1 euro REGOLARE APERIODICO DI INFORMAZIONE E APPROFONDIMENTO anno II n 8 - OTT-NOV ANNO NUOVO FOTO UNIVERSITA FOTO

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1 del Social Forum di Catania 1 euro REGOLARE APERIODICO DI INFORMAZIONE E APPROFONDIMENTO anno II n 8 - OTT-NOV ANNO NUOVO VECCHI MARPIONI APPELLO PER LA PACE A 10 mesi dal 15 febbraio in Mesopotamia e in Medio Oriente non c è ancora pace. La guerra che contro il volere dei popoli del mondo è stata mossa all Iraq continua nell occupazione militare a cui anche l Italia sta partecipando. Le condizioni di vita e di sìcurezza di milioni di iracheni continuano ad essere precarie. La sovranità non è ancora in mani irachene e non si parla di libere elezioni. La privatizzazione del sistema produttivo iracheno e l appalto della ricostruzione alle imprese multinazionali stanno minando la possibilità stessa di autogoverno. Non solo la guerra e l occupazione non hanno contrastato il terrorismo, ma lo stanno alimentando in tutto il mondo. In Palestinta avanza un muro che è negazione della stessa idea di pace. Permangono minacce di altre guerre preventive nell area mentre il diritto alla guerra viene ormai evocato anche in Italia. Questa guerra continua però a trovare forti ostacoli. La gran parte delle genti dell Iraq manifesta, in diverse forme, crescente ostilità alla presenza di truppe straniere. POLITICI ARRAFFONI, imprenditori berluschini, clan onnipresenti, GIUDICI SERVIZIEVOLI, giornalisti compiacenti: tutti insieme al sacco della città II movimento per la pace, e per un altro mondo possibile, è ancora attivo in tutto il mondo e continua a riempire le piazze, da Perugia, a Londra, agli Stati Uniti. Dal movimento pacifista statunitense, unito in tutte le sue componenti, è venuta la proposta, rilanciata dal Forum Sociale Europeo di Parigi, di tenere il 20 di marzo 2004, nell anniversario dell inizio dei bombardamenti, una grande giornata mondiale di mobilìtazione contro la guerra e l occupazione dell Iraq a cui i movimenti di decine di paesi hanno già aderito. Per il diritto all autodeterminazione del popolo iracheno: - Ritiro immediato di tutte le truppe straniere a cominciare da quelle italiane - Avvio di un processo costituente gestito dalle forze irachene - lntervento di garanzia internazionale che accompagni la fase di transizione senza la presenza delle potenze belligeranti Per la pace in tutto il Medio Oriente - a cominciare dallo smantellamento del muro israeliano - dal cessate il fuoco e dalla riapertura del negoziato Per una politica italiana di disarnio e di nuove relazioni con il Sud del mondo. UNIVERSITA Intervista al Preside della facoltà di Lingue FIRRARELLO Quello venuto da Bronte foto di Claudio Floresta FECONDAZIONE Associazione Hera: un esperienza catanese NINO RECUPERO Un intellettuale amico e maestro ASSEMBLEA PUBBLICA DEL MOVIMENTO PER ORGANIZZARE LA MANIFESTAZIONE DEL 20 MARZO E LA CAROVANA DELLA PACE VENERDÌ 13/2 sala B. RUSSO via Alessi, CT a pag. 2 a pag. 5 PIPPO FAVA Tre articoli del giornalista assassinato a pag. 3 MOVIMENTO Avvisi di garanzia per 7 pacifisti catanesi a pag. 4 a pag. 6 a pag. 7

2 2 INTERVENTI INTERVISTA AD ANTONIO PIOLETTI PRESIDE DELLA FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE Quale università Di recente sono apparsi sul quo tidiano locale La Sicilia al cuni interventi, precisamente dei proff. N. Mineo, P. Barcellona, nonché il Suo, a proposito della crisi dell Università pubblica. È questo il segno di una ripresa d interesse per un settore di vitale importanza? È indubbiamente meglio che questi interventi si siano manifestati piuttosto che no. È il segno di un forte disagio ed è anche la punta di un iceberg. Critiche, perplessità e malcontento sono molto diffusi tra i docenti, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti. L opinione pubblica mi sembra però disorientata, perché da una parte viene da taluni opinionisti governativi accreditata l immagine di un Università improduttiva e avvezza a fare pessimo uso delle risorse, dall altra è sotto gli occhi di tutti, in particolare delle famiglie che affrontano duri sacrifici per mantenere i figli negli studi, quanto lontani si sia in Italia, per diritto allo studio e per strutture destinate alla formazione e alla ricerca, da standard di decenza quantomeno di livello europeo. Non v è dubbio che l Università sia vissuta in regime di autoreferenzialità, di corporativismo baronale e di uso non controllato delle risorse per quanto esse fossero limitate. Abbiamo sempre puntato l indice contro questo stato di cose, certo non tutti. Abbiamo tentato di spezzare l autoreferenzialità, talvolta con successo, certo non tutti. Abbiamo utilizzato le risorse disponibili sulla base di criteri é parametri, certo non tutti. Dobbiamo continuare su questa strada, spero tutti o quasi. Ma quelli dell improduttività invero non generalizzata e tutta da dimostrare- e dello spreco sono oggi alibi di comodo che nascondono altro intento, cioè quello di sbaraccare l Università pubblica garantendone qualche isola e di smantellare il peraltro precario sistema di diritto allo studio che andrebbe viceversa fortemente potenziato. Sono convinto che non si sia percepita fino in fondo la gravità della situazione e che non sia sufficiente lamentare la carenza di risorse senza comprenderne le cause. Mi sembra, in particolare, sorprendente la debolezza della risposta del mondo studentesco, a differenza di quanto avviene in altre parti d Europa. Il cosiddetto movimento dei movimenti sembra non aver compreso che quello della formazione e della ricerca è un ganglio di primaria importanza attraverso il quale passano i processi della globalizzazione e anche della loro messa in discussione. Mi chiedo i motivi di questa sottovalutazione pressoché generalizzata. Che cosa determina una situazio ne così grave, come Lei la defi nisce? Il villaggio globale è un immagine ideologica nel senso proprio di espressione di una falsa coscienza. Oggi, anzi non da oggi, noi non siamo in presenza di un mondo aperto al soddisfacimento paritario dei bisogni sociali, al raggiungimento di una seppur parziale dimensione di garanzia dei diritti della persona e di una dimensione di serenità, anche se preferirei parlare di felicità. Potere godere degli affetti e della natura. Potere conoscere e conoscersi nelle sfaccettature della parola dialogica. Il villaggio globale è il mondo di 1/5 dell umanità. I 4/5 ne sono fuori. Il villaggio globale è il mondo delle transnazionali, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, dei governi che ne eseguono e/o ispirano le politiche. È il mondo voluto dalle classi dirigenti di USA, Europa e Giappone. In siffatto mondo vige la legge della competitività esasperata, la legge dell accaparramento delle materie prime e dei brevetti. Si produce dove conviene. Si spezza il nesso tra territorio e, appunto, produzione, tra colture e culture. La popolazione è ridotta alla funzione di risorsa : vale solo se serve. La conoscenza e i saperi divengono una merce, soggetta alle stesse regole. Si spezza la pari dignità dei saperi, si spezza l orizzontalità della loro diffusione. Si afferma il modello di Universitàsupermarket che prevede un ruolo molto marginale per lo stato, che per lo più deve assicurare il rispetto delle regole del mercato. Il ruolo delle università è quello di fornire servizi (insegnamento e ricerca), mentre i criteri di classificazione delle istituzioni sono basati sull efficienza, l economicità e la flessibilità. L autonomia è legata alla capacità di sopravvivere nella competizione. I portatori di interessi nei confronti dell istruzione superiore (gli stakeholders ) si impongono sulla base delle loro risorse nella competizione di mercato (R. Moscati). Questo modello, già operante, si combina in realtà ancora con quello dello stato sovrano, ma nei suoi aspetti deteriori, sì da creare una situazione nella quale le politiche governative determinano dall alto le scelte sostanziali di architettura del sistema, regolano i flussi finanziari secondo criteri funzionali alla divisione internazionale del lavoro, stabiliscono criteri di valutazione fondati sulle finalità politiche, economiche e sociali coerenti con i processi della globalizzazione, discriminatori nei confronti di interi rami del sapere e di intere aree territoriali. Le Università pubbliche vedono ridotta la loro autonomia al modellamento delle scelte centralistiche e alla ricerca affannosa di risorse esterne. Dipendono così sempre più dai ceti politici degli Enti Locali e, ove presente e mossa da interessi, dall impresa. Questo stato di cose tende a cancellare l aspetto primario dell autonomia dell Università pubblica che consiste innanzitutto nella capacità di svolgere un ruolo critico-progettuale non subordinato nella.finalità di garantire sia la trasmissione del sapere sia l elaborazione di nuovi saperi. Non c è quindi da meravigliarsi se le forti restrizioni finanziarie che l Università pubblica subisce in Italia la collochino agli ultimi posti fra i Paesi europei per quanto attiene a percentuale del PIL riservato alla ricerca e alla formazione, al rapporto docenti-studenti, a numero di dottorati e di ricercatori CNR, a servizi per il diritto allo studio (foresterie, mense, agevolazioni). Nello stesso tempo però si finanziano lautamente Enti di ricerca voluti direttamente dal Governo e in particolare dal Ministro Tremonti. Gli effetti di queste politiche inaugurate dai Ministeri Berlinguer e Zecchino - parzialmente diverso era il modello proposto dal Ministero Ruberti - e portate alle estreme conseguenze dal Ministero Moratti, portano a un livellamento verso il basso della qualità degli studi, alla penalizzazione della ricerca di base, alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, all emarginazione di intere aree territoriali, alla progressiva deriva di gran parte delle strutture