Un nuovo anno di cammino, sotto il suo sguardo che, con amore, ovunque ci segue

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1 Periodico della Comunità Parrocchiale di Coccaglio - Settembre n 5/35 Un nuovo anno di cammino, sotto il suo sguardo che, con amore, ovunque ci segue

2 Composizione copertina e logo di Ugo Capretti La vecchia Pieve periodico della Comunità parrocchiale di Coccaglio Autorizzazione del Tribunale di Brescia n 26/2007 dell 8 settembre 2004 n. 5/35-21 settembre 2008 Direttore responsabile sac. Giuseppe Mensi Direttore sac. Giovanni Gritti Gruppo di redazione: d. Roberto Soncina, Andrea Bighetti, Gianluca Pedrali, Anna Massetti Correzione delle bozze Rosa Cucchi, Anna Bertassi Sommario La ripresa delle normali attività pastorali è accompagnata quest anno da varie ricorrenze ed eventi: è in corso l Anno Paolino; ricorre il 150 delle apparizioni a Lourdes - ciò che ha dato motivo per l esperienza di grazia del pellegrinaggio a quella meta benedetta di preghiera-; cinquant anni or sono moriva Pio XII e Angelo Rocalli veniva eletto Papa, con il nome di Giovanni XXIII: un evento per certi aspetti sorprendente, che preludeva a ben più consistenti e continue sorprese dello Spirito; quarant anni or sono veniva pubblicata la contestata e fondamentale enciclica Humanae Vite di Paolo VI (se ne ne fa cenno in uno degli articoli), il quale, trent anni or sono, lasciava la scena di questo mondo, mentre il suo posto sarebbe stato occupato da Giovanni Paolo I e, poco dopo, da Giovanni Paolo II, sempre trent anni fa. Giovanni XXIII e Paolo VI sono i Papi del Concilio, Giovanni Paolo II ne fu l instacabile attuatore; il prossimo anno, se non ci sbagliamo, proprio nel corso dell Anno di s. Paolo, ricorrerà il cinquantenario dell annuncio del Concilio; papa Giovanni, sconvolgendo il mondo e non solo la Chiesa, lo proclamò proprio nella basilica che custodisce le spoglie dell Apostolo delle Genti. S. Paolo divenne così simbolo di quel rinnovamento della Chiesa che non consiste nell andare in cerca di novità, ma nel riscoprire le proprie radici, il volto autentico, togliendo le incrostazioni. Anche per noi Paolo, con la Parola che egli continua a mediarci da parte del Signore, e che siamo chiamati a riscoprire e conoscere meglio, ci è proposto come colui che stimola la Barca di Pietro a prendere il largo, seguendo la rotta indicata dallo Spirito. Sia questo, per noi, l anno pastorale che inizia, accompagnato dall intercessione della Vergine Maria. A tutti, buona lettura La redazione abb.ordinario 14,00 sostenitore 30,00 benemerito quanto si desidera oltre la cifra indicata per il sostenitore un numero 2,80 Per ricevere La vecchia Pieve tramite posta, aggiungere per l Italia 10,00 per l estero 12,00 per le spese postali In caso di mancato recapito postale, si prega di telefonare (v. numeri a pag. 64), oppure scrivere: Alla Redazione de La vecchia Pieve - p.za L. Marenzio, 22f Coccaglio BS oppure inviare messaggio di posta elettronica a Non possiamo dare conto di responsabilità che competono al servizio postale. Per coloro che risiedono a Coccaglio, qualora a causa di qualche disguido il bollettino non venisse recapitato, rimane opportuno effettuare la segnalazione come sopra indicato, ma è anche possibile recuperare il numero mancante ritirandolo in sacrestia o in fondo alla chiesa. Per i collaboratori de La vecchia Pieve - Il prossimo numero uscirà il 23 novembre. Gli articoli in corpo 12 e formato.doc, su dischetto o, preferibilmente, all indirizzo di posta elettronica (v. sotto), devono pervenire entro il I dello stesso mese. Non rispondiamo della mancata pubblicazione degli articoli che perverranno oltre tale data. La Redazione non è tenuta a dare giustificazione degli articoli che ritiene opportuno non