Programma d'iniziativa Comunitaria LEADER II Comunicazione CEE 94/C/180/12 dell'1/7/1994 BIODIVERSITÀ E SVILUPPO RURALE. Quaderno informativo n.

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1 Programma d'iniziativa Comunitaria Comunicazione CEE 94/C/180/12 dell'1/7/1994 BIODIVERSITÀ E SVILUPPO RURALE Quaderno informativo n. 11

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3 Programma d'iniziativa Comunitaria Comunicazione CEE 94/C/180/12 dell'1/7/1994 BIODIVERSITÀ E SVILUPPO RURALE Quaderno informativo n. 11

4 I Quaderni informativi sono una iniziativa editoriale dell, nell ambito del progetto Rete Nazionale per lo Sviluppo Rurale, finalizzata ad analizzare problematiche e a diffondere esperienze relative alle politiche strutturali e di sviluppo rurale. Il Quaderno è stato curato da Raffaella Di Napoli e da Davide Marino. Autori: Raffaella Di Napoli (Istituto Nazionale di Economia Agraria) - Introduzione, capitolo 4 (parte seconda), capitolo 1 e paragrafi 2.1, 2.3, 2.6, 2.8 (parte terza); Davide Marino (Università del Molise) - parte prima, paragrafo (capitolo 2 - parte seconda), paragrafo 3.1 (capitolo 3 - parte seconda), capitolo 1 e paragrafi 2.4, 2.6 (parte terza); Marco Genghini (Istituto nazionale per la fauna Selvatica) - capitolo 1 (parte seconda); Carmen Fanelli (Università del Molise) - paragrafi capitolo 2 - parte seconda; Paolo Foglia (AIAB) - paragrafo 2.7 (parte terza); Susanna Vituliano - paragrafo 2.9 (parte terza); Catia Zumpano (Istituto Nazionale di Economia Agraria) - paragrafo 2.2 (parte terza).

5 Indice INTRODUZIONE PRIMA PARTE - BIODIVERSITÀ E SVILUPPO RURALE 1. LA VALORIZZAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ FRA ECONOMIA, CULTURA E SVILUPPO LOCALE Gli aspetti ambientali, economici e culturali della biodiversità La biodiversità come risorsa per lo sviluppo dei sistemi rurali I prodotti della biodiversità SECONDA PARTE - POLITICHE PER LA BIODIVERSITÀ E LO SVILUPPO LOCALE 1. POLITICHE INTERNAZIONALI E COMUNITARIE Trattati e convenzioni internazionali Direttive e regolamenti comunitari LA BIODIVERSITÀ NELLA PROGRAMMAZIONE AMBIENTALE NAZIONALE, NELLE INIZIATIVE IN AMBITO AGRICOLO E NEI PROGRAMMI DI SVILUPPO DELLE AREE RURALI La strategia italiana in materia di biodiversità Il Documento Linee strategiche e programma preliminare per l attuazione della Convenzione sulla Biodiversità in Italia Il Rapporto Nazionale sullo stato di attuazione della Convenzione sulla Diversità Biologica Il Piano Nazionale per la Biodiversità Il Piano Nazionale sulla Biodiversità e altri strumenti e programmi a favore delle aree rurali: sinergie e integrazioni BIODIVERSITÀ E VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI La tutela della biodiversità attraverso la promozione dei prodotti di qualità IL IN ITALIA: SVILUPPO LOCALE E VALORIZZAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ L Iniziativa Comunitaria Le azioni LEADER e l ambiente

6 TERZA PARTE - LA COSTRUZIONE DI PERCORSI DI VALORIZZAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ 1. PROPOSTA PER UN PERCORSO PROGETTUALE ALCUNE ESPERIENZE E PROGETTI PER LA VALORIZZAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ Reintrodurre le coltivazioni agricole tradizionali per promuovere lo sviluppo economico ed occupazionale: il caso della canapa nell area del GAL Delta La valorizzazione della biodiversità nel tempo e nello spazio: il caso dell Ecomuseo dell Appennino Pistoiese Il progetto di valorizzazione del formaggio Casizolu del GAL Montiferru in Sardegna La salvaguardia della biodiversità come strumento di rilancio economico: il caso dei Presidi Slow Food Un caso di valorizzazione delle risorse genetiche delle aree rurali in Toscana: il fagiolo Zolfino del Pratomagno La diffusione della biodiversità come valore culturale a livello locale: le fattorie didattiche Il Farro della Garfagnana Il turismo verde nella riserva di Monte Rufeno Agenda 21 e la tutela della biodiversità: il caso di Roma BIBLIOGRAFIA ALLEGATI Allegato 1 - GLOSSARIO

