La figura di Maddalena e l archetipo della grazia

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1 ÁTOPOn Rivista di Psicoantropologia Simbolica e tradizioni religiose - Quaderno 2/2010 Giulia Valerio La figura di Maddalena e l archetipo della grazia mythos edizioni

2 ÁTOPOn!Rivista di Psicoantropologia Simbolica e tradizioni religiose ISSN Dir. Maria Pia Rosati, past dir. Annamaria Iacuele Redazione: Giuseppe Lampis, Marina Plasmati, M. Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Lorenzo Scaramella Ad memoriam: Gilbert Durand, Julien Ries Ed. elettronica, 2014 «átopon» (rivista di Psicoantropologia Simbolica) MYTHOS Associazione scientifico-culturale Via Guareschi 153- Roma Nella pg. seguente Maddalena e otto storie della sua vita Il maestro di Maddalena ( )

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4 SEMINARI COLLANA ISTITUITA DA ANNAMARIA IACUELE Psicoantropologia Simbolica e Tradizioni Religiose

5 Giulia Valerio La figura di Maddalena e l archetipo della grazia

6 Il volume pubblicato con il contributo dei Soci dell Istituto di Psicologia Analitica e Antropologia Simbolica MYTHOS Associazione Scientifico Culturale fondata nel 1981 in Roma Vuol essere un omaggio ad Annamaria Iacuele e ricordare il senso del suo studio, della sua ricerca, del suo amore per la verità

7 Convegno MYTHOS FIGURE ARCHETIPALI TRACCE SUI SENTIERI DELL UOMO In onore di Annamaria Iacuele Bracciano 3-4 Ottobre 2009

8 Crocefissione di Masaccio (1426)

9 Perché Maddalena, ancora Maddalena La figura di Maddalena nella psiche femminile oggi è ancora viva. Compare nei sogni, occorre nelle sincronie, rivela la sua potenza e la sua vitalità. L ho incontrata più e più volte: con grande sorpresa all inizio del mio lavoro di psicoterapeuta venticinque anni fa, e poi ancora e ancora, quasi sempre nei sogni di donne in situazioni gravissime. Anche nella mia vita ricorre e occorre, a dimostrazione che io pure sono un caso disperato ogni volta inattesa, sempre riconosciuta. Non l ho prescelta io per elezione o affinità, né l avrei sentita simile o in qualche modo guida, perché figura troppo complessa e diffusa, oltre che eversiva ed erotica: è lei che mi ha scelta, mi ha soccorsa, mi si è imposta; tuttora accade, spesso proprio nel momento in cui penso che sia stata significativa per un ciclo ormai concluso della mia esistenza. Sapevo di doverla capire, accogliere, ringraziare: le divinità antiche potevano rendere molto

10 infelici gli adepti che non facevano i dovuti sacrifici, e in molte culture ci si affilia per adorcismo allo spirito, al santo che ti ha ammalato e guarito. Così ho ricercato e trovato una forma di culto e di gratitudine: studiarla a fondo nelle sue sfaccettature, e ascoltare che cosa, attraverso il suo silenzio e la tenacia della sua presenza, mi volesse dire. L invito a Bracciano, e poi quello di scrivere il mio intervento per la pubblicazione sui Quaderni di Átopon mi richiama ancora una volta a lei. Ho conosciuto esattamente un anno fa Maria Pia Rosati a Ravenna, nell occasione in cui leggeva con voce ferma e alta l intervento che Anna Maria Iacuele aveva preparato sulla soglia della morte per il convegno che aveva come argomento Il Male. L ammirazione per lei e la profondità dei temi hanno tracciato un sentiero di affinità e di amicizia, in cui subito ho sentito che Maddalena e il tema del compianto erano il filo rosso dell incontro: ci accomunano e ci legano figure di donne capaci di attraversare soglie ed abissi, esperte di disperazione e iniziate ai misteri, testimoni della rinascita e

