15.7. Le rimanenze di magazzino: aspetti civilistici ed economici

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1 15.7. Le rimanenze di magazzino: aspetti civilistici ed economici Definizione e aspetti introduttivi Le rimanenze di magazzino sono costituite da beni a fecondità semplice, cioè destinati ad essere utilizzati una sola volta nella produzione. Da un punto di vista contabile rappresentano valori economici che riguardano processi produttivi non ancora conclusi alla fine del periodo amministrativo, che vengono rinviati all'esercizio successivo. Per quanto riguarda la loro tipologia, è possibile distinguere tre principali categorie: - materie (prime, sussidiarie, o accessorie, e di consumo); - merci; - prodotti (in corso di lavorazione e finiti). Le materie rappresentano fattori produttivi acquistati da terze economie da impiegare per la realizzazione delle produzioni aziendali. Le merci sono rappresentate da beni acquistati da terze economie, destinati ad essere rivenduti ai clienti senza subire trasformazioni di carattere fisico-tecnico. I prodotti sono costituiti da beni realizzati internamente, attraverso l utilizzo di diversi fattori produttivi, destinati alla cessione ai clienti. Si può affermare, pertanto, che merci e prodotti si realizzano in modo diretto attraverso la loro cessione sul mercato, in quanto, come si è visto, sono beni destinati direttamente alla vendita. Le materie, invece, si realizzano in modo indiretto attraverso i ricavi di vendita delle produzioni in cui sono confluite. Rappresentano, infatti, beni destinati ad essere utilizzati nei processi produttivi e ad "incorporarsi" nei prodotti finiti. I beni da considerare come rimanenze La contabilizzazione delle rimanenze va eseguita con riferimento ai beni per i quali si è già concretizzato il passaggio del titolo di proprietà, cioè si è verificato il trasferimento dei rischi dal venditore al compratore. Pertanto, rientrano tra le rimanenze: - giacenze relative a beni di proprietà dell impresa presenti nei suoi magazzini;

2 2 Capitolo XVI - giacenze di proprietà dell impresa trasferite presso terzi in visione, in prova, in c/lavorazione e/o deposito, ecc.; - beni in viaggio per i quali l impresa ha già acquisito il titolo di proprietà (ad esempio nella clausola franco magazzino venditore, in cui la proprietà si trasferisce all acquirente al momento della spedizione dei beni). Di contro, non rientrano tra le rimanenze: - giacenze presenti nei magazzini dell impresa relative a beni di proprietà di terzi ricevuti in visione, in prova, in c/lavorazione e/o deposito, ecc.; - beni in viaggio per i quali l impresa non ha ancora acquisito il titolo di proprietà (ad esempio nella clausola franco magazzino compratore, in cui la proprietà si trasferisce all acquirente al momento della consegna dei beni). La regola base di valutazione Ai sensi dell art n. 9 cod. civ., le rimanenze sono iscritte in bilancio al costo di acquisto o di produzione, ovvero al valore di realizzazione desumibile dall andamento del mercato, se minore. Tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi. Tale modalità di valutazione delle rimanenze ha il suo fondamento nel principio di prudenza, che stabilisce la necessità di tenere conto delle perdite presunte e di non considerare, invece, gli utili non ancora realizzati. In altri termini, se, ad esempio, un bene in rimanenza ha un costo di 100 e un valore di mercato di 120, la sua valutazione sarà effettuata sulla base del costo (valore minore), in quanto, prudenzialmente, non si tiene conto del margine positivo potenziale non ancora realizzato di 20 ( = 20). Se, invece, il bene in rimanenza ha un costo di 100 e un valore di mercato di 90, significa che l impresa appare potenzialmente in grado di recuperare soltanto una parte dell investimento rappresentato dal costo sostenuto; per questo motivo, in via prudenziale, la valutazione verrà effettuata al valore di mercato (minore del costo) in modo da anticipare all esercizio in chiusura la perdita presunta di 10 ( = 10). Si ribadisce inoltre che la regola generale del minor valore tra quello di costo (di acquisto o di produzione) e quello di realizzazione desumi-

3 Le imposte sul reddito 3 bile dall andamento del mercato, in virtù del principio della valutazione separata degli elementi eterogenei ricompresi nelle singole poste di bilancio, deve trovare applicazione per ciascuna categoria omogenea di beni. Tale modalità operativa di valutazione delle rimanenze ha la finalità di rafforzare la portata del principio di prudenza, evitando che si verifichino compensazioni tra perdite presunte (da considerare) e utili non realizzati(da non considerare). Si supponga, a titolo di esempio, di dover valutare due differenti tipologie di merci (A e B), per le quali i costi di acquisto e i valori di mercato siano i seguenti: Costo di acquisto Valore di mercato Merce A Merce B Totale Se si valutasse il magazzino nel suo complesso, le merci verrebbero valorizzate a 200 (somma dei costi), in quanto tale importo risulta inferiore alla somma dei valori di mercato (210). In realtà, occorre applicare la regola di valutazione singolarmente: la merce A verrà valutata a 100, la merce B a 80. In questo modo non si considera l utile potenziale relativo alla merce A, mentre, prudenzialmente, si tiene conto della perdita presunta sulla merce B. Pertanto, con la valutazione separata, il magazzino, nel suo complesso, sarebbe valutato a 180, mentre con la valutazione cumulata si a- vrebbe un valore di 200. Quest ultimo valore, in pratica, non tiene conto della perdita presunta sulla merce B, che viene compensato con l utile potenziale della merce A. La determinazione del costo di acquisto L art n. 1 cod. civ. provvede a fornire la nozione relativa al costo di acquisto, definito come il prezzo corrisposto per l acquisizione del bene, al quale vanno aggiunti gli oneri accessori. Tale tipologia di costo si applica a tutti i beni in rimanenza che sono stati acquisiti a titolo oneroso da terze economie.

