Ombre archeologiche a Francoforte

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1 La luce nell Arte Povera Ombre archeologiche a Francoforte Archeological Shadows in Frankfurt The Light in Arte Povera Imprese italiane, nuove sfide Italian Companies, New Challenges

2 LUCE rivista fondata da AIDI nel 1962 direzione e redazione Via Monte Rosa 96, Milano tel fax direttore responsabile Silvano Oldani vice direttore Mauro Bozzola art director Cinzio Ianiro collaboratori Jacqueline Ceresoli, Alberto Pasetti, Francesco Radino, Maurizio Rossi segreteria di direzione e redazione Sara Matano direttore editoriale Emanuele Martinelli direttore marketing Patrizio Giampaoli GE Lighting s European Lighting Experience Center, Budapest comitato scientifico Gianni Drisaldi - Presidente, Chiara Aghemo, Roberto Barbieri, Paolino Batani, Aldo Bigatti, Claudio Bini, Raffaele Bonardi, Mario Bonomo, Dante Cariboni, Stefano Cetti, Giancarlo Daniele, Paolo Di Lecce, Lorenzo Fellin, Riccardo Gargioni, Fulvio Giorgi, Ruggero Guanella, Maria Letizia Mariani, Claudio Liberatore, Marco Loro, Marco Pollice, Gianpaolo Roscio, Paolo Soardo, Margherita Suss, Laura Vismara. pubblicità tel grafica e impaginazione Antonio Ianiro - Rio de Ianiro sas si ringraziano Archivio fotografico Citelum, Fondazione Vico Magistretti, Unicredit, Paolo Imperatori. fotolito e stampa Arti Grafiche Picene abbonamenti il costo dell abbonamento annuale (6 numeri) è di 72,00 distribuzione in libreria JOO distribuzione, Via F. Argelati 35, Milano tel , fax , estratti e copie arretrate per richiedere la stampa di un articolo (minimo 200 copie) o i numeri arretrati ( 15), telefonare al dal lunedì al venerdì dalle ore 10,00 alle ore 16,00 modalità di pagamento: bonifico bancario sul c/c AIDI Banca Popolare di Sondrio, IBAN: IT 58 M X67, oppure versamento su c/c postale AIDI n specificando la causale. AIDI Associazione Italiana di Illuminazione GIE Gruppo Italia Energia LUCE Copyright AIDI Milano. Registrazione presso il Registro della stampa del Tribunale di Milano al n. 77 del 25/2/1971 ISSN È vietata la riproduzione totale o parziale della rivista senza l autorizzazione dell editore. Il materiale inviatoci, salvo accordi specifici, non verrà restituito. LUCE è il Titolare del trattamento dei dati personali presenti nelle banche dati redazionali. Gli interessati possono esercitare i diritti previsti dal D.LGS. 196/2003 in materia di protezione dei dati personali, telefonando al numero , oppure scrivendo a

3 LUCE 297/ /2012 Scenari Illuminare Venezia e non solo, nel mondo 06 Interviste a Raffaele Bonardi e Giovanni Roncan di Citelum Lighting not onlyin Venice but also in the world di Silvano Oldani e Mauro Bozzola Industria italiana di illuminazione: 16 un valore per i mercati internazionali Intervista a Patrizia Di Sano, presidente ASSIL Italian lighting industry: a value for international markets di Emanuele Martinelli Le imprese italiane pronte a nuove sfide 30 Intervista a Dante Cariboni, presidente Cariboni Group e vice presidente AIDI. Italian companies are ready to take up new challenges di Emanuele Martinelli Arte La luce nell'arte povera 42 The light in Arte Povera di Jacqueline Ceresoli Luce interni Racconto magico nel mondo della luce 52 A magic story in the world of light di Andrea Cerquiglini Francoforte Ombre archeologiche di Fabrizio Corneli 64 Archaeological Shadows di Mauro Bozzola 3

4 SOMMARIO Design Atollo ovvero l isola che c è 70 Atollo the existing isle di Andrea Calatroni Luce esterni Illuminazione di centri urbani con tecnologie LED 78 Intervista a Margherita Suss Lighting city centres using LED technologies di Silvano Oldani e Mauro Bozzola Innovazione Luce e colore 88 per una degenza ospedaliera The light and colours during hospital stay di Carla Balocco, Enrico Marmonti Le macchie di luce sui dipinti 100 Disturbing veiling reflections in Galleries di Mario Bonomo, Claudia Cester Tecniche di simulazione 106 per la progettazione di apparecchi a LED Simulation techniquesin designing of LED devices di Fulvio Musante, Danilo Paleari, Maurizio Rossi Ricerca Nuovi concepts di luce alla IUAV 118 New light concepts di Alberto Pasetti 4

