Cittadinanza europea e diritti umani, l albero della cittadinanza agita

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1 Cittadinanza europea e diritti umani, l albero della cittadinanza agita Antonio Papisca * Introduzione Per l educazione alla cittadinanza europea, intesa quale articolazione della cittadinanza plurima quella fondata sul corredo dei diritti fondamentali della persona umana internazionalmente riconosciuti -, la sfida dell identità e dell appartenenza è molto più forte che per la tradizionale educazione civica impartita in ottica nazionale. I più ampi sistemi di riferimento, l Unione Europea e il sistema mondiale delle relazioni fra stati e fra popoli, offrono quadri meno consolidati e attraenti, quanto a simboli d identificazione, rispetto al contesto nazionale. Per aiutare a costruire identità e senso di appartenenza nello spazio europeo e in quello dell interdipendenza planetaria, oltre a trasmettere appropriati dati cognitivi relativi a istituzioni e norme, l impegno educativo deve mirare a far conoscere concrete opportunità di azione segnate dalle dimensioni della internazionalità e della transnazionalità, e quindi a motivare a tradurre il paradigma dei diritti umani internazionalmente riconosciuti (valori universali) in obiettivi per l azione. Si tratta insomma di suscitare la curiosità e la passione per il telos, cioè per il ventaglio dei fini sostantivi, mediante il coinvolgimento attivo sul terreno della progettualità e della partecipazione al lavoro di cantieri dove si pag 1

2 costruiscono e si sviluppano nuove, più adeguate istituzioni ( institution building ) e occasioni di partecipazione. L assunto è che l identificazione è agevolata dalla condivisione di progetti e che il senso di appartenenza a più ampi sistemi istituzionali è funzione del sentirsi impegnati e utili sul terreno del nuovo, di ciò che deve e può essere costruito e realizzato. Al cuore di questa visione educativa che chiameremo di responsabilità condivise, stanno i temi della democratizzazione dalla città all ONU, dei modelli di nuovo ordine mondiale, delle strategie di dialogo interculturale, dei programmi di cooperazione allo sviluppo, delle operazioni di monitoraggio dei diritti umani e di costruzione della pace (peace building), delle politiche di salvaguardia dell ambiente e dei beni culturali e artistici, dell etica e della politica dei beni comuni globali (global common goods). Sono temi della cultura di global governance - strutture e funzioni di governo rese operative su più livelli (multi-level governance) in base al principio di sussidiarietà -, dentro cui deve essere necessariamente collocata la (good) governance europea. Per la formazione dei formatori si prospetta l opportunità di creare una rete europea secondo la strategia della costante messa a punto e dello sviluppo di moduli educativi e formativi (curriculum development), con incontri periodici e sperimentazioni anche di moduli integrati (joint curricula) con la partecipazione di esperti del mondo scolastico e accademico, di funzionari europei e internazionali, di rappresentanti degli Enti di governo locale e regionale, di operatori delle organizzazioni non governative. pag 2

3 2. Le sfide alla cittadinanza (soltanto) nazionale L era che viviamo si caratterizza per gli estesi processi di mutamento strutturale che operano trasversalmente alle realtà incluse nello spazio degli stati nazionali e incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone e dei gruppi, oltre che sulle istituzioni di governo. Il riferimento è alla dinamica rivoluzionaria innescata da processi quali l interdipendenza planetaria complessa, la transnazionalizzazione di rapporti e strutture operanti a fini sia di profitto sia non-profit, l organizzazione internazionale permanente della cooperazione in campo sia governativo sia non governativo, la mondializzazione dell economia e di altri settori vitali, l internazionalizzazione dei diritti umani, l integrazione regionale sopranazionale, esponenzialmente organizzata nel sistema dell Unione Europea. In questo contesto planetario, ricco di sfide al positivo e al negativo, l esperienza della governance quale esercizio di effettive capacità di governo è in profonda crisi e, con essa, è in crisi l esperienza della democrazia persino nei paesi che possono vantare più antiche tradizioni in questo campo. La crisi del governare tocca non soltanto le capacità per così dire ordinarie dei governi nazionali (in tal caso si tratterebbe di crisi congiunturale) ma la stessa forma dello Stato quale entità nazionale, sovrana, armata, confinaria: siamo quindi in presenza di una crisi strutturale della statualità nazionale (nazionalistica) qual è venuta costruendosi negli ultimi secoli 1. Contestuale alla crisi strutturale della tradizionale forma Stato è la crisi della (pratica della) democrazia. Le grandi decisioni vengono prese, sem- pag 3

