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1 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, ne/vr settimanale diretto da luigi amicone anno 20 numero dicembre ,00

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3 EDITORIALE TRANSPARENCY INTERNATIONAL E I PROMESSI SPOSI A cosa è servito fin qui il diluvio di leggi, prediche e pool anticorruzione? A detta di Trasparency International l Italia ha un tasso di corruzione percepita che è il più alto d Europa. Naturalmente non è un dato scientifico. Non si basa sulla raccolta di dati empirici. È il frutto di sondaggi svolti tra le istituzioni da un ente sovranazionale che in Italia è stato creato nel 1996 sull onda di Mani pulite e che tecnicamente si autodefinisce associazione contro la corruzione. I trasparenti non sono marziani. Sono italiani per bene che pubblicano annualmente l esito delle loro interviste, appunto, in materia di corruzione percepita. Una metodologia discutibile. Ma come sappiamo ormai invalsa, che ben si attaglia a un uso propagandistico e che perfino Beppe Grillo, il Di Pietro 2.0, ha contestato nella famosa conferenza stampa in Europa dove, non senza buone ragioni, citando una ricerca indipendente austriaca, dichiarò che «la Germania è il paese più corrotto d Europa». GIÀ MANZONI DENUNCIAVA COME Sia come sia, ci si potrebbe fare una IL MOLTIPLICARSI DELLE GRIDE domanda sul nostro presunto record GIUSTIZIALISTE AVESSE IL SOLO criminale. Come mai, essendo la società italiana da molto tempo impegnata EFFETTO DI «AGGIUNGER MOLTE VESSAZIONI» ALLE NOSTRE VITE in una lotta senza quartiere alla corruzione, sembra che la corruzione progredisca? Per quale mistero criminoso più si moltiplicano i pool giudiziari, le leggi, le associazioni antimafia e anticorruzione, i programmi scolastici di educazione alla legalità, le trasmissioni di denuncia televisive, gli editoriali etici, le inchieste giornalistiche manipulitissime, più la corruzione dilaga? Forse perché non siamo che al primo capitolo dei Promessi sposi. Là dove il pavido don Abbondio incrocia i due sgherri al servizio dei signorotti che nel Seicento imperversavano nel Settentrione d Italia sotto il dominio spagnolo. «Don Abbondio non era nato cuor di leone» e a quell epoca «la forza legale non proteggeva in alcun conto l uomo tranquillo, inoffensivo, e che non avesse altri mezzi da far paura altrui». Però, «non già che mancassero leggi e pene contro le violenze private. Le leggi anzi diluviavano; i delitti erano enumerati, e particolareggiati con minuta prolissità; le pene, pazzamente esorbitanti e, se non basta, aumentabili, quasi per ogni caso, ad arbitrio del legislatore stesso e di cento esecutori. Con tutto ciò, anzi in gran parte a cagion di ciò, quelle gride, ripubblicate e rinforzate di governo in governo se producevano qualche effetto immediato, era principalmente d aggiunger molte vessazioni a quelle che i pacifici e i deboli già soffrivano da perturbatori, e d accrescer le violenze e l astuzia di questi». Insomma, anche oggi che non comanda lo spagnolo al Nord ma comanda l Europa su tutta l Italia, viene da chiedersi se il romanzo criminale italiano che riempie ogni piega della comunicazione e richiama sempre nuove leggi, nuovi idoli tribunizi, nuovi supercommissari, sia utile a fare giustizia. O, piuttosto, a proseguire nel cammino di colonizzazione e asservimento allo straniero che, grazie alla politica giudiziaria, il nostro paese ha intrapreso fin dall epoca delle prime Mani pulite. MINUTI Se il Cenacolo diventasse museo Gerusalemme, novembre. La prima volta che ho visto la sala dell Ultima Cena è stata nei primi anni Ottanta. Ricordo bene che eravamo io e un amica nella stanza vuota, ad eccezione di un gatto che ci fissava. Tra le pareti nude, nel silenzio, la memoria di ciò che era accaduto lì colmava la stanza; bastava restare zitte per sentire i millenni e la grazia depositati dal tempo. Questa mattina invece la sala è affollata. Turisti, molto più che pellegrini. Fanno crocchio attorno alla guida, e ascoltandone distratti le parole girano uno sguardo indifferente sui muri. Fotografano, più che guardare, o meglio si fanno fotografare, soddisfatti. Giapponesi, e comitive dall Est per cui questo tiepido novembre è ancora estate: shorts, camicie hawaiane, berrettini. Nel viavai, un gruppo di francesi con il Vangelo nelle mani cerca di pregare. Io me ne sto in un angolo a guardare, e un pensiero mi attraversa: e se i luoghi di Cristo, sempre più abbandonati dai cristiani ormai una piccolissima minoranza a Gerusalemme un giorno diventassero un museo? Accessibile, certo, gratis magari, ma museo: cioè dotta testimonianza di una civiltà defunta. Questo pensiero, nella mattina di sole, mi raggela. Ecco perché dobbiamo andare, noi cristiani, in Terrasanta, e non da turisti ma da pellegrini. Perché la vita scaturita in quei luoghi resti viva e carnale: non splendido scenario, non quinta di teatro vuota nel brusio poliglotta di quelli che si fanno i selfie. Marina Corradi 17 dicembre

