GLI ADOLESCENTI E L USO DEL DENARO

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1 GLI ADOLESCENTI E L USO DEL DENARO Supplemento a Laboratorio IARD n. 4 di Dicembre 2000 Rapporto a cura di Cinzia Dosso Elena Rosci Trimestrale a carattere scientifico di ricerca sociale Direttore responsabile: Annalisa Bianchi Stampato in proprio nel mese di Dicembre

2 Indice Premessa 3 1. Le informazioni ed il livello di conoscenza 4 2. Atteggiamenti e stereotipi verso il denaro 9 3. La disponibilità di denaro Consumi e comportamenti negli acquisti Gli atteggiamenti verso il risparmio e la propensione al consumo ed al risparmio Forme e pratiche di risparmio: il denaro depositato Il denaro domani: progetti e responsabilità nel regno dei soldi guadagnati Conclusioni 30 Nota metodologica 32 IARD 33 Quaderni IARD 34 2

3 Premessa Il rapporto che viene presentato nelle pagine che seguono è il risultato di un lavoro di ricerca sulla percezione del denaro tra i giovanissimi, che IARD ha sviluppato negli ultimi due anni con il contributo della Fondazione CARIPLO. Nel luglio del 1999 furono consegnati da IARD i risultati di una prima ricerca che tracciava il quadro del rapporto con il denaro da parte dei bambini delle ultime classi della scuola elementare. Anche in quella occasione fu utilizzato un approccio integrato tra metodi quantitativi e qualitativi, che aveva permesso di osservare il fenomeno secondo punti di vista diversi. In questa seconda rilevazione i riflettori vengono posti sulla coorte dei quindicenni e sedicenni che frequentano le scuole superiori della Lombardia. Lo spirito che ha mosso i ricercatori è il medesimo: individuare quale rapporto gioca il denaro nella vita quotidiana, con un taglio meno legato alle rappresentazioni e più al suo uso concreto in termini di conoscenze, spesa e risparmio. L immagine degli adolescenti che ne emerge è a due facce: più istituzionale e controllata davanti ad un questionario formale, più libera e impulsiva nel dialogo con il gruppo dei pari. Se è noto infatti che gli adolescenti stentano a esprimersi sugli argomenti che li riguardano, nel caso dei soldi non è così: evocando forti correnti affettive, portano in superficie i problemi cruciali della loro età: la dipendenza e l autonomia, l identità femminile e maschile, la separazione dalla famiglia, il gruppo, la seduzione, il rapporto con l infanzia e il futuro. Parlando del denaro, gli adolescenti ci dicono qualche cosa di importante sul loro mondo interiore, sulle loro opinioni, i valori e gli affetti che animano la loro vita: il denaro, facendo parte del mondo quotidiano degli adolescenti, viene a giocare un ruolo chiave nel processo di crescita e accesso ai ruoli adulti, divenendo così strumento di negoziazione dell indipendenza e dell immagine di sé rispetto ai propri genitori, che tuttavia ne gestiscono quasi sempre le disponibilità e chiedono un riscontro sulle spese. La dimensione con cui l adolescente si rapporta al denaro è prevalentemente quella del quotidiano, dell hic et nunc, anche se è già stata interiorizzata la necessità di porre attenzione alle forme di investimento e di risparmio che 3

4 invece sarà centrale quando si sarà vecchi, ovvero si sarà superato il fantomatico traguardo dei 25 anni. In questo senso l ottica del risparmio è presente come patrimonio genetico, nel confronto tra coetanei si maschera, preferendo offrire un immagine di sé per la quale anche il denaro può diventare uno strumento per appartenere al gruppo. Emerge così un rapporto con il denaro di uso e consumo, apparentemente distaccato, dietro il quale si intravede il tentativo di godere della propria età prima di dovere fare seriamente i conti con bollette, spese e imprevisti, simbolo efficace di un età adulta, ammirata e temuta allo stesso tempo. 1. Le informazioni ed il livello di conoscenza Parlando con gli adolescenti di denaro, emerge un atteggiamento molto ideologico che tende alla dicotomizzazione tra l ottica edonostico ottimistica e quella ascetico-scettica, con vantaggio della prima sulla seconda. A fianco di queste due posizioni così nette (il denaro è bene vs il denaro è male) si delinea quella di chi, alla luce della sua esperienza diretta, definisce i soldi come una piccola ricchezza personale, ridimensionando in tal modo i toni del confronto e riportando il discorso su livelli più legati all esperienza quotidiana. Emerge così che se per la ragazze il denaro è importante soprattutto per stare bene con gli altri, per la sicurezza, quindi per la dimensione relazionale, dove l appartenere regala la desiderata sensazione di protezione, per i compagni maschi esso è inteso da un lato nella sua accezione adulta, dall altro nell accezione infantile di soddisfazione dei desideri di bambino gaudente o in quella virile di esibizione di potere e seduzione. Ma quali informazioni hanno gli adolescenti del denaro? Esaminando i dati appare come nelle famiglie lombarde, tra genitori e figli capita con una certa frequenza di parlare di denaro, soprattutto di fronte a spese importanti che in qualche modo toccano l intera famiglia, oppure per quanto riguarda la gestione delle piccole spese dei figli. Anche di tasse si discute abbastanza frequentemente, mentre risparmi, debiti e problemi economici del Paese sono oggetto di discussione solo in poche occasioni. Il minore coinvolgimento si registra in relazione alla situazione debitoria della famiglia, con solo l'8% dei ragazzi che dichiara di parlare 4

