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3 GIORNATE DI STUDIO DEL GRUPPO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO SETTEMBRE 2001-N 77 Roma Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratici Cristiani) e Democratici Europei al Parlamento Europeo

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5 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA SODDISFARE BENVENUTO DEI PRESIDENTI DELLA DELEGAZIONE ITALIANA... P. 5 L'EURO E LA POLITICA ECONOMICA NELL UE... P. 9 LE PROSSIME RIFORME ISTITUZIONALI DELL UE... P. 25 LE NUOVE FRONTIERE DELLA GENETICA UMANA: ASPETTI ETICI, GIURIDICI ED ECONOMICI... P. 37 3

6 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA da sinistra a destra: Hans-Gert POETTERING, Presidente del Gruppo del PPE-DE, riceve da Antonio TAJANI, capo della delegazione Italiana del Gruppo del PPE-DE, la medaglia della presidenza del Consiglio comunale di Roma. 4

7 LUNEDÌ 24 SETTEMBRE 2001 BENVENUTO DEI PRESIDENTI DELLA DELEGAZIONE ITALIANA L on. Antonio TAJANI ringrazia i colleghi del Gruppo del PPE-DE per la loro presenza a Roma. Essendo l unico parlamentare romano del Gruppo del PPE-DE, l on. Antonio TAJANI, anche a nome della delegazione italiana, consegna la medaglia del Consiglio comunale di Roma all on. H.-G. POETTERING, Presidente del Gruppo del PPE-DE: è un onore, afferma, accogliere a Roma il Gruppo più importante del Parlamento europeo. Con riferimento ai tragici eventi dell 11 settembre scorso, l on. Antonio TAJANI rileva che l Europa è riuscita a garantire la pace nel continente europeo per più di 50 anni, grazie anche all azione dei suoi padri fondatori e dovrà impegnarsi sempre di più per tentare di disinnescare la bomba ad orologeria costituita dai nemici invisibili che sono Osama Bin Laden e il terrorismo. Tuttavia, in linea con il tenore dei dibattiti svoltisi in seno al Parlamento europeo a Bruxelles, occorre affermare a chiare lettere che questa non è una battaglia fra l occidente e l islam, bensì una battaglia fra il mondo civilizzato e un gruppo organizzato di terroristi. Riceviamo in tal senso importanti messaggi provenienti anche dal mondo musulmano e islamico,afferma l on. TAJANI, cosa che ci fa ben sperare di vedere isolato il terrorismo. Gli autori degli attentati dell 11 settembre devono essere identificati e puniti. Nella lotta contro il terrorismo è necessaria una forte mobilitazione politica. Parallelamente all intervento militare, si dovrebbero intraprendere azioni volte a favorire un maggior coordinamento delle forze di polizia, il rafforzamento dell Europol, segnatamente tramite l aumento dei fondi di bilancio, ma anche una maggiore collaborazione fra i servizi segreti internazionali, compresi quelli della Russia e della Cina, in quanto, ricorda l on. TAJANI, la battaglia che stiamo combattendo è una battaglia per la civiltà. Sarà inoltre necessario un forte coinvolgimento a livello politico per disinnescare la polveriera mediorientale. L Europa e il Parlamento europeo dovranno giocare un ruolo decisivo in quest azione pacificatrice, nell intento di ridare maggiore tranquillità al panorama internazionale. L on. Antonio TAJANI si dice persuaso che, parallelamente all azione terroristica, vi sia stata anche una forte azione speculativa, a detrimento delle borse europee e americane. Egli auspica quindi che, per porre fine a questa speculazione, si dia alle imprese la possibilità di riacquistare le proprie azioni. Egli suggerisce, inoltre, d intervenire direttamente sui beni di Bin Laden e di controllare le sue attività finanziarie ed economiche. L Europa, afferma, ha il diritto e il dovere di difendere i suoi cittadini e i propri interessi economici e il Parlamento europeo ha un ruolo importante da svolgere in tal senso. Questa istituzione viene spesso considerata come l istanza europea con minore importanza, ma occorre precisare che questa posizione non è certo condivisa dall Italia. L attuale presidente del Consiglio, l on. Silvio BERLUSCONI, il ministro Rocco BUTTIGLIONE e il presidente della camera dei Deputati, l on. Pier Ferdinando CASINI, provengono essi stessi dalle fila del Gruppo del PPE-DE di questa legislatura. L Italia riconosce dunque il ruolo fondamentale che può e deve svolgere il Parlamento europeo nella scena internazionale in quanto portatore di pace. Queste giornate di studi del Gruppo del PPE-DE saranno certamente un occasione per arricchire il dibattito, con la presentazione di nuove proposte che permettano di far evolvere il nuovo contesto internazionale, profondamente modificato dagli eventi dell 11 settembre. Se i trattati di Roma hanno segnato una svolta nella storia dell Europa, l on. Antonio TAJANI spera che queste giornate di studio rappresentino egualmente un cambiamento di direzione, un 5

