3. L ACQUA. 3.1 Le problematiche ( )

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1 3. L ACQUA Gli argomento trattati in questo capitolo si riferiscono alla qualità dell ambiente acquatico, inteso sia come acque marine e costiere, che come acque interne (superficiali e sotterranee); anche in questo caso, si tratta di temi tutti maturi in relazione all importanza ed alla rilevanza scientifica e politica ad essi riconosciuta da anni, sia a livello nazionale che internazionale, anche se le politiche e le risposte normative, e soprattutto il relativo stato di attuazione delle norme, non sono ancora del tutto sufficienti a tutelare questa risorsa ed a preservarla per le future generazioni. Alcuni argomenti sono relativi a tematiche che travalicano i limiti della Provincia, delle regioni e dello stesso territorio nazionale, avendo dimensioni transnazionali (la difesa del mare), e che, quindi, necessitano di risposte a livello internazionale; altri temi sono relativi a fenomeni transregionali (Corsi d acqua o serbatoi acquiferi che interessano più regioni). Altre tematiche sono infine relative alla scala locale e sono strettamente connesse a criticità ambientali e a fenomeni di inquinamento diffusi e/o localizzati, sono queste le tematiche che rientrano più propriamente nell attività di governo locale del territorio, ma è proprio dalla scala locale che devono partire anche le risposte a livello globale. 3.1 Le problematiche ( ) In questo paragrafo vengono descritte sommariamente le problematiche connesse ai vari fenomeni di inquinamento della componente ambientale acqua, evidenziando le cause generatrici e i danni provocati. Acque marine e costiere: Costituiscono un ecosistema di fondamentale importanza; nel seguito della trattazione verranno affrontate precipuamente le problematiche relative alle acque costiere, perché sono queste che, ad esclusione degli sversamenti di inquinanti in mare dovuti ad incidenti navali o a scarichi di rifiuti di vario genere, natura e entità (sempre ad opera di navi), sono più sottoposte agli effetti ed ai fenomeni di inquinamento prodotti dalle attività antropiche delle popolazioni rivierasche. Sono infatti proprio le zone costiere quelle in cui l ambiente marino e quello costiero si incontrano, si influenzano ed interagiscono tra loro; è opportuno rilevare che in queste zone, che occupano meno del 15% della superficie della terra, vive il 60% della popolazione del mondo e anche il territorio della Provincia di Napoli rientra pienamente in questo range con il 52% della popolazione totale. ( ) Dr. Claudio del Giudice Consulente 192

2 Le coste sono sottoposte a fenomeni dinamici che le modificano a volte profondamente, l erosione costiera conseguente alle attività ed agli interventi antropici o a cause naturali è un fenomeno molto diffuso. Oltre ai fenomeni di erosione costiera è di fondamentale importanza il mantenimento di elevati standards di qualità delle acque ai fini della conservazione degli habitats (flora e fauna), fondamentali sia per il mantenimento sia delle attività di pesca ed acquacultura che per il turismo delle zone costiere. I determinanti e i principali impatti da essi determinati sulle aree costiere sono mostrati nella Tab. 36. Tab. 36: Determinanti e principali impatti da essi determinati sulle aree costiere Cambiamenti fisici Inquinamento Perdita/degrado Habitat DETERMINANTI Erosione & Piene Acque superficiali Acque sotterranee Acque superficiali Acque sotterranee Suolo Aria Acque marine Distruzione di habitat Distruzione del paesaggio Distruzione della fauna Distruzione della flora Industria Energia Urbanizzazione Turismo Trasporti Navigazione e porti Deforestazione Pesca Acquacultura Difese costiere Agricoltura Da Rigg K., Salman A., Zannen D., Taal M., Kuperus J. e Lourens J., Threats and opportunities in the coastal areas of the European Union. A scooping study. Report for the National Spatial Planning Agency of the Ministry of Housing, Spatial Planning and Environment, The Netherlands; Modificato Impatto debole o nullo Impatto da moderato ad alto 193

3 Acque interne: In esse sono state incluse oltre alle acque superficiali e sotterranee anche le lagune costiere. Le acque interne costituiscono una risorsa strategica per la vita dell uomo e la sopravvivenza della specie, da esse vengono infatti prelevate le risorse idriche ad uso potabile, oltre a quelle per uso irriguo e per le attività produttive. Le attività antropiche, i massicci prelievi ad esse connesse e i fenomeni di inquinamento che interessano sempre più le acque superficiali e sotterranee, stanno compromettendo la risorsa strategica acqua, sia in termini di quantità che di qualità. Fiumi e laghi secchi o inquinati, serbatoi acquiferi impoveriti (sia in quantità che in qualità), penuria di acqua potabile e per scopi irrigui e/o industriali, tensioni politiche tra stati confinanti per il controllo delle risorse idriche comuni; sono questi gli scenari globali che si stanno vivendo, tanto da far dire alla Banca Mondiale che, se il ventesimo secolo è stato segnato dalle guerre per il controllo delle fonti energetiche, in quello ventunesimo sarà l acqua ad essere al centro di aspre contese internazionali.. Ottanta paesi al mondo vedono minacciata la propria situazione socio-economica a causa della scarsità delle risorse idriche e due miliardi di persone, pari al 40% della popolazione mondiale, non dispongono di acqua pulita né di sistemi di collettamento e di trattamento delle acqua reflue. Il panorama italiano non è così catastrofico ma, specialmente nelle regioni meridionali, non c è ancora la garanzia di una dotazione idrica sufficiente, in tutti i periodi dell anno e per tutti i cittadini e, a livello nazionale, non sono ancora stati risolti i problemi legati ad un crescente e perdurante inquinamento delle risorse idriche, comprese quelle sotterranee. Nella provincia di Napoli, come si dirà nel seguito, se il panorama delle acque superficiali risulta generalmente compromesso, specialmente in relazione alla qualità della risorsa; quello delle acque sotterranee evidenzia vistosi segnali di sofferenza. Infatti, oltre agli evidenti abbassamenti dei livelli piezometrici, con i connessi fenomeni di subsidenza del suolo e, nelle zone costiere, di intrusione di acque marine, le acque sotterranee in aree sempre più estese, risultano inquinate dagli scarichi civili e da quelli industriali (attraverso gli scambi con il sistema idrico superficiale e, a volte per l immissione diretta), dalla presenza di discariche abusive e dall inquinamento provocato dalle pratiche agricole (fertilizzanti, pesticidi, fitofarmaci). Il DLGS 152/99 e le successive disposizioni correttive ed integrative contenute nel DLGS 258/200, riordinano l intera materia acque, attraverso l attuazione delle Direttive Europee 91/271/CEE (Trattamento delle acque reflue urbane) e 91/676/CEE (Protezione delle acque dall inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole) e l abrogazione di leggi ed altre disposizioni nazionali, e 194

4 definiscono, allo stesso tempo, il sistema di regole ed i tempi di adeguamento a cui devono attenersi sia il sistema pubblico che i privati, in relazione alle attività di depurazione. Gli elementi di maggiore novità introdotti da questi decreti in materia di tutela delle acque dall inquinamento si possono così riassumere: Una nuova politica di risanamento e tutela della risorsa acqua, non più fondata sul controllo e la messa a norma del singolo scarico, ma in funzione di obiettivi di qualità del corpo idrico e/o del sistema recettore; Norme più severe per gli scarichi al suolo e nel sottosuolo per difendere meglio e più efficacemente le risorse idriche sotterranee; Maggiore attenzione alle problematiche connesse al mantenimento delle risorse idriche, anche in termini di qualità. 3.2 Le acque marine costiere ( ) "Il mare è inesauribile, esso basta ai bisogni di tutti: tutti possono usarne ed abusarne senza nuocere all'uso degli altri: non ha la caratteristica secondaria delle cose suscettibili di essere possedute; è libero come l'aria, la luce, il calore" (HAUTEFEUILLE L. B., in Histoire des origines des progrès et des variations du droit maritime international, Paris 1869, 17). I primi tentativi di codificazione del diritto del mare, risalgono al secolo scorso da parte della organizzazioni internazionali e riguardano prevalentemente problematiche di navigazione internazionale e di definizioni di mare territoriale, legate essenzialmente a questioni di sfruttamento di esso (pesca, risorse petrolifere). Negli ultimi anni con il diffondersi delle problematiche dell inquinamento e della cultura ecologista, si è sviluppato, attraverso la cooperazione intergovernativa, un processo di costante cambiamento della cultura sull ambiente marino e sulla tutela delle risorse ad esso associate, con la ratifica di numerosi trattati bilaterali, regionali e a scala globale, relativi ai vari tipi d'inquinamento e per lo più patrocinati da organismi internazionali. L'esigenza di tutelare il mare dalle varie forme di inquinamento si è sviluppata con il progredire dei processi d industrializzazione e con l aumentare dei traffici, via mare anche di materiali inquinanti; tutto ciò ha portato ad adottare da parte degli stati nazionali una lunga serie di convenzioni internazionali. ( ) Dr. Claudio del Giudice Consulente 195

5 Il punto di partenza si può far risalire alla Conferenza delle Nazioni Unite di Ginevra del 1958 sul diritto del mare, in cui per la prima volta, in relazione alla convenzione sull alto mare si cominciarono ad affrontare i problemi dell inquinamento da idrocarburi e da scorie radioattive. A partire dagli anni settanta, anche a seguito di gravi incidenti tra cui quello di Torrey Canon nel 1967, le Nazioni Unite affermano il concetto dell ambiente come patrimonio comune dell umanità (Stoccolma 1972). Gli obblighi degli Stati per la protezione dell ambiente marino sono poi adottati con la risoluzione 3133 del 1973, 3281 del 1974 dell Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per quanto riguarda il Mare Mediterraneo, nel 1976 viene stipulata la Convenzione di Barcellona che è comunemente considerata l'atto più importante per la protezione dell'ambiente marino del Mediterraneo: essa prevede una normativa quadro contro tutti i tipi di inquinamento e va integrata con le normative più dettagliate contenute nei protocolli applicabili a specifici settori ambientali. Bisogna però attendere la Convenzione di Montego Bay del 1982 per ottenere un quadro di riferimento organico delle varie problematiche relative all inquinamento del mare; l accordo di applicazione della stessa è del 1994 ed entra in vigore in Italia nel 1995 (Legge 689/94). All articolo 1 della convenzione si da una definizione completamente esaustiva dell'inquinamento marino come introduzione diretta o indiretta, da parte dell'uomo, di sostanze o di energia nell'ambiente marino, che ha o può avere effetti nocivi, quali danni alle risorse biologiche e alla fauna e alla flora marine, rischi per la salute dell'uomo, intralcio alle attività marittime, compresa la pesca e le altre utilizzazioni lecite del mare, alterazione della qualità dell'acqua di mare da punto di vista della sua utilizzazione e degradazione dei valori di gradimento. Le prime quattro sezioni stabiliscono gli obblighi per tutti gli Stati e, fra questi, quelli di adottare le misure idonee a prevenire, ridurre o controllare l'inquinamento ed il dovere di informare gli Stati suscettibili di essere interessati da un inquinamento marino. La sezione quinta disciplina i diversi obblighi che si propongono allo Stato costiero, in relazione alle diverse forme di inquinamento. In relazione al problema dell inquinamento da navi, lo stato di bandiera è obbligato ad applicare norme e regolamentazioni che assicurino la stessa efficacia di quelle internazionali I principi contenuti nella Convenzione di Montego Bay verranno poi rafforzati nella Conferenza delle Nazioni Unite sull ambiente e lo sviluppo di Rio De Janeiro del 1992 e nell Agenda

6 Sempre in relazione al Mediterraneo, viene firmato nel 1995 l Atto finale della Convenzione per la protezione del mediterraneo dall'inquinamento, con relativi protocolli che recepisce i contenuti della Convenzione di Montego Bay e della Conferenza di Rio. La Convenzione di Barcellona viene resa esecutiva in Italia con la L.175/99 intitolata "Ratifica ed esecuzione dell'atto finale della Convenzione per la protezione del Mar mediterraneo dall'inquinamento, con relativi protocolli, tenutasi a Barcellona il 9 e 10 giugno 1995" I riferimenti normativi ( ) I riferimenti normativi sulle acque marine costiere in particolare e sulla tutela delle acque dall inquinamento in genere sono contenuti nel DLGS 152/99 che ha avuto il merito di ricondurre ad unitarietà legislativa tutti i diversi profili che caratterizzano la tutela della risorsa idrica. L'ambito di applicazione del decreto è individuato nell'articolo 1, nel quale viene stabilito che la nuova norma "definisce la disciplina in generale per la tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee", e pertanto si propone come legge cornice specifica del settore. Nello stesso articolo sono definiti con puntualità gli obiettivi da realizzare: prevenire e ridurre l`inquinamento e attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati; conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi; perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche; mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici nonché la capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate. In materia di tutela delle acque marino-costiere, gli strumenti attuativi che il decreto individua quali necessari per il raggiungimento degli obiettivi, sono relativi ad un doppio canale di interventi: un obiettivo di qualità ambientale relativo a tutte le acque marino-costiere; un obiettivo di qualità ambientale relativo a particolari destinazioni d'uso, che nel caso particolare riguardano le acque destinate alla balneazione e le acque destinate alla molluschicoltura. Mentre l'obiettivo relativo alle destinazioni d'uso fa specifico riferimento a precedenti normative di settore, l'obiettivo di qualità ambientale esprime un concetto molto ampio che riguarda non solo le caratteristiche di ( ) Dr. Giuseppe Aurisicchio, Dr.ssa Maria Luisa Gallo, Dr.ssa Fabrizia Giovinazzi, Dr. Giuseppe Onorati ARPAC 197

7 qualità chimica e microbiologica delle acque, ma l'intero ecosistema marino, sedimenti, biota e comunità viventi animali e vegetali, sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo. Naturalmente, questo nuovo tipo di approccio richiede un elevato carico di controlli, nuove e più approfondite competenze oltre che un'efficace capacità di coordinamento tra strutture ed istituzioni che hanno competenze in materia. Risulta inoltre indispensabile il potenziamento e l'integrazione delle reti di monitoraggio attualmente esistenti e la creazione di nuove reti di monitoraggio, finalizzate a creare un sistema stabile di controllo e conoscenza a supporto di tutte le politiche di tutela e gestione delle risorse marine in regione Campania. Le acque di balneazione Il D.P.R. 470/82 regola il monitoraggio relativo alle acque di balneazione; tale monitoraggio viene effettuato nell arco di tempo che va dall 1 aprile al 30 settembre di ogni anno. La Regione Campania redige ed invia al Ministero della Sanità la mappa degli scarichi, dei corsi d acqua e dei punti in cui saranno effettuati i campionamenti e individua le zone idonee alla balneazione in base ai risultati delle analisi effettuate durante il periodo del campionamento relativo all anno precedente. Tutte le attività connesse al monitoraggio sono realizzate a cura dell'arpac. I campionamenti sono eseguiti secondo le norme tecniche conformi a quanto dettato dal D.P.R. 470/82, la frequenza con cui sono effettuati è di norma bimensile. I due campionamenti devono essere opportunamente distanziati. Inoltre, con l applicazione dell allegato 1 nota 1 del citato D.P.R., la regione Campania revisiona tutti i punti campionati per due anni consecutivi precedenti che, se hanno dato esito favorevole, sono monitorati una sola volta anziché due. Le stazioni di campionamento che all inizio del monitoraggio partono con divieto di balneazione possono essere riammesse nel corso della stagione se i risultati delle analisi eseguite per almeno sei mesi consecutivi hanno dato esito favorevole. Le acque si considerano idonee alla balneazione quando, per il periodo di campionamento relativo all anno precedente, le analisi dei campioni prelevati indicano che i parametri delle acque in questione sono conformi ai limiti tabellari per almeno il 90% dei casi, mentre per i parametri microbiologici (coliformi totali, coliformi fecali, streptococchi fecali) la percentuale dei campioni conformi è ridotta all 80%. Qualora i coliformi totali superino il valore di UFC/100 ml e i coliformi fecali il valore di UFC/100 ml, la percentuale dei valori conformi dovrà essere almeno del 95%. Se durante il monitoraggio si verifica che le analisi eseguite su un campione risultino sfavorevoli anche per uno solo dei parametri previsti, il 198

8 laboratorio preposto al controllo dovrà effettuare tutti gli accertamenti al fine di individuare la possibile causa inquinante. Pertanto si dovranno eseguire le analisi su 5 campioni da prelevare nello stesso punto in giorni diversi. Qualora più di un campione sui predetti 5 dia un risultato non favorevole, la zona dovrà essere temporaneamente vietata alla balneazione. Il competente laboratorio dell'arpac comunica tempestivamente al Sindaco del Comune interessato per i conseguenti e urgenti adempimenti di competenza (divieto temporaneo di balneazione). Nel caso si verifichino due analisi favorevoli per tutti i parametri previsti, analisi effettuate su due campioni consecutivi, l'arpac comunica al Sindaco il verificarsi delle condizioni del ripristino della balneazione precedentemente vietato e le acque interessate potranno essere nuovamente adibite alla balneazione a mezzo di nuova ordinanza sindacale. Tutto quanto sopra detto si riferisce al D.P.R. 470/82 integrato con legge 422 del 29/11/00 che sostanzialmente prevede una maggiore frequenza di campionamenti e analisi. Inoltre, per i punti non idonei alla balneazione, detta legge impone alla Regione Campania di adottare misure di miglioramento dando comunicazione al Ministero dell Ambiente ai sensi del D.L. 152/99 art. 9. Per le stazioni per le quali la Regione Campania ritenga non necessario adottare misure di miglioramento, dovrà darne adeguata motivazione. I parametri ed i limiti di concentrazione relativi, consentono una valutazione della qualità ambientale esclusivamente in relazione all'uso specifico del corpo idrico considerato; nel caso particolare, si tratta di parametri finalizzati alla valutazione e prevenzione del rischio sanitario. Bagnarsi in acque inquinate batteriologicamente può causare infezioni intestinali, cutanee, polmonari, alle mucose, in funzione del tipo, numero e virulenza dei germi e in relazione alla via di penetrazione nell organismo e alla sua resistenza. Ancora, gli Aerosoli, goccioline invisibili di acqua che si sollevano dal mare, costituiscono veri e propri veicoli di germi in caso di acque inquinate, potenziali cause di infezioni polmonari e allergie. Tuttavia, è estremamente difficile poter stabilire, ad esempio, se e quante persone si ammalano facendo il bagno in acque con più di 100 colifecali in 100 ml; tale limite, così come tutti gli altri, costituisce semplicemente un indice, ispirato ad un principio di precauzione, di potenziale pericolo per la salute dei cittadini, rispetto al quale la norma impone il divieto di utilizzo. Le acque per la molluschicoltura 199

9 La normativa per le acque per la molluschicoltura fa riferimento a due diverse esigenze, l'una di carattere sanitario che riguarda il controllo delle aree di produzione dei molluschi destinati alla vendita, regolata dal D.lgs 530/92, e l'altra, recepita nel D.lgs.152/99, di carattere ambientale che riguarda il monitoraggio per la valutazione delle caratteristiche qualitative in base alla quali definire la conformità delle acque designate dalla regione per la vita dei molluschi e la programmazione degli interventi atti alla protezione ed al miglioramento delle stesse. Il decreto 530/92 impone una classificazione triennale delle aree di produzione, in base alle caratteristiche delle quali vengono individuate le modalità di vendita del prodotto, ovvero: Zona A: vendita diretta al pubblico; Zona B: vendita dopo un opportuno periodo di depurazione; Zona C: vendita dopo stabulazione per due mesi in acque con caratteristiche di zona A. Il D.lgs 152/99 impone invece i criteri per il monitoraggio delle acque che si applicano alle acque costiere e salmastre sedi di banchi e popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi designate come richiedenti protezione o miglioramento per consentire la vita e lo sviluppo dei molluschi e per contribuire alla buona qualità dei prodotti della molluschicoltura destinati al consumo umano. L esatta ubicazione delle stazioni di campionamento, la loro distanza dal più vicino punto di scarico di sostanze inquinanti e la profondità alla quale i campioni devono essere prelevati, sono definiti dall Autorità competente in funzione delle condizioni ambientali locali. Possono essere esentate dal campionamento periodico le acque per le quali risulti accertato che non esistano cause di inquinamento o rischio di deterioramento. La valutazione della idoneità delle acque designate ai sensi dell art. 14 del citato decreto è definita dall art. 1 della sezione C di quest ultimo, dove sono anche definiti i parametri, le unità di misura, il metodo di analisi di riferimento e la frequenza minima dei campionamenti per la realizzazione delle attività di monitoraggio. In particolare, queste ultime riguardano sia l'esame di parametri chimico-fisici delle acque che devono essere valutati con cadenza mensile (Ossigeno Disciolto, Salinità) e con cadenza trimestrale (ph, 200

10 temperatura, colorazione, materiale in sospensione, idrocarburi), sia la determinazione di parametri microbiologici (Coliformi fecali, sassitossina) e chimici (piombo, mercurio, argento, arsenico, cadmio, cromo, rame, zinco e nichel) sulla polpa dei molluschi bivalvi con cadenza rispettivamente trimestrale e semestrale. 201

11 3.2.2 Il quadro fisiografico ( ) Le coste della Provincia di Napoli insistono per la maggior parte sull omonimo Golfo con l aggiunta di piccoli tratti nei Golfi di Salerno e di Gaeta ed e pertanto la sua dinamica che determina principalmente le caratteristiche della fascia costiera della provincia. Il Golfo di Napoli ha una profondità media di 170 m e contiene un volume di acqua di 150 Km³. Il rapporto elevato tra il suo volume e la sua area (870 Km²) comporta che la dinamica del golfo è meno sensibile allo stress superficiale del vento, mentre è più sensibile ai fenomeni termoalini interni rispetto alle altre baie costiere meno profonde. Questi sono fattori critici nella stabilità dei gradienti spaziali della qualità dell acqua all interno del golfo [1]. Il principale accesso per le acque esterne è rappresentato dalla Bocca Grande che è in realtà la congiungente le punte esterne delle isole di Capri ed Ischia ed ha una sezione di 9,5 Km². Questo permette l accesso di acque tirreniche superficiali ed intermedie. Il trasporto lungo costa tra il golfo e i sistemi costieri adiacenti è ristretto da due isole penisole. Il passaggio a sud (Bocca Piccola) ha una soglia di 74 m e una sezione di 0,4 Km². Il passaggio a nord su ambedue gli estremi Sud-Ovest e Nord-Est dell isola di Procida permette l entrata nel golfo delle acque provenienti, rispettivamente, dai Golfi di Salerno e di Gaeta. I due ultimi passaggi (Canale di Ischia e Canale di Procida) hanno soglie basse 24 m (di sezione 0.04 Km²) e 12 m (di sezione 0.03 Km²) rispettivamente. Il volume trasportato attraverso questi passaggi è piccolo rispetto a quello che fluisce attraverso la bocca. Tuttavia il flusso verso sud (Sistema Ischia-Procida-Miseno) è più suscettibile di trasportare alte concentrazioni di sostanze anche inquinanti e può pertanto avere un effetto ecologico significativo [1]. ( ) Maurizio Ribera d Alcalà Oceanografia Biologica - Stazione Zoologica A. Dohrn Alessandra Accornero Oceanografia Biologica - Università degli studi Parthenope Giuseppe Aurisicchio Idrobiologia - ARPAC Giorgio Budillon Oceanografia Fisica - Università degli studi Parthenope Fabio Conversano Oceanografia Chimica - Stazione Zoologica A. Dohrn Federico Corato Oceanografia Chimica - Stazione Zoologica A. Dohrn Maria Grazia Mazzocchi Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Olga Mangoni Ecologia del plancton Dipartimento di Zoologia Universita degli studi Federico II Monica Modigh Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Carlo Montella Corso di Laurea in Scienze Ambientali Marine Università degli studi Parthenope Marina Montresor Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Vincenzo Saggiomo Oceanografia Biologica - Stazione Zoologica A. Dohrn Emilio Sansone Oceanografia fisica Università degli studi Parthenope Diana Sarno Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Adriana Zingone Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn 202

12 Le acque del golfo risultano dal mescolamento di quattro masse di acqua: la LIW, l Acqua Intermedia Tirrenica (TIW), l Acqua Superficiale Tirrenica (TSW) e l Acqua Superficiale Costiera (CSW) [2]. Nel Golfo la LIW si individua sotto i 200 m in estate e sotto i 300 m in inverno ed è caratterizzata da valori di circa 14 C per la temperatura e di 38,65 per la salinità [1]. Nel Golfo di Napoli la colonna di acqua invernale è omogenea fino a circa 150 m di profondità, con temperatura e salinità intorno a 14 C e 38. Questi valori identificano la TIW, che è il risultato del mescolamento invernale. In estate la temperatura raggiunge i 26 C e la salinità 38 [1]. Nonostante il notevole grado di accoppiamento tra il Tirreno aperto e le acque del Golfo, la sua fascia più litorale presenta una dinamica ambientale differente da quella del mare aperto per le interazioni con la terra solida, principalmente il dilavamento ed i vincoli al movimento delle acque indotti dalla presenza del fondale e dalla linea di costa. Il primo ed il terzo fattore sono spesso modificati dalle attività umane. Il primo elemento (dilavamento o runoff) è un elemento importante per l ecosistema costiero, sia per l immissione di sostante xenobiotiche con effetto bio-tossico o eco-tossico che per l immissione dei nutrienti principali (sali di azoto, fosforo e silicio) che possono avere un effetto fertilizzante sulla crescita delle alghe unicellulari marine. Esso ha pertanto un effetto più direttamente osservabile. D altra parte una stima quantitativa degli apporti terrigeni in mare non è di facile ottenimento, poiché presuppone un esatta conoscenza delle portate per tutti i punti di immissione e delle concentrazioni per ciascuna fonte delle sostanze di interesse. Soprattutto il secondo parametro e di difficile disponibilità per l enorme carico di lavoro che comporta una sua quantificazione. Pertanto le stime vengono, in generale, effettuate per via indiretta e, necessariamente, approssimata. Riferimenti bibliografici [1] Carrada G.C., T.S. Hopkins, G. Bonaduce, A. Ianora, D. Marino, M. Modigh, Ribera D'Alcalà, M., Scotto Di Carlo, B. (1980) Variability in the hydrographic and biological features of the Gulf of Naples. P.S.Z.N. I: Marine Ecology, 1:

13 3.2.3 I determinanti I Determinanti (Driving forces) sono costituiti dalle cause generatrici primarie delle pressioni sull ambiente, quali la popolazione e tutte le attività antropiche (industria, energia,urbanizzazione, turismo, trasporti, deforestazione, agricoltura, navigazione, pesca, acquacultura, molluschicoltura). In questo paragrafo verranno presi in considerazione solo quei determinanti che hanno attinenza prevalentemente con la matrice acque marine e costiere ed in particolare: La pesca e la piscicoltura; La molluschicoltura; Il movimento navi La pesca e la piscicoltura ( ) La flotta da pesca campana ha registrato, nel corso degli anni, un ridimensionamento che ha riguardato maggiormente i sistemi di pesca a maggiore produttività, quali strascico e circuizione. Prendendo in esame i natanti con lunghezza fuori tutto superiore a 12 metri, escludendo quindi i natanti della Piccola pesca per la loro bassa incidenza sulle risorse, tra il 1991 ed il 1998 è stata registrata una contrazione del 16% nel numero di battelli e nel volume di potenza motore, mentre in termini di tonnellaggio di stazza lorda la flessione raggiunge il18%. Tale ridimensionamento della flotta è da inquadrare tra gli obiettivi di riduzione dello sforzo di pesca previsti dai Programmi di Orientamento Pluriennali (POP) concordati tra Italia e Commissione Europea, e mirati al riequilibrio tra capacità di pesca e disponibilità delle risorse. La Fig. 74 mostra le variazioni di produttività per battello, calcolate come rapporto tra catture e numero totale di battelli, dal 1991 al L'elevata produttività del 1995 è dovuta all incremento di catture di pesce azzurro effettuate dai natanti a circuizione che si registrò tra il 1995 e il 1996 in tutti i litorali italiani. Il ( ) Dr. Alessandro Maggi Consulente, Dr. Giovanni Salerno IREPA Salerno 204

14 valore di 8.6 tonnellate per battello relativo al 1998 è allineato con la media dei valori relativi agli anni antecedenti il Catture/Battello (ton) Fig. 74: Variazioni di produttività per battello, calcolate come rapporto tra catture e numero totale di battelli La Tab. 37 e la relativa Fig. 75 indicano la variazione delle catture, in tonnellate, nel periodo Ad un aumento delle catture di pesci si contrappone una marcata contrazione delle catture di crostacei e molluschi. Tale variazione nella composizione del mix produttivo dipende sia dal cambiamento delle caratteristiche tecniche e strutturali delle imbarcazioni che a una minore presenza di specie a maggiore pregio commerciale. Tab 37: Variazione delle catture, in tonnellate Pesce azzurro Altri pesci Molluschi Crostacei Totale

