ancora oggi è così. Non ci sono solo nomi come Togni e Orfei ma innumerevoli piccoli circhi che sulla scia dei più grandi cercano di creare il loro impero. Dalla loro parte anche una lacuna burocratica a causa della quale la stessa persona, utilizzando nomi differenti, può ottenere più di una licenza per esibirsi con il suo circo. Così ci spiega Egidio Palmiri, presidente dell Ente Nazionale Circhi: «Oggi è il Comune di appartenenza a rilasciare le autorizzazioni e, dato che lo stesso nucleo familiare può ottenere tante licenze quanti sono i suoi membri, è impossibile attualmente stimare il numero esatto di circhi presenti in Italia. Prima bastava interpellare il Ministero per ottenere un censimento. Al momento non basta interrogare i Comuni perché il numero di licenze concesso è troppo elevato. In maniera molto approssimativa potremmo dire che i circhi presenti in Italia sono circa 100». Egidio Palmiri è anche la prima persona in tutto l Occidente ad aver dato vita all unica Scuola di Avviamento Professionale alle arti circensi con sede a Verona. La struttura ospita 23 alunni che da settembre a giugno studiano e imparano le tecniche circensi. La mattina frequentano le scuole pubbliche e poi rientrano in con- Il più noto Il circo Togni è uno dei più famosi in Italia. L intera dinastia è impegnata nella vita circense. Attualmente solo Livio Togni può contare su due unità: il circo Florilegio, inteso come recupero del circo classico italiano, e il circo moderno con la nuova generazione. Il primo conta 70 persone coinvolte e il secondo 80. Entrambe le unità muovono singolarmente una cifra d incassi pari ai 2 milioni e mezzo di euro l anno. vitto dove, dopo aver studiato e pranzato, si allenano in palestra fino a sera. Oltre ai 23 che vivono in convitto, la scuola riceve anche alunni esterni che, più volte a settimana, frequentano la palestra. Molti di essi non provengono da dinastie circensi ma si avvicinano, per curiosità e passione, a questo tipo di attività. «La vita di un circense è sicuramente una vita impegnata ma mai sacrificata», continua Palmiri, «perché lo facciamo con passione. Siamo fortunati perché giriamo il mondo e impariamo tante cose. La cosa fondamentale per noi è il rispetto, l educazione e l impegno. La minaccia più grande che posso fare ai ragazzi della mia scuola quando fanno qualcosa che non va, è quella di allontanarli». Pagina a cura di MARINA CAVALIERE ASSUNTA LUTRICUSO Film e clown Il circo è stato da sempre ispirazione di molti artisti. Nel 48 la rivista Look pubblica una serie di scatti del giovane regista Stanley Kubrick dietro le quinte del famoso circo americano Ringling Brothers and Barnum & Bailey. Altri registi sono stati nel 1928 Charlie Chaplin che ha interpretato e prodotto The Circus, Fellini con Le notti di Cabiria e I clowns e in ultimo nel 2005 Roberto Benigni con La tigre e la neve. Il fronte del sì Elefanti e leoni i veri artisti Dolcezza e affetto per conquistarli Il fronte del no Animali Animali Animali Tutti nati in gabbia Non c è premio che valga la libertà Il domatore Il mio amore per i cavalli Da bimbo imparai la loro lingua La storia del circo vede, da sempre, due schieramenti opposti: i circensi e gli animalisti. Quelli che nel circo ci sono nati e cresciuti sostengono che gli animali sono parte integrante dello spettacolo, senza i quali il circo perderebbe tutto il suo fascino. «Abbiamo invitato le associazioni am bientaliste a visitare i nostri tendoni per vedere dal vivo il nostro lavoro con gli animali, ma non sono mai venute», dichiara Maurizio An giolino, amministratore del circo Togni. Il maltrattamento degli animali è un problema rea le, ma non riguarda i grandi circhi come,questo il pensiero di Angiolino. I grandi nomi hanno anche grandi introiti e con essi la possibilità di pagare veterinari per periodici controlli. Garantiscono agli animali tutte le cure mediche necessarie. Vengono, inoltre, ingaggiati i migliori addestratori e domatori del mondo. «Gli animali soffrono tantissimo nei circhi» dichiara la Lav, una delle associazioni italiane che difende i diritti degli animali. Secondo la Lav, le costrizioni psicofisiche a cui sono sottopo ste le bestie sono enormi, come l allon tanamento dal loro habitat naturale. Sono costretti a vivere in gabbie molto piccole. Gli esercizi che sono obbligati a fare deviano la loro natura. Spesso riportano malformazioni alla colonna vertebrale a causa dei pesi che sopportano. I domatori parlano di ad destramento dolce, che in realtà non esiste. Infatti, i cuccioli vengono educati in strutture atte allo scopo, dove vengono obbligati con la forza ad eseguire i giochi Quando è stata deviata la loro natura vengono comprati dai circhi. «Abbiamo fatto chiudere un circo perché teneva animali da savana, quali zebre, tigri ed elefanti, nella neve». Vinicio Togni ha iniziato a lavorare con gli animali a soli quattro anni. Una passione la sua, trasmessa di generazione in generazione. Vinicio ha addestrato quasi tutti gli animali, terrestri e acquatici. che per lui non hanno segreti. Ma sono i cavalli i suoi animali preferiti. «Gli equini sono diversi dagli altri animali perché non seguono le istruzioni del domatore per avere una ricompensa in cibo. Ai cavalli non interessano né le carote, né gli zuccherini. Devi catturare la loro fiducia, solo così ti seguiranno in qualunque gioco» racconta il signor Togni con orgoglio. Sono molte le ore che dedica all addestramento ogni giorno, ma questo lavoro non gli pesa. Esse re un circense vuol dire avere un altra vita, diversa da quella di tutte le altre persone. Un esistenza fatta di sogni fantasia e mistero, dove resti bambino per sempre.

11 Se prima i bambini nascevano sotto un cavolo o, avvolti nelle fasce, erano trasportati da una cicogna, oggi nascono in vitro. Sempre più coppie, infatti, non riescono a realizzare il sogno di diventare genitori e si ritrovano a fare delle scelte molto importanti: adottare un bambino o ricorrere ad un trattamento di procreazione medicalmente assistita, Pma. L infertilità è un fenomeno in crescita che riguarda il 15-20% delle coppie. È una vera e propria patologia ed è determinata da diversi fattori: l età avanzata di ricerca del primo figlio (rilevante sia per la donna che per l uomo), l uso di droghe, l'abuso di alcool, il fumo, le infezioni sessuali, l'obesità o la magrezza eccessiva. L infertilità non è un optional, non è come la medicina estetica, è una malattia che va curata in regime pubblico. E con questo motto che nasce il Dipartimento della Donna e del Bambino dell ospedale S. Caro di Potenza, un centro voluto e diretto dal dottore Sergio Schettini. Il Dipartimento inizia la sua attività in regime privatistico per poi diventare nel 96 una struttura pubblica in grado di PRIMO PIANO Domenica 6 febbraio La sterilità un fenomeno in crescita, ne soffre il venti per cento delle coppie La cicogna va in provetta Potenza, centro pubblico di fecondazione in vitro Bassi costi e lista di attesa ridotte al minimo rispondere alle esigenze e del ceto alto, che avrebbe potuto spendere anche 5 milioni delle vecchie lire per ricevere prestazioni a pagamento, e del ceto basso, costretto fino a quel momento a rinunciare a cure troppo dispendiose. «Il diritto di avere un figlio commenta Schettini non poteva essere commisurato alle possibilità economiche». E così da un attività che inizialmente faceva 300 visite all anno, ossia meno di una visita al giorno, si è arrivati ad un attività che svolge 7000 visite all anno. Un grande risultato per un Sud forse un po bigotto nell affrontare il delicato tema dell incapacità di procreare. «Eppure spiega il direttore del Dipartimento la mentalità sudista sembra cambiata, nonostante siano ancora tante le coppie che continuano a vivere l infertilità come una vergogna e preferiscono andare fuori città per fuggire ai pregiudizi e alle critiche». Il 99 per cento dei pazienti che si rivolge al centro è cristiano-cattolico. Un dato che dice tanto sul gap esistente tra il dogma e la realtà che vive la coppia, spesso frustrata e in preda a crisi esistenziali. Inoltre il 60 per cento delle coppie viene dalle regioni limitrofe, soprattutto dalla Puglia e dalla Calabria. Perché? Perché il Dipartimento della Donna e del Bambino di Potenza offre due vantaggi. In primis i costi sono nettamente inferiori rispetto ai molti centri privati presenti in Italia. In questi ultimi le cifre richieste per la procreazione medicalmente assistita oscillano tra i 5 e gli 8 milioni di euro, con un tasso di successo pari al 25 per cento. Nel centro pubblico potentino, invece, vanno pagati solo i ticket ambulatoriali per gli esami pre-fecondazione in vitro, la parte operativa avviene attraverso il ricovero in day hospital; insomma il tutto ammonta a qualche centinaia di euro. In secondo luogo, sebbene si tratti di una struttura pubblica, non vi sono liste di attesa che durano mesi e mesi. Resta, tuttavia, in questa macchina quasi perfetta un solo neo, legato alla legge 40 del 2004 che disciplina la fecondazione artificiale a livello nazionale: è vietata la fecondazione eterologa cioè l utilizzo di gameti (ovociti o spermatozoi) esterni alla coppia. Eppure non dovrebbe essere la coppia a scegliere, in piena autonomia, a quale fecondazione ricorrere? «Io conclude Schettini saluterei con gioia una revisione della legge 40, non entrando nella camera da letto delle coppie italiane». Pagina a cura di MARIA DI NAPOLI DALLA PARTE DEI GENITORI Solitamente le coppie che intraprendono un trattamento di PMA, sono restie a parlarne. Il loro primo desiderio è quello di non dire niente a nessuno, di mantenere il segreto dell infertilità. Non raccontare la propria esperienza fa sentire protetti dalle critiche, dai giudizi, dall incomprensione degli altri. Non è così per una coppia della provincia di Matera, che già da alcuni mesi ha iniziato presso il Dipartimento della Donna e del Bambino di Potenza un trattamento dell infertilità. La coppia, in attesa del transfer degli embrioni (degli ovuli fecondati) in utero, descrive con serenità e ottimismo le fasi del delicato percorso. «Inizialmente racconta si avverte un forte disagio, ci si sente come delle mosche bianche, pensando