Comune di Varese e nuovi diritti. di Simona Zoni

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1 numero DUE Varese, luglio 05 _WEB IndeX Comune di Varese e nuovi diritti Laboratori Sociali per l ALTERNATIVA Razzismo a Varese ESSERI IMMIGRATI, l arte antropologica di Hicham Il coraggio di vincere 2: un altro caso al Tribunale del Lavoro di Varese MAY DAY MAY DAY diritto al reddito Argentina, esempio di autogestione La vivisezione IL CAVALLETTO: mondo cane... Riprendiamoci gli spazi... e riappropriamoci dei nostri temi... Comune di Varese e nuovi diritti. di Simona Zoni all interno... Il 17 maggio la Giunta del Comune di Varese ha finalmente aderito alla Rete territoriale di sportelli per l informazione, l orientamento e la semplificazione amministrativa per gli immigrati in provincia di Varese. In pratica la Provincia fornisce ai Comuni che aderiscono al progetto il software necessario per mettere in rete lo sportello territoriale con la Questura e la Prefettura. Inoltre i Comuni aderenti possono ottenere un finanziamento dalla Provincia che consenta loro di sostenere economicamente il servizio ai cittadini stranieri. Allo sportello territoriale gli immigrati possono prenotare l appuntamento per l Ufficio Stranieri della Questura (dove devono poi consegnare i documenti necessari al rinnovo dei Permessi di Soggiorno, ecc.). Gli addetti a questi sportelli

2 dovrebbero verificare i documenti necessari al perfezionamento della pratica, di modo che i cittadini stranieri non vadano inutilmente allo sportello dell Ufficio Stranieri della Questura, in balia di difficoltà linguistiche e culturali spesso insormontabili. Il servizio è finanziato con fondi regionali ripartiti in ambito provinciale dall ASL, ex Dlgs. n. 286/1998 e L. n. 40/ Fondo per le politiche migratorie, a cui si aggiunge il cofinanziamento degli Enti comunali ex legge 40/98, e prevede che i Comuni aderenti possano dare in gestione il servizio a cooperative e associazioni esterne (cosa che puntualmente avviene). Almeno 26 Comuni hanno già attivato lo sportello, ma la soluzione al problema dei ritardi è ancora lontana. Il servizio è carente perché non ha ridotto i tempi di attesa (oltre 5 mesi) e costringe tuttora gli immigrati a perfezionare le proprie pratiche presso la Questura di Varese. Inoltre il personale addetto allo sportello territoriale spesso è inadeguato, e non è garantito il diritto alla riservatezza all utente. Da oltre un anno gli Immigrati Uniti per i Diritti, un assemblea permanente di cittadini stranieri di diversa nazionalità, residenti su tutto il territorio della nostra provincia, stanno lavorando per il decentramento delle pratiche dei rinnovi dei Permessi di Soggiorno dalla Questura ai Comuni di residenza, nell ambito di una campagna nazionale che ha visto il protagonismo dei/delle migranti di tutta Italia. Assemblee, campagne di sensibilizzazione tra i cittadini, una petizione popolare, lettere con specifiche richieste e proposte a Questura, Prefettura, Provincia, Comuni non ultimo il Comune di Varese che per una precisa volontà politica non aveva mai aderito alla rete di sportelli territoriali della Provincia la cui sperimentazione è iniziata nel 1995 con funzione puramente informativa. Nel marzo scorso Angelo Zappoli, Consigliere Comunale del PRC, ha sottoposto le istanze degli Immigrati Uniti per i Diritti alla Commissione Servizi Sociali del Comune di Varese, ottenendo un risultato decisamente positivo. Il 17 maggio, infatti, la deliberazione della Giunta. Non solo il Comune di Varese ha aderito alla rete di sportelli per le prenotazioni e la verifica dei documenti, ma riconoscendo l importanza sociale di questo servizio, diversamente dagli altri comuni della provincia, ha ritenuto necessario che questo venga gestito interamente dall Ente Comunale, nei suoi Uffici demografici e da funzionari pubblici già in forza presso questi uffici (salvo la necessità di assumere nuovo personale), prevedendone l adeguata formazione per un servizio che garantisca competenza e rispetto del diritto alla riservatezza dei cittadini, considerato che gran parte della documentazione RAZZISMO A VARESE di Attilio Cerasani Qualche giorno fa a Besano in provincia di Varese un ragazzo di origine albanese ha accoltellato un giovane barista italiano. Il giorno dopo i giornali pubblicavano la notizia in questo modo Ragazzo italiano ucciso da un albanese. Quello che è successo è grave ed infatti il giovane immigrato verrà giudicato e giustamente punito dalla legge, ma quel pandemonio scatenato dalla stampa e dalla televisione serve solo ad alimentare paure e opinioni razziste. Infatti le uniche persone che ci sono andate di mezzo sono stati quegli immigrati in regola e onesti come quel povero albanese malmenato durante la manifestazione in centro a Varese. Ora gli immigrati vengono tutti visti come potenziali ladri e assassini con i coltelli in tasca, non che prima la situazione