Libertà di ricerca e responsabilità sociale. Scienza, tecnologia e opinione pubblica

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1 Libertà di ricerca e responsabilità sociale. Scienza, tecnologia e opinione pubblica Venerdì 24 novembre 2006 CGIL nazionale, Roma Omer Bonezzi Presidente Proteo Fare Sapere Un ringraziamento a tutti per la presenza. Credo che sia prima di tutto necessario spiegare brevemente il senso dell iniziativa di oggi e delle altre che seguiranno. In una serie di incontri, sia all interno della Cgil Conoscenza che all interno della Cgil e anche all interno di Proteo Fare Sapere, di cui sono presidente, che è una associazione professionale parallela alla Cgil, si è cominciato a ragionare sul fatto che il Ventunesimo Secolo vede emergere ed esplodere temi che tradizionalmente erano confinati nei circoli accademici: i temi della scienza, della libertà di ricerca, della proprietà intellettuale, dei diritti individuali, temi dai quali lo stesso dibattito politico è fortemente condizionato. Abbiamo capito che il Sindacato doveva attrezzarsi per cominciare ad affrontare questa nuova area di problemi. Consapevoli della nostra non autosufficienza, abbiamo pensato di fare forse l unica cosa possibile: chiedere a delle persone esperte e competenti di darci una mano. Nell immediato, abbiamo progettato questo seminario, ristretto, ed altri tre della stessa natura, e la nostra intenzione sarebbe quella di arrivare a un forum, alla presenza del nostro Segretario Generale Epifani. E un lavoro rivolto ai ricercatori, ai docenti universitari, agli insegnanti. Ciò che vogliamo dire è che il sindacato cerca, ponendosi anche in una situazione di ascolto, di crearsi un idea e anche un pensiero meno labile su questi temi. Intanto, si è celebrato, il 10 di novembre, il congresso nazionale di Proteo Fare Sapere. In quella sede, si è deciso di istituire comitati tecnico-scientifici a livello regionale; l idea sarebbe quella di riunire proprio i nostri comitati tecnico-scientifici regionali, (mediamente una ventina tra ricercatori, docenti universitari e insegnanti, per ogni regione), in questa assemblea generale, in questo forum della ricerca, della scienza e della scuola. Il lavoro che avviamo è un tentativo, appunto, di dotare tutti noi di nuovi apparati concettuali, di strumenti di interpretazione delle cose, e soprattutto vedere se è possibile costruire una strategia

2 sindacale e professionale capace in qualche modo di rispondere a questi temi che fino a pochi anni fa, probabilmente, ci apparivano estranei. Quindi questo di oggi è, noi siamo, una sorta di gruppo di ricerca: Tutto viene video ripreso e poi ovviamente sarà depositato nei siti internet delle nostre rispettive organizzazioni. Verrà fatto un lavoro di traduzione scritta, verrà ripreso e trasmesso anche da Radio Radicale. Abbiamo inviato notizia di questo seminario (e lo faremo per i prossimi) alle cinquantamila persone che ricevono regolarmente la newsletter di Proteo Fare Sapere. Raggiungiamo oltre alla scuola una parte importante del mondo dell università e della ricerca. Ciò ha il significato e lo scopo di far sapere, quantomeno, che cominciamo ad affrontare questi temi. Io darei ora la parola a Gianna Cioni, ricercatrice del Centro Nazionale della Flc a cui va anche uno speciale ringraziamento perché ha dato un notevole contributo all impostazione di questo nostro seminario. Gianna Cioni Ricercatrice FLC-CGIL A me è stato dato il compito di spiegare un pochino di più, in particolare, l iniziativa di oggi, ma vorrei anche aggiungere qualche considerazione generale a quello che ha detto il Presidente di Proteo. Noi siamo abituati a pensare che il sindacato sia quel soggetto che deve difendere i diritti dei lavoratori, e questo è vero. Il problema è che i diritti dei lavoratori sono sempre di più dentro una società, una società che cambia, una società in cui le problematiche diventano sempre più complesse. La Cgil ha quest anno festeggiato i suoi cento anni; in questa storia io vorrei sottolineare un elemento: la Cgil si è battuta perché esistesse una Costituzione democratica, e oggi, negli ultimi anni, si è battuta per difendere questa Costituzione, una Costituzione in cui il lavoro e i diritti hanno una grandissima parte. Questo è il primo dei temi, e l altro tema è il tema della conoscenza. La Flc, che è nata da poco, è nata proprio come il sindacato della conoscenza, individuando la filiera intera della conoscenza, che va dalla scuola, dalla alta formazione universitaria, dalla formazione per tutta la vita, alla ricerca. Noi ci crediamo che questa filiera debba essere intera, e ci crediamo come Flc, ma ci crede la Cgil, che l ha posto come uno dei temi principali del suo impegno. Guardiamo la società di oggi, che è attraversata da enormi cambiamenti, enormi contraddizioni, che derivano ad esempio e questo è l argomento specifico di oggi dal fatto che, di fronte a avanzamenti della conoscenza, della ricerca, scoperte nuove, sempre più importanti, dopo un

3 periodo di grande ottimismo, che vedeva in questo la possibilità di risolvere tutti i problemi dell umanità, oggi emergono anche posizioni più critiche. La gente spesso ha paura della scienza, ha paura che la scienza vada a determinare un tipo di società che non condivide, o che non conosce. Il grave problema è però che nel nostro paese si va diffondendo un atteggiamento che poco garbatamente definirei di ignoranza: pensiamo a cose come la fiducia negli oroscopi, o peggio la diffusione delle sette, sul piano religioso, e tanti altri aspetti. Si tratta proprio di ignoranza rispetto a quello che è la scienza, a quello che è la ricerca, e quindi incapacità di porsi di fronte alla scienza e alla ricerca con un atteggiamento responsabile. Questa è la situazione in cui viviamo, ed è la situazione in cui si trovano gli insegnanti, che devono rapportarsi nell insegnare a questa realtà; parlo di insegnanti dei bambini; ma parlo anche dei docenti universitari che spesso non sono capaci di assumersi la vera responsabilità al riguardo, e penso anche al mondo della ricerca, che tende a chiudersi in una torre separata dal resto della società pensando di risolvere i suoi problemi. Poi succedono fatti come il referendum sulla procreazione assistita, in cui è stata l ignoranza che ha vinto, è stato il non capire e quindi il tirarsi indietro. Noi parliamo di libertà di ricerca, la libertà di ricerca è un elemento fondamentale, è un elemento sancito dalla nostra Costituzione, però - e lo diranno altri meglio di me, dopo, a cominciare da Carlo Bernardini, che di questo spesso fa una battaglia perché ci crede fino in fondo la libertà di ricerca non è esattamente la stessa cosa della libertà di opinione che anch essa è sancita dalla nostra Costituzione. La Costituzione dice che io posso esprimere la mia opinione, purché non offenda gli altri, e questa è la libertà di opinione. Ma la libertà di ricerca è qualcosa di ben più complicato perché, affinchè un ricercatore possa essere libero, occorre che la società lo metta nelle condizioni di poterlo essere: deve vivere in un certo ambiente culturale, deve essere in grado di arrivare a certi risultati, deve avere anche delle risorse per poter lavorare, e poi devono esistere dei vincoli. Allora, per sintetizzare, direi che noi stiamo vivendo in un periodo in cui la libertà di ricerca da un lato è negata, dall altro è una problematica di cui si ha paura. La risposta che invece molti scienziati sanno dare, e fra questi le persone che oggi abbiamo qui, è che libertà di ricerca non vuol dire non avere una responsabilità sociale. Il mondo della ricerca, così come il mondo della formazione e dell alta formazione, ha una responsabilità sociale. Poi c è tutto il problema della tecnologia, che è strettamente collegato con la ricerca; e anche di fronte ad essa, a mio parere per motivi di grande ignoranza, ci si pone con un atteggiamento che è un misto di assoluta fiducia, (e dipendiamo tutti dalla tecnologia), e di assoluta paura,(e cerchiamo

4 di dire semplicemente dei no, come tanti discorsi che sentiamo sulle biotecnologie, e anche di questo si parlerà oggi). Questo incontro è importante, sapevamo che non saremmo stati tanti, per mille motivi, ma di questo incontro rimarranno tracce, e cercheremo in tutti i modi di diffonderlo perché vogliamo veramente allargare la riflessione su queste tematiche. A questo seminario ne seguiranno altri due, che toccano analoghi problemi: il problema della libertà individuale, visto in modo non banale; l abbiamo sintetizzato come la libertà della persona: nascere, curarsi, morire; il testamento biologico; il rispetto del Dna Non sono problematiche banali, sono problematiche di fronte alle quali occorre interrogarsi. Il terzo seminario sarà sulla laicità dello Stato. Noi ci crediamo fino in fondo, laicità non vuole dire indifferenza, non vuol dire fare un passo indietro e non rendersi conto delle problematiche nuove che esistono in una società che è multiculturale, multireligiosa, eccetera. Quindi, di nuovo, il mondo della scuola, il mondo della formazione a tutti i livelli, su questo si deve interrogare: come crescere per riuscire a far fronte a queste problematiche. Nell incontro di oggi noi abbiamo voluto chiamare persone che lavorano, o hanno lavorato per anni, nell ambito della ricerca, in settori particolarmente rilevanti per i temi che affrontiamo. Ma abbiamo anche invitato persone che, direi, conoscono la società, conoscono la società da vari punti di vista, e possono anche testimoniare, al di là delle poche e generiche cose che io ho detto, quale sia proprio lo stato dell ignoranza o della conoscenza che esiste oggi nel nostro paese, di fronte a problematiche di questo rilievo. Ci saranno relazioni abbastanza brevi, ci sarà lo spazio per un dibattito, e ci saranno delle conclusioni, o meglio delle osservazioni per riprendere alla fine quello che è il ruolo del sindacato, ciò che il sindacato di fronte a questi temi può già cominciare a dire, e che cosa intende poi fare e dire nel futuro. Auguro buon lavoro a tutti noi. Carlo Bernardini Università La Sapienza e Direttore della rivista Il Sapere. Relazione introduttiva. Io ringrazio molto Proteo di questa occasione perché penso che, come diceva Gianna poco fa, vi sia un grossissimo problema di comunicazione. I mezzi di comunicazione non fanno quello che dovrebbero fare, l opinione pubblica è molto lontana da questi problemi, oppure addirittura li vede in un modo assolutamente inaccettabile, ma è difficile far critiche, è difficile commentare.