5 frequentemente di questi problemi con i propri genitori. Per quanto riguarda invece i risparmi e gli investimenti familiari: il 40% degli adolescenti afferma di non parlarne mai o quasi mai con i genitori, il 26% al limite affronta con loro solo il tema dei risparmi familiari e solo il 21% discute frequentemente sia di risparmi che di investimenti. Il fatto che i ragazzi, al di là del discutere delle proprie spese personali o delle grandi spese familiari, partecipino raramente alle discussioni relative alle questioni economiche della famiglia, si presenta come un fenomeno diffuso in tutti i ceti sociali, anche se ovviamente sussistono alcune differenze peraltro abbastanza contenute - connesse alle differenti opportunità economiche e culturali delle famiglie. Nello specifico, nelle famiglie di livello culturale meno elevato si rileva una minore apertura al dialogo sui temi inerenti agli investimenti ed ai problemi economici del Paese, a fronte di un maggiore coinvolgimento quando si parla di risparmi familiari e tassazioni. Il basso livello di comunicazione interfamiliare riscontrato per questi argomenti di conversazione più che dalle condizioni economiche familiari sembra quindi rispecchiare una precisa volontà dei genitori di evitare questi discorsi con i figli, cercando invece un loro maggiore coinvolgimento per gli aspetti più direttamente connessi all'amministrazione del bilancio familiare. Probabilmente si ritiene che i ragazzi non abbiano ancora raggiunto una maturità sufficiente per affrontare con loro argomenti più complessi ed anche più delicati. Questa interpretazione risulta avvalorata dal fatto che al crescere dell'età degli intervistati aumenta anche il coinvolgimento nelle discussioni che riguardano gli investimenti, con un incremento che porta la quota di chi ne parla abbastanza spesso con i genitori, dal 29% registrato per i ragazzi di seconda al 40% osservato per quelli di terza. Anche nelle conversazioni con gli amici gli argomenti riguardanti il denaro vertono soprattutto sulla dimensione delle spese; in particolare circa nove giovani su dieci discutono abbastanza spesso degli acquisti e circa sette su dieci del denaro a loro disposizione. Il risparmio, diversamente, è un tema che non viene mai o quasi mai affrontato con i pari. Se si considerano congiuntamente le risposte fornite alle domande relative alle conversazioni con amici e genitori aventi per oggetto i risparmi personali, si può notare come il 41% dei ragazzi non ne parli mai o quasi con nessuno, il 22% affronti spesso l'argomento solo con i genitori ed il 17% solo con gli amici, mentre il restante 20% ne discute frequentemente con entrambi (fig. 1). 5