11 della resurrezione. è nato così il desiderio di condividere con tutti voi la storia dell incontro con Maria Maddalena e le riflessioni che ne sono nate. Ne parlo e ne scrivo con commozione: è sempre difficile sciogliere con tenerezza e rispetto il pudore che avvolge le vicende più segrete e invisibili del nostro destino e dell anima, e trovare le parole per narrarle; quando ci si sente tra persone amiche e accoglienti, come con voi è accaduto, allora diviene un compito, un urgenza, tessuta di sim-patia e di gratitudine. Noi ben sappiamo che la frequentazione della psicologia del profondo e la sua pratica potrei più semplicemente dire: il corso della vita sono accompagnate da immagini chiave che guidano e indicano il cammino. A volte lo stravolgono, altre ci confondono: sempre ci sorprendono. Vengono dal mondo dell invisibile che cogliamo solo ad occhi socchiusi, nella memoria di un sogno, nell incrocio con una figura del sacro e del mito, oppure se traguardiamo la realtà circostante cercandone lo sfondo, quando si

12 spalancano soglie imprevedibili e le connessioni tra vita e morte, immanenza e trascendenza si rivelano. Forzano la nostra disattenzione e la nostra fretta, improvvise si manifestano attraverso simboli onirici, un quadro o una poesia, una sincronia o un amore che le evoca. Nei tempi antichi, erano divinità che in veste umana suggerivano agli eroi il comportamento e li iscrivevano nel loro destino; guidavano i combattimenti e con sembianze fuggevoli provocavano l amore. In altre epoche accendevano vocazioni e compivano miracoli: avevano lo statuto di apparizioni. Visioni nel sogno, annunciavano rivelazioni, pericoli, vie di salvezza, e sempre reclamavano una obbedienza fiduciosa e assoluta: pena la vita stessa. Oggi più che mai costeggiano la nostra esistenza, forse proprio perché il collettivo e le scienze progressive le hanno bandite. Costrette ad emergere in modo evenziale e solitario, divengono appelli decisivi alla nostra singolarità. L incontro ha il sapore di una annunciazione: parla di una nuova nascita, ricrea il mondo e la storia. Il messaggio

13 ricevuto e accolto si rivela nel tempo: spesso dopo anni un nuovo evento scioglie l enigma che quella presenza che ancora cammina discreta al nostro fianco ci aveva posto. Improvvisamente ci troviamo con in mano i capi della matassa della nostra vita: abbagliati dalla rivelazione, comprendiamo il percorso compiuto, e il labirinto che ci ha imprigionato fino ad allora abbatte i suoi muri spigolosi, i suoi angoli vivi e diviene un mandala. Perché le immagini personificate provengono ed appartengono agli strati archetipici dell Essere, a quelle costellazioni originarie da cui sgorgano sorgive le forme, le epifanie, la nostra vita stessa e la linfa che scorre nel cosmo e tutto lo unisce e lo collega. In loro vive il tempo del passato, il presente e ciò che sarà: conoscono il nostro destino. Il lavoro della cura comporta come prima funzione l ascolto e il riconoscimento delle presenze che abitano il nostro inconscio, il mondo non ancora noto, invisibile; non è questa una pratica nuova: nel tempo sono state

14 riconosciute come angeli soccorritori, immagini guida, santi protettori, guaritori interni. Non è facile distinguerne il passaggio, perché il loro tempo non coincide con il nostro: abitano la sospensione e l attesa, il varco e la soglia, gli incerti confini tra psiche e realtà. Svaniscono se tentiamo di impadronircene, e tornano impreviste se pensiamo di essere usciti dal loro campo magnetico. Entrano dalle fratture e dagli squarci, e sono capaci di provocarli se incontrano sistemi troppo chiusi e coesi: il loro impatto spiazza l Io con il suo corteo di proprietà private, pregiudizi, certezze e presunzioni. Lo dislocano perché lo riconnettono a trame più ampie, antiche, che emergono dall inconscio collettivo e ne ritracciano le storie perdute. Ecco la prima grande funzione terapeutica: spostando il punto di vista rendono possibile una nuova visione; dettano i rimedi e le vie da seguire per ritrovare la salute perduta, per ricucire le smagliature profonde della malattia. Ogni rivoluzione porta in sé la possibilità di una nuova cosmogonia, di una rinascita.