5 Io sono un grande estimatore della comunità scientifica perché mi sembra che sia una delle poche comunità che a livello mondiale è riuscita a raggiungere lo stato di comunità sovranazionale. Sovranazionale vuol dire, per noi che ne facciamo parte, la possibilità di comunicare con un cinese, un giapponese, un russo, un americano, e questo è assolutamente normale, non ci sono contrasti nel modo di intendere le cose o, se ci sono, li si può esplicitare con molta facilità. Ci sono alcuni episodi estremamente importanti che sono accaduti all interno di questa comunità, episodi di grande rilevanza internazionale, per tutti, non solo per la comunità scientifica. Io vorrei suggerire alle persone che si occupano di problemi di comunicazione di massa, di far sì che con tutti i mezzi possibili questi episodi vengano collocati su un qualche piedistallo della storia. Vi faccio degli esempi molto rapidi: per esempio la comunità dei biologi ha attraversato un momento drammatico quando è stata concepita l idea di armi biologiche. Devo dire che ho ammirato molto la reazione della comunità dei biologi, in quella occasione. Ci sono personaggi dentro questa comunità che secondo me valgono molto di più di Napoleone o di Garibaldi. Chi di voi ha sentito nominare Metterson? Metterson era un grande biologo, che è riuscito ad ottenere un bando delle armi biologiche, sollecitando nel modo corretto la sua comunità. Forse ci ha salvati, forse non saremmo qui a parlare, se non ci fosse stato questo bando. Purtroppo in questi giorni ho letto che i russi si sono rimessi a lavorare sulle armi biologiche. Trovate qualcosa su una rivista, di nicchia però, che si chiama M Y T Technology Review, l edizione italiana; c è un lungo articolo su questo problema della rinascita di attività che possono essere rilevanti per le armi biologiche in Russia. Ma state a guardare, vi raccomando di stare a guardare con cura perché probabilmente ci sarà un nuovo intervento della comunità, che si risveglia con facilità su queste cose. Ecco, questo è un episodio che bisognerebbe esser capaci di raccontare bene alla pubblica opinione, perché farebbe aumentare la fiducia nell autocontrollo della comunità dei biologi. La comunità scientifica si divide in molti settori, necessariamente, per competenza. Vi racconto un altro episodio, in cui sono coinvolti i fisici, che mi ha sempre impressionato molto. Voi siete tutti molto giovani e non so se ricordate il colonnello Powers. Il colonnello Powers volava con un aereo spia U2, volava tranquillo sulle steppe siberiane, quando Krusciov dette ordine di abbatterlo con un missile terra-aria per far vedere il livello che l Unione Sovietica aveva raggiunto nella tecnologia missilistica. Così puntualmente accadde: il missile di Krusciov abbatté l U2 di Powers, l aereo finì malamente a terra e invece Powers si salvò e fu catturato. Fu poi messo su un carro e portato in giro per i villaggi, a far vedere la preda che la grande tecnologia sovietica aveva catturato, grazie all uso di questi missili di precisione terra-aria: non era uno scherzo tirare giù un aeroplano a trenta chilometri di quota! Chi di voi ha letto queste cose, forse si ricorda che fu un momento drammatico della guerra fredda, un momento in cui si ruppero tutte le relazioni internazionali. Siamo all inizio degli anni sessanta. Allora rompere le comunicazioni internazionali voleva dire che non partivano delegazioni né da una parte nè dall altra, che non c erano incontri di nessun tipo. Ma: i fisici fecero ugualmente la conferenza di Rochester, che era la classica conferenza periodica dei fisici delle alte energie. Vennero i sovietici, c erano gli americani e parlavano, chiacchieravano, chiacchieravano nei corridoi. In qualche modo sfuggirono alle maglie. Io lo trovo un episodio straordinario. Il fatto che un pezzo della comunità scientifica fosse addirittura più forte di questo scontro ideologico tra due blocchi inconciliabili, insomma, non era una cosa da poco. E di nuovo questo mi dette una grande fiducia nel fatto che, se ci mettevamo in campo nel modo corretto, per

6 valutare anche dal punto di vista etico queste cose, la comunità scientifica poteva arginare molte perversioni, addirittura dell umanità nel suo complesso. Continuo a pensare che questa capacità, questo potere, in qualche modo, almeno in germe ci sia. Il problema è quello di attivarlo correttamente, ed è anche quello di attirare l attenzione dell opinione pubblica su questo strumento dei rapporti tra le persone, su questo strumento che passa attraverso una cultura. Una cultura particolare di cui l opinione pubblica non ha molta coscienza, e che tratta in un modo che tutto sommato non è tanto lontano dalle volgarità che abbiamo visto negli ultimi cinque anni, dalla mentalità, come dire, aziendalistica di una gentildonna come la signora Moratti e suoi accoliti. La gentildonna, appunto, ha premuto il pedale sulla cosiddetta mentalità aziendalistica e ha esplicitamente dichiarato, in più occasioni, che la cosa migliore era di finalizzare tutto ciò che va sotto il nome di attività di ricerca, allo sviluppo, alla crescita dell economia del paese. Le sue parole sono state prese alla lettera, per esempio, da un certo Pistella, che voi avrete sentito nominare, il quale, il 17 febbraio di quest anno, sul Sole 24 Ore, ha dichiarato che finalmente era riuscito ad introdurre lo spirito aziendalista nel Consiglio Nazionale delle Ricerche. Non c è riuscito in realtà, però ha fatto tutto quello che poteva per ottenere questo risultato. Vi ho detto queste cose semplicemente per dire che questi sono pezzi di informazione che mi sembra che non siano a disposizione dell opinione pubblica. Queste cose non hanno dietro un dibattito, una passione, un opinione forte, sono notizie e basta, e la gente non capisce: ma ha ragione Pistella, ha ragione la Moratti? Questi qui che vogliono? Qualche anno fa, cioè nel 2003, dopo un primo incontro al Cnr, organizzato da un gruppetto di noi, ci venne in mente che una cosa che si poteva fare per la pubblica informazione era quella di introdurre alcuni elementi di storia patria, che tutto sommato sembra che generalmente sia apprezzata. Perlomeno ci sono alcuni personaggi importanti che spesso dichiarano di apprezzare questo, per esempio i Presidenti della Repubblica. Sia Carlo Azeglio Ciampi che Giorgio Napolitano di recente hanno detto di apprezzare il fatto che nella storia di Italia ci siano attività di ricerca, nel settore delle scienze, che val la pena di valutare e rivalutare. Io sono stato molto contento, quando ho sentito questi pronunciamenti, sia in passato che di recente. A quell epoca avevamo ideato una cosa, che poi si fece, ma di cui abbiamo ancora le relazioni, e che avevamo intitolato Un passato da salvare. Perché quello che avevamo capito era che i berluscones avevano questo difetto gravissimo, che erano persone di una ignoranza mostruosa, non sapevano che cosa c era in questo paese, a parte le aziende, la pubblicità e le televisioni, insomma, non avevano la più pallida idea. In quel convegno venne un sacco di gente, qualcuno è scomparso, purtroppo, per esempio c era Paolo Silos che raccontava quello che era successo di importante nel settore dell economia. C erano persone che parlavano del settore geologico e sismologico, c erano persone che parlavano della chimica, che è una delle cose da guardare con la lente di ingrandimento per capire bene come è fatta la chimica italiana, su cui qualche perplessità avrei anche io. C era chi parlava della fisica, dell informatica, insomma, di tutto quello di cui si poteva parlare. Da quello che si capiva, in tutto il Novecento, nonostante le difficoltà gravi della cultura nazionale c erano degli elementi di grandissima qualità, elementi che ci avevano consentito di far parte di quella comunità sovranazionale che vi dicevo prima. Perché, per stare nella comunità