fosse migliore ma ora viene messa alla luce ancora di più. Gruppi di fascisti appoggiati dalla Lega si sono scatenati a organizzare manifestazioni secondo loro solo in ricordo del barista morto ma in realtà erano apertamente contro gli immigrati, con simboli razzisti e braccia tese, niente a che vedere con una commemorazione. Ma tutto questo sarebbe accaduto se l omicida fosse stato un italiano? Molto probabilmente no, in questa vicenda si è visto chiaramente come il razzismo e il contrasto con altre culture siano presenti nella società anche nelle sue sfere più alte. Quasi nessuno lo vuole ammettere ma è un fenomeno che si va largamente diffondendo soprattutto al nord, per fortuna ci sono persone che vedono gli immigrati non solo come potenziali accoltellatori ma anche come onesti lavoratori che mandano avanti il paese in cui vivono. In realtà gli unici di cui bisogna aver paura sono proprio quei fascisti che vanno di notte a picchiare a sangue e accoltellare poveri passanti indifesi, ma quella gente è difesa dall alto ed infatti i giornali non parlano mai delle loro imprese. Il sistema è fatto con queste ingiuste regole che speriamo un giorno di cambiare e renderle migliori anche per tutti gli immigrati che risiedono in Italia. necessaria al disbrigo delle pratiche per i rinnovi dei permessi è già rilasciate dagli uffici comunali. Alla prenotazione dell appuntamento per il rinnovo, il Comune rilascerà un cedolino con valore di proroga temporanea nel caso in cui l appuntamento sia successivo alla scadenza del Permesso. Quest assunzione di responsabilità del Comune capoluogo è un passo importante verso il riconoscimento di un diritto fortemente sentito dai cittadini stranieri che pagano le tasse, contribuiscono alla crescita sociale, culturale ed economica e si aspettano di ricevere dei servizi dal Comune in cui risiedono. È stato fatto il primo passo. Ora bisogna lavorare per quelli successivi. Aderendo alla rete di sportelli territoriali, l assessore ai Servizi Sociali e il Responsabile

3 degli Uffici demografici di Varese, parteciperanno al Tavolo ristretto per l implementazione del servizio, insieme a Questura, Prefettura, Provincia e A.S.L., e ai rappresentanti dei Comuni aderenti. Se i rappresentanti del Comune di Varese manterranno la posizione tenuta in sede di Commissione Servizi Sociali, ci aspettiamo che spingano perché gli immigrati, residenti nelle più svariate parti della provincia, non siano più costretti a consegnare personalmente la documentazione per le pratiche all Ufficio Stranieri della Questura di Varese. Gli stessi funzionari comunali, infatti, raccolti i documenti necessari, potranno provvedere a consegnarli direttamente alla Questura (è importante che il servizio di sportello sia gestito direttamente dall Ente e dai suoi funzionari pubblici proprio perché la Questura non può non riconoscerli come interlocutori) evitando agli immigrati enormi disagi, danni economici e morali. È di questi giorni (27 giugno) l intervista rilasciata a Varesenews da Marino Bergamaschi, direttore dell'associazione Artigiani. Interrogato rispetto alle strumentalizzazioni xenofobe e razziste dell omicidio del giovane barista di Besano, dichiara che gli immigrati sono una risorsa per l economia della nostra provincia e che la gestione dei permessi di soggiorno deve passare agli enti locali. Lo ha prospettato recentemente anche il Ministro dell Interno Pisanu. Gli enti locali hanno una distribuzione più articolata sul territorio rispetto all organizzazione delle forze dell ordine. Questo agevolerebbe la gestione e il rilascio della documentazione. Inoltre è più razionale che gli immigrati che vengono nel nostro Paese per inserirsi nel mondo del lavoro abbiano contatto con gli enti preposti ad accoglierli piuttosto che con le forze dell ordine. Con tutta probabilità la disponibilità del Comune di Varese ad accogliere le richieste degli Immigrati Uniti per i Diritti deriva da una lettura di una società in rapida trasformazione. Nella provincia di Varese gli immigrati regolari sono più di Varese è la quarta provincia lombarda per presenza di stranieri residenti, dopo Milano, Brescia e Bergamo. Nella sola città di Varese sono stati censiti stranieri, a Gallarate 1.685, a Busto Arsizio e a Saronno 913 (Osservatorio provinciale sull immigrazione-2004). A livello distrettuale, negli ambiti di Varese, Cittiglio, Luino e Sesto Calende, la percentuale degli stranieri rispetto alla popolazione dei singoli comuni sfiora o supera il doppio del valore medio provinciale (2,88%), con punte superiori al 10%. È evidente che, di fronte a queste cifre e agli interessi economici delle imprese della nostra provincia, non è possibile nemmeno per il Comune di Varese, tradizionalmente ostico rispetto alle politiche sull immigrazione, ignorare le esigenze di cittadini sempre più integrati nella struttura sociale, culturale ed economica della nostra provincia.