15 Catture (tonnellate) Pesce azzurro Altri pesci Molluschi Crostacei Fig. 75: Variazione delle catture, in tonnellate Per quanto riguarda il segmento produttivo della circuizione tonniera, nei primi anni '90 si è assistito a un sostanziale calo dei livelli di produzione, che ha raggiunto i suoi minimi nel 1991 con 473 tonnellate. Nel periodo successivo i livelli di produzione sono tornati a crescere, fino a raggiungere le oltre 3 mila tonnellate del il motivo di ciò deriva non solo nella disponibilità del prodotto, ma anche nella realizzazione di maggiori livelli di efficienza da parte della locale flotta tonniera nell'ultimo quinquennio. A partire dal 1997, in seguito dell'adesione dell'italia all'iccat, sono stati introdotti limiti alle quote pescabili dalla flotta italiana. La flotta In base ai dati disponibili presso l'archivio Licenze di Pesca (istituito presso il Ministero per le Politiche Agricole), relativamente al 1998, la flotta peschereccia campana risulta composta da battelli per un 206

16 tonnellaggio complessivo di tsl e unità di potenza motore (kw) (Tab. 38). La stessa tabella riporta anche la suddivisione degli stessi dati per sistema di pesca. Tab. 38: Consistenza della flotta campana (1998) Sistemi N. battelli Tsl Età media Giorni totali Gg/batt. Val Ass. % Val Ass. % Strascico Circuizione Draghe turbosoffianti Piccola pesca Polivalenti Totale La Tab. 39 riporta la suddivisione della flotta peschereccia regionale per sistemi di pesca e per classi di stazza: i battelli con tonnellaggio inferiore alle 10 unità di tsl rappresentano oltre il 92% del totale, quelli con stazza lorda compresa tra 10 e 50 tonnellate costituiscono il 5,7%, quelli con stazza lorda compresa tra 51 e 100 tonnellate costituiscono l 1.5%, mentre i natanti di stazza superiore alle 100 tonnellate di stazza lorda rappresentano soltanto lo 0,19% del totale. Tab. 39: Composizione della flotta campana per sistemi di pesca e per classi di stazza (1998) Sistemi <10 tsl tsl tsl >100 tsl Totale N. batt. Tsl N. batt. Tsl N. batt. Tsl N. batt. Tsl N. batt. Tsl Strascico Circuizione Draghe turbosoffianti Piccola pesca Polivalenti

17 Totale Flotta per sistemi di pesca Strascico La flotta campana operante con reti a strascico risulta costituita da 77 battelli per un tonnellaggio complessivo di unità di tsl. Rispetto all intera flotta regionale, rappresenta meno del 5% in termini numerici, mentre costituisce più del 26% in termini di stazza lorda. Con un età media per battello di oltre 25 anni, il settore dello strascico è quello caratterizzato da più elevata obsolescenza, ma è anche quello con il più alto tasso di attività (194 giorni per battello) Circuizione I 50 battelli della circuizione campana rappresentano il 3, 10% della flotta complessiva regionale per un tonnellaggio di unità di tsl. La maggior parte della flotta regionale effettua un tipo di pesca esclusivamente stanziale, operando in acque compartimentali o prossime a queste, utilizzando pertanto natanti di dimensioni modeste. Solo un numero limitato di battelli, per lo più del compartimento di Salerno, si spostano anche nelle acque del medio e alto Tirreno, o in quelle adriatiche. Anche il segmento della circuizione presenta caratteristiche di elevata obsolescenza con battelli di età media di 24 anni. La tecnica della circuizione necessita di condizioni meteomarine ottimali e per questo motivo l attività è tipicamente stagionale, con inizio tra marzo e aprile e disarmo tra ottobre e novembre e pertanto i livelli di attività si collocano intorno a 125 giorni di pesca per battello. Draghe idrauliche Con un'età media dei battelli di 17 anni costituisce il segmento più giovane a livello regionale. Questo settore ha subito un forte crisi negli anni 1996 e 1997 (nel 1997 il segmento è stato completamente inattivo) 208

18 a causa della quasi totale scomparsa delle principali specie bersaglio di questa tecnica, vale a dire cannolicchi e vongole. La crisi ha determinato una consistente riduzione dei battelli adibiti alla pesca dei molluschi bivalvi con tale sistema. Il ridimensionamento del segmento discende direttamente dall'applicazione del decreto legge 16/1/96, convertito con modificazioni nella legge 28/2/96, n. 107, con cui Con tale decreto è stato disposto lo stanziamento di 10 miliardi di lire a favore della riconversione dei battelli che esercitano la pesca dei molluschi bivalvi con draga idraulica, nonchè il divieto di aumentare il numero delle unità autorizzate fino al 31 dicembre Per quanto attiene l'attività in mare, nel 1998 i giorni di pesca sono stati mediamente 86, rispetto ad un valore nullo per l'anno precedente. Piccola pesca In questo settore operano battelli di piccole dimensioni che utilizzano in modo prevalente tecniche di tipo artigianale quali: rete da posta, palangari, lenze, ami e nasse. Rappresenta il settore produttivo di maggiore consistenza in ambito regionale, sia in termini di unità produttive che di tonnellaggio di stazza lorda. Questo è dovuto in parte anche all'inclusione di circa 200 natanti con autorizzazione per pesca con reti a circuizione che in passato venivano inseriti nel sistema polivalente, a causa della definizione data del segmento nell'ambito del Programma di Orientamento Pluriennale per la flotta italiana. Come conseguenza vi è stato un incremento del segmento piccola pesca a danno dei polivalenti ed una variazione dei prodotti pescati, con crescita della quota di prodotto pelagico dovuta all'impiego degli attrezzi a circuizione. Il numero di natanti attribuiti a questo segmento (1.339) rappresenta più dell'80% dell'intera flotta regionale, mentre il corrispondente tonnellaggio, superiore a unità di tsl, concentra il 40% della stazza regionale. La dimensione media dei natanti risulta molto bassa, ca. 3 tonnellate di stazza lorda per battello. L'attività dei natanti della piccola pesca risulta normalmente elevata in quanto vincolata soltanto alle condizioni meteorologiche e non soggetta ad alcuna restrizione di tipo normativo trattandosi di tecniche selettive il cui impatto sulle risorse rientra nei limiti fisiologici che queste possono sostenere. Durante il 1998, le giornate medie di attività per un natante del segmento sono state pari a

19 Polivalenti Questo è, dopo la piccola pesca il secondo segmento in ambito regionale per numero di battelli, mentre costituisce il 18,3% per tonnellaggio. Il sistema si compone di natanti che hanno autorizzazioni per più attrezzi di pesca, ed interessa particolarmente natanti di piccole dimensioni caratterizzati da limitata capacità di spostamento. Tra i sistemi di pesca impiegati, la rete a strascico è presente in oltre il 50% dei casi. Il il 73% dei natanti di questo segmento rientra nella classe di stazza inferiore alle 10 tonnellate di stazza lorda. Il 24% rientra nella classe di tsl compreso tra 10 e 50 unità di tonnellaggio, mentre solo 4 battelli ricadono nella classe di stazza tsl. Nella Tab. 40 viene riportata la composizione della flotta peschereccia campana per compartimenti marittimi, con l esclusione della circuizione tonniera. Tab. 40: Composizione della flotta peschereccia campana per compartimenti marittimi. Compartimenti N. batt. Tsl Kw Val. ass. % Val. ass. % Napoli Torre del Greco Salerno Castellamare di Stabia Totale La flotta da pesca dislocata nei compartimenti di Salerno e di Napoli conferma la predominanza in ambito regionale, sia per unità di pesca impiegate sia come concentrazione di stazza lorda. In particolare, il compartimento di Salerno concentra il 46% dei battelli ed il 38% del tsl della flotta regionale. Oltre l 85% della flotta salernitana è costituita da natanti appartenenti al segmento della piccola pesca, seguiti da un 9% dei polivalenti e da un 4% dello strascico Il compartimento di Napoli occupa il secondo posto per numerosità e tonnellaggio impiegato (543 battelli, pari a unità di stazza lorda). Anche in questo compartimento circa l'84% dei natanti rientra nel 210

20 segmento produttivo della piccola pesca. Il tsl medio compartimcntale risulta, infatti molto basso, pari a 5,6 di tsl L età media dei battelli è superiore ai 25 anni: il segmento più giovane è quello delle draghe idrauliche, il più obsoleto quello dei natanti a circuizione, con un'età media di 29 anni per battello. Il terzo compartimento, per numerosità dei battelli è quello di Castellammare di Stabia, con una flotta di 216 battelli con tonnellaggio pari a tonnellate di stazza lorda, equivalenti al 14% del tonnellaggio regionale complessivo (nel 1998). La flotta della piccola pesca rappresenta l'82% circa dei battelli complessivi del compartimento, mentre il corrispondente tonnellaggio contribuisce per il 43%. L'età media per battello è pari a 21 anni. Il compartimento di Torre del Greco raggruppa una flotta di 109 natanti, corrispondenti al 6,75% dell'intera flotta campana. Il tonnellaggio, pari a tonnellate di stazza lorda, risulta invece piuttosto elevato. I pescherecci strascicanti (tsl medio pari a 48 unità), rappresentano, per tonnellaggio impegnato, il 79% dell'intera flotta compartimentale, mentre a livello regionale, nel segmento di riferimento, pesano per il 54% della stazza complessiva. Il segmento della piccola pesca prevale per numero di unità produttive impegnate, pari al 62,4% della flotta torrese L acquacoltura e molluschicoltura Il contributo offerto alla produzione locale dal comparto dell'acquacoltura è ancora molto limitato. L'acquacoltura rappresenta per la Campania una attività di antica tradizione in quanto praticata nelle lagune costiere e nelle acque interne già da molti anni, ma si tratta per lo più di piccole realtà di modeste dimensioni alle quali solo di recente si sono affiancate unità produttive di allevamento intensivo. Nel 1998 la produzione italiana di prodotti di acquacoltura è risultata pari a tonnellate, con una quota sempre maggiore di specie eurialine (spigole ed orate) che vanno, progressivamente, assumendo sempre più importanza sia a livello nazionale che regionale. Nel decennio trascorso la produzione nazionale di spigola ed orata ha, infatti, subito un incremento esponenziale, passando dalle 1680 tonnellate del 1988 alle tonnellate del Fra le altre tipologie di allevamento di interesse nazionale che hanno ricaduta a livello regionale è da annoverare, inoltre, la mitilicoltura. Il progressivo aumento degli impianti su filari flottanti in mare aperto ha favorito un incremento della produzione nazionale che nel 1998 si è atte stata sulle tonnellate. In 211

21 questo contesto gli operatori che utilizzano impianti tradizionali (tra cui l impianto napoletano), incontrano sempre maggiori difficoltà commerciali dovute alla concorrenza sia dei produttori nazionali che esteri. Il quadro di riferimento nazionale si completa con altre due principali tipologie di allevamento: troticoltura e venericoltura. La troticoltura ha raggiunto nel 1998 una produzione di tonnellate, favorita dalla messa a punto delle tecniche di fecondazione artificiale e di allevamento della trota iridea (di origine nordamericana). Per quel che riguarda la venericoltura, la recente introduzione della specie alloctona "Tapes philippinarum ha favorito un progressivo incremento della produzione che è passata dalle 0,9 tonnellate del 1985 alle del Maricoltura La mitilicoltura, che costituisce il tradizionale segmento produttivo regionale, è stata affiancata dalla presenza di allevamenti in mare di specie eurialine. La maricoltura rappresenta una importante opportunità di riconversione dei pescatori campani, sempre più penalizzati dal calo dei rendimenti dell'attività di pesca e dai regolamenti restrittivi sullo sforzo di pesca. Mitilicoltura La mitilicoltura costituisce la forma più diffusa di maricoltura praticata in Campania: il contenuto fabbisogno finanziario dell'investimento iniziale e la buona resa in termini di prodotto hanno favorito lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali. La Campania, ed in particolare l'area del napoletano, ha un rapporto antichissimo con la mitilicoltura e la sua massima espansione si è avuta negli anni '60-'70. Successivamente, l'epidemia colerica del settembre 1973 ha segnato il completo declino del comparto, individuato quale principale fonte di diffusione dell' epidemia: le autorità sanitarie disposero, infatti, la distruzione degli impianti. Solo nel 1975 il settore ha avuto la possibilità di riavviare l'attività esclusivamente lungo il litorale di Bacoli che, come sancito dal decreto del Ministero della Sanità, fu ritenuta l'unica area marina idonea a garantire la salubrità delle produzioni di molluschi. Solo successivamente, con la legge 192 del 1977, la Regione ha individuato altre aree, imponendo, tra l'altro, l'obbligo della depurazione dei molluschi. Con il decreto legislativo 530 del 1992 e le due delibere regionali del 1997 e del 1998, è stata introdotta la classificazione degli specchi d acqua in appartenenti a zona A o B. 212

22 La produzione allevata nelle aree marine classificate A può essere destinata direttamente al consumo umano, dopo aver subito solo le fasi di lavaggio, cernita, insacchettamento ed etichettatura. In questa classificazione rientrano le seguenti aree: a) per la provincia di Napoli, località Baia - punta Centocamerelle e Capo Miseno; b) per la provincia di Salerno: Marina di Camerota -punta degli Infreschi. Negli specchi di acqua inclusi nella classificazione B, i mitili, prima di essere consumati, devono subire il processo di depurazione e stabulazione. Questa classificazione comprende tutti si ti produttivi della provincia di Napoli: a) Golfo di Castellammare di Stabia; b) area antistante il porto di Torre del Greco; c) Bacoli -Lago Fusaro; d) Varcaturo; e) Procida. Gli impianti di mitilicoltura risultano dislocati nell area di Baia Bacoli, di Castellammare di Stabia, di Torre del Greco e di Marina di Camerota. Oltre a questi 4 siti produttivi dislocati in mare aperto, la produzione regionale di mitili proviene anche da uno stabilimento lagunare in acque salmastre presente nel lago Fusaro. La zona flegrea resta comunque quella più produttiva della Campania per quanto riguarda la mitilicoltura. In base a quanto dichiarato dagli impianti operanti con autorizzazione, la maggiore produzione deriva da Baia Bacoli (9.300 quintali, pari al 72% della produzione regionale dichiarata). Negli impianti di Lago Fusaro la produzione stimata ha raggiunto i quintali, mentre a Castellammare di Stabia è stata inferiore ai mille quintali. Infine, nelle aree di Marina di Camerata e Torre del Greco si concentra una produzione pari rispettivamente a 120 quintali e 250 quintali. A tali stime occorre aggiungere il prodotto immesso sul mercato abusivamente senza controlli né sanitari né fiscali, che risulta difficile da quantificare. Le coltivazioni abusive locali risultano concentrate prevalentemente in provincia di Napoli e, in particolare, nelle zone di Pozzuoli, Torre del Greco, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. 213

23 L'ASSOMITILI (l'associazione di categoria dei mitilicoltori) ha stimato la produzione effettiva per l'anno 1998: quintali contro i circa dichiarati. L'abusivismo ammonterebbe, quindi, a quasi il triplo della produzione effettiva. Depurazione L'attività di depurazione dei molluschi è svolta in Campania dai seguertti centri: -.I.R.S. V.E.M., Istituto Regionale Sviluppo ed Esercizio della Mitilicoltura, Baia (NA), 15 vasche di depurazione e centro di spedizione; -.C.O.M.S.T.A., Centro Operativo Mitilicoltori Stabiesi, Castellammare di Stabia (NA), 4 vasche di depurazione e centro di spedizione; -.E.C.O.M., Villa Literno, 39 vasche di depurazione e centro di spedizione; -.Società Cooperativa Attività Pesca Sud, Marina di Camerota (SA)4. Così come dichiarato dall' I.R.S. V.E.M., al 1998, la capacità degli impianti di depurazione è sufficiente per l'intera produzione regionale, ma si rileva che solo il 30% di essa passa per tali impianti. Questo significa che un buon 70% di essa arriva al consumatore senza controllo di alcun genere ed elude ogni forma di imposizione fiscale Il movimento navi Il movimento navi è legato alla presenza nella provincia di Napoli di numerosi porti, questi come tutte le opere marittime litoranee hanno un notevole effetto sulle dinamiche costiere in quanto, interrompendo il flusso lungo costa, modificano l evoluzione tipica dei fondali nel corso del tempo, con conseguente innesco o accentuazione dei fenomeni erosivi. Inoltre rappresentano punti di riflessione e/o diffrazione delle onde, modificando di fatto i fenomeni di trasporto e sedimentazione legati al campo ondoso esistente prima della realizzazione dell opera. Un porto può rappresentare talvolta una potenziale fonte di inquinamento delle acque, in considerazione della non intercettazione di acque di scarico e della scarsa ossigenazione dei fondali inquinati. D altro canto un porto rappresenta una fondamentale infrastruttura di servizio per il commercio, la cantieristica e la mobilità via mare e, quindi, un fattore trainante dell economia locale ed un notevole volano occupazionale non solo in quella diretta, ma anche attraverso l indotto. 214

24 Per una trattazione esauriente del sistema portuale della provincia di Napoli si faccia riferimento al Piano Territoriale di Coordinamento. Il movimento navi, dove è molto consistente provoca delle modifiche locali al moto ondoso; al traffico marittimo è legato il diffuso fenomeno di abbandono di rifiuti in mare, la presenza di idrocarburi ed i fenomeni di inquinamento acustico in direzione dei fondali, oltre alle emissioni di inquinanti in atmosfera. Di fondamentale rilievo è anche il rischio di inquinamenti, dovuti alla perdita del carico conseguente ad incidenti, ciò rende particolarmente importante la conoscenza delle caratteristiche merceologiche delle merci in arrivo/partenza e quella delle rotte critiche in caso di sversamenti accidentali. I dati sul movimento per porto e sul movimento navi e su quello delle merci, per capitoli merceologici, relativi all anno 1997 (Fonte ISTAT) sono mostrati nelle Tabb. 41 e 42. A partire da questi dati sono stati utilizzati come indicatori il movimento navi per porto in arrivo e partenza e, sempre per porto, in arrivo e partenza, il movimento di merci relativo ai combustibili minerali solidi, ai prodotti petroliferi, ai minerali e cascami per la metallurgia e dai prodotti chimici. 215

25 Tab 41: Movimento per porto e movimento navi (1997) MOVIMENTO PER PORTO IN CAMPANIA - ANNO 1997 (TSN in migliaia, merci in tonnellate) TSN Tonnellate Stazza Lorda PORTO NUMERO TSN (k ton) ARRIVI MERCI (ton) PASSEGGERI NUMERO TSN (k ton) PARTENZE MERCI (ton) PASSEGGERI Pozzuoli Napoli C. a Mare di Stabia Altri (*) Campania Mezzogiorno Italia (*) Altri porti ad esclusione di Salerno MOVIMENTO DELLE NAVI PORTO NUMERO TSN (k ton) Pozzuoli Napoli C. a Mare di Stabia Altri (*) Campania Mezzogiorno Italia (*) Sono compresi Baia, Torre Annunziata, Procida, Porto d'ischia, Casamicciola, Sorrento e Capri in provincia di Napoli e Amalfi e Positano in provincia di Salerno. 216

26 Tab 42: Movimento merci per capitoli merceologici (1997) MERCI IMBARCATE (Tonnellate) PORTO PRODOTTI AGRICOLI E ANIMALI VIVI DERRATE ALIMENTARI E FORAGGERE COMBUSTIBILI MINERALI SOLIDI PRODOTTI PETROLIFERI MINERALI E CASCAMI PER LA METALLURGIA PRODOTTI METALLURGICI MINERALI GREGGI O MANUFATTI E MATERIALI DA COSTRUZIONE CONCIMI PRODOTTI CHIMICI MACCHINE, VEICOLI, MANUFATTI, TRANSAZIONI SPECIALI Pozzuoli Napoli C. a Mare di Stabia Altri (*) Campania Mezzogiorno Italia (*) Altri porti ad esclusione di Salerno TOTALE 217

27 Tab 42: Continua MERCI SBARCATE (Tonnellate) PORTO PRODOTTI AGRICOLI E ANIMALI VIVI DERRATE ALIMENTARI E FORAGGERE COMBUSTIBILI MINERALI SOLIDI PRODOTTI PETROLIFERI MINERALI E CASCAMI PER LA METALLURGIA PRODOTTI METALLURGICI MINERALI GREGGI O MANUFATTI E MATERIALI DA COSTRUZIONE CONCIMI PRODOTTI CHIMICI MACCHINE, VEICOLI, MANUFATTI, TRANSAZIONI SPECIALI Pozzuoli Napoli C. a Mare di Stabia Altri (*) Campania Mezzogiorno Italia (*) Altri porti ad esclusione di Salerno TOTALE 218

28 219

29 3.2.4 Le pressioni Nella valutazione delle pressioni esercitate sulle acque marine e costiere sono stati presi in considerazione: Gli scarichi in mare; Il carico inquinante potenziale di azoto e fosforo; Il carico inquinante dei corsi d acqua; Le catture di pesce Gli scarichi in mare ( ) Il catasto degli scarichi E noto che, per la normativa vigente, risulta compito istituzionale delle Province quello di formazione, tenuta e aggiornamento del Catasto degli scarichi, pubblici e privati, nei corpi idrici superficiali, la Direzione Tutela e Monitoraggio delle Acque e dell Aria dell Area Tutela Ambientale della Provincia di Napoli ha provveduto a disporre sia l aggiornamento e la revisione del catasto degli scarichi a mare, sia la formazione ex novo del catasto degli scarichi nei corpi idrici interni. In verità c è da dire che anche quello degli scarichi a mare può intendersi un ex novo, in quanto il catasto esistente, data la qualità e l organizzazione dei dati e considerato che esso non prevedeva né l utilizzo di cartografia computerizzata, né la gestione degli scarichi autorizzati, non è stato praticamente utilizzabile. Pertanto, fatta tabula rasa del lavoro precedente affidato all esterno, ci si è affidati finalmente ai vari responsabili di zona (personale tecnico interno), conoscitori del territorio e competenti dell argomento, per l effettivo censimento degli scarichi attuali. Questo è stato realizzato tramite una schedatura che è divenuta la base informatica del catasto. I campi delle schede: il codice Protagonista delle schede è il codice di individuazione dello scarico; si tratta di una sequenza alfanumerica formata da nove posizioni che inizia con la sigla (di due lettere) del corpo idrico che riceve lo scarico, intendendo per corpo idrico superficiale anche il mare, oltre agli altri corpi idrici interni. Nella terza e quarta posizione segue la sigla numerica ISTAT del Comune di appartenenza dello scarico, che va da 00 a 92 per i Comuni della Provincia di Napoli. ( ) Ing. Bruno Mazza e Ing. Sergio Becchimanzi Provincia di Napoli Area Tutela Ambientale 217

30 Nella quinta posizione troviamo una lettera che indica la tipologia dello scarico secondo le tipologie fondamentali individuate dal D.Lgs. 152/99 integrato con il D.Lgs.258/00 : U per l urbano, P per l industriale, M per il meteorico, D per il domestico, E per il refluo assimilato al domestico. A tal proposito è significativo estrarre dal database una tabella che indica l insieme degli scarichi a mare per Comune e per tipologia con conseguente grafico (Tab. 43 e Fig. 76). Tab. 43: Provincia di Napoli: Numero di effluenti a mare per tipologia e comune Comune Effluenti Tipologia Rivi Autorizzati urbani domestici industriali meteorici Anacapri Bacoli Barano Capri Casamicciola Castellammare Ercolano Forio Ischia Lacco Ameno Massa Lubrense Meta Monte di Procida Napoli Piano Portici Pozzuoli Procida S.Agnello Serrara Fontana Sorrento Torre Annunziata Torre del Greco Vico Equense Totali

31 Vico Equense Torre del Greco Torre Annunziata Sorrento Effluenti a mare per comune e per tipologia Anacapri Bacoli Barano Capri Casamicciola Castellammare Ercolano Forio Ischia Lacco Ameno Massa Lubrense Meta Monte di Procida Napoli Piano Portici Pozzuoli Procida S.Agnello Serrara Fontana Fig. 76: Provincia di Napoli: Effluenti in mare per comune e per tipologia 219 urbani domestici industriali meteorici

32 Nella sesta posizione del codice segue un numero da 0 a 9 che indica le caratteristiche dello scarico riguardo la continuità, il trattamento depurativo, la posizione rispetto al corpo idrico ricevente e l esistenza o meno di una condotta sottomarina (quest ultima condizione ovviamente solo per gli scarichi a mare). Si riportano quindi di seguito due tabelle estratte: la prima (Tab. 44) che indica gli scarichi caratterizzati da condotta sottomarina, la seconda (Tab. 45) che indica gli scarichi dei reflui che hanno ricevuto un trattamento appropriato. Tab. 44: Provincia di Napoli: Scarichi attraverso condotta sottomarina Comune N condotte sottomarine ANACAPRI 1 BACOLI 1 CAPRI 4 CASAMICCIOLA 2 CASTELLAMMARE 4 ERCOLANO 1 FORIO 2 ISCHIA 4 LACCO AMENO 1 MASSA LUBRENSE 4 MONTE DI PROCIDA 1 NAPOLI 3 PORTICI 1 PROCIDA 7 SERRARA FONTANA 3 SORRENTO 4 TORRE ANNUNZIATA 1 TORRE DEL GRECO 2 VICO EQUENSE 2 Totale

33 Tab. 45: Provincia di Napoli: Scarichi dei reflui che hanno ricevuto un trattamento appropriato Comune effluenti trattat i Non trattati meteorici rivi Anacapri Bacoli Barano Capri Casamicciola Castellammare Ercolano Forio Ischia Lacco Ameno Massa Lubrense Meta Monte di Procida Napoli Piano Portici Pozzuoli Procida S.Agnello Serrara Fontana Sorrento Torre Annunziata Torre del Greco Vico Equense Totali La quinta e sesta posizione nel nostro codice e quindi nel nostro database possono anche non riferirsi ad uno scarico in senso proprio, ma ad un rivolo che sbocca a mare (sigla RI), detto così per dire torrente; il quale dovrebbe essere per definizione un alveo naturale che trasporta 221

34 solo acque meteoriche, ma che spesso di fatto, ricevendo scarichi abusivi, costituisce notevoli fattori inquinanti; ovviamente tali rivoli non hanno un titolare, anche se sono attribuibili a più responsabili: quelli nascosti gli utilizzatori abusivi e quelli più visibili i rappresentanti dei comuni che l alveo attraversa, i quali dovrebbero vigilare. Nella settima e ottava posizione del codice troviamo 2 cifre che indicano il numero d ordine progressivo degli scarichi nel comune di appartenenza. Ovviamente la numerazione riparte da 0 al variare del corpo idrico ricevente. Nella nona posizione infine c è una lettera che indica se il refluo scaricato è prodotto da un soggetto privato (Y), oppure dalla collettività e quindi identificabile con pubblico (X). In Tab. 46 sono riportati il numero di scarichi pubblici e privati per Comune Tab. 46: Provincia di Napoli: Numero di scarichi pubblici e privati per Comune Comune effluenti pubblici privati Anacapri Bacoli Barano Capri Casamicciola Castellammare Ercolano Forio Ischia Lacco Ameno Massa Lubrense Meta Monte di Procida Napoli Piano Portici Pozzuoli

35 Tab. 46: Continua Comune effluenti pubblici privati Procida S.Agnello Serrara Fontana Sorrento Torre Annunziata Torre del Greco Vico Equense Totali La schedatura: altri campi Gli altri campi sono integrativi di quanto espresso nel codice, ed alcuni di essi anche ripetitivi, ma non invano: infatti ogni campo consente al programma informatico di esprimere un report relativo ad esso. Particolarmente significativi, sebbene del tutto trascurati dal precedente catasto, sono tutti i dati tecnici, tra i quali si notano: sezione di sbocco, tipologia del refluo, volume annuo del refluo; nonché alcuni dati amministrativi: autorizzazione, scadenza. I più importanti ai fini del programma di controllo sono: la tempistica delle prescrizioni ed i dati analitici dei prelievi fatti. Naturalmente non tutti questi campi sono pieni di dati allo stesso modo per i vari comuni, anzi quelli analitici relativi ai prelievi sono del tutto carenti; il loro completamento fa parte dei nostri programmi urgenti. Nel sistema catasto scarichi a mare si sono inserite anche le bocche di porto che sono punti significativi a mare. La legenda delle cartografie è ben dettagliata onde consentire una agevole lettura dei codici identificativi e quindi di avere un primo colpo d occhio senza consultare il database. La georeferenziazione Di particolare interesse è la georeferenziazione, per la quale si sono applicate le coordinate geografiche Gauss-Boaga fuso Est, per la compatibilità del database del catasto con il sistema cartografico informatizzato tipo arcview utilizzato. Tale sistema consente precise georeferenziazioni attraverso lo zoom, anche se meriterebbe una base cartografica più aggiornata (quest ultima in fase d installazione). 223

