Editoriale. L Unione europea è diventata prudente: rinviato l ingresso della Croazia. anno VII - numero 2 - dicembre 2010.

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1 L Unione europea è diventata prudente: rinviato l ingresso della Croazia Nel periodico rapporto in ordine all allargamento del suo territorio, l Unione europea si è dimostrata nelle scorse settimane molto prudente: bruciano ancora le critiche giunte da Olanda e Germania, che pur hanno votato in senso favorevole, alla decisione di abolire i visti d ingresso con Albania e Bosnia, decisione fortemente caldeggiata da Roma, perché l esecutivo guidato dal portoghese Barroso si possa permettere ulteriori salti nel buio. Meglio dunque rimanere realisti soprattutto ora che saranno le turbolente Nazioni balcaniche quelle chiamate ad entrare nella Confederazione oggi a ventisette. Tra le nove Nazioni che attualmente sono in lista d attesa per compiere il gran balzo verso Bruxelles, il rapporto della Commissione ci dice che il Paese più evoluto, la sua legislazione è infatti già in gran parte informata a criteri europei, è l Islanda. Reykjavik potrebbe senza difficoltà già entrare a far parte dell Unione fin da domattina ma alcune diatribe che la oppongono alle nazioni vicine quali il dossier sulla pesca hanno consigliato il Commissario all allargamento, il ceco Stefan Fule, a non indicare alcuna data in ordine alla sua piena integrazione. Nessuna data è stata neanche fissata per l ingresso della Croazia dopo che per molti anni tale data storica era stata fissata al Sinora Zagabria ha chiuso con successo venticinque dei trentacinque capitoli previsti dall accordo di adesione ma il diffuso tasso di criminalità che si rileva nel Paese balcanico e la profonda corruzione che interessa le sue istituzioni hanno portato la Commissione a procrastinarne ancora la piena integrazione. Non depongono certo a favore di un rapido ingresso di Zagabria nell Unione le dichiarazioni Editoriale Aldo Iaquinta Solo laddove esistono l amore e la fedeltà, nasce e perdura la vera libertà. Questa frase pronunciata da papa Benedetto XVI a Barcellona in occasione della consacrazione della Chiesa della Sagrada Familia riassume il peso che oggi le argomentazioni proposte dalla Chiesa cattolica assumono nel dibattito politico dei paesi liberaldemocratici occidentali, e non solo di essi. L identificazione tra ordine familiare naturale, promozione della vita e ordinamenti liberali si traduce per il papa nella ferma richiesta a tutti governi democratici affinché l uomo e la donna che si uniscono in matrimonio e formano una famiglia siano decisamente sostenuti dallo Stato, affinché si difenda come sacra e inviolabile la vita dei figli dal momento del loro concepimento. Il discorso spagnolo del pontefice consacra in forma solenne una lunga serie di richiami nello stesso senso, che dimostrano eloquentemente come per papa Ratzinger, nel solco tracciato dal suo predecessore Giovanni Paolo II e dal cardinale Ruini, quella antropologica sia la questione politica decisiva della nostra epoca, quella in relazione alla quale si decide il destino della cultura universalistica liberaldemocratica. Rilevanti, in tal senso, sono il discorso tenuto al Parlamento britannico di Wesminster il 17 settembre scorso e l allocuzione ai vescovi brasiliani del Nordeste del 28 ottobre. Nel primo, Benedetto XVI affermava la consonanza della dottrina sociale cristiana con la tradizione del costituzionalismo britannico, confluita nella democrazia pluralista, se si considera la sua fondamentale preoccupazione per la salvaguardia della dignità di ogni singola persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, e la sua sottolineatura del dovere delle autorità civili di promuovere il bene comune. Nella seconda, il pontefice ha ricordato con forza che sarebbe totalmente falsa e illusoria qualsiasi difesa dei diritti umani politici, economici e sociali che non comprendesse l energica difesa del diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale in quanto nel quadro dell impegno a