pubblicare o, all occorrenza, modificare. - Si fa viva preghiera di ritirare il materiale informatico, fotografico o di altro tipo nell ufficio parrocchiale entro 10 giorni dalla pubblicazione; il mancato ritiro verrà inteso come autorizzazione alla cestinatura o, ove possibile, al riutilizzo. - Gli scritti, comprese le immagini, non devono sopravanzare lo spazio di due pagine - La pubblicazione di scritti tratti da altre testate è ordinariamente scelta riservata alla Redazione: si invitano gli articolisti a presentare lavori che, pur volendo far tesoro di scritti altrui, siano comunque frutto di una propria rielaborazione. - I documenti (files) di immagine vanno presentati a parte e non incorporati nei documenti di testo. Recapito degli articoli: p.za Marenzio 22f (Sacrestia-ufficio parrocchiale) - 2

3 50 anni fa, papa Giovanni Editoriale La prima notte del suo pontificato, tra il 28 e il 29 ottobre, aveva riposato abbastanza, mettendo a frutto la disciplina dell'accettazione del volere di Dio, che non era stata curata invano in oltre sessant'anni di vita ecclesiastica. Durante la prima obbedienza dei cardinali, dopo l elezione, aveva rifiutato che gli baciassero il piede, nonostante si trattasse di una tradizione antica. Quello fu forse il primo segno della sua "rivoluzione", spesso fatta di piccole sfumature. Il 29, nella Cappella Sistina lesse ai cardinali il messaggio che poi sarebbe stato trasmesso al mondo via radio: "Il nostro pensiero - egli disse tra l'altro - va in special modo ai vescovi, ai sacerdoti, alle suore e a tutti i fedeli che vivono in quelle nazioni ove la religione cattolica non ha alcuna libertà, ove i sacrosanti diritti della Chiesa sono calpestati. Sappiano essi tutti che noi ne condividiamo le pene, le angustie, le amarezze, e che supplichiamo il Signore, datore di ogni bene, affinché ponga finalmente termine a tali persecuzioni disumane. Illumini Iddio la mente dei capi di quelle nazioni. Perdoni ai persecutori. Conceda a tutti tempi migliori e più felici". Non mancava un pensiero ecumenico: "Come la Chiesa occidentale, così con uguale affetto paterno abbracciamo la Chiesa orientale, apriamo altresì il cuore e le braccia a tutti coloro che sono separati da questa Sede Apostolica, ove Pietro stesso vive nei suoi successori. Concluse con un invito alla pace: "Il nome di pace è dolce, ma ciò che significa è salutare; c'è però grandissima differenza tra pace e schiavitù. La vera pace è tranquillità nella libertà". Il 4 novembre, giorno dedicato a San Carlo Borromeo, Giovanni XXIII ricevette il triregno. Dentro la basilica, nella tribuna d'onore affollata di personalità venute da tutto il mondo, c'erano Giuseppe, Zaverio, Alfredo e Assunta Roncalli, che erano l'incarnazione dei sentimenti più profondi del nuovo Papa. Transizione? Molti osservatori, ecclesiastici e laici, si affrettarono ad attribuire a Giovanni XXIII, nei giorni immediatamente successivi la sua elezione, la definizione di papa di transizione. Monsignor Capovilla, suo segretario fin dai tempi di Venezia, avrebbe poi affermato che egli lo fu, alla lettera, ma non nel senso limitativo sopra inteso: egli segnò il definitivo passaggio (transistio) dalla cosiddetta era della cristianità costituita, all'epoca del Concilio Vaticano II, animata da una rinnovata apertura profetica della Chiesa sul mondo: nasceva con lui il cristiano nuovo, o meglio il nuovo tipo del vescovo, anzi addirittura del papa, come ebbe a scrivere Divo Barsotti. Giovanni XXIII, formatosi rigidamente secondo le prescrizioni del Concilio Tridentino, fu chiamato ad aprire nuovi valichi alla Chiesa universale, preparando allo stesso pontificato romano condizioni più adatte ad operare coraggiosamente per il bene di tutti gli uomini. L'imprevedibile figura umana e religiosa