8 maggior coinvolgimento da parte del Gruppo del PPE-DE, del Parlamento europeo e delle istituzioni europee sulla strada della lotta contro il terrorismo con l obiettivo di ristabilire la pace, non solo nell UE, ma anche nel resto dell Europa e in tutto il pianeta. L on. Guido BODRATO, ricorda che al momento di organizzare queste giornate di studio, i temi sollevati riguardavano il dopo-nizza, con l obiettivo di rilanciare il dibattito sulla costruzione europea e la moneta unica e le sue conseguenze non solo per il consumatore, ma anche per la politica economica e monetaria. Il programma è stato sconvolto dall attacco perpetrato nei confronti dell America e da questa ignobile azione contro l umanità. L on. Guido BODRATO sottolinea l immediata decisione presa dall Unione europea di affiancare gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo, preoccupandosi al contempo che quest azione non diventi una guerra fra religioni. In tal senso, la posizione dell Unione europea è stata molto chiara e responsabile. L on. Guido BODRATO auspica che questo atteggiamento renda la lotta contro il terrorismo più efficace e permetta di evitare un escalation di violenza. Egli ricorda che il primo trattato dell UE è stato firmato a Roma e che è quindi con grande soddisfazione che si accoglie la decisione del Gruppo del PPE-DE di scegliere questa città per discutere ancora di costituzione europea. Dal trattato di Roma, tutti i governi italiani hanno adottato una politica apertamente europeista. Inizialmente, gli europeisti convinti erano i membri stessi della maggioranza anche se non occupavano tutti i seggi in Parlamento. La strategia europea era difesa dalla politica centrista di De Gasperi e dagli alleati della Democrazia Cristiana. Oggi, si può dire che in Italia non vi sia più una forza politica ostile all unità europea. Tuttavia, passare dalle parole ai fatti, anche per l Italia, non è cosa facile. Per questo motivo è importante che, nell ambito di queste giornate di studio, si approfondiscano i temi scelti nel programma. L on. Guido BODRATO osserva che il maggior contributo che l UE possa apportare in questo momento alla lotta contro il terrorismo mondiale è il rilancio e il rafforzamento della strategia mediterranea dell UE, conformemente al progetto di Barcellona, in quanto la ripresa economica e la lotta contro la povertà saranno l arma più efficace contro il terrorismo. L Europa deve quindi dar prova del fatto che nel Mediterraneo, punto d incontro col mondo arabo, essa è disposta a promuovere le politiche di sviluppo e di sostegno al processo di democratizzazione, e quindi a lavorare concretamente per isolare il terrorismo. Per quanto riguarda le riforme istituzionali, l on. Guido BODRATO ricorda che il Gruppo del PPE-DE si appresta ad avviare il dibattito, in seno al PE, sul Libro bianco sulla governance. Ebbene, come sottolineato dal Presidente PRODI, governance e democrazia vanno di pari passo. L on. Guido BODRATO insiste sul fatto che il problema delle riforme istituzionali dell UE è essenzialmente un problema di democratizzazione e, in tal senso, il ruolo del Parlamento europeo è insostituibile. Per quanto concerne le nuove frontiere della genetica, l on. Guido BODRATO sottolinea il fatto che anche per quanto riguarda questo tema il Gruppo del PPE-DE pone l essere umano al centro delle sue riflessioni. L argomento, estremamente delicato, chiama in causa problemi etici che, a loro volta, mettono in causa la libertà della scienza, della politica e dei valori fondamentali che abbiamo difeso adottando la carta dei diritti fondamentali. Se la politica dipende dalla responsabilità dei laici, deve però affondare le sue radici nella moralità e mantenere un approccio a misura d uomo. E pertanto opportuno approfondire la nostra riflessione su tale argomento per definire un orientamento, una linea di condotta che permetta al PPE-DE di contribuire in modo determinante alla definizione della posizione dell UE. Per quanto riguarda la politica euromediterranea a cui ha accennato l on. Guido BODRATO, il presidente H.-G. POETTERING ricorda che l Ufficio di presidenza del PPE-DE, che ha recentemente tenuto una riunione, ha sostenuto la proposta da lui presentata nel corso dell ultima riunione della Conferenza dei presidenti a Bruxelles, e segnatamente in merito all iniziativa del Parlamento europeo di indire prossimamente un forum euromediterraneo. 6

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10 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA da sinistra a destra: Guido BODRATO e Antonio TAJANI, capi della delegazione Italiana Hans-Gert POETTERING, Presidente del Gruppo del PPE-DE Klaus WELLE, Segretario Generale del Gruppo del PPE-DE Ilkka SUOMINEN, Vice Presidente del Gruppo del PPE-DE Rocco BUTTIGLIONE, Ministro per le Politiche comunitarie Michel BARNIER, Membro della Commissione europea e Carl BILDT, ex Primo Ministro Svedese. 8

11 TEMA I: L'EURO E LA POLITICA ECONOMICA NELL UE LUNEDÌ 24 SETTEMBRE 2001 Michel BARNIER, Commissario per la politica regionale e le riforme istituzionali, affronta con maggior dettaglio la politica di coesione e di crescita nell UE. A meno di 100 giorni dall arrivo dell euro nelle tasche dei consumatori, Michel BARNIER ricorda la crescente inquietudine avvertita nei confronti dei questo profondo mutamento. Nella sua veste di commissario europeo, sicuro che i vantaggi dell euro saranno di gran lunga maggiori dei suoi punti deboli, egli auspica di poter condividere questa convinzione in un momento in cui molti dei fautori dell euro sono alquanto tentati di rimanere in silenzio, se non addirittura pronti ad aggiungersi al coro di detrattori, invece di osare intraprendere un opera di delucidazione. Michel BARNIER lancia quindi un appello al volontariato politico, poiché il passaggio all euro, afferma, resta un atto politico che indica la volontà degli Stati europei di essere più forti, mettendo in comune la loro sovranità monetaria. Ne raccoglieremo presto i frutti, che si tratti della protezione delle nostre economie contro la fluttuazione dell economia mondiale, o dello sviluppo degli scambi commerciali. A parte questo appello, Michel BARNIER evoca due questioni sull euro, considerato dal punto di vista della politica di coesione e della riforma delle istituzioni. Una zona integrata dal punto di vista monetario può assumersi il rischio di essere meno solidale? Taluni cedono alla tentazione di pensare che gli Stati che sono riusciti a entrare nella moneta unica non debbano più beneficiare della solidarietà europea e soprattutto che per questa ragione debbano essere automaticamente esclusi dai fondi di coesione. Michel BARNIER ritiene che questo sarebbe un errore. Egli prende come esempio i paesi candidati: taluni riusciranno a rispettare i criteri di Maastricht tra breve, se già non lo fanno. Questa convergenza nominale significa che possono fare a meno dello strumento di politica monetaria? Niente affatto, visto che le loro strutture economiche non potranno colmare il divario che separa i Quindici nell arco di due generazioni. E noi, siamo in grado di integrarli in un sol colpo nella nostra politica monetaria prima di aver visto consolidate le loro strutture economiche o amministrative? Michel BARNIER non crede che sia nell interesse reciproco e dell Unione dei 15 e dei paesi candidati che questi ultimi si precipitino nell euro. Inoltre, occorrerà prevedere un trattamento equo per gli attuali Stati dell UE che beneficiano della politica di coesione e che sono già qualificati per l euro, così come per i futuri Stati membri. Se la convergenza nominale (disavanzo, inflazione, debito pubblico) non erode la convergenza reale, quali sono gli strumenti più adatti a questo bisogno di solidarietà? Alcuni ipotizzano nuovi strumenti, quali un fondo d intervento congiunturale qualora una crisi economica dovesse colpire un dato paese, oppure l accensione di un mutuo consistente per realizzare le grandi infrastrutture europee. Per Michel BARNIER, non vi è nessuna ragione per non fare della politica strutturale una delle principali basi del lavoro di organizzazione della convergenza e della solidarietà di cui l euro ha bisogno, anche se ciò comporterà un estensione della stessa. Non è un caso se la politica di coesione è stata fortemente rafforzata in due storiche occasioni: nel 1988, per aiutare le regioni meno sviluppate con 9