di avere una rara malattia. Poi ci si accorge che la patologia è comune a molti». Gli accertamenti e la comunicazione della Prima il disagio per la malattia, poi la speranza diagnosi rappresentano un momento di particolare stress, in genere seguito da una fase di maggiore serenità e ottimismo all inizio del trattamento. La fase del transfer, infine, è particolarmente delicata sotto il profilo psicologico poiché all ottimismo per la forte aspettativa di gravidanza, segue l ansia per l attesa del risultato e un intensa tristezza nel caso in cui l impianto fallisca. «Ora conclude attendiamo la fase finale di questo lungo cammino, parlando di quei piccoli embrioni come se fossero i nostri bimbi». LA DONNA Dopo i trenta è più difficile L ALCOL Bere troppo rende infertili L UOMO Nel 35% dei casi la causa è lui LE TECNICHE Come funziona il trattamento Le donne italiane fanno figli tardi, più tardi di quasi tutte le altre donne europee. Si sposano in media a 28 anni, partoriscono il primo figlio a 30 e hanno meno figli delle altre europee. Le ragioni che spingono le donne, o meglio le coppie, a rimandare la genitorialità, sono del tutto comprensibili. Prima occorre raggiungere una sicurezza economica, una sufficiente organizzazione familiare, la maturità e- motiva che fa della procreazione una scelta autonoma e non un obbligo sociale. Ciò, però, richiede tempo. Così, purtroppo, quando si ritiene di poter finalmente avere un figlio, spesso non è più possibile: il periodo più fertile è stato oltrepassato. Con l età, infatti, invecchiano i gameti femminili e aumenta il rischio di malattie connesse all infertilità. Bere fa male, non c è dubbio. L alcol danneggia molti organi ed interferisce con gran parte delle funzioni vitali. Ma tutto dipende da quanto, da cosa e da quando si beve. Valutare, però, l effetto specifico dell alcol sull infertilità è difficile. Tuttavia vino, birra, superalcolici alterano il funzionamento delle ghiandole che regolano la produzione degli ormoni sessuali e questo causa una riduzione della fertilità sia nell uomo che nella donna. Un uomo non dovrebbe bere più di 3 bicchieri di vino al giorno, in caso contrario ne risulterebbe compromessa la regolazione ormonale sia a livello testicolare che centrale (ipotalamo e ipofisi). Nella donna, invece, anche un consumo medio o moderato di alcol può influire sulla funzione riproduttiva. Anche la fertilità maschile ha subito una significativa riduzione. Secondo molti studi circa il 35% dei casi di infertilità ha una causa maschile. L infertilità maschile riconosce sicuramente una grossa componente sociale. Su di essa oltre alle condizioni soggettive, chiaramente patologiche, sembrano influire anche le condizioni ambientali e lo stile di vita, incluso lo stress. Alcune condizioni lavorative che esponogono a radiazioni o a sostanze tossiche aumentano il rischio di infertilità. Anche l esposizione agli inquinanti prodotti dal traffico urbano agisce negativamente. Il fumo di sigaretta nuoce agli spermatozoi. L età dell uomo è molto meno significativa. Tuttavia in età avanzata gli spermatozoi sono di meno e sono frequenti le anomalie cromosomiche. La Pma si avvale di tecniche di base (I livello), e di tecniche avanzate (II e III livello), più invasive. Nelle tecniche di I livello rientra l inseminazione artificiale, un sistema nel quale vi è l introduzione del liquido seminale, precedentemente preparato, all interno della cavità uterina. Tecniche di II e III livello sono la fecondazione in Vitro (Fivet) e la microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (Icsi). Nel primo caso i gameti si incontrano all esterno del corpo della donna e dopo la fecondazione e la produzione di uno o più embrioni questi vengono trasferiti nell utero. Anche nel secondo caso l incontro dei gameti avviene in provetta, ma la modalità di fecondazione dell ovocita è differente: il singolo spermatozoo è iniettato nel citoplasma.

12 12 Domenica 6 febbraio 2011 SPECIALE Dall Alfasud alla Nuova Panda, ha ripreso attività lo stabilimento che racconta la storia di una comunità e dell intera industria automobilistica italiana Si ricomincia da Pomigliano Dal 72 ad oggi la storia di Pomigliano D Arco e della sua gente si intreccia con quella dello stabilimento Giambattista Vico. Una targa indica il nome di un corso Viale Alfa Romeo e dà la misura di come la realtà di una cittadina sia inscindibile dall azienda che lì si è scelto di aprire. Se questa azienda poi resiste per quarant anni e se alla sua produzione è legata la vita di migliaia di operai, allora non c è dubbio che Pomigliano sia anche la Fiat e il suo stabilimento. Alfasud s.p.a., Stabilimento Alfa- Lancia, Giambattista Vico Plant: cambia il nome, ma per Pomigliano la sola cosa che conta è il lavoro. Un tempo lì si costruiva l Alfasud che tra il 72 e l 84 è stata prodotta in centinaia di migliaia di unità. Dalla fabbrica Campana uscivano gli status symbol dell automobilista italiano, come l Alfa 33. Da lì uscirà la Nuova Panda, l auto che fino a qualche mese fa sarebbe potuta essere costruita in Polonia. Bisogna chiedersi perché ciò non sia successo e quale sia il significato. Pomigliano nuovo modello. Resta da capire se la novità sia in grado di far ripartire l industria automobilistica italiana o se piuttosto non sia stata l unica novità possibile. E ancora se la riduzione delle pause, lo spostamento della refezione a fine turno, siano stati ricatti o il prezzo (alto) di una nuova idea di impresa. E' ovvio di fronte a un aut aut, a un referendum che non pone nessuna alternativa, il confine con l'imposizione è labile. Certo è che le affermazioni di Marchionne non lasciano spazio ad ipotesi: «Avrei chiuso se avesse vinto il no». Ed è chiaro che questo sarà il sistema in un periodo di crisi in cui il deficit è ai massimi storici. La Campania torna ad avere investimenti ma ci sono delle condizioni e nell'opinione del manager dal maglione blu, diventano imprescindibili. Le discussioni intorno all accordo hanno monopolizzato l attenzione dei media e mandato al macero l unità sindacale. Il lavoro, la costituzione, gli scioperi e i 18 turni. Ciò che in questa vicenda pesa come un macigno non è l analisi della costituzionalità dell'accordo. Esercizio che comunque ci dà l'idea di come l'industria globale ed il sistema di mercato in cui si genera ci costringerà a sempre maggiori sacrifici, almeno finché nuove potenze emergenti (e la relativa manodopera a basso costo) entreranno nel campo di battaglia dell'economia capitalista globale, nè più e nè meno che con le regole decise da quelle vecchie. Il problema stesso della deroga al contratto nazionale è marginale (e va detto che quando l'aternativa era andare per strada, la stessa Cgil non ha esitato a derogare alle leggi). No, l aspetto più evidente è stato l assenza dello Stato. Il governo qualcuno (a ragione) l ha definito tifoso e all opposizione ci hanno semplicemente raccontato cosa avrebbero fatto al posto degli operai se si fossero trovati a votare. La partita allora si è giocata tra azienda e lavoratori e a queste condizioni il pronostico era scontato. La riduzione delle pause e l'e- Turni: schema di turnazione articolato in 18 turni settimanali, sabato compreso; Straordinari: l azienda potrà imporre fino a 80 ore annue di straordinario per ogni dipendente, senza accordo preventivo con i sindacati. Pause: saranno tre di 10 minuti I punti caldi dell accordo ciascuna. Sostituiranno le attuali 2 di 20 minuti. La refezione è spostata a fine turno. Assenze: se quelle per malattia verranno collegate a scioperi, manifestazioni esterne, messe in libertà, l azienda si riserva la possibilità di non retribuire i primi tre giorni. Sciopero: non sarà proclamabile nei casi in cui l azienda abbia disposto straordinari per recuperi di produzione. Sanzioni: Sarà istituita una commissione di garanzia che esaminerà ogni caso passibile di sanzionamento. Vi prenderanno parte rappresentanti aziendali e sindacali. Parla Fiore: «Rivoluzione nelle relazioni industriali» Accordo: solo per Fiat Confindustria campana prevede il rientro di Marchionne Dopo il referendum di giugno, tutti i lavoratori di Pomigliano sono stati riassunti dalla nuova società Fabbrica Italia. Ma la New company non è iscritta all'unione Industriale di Napoli. Sui termini dell accordo e le relazioni tra Fiat e Confindustria, interviene il presidente del sindacato degli industriali campani, Giorgio Fiore. Presidente, nei referendum dei lavoratori di Pomigliano e Mirafiori ha vinto il sì di misura. Quale è la posizione della Confindustria campana sull accordo Fiat? L accordo di Pomigliano e Mirafiori riguarda una grande azienda multinazionale che lavora su catene di montaggio. Non è detto che possa essere esportato in altri contesti e che possa valere per altre categorie. I metalmeccanici dicono che i nuovi turni introducono dei ritmi insostenibili. Ritiene che il nuovo contratto sia lesivo dei Il presidente della Confindustria campana, Giorgio Fiore. In alto lo stabilimento Giambattista Vico diritti dei lavoratori? La questione del progresso deve coinvolgere i lavoratori in un sistema condiviso. La Fiat non è un azienda italiana, ma globale. Non possiamo dare giudizi etici. E in questa logica non è possibile mettere in discussione le scelte aziendali. Tuttavia, non credo che l accordo leda sostanzialmente i diritti dei lavoratori. E sicuramente necessario però ridiscutere le regole della rappresentanza che per ora vedono fuori alcune sigle sindacali. Ma su turnazione e assenteismo Marchionne fa un discorso ineccepibile. Questo accordo sembra rimettere in discussione completamente i metodi di contrattazione aziendale. Crede che rappresenti una deroga al contratto nazionale di lavoro? Già secondo la normativa vigente esiste un secondo livello di contrattazione applicabile alle realtà locali. L accordo Fiat per tanti versi rappresenta una rivoluzione nelle relazioni industriali, ma va bene sclusione della rappresentanza sindacale avranno un'influenza pesante sul lavoro degli operai. Ma era possibile tutelare i diritti dei lavoratori con più anticipo? Non è dato saperlo. Il referendum, questa è storia, sia a Pomigliano che a Mirafiori ha