15 Ho incontrato per la prima volta Maddalena attraverso un suo miracolo, compiuto nel sogno di una giovanissima donna afflitta da esordio di grave malattia psichica. Aveva poco più di venti anni, sembrava inchiodata a un dolore non metabolizzabile per l abbandono di un ragazzo, iniziava a compiere atti auto aggressivi, a non uscire di casa, a lasciare che la presenza invasiva di una madre patogena ingombrasse sempre più il campo. Inaspettatamente, ho visto in lei accadere un fatto letto solo nei manuali, che non ho mai poi visto verificarsi in tanta potenza: il grido delle vittime ne Il silenzio degli innocenti l aveva fatta scappare urlando dalla sala cinematografica, e aveva riportato alla memoria il trauma, sepolto nelle cantine della sua memoria di bambina: aveva assistito alla morte di una parente anziana, provocata in piena consapevolezza da un suo stretto parente, oggi ancora vivo. Da piccola, non era riuscita a soccorrerla nonostante le grida che cercavano aiuto né a dirsi quanto sapeva stesse accadendo. L orrore del ricordo resuscitato provocò in lei un infinito smarrimento, l odio per i suoi

16 familiari, e una colpa non lavabile con nessun balsamo. Ero giovane, da poco avevo iniziato a lavorare. Mi costrinsi al silenzio e all accoglienza, difficile sospensione di fronte alla presenza del Fato e all irreparabilità della vicenda. Soprattutto se giovani, tendiamo all azione, a invocare giustizia e a cercare soluzioni anche per evitare che l onda del dolore ci travolga in pieno: ma la portata della tragedia, compiutasi venti anni prima, chiedeva quel silenzio che il sacro ancor più se terribile impone, e riemerse tutta la sua storia famigliare come una serie di eventi tenebrosi, attraversati dal male. Dopo un mese, un sogno: la giovane entra in chiesa; arrivata all altare scioglie i suoi lunghi capelli per lavare i piedi ad una persona molto anziana. Li bagna di lacrime e di acqua, li accarezza, li asciuga con la sua chioma, li sente antichi, nodosi, induriti: sono piedi nudi che hanno camminato per tantissimo tempo senza riposo. Poi solleva il volto, e riconosce la anziana parente uccisa, che la guarda con amore. E la perdona. Rimanemmo interdette. Maddalena

17 aveva prestato i suoi capelli alla giovane che in realtà li aveva cortissimi, scolpiti dal rasoio insieme ai suoi balsami e alle sue lacrime. La parente uccisa diventava per lei Cristo, mistero di dolore, di nuova vita e come Maddalena ben conosce del miracolo del perdono. Imparai da subito che la sua presenza portava in sé una rivoluzione di piani, uno scardinamento delle leggi della logica e della ragione: non la paziente doveva imparare a perdonare, se mai fosse stato possibile, l assassino e chi lo aveva coperto, ma lei stessa aveva bisogno della pace del perdono da parte della anziana vittima agonizzante, che aveva vagato insepolta in attesa di questo gesto di riconciliazione con la piccola discendente, per poterla riconsegnare alla vita. Negli anni ho cercato di approfondire la conoscenza con questa straordinaria soccorritrice, di conoscere l alleata che era accorsa in nostro aiuto quando il cielo era abitato dalla disperazione e non sapevamo più vedere orizzonti. Ho innanzitutto scoperto che Maddalena è appunto la santa dell impossibile.