7 sovranazionale, quella degli scienziati senza etichette nazionali, bisogna essere accettati, c è poco da fare. Qui si parla tante volte di valutazione, ma poche volte io ho visto casi così straordinari di valutazione spontanea, come quella che viene espressa nella comunità scientifica internazionale. È un meccanismo quasi ovvio di promozione interna, pieno di piccole storture, anche di conflitti di tipo internazionale. Uno dei crucci che potremmo avere, di cui per esempio posso parlare con facilità per quanto riguarda la fisica, è il numero di Nobel rubati al nostro paese, che non abbiamo mai difeso con la dovuta intensità, un numero enorme, a cominciare dal famoso esperimento Conversi Pancini Piccioni che non ha mai preso il Nobel anche se è l inizio della fisica detta delle alte energie, o Bruno Pontecorvo, che non prese il Nobel perché era andato in Unione Sovietica; Bepo Occhialini; Bruno Rossi; Oreste Piccioni. È vero che Emilio Segre aveva preso il premio Nobel per l antiprotone, ma l antiprotone era uno scherzo in confronto all antineutrone. Oreste Piccioni provò sperimentalmente l esistenza dell antineutrone: niente Nobel. Bruno Tuschek tutti i laboratori del mondo, in questo momento in cui si fanno alte energie, hanno un anello di accumulazione. Bruno Tuschek, se prendete un libro americano, sulla storia della fisica contemporanea, andate a guardare sull indice analitico, Tuschek non c è, si dice che gli anelli di accumulazione sono stati scoperti in Francia. Insomma, ci sono una quantità di cose nella comunicazione che vanno rimesse a posto. L opinione pubblica non sa nulla di tutte queste cose, e invece potremmo fare molto. Siccome sono diventato molto vecchio e la mia creatività si è ridotta a zero io mi sto dedicando a corpo morto alla storia della fisica, alla storia delle scienze, perché penso che questo possa anche influire in qualche modo sull attività didattica, sull insegnamento, e così via. Nel guardare il panorama generale della situazione nella quale ci troviamo, mi sono accorto che è vero che la comunità scientifica italiana, tutto sommato, è ben inserita nella comunità sovranazionale, cioè in questa comunità allargata in cui più o meno ci conosciamo tutti, o perlomeno corrispondiamo con estrema facilità sulle idee che maggiormente ci interessano. Però la struttura della attività scientifica nel nostro paese è una struttura assolutamente anomala, è diventata più anomala di quanto potesse esserlo prima. Mi pare che la riflessione su questo non stia venendo fuori, devo dire, con molto dispiacere, nemmeno sulle gazzette della nostra parte, anche se molto spesso parlandone con l attuale Ministro, con Fabio Mussi, mi rendo conto che è cosciente di questo, però la gente non sa che cosa sta veramente succedendo. Quindi fatemi spendere due parole su questa anomalia della struttura organizzativa, chiamiamola così. Dunque, ci sono due tronconi, che sono la ricerca pubblica e la cosiddetta ricerca privata, la ricerca nel settore industriale. La ricerca pubblica tutti quanti siamo convinti che debba essere, appunto, finanziata da denaro pubblico, e non sottoposta a vincoli di sorta, ma il vincolo più importante da eliminare è quello che influisce sulla possibile trasparenza. Uno dei problemi della ricerca privata è quello della trasparenza; invece, nel caso della ricerca pubblica, la ricerca pubblica deve essere, per ragioni di principio, completamente trasparente. La trasparenza garantisce automaticamente la valutazione dei pari, come si dice, cioè se una cosa contiene delle fesserie, questo viene immediatamente a galla. Molto spesso gli sbagli possono essere anche intelligenti, non dico di no, però l importante è accorgersene, valutarli e dichiarare come stanno le cose. Quindi non è che gli sbagli non si facciano, anzi gli sbagli vanno fatti in pubblico, è un

8 requisito essenziale e in qualche caso ci sono delle lobbies che cercano di affrancarsi da questa valutazione. Se volete io sono pure disposto a fare nome e cognome, non ho nessuna remora su questo, sono pronto a fare dei nomi, specialmente cominciando dalla fine dell alfabeto, dalla lettera Z per intenderci La ricerca pubblica, quindi, produce un certo numero di risultati che vengono a conoscenza del pubblico, il quale però non li sa leggere, ma, insomma, sono a disposizione di chi ha voglia di fare la fatica di capire. Viene finanziata, e non voglio fare lagnanze sui soldi, che pure ci sarebbero da fare a bizzeffe, viene finanziata con una certa cifra che in questo momento, con questa finanziaria, con questo governo, è la metà del finanziamento che va alla privata. Ma quello che si intende per ricerca privata, generalmente è ricerca di mercato: 700 milioni alla ricerca di mercato, contro 350 sto dicendo numeri all ingrosso nella ricerca di base. Quando era Ministro Luigi Berlinguer aveva messo in piedi una commissione di cui facevano parte: Patrizio Bianchi, Angela Iraghi, io, Bruno Trentin, c era un certo numero di persone, e avevamo fatto una prima indagine sul livello di comprensione dei problemi delle tecnologie avanzate da parte degli imprenditori. La parola analfabeti è insufficiente per qualificare il grosso di questi personaggi, eppure sono quelli che governano l economia del paese. Naturalmente su un imprenditore analfabeta non c è controllo, decide lui, e che cosa decide? Cerca di fare delle cose che gli danno dei profitti a breve. Vogliamo fare ricerca per l innovazione tecnologicamente avanzata? Non se ne parla nemmeno: tempi lunghi, profitti non ce ne sono, nemmeno sentirne parlare. Allora avevamo discusso su che cosa fare, ed era venuto fuori intanto che nel paese manca, un po anche per colpa delle facoltà di ingegneria, una figura professionale importante, che viceversa in altri posti del mondo si trova come una figura centrale. Eppure, nel famoso passato da salvare, l abbiamo avuta questa figura, ed è la figura del cosiddetto sistemista. Che cosa è un sistemista? Un sistemista è una persona che ha studiato abbastanza per capire quello che c è nella letteratura scientifica, e quindi capisce i risultati, ma non è lui un operatore che produce questi risultati, lui li mette insieme per fare una cosa che non c era prima: uno strumento, un apparecchio, per introdurre una tecnologia che non c era prima. Questo sistemista, in paesi civili, ha dei gruppi finanziari a cui rivolgersi, un po diversi dalle nostre maledette banche. Ha i gruppi finanziari che maneggiano i capitali di rischio, venture capitals come vengono chiamati nel linguaggio internazionale degli economisti, e questi hanno un buon gruppo di consulenti a cui dare da valutare le proposte dei sistemisti. I consulenti le valutano, e in paesi come la Francia o gli Stati Uniti, su dieci proposte che vengono valutate positivamente, otto in media non producono grandi profitti, ma due fanno profitti con cui il gruppo finanziario si risarcisce di qualunque altro investimento meno fortunato. Naturalmente la chiave di volta di questo sono i consulenti. Ora, pretendere, morattianamente, che per esempio il professore universitario, o i ricercatori degli enti, facciano i manager in proprio, che vadano a lavorare per l industria, è una follia. E qui in Italia.ci sarebbero i capitali per fare queste cose.

9 Le fondazioni bancarie hanno in tasca capitali per tre finanziarie, hanno in mano ottanta miliardi di euro, e ne fanno un uso discrezionale, per attività culturali. Così quei fondi vengono usati per cose che la maggior parte di noi non sa né che sono né come vengono decise, e poi si fanno drammi non per gli ottanta miliardi delle fondazioni bancarie, ma per i trecento milioni della ricerca in Italia. Ma vi rendete conto? come se quelli non fossero soldi nostri. Ma da qualcuno arriveranno questi ottanta miliardi delle fondazioni bancarie! Nessuno sa spiegarmi come fanno le fondazioni bancarie a arrivare a ottanta miliardi. Ovviamente sono i soldi che vengono dalle banche. Ci sono i regolamenti, ma si guardano bene dal metterli in piazza. Allora, ammetterete che c è qualcosa che non va. Dicevo, c è una massa di analfabeti che gestisce i problemi della produzione. Naturalmente ci sono anche i grandi manager, per carità, ma c è Pistorio, e ditemene un altro. C è Pistorio, ma non può bastare un Pistorio per fare una grande industria italiana. C è un numero enorme, spropositato, di piccole e medie imprese che non ci pensano nemmeno lontanamente a fare cose un po avveniristiche, cose che ci permetterebbero di competere o con i cinesi o con gli indiani. Questi gruppi non assumono una persona veramente colta, una. Eppure insisto, noi, il grande sistemista, l abbiamo avuto, è uno dei migliori esempi della storia, si chiamava Guglielmo Marconi. Più sistemista di quello! Ma vi rendete conto? Un autodidatta, che aveva imparato a leggere la letteratura scientifica, che aveva capito che il signor Herz aveva inventato i poli elettromagnetici, che poi sono le antenne, che il signor Popof aveva costruito delle antenne con le quali aveva fatto un rilevatore di fulmini. Non era poco. Marconi aveva capito che c era questa roba. Poi c era un omino, un professore di liceo, Temistocle Calzetti Onesti. L avete mai sentito nominare? Temistocle Calzetti Onesti era un grosso personaggio delle tecnologie italiane, aveva inventato il coherer, era una galena, insomma, con cui si faceva un rivelatore di onde elettromagnetiche. Non basta, il signor Marconi era in grado di leggere i lavori del signor Ivissyd, un inglese, il quale aveva teorizzato che gli strati alti dell atmosfera fossero ionizzati dall ultravioletto, e che la presenza di elettroni liberi ad alta quota fungeva da specchio delle onde elettromagnetiche. Per cui, grazie alla riflessione sugli strati alti, si potevano fare le trasmissioni intercontinentali. Se voi guardate i giornali d epoca, io sono andato a guardarli, Marconi era celebrato come quello che aveva salvato più vite umane, perché a quell epoca si naufragava spesso con le navi, e improvvisamente SOS SOS veniva trasmesso per via radio alle antenne a terra, mandavano il soccorso e la gente veniva salvata in alto mare dall invenzione di Marconi. Marconi era un italiano trattato malissimo dal sistema italiano; se ne andò in Inghilterra e fece la Marconi Wireless, che esiste ancora, e forse è l unico grande sistemista che noi abbiamo avuto in Italia, è un sistemista esemplare. Ma se voi leggete, e ve lo suggerisco perché è una lettura interessante, la storia della Bell Telephone Company., è una storia da lasciare a bocca aperta, un laboratorio enorme che lavorava su problemi di valvole per telecomunicazioni. insomma, un industria che faceva ricerca avanzata con i soldi suoi, non con i soldi pubblici, come questi disgraziati in Italia che ci fanno ricerche di mercato. Vogliamo mettere riparo in qualche modo? Io penso che una cosa assolutamente essenziale per raggiungere dei livelli decenti, sostenibili, comprensibili dall opinione pubblica, sarebbe quella di aprire finalmente un tavolo quasi permanente, in cui tutto il sistema confindustriale e il sistema della ricerca pubblica si confrontano, e se le cantano e se le dicono in faccia anche duramente,