2 anno VII numero 2 dicembre 2010 rese dal Primo Ministro croato, in carica dal Luglio 2009, Jadranka Kosor che più volte ha sottolineato come il suo paese non accetti di entrare a far parte dell Unione alle stesse condizioni di Romania e Bulgaria. In poche parole la Croazia rifiuta ogni limitazione ai suoi concittadini per poter emigrare in Europa in cerca di lavoro e non vuole sentir parlare dell applicazione nei suoi confronti di alcun meccanismo di cooperazione e verifica. Noi siamo ad uno stato di progresso civile, economico ed umano maggiore rispetto a Bucarest e Sofia, osservano i croati, e dunque intendono entrare sin da subito a pieno titolo nell Unione. Ciò ovviamente ha irrigidito la Commissione ed alcuni suoi alti funzionari informalmente fanno sapere che a queste condizioni un rinvio di qualche anno è addirittura obbligato. Se ne riparlerà nel 2013 quando anche Romania e Bulgaria non saranno più sorvegliate speciali. La Commissione poi, oltre ad aver riconosciuto i progressi compiuti dal Montenegro che oggi inizia il suo lungo viaggio verso l integrazione, ha congelato la posizione dell Albania rigettandone la richiesta di adesione. Troppa instabilità parlamentare, criminalità organizzata, corruzione in ogni sfera della pubblica amministrazione e dell economia, hanno concluso i commissari per poter far sperare a Tirana di potersi fregiare del titolo di paese candidato. Bloccato anche il processo di avvicinamento all Unione della Turchia, paese islamico, che Parigi e Berlino non credono possa neanche in un futuro remoto essere integrato nell Unione europea. Bruxelles è poi separata da Ankara dall annosa e fondamentale questione di Cipro, membro effettivo dell Unione, la cui parte settentrionale dalla metà degli anni settanta è militarmente occupata dai turchi e che, in quest ultimo trentennio, è stata capillarmente islamizzata. Sarà comunque ancora molto lungo, ammesso e non concesso che approdi ad un evoluzione positiva, il cammino di Ankara verso Bruxelles. Forse tra vent anni potremo parlare di un Europa a trentacinque, chissà se mai potremo parlare di un Europa a trentasei. favore dei più deboli e dei più indifesi, chi è più inerme di un nascituro o di un malato in stato vegetativo o terminale? E che quando i progetti politici contemplano, in modo aperto o velato, la decriminalizzazione dell aborto o dell eutanasia, l ideale democratico che è solo veramente tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana è tradito nei suoi fondamenti. Queste dichiarazioni si inscrivono in un ormai consolidata linea di pensiero: quella secondo cui la salvaguardia della vita umana a tutti i livelli rappresenta la cartina di tornasole della rispondenza effettiva della cultura liberaldemocratica occidentale alle sue radici e ai suoi princìpi fondanti, da cui l ovvio corollario è che qualsiasi tentativo di scindere la democrazia da quei princìpi non può altro che snaturarla irrimediabilmente. Dichiarazioni che vedono il loro punto di snodo nell enciclica di papa Givoanni Paolo II, la Evangelium vitae del 1995 che esprime la consapevolezza maturata nella Chiesa cattolica sul fatto che, dopo la fine del grande conflitto tra democrazie liberali e ideologie totalitarie classiche, la cultura liberaldemocratica fondata sull inalienabilità dei diritti soggettivi fondamentali è stata rapidamente corrosa dall interno da nuovi, e ancor più temibili, agenti distruttivi. Il relativismo individualistico che pretende la coincidenza tra desideri e diritti, e lo scientismo che pretende l illimitato accesso alla manipolazione della vita promettendo salute, gioventù pressoché eterna e liberazione dal dolore. I risultati dell avvento di queste dittature culturali sulle società altamente industrializzate, e ora anche ormai su quelle in via di sviluppo, sono stati puntualmente sottolineati dalle prese di posizione ufficiali della Chiesa. La banalizzazione del divorzio, della contraccezione, dell aborto, la sempre più pressante richiesta di equiparazione dei rapporti omosessuali alle famiglie naturali, la manipolazione e distruzione selvaggia degli embrioni umani, i tentativi di giustificazione etica e legalizzazione dell eutanasia, concorrono in misura decisiva ad una generale disgregazione dei legami sociali, e persino dei fattori dello sviluppo economico mondiale. Fino alla stessa autodistruzione fisica delle società attraverso l inversione di tendenza demografica, che oggi comincia a profilarsi chiaramente non solo, e drammaticamente, in Occidente ma anche nell ex terzo mondo, smentendo decenni di timori catastrofisti sull esplosione della popolazione mondiale. Ecco la necessità di continuare a tenere alta la voce nel dibattito che su questi temi agita la nostra società, ecco quindi la necessità che questi giorni di Avvento del prossimo Natale siano anche giorni di avvento e speranza per un cambiamento di rotta dei nostri comportamenti, dei nostri cuori e delle nostre coscienze. Dal calore della grotta di Betlemme giungano a tutti voi i migliori auguri di buon Natale e felice anno nuovo.