4 settimanale diretto da luigi amicone anno 20 numero dicembre ,00 SOMMARIO 08 PRIMALINEA UNA CIVILTÀ SEPOLTA DAI DEBITI CASADEI NUMERO 50 Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1, ne/vr Europa, Stati Uniti e Giappone annegano nei debiti. Occidente al tramonto. Ecco chi sono i nuovi padroni del mondo 16 SOCIETÀ NUOVI DIRITTI NUOVE SCHIAVITÙ 22 ESTERI TUTTO TRANNE CHE RAZZISMO FERRARESI LA SETTIMANA Minuti Marina Corradi...3 Foglietto Alfredo Mantovano...7 Nuova sanità lombarda Alberto Mingardi...15 Boris Godunov Renato Farina...29 Mamma Oca Annalena Valenti...41 Sport über alles Fred Perri...44 Cartolina dal Paradiso Pippo Corigliano...45 Lettere dalla fine del mondo Aldo Trento...47 Mischia ordinata Annalisa Teggi...50 RUBRICHE 30 CULTURA IL GENIO DI DOLORES PUTHOD MOJANA 36 L ITALIA CHE LAVORA L AUTISMO E LA VITA Stili di vita...40 Motorpedia...42 Lettere al direttore...44 Taz&Bao...48 Foto: AP/LaPresse, Getty Images Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell 11/6/1994 settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee Anno 20 N. 50 dall 11 al 17 dicembre 2014 DIRETTORE RESPONSABILE: LUIGI AMICONE REDAZIONE: Laura Borselli, Rodolfo Casadei (inviato speciale), Caterina Giojelli, Daniele Guarneri, Pietro Piccinini PROGETTO GRAFICO: Enrico Bagnoli, Francesco Camagna UFFICIO GRAFICO: Matteo Cattaneo (Art Director), Davide Viganò FOTOLITO E STAMPA: Elcograf Via Mondadori Verona DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl SEDE REDAZIONE: Via Confalonieri 38, Milano, tel. 02/ , fax 02/ , EDITORE: Tempi Società Cooperativa, Via Confalonieri 38, Milano La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITà: Editoriale Tempi Duri Srl tel. 02/ , fax 02/ GESTIONE ABBONAMENTI: Tempi, Via Confalonieri Milano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 tel. 02/ , fax 02/ Abbonamento annuale cartaceo + digitale 60 euro. Abbonamento annuale digitale 42,99 euro. Per abbonarti: GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI: L Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Tempi Società Cooperativa, Via Confalonieri, Milano. Le informazioni custodite nell archivio elettronico di Tempi Società Cooperativa verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (D.LEG. 196/2003 tutela dati personali).

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7 FOGLIETTO E NOI DA CHE PARTE STIAMO? C è chi elimina la croce per marketing e chi la usa per trovare conforto DI ALFREDO MANTOVANO Immagini dell Europa di oggi. Madrid, fine novembre. I quotidiani sportivi As e Marca informano che il Real Madrid ha deciso di rimuovere la croce raffigurata nel simbolo del club, riportato da una carta di credito della Banca nazionale di Abu Dhabi, sponsor della squadra spagnola. La croce era lì dal 1902, da quando il glorioso Real è stato fondato; la scelta di toglierla sarebbe collegata al rispetto per la sensibilità dei musulmani. Quando a settembre il presidente del club madrileno Florentino Perez aveva firmato il contratto triennale con la Banca, definiva l accordo una «alleanza strategica», e aggiungeva che «i nostri legami con gli Emirati Arabi Uniti sono in costante crescita. Questo accordo aiuterà il club a conquistare i cuori dei nostri tifosi negli Emirati Arabi Uniti». Ora il cuore (islamico) ha la meglio sulla croce (cristiana). I tifosi spagnoli del Real hanno però sommerso di proteste i dirigenti della squadra: la fede calcistica non è esattamente la stessa cosa della fede nel Signore, ma con la croce non si scherza. Soprattutto in una Nazione che non ha perso memoria di quando circa 80 anni fa i Crocifissi venivano presi a fucilate e distrutti dai repubblicani, e chi li indossava (vescovi, sacerdoti e fedeli) era passato per le armi senza tanti complimenti. Né ha dimenticato quanti secoli sono stati necessari, da Roncisvalle in poi, per riportare la croce dove era la mezzaluna. Brescello (Reggio Emilia), fine novembre. Il Po minaccia di straripare, come già DOBBIAMO PRENDERE POSIZIONE IN MODO VISIBILE: PER VINCERE L IDIOZIA DI NON FARE PIù IL PRESEPE IN OSSEQUIO DI ANSIE MULTICULTURALI, PER SUPERARE IL TIMORE DI SEgNARSI CON LA CROCE PRIMA DI FARE ATTIVITà IMPORTANTI in altre zone della Bassa, e di distruggere quello che incontra. Don Evandro Gherardi, parroco del piccolo comune emiliano, prende il Crocifisso che sta sull altare della Chiesa madre e con esso guida la processione fino ai margini del fiume. I media la presentano come una riedizione, 60 anni dopo, di un episodio di don Camillo e della sua fortunata trasposizione cinematografica: il paese è lo stesso del film, il Crocifisso anche. In realtà, è una grande e umile manifestazione di fede. La processione è uno dei momenti di «una giornata di preghiera (così si legge nell avviso) per le vittime del maltempo in Italia; per chiedere a Dio di proteggerci dal pericolo di alluvioni; per chiedere a Dio di saper rispettare l ambiente naturale, da Lui creato e a noi dato in consegna». La giornata inizia alle 6.30 in chiesa e termina la sera con la celebrazione della Messa. Nessuno protesta o lamenta indebite ingerenze, il sindaco è col parroco dietro al Crocifisso, il popolo partecipa a ogni fase dell iniziativa, e perfino il Po capisce che non è il caso di insistere, e si ritira. Noi da che parte siamo? Dalla parte di chi sbanchetta il Crocifisso per esigenze di marketing, o dalla parte di chi ricorre a quell Uomo nelle difficoltà quotidiane, senza vergognarsi di riconoscergli il posto che ha? La risposta va data non solo dentro di noi ed è certamente la più importante ma anche fuori, in modo visibile: per vincere l idiozia di non fare più il presepe nelle scuole o in altri luoghi pubblici in ossequio ad ansie multiculturali; per superare il timore di segnarsi con la croce prima di svolgere le attività più importanti; per dedicare la domenica alla cura di sé e alla propria relazione con Dio invece che alla cura del frigo e alla propria relazione con gli scaffali di un supermercato. E se i dirigenti calcistici, come i leader di non poche istituzioni, europee e nazionali, perdono la testa dopo aver perso la fede, è ancora più urgente condividere come popolo che c è sempre una Croce dietro la quale ripararsi e dalla quale trarre forza. 17 dicembre

