TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA STORIA IMPRESA E CULTURA: UN ALLEANZA DA RISCOPRIRE MBDA: COOPERAZIONE PER IL SUCCESSO

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1 31 EDIZIONE ITALIANA Seguiteci su TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA STORIA IMPRESA E CULTURA: UN ALLEANZA DA RISCOPRIRE MBDA: COOPERAZIONE PER IL SUCCESSO JACOPO PICCHI: OCCHI APERTI SUL MARE

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3 SOMMARIO EDITORIALE L INTERVISTA AZIENDE PERSONE LE FIRME DI QUESTO NUMERO LA RESPONSABILITÀ COME VALORE 2 COOPERAZIONE PER IL SUCCESSO IL MADE IN ITALY DECOLLA IN POLONIA UN POKER DI SUCCESSI RISULTATI CHE GUARDANO AL DOMANI 4 IMPRESA E CULTURA POMPEI, LA CITTÀ DEL FUTURO 6 POMPEI È VIVA, VIVA POMPEI! 10 LA STORIA / LASSÙ QUALCUNO MI AMA 12 INDUSTRIA E RIVISTE: UN ALLEANZA NERO SU BIANCO 18 SMA 26 NEL CUORE DEL MARE, A OCCHI APERTI 18 SMART SOLUTIONS 30 SULLA STRADA PER SAMARCANDA 34 PRIMO PIANO ATLANTE FORZE ARMATE IN CORSO DI RINNOVAMENTO PER I PAESI CENTRO ASIATICI 38 FOCUS 46 THINK CUSTOMER 48 VEICOLI DOUBLE FACE 52 LA CITTÀ INTELLIGENTE DI EXPO MILANO SPAZIO ALLA RICERCA 57 AUSTRALIA SEMPRE PIÙ VICINA 58 GHIACCIO BOLLENTE 60 ATHENA-FIDUS PER LE COMUNICAZIONI SPAZIALI 68 CHANGE: PRONTI ALLA SFIDA DEL CAMBIAMENTO 70 COMPETENZE PER IL FUTURO: FINMECCANICA IN UK 72 UN ANNO DI MENSE RESPONSABILI 74 SOSTENIBILITÀ WORKING IN E-GEOS: TRA I SASSI E LO SPAZIO Eva Cantarella Antichista, docente universitaria, esperta di storia della condizione femminile, della sessualità e di diritto arcaico e criminale, ci racconta la sua Pompei 10 Cinzia Leone Giornalista (L Espresso e Il Foglio), disegnatrice e scrittrice (Liberabile e Cellophane per Bompiani), ha ideato per il Magazine la nostra prima graphic novel 12 Giuseppe Berta Storico dell industria, docente associato all Università Bocconi di Milano, è stato fra i fondatori dell Associazione di Storia e Studi sull Impresa 16 Pierluigi Battista Editorialista del Corriere della Sera, è anche scrittore IL CIELO IN UNA FABBRICA 20 LA MEMORIA, PATRIMONIO DI TUTTI 24 L INDUSTRIA DELLA DIFESA NELL ERA DELL AUSTERITÀ 40 L UNIONE FA LA FORZA VIVALTO: L ECCELLENZA CHE FA LA DIFFERENZA 64 CI PENSA MARTE A PROTEGGERE LE COSTE NEWS CONTRATTI & COMMESSE 78 Steven Grundman Fondatore e direttore dello studio Grundman Advisory, è membro della George Lund per le Nuove Sfide della Difesa presso il Consiglio Atlantico 40 In copertina un illustrazione di Cinzia Leone

4 EDITORIALE La responsabilità come valore Ho letto di recente un intervista a Michelangelo Pistoletto in cui l artista piemontese si dice convinto che sulla scena artistica si stia affacciando una nuova avanguardia pronta a cooperare e a interagire con diversi settori della società, nella ricerca della sua trasformazione [...] in un connubio tra libertà dell arte e responsabilità sociale. Leggere queste parole ha confermato la mia convinzione di realizzare insieme al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il progetto Finmeccanica per Pompei. Dopo la presentazione dello studio condotto da Prometeia e Oxford Economics sul ruolo e sul valore della presenza di Finmeccanica in Italia, abbiamo infatti avvertito con ancora più forza l esigenza e l onere della responsabilità di consolidare una relazione sempre più virtuosa con i territori in cui le nostre aziende operano. Finmeccanica dà lavoro qualificato in settori a elevato contenuto tecnologico a circa persone in Italia, che arrivano a oltre calcolando l indotto. Il nostro Gruppo, allo stesso tempo, detiene anche le tecnologie e le capa- cità per rispondere a una serie di esigenze direttamente associate alla qualità della vita dei propri dipendenti, delle loro famiglie e, in generale, di chi vive nel nostro Paese. Tra queste esigenze, la valorizzazione del patrimonio culturale è, insieme con le tematiche legate alla sicurezza e all ambiente, tra le più sentite. Per questa ragione, tra novembre e dicembre 2013, abbiamo voluto che l allora Ministro dei Beni Culturali facesse visita in Telespazio, la nostra azienda che ha nel suo core business le attività di monitoraggio satellitare e, storicamente, maggiore familiarità con queste tematiche. L interesse suscitato dalle potenzialità di applicazione delle tecnologie satellitari è stato immediato. Ahinoi, è stato facile individuare anche il progetto pilota da avviare con maggiore urgenza: il sito archeologico di Pompei sta vivendo un periodo di grave e profonda difficoltà. È nostro dovere anche per dare un significato valoriale alla nostra consistente e qualificata presenza industriale in Campania mettere a disposizione con un atto di liberalità le nostre tecnologie e le nostre capacità per dare un contributo alla salvaguardia di un bene così prezioso. La firma della Convenzione tra Finmeccanica e il MiBACT è il punto di arrivo di un lavoro iniziato tre mesi fa che via via si è arricchito di nuovi elementi coinvolgendo, oltre a Telespazio, anche Selex ES in un team di lavoro guidato da Finmeccanica che, con grande entusiasmo e fantasia, ha ideato e realizzato un programma innovativo per contenuti e metodologia. Nel corso di questi tre mesi di lavoro vi è stato un avvicendamento tra due Ministri dei Beni Culturali; desidero ringraziare entrambi: l Onorevole Bray per aver voluto avviare il progetto e per aver creato un clima favorevole all iniziativa all interno del MiBACT; il Ministro Franceschini per aver voluto portare a compimento con rapidità e determinazione un processo iniziato da una precedente amministrazione. Nonostante il cambio di Governo non vi è stato alcun rallentamento nel crono-programma. E di questo ringraziamo anche le strutture tecniche competenti del MiBACT che hanno avuto un ruolo proattivo nel portare avanti con convinzione le nostre progettualità congiunte, riconoscendone le potenzialità e il valore innovativo. Si sono levate alcune voci critiche verso questa iniziativa. Con il Progetto Pompei (e con gli altri progetti in settori adiacenti al core business, come ad esempio DiBoss) Finmeccanica non si trasforma in altro da sé, non cerca di accattivarsi simpatie a basso costo. Semplicemente Finmeccanica fa il proprio lavoro di campione nazionale dell alta tecnologia e di azienda socialmente responsabile. Le nostre tecnologie sono sviluppate con il contributo delle donne e degli uomini che lavorano tutti i giorni nei nostri stabilimenti, nei paesi, nelle città, nelle regioni, in ogni parte d Italia. È evidente che questo patrimonio di soluzioni debba essere al servizio delle comunità senza preventivi ostacoli ideologici all osmosi di tecnologie tra ambiti militari e civili. In Italia vi sono ben 49 siti dichiarati dall UNESCO patrimonio dell umanità; nessun altro Paese può vantare un patrimonio artistico paragonabile a quello italiano. Tale ricchezza, oltre a poter rappresentare un veicolo straordinario di crescita economica, ha determinato la nascita e lo sviluppo di una serie di conoscenze e professionalità specifiche associate alla tutela dei beni culturali internazionalmente riconosciute. L impegno di Finmeccanica in tal senso vuole rappresentare il proprio contributo su entrambi questi fronti: proteggere, valorizzare e migliorare la fruizione dei siti italiani e mettere le proprie competenze distintive al servizio di enti, istituzioni, università e ricercatori italiani che, nel mondo, si distinguono per capacità, esperienza e passione nella difesa del patrimonio artistico mondiale. Per portare la storia nel futuro. Giovanni De Gennaro Presidente di Finmeccanica A voi lettori In questo numero del Finmeccanica Magazine, il primo che firmo da direttore, troverete alcune novità. Sono talmente evidenti, dalla copertina alla grafica, dagli articoli alle firme, che non conviene insistere oltre. Qualche parola vorrei spenderla sulle intenzioni, che sono ambiziose, ma anche assai semplici. Manca, oggi, mentre nel passato ci sono state, una rivista che faccia della cultura industriale e della interdisciplinarità la propria cifra. Un grande Paese ha bisogno di imprese ambiziose anche culturalmente, in grado di far dialogare competenze, culture, opinioni. È quello che ci proponiamo di fare esplorando nuovi contenuti e nuovi linguaggi. Finmeccanica per la sua storia, per il suo ruolo nell economia italiana e mondiale, per le risorse umane che impegna è in grado di svolgere questo ruolo e lo farà. Probabilmente nei prossimi numeri il Magazine cambierà ancora. Lo faremo assieme, in un dialogo continuo con i vertici aziendali e con l intero mondo dell impresa, con l intellettualità non solo italiana, di diversa specializzazione e vocazione e, ovviamente, con i lettori. Spero che la lettura di questo numero vi soddisfi. Peppino Caldarola 2 3