12 opere di ristrutturazione industriale e agricola volte a rendere i paesi più idonei ad affrontare le sfide del Mercato interno e, nel 1993, per sostenere le stesse regioni ad integrarsi appieno nell UEM. Con questo sostegno, i tre Stati meno prosperi (Spagna, Grecia e Portogallo) hanno potuto integrarsi nell euro, riducendo contemporaneamente di 10 punti lo scarto esistente fra il loro reddito pro capite e la media comunitaria, benché il PIL pro capite (79%) rimanga 20 punti al di sotto della media. Aderendo all euro, tutti gli Stati dell UEM hanno un interesse ancora maggiore a consolidare la convergenza reale dei più deboli. La questione del sostegno ai nuovi membri non ci dispensa dall accompagnare la convergenza reale delle economie che non hanno completato la fase di recupero (per esempio, la Grecia e il Portogallo). Questa solidarietà deve fondarsi su criteri obiettivi; il PIL pro capite rimane il più obiettivo di tali criteri. Questa solidarietà dell UEM può giustificare il rafforzamento della condizionalità macroeconomica dei fondi strutturali, vale a dire il rafforzamento delle condizioni di politica economica che i paesi beneficiari di questi fondi devono rispettare. In modo più generale, si potrebbe esaminare il legame fra la politica di coesione e quella fiscale nei paesi che ne beneficiano. Lo studio commissionato dall Ecofin sulla fiscalità delle imprese, in fase d esame presso la Commissione, potrà fornire nuovi spunti di riflessione. Tuttavia, senza aspettare il risultato dello studio, Michel BARNIER mette in guardia contro la tentazione di affidarsi unicamente alla concorrenza fiscale, che l euro renderà più viva, per assicurare un minimo di convergenza in questo settore. Occorre una dose di concorrenza fiscale, ma questa deve fermarsi laddove cominciano le pratiche sleali. Michel BARNIER evoca quindi la tentazione, nel contesto dell ampliamento, di limitare la solidarietà comunitaria, se non addirittura di rinazionalizzarla. Al di là di una data concezione dell interesse comunitario, di una certa idea di Europa, tale rinazionalizzazione comporterebbe anche dei rischi per il buon funzionamento del mercato interno. Essa infatti sarebbe affiancata da una maggior rivendicazione di libertà in materia di aiuti di Stato. Ora, da questo punto di vista, la politica di coesione europea non ha cambiato la situazione nell industria: gli aiuti di Stato nazionali sono tre volte maggiori in Lussemburgo, Finlandia e Belgio rispetto alla loro entità in Portogallo e in Grecia. L euro impone mutamenti a livello istituzionale? Michel BARNIER ricorda che l essenziale degli strumenti necessari al buon funzionamento dell UEM è già in essere: l indipendenza della BCE, il Patto di stabilità e di crescita e la creazione dell eurogruppo. Eppure, per Michel BARNIER, sarà il ricorso a questi strumenti che dovrà risvegliare la nostra attenzione. Da ormai quasi tre anni, la Commissione, la BCE e l Ecofin stanno cercando, sotto l occhio vigile del PE, di raggiungere un certo equilibrio. Gran parte delle difficoltà risiede nella confusione frequente fra gli obiettivi e i mezzi di ciascuna di queste tre istituzioni: la Commissione non contempla fra le sue priorità la formulazione di diagnosi economiche; questo è infatti solo un mezzo che le consente di esercitare le sue funzioni e incitare alla buona coerenza e al coordinamento degli strumenti delle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri; per quanto concerne la BCE, neanche per questa l indipendenza è la sua ragion d essere, bensì la modalità conferitale per condurre una politica monetaria che favorisca la stabilità e quindi l attività economica; l Econfin, infine, non è stato istituito per proteggere il carattere sovrano del bilancio di ogni Stato, ma per definire insieme i migliori dosaggi capaci di assicurare al contempo la coerenza delle politiche finanziarie nazionali, nonché la loro compatibilità con la politica monetaria comune. Per concludere, Michel BARNIER propone tre osservazioni sulle seguenti questioni istituzionali: si rammarica della tenacità constatata a Nizza nel voler gestire talune politiche fiscali con il sistema della maggioranza qualificata; ritiene che la zona euro dovrebbe essere rappresentata in quanto tale sulla scena internazionale e che questa missione andrebbe affidata a uno dei vicepresidenti della Commissione, che nello 10