4 pre più frequentemente, in sedi extra-nazionali: in maniera trasparente se ci riferiamo alle organizzazioni internazionali multilaterali, in maniera meno trasparente se il riferimento è ad altri ambienti che sono spesso più potenti delle istituzioni, nazionali o internazionali che siano: si pensi, tra gli altri, agli ambienti transnazionali della speculazione finanziaria. Lo spazio dello stato nazionale non è più uno spazio sufficiente per la vita della democrazia, perché non tutto quello che deve essere legittimato e controllato è rimasto dentro i confini dello stato. In questo contesto sono in crisi i diritti di cittadinanza, anche i più consolidati. Se il parlamento e il governo del mio paese non hanno più tutto il potere reale di decidere, che significato hanno le elezioni politiche, il mio ruolo democratico per legittimare e partecipare? Se lo stato e le altre istituzioni pubbliche arretrano sul terreno dello stato sociale, che è quello funzionale alla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali, che differenza fa tra essere cittadino e non esserlo? Che senso ha stato di diritto senza stato sociale sostenibile? Se lo stato nazionale non ha la capacità di fornirmi sicurezza e di tenermi al riparo dal crimine transnazionale e dalle guerre, che differenza fa tra essere cittadino e non esserlo? Perché lo stato, con questa forma nazionale, sovrana, confinaria? Se questa struttura della statualità, per quel che le rimane di potere veramente efficace, soccombe alla tentazione di esasperare le sue funzioni di polizia, che senso hanno le mie garanzie costituzionali? Perché vivere in un permanente stato d eccezione? Perché adattarsi al determinismo delle emergenze? pag 4

5 3. Nuove dimensioni per identità e appartenenza Questi interrogativi interpellano il profondo dell identità culturale, civile e politica delle persone e dei gruppi, problematizzano il senso della loro appartenenza a prestabiliti schemi territoriali e funzionali, mettono in discussione il tradizionale statuto di cittadinanza, segnato dall orizzonte dello stato nazionale. Si rende pertanto indispensabile riflettere sulla cittadinanza, quale tessuto connettivo della comunità politica, per risalire da questa alle istituzioni della governabilità, per vedere queste nell ottica del telos agenda degli obiettivi e delle misure positive - prima che in quella dell autorità e del potere. Tanto più urgente è questa operazione quanto più nuovi soggetti individui e gruppi - culturalmente altri rispetto a noi, vengono a risiedere nei nostri territori e incalzano nel rivendicare i diritti appunto di cittadinanza, gli stessi nostri diritti di cittadinanza. Fortunatamente lo scenario mondiale, pur nella magmaticità dei processi di mutamento che lo pervadono, non è tutto al negativo. Lo stesso processo di interdipendenza planetaria ha, come prima accennato, duplice valenza, positiva e negativa, ove il positivo sta soprattutto nella sempre più diffusa consapevolezza che è necessario perseguire forme e alimentare spazi di global governance, dotati di istituzioni e processi decisionali idonei a far gestire insieme, cioè multilateralmente, quei beni globali (global common goods) che pertengono alla sfera della sicurezza umana (human security) e dello sviluppo umano (human development). Parimenti positivi sono altri processi di mutamento struttu- pag 5