6 FIGURA 1 CON CHI PARLANO DEI PROPRI RISPARMI GLI ADOLESCENTI (%) Con nessuno 41% Solo con i genitori 22% Solo con gli amici 17% Con amici e genitori 20% A non confrontarsi mai o quasi mai con alcuno in merito ai propri risparmi sono più i ragazzi delle ragazze (42% contro 39%), inoltre la propensione a discutere di questo argomento aumenta al crescere dell'età. Non si osservano, invece, particolari differenze connesse all'origine sociale ed al livello culturale dei genitori, ad eccezione dei ragazzi con basso background culturale familiare, che tendono mediamente a parlare meno con i genitori. Se gli adolescenti discutono raramente delle questioni economiche con i loro genitori, ciò in parte è anche dovuto al loro scarso interesse nei confronti di questi argomenti, come emerge dai dati relativi alla frequenza con la quale si informano sull'economia e la finanza in generale. Infatti, nonostante quasi la metà dei ragazzi dichiari di leggere abbastanza frequentemente un quotidiano, la quasi totalità non è comunque interessata alle pagine o ai supplementi economici: quasi otto intervistati su dieci non hanno mai letto un quotidiano economico-finanziario così come quasi sette su dieci non hanno mai letto un settimanale o un mensile dedicato all'economia e alla finanza. Anche le trasmissioni televisive dedicate a questi temi vengono scarsamente seguite dai giovani intervistati, per quanto in questo caso la maggioranza abbia avuto modo di vederne qualcuna, almeno raramente. Utilizzando un unico indicatore sintetico delle risposte fornite dai ragazzi intervistati, si può osservare come quasi la metà del campione (48,2%) dichiari che mai o solo raramente gli capita di leggere un quotidiano o di 6

7 acquisire attraverso altre fonti notizie che riguardano il mondo economico, il 31,4% legge un quotidiano, ma non si interessa delle notizie economiche, mentre solo il 20,3% utilizza abbastanza spesso una delle fonti segnalate nella domanda (fig. 2). FIGURA 2 FONTI DI ACQUISIZIONE DELLE INFORMAZIONI ECONOMICHE E FINANZIARIE (%) St ampa o trasmissioni Tv specialistiche 20,3% Quotidiani non specialistici 31,4% Nessuna fonte 48,2% Sono soprattutto i maschi a dimostrare una maggiore attenzione per le informazioni di tipo economico (28,2% contro il 13,3% osservato tra le ragazze), mentre non si notano particolari differenze per classe sociale e livello culturale dei genitori e neanche per il tipo di scuola frequentata. Pur avendo sentito molto parlare di Euro dai mass media soprattutto dalla televisione, che quindi si configura come la fonte informativa più importante la nuova moneta non costituisce più di tanto oggetto di conversazione sia a scuola, che all interno del gruppo dei pari: il 94% degli intervistati non ne ha mai o quasi mai parlato con gli amici, ma quel che stupisce è che circa tre su cinque dichiarino di non averne mai o quasi mai discusso a scuola. In merito a quest'ultimo aspetto, il confronto per tipo di istituto frequentato, chiarisce che si tratta soprattutto degli studenti dei licei scientifici. Anche per effetto dell'alta frequenza con cui ne hanno sentito parlare dalla televisione sono comunque pochi i ragazzi che non sono in grado di indicare, almeno approssimativamente, il valore dell'euro. Non ne è infatti a conoscenza solo un ragazzo su dieci, con una prevalenza dei frequentanti gli istituti professionali (ed in particolare modo di coloro che non leggono 7

8 nemmeno la stampa quotidiana). All'ulteriore richiesta di precisare l'equivalente in lire, si vede come l'errore sia in genere contenuto in qualche decina di lire, anche tra quanti avevano dichiarato di non conoscerne l'esatto controvalore. Anche in questo caso si osservano differenze in relazione al tipo di scuola frequentata: hanno infatti indicato con precisione il valore dell'euro il 37% degli studenti degli istituti tecnici commerciali, contro il 27% dei frequentati i licei scientifici e il 17% degli istituti professionali. Per quanto concerne gli strumenti di pagamento, la netta maggioranza dei ragazzi intervistati sembra sapere quale è la prassi per ottenere un libretto di assegni, due su dieci invece non sanno rispondere alla domanda ed il 12% fornisce una risposta sbagliata. Il dettaglio per genere fa emergere una leggera prevalenza tra la componente maschile sia di risposte errate che di quanti dichiarano di non conoscere la prassi. Approfondendo ulteriormente l'analisi, si riscontrano differenze in relazione al tipo di scuola frequentata: la percentuale di risposte corrette è infatti inferiore negli istituti professionali (51% contro il 68% dei licei scientifici ed il 70% degli istituti commerciali), mentre non si notano differenze in base alla classe frequentata. Resta da segnalare una quota maggiore di informati tra quanti hanno dichiarato di leggere con una certa frequenza la stampa economica. Passando a considerare il livello di conoscenza relativo agli strumenti di pagamento, si osserva come assegni e carte di credito rappresentino le modalità più conosciute, mentre per gli assegni circolari e soprattutto per le cambiali la percentuale di risposte esatte si abbassa, sebbene la maggioranza risponda correttamente. Resta da aggiungere come solo il 17% degli intervistati abbia risposto correttamente a tutti gli item della domanda, quota che sale al 51% se si considerano solo le risposte riferite ad assegni, assegni circolari, carte di credito e cambiali (quindi ai quattro effettivi strumenti di pagamento elencati). Questo elemento ci consente di cogliere come, per buona parte dei ragazzi, risulti difficile distinguere tra strumenti di pagamento e strumenti di investimento a causa del basso livello di conoscenza inerente alle forme d'investimento. Ancora una volta sono soprattutto i maschi, i frequentati gli istituti commerciali e quanti leggono la stampa economica a risultare mediamente più informati. 8