13 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA svolgimento della sua missione dovrebbe poter godere della totale fiducia e collaborazione da parte dei ministri delle Finanze; ritiene necessario continuare a richiedere la consulenza del PE e dei Parlamenti nazionali man mano che viene a consolidarsi la sovranità monetaria. Giulio TREMONTI fa un resoconto della riunione informale del Consiglio Ecofin del 21 settembre. Il dibattito ha toccato essenzialmente tre punti: il rapporto fra i concetti di stabilità e di crescita; la capacita di reazione dell Europa davanti agli choc esogeni; la capacità della TOBIN tax di rispondere agli abusi della mondializzazione. Nel quadro dell ultimo Consiglio Ecofin, il rapporto fra stabilità e crescita è stato per la prima volta trattato in modo formale. Sappiamo, ricorda Giulio TREMONTI, che ci può essere crescita senza stabilità; ma il punto ancora senza risposta è se ci possa essere stabilità senza crescita. Il governo italiano ha confermato il suo forte impegno nel voler proseguire, senza deroghe, sulla strada dell integrazione economica europea. Rispetto al passato, esso ha anche posto maggior attenzione sul concetto di crescita. In opposizione al concetto neokeinesiano di spesa pubblica volta a stimolare la crescita, si comincia a porre l accento sulla crescita in quanto strumento di stabilità. Se gli strumenti e le tecniche sono ancora da definire, Giulio TREMONTI, ha constatato per la prima volta un maggior interesse a favore dell idea di crescita. Per quanto concerne la capacità da parte dell Europa di reagire agli choc esogeni, Giulio TREMONTI pone l accento sul fatto che l ordinamento giuridico europeo non prevede misure d urgenza. A suo avviso, sarebbe opportuno istituire un decreto legge europeo per affrontare con maggior flessibilità le situazioni d emergenza. La discussione nell ambito della riunione Ecofin è stata imperniata essenzialmente sulla mondializzazione, su suoi effetti positivi o negativi e sul modo in cui si può gestire il problema a livello politico. Sono state anche formulate considerazioni sulla necessità di limitare la volatilità dei mercati finanziari e di ridurre la speculazione. A tal fine, la Commissione è stata incaricata di analizzare i vantaggi e gli svantaggi dell eventuale istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, compresa la Tobin tax. Giulio TREMONTI precisa, inoltre, di aver richiesto che la Commissione, oltre a stilare una relazione, effettuasse anche uno studio sulle alternative alla Tobin tax volte ad ottenere gli stessi risultati. La Tobin tax, - ha affermato - è una tassa giacobina. Lo strumento che vorremmo è cristiano. La Tobin tax, in effetti, è concepita come una macchina fiscale internazionale destinata a funzionare sui mercati finanziari. Eppure, rimangono ancora da definire sia l istanza deputata a dirigere tale macchina, sia le finalità a cui essa dovrebbe mirare. Secondo Giulio TREMONTI, è possibile sostituire questa proposta con il suo esatto contrario : una non-tassa, una de-tax che dovrebbe funzionare come segue: 1. tutti coloro che, sul mercato, vendono beni o servizi (commercianti, supermercati, ecc.) possono avere la libertà di sviluppare o aderire a iniziative etiche, private o pubbliche (lotta contro la fame e le malattie, aiuti allo sviluppo, ecc.); 2. all occorrenza, essi possono proporre ai loro clienti uno sconto dell 1% sul prezzo di beni o servizi offerti; 3. sempre che il cliente intenda trasformare tale sconto in offerta, aderendo all una o all altra delle iniziative benevole a cui il venditore ha deciso di partecipare; 4. da parte sua, lo Stato rinuncia a tassare lo scontoofferta così strutturato e si riserva di svolgere unicamente una funzione residua di controllo antifrode. La de-tax è quindi l esatto contrario della Tobin tax. Non è una tassa, è una non tassa. Tanto la Tobin è autocratica, quanto la de-tax è democratica, in quanto il suo campo d applicazione non si limita al mercato finanziario, ma è esteso a tutti i settori del consumo, perché non viene riscossa e amministrata da un istanza, ma autogestita da un pubblico potenzialmente illimitato di soggetti privati. 11

14 Per concludere, Giulio TREMONTI ritiene necessario avviare una riflessione sul carattere morale dell economia e sul fatto che il peso finanziario dell Europa non deve più essere soltanto economico, ma anche etico. Nell ambito del dibattito, l on. Ursula STENZEL pone l accento sulla Tobin tax, la quale ha riscosso un successo tale che lo stesso Tobin non si riconosce più fra i sostenitori di questa idea originale. L on. STENZEL ricorda che se Tobin si riconosce nella globalizzazione, che considera l unico mezzo per far progredire l economia mondiale e per aiutare le zone più deboli economicamente, egli non ha, in effetti, mai creduto che l imposta di sua concezione potesse trovare un applicazione reale. Per quanto concerne la tassa volontaria de-tax, l on STENZEL chiede a Giulio TREMONTI quali saranno i mezzi per far arrivare questi fondi alle regioni più povere del mondo senza ricorrere a meccanismi d orientamento. Per quanto concerne il patto di stabilità, l on. Renato BRUNETTA rileva che, dopo quanto affermato da Giulio TREMONTI, sarebbe opportuno pensare fin da ora a quello che succederà dopo il 2003 e questo per rafforzare e completare il processo, non solo in ragione degli choc esogeni, ma anche in ragione degli choc endogeni (come l invecchiamento della popolazione e il deficit delle pensioni). Per quanto concerne la de-tax proposta da Giulio TREMONTI, egli ritiene che essa sia da inserire piuttosto nella categoria delle donazioni, anche se ha un aspetto organizzato e viene resa più sistematica. Questo scenario, che trova particolarmente interessante, potrebbe rappresentare una strategia parallela alla globalizzazione e dovrebbe essere oggetto di un organizzazione efficace. L on. J. SALAFRANCA riprende il tema del decreto legge suggerito da Giulio TREMONTI per affrontare le situazioni di crisi: questi decreti legge, chiede, dovrebbero essere convalidati dal Parlamento europeo, come avviene negli Stati membri, oppure riguarderebbero semplicemente i capi di Stato o di governo, o ancora i ministri delle Finanze? Per quanto riguarda le compagnie aeree, per riprendere l esempio fatto da Giulio TREMONTI, gli aiuti di Stato, come previsti dal trattato, non sono forse sufficienti? chiede Salafranca. Egli ricorda a tal proposito che gli aiuti di Stato non sono, a priori, esclusi dal trattato. Sono esclusi soltanto quegli aiuti che non sono compatibili con la filosofia dei trattati. Sulla ristrutturazione dei mercati delle compagnie aeree, l on. HARBOUR evidenzia che molti vettori economici hanno già apportato innovamenti nel settore e che molti di loro hanno già effettuato enormi investimenti. Saranno svantaggiati rispetto ai previsti beneficiari degli aiuti di Stato? Egli spera che l Ecofin abbia effettivamente l intento di favorire la ristrutturazione del mercato delle compagnie aeree, segnatamente riconsiderando gli aiuti di Stato e il ruolo svolto dalle compagnie nazionali. Egli suggerisce inoltre che forse sarebbe opportuno stimolare fusioni transnazionali. Sempre sul tema degli aiuti di Stato alle compagnie aeree, l on. MAIJ-WEGGEN ricorda che durante la crisi del Kuwait, abbiamo dovuto affrontare la stessa situazione e che in quel caso gli Stati membri, con l avallo della Commissione, hanno concesso un certo numero di sovvenzioni dirette. L on. G. ANDRIA riprende l idea dell alternativa alla Tobin tax suggerita da Giulio TREMONTI. La solidarietà dev essere stimolata, sostiene, ma quando si è voluto farlo in Italia per sviluppare il Mezzogiorno, sono emersi ostacoli insormontabili. Si era infatti previsto un sistema di tassazioni differenziate a vantaggio delle regioni meridionali. L on. Theresa VILLIERS lancia quindi un appello in favore delle compagnie aeree che affrontano serie difficoltà in questo periodo di attacchi terroristici. Piuttosto che concedere sovvenzioni, ella suggerisce di applicare loro degli sgravi fiscali. Per rispondere alle domande poste e alle osservazioni formulate, Giulio TREMONTI affronta i seguenti punti: per quanto concerne la Tobin tax, egli conferma che effettivamente Tobin respinge la paternità politica di questa ipotesi, divenuta oggi quella di una tassa universale. Nel quadro dell Ecofin, egli propone che i governi che difendevano la tassa Tobin gli conferiscano l incarico di presidente della commissione di studio, ma l idea non riscuote consensi. Secondo Giulio TREMONTI, l importante non è tuttavia sapere se il padre riconosce la sua creatura, né se bisogna criticare la tassa Tobin, ma di trovare una risposta etica alla globalizzazione. Escludere dalle imposte una parte dei consumi può essere una risposta, ma bisognerà allora adottare 12

