Titolo originale: The Book of General Ignorance QI Ltd, 2006 Illustrations Mr Bingo, 2006 The right of QI Ltd to be identified as author of this work

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2 Titolo originale: The Book of General Ignorance QI Ltd, 2006 Illustrations Mr Bingo, 2006 The right of QI Ltd to be identified as author of this work has been asserted in accordance with Section 77 of the Copyright, Designs and Patents Act Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino ISBN

3 John Lloyd e John Mitchinson Il libro dell'ignoranza Che cosa è verità e che cosa è semplicemente una panzana? Il libro-gioco che svela le nostre false conoscenze Traduzione di Alessandra Montrucchio Einaudi

4 Il libro dell'ignoranza La verità si penetra meglio con la non-conoscenza. Enrico Suso ( ), Dialogo della verità Qual è la più grande cosa vivente? Un fungo. E non è neppure un fungo particolarmente raro. È probabile che abbiate un fungo del miele (Armillaria ostoyae) che cresce sul ceppo di un albero morto nel vostro giardino. Speriamo per voi che non raggiunga le dimensioni del più grande esemplare conosciuto, nella Malheur National Forest dell'oregon. Copre 890 ettari e ha fra i 2000 e gli 8000 anni. Per la maggior parte si trova sotto terra, nella forma di un enorme intreccio di miceli (l'equivalente delle radici nei funghi) bianchi e tentacolari. I miceli si allargano tra le radici degli alberi, li uccidono e, di tanto in tanto, sbucano dal terreno come macchie innocenti di funghi del miele. All'inizio si pensava che il gigantesco fungo del miele dell'oregon crescesse a grappoli separati per la foresta, ma ora i ricercatori hanno confermato che si tratta di un singolo organismo, il più grande del mondo, tutto interconnesso sotto terra. Confesso che nulla mi spaventa più della comparsa di funghi in tavola, specialmente in una cittadina di provincia. ALEXANDRE DUMAS Dove si trova il posto più secco della terra? In Antartide. Certe regioni del continente non vedono la pioggia da due milioni di anni. Tecnicamente, si definisce deserto un luogo dove cadono meno di 254 millimetri di pioggia all'anno. Il Sahara ne riceve annualmente soltanto 25. Le precipitazioni annue medie in Antartide sono più o meno le stesse, ma il 2 per cento del continente, le cosiddette Valli secche, è privo di ghiaccio e neve, e lì non piove assolutamente mai. Il secondo posto più secco del mondo è il deserto di Atacama in Cile. In alcune aree non piove da quattro secoli e le precipitazioni annuali medie ammontano a un risicato 0,1 millimetri. Questo, nel complesso, lo rende il deserto più secco del mondo, 250 volte più arido del Sahara.

5 Oltre che il posto più secco della terra, l'antartide può vantare di essere anche il più umido e il più ventoso. Vi si trova il 70 per cento dell'acqua mondiale, sotto forma di ghiaccio, e la velocità dei suoi venti è la più alta che si conosca. Le condizioni uniche delle Valli secche in Antartide si devono ai cosiddetti venti catabatici (dal termine greco che significa «andare in discesa»). Questi venti si alzano quando dell'aria fredda e densa viene trascinata verso il basso dalla semplice forza di gravità, e possono raggiungere una velocità di 320 chilometri all'ora; nel processo, tutta l'umidità acqua, ghiaccio e neve evapora. Sebbene l'antartide sia un deserto, le sue regioni più aride vengono definite, con una certa ironia, oasi. Le condizioni sono talmente simili a quelle su Marte che la Nasa vi ha svolto dei test per la missione Viking. Dove si trova la montagna più alta? Si trova su Marte. Il gigantesco Monte Olimpo Olympus Mons in latino è un vulcano ed è la montagna più alta del sistema solare e dell'universo conosciuto. Con 22 chilometri d'altezza e 624 di larghezza, è alto quasi tre volte l'everest e così grande che la sua base occuperebbe l'arizona o l'intera area delle isole britanniche. Il cratere misura 72 chilometri di larghezza e 3 di profondità: un'ampiezza più che sufficiente a inghiottire Londra senza problemi. Il Monte Olimpo non corrisponde all'idea di montagna che ha la maggior parte della gente. La cima è piatta una sorta di vasto plateau oceanico senz'acqua e i suoi fianchi non sono neanche ripidi. La loro leggera inclinazione tra il primo e il terzo grado significa che, arrampicandosi, non si suderebbe nemmeno. Di solito misuriamo le montagne in base all'altezza. Se le misurassimo in base alla grandezza, non avrebbe senso isolarne una dalla catena di cui fa parte. Se così fosse, l'everest straccerebbe il Monte Olimpo. Fa parte della gigantesca catena dell'himalaya- Karakorum-Hindukush-Pamir, lunga quasi 2400 chilometri. Come si chiama la montagna più lunga del mondo? Mauna Kea, la vetta più alta dell'isola di Hawaii. Il vulcano, inattivo, è modesto: 4206 metri sul livello del mare. Se però lo si misura dal fondo dell'oceano fino alla cima, raggiunge i metri: oltre un chilometro più dell'everest. Secondo la convenzione vigente per i rilievi, «la più alta» significa la montagna misurata dal livello del mare alla vetta; «la più lunga» significa la montagna misurata dai propri piedi alla sommità. Se l'everest con i suoi 8848 metri è la montagna più alta del mondo, non è dunque la più lunga. Misurare le montagne è più complicato di quanto sembri. È piuttosto facile vederne la