18 Maddalena si manifesta, appare quando non ci sono più parole, quando tutto è perduto e non si sa a quale santo votarsi. È l esperta della disperazione, colei che ha accompagnato ad occhi aperti tutto il cammino della tortura, il martirio, l agonia, l ingiustizia criminosa, la morte e la sparizione del cadavere di Cristo: stazioni di una passione impossibile la sua, ancor più se colui che è messo a morte è l amato, il Maestro, il Tu, l Altro che ti ha salvato e compreso, e che tu hai accolto e riconosciuto. Questa la cifra del suo culto: è colei a cui rivolgersi quando ogni terapia, ogni medicina, ogni preghiera e ogni pellegrinaggio sono risultati vani. La testimonianza medioevale del Liber miraculorum beate Marie Magdalene 1 racconta i suoi miracoli, non specifici se non per la loro gravità senza più speranza. Quando 1 Bernard Montagnes, Saint-Maximin foyer de production hagiographique. Le Liber miraculorum beate Marie Magdalene (1315), in Marie Madeleine dans la mystique, les arts et les lettres Actes du colloque international, Avignon juillet 1988, publiés par Eve Duperray, Beauchesne, Paris 1989, pp

19 tutte le cure sono fallite, ci si recava in Provenza nei luoghi del suo culto e spesso la guarigione avveniva lungo la via del ritorno, oltre la soglia dell ultima speranza. Come se volesse insegnarci che attraversando la valle più oscura si attiva in noi una luce inattesa, capace di sorprenderci, e che l inconscio ricrea il nostro mondo in frantumi soltanto quando le luci della coscienza si sono tutte spente. Maddalena, così come è ricorsa nella pietà popolare, raffigurata dagli artisti, così come ancora è presente nell inconscio, è il condensato di alcune figure femminili che tra loro tessono un unica trama: Maria di Magdala, Maria di Betania e la peccatrice perdonata da Cristo.

20 Maddalena Duccio di Buoninsegna

21 Alle molteplici varianti, deviazioni e invenzioni che partono a raggiera dai passi del Vangelo, Gregorio Magno alla fine del V secolo pone fine regolando tanta effervescenza, accorpando gli elementi sparsi nei quattro Vangeli, riunendoli in un unica persona ed espungendo così ogni possibile deviazione: Maddalena è la peccatrice protagonista dell unzione avvenuta a Betania da cui Gesù ha cacciato i sette demoni, è colei che accorsa al sepolcro con i balsami assiste per prima alla resurrezione. 2 La saldatura di questi mitemi si è innervata su strutture tipiche che le hanno dato forza persuasiva, seguendo la suggestione di una triade femminile antica. Nasce nel Medioevo il personaggio di Maddalena, ricco 2 Hanc vero quam Lucam peccatricem mulierem, Joannis Mariam nominat, illam esse Mariam credimus de qua Marcus septem daemonia ejecta fuisse testatur: <In verità quella che Marco chiama donna peccatrice e Giovanni Maria, noi crediamo essere quella stessa Maria dalla quale Marco attesta che vennero cacciati sette demoni>, Gregorio Magno, Homilia in Evangelium XXXIII 1 in PL LXXVI 1239.

22 di sfaccettature, complesso, fondamentale nella vicenda di Cristo. Entro cento anni nei martirologi le viene autorevolmente dedicato l onomastico ed è nominata come la guarita che, tra altre donne insigni, meritò per prima di vedere colui che era risorto dal regno dei morti. 3 Non parlo qui di Maddalena penitente, innesto avvenuto intorno al IX secolo, mutuato dalla vita di Maria Egiziaca, cortigiana d Alessandria che dopo diciassette anni di vita dissoluta, miracolosamente convertita, decise di ritirarsi nel deserto della Transgiordania con solo tre pani per sopravvivere per sessanta lunghissimi anni. Nella pg. seguente: Maria Egiziaca Tintoretto, Scuola di S. Rocco, Venezia 3 Beda e Adone di Vienna, in Saxer V., Les origines du culte de Sainte Marie Madeleine en Occident in AA. VV., Marie Madeleine dans la mystique, les arts et les lettres, Beauchesne, Paris 1989, p. 34.

