DA ARMONIA A CRIMINE, L EVOLUZIONE DELLA NDRANGHETA DALLA SANTA AD OGGI

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1 UNIVERSITÁ DI REGGIO CALABRIA Facoltà di Giurisprudenza Corso di Laurea in specialistica DA ARMONIA A CRIMINE, L EVOLUZIONE DELLA NDRANGHETA DALLA SANTA AD OGGI Tesi di laurea di: GIOVANNA FULCO Relatore: CHIAR. MO PROF. NICOLA GRATTERI ANNO ACCADEMICO

2 1 Introduzione...3 Capitolo Secondo Nuovo riassetto strutturale e organico della ndrangheta 2.1 Una cupola per la ndrangheta, vecchie e nuove alleanze La nuova struttura verticistica della ndrangheta: la Provincia I Mandamenti Fascia Tirrenica Fascia Ionica La riunione di Polsi Gerarchie, gradi, cariche e rituali La cupola lombarda Le proiezioni nazionali della ndrangheta in Lombardia, Piemonte e Liguria La Lombardia Il Piemonte La Liguria Le proiezioni internazionali della ndrangheta in Germania, Canada e Australia Germania Canada Australia Le infiltrazioni della ndrangheta nelle attività economiche produttive.144 Conclusioni Riferimenti Bibliografici e siti internet di riferimento 165 2

3 Introduzione Il lavoro che qui presento è il frutto di un percorso di ricerca intrapreso con entusiasmo perché mi ha permesso di portare all interno del mondo universitario un tema poco trattato ma che assume grande rilevanza per le sue ricadute sul sistema sociale. Con esso ho voluto mettere in evidenza i caratteri specifici di un fenomeno assai grave che via via si è trasformato nel tempo, perché capace di adattarsi ad un sistema in mutazione rapida. La trattazione della ndrangheta che è pericolo pubblico che tiene in libertà vigilata i cittadini calabresi e non solo, con i suoi vischiosi rapporti, con i soggetti sociali, economici e politici dell intero territorio nazionale, con il controllo e la manipolazione di economie e commerci, di relazioni e opinioni, di voti e burocrazie. La ndrangheta che pur in un Paese, come l Italia, dove di fatto esiste la migliore legislazione antimafia al mondo, non si è riusciti ancora ad estirpare, forse perché tanti tantissimi di noi, non facciamo il nostro dovere. Per comprendere lo spessore e la diffusione del fenomeno mafia ho cercato inizialmente di delineare i profili di questa pericolosissima organizzazione criminale calabrese, ho ripercorso l evoluzione strutturale della ndrangheta 3

4 concentrandomi, infine, sullo stato attuale della stessa. In particolare nel primo capitolo ho ricostruito la storia della criminalità organizzata, prima cercandone una definizione, poi raccontando l origine e l evoluzione storica e strutturale. Nel secondo capitolo della tesi ho sviluppato nel dettaglio l argomento che costituisce il presupposto dell intero elaborato. In esso ho analizzato la nuova struttura verticistica, la suddivisione della provincia di Reggio Calabria in tre mandamenti e le proiezioni nazionali e transnazionali della ndrangheta. L intento finale che mi sono prefissa con questa mia opera è quello di avvicinare al problema ndrangheta soprattutto chi di esso si è sempre disinteressato, ritenendolo (a torto) molto lontano da sé. 4