6 vetta, ma dov'è esattamente la «base»? Ad esempio, c'è chi sostiene che il Kilimangiaro in Tanzania 5895 metri sia più alto dell'everest perché si innalza direttamente dalla pianura africana, mentre l'everest non è che uno dei tanti picchi in cima all'enorme base dell'himalaya, condivisa dalle altre tredici montagne più alte del mondo. Altri affermano che la misura più logica sarebbe quella basata sulla distanza tra la vetta della montagna e il centro della Terra. Siccome il nostro pianeta non è una sfera perfetta ma schiacciata, l'equatore è di circa 21 chilometri più distante dal centro della terra rispetto ai poli. Questa è una buona notizia per la reputazione delle montagne più vicine all'equatore, come il Chimborazo nelle Ande, ma accoglierla significherebbe anche accettare che perfino le spiagge ecuadoriane sono «più alte» dell'himalaya. Per quanto imponente, la catena himalayana è sorprendentemente giovane. Quando si formò, i dinosauri erano estinti da 25 milioni di anni. In Nepal chiamano l'everest Chomolungma, «madre dell'universo». In Tibet, lo chiamano Sagamartha, «fronte del cielo». Come qualsiasi ragazzo sano, sta ancora crescendo, all'eccitantissimo ritmo di 4 millimetri all'anno. Quante mogli ebbe Enrico VIII? Secondo noi, due. Secondo i cattolici, quattro. Il quarto matrimonio di Enrico, quello con Anna di Clèves, fu annullato. Faccenda ben diversa da un divorzio. Legalmente, significa che il matrimonio non c'è mai stato. Furono due le motivazioni dell'annullamento. Anna ed Enrico non consumarono mai le nozze; ovvero, non ebbero mai un rapporto sessuale. Il rifiuto o l'incapacità di consumare le nozze è tuttora una motivazione valida ai fini dell'annullamento. Inoltre, quando sposò Enrico, Anna era già fidanzata con Francesco, duca di Lorena. All'epoca, l'atto formale del fidanzamento era un impedimento legale a sposarsi con qualcun altro. Le parti concordarono che non aveva mai avuto luogo alcun matrimonio legale. Quindi ne rimangono cinque. Il papa dichiarò illegale il secondo matrimonio di Enrico, quello con Anna Bolena, poiché il re era ancora sposato con la prima moglie, Caterina d'aragona. Dal canto suo Enrico, ormai a capo della nuova Chiesa d'inghilterra, dichiarò che il suo primo matrimonio non era valido, con la motivazione legale che un uomo non poteva giacere con la vedova del fratello. Il re citava il Vecchio Testamento, definendolo «la legge

7 di Dio»: che al papa piacesse o no. A seconda che si dia retta al papa o al sovrano, i matrimoni scendono a quattro o a tre. Enrico annullò le nozze con Anna Bolena poco prima di farla giustiziare per adulterio. Un atto illogico, in qualche modo: se il matrimonio non aveva mai avuto luogo, difficile accusare Anna di infedeltà. Il sovrano fece lo stesso con la quinta moglie, Catherine Howard. È appurato che lei lo aveva tradito prima del matrimonio e che lo tradì durante. In quel caso, Enrico promulgò una legge speciale secondo cui l'adulterio da parte di una regina veniva considerato alto tradimento. Inoltre, fece di nuovo annullare le nozze. Arriviamo così a quattro annullamenti e a due soli matrimoni incontestabilmente legali. Esclusa l'ultima moglie, Catherine Parr (che gli sopravvisse), la signora che se la cavò a minor prezzo fu Anna di Clèves. Dopo l'annullamento, il re la ricoprì di doni e le riconobbe il titolo ufficiale di «buona sorella». Anna rendeva spesso visita a corte, e scambiava cuochi, ricette e oggetti per la casa con l'uomo che non era mai stato suo marito. Quante narici avete? Quattro. Due potete vederle; due no. Lo si è scoperto osservando come respirano i pesci: prendono l'ossigeno dall'acqua e hanno quasi tutti due paia di narici, un paio davanti per far entrare l'acqua e due specie di «tubi di scappamento» per farla uscire. La domanda è: se l'uomo discende dai pesci, dov'è finito il secondo paio di narici? La risposta è che sono migrate nella testa, o meglio in fondo alla testa, e sono diventate narici interne: le cosiddette coane, dal greco chóanē, «imbuto». Sono collegate alla gola e sono ciò che ci permette di respirare dal naso. Per arrivare là in fondo, le coane in un certo senso sono dovute partire dai denti. Per quanto sembri improbabile, alcuni scienziati in Cina e in Svezia di recente hanno trovato un pesce, il Kenichthys campbelli un fossile di 395 milioni di anni che rappresenta lo stadio intermedio di tale processo. Il pesce ha due buchi simili a narici fra gli incisivi. Il Kenichthys campbelli è un antenato diretto degli animali terrestri, capace di respirare sia dentro sia fuori dell'acqua. Un paio di narici gli permetteva di mangiare sui fondali bassi mentre l'altro spuntava dall'acqua, un po' come le narici del coccodrillo. Simili spazi tra i denti si possono notare anche in uno dei primi stadi di sviluppo dell'embrione umano. Quando non riescono a unirsi, il risultato è il palato leporino. Un pesce antico spiega così due misteri umani altrettanto antichi. Senza contare che le più recenti ricerche sui nasi dimostrano che usiamo ciascuna delle nostre narici esterne per rilevare odori diversi, e che respiriamo da ciascuna una differente quantità d'aria: e si crea in questo modo una sorta di stereo nasale. Vedere ciò che ci sta sotto il naso richiede uno sforzo costante.