3 anno VII numero 2 - dicembre 2010 Irpef, oltre 10milioni di contribuenti non la pagano Sono più di 10,7 milioni i contribuenti italiani che pagano zero Irpef, perché dichiarano redditi molto bassi o utilizzano sconti che annullano le imposte da pagare. È quanto emerge dalle statistiche delle dichiarazioni fiscali 2009 relative al 2008 che confermano anche come la metà dei contribuenti italiani dichiari non oltre euro annui e circa due terzi non più di euro. I nuovi dati messi a disposizione sul sito del Dipartimento delle Finanze, con una maggiore informazione di dettaglio, confermano il basso livello di reddito dichiarato dalla maggioranza degli italiani dove, solo l 1% dei dichiaranti supera i 100 mila euro. Questa classe di Paperoni paga il 18% del totale imposte dirette mentre il 52% del totale dell imposta è pagato dal 13% dei contribuenti con redditi oltre i 35 mila euro: in pratica chi guadagna tanto fornisce un grosso contributo al Fisco. In totale sono invece oltre 31 milioni i contribuenti Irpef, il 74% del totale dei contribuenti per un valore medio di euro. Quanto invece agli oltre 10 milioni di soggetti con imposta netta pari a zero, si tratta di contribuenti con livelli di reddito che li fanno rientrare nelle fasce di esonero o di contribuenti che fanno valere detrazioni tali da far azzerare l imposta lorda. Nel dettaglio l analisi della distribuzione dei contribuenti per livello di reddito evidenzia che il 49,79% (20,8 milioni di soggetti) dichiara redditi Irpef inferiori a euro l anno e il 40,61% (circa 17 milioni) dichiara redditi tra e euro. In totale il 90,4% dei contribuenti dichiara meno di euro e solo lo 0,95% dichiara redditi maggiori di euro. Il reddito medio delle famiglie italiane, in sintesi, è di euro. Lo studio, utile ai fini di un analisi per la valutazione di possibili misure come il quoziente familiare, è stato effettuato incrociando i dati in possesso dell amministrazione finanziaria sulle dichiarazioni. In totale sono 31 milioni le famiglie fiscali italiane rilevate, per un totale di 58 milioni di componenti. In questi nuclei i percettori di reddito sono 41 milioni, 16 milioni i familiari a carico di cui 4 milioni i coniugi. Quanto al reddito, se la media familiare è di euro l anno, il reddito del percettore del nucleo familiare è di euro, in linea con il reddito complessivo medio dichiarato dagli italiani negli ultimi anni. Il reddito medio pro-capite nella famiglia risulta quindi di euro l anno. Che possa piacere o meno, che possa essere una realtà vera o deformata, questa è l immagine ufficiale del nostro Paese, di quegli italiani che, parafrasando il linguaggio dei media, potremmo qualificare come puliti fuori e sporchi dentro. certifica le tue competenze

4 Bosnia e Albania nell area Schengen Albanesi e Bosniaci potranno entrare nei paesi dell Unione Europea e dell area Schengen, quindi anche in Italia, senza bisogno di un visto. La decisione è stata presa all unanimità dal Consiglio dei ministri europei degli interni. Nel dicembre 2009, una decisione analoga era stata presa a favore dei cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro. A Tirana la notizia è stata accolta da una forte carica emotiva. ìsecondo il premier Sali Berisha gli albanesi hanno meritato questa decisione. Voglio sottolineare - ha dichiarato Berisha - che questo è il messaggio più amichevole che le nazioni e i governi dell Europa potevano mandare agli albanesi nel 98esimo anniversario della loro indipendenza. Noi festeggeremo l anniversario dell indipendenza con più dignità che mai ed ha concluso dichiarando che questa decisione è l augurio più di cuore che le nazioni dell Europa mandano ai cittadini nel 20 anniversario della caduta del muro di Berlino a Tirana. È il terzo giorno più importante per gli albanesi dopo l indipendenza e la caduta del comunismo. Stesso stato d animo a Sarajevo. Raggiungere questo obiettivo è un passo fondamentale nel processo di integrazione europea dei Balcani occidentali, perché può facilitare i contatti tra gli abitanti del continente e aumenta le opportunità di crescita economica. Ovviamente prima dell abolizione dei visti l Albania e la Bosnia-Erzegovina devono entrambe compiere passi in avanti in tre settori chiave. In particolare, secondo l esecutivo comunitario Tirana deve sviluppare una strategia politica che permetta il