5 CAPITOLO SECONDO NUOVO RIASSETTO STRUTTURALE E ORGANICO DELLA NDRANGHETA 2.1 Una cupola per la ndrangheta vecchie e nuove alleanze. La fine della seconda guerra di mafia di Reggio Calabria aveva sancito determinate zone di appartenenza per ogni cosca, c era una suddivisione del territorio fra i clan, un potere orizzontale, che, però, non ha resistito alle evoluzioni della ndrangheta, che negli ultimi dieci anni, si è dotata di un vertice decisionale. 1 L operazione Meta 2, condotta dai carabinieri, riesce a ricostruire come, negli anni, alleanze storiche si siano rimodulate, incrinando rapporti decennali. Come riporta l ordinanza di custodia cautelare, le indagini avrebbero permesso di affermare che nell ultimo decennio si è andato consolidando nel territorio cittadino, specie con riferimento alle attività di tipo estorsivo ed al settore degli appalti, un nuovo assetto criminale 1 Informativa DDA di Reggio Calabria 1994 processo Olimpia. 2 Maxioperazione del Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria, che nel giugno 2010 eseguì decine di arresti nei confronti dei boss di Reggio Calabria, di affiliati e di imprenditori che avrebbero fatto da prestanome alle cosche. 5

6 caratterizzato dalla nascita di una sorta di confederazione associativa tra le principali cosche storiche del reggino (de Stefano-Condello-Libri). Un organizzazione che sarebbe stata gestita in prima persona da Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri. De Stefano, il più giovane della triade avrebbe ricevuto il grado di Crimine 3, con il placet degli altri due boss più anziani ed esperti: su di lui, quindi sarebbe ricaduto il ruolo operativo nei nuovi meccanismi. Un alleanza che avrebbe come finalità quella di coordinare e dirigere la gestione in via ordinaria e costante di un attività criminosa. Ovvero il capillare taglieggiamento di commercianti e imprenditori e la spartizione degli appalti. Nel programma della Cupola, cosi, confluiscono e si fondono i progetti delle singole famiglie. Ecco perché questo organismo non viene considerato un autonoma associazione criminale distinta dalle singole associazioni, ma una sorta di vertice collegiale di una superassociazione nata dalla sostanziale integrazione delle famiglie. L accusa contesta a Giuseppe De Stefano, Pasquale Condello e Pasquale Libri di aver creato, all interno della ndrangheta, un organo decisionale di tipo verticistico per gestire il controllo delle attività criminali nella città di Reggio Calabria e dintorni (da Pellaro a Villa San Giovanni). 3 E la persona responsabile della pianificazione ed esecuzione delle azioni delittuose del locale al quale appartiene. 6

7 Si tratta di una grossa novità nel panorama criminale reggino, che modifica le alleanze scaturite dalla seconda guerra di mafia, quando dopo l attentato dinamitardo a Nino Imerti e, due giorni dopo, l eliminazione di Paolo De Stefano, si crearono due schieramenti contrapposti. Un primo, capeggiato dalla famiglia mafiosa dei De Stefano, vedeva l adesione delle cosche Libri, Tegano, Latella, Barreca, Paviglianiti e Zito.Un secondo schieramento, facente capo alla cosca Imerti, vedeva l adesione di Condello, Saraceno, Fontana, Serraino, Rosmini e Logiudice. Per una serie di nuove alleanze che nascono, ce n è almeno una storica, che si sarebbe incrinata negli anni. E quella tra la cosca De Stefano e quella dei Tegano. Quello che viene fuori secondo le indagini, è un clima instabile. I contrasti sono tra Giuseppe De Stefano e lo zio Orazio De Stefano, legato da rapporti di parentela con i Tegano, contrasti che emergerebbero anche dalle indagini relative all eliminazione del boss di san Giovannello, Maurio Audino. Il quartiere di San Giovannello, era sotto l egida del clan Tegano, ma Audino, tipo ambizioso, allontanatosi da Orazio per avvicinarsi al nipote Giuseppe De Stefano, viene fatto fuori proprio nel suo regno, a bordo della sua auto, nel dicembre del A decidere la sua eliminazione sarebbe stata proprio la famiglia Tegano che non gli avrebbe perdonato il tradimento. 7

8 Sarebbe questo l atto più eclatante, di rottura, tra due delle famiglie più potenti della città, un tempo federate nella guerra contro i Condello e gli Imerti. 8