formative e scientifiche pubbliche, alla creazione di alcune isole di cosiddetta eccellenza, al permanere di estese aree di zona di parcheggio della disoccupazione giovanile. Le sembra irrilevante tutto ciò, soprattutto se pensiamo che in altri Paesi europei docenti, studenti, forze sociali si oppongono a queste scelte devastanti? foto Giovanni Caruso Qual è la risposta degli Atenei, e in particolare di quello di Ca tania, rispetto a questo stato di cose? Si manifesta, come ho sopra rilevato, disagio e malcontento. Gli Atenei, mediamente, versano in stato di grave difficoltà a tutti i livelli, costretti fra l altro a far gravare sui propri budget gli aumenti stipendiali stabiliti per legge! non si pagano le ore di straordinario al personale, i rapporti precari di lavoro aumentano vertiginosamente, chi vince un concorso stenta a poter prendere servizio, il reclutamento è pressoché bloccato. Le prese di posizione della CRUI (Conferenza Rettori Università Italiane) testimoniano di siffatto disagio, ma c è da aggiungere che la questione non si risolve elemosinando un qualche aumento delle risorse, il che porta tutt al più a garantire una sopravvivènza molto precaria. Alla logica della sopravvivenza precaria occorre opporre quella del potenziamento, programmato e sottoposto a valutazione equa, dell Università pubblica. Anche l Ateneo di Catania naviga in pessime acque. In esso, tra l altro, vige una gestione priva di una programmazione fondata su criteri e parametri condivisi e priva di progetto. La concitata ricerca di risorse esterne ha portato a una politica di decentramento territoriale indiscriminata e rispondente spesso a interessi clientelari localistici. Intendo dire che ha un senso prevedere una diffusione orizzontale delle strutture di formazione e di ricerca, ma che scelte siffatte richiedono l individuazione precisa di realistici bacini di utenza, la comprensione delle vocazioni economicosociali del territorio, la disponibilità di risorse finanziarie misurate non sul tempo della mera attivazione dei Corsi di laurea ma sui tempi del loro sviluppo pluriennale, l accortezza di evitare doppioni, un monitoraggio permanente. Ci troviamo invece in una situazione ben diversa, con rischi gravissimi di istituire Corsi formativi in stato di precarietà strutturale permanente e inevitabilmente di basso profilo e di andar dritti verso un implosione del sistema decentrato. Ma sono ancora altri i terreni su cui si misura la mancanza di un progetto. L internazionalizzazione della formazione e della ricerca, ad esempio. È assente un coordinamento che individui in modo collegiale gli assi strategici e riempia di contenuti le Convenzioni con Università straniere che in caso contrario restano lettera morta. Non si affronta l esigenza di creare strutture di accoglienza per docenti e studenti stranieri. Facoltà e Dipartimenti vivono in stato di ristrettezza di fondi. Le strutture intermedie di partecipazione collegiale sono svuotate di ruolo e prevale una gestione centralistica. Anche l istituzione della Fondazione Politecnico avviene senza coinvolgimento dell intero Ateneo e secondo parametri veramente anti-scientifici e quantomai datati che ipostatizzano una netta separazione fra aree cosiddette scientifiche e aree umanistiche, cancellando le interazioni interdisciplinari che non da oggi rappresentano il nuovo orizzonte della ricerca e della formazione. Sono convinto che esistano le energie e le capacità per aprire una franca riflessione dentro e fuori dell Università per valorizzare il positivo che si è realizzato - e ce n è - e per colmare ritardi e lacune. Si lavori dunque a un nuovo progetto. Quali prospettive Lei vede per un opposizione efficace alle scelte governative e per l elaborazione di un progetto alternativo? Ad esempio qual è il senso della proposta contenuta nella mozione approvata dal Consiglio della Facoltà di Lingue in data 10 aprile 2003 nella quale si fa riferimento all opportunità di istituire una Conferenza permanente delle Università del Mediterraneo? Da quanto finora detto, mi pare, emerge una prima conclusione: lo scontro è politico. L ibrido e mostruoso modello di Università che oggi si vuole imporre non è migliorabile con qualche pezza e con qualche elemosina. Occorre ripristinare la funzione del sistema universitario di trasmissione dei saperi e di elaborazione di nuovi saperi. Riaffermare la pari dignità di tutti i settori e di tutte le aree territoriali. Occorre dare primazia a un autonomia che sia innanzitutto autonomia di pensiero critico. Occorrono risorse quantomeno raddoppiate distribuite in modo da creare situazioni paritarie di partenza e di riequilibrio vero tra le diverse aree del Paese, e penso ovviamente in particolare al Mezzogiorno d Italia. Occorre una valutazione dei risultati rapportata non a parametri tecnicoaziendalistici ma a fattori legati alla capacità di rispondere con efficacia alla domanda sociale di istruzione, allo sviluppo del diritto allo studio, ai risultati della ricerca di base e finalizzata riferiti a valori di interesse pubblico e ai valori del progresso delle scienze. Un nuovo orizzonte è certamente quello rappresentato dall area euromediterranea. È necessario e possibile coordinare, sulla base della categoria di economia mondo, un grande anello di solidarietà e di cooperazione scientifica e formativa paritaria e reciproca fra i Paesi del Mediterraneo. È questa una direzione strategica che non richiede demagogie e discorsi fumosi. Richiede un grande lavoro concreto e coordinato, serio e continuativo, accompagnato da disponibilità di risorse e di strutture. La Conferenza permanente delle Università del Mediterraneo -ne esiste una versione larvale e finora improduttiva- può essere la sede di questo grande Laboratorio. Va costruita senza attendere una proclamazione dall alto, ma iniziando da subito a creare strutture di raccordo scientifico e formativo, in modo coordinato e con il necessario respiro culturale. Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma lo spazio è tiranno. Alla prossima puntata. Vi ringrazio dell intervista.

3 5 GENNAIO 3 L ATTUALITÀ DEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE FAVA 20 ANNI DOPO IL SUO OMICIDIO Oggi come ieri NELLA CATANIA DEI GATTOPARDI, DOVE NULLA CAMBIA E NULLA SI EVOLVE, RESTA VIVA LA DENUNCIA DE I SICILIANI. ECCO TRE ARTICOLI DI GIUSEPPE FAVA DEL 1983 A ciascuno il suo Gli invulnerabili I Siciliani perchè? Come previsto, la grande al leanza dei masnadieri con tro il nostro giornale si va saldando. Da una infinità di piccoli, oscuri, ma inequivocabili segni, appare sempre più chiara la identità dei nemici che via via si aggregano nella congiura. Chi sono costoro? Sono uomini politici corrotti, dirigenti di enti pubblici sperperatori, presidenti di aziende finanziarie che manovrano centinaia di miliardi senza paternità, alti funzionari che amministrano e distribuiscono denaro pubblico alle grandi clientele, operatori di vertice abituati a dominare dall ombra giganteschi affari. Essi sono contro poiché hanno il terrore del successo imprevisto, clamoroso, incalzante de I SICI- LIANI che hanno conquistato ogni centro della Sicilia e delle grandi città Italiane, ed ora infine una diffusione sempre più vasta anche nelle grandi città straniere, Colonia, Amburgo, Zurigo, Stoccarda, Londra, dove è più vasta la presenza italiana. Questo giornale, unico organo di stampa siciliano diffuso in tutta l isola, unico che dalla Sicilia si ponga a confronto con la cultura nazionale, fa paura ai corrotti, ai masnadieri, birbanti, dilapidatori, poiché temono che, da un mese all altro, su queste pagine compaia il racconto della loro ribalderia. Fa paura, da fastidio, fa danno poiché costringe ad intanare ancora più in fondo le infami alleanze, ad essere infinitamente più prudenti nell appropriazione e dispersione del pubblico denaro, a rendere ancora più sotterranea, lenta e improbabile qualsiasi manovra criminale. Ora noi vogliamo fare un discorso chiaro e definitivo. Noi vogliamo solo esercitare la nostra professione di giornalisti nel modo più puro, più morale e trasparente, esaminando serenamente i grandi problemi del Sud, proponendo le oneste soluzioni, valorizzando l intelligenza, le virtù, l intraprendenza del Sud. Proponendo il nostro giornale come portatore di autentica cultura siciliana nei confronti della nazione italiana. La cultura siciliana dentro l Europa. E tutto questo non si può realizzare se non attraverso la verità su tutto e su tutti. Per tale im- presa abbiamo chiesto collaborazione ai siciliani onesti, a quelli che hanno il coraggio delle loro idee, che hanno le mani pulite, ai lavoratori, agli operatori della cultura, ai giovani. Ben al di là della collaborazione chiediamo rispetto a tutti. Rispetto per il nostro ideale civile e per la nostra onestà. E un nostro inviolabile diritto. Chi viola questo nostro diritto con uno qualsiasi degli infiniti mezzi che una società politica corrotta mette a disposizione dei masnadieri, ci è contro. Ci è contro nella misura morale dei ladroni che, calandosi un cappuccio sul volto, tentano tutti insieme - una pugnalata ciascuno - di eliminare il testimone che li ha colti a spartire il bottino. A questo punto, allora, un altra cosa vorremmo fosse chiara e definitiva, come una martellata in mezzo alla fronte, per tutti coloro i quali credono di poter ammansire o sopraffare. I SICILIANI. Non ce la faranno mai. Ben vengano avanti. Noi li ringraziamo! Qualsiasi attacco disonesto, sleale, o peggio, avrà soltanto il risultato di poterci fare identificare meglio i ribaldi, e concentrare quindi la nostra attenzione civile, la nostra durissima, incorruttibile azione di giornalisti e di cittadini verso gli uomini e gli enti responsabili. Non ci sarà atto criminale o pubblica disonestà, o ladrocinio, sperpero, corruzione che non riusciremo a individuare e provare. Chiunque