di Giovanni XXIII, il suo stesso presentarsi a tutti disarmato e disarmante, le sue parole, i suoi propositi, i suoi primi atti via via, fin dai primi giorni cancellarono e poi sempre più inequivocabilmente caratterizzarono l'immagine di un Papa che, in perfetto spirito di umiltà e di fede evangelica, nel giro di pochi mesi, e poi di pochi anni, avrebbe segnato con la propria indelebile impronta pastorale e dottrinale tutto un arco storico nella vita millenaria della Chiesa. Lo stile di colloquio e di fiduciosa comprensione che egli dava a tutti gli incontri, la prontezza a liberarsi senza esitazione da impedimenti imbarazzanti, la stima rispettosa, da una parte, e il superamento coraggioso, dall'altra, di particolari tradizioni inveterate ma non per questo intangibili, la pronta disposizione a mettersi in contatto col mondo moderno per avvertirne le più profonde aspettative e le più urgenti esigenze, le visite ai malati e ai carcerati: tutti questi aspetti, già emergenti fin dall'inizio del suo pontificato inducevano a riflettere, acuivano la curiosità, ma soprattutto accendevano la speranza. Un sorriso per tutti Per cinquant anni Angelo Roncalli aveva vissuto in prima persona le sofferenze e i problemi della Chiesa, specialmente nei periodi in cui aveva operato in Bulgaria e 3

4 Editoriale in Turchia. Si era trattato di un'esperienza molto preziosa, destinata a fruttare fin dai primi giorni del suo pontificato. Papa Giovanni accettava la nuova responsabilità come la continuazione di quelle che nella vita aveva sopportato per amor di Dio e per la salvezza delle anime. Alcune sue norme di vita e di attività ora erano di attualità. Fra esse prediligeva quella che raccomanda di veder tutto, dissimulare molte cose, correggerne alcune. Ce n'era un'altra che certamente gli piaceva: un triste prete è un cattivo prete. Ora che era stato posto al vertice del sacerdozio, il suo sorriso non doveva smorzarsi ma crescere, per dare confidenza e speranza a tutti gli uomini. Naturalezza e spontaneità erano due altre sue virtù, che non mancava di esercitare anche nelle condizioni più difficili. Il "Time" ebbe modo di scrivere: "Papa Giovanni non è entrato nel suo regno in punta di piedi, ma ha dato subito la misura esatta del suo carattere e della sua autorità, da vero padrone di casa, facendo spalancare le finestre e spostando molte cose". Tuttavia, se mai ebbe intenzione di provocare una rivoluzione, lo fece costruendo e non certo demolendo. Mai nessun funzionario o collaboratore fu esautorato per creare nuove strutture. Entusiasmo e convinzione furono più che sufficienti per rendere superate quelle vecchie. Così, tra le nomine con cui iniziò il suo pontificato è particolarmente significativa la promozione da prosegretario di monsignor Domenico Tardini, contro la volontà di questi, a Segretario di Stato. Tra lui e il Papa non mancheranno le divergenze, ma Giovanni non volle mai fare a meno di chi poteva anche pensare diversamente da lui. Volle anche rivedere tutta l'organizzazione del lavoro all'interno della Santa Sede e stabilì di aumentare gli stipendi a tutti i dipendenti. Un ovile aperto a chiunque Il giorno dell'incoronazione, non trascurò di ricordare il problema della riunione fra tutti i cristiani: "Si farà un solo ovile sotto un solo pastore". La sua concezione dei rapporti con i credenti lo spingeva a moltiplicare le udienze. Il 1959 mise a dura prova l'ospitalità della "casa" di Giovanni XXIII, che tuttavia riuscì sempre a conciliare il suo desiderio di incontrare persone di tutti i ceti, con i suoi impegni pastorali. Re e lavoratori, presidenti di Repubbliche e contadini si sono continuamente avvicinati al suo trono per ricevere la sua parola consolatrice, per guardare quel volto che già cominciava ad apparire in