9 2.2 La nuova struttura verticistica della ndrangheta: la Provincia. Oltre alle inchieste Meta e Crimine 4 era già stata l operazione Reale 5 a mostrare che gli inquirenti fossero sulla buona strada per scoprire come, negli ultimi anni, la ndrangheta abbia organizzato i propri assetti e le proprie gerarchie, mutando da organizzazione familistica e orizzontale in una ferrea struttura verticistico-piramidale ma con la testa a Reggio Calabria. Un processo di cambiamento che non nasce dall oggi al domani ma che attraversa diverse fasi e, di conseguenza, altrettante inchieste della procura e delle forze dell ordine. Ma è l operazione denominata Il Crimine, condotta dalla procure di Milano e Reggio Calabria a svelare fino in fondo i nuovi assetti della ndrangheta. Il capo crimine e il mastro sarebbero le due figure apicali nella nuova struttura verticistica della ndrangheta, che le 4 Inchiesta "Crimine,un'attività investigativa della Dda di Reggio che porta la firma del procuratore Giuseppe Pignatone, degli aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e dei pm Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda.Nel luglio ha portato all'arresto di oltre 300 persone 5 L operazione costituisce lo sviluppo dell indagine labirinto del R.O.S., avviata nel 2007 in direzione della cosca Pelle di San Luca (RC) e finalizzata alla cattura del boss Antonio Pelle Gambazza, inserito nell elenco dei 30 latitanti più pericolosi, arrestato dallo stesso R.O.S. il 12 giugno dello scorso anno, dopo una lunghissima latitanza 9

10 indagini condotte dalle procure di Milano e Reggio Calabria hanno svelato. E se il secondo, Giuseppe Commisso, u mastro, sarebbe l elemento di spicco dell omonima, celebre, cosca di Siderno, nella Locride, il primo, Domenico Oppedisano, esponente dell omonima famiglia di Rosarno, è un soggetto praticamente sconosciuto alle cronache fino all arresto. Oppedisano sarebbe il coordinatore della nuova struttura verticistica della ndrangheta che, cosi delineata dalle ultime indagini, si struttura in tre mandamenti: tirrenico, ionico e cittadino. Tutti devono sottostare alla provincia, anche le cellule sparse nelle varie zone d Italia e all estero devono interpellare la provincia. La designazione di Oppedisano a massima figura carismatica della 'ndrangheta sarebbe stata decisa dai capi mandamento durante il matrimonio, avvenuto il 19 agosto 2009, tra i figli di due boss: Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro. Proprio in un occasione nuziale, secondo quanto accertato dagli investigatori, vennero decise tutte le cariche di vertice della mafia calabrese: capo crimine appunto Oppedisano, capo società, cioè il numero due, il già arrestato Antonino Latella, mentre il ruolo di mastro generale fu affidato a Bruno Gioffré. Ruoli che vennero poi confermati a Polsi il 2 settembre, proprio durante le celebrazioni per la festa della Madonna, dove i Carabinieri avrebbero filmato l'istante in cui i capimafia lo riconoscerebbero come capo. Il ruolo indiscusso di Oppedisano 10

11 emerge da una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali compiute nel corso delle indagini. Oppedisano, aveva il controllo assoluto di qualsiasi attività dell organizzazione, dai rituali di affiliazione alle singole attività illecite delle cosche sia italiane che all estero A Oppedisano spettava, insomma, tenere in mano l'intera situazione ma a termine, poiché la Crimine era una struttura che veniva periodicamente rinnovata. Il riferimento alla provincia emergeva anche dalle intercettazioni captate nell ambito del p.p. denominato Armonia 6 (al vertice c'è Giuseppe Morabito e ne fanno parte Giuseppe Pansera, Filiberto Maesano, Antonio Pelle, Giuseppe Pelle e altri ) ove, con riferimento alla riunione in cui hanno fatto il vangelo Maisano Filiberto precisa che si è riunita tutta la provincia. 7 Dalle ultime indagini sono emersi ulteriori nuovi elementi che, oltre a attestare l esistenza della struttura denominata Provincia, ne delineano anche le modalità di costituzione, le competenze e la consistenza organica. Il ruolo e la fisionomia della provincia, oltre che in diverse conversazioni intercettate nel corso di tutta l attività tecnica, emergono chiaramente ed univocamente in una particolare occasione nell ambito della quale Francesco Gattuso, detto Ciccillo, viene ritenuto 6 Nel 2003 l'operazione Armonia svela l'esistenza di un'associazione mafiosa denominata crimine: unisce i locali della zona jonica della provincia di Reggio Calabria. 7 Conversazione intercettata il tra Maisano Filiberto e tale Saverio. 11