5 LUCE INTERNI GE LIGHTING S EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY RACCONTO MAGICO NEL MONDO DELLA LUCE European Lighting Experience Center di GE Lighting a Budapest. A di Andrea Cerquiglini Quello che abbiamo cercato di fare è stato utilizzare la luce come un qualsiasi materiale, per costruire e raccontare, per emozionare. Non credo che la missione di questo grande spazio fosse insegnare, in modo didascalico, a illuminare il soggiorno, l ingresso di un albergo, un centro commerciale. Io credo che questo luogo avrà realizzato il suo obiettivo se sarà in grado di lasciare una traccia nel visitatore, se saprà emozionare. Questo progetto è un viaggio in un mondo plasmato con la luce. Si alzi il sipario allora, entrate con me, che il viaggio abbia inizio, e si accendino le luci! Immaginate di ritrovarvi in un luogo, meglio in uno spazio che è dentro un edificio, ma che non ha nulla a che vedere con ciò che è pavimento, pareti, soffitto. Uno spazio dove ciò che conta non è l apparecchio d illuminazione, ma la luce, la sola luce, l effetto che fa; luce costruita e come incastrata, piegata, utilizzata come legno, ferro, gesso, per costruire da protagonista lo spazio. MAGIC STORY IN THE WORLD OF LIGHT What we have tried to do is to use the light as any other material to construct, tell and excite. I do not think that the mission of this enormous space is to teach, in a didactic tone, to illuminate a living room, a hotel entrance or a shopping centre. I believe that this place will achieve its objective if it is able to leave a trace in a visitor, if it is capable of exciting. This project is a journey to a world moulded by the light. Let us raise the curtain, come with me, let the journey start, let the lights turn on! Imagine that you stay in a place, or rather a space inside a building, which has nothing which resembles the floor, the walls and the ceilings. A space, where the only thing that counts is not a lighting device, but the light, just the light and its effect, how it is constructed, squeezed, folded, used like wood, iron and plaster where it is a chief constructor of the space. What do you do when you want to meet a friend, tell a story to a person that you have not seen for ages? I think there is no better way than going for a walk, isn t it? And that is why this space is a walk in a park, in a geometric and angular wood, like the trunks of its trees. And in the wood, the light filters through forms, comes down from top and passes through the branches. While I am walking there, I see things in front of me, and then behind me, what I find farther, what things appear and disappear. So, for example, when I look left, I see some forms behind these shapes; behind these branches I see a yet another space which is not angular anymore, but delicate, rounded and calm, where also the light becomes soft and round. The light follows the shape of things and gives shape to the things. Later, after the walk, as we also discover the pleasure of taking a break, having a seat, I will invite you to talk more about the light, which can be either aggressive and sharp, or cosy and heady; it can relax and not excite. Later. We keep walking and arrive to a place from which you can see, but from a distance, a clearing with a lake and trees that are different though, as the seasons change in the wood. Here the trees are round and rotund, of special type. They are called ball_trees because they are almost magic, they are so shiny from the light coming from the inside: 52

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7 LUCE INTERNI GE LIGHTING S EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY Se vuoi incontrare un amico, se vuoi raccontare una storia a una persona che non vedi da molto tempo, cosa fai? Io penso che non ci sia cosa più bella di una passeggiata, o no? E allora questo spazio nasce come una passeggiata in un parco, in un bosco geometrico e spigoloso, come lo sono i tronchi dei suoi alberi. E, in un bosco, la luce filtra tra le forme, arriva dall'alto, passa tra i rami. Camminandovi, vedo le cose davanti a me, e poi anche cosa c'è dietro di me, cosa c'è alla fine, cosa appare e scompare. Allora, ad esempio, guardando a sinistra vedo che dietro a quelle forme, dietro a quei rami c'è un altro spazio che non è più spigoloso, ma è lieve, arrotondato e tranquillo, dove anche la luce diventa morbida e rotonda. La luce segue la forma delle cose, e dà forma alle cose. Poi, dopo aver camminato poiché nasce in noi anche il piacere di fermarsi, di sedersi t'invito a parlare ancora della luce, che può essere aggressiva e spigolosa, ma che può essere anche avvolgente e inebriante, e rilassare e non eccitare. Poi. Riprendiamo il cammino, e arriviamo in un luogo in cui si vede però da lontano una radura, con un lago, con gli alberi che sono però cambiati, come cambiano in un bosco le stagioni. Qui son alberi tondi e rotondi, di tipo speciale, chiamati palla_tree, perché quasi magici, perché luminosi con la luce che viene dall interno: fatti di luce. A questo punto siamo a metà del viaggio nel mondo della luce; siamo usciti dal bosco, lasciamo la natura, e ci fermiamo a parlare ancora, se vogliamo. Entriamo in città. Le forme non sono più libere, non più rotonde, non più spigolose, ma sono razionali e organizzate: siamo arrivati in una piazza. Una piazza che, ancora una volta, ci serve per raccontare la luce, in modo meno metaforico e più realistico. Erano stati esempi, la luce mostrata attraverso applicazioni possibili. Ancora una volta, una volta ancora, la tentazione di scappar via e di fuggire dal raccontare la realtà così com'è e dal mettere in scena un mondo finto di statue di cera. Poi, l'idea o l intuizione di organizzare delle scene all'interno di spazi regolari e razionali: scatole aperte, composte intorno ad uno spazio, come la forma di una piazza. Scatole che sono edifici, ognuno dei quali ospita una funzione, un'attività: vendere, lavorare, mostrare. Dove ogni attività è raccontata con la luce. Però la natura è ancora presente, poiché la natura è anch'essa un materiale da costruzione e, dunque, parte della città. E la natura, o gli spazi aperti, o meglio, la luce per la notte per gli spazi aperti, è l'ultima tappa di questo viaggio nella luce, raccontato con la luce. E si arriva allora in un prato che è nero, perché notte, dove la luce filtra tra neri alberi e nere forme. Continua il viaggio. Perché questo showroom è stato pensato proprio come un viaggio, una passeggiata, mettetela come preferite, camminate come volete, prendete il vostro passo, ma il senso è quello del procedere, in ogni caso, un andare che inizia da un bosco magico e incantato, e poi arriva in città. Le luci, le vedo, le ho fatte, le ho pensate, le abbiamo pensate. Ora mi sembra di sentire i suoni, che cambiano. Non c'è più la luce sussurrata che scappa via e guizza da pareti e soffitti, che morbidamente rotola dalle forme tonde e giocose degli alberi obesi, i palla_tree. Stiamo lasciando il bosco e arrivando in un altro luogo. Continua, continua questo viaggio magico nel mondo della luce, nell assoluto trasporto della fantasia e dell'immaginazione. 54