4 ESSERI IMMIGRATI L arte antropologica di Hicham di Gianluca Zoni Esseri immigrati non è un esposizione di oggetti artistici, prodotti e allineati l uno dopo l altro per consentirne l incontro con lo spettatore, né di pannelli scientifici con lo scopo di analizzare in modo asettico la realtà degli immigrati e delle immigrate in Italia. No, esseri immigrati non è e non vuole essere tutto questo. Esseri immigrati, per paradosso e forse per contrappasso, siamo noi che entriamo nel territorio di Hicham. Infatti Hicham, il creatore della mostra, va al cuore di una condizione di profonda ingiustizia e vuole farcela sperimentare in prima persona, in un territorio che ha un confine incomprensibile e insensato e che possiamo vedere solo dopo averlo varcato: ci troviamo in colonna in attesa di entrare in quel luogo e invece ci siamo già, senza saperlo, perché è proprio l assurdità di questa nostra coda di visitatori, costretti ad allinearci in una stretta corsia transennata fuori dalla sala e ad aspettare il nostro turno, ad essere la chiave per il senso. Ed incolonnati camminiamo su pezzi di cartone e fra bottiglie di plastica, materiali di scarto che ci rimandano ad una condizione di base e ad un attesa senza speranza: un torpore grigio e lento, l esperienza di una sensazione di burocratica quotidianità, vissuta ma dimenticata in stato di degrado. Ma non è che l inizio. È il mio turno, finalmente sono all ingresso, ora posso varcare la soglia ufficiale espletando le formalità necessarie: rilasciare la mia impronta sul registro. Non mi resta che seguire il resto del percorso e superare le ultime strette transenne Le tracce che appaiono lungo il nostro percorso sono una denuncia che si fa esperienza. Hicham gioca con ironia lo intuiamo anche dal suo sorriso e dai dolcetti marocchini cucinati da sua moglie che ci attendono alla fine ma che ci osservano sempre come un perno al centro di un percorso circolare - e l ironia di Hicham è cruda ma simbolica. Infatti i materiali una raccolta di impressioni ed espressioni sull'immigrazione - non sono una ricostruzione fedele, ma un rimando una percezione di base a ciò che manca ma che vediamo come tragica conclusione: è un mosaico di concetti espressi con oggetti reali ma anche con finte testimonianze come le foto di cartelli in verità ricostruiti fino a formare un esperienza complessa e poliedrica. «La mostra è una raccolta di immagini con le quali ho voluto far capire cosa vuol dire essere straniero in Italia» dichiara Hicham «Ho fotografato persone e oggetti, situazioni reali che capitano tutti i giorni: come i cartelli in cui gli stranieri che cercano affitto scrivono la parola referenziato, o l infanzia rubata dei bambini di strada, ma anche gli stranieri che chiedono il voto e il silenzio della stampa quando denunciamo abusi e soprusi. Ho voluto dedicare un angolo particolare dell esposizione anche a coloro che in Italia non sono mai arrivati: ecco cosa significano i fiori e il monumento all immigrato sconosciuto...o ignoto, come lo chiamate voi». Insomma il lavoro di Hicham è un preparato, un ambiente fatto di assiomi definiti con lucida concretezza, dai quali deduciamo il nostro stesso sconcerto, la rabbia, la sensazione di aver finalmente visto e percepito ciò che ogni giorno ci circonda ma che non vogliamo mai vedere. Hicham Mourtadi è berbero marocchino e dal 1991 vive in Italia. Da alcuni anni risiede a Sesto Calende dove è impegnato in battaglie a favore dell integrazione degli stranieri nel nostro territorio. Cercasi casa in affitto. Immigrato referenziato. Di cartelli come questi se ne vedono tanti in giro, soprattutto a Sesto Calende, dove le comunità di immigrati del Senegal, del Ghana, della Costa D avorio, del Marocco sono numerose e ogni giorno devono affrontare le mortificazioni e, spesso, le umiliazioni che derivano dal solo fatto di essere stranieri. Per mettere in luce tutto questo, l Associazione cittadini del mondo di Sesto, in collaborazione con l Assessorato alla Cultura, ha ospitato la mostra Essere immigrati, raccolta di impressioni ed espressioni sull'immigrazione, che si è tenuta presso la Sala Consigliare del Comune di Sesto Calende nei giorni 4 e 5 giugno la vivremo ancora?

5 :::: Il coraggio di vincere 2 :::: Un altro caso di non-assunzione. Ma c è il Tribunale del lavoro di Eleonora Aurecchione Difficile pensare che con questo caldo soffocante esista qualcuno desideroso di trovarsi in un capannone a lavorare piuttosto che starsene al fresco nella propria casa o magari al lago a farsi una nuotatina. Effettivamente nemmeno la sottoscritta avrebbe mai ritenuto possibile una cosa del genere fino a qualche tempo fa né tanto meno che la cosa potesse riguardarla in prima persona. La mia esperienza non è che una gocciolina nel mare, proprio per questo vorrei raccontarla perché di certe cose si parla, a mio parere, troppo poco (mentre di altre ) Il lavoro dovrebbe significare per tutti dignità, opportunità di crearsi una propria vita (spero che gli ancora giovani come me vogliano le stesse cose), una seppur minima stabilità economica e tutto ciò che ne consegue vale a dire un esistenza quantomeno decente fatta di una casa, una famiglia, dei figli e, un domani, addirittura una pensione Chiedo troppo? Di questi tempi pare proprio di sì, visto che non solo è sempre più raro avere il famigerato posto fisso ma quando questo ti capita esso ti viene negato ILLEGALMENTE sottoforma di contratti a termine non regolari e..puff! arrivederci e grazie! La tua prestazione non è più richiesta (non importa quanto siete bravi o no, non illudetevi!), ora