voglia esserci nemico, pubblico o privato, che venga avanti! Giuseppe Fava da I Siciliani giugno 1983 TIPOLITOGRAFIA COPISTERIA - STAMPE DIGITALI COPIE A COLORI BATTITURA E RILEGATURA TESI LAVORI COMMERCIALI ED EDITORIALI via Caronda Catania - tel via Agira 41/43 - Catania - tel Anteprima dell Ultima violen za, nella sala vi sono tutti i rappresentanti del potere del territorio, i buoni e i cattivi, i giusti e gli ingiusti, i galantuomini e i mascalzoni. Che abbiano autentico vigore drammatico e bellezza teatrale, non ha qui importanza. Sfilano! Al termine delle tre ore Turi Ferro, IMMAGINE splendido avvocato Bellocampo, ha un ultimo guizzo drammatico, sulle sue parole spara la musica del Dies Irae, il pavimento del teatro sembra incendiarsi di bagliori, si alza lentamente e su questo declivio rotola il cadavere insanguinato del terrorista Sanfelice, ucciso poco attimi avanti, prima che potesse rivelare il nome dei grandi assassini mafiosi. È come se il teatro, compiuta la sua rappresentazione, gettasse quel corpo incontro al pubblico, quasi per restituirglielo; infatti quel pavimento è di metallo, una specie di immenso specchio nel quale gli spettatori della sala vedono se stessi plaudenti. Ovazione finale, gli attori vengono avanti per ringraziare; viene avanti il cavaliere del lavoro Lamante, che ha saccheggiato la società e alla cui ricchezza sono state sacrificate centinaia di vite umane, clap-clap, applausi vigorosi, applaude contegnoso anche l autentico cavaliere del lavoro che sta in sala. Ecco l imprenditore Marullo, inteso Palummo e notte, imprenditore che monopolizza tutti gli appalti della regione, c per tale monopolio ha fatto eliminare i concorrenti a raffiche di mitra, clapclap, applausi anche dall imprenditore d assalto che sta in sala e guardando la sua immagine nello specchio sembra quasi divertito, Bravo, bene! Clapclap-clap, viene avanti il senatore Calaciura, tre volte parlamentare, exministro, sfiorato da una candidatura al Quirinale, sommo manipolatore di alleanze, complicità, miliardi di pubblico denaro e qualche assassinio, c in sala applaudono tutti, galantuomini e r i b a l d i, Complimenti, bis! Eccolo: quell attore che si presenta con un inchino è il Procuratore Generale della corte di giustizia, gli hanno dato una legge e lui l ha applicata, senza mai pensare per un attimo che potesse costituire un infamia, Uragano di applausi, Bravissimo! I magistrati presenti applaudono. Il clima morale della società è questo. Il potere si è isolato da tutto, si è collocato in una dimensione nella quale tutto quello che accade fuori, nella nazione reale, non lo tocca più e nemmeno lo offende, né accuse, né denunce, dolori, disperazioni, rivolte. Egli sta là, giornali, spettacoli, cinema, requisitorie passano senza far male: politici, cavalieri, imprenditori, giudici applaudono. I giusti e gli iniqui. Tutto sommato questi ultimi sono probabilmente convinti d essere oramai invulnerabili. I Siciliani Giuseppe Fava, disegno a china Questo è l ultimo editoriale del nostro Direttore. Fu pubblicato nel numero di dicembre l983. Pochi giorni dopo, Giuseppe Fava cadeva sotto i colpi dei killer della mafia. I Siciliani vengono avanti nel grande spazio della informazione e della cultura, nel momento preciso in cui il problema del meridione è diventato finalmente, anzi storicamente, il problema dell intera nazione. Lo spaventoso lampo di violenza, che una dopo l altra, ha reciso la vita di uomini (Mattarella, Costa, Pio La Torre, Dalla Chiesa) al vertice della società, ha drammaticamente rappresentato e spiegato la dimensione della mafia e della sua immane potenza. Ma questo lampo ha svelato una verità più alta e tragica: la mafia è dovunque, in tutta la società italiana, a Palermo e Catania, come a Milano, Napoli o Roma, annidata in tutte le strutture come un inguaribile cancro, per cui l ordine di uccidere Dalla Chiesa può essere partito da un piccolo bunker mafioso di Catania, o da una delle imperscrutabili stanze politiche della capitale. E, dietro la mafia, quel lampo sanguinoso ha fatto intravedere altri problemi immensi che per decenni sono stati considerati solo tragedie meridionali, cioè, secolari, inamovibili, distaccate dal corpo vivo della Nazione e di cui semmai il Paese pagava il prezzo di una convivenza, e che invece appartengono drammaticamente a tutti gli italiani, costretti a sopportarne il danno, spesso il dolore, talvolta la disperazione. Il mortale inquinamento del territorio di Priolo, per cui migliaia di esseri umani sono stati condannati a vivere, otto, dieci anni di meno di quanto non potrebbero se vivessero altrove; la base dei missili a Comiso, contro la quale, a cinquemila, seimila chilometri di distanza, sono perfettamente puntate altre testate nucleari: entro tre o quattro minuti dallo scoppio di un conflitto, mezza Sicilia e due milioni di esseri umani sparirebbero nella folgore atomica; la ferocia dilagante della camorra che, subalterna e alleata della mafia, sta putrefacendo per sempre la grande anima napoletana; l,emigrazione meridionale al nord, che dapprima è stata soprattutto speculazione del grande capitale sulla povertà, ignoranza, disponibilità di centinaia di migliaia di infelici, ed ora nei giorni della grande recessione s è trasformata in una grande piaga sanguinosa che assedia le grandi città settentrionali: questi problemi che la Nazione conosceva e che però si rifiutò di riconoscere come suoi, sono apparsi nel lampo tragico di questi ultimi mesi. Tutto quello che accade a Milano, Roma, Venezia, Torino, nel bene e nel male, appartiene anche ai meridionali, ai siciliani. Quello che accade nel Meridione é in Sicilia, il bene e il male, la paura, il dolore, la povertà, la violenza, la bellezza, la cultura, la speranza, i sogni, appartiene a tutta la Nazione. I Siciliani giornale di inchieste in tutti i campi della società: politica, attualità, sport, spettacolo, costume; arte, vuole essere appunto il documento critico di una realtà meridionale che profondamente, nel bene e nel male, appartiene a tutti gli italiani. Un giornale che ogni mese sarà anche un libro da custodire. Libro della storia che noi viviamo. Scritto giorno per giorno. Giuseppe Fava da I Siciliani gennaio 1983

4 4 CATANIA INCHIESTE E SCANDALI AI GIOCHI MILITARI UNA MONDIALE MALACUMPARSA di PIERO MANCUSO Soltanto una città come Catania poteva in ghiottire senza esplodere tutte follie che hanno accompagnato lo svolgimento dei giochi mondiali militari. Dubbi sulla modalità di organizzazione e gestione degli appalti, sentenze del TAR inascoltate, fallimento mediatico e di partecipazione della città all evento. spese incontrollate, immaginichoc: ecco cosa è stato per la città (e la provincia) di Catania quello che viene considerato il secondo (o terzo dopo Olimpiadi ed Universiadi) evento sportivo mondiale. BANDO PER RICETTIVITA : RECORD MONDIALE DI DURATA! Il bando per l assegnazione dei servizi di accoglienza veniva pubblicato sulla Gazzetta Regionale venerdì 14 novembre 2003 con termine per la presentazione delle offerte martedì 18 novembre ore 12 - con consegna esclusivamente tramite corriere postale (quindi non brevi mano). Importo massimo dell offerta (al ribasso) tre milioni di euro. Dal venerdì al martedì, ovvero quattro giorni compresi sabato e domenica ed in più la spedizione via posta: un rapido calcolo ci consegna meno di un giorno e mezzo per la redazione del piano dell offerta. La strana gara viene vinta dalla Jumbo Grandi Eventi Srl di Roma, legata al gruppo Alpitour, che a Catania trova appoggio presso l agenzia Hello Sicily Incoming Tour Operator - unico concorrente che riusciva nell impresa di far pervenire il plico con l offerta entro i termini imposti dalla gara; in vero una seconda società riusciva a far pervenire un plico, ma sforava di venti minuti i termini di consegna, ovvero le ore dodici. Tale società si chiama Ethnicos Travel Club. TAR SI, TAR NO. La Ethnicos Travel Club, che aveva presentato il maggiore ribasso per l aggiudicazione dell appalto, decide così di ricorrere al TAR contro quell esclusione dovuta a 20 minuti di ritardo. Poiché il termine delle ore 12 non era perentorio, il TAR di Catania accoglie il ricorso ed emette un decreto di sospensiva che intima all assessorato regionale (ente che ha pubblicato la gara di appalto) di bloccare l assegnazione dell appalto alla Jumbo e di riammettere la Ethnikos; non solo, poiché ordina di procedere immediatamente, e comunque non oltre il 1 dicembre 2003 a porre in essere tutti gli atti e i provvedimenti (...) ivi compresa l aggiudicazione del servizio in questione alla società ricorrente che ha formulato la migliore offerta al ribasso (euro ) rispetto a quella dell aggiudicataria Jumbo Grandi Eventi Srl (euro ) unica impresa rimasta in gara a seguito della verifica relativa all impegno di disponibilità delle strutture alberghiere, di cui al verbale della stessa commissione in data ; sempre che, ovviamente, l azienda ricorrente faccia pervenire entro la mattina di tale giorno (primo dicembre 2003) (...) il predetto impegno di disponibilità. Il decreto è del 28 novembre (n. 1947/2003). Decreto esecutivo, in attesa della Camera di consiglio del Tar. Invece l assessorato non ottempera, vincitore resta la Jumbo. FIGLI E FIGLIOCCI La Jumbo, già la conosciamo; aveva lavorato alle Universiadi svoltesi a Catania nel 97 ed anche in quel caso si era affidata in loco alla Hello Sicily, già allora rappresentata dal figlio di Nino Strano, Giuseppe. Ai tempi delle Universiadi Nino Strano era assessore regionale al turismo, al tempo dei mondiali è assessore comunale allo sport. Due interessanti coincidenze. Ma la Hello Sicily sembra godere di fortune innumerevoli in questi tempi, come dimostra il caso di altri affidi importanti, ultimo quello dell accoglienza e della segreteria organizzativa di un seminario sulle pari opportunità attivato