reinserimento dei cittadini albanesi rimpatriati; rafforzare la capacità delle forze dell ordine di combattere la criminalità organizzata con l attuazione di un quadro giuridico adeguato; realizzare le riforme in materia di confisca dei beni appartenenti al crimine organizzato. Dal canto suo, Sarajevo deve armonizzare con il livello statale i codici penali delle entità regionali e del distretto di Brcko; attuare il piano di azione relativo allo scambio elettronico dei dati tra la polizia e gli organi dell azione penale; assegnare le adeguate risorse umane e finanziarie alle forze dell ordine per permettere un effettiva lotta contro la criminalità organizzata.alcuni paesi Ue dubitano che Bosnia e Albania, che hanno presentato domanda di ingresso nell Unione, possano fronteggiare validamente i problemi dell immigrazione illegale e del traffico di droga, a causa di istituzioni deboli e della corruzione. Queste preoccupazioni sono aumentate dopo un allentamento delle restrizioni sui visti per i cittadini di Serbia, Montenegro e Macedonia lo scorso anno, che ha portato ad un aumento delle richieste di asilo politico nella Ue per i tre stati balcanici. Ma la Commissione europea si è tuttavia impegnata formalmente a verificare l andamento dei flussi migratori dai due paesi verso l Unione europea e, in caso di anomalie, prenderà provvedimenti restrittivi. L abolizione dei visti, per soggiorni di durata fino a tre mesi, dovrebbe essere operativa entro metà dicembre. La speranza è che questo provvedimento possa portare più stabilità nei Balcani (con la Bosnia a far da cancello), rafforzando la fiducia e accelerando le riforme. Infatti a Bruxelles pensano che l ingresso libero nella zona Schengen possa aiutare i due Paesi a favorire maggiori riforme democratiche. Dal canto suo la Farnesina ha salutato con entusiasmo la decisione dei ministri europei. Si tratta di una lietissima notizia per la quale desidero congratularmi con i governi e le popolazioni di Sarajevo e Tirana, ha dichiarato il ministro degli Esteri Frattini. Che poi ha aggiunto: La decisione è il giusto premio per l impegno e la determinazione messi in campo da questi Paesi per il raggiungimento di questo strategico obiettivo. Desidero porgere ai cittadini di Albania e Bosnia il benvenuto nell Europa della libera circolazione delle persone. Una decisione che ha premiato gli sforzi dell Italia, secondo il Ministero degli Esteri, che ha fatto sapere in una nota: La decisione premia anche l impegno costante dell Italia e del suo governo per la stabilizzazione e l avvicinamento all Europa dei Balcani Occidentali, impegno che ha preso forma lo scorso anno nel Piano in 8 punti per i Balcani occidentali lanciato dall Italia e che prevedeva diverse tappe per la stabilizzazione e l integrazione dei Paesi dell area all Europa che stiamo percorrendo insieme.

5 Da Roma a Londra rinasce l Europa Cristiana La visita in Inghilterra di Benedetto XVI è stata un grande successo per il dialogo ecumenico e per la rievangelizzazione di un intero continente.dicevano che era troppo intransigente e che avrebbe distrutto decenni di dialogo ecumenico. Invece nessuno come Papa Benedetto XVI sta riuscendo a mettere insieme i Cattolici, i Protestanti e gli Ortodossi, superando secoli di scismi e di ostilità. Dicevano che il suo rigore dottrinale, la sua pretesa di riportare Dio nella società, la sua denuncia del relativismo morale, avrebbe cancellato ogni possibilità di dialogo con il mondo moderno. Invece, anche nelle società più secolarizzate, la popolazione accorre ad ascoltarlo. Atei, omosessuali e radicali lo criticano violentemente e gli negano l accesso alle università, ma il Pontefice scioglie i pregiudizi e conquista i cuori anche dei più lontani. Tutti, anche laicisti e miscredenti sono affascinati dal Pontefice che parla di verità con la soavità di un saggio e santo nonno. E non si tratta di una mera campagna propagandistica ben riuscita: siamo di un fronte ad un Pontefice che sta segnando la storia del mondo in maniera profonda. Portatore del messaggio cristiano appassionato e rivoluzionario. Un Papa che alimenta la speranza, che riaccende la fede, che rinnova la ricerca infinitamente umana della bellezza. Forse molti non se ne sono accorti, ma nel corso dell ultimo viaggio compiuto da Benedetto XVI in Gran Bretagna è successo tutto questo. Il Papa si