12 responsabile di gravi mancanze nei confronti di alcuni elementi dell organizzazione, ragione per cui dovrà essere posto sotto accusa da un tribunale 8. Del resto indicativa, in tal senso, è anche la vicenda relativa la Locale di Roghudi. Nel periodo compreso tra il e il , all interno dell abitazione di Pelle Giuseppe, si registravano una serie di conversazioni tra presenti di altissima rilevanza investigativa, aventi ad oggetto la nomina del capo locale 9 di Roghudi (RC) e la conseguente necessità di equiparare le doti di alcuni affiliati appartenenti alle due diverse fazioni, al fine di riequilibrare il potere spettante alle due famiglie storicamente presenti sul territorio: gli Zavettieri ed i Tripodi. Per risolvere la questione in data fu organizzato un vero e proprio summit. Il giorno prima del summit all interno dell abitazione del Pelle veniva registrata una frase particolarmente rilevante pronunciata da Rocco Morabito: quest ultimo, infatti, affermava che nel caso in cui la controversia non fosse stata risolta nel corso del summit col dialogo tra le famiglie, la decisione sarebbe spettata alla Provincia, come responsabile, che a quel punto avrebbe deciso 8 Deputato a giudicare i sodali responsabili di determinate "mancanze" o "trascuratezze di ndrangheta composto, appunto, dai soggetti facenti parte della provincia. 9 Termine che indica in gergo la struttura di gestione locale del potere mafioso, dalla sentenza emessa dalla Corte d Appello di Reggio Calabria, confermata in Cassazione, N. 2002/1512 Reg. sent., 2002/361 Reg. Gen., P.P. 14/1998 RGNR DDA (Indagine Armonia). 12

13 chi aveva ragione e chi torto: Ma se vogliono parlare chiamiamo la provincia come responsabile e parliamo e chi ha ragione incompr con gli uomini!.. e vediamo come si deve fare, e vediamo chi ha più!.. E vediamo chi ha torto e chi ha ragione pure!... Non pare revocabile in dubbio che Rocco Morabito, quando parlava della Provincia, si riferisse ad un organismo sopra ordinato ai locali. Al riguardo, dal tenore delle conversazioni intercettate emergono chiaramente due circostanze: Questo organismo, nel caso in cui i Tripodi e gli Zavettieri non avessero raggiunto una soluzione condivisa, avrebbe avuto il potere di decidere chi ha torto e chi ha ragione, avrebbe cioè designato il capolocale di Roghudi; La Provincia non ha competenza solo sui locali della fascia jonica, ma ha competenza su tutti le locali della Calabria e fuori di essa Informativa DDA di Reggio Calabria 2010, Crimine vol

14 2.3 I mandamenti. Come anticipato, a livello territoriale sono state individuate tre macro aree - Ionica, Tirrenica ( Costa e Piana ) e Centro (Reggio Calabria città) - che forniscono rispettivamente i componenti degli organismi provinciali ed i rappresentati per le articolazione della ndrangheta a livello nazionale e transnazionale. Per tali strutture frequenti erano i riferimenti che emergevano dalle intercettazioni relative al p.p. denominato Armonia. Da quanto emerso dalle attività di indagini effettuate nell ambito del p.p. Crimine l assetto territoriale non appare mutato. Il riferimento a jonica, tirrenica (Piana + Costa) e centro (Reggio Calabria città) è costante e continuo. I primi dati relativi tale aspetto emergono il nel corso di un dialogo intercorso tra Oppedisano e Santo Giovanni Caridi dal quale si ricava la suddivisione in zone ( nella nostra zona... nella nostra zona... nella nostra zona guardate... nella nostra zona ) ed è possibile comprendere l estensione territoriale del mandamento tirrenico ( noi non parliamo nei confronti di Reggio, nei confronti di...(inc)... ma parliamo della zona nostra tutta completa... Piana e Costa della zona nostra tutta completa... Piana e Costa ). Dalle esternazioni che Oppedisano rivolge a Caridi emerge un altro spaccato relativo la suddivisione territoriale; si rileva 14