ottenuto una vittoria schiacciante solo grazie ai voti di capi ed impiegati, il distacco tra gli operai della catena sarebbe stato molto minore. Ma una metà consistente dei lavoratori avrebbe comunque appoggiato l accordo. Davanti a Pomigliano l opinione è unanime: bisogna lavorare. Se questi sono i patti, non c è altra soluzione, e il pensiero più diffuso tra gli operai è che il sindacato qualunque esso sia non conti nulla, per la maggior parte affermano di essere iscritti per il 7 e 40 o per documentazioni varie, i diritti dei lavoratori sembrano passare in secondo piano. Ma l accordo è stato fatto, 700 milioni arriveranno. Non c'è alternativa in una regione come la Campania, in una fabbrica che da due anni lavora a suon di cassaintegrazione e in un Italia in cui lo Stato sembra sempre più chiamarsi fuori dalle questioni aziendali. Pomigliano non è stato il primo stabilimento a cedere perché i suoi lavoratori hanno la schiena meno dritta di quella dei loro colleghi. Qui non è questione di crumiri qui c'è solo gente che ha fame di lavoro e che ha avuto il coraggio di piegarsi al diktat di Marchionne. Da adesso però bisogna adoperarsi affinchè i lavoratori ricomincino ad avere tutela. La mano d'opera deve partecipare agli utili che ha contribuito a produrre. L'obbiettivo in Fiat a Pomigliano è cominciare a farli questi utili. per il sistema Fiat e non può essere esteso ulteriormente. Per esempio, sarebbe impensabile che una piccola impresa ponga come condizione di lasciare l Italia, come ha dichiarato Marchionne nel caso avessero prevalso i no. L ad Fiat ha voluto che la New Company uscisse da Confindustria. Crede sia una scelta di lungo periodo? Credo che la Fiat sia uscita dalla Confindustria solo momentaneamente. Dopo aver incassato il sì al referendum, penso ci siano tutte le condizioni perché possa rientrare. Il centrosinistra ha accusato il governo di immobilismo. Qual è la sua posizione sulla politica industriale del governo? Il governo è stato totalmente assente in termini di politica industriale.

13 SPECIALE Domenica 6 febbraio 2011 Una giornata davanti ai cancelli di Pomigliano per ascoltare le voci dei lavoratori Ha riaperto la fabbrica dopo il referendum tra rabbia, perplessità e rassegnazione «Vogliamo il pane e anche le rose» 13 Finchè non vedi Pomigliano, finchè non parli cinque minuti con chi l accordo se lo sente ancora sulle spalle, soprattutto quando nessuna telecamera li riprende, il dramma degli operai non si comprende interamente. Tra un cambio di turno e l altro, tra ragazzi e ragazze in tuta bianca, ci vuole poco a capire che qui hanno ragione tutti e parteggiare, in questo contesto, non è il sentimento giusto. Come sempre, il bicchiere c è chi lo vede mezzo pieno e chi mezzo vuoto. Ma il sentimento che accomuna tutti è la rassegnazione. «Dobbiamo sostenere la nostra famiglia. Abbiamo letto e riletto i contratti, le condizioni di lavoro ci sono, e sono accettabili. L importante è solo lavorare» sono le parole più usate dagli operai che si preparano alle otto ore del turno. Tra quelli che hanno votato sì al referendum c è chi affronta l esterno della fabbrica a testa bassa e passo veloce, quasi volesse sfuggire dal doversi giustificare con qualcuno. Quelli che invece si fermano dicono due cose: «abbiamo dei figli» e «ora Marchionne deve fare la Panda, qui». Ora che, a patto di lavorare, abbiamo accettato tutto, anche se siamo un po meno liberi. Una New Company della Fiat per applicare senza ostacoli sindacali il nuovo accordo sull organizzazione del lavoro nello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d Arco, frutto dell intesa separata con Fim-Cisl, Uilm- Uil, Fismic e Ugl, senza i metalmeccanici della Cgil. Fabbrica Italia Pomigliano, si chiama così, non aderisce a Confindustria per non dover applicare le regole e le rigidità del contratto nazionale dei metalmeccanici. Un referendum, quello di Pomigliano d Arco, in cui Lo scenario E appena finito il turno del mattino. Davanti ai cancelli della fabbrica gli operai si danno il cambio. Venditori ambulanti sono sistemati sulla scalinata. Fermi ai lati, decine di uomini indossano la tuta bianca. File di operai attraversano i tornelli controllati dagli occhi vigili delle guardie. È l ingresso 2 della fabbrica Giambattista Vico di Pomigliano, sul fondo l alto palazzo con gli stemmi Lancia-Fiat-Alfa Romeo. Tra i cancelli e la fabbrica inquieta un display. Indica che da 484 giorni non ci sono infortuni sul lavoro. Alcuni attivisti sistemano bandiere e distribuiscono volantini. Preparano lo sciopero del 28 gennaio. Gli operai partono dalla fabbrica e raggiungono piazza Primavera. Si chiudono i cancelli. Pomigliano lavora. se avessero votato solo gli operai, lo scarto sarebbe stato molto più stretto di quello che è stato. L ultimatum di Marchionne «O mangiate questa minestra, o me ne andrò e vi rimanderò a casa», invece, non ha avuto il consenso auspicato. Quattro dipendenti su dieci hanno detto no al nuovo modello di lavoro fatto di più turni, meno pause, meno assenteismo e meno scioperi, ma i sì hanno vinto comunque e Marchionne ha confermato gli investimenti (700 milioni di euro) per trasferire in Italia dalla Polonia la produzione della Nuova Panda, e ha chiesto un patto sociale con i sindacati firmatari, per far si che la fabbrica di Pomigliano non si blocchi più. «È come se la legge si fermasse fuori da questi cancelli. Dentro MICHELE GRAVANO LINA LUCCI ANNA REA c è solo il mercato - si sfoga Mario Di Costanzo, delegato Fiom all interno del contratto nazionale si potevano tranquillamente raggiungere gli standard di produzione. Ora invece il lavoratore deve firmare un accordo individuale che lo rende debolissimo di fronte all azienda». Mario ha votato no al referendum «e la tensione con chi ha votato sì c è e si taglia con un dito». Sergio, sguardo basso, invece, ha votato sì perché «l importante è che Pomigliano non chiuda». E, per ora, questa è l unica certezza che gli operai cercano. «Le condizioni sono queste a livello mondiale. E quella di Marchionne è la scelta migliore perché ci permette di lavorare». E anche chi affronta la questione a muso duro, «è la fine della democrazia italiana», alla fine ammette «con il cappio alla gola, ma abbiamo votato sì, perché quello che conta è mantenere il posto di lavoro». E se davvero l Italia vuole continuare ad essere un Paese dove si producono auto, il presupposto necessario perché ciò avvenga è ripensare i contratti di lavoro. Sergio Marchionne chiede ai sindacati ed ai lavoratori di diventare competitivi sul mercato, e l eliminazione del contratto nazionale sembra essere la tappa inevitabile per aumentare la produttività italiana. Non è il momento adatto per perdere lavoro ed imprese, nemmeno in nome di diritti-conquiste storici. Perché quello che è in gioco è il futuro dell industria italiana. Pagine a cura di GIUSEPPE ACCONCIA CARMEN GALZERANO MATTEO MARCELLI Cgil: contratto pericoloso Cisl: intesa positiva Uil: unica strada possibile Il segretario generale della Cgil Campania Michele Gravano, punta il dito sulla gestione Marchionne e boccia senza mezzi termini l accordo raggiunto a dicembre: «Questo modello può condurre alla balcanizzazione dell industria e della rappresentanza sindacale italiana. L elimi-nazione del voto dei lavoratori è un pericolo serio». La consulta nazionale del sindacato sta lavorando con i suoi giuristi all analisi del contratto siglato con gli altri sindacati e sta valutando l eventuale incostituzionalità di alcune sue parti. La questione della rappresentanza sindacale e quindi il voto negato agli operai, resta il fattore discriminante. «Il modo che Marchionne ha scelto di introdurre una nuova fase - prosegue Gravano - è inaccettabile. Quando si impongono le modalità di produzione con forme autoritarie, dall alto, senza puntare sulla qualità del lavoro tutto il sistema và in cortocircuito». Resta comunque il pericolo dell esportabilità dell accordo «anche se non è automatico visto che l industria metalmeccanica italiana ha espresso chiaramente il suo dissenso». «E un accordo positivo. Dobbiamo augurarci che sia replicabile». L intesa siglata per Pomigliano giunge come una manna dal cielo secondo il segretario generale della Cisl Campania Lina Lucci. E ciò vale soprattutto per la regione Campania che in tal modo «torna ad essere un attrattiva per gli investimenti». Per la Cisl il problema della rappresentanza sindacale non si pone neppure, anzi «questo contratto rafforza l azione sindacale all interno dell azienda» E indispensabile far sì che ci sia una «cogestione in termini di produzione e che si decidano profili, azioni e mercati assieme, lavoratori e azienda» Restare fuori dall accordo equivale a lasciare soli i lavoratori e non consente margine di manovra. Quella della Fiom è un azione politica. Lo stesso sindacato che oggi si appella all illegittimità del contratto, «sa perfettamente che un'altra azienda facente parte dell indotto diretto Fiat (la S.m.a. di Avellino) ha già attivato un sistema a 22 turni, ma nessuno ne parla. Perché gli iscritti alla Cgil nei callcenter coprono 25 turni e il loro sindacato tace?» Al centro della questione, secondo il segretario generale della Uil Anna Rea, bisogna porre la produttività: «vero handicap del nostro paese». Se il compito di un sindacato è di garantire occupazione e salari adeguati, «noi non possiamo non essere impegnati sul fronte della produzione». «Fiat ci ha proposto questo - continua il segretario - investe denaro proprio nel progetto Nuova Panda e di contro chiede al sindacato delle certezze. Se il mercato risponderà bene questo si rivelerà un accordo produttivo. Rispettando il contratto e solo attraverso piccole deroghe abbiamo ottenuto un aumento della busta paga». Un valore aggiunto è costituito dal fatto che l accordo è stato fatto in Campania, «La Regione che segna i più bassi indici in Italia in termini di occupazione e produttività e che più di ogni altra ha fame di investimenti. Quello che siamo riusciti ad ottenere al di là delle rivendicazioni politiche, è rimettere in moto una fabbrica che da 2 anni lavorava a singhiozzo». Per Rea non si è parlato molto di chi ha detto no e poco del coraggio dei si.