con i fondi FSE svoltosi a Catania a fine novembre scorso (nel corso del disastroso semestre italiano, quindi). Anche in questo caso però le creative formule di affido del servizio sembrerebbero poco chiare ed infatti in sede europea si sono levate proteste e richieste di chiarimenti. Tornando alla famiglia Strano ed al recentissimo bando mondiale tra novembre e dicembre se ne sono viste delle belle; la prima mossa è stata quella del figlio che in data 26 novembre si dimetteva dagli incarichi ricoperti presso la Hello Sicily, peccato che già la frittata era stata fatta, poiché il servizio era già stato appaltato alla sua ditta e poiché sulla Regione pendeva la sentenza del TAR che aggiornava il gruppo aggiudicatario; la seconda mossa, ancora più incredibile, era quella di Nino Strano che, ormai sbeffeggiato anche dal Corriere della Sera che in prima pagina aveva titolato Ai campionati mondiali l appalto più veloce di tutti i tempi - nel corso di una conferenza stampa alla catanese ovvero dove i cosiddetti giornalisti non rivolgono alcuna domanda, ma annati di carta e penna dattilografano tutto quello che gli viene raccontato - negava ogni coinvolgimento del figlio nella vicenda, considerando il ruolo della Hello Sicily marginale, con miseri sub appalti; peccato che stiamo parlando della miseria di tre milioni di euro. Intanto anche la Procura della Repubblica di Catania si interessava alla vicenda aprendo un fascicolo su Atti relativi alla concessione di un appalto da tre milioni di euro per la gestione dei servizi di ricettività e catering dei giochi mondiali militari. I PRIMI TRE. E GLI ALTRI TRE? Quindi tre milioni di euro per i servizi di accoglienza. Ma altri tre milioni di euro sono stati spesi per tutto il resto. Alcuni per ristrutturazioni altri per manifestazioni più o meno canore, altri per la pubblicità; ad oggi nessun responsabile del comitato organizzatore, ed in particolare l assessore Nino Strano, ha ragguagliato la città fornendo un bilancio credibile rispetto a spese e benefici. Resta l immagine del bambino-soldato stampata su un manifesto che per qualche giorno ha tappezzato le nostre strade cercando di promozionare lo svolgimento dei mondiali militari; un bambino sorridente, ma in divisa, un ossimoro forse del destino che viene riservato a molti giovani catanesi? (idea possibile, considerando che all interno del palazzo della provincia, con ampia e luccicante vetrata in via Etnea, è stato aperto un ufficio dell esercito che si occupa del reclutamento di giovani da destinare alla carriera militare...). Certo resta più credibile l ipotesi di una mancanza di rispetto nei confronti di tutti quei bambini che l uniforme da soldato la indossano veramente e spesso muoiono in guerre e guerriglie dimenticate e sconosciute. UNA BUONA NOTIZIA: IN FUGA PER LA VITTO- RIA In tutto questo maramaldeggiare di soldi, appalti, interessi, alcuni atleti extracomunitari hanno colto l occasione al volo ed hanno pensato di non far più ritorno nei proprio paesi, caratterizzati da governi dittatoriali o da conflitti sanguinari. Alcuni atleti provenienti dal Congo, dallo Sri Lanka, dalla Guinea, dal Marocco, dal Ciad, dall Afghanistan hanno ben pensato di sottrarsi ad una vita di violenza e di sopraffazione e si sono dileguati poco prima della cerimonia di chiusura. Resta gravissima la responsabilità etica e politica di chi ha permesso che attraverso una kermesse farsesca come questi mondiali si sia data legittimità a tutta una serie di governi noti per impiegare i propri militari contro la popolazione civile per imporre un sistema di governo privo di qualsiasi diritto. In tutto questo la squadra di ciclismo dello Sri Lanka, in fuga, sembra sia ricercata per ottenere, più che il rientro dei militari, la restituzione delle biciclette da corsa (leggende metropolitane narrano che le biciclette - nuove, da corsa, accessoriate - siano state già vendute e si vedano circolare tra Ognuna e Picanello. UNA CATTIVA NOTI- ZIA: PUBBLICO IN FUGA. Un elemento unificatore vi è comunque stato: l assenza del pubblico, che ha ben capito la pagliacciata che stava compiendosi in città: nessuno potrà dimenticare gli spalti vuoti nelle cerimonie, che l organizzazione ha tentato di riempire con mezzucci, quali quelli di promettere tute e scarpette ai bambini accompagnati dai genitori, tute e scarpette che una volta in trappola dentro il Cibali semideserto improvvisamente venivano a mancare... Non solo poiché anche durante gli eventi sportivi vi è stato il vuoto di pubblico con le telecamere di RAI Sport che evitavano di inquadrare gli spalti deserti. L unico evento di richiamo, ma che non è stato adeguatamente pubblicizzato prima è stato il tuffo dell on. Strano, che alla fine dell inaugurazione di una piscina (inaugurazione che si svolge quasi tutti gli anni) si è spogliato e nello stupore generale ha sfidato una nuotatrice russa che lo ha poi battuto in una gara nello stile libero (stile evidentemente in cui l ass.re Strano si sentiva imbattibile...). Ecco se lo avessimo saputo prima probabilmente in molti saremmo andati a vedere il nostro assessore denudarsi e fare il bagno. 7 AVVISI D GARANZIA AI PACIFISTI CATANESI Vietato manifestare Catania non è stata risparmiata dagli avvisi di garanzia: sono 7, indirizzati ad altrettanti pacifisti che avevano partecipato ad una manifestazione tenutasi nel capoluogo etneo, nel febbraio 2003, contro la guerra in Iraq. Di cosa si tratta? La sera del 27 febbraio si diffonde la notizia, tramite un passaparola di telefonate: è previsto uno sbarco di mezzi militari da una nave proveniente da Napoli e diretti alla base di Sigonella. L indomani alcuni cittadini aderenti a varie associazioni e partiti, si ritroveranno spontaneamente al porto per manifestare, con un sit-in pacifico e simbolico, contro lo sbarco degli strumenti di morte. Nel corso della mattinata, diffusasi la notizia, accorrono altri studenti, cittadini e giornalisti, i quali fotografano i manifestanti seduti a terra, intenti a riferire all equipaggio ed ai viaggiatori che la nave trasportava, a loro insaputa, mezzi militari- forse rampe missilistiche- diretti a Sigonella. Le autorità concedono ad una delegazione di fotografi e pacifisti di visionare i mezzi, e viene spiegata sul ponte della nave una bandiera della pace. Una manifestazione assolutamente pacifica come le tante che si svolgevano in altre città italiane. Erano i giorni precedenti ai bombardamenti sull Iraq, quando il governo italiano concedeva l utilizzo d.elle basi Nato e americane per la missione di pace. Il risultato? tonnellate di bombe scaricate su villaggi di civili iracheni, colpevoli di essere sottoposti alla dittatura di Saddam e di non essere morti in PUBBLICITA numero sufficiente sotto l embargo imposto dall ONU e sostenuto dagli Stati Uniti. In tutta Italia vengono quindi bloccate stazioni ferroviarie e porti, non solo dai pacifisti ma anche dagli stessi lavoratori, che si rifiutano di trasportare armi disinvoltamente ospitate in convogli civili, con i rischi per l incolumità che ne possono derivare. Un ipocrisia tutta italiana stracciava la Carta Costituzionale con il suo ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali: il nostro Paese non partecipa ufficialmente alla guerra, però fa partire gli aerei e i marines dalle basi nel nostro territorio, contribuendo al massacro di civili e di infrastrutture essenziali, quali centrali elettriche, depuratori dell acqua e ospedali della croce rossa, tutti bersagli delle bombe intelligenti. Come le conseguenti. inchieste in altre parti d Italia, anche questa sarà, con tutta probabilità, destinata a sgonfiarsi con il suo carico di accuse risibili che già si intravedono nell ordinanza: i manifestanti avrebbero travolto i poliziotti all ingresso del porto anche avvalendosi di una...bicicletta. Una volta si diceva...la fantasia al potere. Ora siamo alla fantasia del potere. Nell esprimere solidarietà agli indagati invitiamo i lettori a sottoscrivere un appello diffuso dal comitato catanese contro la guerra che si può leggere sul sito del giornale: http//web.tiscali.it/isolapossibile. Per aderire all appello, mandare un e mail a

5 MALAFFARE FIRRARELLO: LA LUNGA MARCIA DA SA CONO AL SENATO Il nulla al potere Nel suo caso, parlare di braccia rubate all agricol tura non è fuori luogo. L edulcorato profilo di Pino Firrarello presente su un sito internet del suo paese adottivo (http:// ricorda che, a San Cono, suo paese natio, Firrarello ha trascorso la sua prima giovinezza dedicandosi a lavori agricoli. Un feeling, quello con la terra, che non gli è mai venuto meno: come dimenticare il suo ferreo sodalizio con Salvatore Urso, a lungo boss della Coldiretti siciliana, alla base delle sue fortune politiche; e come non sottolineare che il genero, Giuseppe Castiglione, vicepresidente della Regione, è assessore proprio all Agricoltura. Grigio e anonimo come il ragioniere che negli anni Cinquanta arrivò a Bronte, assunto al banco lotto (ministero delle Finanze), Firrarello ha fatto tutta la trafila politico-amministrativa richiesta ai vecchi democristiani (e non solo a loro): assessore e sindaco di Bronte, vicesegretario provinciale Dc, deputato e assessore regionale e, infine, senatore. Senza mai perdere di vista il genero, che ha vissuto al traino del ragioniere: a soli 22 anni, lo ha fatto eleggere nel consiglio comunale di Bronte, poi lo ha piazzato nel comitato di gestione della locale Usl, infine, quando ha deciso di dedicarsi alla politica nazionale, nel 96, lo ha imposto nella lista del Cdu (il partito in cui stavano all epoca) per l Ars. Il senatore, in realtà, un piccolo cruccio ce l ha: nel 1999 stava per diventare sottosegretario del governo D Alema, ma le voci che lo davano coinvolto in una vicenda di mafia, politica e appalti, poi esplosa con gran fragore, gli negarono quella gioia. Gioia che invece, malgrado le