tutto il mondo in milioni di riproduzioni fotografiche. Un tirocinio difficile Cominciava la vita di ogni giorno e per affrontarla adeguatamente bisognava "imparare" a fare il Papa. "Rendere semplici le cose straordinarie e straordinarie le cose semplici" era quanto aveva sempre cercato di fare e anche nella sua nuova veste non lo dimenticò. Egli accettava le critiche per cercare la verità che poteva esservi, per migliorare se stesso e correggere i propri metodi. Era sempre presente in lui il senso dei propri limiti. Abituato a viaggiare e ad avere continui contatti con la gente, per papa Roncalli non fu certo facile accettare la necessità di rimanere molto spesso chiuso in Vaticano. I precedenti erano ben poco stimolanti, dato che i suoi predecessori fino a Pio XI, dall'unità d'italia in poi, erano rimasti sdegnosamente isolati dal resto del mondo perché "in guerra" col Re d'italia. Dal suo punto di vista, per il Vescovo di Roma era un dovere incontrare il suo gregge e le centocinquantasei volte che uscì dal Vaticano stanno a confermare questa sua volontà. Per quanto riguarda il linguaggio da usare con i fedeli aveva le idee molto chiare: "Comunemente, si crede e approva che il linguaggio del Papa sappia di mistero e terrore circospetto. Invece è più conforme all'esempio di Gesù la semplicità, non disgiunta dalla prudenza dei santi. La semplicità può suscitare non dico disprezzo, ma minor considerazione presso i saccenti. Ma poco importa dei saccenti, di cui non si deve tener calcolo. L'uomo integro e timorato di Dio è sempre il più degno e forte ed è semplice quando non si vergogna di confessare il Vangelo anche in faccia agli uomini che non lo stimano se non come una debolezza e una fanciullaggine". Poi fu il Concilio. Ma di questo avremo forse occasione di parlare quando ricorrerà il cinquantenario della sua indizione e/o del suo avvio. libero adattamento da un articolo dal CD curato dal GBT - Gruppo Bergamo Turismo 4

5 Editoriale Ai fratelli e alle sorelle di Coccaglio Carissimi, Madre Adele l anno pastorale si è avviato con l inatteso annuncio della destinazione di madre Adele ad altro servizio. Poiché la nostra rivista parrocchiale era già stata impostata, le dedicheremo un pensiero meno fugace sul numero di novembre. Intanto, la ringraziamo per il servizio che ha prestato alla nostra Comunità. La Parola ci fa comunità Il vescovo Luciano ha scritto la sua prima lettera pastorale: si tratta di un documento denso e corposo che offre numerosi spunti di riflessione e il cui tema - la Parola di Dio - già lo scorso anno i Missionari Oblati di Maria Immacolata ci hanno aiutato a rendere motivo di riflessione, proprio in vista di quel Sinodo sulla Parola di Dio che verrà celebrato in ottobre e che è una delle realtà che motiva la scelta del tema della Lettera del Vescovo. La Parola di Dio, dunque. Quattro anni or sono, abbiamo ricevuto la grazia della Missione: ricordate? Da allora sono sorti i Centri d Ascolto e, così, da anni la Parola di Dio, per chi si rende disponibile a parteciparvi, è diventata motivo e alimento del nostro raccoglierci, una volta al mese: attorno ad essa, nelle case, mettendoci in ascolto e riflettendo, stiamo imparando a condividere il dono dello Spirito, che ci guida a scoprire la volontà del Signore. Vorrei cogliere l occasione per ringraziare coloro che ospitano i Centri d Ascolto e coloro che li animano, realizzando un prezioso servizio. Abbiamo bisogno di imparare sempre di più a metterci insieme sotto la Parola di Dio, per diventare capaci di celebrare un Eucaristia che sia sempre più - per quanto possibile - degna di questo nome. Nel nostro contesto sempre più caratterizzato da un esasperato individualismo, dobbiamo diventare capaci di creare comunione, di cercare gli altri non solo