8 LUCE 297/ /2012 they are made of the light. At this point we are in the middle of our journey in the world of light. We have left the wood, now we are leaving the nature, then we stop to talk a bit more, if we like. We enter the city. The shapes are not so free, not rotund anymore, but rational and organized. We have reached a square. This square serves us to talk again about the light in a less metaphorical and more realistic way. These were the examples of light shown through possible applications. Again and again a temptation to run away and to escape from talking about reality as it is, from putting up a fake world of wax figures. Then, an idea or intuition to organise the scenes inside regular and rational spaces: open boxes, composed around a space, like a form of a square. Buildings represented by boxes, each of them houses a function, an activity of selling, working, showing. Each activity is told with the light there. However, nature is still present, since nature is also a construction material and thus a part of the city. And nature or open spaces, or rather the light for night intended for open spaces is the last leg of this journey to the light, told with the light. We reach a meadow. It is black because of the night when the light filters through black trees and black forms. be too didactic, too real, too realistic, and too concrete: What is the point? Is it right? Reality has to be observed and then changed. Well, this was the driving thought of all this work: to start from reality and to get to fantasy and imagination; to fly away from representation of too real spaces, too concrete The journey continues. Since this showroom was designed to travel or to walk through it, take it as you like, walk as you like, at your own pace. The point is to continue in any case, to pass through a magic and enchanted wood to get to the city. The lights, I see them, I have created them, I have invented them, we have invented them. Now I seem to be hearing voices that change. It is not a whispering lights that flits away and leaps from the walls and ceilings that softly roll from round and playful forms of rotund trees, the palla_trees. We are leaving the wood to get to another place. This magic journey to the world of light continues further to reach the absolute passion of fantasy and imagination. There was this driving thought, the main thought, a strong idea that inspired us in the course of the project: do not surrender to reality. Never accept too much reality, never accept too much realism. There is always this concept: do not copy, do not recopy, never. Instead, add or take, interpret, change something, do not ever 55

9 LUCE INTERNI GE LIGHTING S EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY E c'è stato un pensiero guida, un pensiero principale, un'idea forte che ci ha ispirato, per tutta la durata del progetto: non cedere mai alla realtà. Mai troppa realtà, troppo realismo. Il concetto è sempre quello: non copiare, non ricopiare, mai. Invece aggiungere, oppure togliere, interpretare, cambiare qualcosa, mai essere troppo didascalici, reali, realistici, concreti: che senso ha? Che gusto c'è? La realtà va osservata, e poi cambiata. Ecco, questo è stato il pensiero guida, di tutto questo lavoro: partire dalla realtà, arrivare alla fantasia, all'immaginazione. Rifuggire, correre via dalla rappresentazione di spazi troppo reali, luoghi troppo concreti, ambienti troppo realistici, ossia così come sono, cioè, noiosi. A mio giudizio, si deve andare in questo luogo per vedere qualcosa di diverso, di molto diverso, realistico, ma non reale. Lo showroom deve essere governato dalla fantasia. Bene, allora mettere in atto questo intendimento è stato facile, sufficientemente facile (... ehi, non esageriamo, però, che ha richiesto tempo, il suo giusto tempo per trovare e dare le giuste forme all'idea). Facile è stato il fatto di non doversi confrontare con nessuno, ma solo nella prima parte del viaggio, con l'unico obbligo di stupire, ossia colpire l'immaginazione del visitatore, lasciare una traccia, un ricordo, una luce, ovviamente. Facile è stato perché a costruire scenografie di luce e architettura è una mia passione, e la prima parte del viaggio è stata un lavoro di pura scenografia, teatrale, se vogliamo di divertimento, immaginazione e fantasia. Lo so. Lo sappiamo, lo showroom è un po' come se fosse diviso in due parti, ma non nel senso che la seconda parte è tutt'altra cosa rispetto alla prima, bensì una sorta di primo e secondo atto, come in un film, in una commedia. E se il primo atto è più libero, il secondo sembra essere quello più calcolato. Alla fine del primo atto, ci sono una radura, un'area centrale. Dopo la radura e il lago ghiacciato, si passa in uno spazio che si fa più concreto, si vede, ci rendiamo conto, che cambiano le forme, le geometrie, il linguaggio. C'è continuità, ma le cose anche mutano, abbiamo lasciato il bosco incantato, stiamo arrivando in città, lo spazio costruito dell'uomo. E non ci sono più forme libere, rimandi alla natura, che hanno lasciato il posto alla razionale ortogonalità dell'ambiente costruito. Sì, siamo in città, ed è di questo che dobbiamo parlare, anzi dobbiamo far parlare, e lasciare spazio alla luce, che deve parlare di se stessa, di quello che sa fare, di quello che può fare, e dare il meglio di se, per lo spazio dell'uomo. Finora, nel bosco, la luce l'abbiamo utilizzata noi, l'abbiamo piegata e forgiata e plasmata, per gioco, al nostro volere, ma ora tocca a lei dire e parlare e raccontare. Andiamo in città, allora, e ascoltiamola. C'è uno spazio, che è una piazza, l'archetipo, l'essenza di una piazza, intorno alla quale tutte le attività sono organizzate. Una piazza sulla quale si affacciano tutti gli edifici, che la concludono e la perimetrano. Recuperare l'essenza della città, evocarla, per organizzare volumi e architetture, è stato il pensiero che ha sottinteso questa parte del progetto. Dalla piazza, è possibile osservare i negozi, gli spazi per il lavoro, che si susseguono. Ciascuno di essi si apre, come una scatola, una magica scatola bianca. Magica, ancora una volta, perché l'intenzione continua a essere quella, ancora una volta, andare oltre la rappresentazione della realtà, così com'è. 56