si serviranno di qualche altro povero scemo che come me ha bisogno e voglia di lavorare Ma, COLPO DI SCENA, la scema in questione, cioè IO, non si è fatta prendere in contropiede o sarebbe meglio dire che mi sono avvalsa dell esperienza decennale di qualcuno un po più grande di me che attraverso le lotte sindacali ha raggiunto obiettivi sociali di inestimabile importanza e valore che però io e la mia generazione vediamo scomparire di giorno in giorno. Senza questo supporto non sarei nemmeno stata a conoscenza della possibilità di far valere I miei diritti e FORSE, al di là della mia esperienza personale, il problema è proprio questo: CERTE COSE È MEGLIO NON SAPERLE! Sapevate ad esempio che sulla lettera di assunzione PER LEGGE deve esserci la causale per la quale venite assunti? Piccoli particolari. Così ecco che parte la causa in tribunale e mesi e mesi dopo, tra proposte ridicole che hanno più dell elemosina che altro, prolungati silenzi e sistematiche scuse addotte per cercare l ennesimo rinvio, viene emessa la sentenza. Con mia grande soddisfazione la causa è vinta e il tribunale dichiara nullo il termine finale apposto al contratto di lavoro e che quindi tra me e la ditta intercorre un rapporto di lavoro subordinato a tempo INDETERMINATO. Il tutto prevede il pagamento delle spese legali a carico della ditta e il mio reintegro in fabbrica con tanto di arretrati Non male, eh? Ma quanta fatica.. Oggi, a più di un mese dalla pronuncia della sentenza sono in attesa di detto reintegro ma in fondo non dispero ancora. Comunque vada, personalmente ne uscirò a testa alta. Forse chi di competenza al mio rientro in fabbrica è andato a prendersi una bella tintarella mi auguro che il sole bruci meno della sconfitta.. Eleonora è stata assunta con un contratto a tempo determinato da un impresa che fa parte dell indotto della Whirlpool di Cassinetta di Biandronno. Il contratto viene in seguito prorogato oltre i termini di legge. Sembra che, come stabilito per legge, Eleonora verrà assunta a tempo indeterminato, invece no: il padrone decide di sostituire Eleonora con qualcun altro La Legge allora in vigore (il pacchetto Treu ) non consentiva ancora questo modo di procedere, così Eleonora decide di affrontare il suo futuro con coraggio, facendo valere i suoi diritti al Tribunale del Lavoro. Eleonora ha vinto la causa ed ora dovrà essere reintegrata nel posto di lavoro e ricevere gli stipendi arretrati e le spese legali. Ma forse non è finita qui il seguito lo vedremo... Alla prossima puntata e a tutti (quelli che se le possono ancora permettere) buone vacanze!

6 MAY DAY MAY DAY Europa è una Street parade: mai più precarietà! La proposta di legge regionale di iniziativa popolare per il DIRITTO AL REDDITO di Gianluca Zoni L'atipicità diviene sempre più tipica e la precarietà ci fa parlare tutti l'unico linguaggio della precarietà. Ce lo dicono gli eventi degli ultimi tempi: il caso Whirlpool, come l'ancora recente crisi FIAT, ci dice che anche i cosiddetti lavoratori "garantiti" - quelli con un contratto a tempo indeterminato - sono precari, perché possono trovarsi senza lavoro e soprattutto in miseria da un giorno all'altro. Il linguaggio si sta dunque generalizzando ed è quello sempre più unificante della precarietà, non a caso anche il 1 maggio sta cambiando di significato: si sta rinnovando con il movimento europeo delle MAY DAY PARADE, che vedono i precari uniti e con una forza mai vista prima. Pochi anni fa la May Day era una street parade milanese, due anni fa nazionale, lo scorso anno si era sdoppiata e con Barcellona aveva acquistato una visibilità europea, quest'anno si è tenuta in ben 14 città in tutta Europa, con un successo mai visto prima. È significativa inoltre la traduzione simbolica dell'immaginario che si esprime nella May Day: dall'anno scorso ad oggi San Precario si è trasformato in un supereroe fra altri supereroi dal martire che fa miracoli agli IMBATTIBILI... simboli di un precariato che ha sempre meno da perdere e in questo trova se stesso tutto insieme, scopre la sua forza. Tanto da riuscire a trasformarsi in un movimento europeo e a costruire proposte concrete per una nuova cittadinanza: come la proposta regionale di iniziativa popolare per il DIRITTO al reddito. È infatti la Rete regionale contro la precarietà e la Legge 30, promotrice della proposta di legge regionale (vedi riquadro), ad essere una delle principali soggettività di rete della May Day milanese, comprendendo numerose realtà di movimento lombarde: Associazione culturale Puntorossoforum mondiale alternative, ATTAC, Chainworkers, Circolo P.R.C. di Cornaredo (MI), Comitato Immigrati in Italia di Milano; Confederazione Cobas, Coordinamento RSU, C.S. Leoncavallo, FIOM regionale, Fiom Milano, Forum delle Donne PRC, Giovani Comunisti Regione Lombardia, Laboratorio Studentesco Bulk, Lavoro e Società-area programmatica CGIL di Milano/Lodi/Cremona/Sondrio, Lilliput, Marcia Mondiale delle Donne, Medicina Democratica, Partito dei Comunisti italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Sincobas, Sinistra D.S. per il Socialismo. Quasi tutti soggetti ai quali, pur non esaurendo lo spazio di movimento della May Day contro la precarietà né coincidendo con esso, va riconosciuto un ruolo non secondario. La proposta di legge e la May Day sono dunque due piani tangenti di un azione plurale: le soggettività si incontrano senza imporre le proprie pratiche né schemi ideologici, concorrendo tutte alla ricostruzione di un grande ed importante spazio pubblico in cui il vero soggetto è il/la nudo/a precario/a, fonte di creatività e forza.