perché ci sono necessari, quasi come un supporto alla nostra vita personale, ma perché siamo chiamati dal Signore a costruirci in comunione. Il tema che caratterizzerà la prossima settimana degli Esercizi spirituali parrocchiali, o Settimana della Comunità (chiamamiamola nel modo che più ci piace: la sostanza non cambia) sarà proprio questo. Dal 18 al 25 ottobre, la Comunità missionaria degli Oblati di Maria Immacolata ci darà modo di avviare un cammino attorno al quale raccogliere le diverse attività, per orientare gli sforzi verso un comune obiettivo: imparare a fare Comunità. Ci si presenta anche l opportunità di avviare la realizzazione delle varie iniziative pastorali secondo un progetto: è un altra cosa che dovremmo imparare. La Settimana ci offre un occasione che non dobbiamo sprecare. Essa potrà produrre qualcosa di concreto nella misura in cui sapremo lasciarci coinvolgere: imparare a diventare la comunità che il Padre convoca, che il Signore fa nascere dalla sua morte e risurrezione con la forza dello Spirito Spirito santo e che Questi continuamente alimenta con la Parola e l Eucaristia, perché il mondo creda (Gv. 17, 21). Di cuore esprimo l auspicio che sapremo accogliere l invito ai diversi appuntamenti di quella Settimana di grazia, vincendo la tentazione della pigrizia o quella della supponenza ( Ne so già abbastanza, Non mi servono queste cose, e via presumendo). Imparare di più ad essere comunità è la testimonianza che dobbiamo offrire alle nuove generazioni, a quei fanciulli, ragazzi e giovani che sempre più assimilano la mentalità individualistica dominante. Per la prima volta, nel corso di quest anno pastorale, il nuovo Cammino di Iniziazione Cristiana approderà alla tappa fondamentale della Cresima e della piena partecipazione alla Mensa eucaristica. Se staremo imparando ad essere di più comunità, offriremo a questi fanciulli il clima più adatto per vivere quell incontro e ci renderemo partecipi del cammino loro e delle rispettive famiglie. Il Signore vi dia pace. don Giovanni 5

6 Comunità in ascolto MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2008 Cari fratelli e sorelle! In occasione della prossima Giornata Missionaria Mondiale vorrei invitarvi a riflettere sull urgenza che permane di annunciare il Vangelo anche in questo nostro tempo. Il mandato missionario continua ad essere una priorità assoluta per tutti i battezzati, chiamati ad essere "servi e apostoli di Cristo Gesù" in questo inizio di millennio. Il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, affermava già nell Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi che evangelizzare è la grazia, la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda (n. 14). Come modello di questo impegno apostolico, mi piace indicare particolarmente san Paolo, l Apostolo delle genti, poiché quest anno celebriamo uno speciale giubileo a lui dedicato. È l Anno Paolino, che ci offre l opportunità di familiarizzare con questo insigne Apostolo, che ebbe la vocazione di proclamare il Vangelo ai Gentili, secondo quanto il Signore gli aveva preannunciato: Va, perché io ti manderò lontano, tra i pagani (At 22,21). Come non cogliere l opportunità offerta da questo speciale giubileo alle Chiese locali, alle comunità cristiane e ai singoli fedeli, per propagare fino agli estremi confini del mondo l annuncio del Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Rm 1,16)? 