10 LUCE 297/ /2012 places, too realistic environments, from what they are dull. In my view it is necessary to visit this place to see something different, something much more different, realistic, but not real. The showroom has to be ruled by fantasy. Good. So, it was easy to put this intent in place, sufficiently easy (... but let us not exaggerate as finding and giving right shapes to the idea took some necessary time). It was simple, not having to confront with anybody, but only in the first part of the journey, whose sole focus was to astonish that is strike the visitor s imagination, leave a trace, a memory and obviously, a light. It was simple because setting a stage of light and architecture are my passion, and the work at the first part of the journey consisted just in stage setting, theatrical and in a way entertaining, marked by imagination and fantasy. I know it. We know that the showroom is sort of divided in two completely different parts. They are rather like the first and the second act, like in a movie, in a comedy, where the first act seems to be freer, and the latter more thought out. By the end of the first act there is a clearing, a central area. The clearing and the frozen lake are followed by a space which becomes more definite. We realize this fact; we change forms, geometry and language. There is continuity, but the things change, we have left the enchanted wood, we are reaching the city, a space constructed by man. There are no free forms anymore or references to nature that have given way to rational orthogonality of the constructed environment. Yes, we are in the city and this is what we have to talk about, or rather we have to make others talk, to give room to the light that has to talk about itself, about what is able to do, what it can do and how it does best for the space of man. So far, we have used the light in the wood, we folded and moulded as we liked to play. But now it is time it spoke and talked. So let us get to the city and listen to it. There is a space, a square, an archetype, the essence of a square around which all the activities are organized. All the buildings overlook, close and set up its perimeter. Retrieving, evoking the essence of the city to organise volumes and architecture was the leading thought of this part of the project. From the square it is possible to watch the shops, workspaces following one another. Each of them opens like a box, like a magic white box. Magic again because the intent is still the same, yet another time to go beyond the representation of reality as it is. Every environment is a box, a white, neutral container with objects. Inside every box there is a stage on which a story of an activity is told of selling, working, showing, and presented. We wanted neutral containers that were able to include different, articulate situations, to leave space to the light and let it show itself in the best way. It is important to remember it: in this work, architecture has always accompanied the light and remained at its service. Then a decision to break the rules that is to open these containers, and enunciating it: in short to break the rules. Every box contains a real play. As we are approaching, the play enlivens, it is put in motion as a sort of carillon. Considering that what is presented in every environment refers to the true, the world in which all of this is played did not want to be didactic, but evocative; a concept description appears to be a metaphoric draft sketch. Thus the shops are not real because it was not our intention whatsoever to put real shops (What would be the point? GE lighting may create shops, but shop furniture?). We wanted 57

11 LUCE INTERNI GE LIGHTING S EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY assolutamente nostra intenzione presentare dei negozi veri (Che senso ha? GE lighting fa forse negozi, arredamenti per negozi?) volevamo delle ambientazioni più suggestive, più astratte, più oniriche, nelle quali lasciare spazio alla luce, libera di far vedere quel che può fare per raccontare spazio, colori e forme. Ogni ambiente è stato così sviluppato intorno ad un tema centrale, un soggetto. Ogni ambiente è una scatola, un contenitore di oggetti, bianco, neutro. E dentro ogni scatola, c'è un palcoscenico sul quale è raccontata una storia, un'attività: vendere, lavorare, mostrare, presentare. Volevamo dei contenitori neutri, poi in grado di ospitare situazioni diverse, articolate, in modo tale da lasciare spazio alla luce, per mettersi in mostra, nel modo migliore. È importante ricordarlo: in questo lavoro, l'architettura è sempre stata al fianco della luce e al suo servizio. Poi, la decisione di rompere le regole, ossia di aprire questi contenitori, articolandoli: insomma di rompere le scatole. Dentro ogni scatola c'è uno spettacolo vero. Ci avviciniamo e lo spettacolo si anima e si accende, come una sorta di carillon. Se ciò che è rappresentato in ogni ambiente rimanda al vero, il modo in cui tutto ciò è messo in scena non voleva essere didascalico ma evocativo; descrivere un concetto quasi fosse un bozzetto con una metafora. I negozi non sono quindi negozi reali, perché non era Eccesso. Il troppo e il troppo poco. Molto colore e molto poco. Molta geometria oppure molto poca. L'eccesso della decorazione, che rimanda a un immaginario barocco di ori, decorazioni e cornici che si arrampicano su pareti e soffitto, e poi colori accesi. L'eccesso del razionalismo, nel rigore di una scacchiera anche aberrata che, con il suo ritmo serrato sembra rimandare alle incisioni di Escher. Questi sono allora i temi utilizzati per rappresentare il fashion-shop, contraddistinto dall'eccesso del barocco e, dalla parte opposta, del razionalismo. Oro e bianco/nero. Note barocche; cornici e drappeggi; adeguati sfondi per esaltare i colori dei vestiti, con forza e vigore. Dall'altro lato, adeguato contraltare, la scacchiera in bianco e nero, storta e prospettica. Finestra. Lo spazio dedicato alla vendita dei prodotti alimentari è come una finestra. All'interno di un mondo artificiale, in ogni caso sempre geometrico, quest ambiente è il collegamento che rimanda allo spazio aperto, alla campagna, caratterizzato dal cielo che dalla parete di fondo arriva a rivestire l'intero soffitto. Sulle pareti, oggetti dalle forme rotonde e morbide, contribuiscono a rimandare ai prodotti della natura, evocazione delle ampie ceste di vimini per raccogliere la frutta, gli ortaggi e custodire il pane. 58