8 GEORGE ORWELL Qual è la cosa più grande che una balenottera azzurra possa inghiottire? a)un enorme fungo b)una piccola utilitaria c)un pompelmo d)un marinaio Un pompelmo. Interessante: la gola di una balenottera azzurra ha quasi esattamente lo stesso diametro del suo ombelico (che è grande più o meno come un piatto da dessert), ma è un pochino più piccola del suo timpano (che è grande più o meno come un piatto normale). Per otto mesi all'anno, le balenottere azzurre non mangiano virtualmente nulla, ma d'estate si nutrono in continuazione, e ogni giorno ingurgitano tre tonnellate di cibo. Come forse ricorderete dalle lezioni di biologia, la loro dieta consiste di crostacei minuscoli, rosei e simili a gamberetti detti krill, i quali vanno giù che è una meraviglia. Il krill arriva come su un piatto d'argento, in enormi banchi che possono pesare oltre tonnellate. La parola krill è norvegese. Deriva dal termine olandese kriel, che significa «avannotto» ma che ora viene usato per indicare sia i pigmei, sia le «galline nane». I bastoncini di krill sono stati lanciati sul mercato con un certo successo in Cile, ma la carne macinata di krill ha rappresentato pressoché un disastro in Russia, Polonia e Sudafrica a causa dei livelli pericolosamente alti di floruro. Sono i gusci del krill a contenere floruro, ma erano troppo piccoli per toglierli prima di tritare tutto. Visto lo stretto diametro della sua gola, la balenottera azzurra non avrebbe mai potuto ingoiare Giona. L'unica balena con una gola abbastanza grande da inghiottire una persona intera è il capodoglio ma, una volta dentro, l'intensa acidità dei succhi gastrici renderebbe impossibile sopravvivere a chiunque. Il caso di quel «Giona moderno», quando nel 1891 James Bartley dichiarò di essere stato inghiottito da un capodoglio e salvato dal resto dell'equipaggio quindici ore dopo, era una frode e come tale venne smascherata. Gola a parte, ogni altra cosa della balenottera azzurra è grande. Con i suoi 32 metri di lunghezza, è la più grossa creatura che sia mai vissuta, il triplo del dinosauro più grande e l'equivalente in peso di 2700 persone. La sua lingua pesa più di un elefante; il suo cuore ha le dimensioni di un'utilitaria; il suo stomaco può contenere oltre una tonnellata di cibo. Anche il suo verso è il più forte fra tutti quelli che emettono gli animali; una specie di ronzio a bassa frequenza che può essere percepito dalle altre balene a oltre chilometri di distanza. Quale uccello fa l'uovo più piccolo in rapporto alla sua taglia? Lo struzzo. Sebbene sia la cellula più grande in natura, un uovo di struzzo rappresenta meno dell'1,5 per cento del peso materno. Un uovo di scricciolo è il 13 per cento.

9 L'uovo più grande in rapporto alla dimensione dell'uccello è quello del kiwi maculato. Il suo uovo incide del 26 per cento sul suo peso: come se una donna partorisse un bambino di sei anni. Un uovo di struzzo pesa quanto 24 uova di gallina; per farne uno alla coque si impiegano 45 minuti. La regina Vittoria ne mangiò uno a colazione e lo dichiarò uno dei pasti migliori che avesse mai fatto. L'uovo più grande mai deposto da un animale inclusi i dinosauri apparteneva all'uccello elefante del Madagascar, che si estinse nel Settecento. Era dieci volte più grande dell'uovo di struzzo, con una capacità di 8 litri, ed equivaleva a 180 uova di gallina. Si pensa che sull'uccello elefante (Aepyomis maximus) si basi la leggenda del feroce roc contro cui lotta Sindbad nelle Mille e una notte. Quanto può vivere senza testa un pollo? Circa due anni. Il 10 settembre 1945, nel paese di Fruita in Colorado, venne tagliata la testa a un giovane galletto grassoccio, che sopravvisse. Pare incredibile, ma l'accetta aveva mancato la giugulare e lasciato attaccato al collo un lembo di tronco encefalico sufficiente a farlo sopravvivere e addirittura crescere. Mike, come lo chiamavano, diventò una celebrità nazionale, fece una tournée del paese e apparve su «Time» e «Life». Il suo padrone, Lloyd Olsen, faceva pagare 25 cents per avere l'opportunità di vedere «Mike, lo straordinario pollo senza testa» in una serie di piccoli spettacoli che girarono in lungo e in largo per gli Stati Uniti. Mike compariva in scena con una testa di pollo rinsecchita che doveva passare per sua: la realtà era che il gatto degli Olsen si era pappato l'originale. All'apice della fama, Mike guadagnava 4500 dollari al mese, e ne valeva Il suo successo comportò un'ondata di simil-mike, ovvero di polli decapitati; solo che nessuna di quelle vittime sfortunate visse per più di un giorno o due. Mike veniva nutrito e abbeverato con un contagocce. Nei due anni successivi alla perdita della testa, ingrassò di tre chili ed ebbe una vita felice, che trascorse a lisciarsi le piume e a «becchettare» il cibo con il collo. Una persona che lo aveva conosciuto bene pare abbia commentato: «Era un pollo grasso e grosso che non sapeva di non avere la testa». La tragedia avvenne di sera, nella stanza di un motel di Phoenix, in Arizona. A Mike cominciò a mancare il respiro e Lloyd Olsen si rese conto con orrore di aver dimenticato il contagocce allo show del giorno prima. Incapace di liberare le proprie vie aeree, Mike morì soffocato. Mike rimane una figura cult in Colorado e, dal 1999, nel mese di maggio Fruita lo ricorda con la giornata di «Mike il pollo senza testa».