4 4 Capitolo XVI Il principio contabile nazionale OIC 13 1 fornisce alcune precisazioni sulla determinazione del costo di acquisto. Questo deve essere determinato considerando il prezzo di acquisto del bene, maggiorato dagli oneri accessori (ad esempio spese di trasporto, imballaggi, dazi doganali su beni importati, ecc.), se sostenuti, da cui vanno sottratti gli eventuali sconti commerciali, i resi, gli abbuoni e i premi. Viene precisato che gli sconti commerciali sono quelli di natura incondizionata o di quantità, mentre gli sconti cassa, che hanno natura finanziaria, sono rilevati come proventi al momento del pagamento della fattura. Nella determinazione del costo di acquisto non devono essere computati gli oneri finanziari. La determinazione del costo di produzione Il punto n. 1 dell art fornisce anche la definizione relativa al costo di produzione. Questo comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto, nonché una quota ragionevole di oneri industriali di natura indiretta relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento in cui il bene può essere utilizzato 2. La norma aggiunge che con gli stessi criteri enunciati per la determinazione della quota di costi indiretti, possono essere capitalizzati gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi. Le sintetiche norme civilistiche sono integrate dalle disposizioni contenute nel principio contabile nazionale OIC Tale principio stabilisce che il costo di fabbricazione (o di produzione), riferito ai prodotti finiti o in corso di realizzazione ottenuti dalla trasformazione industriale attuata dall impresa, comprende tutti i costi 1 Cfr. ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ, Principi contabili, OIC 13, Rimanenze, 2014, parr. 20 e In pratica, la capitalizzazione dei costi indiretti attribuibili alla produzione deve cessare nel momento in cui il bene è completato ed idoneo a svolgere la sua funzione economica. 3 Si veda: ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ, Principi contabili, OIC 13, Rimanenze, 2014, parr

5 Le imposte sul reddito 5 direttamente imputabili alle produzioni, nonché una quota ragionevole (normale) di costi indiretti di natura industriale. Esempi di costi diretti sono: - materie utilizzate per la produzione; - manodopera diretta; - semilavorati; - imballaggi; - licenze di produzione. Per quanto riguarda i costi indiretti, l OIC 13 fornisce i seguenti e- sempi: - manodopera indiretta e personale tecnico di stabilimento; - ammortamento dei cespiti utilizzati nella produzione; - manutenzioni e riparazioni; - altre spese (ad esempio consumi di gas e acqua, servizi di vigilanza, ecc.). Il costo di fabbricazione comprende soltanto i costi relativi alla fase industriale (o di produzione), sostenuti per ottenere le rimanenze nel loro attuale sito e condizione. Sono pertanto esclusi dal costo di fabbricazione: - i costi aventi natura anomala; - i costi di vendita; - i costi generali di amministrazione; - i costi di ricerca e sviluppo; Questi costi, infatti, non sono sostenuti per ottenere i beni in rimanenza nel loro attuale sito e condizione e quindi non sono correlati al valore attribuibile per l ottenimento degli stessi. Più in particolare, i costi di natura anomala si riferiscono ad eventi particolari quali scioperi, inattività degli impianti, ecc. che rappresentano inefficienze produttive e non costi sostenuti per la realizzazione delle produzioni. Questo aspetto verrà approfondito successivamente. I costi di vendita si riferiscono ai beni ceduti nel corso dell esercizio e non ai beni in rimanenza al termine del periodo amministrativo. I costi generali di amministrazione non si riferiscono alla fase di fabbricazione per l ottenimento dei prodotti, ma riguardano il funzionamento dell impresa nel suo complesso. I costi di ricerca e sviluppo sono sostenuti per attività rivolte alle produzioni future e quindi non sono correlabili con i beni in rimanenza.

6 6 Capitolo XVI Il trattamento degli oneri finanziari Con riferimento agli oneri finanziari, occorre precisare che, in via generale, gli stessi sono esclusi dalla determinazione del costo di fabbricazione (o produzione), in quanto rappresentano costi di periodo sostenuti in relazione alle scelte finanziarie effettuate dall impresa. In sostanza, gli oneri finanziari derivano dalla scelta di acquisire capitale di terzi, da remunerare attraverso il sostenimento di interessi passivi, piuttosto che aumentare il capitale proprio e remunerarlo attraverso la corresponsione di dividendi. In pratica, gli oneri finanziari esprimono il costo sostenuto per l indisponibilità di un maggior capitale proprio e pertanto rappresentano un componente negativo di reddito. A fronte di questa regola generale, i principi contabili nazionali prevedono delle eccezioni, stabilendo dei casi particolari in cui è ammessa la capitalizzazione degli oneri finanziari. Più specificamente, gli oneri finanziari sono capitalizzabili, limitatamente ai beni che richiedono un periodo di produzione significativo (ad esempio, invecchiamento di liquori, stagionatura di formaggi, ecc.). Le modalità di capitalizzazione sono le stesse indicate per le immobilizzazioni 4. La determinazione della quota ragionevole (normale) dei costi industriali indiretti Per quanto riguarda i costi indiretti di natura industriale, si è affermato che gli stessi devono essere considerati per una quota ragionevolmente imputabile, cioè determinata facendo riferimento alla capacità produttiva normale (espressa di solito in ore macchina o ore di manodopera diretta). Tale previsione ha la finalità di evitare di considerare nel valore delle rimanenze costi che riflettono la capacità produttiva 4 Si ricorda che le condizioni richieste dall OIC 16 per la capitalizzazione degli oneri finanziari, oltre il già ricordato periodo di produzione significativo, sono le seguenti: - gli oneri finanziari sono stati effettivamente sostenuti, sono determinabili in modo oggettivo e risultano recuperabili; - gli oneri finanziari capitalizzabili possono riferirsi a finanziamenti specificamente ottenuti per la realizzazione in economia di cespiti (cosiddetti finanziamenti di scopo ) oppure a finanziamenti generici.