15 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA una strategia, anche se per l essenziale ciò rimarrà un fatto puramente privato; riguardo al decreto legge, Giulio TREMONTI ricorda che a suo avviso, nel momento in cui si costruirà l architettura politica europea, sarà opportuno prevedere misure d urgenza a livello europeo. Ebbene, non vi sono ancora risposte alla domanda sulla forma che tali misure dovrebbero assumere; in merito alla situazione delle compagnie aeree, Giulio TREMONTI spiega di aver fatto l esempio per illustrare una riflessione sul metodo. Conferma che la dialettica prevista nel trattato per gli aiuti di Stato funziona molto bene, ma secondo lui si tratta di un problema di tempi. Il tempo necessario per verificare se gli aiuti di Stato possono essere accettati dalla Commissione è troppo lungo (dai 2 ai 3 mesi) e con un po di buona volontà si può ridurre questo tempo d attesa, ma in realtà bisognerebbe poter reagire in 3 o 4 giorni. Da ciò scaturisce l utilità di una norma giuridica equivalente a un decreto legge europeo che acceleri il processo decisionale. Carl BILDT, ex primo ministro svedese, ritorna sulla questione della Tobin tax, definendola una cattiva idea; a suo avviso questa è una tassa sulle infrazioni, ma anche sugli scambi. Ora, se vi è una cosa di cui abbiamo realmente bisogno oggi, è proprio di misure che riportino la fiducia degli attori economici in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone e in tutto il mondo, e non di questo genere di provvedimenti. Prevedere nuove tasse sulle transazioni commerciali è quindi, a suo avviso, l opposto di ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento storico. Carl BILDT afferma, inoltre, in questo momento caratterizzato da incertezza e instabilità i maggiori soggetti, quelli che attirano l attenzione degli elettori, dei media e del pubblico, si interessano soprattutto delle questioni di sicurezza. Le conseguenze di ciò sono già evidenti sui mercati finanziari, che sono molto nervosi, e resteranno tali ancora per qualche tempo. Il rischio di recessione economica mondiale domina il dibattito sulla politica economica: che politica monetaria e fiscale condurre e come risolvere i problemi a breve termine, come quelli che vivono attualmente le compagnie aeree? Secondo Carl BILDT, anche nei periodi come quello attuale, non si possono perdere di vista i problemi strutturali a lungo termine: il primo dicembre 2001 l euro diventerà una realtà, comportando difficoltà per tutti i cittadini. Tuttavia, l euro deve essere un successo e ha tutti i requisiti per esserlo. Solo fra due o tre anni si potranno giudicare le prestazioni dell euro e degli Stati membri partecipanti. L euro avrà anche delle conseguenze per gli Stati membri che non sono nella moneta unica, come la Danimarca o il Regno Unito, o la Svezia. Il fatto di essere al di fuori della stabilità indotta dall euro ha già avuto un impatto negativo sulla corona svedese (SEK), la quale si è svalutata notevolmente in questi ultimi mesi. Carl BILDT pone l accento sullo sviluppo di nuove tecnologie. In alcune economie, si assiste a una crescita della produttività in seguito all introduzione, negli anni 90, di nuove tecnologie. Tuttavia, si è trattato essenzialmente di un fenomeno americano. Si può affermare, a proposito dell economia americana, che i mutamenti sono stati essenzialmente strutturali, piuttosto che ciclici; in Europa è successo il contrario, il che avrà delle ripercussioni importanti su ciò che succederà dopo la crisi, sia essa di lunga o breve durata. Dopo ogni recessione, si assiste ad una ripresa che, ricorda Carl BILDT, viene tuttavia decisa dalla forma e dallo stato dell economia. Considerate le prestazioni dell economia europea in questi ultimi anni, le prospettive di ripresa non sono buone. Carl BILDT suggerisce di rilanciare il processo di Barcellona avviato nel marzo 2000, il cui obiettivo era la creazione, in 10 anni, di un economia europea basata sulla conoscenza. Un certo numero di cose sono state già fatte, ma non sono sufficienti e occorrerà accordare una particolare attenzione alla 2a riunione indetta per dare un seguito alla conferenza, che si svolgerà a Barcellona. Poiché, prosegue Carl BILDT, nel prossimo mese di marzo conosceremo molto meglio le prospettive dell economia mondiale, sapremo se l attuale crisi sarà di breve durata, oppure se questa congiuntura durerà più a lungo e se l economia americana potrà o no ripartire rapidamente. Egli teme che gli europei diano l impressione di non essere in grado di trovare risposte adeguate ai problemi strutturali. Gli operatori rischieranno quindi di perdere fiducia nell economia europea e questo avrà delle ripercussioni sull euro. 13