15 l esistenza di insediamenti criminali di stampo ndranghetistico a Guarda Valle, nel vibonese e a Cetraro. Le cosche operanti nell intera provincia evidenziano differenti caratteristiche e modalità di espressione a seconda della zona di radicamento. Le cosche dell area tirrenica, così come buona parte di quelle presenti nel capoluogo, praticano l occupazione del territorio come principale fattore di accumulazione economica realizzando sia il sistematico condizionamento di tutti i settori produttivi che sfruttamento delle risorse destinate alla realizzazione di importanti opere pubbliche. Le cosche dell area ionica, attive su un territorio che offre minori opportunità economiche, caratterizzato da una morfologia impervia ed aspra (dalla costa fino alle vette dell Aspromonte) e per questo difficilmente permeabile a un efficace controllo da parte delle forze di polizia, si sono dedicate per anni ai sequestri di persona. I profitti di questa attività hanno poi costituito la base per l ingresso in grande stile nel traffico internazionale degli stupefacenti. Per comprendere il livello di pervasività della ndrangheta, è utile rappresentare una mappa aggiornata delle cosche e della loro dislocazione sul territorio: A. La fascia tirrenica Società di Rosarno; La società di Polistena; 15

16 La Locale di Gioia Tauro; Il locale di Sinopoli; Locali della zona sud della città di Reggio Calabria:Oppido Martina, Bagnara e San Giorgio Morgeto; Locali di Croce Valanidi, Oliveto, Trunca- Allai; Società di Reggio Calabria. B. La fascia ionica Società di Melito Porto Salvo. La cosca Iamonte; La locale di Roghudi; La locale di Palizzi; La locale di Africo e la ndrina distaccata di Motticella; La locale di San Luca e di Natile di Careri; la localiedi Grotteria, Marina di Gioiosa Jonica, Gioiosa Jonica e Siderno Fascia Tirrenica. La situazione nei centri della fascia costiera tirrenica è caratterizzata da una consistente stabilità, nonostante la presenza sul territorio di numerose famiglie. Le cosche emergenti, ad ogni modo, sono quelle di Francesco Muto e le 16

17 famiglie alleate dei Polillo di Cetraro, e degli Stemmo-Valente di Scalea e Belvedere Marittimo, specializzate nel controllo delle attività connesse alla pesca e alla commercializzazione dei prodotti ittici nelle zone di Paola e di Scalea. A Paola e a Fuscaldo, inoltre, sono presenti i Serpa-Martello-Scofano: gestiscono una diversificata tipologia di attività delittuose, vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti alle estorsioni e l usura. Il centro di Amantea risulta controllato dalla famiglia Gentile (traffico di droga); i Femia sono insediati a Santa Maria del Cedro (tra l altro, gestiscono il mercato del video-poker); a San Lucido si è consolidato il controllo dell organizzazione di Michele Tundis, che rappresenta una proiezione sul territorio del gruppo cittadino dei Perna-Cicero-Rua. Nella provincia di Reggio Calabria operano cosche numerose, ben organizzate dal punto di vista strutturale, che vantano schieramenti dotati di grande potenza di fuoco. Uno scenario criminale che unito a un tradizionale criminale risalente nel tempo ne hanno determinato l affermazione in ambiti territoriali che vanno ben oltre i luoghi di origine. La ndrangheta reggina vanta proiezioni sulla quasi totalità del territorio nazionale, ma anche insediamenti organizzati in numerosi paesi esteri, con proiezioni extracontinentali, attraverso le quali gestisce in ambito internazionale proficui traffici di stupefacenti, importando enormi quantità di droga sia dal Sud America che attraverso le rotte balcaniche. Gli interessi delle cosche mafiose del reggino è 17