36 Le coordinate Gauss-Boaga del punto di scarico, insieme alla cartografia al che è la più usata per l inquadramento territoriale, vengono richieste in fase di istruttoria per l autorizzazione degli scarichi. Esse si ricavano agevolmente, o utilizzando il programma Arcview posizionando il cursore con la massima precisione possibile attraverso lo zoom, oppure sul posto utilizzandoli rilevamento satellitare attraverso un GPS Il carico inquinante potenziale di azoto e fosforo ( ) In Tab. 47 sono riportati i valori per il carico potenziale di azoto e fosforo prodotto dai comuni della provincia di Napoli, ricavati secondo le procedure standard. I dati sono espressi in kg/a. In oceanografia le unità di misura per i sali nutritivi sono di solito le moli o multipli di esse. Per cui le quantità potenzialmente immissibili nel golfo sono dell ordine di 1400 Mmol/a per l azoto e un po più di 50 Mmol/a per il fosforo. Fermo restando che si tratta di quantità potenzialmente trasferibili in mare, può essere utile fare riferimento ad una sorgente continuamente monitorata e nota per il suo impatto ambientale sul bacino su cui insiste: il Po. Le quantità stimate per il Golfo di Napoli sono all incirca il 10% di quelle stimate per il Po [3]. Va inoltre rilevato che il rapporto molare tra azoto e fosforo sarebbe pari a circa 28 che e superiore di circa il 75% a quello considerato fisiologico per la crescita di organismi planctonici (N/P = 16). Se poi tentiamo una stima del potenziale effetto fertilizzante nel golfo, avendo come riferimento il fosforo, apparentemente l elemento disponibile in minore quantita, e supponiamo che venga tutto utilizzato nell area litorale (circa un quarto della superficie del golfo) otteniamo una produzione intorno ai 300 g/m 2 a, che corrisponde ad aree fortemente eutrofizzate. Queste stime possono essere confrontate sia con altri indicatori che con le osservazioni sulla dinamica di alcuni comparti dell ecosistema pelagico. ( ) Vedi Autori Capitolo

37 Tab. 47: Provincia di Napoli: Stima dei carichi di azoto e fosforo dovuti dall attività antropica e suscettibili di essere veicolati verso il mare Comune Carico di azoto dovuto ad attivita' agricole Carico di fosforo dovuto ad attivita' agricole Carico di azoto dovuto ad attivita' zootecniche Carico di fosforo dovuto ad attivita' zootecniche Carico di azoto dovuto alla popolazione Carico di fosforo dovuto alla popolazione Carico di azoto dovuto ad attivita' industriali Carico di fosforo dovuto ad attivita' industriali Carico totale di azoto Carico totale di fosforo kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno kg/anno Anacapri Bacoli Barano Capri Casamicciola Castellammare Ercolano Forio Ischia LaccoAmeno Massa Lubrense Meta Monte Procida Napoli Piano Sorrento Portici Pozzuoli Procida Sant'Agnello Serrara Fontana Sorrento Torre Annunziata Torre del Greco Vico Equense Totali

38 Il carico inquinante dei corsi d acqua ( ) Il carico inquinante è stato valutato per i corsi d acqua significativi ai sensi del D.lvo 152/99 e cioè per il F. Sarno. Per la stima dei carichi inquinanti è stata ipotizzata una portata media alla foce dell ordine di 10 mc/s, che dovà essere ulteriormente verificata sulla base delle misure idrologiche in chiusura del bacino avviate dal Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale, e sono stati quindi calcolati valori relativi a fosforo e azoto rispettivamente di circa 200 t/anno e 2400 t/anno, sulla base dei dati rilevati dai Dipartimenti provinciali ARPAC di Salerno e Napoli, descritti al paragrafo 3.3. relativi alla stazione di Scafati, in prossimità della foce,che non tengono conto degli eventi di piena Le catture di pesce per specie ( ) La produzione per sistemi di pesca La Tab. 48 riporta la ripartizione di catture per sistemi di pesca e gruppi di specie. Il segmento dello strascico ha prodotto, per il 1998, tonnellate di pescato. Circa il 60% è costituito da specie appartenenti alla composita categoria degli altri pesci, in cui si annoverano alcune tra i principali prodotti commerciali (naselli, triglie, rane pescatrici, mormore, ecc.). Il 27% è costituito da molluschi (principalmente, polpi, totani, seppie e calamari) e solo per il 14% da crostacei (principalmente, gamberi bianchi, pannocchie e, in misura ridotta, gamberi rossi). Il segmento della circuizione ha prodotto, per il 1998, tonnellate di pescato. Il prodotto sbarcato è costituito per il 100% da pesce azzurro, rappresentato essenzialmente da alici e sardine. L'attività e la produzione realizzate dalla flotta delle draghe idrauliche in Campania nel corso del 1998, hanno risentito della crisi che ha caratterizzato il segmento della pesca dei molluschi bivalvi negli anni precedenti, imputabile, in particolare, alla rapida evoluzione tecnologica delle attrezzature da pesca, all'incremento del numero dei natanti autorizzati all'utilizzo di tale tecnica e al prelievo elevato ed indiscriminato, che hanno provocato un abbassamento dell'età media e della taglia delle popolazioni naturali di vongole e di cannolicchi fin quasi all'esaurimento totale della risorsa. ( ) Dr. Giuseppe Onorati ARPAC ( ) Dr. Alessandro Maggi Consulente, Dr. Giovanni Salerno IREPA Salerno 226

39 La produzione realizzata dal segmento della piccola pesca campana nel corso del 1998, rappresenta il 45% ca. della produzione regionale, con tonnellate. Le catture sono costituite per più del 90% da specie ittiche appartenenti alla categoria degli altri pesci e per una piccola parte (448 tonnellate pari al 7,4 %) da molluschi. Il segmento dei polivalenti ha prodotto, per il 1998, tonnellate di pescato, di cui 931 tonnellate spettano al pesce azzurro e 977 tonnellate alla categoria altri pesci. I crostacei incidono soltanto per il 4.2%. Tab. 48: Ripartizione di catture per sistemi di pesca e gruppi di specie Sistemi Pesce Altri azzurro pesci Molluschi Crostacei Totale Strascico Circuizione Draghe turbosoffianti Piccola pesca Polivalenti Totale La produzione per specie La Tab 49 e la Fig. 77 riportano le catture per specie: la categoria altri pesci contribuisce con una quota pari al 56% alla determinazione della produzione totale della regione, seguita dal pesce azzurro con circa il 31% del totale. La categoria dei molluschi è presente, nel 1998, con circa tonnellate di catture. Il sistema dello strascico detiene la quota maggiore (42%) dei molluschi complessivamente catturati dalla flotta campana. Le catture di specie che rientrano nella categoria dei crostacei, contribuiscono per il 3% alle catture regionali complessive. 227

40 Tab 49: Catture di pesce per specie Catture ton % Pesce azzurro Altri pesci Molluschi Crostacei Totale % 3% 56% 31% Pesce azzurro Altri pesci Molluschi Crostacei Fig. 77: Catture di pesce per specie La pesca del novellame di sarda Tra le pesche speciali di particolare rilievo in Italia, ricordiamo la pesca speciale del novellame di sarda (bianchetto), la pesca del rossetto (A. minuta), la pesca speciale dei latterini e quella del cicerello. In Campania assume una certa rilevanza la pesca del bianchetto, concentrata soprattutto nell'area salernitana. La pesca speciale del novellame, pur essendo un segmento produttivo non particolarmente incisivo nella definizione dei livelli di reddito del settore peschereccio nazionale, rappresenta in alcune aree rappresenta una notevole ed importante fonte di reddito, poiché può essere svolta nel periodo 228

41 invernale, quando le condizioni climatiche sfavorevoli ed il ciclo biologico di altre specie ittiche, riducono notevolmente i livelli di attività e di catture. Gli attrezzi utilizzati variano a seconda delle tradizioni di pesca di ciascuna area; in linea di massima quelli più frequentemente utilizzati sono le reti da traino, le sciabiche e le reti a circuizione. Il tipo di attrezzo utilizzato influenza notevolmente la quantità e la qualità del prodotto pescato. In Campania prevale la pesca con la sciabica. Tale attrezzo di pesca consente di catturare quantitativi inferiori di novellame rispetto ad altri attrezzi da traino, utilizzati nelle marinerie adriatiche e ioniche, ma la qualità del prodotto è, senza dubbio, migliore e si riflette sui prezzi di vendita. Con riferimento a dati del 1998, i battelli autorizzati in Campania erano circa 60, di cui effettivamente in attività 40, per un tonnellaggio complessivo di 161 tsl. Essi rappresentavano il 3% della flotta campana complessiva. L'età media delle imbarcazioni dedite a questo tipo di pesca è pari a 23,7 anni, in linea con la media regionale di 23,9. Infatti il 40% delle unità produttive si colloca in una fascia di età compresa tra 10 e 20 anni ed il 35% nella classe che comprende battelli piuttosto obsoleti, con età superiore a 30 anni. Il compartimento di Salerno è quello in cui viene esercitata con prevalenza tale tipologia di pesca. Trattandosi di battelli di dimensioni contenute, le condizioni meteorologiche influenzano notevolmente i livelli di attività. Nel 1998 le giornate effettive di pesca sono state 22 La circuizione tonniera campana I dati sono riferiti ai natanti che fanno parte dell' Associazione dei Produttori Tonnieri del Tirreno di Salerno e che conducono la pesca del tonno con la rete da circuizione conosciuta come tonnara volante. La flotta è costituita da 14 natanti il cui tonnellaggio complessivo, attestato su tsl, concentra il 57% del tonnellaggio complessivo dei natanti autorizzati a pescare tonno con reti da circuizione. L'età media dei battelli, per il 1998, risulta pari a 21 anni. Il segmento riveste una posizione di rilievo nel panorama della pesca nazionale, dal momento che rappresenta uno dei pochi nuclei di pesca industriale rinvenibili in Italia. La principale specie bersaglio del segmento è il tonno rosso (Thunnus Thynnus, Bluefin tuna), la cui popolazione, caratterizzata da forti migrazioni e da presenza transnazionale, è da tempo ritenuta a rischio di eccessivo sfruttamento 229

42 La Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi dell' Atlantico (ICCAT), ha elaborato misure di carattere conservazionista progressivamente restrittive quali: riduzione della capacità e dell'attività di pesca; riduzione delle quantità catturate; controllo delle dimensioni minime del prodotto pescato; introduzione del sistema delle quote, stabilendo i quantitativi massimi di prodotto pescabile. L'adesione dell Italia all'iccat ha determinato l'immediata partecipazione alla ripartizione delle quote tra i vari Paesi produttori nel Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna e Grecia). La cattura di ciascun esemplare di tonno rosso deve essere registrata e comunicata all'autorità di gestione mediante appositi formulari. Una volta raggiunta la quota, non si può continuare la pesca senza incorrere in penalizzazioni. La suddivisione della quota fra i battelli della flotta tonniera italiana, è stata effettuata attribuendo, a ciascuna imbarcazione, una quota di tonno rosso proporzionale al tonnellaggio. La percentuale varia a seconda del sistema di pesca utilizzato(circuizione o palangaro): 437 kg per unità di tsl per la circuizione; 72 kg per unità di tsl, per il palangaro Lo stato La qualità delle acque marine ( ) Uno degli indicatori più utilizzati per valutare il grado di trofia di una ambiente acquatico è il TRIX. Questo indice non è esente da limiti, che non vanno discussi in questa sede, ma fornisce un immediato criterio per comparare delle aree. Nella Tab. 50 viene riportata una descrizione sintetica delle varie classi. Tab 50: Provincia di Napoli: descrizione della classificazione in base all indice TRIX Indice di trofia Stato Condizioni 2-4 Elevato Buona trasparenza delle acque Assenza di anomala colorazione delle acque Assenza di sottosaturazione di ossigeno disciolto nelle acque benthiche 4-5 Buono Occasionali intorbidimenti delle acque Occasionali anomale colorazioni delle acque Occasionali ipossie nelle acque benthiche 5-6 Mediocre Scarsa trasparenza delle acque Anomale colorazioni delle acque ( ) Vedi Autori Capitolo

43 Ipossie e occasionali anossie delle acque bentiche e stati di sofferenza a livello di ecosistema bentonico 6-8 Scadente Elevata torbidità delle acque Diffuse e persistenti anomalie nella colorazione Diffuse e persistenti ipossie/anossie nelle acque bentiche Morie di organismi bentonici Alterazione/semplificazione delle comunità bentoniche L indice e stato calcolato sulla base dei dati raccolti nelle campagne condotte nell ambito della Convenzione stipulata tra il Ministero e la Regione Campania e tra questa e l Istituto di Meteorologia ed Oceanografia dell Università degli Sudi Parthenope, già Istituto Universitario Navale. Le stazioni (due o tre allineate lungo transetti perpendicolari alla costa) sono state posizionate in base alla tipologia del fondale ed alla distanza dalla terra ferma. Distanze pari a 200, 1000 e 3000 m erano quelle previste dal protocollo in presenza di alto fondale e 100, 500 e 1000 m, in presenza di basso fondale. Per la zona relativa alla Provincia di Napoli i siti di interesse sono: Licola, Monte di Procida, Pozzuoli, C. Posillipo, Napoli, Portici, Torre Annunziata, F. Sarno, Vico Equense, Massa Lubrense, Punta Campanella. Nelle Figg. 78, 79 e 80 è messo in grafico l andamento dell indice trofico per alcune aree tipiche, ovvero le zone antistanti Punta Campanella, il fiume Sarno ed il Porto di Napoli. Nella lettura dei valori va ricordato che si tratta di punti di prelievo a pochissima distanza dalla costa. Punta Campanella Stazione 16A TRIX unità di indice Series1 0 7/21/ /16/ /3/1998 1/19/1999 3/10/1999 5/19/1999 Fig. 78: Provincia di Napoli: Andamento dell indice TRIX nel Punta Campanella 231

44 F.Sarno Stazione 13A TRIX unità di indice Series1 7/21/ /16/ /3/1998 1/19/1999 3/10/1999 5/19/1999 Fig. 79: Provincia di Napoli: Andamento dell indice TRIX nel 1999 Fiume Sarno Napoli Stazione 10A TRIX unità di indice Series1 7/21/ /16/ /3/1998 1/19/1999 3/10/1999 5/19/1999 Fig. 80: Provincia di Napoli: Andamento dell indice TRIX nel 1999 Napoli Porto Non è possibile riportare in questa sede l insieme dei dati, che sono tutt ora oggetto di analisi da parte del Ministero dell Ambiente, ma essi indicano che nella Provincia di Napoli non esiste alcuna area tra quelle campionate che sistematicamente mostri valori del TRIX inferiori al 4. Questo conferma, se pure in maniera semiqualitativa le considerazioni fatte sui carichi potenziali da terra. Ovvero, la significativa attività antropica si riflette, se pure in maniera non drammatica, sul golfo. Un altro indicatore e quello relativo alla balneabilità, di cui si dirà estesamente nel paragrafo seguente. Di solito quest ultimo viene considerato più un indicatore di impatto che di stato, dal momento che quantifica un effetto sulla popolazione. Nel contesto di questa breve nota ci sembra utile citarlo come indicatore di stato. Il controllo della qualità delle acque di balneazione è essenzialmente regolamentato dal DPR 470/82 /attuazione della Direttiva 76/100/CEE), come modificato dall art.18 della Legge 422/2000. In base a questa norma sono individuati i parametri da analizzare, i criteri per effettuare il campionamento 232

45 (con frequenza quindicinale da Aprile a Settembre) e per dare il giudizio di idoneità alla balneazione o per porre divieti temporanei e/o permanenti. I parametri considerati per il controllo delle acque di balneazione (DPR 470/82) sono: Coliformi totali, Colorazione, Coliformi fecali, Fenoli, ph, Oli minerali, Streptococchi fecali, Temperatura, Ossigeno disciolto, Salmonelle, Sostanze tensioattive. Quindi, sebbene i parametri siano scelti in base a criteri per la tutela della salute pubblica e servono per valutare soprattutto i rischi igienico-sanitari per l uomo, sono complementari a quelli utilizati per l indice TRIX ed indirettamente quantificano l effetto vicinanza di una costa antropizzata. Sulla base dei valori assunti dai vari parametri, il Ministero della Sanità calcola due rapporti. Il primo indica la percentuale di costa dove non sia vietata, permanentemente o temporaneamente e per motivi dipendenti o indipendenti dall inquinamento, la balneazione ma che sia stata sufficientemente campionata. Il secondo rappresenta invece la percentuale della costa vietata alla balneazione, permanentemente o temporaneamente e per motivi dipendenti o indipendenti dall inquinamento, escludendo però quella protetta o tutelata. Tab 51: Provincia di Napoli: dati sulla balneabilità per il quinquennio Provincia Costa balenabile/controllata (%) Costa vietata/totale (%) Napoli L aspetto rilevante dei valori riportati in Tab. 51 e la significativa attenuazione dei fattori di impatto considerati nel calcolo dell indice avvenuta nell anno 1999 rispetto al quinquennio precedente. Questa può aver avuto origine sia da una più puntuale depurazione o convogliamento degli scarichi sia da un migliore ricambio delle acque del Golfo o, piu probabilmente da entrambi. Una terza variabile di stato disponibile, anche se con modesta copertura spaziale, è la concentrazione dei metalli pesanti nei sedimenti della fascia più interna del golfo. Questa di fatto fornisce una stima della quantità di uno specifico elemento immessa in mare. La concentrazione nello strato superficiale viene comparata con quella in uno strato più profondo che di solito si è depositato in epoca pre-antropica e viene quindi preso come dato di riferimento, tipico dell ambiente considerato. In questo modo la data di inizio non è ben definita e quindi dalle quantità assolute non è facile risalire ai flussi. Il dato però è comunque indicativo di uno stato diverso da quello comunemente detto pristino e quindi mostra la risultante di immissioni pluriennali. 233

46 Nel capitolo sull ambiente marino inserito in uno studio coordinato da Lega Ambiente [5] sui problemi ambientali della Regione Campania alcuni paragrafi erano specificamente dedicati ai dati sui metalli pesanti. Riportiamo qui di seguito gli aspetti salienti. Due distinti gruppi di ricerca hanno raccolto campioni di sedimento in tutta la fascia costiera del Golfo di Napoli [6, 7, 8]. L'intervallo di tempo tra i due set di dati è molto breve per cui non è possibile ricavare dati di tendenza, ma da essi risulta comunque un quadro chiaro. La maglia del campionamento utilizzata da Griggs & Johnson [6] era più larga di quella utilizzata dal gruppo dell'enea [7, 8], ma nel complesso i dati mostrano una simile distribuzione spaziale. La più fitta campionatura del gruppo dell'enea consente di evidenziare meglio le aree di più probabile immissione nel Golfo delle varie specie chimiche. In ambedue i casi la conclusione, pur se basata su una stima dei valori di fondo appena diversa, è che il cromo è presente in quantità da 3 a 9 volte il valore "naturale" per questo ambiente. Il dato basato sulla media dei campionamenti è di circa 5 volte per il litorale napoletano (Nisida - Torre Annunziata) e di 2 volte per il Golfo di Pozzuoli (ambedue ENEA). Per la foce del Sarno, Griggs & Johnson (cit.) riportano un incremento di 9 volte. Per piombo e rame gli aumenti sono stimati in circa 5 e 3 volte per il Golfo di Pozzuoli ed in 3 e 3 per il Golfo di Napoli. Ancora una volta alla foce del Sarno l'aumento stimato per il piombo è invece di 8 volte. Per ciò che riguarda la distribuzione areale, i punti caldi, oltre al già citato Sarno, sono l'area a ovest di Nisida (probabilmente dovuta per la presenza dell'italsider) e la zona Porto di Napoli - S. Giovanni a Teduccio. Anche per piombo e rame sono disponibili campionamenti recenti ma, al pari dei dati sul cromo, sono troppo puntuali per essere significativamente comparati. Qualche dato sul rame e ricavabile da Ferretti et al. [9] che riportano per la zona tra Gaeta ed Ischia valori medi simili ai valori di fondo del Golfo di Napoli. Gli autori non riportano i valori di fondo per l'area campionata. Una visione di insieme e ottenibile dalla Tab. 52 che riassume i dati. Tab 52: Provincia di Napoli: dati delle concentrazioni dei metalli pesanti nei sedimenti superficiali. In parentesi i valori di fondo Piombo mg/g Cromo mg/g Rame mg/g Golfo di Pozzuoli 327 (60) 64 (30) 63.5 (20) Baia di Napoli 171 (60) 163 (30) 83 (30) Golfo di Castellammare 64 (25) 133 (60) 48 (30) 234

47 I tre metalli considerati non sono né più né i meno tossici, ma solo quelli per cui è possibile disporre di più fonti. A questi andrebbero pertanto aggiunti alcuni altri di particolare rilievo, che sono riportati in alcuni dei riferimenti citati. Come detto le concentrazioni nei sedimenti superficiali integrano l'accumulo su un intervallo dell'ordine di qualche decina di anni. Ovviamente vi è uno stadio precedente in cui i metalli sono presenti nella colonna d'acqua appena dopo l'immissione, generalmente con le acque dolci. Una parte viene direttamente trasportata incorporata in piccole particelle minerali, un'altra parte in soluzione anche se sotto varie forme chimiche. Si intuisce che le concentrazioni nella colonna d'acqua sono molto più basse di quelle sul fondo. E' però possibile, concentrando le particelle minerali e di origine biologica, determinare la quantità contenuta nel particolato sospeso. Baffi et al. [10] riportano per rame e cromo i valori medi tabulati nella Tab. 53 e ricavati da 27 stazioni campionate nel Golfo di Napoli e nell'area di Cuma. Tab 53: Provincia di Napoli: dati delle concentrazioni dei metalli pesanti nel particolato Cromo (µg/g) Rame (µg/g) Senza entrare nel dettaglio della distribuzione spaziale, risulta dallo studio che le maggiori concentrazioni si riscontrano nella fascia costiera napoletana e nell'area di Cuma. Ovvero le fonti che hanno provocato l'accumulo nei sedimenti sono ancora piuttosto attive. BIBLIOGRAFIA [1] Ribera d Alcalà M., Conversano F., Corato F., Licandro P., Mangoni O., Marino D., Mazzocchi M.G., Modigh M., Montresor M., Nardella M., Saggiomo V., Sarno D., Zingone A. (2001) Seasonal patterns in a pluriannual time series at a coastal Mediterranean site (Gulf of Naples): an attempt to discriminate between recurrences and trends. European Marine Biology Symposium, Minorca September 2001 [2] Carrada G.C., T.S. Hopkins, G. Bonaduce, A. Ianora, D. Marino, M. Modigh, Ribera D'Alcalà, M., Scotto Di Carlo, B. (1980) Variability in the hydrographic and biological features of the Gulf of Naples. P.S.Z.N. I: Marine Ecology, 1: [3] Degobbis D. and Gilmartin M. (1990) Nitrogen, Phosphorus, and biogenic silicon budgets fro the Northern Adriatic Sea. Oceanologica Acta, 13:

48 [4] Giovanardi (1998) [5] Ribera d Alcala M. (1994) Il mare. In Primo rapporto sullo stato dell'ambiente in Campania 1991/1992 a cura di Lega Ambiente, edizioni CUEN, Napoli [6] Griggs G.B. and S. Johnson (1978). Bottom sediments Contamination in the Bay of Naples, Italy. Mar. Poll. Bull., 9: [7] De Rosa S., V. Damiani e E. Ambrosano (1981). Indagine sullo stato di contaminazione dei sedimenti superficiali del tratto del Golfo di Napoli tra Capo Posillipo e Torre del Greco. Consiglio Nazionale delle Ricerche, Atti del Convegno delle Unità Operative afferenti ai sottoprogetti Risorse Biologiche e Fondi marini, Roma Novembre 1981: [8] Damiani V., R. Baudo, S. De Rosa, R. De Simone, O. Ferretti, G. Izzo and F. Serena (1987). A case study: Bay of Pozzuoli (Gulf of Naples, Italy). Hydrobiologia, 149: Zurlini G. e V. Damiani, eds.(1983). Un esempio di analisi ecologica del sistema marino costiero da Capo Circeo all'isola d'ischia. ENEA, Roma: [[9] Ferretti O., I. Niccolai, C. Nike Bianchi e S. Tucci (1986). Indagine ambientale dei sistemi marini costieri: il tratto compreso tra il Capo Circeo e l'isola d'ischia. Acqua-Aria, 6: [10] Baffi F., R. Frache e F. Soggia (1992). Distribuzione di metalli pesanti nel materiale particolato del Golfo di Napoli. Istituto Idrografico della Marina, "Verità Mare" [11] Russo G.F. e F. Cicogna (1990). Il dattero di mare, Lithophaga lithophaga (Mollusca, Bivalvia, Mytilidae), e gli effetti distruttivi della sua pesca sull'ambiente marino costiero: problemi e prospettive. Intervento al 53 Congresso dell'unione Zoologica Italiana, Palermo I controlli sulle acque di balneazione ( ) La costa della Provincia di Napoli, comprese le isole di Capri, Ischia e Procida, si estende per 221,5 Km.. Dalla lunghezza totale della costa, sono escluse dal campionamento circa 19 Km per motivi indipendente dall inquinamento (porti, servitù militari, ecc.). I punti di campionamento fissati sono 158, posti a circa a 2 Km di distanza l uno dall altro e intensificati nei tratti ove la balneazione é più intensa. Nella Fig. 81 sono riportati tutti i punti di prelievo e nella Fig. 82 sono riportati i tratti di costa non idonei alla balneazione all inizio della stagione ( ) Dr. Giuseppe Aurisicchio, Dr.ssa Maria Luisa Gallo, Dr.ssa Fabrizia Giovinazzi e Dr. Giuseppe Onorati ARPAC 236

49 Nella Tab. 54 sono sintetizzati i risultati dei monitoraggio relativi agli anni , mentre nelle Figg. 83 e 84 sono mostrati i punti di prelieevo, con la suddivisione in balneabile e non balenabile, rispettivamente per l anno 1991 e L andamento registra un progressivo miglioramento della qualità delle acque ed una stabilizzazione negli ultimi quattro anni intorno all 80% del totale di costa balneabile. Dal 1998, ci si è avvalsi delle facoltà previste dalla norma per: ridurre di un fattore 2 i campionamenti nei tratti di costa che per due anni consecutivi avevano dato risultati analitici favorevoli nel 100% dei prelievi per complessivi 138 Km di costa; sospendere i prelievi nei tratti di costa nei quali si erano riscontrati dati analitici microbiologici, nel 80% dei campioni, superiore a 1000 Coliformi per complessi 18 Km di costa. Le zone più colpite dall inquinamento, per lo più d origine microbiologica, risultano quelle del golfo di Napoli (da Mergellina fino a Castellammare), e la zona costiera del litorale Domizio. I possibili motivi sono: l elevata concentrazione di popolazione ed insediamenti produttivi lungo la costa, che favoriscono il processo d urbanizzazione accentuando le condizioni di sofferenze dell ambiente marino costiero per i notevoli apporti antropici dei sistemi fognari che sversano direttamente in mare dai vari comuni litorali (Napoli, Portici, Ercolano, T. del Greco, T. Annunziata, Castellammare), cui concorrono anche i comuni siti a monte privi anch essi di adeguati sistemi di depurazione, ed il fiume Sarno che soprattutto durante il periodo delle attività delle industrie conserviere, convoglia a mare tra l altro, elementi macroscopici sospesi che spinti dalla corrente arrivano a Napoli e all isola di Capri. l elevato numero di porti, tutti concentrati nell area del Golfo, che comporta oltre che l inquinamento, consistenti alterazioni relativi all equilibrio sedimentologico e biologico, compromettendo e distruggendo preziose biocenosi marine. Una considerazione finale, tuttavia, c induce ad essere moderatamente ottimisti, perché il dato numerico analitico microbiologico ha un trend, nel litorale napoletano, che pur restando al disopra dei limiti microbiologici consentiti, tende ad un valore più prossimo a quello definito di qualità. 237

50 Ciò, presumibilmente è dovuto ad una migliore gestione della rete fognaria napoletana ed un migliore funzionamento delle pompe di sollevamento, che convogliano le acque verso il depuratore di Cuma. 238