14 14 Domenica 6 febbraio 2011

15 SOCIETÀ Domenica 6 febbraio 2011 Rapporto Caritas 2010, in Campania cambia il trend: da area di soggiorno temporaneo a fissa dimora 15 La più amata dagli immigrati La nostra regione prima del Sud per presenze e sono gli invisibili L immigrazione è un fenomeno che nell ultimo ventennio in Campania ha assunto connotati imprevisti: se negli anni 90, la nostra regione rappresentava un area di transito per i migranti, diretti verso altre zone del Paese, oggi si è trasformata in territorio stabile d insediamento da parte delle comunità straniere. È quanto emerge dall ultimo dossier sull immigrazione, redatto dalla Caritas nel Le stime collocano la nostra regione al primo posto nel Meridione con una percentuale del 37,3 per presenza di cittadini immigrati. Questo dato tiene conto esclusivamente dei regolari mentre, secondo un calcolo effettuato dal coordimento immigrati della Cgil Regionale, sono circa gli stranieri senza permesso di soggiorno. I migranti sono impiegati per lo più nel settore terziario, segue il comparto industriale (soprattutto quello edile) ed infine quello agricolo. In quest ultimo, il lavoro è per lo più precario: impieghi stagionali non garantiscono sempre le condizioni base per il rilascio del permesso di soggiorno. Un caso unico nel suo genere è l immigrazione cinese, che si distingue per il lavoro autonomo: numerose sono le ditte commerciali di abbigliamento e le imprese di import-export di proprietà di orientali. Se la piccola impresa è il cuore dell economia italiana, queste aziende, presenti in tutta Italia, rappresentano una fetta importante del Pil nazionale (circa il 10 per cento). Un altro aspetto è l alta percentuale di immigrazione al femminile: donne provenienti soprattutto dall Est Europeo che svolgono le cosiddette professioni ancillari (badante, colf, babysitter). Eppure, riferisce il dossier della Caritas, il capoluogo campano è detentore di un triste primato: a Napoli gli immigrati vivono in condizioni di vita peggiori rispetto alle altre province. Servizi a cura di IMMA SOLIMENO Manifestazione di immigrati a Castelvolturno contro la camorra I numeri La Campania è la settima regione in Italia per presenza di cittadini stranieri. Il dossier sull immigrazione nel 2010 della Caritas rivela che gli immigrati regolari in Campania, al 31 dicembre 2010, sono (il 3,4 per cento rispetto al totale), di cui il 58,3 per cento è donna. Non meno di sarebbero invece quelli irregolari. Caporalato: c è un piano del Ministero Il lavoro agricolo in Campania presenta un alto tasso di sommerso. Questo vale soprattutto per gli immigrati che progressivamente hanno sostituito i lavoratori locali in questo settore, tanto che oggi costituiscono il 50 per cento del bracciantato agricolo nella nostra regione. Spesso vittime del caporalato, gli immigrati subiscono livelli di sfruttamento intollerabili e sono privati di ogni diritto sul lavoro. Per questo, la Campania è inclusa nel progetto L impiego degli immigrati in agricoltura promosso dal ministero delle Politiche Agricole. Sarà messo in atto a breve dall Istituto Nazionale di Economia Agraria, un ente pubblico di ricerca. Lo scopo è realizzare un sistema di banche dati su scala sub-regionale e sub-provinciale nel quale far confluire informazioni sulle attività degli immigrati impiegati nel settore primario. Verranno monitorati inoltre i loro rapporti con le imprese (forme contrattuali, orari di lavoro, retribuzioni), i servizi di accoglienza e le politiche pubbliche attuate in materia dagli enti locali. Caro Presidente Napolitano Del Grande è stato insignito nel 2010 del premio giornalistico Colombe d'oro per la pace la cui commissione è presieduta da Rita Levi Montalcini. In qualità di vincitore del premio è stato invitato lo scorso gennaio al Quirinale alla Giornata dell informazione. Il blogger ha deciso di non partecipare all evento e ha così motivato la sua scelta al Presidente Napolitano: è difficile spiegare ai lettori del mio blog Fortress Europe, che in Italia si premiano i disoccupati. Che in Italia uno che per le sue inchieste riceve tre premi nazionali e uno internazionale, i cui libri sono tradotti in spagnolo e tedesco, per tirare a campare vende in nero collanine touareg e gira l'italia con valigie cariche di libri da vendere per rientrare delle spese dei suoi reportage. Negli ultimi 20 anni più di vittime per inseguire la speranza Morire per la libertà Da cinque anni su un blog si raccolgono le tragiche storie di chi voleva entrare a tutti i costi nella Fortezza Europa «Raccontare i nomi, le vite perse dei migranti, dei loro genitori rimasti a casa, dei loro bambini che cresceranno orfani aiuterebbe a capire la reale portata della tragedia che stiamo vivendo». È nel verbo raccontare il senso del lavoro di Gabriele Del Grande, ventottenne giornalista e blogger di Lucca. Ha ideato nel 2006 il blog Fortress Europe, osservatorio sulle vittime dell emigrazione in cui pubblica la rassegna stampa degli articoli su queste morti: dal 1988 almeno giovani sono deceduti tentando di espugnare la fortezza Europa. «Fortezza perché - spiega - come un castello assediato, l'europa difende la propria ricchezza. E come lungo il fossato di una rocca, si contano i morti a migliaia, alle porte del Vecchio Continente». Del Grande collabora con L Unità e Redattore Sociale. Nel 2007 ha presentato il libro Mamadou va a morire dove Migranti in arrivo sulle nostre coste. In alto a destra il blogger Del Grande racconta il viaggio in cui, per tre mesi, ha seguito le rotte dei giovani harragas (coloro che bruciano le frontiere) lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb, fino al Senegal. Lo scorso aprile, ha pubblicato Il mare di mezzo. Al tempo dei respingimenti, frutto di tre anni d inchieste tra Algeria, Tunisia e Libia. Del Grande ha partecipato come consulente al film documentario Come un uomo sulla terra ed è vissuto per tre settimane come senza tetto, raccontando la sua esperienza in Roma senza fissa dimora. Ha contribuito infine a Wanted, but not welcome, ideato e realizzato dall Ong Naga e Milano Film Festival, montaggio di spezzoni di filmati realizzati con i telefonini dai migranti. Quello che colpisce del blogger è lo sforzo di restituire un nome e una storia agli uomini e alle donne morti inseguendo un futuro migliore. Storie spesso di giovani della nostra generazione. «Una generazione che, mai come prima, - illustra Del Grande - ha un linguaggio comune per parlarsi da una riva all'altra. È la prima generazione con un senso di cittadinanza globale. Ma con un elemento di divisione. Che a Nord la generazione dell'erasmus gira il mondo in low cost e senza visti. A Sud invece conclude - il passaporto vale meno della carta straccia quando presentato nelle ambasciate europee». Servizi a cura di EMANUELA DE VITA

16 16 Domenica 6 febbraio 2011 SOCIETÀ Viaggio della speranza di Oksana verso l Italia, in un pullman di dieci posti Leopoli, ti lascio il mio cuore «Mio marito professore universitario per sei dollari al mese: eravamo sul lastrico» «Il viaggio attraverso l Europa mi aveva sfinito. Mi addormentai. Quando aprii gli occhi vidi una fila di platani verdi. Quello è il mio primo ricordo dell Italia.» racconta Oksana, mentre riavvolge la pellicola dei ricordi. Oksana Levkovych nasce nel 1959, in una fredda città tra i monti Carpazi orientali: Leopoli, in Ucraina. È lì che trascorre la sua infanzia e frequenta la scuola. Il padre, preside di scuola e la madre, dirigente di biblioteca, vogliono fortemente che la figlia si laurei. Così Oksana si iscrive alla facoltà di Lettere, dove incontra anche l amore. «A ventidue anni ho conosciuto Pietro, che sarebbe diventato mio marito. Ci sposammo dopo soli sei mesi. Dopo nove mesi nacque Ivan e dopo cinque anni Alina». Tutto sembra andare bene, fino a quando, nel 91, l Ucraina scioglie l alleanza con la Russia si dichiara indipendente. Quella che doveva essere una svolta epocale si trasforma in una lunga agonia. I prezzi arrivano alle stelle mentre gli stipendi restano invariati. Il marito di Oksana, docente universitario, guadagna appena 6 dollari al mese. L unica speranza resta l Italia. «Mio figlio Ivan aveva 17 anni quando partii, Alina solo 12. Ero diventata una madre costretta ad abbandonare i figli per garantire loro un futuro». Oksana arriva a Roma nel novembre del Da quel momento per lei ci sarà soltanto sofferenza e privazione. Nella Capitale resta quattro mesi, poi si sposta a Napoli. Trova lavoro come cameriera. Ma è come un ombra perché nessuno le rivolge la parola. È così tanta la frustrazione che perde più di dieci chili. «Ogni volta che chiamavo casa mi imponevo di non piangere, ma appena sentivo la voce dei miei figli scoppiavo in lacrime». Nel 2002 viene assunta come badante