5 EDITORIALE Risultati che guardano al domani Il Consiglio di Amministrazione di Finmeccanica ha approvato i risultati del Di per sé questa non sarebbe una notizia, dal momento che si tratta di un appuntamento annuale. Tuttavia ci sono dei motivi evidenti che danno a questo bilancio una valenza che va al di là della consueta routine. Sapete tutti che questo, per Finmeccanica, non è stato un anno come gli altri. Al di là della crisi economica da cui l Italia e in generale l Europa non è ancora uscita e che ha reso tutto più difficile, noi abbiamo dovuto far fronte all inizio dell anno a una vera e propria emergenza, proprio nel mezzo di un importante processo di riorganizzazione industriale. Per questo, i risultati positivi che abbiamo raggiunto sia in termini di business, che di ristrutturazione (cessione di Ansaldo Energia, creazione di Selex ES) hanno un valore che va molto al di là di quello che i semplici numeri possono dire. Dopo due anni il risultato netto è tornato a essere positivo (74 milioni di euro) e il portafoglio ordini (pari a quasi 43 milioni di euro) garantisce una copertura di circa due anni e mezzo di produzione. La contenuta riduzione dell EBITA a livello di Gruppo è compensata da un miglioramento della redditività operativa nell Aerospazio e Difesa, e anche la crescita degli ordini (+11%) è trainata dalla performance di questo settore, significativamente migliore rispetto al Entrambi questi risultati sono un segno concreto che la scelta strategica di focalizzare le nostre attività verso l Aerospazio e Difesa si basa su solidi presupposti. Questi risultati sono il frutto del lavoro di ciascuno e di tutti insieme, nessuno ci ha aiutato in modo particolare dall esterno, con l eccezione della nomina del Presidente De Gennaro che, seppure in pochi mesi, ha dato un contributo importante sotto molti punti di vista. E tuttavia, non dobbiamo pensare di aver finito qui il nostro lavoro. Il nuovo modello organizzativo e operativo di Gruppo che il Consiglio di Amministrazione ha varato all inizio di marzo rappresenta il maggiore impegno per tutti noi in questa prima parte del Deve essere non solo definito nei suoi particolari, ma più di tutto compreso, accettato e messo in pratica da tutti i dipendenti di Finmeccanica, ciascuno secondo il suo ruolo e le sue responsabilità. Non dimentichiamo che ognuno ha una precisa responsabilità: può essere più o meno rilevante, più o meno visibile, ma nessuno ne è esente. E il buon funzionamento di una struttura complessa e articolata come il Gruppo Finmeccanica dipende in modo cruciale non dalla semplice somma dell impegno dei singoli, ma dalla reale integrazione armonica di tutti i ruoli. L obiettivo ultimo di questa ristrutturazione è quello di dare vita a un Gruppo industriale più integrato e competitivo, capace di affrontare da protagonista e non obbligato a subire la più ampia riorganizzazione del comparto dell Aerospazio, Difesa e Sicurezza che necessariamente avrà luogo nei prossimi anni in Europa. Alessandro Pansa Amministratore Delegato di Finmeccanica 4 5

6 IMPRESA E CULTURA Pompei, la città del futuro Mettere a disposizione della collettività competenze e soluzioni tecnologiche innovative fa parte da sempre del DNA di Finmeccanica. Nel caso di Pompei, esplorare nuovi ambiti di applicazione dei prodotti sviluppati dall industria dell Aerospazio, della Difesa e della Sicurezza ha richiesto una certa dose di creatività, associata alla prudenza di chi è consapevole del valore e della fragilità delle testimonianze storiche che ha di fronte. Attraverso le sue società Selex ES e Telespazio, Finmeccanica ha infatti scelto di aiutare in maniera volontaria e con un atto di liberalità i soggetti preposti alla tutela e alla valorizzazione di uno dei siti archeologici più affascinanti, più delicati e più visitati a livello mondiale. Tale scelta è scaturita da un lato dalla consapevolezza dell urgenza delle sfide che deve affrontare il sito di Pompei, dall aldi Mattia Cavanna e Gianbattista Vittorioso ual VIA IL PROGETTO FINMECCANICA PER LA SAL- VAGUARDIA DI UN PATRIMONIO STORICO E ARTI- STICO CHE PARLA AL MONDO. PAROLA D ORDINE: GIVE IT A FUTURE Dissesto idrogeologico I movimenti dei fronti di scavo, o delle basi su cui poggiano strutture e manufatti antichi, sono la principale causa di assestamenti e di crolli. Ancorché sia impossibile per i responsabili di sito annullare le probabilità di un evento indesiderato ad esempio a seguito di piogge intense, di atti vandalici o di terremoti tuttavia alcuni strumenti consentono di rilevare spostamenti di terreno nel tempo. Finmeccanica, combinando le competenze distintive di Telespazio (e-geos) e Selex ES, intende fornire agli addetti del sito strumenti innovativi per la visualizzazione anche su apparati mobili dei risultati del monitoraggio satellitare interferometrico finalizzato all identificazione di movimenti lenti di terreni e strutture a supporto del controllo complessivo della stabilità del sito. Finmeccanica realizzerà un sistema completo, a copertura dell intero processo che va dall acquisizione di dati, alla fruizione dell informazione attraverso una piattaforma dedicata. L interfaccia geografica user-friendly integrerà in maniera dinamica vari dati geografici, quali foto aeree ad alta risoluzione, un modello digitale del terreno e modelli 3D delle principali strutture dell area archeologica. La piattaforma permetterà inoltre la visualizzazione di ulteriori informazioni rese disponibili da una rete di sensori wireless (accelerometri, estensimetri) per l early warning progettata da Selex ES e installata in quelle zone del sito a rischio segnalate dagli specialisti del MiBACT. Il servizio di monitoraggio interferometrico fornisce dati relativi agli spostamenti lenti di terreni e manufatti sia sull intero sito di Pompei Scavi, che sulle aree limitrofe (per un totale di circa dieci chilometri quadrati), consentendo anche un analisi del contesto circostante l area degli scavi che permetta ai responsabili di pianificare azioni di prevenzione o di emergenza. Il servizio è basato sull analisi interferometrica che utilizza dati della costellazione satellitare italiana COSMO-SkyMed e si articola in due fasi: analisi storica del trend degli spostamenti di punti rilevati su un periodo di circa due anni precedenti l inizio dei lavori e servizio di monitoraggio mensile per la durata della convenzione. Entrambe le fasi saranno realizzate utilizzando immagini COSMO- SkyMed, disponibili in archivio e di nuova acquisizione. Verrà adottata una strategia di acquisizione periodica in doppia geometria, la quale consente una visione più completa delle strutture, permettendo di identificare punti di misura su ciascun lato delle stesse. La tecnica utilizzata è non invasiva, essendo basata su rilievi satellitari, e consente di monitorare con altissima precisione gli spostamenti lenti di punti localizzati all interno dell area d interesse (densità stimata superiore ai punti per chilometro quadrato). I prodotti dell analisi verranno forniti su una serie di punti chiamati Persistent Scatterers che saranno localizzati tridimensionalmente. Le informazioni fornite per singolo punto, misurate lungo la direzione di vista del sensore e relativamente a un punto di riferimento, saranno relative all entità dello spostamento di ogni punto e alla sua evoluzione temporale. Il servizio nel suo complesso sarà reso accessibile via web attraverso l infrastruttura e-geos, e quindi fruibile tramite browser Internet. L accesso sarà regolato attraverso un sistema di profilazione sicuro. Le utenze con diritto di accesso saranno gestite da MiBACT stesso, il cui personale sarà formato da Finmeccanica all utilizzo della piattaforma. Sopra, vista satellitare di Pompei realizzata da COSMO-SkyMed. Nella pagina accanto, uno scorcio della città 6 7

7 IMPRESA E CULTURA Supporti smart per una migliore gestione dell operatività del sito Si collocano in questo filone la messa in servizio di un sistema sicuro per le comunicazioni radio mobili per il sito archeologico e l implementazione di application collaborative disponibili su smartphone di utenti predefiniti (addetti alla sicurezza, enti tecnici). L architettura di sistema sarà in grado di garantire l interoperabilità tra reti esistenti (Perseus), assicurando che gli operatori preposti alla sicurezza, dotati di apparati radio (sia radio analogiche sia apparati TETRA) possano comunicare in modo integrato assicurando il massimo coordinamento per lo svolgimento delle attività di controllo e prevenzione all interno del sito. La tecnologia di riferimento è la tecnologia TE- TRA, fornita da Selex ES, specificatamente definita per applicazioni di sicurezza e controllo del tro dalla volontà di impiegare su un territorio quello campano, sul quale insistono diverse realtà produttive di Finmeccanica parte dei frutti della ricerca tecnologica nella quale il Gruppo investe in maniera rilevante. Non è la prima volta che il nostro Gruppo si affaccia al mondo della tutela dei beni culturali. Nel corso degli anni le nostre aziende hanno messo a disposizione know-how e tecnologie per il restauro dei Bronzi di Riace e per la conservazione della Sacra Sindone. In entrambi i casi sono stati effettuati interventi ad hoc, con un paziente lavoro di squadra che ha visto gli ingegneri delle nostre aziende collaborare con gli specialisti nominati dal Ministero dei Beni Culturali e dalle Sovrintendenze. Se nel caso dei Bronzi di Riace e della Sacra Sindone si è trattato di salvaguardare preziose testimonianze culturali attraverso interventi di ablazione ad alta precisione, realizzando strutture antisismiche o costruendo teche che utilizzano materiali di derivazione aeronautica nel caso di Pompei l ambizione non è quella di tutelare oggetti, ma di preservare un intera città antica, con un perimetro di circa sei chilometri, rimasta uguale a se stessa dall eruzione del 79 dopo Cristo, utilizzando le tecnologie elaborate da Finmeccanica per le città del futuro. Al fine dunque di continuare a proteggere e valorizzare il patrimonio artistico nazionale, il Gruppo Finmeccanica donerà al sito di Pompei le tecnologie e i servizi innovativi identificati dalla Convenzione firmata recentemente con il MiBACT. Tale accordo ha visto il coinvolgimento attivo oltre che di Selex ES e di Telespazio di tutte le realtà istituzionali interessate (strutture del Ministero, Grande Progetto Pompei, Sovrintendenza, Direzione Generale per le Antichità) in un confronto aperto di idee, nell ambito di un processo di collaborazione produttivo. Le proposte individuate sono frutto di un percorso di approfondimento con i responsabili del sito iniziato nel dicembre del Un team multidisciplinare ha infatti individuato tre aree di priorità: il dissesto territorio. Saranno forniti apparati radio professionali e smartphone con caratteristiche specifiche per lo scopo. Il sistema di comunicazione sarà alloggiato all interno di un contenitore da posizionarsi in una posizione elevata e dominante rispetto all area da coprire. Il sistema sarà corredato dalle applicazioni di gestione e configurazione utente, dalle applicazioni di localizzazione degli operatori dotati di terminali TETRA e da un sistema di gestione delle comunicazioni basato su una stazione radio fissa per assicurare la gestione operativa e il coordinamento delle varie organizzazioni. Le smart application collaborative consistono in un servizio collaborativo per utenza amica (operatori del sito, personale di sicurezza, guide turistiche certificate) che permette, attraverso un applicazione su smartphone, di inviare allarmi/messaggi per la segnalazione tempestiva di situazioni anomale o per la richiesta di soccorso (atti vandalici/danneggiamento strutture, intervento medico o di personale per la sicurezza). Grazie all uso dell applicazione sarà possibile intervenire con maggior rapidità a fronte di situazioni di pericolo e in generale porre in atto azioni per assicurare una visita sicura e confortevole nel sito. In particolare, grazie all applicazione, l utente viene localizzato all interno del sito archeologico di Pompei e la sua posizione, oltre alla tipologia di intervento richiesto, viene comunicata agli operatori presso la sala di controllo che si occuperanno di attuare le azioni conseguenti coinvolgendo le organizzazioni competenti. idrogeologico, la gestione dell operatività del sito, la diagnosi dei manufatti e delle strutture. Le attività avranno inizio a partire dalla stipula della Convenzione tra il MiBACT e Finmeccanica, e traguarderanno un orizzonte temporale di tre anni. Il programma prevede rilasci progressivi di soluzioni con cadenza semestrale, secondo un principio di cautela nell implementazione, di arricchimento progressivo di funzionalità, di coinvolgimento crescente di partecipanti; approccio reso possibile grazie alla modularità e alla scalabilità delle soluzioni tecnologiche. L innovazione delle tecnologie proposte, la non invasività delle soluzioni adottate e l esperienza che verrà maturata presso il sito di Pompei potranno consentire a Finmeccanica di porsi come interlocutore degli enti responsabili della tutela di patrimoni culturali su scala internazionale, facendo leva sulla indiscutibile tradizione culturale del nostro Paese e sulle proprie tecnologie distintive. Il gruppo di lavoro cross-company che ha Diagnosi dei manufatti e delle strutture Oggi le tecniche e gli strumenti per analizzare lo stato di conservazione delle testimonianze archeologiche (affreschi, bassorilievi, statue, strutture murarie) sono i più diversi e sofisticati. Finmeccanica, attraverso un prodotto di Selex ES, ha condiviso con i referenti del sito archeologico la possibilità di fornire un servizio di telerilevamento a terra mediante l utilizzo di strumenti iperspettrali per l acquisizione di immagini e firme spettrali dei diversi materiali e componenti chimici presenti su zone individuate come critiche o di interesse dagli esperti responsabili del sito Pompei. Tale strumento fornisce ai responsabili della conservazione del patrimonio artistico sia elementi necessari per effettuare una diagnosi per la pianificazione degli interventi ritenuti opportuni, sia una documentazione di alto contenuto informativo derivata dal dato iperspettrale (mappe derivate in falso colore e classificazioni). La soluzione è passiva e non invasiva ed è stata già utilizzata, ad esempio, per lo studio dello stato di conservazione della facciata della Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Si tratta di un operazione sperimentale che può essere personalizzata in base alle esigenze dell ente richiedente; necessita di una fase iniziale di sopralluogo e misure per campionamento, seguita da una fase di acquisizione. I dati raccolti sono successivamente elaborati e resi disponibili a tecnici del MiBACT per consultazioni e analisi e costituiranno un prezioso archivio digitale dei beni osservati. Si prevede il coinvolgimento diretto del MiBACT e delle realtà accademiche e di ricerca (Università/CNR) esperte sia di problematiche relative alla conservazione e al restauro di beni culturali sia di analisi di dati iperspettrali orientata alla specifica attività in oggetto. L intervento a Pompei si articolerà in tre campagne di misura da effettuare presso i manufatti posti all interno del sito archeologico, concordati ogni volta con gli esperti e i responsabili del sito stesso. configurato il programma è composto dai colleghi Mattia Cavanna, Emiliano Sarmi, Gianbattista Vittorioso (Finmeccanica), Lorenzo Siri, Gianni Uda (Selex ES), Federica Mastracci e Fabio Volpe (Telespazio e-geos). In queste pagine, particolari del sito archeologico 8 9