51 Tabella 54: Provincia di Napoli: Sintesi i risultati dei monitoraggi delle acque di balneazione relativi agli anni Anno Lunghezza Costa (Km) Costa Vietata * (Km) Costa da sottoporre a controllo (Km) Costa vietata per inquinamento** (Km) Costa balneabile (Km) % ,00 19,25 180,75 69,6 125,80 69, ,50 22,70 204,80 62,50 142,20 69, ,80 17,90 195,90 55,20 133,70 68, ,80 18,70 195,10 54,70 140,40 71, ,80 18,70 195,10 54,70 167,50 85, ,80 18,7 196,1 61,7 129,40 65, ,80 18,70 189,90 52,90 136,90 72, ,80 18,70 179,00 24,50 154,50 86, ,50 18,70 185,20 27,60 154,50 83, ,50 18,70 185,20 27,20 147,30 79, ,50 18,70 185,20 36,60 146,40 79,05 * per motivi diversi dall'inquinamento ** su provvedimenti regionali in relazione ai risultati delle attività di monitoraggio 239

52 I controlli sulle acque per la molluschicoltura ( ) Il monitoraggio e controllo della molluschicoltura rappresenta una delle attività "storiche" della regione Campania, realizzata delle strutture confluite in ARPAC in collaborazione con gli Assessorati Regionali alla Sanità ed all'ambiente. Tali attività rispondono difatti a due diverse esigenze, infatti, l'una di carattere sanitario che riguarda il controllo delle aree di produzione dei molluschi destinati alla vendita, regolata dal D.lgs 530/92, e l'altra, recepita nel D.lgs.152/99, di carattere ambientale che riguarda il monitoraggio per la valutazione delle caratteristiche qualitative in base alla quali definire la conformità delle acque designate dalla regione per la vita dei molluschi e la programmazione degli interventi atti alla protezione ed al miglioramento delle stesse. Il citato decreto 530/92 impone una classificazione triennale delle aree di produzione, in base alle caratteristiche delle quali vengono individuate le modalità di vendita del prodotto; nella Tab.55 vengono indicati i valori dei parametri, da determinare sulla polpa del mollusco, in base ai quali è possibile la vendita diretta al pubblico ( zona A), la vendita dopo un opportuno periodo di depurazione (zona B), la vendita dopo stabulazione per due mesi in acque con caratteristiche di zona A (zona C). Tab. 55: Molluschicoltura: Parametri, valori limite e zone D.lgs 530/92 Parametri Valori limite Zona Coliformi fecali 300/100 g polpa 6.000/100 g polpa /100 g polpa A B C Escherichia Coli Salmonelle Mercurio Piombo 230/100 g polpa 4.600/100 g polpa /100 g polpa assenti/25 g polpa assenti/25 g polpa assenti/25 g polpa 0,5 ppm nella polpa 0,5 ppm nella polpa 0,5 ppm nella polpa 2,0 ppm nella polpa 2,0 ppm nella polpa 2,0 ppm nella polpa A B C A B C A B C A B C ( ) Dr. Giuseppe Aurisicchio, Dr.ssa Maria Luisa Gallo, Dr.ssa Fabrizia Giovinazzi e Dr. Giuseppe Onorati ARPAC 243

53 Il D.lgs 152/99 impone invece i criteri per il monitoraggio delle acque che si applicano alle acque costiere e salmastre sedi di banchi e popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi designate come richiedenti protezione o miglioramento per consentire la vita e lo sviluppo dei molluschi e per contribuire alla buona qualità dei prodotti della molluschicoltura destinati al consumo umano Naturalmente, le due tipologie di attività (classificazione e monitoraggi) hanno notevoli punti di contatto e vengono svolte, in ARPAC, da un unico gruppo di lavoro che realizza entrambe le attività per tutta le aree della Regione Campania, infine, per i parametri comuni, i valori limite per le aree classificate zona A per il 530/92 sono coincidenti con quelli definiti per classificare come conforme ai requisiti di qualità ambientale del 152/99. Ai sensi dell articolo 14 del D.L. 152/99 la Giunta Regionale con la Delibera n 310 del 1/2/2000 ha individuato come destinate alla vita dei molluschi le seguenti aree marine della provincia di Napoli: Foce Volturno - Capo Miseno Capo Miseno - Coroglio (con esclusione del Porto di Pozzuoli) Lago Fusaro Scoglio di Frisio - Molosiglio S. Giovanni a Teduccio: Vigliena Pietrarsa Torre del Greco : localita Cavaliere- Torre di Bassano Torre del Greco : Casina Rossa ( fine litoranea)- S. Maria la Bruna Torre Annunziata : Rovigliano S. Michele- cantieri metallurgici Castellammare: Diga foranea del molo del porto _ Pozzano Isola di Procida : Seno del Carbonchio ( da punta Solchiaro a punta Pizzaco) Isola di Procida: Chiaiolella Cimitero- Ponte di Vivara ( lato fronte Ischia) 244

54 Tutte queste aree, riportate nelle Figg. 85 e 86, sono state monitorate sia per i parametri del 152/99 che per quelli relativi al 530/92; in base ai risultati analitici ottenuti durante le campagne di monitoraggio realizzate negli ultimi tre anni, vengono riportate le classificazione relative: Zona A (aree conformi ai requisiti di qualità del 152/99): Baia-Bacoli Castellammare di Stabia-Pozzano Lucrino Golfo di Napoli da Molo aliscafi a Castel dell Ovo Zona B (aree non conformi che necessitano di interventi di miglioramento ai sensi del 152/99): Torre del Greco: Casina rossa -S.Maria La Bruna Lago Fusaro Giugliano Varcaturo Procida ( Seno del Carbogno) Golfo di Napoli ( da Castel dell Ovo al Molosiglio) Zona C (aree non conformi che necessitano di interventi di miglioramento ai sensi del 152/99):: Torre Annunziata: Rovigliano S. Michele- Cantieri metallurgici Lago Fusaro (a ridosso della foce vecchia) 245

55 3.2.6 Gli impatti ( ) Nonostante il modello DPSIR abbia una sua consistenza ed indubbia utilità, la separazione tra indicatori di stato e di impatto è talvolta sottile. Già in precedenza abbiamo utilizzato l indice di balneabilità come indice di stato più che di impatto. Riprendendo i descrittori più pertinenti tra quelli riportati nella parte introduttiva, gli impatti comprendono gli effetti sulla popolazione e sugli ecosistemi, quali i cambiamenti della quantità e qualità delle risorse, dell abbondanza e della distribuzione delle specie. Ovvero, gli stessi elementi che caratterizzano lo stato di un sistema sono anche quelli che permettono di valutare l esistenza di un impatto ove si verificasse, sulla base degli stessi parametri, che il sistema si allontana da uno stato precedente supposto migliore. Per alcune proprietà o descrittori, almeno in prima approssimazione, non sussistono dubbi sulla classificazione di uno stato. Ad esempio l abbattimento della biodiversità è sicuramente un processo negativo perché può ridurre, tra le altre cose, la capacità di un sistema di resistere alle variazioni dei forzanti naturali o antropogenici. I due aggettivi sono posti tra virgolette per evidenziarne la relatività, essendo anche l uomo parte integrante dei processi naturali. Per altri parametri o stati caratteristici, la nostra insufficiente conoscenza della dinamica degli ecosistemi non consente un univoca quantificazione dell impatto. Inoltre variazioni osservate possono far parte di oscillazioni tipiche che hanno luogo su scale temporali molto più lunghe dell intervallo temporale delle osservazioni. E questo ci riporta alla necessità di costruire TS (Serie temporali), possibilmente di lunghezza indefinita per poter distinguere i cambiamenti ciclici da quelli permanenti ( ) Maurizio Ribera d Alcalà Oceanografia Biologica - Stazione Zoologica A. Dohrn Alessandra Accornero Oceanografia Biologica - Università degli studi Parthenope Giuseppe Aurisicchio Idrobiologia - ARPAC Giorgio Budillon Oceanografia Fisica - Università degli studi Parthenope Fabio Conversano Oceanografia Chimica - Stazione Zoologica A. Dohrn Federico Corato Oceanografia Chimica - Stazione Zoologica A. Dohrn Maria Grazia Mazzocchi Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Olga Mangoni Ecologia del plancton Dipartimento di Zoologia Universita degli studi Federico II Monica Modigh Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Carlo Montella Corso di Laurea in Scienze Ambientali Marine Università degli studi Parthenope Marina Montresor Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Vincenzo Saggiomo Oceanografia Biologica - Stazione Zoologica A. Dohrn Emilio Sansone Oceanografia fisica Università degli studi Parthenope Diana Sarno Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn Adriana Zingone Ecologia del plancton - Stazione Zoologica A. Dohrn 248

56 Una grandezza che, per tutte le implicazioni che ha sia nel funzionamento generale dell atmosfera e dell oceano che per la fisiologia degli organismi, viene ricorrentemente utilizzata come indicatore di impatto è la temperatura. Va precisato che la temperatura dell atmosfera o dell oceano dipende quasi completamente da forzanti non locali, e quindi non può essere presa ad indicatore di pressione locale (tenendo ovviamente da parte casi specifici come, ad esempio, gli scarichi di una centrale). I laboratori di Ecologia della Stazione Zoologica A. Dohrn campionano regolarmente, a cadenza prima quindicinale e poi settimanale una stazione (MC) posta a circa due miglia dalla costa (Fig. 87) N Napoli MC Latitudine N Ischia Capri Longitudine E Fig. 87: Provincia di Napoli: Posizione della stazione MC La temperatura dell acqua dalla superficie al fondo (su quote discrete o praticamente continue a seconda della tecnica di misura) è stata quindi registrata per un periodo che va dal 1984 ad oggi, se pure con una interruzione di qualche anno all inizio degli anni 90. L andamento di questo parametro come valore medio per lo strato 0-10 m è riportato in Fig

57 C Fig. 88: Provincia di Napoli: Andamento pluriennale del temperatura nello strato 0-10 m alla stazione fissa MC Come si può notare dalla figura, sovrapposto al ciclo stagionale tipico delle nostre latitudini con un minimo in marzo ed un massimo in agosto, nei primi cinque anni la temperatura ha evidenziato un tendenziale aumento, che si è parecchio ridimensionato nell ultimo quinquennio. Questo mostra come eventuali tendenze vadano confermate su intervalli temporali lunghi. Quindi la temperatura è una variabile di stato e la sua variazione può essere considerata come un indice di impatto, con le riserve suddette. Il discorso diviene più complesso sia per altre variabili di stato che interagiscono in maniera non lineare con il biota (ad es. i nutrienti), sia per le variabili che caratterizzano i popolamenti. Determinati i valori dei descrittori, questi individuano univocamente un punto nello spazio delle variabili che è definibile come stato. Cosa rappresenti quello stato in termini di qualità dell ambiente, soprattutto se i descrittori sono associati a caratteristiche del biota è una questione tra le più complesse ed irrisolte in Ecologia. 250

58 Dagli indici TRIX così come dal carico potenziale di azoto e fosforo viene fuori uno stato del sistema tendente all eutrofia. Come si riflette questo nei primi livelli della rete trofica marina, quello popolato dagli organismi planctonici? In questa descrizione sintetica e preliminare dello stato dell ambiente marino della Provincia non è possibile entrare in un analisi dettagliata dei dati sul biota, soprattutto perché la loro lettura non è univoca. Riportiamo perciò due degli andamenti di più chiara lettura. L ipotizzabile impatto dell apporto di nutrienti da terra è quello di un aumento della produzione primaria e della biomassa plantonica in generale. Utilizzando le misure della concentrazione di clorofilla effettuate su più livelli alla stazione MC abbiamo cercato, così come per la temperatura, di evidenziare possibili andamenti in crescita (Fig. 89) CHL a SUP. (mg/dm3) CHL a INT. 0-60mt (mg/dm3) Fig. 89: Provincia di Napoli: Andamento pluriennale della concentrazione di clorofilla a. I quadrati rappresentano i valori medi sullo strato 0-60 (asse di destra) ed i triangoli i valori medi per l intervallo 0-5 m (asse di sinistra) In effetti (Fig. 89) l andamento è a decrescere. Questo non può essere interpretato in maniera semplice dal momento che si tratta di osservazioni in un solo punto. Si potrebbe infatti sia dedurne che vi sia stato un decremento della pressione nel periodo esaminato, o che l impatto 251

59 deducibile dai dati dei carichi stimati è in realtà minore di quello relativo ai decenni precedenti, o che un più efficace trattamento del carico potenziale ne ha diminuito l impatto sul golfo o, infine, che è attivo un diverso tipo di dinamica interna nel golfo (circolazione delle acque) che rende più efficiente la dispersione del carico eutrofizzante. Questo significa che l impatto della costa è trascurabile? In realtà non è esattamente così, se infatti si analizza la concentrazione di clorofilla media mensile su tutto la TS per lo strato 0-10 m (Fig. 90) si nota che i picchi di biomassa ricorrono in più stagioni e non solo nel tardo invernoinizio primavera ed in autunno, come avviene invece in mare aperto alla stessa latitudine. Infine i valori di biomassa sono in assoluto molto più alti che, ad esempio, nell area della Bocca Grande o addirittura fuori del Golfo (mg/m3) Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec Fig. 90: Provincia di Napoli: medi mensili pluriennali della concentrazione di clorofilla a nello strato superficiale alla stazione MC In uno studio molto approfondito Russo e Cicogna [11] già nel 1990 stimavano che l'azione di 30 datterari desertifica annualmente una fascia di litorale che può essere lunga dai 3 ai 5 km, per una profondità di 15 m. Il dato è allarmante se si considera che le falesie della penisola sorrentina e amalfitana e dell'isola di Capri si estendono per circa 100 km di costiera. Una ventina, al massimo una trentina di anni di pesca attiva al dattero, nell'ipotesi che comunque non aumenti l'attuale sforzo di pesca, può comportare la totale distruzione del patrimonio floro-faunistico litorale di un'area peraltro istituita a parco marino dalla L. 979/

60 BIBLIOGRAFIA [1] [2] Ribera d Alcalà M., Conversano F., Corato F., Licandro P., Mangoni O., Marino D., Mazzocchi M.G., Modigh M., Montresor M., Nardella M., Saggiomo V., Sarno D., Zingone A. (2001) Seasonal patterns in a pluriannual time series at a coastal Mediterranean site (Gulf of Naples): an attempt to discriminate between recurrences and trends. European Marine Biology Symposium, Minorca September 2001 Carrada G.C., T.S. Hopkins, G. Bonaduce, A. Ianora, D. Marino, M. Modigh, Ribera D'Alcalà, M., Scotto Di Carlo, B. (1980) Variability in the hydrographic and biological features of the Gulf of Naples. P.S.Z.N. I: Marine Ecology, 1: [3] Degobbis D. and Gilmartin M. (1990) Nitrogen, Phosphorus, and biogenic silicon budgets fro the Northern Adriatic Sea. Oceanologica Acta, 13: [4] Giovanardi (1998) [5] Ribera d Alcala M. (1994) Il mare. In Primo rapporto sullo stato dell'ambiente in Campania 1991/1992 a cura di Lega Ambiente, edizioni CUEN, Napoli [6] Griggs G.B. and S. Johnson (1978). Bottom sediments Contamination in the Bay of Naples, Italy. Mar. Poll. Bull., 9: [7] De Rosa S., V. Damiani e E. Ambrosano (1981). Indagine sullo stato di contaminazione dei sedimenti superficiali del tratto del Golfo di Napoli tra Capo Posillipo e Torre del Greco. Consiglio Nazionale delle Ricerche, Atti del Convegno delle Unità Operative afferenti ai sottoprogetti Risorse Biologiche e Fondi marini, Roma Novembre 1981: [8] Damiani V., R. Baudo, S. De Rosa, R. De Simone, O. Ferretti, G. Izzo and F. Serena (1987). A case study: Bay of Pozzuoli (Gulf of Naples, Italy). Hydrobiologia, 149: Zurlini G. e V. Damiani, eds.(1983). Un esempio di analisi ecologica del sistema marino costiero da Capo Circeo all'isola d'ischia. ENEA, Roma: [[9] Ferretti O., I. Niccolai, C. Nike Bianchi e S. Tucci (1986). Indagine ambientale dei sistemi marini costieri: il tratto compreso tra il Capo Circeo e l'isola d'ischia. Acqua-Aria, 6: [10] [11] Baffi F., R. Frache e F. Soggia (1992). Distribuzione di metalli pesanti nel materiale particolato del Golfo di Napoli. Istituto Idrografico della Marina, "Verità Mare" Russo G.F. e F. Cicogna (1990). Il dattero di mare, Lithophaga lithophaga (Mollusca, Bivalvia, Mytilidae), e gli effetti distruttivi della sua pesca sull'ambiente marino costiero: problemi e prospettive. Intervento al 53 Congresso dell'unione Zoologica Italiana, Palermo

61 3.2.7 Le risposte ( ) Il che fare, pur in una delle situazione che non vede il mare ai primi posti tra le emergenze ambientali della provincia, ma che certamente lo vede come una delle risorse più caratteristiche e vitali, può essere probabilmente sintetizzato in un numero ridotto di iniziative. Il primo aspetto è quello di garantire che le norme stabilite per minimizzare l impatto antropico e terrigeno sull ambiente marino vengano applicate e rispettate. Questo implica la depurazione dei carichi sversati, maggiore controllo e prevenzione per evitare che il mare continui ad essere, come in passato, una sorta di pozzo nero che raccoglie quanto si accumula sulla terra ferma eanche maggiori controlli sugli inquinamenti conseguenti al traffico navale (sversamenti di rifiuti di vario genere) e sui rischi di incidenti connessi alla navigazione. Il secondo aspetto è quello dell investimento in studi sul mare per aumentare la nostra conoscenza sui suoi processi principali, ma anche quelli che attualmente sfuggono alle nostre capacità di previsione. Il terzo aspetto il consolidamente o la creazione di reti di osservazione marine, che non si limitino ai parametri critici (soprattutto legati a balneabilità ed eutrofizzazione) ma inizino la raccolta di dati su altri processi e/o variabili che faciliteranno il compito degli operatori quando l emergenza dovesse presentarsi. Questa attività, unita alla seconda, che implica l utilizzo di strumenti e tecniche avanzata quali l osservazione remota e la modellistica numerica è l unica che possa consentire una vera valutazione del cosiddetto rischio ambientale in un ambiente tuttora lontano dall esperienza quotidiana dell uomo Il monitoraggio delle acque marino-costiere ( ** ) Il monitoraggio delle acque marino-costiere previsto dal D.lgs. 152/99 ha un respiro molto più ampio e finalità più ambiziose rispetto alle attività previste per le acque a specifica destinazione. La classificazione delle acque marine e di transizione in funzione degli obiettivi di qualità ambientale è definita attraverso una metodologia che considera le informazioni emergenti dal rilevamento di dati sullo stato ecologico e chimico di quegli ecosistemi. L'idea è quella di ( ) Maurizio Ribera d Alcalà Oceanografia Biologica - Stazione Zoologica A. Dohrn Claudio del Giudice Consulente Area Tutela Ambientale della Provincia di Napoli 254

62 coniugare la complessità delle interazioni tra ambiente e organismi con il recepimento delle indicazioni di qualità emergenti dalle soglie di concentrazione dei principali inquinanti. Per il monitoraggio delle acque marino-costiere sono previste infatti le matrici acqua, sedimento e biota; per ognuna di queste sono definiti i parametri da rilevare, la frequenza delle campagne di monitoraggio e i criteri da adottare al fine di definire il reticolo delle stazioni di misura e prelievo. E previsto infine un indice di qualità relativo allo stato trofico: esso è compreso tra i valori 2 (stato di qualità elevato ) e 8 (stato di qualità scadente ) e viene ricavato dall utilizzo dei valori di clorofilla a, dell ossigeno disciolto, del fosforo totale e dell azoto totale inorganico. La Regione Campania ha conferito all ARPAC l incarico dell attuazione tecnico-scientifica del Programma, del Ministero dell Ambiente, di Monitoraggio dell Ambiente Marino-costiero. Questo programma ha avuto inizio nel mese di giugno del 2001; esso ha durata triennale e prevede l esecuzione di indagini relative alle matrici: acqua biota sedimento nelle aree prospicienti la Regione; nella provincia di Napoli sono state individuate n 3 aree. Le attività svolte, nell ambito di tale Programma di monitoraggio, sono: determinazione quindicinale, mediante utilizzo di una sonda multiparametrica, della temperatura, del ph, della trasparenza, della salinità, della quantità di ossigeno disciolto e della clorofilla; determinazione quindicinale dei nutrienti; analisi quindicinale del fitoplancton e dello zooplancton; indagine semestrale sulla biocenosi. A seguito delle individuazioni delle 3 aree di indagine, da parte del Ministero dell Ambiente, il gruppo di lavoro ha provveduto a definire su carta nautica 1:2000, all interno di ogni area di indagine, i 3 transetti, disposti perpendicolarmente alla linea di costa, con le relative stazioni di campionamento, in funzione della tipologia del fondale e della sua profondità, rilevata con ecoscandaglio e con la misurazione della pressione. ( * ) Dr. Giuseppe Aurisicchio, Dr.ssa Maria Luisa Gallo, Dr.ssa Fabrizia Giovinazzi e Dr. Giuseppe Onorati ARPAC 255

63 L individuazione delle coordinate geografiche delle singole stazioni di campionamento è stato effettuato mediante utilizzo di Cartografia IGM 1:25000 e successivo raffronto con le coordinate individuate, con GPS, direttamente, sul battello. I transetti così individuati sono disposti nelle seguenti aree (Fig. 91): Transetto Comune di Napoli Piazza Vittoria I stazione (06 m): 100 m II stazione (30 m): 800 m III stazione (50 m): m ALTO FONDALE Transetto Comune di Portici Pietrarsa I stazione (07 m): 200 m II stazione (18 m): 750 m III stazione (50 m): m ALTO FONDALE Transetto Comune di Castellammare - Foce del Sarno I stazione (06 m): 200 m II stazione (18 m): m III stazione (48 m): m MEDIO FONDALE Le indagini svolte, per i primi tre mesi di attività, riguardano: matrice acqua : in sito, lungo l intera colonna d acqua, per mezzo di una sonda multiparametrica - temperatura - ph - salinità - ossigeno disciolto - clorofilla a in laboratorio, su campioni prelevati in superficie: - azoto ammoniacale - azoto nitroso - azoto nitrico - trasparenza - azoto totale - fosforo totale 256

64 - ortofosfato - silicati matrice plancton (fitoplancton e zooplancton, in un punto solo del transetto, nella stazione più vicina alla costa). L analisi quali-quantitativa del fitoplancton, senza arrivare all'identità di specie, riguarda la densità di: - diatomee - dinoflagellati - altro fitoplancton L analisi quali-quantitativa dello zooplancton, senza arrivare all identità di specie, riguarda la densità di: - copepodi - cladoceri - altro zooplancton biota saranno determinati, con cadenza semestrale, i seguenti parametri: - metalli pesanti bioaccumulabili - idrocarburi policiclici aromatici - composti organoclorurati ( PCB e Pesticidi) sedimento saranno determinati, con cadenza semestrale, i seguenti parametri: - metalli pesanti bioaccumulabili - idrocarburi policiclici aromatici - composti organoclorurati ( PCB e Pesticidi) - composti organo-stannici - diossine - saggi biologiccarbonio organico totale - granulometria - carbonio organico totale - granulometria Nei programmi di sviluppo dell'attività dell'arpac si prevede di incrementare il numero delle aree da monitorare incrementando, per la Provincia di Napoli, il numero delle stazioni da tre a otto per un totale di ventiquattro punti di campionamento. Nella Fig. 91, vengono anche individuate le stazioni di monitoraggio attive e quelle da attivare. 258

65 In relazione alle prime indagini svolte, ricordando che i risultati potranno considerarsi definitivi al termine del primo anno della campagna di monitoraggio. 259

66 Bonifica del sito di interesse nazionale di Bagnoli: Caratterizzazione dei sedimenti marini dell area prospiciente ( ) L ICRAM su incarico del Ministero dell Ambiente e del Commissario di Governo per la Regione Campania ha svolto un indagine finalizzata alla caratterizzazione dello stato dei sedimenti marini prospicienti il litorale di Coroglio-Bagnoli in relazione ad una possibile migrazione dei contaminanti provenienti dall area dismessa del polo industriale (area Federconsorzi e Cementir. siti industriali dismessi ex ILVA ed ex Eternit) e dalla colmata a mare dell Italsider. Alla fine del mese di settembre del 1999 l ICRAM ha realizzato una campagna di campionamento di sedimenti marini e di spiaggia lungo il litorale di Coroglio-Bagnoli. L obiettivo di questa prima fase d indagine era quello di fornire un quadro rappresentativo della presenza di alcuni inquinanti nei sedimenti superficiali e subsuperficiali dell area in oggetto, unitamente ad una valutazione della tossicità degli stessi mediante l applicazione di saggi biologici e delle analisi qualitative e quantitative sulle comunità a foraminiferi bentonici. La strategia di campionamento per la caratterizzazione dell arenile di Coroglio-Bagnoli e dell area marina ad esso prospiciente ha previsto un maggiore addensamento di prelievi nell intorno dell impianto (in particolare a ridosso della colmata a mare) e delle strutture in mare di quest ultimo. In particolare, sulla spiaggia (area emersa) sono stati posizionati transetti perpendicolari alla costa con un massimo di 3 stazioni per transetto a secondo dell estensione della spiaggia (posizionate in corrispondenza della linea di riva, a 4 metri e a 30 metri dalla linea di riva). In totale sono state scelte 15 stazioni di campionamento, con prelievo di 14 campioni superficiali e 1 carota (di lunghezza 50 cm), da cui sono stati prelevati 4 subcampioni. Sono state inoltre prelevate 3 carote per la determinazione dell amianto nei terreni immediatamente circostanti l insediamento industriale dismesso. ( ) Dr.ssa Antonella Ausili e Dr. Massimo Gabellino ICRAM Roma, Collaboratori: Elena Romano, Attilio Schiavetti, Silvia Rossi, Luisa Bergamin, Fulvio Onorati, Marina Pulcini 260

67 Dall area di fondale sono state invece prelevate 42 stazioni totali di cui 8 carote (di lunghezza di cm) e 34 superficiali mentre 2 stazioni sono state campionate a sud del promontorio di Nisida, in corrispondenza di un canale di scarico. Le carote sono state successivamente subcampionate in livelli intermedi e profondi. Infine, per valutare le capacità di bioaccumulo di alcune classi di contaminanti negli organismi marini, sono state effettuate 5 stazioni di raccolta di mitili presso i piloni dei pontili. Per ciascuna stazione, ad una profondità di 1 metro, sono stati raccolti circa 60 bivalvi (Mytilus edulis) con dimensioni tra i 3 e i 5 cm. La scelta dei parametri analitici da esaminare ai fini della corretta determinazione delle caratteristiche chimiche, fisiche, microbiologiche e tossicologiche dei sedimenti marini ha tenuto conto delle peculiarità dell area, della tipologia dell inquinamento cui l area è stata sottoposta nonché dei protocolli nazionali ed internazionali vigenti. In dettaglio, sia sui sedimenti di spiaggia che di fondale sono state effettuate le seguenti analisi: - caratteristiche fisiche (granulometria, umidità); - caratteristiche chimiche (policlorobifenili (PCB); idrocarburi policiclici aromatici (IPA); idrocarburi totali; metalli: Al, As, Cd, Cr, Cu, Fe, Hg, Mn, Ni, Pb, Zn; azoto totale e fosforo totale; tributilstagno (TBT); diossine; sostanza organica; - amianto (solo sui campioni di spiaggia) - caratteristiche microbiologiche (coliformi totali, coliformi fecali, streptococchi fecali, spore di clostridi solfitoriduttori, salmonelle, lieviti, miceti: Aspergilli, A. Niger, Cladosporium, Alternaria, Penicilli); - caratteristiche ecotossicologiche (saggi biologici con l utilizzo dei batteri bioluminescenti della specie Vibrio fischeri e dell anfipode Corophium orientale; bioaccumulo nei mitili di metalli pesanti, IPA, PCB). Sulla scorta dell evidenza scientifica consolidata, è stato ritenuto opportuno concentrare l attenzione sulla verifica dell eventuale contaminazione ad amianto dei terreni immediatamente circostanti l insediamento industriale dismesso, e non dei sedimenti sommersi, antistanti i terreni suddetti, in quanto la rilevanza sanitaria è associata all esposizione alle fibre di amianto aerodisperse. L eventuale presenza di amianto nei sedimenti sommersi non comporta rischi oggettivamente rilevanti, fintanto che non siano previsti interventi mirati al loro risollevamento, messa all asciutto e successiva manipolazione dopo essiccamento. 261