voci, non fu negata al genero, nominato assessore regionale all Industria nel governo Capodicasa. Passato indenne attraverso un paio d inchieste (una quando era assessore a Bronte e una da assessore regionale alla Sanità), scansata la non tanto sibillina frase contenuta nel testamento-videotape del boss brontese Enrico Incognito ( Firrarello, Firrarello, anche tu mi hai abbandonato. Che fine hanno fatto le tue promesse? ), il ragioniere è sopravvissuto al crollo democristiano finché non è incappato nell indagine su mafia e appalti che ruota intorno alla costruzione del secondo lotto dell ospedale Garibaldi e degli alloggi universitari del Tavoliere. Sono convinto di essere vittima di una iniziativa giudiziaria persecutoria, dichiarò subito il senatore. E noi non ne dubitiamo. Riteniamo infatti inconcepibile che un membro della commissione parlamentare Antimafia (dalla quale si è poi dimesso) possa avere avuto rapporti con i boss e truccato appalti. Una persecuzione, sicuro, talmente smaccata che i magistrati etnei avrebbero persino voluto arrestarlo. Come fecero col genero e con Nuccio Cusumano, sottosegretario al Tesoro nel governo D Alema. Fortuna che i senatori non li si può arrestare. Fortuna che il Senato disse no, con una maggioranza trasversale e, visto che c erano, i colleghi senatori, dissero no anche all utilizzo - chiesto dai magistrati - delle intercettazioni telefoniche tra alcuni mafiosi e Firrarello. Normalmente si chiamerebbe sottrazione di prove, ma trattandosi si un senatore perseguitato è comprensibile. Persino doveroso. Era il 14 luglio del `99. Contemporaneamente, la Camera, si pronunciava in maniera diametralmente opposta per certe intercettazioni telefoniche a carico del suo futuro compagno di partito Marcello Dell Utri, che i magistrati palermitani volevano usare per dimostrare come il braccio destro di Berlusconi si desse da fare per screditare i collaboratori di giustizia che lo accusano di rapporti con Cosa Nostra. Due pesi e due misure, obiettò Nando dalla Chiesa. Due pesi e due misure, gli fece eco Roberto Centaro. Ma intendevano cose diverse, opposte. Scansato l arresto e sottratta una parte delle prove, nei confronti di Firrarello restano però altri fatti. È ormai acquisito che nel 97, in un albergo romano, si tenne una riunione sulla spartizione degli appalti Tavoliere-Garibaldi agli imprenditori Vincenzo Randazzo e Giulio Romagnoli; riunione alla quale, oltre ai due diretti interessati, parteciparono Castiglione, Cusumano e Firrarello. Al genero del senatore quella riunione è costata una condanna a dieci mesi di reclusione, in primo grado. Condanna che La Sicilia ha tentato di nascondere, scegliendo di titolare sull assoluzione per l accusa di mafia. Evidentemente, per il giornale di Ciancio è irrilevante che il vicepresidente della Regione sia condannato per turbativa d asta. In fondo è comprensibile: nell inchiesta è coinvolto un suo fedelissimo, l ingegnere Ursino, membro della commissione anomalie che decise l appalto dell ospedale. E, stando al racconto di un altro membro di quella commissione, l avvocato Cicero, anche lui sotto processo come gli altri protagonisti di questa storia, alcune riunioni si tenevano proprio a casa Ciancio. Niente di male, s intende: le istituzioni non avevano locali adeguati al lustro di tale commissione e Ciancio rimediava. Senso delle istituzioni, si chiama. Il terzo componente di quella commissione, l ingegnere Sciortino (il solo, con Firrarello, ad avere scansato il carcere), cognato del pm Caponcello, era direttore del Genio civile di Catania e, grazie al suo attaccamento alle istituzioni, oggi è dirigente generale del dipartimento regionale delle Foreste, cioè un dipendente dell assessore Castigliaone. Il processo dovrà decidere se i reati contestati a Firrarello, Cusumano, Ursino e compagnia siano stati commessi. Il gip Antonino Ferrara, alla fine del lungo incidente probatorio servito a ricostruire la vicenda, ha scritto che l inchiesta ha confermato che gli accordi di cui Cusumano e il Firrarello si erano fatti garanti andavano al di là degli appalti del Tavoliere e del Garibaldi e si proiettavano in un programma delittuoso finalizzato a control- di SEBASTIANO GULISANO foto di Claudio Floresta lare e gestire il settore delle opere pubbliche. In combutta con Cosa Nostra. Salvatore Chiavetta, un collaboratore di giustizia, ha messo a v;,rbale che Firrarello era un personaggio facente parte della massoneria, molto vicino alla famiglia Santapaola e molto disponibile a risolvere qualsiasi situazione laddove poteva trarne profitto... Mirenna (un imprenditore mafioso, ndr) era sicuro di poter contare sull aiuto dell uomo politico in quanto entrambi erano massoni e come tali si scambiavano vicendevolmente i favori : Che c entra Firrarello con i massoni, i cosiddetti liberi muratori? Vuoi vedere che, col tempo, il ragioniere è arrivato alla conclusione che il cemento armato è più redditizio della terra? Questa, però, è un altra inchiesta. Anche se, forse, la storia è la stessa. La stessa dal tempo dei quattro cavalieri dell apocalisse mafiosa. Cambiano solo i protagonisti. 5 PER NON DIMENTICARE di DARIO MONTANA Il coraggio della denuncia Catania è una città strana: se si par tecipa ai sempre più rari momenti di discussione collettiva e di confronto sui temi della giustizia e della legalità, sorprende l assenza di una parte importante della città, sorprende il fastidio con cui parte della società civile non vuole sentire parlare di intrecci politico mafiosi e di corruzione degli apparati burocratici, sorprende l incapacità di analisi di buona parte del ceto politico catanese sui fatti della città, sorprende ancora di più l assenza dei magistrati ai dibattiti pubblici. In tutte le occasioni di incontro promossi dalla società civile, ai quali ho avuto modo di partecipare, ho notato la presenza costante dell avvocato Francesco Messineo, ho avuto modo di conoscerlo, di apprezzarne la capacità di analisi, di ammirarne il coraggio civile e le capacità professionali, di provare amarezza per le sue difficoltà nel trovare un avvocato disposto ad assisterlo. La vicenda chc ha visto protagonista l avv. Messineo - ex direttore generale dell Istituto Autonomo Case Popolari di Catania - è riassumibile nel titolo di un articolo a firma di Sebastiano Gulisano pubblicato da Avvenimenti l 8 Aprile 1998: Sei onesto? E io ti licenzio!. La coerenza e il rispetto delle istitu zioni di un dirigente pubblico che si rifiuta di non vedere, che contrasta apertamente metodi di gestione di uffici pubblici che sono stati definiti dalla commissione Antimafia regionale clientelari ed affaristici nonché sensibili a interessi di parte per il continuo ricorso a consulenti e a incarichi esterni, che si fa carico dell obbligo di denuncia all autorità giudiziaria o ad altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, ai sensi dell art. 368 c.p., che firma tutte le sue denunce - sulla gestione commissariale dell IACP Tusa e Infantino - con il proprio nome e cognome, quando il coraggio di altri si spinge al massimo alla vile formulazione di anonimi, vengono sistematicamente frustrate dalle puntuali archiviazioni della magistratura catanese. Le stesse vicende hanno esiti completamente diversi, quando sono attenzionate dalla magistratura palermitana, che giunge ad accertare la responsabilità penale del commissario regionale dell IACP dott. Infantino. E ovvio che c è qualcosa che non funziona, poiché delle due l una: o sono corrette le valutazioni dell Antimafia prima c della Procura palermitana dopo, o ha ragione chi ha ritenuto inaffidabile, affetto da delirio di rivalsa e da grafomania quel funzionario che denunciava quelle gestioni commissariali. Il nostro compito non è certo quello di entrare nel merito delle vicende processuali, ma di capire i meccanismi che hanno portato all isolamento di chi si è opposto al sistema dei continui ricorsi a professionalità esterne agli enti ed alle transazioni, ossia a prassi che a nostro avviso - possono facilmente degenerare, realizzando un trasferimento continuo di ricchezze pubbliche in patrimoni privati. L avv. Messineo s opponeva ad una transazione con la Sicilcassa che vedeva ridurre un debito di circa l75 miliardi di vecchie lire a circa 100 miliardi, realizzando una regalia di ben 75 miliardi. Quello che più stupisce ed amareggia è che il quadro delineato dall avv. Messineo coincide per buona parte con i procedimenti relativi alla vicenda del Tavoliere e all asta del secondo lotto dell Ospedale Garibaldi e con le dichiarazioni rese dal cd. ministro ai lavori pubblici di Cosa Nostra Angelo Siino al processo Orsa Maggiore tre. Alla fine Messineo viene licenziato c non riuscirà più a rientrare in servizio, nonostante l ordine di reintegrazione del Tar. L insipienza della classe politica catanese è giunta persino a far ritenere eccessiva l attenzione della commissione antimafia sullo IACP di Catania, e l on. Libertini commenta la relazione finale dell Antimafia affermando che non bisogna confondere la lotta alla mafia con la lotta alla corruzione amministrativa o all inefficienza amministrativa pura e semplice. Forse quel funzionario definito calunniatore aveva quantomeno individuato un meccanismo e delle procedure scorrette, mentre ad altri era demandato il compito di individuare le responsabilità. Oggi la morte di Francesco Messineo richiama tutti ad una maggiore attenzione sui criteri di selezione dei funzionari pubblici, sul conferimento degli incarichi esterni e delle consulenze. sugli accordi transattivi degli enti, sui bilanci e sugli organi di gestione straordinaria, ed ovviamente sulla concessione degli appalti: sono questi i settori che costituiscono l humus dove cosa nostra cresce e prolifera se ìl controllo politico, giurisdizionale ma anche della società civile viene meno. Per tutto questo il nostro saluto a Francesco.