16 Cosa si deve fare per affrontare al più presto la crisi? Vi sono, secondo Carl BILDT, tre fattori da considerare per valutare il futuro potenziale di una regione, di un paese o di un continente: il primo fattore riguarda la larghezza delle bande: abbiamo vissuto la prima fase della rivoluzione di Internet. La seconda fase sarà molto più profonda e rischiamo di limitare il nostro potenziale se non facciamo nulla in tal senso; un altro fattore cruciale è il margine di manovra delle imprese: la misura del livello di flessibilità, elasticità e capacità di mutamento di un economia. A tal proposito, in Europa siamo già molto in ritardo; l istruzione: il numero di giovani che si iscrivono all università sarà un altro fattore molto importante. Se si esamina la situazione dell Europa in merito a questi tre fattori, la risposta non è particolarmente positiva. A livello mondiale, per quanto concerne i paesi che danno la garanzia di un clima che sia favorevole alle imprese, al primo posto si trova il Brasile, seguito da alcuni paesi asiatici, dagli Stati Uniti e dall Australia. Si devono scorrere parecchie posizioni nella lista prima di trovare un paese europeo. Secondo l OCSE, per creare un impresa in Europa occorre un tempo dodici volte superiore a quello necessario sull altra sponda dell Atlantico. Per quanto concerne l istruzione, l Europa se la cava abbastanza bene. Disponiamo, afferma Carl BILDT, di un buon sistema di istruzione primaria, quello della secondaria potrebbe essere migliorato e riguardo alle università, per quanto la qualità possa essere migliorata, si possono contare due università europee nella rosa delle dieci università più prestigiose del mondo. Secondo Carl BILDT, in periodo di crisi e di diminuzione della fiducia, occorre chiedere ai politici di concentrarsi maggiormente sui problemi strutturali a lungo termine: poiché, afferma, se commettiamo degli errori nell ambito del processo di Barcellona rischiamo, tra 2 o 3 anni, di trovarci di fronte a problemi legati al valore dell euro. Il valore di una moneta riflette infatti la forza di una data economia. Attualmente la forza dell economia, ricorda Carl BILDT, non risiede tanto nella sua stabilità, quanto nella sua flessibilità e nelle sue capacità di adattamento e innovazione. Dobbiamo adoperarci affinché l euro sia un successo, ma senza riforme strutturali, conclude, questo successo potrebbe non verificarsi. Enrico LETTA, ex ministro dell Industria, affronta in particolare il tema dell integrazione europea dopo l introduzione dell euro. Egli pone l accento sulla necessità di completare il disegno dell UEM: occorre realizzare una vera unione economica che affianchi l unione monetaria. Il varo effettivo dell euro ha rafforzato ulteriormente l asimmetria tra lo sviluppo della parte monetaria del trattato di Maastricht e la debolezza dell unificazione delle politiche economiche. Enrico LETTA sottolinea inoltre il paradosso del Patto di stabilità: il patto cerca di ovviare alla mancanza di un governo federale per sostenere la nuova moneta unica. Il patto di stabilità e di crescita è il solo strumento a nostra disposizione per garantire la credibilità dell euro. Tuttavia, esso può assicurare questa garanzia di credibilità solamente se la sua interpretazione è rigorosa. Da ciò nasce il paradosso che viviamo in queste ultime settimane: per fungere da sostituto credibile di una politica economica federale, esso va applicato in modo più rigoroso di quanto potrebbe essere fatto da un governo federale, anche se ci troviamo in un momento in cui occorrerebbero invece maggiore flessibilità e dinamicità. Secondo Enrico LETTA, l attuale situazione andrebbe affrontata nei tre modi che seguono: 1. il successo dell euro costituisce un obiettivo prioritario. A tal fine, è necessario ribadire con forza l applicazione rigorosa del patto di stabilità e di crescita. In questo periodo di pre-recessione, i suoi risultati saranno ancor più decisivi per la sua credibilità, poiché negli ultimi tre anni l applicazione severa dello stesso è stata facilitata dai tassi di crescita e dal buono stato di salute dell economia europea; 2. la BCE, di comune accordo con le autorità americane, deve agire con determinazione nel supportare i mercati e deve essere in grado di sostenere la crescita; 3. le riforme, necessarie per completare l Unione economica, devono essere accelerate tramite l armonizzazione fiscale, il rilancio delle strategie 14