68 Il campionamento dei sedimenti superficiali è stato realizzato con benna Van Veen mentre per il campionamento di livelli profondi è stato utilizzato un carotiere a mano mediante operatore subacqueo. In generale, i dati riguardanti la caratterizzazione dei sedimenti marini hanno evidenziato una elevata contaminazione ad opera di idrocarburi policiclici aromatici e metalli. Infatti sia i sedimenti dei fondali che quelli di spiaggia hanno presentato concentrazioni elevate di metalli pesanti, in particolare Fe (3-60 % p. s.), Pb ( µg/g p. s.), Cd ( µg/g p. s.), Zn ( µg/g p. s.) (Figg. 92, 93, 94 e 95) e Mn ( µg/g p. s.) risultano più uniformemente distribuiti, specialmente a ridosso dell area di colmata dove sono presenti le concentrazioni più alte, che tendono a decrescere allontanandosi da essa; invece, le concentrazione di Cu ( µg/g p. s.) (Fig. 96), Hg (< µg/g p. s.) e As ( µg/g p. s.) presentano una distribuzione più irregolare. I tenori di As sono presumibilmente imputabili alla presenza di sorgenti idrotermali nell area. Sono stati inoltre individuati dei siti fortemente contaminati da idrocarburi policiclici aromatici, in particolare in alcuni settori della spiaggia emersa, tali valori vanno drasticamente a diminuire allontanandosi dall'area di colmata (Fig. 97). Inoltre, nei livelli più profondi di sedimenti di spiaggia, sempre a ridosso del confine nord dell'area di colmata, si raggiungono livelli di IPA ancora più elevati (135 µg/g p. s.). Tra i contaminanti organici più persistenti sono stati ricercati i policlorobifenili (PCBs), le cui concentrazioni (4-100 ng/g p. s.) pur rientrando nei livelli registrati in Mediterraneo nelle zone costiere ad intensa attività antropica, sono da ritenere medio-alti, considerate le caratteristiche granulometriche del sedimento, di natura prevalentemente sabbioso. I valori riscontati di diossine (1.5-9 pg/g p. s.) e di TBT (3-7 ng Sn/g p. s.) possono considerarsi come livelli di background in zone a forte impatto antropico come l area considerata. Tutti i campioni si spiaggia analizzati hanno escluso la presenza di fibre di amianto. Dai risultati delle analisi microbiologiche effettuate non si evidenziano microrganismi potenzialmente nocivi; solo in alcuni punti si è riscontrata presenza di indicatori di inquinamento fecale. I diversi saggi biologici applicati come il Vibrio fischeri, effettuato sull elutriato e sulla fase solida centrifugata, e il Corophium orientale, determinato sul sedimento tal quale, hanno indicato come significativamente tossico solo l elutriato, mentre la fase solida (sia tal quale che centrifugata) non ha mostrato un evidente tossicità acuta; questo suggerisce, quindi, una biodisponibilità da parte dei contaminanti a carattere idrofilico. 262

69 Invece, nella valutazione del bioaccumulo dei contaminanti nei mitili (Mytilus edulis), il quadro generale dell area ha evidenziato un impatto soprattutto a livello del settore antistante la colmata; sono state riscontrate elevate concentrazioni di IPA in prossimità del pontile sud e di fronte la colmata, mentre per quanto riguarda il piombo i valori più alti sono stati misurati negli organismi delle stazioni più a ridosso dell area di colmata. Le analisi qualitative e quantitative sulle comunità a foraminiferi bentonici hanno indicato che le carote prelevate nell intorno della colmata non presentano gusci e ciò fa supporre condizioni di un ambiente fortemente contaminato; invece, nel settore a sud della colmata (Baia di Nisida), si è determinata una densità faunistica molto bassa, con un leggero incremento di organismi nei livelli più superficiali, suggerendo un leggerissimo miglioramento delle condizioni ambientali. Nella carota più esterna, prelevata nel settore antistante la colmata si riscontra una maggiore densità faunistica, con individui di taglia inferiore alla norma, con spessore del guscio estremamente assottigliato e una discreta percentuale di gusci deformati. Si può quindi dedurre che in prossimità della colmata la forte contaminazione non consente lo sviluppo di una vita bentonica significativa, ma già un leggero allontanamento dalla fonte dell inquinamento permette di osservare un incremento dell abbondanza faunistica. In conclusione, risultati chimici e biologici precedentemente riportati, seppur preliminari, indicano in generale una situazione di stress ambientale in cui i sedimenti continuano a cedere contaminanti biodisponibili sia di natura organica (es. IPA) che inorganica (es. metalli). Tale tendenza risulta maggiormente evidente a ridosso della colmata sia frontalmente che lateralmente. Le informazioni ecotossicologiche raccolte (saggi biologici, fauna a foraminiferi e bioaccumulo) inducono ad ipotizzare una situazione compromessa dal punto di vista ambientale, sia pregressa che attuale, con particolari risposte positive proprio nei pressi della colmata. Tutto ciò impone un approfondimento mirato delle indagini nel senso sopra indicato, con una maggiore attenzione alle valutazioni di tipo biologico (applicazione di una batteria di saggi biologici per la valutazione della tossicità dei sedimenti, di biomarker per la valutazione degli effetti dei contaminanti a livello di popolazione e grado di bioaccumulo negli organismi) non indagate sufficientemente nella prima fase. E, quindi, attualmente in corso di progettazione una seconda e più approfondita fase di indagine, sulla base dei risultati emersi dalla prima, per raccogliere e valutare l insieme dei parametri specifici necessari alla realizzazione di un progetto di bonifica. 262

70 Fig. 92: Concentrazione di ferro nei sedimenti superficiali 264

71 Fig. 93: Concentrazione di piombo nei sedimenti superficiali 265

72 Fig. 94: Concentrazione di cadmio nei sedimenti superficiali 266

73 Fig. 95: Concentrazione di zinco nei sedimenti superficiali 267

74 Fig. 96: Concentrazione di rame nei sedimenti superficiali 268

75 Fig. 97: Concentrazione di IPA nei sedimenti superficiali 269

76 3.3 Le acque superficiali I riferimenti normativi ( ) Le acque superficiali sono rappresentate dai seguenti corpi idrici significativi: i corsi d' acqua superficiali naturali (fiumi) aventi bacino idrografico superiore a 10 kmq tra i quali sono monitorati, e classificati secondo lo stato di qualità ambientale, quelli di 1 ordine (recapitanti direttamente in mare) con bacino imbrifero di superficie maggiore di 200 kmq e quelli di secondo ordine o di ordine superiore con bacino imbrifero di superficie maggiore di 400 kmq; i laghi, raccolte di acque lentiche non temporanee di tipo naturale aperti o chiusi e naturale e/o regolati con superficie dello specchio liquido, riferita al periodo di massimo invaso, pari a 0.5 kmq o superiore; le acque di transizione costituite da: acque delle zone di delta e di estuario, le lagune, i laghi salmastri e gli stagni costieri; i corpi idrici artificiali rappresentati dai laghi e serbatoi realizzati mediante manufatti di sbarramento e i canali artificiali irrigui o scolanti, industriali, navigabili, con l' esclusione dei canali realizzati per l' allontanamento delle acque reflue urbane ed industriali. Normativa comunitaria in materia di tutela e gestione delle acque superficiali Direttiva 2000/60/CE del 23 ottobre 2000 che istituisce il quadro per l'azione comunitaria in materia di acque Direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano Direttiva 91/676/CEE del Consiglio del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dell'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole Direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane Direttiva 88/347/CEE del Consiglio del 16 giugno 1988 che modifica l'allegato II della direttiva 86/280/CEE concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi di talune sostanze pericolose che figurano nell'elenco I dell'allegato della direttiva 76/464/CEE Direttiva 86/280/CEE del Consiglio del 12 giugno 1986 concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi di talune sostanze pericolose che figurano nell'elenco I dell'allegato della direttiva 76/464/CEE ( ) Prof. Ing. Michele Di Natale e Arch. Francesco Migliaccio, II Università di Napoli Corso di Laurea Ambiente e Territorio Facoltà di Ingeneria, Arch. Filomena Carangelo Consulente, Maria Luisa Maietta, Berta Tufano, Eleonora Quaranta 269

77 Direttiva 84/491/CEE del Consiglio del 9 ottobre 1984 concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi di esaclorocicloesano Direttiva 83/513/CEE del Consiglio del 26 settembre 1983 concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi di cadmio Direttiva 80/778/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1980, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano Direttiva 76/464/CEE del Consiglio, del 4 maggio 1976, concernente l'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose scaricate nell'ambiente idrico della Comunità Direttiva 76/160/CEE del Consiglio, dell'8 dicembre 1975, concernente la qualità delle acque di balneazione Direttiva 75/440/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, concernente la qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati Membri Approfondimento Speciale Direttiva-Quadro 2000/60/CE in materia di Acque II 22 dicembre 2000 è stata pubblicata sulla GUCE n. 327 la Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque. Gli obiettivi principali della direttiva si inseriscono in quelli più complessivi della politica ambientale della Comunità che deve contribuire a perseguire salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità ambientale, nonché l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e che deve essere fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della riduzione, soprattutto alla fonte, dei danni causati all'ambiente e sul principio "chi inquina paga". L'obiettivo di fondo consiste nel mantenere e migliorare l'ambiente acquatico all'interno della Comunità, attraverso misure che riguardino la qualità integrate con misure riguardanti gli aspetti quantitativi. La direttiva mira ad ottenere la graduale riduzione delle emissioni di sostanze pericolose nelle acque per raggiungere l'obiettivo finale di eliminare le sostanze pericolose prioritarie e contribuire a raggiungere valori vicini a quelli del fondo naturale per le concentrazioni in ambiente marino di sostanze presenti in natura. 270

78 La direttiva 2000/60/CE si propone dunque di istituire un quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee che: impedisca un ulteriore deterioramento, protegga e migliori lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico; agevoli un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili; miri alla protezione rafforzata e al miglioramento dell'ambiente acquatico, anche attraverso misure specifiche per la graduale riduzione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze prioritarie e 1'arresto o la graduale eliminazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose prioritarie; assicuri la graduale riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee e ne impedisca 1'aumento; contribuisca a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità. La direttiva prevede quindi che gli Stati membri individuino i singoli bacini idrografici presenti nel loro territorio e li assegnino a singoli distretti idrografici, (definiti come la principale unità per la gestione dei bacini idrografici) accorpando eventualmente i piccoli bacini idrografici in un unico distretto, inoltre gli Stati membri devono adottare disposizioni amministrative adeguate, compresa l'individuazione dell'autorità nazionale competente, per l'applicazione delle norme previste dalla direttiva in esame all'interno di ciascun distretto idrografico presente nel loro territorio (art.3). Per ciascun distretto idrografico interamente compreso nel suo territorio, ogni Stato membro provvede a predisporre un Piano di gestione del bacino idrografico (art. 13). Nel caso di distretti idrografici, facenti capo a più Stati membri, ma che siano interamente compresi nel territorio della Comunità, gli Stati membri si coordinano al fine di predisporre un unico Piano di gestione del bacino idrografico internazionale. II Piano di gestione del bacino idrografico comprende le seguenti informazioni (allegato VII): Descrizione generale delle caratteristiche del distretto idrografico; Sintesi delle pressioni e degli impatti significativi esercitati dalle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee; Specificazione e rappresentazione cartografica delle aree protette; Mappa delle reti di monitoraggio istituite ai fini dell'articolo 8 e dell'allegato V e rappresentazione cartografica dei risultati dei programmi di monitoraggio; 271

79 Elenco degli obiettivi ambientali fissati a norma dell'articolo 4 per acque superficiali, acque sotterranee e aree protette; Sintesi dell'analisi economica sull'utilizzo idrico prescritta dall'articolo 5 e dall'allegato III; Sintesi del programma o programmi di misure adottati a.norma dell'articolo 11, compresi i conseguenti modi in cui realizzare gli obiettivi di cui all'articolo 4; Repertorio di eventuali programmi o piani di gestione più dettagliati adottati per il distretto idrografico e relativi a determinati sottobacini, settori, tematiche o tipi di acque, corredato di una sintesi del contenuto; Sintesi delle misure adottate in materia di informazione e consultazione pubblica, con relativi risultati e eventuali conseguenti modifiche del piano; Elenco delle autorità competenti in base all'allegato I. Tutti i Piani di gestione dei bacini idrografici dovranno essere pubblicati entro 9 anni dall'entrata in vigore della nuova direttiva. La Commissione UE dovrà monitorare lo stato di applicazione della nuova direttiva, pubblicando una prima relazione entro 12 anni dalla sua entrata in vigore, e successivamente ogni 6 anni. La nuova direttiva, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 22 dicembre 2003, abroga, a partire dal 22 dicembre 2007, le seguenti direttive: direttiva 75/440/CEE, concernente la qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati membri; direttiva 77/795/CEE, che instaura una procedura comune di scambio di informazioni sulla qualità delle acque dolci superficiali nella Comunità; direttiva 79/869/CEE, relativa ai metodi di misura alla frequenza dei campionamenti e' delle analisi delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati membri. Le seguenti direttive sono invece abrogate a partire dal 22 dicembre 2013: direttiva 78/65 9/CEE, sulla qualità delle acque dolci che richiedono protezione o miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci direttiva 79/923/CEE, relativa ai requisiti di qualità delle, acque destinate alla molluschicoltura. 272

80 Normativa nazionale in materia di tutela e gestione delle acque superficiali D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258 Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall'inquinamento, a norma dell'articolo 1, comma 4, della legge 24 aprile 1998, n. 128 D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152 Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole D.M. 29 luglio 1997 Approvazione del piano straordinario di completamento e razionalizzazione dei sistemi di collettamento e depurazione delle acque D.M. 25 febbraio 1997, n. 90 Regolamento recante modalità di applicazione dell'articolo 18, comma 5, della L. 5 gennaio 1994, n. 36, in materia di risorse idriche D.P.C.M. 4 marzo 1996 Disposizioni in materia di risorse idriche L. 5 gennaio 1994, n. 36 Disposizioni in materia di risorse idriche D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 133 Attuazione delle direttive 76/464/CEE, 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 88/347/CEE e 90/415/CEE in materia di scarichi industriali di sostanze pericolose nelle acque D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 132 Attuazione della direttiva 80/68/CEE concernente la protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose L. 18 maggio 1989 n.183 e successive integrazioni e modificazioni - Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Approfondimento L. 18 maggio 1989 n.183 in materia di risorse idriche La L. 18 maggio 1989 n.183 prevede una descrizione quantitativa e qualitativa della risorsa idrica mediante: il censimento delle risorse idriche superficiali e di falda, l uso delle acque, gli scarichi nei corpi idrici; i punti e le modalità di prelievo dai corpi idrici superficiali e sotterranei, le opere di invaso, adduzione, sollevamento e potabilizzazione (uso potabile); 273

81 i punti e le modalità di prelievo, adduzione, ripartizione, restituzione delle portate di supero, saranno distinti gli usi secondari per l agricoltura, la pastorizia e la zootecnia (usi irriguo); gli acquedotti industriali evidenziando i punti e le modalità di prelevamento con particolare attenzione per le strutture di adduzione, trattamento e restituzione dei reflui (uso industriale); l ubicazione, la tipologia e le caratteristiche dei servizi idraulici ausiliari riferiti alle opere di prelievo e di scarico delle acque (uso idroelettrico); gli estremi dei provvedimenti di concessione, le portate minime e massime prelevate, i volumi prelevati annualmente e quelli eventualmente restituiti, i calendari di prelievo e gli eventuali canoni di concessione; la valutazione dei fenomeni di abusivismo ed identificate le forme di utilizzo della risorsa idrica non convenzionali, evidenziando le finalità e gli aspetti tecnologici correlati; la individuazione degli scarichi significativi concentrati provenienti da usi domestici, urbani, industriali e zootecnici, recapitati nei corpi idrici superficiali e sotterranei; le caratteristiche del corpo idrico ricettore e la sua possibilità di rigurgitare lo scarico; la portata minima, media e massima dell effluente; il volume annuo scaricato e le modalità di funzionamento nel tempo; le caratteristiche qualitative in base a parametri significativi nonché l esistenza di situazioni di contenzioso e di intervento delle autorità sanitarie e giudiziarie; lo stato delle qualità delle acque definito attraverso idonei indicatori in grado di rappresentare le diverse condizioni di compromissione dei corpi idrici, anche sotto l aspetto dello stato trofico, in particolare, utilizzando tutti i dati resi disponibili e derivanti dalle indagini effettuate a livello regionale, provinciali e locali, (da organismi quali le Aziende Sanitarie e/o l Arpa, nonché da centri di ricerca Universitari o di diritto pubblico) relativamente allo stato di qualità delle acque superficiali, sotterranee e costiere; la individuazione delle stazioni di rilevamento della qualità delle acque, nonché delle modalità di campionamento e di analisi; l evoluzione temporale dello stato di qualità delle dei corpi idrici, in relazione alle caratteristiche naturali delle acque ed alle attività antropiche della zona, individuando anche tratti e zone omogenee con caratteristiche qualitative particolari, anche in vista di azioni tendenti alla classificazione di corpi idrici stessi ed al recupero della qualità; lo stato trofico delle acque lacunari; 274

82 Approfondimento L. 5 gennaio 1994, n. 36 I principi e gli obiettivi della L. 5 gennaio 1994, n. 36 riguarda i seguenti punti: dichiarazione di pubblicità di tutte le acque superficiali e sotterranee; determinazione di criteri di utilizzazione indirizzati al risparmio ed al rinnovo delle risorse idriche; affermazione della concezione solidaristica della risorsa acqua: ogni uso del bene è finalizzato alla salvaguardia delle aspettative e dei diritti delle generazioni future; priorità dell uso dell acqua per il consumo umano: gli altri usi sono consentiti quando la risorsa idrica è sufficiente e a condizione che non siano lesivi della qualità dell acqua per il consumo umano; riorganizzazione dei Servizi idrici integrati (Sii) sulla base di Ambiti territoriali ottimali (ATO); il servizio idrico è inteso come l insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua a usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue; definizione, da parte delle regioni, degli ATO, delimitati secondo i seguenti criteri: rispetto delle unità di bacino idrografico; superamento della frammentazione delle gestioni; conseguimento di adeguate dimensioni gestionali; organizzazione, da parte dei comuni e delle province di ciascun Ambito territoriale, dei Servizi idrici; determinazione della tariffa quale corrispettivo del servizio idrico; previsione di poteri sostituti in ipotesi di inadempienze delle regioni nella determinazione degli Ato, e dei comuni nell organizzazione dei Sii; fissazione dei canoni per le utenze di acqua pubblica; determinazione delle misure finalizzate al risparmio idrico; 275

83 Approfondimento D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258 Disposizioni correttive e integrative del D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152 Sul Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 218 del 18 settembre 2000 è stato pubblicato il Decreto legislativo 18 agosto 2000, n Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall'inquinamento, a norma dell'articolo l, comma 4, della legge 24 aprile 1998, n Il decreto apporta modifiche e integrazioni al D.lgs 152/99 relativamente le competenze, le aree sensibili, la salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, il bilancio idrico, la temporaneità delle concessioni per il prelievo delle acque, la disciplina degli scarichi, l'autorizzazione al trattamento di rifiuti negli impianti di di trattamento di acque reflue urbane, l'utilizzazione agronomica, la domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali, le sanzioni amministrative e penali. Gli allegati del d.lgs 152/99 sono sostituiti con quelli allegati al D.lgs 258/2000. Il decreto è entrato in vigore il 3 ottobre Il D.Lgs 11 maggio 1999, n. 152 recante Disposizioni sulla tutela delle acque dall inquinamento e recepimento della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della Direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (in G.U. 29 maggio 1999, n. 124), entrato in vigore il 13 giugno 1999, rappresenta, con le disposizioni correttive e integrative apportate dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, la nuova normativa nazionale di riferimento in tema di protezione e tutela delle acque. Il D.Lgs 152/99, in particolare, abroga le seguenti norme: L , n. 319 (cd. Legge Merli) L , n. 690 (di conversione in L. del D.L , n. 544) L , n. 650 L , n. 62 (di conversione in L. del D.L , n. 801) D.P.R , n. 515 L , n. 381 (di conversione in L. del D.L , n. 176) Artt. 4 e 5, L , n. 71 (di conversione in L. del D.L , n. 16) D.Lgs , n. 130 D.Lgs , n. 131 D.Lgs , n

84 D.Lgs , n. 133 Art. 2, comma 1, L , n. 502 (di conversione in L. del D.L , n. 408) Art. 9-bis, L , n. 642(di conversione in L. del D.L , n. 552) Legge , n. 172 (di conversione in L. del D.L , n. 79) Con il D.Lgs in esame il Legislatore procede, dunque, ad un vero e proprio riordino della normativa in tema di acque, prevedendo tra l altro - modalità di attuazione che dovrebbero essere in grado di evitare le disfunzioni tipiche che accompagnano le grandi leggi di riforma. Così, a titolo esemplificativo, l art. 62 prescrive, da un lato, che le Regioni possono adeguarsi al D.Lgs con un tempo non inferiore a due anni; dall altro che le norme regolamentari e tecniche emanate ai sensi delle suddette leggi abrogate restano comunque in vigore se compatibili con gli allegati al presente decreto e fino all adozione di specifiche normative in materia. Obblighi che il D.Lgs n. 152/1999 pone a carico del titolare dello scarico La disciplina degli scarichi idrici muove ora da due presupposti fondamentali: tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati (art. 45, comma 1); gli scarichi di acque reflue domestiche in reti fognarie sono sempre ammessi nell'osservanza dei regolamenti fissati dal gestore del servizio idrico integrato (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 19, punto a)); tutti gli scarichi devono rispettare valori limite di emissione fissati in funzione degli obiettivi di qualità dei corpi idrici (art. 28, comma 1) e devono comunque rispettare i valori limite di emissione previsti dall'allegato 5 [ ] le Regioni, nell'esercizio della loro autonomia, tenendo conto dei carichi massimi ammissibili, delle migliori tecniche disponibili, definiscono i valori-limite di emissione, diversi da quelli di cui all'allegato 5, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima per unità di tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 19, comma 2). Definizioni da applicarsi in materia di scarichi idrici Acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche (art. 2); Acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od istallazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione dei beni (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 1, comma 1), diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento (art. 2); 277

85 Acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento (art. 2) convogliate in reti fognarie, anche separate, eprovenienti da agglomerato (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 1, comma 1). Ammissibilità degli scarichi nei possibili corpi ricettori Scarichi in pubblica fognatura Gli scarichi di acque reflue domestiche che recapitano in reti fognarie sono sempre ammessi purché osservino i regolamenti emanati dal gestore del servizio idrico integrato (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 13, comma 2). Gli scarichi di acque reflue industriali che recapitano in reti fognarie sono sottoposti alle norme tecniche, alle prescrizioni regolamentari e ai valori-limite adottati dal gestore del servizio idrico integrato e approvati dall'amministrazione pubblica responsabile in base alle caratteristiche dell'impianto e in modo che sia assicurato il rispetto della disciplina degli scarichi di acque reflue urbane definita ai sensi dell'articolo 28, commi 1 e 2 (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 13, comma 1). Non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti anche se triturati, in fognatura (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 13, comma 3). Scarichi in acque superficiali Gli scarichi di acque reflue industriali sono ammessi a condizione che siano rispettati i valori limite di emissione fissati a norma dell art. 28, commi 1 e 2 (art.31, comma 1). Gli scarichi di acque reflue urbane devono essere sottoposti, a seconda delle ipotesi, a trattamenti definiti appropriati, secondari o equivalenti. Devono, in ogni caso, rispettare i valori limite di emissione fissati a norma dell art. 28, commi 1 e 2 (art.31, commi 2, 3 e 4). Scarichi sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo Sono vietati, con le seguenti eccezioni (art. 29, comma 1): o in presenza di nuclei abitativi isolati, ovvero laddove la realizzazione di una rete fognaria non sia giustificata sotto il profilo dei benefici ambientali apportati o sia eccessivamente onerosa; o scaricatori di piena a servizio delle reti fognarie; o scarichi di acque reflue urbane e industriali, laddove si accerti l impossibilità tecnica o l eccessiva onerosità a fronte dei benefici ambientali conseguibili, purché conformi ai valori limite di emissione fissati a norma dell art. 28, commi 1 e 2; 278

86 o scarichi provenienti dalla lavorazione di rocce naturali o da impianti di lavaggio delle sostanze minerali; o scarichi di acque meteoriche convogliate in reti fognarie separate (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 10, punto a)). Gli scarichi sul suolo esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, devono, entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati al riutilizzo in conformità alle prescrizioni fissate con il decreto di cui all'articolo 6, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, così come sostituito dell'articolo 26, comma 2. In caso di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli effetti revocata (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 10, punto b)). Scarichi di sostanze pericolose In relazione a tali sostanze, l Autorità competente in sede di rilascio dell autorizzazione può fissare, laddove accerti situazioni di particolare pericolo anche per la compresenza di altri scarichi di sostanze pericolose, valori limite di emissione più restrittivi di quelli fissati a norma dell art. 28, commi 1 e 2 (art. 34, comma 1). Scarichi in corpi idrici ricadenti in aree sensibili Fermi i valori limite di emissione fissati a norma dell art. 28, commi 1 e 2, lo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici ricadenti in aree sensibili (aree che esigono misure particolarmente rigorose per essere state esposte o per il rischio di esserlo in futuro a gravi fenomeni di inquinamento) è soggetto ad un trattamento più spinto di quello previsto per le stesse acque che scarichino in acque superficiali (art. 31, comma 3); gli scarichi previsti al comma 3 devono rispettare, altresì, i valori-limite di emissione fissati ai sensi dell'articolo 28, commi 1 e 2 (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 12, comma 1). Autorizzazioni allo scarico Tutti gli scarichi debbono essere preventivamente autorizzati (art. 45, comma 1), con la sola eccezione degli scarichi di acque reflue domestiche e assimilate in reti fognarie (art. 45, comma 4) che sono sempre ammessi, purché sia osservato il regolamento fissato dal gestore del servizio idrico integrato. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue domestiche e di reti fognarie è definito dalle Regioni. L autorizzazione è rilasciata al titolare dell attività da cui origina lo scarico (tale soggetto può essere diverso dal gestore dell impianto di depurazione). 279

87 Per insediamenti con scarichi di acque reflue domestiche e assimilate che non recapitano in reti fognarie il rilascio della concessione edilizia è comprensivo dell autorizzazione allo scarico (art. 45, comma 4). L ente competente al rilascio delle autorizzazioni è il Comune per gli scarichi in pubblica fognatura e la Provincia, salvo diversa disciplina regionale, per gli scarichi negli altri corpi ricettori (art. 45, comma 6). L autorità competente provvede entro 90 gg. dalla ricezione della domanda. L autorizzazione e valida per 4 anni e il rinnovo deve essere chiesto un anno prima della scadenza. Se la richiesta di rinnovo è stata formulata entro tale temine, lo scarico può continuare anche in caso di ritardo dell ente competente nell esame della richiesta (le spese dell istruttoria sono a carico del richiedente). Se lo scarico contiene sostanze pericolose, il rinnovo deve essere concesso entro 6 mesi a decorrere dalla data di scadenza; in caso contrario lo scarico deve cessare (art. 45, comma 7). Per gli scarichi di acque reflue domestiche le Regioni (art. 45, comma 3) possono prevedere forme di rinnovo tacite delle autorizzazioni (art. 45, comma 7). Per gli insediamenti, edifici o installazioni la cui attività sia trasferita in altro luogo ovvero per quelli soggetti a diversa destinazione, ad ampliamento o a ristrutturazione da cui derivi uno scarico avente caratteristiche qualitativamente o quantitativamente diverse da quelle dello scarico preesistente deve essere richiesta una nuova autorizzazione allo scarico, ove prevista. Nelle ipotesi in cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse, deve essere data comunicazione all'autorità competente, la quale, verificata la compatibilità dello scarico con il corpo recettore, può adottare i provvedimenti che si rendessero eventualmente necessari (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 19, punto c)). I titolari degli scarichi in essere e già autorizzati provvedono a presentare l istanza di autorizzazione allo scadere della stessa e comunque non oltre 4 anni dall entrata in vigore del Decreto (art. 62, comma 11). La domanda di autorizzazione per gli scarichi di acque reflue industriali deve indicare i dati quali - quantitativi dello scarico, la quantità d acqua prelevata annualmente, il corpo idrico ricettore, il punto di controllo, il sistema complessivo di scarico, l eventuale sistema di misurazione delle portate, i mezzi tecnici impiegati nel processo produttivo e nei sistemi di scarico, i sistemi di depurazione (art. 46, comma 1). Rilevante è la disciplina dettata dall art. 36 in tema di trattamento di rifiuti liquidi costituiti da acque reflue domestiche o industriali: essi se compatibili con il processo di depurazione - possono essere trattati presso impianti di trattamento purché questi ultimi abbiano una capacità 280