1. L umanità ha bisogno di liberazione L umanità ha bisogno di essere liberata e redenta. La creazione stessa - dice san Paolo soffre e nutre la speranza di entrare nella libertà dei figli di Dio (cfr Rm 8,19-22). Queste parole sono vere anche nel mondo di oggi. La creazione soffre. L umanità soffre ed attende la vera libertà, attende un mondo diverso, migliore; attende la redenzione. E in fondo sa che questo mondo nuovo aspettato suppone un uomo nuovo, suppone dei figli di Dio. "Servi e apostoli di Cristo Gesù" Vediamo più da vicino la situazione del mondo di oggi. Il panorama internazionale, se da una parte presenta prospettive di promettente sviluppo economico e sociale, dall altra offre alla nostra attenzione alcune forti preoccupazioni per quanto concerne il futuro stesso dell uomo. La violenza, in non pochi casi, segna le relazioni tra gli individui e i popoli; la povertà opprime milioni di abitanti; le discriminazioni e talora persino le persecuzioni per motivi razziali, culturali e religiosi, spingono tante persone a fuggire dai loro Paesi per cercare altrove rifugio e protezione; il progresso tecnologico, quando non è finalizzato alla dignità e al bene dell uomo né ordinato ad uno sviluppo solidale, perde la sua potenzialità di fattore di speranza e rischia anzi di acuire squilibri e ingiustizie già esistenti. Esiste inoltre una costante minaccia per quanto riguarda il rapporto uomoambiente dovuto all uso indiscriminato delle risorse, con ripercussioni sulla stessa salute fisica e mentale dell essere umano. Il futuro dell uomo è poi posto a rischio dagli attentati alla sua vita, attentati che assumono varie forme e modalità. Dinanzi a questo scenario sentiamo il peso dell inquietudine, tormentati tra la speranza e l'angoscia (Cost. Gaudium et spes, 4) e preoccupati ci chiediamo: che ne sarà dell umanità e del creato? C è speranza per il futuro, o meglio, c è un futuro per l umanità? E come sarà questo futuro? La risposta a questi interrogativi viene a noi credenti dal Vangelo. È Cristo il nostro futuro e, come ho scritto nella Lettera enciclica Spe salvi, il suo Vangelo è comunicazione che cambia la vita, dona la speranza, spalanca la porta oscura del tempo e illumina il futuro dell umanità e dell universo (cfr n. 2). San Paolo aveva ben compreso che solo 6 in Cristo l umanità può trovare redenzione e speranza. Perciò avvertiva impellente e urgente la missione di annunciare la promessa della vita in Cristo Gesù (2 Tm 1,1), nostra speranza (1 Tm 1,1), perché tutte le genti potessero partecipare alla stessa eredità ed essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo (cfr Ef 3,6). Era cosciente che priva di Cristo, l umanità è senza speranza e senza Dio nel mondo (Ef 2,12) senza speranza perché senza Dio ( Spe salvi, 3). In effetti, chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (Ef 2,12) (ivi, 27). 2. La Missione è questione di amore Èdunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. Guai a me affermava san Paolo se non predicassi il Vangelo! (1 Cor 9,16). Sulla via di Damasco egli aveva sperimentato e compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore. L amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava ambasciatore in catene (Ef 6,20). La carità divina lo rese tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno (1 Cor 9,22). Guardando all esperienza di san Paolo, comprendiamo che l attività missionaria è risposta all amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano (cfr Enc. Deus caritas est, 12). È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi a quella prima originaria sorgente che è Gesù