7 Così i soggetti reali, spogliati del proprio travestimento, si scoprono Imbattibili: San Precario [www.sanprecario.info] e Serpica Naro [www.serpicanaro.com], quest ultima famosa per le sue sfilate di moda precaria, Ricercatoro Seduto [Resistenza universitaria Uomo invisibile [FOA Boccaccia PigerMan [Virgolaz, la finestra su Baggio Bandrake [Banda degli Ottoni], Dottor Mida & Dottoressa GrandiOpere [Ambulatorio Popolare GodafoneFlash [Precari Vodafone], SuperFlex [Chainworkers - RobinBook [Precari Feltrinelli], SuperGioppino [Folletto26503], Capitan Vegan [amacca Treatrix [Collettivo lavoratori Scala e lavoratori Piccolo Teatro - SpiderMom [SexyShock Periferik [Cascina Autogestita Torchiera Operatore X [CSA Paci Paciana WonderQueer [Pornflakes - Charlie Coop & Social Angels [Ma947/lavoratrici/ori Coop. Sociali BS magazzino47 Quit [Nomadi della rete], WonderBra [SexyShock The Peer [Reload -...perché una legge di iniziativa popolare sul reddito? Quella che proponiamo è una proposta di legge regionale di iniziativa popolare che garantisca continuità di reddito e di versamenti contributivi ai lavoratori ed alle lavoratrici precarie, come parte della battaglia contro la precarietà del lavoro, del reddito e della vita e nella consapevolezza che occorre estendere sul piano nazionale questa proposta. La proposta di legge prevede lo stanziamento di un erogazione monetaria integrata da un pacchetto di servizi ai soggetti precariamente occupati al momento della perdita del lavoro, ai disoccupati in cerca di occupazione e agli studenti universitari che vivono fuori dal nucleo familiare. I soggetti beneficiari devono essere residenti in Lombardia, mentre non costituisce requisito il possesso della cittadinanza italiana. L obbiettivo è quello di garantire una continuità di reddito a fronte della discontinuità occupazionale, consentendo così anche la continuità dei versamenti contributivi ai fini previdenziali. Nel pacchetto di servizi sono comprese, a carico anche dei comuni, agevolazioni per i trasporti, per la fruizione di beni e servizi culturali e artistici, per la casa, facilitazioni per l accesso al credito. La copertura finanziaria della legge non peserà indistintamente sulla fiscalità generale, ma sarà a carico di quei soggetti economici (imprese utilizzatrici, somministratrici ) che traggono profitto dalla fornitura e dall utilizzo di lavoro precario. In questo senso costituirà altresì un disincentivo concreto all utilizzo delle tipologie contrattuali precarie, rendendole relativamente più costose. FIRMA ANCHE TU! ABBIAMO BISOGNO DI RACCOGLIERE ALMENO FIRME PER LA PRESENTAZIONE DELLA LEGGE! reload.realityhacking.org I/le GC della provincia di Varese che hanno partecipato al carro regionale dei/delle Giovani Comunisti/e si sono espressi attraverso la soggettività di rete dei Laboratori sociali per l Alternativa GEYSER:

8 Argentina, esempio di autogestione di Andrea Fogarollo Riprendiamo il discorso sull autogestione operaia, cominciato sul precedente numero di Geyser (cfr. A. FOGAROLLO, Fallisce il liberismo: il potere agli operai, in Geyser, I, 1, aprile 2005, pp ), partendo, ancora una volta, dai danni provocati dall estremismo liberista in economia. Paesi come il Cile e l Argentina hanno pagato un prezzo altissimo per l applicazione del modello neoliberista a matrice militare prima (Pinochet dal 1973 e Videla a partire dal 1976) e civile poi (il ritorno della democrazia in Argentina, dal il 1983, non coincise con cambiamenti sostanziali in economia). Tra il 1998 e il 2001 furono migliaia le fabbriche argentine che dichiararono il fallimento: il numero dei disoccupati cresceva a dismisura, intere famiglie si ritrovarono di punto in bianco sbattute in mezzo a una strada. La situazione, fattasi drammatica, suggerì agli operai di tentare un ulteriore forma di lotta: l occupazione delle fabbriche. Il fenomeno, in breve tempo, si espanse a macchia d olio e la polizia non sempre era in grado di far sgomberare gli stabilimenti. Oggi non è facile censire con precisione tutte le fabbriche recuperate dai lavoratori: le cifre sono spesso contraddittorie e la stessa organizzazione degli operai non appare uniforme, tanto è vero che di alcuni esperimenti si sa poco o nulla. Verrebbe da pensare che manchi l apporto fondamentale e imprescindibile del partito, che, mai come in un caso del genere, avrebbe un ruolo delicatissimo ed estremamente importante ai fini dell organizzazione operaia e della guida verso quella che potrebbe configurarsi come una vera e propria rivoluzione proletaria. Ad ogni buon conto, l attuale realtà argentina parla di due diversi movimenti ai quali i lavoratori possono far riferimento: il primo, che è anche quello maggioritario, è il Movimiento Nacional de Fàbricas recuperadas por los Trabajadores (MNFT); il secondo viceversa si chiama Movimiento Nacional de Empresas Recuperadas (MNER). Diverso è anche l approccio di queste due organizzazioni in merito al problema: infatti, mentre nel primo caso abbiamo la costituzione di cooperative operaie autogestite, nel secondo ci troviamo di fronte alla statalizzazione delle aziende fallite. Il premier argentino Néstor Kirchner ha contribuito a rendere più agevole la realizzazione delle cooperative modificando la legge che regola il fallimento in modo che i macchinari potessero essere espropriati e dati in gestione agli operai. Secondo il MNER però si tratterebbe di forme di riproduzione di autosfruttamento e come tali vanno combattute, in virtù del fatto che il sussidio statale viene da questo movimento considerato