88 depurativa adeguata, siano rispettati i valori limite di emissione per gli scarichi in fognatura e provengano dallo stesso ambito territoriale ottimale di cui alla L , n. 36. La normativa sui rifiuti si applica al produttore e al trasportatore mentre il gestore dell impianto è soggetto al solo obbligo di tenuta del registro di carico e scarico (art. 36, comma 5). Controllo degli scarichi L autorità competente deve adottare un programma che assicuri un periodico, diffuso, effettivo ed imparziale sistema di controlli preventivi e successivi (art. 49, comma 1). Per gli scarichi contenenti le sostanze di cui alla tabella 5 dell'allegato 5 l'autorità competente nel rilasciare l'autorizzazione può prescrivere, a carico del titolare, l'installazione di strumenti di controllo in automatico, nonché le modalità di gestione degli stessi e di conservazione dei relativi risultati, che devono rimanere a disposizione dell'autorità competente al controllo per un periodo non inferiore a tre anni dalla data di effettuazione dei singoli controlli (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 21, comma 3). In tema di metodi di campionamento è previsto, per gli scarichi di acque reflue industriali in corpi d acqua superficiali, un campionamento medio nell arco di tre ore. Per gli scarichi degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane negli stessi corpi d acqua, sono previste modalità di campionamento medio che tengono conto delle medie giornaliere (cd. campioni medi ponderati) e della possibilità di risultati non conformi. Sempre in tema di acque reflue urbane, il Decreto stabilisce che il punto di prelievo deve essere sempre il medesimo e deve essere posto immediatamente a monte del punto di immissione nel corpo recettore. Per gli scarichi sul suolo valgono regole sostanzialmente analoghe: il punto di prelievo è immediatamente a monte del punto di scarico sul suolo. Per gli scarichi provenienti da insediamenti produttivi è previsto un campione medio prelevato nell arco di tre ore. Per gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane si fa invece riferimento ad un campione medio ponderato nell arco di 24 ore. L art. 28, comma quinto, disciplina i cd. divieti di diluizione, sancendo che i valori limite di emissione non possono essere in alcun caso essere conseguiti mediate diluizione con acque prelevate esclusivamente allo scopo. Non è mai consentito diluire con acque di raffreddamento, di lavaggio o prelevate esclusivamente allo scopo gli scarichi parziali contenenti alcune tipologie di sostanze indicate nella Tabella 5 dell Allegato 5, prima del trattamento degli scarichi parziali per adeguarli ai valori limite. 281

89 Disposizioni particolari Sono oggetto di disciplina specifica, da attuare con provvedimenti ministeriali e regionali : gli scarichi in mare di materiali inerti, di scavo, manufatti, materiali organici ed inorganici di origine marina o salmastra prodotti durante la pesca (art. 35); l utilizzo agronomico di effluenti o di allevamento zootecnico, di acque di vegetazione di franto oleari, di acque reflue provenienti da allevamenti ittici e da aziende agricole e agro - alimentari (art. 38); la restituzione di acque utilizzate per produzione idroelettrica per scopi irrigui, in impianti di potabilizzazione nonché di acque derivanti da sondaggi o perforazioni diversi da quelli relativi alla ricerca ed estrazione di idrocarburi (art. 40, comma 1); le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento delle dighe (art. 40, comma 2) I determinanti I Determinanti (Driving forces) sono costituiti dalle cause generatrici primarie delle pressioni sull ambiente, quali la popolazione e tutte le attività antropiche (industria, urbanizzazione, turismo, deforestazione, agricoltura), ampiamente trattati negli altri capitoli. In questo paragrafo verrà invece affrontato esclusivamente la caratterizzazione dei bacini idrografici, vista anche in relazione alle modifiche introdotte dai fenomeni di antropizzazione Le caratteristiche dei bacini idrografici ( ) Il territorio della Regione Campania per la sua fragilità strutturale è caratterizzato da una forte propensione al dissesto idrogeologico, da un elevato rischio sismico e da un elevato rischio vulcanico, che peraltro coinvolge una delle zone più densamente popolate. Nell ambito del rischio idrogeologico è da evidenziare che, oltre ai fenomeni di frane, colate rapide, alluvioni ed erosione costiera, sono presenti anche crolli sotterranei in cavità, dovuti prevalentemente ad antiche attività antropiche e localizzati diffusamente nelle aree urbane. ( ) Prof. Ing. Michele Di Natale e Arch. Francesco Migliaccio, II Università di Napoli Corso di Laurea Ambiente e Territorio Facoltà di Ingeneria, Arch. Filomena Carangelo Consulente, Maria Luisa Maietta, Berta Tufano, Eleonora Quaranta 282

90 Il bacino nord-occidentale, che si estende per circa 1500 kmq, comprende 127 comuni, per un totale di circa 3 milioni di abitanti e risulta essere costituito dai seguenti bacini idrografici: Regi Lagni Alveo Camaldoli Campi Flegrei Volla Isole Ischia e Procida Il territorio si estende su di una vasta area regionale che gravita intorno ai golfi di Napoli e Pozzuoli ed è delimitata ad ovest dal litorale domitio fino al confine con il Bacino Nazionale Liri-Garigliano-Volturno e si protende verso est nell area casertana, rientrando nel tenimento della provincia di Napoli ove include parte del Nolano fino alle falde settentrionali del Vesuvio. A nord comprende le aree poste a cavallo del tratto terminale del fiume Volturno; a sud ovest si sviluppano i bacini dei Regi Lagni, del Lago Patria ed quello dell alveo dei Camaldoli. A sud, fino al mare, il territorio comprende l area circumvulcanica dei Campi Flegrei, che si affaccia sul golfo di Pozzuoli; al largo di quest ultimo si trovano le isole di Procida e di Ischia anch esse di competenza nord occidentale della Campania. Nella zona orientale ricadono il bacino dei Regi Lagni, i torrenti vesuviani e la piana di Volla. Quest ultima costituisce la valle del fiume Sebeto originariamente paludosa e trasformata, in seguito, da interventi antropici di bonifica in zona agricola fertile. I bacini sopra menzionati sono caratterizzati da aree colanti modeste e da un reticolo idrografico a regime tipicamente torrentizio. Le zone montane e pedemontane presentano pendenze medie talvolta elevate ed incisioni profonde con un elevato trasporto solido verso valle. Le zone vallive si sviluppano in aree originariamente paludose in cui la difficoltà di smaltimento delle acque zenitali è stata migliorata con interventi di bonifica. In concomitanza con i fenomeni di piena si verificano condizioni di allagamento con gravi danni alle colture e al patrimonio, sia per insufficienza della rete dei colatori che per insufficienza delle sezioni idriche. Tra i bacini della Campania quello nord-occidentale deve fare conti, inoltre, con il più alto indice di edificazione, con il più alto rapporto popolazione/territorio e attività produttive/territorio. L intervento antropico, volto generalmente proprio ad uno sviluppo produttivo del territorio, ha talvolta contribuito, per carenza di programmazione, ad un aggravio del dissesto territoriale, creando situazioni conflittuali tra i centri insediativi e infrastrutture di trasporto da una parte, e corsi d acqua dall altra. 283

91 Ad esempio, l urbanizzazione, spingendosi fino ai margini dei corsi d acqua, ha reso pericolose le esondazioni una volta considerate innocue ed ha cusato il costante depauperamento qualitativo delle acque stesse, dovuto allo smaltimento dei rifiuti e all emungimento sempre più spinto delle falde. I bacini idrografici Nel nostro ambito territoriale possono essere individuati i seguenti bacini idrografici: bacino dei Regi Lagni: delimitato a nord dall argine sinistro del fiume Volturno e dai monti Tifatini, a sud dai Campi Flegrei e dal massiccio Somma-Vesuvio e ad est dalle pendici dei monti Avella, sottende una superficie di circa 1300 kmq che, dal punto di vista morfologico, può essere suddivisa in un area montana e pedemontana, dall estensione di circa 550 kmq, caratterizzata da pendici piuttosto acclivi (i sottobacini di maggiore interesse sono quelli del torrente Boscofangone, del Gaudo, del Quindici, del lagno di Somma, di Spirito Santo, di Avella), e da una zona di pianura, estesa circa 750 kmq, caratterizzata dalla presenza del canale dei Regi Lagni, di lunghezza di circa 55 km, che costituisce in pratica l unico recapito delle acque meteoriche provenienti dalle campagne attraversate e dei 126 comuni presenti nell area; bacino del Lago Patria: il lago, che ha un estensione di circa 200 ha e fondali di modesta entità (non superiori all incirca a 1.50 m), sottende un bacino di circa 120 kmq. Gli afflussi al lago provengono essenzialmente dallo scarico della centrale idrovora Patria, dai canali Vico Patra - Cavone Amore, dal Canale Vessa e da alcune sorgenti; bacino dell alveo dei Camaldoli: l alveo dei Camaldoli attraversa i territori comunali di Mugnano, Calvizzano e Qualiano, indi si affaccia sulla strada provinciale Ripuaria fin al ponte di Ferro, a partire dal quale lascia il vecchio tracciato che sfociava nell emissario del lago Patria e, seguendo la strada provinciale di S. Maria al Pantano, attraversa con alveo pensile la zona di Licola fino al mare. La superficie complessiva del bacino è di circa 70 kmq. L alveo dei Camaldoli è ormai ad uso promiscuo, in gravi condizioni d inquinamento, a causa d immissioni di acque reflue civili ed industriali e dello sversamento incontrollato di rifiuti solidi e materiali di risulta, che talvolta determinano localmente pericolose situazioni di restringimento dell alveo; bacino di Volla: la piana di Volla, situata nella zona orientale di Napoli, era originariamente attraversata da numerosi rivoli d acqua, tra cui il principale era il Sebeto. Gli interventi antropici degli ultimi decenni hanno determinato un grave stato di dissesto idrogeologico, 284

92 cancellando di fatto la rete idrografica superficiale che risulta, oggi, praticamente irriconoscibile per le numerose deviazioni e gli interrimenti realizzati. Il bacino (esteso circa 20 kmq) è oggi attraversato ad ovest dal canale Sbauzone e, nell area industriale orientale, dai fossi Volla, Cozzone e Reale che, parzialmente interrati e deviati, sversano nell area portuale di Napoli (l ex area dei Granili), ove un tempo sfociava l alveo del Pollena. La piana di Volla, attualmente priva di una rete idrografica superficiale efficiente per lo smaltimento delle acque meteoriche, risulta soggetta a fenomeni d allagamento, divenuti di recente più gravosi anche a seguito del cessato emungimento e della conseguente risalita della falda freatica, in precedenza utilizzata per scopi acquedottistici. Il bacino dei Regi Lagni Il bacino dei Regi Lagni occupa una vasta superficie (all incirca 1300 kmq), delimitata a nordovest dal litorale domizio e dal bacino del Liri-Garigliano-Volturno, a sud-est dall area casertana e nolana, dalle pendici settentrionali del Vesuvio e dall area vulcanica dei Campi Flegrei Quindi esso può essere suddiviso in quattro comprensori territoriali: zona nolana: presenta una superficie complessiva di 347 kmq e comprende 34 comuni (Avella, Baiano, Brusciano, Camposano, Carbonara di Nola, Casamarciano, Castello di Cisterna, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Domicella, Lauro, Liveri, Mariglianella, Marigliano, Marzano di Nola, Moschiano, Mugnano del Cardinale, Nola, Pago del Vallo di Lauro, Palma Campania, Quadrelle, Quindici, Roccarainola, San Gennaro Vesuviano, San Paolo Belsito, San Vitaliano, Saviano, Scisciano, Sirignano, Sperone, Taurano, Tufino, Visciano). Il comprensorio è interessato per circa ha dal vincolo idrogeologico; le zone vincolate, costituite essenzialmente dai monti di Avella e del Baianese e dai rilievi del bacino del Vallo di Lauro, ricadono nei territori comunali di Avella (1780 ha), Baiano (942 ha), Carbonara di Nola (199 ha), Casamarciano (204 ha), Domicella (280 ha), Lauro (590 ha), Liveri (20 ha), Marzano di Nola (158 ha), Moschiano (1244 ha), Mugnano del Cardinale (697 ha), Nola (293 ha), Pago del Vallo di Lauro (270 ha), Palma Campania (665 ha), Quadrelle (2092 ha), Roccarainola (1671 ha), San Paolo Belsito (45 ha), Sirignano (508 ha), Sperone (183 ha), Tufino (55 ha), Visciano (900 ha); Acerra-Pomigliano: tale comprensorio è caratterizzato da una superficie complessiva di kmq, comprendente 12 comuni (Acerra, Afragola, Arienzo, Arpaia, Caivano, Casalnuovo di Napoli, Casoria, Cervino, Forchia, Pomigliano d Arco, San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico). Il comprensorio è interessato per circa 3458 ha dal vincolo idrogeologico; le zone vincolate, costituite essenzialmente dai rilievi della zona di Cancello 285

93 e dalle pendici dei monti del Nolano, ricadono nei comuni di Arienzo (1046 ha), Arpaia (407 ha), Cervino (273 ha), Forchia (362 ha) e San Felice a Cancello (1370 ha); area casertana: presenta una superficie complessiva di kmq e comprende 16 comuni (Capodrise, Capua, Casagiove, Casapulla, Caserta, Curti, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Portico di Caserta, Recale, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Prisco, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere). Il comprensorio è interessato per circa 3386 ha dal vincolo idrogeologico; le zone vincolate, costituite dai rilievi della zona di San Leucio a nord di Caserta, ricadono nei comuni di Casapulla (10 ha), Caserta (2617 ha), Maddaloni (504 ha) e San Prisco (255 ha); foce Regi Lagni: presenta una superficie complessiva di 516 kmq e comprende 29 comuni (Aversa, Cancello ed Arnone, Carinaro, Casal di Principe, Casaluce, Casandrino, Casapesenna, CastelVolturno, Cesa, Frignano, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Grumo Nevano, Giugliano in Campania, Lusciano, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Parete, S. Cipriano d Aversa, S. Marcellino, S. Maria la Fossa, Sant Antimo, Sant Arpino, Succivo, Teverola, Trentola-Ducenta, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca). I comuni di CastelVolturno (per 910 ha) e di Giugliano in Campania (per 120 ha) sono soggetti a vincolo idrogeologico, con riferimento alle zone della fascia sabbiosa litoranea, che si estende da Castelvolturno a Licola. Dal punto di vista morfologico, il bacino può essere suddiviso in tre zone ben distinte: una zona montuosa e collinare ad oriente, con versanti spesso molto ripidi, costituita dai rilievi tra Caserta ed il Vallo di Lauro e dal versante del Somma Vesuvio; una zona pedemontana, che degrada dal Vallo di Lauro, dalle valli del Baianese e da quelle tra Maddaloni, Arienzo e Cancello fino all area del Frattese; la piana compresa tra Marcianise, Cancello, Marigliano, Pomigliano d Arco, Acerra, Aversa, Casal di Principe, Villa Literno ed il Volturno, che comprende circa l 80% dell intero complesso dei Regi Lagni. Nel tratto di pianura, della lunghezza di circa 56 km, con alveo in genere poco incassato e talvolta pensile rispetto alle campagne circostanti, l asta principale può essere distinta in tre tronchi: o tronco alto, fino alla forcina di Casapuzzano; o tronco medio, fino al Ponte Selice, che segna il confine del territorio di bonifica; o tronco basso, da Ponte Selice al mare (in area completamente bonificata). Al primo tratto affluiscono da destra, attraverso il Lagno del Gaudo, le acque scolanti dai monti di Baiano e di Visciano e, con il Boscofangone, quelle provenienti dai monti di Avella e di Sasso (Lagno di Sasso). In sinistra, invece, confluiscono nei Regi Lagni le acque scolanti dai monti del Nolano e dalle pendici nord-orientali del Vesuvio (Lagno di Quindici) e successivamente, 286

94 attraverso il Lagno Campagna e lo Spirito Santo, le acque delle pendici nord-occidentali del Vesuvio. Il secondo tratto riceve in destra dal Gorgone l ultimo apporto di acque alte, provenienti dalle pendici meridionali dei monti Tifatini. Per quanto riguarda i controfossi che fiancheggiano l asta principale dei Regi Lagni - di cui si dirà più diffusamente nel seguito - essi hanno origine al Ponte delle Tavole; il controfosso destro è suddiviso in tre tronchi che si immettono nei Regi Lagni, uno all altezza di Casapuzzano, il secondo tra Ponte S. Antonio e Ponte Annecchio, il terzo alla Croce dei Lagni, dopo la confluenza con l Apramo. Il controfosso sinistro non ha soluzione di continuità, dal Ponte delle Tavole al Ponte Bonito (dove riceve le acque del Ripicella) alla Croce dei Lagni, ove confluisce nei Regi Lagni. In tale contesto è intuitiva la funzione storica dei Regi Lagni e la loro antica origine: una zona pianeggiante, caratterizzata da elevata permeabilità e da apporti pluviometrici elevati, risultava decisamente inabitabile, pericolosa per la sua vicinanza ai centri urbani - trattandosi di terreni paludosi e malarici - e non utilizzabile adeguatamente per l agricoltura. Le acque torrentizie, inoltre, provenendo dai rilievi con un notevole trasporto solido, formavano allo sbocco in pianura vasti coni di deiezione. L alternanza di piene, morbide e magre per ciascun corso d acqua provocava, quindi, un succedersi di spargimenti del materiale nella zona di pianura, formando, in assenza di qualsiasi opera di regimentazione o di sistemazione, aree paludose ed acquitrinose. Unico collettore naturale era il torrente Clanio, che percorreva l intera piana con un tracciato molto tortuoso; giunto in prossimità della duna costiera, esso piegava verso sud per poi confluire nel lago Patria. Fin dal tempo dei Borboni (e precisamente con una certa regolarità a partire dal XVII secolo), quindi, vennero avviate opere di risanamento idraulico e di bonifica del bacino. I primi interventi di bonifica erano stati voluti dal Vicerè Don Pietro di Toledo che fece scavare nel territorio di Nola un canale profondo e, presumibilmente, anche una rete di canali affluenti, con argini ben grandi alle riviere, disponendo il canale in modo che tutte le acque delle paludi venissero ivi a colare, e che le acque ivi raccolte a guisa di un gran fiume corressero tutte al mare [G. Savarese, 1856]. I primi seri interventi di sistemazione globale, su progetto dell architetto Fontana, datano 1616: da tale data, infatti, dalle carte geografiche della zona scompare il torrente Clanio ad indicare il principale corso d acqua in sinistra Volturno e si attribuisce quello di Regi Lagni (l appellativo Regi sottolinea che la sistemazione fu effettuata dal Regno delle Due Sicilie) al modificato Clanio ed ai suoi affluenti. Il Giannone [1776] osserva che ciò che spinse a procedere alla bonifica delle terre attraversate dal Clanio fu una esigenza di carattere igienico della città di Napoli e che più di una bonifica intesa nel senso di recuperare a cultura 287

95 determinate superfici di terreno scopo dei lavori fu, dunque, quello di risanare l ambiente insalubre in una zona posta nell immediato retroterra della Capitale. Uno dei criteri principali dei lavori di sistemazione fu la separazione delle acque alte, provenienti dalla zona montana e pedemontana, da quelle basse, ristagnanti nelle aree pianeggianti. I Regi Lagni, pertanto, sono ancor oggi costituiti da un canale centrale per le acque montane e da due controfossi ad esso paralleli, con fondo e sponde in terra, sottesi alle campagne laterali, che ricevono da queste, per sgrondo, le acque basse meteoriche, riversandole nel canale principale laddove la pendenza relativa lo consente. Al canale centrale, che attraversa gran parte del bacino da est a ovest per una lunghezza complessiva di circa 57 km, affluiscono inoltre complessivamente oltre 210 km di canalizzazioni secondarie, che drenano una parte notevole del bacino, consentendo il deflusso sino al Tirreno delle acque meteoriche e di quelle drenate dai terreni. In merito alla qualità delle opere realizzate, fu subito constatato come fosse necessaria un assidua e costosa manutenzione per assicurare la funzionalità sia dell alveo centrale dei Regi Lagni che dei canali affluenti. La ragione prima del continuo interrirsi e inerbirsi dei canali va ricercata nel fatto che le pendenze di fondo che potevano essere loro assegnate, strettamente connesse alla tipologia della piana, risultavano molto più basse di quelle che sarebbero state necessarie. Successivamente, nel periodo dei grandi interventi di bonifica borbonici ( ), il Commendatore C. Afan De Rivera, Direttore Generale di Ponti e Strade, affrontò il problema delle foci dei corsi d acqua naturali ed artificiali. Già con gli interventi del XVII secolo, infatti, dopo aver sbarrato l ultima parte dell antico alveo del Clanio a partire dal gomito in cui questo deviava verso sud per gettarsi nel Lago Patria, fu aperto un nuovo ed autonomo sbocco al mare a circa 6 km a sud dalla foce del Volturno. Ma, osservava il De Rivera, le copiose torbide trasportate dal Volturno nel mare e gittate contro il lido dalle maree facevano piegare la nuova foce continuamente a sinistra, e le acque fluenti erano obbligate di elevarsi di pelo per acquistare la forza di vincere l ostacolo opposto dai cavalloni al loro scarico, spiegando in tal modo il meccanismo in forza del quale si assisteva al progressivo spostamento verso sud della foce dei Regi Lagni ed alle frequenti esondazioni nelle campagne adiacenti. A risolvere tale problema non fu sufficiente provvedere nel 1812 a rettificare e disporre di nuovo ortogonalmente al litorale la foce dei Regi Lagni che, nel 1840, risultava già spostata verso sud di 615 m. Il De Rivera adottò, allora, un innovativa tipologia costruttiva, detta foci a traforo, basata su una riduzione della sezione del canale alla foce rispetto a quella del tratto superiore (dimezzandone all incirca la larghezza), sostenendo le sponde mediante pali sino al raggiungimento della profondità delle probabili escavazioni provocate sul fondo dalla corrente fluviale per la presenza delle pareti 288

96 laterali fisse. In pratica tali pali, infissi alla distanza di 0.80 m l uno dall altro, si protraevano, raggiungendo in sommità il livello della bassa marea, sino ad una distanza di circa 52 m dalla costa. In tal modo egli, oltre a migliorare le condizioni di sbocco a mare della corrente fluviale, in virtù dell aumentata velocità, realizzava di fatto delle opere permeabili al trasporto litoraneo. Dal 1830 al 1870 furono eseguiti altresì i lavori seguenti: approfondimento del tratto finale dei Regi Lagni; separazione delle acque alte da quelle basse con la creazione dei citati controfossi; sistemazioni idraulico-forestali lungo le aste dei torrenti. Va osservato che tali opere, pur rappresentando un serio ed organico tentativo di sistemazione, lasciavano però aperti due problemi di non facile soluzione: le esondazioni del Basso Volturno nei territori tra il Volturno e i Regi Lagni; le esondazioni o l annullamento del franco di bonifica dei collettori in caso di piena. Ai primi del Novecento, quindi, la situazione risultava in pratica la seguente: in destra Volturno, potevano distinguersi due zone: la prima, in destra Agnena ed a monte della strada Cancello Arnone-Trivio Cappella Reale, risultava idraulicamente sistemata, a meno di un certo degrado nella rete dei canali borbonici ; la seconda, in sinistra Agnena ed a valle della strada suddetta, presentava, invece, un assetto molto precario a causa delle frequenti esondazioni del Volturno, in particolare nelle zone litoranee più depresse; in sinistra Volturno, analogamente, mentre la zona compresa tra il Volturno, i Regi Lagni e la strada Trivio Cappella Reale-Napoli risultava atta all agricoltura, almeno in una certa misura, l area a valle della strada presentava numerosi pantani perenni. Tali inconvenienti vennero parzialmente ridotti nei primi decenni del Novecento con il perfezionamento dell arginatura in sinistra Volturno e l installazione di idrovore per la bonifica dei terreni più bassi anche in occasione di eventi critici. Si provvide, altresì, nel 1912 alla ricostruzione dell opera di foce dei Regi Lagni (distrutta nel 1851), ricalcando nelle linee principali i criteri proposti dal De Rivera. Da segnalare, inoltre, che nel 1913 il Consorzio di bonifica della Prima Zona Vicana (ossia la zona compresa tra i Regi Lagni ed il Lago Patria) si affiancò allo Stato nell opera di bonifica per colmata (poi abbandonata in favore del prosciugamento meccanico mediante idrovore) dei terreni che rientravano nel suo raggio d azione. Altri Consorzi di bonifica si costituirono successivamente: quello della Campagna di Castelvolturno (1923), della Seconda Zona della Campagna Vicana (1926), della Campagna in Destra del Basso Volturno (1927), di Calvi e Carditello (1934). Allo stesso tempo si assistette ad un notevole incremento demografico nei comuni della fascia litoranea e mediana. E da osservare che, sin dai primi anni della loro realizzazione, i Regi Lagni diedero incoraggianti risultati, consentendo il recupero di terreni prima inutilizzati e favorendo tra gli 289

97 abitanti del luogo lo sviluppo di una fiorente agricoltura (in effetti tuttora l agricoltura dei Regi Lagni rappresenta un importante realtà produttiva e la principale fonte di reddito del territorio). Nel corso dei decenni successivi, l area bonificata è stata assoggettata a continue evoluzioni produttive, passando dalla semplice coltura della canapa e del lino alla coltivazione specializzata ed intensiva, in particolare nel campo dell ortofrutticoltura e del tabacco. In particolare negli anni tra il 1930 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu dato notevolissimo impulso alle attività agricole, insediando anche nelle terre del Bacino Inferiore del Volturno famiglie di coloni provenienti da altre regioni d Italia. Altri interventi di bonifica vennero effettuati in quel periodo, costruendo altri impianti idrovori (Literno, Casa Diana I in sinistra Volturno e Mazzaferro in destra) che consentirono il prosciugamento di circa 6000 ettari; vennero, inoltre, sistemati i canali di acque alte Apramo e Cardito e realizzata la nuova inalveazione del Savone. Nel dopoguerra, oltre a porre rimedio ai notevoli danni indotti dal conflitto, vennero potenziate alcune centrali idrovore e realizzate le nuove centrali di Casa Diana II (Castelvolturno) e Mazzasette (Destra Volturno). Nel 1952 i cinque Consorzi elementari (Prima Zona della Campagna Vicana, Campagna di CastelVolturno, Seconda Zona della Campagna Vicana, Campagna in Destra del Basso Volturno, Calvi e Carditello) si fusero nel Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, cui nel 1954 venne aggregato anche il sub-bacino di Licola e Varcaturo. La quasi contemporanea costituzione della Cassa per il Mezzogiorno (1951) consentì, inoltre, di dare notevole impulso all attività del Consorzio, il quale intraprese la cosiddetta seconda fase della bonifica integrale del Basso Volturno, in collaborazione con il Provveditorato alle OO.PP. della Campania e con il Genio Civile di Caserta. A tale evoluzione, tesa a migliorare le condizioni economiche e di vita degli abitanti, non si è però accompagnato un ordinato sviluppo del territorio. La disordinata urbanizzazione ha provocato gravi variazioni alla rete scolante, con interventi (pubblici o privati) che hanno addirittura spesso trasformato gli alvei di deflusso naturale delle acque meteoriche in strade interpoderali. In particolare nel Baianese e nel Vallo di Lauro i suddetti alvei-strada, in occasione di piene notevoli ed improvvise, hanno provocato vittime e dato luogo anche al trascinamento di mezzi pesanti. Lo sviluppo incontrollato degli insediamenti urbani ed industriali, (caratterizzati da costruzioni, impianti, capannoni e dalle relative impermeabilizzazioni), ed il conseguente minore assorbimento delle acque meteoriche da parte del terreno con incremento delle portate di piena, ha provocato l insufficienza ed il dissesto di molte reti scolanti, con conseguenti allagamenti dei centri urbani e di estese zone agricole e corrispondenti notevoli danni economici. 290