12 LUCE 297/ /2012 more suggestive, more abstract, more dreamlike settings where there would be left space for the light that would be free to show what it can do to tell the space, colours and forms. Each environment was developed around a central theme, a subject. Excessiveness. A lot is not enough. Many and very few colours. Lots of or very few geometric forms. Excessiveness is decoration that refers to an imaginary baroque of gold, decors and frames climbing up the walls and ceilings, as well as vivid colours. Excessiveness or rationalism limited by the rules of a chess-board, also an aberrant one, with its locked rhythm that seems to refer to the Escher s engravings. These are thus the themes used to represent a fashion-shop, distinguished both by the excessiveness of baroque by and rationalism. Gold and black/white. Baroque notes; frames and draperies; adequate backgrounds to exalt colours of the cloths with force and vigour. On the other hand, there is the crooked, prospective black and white chess-board that is adequate to balance it. The window. The space dedicated for sales of alimentary products is like a window. Inside an artificial world, geometric one in every case, this environment is a link that refers to an open space such as country side characterised by the sky that enters and covers the ceiling inside. Round-shaped and soft objects on the walls contribute to refer to the products of nature, evoke voluminous wicker basket to pick up fruit, vegetables and keep bread. Irony. Let us stop for a while, let us joke a bit, let us play. Irony is a theme around which the setting dedicated to large-scale distribution was constructed. The entire setting has a fresh smell. Where are we? In a fridge? In a kind of large fridge, inside of which there are other two fridges, real ones this time gosh it is cold here and... Thus to prevent this installation from getting too realistic, we resorted to penguins, to silent, small and luminous penguins that what are they doing? Maybe they are waiting for their turn, also being attracted by optimum illumination provided by LED systems. Disassembly. Then there is the office, constructed and destined to disassembly. It is a real contradiction, isn t it? As in the case of fashion, also the office environment needs space which occupies both areas. Two boxes, still white and neutral outside, that inside become complex, disassembled and articulated, with walls and ceilings that run and follow each other softly and dynamically, compenetrating with delicate forms, that refer to the equally soft, comfortable and dynamic use that the light absolutely needs to feature in the work environment. The night. Finally, the night has come. A lot of time has passed since we entered the showroom. A lot of time has passed, but we did not realize it. The evening has come; there is no light (the solar one). Yet another time we should and want to refer to the light (the artificial one). The night has come, its long shadow reaches us, and like a long blade, it wedges itself in the square, it approaches us and attracts attention. It is winding but also sharp, flows down the pavement and climbs up the walls to create a background for the world, the world of artificial light. This is how the night needs the light to be complemented. In the same time, the light with a help of the night becomes exalted. 59

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15 LUCE INTERNI GE LIGHTING S EUROPEAN LIGHTING EXPERIENCE CENTER BUDAPEST / HUNGARY Ironia. Fermiamoci un attimo, scherziamo un poco, giochiamo. L'ironia è il tema intorno al quale è stato costruito l'ambiente dedicato alla grande distribuzione. Tutto l'ambiente sa di fresco, dove siamo? Dentro un frigorifero? Una sorta di grande frigorifero, all'interno del quale ci sono altri due frigoriferi, questa volta veri, accidenti viene freddo e... allora, per non rischiare il troppo realismo di questa installazione, siamo ricorsi ai pinguini, ai piccoli e luminosi pinguini che, silenziosi, che fanno? Forse aspettano il loro turno, forse anch'essi attratti dall'illuminazione ottimale fornita dai sistemi a LED. Smontaggio. Poi l'ufficio, costruito all'insegna dello smontaggio, un vero controsenso, no? Come nel caso della moda, anche l'ambiente ufficio aveva bisogno di spazio e due sono quindi le scatole da esso occupate. Due scatole ancora esternamente bianche e neutre, che internamente diventano complesse e smontate e articolate, con pareti e soffitti che, dinamicamente e morbidamente, corrono e s inseguono, compenetrandosi, con forme morbide, che rimandano all'uso altrettanto morbido e confortevole e dinamico che la luce, nell'ambiente di lavoro, deve assolutamente avere. Notte. Infine la notte. È passato molto tempo da quando abbiamo fatto ingresso nello showroom, è passato molto tempo, ma non ce ne siamo accorti. È giunta la sera, non c'è più luce (quella del sole), ancora una volta dobbiamo e vogliamo ricorrere alla luce (quella artificiale). La notte ci ha raggiunto, la sua lunga ombra arriva e, come una lunga lama, s incunea nella piazza, arriva e richiama la sua attenzione. Sinuosa, ma anche spigolosa, scorre lungo il pavimento, e si arrampica sulle pareti, a creare sfondo per il mondo, quello della luce artificiale. E così la notte ha bisogno della luce, per completarsi, e la luce chiede aiuto alla notte per essere esaltata. 62