18 rivolto al traffico di sostanze stupefacenti, ma non solo: Non trascurano il tradizionale controllo del racket delle estorsioni, che garantisce un sicuro presidio del territorio. Gli investigatori, comparando i dati riferiti alla provincia di Reggio con quelli di altre province calabresi, rilevano la pericolosità delle contiguità delle cosche al tessuto economico, in particolare in questo momento, in cui sono in fase di realizzazione importanti opere pubbliche. Rispetto alle altre famiglie mafiose della Calabria, in provincia di Reggio permane la suddivisione territoriale articolata in mandamenti: uno cittadino e due provinciali (ionico e tirrenico), e gli equilibri fra le numerose famiglie sono ben definiti e connotati da grande stabilità. Con particolare riferimento al mandamento tirrenico, si è accertato che della macroarea fanno parte sia la fascia costiera -la costa - sia la piana di Gioia Tauro -la piana 11 - e che il locale più importante è quello di Rosarno, dove esiste una vera e propria Società, in quanto ne fanno parte almeno sette soggetti appartenenti alla Società Maggiore. Dall attività di indagine compiuta è emerso in modo inequivocabile che: anche a Polistena esiste una vera e propria Società con a capo Longo Vincenzo; l esistenza di una locale di ndrangheta a Gioia Tauro 11 Intercettazione ambientale di Domenico Oppedisano, , progr. 104: ma parliamo della zona nostra tutta completa... Piana e Costa della zona nostra tutta completa... Piana e Costa ). 18

19 e l esistenza a Sinopoli di una locale di ndrangheta, il cui capo indiscusso era lo storico boss Domenico Alvaro. Numerosi elementi per ricostruire l organigramma di alcune locali della zona Sud di Reggio Calabria (Oliveto, Croce Valanidi e Trunca-Allai) emergono dall attività di indagine espletata dalla Compagnia CC di Melito 12 dai cui esiti si attesta il dominio della famiglia Gattuso nel ruolo di direzione e organizzazione della locale di Oliveto. Per quanto riguarda Reggio Calabria, il rapporto della Dia conferma che la supremazia è detenuta dalla cosca De Stefano- Tegano; in passato ha condiviso potere e affari con il gruppo dei Condello-Rosmini, ma negli ultimi anni sta riprendendo il sopravvento sia a livello amministrativo che economicomilitare. La strategia delle famiglie cittadine è sempre più orientata all accaparramento di appalti e sub-appalti pubblici, attraverso prestanome; ma anche potendo contare su complicità con le varie amministrazioni locali, nelle quali vengono infiltrati personaggi vicini alle cosche; e si giustifica dunque pienamente la definizione di comitato d affari. Nella fascia tirrenica la stabilità del sistema mafioso, anche in vista dei rilevanti interessi economici connessi all area portuale di Gioia Tauro, è assicurata dai Piromalli-Molé Le attività di transhipment e gli insediamenti di importanti iniziative 12 Nell ambito del p.p. 2332/07 R.G.N.R-D.D.A. 19