6 rale, quali la transnazionalizzazione di rapporti e strutture operanti a fini di promozione umana al di là delle frontiere nazionali, la prassi della cooperazione organizzata in via permanente, l internazionalizzazione dei diritti umani e, naturalmente, l integrazione europea. Per l educazione ai diritti di cittadinanza e, in via preliminare, per la ridefinizione del concetto e dello statuto di cittadinanza, particolarmente importanti sono i processi di internazionalizzazione dei diritti umani e l integrazione europea. Il primo ci fornisce il paradigma giuridico-valoriale per la fondazione umanocentrica dello statuto di cittadinanza, il secondo lo spazio reale per l esercizio attivo della (nuova) cittadinanza. Ambedue questi elementi offrono grandi opportunità per lo sviluppo dell educazione considerata, come deve essere, quale processo creativo, di crescita umana. Il riconoscimento giuridico internazionale dei diritti umani ci consente, vorrei dire ci obbliga ad andare alla sorgente della cittadinanza, a ricostruirla dal basso, partendo cioè dal soggetto originario: la cittadinanza non come status octroyé dallo stato, ma come status che inerisce all essere umano e che le pubbliche istituzioni riconoscono al fine di stabilirne e tutelarne le modalità di esercizio. Dal canto suo, l integrazione europea con le istituzioni che sono proprie del sistema dell Unione, ci consente di sperimentare la cittadinanza in un contesto costituente di nuove forme di governabilità (institution building) e di acquisizione di capacità per nuovi ruoli attivi (capacity building). E un contesto in cui forte è l esigenza di legittimazione e di partecipazione, all interno di un laboratorio che è già peraltro uno spazio pag 6

7 politico ben definito e in cui l esercizio della cittadinanza è parte essenziale, addirittura fondativa, di una comunità politica originale, di una macro-polity nel nostro caso 2. L esistenza delle due realtà prima evocate il riconoscimento giuridico internazionale dei diritti umani e la costruzione europea - ci consente di leggere le categorie della identità e della appartenenza avvalendoci di due importanti punti di riferimento: un parametro ontologico universale, per cogliere l identità di persona umana, la cui soggettività primaria è riconosciuta anche giuridicamente al di là e al di sopra dei singoli dominii riservati degli stati, e l appartenenza alla famiglia umana, anch essa giuridicamente definita dal Diritto internazionale che si radica nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un riferimento spaziale e funzionale, per cogliere sia l identità di europeo a complemento di altre, più circoscritte identità civili e politiche, sia il senso di appartenenza al sistema dell UE. Ambedue i riferimenti esigono di tenere in stretta relazione cittadinanza e istituzioni, un rapporto ineludibile, anzi assolutamente irrinunciabile per ogni serio disegno di educazione civica e politica. 4. Centralità della persona Il riconoscimento giuridico dei diritti della persona sul piano internazionale è la tappa più recente di una lunga, millenaria storia di libera- pag 7

8 zione e promozione umana, segnata da impegno intellettuale, rivendicazioni sociali e mobilitazioni popolari, che ha condotto all adozione di Costituzioni democratiche dentro i singoli stati. Fino al 1945, il riconoscimento giuridico dei diritti umani era una conquista che rilevava soltanto per il diritto costituzionale interno agli stati, separatamente l uno dall altro. Con la Carta delle Nazioni e, segnatamente, con la Dichiarazione Universale del 1948 e con le successive Convenzioni giuridiche in materia, lo spazio del riconoscimento si è esteso al di là e al di sopra dei tradizionali confini della giurisdizione domestica, cioè della sovranità dello stato. Significativamente il Preambolo della Dichiarazione Universale proclama che il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, eguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo (corsivo aggiunto). Dunque, la dignità umana è solennemente assunta come valore fondativo dell ordine mondiale. Questo comporta che debba valere anche per l ordinamento internazionale il principio secondo cui la sovranità appartiene al popolo nel nostro caso tutte le persone e tutti i popoli che compongono la famiglia umana universale in ragione del fatto che ciascuno dei suoi membri, egualmente, è titolare di diritti che ineriscono appunto alla dignità umana, e sono pertanto inviolabili, inalienabili, imprescrittibili. L articolo 1 della Dichiarazione Universale è esplicito quanto alla radice dei diritti della persona: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza (corsivo aggiunto). L essere umano è pertanto riconosciuto, pag 8