da due anziani signori, Maria e Antonio Manzo. In quella casa conosce Peppino e Anna, figlio e nuora di Antonio. «Finalmente qualcuno parlava con me, non ero più invisibile» racconta la donna. Oksana comincia a sentirsi parte di una vera famiglia. Con Anna instaura un rapporto di intensa amicizia e con lei può finalmente parlare della sua vita. Grazia a Peppino ottiene il permesso di soggiorno. Nel 2005 anche Pietro si stabilisce a Napoli, dove inizia a lavorare come manovale. Grazie ad un permesso speciale Alina può venire per tre mesi dai suoi, ma sogna di potersi stabilire per sempre qui. Nella cucina della depandance di Oksana Oggi Oksana e Pietro vivono al Vomero, nella dependance della casa dove la donna lavora come cameriera. Una parete della piccola cucina è interamente dedicata ai parenti lontani, un oceano di ricordi in bianco e nero. Oksana ha bisogno di tenere viva la memoria di un luogo che ormai le appartiene solo nei sogni perchè sente di essere italiana, anzi lo è. Servizi a cura di ASSUNTA LUTRICUSO Dolcezza e 12 posti letto Madre Claudia: la suora dell Est È solo negli ultimi dieci anni che è cresciuta l attenzione alle donne dei paesi dell Europa orientale che arrivano in Italia in cerca di lavoro. Le regioni ecclesiastiche, insieme all'ufficio Immigra zione, cooperano per garantire a queste donne accoglienza e aiuto di ogni genere. La Caritas diocesana di Poz zuoli è una delle tante organizzazioni religiose che si occupa di questo fenomeno migratorio. Suor Claudia fa parte della Con gregazione Piccole Missionarie Eucaristiche ed è a Pozzuoli dal La casa d accoglienza garantisce ventuno posti letti, più colazione e cena. Le donne che arrivano alla struttura sono quasi tutte di fede cristiano-ortodossa, qualcuna è anche musulmana, ma c è il massimo rispetto delle loro religioni. Durante il giorno vanno in giro per cercare lavoro. Il pomeriggio, invece, c è il momento di preghiera e di dialogo. Ognuna ha una storia diversa da raccontare: si combatte la nostalgia della terra natia attraverso il ricordo da condividere con le altre extracomunitarie. Le suore seguono tutto il percorso delle loro accudite e non si limitano alla mera emergenza. Il loro obiettivo è favorire l integrazione delle donne sul territorio. Iniziativa a Caserta per liberare le prostitute dal mercato del sesso SaraI, si può ricominciare Appuntamento fisso con i volontari per esami gratuiti, pasti caldi e permessi Progetti a Napoli e Salerno SaraI non è il solo progetto in Campania per sconfiggere lo sfruttamento del corpo femminile. A Napoli, infatti, è attivo il progetto La gatta, e a Salerno la Caritas ha avviato interventi sulla prostituzione attraverso informazione, prevenzione, tutela sanitaria e supporto ai percorsi di uscita. Stando ai dati offerti dalla Regione, aumenta il numero dei trans, delle donne italiane e, stranamente, degli uomini che si prostituiscono. Nell istante in cui pronunciamo la parola sarai la mente comincia a viaggiare e immaginiamo un mondo diverso. Sarai non è solo il futuro di un verbo ma indica, infatti, la possibilità di riuscire ad ottenere o a diventare ciò che si desidera. Non a caso, la Regione Campania ha intitolato proprio SaraI, il progetto Fuori Tratta dell ambito di zona C7, che comprende i Comuni di San Nicola la Strada, Casagiove e Castel morrone. Una serie di iniziative di lavoro di strada e primo contatto per avvicinare le giovani extracomunitarie e italiane che di notte lavorano vendendo il proprio corpo, e aiutarle a venir fuori dalla tratta. Il progetto, coordinato dal dott. Giuseppe Gambardella, è partito a settembre 2009 e prevede l uscita di un camper con personale specializzato e sensibile al problema, tre volte a settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì, dalle 19,30 alle 22. Ad avvicinare le giovani per offrire loro un pasto caldo e una bevanda, Il camper dei volontari di Caserta oltre all autista, una mediatrice culturale e due giovanissime donne di colore, ex prostitute, prova reale che si può uscire dal tunnel della prostituzione. «All inizio eravamo un po titubanti- spiega la mediatrice culturale Sara Angeloni- perché temevamo ripercussioni e minacce, ma, dopo i primi giorni di monitoraggio delle zone e di conoscenza con le ragazze, il nostro arrivo è diventato un appuntamento fisso. Ci aspettavano per raccontarci qualche nuova avventura e mostrarci orgogliose le foto dei loro bimbi e dei parenti lontani. Non abbiamo incontrato ostacoli. Solo durante i primi giorni abbiamo dovuto mostrare i documenti e i permessi alla polizia, perché le ultime ordinanze puniscono con multe salate anche chi va con le prostitute.» «Non siamo ancora riusciti a portar via dalla strada nessuna ragazzaprecisa la giovane volontaria che ha partecipato al progetto- ma nel nostro piccolo le abbiamo convinte a recarsi al Palazzo della Salute, a Caserta, per tutti gli esami gratuiti di cui non devono dimenticarsi, le abbiamo aiutate a rinnovare i permessi di soggiorno e a risolvere problemi legali. E stata un esperienza meravigliosa e siamo pronti a ricominciare». In attesa di nuovi fondi, infatti, il progetto si è interrotto, ma già si lavora per ripartire Servizi a cura di VALENTINA DE LUCIA

17 SOCIETÀ Domenica 6 febbraio La lingua italiana dei segni, importante codice di comunicazione per i non udenti Le mani, la nostra voce Per catturare le sfumature della vita a volte non bastano una vista acuta ed un attenta osservazione. Nel nostro frenetico quotidiano, infatti, possiamo non accorgerci di una persona non udente. La sordità è uno degli handicap che spesso non è riconosciuto come invalidità notevole. Ma che cosa vuol dire non poter ascoltare la musica, la voce della persona amata o semplicemente non sentire, nel vero senso della parola, l imminenza di un pericolo? Ne è un esperta Fiorella Vellotti, interprete della lingua italiana dei segni per i telegiornali Rai. Fin da subito, parla del suo lavoro con trasporto, lasciando intravedere quella sensibilità d animo indispensabile per chi opera in questo campo. «Tradurre in segni significa dare voce ai pensieri spiega - agli stati d animo di queste persone, che molto spesso sono diffidenti e non Fondamentale il ruolo dell interprete: mediatore tra il mondo fatto di silenzio e quello della parola prive di un certo orgoglio». Per rendere chiara l idea di cosa significhi non sentire, basta pensare che l udito è un organo a trecentosessanta gradi, nel senso che in una stanza al buio, ad esempio, un cieco sarebbe meno isolato di un sordo, soprattutto perché questi non può avvalersi della facoltà della parola. Ed è così che le mani, simbolo di una comunicazione atavica, diventano mani che parlano attraverso la lingua dei segni. La Lis è la lingua propria dei sordi, con la sua grammatica e le sue regole. E la lingua con la quale il sordo riesce ad interiorizzare meglio anche i concetti astratti, più difficili da comprendere. Un limite della Lis rispetto alla parola è che ha un vocabolario alquanto ridotto, perché non ha quegli input che una persona udente riceve nella vita di tutti i giorni: per strada, in autobus, tra la gente. Il sordo associa l immagine alla parola, che è un po il meccanismo inverso di quello che succede alle persone udenti. Non necessariamente il sordo è anche muto, è così solo se c è un altra patologia. Il mutismo non è che una conseguenza della sordità, che inibisce la parola perché il sordo non riesce a muovere gli organi fono - articolatori. Grazie alla riabilitazione, oggi è difficile trovare una persona sordomuta. Tutti vengono abituati a parlare perché la lingua madre del sordo è proprio la Lis. Il problema può insorgere, però, quando un sordo nasce in una famiglia udente, che spesso fa fatica ad accettarlo. «Quando un sordo si affida a te come interprete dice Fiorella Vellotti - di base deve esserci una grande fiducia. Sei le loro orecchie e la loro bocca. Devi saper dare e trasmettere il messaggio fedelmente al loro pensiero. Ci si trova anche in situazioni tremende come dover comunicare un dolore. Ad un certo punto, è necessario anche un certo distacco per non rischiare di alterare il rapporto. L equilibrio sta nell essere empatici e nello stesso tempo mantenere un limite». La disabilità non deve essere pensata come una proprietà della persona, ma piuttosto come una caratteristica situazionale, in una società strutturata spesso sull esclusione di determinati soggetti. La presenza dell interprete, infatti, dovrebbe essere assicurata ovunque, specialmente negli uffici pubblici, negli ospedali, ma ciò non accade. Il Comune e la Provincia di Napoli hanno cercato di garantire questo servizio in giorni prestabiliti, ma questo è chiaramente limitativo. Cosa succede, per esempio, se una persona sorda ha un esigenza in un giorno che non