7 Introduzione La biodiversità, nelle sue diverse forme ed accezioni, può rappresentare una risorsa per lo sviluppo locale, ed in particolare per i sistemi rurali? Come è possibile costruire percorsi di valorizzazione fondati sulla biodiversità? Su quali risorse si possono costruire strategie capaci di salvaguardare la varietà delle specie animali e vegetali presenti nelle aree rurali e nello stesso tempo di rispondere alle esigenze di sviluppo di questi territori 1? Quali politiche di sviluppo per le aree rurali possono contribuire a conseguire questo obiettivo? Cosa possono e cosa devono fare gli attori e le istituzioni locali per rispondere a tale obiettivo? Questo Quaderno Informativo è stato preparato cercando di dare una risposta concreta a questi interrogativi sulla base di tre considerazioni: la biodiversità portando in sé valori e benefici eterogenei - economici, ambientali, socioculturali non sempre facilmente separabili - può essere una risorsa funzionale allo sviluppo; nelle zone rurali questa simbiosi fra necessità ambientali, economiche e socioculturali è stata spesso realizzata attraverso la realizzazione di percorsi di sviluppo basati sulla valorizzazione delle risorse locali, specialmente quelle agroalimentari e naturali che sono il risultato della varietà animale e vegetale (biodiversità) presente in ogni territorio; affinché la biodiversità sia effettivamente utilizzata quale risorsa per lo sviluppo locale sono necessarie politiche e strumenti capaci di innescare un processo di innovazione culturale che ponga la salvaguardia dell ambiente e l uso sostenibile delle risorse come una modalità di comportamento e d azione condiviso. Il Quaderno trae spunto anche dal dibattito e dalle riflessioni sviluppate in occasione del seminario Biodiversità e sviluppo locale, organizzato dalla Rete Nazionale per lo Sviluppo Rurale in collaborazione con l Operatore Collettivo Ecosviluppo a Calasetta nel Il seminario era stato ideato con l obiettivo di ricostruire il quadro degli aspetti economici, socioculturali e normativi che influenzano la definizione e l attuazione di azioni di sviluppo basate sulla promozione della biodiversità e individuare le soluzioni organizzative e le prassi per utilizzarla come veicolo di sviluppo. Nelle aree più sviluppate le risorse ambientali sono maggiormente diffuse nelle zone rurali, sia nelle diverse componenti dei sistemi naturali (parchi, riserve, ecosistemi forestali, ecc.), sia nei sistemi biologici modificati dall uomo come gli agroecosistemi. I sistemi ru- 1) Naturalmente l accezione che si vuole dare al concetto di sviluppo travalica, come oramai conclamato anche nel contesto rurale, gli aspetti puramente economici, per estendersi alla qualità della vita e al benessere della popolazione. 5

8 Introduzione Biodiversità e sviluppo rurale rali territoriali possono essere pensati come degli ecosistemi il cui assetto è il risultato dell interazione uomo-ambiente che ha modificato alcune caratteristiche originarie delle risorse naturali ma ha anche contribuito a determinarne le specificità sia in termini di biodiversità (cioè di varietà genetiche vegetali e animali presenti) sia socioculturali (cioè l insieme delle competenze, degli usi e tradizioni che connotano le comunità locali). Le aree rurali sono sempre più soggette a fenomeni di degrado ambientale causati, nelle aree forti, principalmente dall uso intensivo per la produzione agricola e, nelle aree marginali, dal non uso in seguito a fenomeni di spopolamento e abbandono delle attività produttive. In entrambi i casi i danni legati alla perdita delle risorse naturali portano ad una riduzione della diversità a tutti i livelli: ecologica, economica, socio-culturale. Ad esempio la scomparsa di una produzione tipica che potrebbe avere uno spazio in un mercato di nicchia, si accompagna anche con la perdita di patrimonio economico e di abitudini di vita e di lavoro delle comunità locali fatte di eredità contadine e artigiane e di competenze e tecniche antiche (riduzione della diversità economica e socioculturale). La biodiversità è, perciò, una risorsa importante per lo sviluppo e il suo futuro dipende dalle dinamiche che interessano queste aree. In questa prospettiva, è fondamentale il contributo che le diverse politiche a favore di questi territori possono dare nel sostenere l avvio di processi di sviluppo finalizzati non solo alla conservazione e alla salvaguardia della biodiversità ma a promuoverne la valorizzazione attraverso un uso sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L Iniziativa Comunitaria, pur non essendo finalizzata principalmente alla tutela e conservazione delle risorse naturali e della biodiversità, ha rappresentato una occasione per sperimentare e diffondere azioni di sviluppo sempre più attente alle problematiche ambientali nelle zone rurali, contribuendo a diffondere fra le popolazioni locali una maggiore consapevolezza delle opportunità offerte da un uso sostenibile delle risorse naturali. Nella seconda parte del Quaderno, si dedica particolare attenzione alle politiche internazionali, nazionali e comunitarie volte a salvaguardare e promuovere la biodiversità con particolare riferimento agli effetti e alle opportunità di sviluppo che queste offrono alle aree rurali. La tipologia di iniziative che possono contribuire allo sviluppo sostenibile delle aree rurali e generare ricadute positive in termini economici e sociali è sicuramente ampia: istituzione di un area protetta, bonifica e recupero delle aree dismesse, riconversione delle attività produttive agricole verso pratiche a minore impatto ambientale (tra cui quelle biologiche), promozione dell ecoturismo, valorizzazione delle produzioni tipiche, ecc. In linea generale, esse possono: variare per obiettivi generali che intendono conseguire: recupero di specie a rischio di estinzione e di siti in stato di abbandono, prevenzione di situazioni a forte rischio ambientale, conservazione di beni ambientali non ancora deteriorati, valorizzazione di risorse sottoutilizzate, ecc.; diversificarsi per strategie e strumenti adottati: incentivi (sovvenzioni, marchi di origine e qualità, investimenti pubblici diretti in campo ambientale, ecc.), deter- 6