10 Chi ha una memoria che dura tre secondi? Nonostante sia proverbiale, la memoria di un pesce rosso non dura pochi secondi. Una ricerca della School of Psychology all'università di Plymouth nel 2003 ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che i pesci rossi hanno una memoria che dura almeno tre mesi, capace di distinguere tra forme, colori e suoni diversi. È stato insegnato loro a spingere una leva per guadagnarsi da mangiare; quando la leva è stata tarata in modo da funzionare una sola ora al giorno, i pesci hanno imparato in fretta ad azionarla al momento giusto. Parecchi altri studi hanno dimostrato che i pesci d'allevamento possono facilmente imparare a mangiare in orari e luoghi particolari in risposta a un segnale uditivo. Se i pesci rossi, nuotando, non vanno a sbattere contro la boccia di vetro, non è perché la vedono, ma perché usano un sistema che percepisce la pressione detto organo della linea laterale. Certe specie di pesci ciechi delle caverne sono in grado di spostarsi alla perfezione nel loro habitat senza luce ricorrendo esclusivamente al proprio sistema di linea laterale. Qual è l'animale più pericoloso che sia mai vissuto? Metà degli esseri umani morti sinora, forse un numero pari a 45 miliardi di persone, è stata uccisa dalle femmine di zanzara (i maschi mordono solo le piante). Le zanzare sono portatrici di oltre 100 malattie potenzialmente mortali, tra cui la malaria, la febbre gialla, la dengue, l'encefalite, la filariosi e l'elefantiasi. Anche oggi uccidono una persona ogni dodici secondi. Sembra incredibile, ma nessuno si rese conto della pericolosità delle zanzare fino alla fine del XIX secolo. Nel 1877 un medico inglese, sir Patrick Manson noto come «Mosquito» Manson provò che l'elefantiasi era causata dai morsi di zanzara. Diciassette anni dopo, nel 1894, gli venne in mente che anche la malaria potesse essere causata dalle zanzare. Incoraggiò un suo allievo, Ronald Ross, all'epoca un giovane medico di stanza in India, a verificare l'ipotesi. Ross fu il primo a dimostrare che le femmine di zanzara trasmettono con la saliva il parassita plasmodio. Verificò la teoria grazie agli uccelli. Manson fece di meglio. Per dimostrare che la teoria funzionava anche con gli esseri umani, infettò il figlio con delle zanzare portate da Roma in una borsa diplomatica. (Per fortuna, dopo un'immediata dose di chinino, il bambino si riprese). Ross vinse il premio Nobel per la medicina nel Manson venne eletto membro della Royal Society e fatto cavaliere, e fondò la Scuola di medicina tropicale di Londra. Si conoscono 2500 specie di zanzare, 400 delle quali appartengono alla famiglia delle anofeli; di queste, 40 specie possono trasmettere la malaria. Le femmine usano il sangue succhiato per far maturare le uova, che depongono in acqua. Dalle uova nascono delle larve acquatiche. Quanto alle pupe di zanzara, a differenza di quasi tutti gli altri insetti sono attive e nuotano. I maschi di zanzara ronzano con un tono più alto delle femmine: possono essere

11 sessualmente attratti da un si naturale. Ad attirare le femmine di zanzara verso gli organismi ospiti sono l'umidità, il latte, l'anidride carbonica, il calore corporeo e il movimento. Le persone sudate e le donne incinte hanno maggiori possibilità di essere punte. Se pensi di essere troppo piccolo per contare qualcosa, prova a dormire in una stanza chiusa con una zanzara. PROVERBIO AFRICANO Le marmotte uccidono l'uomo? Sì. A colpi di tosse. Le marmotte sono benigni, panciuti membri della famiglia dei roditori. Sono grandi più o meno quanto un gatto e squittiscono forte quando hanno paura. Intenerisce meno il fatto che la varietà bobac, che vive nelle steppe della Mongolia, sia particolarmente soggetta a un'infezione polmonare causata dal batterio Yersinia pestis, comunemente noto come peste bubbonica. La diffondono tossendo addosso a chi si trova nelle vicinanze, infettando pulci, topi e infine l'uomo. Tutte le grandi epidemie di peste che dall'asia orientale dilagarono in Europa arrivavano dalle marmotte della Mongolia. Si stima sia morto più di un miliardo di persone: questo rende le marmotte seconde solo alle zanzare della malaria come killer dell'uomo. Quando marmotte ed esseri umani muoiono di peste, le ghiandole linfatiche sotto le ascelle e all'inguine diventano nere e si gonfiano (tali infiammazioni prendono il nome di «bubboni»; l'origine è il greco boubon, «inguine», da cui «bubbonico»). I mongoli non mangerebbero mai l'ascella di una marmotta perché «contiene l'anima di un cacciatore morto». Le altre parti della marmotta in Mongolia sono considerate una prelibatezza. I cacciatori praticano strani rituali per stanare la preda: indossano finte orecchie da coniglio, ballano e agitano la coda di uno yak. Le marmotte catturate vengono grigliate intere su delle pietre incandescenti. In Europa, il grasso della marmotta alpina è ritenuto un toccasana contro i reumatismi. Altre specie di marmotta includono il cane delle praterie americano e la marmotta americana. Il Groundhog Day, appunto il giorno della marmotta americana, si celebra il 2 febbraio. Ogni anno, dei «guardiani» in smoking fanno uscire una marmotta nota come Punxsutawney Phil dalla sua tana riscaldata a Gobbler's Knob, Pennsylvania, e le chiedono se riesca a vedere la propria ombra. Se lei sussurra di sì, significa che l'inverno finirà nel giro di sei settimane. È dal 1887 che Phil non si sbaglia.

12 Oggi la peste bubbonica è ancora un pericolo l'ultima epidemia seria si è verificata in India nel 1994 ed è una delle tre malattie per le quali gli Stati Uniti richiedono la quarantena (le altre due sono la febbre gialla e il colera). Come muoiono i lemming? Non in un suicidio di massa, se è a questo che pensate. Sembra che l'idea del suicidio prenda origine dalle opere di alcuni naturalisti ottocenteschi, che avevano assistito (senza comprenderlo) al ciclo riproduttivo quadriennale tipico del lemming norvegese (Lemmus lemmus), caratterizzato da un processo di espansione e contrazione. I lemming hanno una capacità riproduttiva fenomenale. Una sola femmina può partorire fino a 80 piccoli l'anno. Un tempo, a causa delle improvvise impennate del loro numero gli scandinavi credevano che si generassero spontaneamente, grazie al clima. Quello che accade davvero è che gli inverni miti portano alla sovrappopolazione, che a sua volta porta a un'eccessiva necessità di nutrimento. I lemming si mettono in viaggio verso territori sconosciuti alla ricerca di cibo finché non incontrano ostacoli naturali come scogliere, laghi e mari e vi si ammassano davanti. Ma non si fermano. Si diffondono il panico e la violenza e si verificano incidenti. Ma non è un suicidio. Dal primo mito se n'è sviluppato uno secondario, ovvero che l'idea del suicidio di massa sia stata inventata nel 1958 da un documentario prodotto dalla Walt Disney, Artico selvaggio. In verità, si trattava in tutto e per tutto di un falso. Venne girato in Canada, nell'alberta: un territorio senza sbocchi sul mare e senza lemming, che vi dovettero essere trasportati dal Manitoba, a centinaia di chilometri di distanza. Le riprese della «migrazione» furono fatte con uno sparuto numero di lemming su una piattaforma girevole coperta di neve. La famigerata scena finale in cui i lemming si tuffano in mare mentre la voce off di Winston Hibbler recita con tono apocalittico: «È l'ultima occasione di tornare indietro, eppure vanno avanti, gettandosi tutti insieme nel vuoto» fu creata dagli autori del film semplicemente gettando un lemming in un fiume. Ma la sola colpa di Disney fu quella di provare a ricreare una storia che esisteva già ed era ben radicata. Eccone la descrizione nel libro di consultazione per bambini più autorevole del primo Novecento, la Children's Encyclopedia di Arthur Mee, pubblicata nel 1908: Marciano dritti davanti a sé, oltrepassando colline e forre, giardini, fattorie, villaggi, entrando in pozzi e stagni di cui avvelenano l'acqua causando il tifo [ ] sempre avanti fino al mare, in acqua, fino alla distruzione [ ] è triste e terribile, ma se non avvenisse questo esodo orrendo i lemming avrebbero da tempo ridotto l'europa a terra sterile. Che cosa fanno i camaleonti? Non cambiano colore per mimetizzarsi con lo sfondo. Non l'hanno mai fatto; non lo faranno mai. Un'invenzione dalla A alla Z. Una