17 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA di Lussemburgo sull occupazione e di quelle di Lisbona sulla protezione sociale, la liberalizzazione dei servizi pubblici, la creazione di un mercato europeo dell energia e delle telecomunicazioni e la riforma delle politiche di coesione economica e sociale affinché vadano di pari passo con il dibattito sull ampliamento. Il raggiungimento di questi obiettivi è legato al successo delle riforme istituzionali europee. Enrico LETTA si aspetta che il prossimo Consiglio europeo di Laeken orienti la fase preparatoria della prossima CIG (prevista per il 2003) approvando un ordine del giorno più nutrito; egli auspica inoltre che si applichi il metodo della Convenzione affinché non si ripeta l esperienza di Amsterdam e Nizza. La prossima CIG rappresenterà infatti un opportunità decisiva affinché l integrazione europea affronti con successo le difficili scelte che la attendono. Carlo SECCHI, Rettore dell Università Bocconi, affronta in particolare il tema della politica economica dell UE. Egli pone l accento soprattutto sul rallentamento che il processo di costruzione della politica monetaria comune e la moneta unica hanno subito negli ultimi due o tre anni, in particolare dopo le elezioni in Germania.Tre anni fa, rammenta, al momento in cui venivano prese le ultime decisioni relative in preparazione del 1 gennaio 1999, uno dei temi fondamentali riguardava proprio la questione non monetaria dell economia accantonata dal trattato di Maastricht. Carlo SECCHI ritiene che non sia giusto affidare alla BCE questa responsabilità, in quanto derivata dalla mancata volontà di istituire un sistema economico coerente nell ambito di una politica monetaria comune con una moneta unica. Secondo lui, la BCE, così fragile a livello politico, non può farsi carico della soluzione di questioni così importanti come la crescita o la politica congiunturale. Occorre che i governi assolvano ai loro compiti, afferma. Il Gruppo del PPE-DE deve insistere sul fatto che l Europa si trova ad affrontare gravi rischi, in considerazione del fatto che l edificio che è la sua struttura di politica monetaria è completato solo in parte. Questi rischi sono evidenti, alla luce di quanto avvenuto l 11 settembre. Non siamo in grado di approntare misure di emergenza per affrontare situazioni di crisi di questo genere e il rischio risiede anche nella nostra incapacità di fornire una risposta seria al problema della crescita. Secondo Carlo SECCHI, gli avvenimenti dell 11 settembre, esempio lampante di choc esogeno per l UE, non devono costituire un motivo valido per rimettere in discussione il patto di stabilità. Uno choc esogeno di tale portata non deve costituire un motivo per andare in deroga al patto di stabilità. Viceversa, afferma, occorrono istituzioni molto più forti di quelle attuali. Si deve essere in grado di adottare a livello europeo l equivalente dei decreti legge nazionali. Prima dell 11 settembre, l Europa si è già trovata di fronte a un rallentamento congiunturale. Secondo Carlo SECCHI, sarebbe già stato necessario cercare dei rimedi per rilanciare la crescita economica, privilegiando fattori di crescita endogeni per non rendere l Europa dipendente da altre regioni economiche. Perché la maggior parte dei membri del Consiglio europeo si mostra insoddisfatta dell applicazione del patto di stabilità? La risposta è evidente. Secondo Carlo SECCHI, il rigore fiscale comporta minori possibilità di ricorso alle spese pubbliche. Ebbene, a livello internazionale la concorrenza impone, anche per l Europa, una riduzione della pressione fiscale e dunque della spesa pubblica. Carlo SECCHI pone l accento sulla necessità di una vera e propria riforma economica interna e solleva il problema delle istituzioni e della governance dell economia europea. Senza di essa, afferma, saremmo alla mercé di altri eventi esterni che egli si augura saranno meno tragici di quelli dell 11 settembre. In questo contesto, egli richiama l attenzione sulla posizione assunta a suo tempo dal gruppo preposto al coordinamento fiscale: Eravamo convinti, ricorda, che fosse necessario attuare forme di coordinamento, poiché un armonizzazione troppo rigida presentava, a nostro parere, più rischi che vantaggi. Speravamo di ottenere una buona miscela di concorrenza fiscale e coordinamento in quegli ambiti in cui l eccesso di concorrenza poteva causare più danni che benefici. Per quanto riguarda la de-tax proposta da G. TREMONTI, Carlo SECCHI ritiene che l idea di un trasferimento di risorse che enfatizzi la sussidiarietà sia ottima e coerente con i principi di base, nonché con lo spirito del Gruppo del PPE-DE 15

18 e che meriti pertanto la nostra attenzione. D altronde, per quanto riguarda la Tobin tax, Carlo SECCHI ritiene indispensabile avere idee chiare e cartesiane; l idea di creare un imposta sui flussi monetari internazionali non ha molto senso e, a suo avviso, non è applicabile. Nell ambito del dibattito, l on. R. BRUNETTA solleva la questione della sovranità degli Stati membri dell UE a livello politico. Egli rammenta che lo strumento fiscale, relativo alla spesa pubblica e alle finanze pubbliche degli Stati membri attualmente rappresenta, per tutti i paesi europei, il 45-47% del PIL. In confronto, le finanze pubbliche, ovvero la capacità di bilancio del Presidente della Commissione, rappresentano poco più dell 1% del PIL europeo. Ebbene, per creare una reale politica economica, occorre disporre di risorse finanziarie sufficienti che consentano una buona ridistribuzione e la gestione della crescita, nonché degli choc più o meno esogeni. Occorre pertanto che gli Stati membri mostrino la volontà politica di cedere un po di più delle loro risorse e della loro sovranità, al fine di istituire una vera e propria politica economica che consenta una ridistribuzione mirata a una politica di sviluppo, ma anche di solidarietà. Poiché, afferma, fintanto che disponiamo di un bilancio pari all 1,2% del PNL, destinato solo per metà alla ridistribuzione, ossia lo 0,5% del PIL europeo, non possiamo condurre la politica europea che desideriamo. L on. T. MANN, a sua volta, pone l accento sul patto di stabilità e di crescita che, a suo parere, non deve essere assolutamente rimesso in causa. Egli rammenta che, in seno al Parlamento europeo, il patto era stato oggetto di un acceso dibattito con il gruppo socialista, che intendeva fissare un tetto massimo d inflazione più elevato. Secondo l on. T. MANN, si deve continuare a difendere il mantenimento dei criteri di Maastricht. Egli vorrebbe conoscere, inoltre, la posizione italiana nei confronti delle perplessità sollevate da tre Stati membri riguardo a Duisemberg. E. LETTA si dichiara d accordo con l on. R. BRUNETTA sul fatto che si tratti fondamentalmente di un problema di cessione della propria sovranità e di risorse finanziare, poiché è evidente che l azione europea è limitata, avendo un bilancio comunitario con un margine di manovra così esiguo. Detto ciò e in considerazione delle scadenze elettorali, egli si mostra scettico in merito alla volontà degli Stati membri. A suo parere, gli avvenimenti della settimana scorsa hanno apportato un interessante elemento di riflessione. Per la prima volta, la BCE ha agito velocemente, dando una risposta immediata a un bisogno immediato. Ce ne dobbiamo rallegrare. Per rispondere alla questione sollevata dall on. T. MANN, E. LETTA afferma di ritenere che non sarebbe saggio anticipare la data del passaggio di consegne del governatore della BCE nel momento in cui si passa all euro, momento in cui si dovrà interpretare il patto di stabilità in maniera rigorosa e garantire la stabilità delle istituzioni. Secondo Carlo SECCHI, si devono inoltre mantenere i criteri del patto di stabilità, anche in questo periodo congiunturale negativo che compromette il gettito fiscale. Occorre mantenere gli impegni assunti nella strada delle riforme che influenzano le spese. Per quanto concerne Duisenberg, la questione della sua sostituzione non è per l Italia un fattore di discussione prioritario. L on. HARBOUR interviene per discutere della mancanza di flessibilità mostrata dall economia europea. L on. U. STENZEL si fa portavoce della preoccupazione dei suoi concittadini in merito alla stabilità dell euro e, pertanto, al loro potere d acquisto e denuncia la posizione dei governi socialisti francese e tedesco che prevedono di rendere più flessibili i criteri di Maastricht e segnatamente quello relativo all indebitamento. In risposta, C. BILDT ricorda che, a suo parere, la Tobin tax non è la cosa giusta al momento giusto. A suo avviso, la velocità della ripresa americana rispetto a quella europea dipenderà dalle riforme strutturali che l Europa adotterà e dalla volontà di ripresa delle varie economie, il che determinerà la relazione tra il dollaro e l euro e pertanto la posizione dell elettorato nei confronti della moneta unica. Tuttavia, un reale bilancio sull euro non si potrà fare che tra due o tre anni. Per quanto riguarda la stabilità dell euro, Carlo SECCHI ricorda che è la possibilità di rendere più flessibile il rigore fiscale a mettere in pericolo la stabilità interna. L euro è riuscito a contenere i suoi effetti sull inflazione internazionale, poiché essendo la zona euro più chiusa rispetto a ciascun paese considerato singolarmente, l impatto dell inflazione importata è avvertito in misura minore. Secondo E. LETTA, l euro solleva due questioni delicate: innanzitutto, il rischio inflazionistico, in 16