7 Le imposte sul reddito 7 non utilizzata, cioè inefficienze dovute a situazioni anomale (scioperi, inattività degli impianti per guasti, ecc.). Infatti, la capacità produttiva normale rappresenta la potenzialità degli impianti a produrre secondo un ragionevole livello di efficienza. Un esempio potrà chiarire meglio le indicazioni previste dall OIC 13. Si supponga di dover determinare il costo di produzione delle rimanenze di prodotti finiti. I costi diretti di produzione (materie prime, manodopera diretta, ecc.) ammontano per ogni unità in rimanenza a 750. I costi indiretti di natura industriale (ammortamento cespiti, forza motrice, manodopera indiretta, ecc.) sostenuti dall impresa complessivamente ammontano a La capacità produttiva normale degli impianti è pari a ore, mentre a causa di scioperi e fermi produttivi per guasti le ore di funzionamento effettivo sono state Le ore di utilizzo degli impianti per produrre un unità del bene sono pari a 50. Il coefficiente orario di imputazione dei costi indiretti industriali, tenendo conto della capacità produttiva normale, sarà: 6.000/2.000 = 3 Moltiplicando il coefficiente orario per il numero di ore di utilizzo degli impianti necessarie per produrre un unità del bene, si ottiene la quota unitaria dei costi indiretti da considerare per la determinazione del costo di produzione. La quota normale di costi indiretti industriali sarà: 3 50 = 150 Il costo unitario di produzione sarà così determinato: costi diretti 750 quota costi indiretti 150 costo di produzione unitario 900 Se, invece, si utilizzasse la capacità produttiva effettiva, il coefficiente orario di imputazione sarebbe pari a:

8 8 Capitolo XVI 6.000/1.500 = 4 La quota di costi indiretti industriali sarebbe così determinata: 4 50 = 200 In questo caso, il costo unitario di produzione sarebbe pari a: costi diretti 750 quota costi indiretti 200 costo di produzione unitario 950 Come è facile verificare l utilizzo delle ore effettive, minori di quelle corrispondenti alla capacità produttiva normale degli impianti, conduce ad un maggior valore delle rimanenze di 50, che rappresenta il costo sostenuto a seguito dell inattività dei cespiti. Tale costo, rappresentando capacità produttiva non utilizzata, cioè un inefficienza aziendale, deve essere considerato come un onere di competenza dell esercizio e non può essere trasferito ai successivi esercizi attraverso il rinvio al futuro del valore delle rimanenze. L identificazione del costo e i criteri di rotazione convenzionali di magazzino Per i beni in rimanenza che hanno caratteristiche specifiche ben individuate e differenti rispetto agli altri, è possibile attribuire il relativo costo specifico. Per i beni fungibili (beni che hanno uguali caratteristiche e sono pertanto intercambiabili), può essere impossibile, o comunque antieconomico, attribuire il costo specifico. Pertanto, per tali tipi di beni il legislatore civilistico ammette i criteri di rotazione convenzionale della media ponderata, del primo entrato, primo uscito (FIFO first in first out) e dell ultimo entrato, primo uscito (LIFO last in first out). In questi casi, però, se il valore delle rimanenze differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell esercizio, è fatto obbligo di indicare nella nota integrativa la differenza per ciascuna categoria omogenea di beni.

9 Le imposte sul reddito 9 Il codice civile si limita a menzionare i criteri in oggetto, senza soffermarsi sulle loro modalità di applicazione e sugli effetti che determinano sui valori di bilancio. A tale proposito è opportuno fare riferimento al principio contabile OIC 13 che affronta specificamente l argomento 5. Secondo la metodologia FIFO (first in first out primo entrato, primo uscito) per lo scarico delle giacenze (per la vendita o l utilizzo, a seconda dei casi) si segue, astrattamente e in modo convenzionale, l ordine con cui i beni sono entrati in magazzino. Ciò significa che i beni prelevati per primi dal magazzino sono i primi ad essere entrati; pertanto, sempre convenzionalmente, le giacenze di magazzino faranno riferimento ai beni entrati per ultimi (carichi più recenti). Con il criterio LIFO (last in first out ultimo entrato, primo uscito), invece, convenzionalmente, si segue il flusso contrario, cioè i beni entrati per ultimi sono i primi ad essere prelevati per gli scarichi dal magazzino. Applicando tale metodologia, pertanto, le rimanenze faranno riferimento ai beni entrati in magazzino in epoca più remota. Il costo medio ponderato, infine, si ottiene considerando la media dei costi relativi a tutti i beni (acquistati o prodotti) entrati in magazzino durante l anno. Se l andamento dei prezzi non evidenzia rilevanti variazioni, i tre criteri di rotazione convenzionale conducono a risultati similari, mentre in presenza di significativi aumenti o diminuzioni di prezzo i valori ottenuti possono divergere notevolmente. In particolare, considerando il caso più ricorrente di andamento crescente dei prezzi, l applicazione del criterio FIFO comporterà l iscrizione delle rimanenze nello Stato Patrimoniale ad un valore corrente (si utilizzano i prezzi più recenti e quindi più elevati), mentre nel Conto Economico si avrà una correlazione tra ricavi recenti e costi meno recenti. Ciò fa emergere i cosiddetti profitti di magazzino che determinano un risultato economico più elevato (utili da inflazione) e quindi meno prudenziale. Con il criterio LIFO, invece, le rimanenze vengono iscritte nello Stato Patrimoniale sulla base di valori remoti (si utilizzano i prezzi dei beni entrati per primi in magazzino e quindi più bassi) 6, mentre nel Conto 5 I criteri di rotazione in oggetto sono trattati nei paragrafi dell OIC L iscrizione delle rimanenze sulla base di un valore non corrente crea delle distorsioni a livello di rappresentazioni nello Stato Patrimoniale. Per questo motivo, i

10 10 Capitolo XVI Economico si contrappongono ricavi e costi recenti. Questo comporta un risultato economico non influenzato dai profitti di magazzino (utili da inflazione) e quindi più prudenziale. L applicazione del criterio del costo medio ponderato conduce a risultati intermedi tra quelli ottenuti con l applicazione del FIFO e del LIFO. Per comprendere meglio gli effetti descritti si consideri il seguente esempio relativo al caso di un andamento di prezzi crescenti. Un impresa, al primo anno di attività, ha eseguito l acquisto di 200 unità di una determinata merce secondo i seguenti dati: 1 acquisto: = acquisto: = Totale acquisti Nel corso dello stesso esercizio l impresa ha venduto 150 unità delle merci al prezzo unitario di 20, conseguendo ricavi per Le rimanenze finali, in termini di quantità, sono pari a 50 unità. Se per la valutazione delle rimanenze si utilizza il criterio LIFO, gli scarichi per la vendita di merci (150) vengono convenzionalmente eseguiti a partire dai beni entrati per ultimi in magazzino; pertanto, si considerano uscite tutte le 100 unità relative al 2 acquisto e 50 unità relative al 1 acquisto. In base alla convenzione LIFO, le rimanenze finali faranno riferimento al 1 acquisto (quello più remoto) e saranno valorizzate ai costi meno recenti (più bassi, nell esempio in oggetto). Il valore delle rimanenze sarà: = 500 L importo così ottenuto verrà iscritto nell attivo dello Stato Patrimoniale e, poiché si riferisce a valori non correnti (costi meno recenti, più bassi rispetto a quelli correnti) si verificano distorsioni nella rappresentazione del capitale di funzionamento. Nel Conto Economico, invece, si avrà la contrapposizione tra ricavi recenti e un costo della merce venduta (costo di acquisto di rimanenze finali di 500 = 2.000) che è costituito prevalentemente dai principio contabile internazionale IAS 2 non consente l utilizzo del criterio LIFO per la valutazione delle giacenze di magazzino.