9 Biodiversità e sviluppo rurale Introduzione renti (Standard o limiti di legge; tasse ambientali, ecc.), sensibilizzazione (manifestazioni, campagne educative, ecc.); implicare un diverso grado di consumo delle risorse (maggiore con l utilizzazione di una specie come input per i processi produttivi e/o uso finale o minore come per l ecoturismo); avere un carattere intensivo (basato su poche specie concentrate e gestite in aree ristrette) o estensivo (ad esempio nelle aree naturali dove molte specie convivono in equilibrio fra loro). Il passaggio dalla semplice conservazione delle risorse verso una loro effettiva ed efficace valorizzazione dipende da numerosi fattori ma può contare oggi su una differenziata gamma di strumenti, la cui sola esistenza, tuttavia, non equivale a garanzia di successo nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo, ma consente perlomeno di utilizzare numerose leve per un progetto di sviluppo qualificato. Ne scaturisce che un passaggio chiave è quello della definizione delle strategie d intervento. Nella terza parte del Quaderno, perciò, si presenta un percorso utile per tradurre le idee-progetto di valorizzazione della biodiversità in processi reali. I passaggi, per tale processo, sono numerosi ma accomunati, al di là delle diverse condizioni locali, dalla centralità dell interazione tra sistema ecologico e sistema sociale. Da un lato è necessario che l interazione tra ambiente e comunità locali dia luogo ad un flusso di beni, materiali o immateriali, e/o di servizi, dall altro è necessario che tale specificità o unicità venga resa disponibile per un percorso di sviluppo. Per tradurre le infinite occasioni di interazione tra la biodiversità naturale e la specificità culturale che si possono manifestare nei diversi contesti locali, è necessario quindi per prima cosa che il valore, anche potenziale, della risorsa sia riconosciuto e assunto quale oggetto d intervento; successivamente andrà definito l approccio progettuale più funzionale alle diverse situazioni locali. Il percorso proposto, in sintesi, è articolato su quattro passaggi chiave, ossia: 1) la percezione della risorsa biodiversità; 2) il riconoscimento del suo valore complesso; 3) individuazione dell approccio funzionale; 4) Attuazione e valutazione del progetto. Questa parte conclusiva del Quaderno riporta anche alcune esperienze di valorizzazione della biodiversità, molte delle quali realizzate con l attuazione dell Iniziativa Comunitaria in Italia. Queste esperienze si differenziano per: le caratteristiche socioeconomiche, ambientali e culturali delle aree in cui sono state realizzate; gli obiettivi che si prefissavano di conseguire; la tipologia di azioni avviate e le modalità con cui sono state realizzate. Proprio queste differenze aiutano a rappresentare la molteplicità delle strategie e delle azioni che si possono attivare per valorizzare la biodiversità come veicolo di sviluppo locale.anche per questa ragione per la stesura di questa parte del Quaderno ci si è avvalsi anche della collaborazione di quanti sono quotidianamente impegnati nella realizzazione dei progetti. 7