8 IMPRESA E CULTURA Pompei è viva, viva Pompei! uconversazione SU UNA CITTÀ SOPRAVVISSUTA AL TEMPO E CAPACE DI RACCONTARE LA QUOTIDIANITÀ DEI SUOI ABITANTI: PATRIMONIO DELL UMANITÀ, E DI CHIUNQUE LA 'ABITI' ANCHE SOLO PER UN GIOR- NO. NE PARLIAMO CON EVA CANTARELLA, COAUTRICE DEL LIBRO POM- PEI È VIVA Eva Cantarella, antichista, e Luciana Jacobelli, archeologa, hanno scritto a quattro mani quattro libri su Pompei. L'ultimo, uscito per Feltrinelli lo scorso luglio, è un racconto di Pompei rivolto a tutti, ma con una bibliografia che descrive un approfondimento interdisciplinare, un appassionante narrazione, che ci conduce nel cuore della città. Pompei è un sito unico al mondo, una città romana di duemila anni miracolosamente ritornata alla luce. Ma in questa città non ci sono più gli abitanti ad occuparsi delle loro case, a rifare i muri, le decorazioni delle pareti, la manutenzione delle strade. Tutto è demandato alle istituzioni preposte, allo Stato e in ultima analisi a ciascuno di noi. Dal 1997 Pompei è Patrimonio dell umanità, dunque appartiene a chiunque ne comprenda il valore, l unicità e l eccezionalità e si prodighi affinché anche le generazioni future possano avere la nostra stessa fortuna: visitarla Partiamo dal titolo, che offre una suggestione forte: Pompei è viva. Un monito o un auspicio? Tutte due le cose. È sicuramente un monito perché Pompei deve continuare a essere viva, un monito per il presente e per il futuro. Viva perché Pompei è la più viva delle città morte, è la fotografia di un istante di vita, di quel giorno del 79 d.c. che mostra, oltre a strade ed edifici, anche gli abitanti della città, fermi, immobili, colti nella loro vita quotidiana. Pensiamo ai famosi calchi: figure umane ricavate dal vuoto che si è creato all interno della materia del Vesuvio piombata sugli abitanti di Pompei. All interno sono state calate delle sostanze per cui oggi abbiamo la forma di queste persone nel momento in cui sono state colte dalla morte. E poi Pompei è viva perché sui suoi muri, nelle numerose iscrizioni presenti, sono vivi persino i sentimenti delle persone. Le iscrizioni murarie sono fondamentali per capire la vita dei Pompeiani, perché i cittadini di Pompei solevano scrivere di tutto sui muri della loro città: dalle réclame elettorali (esortazioni a votare per la tal o talaltra persona, ad opera dei singoli cittadini e non del candidato) alle dichiarazioni d amore, alle poesie, agli avvisi commerciali, tutto insomma. Un documento assolutamente straordinario della vita Romana. In questo senso Pompei è viva. Cosa rappresenta oggi Pompei nel panorama archeologico nazionale... e soprattutto internazionale... Parlerei di panorama mondiale: Pompei è assolutamente il sito archeologico più conosciuto, quanto meno nel mondo occidentale, ma non solo. La mostra recentemente tenutasi al British Museum, Life and death in Pompeii and Herculaneum, ha dimostrato che basta il nome di Pompei per attirare milioni di visitatori, per vedere, tra l altro, in quel contesto, soltanto una piccolissima parte delle testimonianze che esistono a Pompei. Noi, invece, che abbiamo questo patrimonio intatto, che tutto il mondo conosce, ci invidia, e corre a vedere quando viene esposto all estero, anche se in minima parte, purtroppo non sappiamo neanche tenerlo in piedi. E Pompei continua a crollare. Si riferisce agli ultimi crolli, due eventi dolorosi per chi ama Pompei. Pompei è viva anche dopo gli ultimi crolli, che purtroppo non sono eventi dolorosi : sono una tragedia per la storia dell umanità, sono una colpa imperdonabile. Anche se causati da dissesti idrogeologici, noi ne siamo responsabili. Pompei è una tragedia italiana, il susseguirsi di misure che non sono state applicate, anche perché le persone che devono occuparsene sono state continuamente cambiate, i confini della sovraintendenza continuamente mutati. Ci sono stati e ci sono archeologi e sovraintendenti eccezionali, che si sono presi cura dell area con competenza e passione straordinarie, ma questo a niente è valso di fronte agli errori politici e alle infinite complicazioni burocratiche. Il vostro libro descrive nel dettaglio il quotidiano, la società, la vita nella città e allo stesso tempo riecheggia miti e leggende, lavora sull'immaginario, si fa portavoce delle storie che inventano le guide per moltiplicare il fascino del luogo quasi a dire che per raccontare l unicum di Pompei servano diversi punti di vista. Io non mi sarei mai sentita di scrivere un libro da sola su Pompei. E lo stesso pensava la mia amica archeologa, Luciana Jacobelli, coautrice del libro. Per questo abbiamo deciso di lavorare insieme. Non la si può raccontare da un unico punto di vista. Non la si può raccontare da storico, senza integrare con le conoscenze sul campo di un archeologo. Un approccio interdisciplinare è indispensabile. Si pensi ad esempio alle testimonianze pompeiane sul mito, molto presente nelle pitture, nei mosaici di Pompei, come in tutte le città dell antichità. I pompeiani credevano in questi racconti, e Pompei stessa è di per sé un mito, anche moderno. Al quale si aggiungono i miti nati successivamente, come ad esempio quello che il libro racconta, vale a dire la storia della matrona e del gladiatore: poiché nelle vicinanze dell abitazione dei gladiatori sono stati rinvenuti dei gioielli, c è chi ha immaginato una storia d amore tra una matrona e un gladiatore. Un mito moderno, regolarmente raccontato dai custodi, che peraltro si inserisce nel dato storico reale costituito dall interesse delle donne per quelli che allora erano dei divi, un po l equivalente dei nostri cantanti rock o calciatori. C è una sorta di patto stretto a Pompei: al tempo è sopravvissuto il rapporto tra i suoi abitanti e la città. Nella proposta di Finmeccanica per Pompei questa è stata la filosofia, anche a livello tecnologico, per preservare l area: sarà attivata un utenza amica, attraverso un applicazione collaborativa per smartphone che permetterà a un numero predefinito di utenti-collaboratori, di inviare messaggi per la segnalazione tempestiva di situazioni anomale o per la richiesta di soccorso, che potrà anche essere estesa in futuro ai visitatori... L ipotesi che si possano segnalare in tempo reale i guasti che si verificano è molto interessante. È importante coinvolgere chi arriva a Pompei, far sentire più responsabili gli operatori e i turisti, così che ognuno possa contribuire a tenerla viva. Serve la consapevolezza del singolo, sperando che da questa possa nascere poi una consapevolezza ancora più allargata. Questa iniziativa mi sembra ottima, la parola chiave, anche per questo progetto, è proprio il coordinamento. Serve una collaborazione totale tra tutti quelli che si occupano di Pompei, ben venga se la tecnologia può concorrere in questo senso. È importante la responsabilità di tutti coloro dai quali dipende la sorte del sito, in parte gli amministratori, in parte gli archeologi. Fino a oggi la difficoltà è stata appunto di coordinare tutto questo: certamente la tecnologia potrebbe essere un valido strumento, se utilizzata bene, come mi sembra in questo caso. Cosa si potrebbe fare per rendere Pompei ancora più viva? Tra le varie cose, sarebbe importante creare un collegamento diretto con il museo di Napoli, dove sono raccolti gli oggetti rinvenuti negli scavi. Molti turisti non lo sanno neppure. Oppure pensate quanto sarebbe suggestivo ricostruire totalmente ex novo, al di fuori dell area degli scavi, una domus completa di tutte le copie delle suppellettili rinvenute (conservate al museo, appunto). Questo contribuirebbe a far conoscere la vita quotidiana dei cittadini di Pompei, preservando il passaggio diretto su alcune aree. È necessario, inoltre, un contingentamento delle entrate e una regolamentazione più rigida per chi visita Pompei. Queste sono solo alcune idee. Ci sono tanti modi per tentare di risolvere il problema di Pompei. Per concludere, il suo primo ricordo di Pompei: cosa è cambiato da allora... È cambiato tantissimo. Pensi che la prima volta che ci sono stata avevo sette anni: mio padre, che era un antichista, mi ci ha portato, con tutta la famiglia. Quello che ricordo è che davanti al famoso Lupanare (da lupa, termine che indicava una prostituta di infima categoria, ndr) non hanno fatto entrare mia madre: le donne, per non parlare dei bambini, non potevano entrare. Ovviamente io non capivo il perché. Ma al di là di questo episodio legato all infanzia e del fatto che ovviamente oggi la mentalità in questo campo è cambiata, per quel che mi riguarda l effetto e il fascino di Pompei sono immutati. L emozione che si prova a visitarla è sempre la stessa. È un fascino che niente è riuscito a cancellare