11 Le imposte sul reddito 11 prezzi di acquisto correnti e, quindi, più elevati (risultano vendute 100 unità acquistate a 15 e 50 unità acquistate a 10). Ciò determina un risultato economico (1.000) determinato in modo prudenziale. Se, invece, si applica il criterio di rotazione del FIFO, gli scarichi per le vendite di merci (150) seguono lo stesso ordine con cui i beni sono entrati in magazzino; pertanto, si considerano uscite tutte le 100 unità relative al 1 acquisto e 50 unità relative al 2 acquisto. Secondo tale convenzione contabile, le rimanenze finali faranno riferimento al 2 acquisto (quello più recente) e saranno valorizzate ai costi più recenti (più elevati, nell esempio proposto). I questo caso il valore delle rimanenze sarà: = 750 Tale importo verrà iscritto nell attivo dello Stato Patrimoniale e, poiché si riferisce a valori correnti (costi recenti) non si verificano distorsioni nella rappresentazione del capitale di funzionamento. Nel Conto Economico, invece, si avrà la contrapposizione tra ricavi recenti e un costo della merce venduta (costo di acquisto di rimanenze finali di 750 = 1.750) che è costituito prevalentemente dai prezzi di acquisto più remoti e, quindi, più bassi (risultano vendute 100 unità acquistate a 10 e 50 unità acquistate a 15). La conseguenza è quella di evidenziare un risultato economico più elevato (1.250 rispetto a evidenziato con il criterio LIFO), e quindi meno prudenziale. Se, infine, si utilizza la convenzione contabile del costo medio ponderato, l intera quantità in rimanenza (50) sarà valorizzata in base ad un valore medio determinato come rapporto tra il costo complessivo dei beni (2.500) e la quantità totale degli stessi beni (200). Il costo medio ponderato sarà: 2.500/200 = 12,5 In questo caso il valore delle rimanenze finali sarà: 50 12,5 = 625

12 12 Capitolo XVI L importo così ottenuto verrà iscritto nell attivo dello Stato Patrimoniale, mentre nel Conto Economico si avrà la contrapposizione tra ricavi recenti e un costo delle merci vendute (costo di acquisto di rimanenze finali di 625 = 1.875) espresso al costo medio ponderato (risultano vendute 150 unità aventi un costo medio di 12,5). I risultati ottenuti dall applicazione dei tre criteri convenzionali di rotazione del magazzino sono sintetizzati nella seguente tabella: CRITERIO DI ROTAZIONE VALORE RIMANENZE RISULTATO ECONOMICO LIFO FIFO Costo medio ponderato Come si può facilmente verificare, l applicazione del criterio del costo medio ponderato conduce a risultati intermedi rispetto a quelli ottenuti utilizzando i criteri del LIFO e del FIFO. È evidente che, in caso di andamento decrescente dei prezzi, valgono considerazioni opposte a quelle svolte in precedenza per quanto riguarda l impatto prodotto sul risultato economico dall applicazione dei criteri convenzionali del LIFO e del FIFO 7. Per determinare il costo delle rimanenze, il principio contabile OIC 13 prevede anche la possibilità dl utilizzare il metodo dei prezzi al dettaglio e la tecnica dei costi standard, purché si possa dimostrare che tali metodologie producano risultati assimilabili, salvo differenze trascurabili, a quelli ottenibili in base al costo specifico o ai criteri di rotazione convenzionali del magazzino 8. Il metodo dei prezzi al dettaglio può essere utilizzato dalle imprese che operano nel settore del commercio al minuto e si applica secondo la seguente metodologia: 7 Infatti, in presenza di prezzi decrescenti, con il criterio LIFO ai ricavi saranno correlati costi più recenti, che, in questo caso, sono i più bassi, facendo emergere un risultato economico più elevato. Di contro, con il metodo FIFO ai ricavi del Conto Economico si contrappongono costi remoti, cioè quelli più alti, evidenziando un risultato economico più basso. 8 Cfr. ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ, Principi contabili, OIC 13, Rimanenze, 2014, parr

13 Le imposte sul reddito 13 a) si raggruppano i beni per categorie omogenee per percentuale di ricarico; b) i carichi (acquisti) sono valorizzati al costo e al prezzo di vendita, mentre gli scarichi (vendite) sono valorizzati al prezzo di vendita; c) a fine anno la differenza tra i carichi e gli scarichi, entrambi valorizzati al prezzo di vendita, rappresenta la rimanenza espressa al prezzo di vendita; d) si scorpora il ricarico dalla rimanenza espressa al prezzo di vendita e si ottiene la rimanenza al costo. I costi standard rappresentano costi determinati a preventivo rispetto alla produzione, e fanno riferimento a determinati livelli di efficienza (ad esempio condizioni normali di utilizzo della capacità produttiva). Tali costi possono essere impiegati per la valutazione delle rimanenze di magazzino solo se il loro importo è rappresentativo dei costi effettivi. Per raggiungere tale scopo, i costi standard sono aggiornati periodicamente per riflettere cambiamenti delle condizioni di svolgimento della gestione aziendale. Il valore desumibile dall andamento del mercato Come si è visto, la valutazione delle rimanenze deve essere effettuata considerando il minor valore tra quello del costo storico e quello desumibile dall andamento del mercato. Il legislatore non fornisce indicazioni per la determinazione di quest ultimo valore; pertanto occorre fare riferimento alle disposizioni contenute nel principio contabile nazionale OIC In via generale, il valore di mercato è dato dal valore netto di realizzo per i beni destinati alla vendita, cioè al realizzo diretto (merci, prodotti finiti e in corso di lavorazione), mentre per i beni destinati ad essere utilizzati nella produzione (materie prime, sussidiarie e di consumo) si fa riferimento, almeno in prima approssimazione, al costo di sostituzione. 9 ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ, Principi contabili, OIC 13, Rimanenze, 2014, parr