irrinunciabile. Ma vediamo, nel dettaglio, due casi emblematici: il primo, è quello della Brukman, azienda tessile di Buenos Aires che dava lavoro a 500 dipendenti, prevalentemente donne. Era il 18 novembre 2001, proprio un giorno prima delle giornate che hanno infiammato l Argentina racconta Matilde Adorno, operaia di origini italiane i padroni ci hanno detto che avrebbero chiuso 15 giorni per ferie, ma noi abbiamo capito che era la fine e abbiamo deciso di restare. Il percorso per arrivare all autogestione non è stato privo di ostacoli e difficoltà, infatti, dopo un anno e mezzo di attività, quando le cose cominciavano a girare per il verso giusto, è arrivato il temuto ordine di sgombero e alle porte dello stabilimento sono stati posti i sigilli. Anche a quel punto però la tenacia degli operai della Brukman ha fatto la differenza: visto che anche le manifestazioni di piazza non sortivano alcun risultato, l idea vincente è stata quella di intraprendere una battaglia legale. In un primo tempo, gli operai hanno chiesto, senza successo, allo stato di acquistare la fabbrica, poi hanno tentato la via dell espropriazione, e questa volta la cosa è andata a buon fine: il 30 ottobre 2003, contemporaneamente ad una sentenza che dichiarava il fallimento della Brukman, il governo espropriava lo stabilimento concedendolo in uso alla cooperativa operaia. A distanza di circa un anno e mezzo, la produzione sembra procedere a buon ritmo: i soci sono 62 e vengono prodotti circa 80 vestiti al giorno. Secondo la nuova legge che regola il fallimento, la cooperativa avrà venti anni di tempo per saldare i debiti arretrati contratti dall azienda fallita, mentre i macchinari sono stati donati ai lavoratori. Il secondo caso sul quale vorremmo soffermarci è quello della Zanon, fabbrica di ceramiche della provincia di Neuquen. Nel luglio 2000 la morte di un operaio provocò uno sciopero di 9 giorni; si aprì un conflitto con la dirigenza dell azienda e con quella sindacale, che provocò, nel maggio del 2001, un nuovo sciopero, questa volta della durata di 34 giorni. Si trattò di un azione di lotta estremamente dura: gli operai si unirono ai

9 piqueteros nei blocchi stradali e il tutto si concluse con la chiusura della fabbrica. Anche in questo caso, i lavoratori scelsero di rivolgersi alla magistratura che obbligò l azienda a riprendere la produzione. La risposta degli imprenditori non si fece attendere: 200 telegrammi di licenziamento, al che gli operai occuparono la fabbrica e in pochi giorni la rimisero in funzione sotto controllo diretto. Interessante l atteggiamento della nuova Zanon, che ha perseguito una politica di alleanze con altre fabbriche occupate e si è dimostrata molto vicina alla comunità locale mapuche, donando per esempio materiale per la costruzione di una sala dell ospedale di zona, che il governo aveva abbandonato. In cambio, medici e infermieri hanno garantito guardie sanitarie in fabbrica. Attualmente la Zanon è diventata l azienda più importante della provincia, tuttavia le difficoltà non mancano: tutti guadagnano 800 pesos (circa 200 euro), solo quelli più anziani arrivano a 1000, ma si vive con il terrore dell ordine di sgombero e della messa all asta dei macchinari. Ma le esperienze di autogestione, nell Argentina di Kirchner, non si limitano alle fabbriche: molto interessante, per esempio, è il caso dell Hospital Israelita, un antica clinica di Buenos Aires portata al fallimento e, dal novembre scorso, gestita da una cooperativa. Si tratta di una struttura storica, fondata nel 1901 dalla comunità ebraica, il cui ruolo, oltre ad essere quello di ospedale-scuola, era anche quello di fronire ospitalità agli emigranti appena giunti in Argentina (noi oggi li sbattiamo nei Cpt ). Dal 1996 ha avuto origine un processo finalizzato a trasformare il nosocomio in un moderno shopping mall. Da quel momento è cominciata la lotta di medici e infermieri per salvare la struttura: oggi l ospedale ha una capacità di 350 letti ed è gestito da una cooperativa composta da 180 soci, tra personale medico e paramedico. Il giudice ci ha affittato la struttura, - dice uno dei membri abbiamo pagato 5000 pesos a novembre e a dicembre [2004], ma adesso a gennaio e febbraio, dovremo sborsarne e a marzo [queste cifre si riferiscono al 2005, n.d.r.]. Il canone che ci è stato imposto serve a pagare i crediti insoluti che ha lasciato la passata amministrazione. Uno dei nostri progetti principali è quello di porre il nostro ospedale al servizio del Movimento delle Fabbriche Recuperate. Organizzare qui la mutua del Movimento: solo con questo, oggi potremmo assistere 9000 famiglie. L elenco delle esperienze di autogestione in Argentina potrebbe continuare a lungo: sono davvero tanti e variegati i tentativi di trovare nuove strade e nuove forme di gestione e di organizzazione del lavoro. Tante belle risposte alla precarietà causata dal fallimento neoliberista sono state date, altre stanno per essere formulate: l Argentina potrebbe diventare un esempio da seguire anche per i lavoratori europei. Il concetto di base è la riappropriazione del lavoro. Altro che contratti a tempo determinato. (Questo articolo è stato liberamente tratto da C. TOGNONATO, Autogestione operaia, modello argentino, in il manifesto, 10 febbraio 2005, p. 20). LA VIVISEZIONE di Laura Crupi La vivisezione è un argomento di cui si parla troppo poco e del quale pochi conoscono la verità. Molti infatti credono che vivisezionare gli animali sia indispensabile per studiare le malattie e che la vivisezione sia un mezzo sicuro per far