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24 Tintoretto nella Scuola grande di S. Rocco accosta le due donne in una meravigliosa descrizione di quella immersione in se stesse che una natura trasfigurata da luce visionaria può donare. È un tentativo tardo di contenere la potenza eversiva della sua storia e della sua bellezza, riducendola a peccatrice dissoluta che ancora deve castigare un corpo lussurioso, e diviene nel tempo una precisa e programmatica opposizione al protestantesimo ed al tema della grazia di Lutero; il pentimento verrà ancora più esacerbato dalla Controriforma, di cui Maddalena diviene figura emblematica. Tutte le parole da lei mai pronunciate, le colpe non confessate, le richieste di perdono, i tormenti della vergogna riempiono pagine innumerevoli di letteratura di confessione, che vuole indicare la necessità del dolore interno e il ripiegamento su se stessi: è la nascita dell Io penitenziale, che prosciugherà per secoli ispirazione e autenticità nella maggior parte dei commentari. Il Concilio Vaticano II in epoca recente mutò radicalmente l immagine consentita e prevista: poteva essere celebrata

25 solo colei a cui Cristo era apparso dopo la resurrezione, ed in alcun modo la sorella di Marta o la peccatrice perdonata, elevandola al rango di prima apostola del Risorto. Non così nel cristianesimo ortodosso: nelle icone ha avuto sempre e solo un ruolo liturgico e spirituale, per cui è rimasta rigorosamente fedele ai testi sacri. Maria di Betania appare nelle icone della risurrezione di Lazzaro, prostrata ai piedi di Gesù nel suo tipico atteggiamento di silenziosa contemplazione a differenza dalla sorella Marta, inginocchiata con il viso sollevato verso il volto di Gesù. Maddalena, spesso vestita di rosso accanto alle altre donne è ai piedi della croce, senza alcun connotato della peccatrice redenta; nel giardino sta accanto alla tomba vuota, a volte con i due angeli e con altre due o tre donne, o più frequentemente da sola, inginocchiata e protesa verso il Risorto. Solo un codice antico del Monte Athos, tra le numerose miniature che illustrano i brani evangelici, la dipinge seduta ai piedi del Maestro o nel gesto di ungergli i piedi di

26 profumo 4 Della peccatrice non vi sono rappresentazioni. Resta comunque rischioso e in qualche modo ingenuo, dal punto di vista della psicologia del profondo, ogni tentativo anche il meglio intenzionato di chiudere una immagine nella sua interpretazione, rischiando ogni volta un appiattimento, una perdita di complessità, una scissione del mistero della congiunzione tra opposti che è il segreto di ogni potenza, di ogni epifania archetipica. Desidererei piuttosto parlare di Maddalena attraverso la narrazione, ripercorrendo i quadri della sua presenza nella storia dei Vangeli. Un primo dato ci stupisce: Giovanni tramanda solo qualche parola pronunciata da lei, rivolta a Gesù dopo la 4 Ringrazio col cuore Suor Anna De Dominici del Convento di Clausura dei Servi di Maria di Arco per la sua competenza e la sua felice sensibilità di pittrice e conoscitrice di icone, e per aver condiviso, in una distanza che unisce, alcuni momenti del mio ricercare. E per avermi fatto dono di alcune delle sue icone, ricchissime di intuizioni profonde.

27 resurrezione. I loro incontri si sono svolti nella pregnanza del gesto, che ancor più risalta nella assenza di spiegazioni, di didascalie, di intenti pedagogici o esemplari. I suoi atti sconvolgono l ordine costituito, rovesciano le leggi in uso e ne instaurano di nuove, senza parole: sono unici, irripetibili, assoluti, incorniciati dal mistero. Il Vangelo di Maddalena è il Vangelo del silenzio. Di tutti i demoni l indemoniata Nel racconto evangelico vengono nominate alcune donne, che insieme agli apostoli fanno parte del seguito di Cristo: «lo seguivano e lo servivano da quando egli era in Galilea». 5 Tra di esse, citata sempre per prima come Pietro tra gli apostoli, spesso accompagnata da altre due donne, compare Maria Maddalena. «Liberate da spiriti e da malattie» 6 si iscrivono come adepte nella comunità che le 5 Marco 15, e Matteo 27, Luca 8, 1-3.