13 mistificazione bella e buona. Una bugia totale. Il mutamento di colore è il risultato di stati emotivi diversi. Se poi al camaleonte capita di confondersi con ciò che gli sta dietro, è un puro caso. I camaleonti cambiano colore quando hanno paura, vengono catturati o colpiscono un loro simile nella lotta. Cambiano colore davanti a un membro del sesso opposto. A volte, cambiano colore a causa di una variazione della luce o della temperatura. La pelle del camaleonte contiene diversi strati di cellule specializzate dette cromatofori (dal greco chrôma, «colore», e pherein, «portare») e contenenti ciascuna pigmenti di vari colori. Un'alterazione dell'equilibrio fra questi strati fa sì che la pelle rifletta diversi tipi di luce, rendendo i camaleonti una sorta di ruota dei colori in movimento. È strano quanto sia dura a morire la convinzione che cambino colore per accordarsi allo sfondo. La leggenda apparve per la prima volta nell'opera di uno scrittore greco minore, autore «di storie meravigliose» e biografie condensate: Antigono di Caristo, vissuto attorno al 240 a.c. Un secolo prima Aristotele, molto più autorevole di lui, aveva già collegato (con una certa correttezza) i cambiamenti cromatici alla paura; arrivati al Rinascimento, la teoria «dello sfondo» era stata quasi del tutto abbandonata. Ciononostante, il suo ritorno in pompa magna da allora fino ai giorni nostri è forse l'unica cosa che quasi tutti pensano di «sapere» dei camaleonti. I camaleonti posso rimanere perfettamente immobili per parecchie ore consecutive. Per questo motivo, e poiché mangiano molto poco, si è creduto per secoli che vivessero d'aria. Nemmeno questo è vero, naturalmente. La parola camaleonte deriva dal greco e significa «leone di terra». La specie più piccola è la Brookesia minima, lunga 25 millimetri; la più grande è la Chamaeleo parsonii, lunga oltre 610 millimetri. Il camaleonte comune si pregia del nome latino di Chamaeleo chamaeleon, che sembra una canzone. I camaleonti possono roteare e puntare gli occhi indipendentemente l'uno dall'altro, in due direzioni completamente diverse in contemporanea, ma sono sordi come campane. La Bibbia proibisce di mangiarli. Come si nascondono gli orsi bianchi? Si coprono il naso nero con una zampa, giusto? Adorabile ma infondato, purtroppo. E non sono neanche mancini. I naturalisti hanno osservato gli orsi bianchi per centinaia e centinaia di ore e non hanno mai visto nulla a riprova del fatto che si coprano con discrezione il naso o che siano mancini. Però amano il dentifricio. Si sentono spesso raccontare i disastri compiuti dagli orsi bianchi nei campeggi artici, quando rovesciano tende e attrezzature da escursione soltanto

14 per ciucciare un tubetto di Pepsodent. Forse questa è una delle ragioni per cui la città di Churchill nel Manitoba ha una enorme «prigione dell'orso polare», addirittura in cemento. Qualunque orso gironzoli in città viene catturato e incarcerato. Alcuni scontano condanne di diversi mesi prima di essere rilasciati e restituiti alla comunità amareggiati, istituzionalizzati e disoccupati. Nato come obitorio di una base militare, l'edificio è ufficialmente designato come Building D-20. Può ospitare fino a 23 orsi. Gli orsi bianchi in estate non mangiano, quindi alcuni detenuti non vengono nutriti per mesi e mesi. Sono trattenuti fino alla primavera o all'autunno stagioni di caccia, per loro, così dopo la scarcerazione se ne vanno a pescare e non tornano a girovagare per Churchill. Il primo orso polare in cattività di cui si abbia notizia apparteneva a Tolomeo II d'egitto ( a.c.), che lo teneva nel suo zoo privato di Alessandria. Nel 57 d.c., lo scrittore romano Calpurnio Siculo descrisse gli orsi bianchi buttati nell'arena contro le foche in un anfiteatro allagato. Per catturare i cuccioli, i cacciatori vichinghi ne uccidevano e scuoiavano le madri, di cui stendevano le pelli sulla neve, e agguantavano i cuccioli quando venivano a sdraiarcisi sopra. I nomi scientifici possono essere un po' fuorvianti. Ursus arctos non è l'orso bianco ma quello bruno. Ursus naturalmente significa «orso» in latino, mentre arctos ha lo stesso significato in greco. È l'artico a prendere il nome dall'orso, non viceversa; era la «regione dell'orso», dove vivevano gli orsi, indicata dal grande orso del cielo, la costellazione dell'orsa Maggiore. L'orso polare è l'ursus maritimus, l'orso del mare. Sono numerose le culture che hanno identificato la costellazione dell'orsa Maggiore con un orso: gli ainu giapponesi a oriente, gli indiani d'america a occidente e proprio noi a metà strada. Anche se gli orsi bianchi sono letteralmente nati sotto la stella dell'orsa Maggiore, per l'astrologia sono tutti del Capricorno, venuti al mondo a fine dicembre o inizio gennaio. L'orso bruno appartiene alla stessa specie del grizzly, termine usato per indicare gli orsi bruni che vivono nell'entroterra del Nord America. A dirla tutta, i parenti più stretti degli orsi sono i cani. Quante galassie sono visibili a occhio nudo? Cinquemila? Due milioni? Dieci miliardi? La risposta è quattro, sebbene, da dove siete seduti, possiate vederne soltanto due; e una delle due è la Via Lattea (quella in cui stiamo noi). Dato che si stima ci siano più di 100 miliardi di galassie nell'universo, comprendente ciascuna tra i 10 e i 100 miliardi di stelle, è un po' una delusione. In totale, a occhio nudo non se ne vedono che quattro dalla terra, delle quali solo la metà è contemporaneamente visibile (due in ogni emisfero). Nell'emisfero settentrionale si vedono la Via Lattea e Andromeda (M31), in quello meridionale le Nubi di Magellano, sia la Grande sia la Piccola. Alcune persone dotate di una vista eccezionalmente acuta affermano di riuscire a vederne altre tre: M33 nel Triangolo, M81 nell'orsa Maggiore e M83 nella costellazione