8 L esplosione del debito pubblico nell Unione Europea e nei paesi anglosassoni segna il declino della potenza politica ed economica dell Occidente. Ecco come siamo arrivati a questo disastro e quali nazioni, libere da zavorra, si contenderanno l egemonia planetaria DI RODOLFO CASADEI I nuovi padro 8 17 dicembre 2014 Foto: AP/LaPresse

9 COPERTINA Nella foto i capi di Stato di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica (Brics) ni del mondo 17 dicembre

10 Bene, la Bce di Mario Draghi ha lanciato il quantitative easing, come già fecero dopo il 2008 la Federal Reserve americana, la Banca d Inghilterra e la Banca centrale giapponese. Parte delle ragioni per cui l economia americana e quella britannica hanno ripreso a crescere dopo la fase acuta della crisi dei mutui subprime mentre quelle dell area dell Euro sono andate quasi tutte in recessione o in stagnazione dipende proprio dal fatto che le banche centrali di quei paesi cominciarono subito a usare il bazooka, cioè a immettere quantità impressionanti di denaro nei rispettivi sistemi, soprattutto comprando titoli più o meno tossici detenuti da banche in difficoltà. Cosa che la Bce, soggetta ai diktat di Berlino, fece molto più timidamente. Il risultato è stato che, dopo la depressione del 2009 che ha colpito tutti i paesi, nei cinque anni successivi fino ad oggi il Pil americano è sempre cresciuto, a tassi fra l 1,6 e il 2,5 per cento annuo; lo stesso dicasi del Regno Unito, con una forchetta un po più ampia che va dallo 0,3 al 3 per cento tendenziale di quest anno. Invece l area dell euro dopo il 2009 ha conosciuto due anni di crescita sotto il 2 per cento e due di recessione (-0,7 e -0,4 nel 2012 e nel 2013); quest anno tornerà a crescere ma con un asfittico 0,8 per cento. C è una cosa, però, che accomuna Eurozona, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone: l esplosione del debito pubblico. Nonostante le banche centrali abbiano condotto politiche monetarie diverse, fra il 2008 e oggi tutte queste aree economiche hanno conosciuto un impennata del debito in rapporto al Pil. Il Giappone, che era già il paese più indebitato del mondo, è passato dal 167 al 227,2 per cento nel rapporto debito/pil; il Regno Unito addirittura dal 44,5 all 88,4 per cento; l area dell Euro dal 66,2 al 92,7 per cento; gli Stati Uniti dal 64,8 al 103 per cento. Nell Eurozona il rapporto debito/pil si è logorato di 26,5 punti percentuali grazie alle politiche di rigore volute da Berlino per combattere il debito pubblico. La compressione della spesa pubblica e il rigore monetario hanno prodotto recessione, e con ciò l aumento dell incidenza del debito sul Pil. Negli Stati Uni- ti e nel Regno Unito il più rapido processo di incremento del debito pubblico della loro storia in tempo di pace (40-44 punti percentuali nel giro di sei anni) è dovuto a motivi opposti. Il ruolo delle banche Le banche centrali hanno praticato il quantitative easing come mai era stato fatto. Inizialmente la Fed aveva previsto di acquistare titoli di Stato e titoli tossici per 600 miliardi di dollari: ne ha comprati per miliardi. Lo stesso dicasi di Londra: la Banca d Inghilterra è partita nel marzo del 2009 con un programma di acquisti per 50 miliardi di sterline: quando si è fermata era arrivata a 375. Americani e britannici hanno evitato la recessione e creato posti di lavoro, ma al prezzo di un indebitamento che procede a velocità quasi doppia di quello dell Eurozona. Notissimi economisti anglo-americani come Martin Wolf e Paul Krugman, che hanno costantemente criticato le politiche dell austerità preconizzate da Angela Merkel e dal suo ministro delle Finanze Wolfgang Schaüble, spiegando che avrebbero finito per provoca dicembre 2014