20 imprenditoriali hanno attirato l attenzione delle locali famiglie mafiose, che hanno visto nelle nuove realtà commerciali rilevanti opportunità per la realizzazione di affari illeciti e per affermare il predominio nell area di influenza Fascia ionica. Enorme importanza è rivestita, all interno della Provincia, dal c.d. mandamento ionico ed in particolare dalla persona di Giuseppe Commisso il mastro, personaggio-chiave, insieme ad Domenico Oppedisano. L importanza del mandamento ionico è stata riscontrata non soltanto in relazione alle dinamiche della Provincia e del Crimine, ma anche e soprattutto nei rapporti con gli organismi criminali operanti nel nord Italia ed all estero. Intorno alla figura del Mastro, ed a strettissimo contatto con questi, si muove ed opera una sorta di triumvirato, composto da Carmelo Bruzzese, Giorgio De Masi ed Rocco Aquino, in rappresentanza, rispettivamente, dei locali di Grotteria, Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa Jonica, evidentemente di rilevanza strategica, insieme al locale di Siderno, all interno del mandamento e nei rapporti con gli organismi criminali insistenti fuori dal territorio calabrese. Il mastro si occupa di tutte le problematiche criminali riguardanti non soltanto la società di Siderno, al vertice della quale ovviamente è posto, ma anche di quelle riguardanti altri 20

21 locali del mandamento (ovvero quello di Caulonia ed altri quali Canolo e Mammola), riguardanti la zona delle Serre riguardanti in generale la Provincia e gli altri organismi nazionali e transnazionali. Altro pezzo da novanta, nell ambito della fascia ionica, è ovviamente Giuseppe Pelle. Le indagini hanno, inoltre, consentito di accertare l esistenza dei locali di Melito Porto Salvo, Palazzi, Roghudi, S. Luca, di Africo e la ndrina distaccata di Motticella. L esistenza sul territorio di Melito Porto Salvo, e zone limitrofe, di una organizzazione mafiosa facente capo a Iamonte Natale è un dato incontrovertibile, definitivamente acclarato dalla storia giudiziaria degli ultimi anni. Un importante tassello in questo senso si trae dalla parte motiva del decreto 13 emesso dal Tribunale di Reggio Calabria - sez. misure di prevenzione - in data e dep. il in cui è stata analizzata, ai fini dell adozione di provvedimenti di confisca di beni, l organizzazione criminale degli Iamonte, operante in Melito Porto Salvo e territori limitrofi. L organizzazione criminale facente capo a Natale Iamonte 14 e ai figli di quest ultimo, è stata al centro di alcuni tra i più importanti processi di mafia celebrati nel corso degli ultimi decenni; 13 Nr. 19/00 RGMP e 77/02 R. Provv. 14 Da molti anni ristretto e sottoposto al regime di massima sicurezza previsto dall art. 41 bis della Legge n 354 del 26 luglio del

22 processi che hanno consentito di svelarne la struttura verticistica, l organigramma, la notevole capacità militare, le specifiche modalità d azione (essenzialmente imperniate sull uso della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo), i principali obiettivi illeciti perseguiti (correlati più o meno strettamente agli interessi economici di volta in volta avuti di mira in relazione al territorio controllato). L ingombrante presenza di questo nucleo criminale e la sua incessante, nefasta ingerenza in tutte le attività economiche e politiche svoltesi nel territorio assoggettato al suo dominio, sono state puntualmente confermate da numerose pronunce giurisdizionali, l ultima delle quali è stata emessa dalla Corte D Assise di Reggio Calabria, in data , nell ambito del procedimento nr. 31/93 R.G.N.R. DDA 15 per i delitti di associazione mafiosa, concorso in omicidio, traffico internazionale di stupefacenti ed armi, estorsione e danneggiamento. Le investigazioni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia 16 hanno consentito di mettere a fuoco i contorni di un associazione per delinquere di tipo mafioso, operante nel territorio di Melito Porto Salvo, denominata cosca Iamonte, i cui maggiori esponenti rispondono ai nomi di Natale, Vincenzo, Giuseppe, Remingo, Carmelo e Antonino Iamonte. 15 Nel quale si è registrata la confluenza di diversi procedimenti penali tra cui quelli denominati D-DAY 1 e D-DAY 2 ) 16 In relazione al p.p. 31/1993 RGNR DDA 22