9 LA STORIA LASSÙ QUALCUNO MI AMA di Cinzia Leone 12 13

10 LA STORIA 14 15

11 IMPRESA E CULTURA Industria e riviste: un alleanza nero su bianco di Giuseppe Berta razioni improvvisate. Tra le prime imprese italiane a muoversi in direzione della cultura e della comunicazione sarà quindi la Fiat, con una Rivista Fiat, negli anni a cavallo della Prima Guerra Mondiale. Ai primordi, nei fascicoli d esordio, la Rivista Fiat risulta una pubblicazione dai toni un po grevi, troppo preoccupata dal far conoscere elementi di novità tecnica importanti per la realizzazione del prodotto automobile: illustrerà per esempio che cos è un albero cardanico e come funziona. Ma in breve ci si renderà conto che non è con gli argomenti tecnici che si può suscitare l attenzione di un pubblico più vasto. Dunque, dopo il conflitto, man mano che le ambizioni del gruppo industriale che ha ormai il suo fulcro nel nuovo stabilimento del Lingotto cresceranno, verrà il momento di renderne più accattivanti i contenuti, con brevi novelle di scrittori e scrittrici, come la toriuviaggio NELLA STORIA DELLA STAMPA AZIENDALE, LUOGO D ELEZIONE DI UN INCONTRO QUELLO TRA LETTERE E LAVORO CHE HA RACCON- TATO DA DENTRO LA MODERNIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ Il rapporto fra industria e cultura in Italia è stato sempre mediato dalle riviste aziendali. Esse infatti sono state il primo canale di cui le imprese si sono avvalse per sperimentare un legame con la cultura e a lungo anche quello più utilizzato. Addirittura le esperienze iniziali vanno fatte risalire al decennio conclusivo dell Ottocento, quando vennero compiuti i primi tentativi di associare la letteratura all industria ed essi potevano essere presentati come un amena e simpatica novità fin de siècle. Era con queste parole che Paola Sasso, nel 1895, parlava di La Riviera ligure, la pubblicazione sostenuta dall azienda familiare produttrice dell Olio Sasso, che intendeva parlare della bellezza dei luoghi che ospitavano i suoi oliveti. In quell esempio embrionale si mescolava l intento di promuovere un messaggio pubblicitario che però fosse strettamente connesso a un ambiente territoriale e produttivo, quasi a certificazione della qualità delle lavorazioni che vi erano ospitate. Ben presto, tuttavia, sarà la grande industria meccanica a raccogliere la sollecitazione al dialogo e alla comunicazione e, all inizio del Novecento, non si tratterà più né di episodi né di ope- nese Amalia Guglielminetti. Ancora sulla Rivista Fiat toccherà a Gabriele D Annunzio, negli anni Venti, sciogliere definitivamente il dubbio sul genere del termine automobile : essa è femmina, proclamerà, perché ha la grazia, la snellezza, la vivacità d una seduttrice. Intanto, però, alla guida della comunicazione del Lingotto è approdato un giornalista di notevole capacità, Gino Pestelli, costretto a lasciare La Stampa dopo il delitto Matteotti. Sarà lui a riorganizzare le pubblicazioni aziendali, con un periodico rivolto a tutti i dipen- denti, Il Bianco e Rosso. Esso alimenterà l ambizione che sia la Fiat in prima persona a esercitare un opera di promozione letteraria: l accademico d Italia Massimo Bontempelli sarà reclutato perciò allo scopo di scrivere un romanzo dedicato alla Fiat 522 ( 522. Racconto di una giornata) nel Sono sintomi di un attenzione che si disvelerà in pieno soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l industria si mostrerà a tutti come la grande forza modernizzatrice della società italiana. In un certo senso, le sperimentazioni degli anni Venti e Trenta sono una sorta di prova generale delle tendenze che si animeranno nella grande stagione di espansione del dopoguerra. Anche le figure e le personalità intellettuali che si cimentano con l industria, fino a saggiarne le possibilità con la letteratura (di cultura industriale ancora non si parla) stanno sviluppando il loro apprendistato. A limitarne gli sforzi ci sono, da un lato, le an- gustie culturali cui costringe il regime fascista, che non vuole certo squilibrare il rapporto fra industrialismo e ruralismo, e dall altro gli spazi ancora ristretti dell insediamento dell industria, che non ha ancora la forza di parlare a tutta la società. Sono limiti che verranno meno soltanto al termine della ricostruzione e con l avvio della fase del miracolo economico, quando all interno delle grandi imprese trainanti sorgeranno dei nuclei risoluti a misurarsi per intero col tema, già controverso per alcuni aspetti, della cultura industriale. Nella prospettiva del dopoguerra e del miracolo, la storia delle riviste d impresa si focalizza attorno a due poli. L uno è il polo olivettiano e comunitario, catalizzato dalla figura di Adriano Olivetti; l altro è quello di Civiltà delle macchine, la celebre rivista di Finmeccanica. Due storie distinte, che talvolta sono state poste in alternativa, ma che posseggono una radice in comune. La radice è costituita dalla storia professionale di Leonardo Sinisgalli, un protagonista della stagione della cultura industriale elaborata e vissuta attraverso le riviste. Anche Sinisgalli si era formato nella cornice degli anni Trenta. Nel 1938 lo si trova a Ivrea, collaboratore stretto di Adriano Olivetti, con la responsabilità dell ufficio pubblicitario. Ma nel periodo della ricostruzione lavorerà a Milano, organizzando e gestendo un altra delle riviste aziendali più emblematiche, la Rivista Pirelli, che lascerà nel 1952 per gettarsi completamente nell ideazione e realizzazione di Civiltà delle macchine, dal 1953 al Una radice comune, s è detto, ma che conobbe differenti evoluzioni. A Ivrea, la cultura industriale non venne mai declinata da sola: ad Adriano Olivetti interessava troppo, infatti, la cornice della pianificazione territoriale per poter scindere la dimensione produttiva da quella insediativa e ambientale. Così Comunità è sicuramente una rivista che parla di industria, ma ne parla prevalentemente col linguaggio delle scienze sociali e del territorio. Non che la dimensione tecnico-organizzativa non sia presente: tutt altro; ma essa va cercata in altre pubblicazioni di matrice olivettiana, come Tecnica e organizzazione, una rivista che oggi diremmo di management (e che allora si diceva di organizzazione scientifica del lavoro, secondo un indicazione di metodo che Adriano aveva portato con sé fin dal suo primo viaggio negli Stati Uniti, alla scoperta del fordismo, nel ). In altre parole, per lui l industria costituiva certamente una delle potenze maggiori del mondo moderno, ma forse appunto per questo andava inquadrata e quasi disciplinata entro una serie di ambiti che permettessero di sfruttare nel modo migliore la sua forza e la pro

12 IMPRESA E CULTURA digiosa capacità di trasformazione. Gli aspetti estetici, su cui invece si concentrava l attenzione di Sinisgalli, erano relativamente poco importanti per Olivetti, sebbene desse un rilievo centrale al design. Ma, anche in questo caso, il rapporto tra industria e ricerca estetica passa attraverso lo sviluppo di una specifica professionalità. Per queste ragioni, e non tanto per una certa inevitabile concorrenzialità, non vi fu mai vera integrazione fra le riviste olivettiane e Civiltà delle macchine, anche se entrambe si confrontavano con la questione della cultura industriale. Sinisgalli, a differenza di Olivetti e dei collaboratori, assegnava un valore prioritario al tema della lettura estetica dell esperienza industriale. Se oggi si risfogliano le pagine della Civiltà delle macchine di sessant anni fa sono due le cose che colpiscono l occhio del lettore: la qualità grafica della rivista, per la bellezza delle immagini fotografiche e per l originalità dei disegni che vi sono riprodotti, e la fama dei collaboratori. Sinisgalli scommise precisamente sulla cifra stilistica della rivista e quindi sul suo valore di riferimento. Domandare a un pittore astratto di illustrare la rivista di Finmeccanica o a uno scrittore famoso di collaborarvi significava per lui che l endiadi di industria e cultura (come ha notato Duccio Tongiorgi) era possibile, un risultato che poteva essere perseguito e ottenuto. Ed era altresì il segno che l industria non era una componente destinata a sovvertire il senso estetico e ad annullarlo; al contrario, essa induceva e sollecitava un estetica strettamente connessa alla modernità. Per questo, Sinisgalli chiedeva ad Alberto Moravia e Giuseppe Ungaretti di esporre le loro impressioni dopo aver visitato una fabbrica, trovando magari il riscontro di un Carlo Emilio Gadda, che iniziava il suo racconto dichiarando di aver visitato, nella sua vita professionale di ingegnere, duemila luoghi di produzione e impianti. Per Sinisgalli, quello non era estetismo. Era la sfida a fare dell industria, Nella pagina accanto, copertine della rivista di Finmeccanica Civiltà delle macchine comprese tra il 1955 e il 1962 e illustrate da grandi artisti. considerata come il battistrada della modernità, un fenomeno raccontabile e interpretabile attraverso gli strumenti culturali al pari di quelli che l avevano preceduta. Per giunta, con un effetto innovativo che doveva imprimersi sulle forme della rappresentazione e della comunicazione culturale. E oggi?, viene da chiedersi, riandando a un passaggio così lontano rispetto al timbro culturale del tempo in cui viviamo. Resta qualcosa di quella stagione in cui parve così decisiva la cultura industriale o abbiamo a che fare soltanto con un archeologia del sapere? Probabilmente no, se pensiamo che anche adesso resta la questione di documentare l industria. Scomparsa da molti degli spazi che occupava nel passato, spesso dopo aver lasciato vuoti profondi nel tessuto delle città, forse anche oggi l industria rimane da documentare. Magari per far comprendere che non è affatto naufragata nell arcipelago della modernità in cui ci dibattiamo tutti. Se sopravvivesse ancora fra noi lo spirito di Olivetti e di Sinisgalli si impegnerebbe probabilmente per farci comprendere che l industria non è il nostro passato. A patto naturalmente di non voler rubricare al passato la vicenda italiana. Non soltanto l industria, come fenomeno complesso, permane nella prospettiva del nostro futuro, ma essa rappresenta ancora la condizione del nostro presente. Il filo d acciaio, solido e resistente, che lega l Italia al resto del mondo e ai cicli dello sviluppo globale esce dalle nostre fabbriche, luoghi dove si generano prodotti, servizi, conoscenza e intelligenza collettiva. Merita ancora ragionarvi sopra, come si faceva sessant anni fa, quando all industria gli italiani affidavano le loro speranze. Da sinistra, in alto, opere di Gilbreth, Burri, Brindisi, Severini, Sinisca, Mathieu, Casorati, Scanavino, Campigli, Saetti, Migneco, Picasso 18 19