7 Comunità in ascolto Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio (Deus caritas est, 7). Solo da questa fonte si possono attingere l attenzione, la tenerezza, la compassione, l accoglienza, la disponibilità, l interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo. 3. Evangelizzare sempre Mentre resta necessaria e urgente la prima evangelizzazione in non poche regioni del mondo, scarsità di clero e mancanza di vocazioni affliggono oggi varie Diocesi ed Istituti di vita consacrata. È importante ribadire che, pur in presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti resta una priorità. Nessuna ragione può giustificarne un rallentamento o una stasi, poiché il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la vita e la missione essenziale della Chiesa (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). Missione che è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Come non pensare qui al Macedone che, apparso in sogno a Paolo, gridava: Passa in Macedonia e aiutaci? Oggi sono innumerevoli coloro che attendono l annuncio del Vangelo, coloro che sono assetati di speranza e di amore. Quanti si lasciano interpellare a fondo da questa richiesta di aiuto che si leva dall umanità, lasciano tutto per Cristo e trasmettono agli uomini la fede e l amore per Lui! (cfr Spe salvi, 8). 4. Guai a me se non evangelizzo (1 Cor 9,16) Cari fratelli e sorelle, duc in altum! Prendiamo il largo nel vasto mare del mondo e, seguendo l invito di Gesù, gettiamo senza paura le reti, fiduciosi nel suo costante aiuto. Ci ricorda san Paolo che non è un vanto predicare il Vangelo (cfr 1 Cor 9,16), ma un compito e una gioia. Cari fratelli Vescovi, seguendo l esempio di Paolo ognuno si senta prigioniero di Cristo per i gentili (Ef 3,1), sapendo di poter contare nelle difficoltà e nelle prove sulla forza che ci viene da Lui. Il Vescovo è consacrato non soltanto per la sua diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo (cfr Enc. Redemptoris missio, 63). Come l apostolo Paolo, è chiamato a protendersi verso i lontani che non conoscono ancora Cristo, o non ne hanno ancora sperimentato l amore liberante; suo impegno è rendere missionaria tutta la comunità diocesana, contribuendo volentieri, secondo le possibilità, ad inviare presbiteri e laici ad altre Chiese per il servizio di evangelizzazione. La missio ad gentes diventa così il principio unificante e convergente dell intera sua attività pastorale e caritativa. Voi, cari presbiteri, primi collaboratori dei Vescovi, siate generosi pastori ed entusiasti evangelizzatori! Non pochi di voi, in questi decenni, si sono recati nei territori di missione a seguito dell Enciclica Fidei donum, di cui abbiamo da poco commemorato il 50 anniversario, e con la quale il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Pio XII, dette impulso alla cooperazione tra le Chiese. Confido che non venga meno questa tensione missionaria nelle Chiese locali, nonostante la scarsità di clero che affligge non poche di esse. E voi, cari religiosi e religiose, segnati per vocazione da una forte connotazione missionaria, portate l annuncio del Vangelo a tutti, specialmente ai lontani, mediante una testimonianza coerente di 7 Cristo e una radicale sequela del suo Vangelo. Alla diffusione del Vangelo siete chiamati a prendere parte, in maniera sempre più rilevante tutti voi, cari fedeli laici, che operate nei diversi ambiti della società. Si apre così davanti a voi un areopago complesso e multiforme da evangelizzare: il mondo. Testimoniate con la vostra vita che i cristiani "appartengono ad una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata" (Spe salvi, 4). 5. Conclusione Cari fratelli e sorelle, la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale vi incoraggi tutti a prendere rinnovata consapevolezza dell urgente necessità di annunciare il Vangelo. Non posso non rilevare con vivo apprezzamento il contributo delle Pontificie Opere Missionarie all azione evangelizzatrice della Chiesa. Le ringrazio per il sostegno che offrono a tutte le Comunità, specialmente a quelle giovani. Esse sono strumento valido per animare e formare missionariamente il Popolo di Dio e alimentano la comunione di persone e di beni tra le varie parti del Corpo mistico di Cristo. La colletta, che nella Giornata Missionaria Mondiale