10 con reciproco vantaggio. Anche la ricerca pubblica campa meglio se le tecnologie sono sviluppate, questo è fuori dubbio, ma questo non vuol dire che le debba sviluppare da sé. Insomma, tutte queste cose vanno portate in piazza, vanno portate in piazza con una documentazione forte, vincente, con una documentazione che permetta di stimolare proposte di cambiamento. Qui, se noi non ci muoviamo da una tradizione di immobilismo e separatismo, e se continuiamo a vivere in questo paese fatto a tronconi, di pezzi in cui da una parte c è una estrema difesa delle prerogative accademiche, dall altra una estrema difesa del capitale in mano a persone che ne dispongono come vogliono, di governi che o ideologizzano le cose, o non riescono a decidere sul tipo e sulla natura dei provvedimenti, che sono sottoposti a spinte di tutti i possibili tipi. siamo all ultima occasione possibile. Il governo attuale a me sembra l ultima occasione possibile per liberarsi da un modo di operare dell Italia, degli italiani, da cui ci dobbiamo staccare, ci dobbiamo staccare in fretta. Quindi bisogna usare tutti i mezzi di comunicazione per spiegare alla gente come stanno le cose, in modo realistico, in modo convincente, con esempi, facendo riferimento a cose che sono state, a cose che potrebbero essere, parlando di proposte, apertamente. Io credo che una certa vivacità nel popolo ci sia ancora, un certo desiderio di capire sia ancora in piedi. Be, attiviamolo. Grazie. Manuela Giovannetti Ordinario di Microbiologia, Università di Pisa, Coordinatore della Banca del Germoplasma IBG "International Bank of Glomeromycota" La scienza e la paura delle biotecnologie Io ringrazio prima di tutto Proteo per avermi dato l occasione di parlare di un argomento sul quale imperversa l ignoranza, e di cui quindi cercherò di far capire alcune cose: le biotecnologie. Partirei dalla definizione di biotecnologie che ha dato la Federazione Europea dei Biotecnologi. La definizione, un po arida, è questa: la biotecnologia è l uso integrato di microbiologia, biochimica e ingegneria, al fine di realizzare l applicazione industriale delle capacità potenziali di microrganismi, cellule o parti di essa. Cosa vuol dire? Vuol dire che la biotecnologia è strettamente connessa all applicazione industriale, all industria, e che alla base della biotecnologia, per molti anni, ci sono stati microrganismi; adesso anche cellule o parti di essa, però all inizio delle biotecnologie, gli organismi che erano alla base di questa erano i microrganismi. La parola microrganismi è già legata a una paura, perchè la parola microbi è quasi sempre collegata alla parola germi, cioè si pensa al microbo e si pensa alla malattia.. Faccio un esempio che è tratto da Repubblica di qualche mese fa, citava: La cravatta è un covo di batteri, medici non indossatela più. Innanzitutto covo di batteri, come covo di ladroni, covo di vipere, quindi il batterio è una cosa negativa. Un altro esempio: l Ansa citava un articolo di febbraio del 2006, e riportava: Milioni di batteri sui sedili della metropolitana di Londra. Sfido, per forza che ci sono, mi meraviglierei che non ci fossero. Però si gioca sulla paura e sull ignoranza. Poi ancora citava: Dai virus influenzali a quelli della tubercolosi, allo stafilococco aureo resistente alla penicillina, il micidiale superbatterio che imperversa negli ospedali del Regno Unito. Prima di tutto, imperversa dappertutto, poi battezzarlo superbatterio insomma Poi ancora Alcuni dei batteri annidati sui sedili della metropolitana di

11 Londra, che ha individuato sugli stessi oltre tre milioni di microbi. Che cosa vuol dire tre milioni di microbi? Vuol dire niente, perché in un grammo di sporco, di qualunque sporcizia, ci sono dei miliardi di microrganismi. Quindi che ci siano tre milioni di microbi poi, dove? In un centimetro quadrato, in un sedile, in tutta la metropolitana. L ignoranza quindi è già nei nostri mass media. Dicevo, c è una paura ancestrale legata ai microrganismi e alla parola microrganismo, ce l abbiamo nella nostra storia perché basta pensare alla pesta nera del Medioevo, alla peste dei Promessi Sposi, a Manzoni, a Camus, quindi abbiamo dei ricordi, ancestrali, di paura, fino all influenza spagnola che, molto prima dell Aids è stata la vera prima malattia globale, che ha fatto cinquanta milioni di morti. Quindi una paura fondata su qualcosa, sicuramente. Anche il nostro immaginario fotografico è pieno di film dove si istilla la paura dei microrganismi, anche quando questi microrganismi sono utili e salvafici per gli esseri umani. Per esempio, prendiamo la Guerra dei Mondi, dove avevamo avuto l invasione degli alieni e questi alieni poi muoiono perché sono attaccati dai nostri microrganismi a cui non erano abituati. E in effetti Georg Wells nel suo libro già lo diceva, diceva appunto: Sparsi per ogni dove c erano i marziani morti, uccisi dai bacilli della putrefazione e del contagio, contro i quali i loro organismi non erano preparati. Salvifici ma pur sempre bacilli della putrefazione e del contagio. Anche in questo caso Wells, insomma, non è precisissimo, però questa è l idea che abbiamo dei batteri, dei microrganismi: bacilli, putrefazione Su queste paure molte persone hanno giocato, e io ricordo solo quel signore che all Assemblea delle Nazioni Unite aveva agitato una provetta che a suo dire era piena di antrace io non so cosa ci fosse veramente - e disse che appunto un cucchiaino di questa polvere aveva costretto il Senato degli Stati Uniti a chiudere nell autunno del Quindi fece una gran paura al mondo, voleva da tutti l autorizzazione a fare una guerra, e una delle cose che diceva era che l Iraq aveva dichiarato ottomila cinquecento litri di antrace, invece secondo lui ne aveva venticinquemila litri. Poi non sono stati trovati, ma questo è un altro discorso. Quindi sulla nostra paura giocano anche i politici, eccetera. Allora cerchiamo di capire se davvero dobbiamo aver paura, prima di tutto degli organismi e poi delle biotecnologie. Le specie di microrganismi dannosi sono pochissimi, mentre centinaia di specie sono utili, benefiche, e noi le usiamo tutti i giorni, ce le mangiamo tutti i giorni, proprio con le biotecnologie. Perché le biotecnologie sono state utilizzate da millenni per produrre, senza conoscere che stavamo utilizzando biotecnologie. Così, senza aver mai visto microrganismi perché i microrganismi sono stati visti per la prima volta nel 1600, questi si usavano per produrre cibo, come pane, formaggio, yogurt, per produrre bevande come vino e birra, e anche farmaci, antibiotici, cortisone, eccetera. Quindi, i primi cibi biotecnologici sono stati il vino e il pane, e la birra. Già i sumeri, tremila anni prima di Cristo, avevano imparato a utilizzare microrganismi per produrre il formaggio, per esempio. Non starò qua a farvi l esempio di tutti i cibi e di tutto, ma solo una breve carrellata. Vi mostro un bel bassorilievo che era conservato nel museo di Bagdad, non so se ci sarà ancora, dove appunto i Sumeri raccontavano come si fa a fare il formaggio. Solo per tornare ai nostri bacilli, che non sono quelli della putrefazione del contagio, ma sono microrganismi utili, faccio solo l esempio del formaggio, uno per tutti. Pensiamo alle centinaia di formaggi che noi mangiamo tutti i giorni, e facciamo una fettina sottilissima, per esempio del grana, che ha dentro delle micronicchie. Nelle micronicchie del grana noi troviamo i bacilli, che danno la maturazione al