19 GIORNATE DI STUDIO SETTEMBRE 2001 ROMA quanto si ha la tendenza ad arrotondare i prezzi per eccesso; a questo proposito, si dovrà tenere gli occhi ben aperti. Per quanto concerne l economia europea, è opportuno che vi siano maggiore elasticità e flessibilità. Ad esempio, si dovrebbe favorire la creazione di imprese. Per quanto riguarda la pressione fiscale, egli insiste affinché l eliminazione delle differenze tra gli Stati membri divenga uno dei temi chiave. L on. K. von WOGAU trae le conclusioni del dibattito. A suo parere, dalle discussioni tenutesi in data odierna emerge la netta impressione che dall 11 settembre niente sia più come prima. Se si è potuto constatare che a seguito di quegli accadimenti le nostre istituzioni hanno saputo reagire in modo corretto e affrontare la situazione, si deve anche sottolineare che il mantenimento della libertà, della democrazia e della prosperità impone un impegno costante. Mancano ormai solo cento giorni all introduzione dell euro. L on. K. von WOGAU stila un bilancio di ciò che è già stato modificato e di ciò che ancora si deve modificare in materia di politica economica europea. Attualmente, la stabilità della moneta e la concorrenza vengono decise a livello comunitario. Gli Stati membri decidono in merito alle imposte, ai sistemi di sicurezza sociale e alle questioni relative alla formazione e all istruzione. La BCE sta funzionando e in questi ultimi giorni ha saputo prendere le decisioni necessarie con flessibilità e rapidità. In un solo giorno, la BCE è riuscita a rendere disponibili varie migliaia di euro per far fronte alla situazione di panico e, d accordo con gli Stati Uniti, ha quindi abbassato il tasso d interesse, dando, così, un segnale estremamente forte. Per quanto riguarda il patto di stabilità e di crescita, l on. K. von WOGAU ricorda i principi basilari: il patto di stabilità raccomanda bilanci equilibrati; i paesi che hanno un indebitamento eccessivo dovrebbero avere eccedenze e non oltrepassare il 3% di nuovo indebitamento. Negli ultimi anni sono stati fatti progressi: l on. K. von WOGAU ricorda, a tale proposito, i dibattiti antecedenti il 1999 relativi alla capacità di Italia e Germania di raggiungere un indebitamento inferiore al 3%. Oggi, questi due paesi registrano l 1,5% di nuovo indebitamento. Occorre proseguire su questa strada. La flessibilità del patto è sottovalutata: l on. K. von WOGAU ricorda che esso prevede espressamente delle eccezioni in caso di recessione. Occorre ricordare, inoltre, che il patto di stabilità stimola, in periodi favorevoli, a effettuare previsioni per i periodi meno propizi. Pertanto, gli Stati membri che hanno predisposto quanto necessario per svolgere il loro compito in maniera corretta dispongono oggi di un ulteriore margine di manovra per condurre politiche congiunturali. Secondo l on. K. von WOGAU, si rende quindi necessaria una discussione sul patto di stabilità, che non dobbiamo abbandonare, in quanto l euro è l unica moneta al mondo garantita da una Banca centrale indipendente e da un tale patto di stabilità. L on. K. von WOGAU si dichiara inoltre contrario alla Tobin tax, poiché, se l idea di creare degli intralci alle transazioni in valuta può sembrare allettante, nella pratica, è difficile distinguere le transazioni speculative dalle transazioni che consentono, ad esempio, la creazione d impresa. La Tobin tax avrebbe dunque come conseguenza il rallentamento della crescita economica. Oggi, disponiamo di un mercato comune e di una moneta comune.tuttavia, sono necessari anche principi comuni in materia di politica economica e di governance della politica economica. L UEM non deve mirare solo a mercati liberi e aperti (a tale proposito, l on. K. von WOGAU chiede che siano adottate le normative per l eliminazione degli ostacoli ancora esistenti), ma deve anche favorire un economia sociale di mercato. È il motivo per cui l on. K. von WOGAU auspica che il Gruppo del PPE-DE riesca, in occasione della prossima CIG, a far inserire chiaramente la nozione di economia sociale di mercato nei trattati. 17

20 da sinistra a destra: Giulio TREMONTI, Ministro dell'economia con Antonio TAJANI, capo della delegazione Italiana del Gruppo del PPE-DE 18

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