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11 PRIMA PARTE BIODIVERSITÀ E SVILUPPO RURALE

12 Biodiversità e sviluppo rurale parte I 1. La valorizzazione della Biodiversità fra Economia, Cultura e Sviluppo Locale Gli aspetti ambientali, economici e culturali della biodiversità Il termine di biodiversità, entrato nel linguaggio comune dopo la Conferenza delle Nazioni Unite sull Ambiente e lo Sviluppo (UNCED) di Rio 92, è la contrazione di diversità biologica, espressione con la quale si identifica la diversità della vita sulla terra. I livelli ai quali viene classificata la diversità biologica sono tre: la diversità a livello genetico; la diversità a livello degli organismi viventi; la diversità a livello ecosistemico. Secondo tale definizione, che include dalla varianza del patrimonio genetico del singolo individuo sino all insieme della varietà biologica di ecosistemi complessi, la biodiversità tende a coincidere con quello che viene definito il capitale naturale; nell analisi degli aspetti ambientali ed economici, è importante, quindi, precisare, di volta in volta, di quale segmento ci si occupa. In questa sede si farà riferimento espressamente alla biodiversità presente nelle aree rurali, sia negli agroecosistemi, che in tali aree sono risultano meno intensivi e specializzati e più vari, sia nelle aree forestali e boschive, sia, ancora, nelle aree a più alto tasso di naturalità 3. Per quanto riguarda il primo ambito, un attenzione specifica va posta sulle cosiddette Risorse Genetiche Vegetali (RGV) o animali (RGA), ossia il patrimonio genetico delle specie, razze e varietà utilizzate in agricoltura e zootecnia, di cui risultano singolarmente ricche le regioni mediterranee e il sud d Italia. Nelle sue diverse componenti la biodiversità, fornisce comunque un flusso di beni e di servizi molto articolato. Per quanto riguarda la dimensione ecologica, in generale, la conservazione della diversità delle risorse biologiche della biosfera risponde ai principi della sostenibilità ambientale dello sviluppo. Infatti, le risorse genetiche, considerati tutti i livelli e le relative funzioni cui presiedono, sono centrali per la continuazione dei cicli vitali del pianeta e per la sostenibilità dello sviluppo dell uomo. Il livello di diversità biologica, inteso sia come numero sia come varietà delle popolazioni di piante ed animali, è peraltro anche il parametro che più di ogni altro influenza la produttività netta di un ecosistema. Questo per le relazioni inter e intraspecifiche che si stabiliscono, soprattutto in termini di interdipendenza tra le sue componenti. Al livello di diversità genetica è legata anche un altra, fondamentale, proprietà degli ecosistemi, ossia la resilienza, termine con il quale si indica la capacità di un sistema di superare un evento negativo (shock o stress) recuperando le con- 2) Per un approfondimento si veda D. Marino 1998 e D. Marino - G. Cannata ) Queste si possono identificare con le aree protette (parchi, riserve naturali, zone umide). 11

13 parte I Biodiversità e sviluppo rurale dizioni di stabilità iniziale. In altri termini la diversità biologica influenza positivamente la resilienza degli ecosistemi e quindi la capacità di carico dell ambiente riguardo ai fattori di disturbo. Inoltre la conservazione di popolazioni, ad esempio, di piante nei loro habitat naturali o negli agroecosistemi consente di mantenere il processo di evoluzione garantendo un continuo adattamento delle specie, delle popolazioni e degli ecosistemi alle mutate condizioni ambientali. La conservazione della biodiversità assicura, quindi, un alto grado di resilienza a fronte delle incertezze ambientali, tra le quali primaria importanza va data ai cambiamenti ecologici. Oltre a ciò la diminuzione della variabilità genetica riduce la possibilità di innovare le tecniche produttive per un agricoltura sostenibile di fronte al più che probabile incremento della domanda di generi alimentari nei prossimi decenni ed ai cambiamenti di tipo ecologico. A molte di queste funzioni ecologiche corrispondono benefici di ordine economico. La dimensione economica della biodiversità è, infatti, direttamente connessa ai benefici derivanti dal valore d uso e non uso del capitale naturale.tali valori, secondo una tassonomia oramai consolidata presso gli economisti che si occupano d ambiente (Turner e altri, 1994), sono compresi nel cosiddetto Valore Economico Totale (VET) e possono suddividersi in valori d uso, o valori reali, e valori non di uso. I primi a loro volta si distinguono in valori d uso diretti, che di solito implicano il consumo di risorse 4 e valori d uso indiretti, in cui non vi è consumo delle risorse 5. Nella dimensione economica della biodiversità vanno considerati anche i benefici derivanti dai cosiddetti valori d opzione e di quasi opzione. Questi si riferiscono alla possibilità di un utilizzazione futura (opzione) delle risorse ambientali, resa possibile da una attuale preferenza verso la conservazione. In particolare si parla di quasi opzione quando non vi è certezza sulle effettive possibilità di utilizzo, e quindi di trasformazione in valori d uso reale, delle risorse, ma tale opzione è legata ad un mutamento del quadro delle conoscenze 6. Solitamente a completare il VET della biodiversità vengono inclusi i valori di non uso.tuttavia, passando dai valori d uso reali e diretti, attraverso quelli indiretti e d opzione, verso il valore di eredità e di esistenza decresce la tangibilità dei benefici e aumentano le difficoltà di stimare sotto il profilo quantitativo tali componenti. Queste esprimono, infatti, un sistema di preferenze che può entrare a fare parte del benessere degli individui, indipendentemente dal flusso di benefici strumentali che gli stessi 4) Ad esempio in un ecosistema forestale:legname, prodotti del sottobosco, essenze officinali e spontanee, ecc. 5) Proseguendo nell esempio il valore paesaggistico, turistico e in generale ricreativo. 6) È intuitivo che tale valore sia particolarmente importante per le risorse genetiche, visto che con lo sviluppo delle biotecnologie il processo di attualizzazione del valore potenziale di tali risorse può essere molto rapido. 12