12 formaggio e conferiscono a questo tutti i sapori e le proprietà organolettiche che ne fanno una prelibatezza. Poi, solo per fare un altro esempio di utilizzazione di microrganismi, oggi noi siamo assaltati dalle pubblicità di questi probiotici, latti fermentati, yogurt, che sono prodotti coi microrganismi. Però, vedete, nell etichetta è scritta una parolina magica, non si parla di batteri e di bacilli ma si parla di fermenti: otto fermenti probiotici, vivi ed attivi. Benissimo, questi non fanno paura: la parola microbi fa paura, la parola fermenti no. L industria ha approfittato di questo, tanto è vero che ci ha fatto poi accettare un altro microbo, che era, insomma, un po ostico, un microrganismo scoperto da non tantissimi anni, si chiama bifido e ce l ha fatto raccontare da una bella ragazza, da Alessia Marcuzzi, che ci dice: Io ho io il mio bifido che mi aiuta. Certo, questo è un bifido batterium, è importantissimo per noi, e lei ci ha raccontato, ci ha fatto conoscere questo bifido, addirittura, appunto, a lei la riesce a mettere in regola, è un amico. Se andiamo a leggere l etichetta di questi prodotti, leggiamo ancora la parola fermenti. Quindi, il prodotto microrganismo contiene una combinazione di miliardi di fermenti vivi e attivi. Ci danno i nomi, e poi ci dicono che ce ne sono, in ogni vasetto, quaranta miliardi, sempre di fermenti vivi e attivi, e in questo modo noi ce li mangiamo, ce li beviamo tutti i giorni perché non ci fanno paura. Qualcuno si può chiedere: Ma è vero che questi probiotici sono utili?. Faccio solo vedere una copertina recentissima di Science dove il nostro intestino, dove vivono questi microrganismi, è stato addirittura chiamato The tube of life, quindi il tubo della vita che noi abbiamo, che è il nostro intestino, dove vivono dai dieci ai centomila miliardi di microrganismi, il cui genoma è stato metasequenziato, diciamo così, è stato fatto il metagenoma di questi microrganismi ed è stato trovato che possiedono cento volte più geni di quanti ne possediamo noi. Quindi noi siamo proprio un organismo in simbiosi. Solo per curiosità direi che il peso di questi organismi è circa un chilo e due. Poi, per chiudere sulla utilizzazione e sui motivi per cui se ne parla tanto, c è il fatto che l Europa ha speso 15 milioni di euro, dal 95 al 2004, nella ricerca relativa a microrganismi e in tutto il mondo il mercato dei probiotici vale circa 6 miliardi di dollari. Quindi i microrganismi,: non ci fanno più paura quando li abbiamo battezzati in un modo speciale, li abbiamo chiamati fermenti. Ovviamente, le biotecnologie che sono state, appunto, utilizzate da noi per produrre cibi e bevande, sono anche alla base, da cento anni circa, di produzioni industriali che riguardano sostanze farmaceutiche. Farò l esempio solo della penicillina e del cortisone, ma sono centinaia le sostanze farmaceutiche che sono prodotte attraverso le biotecnologie. L esempio della penicillina è proprio adatto per ritornare alla definizione di biotecnologie. In effetti, dai tempi di Fleming che scoprì il penicillium, capace di produrre la penicillina, l industria ha fatto molti passi avanti. I primi ceppi producevano pochissima penicillina, cinquanta milligrammi per litro, e l utilizzazione della genetica e della microbiologia, ha fatto sì che poi si avessero dei ceppi che ne producevano mille volte tanta. Le scienze ingegneristiche hanno migliorato il processo produttivo, hanno migliorato i fermentatori e hanno abbassato i costi di produzione. Non è uno scherzo che la penicillina in pochi anni sia passata, a quel tempo, da diecimila lire al grammo a trenta lire al grammo. Questo dà un idea dell importanza industriale. Lo stesso si può dire del cortisone. Pensate che il cortisone veniva estratto dalla bile bovina e per fare un chilo di cortisone occorrevano seicento chilogrammi di un acido che appunto si estraeva dalla bile. Dopo che si scoprì che alcuni microrganismi, in particolare erano delle muffe, erano capaci di trasformare gli steroidi in cortisone, il prezzo del cortisone passò, in due anni, dal 49 al 51, da duecento dollari a dieci dollari al grammo. Questo per dire quanto sono stati importanti i microrganismi e le biotecnologie anche per la produzione di sostanze farmaceutiche. A partire dagli anni settanta del secolo scorso, a queste, che io definirei le biotecnologie classiche, si sono aggiunti altri tipi di biotecnologie, con l ingegneria genetica che

13 permette di trasferire i geni da un organismo a un altro. Quindi abbiamo nuovi microrganismi che si chiamano transgenici perché hanno geni diversi, oppure organismi geneticamente modificati. Anche in questo caso, come nel caso delle biotecnologie classiche, le nuove biotecnologie, l ingegneria genetica ha prodotto delle molecole fondamentali per la cura di molte malattie, cominciando dall insulina, fino ai vaccini, o agli interferoni. L esempio dell insulina è un esempio classico perché è dal 1982 che centinaia di migliaia di diabetici in tutto il mondo usano l insulina. Siamo riusciti a prendere geni che producevano insulina nelle cellule del pancreas e trasferirli in un batterio, che si chiama escherichia coli, un bacillo, e questo batterio l abbiamo coltivato nei fermentatori industriali, che sono molto simili ai fermentatori in cui si fa la birra, e questo è diventata una macchinetta che per noi produce insulina. Quindi, se pensiamo al mondo delle biotecnologie, abbiamo le biotecnologie classiche, all interno di queste biotecnologie classiche troviamo un pezzetto che riguarda l ingegneria genetica, sempre prodotta, però, da industrie farmaceutiche. La discussione mondiale si è accesa quando, dalla clonazione di microrganismi come l escherichia coli, di cui parlavo prima, si è arrivati alla clonazione di organismi superiori. Il tema invece di cui sono più esperta, e di cui parlo, è quello che è stato comunque al centro del dibattito mondiale e che riguarda, appunto, le piante geneticamente modificate, cioè, quando dalla produzione in un ambiente confinato, come era quello delle industrie farmaceutiche, si è passati alla coltivazione in campo aperto, e successivamente alla produzione di cibo transgenico. Anche qui abbiamo avuto a che fare con le paure perché quello che mangiamo ci interessa molto da vicino, perché queste piante che producevano cibo, dovevano fare da cibo per noi, e anche perché poi venivano coltivate in campo aperto e quindi ci potevano essere dei problemi di diffusione dei transgeni nell ambiente. Tanto per avere un idea, dal 94 ad oggi è stata autorizzata la coltivazione in molti paesi di queste piante e vediamo che nel 96 eravamo a 1,6 milioni di ettari, nel 2005, l ultimo dato che abbiamo, nel mondo si coltivano 90 milioni di ettari di queste piante. I paesi che ne producono di più sono gli Stati Uniti, l Argentina, il Brasile e il Canada, seguiti e tallonati dalla Cina. Le piante importanti sono quattro: la soia, il mais, il cotone e il canola, che è il colza. Però, la pianta che in assoluto è la più coltivata, quasi sessanta milioni di ettari di questi novanta, è la soia transgenica. Qualcuno si potrebbe chiedere perché proprio la soia, non che ci siano tutti questi vegetariani nel mondo. La soia è coltivata perché viene data da mangiare agli animali per fare bistecche e gli hamburger. Vediamo invece quali sono le modificazioni genetiche che hanno avuto più successo. Sono due tipi, fondamentalmente, quelle che rendono le piante capaci di resistere agli erbicidi, e quella che rende capaci le piante di produrre delle tossine che sono in grado di uccidere gli insetti, i parassiti, e quindi di resistere. La pianta transgenica in assoluto più coltivata nel mondo, oltre i sessanta milioni di ettari, è la soia resistente agli erbicidi. Poi abbiamo un pochino di mais, con la resistenza agli erbicidi. Varie organizzazioni di cittadini, consumatori, riviste scientifiche, associazioni di scienziati, si sono posti domande relative ai rischi. Le domande sono state fondamentalmente due: uno, i rischi per la salute legati al consumo di cibo transgenico e, due, i rischi per l ambiente legati alla coltivazione in campo aperto delle piante geneticamente modificate. Prima la Food and Drug Amministration negli Stati Uniti, e poi successivamente l Agenzia Europea Elsa, hanno stabilito un principio che è chiamato di sostanziale equivalenza. È un principio che