28 ha salvate, come avviene in molte occasioni; nell antica Grecia si doveva tributare omaggio per tutta la vita alla divinità che aveva mostrato la sua efficacia, altrimenti la sua ira avrebbe ucciso l ingrato. L unica donna nominata tra queste «dalla quale erano usciti sette demoni», 7 la cui guarigione dalla asthenèia è indicata in greco dal verbo therapeumènai, 8 è Maria detta Maddalena (Maria he kaloumène Magdalené). Il soprannome viene interpretato come indicazione della sua origine. Magdala era in quel tempo una città molto ricca, il cui nome significa rocca o fortezza, in greco detta Tarichea: città dove si dissecca il pesce. 7 Luca, 8, Mutuo le citazioni della versione greca dalla precisa esegesi dei passi evangelici di Sebastiani L., Tra/Sfigurazione. Il personaggio evangelico di Maria di Magdala e il mito della peccatrice redenta nella tradizione occidentale, Brescia, Queriniana 1992.

29 Situata tra Tiberiade, Cafarnao e Tabga era luogo di passaggio e di commercio, situata accanto alla fertilissima piana di Genezaret. Dal I secolo l abbondanza delle sue risorse venne accompagnata dalla fama di adulterio e corruzione. Della sua città porterà le stimmate: l opulenza del vestire e dell acconciatura, la sua aura di dissolutezza. Fin da subito, dalla sua prima apparizione, è segnata con un elezione e un marchio di diversità: raramente si nominava una persona giustapponendo come patronimico il nome della città di provenienza e non quello di uno dei genitori; del tutto eccezionale è per una donna. Maria di Magdala si presenta sulla scena sola, senza genealogia, appartenente non ad una famiglia né ad un marito ma ad una terra. È una donna che possiamo definire solo per sottrazione di ruolo: non è madre né figlia, non è moglie né vedova. È speculare, già nel nome, a Gesù di Nazareth. Sette demoni abitano Maddalena, la possiedono e smarriscono la sua ragione e la

30 sua vita. La ammalano di un male invisibile, che non obbedisce ai rimedi e la attaccano con sintomi non decifrabili. La privano di forza, intenzione, tenacia. La riempiono di astheneia, astenia. Gli spiriti hanno preso il sopravvento, invaso la sua coscienza e abitato il suo Io. L astenia, dice Kretschmer, è una disposizione somatica alla verticalità e dal punto di vista psicologico alla schizofrenia; lo spirito inflaziona e infiamma una donna che non ha terra, ricettività, capienza. Condannata ad una rifrazione di immagini costante ed innumerevole, come chi non ha sede per il suo Io, Maddalena porta dentro di sé il suo essere murionomes, l avere mille nomi e mille identità per non averne nessuna. Il testo breve e bellissimo del biblista francese Pierre Marie Beaude, Marie la Passante, così descrive questo aspetto, che coincide per la psicologia del profondo con lo stato di una donna invasa e resa folle dall Animus: «Sono discesa al villaggio. Il demone non mi aveva permesso di buttarmi nel vuoto. È sempre la stessa storia con i demoni...

31 requisiscono il vostro corpo per farne la loro dimora, accumulano a vostre spese... Quel giorno, lo giuro, il demone mi ha distolto dal suicidio. Non voleva che distruggessi la sua casa. Non lo aspettavo, non lo desideravo... Il mio corpo di donna giaceva insonne nella polvere sordida al bordo di una strada. Un ombra mi ha avvolto, una voce si è informata del mio nome Ma egli, egli insisteva, non voleva sapere che una cosa sola: Il tuo nome. Qual è il tuo nome? Mi sono sentita rispondergli: Baala. Ha ripetuto la sua domanda e ho detto: Deborah. La mia bocca ha cominciato a lanciargli mazzi di fiori appassiti sul viso: Balkis, Baala, Sara, Iside ed Eva, Anat, dea giovenca e figlia del grande Dio, io sono Sara, Astarte e Lilith, Bat-rabbim, Rebecca. Gli rispondevo chi ero e non ero io. C era in me una ronda di bestie in calore. Dozzine di voci indomabili facevano abortire la mia parola. Il mio nome, quel nome che esigeva di ascoltare con tanta semplicità, ero senza voce profonda per proferirlo... Non mi ha lasciata in pace, non