14 Biodiversità e sviluppo rurale parte I ne traggono.tali valori esprimono un atteggiamento meno utilitarista e antropocentrico riferendosi, in misura non indifferente, a un sistema etico, che assegna importanza al fatto di lasciare alle generazioni future la possibilità di disporre delle risorse (valore di eredità) o assegna alle specie e alla loro organizzazione biologica un valore intrinseco, indipendentemente dall uso umano (valore di esistenza). In definitiva, pur rientrando nel VET, perché concorrono a definire la funzione di benessere di un individuo o di una società, alcuni valori attengono anche, e forse più correttamente, un profilo etico-politico; in questo senso la biodiversità è strettamente correlata a uno dei principi cardine del concetto di sostenibilità, ossia l equità intergenerazionale; lasciare alle generazioni future un capitale naturale, non inferiore a quello attuale è, infatti, una delle opzioni di fondo della sostenibilità nella sua versione forte 7. In poco più di quarant anni la campagna si è anche verbalmente smarrita, scomparsi gli uomini che frequentavano boschi e campi, conoscevano alberi erbe fiori e animali. Con la fine della civiltà contadina e delle comunità rurali si sono estinte le parole popolari della flora e della fauna. La parola generica - fiore o albero o pianta o erba - ha sostituito centinaia di denominazioni cinquant anni fa ancora ben vive sulla bocca dei nostri nonni contadini che sapevano i nomi di erbe fiori e piante, i nomi degli uccelli e di tutti gli animali e gli insetti, di tutte le cose viventi che avessero a che fare con l ambito dei loro interessi pratici e del loro mondo concreto... L agonia e la morte delle cose cammina di pari passo con l oblio del nome che le designa (G.L. Beccaria, I nomi del mondo, 1995). Esiste un ulteriore livello di espressione della biodiversità, particolarmente importante nelle aree rurali, ossia la relazione tra diversità biologica e diversità culturale. La cultura materiale dell uomo è, infatti, molto diversificata in relazione agli usi ed alle funzioni delle risorse naturali. Ci si riferisce ai valori etici, sociali, religiosi, simbolici che le risorse naturali assumono per le diverse culture materiali del pianeta, concorrendo peraltro alla loro definizione. La relazione è comunque biunivoca: da un lato l uomo definisce il proprio universo di riferimento, anche, sulla base delle risorse disponibili, dall altro modifica le stesse risorse attraverso l uso e la conseguente selezione. Il processo accentua la diversità sia a livello biologico (ad esempio diversificando il patrimonio varietale delle piante coltivate), ma anche rispetto ai valori che assumono tali risorse nella società. 7) La distinzione tra sostenibilità debole e forte si basa sulla sostituibilità tra capitale umano e capitale naturale. Ambedue le versioni si basano sul principio del capitale costante, ma, a differenza della prima, la sostenibilità forte non ammette che la diminuzione del capitale naturale possa essere bilanciata da un aumento di quello umano. 13