sia quello prestabilito? Per questo motivo, «Spesso racconta Vellotti i miei assistiti mi chiedono di accompagnarli, ed è così che in alcuni casi il rapporto esula dal lavoro, trasformandosi in profonda amicizia». Pagina a cura di MARIAROSARIA DI CICCO TRADUTTRICE PER CASO Fiorella Vellotti: «I diritti dei sordi sono calpestati» Fiorella Vellotti vive a Napoli ed ha quarantadue anni. Da circa dieci lavora come interprete Lis in Rai. Il suo lavoro era in un certo senso predestinato, essendo suo padre sordo. «Paradossalmente sorride l ho scoperto per caso. Traducevo già per papà, ma decisi di approfondire la lingua seguendo un corso. Non immaginavo che in futuro sarebbe diventato il mio lavoro!». Dopo aver partecipato ad un concorso in Rai, che aveva bisogno di interpreti, superò il provino ed ora fa la spola tra Napoli e Roma, come ogni donna divisa tra l amore per la famiglia e quello per il lavoro. Ma i media presentano le loro contraddizioni anche in questo settore. «Le traduzioni in Lis spiega Vellotti - esistono solo nei tg nazionali. Mediaset ha sospeso l unico tg segnato, quello di Rete4, mentre la Rai ha fatto qualche passo avanti. Oltre al tg segnato, alcuni programmi sono sottotitolati. Ma dove finiscono i diritti dei bambini e degli anziani che non sanno leggere? I sordi pagano come tutti il canone, perché ridurre il tutto a quei pochi minuti di informazione? L anno scorso RaiNews ha mandato in onda in forma sperimentale tutte le tribune politiche segnate. Ma non basta, perché sono previste nel contratto Nazionale tra azienda Rai ed associazioni di categoria». Il problema Non esiste un unico metodo Negli ultimi cinquant anni molto è cambiato. Prima, infatti, la comunicazione era limitata perché il segno era addirittura bandito. Anche negli istituti speciali non si segnava più; si forzava la parola favorendo l oralità, a discapito del non udente al quale non veniva data la possibilità di arricchire il proprio vocabolario. E importante capire che i bambini sordi arrivano, come i bambini udenti, fino alla lallazione ma, non essendo gratificati dall ascolto della propria voce perdono l abilità del linguaggio. Tutt oggi esistono scuole speciali, che però rischiano di isolare la persona non udente, che necessita sempre di un tramite che sappia mettere in voce il suo pensiero. L interprete, però si limita ad esporre il concetto di una parola, non può arbitrariamente introdurre parole nuove, che vengono coniate dalla stessa comunità dei sordi. Questo accade perché la Lis non è unica in tutto il mondo, per lo stesso motivo per cui in ogni Paese si parla una lingua diversa. In passato si è cercato di creare un «codice unico», una sorta di Esperanto, ma il tentativo è stato fallimentare. Un altro aspetto importante riguarda il mancato riconoscimento della Lis come lingua. Attualmente è all esame della Commissione Affari Costituzionali un disegno di legge che prevede il riconoscimento della lingua dei segni in Italia, ma per ora nulla è stato ancora fatto. Una delle conseguenze più rilevanti, è l inesistenza di un albo di interpreti e mediatori Lis. Fatto, questo, che limita le persone sorde nel trovare assistenza in modo semplice ed efficiente laddove ne avessero bisogno. La riflessione Il segreto: scambio di idee Fino agli anni 80 gli interpreti erano figure non professionali: familiari, o amici che non possedevano alcuna formazione specifica. Con l inizio della ricerca linguistica sulla Lis, la figura dell interprete si delinea sempre di più dal punto di vista professionale. Esistono ancora scuole speciali per persone non udenti a Bari, Napoli, Benevento, Roma. Oggi in Italia i sordomuti riconosciuti sono circa , solo in Campania. L unica Università che offre un corso di laurea per interpreti Lis invece è quella di Trieste. Attualmente gli enti e le associazioni di categoria più importanti sono Ens, Anios, Cilis, Animu che organizzano, tra l altro, dei corsi di lingua dei segni per chi volesse approfondirne la conoscenza. Dal 16 al 18 settembre 2011 l Anios ha or ganizzato a Vietri sul Mare un meeting con l Efsli, l associazione europea degli interpreti Lis. Un evento, per la prima volta in Italia, che avrà come tema centrale la traduzione e l interpretazione, che si differenziano nella modalità di espressione. Infatti, nell interpretazione si hanno due lingue parlate che si incontrano, mentre nella traduzione le lingue possono essere entrambe scritte o una scritta e l altra parlata o, ancora, nel caso degli interpreti Lis, una può essere scritta e l altra la lingua dei segni. Ma l obiettivo della conferenza è anche incoraggiare la riflessione e lo scambio delle esperienze e far conoscere agli addetti ai lavori e non, quelle tecniche specifiche che sono della traduzione, dalla lingua dei segni alla lingua scritta e viceversa, due lingue e due modalità che si incontrano.

18 18 Domenica 6 febbraio 2011 TERRITORIO Rifiuti tossici e amianto: disastro ambientale a due passi dal cimitero monumentale di Napoli Il camposanto dei veleni Contesto da Terzo Mondo per la discarica nell area abitata dai rom Di "speciale" c'è solo la natura dei rifiuti: carcasse di moto, frigoriferi, ruote di auto, lavatrici, detriti e calcinacci di ristrutturazioni. Persino amianto. Ma per le istituzioni è solo un aspetto fra tanti dell'emergenza che si consuma a Napoli. Forse neppure il più urgente, a giudicare dall'indifferenza che regna attorno al campo rom di via del Riposo. Qui, al confine tra San Pietro a Patierno e Poggioreale, si consuma da anni un disastro ecologico senza precedenti. Tra le vie che collegano l'incrocio di via Stadera con Secondigliano, e che costeggiano il Cimitero Monumentale, è localizzata una discarica abusiva che ingoia ogni giorno veleni di ogni sorta. In un contesto da Terzo Mondo, dove insieme ai rom vivono cani randagi e topi, le abitazioni sorgono sui cumuli di spazzatura. La comunità è composta da un migliaio di nomadi, ma è in costante espansione. Stipati su apecar fatiscenti, usati per trasportare i rottami di ferro, arrivano da ogni zona della città e persino da Roma. In cambio di pochi euro, gli abitanti di queste baraccopoli raccolgono e scaricano abusivamente rifiuti tossici, altrimenti destinati alle più costose discariche ufficiali. Il trasporto avviene su camion sprovvisti di assicurazione, spesso anche di targa. Da anni l'associazione di volontariato "Città senza periferie" è impegnata in una battaglia di sensibilizzazione nei confronti dell'amministrazione comunale e delle autorità. Numerose le denunce all'asl: dopo l'incendio verificatosi agli inizi di giugno, con oltre 200 tonnellate di rifiuti dati alle fiamme, è stata presentata persino una petizione alla Procura della Repubblica. «Eppure - denuncia Giuseppe Grazioso, presidente dell'associazione - non abbiamo ottenuto finora nessun riscontro. La situazione si fa sempre più preoccupante, i cit- tadini sono esasperati a tal punto che temo il verificarsi di qualche episodio di razzismo». I rifiuti, in effetti, non sono l'unico problema. In questa terra di nessuno, dove ogni forma di legalità è messa al bando, i furti nelle case e nelle piccole aziende si susseguono numerosi. Le abitazioni dei residenti rimangono spesso al buio, poiché i rom si appoggiano alle reti comunali "rubando" l'elettricità. «Non chiediamo soltanto la bonifica Il campo rom di via del Riposo, alla periferia nord di Napoli, sommerso dai rifiuti tossici del campo - spiega Grazioso - ma anche condizioni di vita più dignitose per i rom. Soprattutto i bambini, che vengono impiegati per scaricare i rifiuti e vivono a contatto con materiali tossici, corrono gravi rischi di salute e possono essere veicolo di infezioni». Una soluzione all emergenza non può essere più rinviata. Servizi a cura di SIMONE SPISSO Bonifica, i costi Un'area di proprietà del Comune di Napoli, inizialmente destinata ad ospitare un'isola ecologica. Il campo rom di via del Riposo prospiciente l'aeroporto è oggi una discarica abusiva per rifiuti tossici. Secondo l'assessore all'igiene Urbana, Paolo Giacomelli, occorre un milione di euro per bonificare la zona. All'interno del campo vengono sversati copertoni, bidoni di origine industriale, materiale edilizio di risulta e tavole di amianto. Con frequenza quasi giornaliera vengono consumati roghi di materiale plastico. Una "bomba" ecologico-sanitaria da disinnescare in fretta. Mensile di cultura e informazione sportiva di Salerno e Provincia DISTRIBUZIONE GRATUITA