è recato a Londra, dove nel 1534 re Enrico VIII sancì la separazione dalla Chiesa di Roma e fondò la Chiesa Anglicana. In quella stessa città dove a San Tommaso Moro, grande studioso e statista inglese, ammirato da credenti e non credenti, fu tagliata la testa perchè difendeva le ragioni di Roma. Benedetto XVI è stato il Primo Pontefice a parlare, nella Westminster Hall, sede storica del Parlamento, un edificio che ha un significato unico nella storia civile e politica della Gran Bretagna.Il Papa ha stupito tutti, dalle elite al popolo britannico. I mass media inglesi avevano previsto un clima di ostilità nei confronti del Pontefice descritto come un rottweiler, un Papa tedesco rigido e ostile che sarebbe venuto a sfidare la società liberale britannica. Invece, fin dal primo incontro con la regina Elisabetta II, Benedetto XVI ha conquistato il cuore dei britannici. Ha sottolineato le profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica ed ha ricordato figure esemplari come William Wilberforce e David Livingstone, che si impegnarono per fermare la tratta internazionale degli schiavi. Donne ispirate dalla fede come Florence Nightingale che servirono i poveri e i malati, ponendo nuovi standard nell assistenza sanitaria che successivamente vennero copiati ovunque, e poi, soprattutto, il Cardinale John Henry Newman, beatificato domenica scorsa a Birmingham. Newman fu uno dei molti cristiani britannici della propria epoca la cui bontà, eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini e concittadine. Il pontefice ha quindi indicato ai britannici il nemico comune che è la cancellazione di Dio dalla vita degli uomini. A questo proposito ha ricordato il contributo decisivo del Regno Unito nella sconfitta della tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere. Da questo primo discorso del Papa, gli inglesi hanno capito di trovarsi di fronte ad un uomo completamente diverso da come gli era stato presentato. Soprattutto hanno compreso che il Papa sa come superare la disperazione del materialismo e del nichilismo moderno facendo rifiorire l umanesimo cristiano, le cui radici sono ancora fertili. Così come Giovanni Paolo II era convinto di poter sconfiggere il comunismo e ci è riuscito - Benedetto XVI è determinato a sconfiggere la secolarizzazione, rievangelizzando l Europa e riconquistando la Terra Santa. La sua voce è soave, i toni sono lievi, l incedere è delicato, ma la sue parole infiammano, urlano verità, accendono cuori. Ha detto ai giovani riuniti alla St. Mary s University: Mirate a cose grandi, crescete in santità, non vi accontentate di seconde scelte, cercate in Dio la vera felicità. Avere soldi - ha detto il Papa - rende possibile essere generosi e fare del bene nel mondo, ma, da solo, non è sufficiente a renderci felici. Né basta avere successo nello sport o nel lavoro per essere felici. La felicità ha sottolineato è qualcosa che tutti desideriamo, ma una delle grandi tragedie di questo mondo è che così tanti non riescono mai a trovarla, perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è molto semplice: la vera felicità va cercata in Dio.Insomma, quello che sembrava un viaggio pieno di incognite, con tante critiche e manifestazioni ostili, si è rivelato un trionfo. La Gran Bretagna che ha nella bandiera due Croci, quella di San Giorgio e quella di Sant Andrea, che ha una Regina come capo della Chiesa, e che pure è la nazione più secolarizzata d Europa, con un 20% di atei, con gli anglicani confusi dalla nomina di vescovi omosessuali e lesbiche, ha trovato nelle parole del Pontefice Benedetto XVI la speranza di far rinascere un cristianesimo solido e coraggioso come è nel suo destino e come gli è stato indicato dal beato John Henry Newman. Gli effetti benefici di questo viaggio non riguardano solo la situazione interna ma si muovono verso una prospettiva strategica che tocca l Europa e il Medio Oriente. Pochi ricordano che nel famoso discorso di Ratisbona, il Pontefice Benedetto XVI spiegò la caduta di Costantinopoli e la perdita di Gerusalemme con la divisione dei cristiani e i conflitti tra stati e popoli europei. Ed è proprio rivitalizzando le comuni radici cristiane che il Santo Padre sta rievangelizzando l Europa, unendo popoli e nazioni in un ardito progetto di nuovo umanesimo cristiano, per rafforzare pace e unità dall Europa al Medio Oriente.