15 parte I Biodiversità e sviluppo rurale Il territorio è un opera d arte: forse la più alta, la più corale che l umanità abbia espresso.a differenza delle molte opere artistiche (in pittura, in scultura, in architettura) o tecniche che sono prodotte dall uomo plasmando materia inanimata, il territorio è prodotto attraverso un dialogo, una relazione fra entità viventi, l uomo stesso e la natura, nel tempo lungo della storia. È un opera corale, coevolutiva, che cresce nel tempo Il territorio nasce dalla fecondazione della natura da parte della cultura. L essere vivente che nasce da questa fecondazione ha carattere, personalità, identità, percepibili nei segni del paesaggio (Alberto Magnaghi, Il progetto locale, 2000). In definitiva i danni legati alla perdita delle risorse genetiche sono tanto ambientali, quanto economici, quanto, ancora, culturali. La scomparsa di informazioni utili (i geni) porta ad un restringimento delle possibilità di adattamento delle colture all ambiente. In qualche modo s interrompe il processo di coevoluzione che, anche se mediante tecniche più sofisticate, ancora oggi corrisponde al modello della nascita dell agricoltura e dell adattamento uomo-piante. Inoltre con la scomparsa di una specie o di una varietà si disperde anche la conoscenza degli usi, l accumulazione di competenze che è anch essa un risultato del processo coevolutivo. Infine interrompendo tale processo dinamico in cui muta il patrimonio genetico, ma anche le capacità umane di utilizzarlo, si perde il valore di opzione legato a queste risorse e quindi una parte del patrimonio disponibile per il futuro per la ricerca biologica, farmaceutica, medica (Myers, 1992). La complessità dei valori della biodiversità si può rappresentare tramite il diagramma della Figura 1, che descrive quello che è stato definito come il Valore Complesso della Biodiversità (VCB) (Cannata, Marino, 2000). Tale definizione vuole rimarcare che, contrariamente ad atteggiamenti deterministici che propongono di definire, in modo separato, le singole componenti del valore delle risorse naturali, il VCB, in un ottica olistica, è superiore alla somma delle sue parti. È evidente che il Valore Complesso della Biodiversità attiene aspetti tra loro correlati e che possono assumere valenze differenti. Così, ad esempio, i valori ecologici possono considerarsi anche economici nella misura in cui forniscono il supporto per la vita e, tramite i cicli biologici, rendono possibili i cicli di produzione e consumo.allo stesso modo i valori etici e culturali, entrando a far parte della funzione di benessere individuale e collettiva, possono essere espressi in termini economici attraverso la valutazione delle preferenze individuali. Tanto più manifeste saranno tali preferenze, tanto maggiore sarà la cosiddetta disponibilità a pagare (DAP), tanto più sarà il grado di tangibilità della risorsa. È chiaro come le singole componenti del VCB possano variare nel tempo e nello spazio. Una stessa risorsa assume un ruolo ed un valore differente sotto ogni profilo - 14

16 Biodiversità e sviluppo rurale parte I Figura 1 - Il Valore Totale della Biodiversità e le sue componenti BIODIVERSITÀ Dimensione ecologica Dimensione economica Dimensione etica e culturale Ruolo e funzionamento degli ecosistemi; Produttività netta; Resistenza, capacità di carico; Valori d uso diretti (consumo) indiretti (non di consumo) Valore di eredità di opzione; di quasi opzione Valore di esistenza Patrimonio culturale dell umanità Benefici dello sviluppo Benefici della conservazione VALORE TOTALE DELLA BIODIVERSITÀ ambientale, economico, sociale - in relazione alla sua scarsità/abbondanza, alla sua qualità, al suo contributo alla qualità della vita delle popolazioni interessate, ai benefici economici connessi, al suo ruolo culturale, al valore etico che gli attribuisce la società. Tutti parametri che variano appunto nel tempo e nello spazio in funzione dell organizzazione sociale. Un passaggio chiave diviene, quindi, la comprensione dei meccanismi naturali, sociali, economici ed istituzionali attraverso cui la società locale percepisce la biodiversità quale risorsa per uno sviluppo sostenibile. 1.2 La biodiversità come risorsa per lo sviluppo dei sistemi rurali Sinora sono stati analizzati i diversi valori - ecologici, economici e sociali, etici - della biodiversità e quali possano essere i benefici derivanti dalla conservazione e dall utilizzo delle diverse risorse racchiuse in tale concetto. In questo paragrafo del Quaderno cercheremo di capire come tali benefici possano essere funzionali allo sviluppo rurale. Innanzi tutto è necessario prendere le mosse da una definizione di Sviluppo Rurale; quella che viene proposta racchiude in sé le diverse dimensioni - economiche, sociali ed ambientali - dello sviluppo; secondo Robertson (1993) infatti, lo sviluppo rurale è: - un processo di cambiamento conservativo che mira a migliorare la qualità della vita della comunità rurale mediante azioni sostenibili, endogene e locali 15