11 COPERTINA PRIMALINEA A lato, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz (a sinistra) con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker NELL EurozoNA IL RAPPorto debito/pil si è logorato di 26,5 punti PERcENtuALI grazie ALLE politiche di RIgoRE volute da berlino PER combattere IL debito pubblico Foto: AP/LaPresse re disoccupazione e recessione, senza per altro ridurre l indebitamento pubblico come è infatti accaduto sostengono che del debito non c è da preoccuparsi troppo: basta che l aumento di entrate fiscali dovuto alla crescita economica permetta di pagare gli interessi. Sottolineano pure che nel caso americano l esborso per interessi oggi incide sul totale della spesa dello Stato meno che in passato: a metà degli anni Novanta e nel 2008 viaggiava intorno al 15 per cento del totale della spesa, alla fine dello scorso anno era solo il 6,23 per cento. Peccato che questo accada soprattutto perché è aumentata la spesa pubblica in generale. Se guardiamo all incidenza sulle entrate dello Stato, scopriamo che i 222,8 miliardi di dollari che il governo americano ha pagato nel 2013 per il servizio del debito pubblico si sono portati via da soli il 12,5 per cento di tutte le sue entrate. È un valore in ascesa: nel 2009 la spesa per il debito era solo l 8,9 per cento delle entrate fiscali. In Italia gli 82 miliardi di euro circa che ci è costato l anno scorso in interessi il nostro debito pubblico si sono mangiati il 19 per cento delle entrate dello Stato. A questo processo di degradazione si aggiunge un altro problema: la quota crescente di debito detenuta da non residenti, cioè da fondi sovrani e altri soggetti stranieri. Negli Stati Uniti il 48 per cento di tutto il debito pubblico è ormai detenuto da investitori stranieri, in prima fila il Giappone, che da solo detiene quasi il 10 per cento di tutto il debito americano, in seconda la Cina, che ne detiene più del 9 per cento. Per l Eurozona questo calcolo è più difficile da fare, ma si stima che i detentori di debito pubblico non residenti nei paesi della moneta unica controllino il 30 per cento circa dei titoli emessi. Mentre le economie dell Occidente politico affogano, tranne quella dell Australia, in un mare di debiti, quelle dei paesi emergenti sono praticamente libere da tale zavorra. Solo due paesi dei Brics hanno un rapporto debito/pil superiore al 60 per cento: l India (60,5) e il Brasile (65,8); Cina e Sudafrica sono ben sotto il 50 (40,7 la prima e 47,9 il secondo), la Russia addirittura fa segnare un 15,7. Fra le potenze mediorientali che si contendono l egemonia regionale, la Turchia vanta un rapporto debito/pil del 33,6 per cento, l Iran dell 11,2 e l Arabia Saudita del 2,6 per cento appena. Di fronte a questo quadro è inevitabile porsi la domanda: l esplosione del debito pubblico nei paesi anglosassoni e dell Unione Europea seguita alla crisi finanziaria del 2008 segna l inizio del declino della potenza politica ed economica dell Occidente a vantaggio dei paesi emergenti? Alcuni indizi lo fanno pensare. Le incertezze della politica mediorientale dell amministrazione Obama e la sua indisponibilità a impegnare l America nei conflitti in corso in Iraq e Siria si potrebbero spiegare con l insostenibilità finanziaria di un intervento militare in grande stile; la timidezza che Washington mostra nelle sue reazioni di fronte alla repressione contro i manifestanti di Hong Kong si spiegherebbe con la crescente quota di debito pubblico americano detenuto dalla Cina. Nel caso della crisi ucraina, invece, gli Stati Uniti hanno agito in modo da arrivare allo scontro e poi hanno promosso sanzioni economiche e finanziarie contro Mosca perché a pagare il prezzo di un braccio di ferro per loro strategicamente vantaggioso sono russi ed europei. L astuzia degli antichi romani Un debito pubblico molto oneroso e detenuto in misura crescente da attori stranieri condiziona la politica estera di uno stato, e quindi modifica l equazione dei rapporti di forza internazionali. La storia lo dimostra. Nell antichità il debito fu lo strumento con cui Atene legò a sé le città greche nella Lega di Delo, mentre i romani si premuravano di far indebitare con sé i re dei paesi vassalli, ma non indebitavano lo Stato romano, semmai l imperatore in persona. Alla sua morte il debito si estingueva. Napoleone basò la forza del suo Impero sulla totale assenza di debito pubblico, che invece gravava sugli altri stati europei. L insostenibilità del debito fu uno dei principali strumenti attraverso cui prese corpo il colonialismo: Cina, Egitto e Impero Ottomano furono sommersi di denaro europeo, poi quando i sovrani locali non furono in grado di ripagare i prestiti arrivarono gli eserciti, oppure accordi commerciali imposti con la forza. In tempi più recenti, gli Stati Uniti hanno legato a sé l Europa occidentale con gli aiuti del Piano Marshall, ma anche col debito contratto dai paesi della Triplice Intesa durante la Prima Guerra Mondiale e da quelli della Nato dopo la Seconda con le banche americane. Quel vincolo risultò molto utile quando si trattò di esercitare pressioni su Francia e Regno Unito perché ritirassero le loro truppe dai territori egiziani in occasione della crisi di Suez del Negli anni Settanta Cuba trasformò i suoi giova- 17 dicembre

12 PRIMALINEA COPERTINA ni in mercenari dell Impero sovietico in Angola e nel Corno d Africa come forma di pagamento del servizio del debito che aveva con Mosca. La mancata remissione dei debiti contratti coi paesi occidentali e con quelli arabi durante la guerra Iran- Iraq spinse Saddam Hussein a invadere il Kuwait, l atto che segnò l inizio della sua rovina. La prontezza con cui la Polonia inviò uomini a sostenere prima l invasione e poi l occupazione anglo-americana dell Iraq nel 2003, in una guerra che non aveva l approvazione del Consiglio di sicurezza dell Onu, si spiega anche con l indebitamento del paese con gli Stati Uniti dopo la fine del comunismo. Infine, è impossibile non notare che l assertività della Russia sul piano internazionale dopo un periodo di eclissi geopolitica coincide con l estinzione della maggior parte del suo debito pubblico: sotto Eltsin, prima della crisi finanziaria del 1998 che causò il default della Russia sui titoli del debito in valuta locale, il rapporto debito/pil era del 53 per cento e i titoli in mano straniera erano pari al 60 per cento. Nel 1999 era salito al 100. Oggi, come s è detto, il rapporto è sceso al 15,7 per cento. È vero che nel frattempo il debito esterno di banche e imprese russe è aumentato ed è pari al 35 per cento del Pil. Ma lo Stato ha le mani libere. Rimetti a noi i nostri debiti Molte delle notizie sopra richiamate si trovano in un agile libro opera di due analisti francesi uscito a fine estate con l inquietante titolo L endettement ou le crépuscule des peuples. Ne sono autori un docente della famosa accademia militare di Saint-Cyr, Thomas Flichy de La Neuville, e uno storico dell università di Aix-Marsiglia, Olivier Hanne. I due però non si limitano all excursus storico che conferma la loro tesi anti-anglosassone, e cioè che un forte debito pubblico e il fatto che sia detenuto da mani straniere sono fattori determinanti del tramonto del potere internazionale di uno stato. Indagano anche sulle cause filosofiche, sui cambiamenti antropologici che hanno trasformato il debito pubblico e privato del passato, transitorio e contrassegnato dal senso di colpa del debitore come del creditore, in debito permanente e considerato virtuoso. E affermano che la china del debito irreversibile è stata imboccata a partire dal Rinascimento, quando la visione giudaico-cristiana dell uomo è stata messa in soffitta. Fino ad allora, valeva l equivalenza debito uguale colpa, sinteticamente espressa nel Padre Nostro («rimetti a noi i nostri Solo due paesi dei Brics hanno un rapporto debito/pil superiore al 60 per cento: l India e il Brasile; Cina e Sudafrica sono sotto il 50, la RuSSia fa segnare un 15,7 debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»), nella lettera di Paolo ai Colossesi («il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli, Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce») e, per quanto riguarda gli ebrei, nel libro di Neemia che condanna l usura e ordina di rinunciare ai crediti verso i loro fratelli. Il mutamento antropologico comincia nel Rinascimento e ha un primo culmine con l illuminismo: «L illuminismo procede ad una sapiente mistificazione: per liberare l uomo dai cerchi concentrici del debito, basterà ribaltare l ordine del mondo. È così che l individuo astratto si vede improvvisamente consacrato creditore dei suoi simili. Una panoplia di diritti gli permetteranno di proclamare l autonomia che pretende di aver acquisito. In continuità con l illuminismo, la società democratica postmoderna pretende di liberare l individuo di ogni debito. Ciò si traduce nel rifiuto di assumere l eredità di una civiltà, dunque i debiti dei padri, ma ugualmente in un incapacità di proiettarsi nell avvenire, ( ) di riconoscere fin d ora che i nostri debiti ecologici ed economici peseranno presto sulla generazione futura. In queste circostanze, che cosa c è di più logico del fatto che la società individualista postmoderna preferisca rinviare il debito piuttosto che cercare di liquidarlo, cosa che implicherebbe un sacrificio?». Dopo l illuminismo Per gli autori il modello politico e valoriale che è alla base di questa antropologia del debito e il predominio politico mondiale occidentale che ne è una componente inseparabile sono arrivati al capolinea. «La civiltà occidentale e soprattutto il suo vettore americano ha creato e mondializzato i sistemi di indebitamento pubblico moderni per meglio assicurare lo sviluppo economico e l irradiamento dei loro princìpi. L abbondanza esige il debito. ( ) La carta geografica dell indebitamento coincide con quella della democratizzazione politica. La dimensione di caratteristica di una civiltà che il debito presenta, chiarisce la crisi iniziata nel 2008, che rappresenta la fine di un modello. Gli sforzi compiuti dalla Russia per uscire dall indebitamento e gli acquisti massicci di debito pubblico americano da parte della Cina non sono solo tappe verso un nuovo sviluppo economico, ma i segni che un alternativa ideologica ambiziosa si manifesta da dieci anni a questa parte. Insomma, l indebitamento pubblico massiccio dei paesi del Nord contribuisce oggi al loro declino internazionale, o almeno li obbliga a riesaminare la loro politica di potenza». n dicembre 2014