6 In Inghilterra sui certificati di nascita al posto di padre e madre si troverà scritto genitore Nel 1837, l anno in cui salì al trono la regina Vittoria, furono introdotte, in tutto il Regno Unito, ferree disposizioni sulla compilazione dei certificati di nascita. Persino il tipo di inchiostro indelebile da utilizzare fu oggetto di specifiche disposizioni. La certezza circa le proprie origini non rivestiva un importanza solamente giuridica ma anche sociale. Allo Stato spettava il compito di certificare paternità e maternità dei sudditi britannici. Questa centenaria tradizione si è interrotta il 18 aprile 2010 quando per la prima volta in Gran Bretagna un certificato di nascita ha indicato due donne come genitori di una bambina. Si tratta di Natalie Woods, madre biologica di Lily May, e della sua partner omosessuale Elizabeth Knowles, che nella coppia rivestirebbe il ruolo di padre, al posto dell anonimo donatore di sperma che ha consentito la fecondazione. Ovviamente l evento è stato definito dagli attivisti gay una «tappa fondamentale» nell evoluzione del concetto di famiglia, non più legato al mero aspetto biologico. Come tutto ciò sia potuto accadere è presto detto. Lo scorso primo aprile è entrata in vigore in Gran Bretagna quella parte della legge sulla fecondazione in vitro e l embriologia del 2008 che consente il rilascio di certificati di nascita relativi a figli di coppie omosessuali, sostituendo i termini padre e madre con quello più neutro di genitore. Ora, a prescindere da ogni considerazione di carattere morale, ciò che appare sconcertante in questa vicenda, dal punto di vista giuridico, è che le autorità britanniche si prestino a manipolare la realtà, attraverso una certificazione pubblica. Un falso di Stato. Un certificato di nascita, infatti, dovrebbe contenere dati autentici e corrispondenti alla verità circa l origine biologica, laddove conosciuta, di un determinato individuo e non situazioni derivanti dai desideri o dalle fantasie di presunti genitori. Ciò dovrebbe valere ancora di più in una società dominata da una diffusa cultura genetica che, proprio attraverso la fecondazione in vitro, sembra ossessionata dal desiderio di una discendenza che condivida legami di sangue e DNA.Elisabeth Knowles, in realtà, non ha nessun rapporto biologico con la piccola Lily May, e dichiararla genitore in un certificato di nascita integra semplicemente un falso. Anche se un falso di Stato. In realtà, nel riconoscere i presunti diritti delle due donne omosessuali, si sono violati i diritti di un terzo soggetto più debole: la figlia. Oggi la legislazione internazionale e nazionale di molti Paesi riconosce, infatti, il diritto all identità di un individuo ed alla conoscenza dei propri antefatti biologici. Si può ricordare, in proposito, l art. 20 della Convenzione europea di Strasburgo sull adozione dei minori, o gli articoli 7 e 8 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, oppure l art. 30 della Convenzione dell Aja sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale. Proprio quest ultima disposizione, in particolare, sancisce che le autorità competenti degli Stati contraenti debbano «conservare con cura le informazioni in loro possesso sulle origini del minore, in particolare quelle relative all identità della madre e del padre ed i dati sui precedenti sanitari del minore e della sua famiglia», e consentire l accesso a tali informazioni.è per questo che in Italia la legge 28 marzo 2001, n. 149, per esempio, garantisce agli adottati «il diritto incondizionato a conoscere le proprie origini biologiche».lo Stato non può manipolare la realtà confondendo la parentela biologica con la parentela sociale. E un cittadino che avanza il diritto di chiedere informazioni sulle proprie origini biologiche, non può leggere in un atto pubblico la favoletta secondo cui risulta essere nato da due madri o da due padri. Oggi per generare un essere umano sono ancora necessari due gameti: uno femminile ed uno maschile. Questa realtà, per ora, non riescono a modificarla neppure gli ufficiali di Stato Civile di Sua Maestà britannica.