19 SPETTACOLI Domenica 6 febbraio 2011 Musicisti di talento costretti ad emigrare all estero per trovare occupazione Non suonano solo canzonette 19 «Come i sogni per l individuo sono apparentemente inutili ma assolutamente indispensabili così l arte rappresenta i sogni per la società.» Le parole del maestro Maurizio Pollini toccano le corde dell animo umano che ha bisogno da sempre della cultura per essere migliore. L avevano capito i Greci agli albori della nostra civiltà, tenendo in grande considerazione nella preparazione del cittadino, oltre alla cura del corpo e alle tecniche militari anche la formazione artistica, letteraria, musicale e figurativa. L antica società ellenica aveva già capito quello che al giorno d oggi le istituzioni italiane stentano a recepire. Negli ultimi anni, la situazione di un ragazzo appena uscito dal Conservatorio non è facile: per entrare a far parte di un orchestra come quelle del teatro San Carlo di Napoli, del Santa Cecilia di Roma, della Scala di Milano o della Fenice di Venezia, solo per citare le più famose, bisogna avere il diploma dello strumento per il quale si vuole concorrere ed effettuare un audizione. Questo sarebbe il normale iter. Queste orchestre stabili si muovono su un organico prestabilito. Solo in occasioni particolari, per importanti avvenimenti, chiamano dei rinforzi. Mentre le orchestre giovanili come quella di Riccardo Muti, la Cherubini, indicono bandi e fanno concorsi per reclutare persone nuove ma solo per un periodo breve. Dopo due, tre anni c è un ricambio generazionale. Ora però le istituzioni musicali sono in una fase transitoria per cui attraverso la riforma, stanno passando dal vecchio al nuovo ordinamento. E quindi dal diploma decennale alle lauree di primo e secondo livello. Mentre prima gli sbocchi professionali erano per gli strumentisti, l orchestra e per i cantanti lirici il teatro, ora sono state introdotte le lauree per Operativa la riforma dei Conservatori che porterà nuove figure professionali la creazione di nuove figure professionali. Innanzitutto si insegna la Didattica che consente due tipi di abilitazioni che sono la teoria della musica nelle scuole medie e l insegnamento di uno strumento sempre nelle scuole medie ma con indirizzo musicale. Questo tipo di abilitazione porta a diventare anche docenti del conservatorio ma da anni non si fanno più concorsi per accedere a questa professione. Ci si basa quindi sulle graduatorie nazionali e d istituto. Oltre all insegnamento ci sono materie come l avviamento al teatro lirico che attiene all indirizzo teatrale e che quindi crea figure professionali come l accompagnatore al pianoforte o il direttore di palcoscenico. Un altra novità è la musica elettronica che prepara una figura professionale specifica, quella del tecnico del suono che spesso fa musica leggera, lavorando nei teatri. «L intento di questa riforma è di migliorare la situazione lavorativa e creare una fascia amplia di nuove figure professionali che si sviluppano dalle nuove materie. Prima della riforma, le leggi del Conservatorio risalivano al regio decreto del Quindi ora è auspicabile che ci siano nuove possibilità per i giovani musicisti». A parlare in tono fiducioso è Susanna Canessa, docente al Conservatorio Cimarosa di Avellino, che prosegue così: «Il titolo di studio attuale del Conservatorio ha un valore più ampio perché dà diritto ai pubblici concorsi. Prima invece bisognava avere oltre al diploma di conservatorio anche la licenza di maturità». Il maestro Daniel Barenboim Si spera quindi che con la riforma dei conservatori, che è partita solo in questi mesi in via definitiva, si creino davvero per i giovani nuove possibilità di trovare un occupazione stabile. Anche se nel nostro Paese è ancora caldo il discorso dei fondi stanziati per la cultura. All inaugurazione della Scala di Milano, Barenboim prima di suonare si è girato verso il pubblico e ha letto l articolo numero 9 della Costituzione, dicendo che lo Stato italiano deve tutelare il patrimonio artistico. Ma nonostante grandi e piccoli artisti sia del panorama italiano che internazionale hanno dimostrato che bisogna investire sulla cultura perché è la forza più grande dell uomo, in Italia il problema tagli resta. Anche se è un Paese che possiede una grande tradizione musicale, i giovani talenti preferiscono, dopo aver studiato in patria, emigrare in altre nazioni che danno una maggiore possibilità di fare carriera. Mentre nei secoli scorsi, i grandi compositori stranieri come Mozart e Wagner si allontanavano dalle terre d origine per venire in Italia a conoscere la sua immensa cultura musicale, ora c è la tendenza inversa. I giovani musicisti sono costretti a partire, esportando così le loro conoscenze. Se i figli della cultura italiana riuscissero a restare lì dove sono nati, esprimendo al contempo il piacere della loro scelta, sicuramente il nostro Paese, guadagnerebbe più di quanto normalmente non si guadagni investendo in cultura. NOTE A CARO PREZZO Case discografiche sotto l incubo del mercato nero La discografia è in crisi. Gli artisti che vogliono realizzare un progetto discografico sono soggetti ad un investimento di un minimo di 10 mila euro. Le grandi case discografiche hanno le mani legate per il mercato nero dei cd falsi e perché ormai qualsiasi brano è scaricabile da internet. Non sono pronte a scommettere e quindi ad investire per la promozione di un cd di un artista non noto anche se contiene musica ben fatta. Per questo Pagina a cura di FEDERICA MASSARI le major hanno trovato un sbocco di promozione nei Talent Show. Sono proprio queste grandi etichette che danno alla tv l artista che non riescono a promuovere, per vedere che riscontro ha sul pubblico. Perché non basta più ascoltare una bella canzone per piacere alla gente. Al giorno d oggi c è bisogno di un immagine per promuovere un prodotto. Non si parla più di canzoni. Il musicista è servo del pubblico. La difficoltà di emergere per i giovani che non si omologano ai gusti delle masse è altissima. SCIALO Sulle orme di Morricone D ANNA Un artista a tuttotondo OTTAIANO Vivere per lei PELUSO Jospel: un anima soul C è la musica assoluta che segue l istinto e la logica di chi la scrive e c è la musica dove le scelte del compositore dipendono dalle immagini. Quest ultimo è il modus operandi di Marco Scialò, giovane pianista napoletano, che elabora melodie per audiovisivi. Diplomato in composizione e pianoforte e laureato in Musica Applicata ai Contesti Multimediali al Conservatorio San Pietro a Majella. Presto viene selezionato per il corso Musica per film, realizzando così il sogno di incontrare il maestro che terrà lezione, Ennio Morricone. E specializzato nella creazione di installazioni d arte. Di recente compositore e arrangiatore di un opera teatrale su Caravaggio, realizzata dalla Rai in collaborazione con l IRCAM di Parigi. Marco D Anna coltivando sin da bambino la passione per la chitarra, ha iniziato e concluso gli studi alla scuola Musicisti Associati di Napoli, dove è stato allievo del Maestro Antonio Onorato. Attualmente divide il suo tempo tra la musica e la formazione post-laurea, studiando Counseling presso l Istituto di psicoterapia relazionale. E cantautore di brani inediti che canta e suona insieme al suo gruppo gli Abc 29. Il trio si esibisce in diverse location napoletane, soprattutto all Around Midnight, noto jazz club del Vomero. La sua prima pubblicazione non è stata però di natura musicale ma letteraria. Infatti Marco ha dato alle stampe un libro di poesie, Il gioco dei silenzi, mettendo in versi una sua canzone, Il mare c entra sempre. «La mia vita senza la musica non saprei immaginarla. A lei devo molto e prendendo a prestito una famosa canzone, posso dire che vivo di lei». A parlare è la giovane Nazarena Ottaiano che a soli ventitré anni può vantare nel suo curriculum di aver vinto diversi concerti musicali nazionali ed internazionali da violoncellista, tra cui il concorso Europeo G.B. Pergolesi. E iscritta al Corso Superiore di Violoncello al Conservatorio Nicola Sala di Benevento, dove è parte integrante dell orchestra sinfonica con cui ha effettuato una tournèe in Francia. Ha partecipato a concerti televisivi nelle Tv italiane ed europee, ricevendo un servizio speciale dalla prima emittente tedesca. Suona anche altri strumenti come la chitarra e mandoloncello. «Lei mi circonda e mi guida nell insensato moto di un giovane alla ricerca della sua più intima essenza». Con queste parole di una sua canzone, L essenza, Giuseppe Peluso, in arte Jospel, esprime la sua dedizione alla musica. E la voce di un trio, i Soul Bahia il cui repertorio si avvale della contaminazione di generi come il jazz e il soul in chiave acustica latina. Due brani inediti sono passati sulle frequenze di Radio Marte, il 14 gennaio. Attualmente Jospel è impegnato nell arrangiamento di altri brani di cui è cantautore per realizzare un progetto discografico. Un altra sua grande passione è il genere Gospel infatti Giuseppe è solista/corista nel coro Non solo Gospel di Salerno. Ha portato questo genere alla discussione della sua tesi di laurea.