15 Hydra, ma è molto difficile provarlo. Il numero di stelle che si suppongono visibili a occhio nudo varia tantissimo; si è però tutti concordi sul fatto che il totale sia inferiore a 10000, e di parecchio. Per la maggior parte, i software degli appassiona:i di astronomia ricorrono allo stesso database: l'elenco definisce 9600 stelle come «visibili a occhio nudo». Nessuno crede davvero a questa cifra. Altre stime variano da circa 8000 a meno di Si dice di solito che ci fossero più cinema in Unione Sovietica (circa 5200) che stelle visibili nel cielo notturno. Sul sito canadese potete battezzare una stella con il vostro nome o con quello di un amico per 98 dollari canadesi (175 se volete un certificato con tanto di cornice). Il sito elenca 2873 stelle come visibili a occhio nudo. Nessuna è disponibile, visto che hanno già tutte un nome storico o scientifico. Quali opere umane si vedono dalla luna? Dieci punti in meno se avete risposto la Grande Muraglia cinese. Nessun'opera umana, assolutamente nessuna può essere vista dalla luna a occhio nudo. L'idea che la Grande Muraglia sia «l'unico oggetto fatto dall'uomo che si vede dalla luna» è diffusissima, ma confonde «la luna» con lo spazio. Lo «spazio» è piuttosto vicino. Inizia a circa 100 chilometri dalla superficie terrestre. Da lì, si vedono molti artefatti umani: autostrade, navi in mare, ferrovie, città, campi coltivati e perfino singoli edifici. Comunque, a un'altitudine di sole poche migliaia di chilometri una volta lasciata l'orbita terrestre, non è possibile vedere alcun oggetto realizzato dall'uomo. Dalla luna lontana oltre chilometri quasi non si vedono neanche i continenti. E, per quanto Trivial Pursuit dica il contrario, non c'è nessun posto a metà strada da dove si veda «solo» la Grande Muraglia. Quali di queste sono invenzioni cinesi? a)il vetro b)il risciò c)il chop suey d)i biscotti della fortuna Il chop suey, ovvero un piatto di riso con carne e verdura. Ci sono molte storie fantasiose sulle sue origini americane, ma è un piatto cinese. Nel fondamentale The Food of China (1988) di E.N. Anderson, il chop suey viene citato come piatto locale di Taishan, a sud di Canton. Lì lo chiamano tsap seui, che in cantonese significa «miscuglio di avanzi». La maggior parte degli immigrati in California provenivano da quella regione, da cui la precoce apparizione della specialità in America. Il vetro non è cinese: i primi artefatti in vetro risalgono all'antico Egitto, al 1350 a.c. Le

16 prime porcellane cinesi risalgono invece alla dinastia Han (206 a.c.-220 d.c.). L'antica Cina costruì un'intera cultura sulla porcellana, ma non riuscì mai a venire a capo del vetro trasparente. A volte si ricorre a questo esempio per spiegare il fatto che i cinesi non hanno mai conosciuto una rivoluzione scientifica paragonabile a quella occidentale, che fu resa possibile dallo sviluppo delle lenti e dagli strumenti di vetro trasparente. Il risciò fu inventato da un missionario americano, Jonathan Scobie, che fu il primo a utilizzarlo per trasportare la moglie invalida per le strade di Yokohama in Giappone nel I biscotti della fortuna sono americani anche loro, per quanto siano stati inventati probabilmente da un immigrato giapponese, Makato Hagiwara, un architetto del paesaggio che fondò la Golden Gate Tearoom a San Francisco. Iniziò nel 1907 a servire delle focaccine dolci giapponesi; i ristoratori della Chinatown locale gliele copiarono e i bigliettini cominciarono a predire la sorte. Ma pazienza! L'ingegnosità cinese ci ha dato: l'abaco, l'aquilone, la balestra, il brandy, il calendario, la carriola, la carta, le carte orografiche, la cavezza, le campane, il coltro, il compasso, l'elicottero, i fiammiferi, i fuochi artificiali, la lacca, il lanciafiamme, le mongolfiere in miniatura (oggi lanterne di carta), il mulinello da pesca, i numeri negativi, l'ombrello, l'orologio meccanico, il paracadute, la polvere da sparo, la pompa da acqua, il ponte sospeso, la porcellana, la ricerca del petrolio, lo sciacquone, la seta, il sismografo, il sistema metrico decimale, gli specchi magici, le staffe, alcune tecniche di stampa e il timone. Cerca la conoscenza, fosse anche in Cina. MAOMETTO Di dov'era Marco Polo? Era croato. Marco Polo nacque nel 1254 come Marko Pilić a Korcula, in Dalmazia, che allora era un protettorato veneziano. Probabilmente non sapremo mai se andò davvero in Estremo Oriente a diciassette anni con il padre e lo zio oppure se si limitò a registrare i racconti dei commercianti che percorrevano la Via della Seta e facevano tappa alla loro stazione commerciale sul Mar Nero. Ciò che è sicuro è che il libro sui viaggi di Marco Polo fu scritto in gran parte da Rustichello da Pisa, un autore di storie romanzesche con il quale Polo condivise la cella dopo essere stato fatto prigioniero dai Genovesi nel Polo dettava; Rustichello scriveva in francese, una lingua che l'altro non parlava. Il libro che ne risultò, e che uscì nel 1306, aveva l'intento di divertire, e diventò un best seller nell'era precedente l'invenzione della stampa. Meno sicuro il suo status di accurato resoconto storico.