7 Benedetto XVI, il mercato globale e i consumi individuali Le tematiche economiche sono sempre più strettamente collegate all etica e ciò, per fortuna, sta diventando sempre più chiaro a tutti. Benedetto XVI le affronta con grande limpidezza di vedute ed autorevolezza, dando nel contempo le tracce di soluzione da sviluppare per il miglioramento della situazione attuale. La ponderosa enciclica Caritas in veritate ne è la dimostrazione: il Pontefice non trascura, anzi evidenzia, questo settore dell attività umana ed esprime in merito concetti originali, talvolta controcorrente, mettendo in luce aspetti da alcuni ritenuti a torto - ininfluenti nel campo dell economia. Un esempio emblematico è la connessione esistente tra il crollo della natalità e la crisi economia in molti paesi sviluppati.all Angelus del 14 novembre il Santo Padre è tornato sui temi dell economia con un richiamo agli uomini di buona volontà affinché lo sviluppo sia equilibrato, umano, sostenibile e per tutti. Prendendo spunto dalla crisi economica in atto che deve essere vista e affrontata dal G20 con la massima serietà il Papa ha parlato della necessità di una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale. Bisogna subito chiarire cosa intende la Chiesa per sviluppo e per quale motivo tale revisione si renda necessaria. Per farlo si deve rileggere la sua terza Enciclica (Caritas in veritate, 21) dove il Santo Padre si ricollega al pensiero del suo predecessore Paolo VI, per il quale lo sviluppo era primariamente costituito dal raggiungimento dell obiettivo di far uscire i popoli innanzitutto dalla fame, dalla miseria e dalle malattie endemiche e dall analfabetismo. In quel passaggio dell enciclica, Benedetto XVI si chiedeva quanto le aspettative di Paolo VI siano state soddisfatte dal modello di sviluppo che è stato adottato negli ultimi decenni. È infatti innegabile che, sebbene la crescita dell economia mondiale abbia avuto ricadute positive, togliendo dalla miseria intere popolazioni e abbia dato a molte nazioni la possibilità di affacciarsi da protagoniste sullo scenario internazionale, è d altronde vero che questo stesso sviluppo continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi. Essi sono, accanto alla crisi economica attuale, il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà [sia tra i vari Paesi che all interno di essi], lo scandalo della fame, l emergenza ecologica e il problema della disoccupazione, come ha ribadito il Papa all ultimo Angelus. Il Pontefice ha poi proseguito con la stigmatizzazione del fatto che in Paesi di antica industrializzazione si incentivino stili di vita improntati ad un consumo insostenibile, che risultano dannosi per l ambiente e per i poveri. L odierno sistema economico è dunque inaccettabile per motivi ecologici, finanziari (poiché basato, in molti paesi, sul debito dei consumatori, i quali, per poter mantenere lo stile di vita devono sottoporsi a logoranti ritmi lavorativi) ed etici, in quanto prosciuga le risorse naturali della terra con l ulteriore rischio di imprigionare l uomo nella sfera materiale mutilando la sua dimensione spirituale. Siamo di fronte ad un altro intervento mirato del Santo Padre, un richiamo a tutti gli uomini di buona volontà a ricordare che la crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità (Cfr. Caritas in veritate, 21). L economia diviene così una delle tematiche che devono essere di stimolo all impegno dei cattolici nella politica e nella società al fine di trovare nuove risposte alle esigenze di crescita e sviluppo, in una rinnovata visione, non completamente definita, ma che non ci si pu ò esimere dall affrontare, in un ottica ormai sopranazionale. Il Papa non si è limitato alla denuncia di fatti ma ha dato indicazioni di soluzione anche attraverso un rilancio strategico dell agricoltura, messa in ombra dal processo di industrializzazione che ha comportato notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Occorre puntare su un nuovo equilibrio tra agricoltura, industria e servizi, che serva rilanciare l impresa agricola sia nei contesti industrializzati che in quelli in via di industrializzazione, perché lo sviluppo sia sostenibile e a nessuno manchino il pane, il lavoro, l aria e l acqua, coltivando l educazione all etica e ai consumi saggi e consapevoli, riscoprendo e promuovendo la responsabilità personale assieme ai valori dell accoglienza e della solidarietà per il bene comune dei popoli. Non è vagheggiare un nostalgico, quanto anacronistico ritorno dell uomo alla natura, ma un realistico stimolo alla riflessione e ad uno sforzo propositivo nuovo. Una declinazione pratica di questo pensiero potrebbe essere anche quella di puntare anche su un nuovo equilibrio tra la quantità e la qualità dei consumi con uno spostamento verso quest ultima. È un discorso complesso, difficile, che può fare paura, perché mette in discussione le concezioni che dominano in economia, e che impone un ripensamento radicale del modello di sviluppo dei paesi avanzati, che è diventato, con le storture che conosciamo, quello dello sviluppo globale. È ormai giunto il tempo di sgretolare il mito del PIL come metro unico dell economia, ricordando che la felicità, cui ha diritto l uomo è di gran lunga più grande della riuscita economica, per di più intesa semplicisticamente come ampia disponibilità di beni materiali. Ma quali saranno le forze economiche, i manager, gli intellettuali e i politici che avranno il coraggio di accogliere questo richiamo, accettando le sfide che il futuro lancia al presente nel campo dell economia?