20 20 Domenica 6 febbraio 2011 SPORT Il medico del Napoli svela i segreti della condizione atletica dei giocatori De Nicola a tutto campo FRANCESCO GIORDANO La leggenda vuole che la Fenice sia una creatura soprannaturale. Una volta che il tempo è finito, costruisce la sua pira funebre e si getta tra le fiamme. Muore, rinasce e sorge dalle ceneri. Così il Napoli, dopo i fasti di Maradona, ha subìto l onta della serie C e vagato per anni in serie B. Ma, dalle ceneri, De Laurentis ha fatto riaccendere l antica fiamma, una luce dall ombra è spuntata. Oltre ad acquisti mirati il merito di tutto ciò è anche del settore sanitario, che in tempi dove le squadre sono falcidiate da infortuni, ha saputo, con dedizione, lavoro e competenza, prevenire e curare in tempi brevi i calciatori. Ne parla il dott. De Nicola: Dott. De Nicola in cosa consiste il suo lavoro? Sono il medico responsabile dell area sanitaria, che si occupa della prevenzione e cura di tutti i tesserati del Napoli. Per volere del direttore generale Fassone si è creata un area che si occupa di questo settore, autonoma da quello tecnico. Un organizzazione piramidale, che vede come miei collaboratori: Enrico D'Andrea il medico sociale, Rosario D Onofrio il terapista, che coordina i terapisti, Agostino Santaniello, Rosario D'Onofrio. Marco Di Lullo e Arcangelo De Falco, Raffaele Canonico responsabile della primavera e delle giovanili e Marco Di Lullo è il massaggiatore. Secondo il quotidiano spagnolo AS il Napoli è la squadra con meno infortuni in Europa. A cosa è dovuto? Il calcio non è solo fortuna o scommessa, ma soprattutto programmazione, organizzazione e perfezionamento di tutti i settori, da quello societario al sanitario. Il presidente ci ha fornito le apparecchiature investendo anche, e soprattutto sulle nostre competenze. Noi codifichiamo e studiamo tutto nei minimi particolari, supportati da immagini video che monitorano i movimenti di tutti i nostri calciatori. Stiliamo statistiche e registriamo i dati di tutti i giocatori. Utilizziamo le metodiche della posturologia e della biomeccanica. Agli inizi degli anni 90, con i miei collaboratori, già lavoravamo con queste metodiche applicandole alla medicina dello sport. Investendo su apparecchiature che prevenissero, in tempi minori e senza ricadute, gli infortuni, consentendo di avere una media degli indisponibili di 1.5 a partita, rispetto alla media, che è di 3.6, nonostante giocassimo tre competizioni. Com è il suo rapporto interpersonale con i giocatori? Questo è un lavoro freddo, io cerco di instaurare sin da subito un rapporto di amicizia basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Essendo figlio di un medico generico questo mi risulta alquanto facile. Il rapporto che si instaura è molto importante poiché i calciatori devono allenarsi essendo sicuri che non gli succeda niente. Così come è successo con Campagnaro? Campagnaro in due anni aveva collezionato 18 presenze, aveva La squadra è quella con meno infortunati Parola d ordine: competenza e prevenzione «Nel calcio necessarie programmazione e organizzazione. Non è soltanto questione di fortuna» Alfonso De Nicola tra Hamsik e Tucciarone, ortopedico della squadra avuto ricadute e infortuni muscolari. Il problema era mentale, aveva sfiducia nei propri mezzi, pensava di essere rotto. Scommettemmo che se avesse giocato trenta partite mi avrebbe regalato la sua Porsche. Accettò poco convinto di poter giocare tanto anche perché aveva già saltato tre o quattro gare. Insomma, è stato uno scherzo, era una scommessa per modo di dire, sono quelle cose che si dicono così, però in realtà poi Hugo ha disputato ventotto partite di campionato. Lo abbiamo analizzato, aveva una occlusione dentale tale da determinargli degli squilibri bio meccanici e procurargli fastidi muscolari, lo abbiamo corretto con un bite e lui ha ritrovato la fiducia nei propri mezzi, superando le sue paure. Quale avvenimento lo ha portato a diventare medico sociale prima del Bari e successivamente del Napoli? Ai Mondiali 90, la Romania venne in ritiro a Telese Terme, alcuni giocatori avevano bisogno di terapie. In particolare Dan Petrescu con i medici rumeni scettici sul recupero. Venne al centro e fece le dovute terapie, recuperando dall infortunio. Il ministro dello Sport rumeno decise di portarmi al seguito della nazionale rumena. Siccome giocava a Bari, l allora presidente del Bari, Mataresse, Alfonso De Nicola, medico sociale del Napoli LA BIOGRAFIA Alfonso De Nicola, sposato e con due figli, è medico chirurgo, specialista in medicina fisica e riabilitazione e in medicina dello sport, fisiatra del Centro De Nicola, medico sociale della S.S.C. Napoli. Nato a Benevento il 28 gennaio 1959, diplomato al liceo classico Luigi Sodo, laureato alla Federico II in Fisiatria e successivamente in medicina dello sport, si è specializzato in medicina fisica e riabilitazione. Nel 93 inaugura il Centro De Nicola a Cerreto Sannita che oggi è diventato il punto di riferimento per la riabilitazione per gli sportivi e non, garantendo un assistenza qualificata. Autore di oltre quaranta pubblicazioni riguardanti la riabilitazione, la fisiatria e la medicina dello sport, Alfonso De Nicola dal 90 al 93 e dal 99 al 2005 viene richiamato dal presidente del Bari Matarrese. Dal 95 al 98 e dal 2006 al 2009 ricopre la mansione di medico sociale del Napoli. Nel 2010 è divenuto responsabile sanitario dell area medica della squadra partenopea, nominato dal dg Marco Fassone. volle conoscermi e mi designò come medico responsabile del Bari. Mi fece specializzare in medicina dello Sport per divenire medico sociale. Devo molto a lui, e stato come un padre, mi ha dato la possibilità di entrare nel mondo che ho sempre sognato da ragazzo. Ancora adesso mi chiama, mi chiede consigli e manda i suoi giocatori. Come diceva Terenzio: "Audaces fortuna adiuvat." Anche col Napoli le coincidenze non sono mancate. Vero? Vero. Taglialatela passò dal Bari al Napoli e Pino era il portiere titolare del Napoli. A dicembre ruppe il crociato posteriore, si fece visitare in vari posti e mi telefonò dicendo- mi che i medici del Napoli volevano operarlo. Lo visitai e decisi di non operarlo, facendogli fare alcune terapie. Nel giro di un mese recuperò e giocò. Quindi il Napoli mi chiamò per una consulenza esterna, mi dimisi poco dopo, poiché, si stava costruendo un castello di carte su una nave che affondava. Ferlaino, Corbelli e Naldi non avevano progetti seri. Sono stato richiamato con la gestione De Laurentis e il progetto, serio e ambizioso del presidente, comincia a dare i frutti sperati. Ci può spiegare il motivo per il quale Quagliarella ha lasciato Napoli e i suoi tempi di recupero per tornare in campo? Fabio è un grande giocatore, ma a Napoli è venuto troppo presto. Lui è ambizioso e chiaramente quando ti chiama una società come la Juve non puoi rifiutare. Fabio soffriva l ambiente ossessivo del tifo napoletano. L ho sentito dopo l infortunioper una consulenza, ha avuto la rottura isolata del ginocchio anteriore, potrebbe anche rientrare prima di 4 mesi. Intanto gli porgo i miei più sentiti auguri per una pronta guarigione. Qual è stata la gioia sportiva più grande vissuta con il team del presidente De Laurentiis e del mister Mazzarri? L emozione più grande è stata la promozione dalla serie B alla A. Ho passato una notte commovente. È stata una gioia vedere i tifosi del Napoli piangere e festeggiare in modo irrefrenabile la promozione in serie A. L'impresa del Napoli è stata l impresa di una città intera, che nella festa scopre le ragioni di qualche momento di fraternità. Le persone cambiano comunque. Con i successi, gli insuccessi, una gioia o un dolore, una vittoria o una sconfitta. Di converso, sono molto dispiaciuto dai cambi degli allenatori, poichè ho sempre instaurato rapporti di collaborazione e affetto sia con Reja, Donadoni e adesso con Mazzarri. Dove può arrivare la squadra costituita da un gruppo così compatto? Non sono nè un visionario nè un tifoso. Quest anno ha attualmente il per cento di vincere il campionato, sperando che il Milan faccia passi falsi. Sei secondo in classifica, hai un gruppo carico e il ritorno di Lucarelli sarà importante per il girone di ritorno. Chi lavora all interno deve trasmettere ottimismo, fiducia e consapevolezza dei mezzi. Fino ad ora abbiamo fatto divertire la gente e prodotto spettacolo. Arrivandocomunque tra le prime quattro guadagneremo il diritto di giocare in Champion s conseguendo, comunque un ottimo risultato rispetto a squadre più blasonate. Un filo sottile lega la volontà all ottenimento del risultato. Non dire mai: sono arrivato. Ci sono squadre che basta veder giocare per diventare tifosi. Ci sono squadre che ti fanno innamorare per il loro tifo, le loro maglie, la loro storia; la mentalità dei loro tifosi è pensare positivo in tutti i momenti della vita, si affrontano le avversità, i momenti difficili sempre allo stesso modo, senza arrendersi mai. Questo è il Napoli!

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all'italia serve una buona scuola, all'italia serve una buona scuola, che sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico. Che stimoli la loro creatività e li incoraggi a fare cose con le proprie mani nell era digitale.

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