16 FRANCOFORTE LE OPERE DI FABRIZIO CORNELI O M B R E ARCHEOLOGICHE DI FABRIZIO CORNELI Le opere di Fabrizio Corneli in mostra al Museo Archeologico di Francoforte, in occasione di Luminale, il grande festival della luce nella città tedesca ARCHAEOLOGICAL SHADOWS di Mauro Bozzola I Bolla, 2012 Installazione site specific inedita per la mostra JETZT, ombre archeologiche, Museo Archeologico di Francoforte. Previously unseen site-specific installation for the exhibition JETZT, Archaeological Shadows, Museum of Archaeology, Frankfurt. l Museo Archeologico di Francoforte, per la seconda volta nella sua storia, ospiterà una mostra dedicata all'arte italiana della luce. Dopo la collettiva "Luces" del 2010, dal 13 aprile fino al 6 maggio, si focalizzerà sulla figura di Fabrizio Corneli, con la mostra JETZT Archäologische Schatten,(JETZT Ombre Archeologiche) curata da Gisella Gellini con la consulenza per la parte artistica di Evelyn Parusel. L'evento è patrocinato da AIDI; Scuola di Design del Politecnico di Milano; ENIT Italia; Istituto Italiano di Cultura, Francoforte; Camera di Commercio Italiana per la Germania, Francoforte. Sponsor tecnico Philips. Si tratta di circa una decina di installazioni che andranno a innestarsi nello specifico contesto museale instaurando un dialogo sia con i reperti esposti che con l'architettura stessa dell'edificio che li ospita. Fabrizio Corneli ha scritto la curatrice Gisella Gellini è un artista che sa unire passato e presente con la luce e per questo si adatta perfettamente allo spazio espositivo del Museo, un ambiente particolare sia dal punto di vista architettonico che per gli oggetti esposti, antichi reperti e manufatti anche risalenti alla preistoria. Corneli si potrebbe definire un artista che disegna con l ombra, la compagna inseparabile della luce, utilizzando forme tridimensionali con le quali irradia immagini sulle pareti, facendoci vedere una sorta di archetipo derivato dalla relazione di interdipendenza fra l oggetto stesso e l'immagine che appare sulla parete. Oltre che con la luce artificiale, dalle candele ai LED, Fabrizio Corneli ama interagire e dialogare con la luce naturale. Le sue opere, alcune delle quali saranno site-specific, riescono a parlarci del fluire del tempo, delle cose che mutano e si trasformano e proprio per questo stabiliscono una relazione intima con l osservatore, coinvolgendolo Fabrizio Corneli s exhibition at the Museum of Archaeology showing some previously unseen works on the occasion of Luminale, a great festival of light held in the German city For the second time in its history the Museum of Archaeology in Frankfurt will house an exhibition dedicated to the Italian art of light. After the "Luces" collective exhibition in 2010, from 13th April to 6th May, the event will focus on Fabrizio Corneli through his exhibition JETZT Archäologische Schatten, (JETZT Archeological Shadows) with Gisella Gellini as curator and artistic consulting by Evelyn Parusel. The event is patronised by AIDI Italian Lighting Association; School of Design at the Technical University of Milan, ENIT Italia, Italian Institute of Culture Frankfurt, Italian Chamber of Commerce for Germany, Frankfurt. It encompasses ten installations that will be inserted in a specific museum context establishing a dialogue both with the exposed finds and architecture of the building that will house the exhibition. Fabrizio Corneli wrote curator Gisella Gellini is an artist who is able to combine the past with the present by means of light. Thus he fits perfectly to the exhibition space of the Museum special ambience both from the architectural point of view and the exposed objects, antique finds and artefacts also dating back to prehistoric times. Corneli may be defined as an artist that designs with the shadow, an inseparable companion of light. The application of three-dimensional forms allows him to irradiate images on the walls showing us a kind of archetype derived from a relation of interdependence between the object and the image that appears on the wall. Apart from artificial light emitted through LED candles, Fabrizio Corneli loves to integrate and dialogue with natural light. His works, of which some will be site-specific, are able to talk to us about the flow of 64

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18 FRANCOFORTE LE OPERE DI FABRIZIO CORNELI Grande Volante VIII, 2002 Alluminio verniciato, lampada HIT, dimensioni 5 x 4,5 m. Installazione per la mostra La scultura italiana nel XXI secolo, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, Painted aluminium, HIT lamp, dimensions 5 x 4,5 m. Installation for the exhibition Italian Sculpture in the 21st Century, Arnaldo Pomodoro Foundation, Milan, in un esperienza che non è solo di pura osservazione ma di partecipazione emotiva al divenire dell opera nel suo aspetto. Il Museo Archeologico sorge in quella che un tempo era la chiesa dell'annesso ex convento delle Carmelitane, uno dei pochi edifici di epoca medioevale rimasti a Francoforte e oggi utilizzato anche dall'istituto di Storia cittadina per eventi culturali. L'attuale complesso museale è caratterizzato dal singolare contrasto fra l'architettura tardo gotica della chiesa e lo stile post-moderno dell'ala moderna aggiunta, realizzata alla fine degli anni '80 dall'architetto Josef Paul Kleihues, che ha attinto dall'architettura monastica rileggendola e dove l'elemento più evidente di questa operazione provocatoria è la struttura in acciaio integrata nella costruzione nel tetto della Chiesa di Nostra Signora. Il risultato è un edificio dalla personalità unica e speciale, che le opere di Fabrizio Corneli, faranno vedere sotto una luce nuova. Responsabile delle mostre del Museo Archeologico Archeologia e Arte nella Chiesa dei Carmelitani di Francoforte (traduzione di Stefania Soriano) Il convento dei Carmelitani di Francoforte resta una delle pochissime aree cittadine in cui storia e architettura sono sopravvissute alla distruzione causata dalla seconda guerra mondiale. Qui risiede inoltre il Museo Archeologico e l Istituto Storico della Città, due istituzioni comunali che preservano, restaurano e rendono fruibili al pubblico resti del passato della più diversa natura. Al cuore gotico della struttura ecclesiale, unito agli elementi architettonici postbellici e in continua evoluzione, si fonde l ala degli uffici amministrativi del Museo Archeologico, progettata in stile postmoderno da Josef Paul Kleihues, che completa ed energizza ulteriormente questo insieme eterogeneo. La Direzione del Museo, anche allo scopo di sostenere con modalità al di fuori degli schemi lo spirito intrinseco dei suoi spazi, che esprimono in modo provocatorio un dialogo fra tradizione e modernità (Kleihues), ha pensato di proporre al pubblico i reperti conservati, databili dall età della pietra fino al Medioevo, confrontandoli con forme d arte contemporanea. Nel 1999, ad esempio, Raimer Jochims con Erde und Licht ( Terra e Luce ) esponeva i suoi lavori accanto a statuine di epoca cicladica. Con ben altri formati lavorava invece nel 2000 lo scultore Joachim Kuhlmann incitando al dialogo i monumenti romani in pietra con Steinwelten ( Mondi di pietra ). E nel 2010 l esposizione Luces, nell ambito della Luminale, immergeva la navata gotica della chiesa in un aura completamente nuova. Se questa esposizione collettiva di artisti italiani della luce, curata da Gisella Gellini, calamitava con le sue istallazioni l attenzione dei visitatori, per il 2012 la Chiesa dei Carmelitani fungerà da cornice per le opere del fiorentino Fabrizio Corneli. Definito come colui che disegna con le ombre, Corneli si immerge con proiezioni di luci e ombre di dimensioni gigantesche nel flusso del tempo, che nel Museo Archeologico si estende per millenni. L arte di Corneli, insinuandosi tra i resti tombali celtici, i monumenti votivi romani e i monili dei Franchi, offre una prospettiva totalmente nuova delle opere esposte e degli spazi che le accolgono. Durante Luminale 2012 la Chiesa dei Carmelitani tornerà ad essere uno spazio di esperienza che renderà Francoforte, la sua storia, la sua architettura e la creazione artistica che ospita, sperimentabile in grandi dimensioni e in luoghi inusuali e per questo ancora più entusiasmanti. 66