14 14 Capitolo XVI Il valore netto di realizzo è dato dal prezzo di vendita dei beni, determinato nel corso della normale gestione, diminuito degli eventuali costi di completamento e dei costi diretti di vendita. Questi ultimi rappresentano gli oneri collegati direttamente alla vendita dei beni e sono sostenuti per poter conseguire il ricavo. Si pensi, ad esempio, alle provvigioni che devono essere riconosciute agli agenti di vendita, agli imballaggi necessari per la spedizione o consegna dei beni, alle spese di trasporto a carico del venditore, ecc. I costi di completamento riguardano i prodotti in corso di lavorazione, che, per poter essere collocati sul mercato, necessitano l ultimazione del processo produttivo con il conseguente sostenimento di ulteriori oneri. Riepilogando, il valore netto di realizzo viene determinato per le diverse tipologie di beni in rimanenza nel seguente modo: TIPOLOGIA DI BENI Merci e prodotti finiti Prodotti in corso di lavorazione VALORE NETTO DI REALIZZO Prezzo di vendita nel corso della normale gestione (-) costi diretti di vendita (provvigioni, imballaggi, spese di trasporto, ecc.). Prezzo di vendita nel corso della normale gestione (-) costi per il completamento della produzione (-) costi diretti di vendita (provvigioni, imballaggi, spese di trasporto, ecc.). È importante sottolineare che il valore di mercato non deve fare riferimento esclusivamente ai prezzi esistenti alla data di chiusura dell esercizio, in quanto occorre tenere conto dell andamento del mercato nel periodo successivo, fino alla redazione del bilancio. Il valore di mercato, infatti, deve fare riferimento non ad un generico prezzo praticato dall impresa, ma al valore che si prevede di conseguire attraverso la vendita dei beni in rimanenza. Se, ad esempio, l impresa ha venduto durante l esercizio delle merci ad un prezzo pari a 100, ma intende attuare nei primi mesi dell esercizio successivo una politica di prezzi promozionali (o attuare riduzioni di prezzo in seguito ai saldi ), prevedendo un prezzo di vendita pari a 80, nella valutazione delle rimanenze occorrerà considerare questo secondo valore di mercato. Pertanto, possono influire sulla determinazione del valore di realizzo:

15 Le imposte sul reddito 15 - situazioni di mercato (analisi portafoglio ordini, prezzi praticati dalla concorrenza, ecc.); - qualità dei beni (ad esempio beni deperibili o caratterizzati da stagionalità); - politiche aziendali (ad esempio vendite promozionali). Per le materie, che non sono destinate direttamente alla vendita, ma all utilizzo nella produzione, il valore di mercato è rappresentato, in via generale, dal costo di sostituzione. Il costo di sostituzione rappresenta il costo con il quale, in normali condizioni di gestione, una determinata voce di magazzino può essere riacquistata. In sostanza, rappresenta il costo che l impresa dovrebbe sostenere per sostituire (rimpiazzare) una quantità di materie identica a quella in rimanenza alla chiusura dell esercizio. Peraltro, se il costo di sostituzione risulta inferiore al costo storico di acquisto, ciò segnala un decremento dei costi di approvvigionamento delle materie che potrebbe riflettersi anche sull andamento dei prezzi di vendita dei prodotti, ma non determina automaticamente una svalutazione delle rimanenze di materie. Infatti, i principi contabili nazionali prevedono che se il costo di sostituzione è minore del costo storico, quest'ultimo può essere mantenuto se: - le quantità in giacenza sono quantità normali (scorte funzionali); - risulta oggettivamente documentabile che il costo storico è reintegrabile dai ricavi di vendita del prodotto in cui la materia si incorpora. In pratica, poiché le materie, come evidenziato, non sono destinate alla vendita, ma si incorporano nei prodotti, se si dimostra che la vendita di questi ultimi consente di coprire (reintegrare) il costo di acquisto sostenuto, non c è alcuna ragione per effettuare la svalutazione delle rimanenze attraverso la loro iscrizione in bilancio al costo di sostituzione. Peraltro, occorre verificare anche se la quantità in giacenza rappresenta una normale scorta da smaltire entro i normali tempi di produzione. Se vi fossero scorte speculative, eccedenti il normale fabbisogno per la produzione, il loro utilizzo avverrebbe in tempi più lunghi, aumentando l incertezza e i rischi relativi al recupero del valore del costo storico.

16 16 Capitolo XVI Le rimanenze di magazzino: aspetti fiscali Secondo l art. 92 del TUIR, le rimanenze finali di magazzino, come regola generale, sono valutate al costo. Il costo può essere il costo specifico, oppure un costo derivante dall applicazione di criteri convenzionali di rotazione del magazzino. In passato, il legislatore fiscale ammetteva, in alternativa al costo specifico, il solo criterio del LIFO a scatti annuale, che costituiva il valore fiscale minimo da indicare in sede di dichiarazione dei redditi. In altri termini, se il contribuente indicava in bilancio un valore superiore a quello risultante dal LIFO a scatti, tale valore trovava riconoscimento anche sotto il profilo fiscale; se invece il contribuente indicava un valore inferiore, in sede di dichiarazione dei redditi occorreva effettuare una variazione in aumento per portare le rimanenze al valore minimo fiscale. In seguito all entrata in vigore del D.Lgs. n. 127/1991, che ha introdotto esplicitamente i criteri di rotazione del LIFO, FIFO e costo medio ponderato, anche il legislatore fiscale si è adeguato riconoscendo tali criteri, in aggiunta al LIFO a scatti, nella determinazione del reddito imponibile. Per il riconoscimento fiscale è necessario che tali criteri siano adottati anche in sede civilistica. Pertanto, se in bilancio le rimanenze vengono valutate utilizzando uno dei criteri di rotazione del magazzino (LIFO, FIFO o costo medio ponderato), tale valore trova riconoscimento anche sotto il profilo fiscale. Di contro, metodi diversi da quelli espressamente previsti dal TUIR sono accettati in sede fiscale se producono un valore non inferiore a quello del LIFO a scatti annuale. Potrebbe essere il caso, ad esempio, della valutazione delle rimanenze di magazzino utilizzando la metodologia dei costi standard. Tale criterio, riconosciuto a determinate condizioni dai principi contabili, non rappresenta né il costo specifico, né un criterio di rotazione convenzionale di magazzino, non trovando, pertanto, automatico riconoscimento sul piano fiscale. Pertanto, il valore a costo standard iscritto in bilancio dovrà essere confrontato con quello ottenuto applicando il criterio del LIFO a scatti annuale. Se il valore al costo standard indicato nello Stato Patrimoniale risulta uguale o superiore rispetto a quello determinato con il LIFO a scatti, tale valutazione viene riconosciuta anche a livello fiscale.