9 anche nell ordinamento internazionale, quale soggetto originario, mentre gli stati e qualsiasi altro sistema organizzato sono entità derivate, sistemi artificiali creati per un prestabilito facere, come tali strumentali rispetto al perseguimento dei fini primari collegati alla realizzazione dei diritti umani. In altri termini, gli stati, il sistema internazionale degli stati, l Organizzazione delle Nazioni Unite, l Unione Europea, non hanno in sé la ragione del proprio essere, com è invece per l essere umano. Il fine primario dello stato e del sistema degli stati è pertanto quello di garantire la vita e il benessere delle persone, concorrendo a soddisfare quei bisogni vitali che il legislatore, oggi anche il legislatore internazionale, riconosce come diritti fondamentali. E poiché tutte le persone umane, in qualunque parte del mondo vivano, hanno gli stessi bisogni vitali assunti come tali appunto dal nuovo Diritto internazionale, ne discende che tutti gli stati e tutte le organizzazioni internazionali devono informarsi alla medesima teleologia umanocentrica. A sottolineare la centralità e il primato della persona soggetto originario di diritti rispetto ai sistemi derivati, l articolo 28 della Dichiarazione proclama il diritto alla pace positiva pace sociale e pace internazionale - come un diritto fondamentale della persona: Ogni essere umano ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti e le libertà enunciati nella presente Dichiarazione possano essere pienamente realizzati. Il Diritto internazionale dei diritti umani, che ha innescato sul piano mondiale quella che possiamo definire la rivoluzione giuridica umanocentrica, ci fornisce un ricco ventaglio di elementi utili a elucidare l identità del soggetto centrale, ovvero del sole di questo sistema pag 9

10 copernicano della civiltà del diritto. Per il nuovo ius positum universale, quello di persona è il concetto forte di puro essere, che ha valore in sé e per sé, un assoluto nella realtà creaturale, irripetibile in quanto tale: il filosofo Luigi Lombardi Vallauri parla di originaria e inammissibile infinità di ogni uomo e precisa: il minimo della persona umana è in qualche modo anche il massimo, altrimenti detto: nessuno sviluppo della persona può in fondo conferirle più di quanto essa fondativamente, originariamente, inammissibilmente già è 3. Sempre Lombardi Vallauri vede nel bambino, infinità e promessa d infinità, il massimo, se possibile, del puro essere : nel sostenere questa tesi, il nostro autore è supportato da avalli a dir poco autorevoli come quello di Gesù Cristo ( solo chi sarà come un bambino entrerà nel regno dei cieli ) e quello attribuito a Maometto che peccato che tanti bambini diventino grandi ). La constatazione che solo alcuni esseri privilegiati danno la sensazione di essere vissuti all altezza del bambino in sé nulla toglie alla verità della tesi che anche noi facciamo nostra 4. Ma ecco che il Diritto internazionale dei diritti umani, espressione di coscienza universale dell umanità, lancia a tutti, in particolare con la Convenzione del 1989 sui diritti dell infanzia, la sfida della centralità del bambino nella nuova storia del terzo millennio:il principio del superiore interesse del bambino, sancito dall articolo 3 della Convenzione, si propone con l intrinseca forza dei principi generali dell ordinamento internazionale. L ontologia della centralità e dell eguaglianza dei puri esseri, in quanto soggetti storicamente incarnati, è, per sua essenza, dinamica: pag 10