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15 PAESE VECCHIO, CURE NUOVE INTERNI IL FUTURO (A RISCHIO) DI UN MODELLO Se la sanità lombarda si affida alla burocrazia per affrontare l ignoto DI ALBERTO MINGARDI* Foto: Ansa Su una cosa il Libro Bianco È indiscutibile: i bisogni sanitari sono DESTinati a cambiare con l invecchiare DElla POPolaZionE. ma DAVVEro LA risposta giusta È la CENTraliZZAZionE? uest estate la Regione Lombardia ha aperto una consultazione pubblica Q sul suo Libro Bianco sullo sviluppo del sistema sociosanitario in Lombardia. Quel documento prelude a una riorganizzazione del cosiddetto modello lombardo. Del quale proprio il Libro Bianco tesse le lodi, forte di una notevole batteria d indicatori. Ma che andrebbe aggiornato ai tempi, perché l invecchiamento della popolazione produrrebbe tanto un aumento dei bisogni sanitari a cui assolvere, quanto una loro mutazione. Nel paese più vecchio d Europa, sono i problemi legati alle cronicità che reclameranno il senso della scena. Il sistema sanitario più efficiente del paese più vecchio d Europa, quindi, dovrebbe dimostrare di essere tale prevenendo l evoluzione della domanda. La premessa è di grande buon senso, lo svolgimento un po meno. Il Libro Bianco è un documento di difficile interpretazione: la fotografia dell esistente ne occupa la più parte, le proposte d intervento sono presentate in modo un po frettoloso, con abbondante uso di formule immaginifiche ( coopetition, dalla cura al prendersi cura ), suggestive ma inevitabilmente vaghe. Nelle diverse ipotesi d intervento (riorganizzazione delle Asl, introduzione di un nuovo sistema tariffario, istituzione di una centrale unica d acquisti), il filo rosso appare essere la necessità di una maggiore centralizzazione. È questo l elemento più sorprendente. Su una cosa, il Libro Bianco ha indubbiamente ragione: i bisogni sanitari sono destinati a cambiare, anche in modo considerevole, nei prossimi anni. Questo suggerirebbe di investire su un sistema quanto più adattabile e flessibile: cioè un sistema meno burocratico, e quindi per forza più competitivo e privatistico. Se prevediamo che la domanda di sanità cambi, abbiamo bisogno di aumentare, non di ridurre, il tasso d imprenditorialità nel settore: perché ci serve che si sviluppino tentativi diversi per venire incontro in modo economico a questi nuovi bisogni. Se si concentrano tutte le risorse su un unico piano, su un unico modello, su un unica idea, e poi quella non funziona, o chi dovrebbe metterla in atto si rivela un corrotto, abbiamo distrutto risorse e dissipato speranze. Se invece si procede per esperimenti diversi, alcuni andranno bene, altri falliranno, ma è più probabile che si riesca a sviluppare la risposta migliore a queste nuove esigenze che vanno emergendo. In Italia si invoca, sempre, la cabina di regia, come se il futuro della sanità, in questo caso, fosse un film con un copione già scritto. Fare assegnamento su una maggiore centralizzazione avrebbe senso se e solo se ritenessimo di sapere già come si deve gestire un ospedale per venire incontro non solo ai bisogni di oggi ma anche a quelli di domani. Un ospedale è un azienda complessa, che deve gestire fattori di produzione molto eterogenei, e fornire un servizio essenziale e al contempo in continuo miglioramento, grazie al progresso tecnologico. Possiamo davvero fare assegnamento sulla burocrazia, per gestire bene aziende di questo tipo? Se sicuramente i bisogni cambieranno in ragione delle cronicità, nessuno sa davvero come ciò avverrà (né, a dire il vero, esistono studi o previsioni particolarmente dettagliati per la nostra Regione). Abbiamo bisogno di fare esperimenti, e non imporre soluzioni uniformi. Abbiamo a che fare con problemi in larga misura nuovi, ma anche con situazioni nuove sotto il profilo sociologico: con famiglie diverse, da quelle che abbiamo conosciuto per buona parte della nostra storia. Più operatori si mettono in gioco, più tentativi si mettono in campo, meglio è. *direttore generale Istituto Bruno Leoni 17 dicembre