17 Le imposte sul reddito 17 Se, invece, il valore a costo standard delle rimanenze risulta inferiore a quello del LIFO a scatti, occorrerà eseguire, per la differenza, una variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi. Le nozioni di costo da adottare nelle valutazioni fiscali sono definite dall art. 110 TUIR. In particolare, per la determinazione del costo si comprendono gli oneri accessori di diretta imputazione, esclusi gli interessi passivi e le spese generali. Per il costo di fabbricazione si possono considerare anche i costi diversi da quelli direttamente imputabili (ad esempio costi industriali indiretti). Accanto alla valutazione al costo, secondo le metodologie accettate dal legislatore fiscale, l art. 92, c. 5 del TUIR prevede la possibilità di svalutare le giacenze di magazzino. Tale possibilità è ammessa quando il valore unitario medio dei beni valutati al costo è superiore al valore normale 10 medio dell ultimo mese dell esercizio. In tal caso le rimanenze vengono valorizzate moltiplicando l intera quantità in giacenza per il valore normale. È da notare che, mentre il legislatore civilistico impone la valutazione al valore di mercato se quest ultimo risulta inferiore al costo, il TUIR consente (quindi non vi è un obbliga) la valutazione al valore normale nel caso in cui sia minore del costo. Il differente approccio è spiegabile con il fatto che il principio di prudenza, che costituisce uno dei cardini delle valutazioni di bilancio, non rappresenta una priorità del legislatore fiscale. Infatti, un eventuale comportamento meno prudenziale da parte del contribuente fa emergere un risultato tassabile maggiore e, quindi, un più elevato prelievo fiscale. Inoltre, occorre segnalare che il valore di mercato ai fini civilistici non coincide con il valore normale da considerare ai fini fiscali. 10 Il valore normale è definito dall art. 9, c. 3 del T.U.I.R.. Tale valore è dato «dal prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle Camere di Commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d uso».

18 18 Capitolo XVI Infatti, mentre il valore di mercato ai fini civilistici è determinato facendo riferimento al futuro (prezzo al quale sarà possibile vendere i beni oggetto di valutazione), il valore normale ai fini fiscali viene determinato facendo riferimento al passato (media dei prezzi dell ultimo mese dell esercizio). L impostazione del legislatore fiscale vuole limitare, per quanto possibile, la discrezionalità del contribuente, attraverso la determinazione di un valore sostanzialmente oggettivo (media di prezzi praticati in passato), piuttosto che consentire il riferimento a prezzi futuri (quindi incerti e, sostanzialmente, discrezionali). Il c. 6 dell art. 92 del TUIR disciplina in maniera specifica il trattamento fiscale dei prodotti in corso di lavorazione, che devono essere valutati in base alle spese sostenute nell esercizio. Ciò significa che per tale tipologia di beni in rimanenza la norma fiscale, stabilendo soltanto la valutazione al costo di produzione, non prevede criteri alternativi o ipotesi di svalutazione, come avviene invece per le materie prime, le merci e i prodotti finiti. Ne consegue che un eventuale valutazione civilistica al valore di realizzo, inferiore al costo di produzione, non troverà riconoscimento dal punto di vista fiscale, dando luogo ad una variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi La valutazione delle rimanenze di materie prime: Il caso Ibidem s.r.l Nel presente paragrafo è proposto un caso applicativo per illustrare operativamente gli aspetti di rilevazione e valutazione in bilancio delle rimanenze di beni illustrati in questa sezione del lavoro. Nel corso dell esercizio n nei magazzini della Ibidem s.r.l. si sono manifestati i seguenti movimenti relativi alla materia prima α: 01/01/n Rimanenze Kg 450 a 50,00 Movimenti dell'esercizio: 28/02/n Carico Kg 520 a 55,00 30/04/n Scarico Kg /08/n Carico Kg 580 a 60,00

19 Le imposte sul reddito 19 30/11/n Scarico Kg 530 Coerentemente con la normativa civilistica ed i principi contabili di riferimento, si provveda alla valutazione delle rimanenze al 31/12 dell anno n, applicando i criteri convenzionali di rotazione FIFO, LIFO e costo medio ponderato nelle loro differenti varianti. A supporto della valutazione si consideri che il prezzo di riacquisto (costo di sostituzione) della materia prima è pari ad 64,00 il Kg. I criteri convenzionali di rotazione: metodo FIFO Il criterio di rotazione FIFO (first in first out) è una metodologia convenzionale utilizzata per lo scarico delle giacenze, secondo la quale i beni entrati per primi nel magazzino devono essere i primi ad essere prelevati. Il metodo FIFO può essere applicato in modo continuo per ciascun movimento oppure a scatti, cioè con riferimento ad un determinato periodo di tempo (anno, trimestre, mese, ecc.). 1) FIFO CONTINUO SCHEDA DI MAGAZZINO Data Descrizione Quantità Prezzo Q x P 01/01/n Rimanenze , ,00 Iniziali 28/02/n Carico , ,00 30/04/n -Scarico (550) { , , , ,00 } ( ,00) 30/04/n Rimanenze , ,00 31/08/n Carico , ,00 30/11/n -Scarico (530) { 31/12/n Rimanenze finali , , , ,00 } ( ,00) , ,00 Nella scheda di magazzino i valori delle rimanenze iniziali e dei carichi si basano sui prezzi d acquisto indicati nella precedente tabella dei movimenti dell esercizio.