17 parte I Biodiversità e sviluppo rurale di rianimazione, riproduzione, integrazione e crescita dell economia integrata del mondo rurale... in una logica di attivazione e autosviluppo. In definitiva l autore sembra suggerire che lo sviluppo sarà tanto più forte quanto più inciderà sull autonomia e sull attivazione dell economia e della società a livello locale. È chiaro che in questo contesto le comunità rurali porranno l accento anche sugli aspetti ambientali e cercheranno di impiegare le proprie risorse in processi sostenibili. Il quesito posto in apertura di questa sezione del Quaderno allora può essere riformulato e diviene: qual è il contributo che i valori della biodiversità, e i benefici ad essi connessi, possono portare ad uno sviluppo sostenibile nelle aree rurali? Il punto di partenza per rispondere a questo quesito diviene allora il ruolo che la biodiversità, nelle sue diverse componenti, riveste nei sistemi rurali. Anche se nelle aree e nell economia rurale la componente meramente agricola va perdendo, in particolare nei paesi e nelle regioni più sviluppate, è indubbio che vi sia una relazione molto stretta tra sviluppo rurale e sviluppo dell agricoltura.tale relazione va posta in un più ampio quadro del rapporto tra sistema ambientale e sistema sociale, in cui si possono individuare: l ambiente (scenari ecologici, disponibilità di risorse naturali); la popolazione (sviluppo demografico); la tecnologia; l organizzazione sociale. Tutti questi elementi sono legati tra loro in un sistema che è definito dalla struttura delle relazioni interne tra i suoi elementi (Figura 2). Figura 2 - Componenti di un sistema rurale Tecnologie disponibili Risorse naturali Agricoltura Sviluppo demografico Scenari ecologici 16

18 Biodiversità e sviluppo rurale parte I Si può dunque affermare che le aree rurali ed agricole siano dei sistemi, perché: hanno una struttura complessa e sistemica, data da alcune componenti (risorse) e dalle relazioni (scambi di materia, energia, informazioni) che si instaurano tra loro; mostrano un organizzazione interna (autorganizzazione), che varia in funzione del loro grado di sviluppo; hanno un proprio comportamento (conservazione, riproduzione, autoregolazione, ciclo di vita), e, secondo la teoria dei sistemi, tendono all equilibrio ed alla riproduzione del sistema stesso, in risposta a cambiamenti (di natura climatica, demografica o tecnologica), sono sistemi aperti (relazioni esterne, presenza di istituzioni, tra cui il mercato). In altre parole, la grande diversificazione dei sistemi agricoli e rurali è interpretabile come una strategia di risposta a modificazioni (biologiche, economiche, culturali) indotte rispetto ad un equilibrio preesistente. Considerando che organizzazione sociale e tecnologia si possono racchiudere nel concetto di cultura, si può affermare che questa sia lo strumento del generale processo di adattamento degli esseri umani al loro ambiente. Se l agricoltura può essere letta come un processo di coevoluzione tra l uomo e le piante domesticate, una relazione simbiotica che ne aumenti le capacità adattive alterandone alcune caratteristiche originarie (Giusti, F., 1996), la biodiversità agroalimentare può essere interpretata quale il risultato (o se si preferisce un indicatore) del processo coevolutivo tra uomo e ambiente nelle aree rurali: le relazioni tra diversità ambientale e culturale producono una grande diversità di Prodotti Locali, che sono quindi definibili come quelli connessi - in senso ambientale, socioeconomico, storico - a un territorio specifico e sono contraddistinti da tre fattori: Ambiente; Materie prime; Cultura materiale. I primi due sono quelli che connotano la vocazionalità di un territorio a produrre un prodotto locale e specifico, i secondi due esprimono invece la tradizionalità del processo produttivo. La combinazione dei tre fattori determina che i prodotti locali siano risorse - endogene e specifiche - del territorio stesso.tali risorse possono essere potenziali (vocazionalità) o reali (tradizionalità). Ma l esistenza di risorse potenziali o reali può bastare affinché esse stesse siano funzionali ad un processo di sviluppo? In genere c è bisogno di un altro passaggio chiave. Infatti, in modo generico, le risorse si possono definire come un insieme di elementi (naturali o antropici, materiali o immateriali) che costituiscono un patrimonio e connotano in maniera specifica un territorio (esprimono l identità territoriale). Il concetto di risorsa è un concetto relativo: può avere valore in se, o come parte di un sistema, in funzione della capacità del sistema di utilizzarla (ritenerla utile per i propri obiettivi di sviluppo). In questo senso 17