19 LUCE 297/ /2012 time, things that change and transform. Thus they establish an intimate relation with the observers involving them in an experience that is not only pure observation, but also emotive participation in the work of art taking shape. The Museum of Archaeology has been created in a former church of the Carmelite Monastery, which is one of few buildings from the Middle Ages remained in Frankfurt. Today also cultural events of the Institute for City History are located there. The present museum complex is characterised by a unique contrast between the Late Gothic architecture of the church and a post-modern style of a modern wing attached designed by architect Josef Paul Kleihues at the end of the 80s. He draws on and re-interprets the monastic architecture. The most evident and provocative proof of his acting is a steel structure that has been integrated with the roof construction of the Church of Our Lady. The effect obtained is a building of unique and distinctive personality that the artworks of Fabrizio Corneli will show in the new light. Person responsible for exhibitions of the Museum of Archaeology Archaeology and Art in the Carmelite Church of Frankfurt (translation to Italian by Stefania Soriano) The Carmelite Convent of Frankfurt is one of few urban areas where history and architecture survived the destruction of the World War II. There are located the Museum of Archaeology and the Institute for City History, two communal institutions that preserve, restore and render available to the public the remains from the past of all kinds. In the gothic heart of the ecclesiastic structure along with postwar architectural elements and those continuously evolving, a wing of administration offices the Museum of Archaeology is coalesced, designed in a postmodern style by Josef Paul Kleihues, who ultimately completes and energises this heterogeneous complex. The management of the Museum, also in order to sustain intrinsic spirit of its spaces in an unconventional manner, that provoke a dialogue between tradition and modernity (Kleihues), has thought to propose the public the preserved finds dating back from the Stone Age to the Middle Ages through their confrontation with the forms of contemporary arts. For example, in 1999, Raimer Jochims with Erde und Licht ( The Earth and Light ) exposed his works next to Cycladic statuettes. In turn in 2000 sculptor Joachim Kuhlmann worked with quite different formats inciting a dialogue of stone Roman monuments with through his Steinwelten ( The Worlds of Stone ). In 2010 at the Luces exhibition, in the framework of the Luminale, a gothic church nave was immersed in a completely new air. This collective exhibition of Italian artists of light, with Gisella Gellini as curator, attracted the visitors attention with its installation, and thus in 2012 the Carmelite Church will act as a frame for the works of the Florentine artist Fabrizio Corneli. Defined as the one who designs with shadows, Corneli dives in with enormous projections of lights and shadow in a flow of time, that in the Museum of Archaeology is extended to millenniums. The art by Corneli, interwoven among the remains of Celtic tombs, Roman votive monuments and Frankish necklaces, offers a totally new perspective of the exposed artworks and the surrounding spaces. At the Luminale 2012 the Carmelite Church will turn again into a space of experience. It will enable us to experience Frankfurt, its history, architecture, and the housed artistic creation in large dimensions and in unusual places and thus even more exciting. Punta, 2011 Alluminio saldato, alogena, ombre. Dimensione oggetto altezza 120 cm. Dimensione proiezione variabile. Welded aluminium, halogen lamp, shades. Object height: 120 cm. Projection size: variable. Melancolia, 2012 Installazione site specific inedita per la mostra JETZT, ombre archeologiche, Museo Archeologico di Francoforte. Previously unseen site-specific installation for the exhibition JETZT, Archaeological Shadows, Museum of Archaeology, Frankfurt. 67