14 mette allo stesso livello, rende uguali sia le piante transgeniche che le piante non trasformate, isogeniche, che abbiano la stessa composizione chimica. Quindi si fa un analisi del contenuto in proteine, grassi, zuccheri, vitamine e quant altro e, se sono comparabili, si dice che sono sostanzialmente equivalenti, e quindi si accettano per il consumo. I dossier sulla sostanziale equivalenza vengono preparati dalle aziende produttrici questo non è di secondaria importanza e comunque gli studi che vengono fatti per la sostanziale equivalenza sono studi di tipo agronomico, nutrizionale, ambientale, oppure relativi alla salute umana. Finora un importanza piuttosto minore è stata riservata alla caratterizzazione molecolare delle piante e del cibo geneticamente modificato, all organizzazione del genoma dopo che si erano inseriti i transgeni. Devo dire che alcuni scienziati avevano già cominciato nel 99 a lavorare su questo, perché ogni volta che un gene è inserito in un organismo, teniamo conto che non si inserisce mai un gene ma si inserisce sempre un pacchetto di geni, quindi, ogni volta che si fa un organismo transgenico, il funzionamento delle vie metaboliche fondamentali può essere cambiato. Appunto nel 99, già Nature aveva pubblicato un lavoro intitolato Il metabolismo secondario e i rischi dei transgenici. Successivamente i lavori sono andati avanti, e io vi ho portato solo due di quelli che io giudico più importanti, nel 2003, Macarevic, sulla rivista Plant Molecular Biology aveva pubblicato un articolo dove evidenziava che i transgeni, il costrutto transgenico, tutti i geni che venivano inseriti nella pianta transgenica subivano dei riarrangiamenti. Questo lo aveva provato in due diverse varietà di avena, e si rimescolavano alla rinfusa. Aveva addirittura usato un termine: scramble, come scramble egg, quindi uovo strapazzato. Questo è lo schema dello strapazzamento di questi geni, dei costrutti genici che, inseriti nell avena, si erano poi riarrangiati. L altro lavoro che ho portato per farvelo vedere, è pubblicato su Transgenich Research, che è una rivista che si occupa appunto di transgenia. Anche qui veniva riportato uno studio fatto sul mais mon 810 che è un mais della Monsanto, in cui, dopo l integrazione dei transgeni, si vedeva che la struttura differiva notevolmente dal costrutto originario. Questo era stato poi riportato anche dalla Monsanto stessa, che alla fine ha dovuto cambiare il brevetto perché le piante che aveva ottenuto poi in natura, coltivandole, erano molto diverse da quelle brevettate. Quindi, io direi che le tecniche di analisi basate sulla sostanziale equivalenza, dell Elsa, sono leggermente antiquate, andrebbero aggiornate con questi ultimi dati. La Organizzazione Mondiale della Sanità non è stata ferma, si è occupata molto di questo argomento ed è uscita con un documento intitolato: Venti domande fondamentali sul cibo geneticamente modificato. Una delle domande, la domanda quattro era: come noi possiamo determinare i rischi per la salute umana. Ovviamente faceva un elenco di rischi diretti, di tossicità, di allergie possibili, però quello che io ho sottolineato era appunto la stabilità dei geni inseriti. Sulla stabilità dei geni inseriti non siamo così sicuri, quindi questo è un argomento che, secondo l Organizzazione Mondiale della Sanità, deve essere approfondito. Poi ancora la domanda cinque era: quali sono i principali motivi di paura sulla salute umana e, oltre alle possibili allergie, parlava di trasferimento genico e di aut-crossing. Ne parleremo tra un po. Per quanto riguarda il trasferimento genico, l Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea la possibilità remota però esiste - del trasferimento non dei geni che interessano direttamente l agricoltura, ma dei geni che vengono inseriti insieme al gene brevettato per ragioni tecniche. Questa che vi mostro è una piastra dove ci sono degli inizi, degli abbozzi di piantine trasformate, e per capire se la trasformazione che noi abbiamo fatto in laboratorio è andata a buon fine, abbiamo bisogno di un sistema che selezioni le piantine trasformate da quelle no. Quindi devo attaccare al gene che mi

15 interessa un gene per la resistenza agli antibiotici, perché posso mettere poi un antibiotico su questa pianta e tutte le piante che si sono trasformate cresceranno perché sono anche resistenti agli antibiotici. Dunque, noi abbiamo in questo pacchetto anche i geni per la resistenza agli antibiotici. Giustamente l Organizzazione Mondiale della Sanità diceva che questo poteva costituire un pericolo e l uso di una tecnologia senza i geni per la resistenza agli antibiotici è stata incoraggiata da esperti della FAO e della Organizzazione Mondiale della Sanità stessa, e tra poco, tra due, tre anni credo che dovranno essere completamente eliminati e sostituiti con un altro tipo di tecnologia. Per chiudere sul cibo, mi piace citare un altra volta la rivista Nature, come sempre lungimirante, che aveva fatto un articolo intitolato Beyond sostantial equivalence, cioè al di là, oltre la sostanziale equivalenza, dicendo appunto che mostrare che il cibo geneticamente modificato è chimicamente simile alla sua controparte naturale non è una prova adeguata che sia innocuo per il consumo umano. Questo lo dice Nature nel 99, già aveva cominciato a lavorare su questo, a pubblicare articoli su questo. Per quanto riguarda invece l altra domanda, qual è l impatto delle coltivazioni geneticamente modificate sull ambiente, non voglio insistere su questo perché forse siete più interessati al discorso del cibo, però questo è un argomento molto importante. Una delle domande che si sono fatti gli scienziati è: i geni per la tolleranza agli erbicidi rilasciati in campo aperto, possono diffondersi originando piante superinfestanti? Gli scienziati di tutto il mondo hanno lavorato su questi argomenti, ci sono decine di pubblicazioni su riviste importantissime, anche Proceeding of the National Accademy of Science, e devo dire negli Stati Uniti più che in Europa perché in Europa abbiamo avuto la moratoria. In Italia soprattutto non abbiamo potuto lavorare molto. Io ho avuto un progetto finanziato per due anni dal Ministero della Salute, e ho avuto dei problemi grossi per procurarmi i semi geneticamente modificati, perché sembra vi sia una legge che impedisce addirittura il trasporto dei semi da una città all altra. Quindi non vi dico come ho fatto, però in Italia abbiamo lavorato poco su questo, e anche in Europa. Le risposte sono state di vario tipo, ovviamente differenti per le varie piante, perché il polline di una pianta se ne può andare in giro, se la pianta è anemofila, nel senso che ci sono delle piante, come la brassica, il colza che dicevamo prima, il cui polline transgenico è stato trovato, questo negli Stati Uniti, anche a tre chilometri di distanza, e capace di essere interfecondo con le piante infestanti naturali. Questo è un problema, perché se io inserisco un gene per la resistenza agli erbicidi nel colza, e poi questo mi va a chilometri di distanza e fertilizza delle piante spontanee che sono delle infestanti naturali, può essere che nascano delle piante superinfestanti, e infatti sono nate, non solo resistenti a uno a ma tre erbicidi contemporaneamente. I lavori però non hanno riguardato solo questo tipo di piante, ma per esempio il mais, il grano, e tutti i lavori degli americani, e di qualche europeo, serviranno a noi europei e a noi italiani per stabilire le distanze a cui potremo fare la coltivazione delle piante transgeniche. Perché è vero che c è stata la moratoria, però adesso, entro il 2006, le Regioni dovranno dirci quali sono le regole, dovranno darsi le regole per la coesistenza. Quindi dovremo capire, per fare agricoltura tradizionale, agricoltura biologica e agricoltura transgenica dovremo stabilire delle distanze. Io reputo difficile che per esempio in Italia si possa mai fare il colza transgenico, però potremo probabilmente fare il mais, perché le distanze proposte del mais sono due, trecento metri; il grano non ha problemi perché è autogama quindi potremo avere distanze di zero metri; anche per la soia potremo avere delle distanze piuttosto basse. Questo delle distanze, ovviamente, non è un tema soltanto scientifico, è un tema industriale perché costa moltissimo fare i rifugi, che sono obbligatori, costerà anche molto agli agricoltori fare l agricoltura transgenica se le distanze sono troppo elevate. Quindi, questa non era una domanda da poco. L altra è sempre una domanda della Organizzazione Mondiale della Sanità: qual è la