32 si è lasciato deviare dalla sua domanda... ho creduto di morire. Mi inchiodava con il suo sguardo, con infinita pazienza ripeteva la sua domanda. Finalmente ho sentito salire alle labbra, in una schiuma di bile, il nome che aspettava. Maria, io sono Maria». 9 Cristo sa trattare i demoni che perseguitano Maddalena, riconosce lo smarrimento che producono ma anche il destino che segnano. Essere posseduti è anche un segno di elezione. L individuazione femminile da qui ha inizio: confessare la propria unicità di donna, ad essa ridursi ed accettare la violenza che l Altro chiunque esso sia compie nell incontro. Ade è irrotto e ha messo fine alla molteplicità di personalità e di fantasie possibili che abitano la donna ancora tutta iscritta nella diade madre-figlia, il Tu è 9 Pierre-Marie Beaude, Marie la passante, Lonrai, Desclée de Brouwer 1999, pp e pp (la traduzione è mia).

33 irrotto con effrazione nel mondo chiuso e autonomo anche se dai mille nomi della figlia e della madre. Con la discesa di Persefone negli Inferi, la donna nasce a se stessa. Di tutti gli uomini - la pubblica peccatrice Il quadro successivo riguarda l unzione di Betania. Viene compiuto secondo Luca dalla pubblica peccatrice (en te polei hamartolòs) 10 che si presenta nella casa del fariseo, piange ai piedi di Gesù, glieli lava con le lacrime, li unge di profumo, li bacia e li asciuga con i suoi capelli. 11 Il fariseo dubita che Gesù possa essere un profeta, poiché non ha riconosciuto e cacciato la peccatrice. Gli 10 È interessante rilevare come non venga mai nominata, né in questo passo né altrove, la professione di prostituta, che pure avrà lunghissima vitalità nella vulgata. 11 Anche Giovanni 12, 1-8 parla dell unzione dei piedi, anche attribuendola a Maria sorella di Lazzaro, che pure era presente tra gli ospiti.

34 viene risposto con una parabola, quella dei due debitori che concerne l amore, il perdono e la remissione dei debiti contratti. La donna viene sollevata e paragonata con l ospite avaro di affetto, di gesto e di dono, che non ha fornito acqua né profumi per l invitato né lo ha accolto con un bacio; Maria invece con la sua generosità ha sconvolto e rivoluzionato l ordine contabile: molto ha peccato, e molto le è perdonato poiché molto ha saputo amare. Cristo aggiunge: «colui invece al quale poco è perdonato, poco ama.» 12 Come dire che l amore nasce da una capacità di accoglienza, di ascolto e di perdono che sfonda ogni parametro, ogni giustizia, ogni condizione. 12 Luca 7,

35 Maria Maddalena Luca Signorelli, 1504

36 Nel racconto di Matteo e Marco, Maria di Betania profuma il capo di Gesù con l unguento prezioso contenuto in un vaso di alabastro; il gesto è compiuto per la sua sepoltura, ed il tempo è giunto: egli non sarà più a lungo con loro. 13 Ungere il capo di un uomo era il segno di incoronazione di un sovrano, sempre compiuto da uomini importanti. Che dalle mani di una donna Cristo riceva il suggello del suo nome, benedetto dall olio insieme alla nomina di re è atto che a buon diritto sconvolge gli astanti. La ricettività silenziosa ma attiva, rivoluzionaria di lei viene riconosciuta da Gesù come diritto assoluto, superiore alla logica della norma. In alcuni Vangeli all episodio del dono supremo dell uno all altra e dell annuncio della morte vicina a Cristo si contrappone in modo consequenziale il paragrafo successivo, la decisione di Giuda di vendere Gesù e di ristabilire la logica dell interesse: «Allora Giuda Iscariote, uno dei Dodici, si recò dai 13 Matteo 26, 6-13.