20 FRANCOFORTE LE OPERE DI FABRIZIO CORNELI Museo Il singolare edificio che ospita il Museo Archeologico di Francoforte, collocato in un ex convento carmelitano nel centro storico della città, a cui è stata aggiunta un'ala moderna progettata dall'architetto Josef Paul Kleihues. The Museum of Archaeology in Frankfurt is located in the city centre in a unique building of a former Carmelite Monastery with an integrated modern wing designed by architect Josef Paul Kleihues. L'artista: Fabrizio Corneli Nato a Firenze nel 1958, dove vive e lavora, dopo studi di carattere scientifico al liceo si forma all Accademia di Belle Arti di Firenze e al DAMS a Bologna. Nel 1979 partecipa alla mostra Le alternative del nuovo al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con lavori sulla luce e l'ombra, materiali che contraddistingueranno il suo operato nel corso del tempo. Nel 1993 si trasferisce in Germania, a Colonia, dove risiederà per cinque anni e dove realizzerà la prima installazione solare di grandi dimensioni, "Augenblick" (Momento), presso il Parkplatz del Kölner Stadt-Anzeiger, in collaborazione con la Stiftung der Cellitinnen. Nel 1999 partecipa alle mostre collettive "Arcadia in Celle-Gori Collection" nei musei di Kamakura, Mie e Sapporo in Giappone. Nel 2000 personale presso la Galleria Mssohkan di Kobe, Giappone e nel 2001 al Tokyo Metropolitan Museum of Photography. Nel 2005 installa un opera esterna a luce artificiale Micat in vertice alla villa medicea La Magia a Quarrata, Prato. Nel 2006 a Bruxelles in uno spazio pubblico nel quartiere di Anderlecht Grande Volante III, installazione permanente esterna a luce solare e artificiale. Nel 2007 realizza sulla parete esterna del grattacielo Sannomya Tower, nel centro di Kobe, l opera a luce solare Duetto. Nel 2008 presso la sede St. Angela a Bornheim-Hersel, fra Colonia e Bonn, inaugura l installazione Das Nochmal (Ancora), a luce artificiale e solare. Ha realizzato opere in Corea del Sud, India e Spagna. Artist: Fabrizio Corneli Born in Florence in 1958, where he lives and works. After graduating from scientific high school he enrols the Academy of Fine Arts in Florence and the DAMS in Bologna. In 1979 he participated in exhibition The alternatives of the novelties at the Palace of Exhibition in Rome, presenting light and shadow works, materials of expression that would mark his artworks in the course of time. In 1993 he moved to Cologne, Germany for five years. He realised there, in cooperation with the Stiftung der Cellitinnen, his first largesized solar installation "Augenblick" (The Moment) at the Parkplatz of Kölner Stadt-Anzeiger. In 1999 he participated in the collective exhibition "Arcadia in Celle-Gori Collection" in the museums of Kamakura, Mie and Sapporo in Japan. In 2000 and in 2001 he worked for the Mssohkan Gallery of Kobe, Japan and Tokyo Metropolitan Museum of Photography, respectively. In 2005 he installed an external artificial light work Micat in vertice at de Medici villa La Magia in Quarrata, Prato. In 2006 he presented Grande Volante III, an external solar and artificial light installation, in a public space of Anderlecht, a quarter of Brussels. In 2007 he realised on an external wall of Sannomya Tower in the centre of Kobe a solar light work entitled Duetto. In 2008 he inaugurated an external solar and artificial light work Das Nochmal (Again) at the house St. Angela in Bornheim-Hersel located between Cologne and Bonn. He realised works in South Korea, India and Spain. Altro, 2010 Rame, lampada alogena, dimensioni rame cm. 30x26x20. Dimensione approssimativa della proiezione 2,3x2 m. Copper, halogen lamp, shadow. Dim. copper cm 30x26x20. Dim. projection approximately 2,3x2 m. La curatrice: Gisella Gellini Gisella Gellini, architetto, ha seguito corsi di ricerca e specializzazione di estetica sperimentale con riferimento a spazio-tempo-luce. Dopo Firenze si è trasferita a San Paolo del Brasile, dove ha progettato importanti edifici, fra cui la facoltà di Arte e Musica Santa Marcellina e allestimenti storici in città brasiliane, oltre ad attività di consulenza per il Centro di Studi e Ricerche dello Stato di San Paolo. Ricercatrice della cultura della luce con particolare riferimento alla Light Art, ottiene la collaborazione e la consulenza del collezionista Giuseppe Panza di Biumo. Nel 2009 è curatrice per l esposizione Dan Flavin nella Collezione Panza al Museo Berardo, Lisbona. Nel 2010 per Luminale è curatrice invitata della mostra Luces. Light art from Italy, collettiva di artisti italiani della luce al Museo Archeologico di Francoforte. Sta realizzando una mostra antologica della Collezione Panza a San Paolo del Brasile al Museo Tomie-Ohtake per l'evento Momento Italia-Brasile Insegna alla Scuola di Design del Politecnico di Milano, ed è invitata a seminari e workshop come esperta di Light Art. Prossima la pubblicazione del suo quarto volume della collana Light art in Italy. Curator: Gisella Gellini Gisella Gellini, architect, completed courses of research and specialization at experimental aesthetics of space, time and light. After her experience in Florence she moved to São Paulo, Brazil where she designed important buildings, among others the Faculty of Art and Music Saint Marcellina and historic mountings in Brazilian cities. She was also a consultant of the Centre of Studies and Research in São Paulo. The researcher of light culture with a particular reference to the Art cooperated as a consultant for the Giuseppe Panza di Biumo Collection. In 2009 she was a curator of the Dan Flavin in the Panza Collection exhibition at Berardo Museum, Lisbon. In 2010 she worked as an invited curator of Luces. Light art from Italy for the Luminale, a collective exhibition of Italian artists of light at the Museum of Archaeology in Frankfurt. She is currently working on an Anthological Exhibition of the Panza Collection São Paulo, Brazil, at the Tomie-Ohtake Museum for the event 2011/2012 Italy-Brazil Moment. She teaches at the School of Design at the Technical University of Milan. She has been also invited to seminars and workshops as a Light Art expert. Her fourth volume of the Light art in Italy series is to be published soon. 68

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