6 6 PRIMOPIANO FECONDAZIONE ASSISTITA E ASSOCIAZIONI Pazienti sfrattati di SANTINA SCONZA BOGGIO LERA: UN CROLLO ANNUNCIATO Studenti evacuati di GIOLI VINDIGNI INTERVISTA AL DOTT. NINO GUGLIELMINO, RESPONSABILE DELL ASSOCIAZIONE HERA CHE DA TEMPO SI OCCUPA DI RIPRODUZIONE ASSISTITA CON UN OCCHIO ALLA SUA UTILITÀ SOCIALE PIUTTOSTO CHE ALLE SUE POSSIBILITÀ LUCRATIVE La legge sulla fecondazione assi stita varata in questi giorni ci porta a fare delle considerazioni sulla realtà della nostra città. A Catania esistono molti centri per la fecondazione assistita, la maggior parte vengono gestiti da privati con lo scopo di trarne profitti. Tuttavia esiste anche una realtà diversa, quella dell associazione Hera, organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Abbiamo chiesto al dott. Guglielmino, responsabile del centro, di raccontarci la storia dell associazione. Io lavoravo in Belgio, quando il prof. Di Leo nel `94, decise di richiamare a Catania all interno della clinica ostetrica del Vittorio Emanuele dei giovani ricercatori che, sparsi per l Europa, si occupavano di sterilità. Tutti venivamo da strutture universitarie e non conoscevamo la realtà della fecondazione assistita in Italia e soprattutto a Catania. Dopo un anno di lavoro nacquero i primi problemi di carattere economico, per risolverli maturammo un idea simpatica: costituire un associazione con finalità non lucrative e reperire fondi per continuare il lavoro. La brillante intuizione fu di aprire la clinica universitaria alla città grazie a questa associazione, in cui erano presenti sia gli operatori sanitari sia gli stessi pazienti. In questo modo anche i pazienti erano entrati nella gestione del servizio, instaurando un rapporto di fiducia tra assistiti e medico. L iniziativa in breve coinvolse tutta la regione, le coppie accorrevano da tutte le parti d Italia. foto di Claudio Floresta DONNE DEL CATANIA SOCIAL FORUM Fummo presi a simbolo dalla Rai e dai media come singolare esperimento di collaborazione tra pazienti e operatori. Il nostro lavoro cominciò a trovare opposizione tra le società lucrative sulla fecondazione, colpite nei loro interessi, e anche all interno delle stesse cliniche universitarie. La loro alleanza scatenò una guerra contro l associazione. Nonostante avessimo proposto all ospedale Vittorio Emanuele una convenzione con la quale donavamo tutte le attrezzature non chiedendo in cambio nulla, la firma fu sempre posticipata, a causa delle pressioni sempre più forti. L epilogo della vicenda fu l espulsione dall azienda sanitaria, con una delibera del dott. Mazzeo, allora manager, per incompatibilità ambientale con i pazienti che avevano raccolto fondi e dotato la clinica di moderne strutture. Come può essere incompatibile una struttura pubblica con i suoi stessi fruitori? Il Consiglio d Istituto della clinica ostetrica, nel luglio del 98, completò l opera deliberando la chiusura del servizio con l avvallo del Rettore Rizzarelli che, usando una vecchia rettorale, impedì nei fatti ai medici della struttura di effettuare assistenza e ricerca. In concomitanza della nostra espulsione nacquero a Catania diversi centri con lo scopo di raccogliere i pazienti che si sarebbero trovati senza un punto di riferimento. L associazione non chiude ma si trasferisce presso i locali della clinica Gretter. I nostri avversari non contenti intentarono nel 99 un giudizio, per interesse privato, conclusosi con l archiviazione il 7 luglio 2003, con una istruttoria durata 4 anni. Questa denuncia fu un grave danno perché molte strutture pubbliche, ci negarono collaborazioni e consulenze. Nell associazione siamo tutti dipendenti, siamo lontani da interessi di tipo economico e commerciali, questo ha permesso di sviluppare un progetto di sanità integrata e partecipata, inoltre ci permette di avere dei costi molto contenuti, circa un quinto di quelli normalmente praticati dagli altri centri. Per il futuro stiamo costruendo un nuovo centro a Santa Agata Li Battiati che sarà il più importante del meridione. Il mio più grande rimpianto è che se il nostro lavoro si fosse sviluppato all interno dell università, avrebbe potuto realizzare una maggiore sinergia fra le varie cliniche per un miglior servizio nella cura e nella ricerca in materia di riproduzione assistita. SCHEDA In Sicilia, ma del resto in gran parte del Sud Italia, l edilizia scolastica è stata una grande fonte di guadagno per gli speculatori del mattone. Le amministrazioni provinciali e comunali hanno distribuito negli anni 70 e 80 centinaia di milioni per costruire nuovi edifici scolastici che non avevano nessun requisito di sicurezza. Edifici costruiti, per fare denaro, da imprenditori senza scrupoli, spesso collusi con la criminalità organizzata. Cosi si è arrivati al terremoto in Molise, ai bambini morti nella scuola di San Giuliano di Puglia e si è cominciato a parlare di mettere in sicurezza le scuole delle zone a rischio sismico. In Sicilia e nella provincia di Catania i morti non ci sono stati solo per un caso: ricordiamo il crollo notturno del solaio della palestra, appena inaugurata, dell istituto alberghiero di Giarre, il crollo della scuola di S. Venerina durante il terremoto dell ottobre 2002 e altri episodi minori, ma non per questo meno gravi e indicativi. Durante la campagna elettorale per le elezioni provinciali a Catania, la messa in sicurezza della scuole fu uno degli argomenti principali su cui si affrontarono gli schieramenti politici. Ad elezioni concluse, l amministrazione provinciale presieduta dall On. Raffaele Lombardo, si è comportata come l amministrazione precedente (Musumeci), che si era distinta per il finanziamento di feste e sagre, ma non aveva prestato nessuna attenzione per la scuola pubblica e per la sicurezza dei nostri figli. Il caso del Liceo scientifico Boggio Lera è emblematico per capire come sia stata gestita la sicurezza nelle scuole e come solo la reazione di studenti, professori, personale non docente e genitori abbia dato una svolta all apatia dell amministrazione provinciale e degli organi di controllo preposti alla sicurezza e alla manutenzione della scuola. Nell ottobre del 2003, in una classe del Liceo scientifico, durante le ore di lezione, è crollata una parte del soffitto e solo per un caso non è successo niente di grave agli studenti. Negli anni precedenti si erano registrati altri crolli e situazioni pericolose fortunatamente in orari in cui gli studenti non erano a scuola o in locali sgombrati in tempo utile. L assemblea, subito, promossa da professori e dal personale della scuola, con una grande partecipazione di studenti e genitori, ha creato un grande movimento c ha chiesto di sapere a chi vanno attribuite le responsabilità del crollo ed in tal senso, ha fatto un esposto alla Procura. Durante la riunione si è scoperto come vi siano state delle gravi mancanze dai mancati controlli sullo stato generale dell edificio (sull agibilità) dai lavori di ristrutturazione, a quelli di manutenzione che hanno coperto con delle toppe i pericoli esistenti (infatti, per esempio, sono stati ridipinti i solai che mostravano macchie di umido senza provvedere alla ricerca e alla rimozione delle cause dell umidità). Dopo la protesta, gli articoli dei giornali e l esposto alla procura, l amministrazione provinciale ha inviato una Commissione di tecnici che ha depositato una relazione in cui dichiara inagibili 28 aule della Sede Centrale. In seguito alla lettura della suddette relazione i genitori non comprendono per quale motivo: 1) Il Preside abbia sempre sostenuto che l incidente accaduto ad Ottobre è stato un episodio imprevedibile e assolutamente fortuito; abbia garantito sulla competenza delle maestranze che hanno operato nella scuola; abbia continuato a sostenere di non ritenere necessario assumere maggiori informazioni e garanzie sull esecuzione dei lavori in corso. 2) I componenti della Commissione di Sicurezza non abbiano mai formalmente sollevato il problema e abbiano minimizzato l importanza dei crolli. Appello per un dibattito Fra l immacolata e il natale, un Parlamento ossequioso verso la morale vaticana e più interessato alla contabilità elettorale che ai diritti delle/dei cittadine/i, ha approvato una delle leggi europee più brutte in materia di procreazione assistita. Quella licenziata in via definitiva dal Senato è infatti raccapricciante:no alle singles e alle coppie lesbiche, no alle coppie che non danno garanzia di stabilità, no ai donatori, no alla salute della donna e al suo diritto all autodeterminazione, si alla tutela ad oltranza dell embrione. Su di esso niente congelamento e diagnosi pre-impianto. Non sfugge a nessuno che viene cosi rimesso in discussione il principio della 194, divenuto legge grazie ad un confronto che coinvolse tutto il paese e consentì una mediazione fra donne laiche e donne cattoliche. Oggi è prevalso il principio di una etica di maggioranza che pretende di normare le scelte personali e di coscienza delle/dei cittadine/i e mette in crisi l idea stessa di stato laico. E necessario ricostruire le condizioni e i luoghi di confronto, solo così si potrà dare forza a tutte le forme di opposizione a questa legge, dalla disobbedienza al referendum abrogativo. Le donne del Catania social forum propongono un percorso di incontri e discussione (che potrà essere ospitato anche sulle pagine di questo giornale) che rimettano al centro i desideri e i diritti delle donne. Elena Majorana Associazione Hera L obiettivo prioritario dell associazione Hera è il raggiungimento della genitorialità della coppia, attraverso la partecipazione degli stessi pazienti alla gestione dei servizi sanitari il che non solo contribuisce a garantire la serenità ai nuovi pazienti ma permette un maggior raggiungimento nella cura e nella ricerca scientifica. Le coppie infertili vengono guidate nel lungo tragitto terapeutico dagli operatori medici e dai psicologi del centro. Vengono