si che i prodotti sul mercato abbiano un alta percentuale di sicurezza per l uomo. Ci sono eventi storici e dati di fatto che provano l esatto contrario. Anzi, la vivisezione è risultata, in più casi, addirittura letale per l uomo. Quindi, oltre ad essere un fatto eticamente inaccettabile, è estremamente pericoloso per l uomo. Eticamente inaccettabile perché la sofferenza inflitta agli animali è impensabile, gratuita ed inutile; pericolosa per l uomo perché non dà alcuna garanzia di sicurezza. Alcuni medicinali infatti hanno provocato la morte di moltissime persone, mentre sugli animali, durante i test, non si erano riscontrati problemi di alcun tipo. E allora perché, nonostante tutto questo, si continua a presentare la vivisezione come un qualcosa di indispensabile e insostituibile? Perché dietro, naturalmente, ci sono legati interessi che sono ben lontani dalla preoccupazione per la salute umana: intorno alla vivisezione ruotano molti soldi che sono legati

10 all allevamento e alla stabulazione degli animali da esperimento. Inoltre molte industrie farmaceutiche, con la vivisezione, si tutelano da possibili denunce da parte di chi ha subito gli effetti collaterali dei farmaci. Poi, un altro fatto che ne dimostra l inutilità e la non credibilità è che basta cambiare la specie animale per ottenere risultati diversi: quindi lo stesso farmaco può essere letale per alcuni animali, mentre può non provocare alcun effetto per altri. Nelle università questa pratica è considerata sacra in quanto gli esperimenti su animali permettono di ottenere pubblicazioni su riviste scientifiche in modo facile e veloce. E in questo modo le carriere universitarie sono allo stesso tempo facili e veloci ed è altrettanto facile e veloce ottenere soldi e fama. Inoltre gli stessi vivisettori hanno affermato e ammesso che la vivisezione li ha fatti retrogredire negli studi, li ha frenati e ne è stata un ostacolo, mentre quelli compiuti sui corpi dei cadaveri, effettuati ad esempio da Epicuro, hanno fatto progredire realmente e in maniera molto efficace la scienza. In questo modo hanno potuto capire com è fatto il corpo umano e come funziona. Tutti noi sappiamo che il corpo umano e il corpo di un topo, di un cane, di un coniglio, ecc. sono molto diversi tra loro: alcuni esempi lampanti di danni causati dalla vivisezione possono essere il caso del Talidomide, un sedativo che assunto da donne in gravidanza ha provocato la nascita di bambini focomelici, cioè privi di braccia e/o di gambe. È stato ritestato su moltissime specie animali e solo nei conigli bianchi neozelandesi si è riscontrato qualcosa, ma solo qualcosa, di vagamente simile. Oppure si dimostra estremamente significativo il caso della Penicillina. Essa è un antibiotico che inizialmente non venne testato, fortunatamente per tutti noi, sugli animali. Sappiamo che sull uomo è miracolosa e non crea problemi, ma allo stesso tempo è in grado di uccidere le cavie. Caso analogo è quello dell aspirina, famosissima e utilizzata da milioni di persone anche solo per un mal di testa, che è in grado di provocare malformazioni congenite nei ratti, topi, scimmie, cavie, cani, gatti, ma non negli esseri umani. Quindi ci sono farmaci letali per l uomo e assolutamente innocui per l animale, ma anche il contrario, cioè letali per l animale e assolutamente innocui per l uomo. Scegliendo la specie giusta per ciò che devono fare, i vivisettori riescono a dimostrare l inutilità o l innocuità di quasi tutte le sostanze studiate. Anche nel campo della cosmesi gli animali, purtroppo, non vengono risparmiati. Tutte le creme, i trucchi ed i profumi che vediamo in quelle belle confezioni nei negozi sono sottoposte a uno dei test più crudeli e antiscientifici che le menti malate dei vivisettori sono riuscite a concepire: si tratta del DRAIZE TEST, suddiviso in due tipi: il DRAIZE EYE TEST e il DRAIZE SKIN TEST, il primo consiste nell applicare negli occhi dei conigli le sostanze da sperimentare e di lasciarle sugli occhi finché essi non si infettano e non vanno in necrosi. Il secondo è simile, ma la sostanza è applicata sulla cute rasata dei conigli. Esistono vari metodi alternativi: si possono suddividere in biologici e non biologici. I primi riguardano lo studio sui procarioti che sono organismi unicellulari come virus e batteri; poi ci sono le colture cellulari. Qui vengono impiegate cellule intere che si ottengono prelevando poco tessuto umano e mettendole in un terreno di coltura adatto alla loro sopravvivenza. Le colture cellulari possono essere impiegate in farmacologia, oncologia, fisiologia, immunologia, genetica, biochimica, microbiologia, radiologia. Per quanto riguarda i metodi non biologici si può parlare di epidemiologia, che studia la frequenza e la distribuzione delle malattie nella popolazione. C è la statica che si occupa del trattamento dei dati numerici derivati da un gruppo di individui. Le banche dati, cioè la raccolta di tutti i risultati sperimentali riguardo un certo argomento e l archiviazione nei database del computer. Così si può evitare di rieffettuare ricerche identiche. L uso del computer, oltre all archiviazione dei dati è utile per l elaborazione finalizzata alla simulazione di procedimenti metabolici e funzionali del corpo umano. I dati nel computer