16 società sesso e provette Da ParIGI Mauro zanon I nostri diritti in saldo Intervista a Marie-Josèphe Bonnet, militante femminista e omosessuale francese, che paga con l isolamento la sua contrarietà ai totem dell universo gay. Dal matrimonio all utero in affitto. «Il corpo non è una merce» maternità surrogata per principio. L utero in affitto è lo schiavismo moderno. È un mercato, è l apertura al commercio internazionale di bambini e alla negazione del ruolo della madre, alla riduzione del corpo della donna a mero strumento atto a soddisfare i desideri di coppie agiate. Il messaggio vergognoso che viene fatto passare è che tutto si compra e tutto si vende, compreso il potere procreatore della donna. È uno scandalo che deve essere fermato». L ennesimo attacco contro quella che in Francia viene chiamata Gpa (gestazione per conto terzi) non proviene da un pericoloso reazionario, come viene apostrofato chiunque si opponga alla maternità surrogata et similia, bensì da Marie- Josèphe Bonnet, storica militante della causa femminista, lesbica nonché fondatrice del Fronte omosessuale d azione rivoluzionaria (Fhar). Nel suo ultimo libro, Adieu les rebelles! (Flammarion), a finire sotto accusa è la legge sul mariage pour tous, «un riconoscimento illusorio dell omosessualità», scrive la Bonnet. «Sono contro la L adozione della legge Taubira, spacciata per progresso e trionfo dell uguaglianza dall esecutivo socialista, ha comportato in realtà una trasformazione regressiva della società francese, insiste l autrice: in primo luogo perché ha introdotto nuove separazioni, tra gli sposati da una parte e i celibi e i pacsati dall altra, in secondo luogo perché ha istituzionalizzato il nuovo conformismo gay, che ha furbescamente travestito da battaglia per l égalité la propaganda dell indifferenziazione sessuale. A Tempi, la Bonnet ha raccontato quanto la sua profonda avversione alla Gpa, alla Pma (procreazione medicalmente assistita) e al mariage pour tous, l abbia allontanata dalla comunità Lgbt, chiusa ermeticamente nelle sue posizioni. «C è un innegabile problema di settarismo in seno al movimentismo Lgbt, e quindi di libertà d espressione. È una deriva che mi inquieta perché va sempre più affermandosi un pensiero unico secondo cui non devono esistere opinioni distoniche rispetto alla linea dominante», dice a Tempi la Bonnet. «Non c è dibattito, perché il dibattito è stato sequestrato da un piccolo gruppo autoproclamato che impone le sue scelte, detta la linea e non tollera chi la pensa diversamente. O si è d accordo con quanto deliberato da questo gruppo, o si è immediatamente tacciati d omofobia». Come «L omogenitorialità è un invenzione che nega l esistenza di uno dei genitori del bambino. Sono contro l anonimato, i bambini devono sapere da dove vengono» dimostrano il coinvolgimento di moltissimi omosessuali nelle battaglie della Manif pour tous e il numero risibile di matrimoni tra coppie dello stesso sesso celebrati nei dodici mesi successivi alla legge Taubira (meno di 8 mila, pari al 4 per cento delle coppie omosessuali censite), si tratta soprattutto di un gruppo che non rappresenta la maggioranza della Foto: Getty Images dicembre 2014

17 Una manifestazione del movimento Lgbt a favore della Procreazione medicalmente assistita in Francia

18 società sesso e provette «quello delle madri surrogate È un business da tre miliardi di euro in cui si sfruttano Donne, per lo più indigenti e analfabete, dall India o dai paesi dell Est» Marie-Josèphe Bonnet, militante femminista e fondatrice del Fronte omosessuale d azione rivoluzionaria è stata isolata dalla comunità Lgbt per la sua contrarietà all utero in affitto La persona che «turba il dibattito» O meglio, che se avesse voluto mettere piede, l associazione Les Oublié-es de la mémoire avrebbe dovuto «prendere tutte le disposizioni necessarie al fine di garantire con i propri mezzi la sicurezza dei volontari e dei frequentatori del Centro, nonché dei partecipanti alla conferenza», perché «alcune persone avrebbero potuto turbare il dibattito, in ragione delle controverse prese di posizioni» della storica femminista. Risultato finale? Conferenza annullata, per timore che degli estremisti se la prendessecomunità gay: «Ci sono forse state delle consultazioni per conoscere l opinione degli omosessuali di Francia sulla Gpa, la Pma e sul mariage pour tous? Non mi sembra proprio». La conferma dell esistenza di un serio e radicato problema di pluralismo all interno della comunità Lgbt, è arrivata in questi giorni da un episodio che ha visto protagonista proprio la Bonnet. Oltre ad essere una storica dell arte apprezzata a livello internazionale ha insegnato a lungo alla Columbia University di New York e all Università Carlton di Ottawa è anche considerata come una delle più importanti specialiste della storia delle donne. Negli ultimi tempi si è interessata da vicino al periodo della Resistenza e dell Occupazione e sta attualmente preparando un libro sull amicizia tra le donne nei campi di concentramento nazisti. Il 9 dicembre, una conferenza organizzata dall associazione Les Oublié-es de la mémoire dal titolo Résistance Sexualité Nationalité à Ravensbrück avrebbe dovuto tenersi al Centro Lgbt di Parigi, in presenza della Bonnet. Ma il suo impegno più volte ribadito contro la pratica dell utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e il «mariage pour tous» disturbava profondamente i responsabili del quartier generale del movimentismo Lgbt francese, allergici al libero pensiero. E così, con un inviata all associazione organizzatrice, il centro ha spiegato che non c era spazio per una come la Bonnet, all origine di «dichiarazioni virulente e vicine alle posizioni della Manif pour tous». ro con una donna, lesbica e femminista, che da quasi mezzo secolo si batte in prima linea per la libertà delle donne. «In più di quarant anni di militanza, non mi era mai successa una cosa del genere. Sono sconcertata», dice a Tempi la Bonnet. «Non se ne parla nei media, ma al Centro Lgbt, che contiene diverse associazioni, c è un grave problema di libertà d espressione. La coordinazione delle lesbiche francesi ha abbandonato il centro per le posizioni sulla Gpa». Quando le si parla di «nuova genitorialità», trasalisce. «L omogenitorialità è un invenzione che nega l esistenza di uno dei genitori biologici del bambino. Sono contro l anonimato, i bambini devono sapere da dove vengono, conoscere la loro storia, le loro origini. Sono una storica dell arte e so bene cosa significhi per il bambino come per tutti sapere qual è la nostra provenienza. Tutto ciò fa parte della nostra identità». Nel luglio scorso, il nome di Marie- Josèphe Bonnet figurava tra le firmatarie della lettera-appello a François Hollande, pubblicata dal quotidiano di sinistra dicembre 2014