utilizzate le più comuni tecniche di inseminazione. Il settore privilegiato della ricerca è la diagnosi genetica di preimpianto realizzata per la prima volta a Londra nel 1990 e applicata in soli 25 centri in tutto il mondo. Il principale obiettivo è quello di evitare l aborto terapeutico del feto malato e instaurare gravidanze a partire da embrioni non malati. Tecnica di grande importanza in una regione come la Sicilia, dove ci sono oltre portatori sani di talassemia. Pertanto resta alto il rischio genetico, due genitori portatori sani hanno la possibilità del 25% di generare figli malati. La tecnica permette di riconoscere e separare gli embrioni, tra malati e sani, trasferendo nell utero materno solo quest ultimi, è applicabile anche per la prevenzione di altre malattie ereditarie. Inoltre opera nel centro un servizio di psicologia. La difficoltà ad avere un figlio provoca una condizione di disagio e causa a volte stati depressivi, pertanto gli interventi psicologici diventano necessari per ritrovare un sano equilibrio di coppia. RELAZIONE DEI TECNICI DELL AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE I tecnici hanno eseguito una ricognizione nei locali della scuola e non hanno avuto bisogno di eseguire particolari indagini con sofisticati strumenti che rivelassero problematiche, danni o dissesti invisibili a occhio nudo, ma semplicemente girando per i locali hanno visto che: 1-Corpo Nord su via Teatro Greco: le murature portanti presentano lesioni considerevoli, le coperture e le volte presentano rischi di ulteriori crolli. 2-Corpo Nord Palestra femminile: la pensilina che dà sul cortile si presenta in stato di degrado lungo tutto il percorso... presentando pericoli di caduta di calcinacci. Sono da controllare le coperture 3-Corpo Est su via Quartarone: risultano non utilizzabili 3 ambienti, di cui un aula... dove è stato accertato in più parti il distacco dell intonaco delle volte, un aula per precarie condizioni igienico sanitarie dovute a cospicue infiltrazioni d acqua nella parete 10-Padiglione Pino: Sono state riscontrate in diversi punti infiltrazioni d acqua che hanno causato la caduta di alcuni pannelli del controsoffitto. L intradosso del solaio si presenta con travetti a vista in visibile stato di degrado. L attuale manto di impermeabilizzazione non copre interamente la terrazza. I tecnici concludono affermando che si resta in attesa di una relazione dettagliata richiesta con nota... alla Direzione Lavori nell ambito dei recenti lavori di manutenzione straordinaria al fine di approfondire gli accertamenti effettuati PUBBLICITA

7 MEMORIA 7 NINO RECUPERO, COMPAGNO E MAESTRO PER TRE GENERAZIONI L intellettuale con la maglietta a strisce di SALVATORE PALIDDA e SALVO TORRE Sobrio discreto persino nella morte, S ricco di vaste e svariate conoscenze in qualsiasi campo, sensibile a tutte le questioni sociali e intellettuali. Chi l ha conosciuto in occasioni, esperienze, ambienti fra i più diversi, non è sfuggito al fascino di questo gentleman umile, rigoroso militante di sinistra e rigoroso intellettuale. Non a caso, per ricordare Nino Recupero sembrano appropriate le stesse considerazioni che sono state fatte per Hannah Arendt e per Abdelmalek Sayad, ma declinate in siciliano ricordano la canzone in omaggio a Salvatore Carnevale: Era l amuri lu so capitali e a tutti sta ricchizza la spartia. La sua militanza non ha mai avuto a che fare con l adesione ideologica ad una causa ; non poteva essere populista, né stalinista, né trotskista, né maoista. Si può riconoscere nei suoi percorsi una vicinanza romantica alle idee dell anarchismo di inizio secolo, ma in un personaggio concretamente impegnato nella ricerca di un contatto con i movimenti del suo tempo. Si ritrovano anche qui il suo grande amore e la sua generosità per gli amici, tutti impegnati a battersi per i diritti umani e la democrazia effettiva. Questa passione gli era nata da giovanissimo, dalle prime considerazioni sui quartieri poveri di Catania e poi dalle lotte del luglio `60, esplose nella sua città. Da allora Nino non ha più risparmiato il proprio impegno: dalle peregrinazioni nelle campagne siciliane, compiute per riprendere la tradizione socialista dell università popolare per i compagni braccianti, alle battaglie con i giovani intellettuali della sua città e poi dél Nord; sino alle sue più recenti militanze contro la guerra nei Balcani, contro il mobbing, per i diritti dei migranti e per la democrazia. Tutta la sua esperienza di vita sembra segnata da un aspetto: il rigore etico, che gli ha impedito di acquisire quel cinismo indispensabile per saper giocare col potere, per la carriera, per il successo. Non era fatto per questo. Nonostante la sua ironia, il suo disincanto e la sua lucidità analitica, non ha mai accettato la sfida personale col potere. Nino non ha mai diviso la storia dalla sua funzione sociale; la sua attività intellettuale andava di pari passo con le esperienze politiche vissute dalla sua generazione. Trasmetteva una visione delle scienze umane come patrimonio da condividere, come apporto individuale ai processi collettivi. Dalla storia sociale a quella delle istituzioni, da I GIORNI A DI SICILIA quella della musica a quella economica, dalla mafia alla rivoluzione inglese, alla Sicilia, all Italia e all Europa del dopoguerra, senza mai arrivare a soddisfare la sua curiosità illimitata. Le domande cui Nino cercava risposte erano sempre direttamente o indirettamente provenienti da una relazione viva e immediata con il presente. Sin dal luglio 60 aveva iniziato uno studio a tutto campo sui movimenti e i conflitti sociali, le forme del potere e la cultura che le sostiene, interessandosi al cinema, alla letteratura e alle nuove forme di espressione. Era stato fra i creatori delle prime riviste politiche giovanili della sinistra sociale e ha sempre cercato di promuovere un editoria alternativa. Il suo principale campo di studi, indagato sino agli ultimi giorni della sua vita in una ricerca sulle trasformazioni dell istituzione parlamentare inglese, si definì già nel 1968, anno in cui si era recato ad Oxford per studiare la rivoluzione inglese. Ne è scaturita una visione unitaria che dagli anni Quaranta del Seicento porta a due rivoluzioni a distanza di quarant anni: un periodo d affermazione di molti degli elementi della modernità compiuta, dalla vendita del tempo di lavoro ai modelli morali della gentry. Insegnando nelle Università di Messina, Catania, Trieste e Milano, attraverso il dibattito sullo stato moderno ha ritrovato spesso i nuovi movimenti. È stato il curatore di un antologia sul movimento dell Autonomia Operaia: il testo del 1978 si poneva il problema dell uso della letteratura grigia e della storia orale e collocava subito gli eventi nella lettura della trasformazione della società. Si è impegnato anche per far conoscere in Italia alcune opere di storici europei (Roland Mousnier e Richard Tawney), ha curato un volume della Storia del Parlamento Italiano e ripreso le riflessioni sulla società del meridione. Infine negli anni 90 ha iniziato ad affrontare i temi dell identità mediterranea, insieme ad una riflessione sulle nuove relazioni di lavoro. A ricordarlo come maestro, non solo dal punto di vista accademico, ma anche come maestro di vita ci sono oggi tante persone di diverse generazioni. Buona parte di esse si impegnerà nel compito di scrivere insieme una storia di vita di Nino che forse riuscirà ad essere anche un contributo a quella storia sociale che lui promuoveva. DEL CATALANO PERUCHO di GIOVANNI MIRAGLIA Il patriota se ne sta ritto dinanzi al regno. Gli han rubato il cavallo a Catania, però le trombe trionfali gliele suonano dentro le orecchie. La Storia, a volte, si sbaglia, per quanto gli uomini si sforzino di scriverla. Garibaldi senza cavallo [1994] E un destino maligno quello che ci costringe a scrivere un articolo dopo l altro per ricordare prima Manuel Vasquez Montalbàn (lo scrittore catalano più letto nel mondo) ed ora Joan Perucho, uno dei grandi poeti e narratori catalani del XX secolo; morto a pochi giorni di distanza dal primo. Nato a Barcellona nel avendo dunque vissuto la propria giovinezza in piena Guerra Civile spagnola ed essendosi risolto nel 1943 (assieme a tanti) al definitivo ritorno in Catalogna - nel 1947 dà alle stampe la sua prima raccolta di versi, significativamente intitolata Sota la sang [Sotto il sangue]. In essa si ritrovano già i temi cardine del suo poetare: la metafora del sangue (quanto ineluttabile in quegli anni!); la presenza della morte già all alba della vita ( e dietro tutte le cose ); una libertà sconosciuta e tanto più ricercata. Nata, dunque, all indomani della tragedia della guerra civile la sua poesia, assieme a quella di un Josep Palau i Fabre e di un Joan Brossa, rappresenta un ricomincia mento (clandestino!) dell attività letteraria in lingua catalana proibita all epoca dal regime franchista che si era allora venuta a trovare in un vicolo cieco. Nel 1951 Perucho pubblicherà, poi, Aurora per vosaltres ; e nel 1954 farà uscire El Mèdium, raccolta il cui titolo possiamo considerare alla stregua di un manifesto, essendo giunta a maturazione la sua formazione letteraria sulla scorta delle suggestioni di Rimbaud e del Surrealismo. E sarà dunque rischiarato dalla luce di queste stelle che il poeta esistenziale, elegiaco e metricamente corretto verrà doppiato dal narratore fantastico, autore di opere che - sulla scorta di una formidabile erudizione di bibliofilo - fanno rivivere al lettore epoche e speculazioni lontane nei secoli e rese attuali attraverso mi- rabili marchingegni letterari come ne Il libro dei cavalieri (in italiano per i tipi de La Biblioteca del Vascello) che ci introduce, con un paso doble da capogiro, nel mondo della cavalleria catalana medievale (con tappa a Catania!); o come, per citare un altro titolo tradotto, ne Le storie naturali (edito da Rizzoli nel 1991 ). E però la scrittura poetica - seppur non pubblicata per un ventennio - non verrà mai abbandonata da Joan Perucho. Prova ne è un opera del 1994 dal titolo Els dies de la Sicilia i la Germània (Giorni di Sicilia e di Germania) che Il Girasole Edizioni sta per pubblicare a cura di chi scrive e che vogliamo definire come specchio di realtà (al plurale) della nostra isola alla luce della sua storia (pure nel suo intreccio plurisecolare con quella catalana). Anche se La Storia, a volte, si sbaglia, / per quanto gli uomini si sforzino di scriverla. CULTURA regolare aperiodico di informazione e approfondimento anno 3 n 8 Aut. Trib. CT n.15/02 del Direttore responsabile Sebastiano Gulisano Redazione: via landolina 41 cap Catania Redazione: Piero Cimaglia, Giusy Di Martino, Giampiero Filoramo, Filippo Finocchiaro, Piero Mancuso, Santina Sconza, Antonio Signorelli, Giofi Vindígni. Hanno collaborato: Elena Maiorana, Giovanni Miraglia, Dario Montana, Salvatore Palidda, Salvo Torre Composizione impaginazione e fotografie: Claudio Floresta, Giovanni Caruso. Direttore: Nicola Torre pellicole: emme di Piero Marletta via delle gardenie 3 Misterbianeo (Catania) Finito di stampare gennaio 2004 presso tipografia A&G - via Agira, 41/ Catania