8 Europa a tavola È un onore per me poter collaborare con questo periodico mensile, molto attento alle problematiche che ci circondano, anche se non mi occuperò di cultura, politica, religione ed affini ma di tradizioni, di storie, di cucina, di food: sarà insomma un angolo relax.questo numero coincide proprio con un momento particolare dell anno; inizia infatti il periodo dell Avvento con la quarta domenica prima di Natale. Per noi cristiani dovrebbe essere un tempo di riflessione e di attesa, il periodo in cui ci si prepara per la venuta di Cristo.Parte integrante della tradizione elvetica è la Corona dell Avvento molto sentita nel nord Italia e nel Nord Europa. In tempi passati i credenti durante l Avvento non consumavano la carne ed i formaggi e non bevevano alcolici. Si dedicavano alla purificazione del corpo e dello spirito e si aspettava il Natale preparando un pasto speciale.oggi è rimasta solo l usanza ma non per tutti di mangiare di magro solamente il giorno della vigilia di Natale. La corona dell Avvento consiste in un cerchio formato da rami verdi spesso di conifere, all interno del quale vengono inserite quattro candele in posizione equidistanti l una dall altra, idealmente corrispondono ai punti cardinali, dove tutti gli uomini possano vederne la luce e prepararsi per la venuta di Gesù. La corona solitamente è poggiata sopra un tavolo o sopra un mobile, alcuni la appendono al soffitto con lunghi fili o nastri. Talvolta è possibile trovare la Corona d Avvento anche in Chiesa.La luce della candela è simbolo della Speranza, i rami verdi sono simbolo della vita. Le candele vengono accese una ogni domenica dell Avvento. Preghiere e riflessioni accompagnano questo rito. In tempi recenti il calendario dell Avvento, contenente 25 finestrelle, è dedicato ai più piccoli che aprono una finestrella al giorno per vedere cosa c è dentro; ciò insegna loro l attesa e la sorpresa più grande che si nasconde dietro quella del 25 dicembre. Durante le settimane di Avvento molti centri cittadini particolarmente del nord Italia, Austria, Svizzera, Danimarca, ecc. ed in particolare in Germania Baviera si tengono i famosi mercatini di Natale. Sono festosi, pieni di luce, di articoli da regalo e di prelibatezze tradizionali. C è un filo conduttore in questo periodo nel Nord: fa freddo ma si ha voglia di uscire, di sentire le melodie natalizie, si beve e si offre nelle strade ed in piazza il vin brulè. Il vin brulè viene servito nei mercatini caldo e speziato secondo le tradizioni del posto. Anche nelle case se ne fa uso insieme ai dolci tipici natalizi: biscotti alla cannella e mele al forno. È gradevole e Vi propongo di prepararlo almeno una volta per le feste di Natale; si può servire dopo cena caldo ma non bollente, per evitare di ustionare la lingua dei nostri ospiti, insieme ad una torta di mele profumata con noci e cannella. Quando si prepara il vin brulè nell aria si diffonde un profumo seducente e caldo moto invitante. La ricetta del vin brulè (che nella traduzione letterale significa vino bruciato, cioè vino cotto), è molto semplice: Vino rosso corposo lt.0,500 Limone n 1 Zucchero gr.100 Chiodi di garofano n 2 Arancio n 1 Stecca di cannella n 2 Lavare gli agrumi, con il pelapatate o con un coltellino ricavare alcune fettine di sola scorza senza la parte bianca che risulterebbe amara. In una pentola con i bordi un pò alti versare il vino rosso, aggiungere lo zucchero, le scorze degli agrumi, i chiodi di garofano e la stecca di cannella. Accendere il fuoco e mescolare per fare sciogliere lo zucchero, bollire per 5 minuti e mescolare di tanto in tanto. Fiammeggiare se si vuole evaporare l alcol. Lasciare riposare qualche minuto prima di filtrarlo. Servire in bicchieri con manico o in tazze. Può essere preparato anche il giorno prima,va servito caldo ma non bollente. Gustarlo all aperto quando c è neve è proprio il massimo. Se volete potete scrivermi al seguente indirizzo Buon Natale a tutti. Maria Cristina Leone Europa Cristiana Periodico di cultura e attualità sociale e religiosa. Mensile in distribuzione gratuita previa registrazione. Editore: Europa Cristiana ONLUS Via Cernaia, Roma. C.F R.O.C. n del Direttore Responsabile: Prof. Avv. Franco Ciufo. Direttore Editoriale: Ing. Giuseppe Lepore. Coordinamento Redazionale: Dott. Gianni Zucchi, Arch. Sergio Iaquinta. Progetto grafico: Daniela Franciosi. Sede legale e operativa: Via Cernaia, Roma tel./fax redazione:

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