17 Rimangono oscure le ragioni per cui fu intitolato Il Milione, ma di certo si guadagnò in fretta il soprannome di «Il milione di bugie», e Polo ormai, un mercante ricco e di successo era noto come «il signor Milione». È probabile che si trattasse soltanto dell'intrigante versione trecentesca di una specie di Meraviglioso libro delle meraviglie. Non è sopravvissuto nessun manoscritto originale. Si pensa che Marco Polo abbia introdotto la pasta e il gelato in Italia. In realtà, la pasta era conosciuta nei paesi arabi fin dal IX secolo, e se ne trova menzione a Genova nel 1279, venticinque anni prima che Marco Polo affermasse di essere tornato. Secondo lo storico dell'alimentazione Alan Davidson, il mito stesso non risale che al 1929, quando vi accennò una rivista americana dedicata alla pasta. Il gelato potrebbe anche essere un'invenzione cinese, ma pare improbabile che a introdurlo in Occidente sia stato Polo: non se ne trovano altri cenni fino alla metà del Seicento. Chi ha inventato il motore a vapore? a)james Watt b)george Stephenson c)richard Trevithick d)thomas Newcomen e)un certo Erone d'egitto Vince il premio Erone, qualcosa come milleseicento anni prima del motore di Newcomen nel Erone visse ad Alessandria intorno al 62 d.c., ed è più noto come matematico e ingegnere. Era però anche un inventore visionario e la sua eolipila o «palla di vento» fu il primo motore a vapore funzionante. Sfruttando lo stesso principio della gettopropulsione, una sfera metallica spinta a vapore rotolava a 1500 giri al minuto. Sfortunatamente per Erone, nessuno fu in grado di vederne le applicazioni pratiche, quindi non venne considerata che un oggetto divertente. Sorprendentemente, se solo Erone l'avesse saputo, settecento anni prima era già stata inventata la ferrovia: da Periandro, tiranno di Corinto. Chiamata Diolkos, o scivolo, correva per sei chilometri attraverso l'istmo di Corinto, e consisteva in una strada pavimentata a blocchi di calcare in cui erano incisi due solchi paralleli alla distanza di 1,5 metri. Le navi venivano caricate su delle specie di pianali che scorrevano in quelle tracce, e spinte da gruppi di schiavi che formavano una sorta di «canale sulla terraferma», una scorciatoia tra l'egeo e lo Ionio. Il Diolkos restò in uso per millecinquecento anni, finché non cadde in rovina intorno al 900 d.c. Il principio delle vie ferrate fu quindi dimenticato per quasi cinquecento anni, finché non si ebbe l'idea di usarle nelle miniere nel XIV secolo. Lo storico Arnold Toynbee scrisse un brillante saggio in cui ipotizzava che cosa sarebbe accaduto se le due invenzioni si fossero unite e avessero creato un impero greco globale,

18 basato su una rapida rete ferroviaria, la democrazia ateniese e una religione di sapore buddista fondata sugli insegnamenti di Pitagora. En passant, accennava a un profeta mancato che visse a Nazaret, vicolo della Ferrovia 4. Erone inventò anche il distributore automatico per quattro dracme si poteva ottenere un goccio di acqua santa e un congegno portatile per essere sicuri che nessun altro bevesse il vino che ti portavi a una festa. Chi ha inventato il telefono? Gli italiani lo sanno bene. Antonio Meucci. Inventore fiorentino, bizzarro e a volte brillante, Meucci arrivò negli Stati Uniti nel Nel 1860 esibì il modello funzionante di un congegno elettrico che chiamava teletrofono. Nel 1871 registrò un caveat (una sorta di brevetto temporaneo), cinque anni prima del brevetto per il telefono di Alexander Graham Bell. Nello stesso anno, Meucci si ammalò: si era gravemente ustionato quando era esplosa la caldaia del traghetto per Staten Island. Poiché non parlava bene l'inglese e viveva grazie a un sussidio, nel 1874 non riuscì a mandare i dieci dollari necessari al rinnovo del caveat. Quando Bell registrò il suo brevetto nel 1876, Meucci gli fece causa. Mandò i suoi modelli e progetti originali al laboratorio della Western Union. Per una straordinaria coincidenza, Bell lavorava in quello stesso laboratorio. Misteriosamente, i modelli sparirono. Meucci morì nel 1889, mentre la causa contro Bell era ancora in corso. Il risultato fu che l'invenzione venne attribuita a Bell, e non a Meucci. Nel 2002, il Congresso degli Stati Uniti ha parzialmente ristabilito l'ordine approvando una delibera secondo cui occorre «onorare la vita e le realizzazioni dell'inventore italo-americano del XIX secolo, Antonio Meucci, e il suo lavoro nell'invenzione del telefono». Non che Bell fosse un impostore fatto e finito. Da giovane aveva insegnato al suo cane a dire «Come stai, nonna?»: era un modo per comunicare con lei quando stava in un'altra stanza. E fece del telefono uno strumento pratico. Come il suo amico Thomas Edison, Bell era instancabilmente alla ricerca di novità. E, come Edison, non sempre gli andava bene. Il suo metal detector non fu in grado di localizzare il proiettile nel corpo del presidente James Garfield. Sembra che a confondere il macchinario furono le molle metalliche del letto del presidente. Quanto alle incursioni di Bell nella genetica animale, a guidarle era il desiderio di aumentare i parti gemellari nelle pecore. Notò che le pecore con più di due mammelle partorivano più gemelli. Tutto quello che gli riuscì fu di avere più pecore con più mammelle. Di positivo, dette un aiuto concreto nell'invenzione di un aliscafo, l'hp4, che realizzò il primato mondiale di velocità in acqua 114 chilometri orari nel 1919 e lo mantenne per dieci anni. All'epoca, Bell di anni ne aveva ottantadue e rifiutò saggiamente di viaggiarci sopra. Bell si definì sempre e innanzitutto come un «maestro per sordi». Sua madre e sua