13 IMPRESA E CULTURA Il cielo in una fabbrica di Pierluigi Battista ual CENTRO DI LETTERATURA E CINEMA DEGLI ANNI SESSANTA, IL LUOGO SIMBOLO DELLA PRODUZIONE HA DESCRITTO A LUNGO IL PAESE E I SUOI MUTAMENTI. POI IL LAVORO È CAMBIATO, E ANCHE IL MODO DI RACCONTARLO Nel cuore degli anni Sessanta la letteratura e il cinema denunciavano l alienazione della grande fabbrica; oggi invece della grande fabbrica si lamenta l inesorabile e dolorosa scomparsa. Il libro più rappresentativo della letteratura italiana cosiddetta industriale, Memoriale di Paolo Volponi, aveva la classe operaia della grande fabbrica come figura centrale e parametro dell Italia che stava vorticosamente cambiando. Oggi viene nuovamente pubblicato un romanzo di Antonio Pennacchi intitolato Mammuth, dove i mammuth sono gli operai, rude razza pagana, ma oramai estinta e il cinema celebra i precari, i disoccupati, i poveri senza fissa dimora materiale e sociologica. A metà degli anni Sessanta Goffredo Parise descriveva con Il padrone un Italia dura ma proiettata verso il futuro. Oggi cinema e letteratura descrivono un Italia durissima, ma tutta assorbita in un presente senza speranza. In Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti si raccontavano i meridionali che raggiungevano con le valigie di cartone il Nord delle industrie e della modernità. Era un dramma a tinte forti, non c era consolazione, edulcorazione, melensaggini narrative. Non c era, soprattutto, lieto fine. Si raffigurava l asprezza della grande emigrazione che dal Mezzogiorno si spostava avventurosamente sulla rotta del triangolo industriale: un esodo che modificò radicalmente il volto dell Italia, delle città, del Nord e del Sud. Un Paese prevalentemente contadino, che la guerra aveva distrutto, umiliato, impoverito, era diventato in pochi anni una società prevalentemente industriale. Finalmente il benessere entrava nell orizzonte delle possibilità per milioni di italiani che sino a una manciata di anni prima avevano difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena, vivevano in tuguri senza elettricità e acqua corrente come a Matera, erano esposti a malattie, denutrizione, povertà vera. Gli intellettuali, perfettamente in linea con il meglio dell intelligentsia cosmopolita, lanciavano accuse infuocate al consumismo incipiente, ma nell Italia reale Sopra, Rocco e i suoi fratelli. Nella pagina accanto, La classe operaia va in paradiso 20 21

14 IMPRESA E CULTURA gli elettrodomestici stavano liberando milioni di donne da fatiche massacranti e con il frigorifero si potevano conservare cibi sconosciuti fino a pochissimo tempo prima. Il cinema e la letteratura intercettarono questi colossali cambiamenti forse prima della politica. Un film come Il sorpasso, il nostro film on the road, sarebbe stato impossibile senza la diffusione di massa delle vacanze e il fenomeno della motorizzazione popolare. Tanta commedia all italiana non avrebbe rappresentato quel colossale cambiamento antropologico connesso al tumultuoso ingresso dell Italia, anche per scorticarlo e per metterne in luce la bassezza. Pensiamo ai palazzinari avidi di C eravamo tanto amati di Scola, ai film che recavano come titolo Il boom, o La congiuntura. I lavoratori italiani irrompevano nella grande industria e diventavano, poco a poco, anche consumatori e consumisti, risparmiatori. Cominciarono ad affollare le spiagge, a intasare strade e nuove autostrade, a comprarsi l utilitaria, a riempire le case di oggetti impensabili: la televisione, il soprammobile che ha più radicalmente trasformato l Italia e gli italiani. Un mondo che si spalancava. Un eterna possibilità che diventava una meta per emozioni, sentimenti, idee, progetti, velleità. Crimini, anche. E qualcosa del genere deve essere stata anche Piombino, quando l acciaieria dominava il paesaggio e gli abiti mentali di chi viveva attorno a quei grandiosi stabilimenti. Mentre la Piombino della deindustrializzazione, della fine di un mondo, della sua disintegrazione esistenziale si riflette nelle pagine di Acciaio di una giovane scrittrice dalla forte immaginazione sociologica come Silvia Avallone. La letteratura industriale diventa post-industriale non per scelta, ma perché l industria, la fabbrica, si dissolve e perde centralità nella vita emotiva e mentale degli italiani (come accade in tutto il mondo, del resto). Resta il rimpianto per un mondo perduto. Come accade con le pagine di Edoardo Nesi nella Storia della mia gente, dove la piccola industria italiana di Prato svanisce nel dolore di una perdita irreparabile. O anche in Ternitti di Mario Desiati, che smentisce il luogo comune di un Sud totalmente ignaro della presenza operaia, della cultura dell industria. Nel cinema, poi, il precariato è diventato addirittura il tema di un genere a sé, quasi una com- media, con i suoi ruoli fissi, le sue maschere, i suoi tic, il suo linguaggio. Solo che il vuoto, nella società così come nella natura, non esiste. E nell immaginario cinematografico e letterario che cosa ha preso il posto della grande industria? Perché il seguito dell attenzione per la classe operaia e per la grande industria vide per anni il declinarsi di mille modi per rappresentarle, la denuncia e la mitizzazione ne La classe operaia va in paradiso, il ripiegamento intimista e malinconico di Romanzo popolare, la tipizzazione in figure quasi macchiettistiche che però hanno tenuto accesa la creatività della commedia all italiana, come l invenzione della Wertmuller di Mimì metallurgico. E poi? Poi non si ha quello spostamento dello sguardo estetico che si ebbe nel passaggio dall era contadina a quella industriale. Non si conosce uno sguardo senza pregiudizi della tumultuosa transizione dall universo dell industria a quella dei servizi, della piccola impresa, del lavoro autonomo, del ceto medio che assume centralità sociologica via via che la classe operaia, per mentalità e dimensioni, tende sempre più a ridursi, Se la grande fabbrica porta con sé rispetto e considerazione, il variegato universo dei capannoni, delle migliaia e migliaia di piccole imprese che costellano il territorio viene preso solo come bersaglio delle invettive sociali. Un tempo il ceto medio sbertucciato per la sua presunta piccineria era il ceto impiegatizio, o tutto ciò che a questo termine si associava anche con una certa arbitrarietà classificatoria. Il tono della letteratura veniva dato dalle pagine indimenticabili di Sinclair Lewis addirittura nel 1928 con l America minore con quell abito grigio ben tagliato, la casa lustra e comoda, la moglie asessuata come una monaca anemica ben rappresentato dal suo eroe Babbit, personificazione della grettezza piccolo-borghese, di quell ottusità conformista e senza grandezza che viene sempre addossata a una clas- se-non classe da sempre sospettata dai più fervidi operaisti della nostra cultura. Ma se uno si chiedesse: quale film, quale romanzo ha cercato di offrire una raffigurazione non denigratoria del popolo delle partite Iva? La risposta non potrebbe che essere desolatamente univoca: nessun film, nessun romanzo. Tutta l estetica contemporanea, piuttosto, rimodula all infinito l eterna condanna per questo ceto medio indicato come avido, maleducato, volgare, ossessivamente legato al feticismo del denaro, del successo, della vita dispendiosa e anzi smisuratamente dispendiosa. È come se al nuovo ceto medio del lavoro autonomo, della piccola industria, delle partite Iva venisse imputata la scomparsa della vecchia e rassicurante classe operaia. Non quella vera, ma quella mitizzata. In Italia per la verità non c è nemmeno un Ken Loach che crea un possente monumento al passato e alle sue illusioni, un inchino solenne alle icone di una tradizione per forza di cose esausta. Il lamento per un mondo scomparso si associa più facilmente alle cecità nei confronti delle nuove realtà sociali. Come se il tasto da premere fosse quello dell indignazione, e non quello della comprensione, o della rappresentazione. Quel richiamo del grande, la grande industria, la grande fabbrica, si è scolorito. I romanzi non ne parlano più e intanto in una delle cattedrali della grande fabbrica italiana, gli stabilimenti del Lingotto, si celebra ogni anno il rito del Salone del Libro (e quello del Gusto). Il post-moderno è decisamente già arrivato, e istituzionalizzato. Sopra, Il sorpasso. Nella pagina accanto, Mimì metallurgico ferito nell onore 22 23