11 vengono analizzati mediante calcoli matematici e si possono utilizzare manichini con i quali si simulano le varie situazioni e le conseguenze sul corpo umano di incidenti stradali o di patologie. Esiste una legge che permette nelle facoltà di medicina di effettuare l obiezione di coscienza: cioè lo studente o il professore possono decidere di non vivisezionare gli animali e per questo motivo non devono essere discriminati in alcun modo. Ma le università si guardano bene dal far conoscere tale legge. Come già detto sopra, questo avviene perché gli animali sono meno costosi e più comodi e quindi fanno guadagnare più facilmente soldi e progredire in carriera. Esistono i mezzi sostitutivi ma purtroppo le università non hanno intenzione di riorganizzare i laboratori e di spendere soldi in qualcosa di utile. Alcuni siti sui quali ci si può documentare, non solo riguardo la vivisezione: in generale: per le pellicce: per l alimentazione: ::: I l c a v a l l e t t o ::: ::: ::: MONDO CANE... Riflessioni di uno pseudo giornalista che si finge un cane per non vivere in questo mondo umano... di Dax Una delle cose che più non sopporto di questo lavoro è il fatto che l'etica professionale mi impone di leggere i quotidiani. Che sono una palla (esclusa Liberazione.. non male quel giornale... ) tutti i giorni Berlusconi, Fini, Maroni... però è anche vero che sono fonti di informazioni preziose per rendersi conto in che cazzo di mondo vivete. Voi, intendiamoci, perché noi siamo cani e ce ne vantiamo. Ecco, per esempio, una serie di notizie prive di senso... L'allenatore Claudio Passarella è stato licenziato dal Corinthias. Riceverà per questo un indennizzo di un milione di euro... Dopo una battaglia giudiziaria durata sei anni, il giudice ha condannato a 10 giorni di arresto con la condizionale padre Pasquale Borgomeo e il cardinale Roberto Tucci di Radio Vaticana. Ancora da accertare il nesso tra elettrosmog e morti di leucemia a Cesano vicino Roma. Intanto i citofoni si mettono a recitare il rosario, e i cancelli automatici continuano ad aprirsi da soli... L'ultima finanziaria ha stabilito un contributo pubblico di un milione di euro alle "Radio Comunitarie". In Italia solo due hanno i requisiti: Radio Padania e Radio Maria... Ma va'!!!!!!!! Fermati a Roma 4 carabinieri e 2 poliziotti. Arrestavano chi non pagava la droga agli spacciatori a Trastevere. Io ho sempre pensato che tra ladri e poliziotti siano meglio i primi. Hanno più palle! Un certo Callisto Tanzi viene processato per i soldi pagati ai politici. I politici che li hanno presi invece no. Ovviamente i soliti noti

12 L'uranio impoverito non fa male. Non c è nessun nesso tra i linfomi e le leucemie. Lo sostiene il ministro alla difesa Antonio Martino. I 23 militari morti e i 124 ammalati tra le forze armate passate in Bosnia sembra siano dovute al fatto che i militari in missione si facevano troppe pippe!!!... E sappiamo tutti che oltre a far diventare ciechi (io e un mio amico di nome Gian.. abbiamo gli occhiali, qualcosa vorrà dire ) le pippe fanno venire anche la leucemia... Capitolo Tsunami. Già dimenticato??? Adesso esce fuori che il 50 per cento degli aiuti sono partiti ma così non è stato. Molti dovevano partire ma così non è stato. Molti dovevano partire ma non sono mai partiti. Non avevamo mai avuto dubbi in merito... Ho fatto già troppo male??? È così quando scrivi la verità... Noi ci ritiriamo discretamente... Andiamo al parco.. Una leccatina... un saluto Riprendiamoci gli spazi... e riappropriamoci dei nostri temi... di Dax May Day, Gay Pride, Street Parade antipro. Tre occasioni in meno di due mesi. Centinaia di migliaia di cittadini, tra loro diversi ma con il tratto comune dei diritti civili e sociali. Se vi intrecciamo l'esperienza e il dibattito intorno ai referendum sulla fecondazione assistita, non vi è proprio dubbio che questi temi abbiano occupato per mesi una parte non piccola della scena politica reale. Nonostante la politica ufficiale, quella apparentemente maiuscola altrove affaccendata, e anche nonostante un modo restrittivo di intendere e praticare i movimenti. Temi, in questo ultimo caso, benevolmente al margine. Il 25 giugno a Bologna, la street declina i temi dell'opposizione all'incipiente legge Fini sulle sostanze stupefacenti. Non solo: come ogni anno propone un programma alternativo di governo dell'intera materia. Una riforma dell'attuale legge 309 che tenga conto dell'esperienza di migliaia di operatori del servizio pubblico sulle tossicodipendenze, di milioni di consumatori, di pazienti che non hanno atteso una legge per impadronirsi del costituzionale diritto alla salute. E' un popolo, quello di Bologna, che si è manifestato altre volte e che è pronto a mobilitarsi a settembre o quando il governo deciderà, contro la conferenza che dovrebbe ratificare l'impianto coercitivo del disegno di legge Fini - Mantovano. Molte realtà locali, a partire dall'autunno, metteranno in cantiere una discussione sulle municipalità non proibizioniste: strategie nuove di approccio a droghe, prostituzione, privacy e sorveglianza secondo le modalità di pressione e partecipazione che un movimento globale ha in questi anni travasato nei nostri territori. Ringrazio la compagna Sole, del Centro Sociale Leoncavallo di Milano, per la preziosa collaborazione alla stesura del mio articolo. geyser:::::::laboratori Sociali ::::::::::::::::::::::::::::::per l ALTERNATIVA redazione: Alessio Lorusso, Andrea Crupi, Andrea Fogarollo, Andrea Sardella, Attilio Cerasani, DaX, Eleonora Aurecchione, Federica Rota, Francesco Caci, Gianluca Zoni, Laura Crupi, Maria Chiara Cappuccio, Mario Sumiraschi, Matteo Vigani, Nicoletta Ahmet, Roberto Raccanelli, Stefano Belloni [rete in costruzione] sito WEB sede Varese, Via Don Tazzoli 4 stampato in proprio

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