11 action-oriented verrebbe da dire, nella tensione che fu propria di Jacques Maritain, uno dei Padri della Dichiarazione universale del Essa postula la messa in opera di strategie, anche politiche (public policies) che agevolino la pratica dell eguaglianza per garantire la eguale dignità nel vivere quotidiano, mediante il soddisfacimento dei bisogni vitali, sia materiali che spirituali, di tutte le persone. Appunto con riferimento a queste fondamentali esigenze del puro essere - che, in quanto tale, è fatto di anima e di corpo, di spirito e di materia -, dignità, vita, integralità della persona sono interdipendenti e indissociabili l uno dall altro se non addirittura sinonimici. La risposta coerente e concreta al concreto porsi di questa triade non può che avvenire in un contesto di socialità e di inclusione politica senza frontiere, giuridicamente legittimata e garantita. Il paradigma universale dei diritti umani, con la complessa fenomenologia con cui oggi si manifesta, serve a questo scopo. A concettualizzare il passaggio dall ontologia dell essere umano alla fenomenologia dei diritti ci aiuta ancora Luigi Lombardi Vallauri: Per evitare che l antropologia del puro essere si converta in un quietismo o in un fatalismo ( ) a) l essere persona implica il dovere-diritto di diventare personalità, dove personalità significa lo svolgimento di quella infinità originaria in forme anche storiche, sia intra- che inter-soggettive; b) il sistema sociale (economico, politico, giuridico) è per la persona e non viceversa 5. E qui enunciato il tema della strumentalità, rectius della finalizzazione strumentale, dei sistemi derivati (stato, regioni, organismi internazionali, ecc.) rispetto al soddisfacimento dei bisogni vitali dei soggetti originari. Ed è affermato, implicitamente, il ruolo essenziale del- pag 11

12 l educazione nell aiutare la persona a diventare personalità. Ne discende che l educazione, scolastica ed extra-scolastica, deve costituire obiettivo prioritario di qualsiasi agenda politica. E se così non è, significa che la classe governante permane in flagrante contraddizione con quegli stessi principi fondamentali che la legittimano all esercizio di ruoli d autorità. Dunque, la persona umana, ogni persona umana in ogni parte del mondo, è in quanto tale legge fondativa, è, mutuando dal linguaggio della genetica, tutto il programma ordinamentale che il legislatore è tenuto a riconoscere e a favorirne lo sviluppo. Dignità umana, sotto il profilo giuridico, equivale a codice genetico. E il valore dei valori giuridici, la norma-base (Grundnorm) degli ordinamenti giuridici ai vari livelli, è la norma che opera la saldatura fra i diversi ordinamenti: locali, nazionali, continentali, mondiale. Humana dignitas servanda est è il principio etico-giuridico che, oltre ad orientare a precisi obiettivi i tradizionali principi pacta sunt servanda e consuetudo servanda est, realizza la pace fra gli ordinamenti. Se, per dirla con il grande Rosmini, la persona dell uomo è il diritto umano sussistente, se i diritti umani sono la più pura sostanza giuridica, il legislatore che, raggiunto lo stadio umanocentrico della civiltà del diritto positivo, li riconosce formalmente, rinuncia una volta per tutte al diritto-potere di revocarli, qualunque sia l evoluzione dei rapporti fra le forze politiche in campo, pena l automatica sua delegittimazione 6. Il riconoscimento giuridico dei diritti umani, formalmente avvenuto in sede internazionale, suggella per così dire questo precetto di ne varietur e segna un punto di non ritorno sulla via della civiltà del diritto e della pag 12