15 IMPRESA E CULTURA La memoria, patrimonio di tutti Fondazione Ansaldo ula FORZA DEL GRUPPO RACCON- TATA E RACCOLTA DALLA FONDA- ZIONE ANSALDO IN FORMATO ELETTRONICO La memoria come risorsa è un iniziativa della Fondazione Ansaldo condivisa da Finmeccanica che ha l obiettivo di far emergere, inventariare, condividere in rete, il patrimonio storico-documentale sedimentato, nel tempo, nelle diverse unità produttive e organizzative delle aziende del Gruppo. Finmeccanica affonda infatti le sue radici in imprese che hanno scritto pagine importanti della storia economica, industriale e tecnologica del nostro come di altri Paesi. Più in particolare, le aziende del Gruppo, a partire dalla metà del secolo XIX, hanno significativamente contribuito a trasformare l Italia da Paese agricolo a società industriale avanzata. Di questa complessa avventura collettiva sono testimonianza gli archivi delle aziende e tutto ciò che è in grado di illustrarne l evoluzione dinamica; un insieme di segni materiali e di valori che sono, a pieno titolo, beni culturali, sia per la loro capacità di esprimere direttamente valenze etiche ed estetiche, sia per la loro utilità ai fini dello sviluppo sociale della conoscenza e della formazione. Da qui l interesse a rendere tutto questo fruibile al grande pubblico, ma anche l interesse di Finmeccanica alla valorizzazione del proprio lavoro, ruolo e peso produttivo. Il progetto, che nell ambito della tutela e della valorizzazione della memoria economico-industriale si configura come uno tra i più imponenti mai intrapresi nel nostro Paese, è stato discusso con i responsabili di Alenia Aermacchi, AnsaldoBreda, Ansaldo Energia, Ansaldo STS, AgustaWestland, OTO Melara, Selex ES e Telespazio ed è diventato operativo nel dicembre L iniziativa La memoria come risorsa, che ha la sua forza realizzativa nel coinvolgimento delle aziende, è caratterizzata da flessibilità, gradualità, economicità ed è centrata sull utilizzo di un sofisticato quanto pratico portale. Uno strumento, già definito in ogni aspetto, che permette di catalogare, accedere e visualizzare le diverse tipologie documentali, nonché, laddove possibile, di mettere in sicurezza la documentazione inventariata presso gli stessi siti di appartenenza. Una soluzione tecnologica e culturale, innovativa e condivisa, che oltre a rendere possibile la promozione del Gruppo Finmeccanica attraverso la dimensione culturale del sapere, permetterà un efficace collaborazione con diverse funzioni specialistiche: dalla possibilità di fornire supporto nella comunicazione, alla costruzione di un immagine aziendale, all ampliamento dell insediamento sociale di Finmeccanica e delle aziende coinvolte. Istituita a Genova nel 2000 in seguito alla trasformazione dell Archivio Storico Ansaldo, la Fondazione si pone oggi come una delle più originali e vivaci istituzioni europee dedicate alla cultura d impresa. Voluta da Finmeccanica e basata sulla partnership, sul consenso e sul coinvolgimento delle istituzioni e delle forze sociali del territorio, Fondazione Ansaldo promuove lo studio e la ricerca sui temi della storia e della cultura d impresa, le attività di alta formazione manageriale e professionale, le più diverse iniziative culturali ed è focalizzata sull attività di tutela e di valorizzazione del patrimonio archivistico prodotto dal sistema imprenditoriale e, più in generale, dal mondo del lavoro. Fondazione Ansaldo custodisce e mette a disposizione della comunità circa 20 chilometri di documenti societari, contabili, amministrativi e tecnici prodotti, dalla metà del secolo XIX, da centinaia di imprese, soprattutto industriali, e da altri soggetti economici. A questo capitale di memorie, continuamente alimentato da versamenti e donazioni, contribuiscono cospicue raccolte di fotografie, filmati, pubblicazioni periodiche, disegni tecnici, titoli azionari e obbligazionari, testimonianze orali e manufatti d epoca. Grazie al patrimonio archivistico e all insieme delle iniziative e delle attività di ricerca e di formazione, Fondazione Ansaldo si va configurando come sede permanente e qualificata di riflessione sull innovazione (tecnologica, economica, sociale e organizzativa); fornisce un supporto al sistema formativo mettendo a disposizione nuove fonti e nuove conoscenze; favorisce la convergenza fra le discipline che analizzano scientificamente i saperi originati dall azione imprenditoriale; promuove la consapevolezza delle imprese come soggetti sociali oltre che economici, portatori di responsabilità che non si esauriscono nella creazione di profitto; incentiva l apporto della cultura imprenditoriale ed economica per la formazione di una coscienza culturale nazionale. Un compito impegnativo e complesso, quello della Fondazione Ansaldo, che permette di diffondere un immagine forte e persuasiva dell Italia e delle sue imprese come luoghi del saper fare

16 L INTERVISTA COOPERAZIONE PER IL SUCCESSO utecnologie, INTEGRAZIONE, PRO- DOTTI AL TOP ED EXPORT: LA RICET- TA DI UN SUCCESSO NELLE PAROLE DI ANTONIO PERFETTI, DIRETTO- RE COMMERCIALE MBDA GRUP- PO E AMMINISTRATORE DELEGA- TO MBDA ITALIA MBDA è una società internazionale e paneuropea. Può rappresentare un modello per la cooperazione industriale integrata e multinazionale? MBDA può certamente rappresentare un modello, tenendo conto che è nata in una fase in cui esisteva una grande spinta europea a convergere tra Paesi, clienti e industria europea. Oggi ci troviamo invece in un momento in cui c è un inversione di tendenza per effetto dell evidente onerosità dei programmi di collaborazione europea basati su un modello industriale orientato ai ritorni geografici degli investimenti. Direi che la validità di un modello non nasce soltanto da una decisione pur rivelatasi corretta in termini strategici degli azionisti europei di MBDA, ma anche dalla cornice di mercato e istituzionale: pensiamo al programma Meteor come esempio di efficace collaborazione nell ambito dei Paesi membri della LoI (l accordo Letter of Intent firmato nel 2000 da Italia, Spagna, Francia, Germania, Svezia e Regno Unito) e di efficienza di un modello industriale integrato. Perché non estendere questa esperienza ad altri programmi? Quanto è importante per MBDA il settore della Ricerca e Sviluppo? Ricerca e Sviluppo sono per noi di grandissima importanza. MBDA Italia, ad esempio, autofinanzia il 6% del fatturato in Research & Technologies (R&T). Il Gruppo segue un modello legato alla maturità delle tecnologie per distribuire In alto, banco di test del missile Otomat MK2 block IV a La Spezia. Nella pagina accanto, area manutenzione unità di guida del missile Aspide a Fusaro le risorse che autofinanzia. Modularity and reuse sono le caratteristiche essenziali di quella comunalità delle strutture tecniche che si associa alla versatilità e alla capacità di realizzare prodotti specifici sulle esigenze del cliente. Noi dedichiamo una grande attenzione alla coerenza tra strategia di prodotto, business development e R&T autofinanziata. Questi elementi sono legati da una relazione circolare molto stretta e orientata a sostenere il ciclo delle tecnologie innovative, a seconda del loro livello di maturità e in relazione con la pianificazione del mix di prodotti in portafoglio. Oltre ai missili, quali sono le attività in corso nel campo promettente delle armi a energia diretta? Considerate queste tecnologie come alternative ai missili? Alcune volte le accelerazioni tecnologiche convalidano le roadmap di prodotti già avviate per fornire soluzioni alle esigenze dei clienti; altre volte indicano modelli radicalmente alternativi. Nel campo delle cosiddette DEW (Direct Energy Weapons), MBDA sta operando sia in Germania sia in Francia e in UK per soluzioni basate su tecnologie laser. L Italia, invece, ha analizzato anche le opportunità delle soluzioni basate sul missile e il tempo ci dirà quale sarà la soluzione migliore. Noi crediamo che l accesso alle tecnologie laser non sia l unico elemento necessario. I sistemi associati, come ad esempio il puntamento, il movimento meccanico, la precisione, sono essenziali per qualunque tecnologia e su questi argomenti noi Italiani abbiamo un esperienza tale che ci consentirà di arrivare a una soluzione sulla quale convergano i clienti domestici. Quali sono i programmi principali nei quali è coinvolta MBDA Italia e quali le prospettive? Francia e Gran Bretagna stanno studiando o hanno avviato una serie di nuovi progetti missilistici. E l Italia? Le iniziative franco-britanniche partono dal Memorandum di Lancaster House sottoscritto a novembre 2010 e sono state convalidate, a fine gennaio 2014, con decisioni importanti come, ad esempio, il programma di cooperazione franco-britannico FASGW-ANL per lo sviluppo di un missile antinave leggero. Nel 2010 i due Paesi hanno trovato linee comuni su vari temi di cooperazione nel mondo militare e della Difesa, e in particolare nel settore missilistico. Esisteva infatti già un veicolo, una società europea integrata come MBDA, che offriva l opportunità di sviluppare programmi in comune per realizzare quella che allora fu associata a una politica di licensing globale, cioè di 26 27