19 parte I Biodiversità e sviluppo rurale le risorse variano nel tempo e nello spazio, dipendendo dai modelli sociali e culturali dello sviluppo, dalla capacità tecnologica di utilizzarle. Allora la biodiversità agroalimentare diviene una risorsa endogena se inserita in un sistema (agricolo e rurale) specifico, in un contesto culturale a sua volta particolare in grado di riconoscerla in quanto tale e di utilizzarla. Ripercorrendo quanto detto avremo: l ambiente seleziona e offre risorse (genetiche); l uomo le utilizza, le modifica, le seleziona; la relazione tra risorse e uso da parte dell uomo codifica la cultura materiale; il processo è coevolutivo (dinamico); il processo crea valori: materiali e di scambio (soddisfacimento di bisogni, mercantili e di scambio), culturali (simbolico-religiosi, linguistici, della conoscenza, dell informazione), sociali (organizzazione e coesione sociale, tecnologia); ecologici. In definitiva riconoscere, conservare, utilizzare, le proprie risorse in termini di biodiversità è funzionale al processo di sviluppo delle società locali in quanto i valori che si creano, sono, oltre che economici, ambientali, sociali, culturali.tali valori divengono a loro volta risorse, patrimonio dell identità locale, elementi intorno cui costruire le componenti non meramente reddituali dello sviluppo. Il riconoscimento della biodiversità come risorsa contribuisce a ridefinire l azione della società locale nel suo produrre e strutturare il territorio, richiedendo anche agli operatori locali una maggiore attenzione verso forme di gestione sostenibili e di costruzione di buone relazioni con l ambiente (e di conseguenza di buoni equilibri ecosistemici). In questa prospettiva, lo sviluppo sostenibile di un area viene identificato non solo in una ottica eco-compatibile - che può essere identificata con i limiti ammissibili di consumo delle risorse e di sfruttamento di un territorio e con il sostegno ad azioni di superamento del degrado ambientale - ma in relazione anche agli effetti sulla qualità della vita, del paesaggio, dei processi di autodeterminazione delle comunità locali. 1.3 I prodotti della biodiversità Nelle aree rurali le risorse genetiche, sotto il profilo economico, rappresentano una delle risorse più importanti perché possono fornire benefici economici a molteplici livelli: dal singolo gene all ecosistema naturale e protetto; si possono individuare cinque tipologie principali (Marino, Salvioni, 1996) che, concorrono a determina- 18

20 Biodiversità e sviluppo rurale parte I re il ruolo che le risorse fitogeniche possono svolgere quale fattore di sviluppo a livello locale: beni e servizi reali forniti dagli ecosistemi naturali (parchi); beni e servizi reali forniti dagli ecosistemi forestali; beni e servizi reali degli agroecosistemi estensivi, o condotti con tecniche a basso impatto ambientale, delle aree rurali; il valore d opzione delle RGV delle aree naturali e degli ecosistemi forestali; il valore d opzione delle RGV agricole presenti nelle aree rurali. Tenendo in considerazione come nelle aree rurali il territorio sia diversificato in componenti naturali, agricole, antropiche, i valori d uso, i prodotti ed i servizi ottenibili possono essere schematizzati come nella tabella 1. Tabella 1 - Prodotti e servizi della biodiversità nelle aree rurali Produzione di alimenti Servizi Risorse Usi ricreativi e altre materie prime ambientali genetiche e culturali Ecosistemi naturali * *** ** ** Ecosistemi forestali ** ** ** ** Agroecosistemi *** * *** * * interazione debole; ** interazione media; *** interazione forte. Fonte: Marino, Allo stesso modo se ci rifacciamo al concetto di Valore Economico Totale, in precedenza esposto possiamo osservare come un ecosistema complesso, come ad esempio le aree umide, possa fornire un flusso di beni e di servizi del quale beneficia l intero territorio e le sue comunità. Possono essere beni materiali o servizi in grado di produrre reddito in modo diretto, o si può trattare di beni pubblici ed esternalità che comunque influiscono sullo sviluppo attraverso il loro apporto ala qualità della vita. È importante sottolineare che diversi di questi benefici, pur essendo dovuti all azione conservativa delle comunità locali, sono goduti da fasce di popolazione molto più ampie, giustificando così l intervento pubblico nel trasferire risorse finanziarie agli attori locali (tabella 2). Essendo il concetto di biodiversità così ampio sono molti anche i settori privati dell economia che sono potenzialmente e di fatto interessati nello sviluppo di attività basate sulla risorsa biodiversità. L IUCN (1997) ha dedicato una piccola guida al rapporto tra Business e Biodiversity, anche nel tentativo di far comprendere come l impatto della Convenzione sulla biodiversità 8 possa essere positivo, a patto che l uso della biodiversità sia sostenibile. 8) Per l analisi di questa si rimanda ai capitoli successivi. 19

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