13 politica, obbliga ad un percorso di sviluppo virtuosamente unilineare. Altrimenti detto, si può modificare lo ius positum dei diritti umani soltanto per perfezionarlo, cioè alla sola condizione di elevare la qualità e l efficacia delle sue garanzie. E certamente, questo, un discorso di pensiero forte. Ma cosa c è di più forte di persona, di dignità umana, di solidarietà, di corresponsabilità, di solidarietà, di pace positiva? Il dato per così dire epocale è costituito dal fatto che questo discorso di filosofia morale trova oggi recepimento nella lettera delle norme giuridiche internazionali e nel istituzione di sistemi sopranazionali di garanzie, di carattere anche giurisdizionale. Come dire, l ortodossia dei diritti umani prima evocata è esplicitamente suffragata da specifiche fonti, istituzioni e procedure del nuovo Diritto internazionale, un ordinamento di cui anche la dimensione spaziale è in corretto rapporto di scala con l ordine di grandezza della dimensione ontologica dei diritti umani, cioè con la loro universalità. L universalità dei diritti umani è universalità immanente: i diritti della persona o sono universali o non sono. La loro universalità per così dire logica è oggi universalità storica, nel senso che trova incarnazione in processi di universalizzazione reale sia in virtù dello ius positum sia mediante la estesa militanza (advocacy ) condotta da sempre più numerose formazioni transnazionali di società civile globale, le quali nella legge internazionale appunto dei diritti umani riconoscono la fonte primaria di legittimazione del loro operare solidaristico e pacificatore nello spaziomondo che non conosce confini 7. Torna utile citare alcune significative norme che esprimono appunto il pag 13

14 recepimento di principi di etica umana universale ad opera del vigente Diritto internazionale. Metaforicamente, potremmo pensare ad un nuovo Cantico delle creature in cui il Diritto celebra la bellezza della Dignità umana: Carta delle Nazioni Unite (1945), Preambolo: Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi ( ) a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole ; Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), Art.1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti ; Patti internazionali rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali (1966), Preambolo: ( ) Riconosciuto che questi diritti derivano dalla dignità inerente alla persona umana ; Convenzione interamericana dei diritti umani (1969), Preambolo: Riconoscendo che i diritti fondamentali dell uomo non derivano dalla sua appartenenza ad un determinato stato, ma si fondano sugli attributi della persona umana e che ciò giustifica la loro protezione internazionale ; Carta africana dei diritti dell uomo e dei popoli (1981), Preambolo: Riconoscendo che i diritti fondamentali dell essere umano sono fondati sugli attributi della persona umana ; Art. 4: La persona umana è inviolabile ; Dichiarazione di diritti umani nell Islam (adottata al Cairo dalla Organizzazione della Conferenza Islamica, 1990), Art.1: Tutti gli esseri umani formano una famiglia ( ) Nessuno è superiore ad alcuno tranne pag 14

15 che in ciò che riguarda la pietà e le buone opere ; Art.4: Ogni essere umano ha diritto all inviolabilità ; Art. 6: La donna è eguale all uomo in dignità ; Art.11: Gli esseri umani sono nati liberi. Carta araba dei diritti umani (adottata dalla Lega degli Stati Arabi nel 1994, non ancora entrata in vigore), Preambolo: Premessa la fede della Nazione Araba nella dignità dell essere umano; riconoscendo il diritto della persona ad una vita degna. L articolo 2 del Trattato che istituisce una Costituzione per l Europa, firmato a Roma il 29 ottobre 2004, così proclama: L Unione si fonda sui valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Come si vede, la norma giuridica contestualizzata nella cultura di varie regioni del Mondo usa lo stesso linguaggio. Sempre utile, naturalmente, torna citare la Costituzione italiana del 1948, germinata in quel crogiuolo ardente universale che è stato spesso evocato da Giuseppe Dossetti nel suo infaticabile apostolato costituzionale: Art.2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità ( ); Art.3: Tutti i cittadini hanno pari dignità ( ). Sempre in Italia, sul terreno della positivizzazione giuridica dei diritti umani è avvenuto qualcosa che costituisce tuttora un unicum nel panorama mondiale degli ordinamenti giuridici: i diritti umani, con anche specifici riferimenti alla normativa internazionale, sono infatti esplicitamente entrati negli Statuti che Comuni e Province si sono dati a partire dal Cito a mò di esempio, fra le migliaia di carte statutarie degli enti pag 15