17 L INTERVISTA accordo che permettesse scambio bilaterale, privo di vincoli, di tecnologie e competenze. Questi due approcci, quello del global licensing e della mutual dipendency, hanno reso possibile generare risparmi. Evitando duplicazioni, infatti, hanno permesso la definizione di programmi comuni nel settore missilistico, ma sono stati possibili grazie a un quadro politico robusto e orientato al lungo termine. Questa situazione ci indica chiaramente che alcune condizioni sono ancora assenti affinché il nostro Paese possa giocare le medesime partite. Due in particolare: da un lato coordinamento di lungo termine delle capabilities militari, tali da fornire riferimenti idonei all industria della difesa, dall altro pianificazione e omogeneizzazione di approcci bilaterali tra i due Paesi che, pur avendo in passato prodotto importanti collaborazioni bilaterali o multilaterali, non presenta attualmente forti spinte alla convergenza degli approcci domestici. E non solo in Italia. Il Regno Unito ha sviluppato un rapporto privilegiato con MBDA attraverso il Team Complex Weapons, e in Francia c è la Filiere Missile che porta avanti un progetto analogo quali sono i pilastri di questa partnership cliente/industria? Anche in Italia è pensabile qualcosa del genere? I principi del Team Complex Weapons in UK rispecchiano l approccio del cliente britannico nei confronti dell industria missilistica all interno del mondo della Difesa, volto a valorizzare al massimo i ritorni della partnership tra industria e Difesa. La Difesa inglese ha evidenziato quindi i requisiti relativi ai sistemi missilistici interforze orientati al soddisfacimento delle esigenze delle Forze Armate inglesi nel lungo periodo, mentre dall altro lato l industria si è impegnata a supportare la pianificazione del requisito nelle diverse fasi di valutazione iniziale, sviluppo, industrializzazione e produzione mettendo a disposizione l intera capacità dell industria britannica. In Francia questo è avvenuto nel rispetto della tradizione nazionale per la pianificazione a lungo termine. La Francia ha sempre puntato molto sui ritorni domestici della missilistica, con una caratteristica aggiuntiva: quella di considerare l export come una componente strutturale degli investimenti, il cui ritorno è sempre stato misurato e valutato includendo e considerando lo standard del prodotto e le esigenze dei mercati internazionali. La possibilità di realizzare tutto questo anche in Italia parte dalla capacità di razionalizzare il requisito, di orientarlo al massimo grado di sfruttamento sinergico delle esigenze interforze e di proiettarlo nel lungo periodo. Credo che, visti i vantaggi associati a questo modello di partnership realizzato anche negli altri Paesi, potrebbe valere la pena fare una riflessione in tal senso anche in Italia. Uso il condizionale anche se ciò che sta accadendo in Europa adesso ha contraddistinto l atteggiamento negli ultimi 20 anni dell Italia, che ha partecipato a importanti programmi di collaborazione bi-multi laterali. L E-shorad è un esempio molto pratico ed evidente. Si tratta della collaborazione italo-britannica all interno di MBDA per soddisfare le esigenze del mercato della Difesa di punto (a breve raggio) nel Ground Based Air Defence, e credo rappresenti un grande valore: partire da una collaborazione industriale e orientata a diminuire significativamente complessità e costi, per fornire ai due clienti domestici occasioni per ridurre la spesa e di accelerazione della messa in servizio. Qual è la posizione di MBDA nei mercati internazionali, in quali aree e Paesi esiste il potenziale più significativo? Quanto sono importanti i mercati domestici? MBDA ha sempre operato in un contesto collaborativo con i propri clienti. Nel mercato export sono sempre più evidenti due caratteristiche: che i tassi di crescita e le risorse disponibili per il mercato della Difesa sono ormai una prerogativa di Paesi emergenti, lontani dallo scenario europeo e che una delle condizioni per accedere a questi mercati è il rilascio di capacità tecnologiche e industriali specifiche, orientate a soddisfare l ambizione di sovranità di questi Paesi. Tutto ciò è una condizione necessaria per accedere a questi mercati e implica un attitudine particolare alla collaborazione internazionale. Attitudine che MBDA Italia ha sempre rispettato e La realtà MBDA in cifre, programmi e tecnologie Grazie a una presenza in cinque Paesi europei e negli Stati Uniti, MBDA ha realizzato nel 2013 un fatturato di 2,8 miliardi di euro, a fronte di un portafoglio ordini pari a 10,8 miliardi. Con più di 90 clienti tra le Forze Armate di tutto il mondo, MBDA consolida così la propria presenza tra i leader mondiali nei missili e nei sistemi missilistici. MBDA è l unico player industriale in grado di progettare e produrre missili e sistemi missilistici per rispondere alle più svariate esigenze operative, presenti e future, delle Forze Armate. In totale, il gruppo offre una gamma di 45 sistemi missilistici e contromisure già in servizio operativo mentre oltre 15 nuovi progetti sono in fase di sviluppo. MBDA è controllata, con pari diritti e poteri di corporate governance, da Airbus Group (37,5%), BAE che anche MBDA Gruppo ha fortemente valorizzato. Qual è la disponibilità di MBDA a collaborare con le industrie nazionali dei Paesi emergenti e cooperare in termini di sviluppo e trasferimento di tecnologia? La disponibilità di MBDA a collaborare con le industrie nazionali dei Paesi emergenti è la più ampia. Sempre tenendo presente che si deve sposare con la capacità di controllo delle tecnologie e del loro rilascio, così come con una valutazione attenta del rischio associato a esso. Avere cioè un portafoglio di tecnologie disponibili al trasferimento industriale nei Paesi clienti è necessario, ma lo è anche valutare quali traiettorie tecnologiche alternative e quali soluzioni allo stato dell arte dobbiamo generare per mantenere questo vantaggio competitivo nel tempo. Esiste un effettiva competitività tecnologica e commerciale dei nuovi nomi nel campo della missilistica che tentano di affermarsi in Asia come in Sud America e nel Medio Oriente, partendo da programmi nazionali? Il caso cinese in Turchia è l evidenza che esistono nuovi importanti player nello scenario internazionale. Riteniamo che la solidarietà in ambito NATO e le alleanze Systems (37,5%) e Finmeccanica (25%). MBDA ha circa dipendenti in tutto il mondo, il 60% dei quali impiegati in aree tecniche e di ingegneria. Oltre i dipendenti in Italia, negli stabilimenti di Roma, Fusaro (Napoli) e La Spezia. In particolare, la sede di Roma, oltre ad ospitare il top management, ha la capacità di sviluppare e testare sistemi missilistici, missili e sotto-sistemi per missili antiaerei, attraverso centri di eccellenza quali, ad esempio, l HWIL (Hardware in the Loop) e il Centro Produzione Software. Quello del Fusaro, invece, è il principale stabilimento di produzione di MBDA Italia, con aree di eccellenza come ricerca, progettazione e sviluppo, industrializzazione, integrazione e test. Lo stabilimento di La Spezia garantisce a sua volta capacità di sviluppo e di integrazione missili e sistemi missilistici, nei settori anti-nave, superficie-superficie e aria-terra. Le attività svolte da MBDA Italia mirano a promuovere, acquisire, gestire e supportare i programmi di MBDA, sia nazionali sia multinazionali, di clienti domestici ed export, a studiare e sviluppare sistemi missilistici, missili e sottogruppi di missili per sistemi anti-aereo, antinave e anti-sottomarino (su base nazionale e nell ambito di collaborazioni multinazionali), a curare la logistica e i programmi post-vendita (interni e per l export), creando soluzioni specifiche per i clienti e infine a ideare soluzioni specifiche per clienti export, coerentemente con gli accordi tra il Ministero della Difesa italiano e gli altri governi. politiche sottese a questi grandi sistemi, in particolare nel settore della Difesa aerea, debbano costituire un riferimento commerciale e politico capace di proteggere, in particolar modo, gli investimenti europei. Ben venga poi se dalla competizione internazionale arrivano stimoli a migliorare e a rendere il prodotto più competitivo in termini di costi e tempi di disponibilità. Ritenete che gli USA siano un mercato accessibile? I tentativi di penetrazione commerciale effettuati che risultati hanno prodotto? I competitor statunitensi, che in questo momento soffrono per la riduzione del budget, riverseranno sicuramente le loro capacità commerciali nei Paesi europei e nel resto del mondo. Questo rende ancora più difficile una penetrazione singola con linee di prodotto o tecnologie specifiche nel mondo statunitense senza accordi di programma, cioè senza far parte di platee industriali più ampie capaci di fornire le migliori soluzioni alla Difesa USA. È una sfida per tutti, che però non bisogna abbandonare soprattutto pensando al valore già accumulato nei programmi di collaborazione transatlantica nel settore della Difesa antimissili. Sopra, campagna lanci Spada ammodernato; a sinistra, lancio di un missile Aster 30 da sistema terrestre SAMP/T. Nella pagina accanto, Missile Marte MK2/S a bordo di un elicottero AgustaWestland NH

18 PRIMO PIANO NEL CUORE DEL MARE, A OCCHI APERTI uintervista AL TENENTE DI VA- SCELLO JACOPO PICCHI, CAPO COMPONENTE TELECOMUNICA- ZIONI E RADAR DI NAVE BORSINI, PROTAGONISTA DI IMPORTANTI MISSIONI IN ACQUE VICINE E LONTANE Il Comandante Borsini è una moderna unità navale, un pattugliatore d altura, entrata in servizio nel 2004 e che ha già svolto con successo un ampia gamma di missioni operative e addestrative sia nelle acque di casa, nel Mediterraneo, sia in quelle più lontane, dall Oceano Indiano al Golfo Persico, non da ultimo la missione del Gruppo Navale Cavour. Con un dislocamento di tonnellate e una lunghezza di quasi 90 metri, Nave Borsini è concepita per svolgere missioni di presenza e sorveglianza, controllo delle frontiere marittime, soccorso in mare a medio raggio, con un autonomia operativa superiore a 15 giorni, ma si è dimostrata perfettamente in grado di operare a grande distanza dalle basi nazionali in missioni di lunga durata. Ciò è reso possibile dalle buone doti di abitabilità, dagli spazi relativamente ampi, dall autonomia di oltre miglia nautiche, dal ricorso all automazione e dalla suite di sensori, sistemi di comando e controllo e armamento che consentono a un equipaggio di persone di gestire e far operare l unità navale nelle più diverse condizioni. Il cuore e il cervello del Borsini sono costituiti dalla Centrale Operativa di Combattimento (COC) e dal sistema di gestione del combattimento (CMS). Ed è proprio in questo ambiente che lavora il Tenente di Vascello Jacopo Picchi, Capo Componente Telecomunicazioni e Radar, che ha accettato di raccontarci la sua esperienza su Nave Borsini e il suo lavoro, tanto importante quanto delicato. Tenente, qual è il suo ruolo sul Borsini? Il mio incarico è quello di Capo Componente Telecomunicazioni e Radar. I miei compiti riguardano sia il corretto funzionamento e impiego dei sensori di scoperta, di comunicazione e di elaborazione dei dati tattico/operativi, sia la pianificazione e la gestione delle attività operative dell unità sulla base delle direttive fornite dal Comando. Il suo posto di lavoro si trova nella COC; come è organizzata quest area essenziale della nave e quante persone vi lavorano? La COC del Borsini è un locale operativo dell unità tanto piccolo quanto essenziale; qui sono impiegati tre operatori radar e tre operatori alla consolle del sistema d arma principale (l impianto da 76/62), coordinati da un Capo Nucleo. A seconda del livello di prontezza operativa assunto dall unità, che può prevedere l impiego di tutto il personale o parte di esso, seguendo regolari turnazioni dei servizi di guardia, dalla COC vengono assicurati il controllo e la gestione di tutte le attività ope- rative dell unità, da un semplice trasferimento fino alle operazioni di volo con elicotteri e alle attività di tiro. Per gestire in modo ottimale le attività in corso e poter quindi effettuare le dovute attività di pianificazione e di continuo controllo e coordinamento, la COC è suddivisa in due aree: quella di scoperta e di acquisizione dei dati, dove vengono impiegati i vari sistemi di scoperta e sorveglianza a disposizione dell unità (sistemi radar, risponditori automatici e sistemi optronici) e dove vengono condivisi i dati operativi con i Comandi superiori e cooperanti, e l area di valutazione, dove i dati acquisiti vengono analizzati e messi a sistema con la missione in corso, le capacità della nave, lo scenario operativo e i suoi possibili sviluppi. Lo scopo di tutta questa organizzazione è quello di permettere al Comando dell unità di poter costantemente sviluppare le dovute direttive e impartire le proprie priorità di azione per svolgere la missione assegnata. Se il CMS è il cervello della nave, radar e apparati sono invece gli occhi. Quali sono le capacità del Borsini in questo senso? Dal punto di vista operativo, il Borsini si dimostra una piattaforma molto versatile. Come nave isolata è in grado di acquisire e gestire tracce aeree e di superficie a una distanza superiore alle 100 miglia nauti