23 Dal processo principale venivano stralciate le posizioni di alcuni imputati tra i quali Giuseppe e Vincenzo Iamonte. I fatti sono stati oggetto di giudizio da parte della Corte d Assise (seconda sezione) di Reggio Calabria che con la sentenza emessa in data condannava Giuseppe e Vincenzo Iamonte per i reati di associazione mafiosa ed estorsione e con sentenza emessa in data , confermava la pena dell ergastolo per Natale Iamonte. In virtù di tale sentenza, passata in giudicato, è stato giudizialmente stabilito che in Melito Porto Salvo esiste ed opera una articolazione dell associazione per delinquere di tipo mafioso facente capo alla famiglia Iamonte. Grazie invece agli accertamenti eseguiti dal R.O.S.-Sez. Anticrimine di RC nell ambito della c.d. Operazione Reale 17 è stato possibile ricostruire la vicenda relativa alla locale di Roghudi. L attività di indagine si fonda pressoché esclusivamente sulle conversazioni tra presenti registrate nel Febbraio, Marzo e Aprile 2010 all interno dell abitazione sita in dove risiede la famiglia Pelle, Gambazza, e sulla parallela e successiva attività di indagine, eseguita a riscontro di quanto captato. 17 Nr. 1095/10 R.G.N.R.-D.D.A, compendiati nella nota nr. 81/5-3 di prot. del , depositata in data e acquisita in originale agli atti dell inchiesta Crimine. 23

24 In tal modo si è accertato che Giuseppe Pelle, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, riceveva costantemente le visite di numerosi personaggi di rilievo del panorama criminale della provincia reggina. In particolare, nel periodo compreso tra il e il , all interno dell abitazione di Giuseppe Pelle, si registravano una serie di conversazioni tra presenti di altissima rilevanza investigativa, aventi ad oggetto la nomina del capo locale 18 di Roghudi (RC) e la conseguente necessità di equiparare le doti di alcuni affiliati appartenenti alle due diverse fazioni, al fine di riequilibrare il potere spettante alle due famiglie storicamente presenti sul territorio: gli Zavettieri ed i Tripodi. Il contenuto delle conversazioni intercettate ha permesso di conoscere la progressione in grado, nell organizzazione ndranghetistica, di diversi soggetti che già in passato erano stati protagonisti nella contesa per il controllo della medesima locale. Per quanto concerne la locale di Palizzi, già dalle conversazioni relative al procedimento Armonia, risultava che Filiberto Maisano era un altro storico Patriarca della ndrangheta. In proposito è opportuno precisare che in quel procedimento la 18 Termine che indica in gergo la struttura di gestione locale del potere mafioso, dalla sentenza emessa dalla Corte d Appello di Reggio Calabria, confermata in Cassazione, N. 2002/1512 Reg. sent., 2002/361 Reg. Gen., P.P. 14/1998 RGNR DDA (Indagine Armonia). 24

25 Corte d Appello di Reggio Calabria, con sentenza del , condannava il Maisano alla reclusione per il delitto p. e p. dall art. 416 bis, comma quarto, c.p. 19 Successivamente l attività di indagine espletata nell ambito dell inchiesta Crimine ha consentito di accertare che il Maisano tuttora fa parte dell organizzazione denominata ndrangheta, all interno della quale ricopre il ruolo di capo-locale di Palizzi. Sempre nella fascia ionica è stata accertata l esistenza della Locale di Africo, a pieno titolo inserita nella organizzazione unitaria di stampo mafioso denominata ndrangheta e, dunque, l appartenenza ad essa di alcuni soggetti che ricoprono posizioni di vertice. In particolare è emerso: l esistenza e la piena operatività della Locale di Africo; che il capo locale Rocco Morabito, (figlio di Giuseppe U Tiradritto ), è attualmente detenuto per il reato di cui all art 416 bis c.p.; che Saverio Mollica 20 e Giuseppe Velona in qualità di soggetti direttamente interessati, ma anche ambasciatori di molti, hanno lavorato per arrivare alla riapertura della Locale di Motticella; che la riapertura della Locale di Motticella non veniva autorizzata dalla 19 Se l associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma. 20 È coniugato con Mollaca Teresa, di Gioacchino e Morabito Caterina, nata ad Africo il 6 gennaio

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