16 di governo locale aventi analoghi riferimenti ai diritti umani, l Articolo 2 dello Statuto del Comune di Vicenza: Il Comune di Vicenza, in conformità ai principi costituzionali e alle norme internazionali ( ) riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli ( ) Il Comune, con riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall Onu, riconosce il diritto della vita dall inizio alla morte naturale ( ). Come prima accennato, questi ultimi esempi attestano del fatto che è in opera un processo di saldatura degli ordinamenti giuridici ai vari livelli in base al principio del primato (supremacy) del Diritto universale dei diritti umani su ogni altro ordinamento: i diritti umani, dunque, come cuore, lo stesso cuore, di qualsiasi ordinamento democratico 8. Nei programmi di educazione alla cittadinanza attiva è dunque importante far conoscere gli elementi essenziali del Diritto internazionale dei diritti umani, aiutare a comprendere la ratio profonda e lo specifico senso di principi quali quelli riguardanti l universalità dei diritti umani, la loro interdipendenza e indivisibilità, l indissociabilità dei diritti umani della donna e delle bambine dai diritti umani internazionalmente riconosciuti, il superiore interesse del bambino (the best interest of children), la proscrizione della guerra, il divieto dell uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali, il metodo democratico, l indissociabilità di stato di diritto e di stato sociale nelle istituzioni e nei processi di governance, la responsabilità penale internazionale personale, l universalità della giustizia penale. Dunque, un corpus organico di norme e principi giuridici internazionali pag 16

17 costituisce, oggi, il nucleo duro (the core) del sapere dei diritti umani e ne legittima a doppio titolo perché giuridico e perché universale - lo sviluppo, primariamente attraverso la ricerca, l insegnamento e l educazione. E un sapere estremamente utile al lavoro pedagogico perché consente di riferirsi a valori che, per il fatto di essere esplicitamente recepiti dalle norme giuridiche internazionali, non possono non essere assunti come più sicuri e obiettivi o, se si vuole, meno arbitrari - di altri. Il Diritto internazionale dei diritti umani è il traghettatore dell etica umana universale dentro i sistemi dell economia e della politica: dunque, etica attraverso il diritto (ethics through law), quale percorso che corrobora quello di democrazia attraverso il diritto (democracy through law). E appena il caso di sottolineare che la metafora del traghetto è immediatamente captabile dalla sensibilità degli educatori: in altri termini, lo ius positum dei diritti umani è una formidabile risorsa di potere nelle loro mani. 5. Integrazione europea e diritti umani L Europa è certamente all origine della filosofia organica e del linguaggio giuridico dei diritti umani, ma la cultura dei diritti umani quale si sta oggi sviluppando risulta dalla interazione e dalla confluenza degli apporti delle varie regioni del mondo. In virtù del riconoscimento giuridico internazionale, si è avviato un processo di fecondazione incrociata delle differenti culture nel quale operano attori governativi, intergoverna- pag 17

18 tivi, sopranazionali, non governativi. La conoscenza dei contenuti e della dinamica di questo processo è estremamente utile per contrastare l opera diseducativa degli adepti della teorizzazione (quanto disinteressata, quanto scientifica?) del cosiddetto clash of civilisations. E il caso di sottolineare che il luogo istituzionale in cui ha avuto origine e continua a svilupparsi la rivoluzione umanocentrica del Diritto internazionale è costitutivamente multilaterale. Il riferimento è all Onu e al sistema di Agenzie specializzate delle Nazioni Unite quali l Unesco, l Oil, l Oms, la Fao, nonché a Fondi e Programmi quali l Unicef, l Undp, l Unep, e ad organizzazioni regionali quali Consiglio d Europa, Unione Europea, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, Unione Africana, Organizzazione degli Stati Americani, Lega degli Stati Arabi. Il lavoro portato avanti in questo che possiamo chiamare il cantiere dell universale ricade sui livelli continentali e regionali, con i necessari adattamenti (ma anche con anticipazioni) nei differenti contesti politici e culturali. Per elaborare le norme giuridiche internazionali (standard setting), gli stati e le organizzazioni internazionali si avvalgono di esperti delle scienze giuridiche e sociali delle varie regioni del mondo, lo stesso avviene per sviluppare e migliorare il sistema di organismi e procedure (machinery) deputati a promuovere e controllare l applicazione delle convenzioni giuridiche internazionali nonché per elucidare, con documenti ufficiali e non, idee, principi e strategie in materia. Le grandi Conferenze Mondiali delle Nazioni Unite, specialmente a partire da quella di Rio (1992), sono le occasioni clamorose in cui il sapere dei diritti umani ha modo di estrinsecarsi nella forma della politica dei pag 18