16 probabilità di trasferimento dei geni per la resistenza agli antibiotici dalle piante Ogm agli organismi del suolo. Ci sono stati alcuni lavori di europei, in questo caso. Una mia collega microbiologa tedesca ha pubblicato vari lavori sul passaggio di geni da piante transgeniche ai microrganismi del suolo, che vivono vicini alle radici, e questi geni sono i geni della resistenza agli antibiotici. Anche in questo caso l Organizzazione Mondiale della Sanità si è preoccupata, perché voi capite bene che la resistenza agli antibiotici non è un gene che dovrebbe andare molto in giro, perché poi potrebbero diventare resistenti agli antibiotici non solo i microrganismi del suolo innocui, ma qualche patogeno che causa malattie a noi umani. Quindi vi ho detto prima che il gene della resistenza agli antibiotici dovrà sparire nel giro di pochi anni. Mi piace concludere con la copertina di Nature del 99, che aveva dedicato un fascicolo a discutere degli Ogm, delle culture transgeniche, vedete che aveva messo in copertina un mais, e la domanda che si faceva già a quel tempo era: quanto è innocuo quello che, fra virgolette, noi definiamo innocuo? E discuteva di questo. E poi, proprio per far capire che queste domande sull ambiente non sono di ambientalisti, diciamo così, oscurantisti, ma se le sono poste anche riviste importanti, mi piace citare Nature by Technology, che è molto by technolgy oriented, quindi è assolutamente a favore delle biotecnologie, però aveva dedicato, nel 2002, un fascicolo intero all impatto ambientale delle Ogm e quindi, in copertina aveva mostrato un bellissimo campo di colza in fiore. Grazie per l attenzione. Elena Cattaneo Dipartimento di Scienze Farmacologiche, Università degli Studi di Milano Cellule staminali: Scienza e dintorni Sono stata molto stimolata dalle presentazioni precedenti. Sono un ricercatore e un docente dell Università di Milano, e vivo molto questi argomenti di scienza e queste discussioni, anche come un momento di riflessione e costruttivo anche del mio modo di vedere la scienza. Come penso tutti i ricercatori, sono nata anche io con la curiosità, cioè con la curiosità di impegnarsi su un argomento, su una molecola, su una cellula, in cui vorresti entrare, quasi fisicamente, per capire dove è e che cosa sta facendo. Poi, quello che succede in questo percorso, perlomeno è successo a me, succede con i colleghi del laboratorio, è che questa curiosità ci ha portato su argomenti e con risultati che ci avvicinavano molto alle malattie umane, alle malattie del cervello, in particolare alla Corea di Huntington, che è una malattia neurodegenerativa. C è qui in questa sala una persona che ha sofferto nella sua vita proprio di problemi associati a questa malattia. Poiché si parlava di responsabilità sociale, cioè di uscire dalla torre di avorio, è vero che a volte, spesso, ci chiudiamo con la nostra curiosità, che è già splendida, secondo me, ma quando cominci il contatto con la malattia e con le associazioni malati, eccetera, è ovvio che cominci a uscire da questa torre di avorio, e per noi è stato anche abbastanza immediato. Quando poi lavori su argomenti che toccano aspetti così, eticamente sensibili, ecco che la tua ricerca diventa ancora più pubblica. In fondo devo, e voglio rispondere di quello che facciamo, perché lo facciamo, magari sottolineando anche che lo scienziato in fondo è non solo uno scienziato ma anche una persona, è un cittadino, e come tutti gli uomini ha in sé, credo, i riferimenti etici per definire certi comportamenti. Quindi tutte le volte, quando apriamo il laboratorio al mattino, si apre la tua vita di responsabilità non solo scientifica ma anche sociale, anche etica, per cui tu hai a disposizione in fondo la possibilità di coltivare le speranze degli altri, hai a disposizione finanziamenti di cui devi render conto, insomma,

17 il tutto deve quadrare, tenendo anche presente che la scienza è ben più dei risultati che produce, quindi è una responsabilità sociale perché la scienza per me è un percorso formativo e educativo importantissimo, è un modo molto rigoroso di criticarsi continuamente. Io lo vivo molto questo modo di essere da una parte ricercatore e dall altro una persona che vuole contribuire, soprattutto in questo campo, a chiarire alcuni aspetti. Penso che, affinché queste due entità, scienza e società, si parlino sempre e costantemente in modo biunivoco, sia fondamentale quanto è stato ricordato prima, cioè che la ricerca deve essere libera, deve essere sana, deve essere pubblica e deve essere trasparente. Forse il concetto principale è trasparente, perché se tu sai cosa stanno facendo gli scienziati, perché lo fanno, con che soldi, eccetera, tu istituzione, se vuoi, puoi instaurare un dialogo, e in fondo decidere. Le istituzioni decidono se andare in una direzione o nell altra, ovviamente ci sarà discussione, ma questa deve essere, secondo me, pubblica e trasparente. Proprio in questo ambito della trasparenza noi in Italia secondo me soffriamo moltissimo, perché e adesso arrivo anche al tema delle cellule staminali non sono così convinta che la trasparenza sia totale, anzi, secondo me, manchiamo proprio in questo. Devo dire che negli ultimi anni la mia percezione, da cittadino non da scienziato, è che ci sia stata una progressiva caduta di stile, da parte di diversi ambienti, proprio nell accettare questo conflitto di interesse continuo, c è questo guardare alla scienza un po per tirarla per la giacchetta da una parte e dell altra. Ecco, quello che ho sofferto e soffro ancora adesso è sempre questo continuo tentativo di alcune istituzioni, delle istituzioni, non voglio dire governo di destra o governo di sinistra, comunque di manovrare la scienza. C è questa percezione. Perché è vero che la scienza fa paura, perché in fondo la scienza qualcuno può tentare di ingabbiarla, la possiamo rallentare ma alla fin fine è libera. La scienza non si piegherà mai a niente perché la scienza è basata sui risultati e possiamo così sperare, o cercare, di contrastare la ricerca sulle cellule staminali embrionali ma, se ci saranno risultati in quelle direzioni, i risultati parleranno. Così per gli Ogm, così per quindi è questa paura del risultato, che possa opporsi a un idea preconcetta, che veramente forse sconvolge. Vorrei infatti adesso far degli esempi specifici, citando la scienza e la scienza sulle cellule staminali, di come chiaramente la società può influire sui ritmi della ricerca e della scienza. Sappiamo che può influire con delle leggi, l abbiamo visto con la legge sulla fecondazione in vitro. I ricercatori italiani, con quella legge, perlomeno dovranno rinunciare a mettere in atto alcune delle loro proposizioni e alcune delle loro sperimentazioni, volte magari a trovare dei metodi più ideali per derivare cellule staminali embrionali da queste strutture blastocisti così controverse: chi dice che è persona umana, chi dice che è un ammasso di cellule. La legge comunque ha già detto che, a prescindere da come la pensiamo su questo argomento, quello step di ricerca, di derivazione delle cellule, da queste blastocisti che resteranno nei freezer, destinate al congelamento distruttivo, questo step noi non lo possiamo fare, meglio buttarle o lasciarle congelate per sempre. Io non è che volessi fare quel tipo di step di ricerca, ne volevo fare altri, ma a prescindere da come la pensiamo qualcuno ha già deciso, e quello non si può fare. C è la legge e la legge limita questa possibilità di ricerca. Ci sono altri modi, secondo me, ancora più subdoli, come quello, per esempio, di creare un clima di ostilità verso i ricercatori che magari che si pronunciano in un modo o nell altro, e magari un clima invece di apertura per quei pochi ricercatori, ci sono anche in Italia, che si fanno addomesticare, quindi un clima di non tranquillità e non facilità. Un altro modo per manovrare, sicuramente in modo vistoso, la ricerca, è quello di manovrare la leva dei finanziamenti. Ecco perché penso che la trasparenza nella ricerca pubblica sia sicuramente un

18 chiodo su cui battere. Vi faccio un esempio semplicissimo: in Italia abbiamo una legge che ci dice: voi non potete far quello step di derivazione delle cellule embrionali da questa blastocisti, ma questa legge non dice se possiamo o no lavorare su quelle già derivate. Cioè, se il mio collega in Francia o in Inghilterra ha derivato lui, per i suoi scopi, delle cellule embrionali, staminali, il mio laboratorio è stato uno di quei laboratori che ha chiesto di poter importare queste cellule e di poterci lavorare. Quindi di fatto la legge non mi impedisce di importare. Poi a giugno c è stata questa campagna, mossa non si sa da chi, secondo cui sembrava che questa cosa fosse illegale, quindi noi abbiamo dovuto dire: no, guardate che è perfettamente legale importare perché la legge non lo impedisce. Ebbene, però siamo fortemente limitati, sapete perché? Perché in Italia non c è un soldo per la ricerca sulle staminali e embrionali. Quindi, vedete, a fronte anche di una legge che non impedisce una ricerca, si blocca o si rallenta quella ricerca semplicemente non mettendo i finanziamenti a disposizione. I finanziamenti pubblici per la ricerca, e molti anche di molte fondazioni, devo dire, escludono il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane, già derivate, già messe in cultura, fatte da altri,nell ambito di leggi ovviamente permissive degli altri Stati. Perché c è questa idea della complicità indiretta, quindi meglio non affrontare, meglio starne fuori. È ovvio che c è anche comunque una responsabilità forte nell andare in questa direzione, perché, io lo dico sempre, dovremmo rinunciare un domani a qualsiasi beneficio venga fuori da queste ricerche. Oppure, dico anche, il mio laboratorio lavora su entrambe queste cellule, sia le embrionali che le adulte, quindi da ricercatore non ho nessun preconcetto a favore dell uno o dell altra. Però, siccome si è creato questo preconcetto, si deve dire: noi non finanziamo, allora non dobbiamo beneficiarne. Bisogna anche far sì, e questo è molto difficile da attuare, che i ricercatori che lavorano sulle staminali adulte, con i finanziamenti pubblici italiani, non beneficino neanche mai delle scoperte altrui sulle cellule staminali embrionali, che chiaramente crossfertilizzano il campo. Ma la ricerca non è a compartimenti stagni, non è che io lavoro sulle cellule staminali adulte e non leggo Nature quando viene fuori un articolo sulle cellule staminali embrionali. Quindi è l irrazionalità più assoluta, questa, ma che è stata messa in atto, e voglio farvi vedere in quali forme, perché poi è vero che ci condizionano. Le staminali, lo abbiamo già capito, sono di due tipi, uno sono le staminali adulte, che sono presenti nei tessuti differenziati a partire dall età fetale. Ci sono cellule staminali adulte, quindi, nel feto, e ci sono cellule staminali adulte nei nostri tessuti, nella nostra pelle, nel sangue. Queste cellule staminali adulte del sangue sono quelle che garantiscono la sostituzione degli elementi cellulari, che nel sangue si rifanno ogni trenta giorni, sessanta giorni, è come se fosse un serbatoio che ci portiamo dietro. Alcuni tessuti nostri hanno tante di queste staminali, altri tessuti, come il cervello, ne hanno poche, tant è che quando ci sono malattie neuro degenerative non è che noi abbiamo la nostra riserva di staminali, per rifare i neuroni che sono morti. Anche perché è difficilissimo, questi neuroni non è che devi solo rifarli e poi possono andare liberi nel cervello, si devono riconnettere l uno con l altro, il cervello è complicatissimo. Questo è il panorama delle cellule staminali adulte e alcune di queste staminali adulte per alcune malattie sono oggi efficaci. Alcune malattie del sangue, le leucemie, sono curate con le staminali adulte, quindi non possiamo prescindere dalla ricerca sulle staminali adulte. Le staminali embrionali invece vengono prima, cioè sono quelle che stanno dove c è l ovocita fecondato che poi arriva a questo stadio di blastocisti, è una masserella piccolissima di cellule, che appunto per una parte della società è già persona umana, e secondo altri no, qui nasce la controversia, perché queste cellule staminali embrionali, che ci interessano così tanto, stanno proprio qu,i nella blastocisti.