20 20 Capitolo XVI Nel metodo FIFO continuo la valutazione di ogni scarico viene effettuata, per convenzione, utilizzando i prezzi d acquisto più remoti. Pertanto, il primo scarico (30/04) viene valorizzato a partire dal prezzo dalle rimanenze iniziali. Se la quantità dello scarico eccede la quantità delle rimanenze iniziali, tale quantità eccedente (Kg 550 Kg 450 = Kg 100), viene valorizzata facendo riferimento al prezzo del primo carico (28/02). I due valori parziali così ottenuti vengono sommati per ottenere il valore dello scarico al 30/04 (Kg 550 a ,00). Le rimanenze al 30/04 sono ottenute sommando alle rimanenze iniziali, il carico del 28/02 e sottraendo lo scarico del 30/04 e sono valorizzate in base al prezzo delle giacenze ancora disponibili al termine del primo scarico (Kg Kg 520 Kg 550 = Kg 420). Il secondo scarico (30/11) viene valorizzato a partire dalle rimanenze di materie al 30/04 (Kg 420). Una volta esaurita la quantità residua al 30/04, si considera il valore delle materie relative al carico del 31/08 (Kg Kg 420 = Kg 110). Le rimanenze finali al 31/12 sono determinate sommando alle rimanenze al 30/04, il carico del 31/08 e sottraendo lo scarico del 30/11 e sono valorizzate al prezzo delle giacenze residue dopo il secondo scarico (Kg Kg 580 Kg 530 = Kg 470). Confronto tra costo d acquisto nella configurazione del FIFO continuo e valore di mercato (costo di sostituzione): Materia α Q P P x Q FIFO CONTINUO Kg , ,00 COSTO DI SOSTITUZIONE Kg , ,00 Valutazione al minore tra costo di acquisto (FIFO continuo) e valore di mercato (costo di sostituzione): FIFO CONTINUO < COSTO DI SOSTITUZIONE Valutazione rimanenze al FIFO continuo: Kg 470 x 60,00 = ,00

21 Le imposte sul reddito 21 In contabilità si redige il seguente articolo: 31/12 Magazzino materie ,00 Variazione rimanenze materie ,00 Rilevate rimanenze finali di materie 2) FIFO A SCATTI Nell ambito di questa variante del criterio FIFO la valutazione delle rimanenze viene effettuata alla fine di un determinato periodo (anno, trimestre, mese, ecc.). Il criterio FIFO stabilisce, per convenzione, che le quantità entrate per prime siano le prime ad uscire, pertanto le rimanenze sono costituite dalle quantità più recenti. Prendendo in considerazione il periodo di un anno, si effettua un confronto tra la quantità delle rimanenze finali al 31/12 con la quantità dell ultimo carico del periodo. Se la quantità in giacenza è: - inferiore alla quantità dell ultimo carico, le rimanenze finali verranno valutate interamente al prezzo di acquisto dell ultimo carico; - superiore alla quantità dell ultimo carico, le rimanenze finali verranno valutate, in parte, in base al prezzo dell ultimo carico (fino ad e- saurimento della relativa quantità) e per l eccedenza in base al prezzo d acquisto del carico precedente e così via. Nel caso analizzato, la quantità delle rimanenze finali al 31/12 risulta inferiore rispetto alla quantità dell ultimo carico al 31/08: Rimanenze finali al 31/12 < Carico al 31/08 Kg 470 Kg 580 Pertanto la valutazione delle rimanenze verrà effettuata interamente al prezzo d acquisto dell ultimo carico: Kg 470 x 60,00 = ,00 Confronto tra costo d acquisto nella configurazione del FIFO a scatti e valore di mercato (costo di sostituzione):

22 22 Capitolo XVI Materia α Q P P x Q FIFO A SCATTI Kg , ,00 COSTO DI SOSTITUZIONE Kg , ,00 Valutazione al minore tra costo di acquisto (FIFO a scatti) e valore di mercato (costo di sostituzione): FIFO A SCATTI < COSTO DI SOSTITUZIONE Valutazione rimanenze al FIFO a scatti: Kg 470 x 60,00 = ,00 In contabilità si redige il seguente articolo: 31/12 Magazzino materie ,00 Variazione rimanenze materie ,00 Rilevate rimanenze finali di materie Si ipotizzi ora, alternativamente, che la quantità delle rimanenze finali al 31/12 sia di Kg 600: Rimanenze finali al 31/12 > Carico al 31/08 Kg 600 Kg 580 Valutazione rimanenze finali al 31/12: Kg 580 x 60,00 = ,00 Kg 20 x 55,00 = 1.100,00 Kg ,00 COSTO UNITARIO = ,00 / Kg 600 = 59, Arrotondamento alla seconda cifra decimale.

23 Le imposte sul reddito 23 Confronto tra costo d acquisto nella configurazione del FIFO a scatti e costo di sostituzione: Materia α Q P P x Q FIFO A SCATTI Kg , ,00 COSTO DI SOSTITUZIONE Kg , ,00 Valutazione al minore tra costo di acquisto (FIFO a scatti) e valore di mercato (costo di sostituzione): FIFO A SCATTI < COSTO DI SOSTITUZIONE Valutazione al FIFO a scatti: Kg 600 x 59,83 13 = ,00 In contabilità si redige il seguente articolo: 31/12 Magazzino materie ,00 Variazione rimanenze materie ,00 Rilevate rimanenze finali di materie I criteri convenzionali di rotazione: metodo LIFO Il criterio di rotazione LIFO (last in first out) è una metodologia convenzionale utilizzata per lo scarico delle giacenze, secondo la quale i beni entrati per ultimi nel magazzino devono essere i primi ad essere prelevati. Il metodo LIFO può essere applicato in modo continuo per ciascun movimento oppure a scatti, cioè con riferimento ad un determinato periodo di tempo (anno, trimestre, mese, ecc.). 12 Essendo in tal caso il costo unitario un numero periodico, nell effettuazione del calcolo (P x Q) occorre considerare tutte le cifre del periodo anche se, per ragioni di natura espositiva, è stato arrotondato alla seconda cifra decimale. 13 Si veda nota precedente.