8 8 ULTIMA LEGAMBIENTE PROTESTA PER IL PROGETTO DELLA CENTRALE A CARBONE Niente sole per i catanesi di PIERO CIMAGLIA LA SCHEDA Sdraiati sulla sabbia a prendere il sole, guardando la pelle che diventa rossa e poi scura, i catanesi che decideranno di iniziare l estate con una bella abbronzatura sulle spiagge della Plaja etnea dovranno temere il vento di scirocco. Non per la fine sabbia che, a volte, accompagna il vento caldo che proviene dalle sponde africane, ma per le polveri nere ed i fumi che potrebbero giungere dalla più vicina zona industriale. Una società, la S.E.I. Srl ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale a carbone che non permetterà sogni tranquilli ai bagnanti della riviera ionica. Legambiente siciliana è insorta dichiarando la sua contrarietà a questo progetto e denunciando che non esistono un Piano Energetico Regionale né uno Provinciale all interno dei quali inserire una iniziativa per la costruzione di una centrale elettrica. L associazione ambientalista prevede che le emissioni si aggiungerebbero a quelle dovute al traffico automobilistico ed andrebbero ad incidere sul livello di qualità dell aria del centro cittadino di Catania, il quale è già attualmente oltre i limiti degli obiettivi di qualità posti dalle direttive comunitarie e dalle normative di recepimento, provocando danni ambientali e sanitari considerevoli. La presenza di polveri e metalli pesanti, le forti emissioni visibili a chilometri di distanza - continua legambiente - comprometterebbero l immagine della stazione balneare della Plaja di Catania e di quella di Agnone. foto di C. Floresta Polveri e metalli, inoltre, potrebbero causare danni alla vicina riserva Oasi del Simeto e alla zona di protezione speciale Foce del fiume Simeto e lago Gornalunga. A questo bisogna aggiungere anche i problemi che sarebbero causati dall attracco delle navi carboniere che non vanno certamente a braccetto con la vocazione croceristica e turistica del porto di Catania già intasato per la mancanza di spazi, non sufficienti nemmeno per le attività oggi presenti. I catanesi vivono già una emergenza rifiuti a causa delle difficoltà a smaltire adeguatamente la propria spazzatura. Una volta entrata in funzione la centrale si ritroverebbero sul groppone altre tonnellate di rifiuti speciali e di gessi. Ma i siciliani hanno tutto questo bisogno di avere a propria disposizione una quantità maggiore di elettricità? La regione siciliana oggi produce più elettricità di quanta ne consuma e la esporta nel resto del paese. Anche a volerne regalare un altro po al resto dell Italia, esiste un limite all esportazione di energia, un imbuto dal collo stretto attraverso il quale non passa più elettricità di. quella che già sbarca al di là dello stretto: l elettrodotto sottomarino fra la Sicilia e la Calabria. Contro un indirizzo politico che vuole fare diventare la Sicilia una pattumiera legambiente ha emesso il proprio verdetto: Si tratta di un opera inutile. Dai dati forniti nel 2001 (ultimi finora disponibili) dal Gestore della Rete Elettrica Nazionale risulta che la Sicilia poteva produrre 5.004,7 MW mentre in realtà ne ha prodotto solo 2.700, ne ha consumato una parte e ne ha esportato il 16,8'%. Nel 2002 sono entrati in funzione alcuni impianti eolici con una ulteriore produzione stimata in 80/100 MW. Nel 2003 è stata convertita in turbogas la centrale Enel di Priolo, così potenziata da 640 MW a 760 MW. La ERG di Priolo ha chiesto anch essa l autorizzazione a convertire al biogas due sue centrali. L ENEL/ENEA ha avviato il proprio progetto, sempre a Priolo, di realizzazione della centrale solare termodinamico Archimede da 20 MW. Risultano, inoltre, presentate istanze per la realizzazione di almeno 31 nuovi impianti eolici in Sicilia. Nella sola provincia di Siracusa risultano installati impianti per 2.419) MW che, da soli, possono coprire l intero fabbisogno regionale. E A PATERNO L INCENERITORE CPT SERRAINO VULPITTA: 4 ANNI FA SEI MORTI NEL ROGO Un lager per hotel di FILIPPO FINOCCHIARO Nei giorni 27 e 28 dicembre si é svolta a Trapani la manifestazione nazionale per commemorare la morte di 6 giovani immigrati, avvenuta 4 anni fa nel centro di detenzione per gli immigrati irregolari Serraino Vulpitta. A pochi chilometri da Trapani, lungo la panoramica via delle Saline, da poco é entrata in funzione una nuova struttura dove vengono rinchiusi i migranti che richiedono asilo politico. Negli stessi giorni della manifestazione, una delegazione composta dai deputati Titti De Simone e Santo Liotta e da una quindicina di manifestanti, tra cui avvocati e volontari di associazioni, varca i cancelli del centro per ispezionarlo. Il centro risulta composto da due palazzine con circa 40 stanze ciascuna. Alcuni poliziotti ed il presidente della cooperativa che gestisce il centro ci fanno entrare in una delle palazzine che ospita gli alloggiamenti, e subito la prima sorpresa: stanze e mobilio intatti, con materassi ancora imballati, come se quelle stanze non avessero mai ospitato nessuno. La sorpresa diventa inquietudine alla vista di due porte blindate che vengono aperte solo su richiesta dei parlamentari. Dietro una di esse scorgiamo una stanza piena di materassi, anch essi nuovi: è il magazzino risponde il poliziotto che ci accompagna, mentre sull altra porta vi è appeso un cartello con su scritto vendita schede telefoniche. Quando la aprono risulterà uno stanzino vuoto e privo di finestre. Nessuno spiega perché dei magazzini e degli spacci debbano essere blindati. Al momento dell ispezione nessun immigrato è presente, un poliziotto risponde con spirito padano: la merce non è ancora arrivata. Difficile sapere se è così oppure è stato appositamente svuotato dai migranti in occasione della manifestazione, come è stato fatto per il Vulpitta. Ci viene poi fatta visitare un altra palazzina che ospita l infermeria, la stanza di identificazione (rimasta chiusa) e la palestra, dove non vi sono tracce di attrezzi ginnici bensì cataste di materassi e coperte (questi usati!) sul pavimento. Il Presidente della cooperativa Insieme che gestisce l assistenza ai profughi, Giuseppe Scozzari, superato un primo imbarazzo, ci confida che non è d accordo nemmeno lui sulla reclusione dei richiedenti asilo, e mostra anch egli perplessità sulla effettiva possibilità di prestare assistenza in una struttura che, pur non essendo formalmente un carcere, reclude con la forza i profughi affidandone il controllo alla polizia. Alla domanda se è vero che i migranti vengono imbottiti di psicofarmaci scrolla le spalle. L assistenza sanitaria non è di loro competenza, dice, ma è del medico della USL. Ma il problema vero, osserva, è la totale assenza di strutture di assistenza sul territorio che possano aiutare ad integrare i richiedenti asilo. Campagna abbonamenti 2004 Abbonamento semplice (10 numeri) 20 euro Abbonamento sostenitore (10 numeri) 50 euro Da questo numero L Isola Possibile viene distribuito anche in abbonamento. Oltre che nelle edicole il giornale può quindi essere ricevuto al proprio domicilio. Sottoscrivendo l abbonamento si partecipa inoltre al progetto editoriale e si viene inseriti nel circuito dell Isola Possibile attraverso il quale si potranno ottenere piccoli benefit offerti dagli inserzionisti del giornale; nel tentativo di costruire un ponte, una rete tra chi in modo diverso consente l uscita di questo giornale senza, padroni. Il circuito prenderà avvio nel mese di febbraio, per avere ulteriori informazioni, collegarsi al sito del giornale. Per abbonarsi o per collaborare nella campagna abbonamenti è possibile contattare il responsabile abbonamenti attraverso l indirizzo Potete visitare on line il nostro sito: isolapossibile Per suggerimenti, critiche e comunicazioni scrivere a: A cinque chilometri da Paternò è in progetto la costruzione di un termovalorizzatore che, bruciando rifiuti provenienti dalle province di Catania e Messina, dovrebbe produrre energia elettrica. Peccato che l impianto ricadrebbe in zona agricola e a due passi da due siti dichiarati di notevole interesse ambientale. Anche in questo caso le associazioni ambientaliste lamentano il fatto che, oltre all impatto ambientale, non sono stati adeguatamente presi in considerazioni gli aspetti geologici e la precaria condizione della rete viaria già abbondantemente congestionata. In questo caso è stato già formato un comitato che, a metà novembre, ha portato gli abitanti paternesi a manifestare la loro opposizione in occasione di una assemblea pubblica organizzata dal sindaco Giuseppe Failla in cui era presente anche il ministro per l ambiente Matteoli. PUBBLICITA

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