19 uteri in affitto per prosperare, la Bonnet non vuole sentir parlare della possibilità di una Gpa etica, invocata da alcune femministe come Elisabeth Badinter e Caroline Fourest. «Non c è niente di etico nel mercato delle madri surrogate, ma solo profitti economici», afferma la storica. «È un business da tre miliardi di euro. Donne, per lo più indigenti e analfabete, provenienti dall India o dai paesi dell Est Europa, affrontano, dietro compenso, una gravidanza e un parto, sapendo che poi il figlio verrà loro strappato al momento della nascita e ceduto a chi glielo ha commissionato. Mi spiegate cosa c è di etico in tutto questo? L etica non è il sacrificio di sé». Le sottoponiamo infine la frase sulla maternità surrogata pronunciata da Pierre Bergé, ex compagno dello stilista Yves Saint-Laurent e storico sostenitore dei cosiddetti nuovi diritti: «Affittare il proprio ventre per vendere un bambino, o affittare le proprie braccia per lavorare nell industria, qual è la differenza?». «Ma dove stiamo andando a finire? interviene Marie-Josèphe Bonnet. Che società vogliamo? Il corpo della donna non è una merce e il bambino non è un oggetto che acquistiamo, ma una persona che va protetta e rispettata». n marina terragni (io donna-corriere DElla SEra) Se la maternità diventa maschile «La resa del femminismo della differenza a quello dell emancipazione» e l assurdità di un mondo in cui «essere madri è un disturbo» Foto: Ansa Libération, nella quale veniva chiesto al presidente francese di «opporsi pubblicamente al riconoscimento per legge dei contratti di utero in affitto». Si leggeva nell appello: «Il contratto di maternità surrogata è contrario al principio di rispetto della persona, tanto della donna che porta in grembo il bambino commissionato, quanto del bambino oggetto di contratto e commissionato da una o due persone, che si sviluppa nel grembo della madre surrogata per poi essere consegnato. Gli esseri umani non sono cose, e confidiamo nel vostro impegno a vigilare, in quanto presidente della Repubblica, su questo valore fondamentale della nostra società». Accanto alla Bonnet, emergevano figure di spicco della gauche francese, dall ex primo ministro socialista Lionel Jospin all ex ministro dell Economia sotto Mitterand Jacques Delors, fino alla scrittrice Eliette Abécassis e alla filosofa e femminista Sylviane Agacinsky. Come quest ultima, autrice di Corps en miettes (corpi in briciole), appello alla resistenza contro il baby-business che cerca Giornalista, scrittrice e blogger, Marina Terragni si occupa di donne con la sua rubrica Maschile/femminile su Io Donna, settimanale del Corriere della Sera ed è membro della direzione nazionale del Partito democratico. Dopo la sentenza della Corte costituzionale si parla molto di fecondazione eterologa. Se ne parla in modo scorretto? Di eterologa si parla tanto perché è entrata a far parte di uno scenario postideologico in cui ci si colloca in termini di cosiddetti diritti negati o consentiti. È un tema che riguarda una minoranza della popolazione, ma coinvolge tutti perché offre la possibilità di una collocazione ideale. In automatico: se sei progressista devi difendere questo diritto, se sei conservatore no. Mi pare in realtà che pochi capiscano di che cosa si stratta, e ancora meno ne hanno esperienza. Esiste il diritto a un figlio? Mary Warnock, madre e pioniera della bioetica inglese, in un libro spiega in modo rigoroso che il diritto ad avere un figlio non ha fondamenti. Non c è il diritto di una persona ad avere un figlio, semmai c è il diritto di un figlio ad avere un genitore. Non si tratta di diritti simmetrici. Da cosa nasce questa rivendicazione? Questa impostazione tradisce una sorta di infantilizzazione del mondo adulto. Il consumismo ti costringe in una specie di infanzia perenne in cui puoi avere tutto quello che desideri, basta pagarlo. In questo senso mi ha colpito la sentenza con cui la Corte costituzionale apre all eterologa. I giudici danno grande rilievo alla questione economica, dicendo che il divieto di praticare l eterologa in Italia mette in atto una discriminazione tra chi può permettersi di andare all estero per praticarla e chi invece non può. Ma la genitorialità non è un faccenda che si può discutere secondo le leggi di mercato! La genitorialità è la più rischiosa delle relazioni. Una relazione che ti cambia completamente l assetto interiore ed esteriore, ti porta fuori di te. Sta dicendo che la battaglia per l eterologa non c entra coi diritti delle donne? Su questo fronte c è stato un singolare cambio di rotta del femminismo. Fino a dieci, quindici anni fa, il femminismo era estremamente critico e cauto nei riguar- 17 dicembre