24 24 Capitolo XVI 1) LIFO CONTINUO SCHEDA DI MAGAZZINO Data Descrizione Quantità Prezzo Q x P 01/01/n Rimanenze iniziali , ,00 28/02/n Carico , ,00 30/04/n -Scarico (550) { , , , ,00 } ( ,00) 30/04/n Rimanenze , ,00 31/08/n Carico , ,00 30/11/n -Scarico (530) 60,00 ( ,00) 31/12/n Rimanenze finali 470 { , , , ,00 } ,00 Nel metodo LIFO continuo la valutazione di ogni scarico viene effettuata, per convenzione, utilizzando i prezzi d acquisto più recenti. Nel caso in esame, il primo scarico (30/04) viene valorizzato a partire dal prezzo dalle quantità entrate in magazzino il 28/02 (Kg 520). La quantità eccedente (Kg 550 Kg 520 = Kg 30) viene valorizzata al prezzo delle rimanenze iniziali. Le rimanenze al 30/04 sono costituite dalla quantità residua di rimanenze iniziali (Kg 450 Kg 30 = Kg 420) al relativo prezzo. Il secondo scarico (30/11) viene valorizzato interamente al prezzo del carico più recente (31/08) perché presenta una quantità ad esso inferiore. La stratificazione analitica delle rimanenze finali al 31/12 è costituita in parte dalle rimanenze al 30/04 (Kg 420) ed in parte dalla quantità che residua del carico al 31/08 (Kg 580 Kg 530= Kg 50), ai relativi prezzi. Allo stesso risultato in termini di quantità finali complessive (Kg 470) si perviene con procedimento sintetico, sommando le rimanenze iniziali con i carichi e sottraendo gli scarichi. Si può procedere in modo analogo per determinare in modo sintetico il valore in euro delle rimanenze finali (valore rimanenze iniziali + valore carichi valore scarichi = ,00). Per poter confrontare il costo d acquisto col valore di mercato occorre determinare il costo unitario delle rimanenze al 31/12:

25 Le imposte sul reddito 25 COSTO UNITARIO = ,00 / Kg 470 = 51,06 14 Confronto tra costo d acquisto nella configurazione del LIFO continuo e costo di sostituzione: Materia α Q P P x Q LIFO CONTINUO Kg , ,00 COSTO DI SOSTITUZIONE Kg , ,00 Valutazione al minore tra costo di acquisto (LIFO continuo) e valore di mercato (costo di sostituzione): LIFO CONTINUO < COSTO DI SOSTITUZIONE Valutazione rimanenze al LIFO continuo: Kg 470 x 51,06 16 = ,00 In contabilità si redige il seguente articolo: 31/12 Magazzino materie ,00 Variazione rimanenze materie ,00 Rilevate rimanenze finali di materie 2) LIFO A SCATTI PURO Tale variante del criterio LIFO è chiamata LIFO a scatti puro in quanto la valutazione delle rimanenze viene effettuata alla fine di un determinato periodo (anno, trimestre, mese, ecc.). Il criterio LIFO stabilisce, per convenzione, che le quantità entrate per ultime siano le prime ad uscire, pertanto le rimanenze sono costituite dalle quantità più remote. Prendendo in considerazione il periodo annuale, si effettua un confronto tra la quantità delle rimanenze finali al 31/12 con la quantità delle rimanenze iniziali. 14 Arrotondamento alla seconda cifra decimale. 15 Essendo in tal caso il costo unitario un numero periodico, nell effettuazione del calcolo (P x Q) occorre considerare tutte le cifre del periodo anche se, per ragioni di natura espositiva, è stato arrotondato alla seconda cifra decimale. 16 Si veda nota precedente.

26 26 Capitolo XVI Se la quantità in giacenza è: - inferiore o uguale alla quantità delle rimanenze iniziali, le rimanenze finali verranno valutate interamente al costo delle rimanenze iniziali; - superiore alla quantità delle rimanenze iniziali, le rimanenze finali verranno valutate in parte in base al costo delle rimanenze iniziali (fino ad esaurimento della relativa quantità) e per l eccedenza in base al prezzo d acquisto del primo carico del periodo e così via. Nel caso analizzato, la quantità delle rimanenze finali al 31/12 risulta superiore rispetto alla quantità delle rimanenze iniziali all 01/01: Rimanenze finali al 31/12 > Rimanenze iniziali all'01/01 Kg 470 Kg 450 Valutazione rimanenze finali al 31/12: Kg 450 X 50,00 = ,00 Kg 20 X 55,00 = 1.100,00 Kg ,00 COSTO UNITARIO = ,00 / Kg 470 = 50,21 17 Confronto tra costo d acquisto nella configurazione del LIFO a scatti puro e costo di sostituzione: Materia α Q P P x Q LIFO A SCATTI PURO Kg , ,00 COSTO DI SOSTITUZIONE Kg , ,00 Valutazione al LIFO a scatti puro: Kg 470 x 50,21 19 = ,00 In contabilità si redige il seguente articolo: 17 Arrotondamento alla seconda cifra decimale. 18 Essendo in tal caso il costo unitario un numero periodico, nell effettuazione del calcolo (P x Q) occorre considerare tutte le cifre del periodo anche se, per ragioni di natura espositiva, è stato arrotondato alla seconda cifra decimale. 19 Si veda nota precedente.

27 Le imposte sul reddito 27 31/12 Magazzino materie ,00 Variazione rimanenze materie ,00 Rilevate rimanenze finali di materie 3) LIFO A SCATTI ANNUALI detto FISCALE Prendendo in considerazione il periodo di un anno, si può utilizzare in alternativa ai metodi precedenti, il criterio LIFO a scatti annuali detto anche LIFO fiscale. Anche con tale metodo si effettua un confronto tra la quantità delle rimanenze finali al 31/12 con la quantità delle rimanenze iniziali. Se la quantità in giacenza è: - inferiore o uguale alla quantità delle rimanenze iniziali, le rimanenze finali verranno valutate interamente al costo delle rimanenze iniziali; - superiore alla quantità delle rimanenze iniziali, le rimanenze finali verranno valutate in parte in base al costo delle rimanenze iniziali (fino ad esaurimento della relativa quantità) e per l eccedenza in base al costo medio degli acquisti del periodo. Nel caso analizzato, la quantità delle rimanenze finali al 31/12 risulta superiore rispetto alla quantità delle rimanenze iniziali all 01/01: Rimanenze finali al 31/12 > Rimanenze iniziali all'01/01 Kg 470 Kg 450 Per valorizzare le rimanenze finali al 31/12 occorre calcolare il costo medio degli acquisti del periodo: COSTO MEDIO ACQUISTI Kg 520 x 55,00 = ,00 Kg 580 x 60,00 = ,00 Kg ,00 costo unitario medio acquisti = ,00 / Kg = 57, Arrotondamento alla seconda cifra decimale.

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