19 valori e della democrazia partecipativa internazionale. Amnesty International e numerose altre organizzazioni non governative e gruppi di volontariato agiscono lungo un continuum di ruoli che va dalla comunità locale fino ai grandi santuari della politica internazionale, all insegna dei medesimi valori umani assunti come universali dalle pertinenti Convenzioni giuridiche. In pratica, il paradigma dei diritti umani costituisce un codice di simboli condiviso e utilizzato dalle formazioni di società civile globale per comunicare fra loro e con le istituzioni, per denunciare dittature, operazioni di economia senza giustizia e di Realpolitik, per proporre politiche pubbliche di sviluppo umano, di sicurezza umana e nuove istituzioni conformi a legalità internazionale. Insomma, il mondo vitale di società civile globale si sta appropriando di questo nuovo Diritto internazionale e lotta per la sua effettività. Tornando all Europa, oltre al merito di avere inventato il linguaggio filosofico e giuridico dei diritti umani, le va ascritto anche quello di aver dato vita ad un processo di unificazione politica che attua i dettami della pace positiva, all insegna cioè di si vis pacem para pacem. Il primo, più significativo messaggio educativo che discende dal processo d integrazione gestito dall Unione Europea è che, come si possono realmente superare i confini territoriali e quindi infrangere il muro delle sovranità nei rapporti fra stati, così deve essere possibile superare anche i pregiudizi e le divisioni tra gruppi e tra popoli. In pratica, è un messaggio di liberazione che offre concrete opportunità di sperimentare, insieme con nuove forme di governance, nuovi spazi di democrazia e di cittadinanza attiva. pag 19

20 Non dobbiamo dimenticare che il disegno dell integrazione europea, nell originaria concezione dei Padri dell Europa, è un disegno di pacificazione, all interno del quale l integrazione economica è propedeutica all integrazione politica, secondo il metodo funzionalista della gradualità. L obiettivo principale dei Trattati istitutivi della Ceca, della Cee e dell Euratom fu infatti quello di realizzare le famose quattro libertà di movimento dei fattori della produzione: merci, capitali, servizi, persone. I soggetti presi in considerazione furono pertanto i lavoratori, gli imprenditori, i professionisti, non la persona umana in quanto tale. Pur in quest ottica economicistica, il sistema dell integrazione europea si è rivelato essere in permanente evoluzione per quanto attiene sia alla sua architettura istituzionale sia agli stessi principi fondativi. Basterà qualche cenno a illustrare una dinamica per la cui spiegazione la scatola cinese potrebbe essere una metafora appropriata. Già negli anni sessanta fu sollevato il problema del deficit democratico, con specifico riferimento ai limitati poteri del Parlamento europeo. Poi ci si accorse che non si poteva parlare di democrazia sopranazionale e di stato di diritto (rule of law) senza l esplicito collegamento coi diritti umani. La tradizionale prassi del dialogo sociale e la più recente iniziativa del dialogo civile con le Organizzazioni di società civile, Osc, hanno come obiettivo strategico quello di rendere più visibile e valorizzare il ruolo dei cittadini, delle comunità umane, delle strutture di società civile, bilanciando il ruolo, fin qui dominante, dei gruppi d interesse economico. Il Trattato di Maastricht del 1993 istituisce la Cittadinanza dell Unione Europea, ma non opera il collegamento diretto coi diritti pag 20

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