20 società sesso e provette «LA prevenzione DELL infertilità non è UN BUSINESS. mi stupisce CHE a SInIStra e tra LE FEmminISte questo tema SIA ignorato» di delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Una teologa femminista radicale come Mary Daly parlava addirittura di tecnorapina delle uova. Per definire le donne che diventano madri con fecondazione assistita Mary Daly usava la definizione madri maschili. Riteneva che in qualche modo avessero rinunciato alla loro potenza materna per affidarsi alla scienza maschile, che persegue il sogno dell utero artificiale come una sorta di Santo Graal. Non capisco perché quella cautela sia stata abbandonata, vivo questa tendenza come una resa del pensiero della differenza al mainstream dell emancipazione. Mi stupisce anche che, sia da parte del femminismo sia da parte della sinistra in generale, il tema della prevenzione della infertilità sia totalmente ignorato. Quando parli di garantire alle donne le condizioni per fare figli ben prima dei 40 anni, o dei rischi degli ftalati, presenti in gran parte dei saponi e di altri prodotti di uso comune pericolosi per la fertilità maschile, ti guardano con sospetto. Quello della prevenzione dell infertilità non è un business, e a maggior ragione non capisco perché ogni volta che mi capita di parlare di questo tema mi guardano come se volessi re-inchiodare le donne al destino della maternità. È paradossale: interessa a pochissimi lottare perché una venticinquenne possa avere un bambino, costruendo un mondo del lavoro mummy friendly e condizioni materiali che non la costringano a rimandare sine die; mentre siamo pronti a mobilitarci per consentire a una cinquantenne il diritto di fare un figlio. E la genitorialità è legata ai diritti delle persone omosessuali secondo lei? Sicuramente il mercato della fecondazione assistita è interessato a questo tipo di neofamiglie. Ma a me non interessa chi va a letto con chi. Se un gay mette al mondo un figlio con una donna (che, mettiamoci il cuore in pace, per fare un figlio in qualche modo è ancora necessaria) io non ho obiezioni. Io ho obiezioni rispetto al fatto che la donna, anzi le donne, vengano cancellate. E questo accade con l utero in affitto, con il commercio di ovociti. C è di mezzo un mercato. Lo dimostra il fatto che nel nostro paese di donatrici di ovuli non ce ne sono perché non le paghiamo. Diverso è il caso, e io sono favorevole, di una cosiddetta donazione solidale. Sono discorsi davvero complicati. Quando si vanno a toccare l inizio o il fine vita nascono molte complicazioni. E invece quello che ci pare difficilissimo è accettare. Lei ha scritto di essere stata molto colpita dalla mamma adottiva di un concorrente di X Factor che ha in tv ha detto: ringrazio Dio che non mi ha fatto avere figli, altrimenti non l avrei mai incontrato. Cosa l ha colpita? Mi ha colpito la storia di questa donna che ha accettato una disgrazia e gliene è venuta una grazia. Quella vicenda mi ha fatto anche riflettere su quanto poco parliamo di adozione e su quanto sia complicato per molti aspiranti genitori intraprendere quella strada. Ho anche voluto evidenziare una contraddizione. Si dice: io voglio il seme o l ovocita, ma poi voglio che il donatore sparisca perché quello conta non è la biologia, ma l amore. Però quando tenti la fecondazione eterologa, che ti pare meglio dell adozione, è perché almeno uno dei due sia genitore biologico. Quindi: la biologia conta o non conta? E abbiamo idea delle complicazioni che si creano dentro una coppia che decide di ricorrere a queste pratiche? Non tutti riescono a smaltire la durezza di esperienze del genere. Ha fatto scalpore qualche giorno fa la copertina di Internazionale in cui la scrittrice femminista Katha Pollitt diceva che l Igv deve essere considerata come qualcosa di non traumatico. Che effetto le ha fatto quella copertina? Facciamo un ragionamento sulla legge 194 che è largamente inapplicata a causa dell altissima percentuale di obietto- ri di coscienza. Il diritto a obiettare non può essere messo in discussione, è garantito dalla legge italiana ed europea. Ma la 194 non sta funzionando, e tante ragazze arrivano in ospedale dopo aver preso i farmaci anti ulcera per abortire in casa. Ignorare il problema non è una buona politica. Vogliamo garantire una quota minima di non obiettori nelle strutture pubbliche? O depenalizzare l aborto, cioè consentire che venga praticato nelle strutture private? Una soluzione va indicata, perché l aborto esiste. Speriamo che esista sempre meno, ma intanto occorre che tutti, compresi i cattolici impegnati nel sociale, dicano secondo loro che cosa è giusto fare. A cominciare dal premier Renzi, che su questo non può più tacere. Apple e Facebook sosterranno le spese per il congelamento degli ovuli delle loro dipendenti. È un progresso? Qualcuno può anche pensare che queste società illuminate della Silicon Valley abbiano offerto un benefit estremamente moderno, ma io penso che una cosa del genere sia affermare in modo inequivoco che diventare madre è un disturbo. L ideale è la completa maschilizzazione della maternità. È farla diventare mera tecnica. L utero artificiale, come dicevamo, è il Graal. Le donne sono passate dal dire l utero è mio al diventare complici di chi vuole rubarglielo? Dire l utero è mio è stato un passaggio fondamentale contro un patriarcato che disponeva delle donne come di cose. Il fatto è che oggi l utero non è ancora mio. Sempre Mary Daly diceva che oggi la potenza riproduttiva delle donne è repressa dappertutto. Se devo dire in una parola che cos è una donna, direi che è una che può essere madre. Che può, non che deve. Ci sono donne non vocate ad esserlo. Qui però siamo in un mondo che obbliga a non fare figli. L utero servirebbe a quello. Laura Borselli dicembre 2014

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