19 PRIMO PIANO che ma, grazie ai suoi sistemi di comunicazione e di condivisione dei dati, può estendere tali capacità sfruttando i sensori a disposizione del proprio elicottero, quando presente, e di ogni unità navale o aerea cooperante e in collegamento. Impiegando il vettore satellitare, inoltre, è possibile mantenere un continuo scambio di informazioni con i comandi operativi a terra, che contribuiscono a integrare e verificare i dati a disposizione dell unità. L attuale attività del Borsini, condotta da lungo tempo nelle acque del Mozambico a decine di migliaia di chilometri dalla propria base navale, è una prova di questa versatilità di impiego e dell efficacia complessiva dei suoi sistemi di Comunicazione, Comando e Controllo. A un unità come il Borsini si richiede la massima flessibilità: può raccontarci la sua esperienza operativa e come CMS, sensori e sistemi d arma vi consentono di svolgere una gamma di ruoli tanto ampia? Sono arrivato a bordo di quest unità in una fase immediatamente precedente a un lungo ciclo manutentivo che ha interessato nel profondo anche il sistema di Comando e Controllo nel suo complesso. Ciò mi ha consentito di poter seguire, da vicino e in prima persona, tutti i rilevanti interventi migliorativi e correttivi effettuati su apparati destinati, poi, alla mia direzione d impiego e alla mia responsabilità. Ammetto che è stata una grande soddisfazione la notizia dell attribuzione all unità, tornata operativa dopo il ciclo manutentivo, dell ambizioso e importante compito di far parte del 30 Gruppo Navale, insieme al Cavour, al Bergamini e all Etna, con l incarico di raggiungere le acque del Mozambico per poi svolgere l attuale attività operativa e di cooperazione con la Marina mozambicana. In questo contesto, l unità è stata impegnata nelle più svariate attività reali e addestrative: operazioni di volo, inserimenti di team specialistici e di personale su altre unità navali, manovre di formazione con unità appartenenti ad altre Marine, pattugliamento, rifornimenti in mare, esercitazioni di artiglieria, condotta di navigazione di precisione in acque mai solcate da una nave dalla Marina Militare e molto altro ancora. La possibilità di svolgere una gamma tanto varia di attività è senza dubbio intimamente legata a tre fattori chiave: la capacità di acquisizione e gestione dei dati operativi, il mantenimento di un continuo flusso di comunicazioni e di condivisione dei dati stessi e la complessiva solidità e affidabilità dei sistemi. A ciò va aggiunto un ulteriore, e forse più fondamentale, fattore: avere a bordo personale altamente motivato, qualificato e addestrato. Il fatto che l unità stia tuttora autonomamente operando in acque mozambicane è, anche in questo caso, la prova evidente dell esistenza sul Borsini di questi fattori imprescindibili. Ci può dire il numero di missioni finora svolte dal Borsini e quanto hanno contribuito i sistemi di bordo alle operazioni SAR? Come si nota dai distintivi appuntati sul fianco della Nave, nel corso della sua vita il Borsini ha condotto molteplici attività operative: la missione Atalanta, che prevedeva il pattugliamento e la protezione del traffico mercantile contro la pirateria marittima al largo della Somalia; il Medal, con attività di presenza nelle acque del Mediterraneo allargato; l UNIFIL, ovvero il pattugliamento e la tutela del traffico mercantile lungo le coste del Libano e infine l Unified Protector, il pattugliamento durante la recente crisi in Libia. Oltre a ciò, essendo un unità che fa parte delle Forze di Pattugliamento della Marina Militare, il Borsini ha condotto numerose attività di controllo delle attività di pesca e dei flussi migratori nel canale di Sicilia dove, grazie ai sistemi di scoperta installati a bordo, ha potuto contribuire a mettere in salvo centinaia di vite umane, arrivando a soccorrere, in una sola occasione, più di 300 migranti. In particolare, come si svolgono le missioni di soccorso in mare nel Canale di Sicilia e quelle di Vigilanza Pesca e come impiegate CMS, sensori, link in questi casi? Ad esempio: radar e direzione del tiro come vengono utilizzati quando svolgete missioni Search And Rescue? L attività nel canale di Sicilia viene condotta destinando le varie unità a una permanenza ciclica, che generalmente dura un periodo di due settimane, in un area di pattugliamento che viene assegnata di volta in volta dal Comando delle Forze di Pattugliamento. L unità è quindi presente in area, pronta a intervenire in caso di qualsiasi necessità. Gli strumenti a disposizione vengono dunque impiegati, allo scopo di garantire un costante quadro generale della situazione, compilando e tenendo aggiornata la mappatura delle varie unità navali e delle imbarcazioni presenti in zona e mantenendo un continuo Il CMS ATHENA e le dotazioni Finmeccanica sul Borsini ATHENA (Architectures & Technologies Handling Electronic Naval Applications) di Selex ES è un avanzato sistema di gestione del combattimento in diverse configurazioni. ATHENA CMS è stato progettato per integrare e riutilizzare le funzionalità multimissione che ne permettono l installazione su qualsiasi tipo di unità navale. Questo Combat Management System integrato assicura la sorveglianza, la gestione dei sensori e dello scenario tattico, il supporto alla navigazione, la valutazione delle minacce, l assegnazione e la gestione del sistema d arma, la pianificazione della missione, dei multi data link tattici, e dell addestramento a bordo. Grazie alla flessibilità e scalabilità ridondata, ATHENA è idonea, in diverse configurazioni a equipaggiare unità a partire dai pattugliatori fino alle portaerei, ed è altresì perfettamente utilizzabile per programmi di aggiornamento e modernizzazione di unità già in servizio. Altri sistemi a bordo: Integrated Communication System: sistema integrato di comunicazione navale; MM/SPS-791 Surface Surveillance Radar: radar in banda X che opera come sensore primario di scoperta superficie/aria o come sensore specializzato anti missile; NA-25X Fire Control System: sistema di controllo del tiro per armi di medio calibro utilizzate per la lotta anti aerea e anti superficie, e per armi di piccolo calibro per la difesa di punto; SIR R IFF Radar: radar d identificazione amico/nemico e radar secondario di sorveglianza; Navigation system: sistema integrato di navigazione e per ponte di comando per una gestione efficace e completa della nave. OTO Melara Le artiglierie del Pattugliatore Borsini comprendono un cannone OTO Melara 76/62 Super Rapido, capace di ingaggiare bersagli aerei e navali con munizionamento convenzionale e due mitragliere OTO Melara KBA- 25 da 25 mm a controllo locale. flusso di scambi di informazioni con la Centrale Operativa della Marina Militare a Roma e con il Comando delle Forze di Pattugliamento. Si è mai trovato in qualche situazione ad alta tensione mentre era alla guida del team in COC? In effetti il mio ruolo, come quello degli altri ufficiali di bordo, prevede anche di evitare che si vadano a creare situazioni di tensione, siano esse dovute a un avvenimento improvviso e non preventivato o a una perdita di concentrazione o mancata prontezza da parte del personale. Tutto il duro lavoro di pianificazione e di addestramento portato avanti senza soluzione di continuità sulle unità navali è destinato a ridurre al minimo il rischio che si verifichino tali situazioni. Se a questo si unisce il corretto impiego dei sistemi di scoperta, di sorveglianza e di comunicazione, si raggiunge l obiettivo di essere pienamente coscienti su ciò che si deve fare, si acquisisce la conoscenza della situazione tattico/operativa in corso e dei suoi sviluppi, delle criticità collegate a essa e alla missione assegnata: i possibili rischi e i possibili problemi vanno quanto più anticipati. Naturalmente è possibile che qualcosa non possa essere previsto o non possa essere compreso in questo schema di calcolo. In tal caso, comunque, subentrano l esperien- za e l addestramento (con il necessario sangue freddo). Se si lavora bene, queste circostanze sono tuttavia molto limitate; in qualche occasione è successo nelle mie precedenti esperienze a bordo di altre unità navali, ma finora sul Borsini Non dico nulla Sapete che noi marinai siamo sempre un po scaramantici! Operando per lungo tempo in alto mare e lontano dalle basi nazionali, l affidabilità e supportabilità dei sistemi diventa essenziale: quali sono le performance del CMS e dei sensori per questi aspetti? Le caratteristiche dei sistemi a disposizione consentono un loro utilizzo pressoché continuo anche in situazioni ambientali non ottimali (mare molto agitato, forte vento, temperature molto alte) entro i limiti di normale impiego dell unità. Gli apparati rispondono bene anche se sottoposti a notevoli ore di moto e a sollecitazioni fisiche rilevanti. Il sistema è stato sviluppato in partnership con la Marina Militare Italiana e prevede anche un centro a terra. Quanto ritenete sia utile questa capacità ashore? Fondamentale: le capacità operative di un unità navale sono strettamente connesse e moltiplicate dalla presenza di un supporto tecnico presente a terra, pronto a intervenire ognitempo in caso di necessità

20 ATLANTE SULLA STRADA PER SAMARCANDA ula NUOVA REALTÀ DELLE REPUB- BLICHE CENTROASIATICHE: UN'A- REA A CUI IL MONDO GUARDA CON CRESCENTE INTERESSE Per oltre duemila anni, i deserti, le oasi e le montagne fra il Mar Caspio e la Cina sono stati attraversati da mercanti in viaggio sulla Via della Seta, popoli nomadi e conquistatori, collegando in questo modo l Europa e l Asia. Da Alessandro Magno ai khan di Khiva, molti sono stati i protagonisti di questa storia plurimillenaria di scambi, migrazioni, conquiste e contaminazioni culturali tra Occidente e Oriente. Basti pensare alle città carovaniere di Samarcanda e Bukhara, sviluppatesi nei secoli come importanti centri culturali, religiosi e commerciali, come raccontano le forme sinuose delle loro moschee, le ricche decorazioni dei loro minareti, i mosaici delle loro medresse (le scuole coraniche) e i fascinosi caravanserragli, ancora oggi segno e testimonianza di epoche in cui il commercio e la religione erano veicoli di fioritura culturale e artistica, sulle rotte dei mercanti e dei conquistatori, in un incessante viavai tra Est e Ovest del mondo. Dopo l indipendenza dall Unione Sovietica, le Repubbliche Centroasiatiche hanno attraversato un ventennio complesso, imboccando strade diverse, pur affrontando sfide comuni. Ciascuna di loro ha dovuto far fronte a una situazione economica difficile, a migrazioni interne significative e alle varie istanze poste da società composte da un crogiolo di religioni, etnie e idiomi. Nel cammino verso le singole definizioni e autodeterminazioni nazionali, le diverse esperienze locali raccontano percorsi peculiari e differenti. Grazie ai loro giacimenti di petrolio e di gas naturale, per il Kazakistan e il Turkmenistan si prospetta Samarcanda, Uzbekistan un roseo futuro, con brillanti prospettive economiche. Il Tagikistan ha dovuto purtroppo affrontare le drammatiche conseguenze di una lunga e dolorosa guerra civile. Certamente anche l instabilità politica del vicino Afghanistan condiziona l intera regione, ponendo la questione della sicurezza tra le priorità interne e internazionali. Inoltre, le tensioni e le dispute tra i confini dei Paesi dell area rappresentano una sfida non trascurabile. Tuttavia, sono molti gli elementi che lasciano guardare a questa parte del mondo con ottimismo e fiducia. Dopo il caos e i disordini sociali degli anni Novanta, una crescente percentuale delle popolazioni centroasiatiche ha potuto iniziare una nuova vita più stabile, il tenore di vita è in crescente miglioramento e le economie stanno viaggiando a ritmi impensabili solo pochi anni fa. Non è un caso che si stiano incrementando le industrie turistiche locali. Una sana competizione sta trasformando le città dei vari Paesi in laboratori per le sperimentazioni dei più grandi architetti a livello internazionale. Ogni Paese vuole lasciare il segno, con una propria personale interpretazione della modernità, a volte avveniristica e innovativa (l esempio di Astana, la capitale kazaka, valga per tutti), a volte come reinterpretazione delle proprie tradizioni culturali. Tutto questo è il riflesso dei profondi mutamenti in atto nella regione. Oggi i referenti economici e commerciali dell Asia Centrale sono contemporaneamente Mosca, Pechino, Ankara, Teheran e, al contempo, l Europa e gli Stati Uniti. Tutto il mondo guarda con crescente attenzione a questa regione, ciascuno parimenti interessato a ritagliarsi sfere di influenza e canali privilegiati di scambio. Mentre si creano nuovi legami economici e culturali, si inaugurano nuovi oleodotti 34 35

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