37 gran sacerdoti per consegnarlo loro» 14 e venderlo per 30 sicli d argento. 15 Era quello il costo concordato come indennizzo per la morte accidentale di uno schiavo, corrispondente a 120 denari. Il dono di Maddalena vale quasi tre volte il valore che i funzionari erano disposti a riconoscere per la vita stessa di Cristo, 16 cifra pattuita per il risarcimento di uno schiavo ucciso per caso. La contabilità e i suoi registri legali sono rientrati prepotentemente in scena: «Da allora egli [Giuda] cercava un occasione propizia per tradirlo». 17 Secondo il grande teologo ortodosso greco Yannaras, la dimensione dell eros irrompe in questo episodio e sovverte le regole del logos imponendo le proprie: «Nel vangelo della chiesa l uomo erotico incarna il tròpos della vita e l uomo religioso il tròpos della 14 Marco 14, Matteo 26, Marco 14, Marco 14, 12.

38 morte», scrive Yannaras. La metànoia della prostituta gesto scopertamente erotico: acquista l olio profumato più prezioso, senza risparmio e misura. Versa con prodigalità l olio e torrenti di lacrime, per lavare i piedi di Cristo. Scioglie a fiume i suoi capelli per asciugarli. Tale slancio di èros palese, e l ambiente religioso cieco, estraniato: misura il gesto con il metro dell efficacia etica... La prostituta ama con prodigalità e sconsideratamente, senza legge e logica. L ambiente religioso misura l opportunità logica del gesto e il quanto dell utilità etica. All ambiente religioso all uomo di legge non interessano i poveri. Ad esso interessa il gesto dell elemosina, misurabile come azione individuale degna di ricompensa, riscossione di guadagno dal divino Rimuneratore. Forse ha bisogno di Dio solo come rimuneratore, solo per la propria giustificazione individuale. Per questo lo slancio d amore gli è incomprensibile, talmente sfugge alla logica del commercio. La prostituta non chiede nulla... Solo offre. Ciò che ha e ciò che è

39 Coraggiosamente, senza paura di compromettersi o di compromettere. Con lo slancio del rinnegamento integrale di sé. Il silenzio della prostituta del vangelo è l abbattimento della legge, il rendere inservibile la logica. 18 L eros di Maddalena si condensa nel balsamo e nel dono: è un eros che richiama Afrodite, ma temprato e temperato dalla presenza delle Grazie e dei loro saperi. Cominciamo infatti a vedere in filigrana gli archetipi costellati: alle spalle della prostituta, dell erotica che si dà a tutti per non essere di nessuno sta, potentissima, l antica dea preolimpica Afrodite. Afrodite ha come epiteton ornans l aggettivo filomeides, amante del riso, che una vocale separa dal suo altro attributo ricorrente, filomedes, amante del fallo. Ora è l una, ora è l altra, ed è entrambe: figlia di una castrazione, senza madre che l abbia concepita, emerge nuda ed ornata di sorriso dai flutti. Per Pico della Mirandola la bellezza 18 Christos Yannaràs, Variazioni sul Cantico dei Cantici, Sotto il Monte, Servitium 1997, pp

40 presuppone il molteplice, che non si trova nel regno del puro essere, ma in quello caotico del mutamento e «la natura informe di cui è composta ogni natura è dai teologi spesso significata per l acqua, per essere l acqua in continuo flusso e facilmente receptiva d ogni forma». Ma l acqua deve essere trasfigurata da un principio divino di forma: il membro castrato di Urano. Smembramento e castrazione, moti iniziatici dell Essere, erano per i neoplatonici il mistero dell Uno che discende nei molti: ogni atto di creazione è agonia sacrificale, come se l Uno venisse fatto a pezzi e disperso. 19 Pico riconduce il principio femminile dell amore, inteso come attrazione che tiene insieme le molecole del cosmo e le sue membra sparse, principio generativo, desiderio che commuove e muove la storia, ad un modello di tipo iniziatico maschile: unità, smembramento e resurrezione. La nascita di Afrodite narra la vicenda di una possibile coniunctio, incontro possibile 19 Edgard Wind, I misteri pagani del Rinascimento, Milano Adelphi 1958, p. 165.

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