viene fatta in tutte le parrocchie, sia segno di comunione e di sollecitudine vicendevole tra le Chiese. Si intensifichi, infine, sempre più nel popolo cristiano la preghiera, indispensabile mezzo spirituale per diffondere fra tutti popoli la luce di Cristo, "luce per antonomasia" che illumina "le tenebre della storia" (Spe salvi, 49). Mentre affido al Signore il lavoro apostolico dei missionari, delle Chiese sparse nel mondo e dei fedeli impegnati in varie attività missionarie, invocando l intercessione dell apostolo Paolo e di Maria Santissima, "la vivente Arca dell Alleanza", Stella dell evangelizzazione e della speranza, imparto a tutti l Apostolica Benedizione. Dal Vaticano, 11 maggio 2008, Solennità di Pentecoste. BENEDICTUS PP. XVI

8 Nel nome del Signore Comunità in ascolto Sera estiva ed afosa del 6 agosto 1978: mi trovavo in ferie a Sestri Levante, ospite di mons. Giuseppe dell Orto prevosto della basilica minore di Santa Maria a Nazareth. Avevo da poco finito la celebrazione della Messa vespertina nella festa della Trasfigurazione di Gesù, che i fratelli orientali chiamano Pasqua d estate. Salito in canonica come d istinto aprii la TV. E subito la ferale notizia: a Castel Gandolfo, mentre l orologio del palazzo di Urbano VIII segnava le 18.46, l anima fedele ed operosa del Santo Padre era partita per il cielo. Così anche per papa Montini, vicario di Gesù Cristo, avveniva una trasfigurazione che gli eletti esperimentano in un alone di luce divina e sfolgorante, post mortem. Ricordo da quella storica sera fui subito preso da forte commozione e pregando mi posi in ginocchio, recitando il Padre nostro mentre fissavo un espressivo crocifisso affisso alla parete. E recitai pure una bella Ave Maria per colui che tanto amò e fece amare la madre di Nostro Signore durante la sua vita. La forte devozione mariana di Paolo VI l aveva come succhiata da bambino dalla sua mamma Giuditta Alghisi. Ella, per il giorno della Prima Messa celebrata dal suo don Battista nel santuario cittadino della Madonna delle Grazie, aveva fatto mutare il suo abito da di don Titta sposa in una pianeta meravigliosa. Del resto tutti noi sappiamo il fervore del papa bresciano espresso ad onore di Maria Santissima nell Enciclica Marialis Cultus ricordiamo il volto illuminato ed emozionato dello stesso Santo Padre quando, portato a termine il Concilio Ecumenico Vaticano II, in quello storico giorno 8 dicembre 1965, solennità dell Immacolata, davanti ai Padri del Concilio ed a numerosi fedeli, definì Maria Madre della Chiesa. In questi mesi di agosto e di settembre di Paolo VI si sta facendo preziosa memoria in ogni diocesi d Italia e del mondo oltre a commoventi liturgie ecumeniche si tengono 8 conferenze e simposi a sfondo culturale, pastorale e sociale mettendo in luce la grande personalità del servo di Dio Paolo VI e la sua missione incisiva e apostolica di Vicario di Cristo, pastore universale. Nella sua e nostra Brescia molti gli incontri programmati dalla Curia diocesana e dal centro che porta il nome di papa Montini. B ella e suggestiva la santa Messa a Concesio, suo paese natale, presieduta dal vescovo Luciano Monari lo scorso 17 agosto. Egli tenne una meravigliosa omelia nella quale ha mostrato la figura di Paolo VI come padre e pastore della Chiesa, il tutto in diretta televisiva. Sarebbe interessante, qualche studioso lo farà, raccogliere i vari discorsi ed i molteplici articoli incentrati sul grande papa bresciana custode della fede in Cristo e delle anime a lui affidate, in tempi non facili. Oggi anche intellettuali laici, finalmente, scoprono chi era Paolo VI e sottolineano la validità della sua discrezione, del suo coraggio in campo morale, sociale, come lo dimostrò, per esempio,

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