98 Anche l accresciuta fornitura di acqua per scopi igienico-sanitari ha provocato ulteriori problemi, dal momento che gli scarichi fognari spesso s immettono a cielo aperto nei canali, ingenerando, nel periodo asciutto, mefitici ed insani miasmi. Ai danni provocati dalle azioni antropiche si sono poi sommati quelli conseguenti alle già citate caratteristiche dei Regi Lagni, e cioè la modestissima pendenza del territorio e la notevole erodibilità dei terreni circostanti. Le acque meteoriche, defluendo verso valle, trascinano con sé notevoli quantità di detriti che, una volta sedimentati nei canali (in ciò favoriti dalle ridotte pendenze di questi), ne riducono la sezione e, conseguentemente, la conducibilità idraulica. Alla sistemazione idraulica dei Regi Lagni sono stati quindi dedicati diversi studi e progetti, dai quali in pratica i problemi principali connessi alla sistemazione definitiva dei Regi Lagni sono stati così individuati: ridurre al minimo i rischi di esondazione durante gli eventi pluviometrici più intensi, proporzionando i canali per portate di massima piena Q T, con periodi di ritorno T in generale non inferiori a anni e, in particolare, almeno pari a 50 anni per le zone cui assicurare un più elevato grado di sicurezza; assicurare ai Regi Lagni la capacità di ricevere senza inconvenienti anche le acque reflue provenienti dalle reti di drenaggio dei numerosi centri disseminati nel bacino e dai nuclei industriali allora in fase di sviluppo; eliminare (o almeno ridurre al minimo) i fenomeni d interrimento e d inerbimento, ossia fare in modo che gli alvei assumano un assetto stabile. E evidente che ciò presuppone che ai canali vengano assegnate pendenze di fondo, sagome e dimensioni adeguate alle portate di modellamento in essi convogliate; dopo la sistemazione dei Regi Lagni, procedere in modo efficiente e definitivo anche a quella delle reti di scolo delle campagne (in genere costituite da canali non rivestiti) e delle reti fognarie urbane ed industriali. Ovviamente ciò comporta che, nei periodi di piena, tali reti trovino nel canale principale che ne costituisce il recipiente terminale quote di pelo d acqua che consentano lo scarico delle massime portate di piena da esse convogliate. Tali problemi sono stati affrontati nell ambito di diversi progetti, l ultimo dei quali, redatto nel maggio In definitiva, quindi, nel progetto si è previsto l innalzamento del fondo nella sezione terminale del canale, operazione che ha comportato il rimodellamento del fondo canale per una lunghezza di oltre 20 km a partire dalla foce, la riduzione della pendenza media di fondo, la regolarizzazione ed il rivestimento della sezione, al fine di limitare l incremento delle sezioni idriche conseguente alla diminuzione della pendenza ed all aumento delle portate. 291

99 Allo stato attuale, secondo le notizie raccolte, le opere previste in progetto risultano pressocché interamente realizzate, ad eccezione delle condotte sottomarine e del relativo pozzetto di carico; risulta, inoltre, ancora da risolvere definitivamente il secolare problema dell officiosità della foce dei Regi Lagni. Il sistema idraulico dei Regi Lagni Sottobacino del Lagno di Avella. Il Lagno di Avella presenta uno sviluppo pressoché lineare dall immissione nei Regi Lagni, sino alla sua origine alle falde del Monte Vallatrone, con l immissione di soli due affluenti principali, il Lagno di Sasso ed il Lagno di Roccarainola, rispettivamente a valle ed a monte del centro urbano di Cicciano. Il Lagno di Sasso si presenta piuttosto ramificato mentre il Lagno di Roccarainola ha uno sviluppo lineare. In corrispondenza dell abitato di Risigliano, poco a monte della confluenza col Lagno di Roccarainola, il Lagno di Avella muta la sua denominazione in Torrente Clanio. A monte di Avella, poi, numerosi ripidi valloni minori si innestano a spina di pesce sull asta principale, fino alle sue origini. Sottobacino del Lagno del Gaudo. Il Lagno del Gaudo assume tale denominazione nel suo ultimo tratto, dall abitato di Schiava sino alla sua immissione nei Regi Lagni. A monte di detto abitato, e sino all immissione del Lagno di Trulo, a valle di Mugnano del Cardinale, l alveo è indicato come Torrente Sciminaro. Poco a valle dell immissione del Lagno di Trulo confluisce il Vallone di Acquaserta. A monte dell immissione del Lagno di Trulo il corso d acqua cambia la sua denominazione in Lagno di Acqualonga. Proseguendo verso monte si trovano le confluenze del Vallone S. Michele e del Vallone del Ponte. Ancora più a monte, in corrispondenza della confluenza con il Vallone del Gaudo, l asta principale del corso d acqua prosegue nel Vallone di Acqualonga sino alle sue origini, alle pendici del Monte Fado. La morfologia del reticolo idrografico si presenta, anche in questo caso, molto articolata nel tratto montano, sino all immissione del Vallone Acquaserta, con numerosi rami secondari e brevi e ripidi valloni che si innestano su questi ultimi o direttamente sull asta principale. Sottobacino del Lagno di Quindici. Nel Lagno di Quindici, proseguendo verso monte, si immette il Lagno di Casamarciano e, poco più a monte, il Lagno Macedonia che raccoglie le acque di alcuni torrenti vesuviani (Lagno Rosario, Lagno S. Teresella, Lagno Costantinopoli). 292

100 Gli altri affluenti principali del Lagno di Quindici, proseguendo verso monte, sono: o Lagno Camaldoli Visciano o Lagno Botteghelle o Lagno della Fontanella o Vallone Troncito o Vallone della Cantarella o Lagno di Moschiano Il reticolo fluviale, nel tratto montano e pedemontano sino alla confluenza con il Lagno Botteghelle, risulta molto ramificato, con l immissione di numerosi affluenti e valloni secondari sia sull asta principale che sui principali affluenti. Sottobacino del Lagno di Somma. Il bacino dell alveo dei Camaldoli L Alveo dei Camaldoli, realizzato dai Borboni nel corso dell 800 al fine di incanalare e regimentare le acque di origine meteorica provenienti dalla collina dei Camaldoli, dopo aver attraversato il territorio compreso tra i centri abitati di Mugnano e Calvizzano, si sviluppa in direzione prevalente da Est a Ovest e lambisce il centro abitato di Qualiano. In corrispondenza della località Zaccaria; abbandonato il vecchio percorso, si sviluppa, con il nome di Nuovo Alveo dei Camaldoli, in direzione da Nord-Est a Sud-Ovest, fino a confluire con il canale di Quarto poco a monte della S.S. Domitiana; riceve, infine, le acque della zona bassa del comprensorio di Licola, immesse, mediante un impianto idrovoro, poco a monte della foce, per poi sboccare a mare dopo un percorso complessivo dalla lunghezza di circa 25 km. Il percorso originariamente assegnato all alveo risulta oggi parzialmente modificato, nel tratto terminale, in conseguenza di una deviazione in sinistra idraulica realizzata già da numerosi anni e destinata a convogliare le acque in arrivo dal bacino imbrifero fino all attuale foce di Licola. Tra le cause che spinsero l Ente, all epoca preposto alla sorveglianza ed alla manutenzione dell alveo, alla realizzazione di tale deviazione, sono da ipotizzarsi i notevoli interrimenti realizzatisi nel tronco vallivo precedentemente esistente, soprattutto nel tratto che va dall attuale ponte della via Ripuaria al precedente sbocco a mare (che avveniva presso Varcaturo). Nella parte più a monte, l Alveo dei Camaldoli scorre inciso nelle formazioni piroclastiche diffusamente presenti in tutta l area flegrea e provenienti dall attività eruttiva del Vesuvio. In conseguenza dell erodibilità di tali formazioni, nel corso degli anni si è verificato un continuo approfondimento dell alveo. Tale fenomeno, viste le condizioni di instabilità delle sponde e dei manufatti su di esse presenti, (tra cui case e strade), ha indotto gli Enti territoriali più o meno 293

101 direttamente coinvolti nella sorveglianza e nella manutenzione dell alveo e delle zone ad esso immediatamente prospicienti (Provincia di Napoli, Comuni, Genio Civile, Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno), a realizzare, già da alcune decine di anni, alcune soglie e salti di fondo volti, da un lato, a stabilizzare in più punti le quote di fondo alveo e, dall altro, a dissipare parte della cospicua energia accumulata dalla corrente idrica in conseguenza delle notevoli pendenze di fondo resesi disponibili per la notevole acclività delle pendici della collina dei Camaldoli. La capacità erosiva delle correnti defluenti in alveo è risultata tale da raggiungere, in alcuni tronchi, (sul confine tra i comuni di Qualiano, Calvizzano e Villaricca), delle profondità dell alveo molto elevate rispetto al piano campagna (finanche dell ordine di m). Per le forti pendenze presenti in tali tronchi, il materiale solido proveniente dalle azioni di dilavamento esercitate, nel corso degli anni, dagli agenti atmosferici (piogge, variazioni termiche, variazioni del contenuto di umidità del suolo), dai processi fisici e chimici di disgregazione, nonché quello proveniente da attività antropiche (residui provenienti da cave di pozzolana e di tufo, cantieri edili, strade, ect.), da fenomeni erosivi esplicatisi sul fondo e sulle sponde dell alveo riesce ad essere convogliato, di norma, senza problemi fino ai tronchi vallivi. Nel tratto più a valle, per il progressivo ridursi delle pendenze disponibili e il conseguente deposito della gran parte del materiale solido in arrivo dai tratti più a monte, l Alveo dei Camaldoli tendeva a divenire, col trascorrere del tempo, ancora più pensile rispetto al circostante piano campagna di quanto non fosse risultato immediatamente dopo la realizzazione del nuovo tratto in deviazione. E da notare, infine che la pensilità dell alveo in tale tratto era tale da far prevedere ed attuare, già all atto della realizzazione della deviazione, fu previsto ed attuato un sistema arginale costituito da due argini in terra, di forma trapezia, destinati a garantire un agevole deflusso delle acque drenate dai tronchi più a monte e a contenere, in caso di piena, le ingenti portate in arrivo dal bacino. Il tratto interessato dai due argini presentava già alla fine degli anni 80, una lunghezza complessiva di circa 5 km, estendendosi tra il ponte esistente sulla via Ripuaria e la S.S. Domitiana. Il sistema idraulico del bacino dell alveo dei Camaldoli Sottobacino del Lagno dei Camaldoli. Al termine del tratto montano dell Alveo Camaldoli, a pendenza maggiore, appena a monte del centro urbano di Qualiano confluisce il Fosso del Carmine. 294

102 In seguito l asta principale prosegue in direzione Est-Ovest sino al punto in cui, abbandonato il vecchio tracciato, devia verso Sud Est nel Nuovo Alveo Camaldoli, un alveo pensile costruito in seguito all interrimento del vecchio alveo. Sottobacino del Canale di Quarto. Il bacino di Volla Il sistema idraulico della piana ad oriente di Napoli, denominato bacino di Volla, è delimitato: dal tratto di mare compreso tra S. Giovanni a Teduccio e la Dogana del porto di Napoli; dalla collina di Capodimonte; dalle zone di Secondigliano e Casoria (per limite definito dai canali artificiali che sversano nei RR. LL.); dallo spartiacque costituito dal dosso Casalnuovo - Licignano S. Anastasia (37 m s.m.); dalle frazioni di Casarea e Romani poste lungo lo spartiacque tra il Lagno di Trocchia ed il Lagno Spirito Santo; dal cratere del Vesuvio; dalle zone di S. Sebastiano al Vesuvio e Barra poste lungo lo spartiacque tra il Lagno di Polla ed il Lagno del Monaco Aiello. I rilievi sono ricoperti, prevalentemente, di materiale piroclastico sciolto mentre la valle è ricoperta da un deposito vulcanico-sedimentario (depositi piroclastici e limoso - argillosi oppure depositi piroclastici prevalenti e lave) poggiante su uno strato, quasi continuo, di tufo (ignimbrite campana). Il deposito sedimentario vallivo è sede di una falda acquifera superficiale che è alimentata da infiltrazione diretta e, per drenanza, dalla falda posta nello strato permeabile sottoposto allo strato di ignimbrite campana. La modesta potenza della falda la rende estremamente sensibile alle vicissitudini pluviometriche e antropiche. La storia del comprensorio, dal punto di vista idraulico, può essere schematizzata in tre fasi principali, caratterizzate rispettivamente 1 dalla assenza di interventi di sistemazione idraulica di rilevante portata; da una sistemazione idraulica volta alla bonifica del territorio mediante la creazione di un complesso di fossi e canali; 1 Le notizie riportate nel presente studio sono state ricavate principalmente sia da diverse relazioni tecniche, gentilmente fornite dall Autorità di Bacino, a firma del dott. G. Ciccarelli, dal prof. Roberto de Riso, dall ing. Giulio Viparelli, che da note scientifiche del prof. ing. Carlo Viparelli (1968), del prof. ing. Michele Viparelli (1978) e dell ing. Giulio Viparelli ( Notizie generali sulla piana di Volla, 1999), nonchè da informazioni ricevute dal prof. ing. Giacomo Rasulo, che ha in corso di esecuzione, per conto del Comune di Napoli, un indagine sul sistema di drenaggio delle acque ricadenti nel comprensorio del comune medesimo. 295

103 da una sistemazione effettuata con una rete di fognature, di collettori e di impianti di depurazione. Nel corso della prima fase le acque meteoriche discendevano dalle pendici dei Camaldoli e del Somma-Vesuvio incidendo fossi e canaloni e trasportando a valle, in occasione delle maggiori piogge, abbondante materiale eroso. Detto materiale veniva depositato nella piana sottostante costituendone, nel corso dei millenni, lo strato superiore sedimentario. Le incisioni formatesi permangono ancora oggi e prendono i nomi di vallone S. Rocco, vallone Boscariello - sulla collina dei Camaldoli - e vallone di Pollena, vallone di Trocchia - sul complesso Somma-Vesuvio. Le acque meteoriche, una volta giunte a valle, non avendo la possibilità di defluire facilmente verso il mare, in parte andavano ad alimentare, insieme alle acque zenitali, la falda freatica sottostante ed in parte a costituire il fiume Sebeto. L'andamento altimetrico del terreno, con piccole pendenze verso il mare, e le caratteristiche dell'ammasso filtrante, non altamente permeabile, facevano sì che la piezometrica della falda arrivasse in prossimità del piano campagna. Ne derivava, specie in concomitanza dei maggiori afflussi meteorici, l'impaludamento delle acque meteoriche nel fondovalle e nella conca di Lufrano. Questa prima fase si va esaurendo con le prime opere di irregimentazione delle acque. Per descrivere questo periodo, conviene riportare quanto scritto da Michele Viparelli nella sua memoria Le acque sotterranee ad oriente di Napoli del Secondo le prime notizie storiche, ad oriente dell abitato, esisteva una zona paludosa, spesso soggetta ad esondazioni da parte delle acque scolanti in superficie dalle zone cittadine verso il porto ed in cui stagni e rivoli sussistevano tutto l anno per l apporto di numerosi fenomeni sorgentizi. Nel secolo XI vengono avviate opere di canalizzazione per ridurre i danni prodotti dalle piene; nel frattempo le acque perenni vengono utilizzate per mulini ed altri opifici. Al perfezionamento delle opere di canalizzazione delle piene provvedono, nel corso dei secoli successivi, prima i re Angioini, poi quelli Aragonesi. Contemporaneamente, nell area in questione, aumentano le utilizzazioni delle acque perenni: acquedottistiche, irrigue ed a mezzo di mulini e di opifici vari. In effetti era andato distrutto l Acquedotto Augusto, costruito in epoca romana, per addurre le acque delle sorgenti di Serino a Napoli e ad altre inurbazioni della pianura campana, a Sarno e Pompei ad ovest e fino a Pozzuoli e Baia ad est. Anche di un acquedotto proveniente dalle sorgenti del Sarno (ma viene il dubbio che possa essere quello Augusto) si perde l uso. E invece sicuro che a fornire l acqua agli abitanti di Napoli nel XIV e XV secolo sono solo le sorgenti ad 2 Riferimento a questo nome ed alla storia pregressa è presente, tutt oggi, nel nome del Consorzio in cui ricade l area ad oriente di Napoli: Consorzio di bonifica delle Paludi di Napoli e Volla. 296

104 oriente di Napoli che probabilmente con le opere di bonifica, fin allora eseguite, dovevano risultare meglio definite che quando la zona era del tutto paludosa. Nasce, così, e si incrementa nel tempo l Acquedotto detto della Bolla, che con cunicoli sotterranei raggiunge gran parte del nucleo urbano, all epoca esistente, alimentando pozzi e fontane. Di esso si ha ampia notizia quando, danneggiato nel 1581 da un terremoto, si deve por mano a ripararne i danni. Viene menzionata allora nelle cronache la cosiddetta Casa dell Acqua, in cui le acque della sorgente Bolla (o forse, secondo Russo, Polla o Volla) venivano divise in due parti, l una per alimentare Napoli, l altra per alimentare uno dei tanti piccoli corsi d acqua, più o meno canalizzati, esistenti ad oriente di Napoli. E' anzi riferito nelle notizie successive al terremoto del 1581 che l aliquota di acque della Bolla, non utilizzata ad uso potabile in Napoli, veniva immessa nel Sebeto. Al riguardo va citato che sulla scorta di citazioni letterarie viene ricordata l esistenza ad oriente di Napoli di un limpido fiumicello: il Sebeto. Di questo, però, nel corso dei secoli, si perde l individuazione, tanto che una fantasiosa leggenda attribuisce ad un maremoto la trasformazione del Sebeto da corso d acquea superficiale a sotterraneo. Sta di fatto che gli Autori, che riferiscono delle opere di riparazione dell Acquedotto della Bolla dopo il terremoto del 1581, parlano di quattro principali fiumicini ad oriente di Napoli tra cui il Sebeto, detto volgarmente Corsea. Ed è questo secondo nome, che è ancora vivo nel 1926, e che appare nella corografia dell ing. Fiorelli di cui si dirà più avanti. Le opere, che vennero eseguite dopo il 1581, dovevano avere la loro ragione, oltre che dai danni del terremoto, anche dalle deficienze a cui ormai le acque della Bolla davano luogo nell alimentazione della città di Napoli. Nei primi anni del 1600, infatti, vengono costruite altre opere di captazione presso Napoli, ma successivamente, essendo risultate queste insufficienti, viene data soluzione al problema mediante la costruzione dell Acquedotto del Carmignano, portato a termine nel Quest ultimo, che ha origine lontana (S. Agata dei Goti), provvedeva sia alla distribuzione di acqua in città attraverso un canale sotterraneo che correva più alto di quello proveniente dalla Bolla, sia ad alimentare nuovi mulini ed opifici ai margini orientali di Napoli. Nel corso dei successivi secoli tutta la zona compresa tra Napoli, Casalnuovo e Ponticelli Barra viene ulteriormente bonificata attraverso una serie di opere di canalizzazione, che fanno definitivamente sparire stagni e paludi. Essa, ancora designata dai Napoletani come le Paludi 3, diventa sede di ricca produzione ortiva, grazie ai numerosissimi pozzi scavati dai contadini, che ancora qualche decennio fa ne emungevano le acque per irrigare i campi mediante le classiche norie, azionate da cavalli o asini. 3 Riferimento a questo nome ed alla storia pregressa è presente, tutt oggi, nel nome del Consorzio in cui ricade l area ad oriente di Napoli: Consorzio di bonifica delle Paludi di Napoli e Volla. 297

105 La seconda fase è stata caratterizzata dalla sistemazione del comprensorio secondo i criteri propri della sistemazione montana e della bonifica valliva attuata dai Borboni e che ha interessato tutte le pendici del complesso Somma-Vesuvio e delle montagne che cingono il bacino attualmente servito dal canale dei Regi Lagni. Lo schema adottato nella sistemazione è, da monte verso valle, il seguente: canaloni incisi sulle pendici, eventualmente sistemati con sagome di fondo; convogliamento delle acque dei canaloni in un limitato numero di fossi; vasche poste alla base delle pendici del monte, quali bacini di accumulo per la laminazione dell'onda di piena e quali sedimentatori delle sostanze solide sospese; il deposito nella vasca di una consistente aliquota dei materiali trasportati in sospensione impediva, o limitava grandemente, il fenomeno di interrimento nel successivo canale vallivo; lagni e canali che percorrono la pianura ed arrivano a mare bonificando, lungo il loro percorso, i terreni circostanti. Con uno schema di tale tipo, la gestione della rete veniva concentrata nello spazio e nel tempo: infatti per la manutenzione ordinaria era sufficiente il periodico svuotamento delle vasche ai piedi del Somma - Vesuvio. Nella zona che ci interessa, i principali fossi lungo le pendici della collina di Capodimonte erano i valloni S. Rocco, Boscariello, Cavone le cui acque erano portate a mare attraverso diversi canali come quello dello Sperone. Le acque ricadenti sulle pendici occidentali del Somma- Vesuvio, raccolte nella serie di fossi incisi nella montagna, venivano convogliate nei lagni di Pollena, di Trocchia e di Volla. Questi tre questi lagni iniziano sul monte Somma alla quota di 280 m s.m. e scendono verso valle con direzione prevalente Sud-Est Nord-Ovest. Verso la fine del secolo XIX, nella parte valliva erano presenti tre canali principali che costituivano le dorsali del sistema di drenaggio dell intera vallata. Quello posto più in prossimità del Vesuvio iniziava ai piedi del tratto montano e pedemontano del lagno di Trocchia e proseguiva verso mare con un percorso perfettamente rettilineo negli ultimi 6 Km per scaricare in prossimità dell attuale pontile Vigliena del Porto di Napoli. Questo canale è indicato nelle diverse corografie come torrente di Pollena, lagno di Pollena, lagno Ponticelli, canale di Pollena, ecc. La seconda dorsale era rappresentata dal canale che iniziava a Casa d Acqua, nei pressi di Terranova, e proseguiva con percorso sinuoso fino a mare in prossimità della foce del lagno di Pollena. Lungo il suo percorso raccoglieva le acque da molti canali secondari (fosso Cuzzone, fosso Reale, lagno o fosso della Volla) cambiando anche il nome lungo il suo percorso (ad esempio il tratto terminale a volte era detto Corsea a volte Sperone). 298

106 La terza dorsale, posta alla base della collina di Capodimonte, iniziava al termine del vallone S. Rocco e terminava nel porto in prossimità della calata Marinella. Tra i diversi nomi con cui è stato indicato vi è quello di alveo Arenaccia. Nella parte valliva del territorio, oramai bonificata, gli agricoltori sfruttavano la falda freatica più superficiale per mezzo di pozzi poco profondi, norie, da cui attingevano tramite energia animale. Il rapido allontanamento di una consistente aliquota delle acque meteoriche, reso possibile dai canali di bonifica, e lo sfruttamento di parte delle acque a scopi irrigui evitavano gli estesi impaludamenti migliorando nettamente lo stato di vivibilità della piana. Agli inizi del XX secolo, agli emungimenti dei contadini si andarono ad aggiungere quelli degli insediamenti produttivi posti in prossimità del mare; questi ultimi emungevano, tramite pompe elettriche, anche dalla falda più profonda. A sintetizzare la situazione venutasi a creare conviene richiamare, nuovamente, la nota di M. Viparelli ove si riporta la situazione descritta dal Fiorelli nel Pertanto, quando nel 1926 il Fiorelli, in una notevole indagine, prende in considerazione la falda acquifera nel sottosuolo della zona tra Napoli e Pomigliano d Arco, trova che la superficie libera della falda è ormai quasi dappertutto profonda almeno alcuni metri rispetto alla superficie del suolo. Tuttavia egli può ancora catalogare quattro fenomeni sorgentizi: il più importante, quello della Bolla, incrementato con la costruzione di un cunicolo sotterraneo, lungo ben 1380 m, uscente all aperto in corrispondenza della cosiddetta Casa d Acqua; gli altri tre, affioranti a quota suolo, di cui il Fiorelli ricorda i nomi: sorgenti Sanseverino, Cozzone e Lama. Egli cita, inoltre, l esistenza di piccole sorgenti, che alimentavano più ad ovest i due canali Sbauzone e Caracciolo, e che sorgenti ai piedi della collina di Poggioreale e più vicine al mare non ricadevano, perciò, nella zona da lui considerata. Quale risultato della sua indagine, Fiorelli fornisce, in una corografia al della zona in cui aveva proceduto a rilevare ben 222 pozzi, anche il percorso dei principali canali, di cui quattro alimentati dalle dette sorgenti principali. I canali confluivano, poi, tutti nel collettore dello Sperone, da lui definito collettore nuovo, corrente nel talweg della valle del Sebeto, come egli la designa, e sfociante a mare poco fuori del porto di Napoli. In effetti il Fiorelli ha eseguito i suoi rilievi, quando ormai nella zona industriale ad oriente di Napoli, cominciavano ad essere scavati, in numero sempre crescente, pozzi profondi atti singolarmente a fornire portata molto maggiore che quelli in muratura ad uso agricolo. Dopo il 1930, all incirca, aumenta continuamente il numero di industrie che nella fascia costiera emunge da pozzi profondi; anche le norie degli agricoltori fanno posto alle pompe, Infine dopo l ultima guerra l Acquedotto di Napoli è costretto a porre in funzione un numero sempre crescente di pozzi tubolari per far fronte ai fabbisogni idrici della città, dapprima nella 299

107 zona di Lufrano non lontano dalla antica Casa d Acqua, poi anche su un allineamento che passa ai limiti orientali degli abitati di Casoria e Afragola. La scelta di questo allineamento è stata suggerita dalla possibilità di immettere le acque pompate in due grosse condutture. Probabilmente indotti dal fatto che precedenti studi avevano parlato di due o tre falde idriche profonde, distinte tra loro e dalla freatica, i tecnici dell Acquedotto non pensavano di alterare la falda freatica. Ma gli effetti dei pompaggi hanno chiaramente mostrato, con il generale e concordante deprimersi delle quote piezometriche a tutte le profondità, che i depositi sedimentari, che si rinvengono almeno nei primi cento metri del terreno, non hanno nel loro interno strati continui impermeabili o quasi, per cui possa parlarsi di falde distinte. Di conseguenza giustamente C. Viparelli., nella sua nota dedicata a Le acque sotterranee del sottosuolo di Napoli e dintorni, considera una sola grande falda ad oriente di Napoli. A seguito dei grandi pompaggi eseguiti dall Acquedotto, ed anche di quelli delle industrie della fascia costiera, sono scomparsi i fenomeni sorgentizi; lo stesso canale profondo della Bolla è quasi inaridito. Qualche affioramento di acque freatiche si ha ancora oggi solo nella fascia costiera cittadina nei periodi di grandi afflussi meteorici, quando le fogne non riescono a drenare completamente le acque meteoriche infiltratesi nel sottosuolo dalle aree circostanti. Quindi, a seguito degli intensi emungimenti da parte dei contadini, delle attività produttive del secondario e da parte dell Acquedotto di Napoli, il livello della falda è andato progressivamente abbassandosi fino ai primi anni 90 (Fig. 98). Fig. 98: Variazione delle quote piezometriche della falda di Lufrano Oggi, con la diminuzione dei prelievi da parte dei contadini e dell Acquedotto, il livello della falda è in corso di innalzamento rendendo nuovamente difficile la situazione. La contemporanea 300

108 impermeabilizzazione delle aree, conseguente alla urbanizzazione delle zone orientali di Napoli e di tutti gli agglomerati urbani ricadenti nel comprensorio, unita alla non accettabilità di allagamenti di aree antropizzate sempre più vaste, ha richiesto, nel tempo, l'adeguamento dello schema realizzato dai Borbone, precedentemente descritto, con interventi di sempre maggiore portata. A titolo di esempio di tali adeguamenti possiamo ricordare la deviazione dell alveo di Pollena con spostamento della foce al confine tra S. Giovanni a Teduccio e S. Giorgio a Cremano. Risultato finale di tale processo di adeguamento è la attuale terza fase della sistemazione idraulica del comprensorio. L attuale sistema idraulico presente nella zona orientale di Napoli, ed in parte ancora in corso di realizzazione, è di tipo metropolitano. Esso si basa su un reticolo di fogne, di tipo sia miste che separate, un sistema di collettori neri, un sistema di collettori bianchi, due impianti di depurazione, le relative opere di scarico a mare. L asse principale di detto sistema è costituito dal Collettore di Volla. Questo collettore ha inizio a Casoria, ricevendo le acque convogliate dal collettore di Secondigliano. Prosegue verso la località Lufrano ricevendo le acque dei collettori di Capodichino, del fosso Volla, del fosso Reale Cozzone, del collettore Palazziello. Prosegue verso il mare seguendo, nell ultimo tratto, il corso dell alveo di Pollena, sfociando quindi tra S. Giovanni a Teduccio e S. Giorgio a Cremano. Altri tre collettori servono l area di nostro interesse: collettore Occidentale-Sbauzone, collettore dello Sperone, collettore di Levante. Il primo, che nel suo primo tratto si chiama Occidentale e nel secondo Sbauzone, serve la zona del Centro Direzionale, sottopassa la stazione ferroviaria e sbocca nel porto nella calata Marinella. Il collettore dello Sperone ha inizio nella zona dei Cimiteri, prosegue lungo il tracciato terminale del vecchio canale di Volla e sfocia a mare all interno del porto in prossimità del pontile Vigliena, originaria foce del canale borbonico di Pollena. Infine il collettore di Levante: il suo primo tratto segue il percorso iniziale del vecchio alveo di Pollena; successivamente si discosta da questo sfociando a mare a S. Giorgio a Cremano in prossimità del limite con l area del comune di Napoli. Il primo dei due impianti di depurazione, detto di San Giovanni, è posto a S. Giorgio a Cremano, sulla linea di riva alla destra della foce del collettore di Levante. Il secondo impianto, detto di Napoli Est, è posto in riva destra del collettore di Volla, a valle della sua confluenza con il collettore Palazziello ed a monte dell attraversamento del vecchio tracciato del canale di Pollena. 301