19 moglie erano sorde e fu lui l'insegnante della giovane Helen Keller, che gli avrebbe dedicato la propria autobiografia. Un giorno ci sarà un telefono in ogni grande città degli Stati Uniti. ALEXANDER GRAHAM BELL Chi ha inventato lo champagne? Non i francesi. La considerino pure una sorpresa o un oltraggio: lo champagne l'hanno inventato gli inglesi. Come sa chiunque si sia fatto da solo una ginger beer, la fermentazione produce naturalmente delle bollicine. Il problema, da sempre, è tenerle sotto controllo. Gli inglesi si appassionarono al vino frizzante nel Cinquecento, quando importavano dalla Champagna barili e barili di vino giovane e fermo e vi aggiungevano zucchero e melassa per farlo fermentare. Misero a punto anche delle bottiglie di robusto vetro fuso a carbone e i tappi per conservarlo. Come mostrano gli archivi della Royal Society, di ciò che oggi viene chiamata méthode champenoise la prima testimonianza scritta si trova in Inghilterra nel I francesi vi aggiunsero raffinatezza e capacità commerciale, ma fu solo nel 1876 che perfezionarono il moderno sapore secco o brut (e anche allora fu per l'esportazione in Inghilterra). La Gran Bretagna è il miglior cliente della Francia, quanto a champagne. Nel 2004, ve ne sono stati consumati 34 milioni di bottiglie. Il che equivale a circa un terzo dell'intero mercato d'esportazione: due volte quello statunitense, tre volte quello tedesco e venti volte quello spagnolo. Il monaco benedettino Dom Pérignon ( ) non inventò lo champagne: in realtà passò gran parte del suo tempo a cercare di eliminare le bollicine. La sua famosa esclamazione: «Presto, venite, sto bevendo le stelle» fu inventata per una pubblicità di fine Ottocento. Il vero lascito di Pérignon allo champagne sta nell'abile miscela di svariate qualità d'uva provenienti da vigneti diversi e nell'uso di un reticolo di fil di ferro o di canapa intorno al tappo. Una scappatoia legale permette eccezionalmente agli americani di chiamare champagne il loro spumante. Il Trattato di Madrid (1891) decretò che soltanto la regione della Champagne poteva usare quel nome. Lo riaffermò anche il Trattato di Versailles (1919), ma gli Stati Uniti firmarono una pace separata con la Germania. Durante il proibizionismo, i commercianti di vino americani approfittarono di quella scappatoia e vendettero liberamente il loro «champagne», con grande fastidio dei francesi. La coupe a forma di scodella in cui si beve a volte lo champagne non si basa su un calco del seno di Maria Antonietta. Fu realizzata per la prima volta nel 1663 (in Inghilterra), ben prima del suo regno. Finora non è stato suggerito alcun modello e tantomeno nessuna modella alternativo inglese.

20 Dove fu inventata la ghigliottina? Ad Halifax, nello Yorkshire. Il Patibolo di Halifax consisteva in due montanti di legno lunghi 4,5 metri circa, tra cui pendeva una mannaia di ferro montata su una trave maestra piombata, controllata da corda e carrucola. Gli archivi ufficiali dimostrano che su quel patibolo furono giustiziate, tra il 1286 e il 1650, non meno di 53 persone. La Halifax medievale fece la propria fortuna grazie al commercio di stoffe. Grandi quantità di tessuti di pregio venivano lasciati fuori dagli opifici, ad asciugare su delle impalcature. I furti rappresentavano un serio problema e i mercanti della città avevano bisogno di trovare un deterrente efficace. Il Patibolo e uno strumento simile usato in Scozia con il nome di The Maiden («la donzella») possono aver spinto i francesi a copiare l'idea e a inventare un nome loro. Il dottor Joseph Ignace Guillotin era un medico dotato di pietas e di modi gentili, e non gli piacevano le esecuzioni pubbliche. Nel 1789 presentò all'assemblea nazionale un ambizioso progetto di riforma del sistema penale francese, tale da renderlo più umano. Propose un metodo meccanico standardizzato di esecuzione che non discriminava tra poveri (che venivano impiccati alla bell'e meglio) e ricchi (che venivano decapitati in modo relativamente decoroso). Quasi tutte le proposte furono respinte all'istante, ma la nozione di un congegno efficace per uccidere fece centro. Il suggerimento di Guillotin venne raccolto e perfezionato dal dottor Antoine Louis, segretario dell'accademia di medicina. Fu lui, e non Guillotin, a realizzare il primo strumento funzionante con la sua caratteristica lama diagonale nel Addirittura, lo strumento venne chiamato per qualche tempo Louison o Louisette, dal nome del suo padrino. In qualche modo, tuttavia, il nome di Guillotin si appiccicò all'invenzione e, nonostante gli sforzi della sua famiglia, ci rimase caparbiamente attaccato. A differenza del racconto popolare, Guillotin non fu ucciso dalla macchina eponima; morì nel 1814 a causa di una cisti infetta su una spalla. La ghigliottina diventò il primo metodo «democratico» di esecuzione e fu adottato in tutta la Francia. Nei primi dieci anni, gli storici stimano che siano state decapitate persone. Solo la Germania nazista la usò per ucciderne di più: si calcola che, tra il 1938 e il 1945, siano stati ghigliottinati criminali. L'ultimo francese a venire ghigliottinato fu un immigrato tunisino, Hamida Djandoubi, per lo stupro e l'omicidio di una ragazza nel La pena di morte fu infine abolita in Francia nel È impossibile verificare con precisione per quanto tempo rimanga cosciente una testa mozzata, sempre che lo rimanga. La stima migliore è tra i 5 e i 13 secondi. Più cose vedo delle classi ricche, più capisco la ghigliottina. GEORGE BERNARD SHAW

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