19 Quindi è una popolazione di cellule transiente, che sta lì solo in quel momento; per ricavare queste cellule embrionali che ci interessano così tanto bisogna distruggere la blastocisti. Chi considera che la blastocisti è persona umana, ovviamente vede questo come un omicidio. Perché ci interessano queste cellule staminali embrionali? Perché queste sono le staminali vere e proprie, questa è la madre di tutte le staminali, queste cellule hanno tutti i segreti che portano una cellula immatura a diventare neurone, cuore, muscolo, pelle. Quindi a prescindere dal fatto se curino o no, un ricercatore di base, come sono anch io, io, vuole capire come fa una cellula, che si divide per tanto tempo, e poi improvvisamente smette di proliferare e va di qui, va di là, o va di là. Se poi questo andar di qui o di là, il ricercatore riesce ad orientarlo in un modo da essere anche terapeuticamente efficace, ovviamente quello è uno degli obiettivi, ben venga. Ma possiamo dire a priori che questa ricerca non ci interessa? Possiamo dire a priori che questa ricerca non serve? Uno degli argomenti del referendum, no? Abbiamo sentito anche purtroppo ricercatori dire: Non serve fare ricerca sugli embrionali, sugli adulti è sufficiente. Ma è un altra popolazione: per alcune cellule, per alcune malattie, per alcuni studi, possono andar bene le adulte; per altre vogliamo studiare le embrionali. Quindi, ecco, sono due popolazioni, ma sono ricerche che non vanno per strade separate. In diversi network di ricerca siamo dentro insieme: chi lavora sulle adulte e chi lavora sulle embrionali. Il mio laboratorio, di nuovo lo sottolineo, lavora su entrambe, per quel che riguarda il cervello. Parlo delle embrionali, perché mi interessa il concetto: anche nel referendum, in tutte le sedi in cui ho potuto impegnarmi, non mi sono impegnata e non mi interessa impegnarmi per la difesa della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Sinceramente, sia io che altri colleghi, se dovessimo a un certo punto essere messi di fronte al fatto che diventa impossibile lavorarci, andremmo all estero, in Svizzera, Francia, neanche troppo distante. Ma è il concetto che è inaccettabile, il concetto di definire delle regole etiche e fare delle leggi su argomenti su cui la società comunque è divisa, cercando poi di puntellare questa discussione etica, che è difficile, estirpando alla scienza ciò che ci piace. Quindi io prendo dalla scienza questa idea, per costruirmi un dibattito etico che mi porti in quella direzione. Questo è quello che non accetto. Tutta la diatriba nasce da questo articolo pubblicato su Science nel 1998, quando un laboratorio per la prima volta nel mondo isola cellule staminali embrionali umane da queste blastocisti in sovranumero destinate al congelamento distruttivo. E il Che cosa succede a livello politico e di organizzazione da parte delle istituzioni e dei governi, come si accoglie questa novità? Qui cominciano i modi per influenzare, dirigere, guidare: tolgo i soldi, ne metto di più, li faccio solo pubblici, li faccio solo privati. Sapete Bush che cosa ha fatto nell agosto del 2001? Ha deciso che potevano beneficiare dei finanziamenti pubblici solo quelle ricerche sulle embrionali umane che impiegavano cellule già disponibili a quella data, e mi sembra fosse il 6 agosto Da quel momento in poi l etica cambiava, quindi diventava non etico finanziare questo tipo di ricerca, questo veto di Bush, permane ancora adesso. Quindi solo settantadue linee cellulari nel mondo potevano beneficiare dei finanziamenti pubblici americani. Poi sono diventate cinque, queste linee, perché poi sono comparsi via via degli articoli, in cui gli scienziati hanno cominciato a dire: Bush, mostraci queste linee dove sono e queste linee non esistevano. Quindi alla fine erano poche linee, ed erano linee cellulari fatte con metodi che noi diciamo ormai vecchi, di vecchia generazione. Pensate che bisognava farle crescere, queste vecchie, su cellule di topo. Quindi far crescere cellule umane su cellule di topo, che forniscono dei fattori a queste cellule umane affinché proliferino. Solo recentemente abbiamo capito quali sono questi fattori, e adesso possiamo evitare le cellule di topo. Ma con queste cellule vecchie non andiamo da nessuna parte, se vogliamo usarle dal punto di vista, supponiamo, terapeutico, perché possono essere contaminate da qualsiasi cosa animale.

20 Questa quindi è stata la prima mossa di una società, la società americana, del governo americano per poter gestire questa patata bollente delle cellule. Bene, quelli sono gli Stati Uniti, c è Bush che decide, ma già sappiamo che, gli Stati Uniti si stanno un po frammentando su questo argomento, perché la California, altri Stati Federali stanno andando per conto loro. Con la Proposition 71, il governo della California ha deciso di staccarsi dal governo federale centrale e di mettere soldi per la ricerca pubblica in California su questi argomenti, sulle cellule staminali embrionali. Quindi tutti i ricercatori vanno in California. Allora adesso, anche negli altri stati, Massachusetts, eccetera, stanno adottando la stessa idea, quindi di avere dei fondi dello Stato. Ma la discussione per noi più importante è a livello europeo. L Europa è incredibile come situazione, ed è interessantissimo anche a livello culturale, come è stata affrontata questa cosa, è veramente interessante e per me devo dire che è stato un momento di crescita molto importante. Perché sapete che i fondi europei ovviamente derivano dai venticinque Stati che finanziano, che mettono soldi in questa borsa che è europea, che poi eroga finanziamenti ai ricercatori europei i quali devono lavorare a network; io non posso presentare un progetto da sola, infatti spesso sono venti laboratori di cinque, sei, sette Stati diversi, che si mettono insieme per proporre un argomento. Questo è un modo di sollevare la ricerca europea, ed è un modo secondo me giustissimo e che ha dato dei grandi prodotti. Che cosa è successo? Che nel momento del bando, dell avvio del sesto programma quadro della ricerca europea, c era sul tavolo, era il 2002, la patata bollente delle staminali embrionali. Allora, si possono finanziare coi soldi europei queste ricerche? Ma. in Italia è così, la Germania la pensa cosà, l Inghilterra liberale Qual è stata la reazione? Ovviamente sempre di chiusura: un anno di moratoria. Quindi, il Parlamento Europeo aveva dato l okay, l Unione Europea era pronta ad avviare i bandi anche sulle embrionali umani; la decisione dei Ministri è stata: anno di moratoria. Vuol dire che per un anno tutti i ricercatori che vogliono fare ricerca sulle embrionali umane stanno al paletto di partenza e non si muovono, perché dobbiamo decidere, dobbiamo pensare come fare a regolare. Questa era l idea dei Ministri. Purtroppo era il semestre italiano di Presidenza Europea, dicembre 2003, sappiamo tutti come è andata: non c è stata nessuna indicazione, quindi veramente un anno perso, nessuna indicazione su come regolamentare la distribuzione di questi fondi. Da gennaio 2004 si sono aperti i bandi anche per le embrionali umane, con delle regole però importanti e rigorose, che siamo noi i primi a chiedere, tra cui il fatto che i progetti non solo devono essere scientificamente validi e, insomma, solidi nel dimostrare la necessità di ricerche sulle embrionali umane. Ma i progetti, uno per uno, vengono sottoposti ancora adesso all European Group Ethic, un gruppo che discute l etica, gli aspetti etici di questo. Terzo aspetto, sappiamo che l Europa mai finanzierà una ricerca che è illegale in una Nazione, e mi sembra giustissimo. Quarto, l Unione Europea chiede che la Nazione emetta anche un parere etico. Quindi non basta essere scientificamente validi, ma tu devi avere un parere etico di un Comitato Nazionale di Bioetica, o del Comitato Locale, noi lo abbiamo avuto della nostra Università. Mi sembra un modo veramente giusto di affrontare queste differenze. Quinto, che non è da poco, tutti questi progetti, uno per uno, vengono votati dalle delegazioni dei venticinque Paesi. Proprio c è un voto che ogni delegazione esprime e c è sempre il rischio, comunque, che più delegazioni si mettano insieme per bloccare un progetto. Quindi noi siamo sempre taglieggiati, appunto, in questo modo, nonostante tutto sia pubblico, soldi pubblici, ricerche trasparenti, eccetera, questo è il clima. Pensate che il clima è tale da aver portato i ricercatori all idea che forse dobbiamo creare delle linee di embrionali umane

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