109 In questo sistema di collettori per acque bianche sversano, ovviamente, le fogne bianche, laddove le reti fognarie sono separate, e le reti di fognatura mista, per quanto concerne le solo portate eccedenti quelle di prima pioggia. A servizio dello smaltimento delle acque nere e di quelle di prima pioggia sono posti, invece, una serie di collettori neri che convogliano, secondo le pendenze disponibili o tramite impianti di sollevamento, i reflui ai due impianti di depurazione. Il sistema idraulico della Piana di Volla Sottobacino del Cavone S. Rocco. Sottobacino del Lagno di S. Anastasia. Sottobacino del Lagno di Pollena. Per ciascuna delle aste fluviali individuate, si è proceduto alla realizzazione dei profili longitudinali schematici (in scala 1:25 000/1:2'500), dedotti dalle planimetrie in scala 1:25'000 e non da rilievi del fondo alveo, in quanto non disponibili. Con riferimento alle reti idrografiche esaminate all interno dei bacini in studio, si è poi proceduto all usuale classificazione delle aste fluviali in montane (o incise), pedemontane e di pianura. In questa fase dello studio si è ritenuto di assumere tale classificazione in base all esame delle pendenze medie delle aste dei reticoli idrografici, ottenute dai profili longitudinali schematici. Si sono pertanto stabiliti i seguenti criteri si considerano montani (o incisi) quei tratti di aste fluviali la cui pendenza sia superiore al 5 6% pedemontani quelli a pendenza compresa tra l 1% e il 5 6%; di pianura quelli a pendenza inferiore all 1%. I limiti suindicati non devono, però, essere considerati vincolanti, in quanto l esame dell andamento complessivo dell asta fluviale ha portato, in molti casi, a modificarne la classificazione. Dal punto di vista geomorfologico, possono altresì proporsi alcune considerazioni di carattere generale: nelle zone montane, il bacino della Campania Nord-Occidentale è caratterizzato da una miriade di fossi e valloni, con pendenze elevate (anche >15-20%) e lunghezze modeste (1-2 km al massimo). In conseguenza della presenza di una coltre di materiali piroclastici (prodotto dell attività eruttiva del Vesuvio), con potenze variabili da qualche decina di centimetri alle decine di metri, e del dilavamento dei versanti (favorito purtroppo dal progressivo abbandono delle attività agricole), l apporto solido a tali fossi è di norma 302

110 alquanto elevato. Ne consegue uno stato di pericolo incombente connesso alla possibile formazione, in presenza di eventi meteorici di notevole intensità, di colate di fango; attese le pendenze piuttosto elevate dei tratti montani, la capacità media annua di trasporto solido ai tronchi pedemontani è verosimilmente piuttosto elevata. Questi ultimi, caratterizzati da una brusca riduzione delle pendenze, tendono, quindi, progressivamente ad alluvionarsi. Tale fenomeno è in genere piuttosto lento, ma, soprattutto in occasione di frane o di colate, può accelerare pericolosamente, con conseguente brusca riduzione della capacità di convogliamento delle portate liquide dei tronchi d alveo e possibili fenomeni d esondazione. Il rischio connesso a tale scenario è notevole, dal momento che le aree pedemontane del bacino sono densamente antropizzate; per i tratti in pianura, incassati nella piana alluvionale, le situazioni di rischio possono derivare principalmente: o da restringimenti di sezione (dovute, ad esempio, a ponti a più luci); o dalla scarsa capacità di convogliamento delle sezioni, in conseguenza delle ridotte pendenze e di fenomeni d interrimento; o dall eventuale presenza di briglie o traverse; o dalla scarsa manutenzione degli argini, sovente causa di rotture ed allagamenti; o dall attraversamento di centri abitati di notevole rilevanza; o dalla presenza di insediamenti civili e/o produttivi lungo le aste. Un ulteriore interessante connotazione riguarda l elevata piovosità della zona, caratterizzata da valori pluviometrici annui che aumentano con l elevarsi dei rilievi Le pressioni Gli scarichi nei corpi idrici superficiali ( ) E noto che, per la normativa vigente, risulta compito istituzionale delle Province quello di formazione, tenuta e aggiornamento del Catasto degli scarichi, pubblici e privati, nei corpi idrici superficiali, la Direzione Tutela e Monitoraggio delle Acque e dell Aria dell Area Tutela Ambientale della Provincia di Napoli ha provveduto a disporre sia l aggiornamento e la revisione del catasto degli scarichi a mare, sia la formazione ex novo del catasto degli scarichi nei corpi idrici interni (cf. Capitolo ). ( ) Ing. Bruno Mazza e Ing. Sergio Becchimanzi Provincia di Napoli Area Tutela Ambientale 303

111 Per i corpi idrici interni purtroppo i dati in nostro possesso, o per meglio dire organizzati ed aggiornati dai tecnici responsabili di zona, sono relativamente pochi rispetto a quelli degli scarichi a mare. Nel Sarno avvengono direttamente solo alcuni scarichi, anche perché il tratto di quest ultimo che riguarda la provincia di Napoli è molto breve (circa 2500 metri). Più significative sono le immissioni nel Sarno dei suoi affluenti di cui sono tributari numerosi scarichi: Dal comune di Castellammare - direttamente nel Sarno n. 4 scarichi di cui uno di tipo industriale autorizzato - attraverso i suoi piccoli affluenti (canali di bonifica) Maestro e S.Benedetto n.8 scarichi di cui 4 di tipo domestico ed 1 di tipo industriale autorizzati Dal comune di Torre Annunziata - direttamente nel Sarno n.3 scarichi di cui uno di tipo industriale autorizzato - attraverso il canale Bottaro, che nasce come derivazione in destra del Sarno per scopi irrigui (attualmente superati data la tossicità di tali acque) e riporta nel Sarno le sue acque addizionate ad altre immissioni raccolte lungo il percorso, n. 3 scarichi censiti di cui uno autorizzato Dal comune di Pompei - direttamente nel Sarno n.5 scarichi di cui 2 di tipo industriale autorizzati e 3 di tipo urbano provenienti da canalizzazioni comunali afferenti reflui non depurati nonostante il passaggio di questi attraverso due depuratori comunali - attraverso il canale Marna, affluente in sinistra e vero fiume che raccoglie tra l altro i reflui pubblici di vari comuni delle province di Salerno e Napoli, n.2 scarichi di cui uno di tipo industriale autorizzato Dal comune di Poggiomarino - attraverso il canale di bonifica Longola n.1 scarico industriale autorizzato dal comune di Gragnano - attraverso il canale Marna n.1 scarico da fogna pluviale comunale dal comune di S.Maria La Carità - attraverso il canale Marna n.1 scarico da fogna pluviale comunale dal comune di S. Antonio Abate - attraverso il canale Marna n.3 scarichi da fogne pluviali comunale, le quali raccolgono tra l altro innumerevoli reflui da industrie conserviere Dal comune di Striano 304

112 - attraverso il canale di bonifica Il Corrente n.1 scarico di tipo industriale autorizzato - attraverso il canale Acqua della Foce n.1 scarico di tipo industriale autorizzato Nei Regi Lagni, come scarichi notevoli recapitano direttamente gli emissari di due depuratori comprensoriali di reflui urbani pubblici di cui si dirà dopo, oltre a n.4 scarichi di tipo industriale di cui 3 in comune di Acerra ed 1 in comune di Caivano, essendo i predetti scarichi tutti autorizzati. Indirettamente nello stesso attraverso il suo affluente canale Mofito recapita uno scarico di tipo industriale autorizzato in comune di Acerra ; attraverso l alveo Spirito Santo n.1 scarico di tipo industriale autorizzato in comune di S.Anastasia; attraverso l alveo Zennillo S. Teresella n.1 scarico di tipo industriale autorizzato in comune di Ottaviano; è da citare infine come affluente l alveo Rosario che recapita i reflui pubblici di tipo urbano non trattati del comune di Ottaviano. Il rivolo Vernotico si origina in territorio di Gragnano e raggiunge Castellammare (dove assume il nome S.Marco) sfociando a mare sulla spiaggia principale della città. Nel suo percorso riceve di certo i reflui non depurati dei comuni che attraversa, mostrando alla foce, in tempo asciutto, una portata nera di circa 0,5 metri cubi al secondo. E opportuno ricordare che la sua bonifica potrà attuarsi con la realizzazione del collettamento (con due collettori comprensoriali) dei reflui dei comuni in sinistra Sarno (Lettere, Casola, Rimonte, Gragnano, Castellammare, S.Maria la Carità) all impianto di depurazione di Foce Sarno, come previsto dal Piano Regionale di risanamento delle acque. L alveo Camaldoli è il recapito delle acque pluviali ricadenti nel bacino dell area nordoccidentale di Napoli; in fregio allo stesso è stato realizzato un collettore che adduce le acque reflue dei comuni che attraversa all impianto di sollevamento Camaldoli. In corrispondenza delle immissioni dei reflui ci sono gli sfioratori di troppo pieno che confluiscono nell alveo Camaldoli che sfocia a mare nella zona di Licola. Subito prima della foce nell alveo Camaldoli confluisce il Canale Quarto che recepisce tutte le acque pluviali e non, ricadenti o prodotte nelle conca di Quarto, sebbene esista una griglia di captazione per l adduzione dei reflui al depuratore, attualmente non funzionante. Nella Tab.56 sono mostrati elementi utili per la conoscenza dei fattori inquinanti di alcuni scarichi notevoli. 305

113 Tab. 56: Provincia di Napoli: Scarichi nei corpi idrici superficiali Corpo recettore idrico Bacino Tipo Comune Distanza dalla foce COD Azoto Fosforo nota 1 nota 2 nota 3 km kg/anno kg/anno kg/anno Regi Lagni Napoli - Volturno I Acerra Regi Lagni Napoli - Volturno I Acerra Regi Lagni Napoli - Volturno I Acerra affl. Regi Lagni Napoli - Volturno I Acerra Regi Lagni Napoli - Volturno M Caivano Canale Volla Napoli - Volturno U Casoria Regi Lagni Napoli - Volturno U Marigliano TM U Massa Lubrense TM U Massa Lubrense TM U Massa Lubrense TM U Massa Lubrense Rivo Zappino U Massa Lubrense 0, TM I NAPOLI TM U NAPOLI S.Severino M NAPOLI Sperone M NAPOLI Sperone I NAPOLI Sperone I NAPOLI S.Severino I NAPOLI S.Severino U NAPOLI 40 S.Severino U NAPOLI 40 TM U Sorrento Rivo Cupaiuolo Sarno U Vico Equense TM U Vico Equense TM U Vico Equense nota 1 = riportare il nome del fiume nota 2 nota 3 = nome del Comune dove per gli scarichi a mare utilizzare le seguenti sigle: I = scarico industriale è ubicato lo scarico AC = Adriatico Centrale U = scarico urbano AM = Adriatico Meridionale M = scarico misto AS = Adriatico Settentrionale CS = Canale di Sicilia I = Ionio L = Laguna (Acque di transizione) S = Mar di Sardegna SM = Stretto di Messina TC = Tirreno Centrale TM = Tirreno Meridionale TS = Tirreno Settentrionale 306

114 Valutazione dei carichi inquinanti di origine industriale ( ) I dati di base relativi all area in esame Nella Tab. 57 sono riportate, per la provincia di Napoli, le caratteristiche delle attività economiche idroesigenti (che utilizzano cioè acqua nel loro ciclo produttivo e la restituiscono all ambiente più o meno modificata nella qualità) secondo quanto rilevato dall ISTAT nel corso del Censimento intermedio dell Industria e dei Servizi del 1996 [Istat,1999] e nei due Censimenti generali precedenti, il 6 del 1981 [Istat,1984] ed il 7 del 1991 [Istat,1994 ]. Tab. 57: Provincia di Napoli: Variazione delle caratteristiche delle attività economiche idroesigenti secondo i diversi Censimenti Istat. Napoli e provincia N Comuni Unità locali Addetti Industria Sulla base di questi elementi sono stati valutati i carichi inquinanti organici derivanti dalla pressione industriale nella provincia di Napoli, utilizzando la metodologia messa a punto dall IRSA che trasforma gli addetti alle attività produttive in abitanti equivalenti [Barbiero et al.,1987] ed è stato operato il confronto con i dati relativi ai Censimenti Istat del 1981 e del Per quanto riguarda le attività suddette e tenendo conto sia della classificazione Istat delle attività economiche che dei nuovi coefficienti di trasformazione in abitanti equivalenti (ab.eq./addetto) elaborati dall IRSA [Barbiero et al.,1998], nelle Tabb. 58, 59 e 60 si riportano le principali attività presenti nella provincia di Napoli in ordine di importanza dal punto di vista del numero di unità locali, della numerosità degli addetti e della potenzialità inquinante. ( ) Dr.ssa Giulia Barbiero C.N.R. Istituto di Ricerca sulle Acque, IRSA Roma 307

115 Tab. 58: Provincia di Napoli: Attività economiche prevalenti per numero di unità locali secondo il Censimento dell industria del 1996 Codice attività 1996 Nome dell attività Unità Locali % 15 Industrie alimentari e delle bevande 15,30 18 Conf. articoli vestiario; prepar. e tintura pellicce 14,46 28 Fabbricazione prodotti in metallo, escl. macch. e impianti 13,50 36 Fabbricaz. di mobili, altre industrie manufatturiere 9,18 20 Industrie del legno e dei prodotti in legno; fabbr. art. paglia 8,45 Aliquota complessiva (sul totale delle unità locali nella provincia) 60,89 Tab. 59: Provincia di Napoli: Attività economiche prevalenti per numero di addetti secondo il Censimento dell industria del 1996 Codice attività Nome dell attività Addetti % Fabbricazione altri mezzi di trasporto 10,91 15 Industrie alimentari e delle bevande 10,09 18 Conf. articoli vestiario; prepar. e tintura pellicce 9,76 34 Fabbricaz. autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 8,93 19 Preparazione e concia del cuoio;fabbricazione di articoli 8,37 28 Fabbricazione prodotti in metallo, escl. macch. e impianti 8,36 Aliquota complessiva (sul totale degli addetti nella provincia) 56,42 308

116 Tab. 60: Provincia di Napoli: Attività economiche prevalenti per capacità inquinante (abitanti equivalenti/addetto) nel 1996 Codice attività 1996 Nome dell attività Abitanti Equivalenti % 15 Industrie alimentari e delle bevande 65,06 24 Fabbricaz. prodotti chimici e fibre sintetiche e naturali 9,70 21 Fabbricaz. della pasta-carta, carta e prodotti in carta 9,64 19 Preparazione e concia del cuoio;fabbricazione di articoli 4,71 23 Fabbricaz. di coke,raffinerie petrolio,trattam. comb. miner. 2,28 Aliquota complessiva (sul totale degli addetti nella provincia) 91,39 Nella Tab. 61 seguente si pongono a confronto i dati di popolazione equivalente valutati sulla base dei coefficienti elaborati in occasione di ciascuno dei tre Censimenti presi in esame e delle rispettive classificazioni delle attività economiche produttive in classi, sottoclassi e gruppi di attività. Tab. 61: Provincia di Napoli: Carichi inquinanti potenziali industriali prodotti nell area di studio e variazioni Napoli e provincia * % Abitanti Equivalenti ,7 elaborazione con coefficienti nazionali *elaborazione con coefficienti provinciali I dati del 1981 e 1991 sono stati calcolati utilizzando coefficienti di trasformazione su base nazionale e quindi sono direttamente confrontabili; quelli del 1996 sono stati valutati con la nuova metodologia dei coefficienti di zona elaborata ad hoc per questo studio sulla provincia campana e forniscono un valore più preciso del carico inquinante potenziale. 309

117 I coefficienti di zona della provincia di Napoli Lo studio delle varie realtà territoriali ha imposto un ulteriore approfondimento della metodologia che finora aveva utilizzato per le valutazioni dei carichi inquinanti industriali solo coefficienti cosiddetti nazionali. Compiere delle valutazioni teoriche dell inquinamento mediante coefficienti di tipo nazionale è senz altro adeguato quando si opera su estensioni territoriali molto rilevanti; tuttavia questa scelta può condurre a delle semplificazioni teoriche non sempre opportune quando si deve valutare l inquinamento potenziale in zone più ristrette nelle quali possono o meno essere presenti alcune attività economiche di diverso grado di potenzialità inquinante. In particolare questa problematica si presenta in ambiti territoriali, come i bacini idrografici, nei quali i comuni che ricadono in essi sono, in tutta la loro estensione od in parte, porzioni di province diverse e quindi come tali risentono della distribuzione delle attività economiche sul territorio e della presenza od assenza, a livello locale, di alcune lavorazioni; od in ambiti omogenei come le province, territori in cui lo sviluppo industriale è legato fortemente alle caratteristiche del territorio, alla presenza di disponibilità di acqua ecc. L Istat, come è noto, pubblica i dati degli addetti alle attività economiche a livello di sottoclasse solo per le unità territoriali Regione e Provincia e non per i Comuni, che costituiscono invece la fonte di riferimento più usata per le stime dei carichi inquinanti. E stato necessario quindi reperire i dati comunali della provincia di Napoli, soprattutto per attività come la 15-Industrie Alimentari e delle Bevande che presentano una notevole diversificazione a livello di sottoclasse e nell ambito di due sottoclassi, la 15.8 e la 15.9, a livello di gruppo. Sono stati quindi elaborati i coefficienti di tipo provinciale per la provincia di Napoli, che hanno dimostrato come in alcune attività a livello provinciale essi si discostano dai valori dei coefficienti cosiddetti nazionali in modo rilevante. Agli operatori sul territorio questa variazione nei valori dei coefficienti sarà evidente conoscendo in dettaglio la realtà degli insediamenti lavorativi e quindi comprenderanno bene in funzione di quale delle sottoclassi o gruppi questo possa avvenire. Pertanto nella Tab. 62 seguente, e per le attività per le quali le aggregazioni a livello di sottoclasse e quindi le differenti potenzialità inquinanti comportano una variazione del coefficiente, sono riportati i valori dei coefficienti di popolazione equivalente della provincia di Napoli confrontati con quelli nazionali. I dati relativi alla stima della popolazione equivalente di origine industriale per l anno 1996, sono riportati nella Tab. 63, mentre la loro distribuzione per classe di ampiezza è mostrata nella Fig. 99; nella 310

118 Fig. 100 si può vedere la variazione dei carichi dal 1991 al Le Figure 1 2 e 2 sono state ottenute utilizzando il prodotto ArcView 3.2 della ESRI che consente di localizzare in modo leggibile sul territorio le aree a rischio di inquinamento e fornire agli Amministratori locali un valido supporto nelle strategie di disinquinamento. Tab. 62: Provincia di Napoli: Coefficienti di popolazione equivalente Codice ISTAT attività Denominazione Coefficienti Popolazione equivalente nazionali Coefficienti Provincia di Napoli 15 Ind. Alimentari e delle Bevande 98 99,5 17 Industrie Tessili 17 13,81 19 Preparazione e concia del cuoio; Fabbricazione Articoli viaggio 17 8,69 21 Fabbricazione della Pastacarta, Carta e Prodotti in carta ,62 23 Fabbricazione Cocke, Raffinerie Petrolio, Combustibili nucleari Fabbricazione Prodotti Chimici e Fibre sintetiche e artificiali 66 59,33 25 Fabbricazione Articoli in Gomma e Materie plastiche 10 3,45 26 Fabbricazione Prodotti della lavorazione Materiali non metalliferi 1,5 1,52 36 Fabbricazione Mobili; altre Industrie Manufatturiere 1,7 1,74 Tab. 63: Provincia di Napoli: Stima degli abitanti equivalenti dell industria a livello comunale (1996) Codice Istat Comune Unità Locali Addetti Abitanti equivalenti % su totale provincia Acerra , Afragola , Agerola , Anacapri , Arzano , Bacoli , Barano d'ischia , Boscoreale , Boscotrecase , Brusciano , Caivano , Calvizzano , Camposano , Capri , Carbonara di Nola , Cardito ,47 2 Si ringrazia il p.i. Salvatore Tatti per la collaborazione prestata nelle applicazioni GIS 311

119 Tab. 7: Continua Codice Istat Comune Unità Locali Addetti Abitanti equivalenti % su totale provincia Casalnuovo di Napoli , Casamarciano , Casamicciola Terme , Casandrino , Casavatore , Casola di Napoli , Casoria , Castellammare di Stabia , Castello di Cisterna , Cercola , Cicciano , Cimitile , Comiziano , Crispano , Forio , Frattamaggiore , Frattaminore , Giugliano in Campania , Gragnano , Grumo Nevano , Ischia , Lacco Ameno , Lettere , Liveri , Marano di Napoli , Mariglianella , Marigliano , Massa Lubrense , Melito di Napoli , Meta , Monte di Procida , Mugnano di Napoli , Napoli , Nola , Ottaviano , Palma Campania , Piano di Sorrento , Pimonte , Poggiomarino , Pollena Trocchia , Pomigliano d'arco , Pompei , Portici , Pozzuoli , Procida , Qualiano , Quarto ,52 312

120 Tab. 63: Continua Codice Istat Comune Unità Locali Addetti Abitanti equivalenti % su totale provincia Ercolano , Roccarainola , San Gennaro Vesuviano , San Giorgio a Cremano , San Giuseppe Vesuviano , San Paolo Bel Sito , San Sebastiano al Vesuvio , Sant'Agnello , Sant'Anastasia , Sant'Antimo , Sant'Antonio Abate , San Vitaliano , Saviano , Scisciano , Serrara Fontana , Somma Vesuviana , Sorrento , Striano , Terzigno , Torre Annunziata , Torre del Greco , Tufino , Vico Equense , Villaricca , Visciano , Volla , Santa Maria la Carita' , Trecase , Massa di Somma ,02 Provincia di Napoli BIBLIOGRAFIA Barbiero G., Cicioni Gb. e Spaziani F.M (1987): Un sistema informativo per la valutazione dell inquinamento potenziale. Un applicazione alle Regione e alle Provincie italiane, Quad. Ist. Ric. Acque, 74, Roma, 297 p. Barbiero G., Puddu A. e Spaziani F.M. (1998): I coefficienti di popolazione equivalente delle attività economiche, Inquinamento (1), Barbiero G.: Il metodo dei coefficienti zonali per la valutazione del carico inquinante potenziale industriale, in preparazione Istat (1984): 6 Censimento Generale dell Industria e dei Servizi - 26 ottobre 1981, voll. vari, Roma Istat (1994): 7 Censimento Generale dell Industria e dei Servizi - 21 ottobre 1991, voll. vari, Roma Istat (1999): Censimento Intermedio dell Industria e dei Servizi del 1996 (31 dicembre 1996), voll. vari. Roma 313

121 Fig. 99 Fig

122 3.3.4 Lo stato I controlli sulla qualità delle acque superficiali ( ) La Provincia di Napoli è attraversata da due corsi d acqua significativi ai sensi dell allegato 1 del D.lvo 152/99 così come modificato dal D. lvo 258/2000: 1. il canale dei Regi Lagni, con un bacino idrografico di 1133 kmq, di cui oltre la metà ricadente nella Provincia di Napoli; 2. il Fiume Sarno, con un bacino idrografico di 439 kmq, che attraversa il territorio provinciale solo nel tratto terminale da Scafati alla Foce, che influisce sulle aree costiere del Golfo di Napoli. Gli altri corsi d acqua che attraversano la Provincia presentano bacini idrografici con superfici inferiori ai 100 kmq e ridotte portate medie naturali, molti hanno carattere torrentizio, con deflussi superficiali soltanto durante eventi di piena ovvero in relazione alla presenza di scarichi urbani. Pertanto il loro carico inquinante è difficilmente valutabile ed attualmente non sono disponibili dati aggiornati sul loro stato qualitativo e quantitativo. Il Canale dei Regi Lagni. Il Canale dei Regi Lagni costituisce un sistema idrografico artificiale destinato a raccogliere e far defluire le acque provenienti dai versanti dei massicci cartonatici appenninici e dal settore centrale della Piana Campana. In considerazione del grave degrado ambientale del bacino idrografico, nel corso del 2000 e 2001 l ENEA, L ARPA Emilia Romagna e l ARPAC hanno effettuato un approfondito studio sui carichi inquinanti dei Regi Lagni, attivando anche il monitoraggio delle acque superficiali in 8 punti significativi. Di questi 4 riguardano il territorio della Provincia di Napoli, da valle verso monte: - STAZIONE 5- Ponte Epitaffio Questa stazione è posta a valle del Depuratore di Acerra e ne valuta l'impatto. Gli scarichi civili della località Acerra, convogliati, si immettono direttamente non depurati nei Regi Lagni a monte dell'immissione dell'effluente del depuratore omonimo. - STAZIONE 6- Ponte Villanova Posizionata a valle dell' insediamento produttivo di Pomigliano, a monte degli scarichi civili di Acerra, presso il ponte della strada Provinciale Pomigliano- Acerra. - STAZIONE 7- Ponte dei Cani ( ) Dr. Giuseppe Onorati ARPAC 315

123 Posta a valle del Depuratore Nola ne valuta l'impatto. Posizionata sul tratto iniziale del ramo principale, alla confluenza di tre rami minori. - STAZIONE 8- Lagno di Quindici Posta su uno dei tre rami minori, l'unico dei tre che presenta un substrato naturale. Considerato come il punto di "bianco" in assenza di consistenti impatti. L esame dei dati acquisiti nel 2000 e 2001 mostra il grave degrado della qualità delle acque superficiali, in prima istanza classificabili come stato di qualità ambientale pessimo. In particolare per tutti i punti considerati i macrodescrittori presentano valori sistematicamente al di sopra del livello 5 della Tab. 7 dell allegato 1 del D.Lgsl.152/99. Significativa è la concentrazione dell ammoniaca, tossica per la vita acquatica, che risulta quasi sempre diverse volte superiore il limite. Si riportano in dettaglio i dati relativi alla stazione n. 5, utili per una prima valutazione dei carichi inquinanti che dal territorio della provincia di Napoli contribuiscono all inquinamento verso valle nel casertano e al Mar Tirreno (Figg. 101, 102 e 103, Tab. 64) Tratta da ENEA rapporto sullo stato ambientale delle acque nel bacino scolante dei Regi Lagni e nelle aree afferenti l impianto di depurazione di Cuma. Luglio 2001 Fig. 101: Localizzazione della Stazione di Ponte Epitaffio 316

124 Tab. 64: Stazione di Ponte Epitaffio: Parametri macrodescrittori Tratta da ENEA rapporto sullo stato ambientale delle acque nel bacino scolante dei Regi Lagni e nelle aree afferenti l impianto di depurazione di Cuma. Luglio 2001 Tratta da ENEA rapporto sullo stato ambientale delle acque nel bacino scolante dei Regi Lagni e nelle aree afferenti l impianto di depurazione di Cuma. Luglio 2001 Fig. 102: Stazione di Ponte Epitaffio: Andamento del Fosforo totale nel periodo maggio 2000 aprile

125 Tratta da ENEA rapporto sullo stato ambientale delle acque nel bacino scolante dei Regi Lagni e nelle aree afferenti l impianto di depurazione di Cuma. Luglio 2001 Fig. 103: Stazione di Ponte Epitaffio: Andamento dell Azoto totale e ammoniacale nel periodo maggio 2000 aprile 2001 Sia pure nell incertezza legata alla esiguità attuale dei rilevamenti effettuati e tenendo conto della impermeabilizzazione dei Regi Lagni, è stato stimato che le portate fluenti siano, i condizioni normali di deflusso, nella quasi totalità rappresentate dagli effluenti dei depuratori e dagli scarichi diretti. Questo aspetto può condizionare fortemente, data la bassa o assente capacità di diluizione, la effettiva possibilità di ripristino dei corsi d acqua e di rispetto degli obiettivi di qualità stabiliti dalla normativa vigente. Tale analisi ha messo in evidenza che gli interventi di potenziamento e adeguamento infrastrutturale (collettamento e depurazione) per il raggiungimento dei limiti allo scarico imposti dai criteri di sicurezza ambientali, attraverso l adozione delle migliori tecnologie disponibili, è necessaria ma non sufficiente al raggiungimento dell obiettivo di stato ambientale di buono al L analisi dei carichi antropici (civili, zootecnici, industriali e agricoli) ha messo in evidenza una rilevante pressione ambientale sull intero bacino scolante che impone misure di razionalizzazione e la necessità di implementare codici di buona pratica e 318

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