9 Per quanto riguarda i temi finanziari (le società quotate, gli strumenti finanziari ed i titoli di Stato) quasi quattro ragazzi su dieci non sanno rispondere a nessuna delle domande poste, il 59% fornisce almeno una risposta esatta, mentre pochissimi (3%) rispondono correttamente a tutte le domande. La quota di chi non sa rispondere, o risponde in modo errato a tutti gli item, risulta maggiore tra le femmine (43% contro il 33% rilevato per i maschi) e tra chi frequenta gli istituti professionali (57% contro il 38% dei frequentanti i licei scientifici ed il 30% degli studenti degli istituti commerciali). Anche il fatto di affrontare o meno l'argomento degli investimenti con i genitori influisce sulle risposte, dal momento che la quota di quanti dimostrano una minore competenza su questi temi diminuisce sensibilmente al crescere della frequenza con cui si discute in famiglia di investimenti, variando dal 43% di chi non ne parla mai al 23% registrato tra chi, diversamente, si trova spesso a discutere di questi temi con i propri genitori. Per queste questioni, quindi, il fatto di discuterne con gli adulti o di documentarsi personalmente assume un ruolo abbastanza importante. La scarsa conoscenza degli strumenti finanziari si riflette anche sul grado di consapevolezza del rapporto rischio/rendimento ad essi associato, come dimostrano le distribuzioni di frequenza delle risposte ad alcuni quesiti sulle strategie di investimento. La maggioranza del campione ha difficoltà a valutare i rendimenti dei titoli di Stato, dimostrandosi anche poco informata sui tassi di interesse bancari; diversamente, in riferimento alle azioni e alla diversificazione delle scelte di investimento, si rileva in genere una maggiore consapevolezza. I giovani che presentano una buona conoscenza e comprensione degli strumenti di risparmio e di investimento sono una netta minoranza: risultano mediamente meno informate le ragazze, gli iscritti agli istituti professionali, quanti hanno una famiglia con un basso background culturale e coloro che non leggono mai o quasi mai la stampa economica specializzata. 2. Atteggiamenti e stereotipi verso il denaro 9

10 Alla richiesta di fornire una definizione del proprio rapporto con il denaro, la maggioranza degli adolescenti lombardi non esita a rivelare una scarsa attenzione nell'amministrare i propri soldi. Circa cinque soggetti su dieci, pur dichiarando di prestare attenzione nello spendere, ammettono nel contempo di avere una scarsa inclinazione a risparmiare e circa un ragazzo su dieci afferma di non porre attenzione nemmeno nello spendere. A ritenersi molto oculati nella gestione delle proprie risorse finanziarie sono invece circa quattro ragazzi su dieci, con un 3,8% che si dichiara decisamente parsimonioso (tab. 1). Quest'ultimo atteggiamento si rivela più frequente tra i ragazzi rispetto alle ragazze (più spesso poco inclini al risparmio), mentre non si riscontrano particolari differenze in relazione alla classe sociale ed al livello culturale della famiglia d'origine, ad eccezione del fatto che chi ha un padre con un basso grado di istruzione (licenza elementare) rivela in genere una minore attenzione nella gestione del proprio denaro. E inoltre da sottolineare il basso grado di diffusione di alcuni luoghi comuni associati alla dimensione del debito: la maggioranza degli intervistati non pensa che avere dei debiti costituisca un disonore e che non ci si possa aspettare un aiuto economico dagli amici in caso di bisogno, anche se poco meno della metà ritiene sia un dovere prestare denaro agli amici. TAB. 1. DOVENDO DESCRIVERE IL TUO RAPPORTO CON IL DENARO COME TI DEFINIRESTI? (DISTRIBUZIONE PERCENTUALE SUL TOTALE DEL CAMPIONE E PER GENERE DELL INTERVISTATO) TOTALE MASCHI FEMMINE Il classico tipo dalle mani bucate 9,7 10,7 8,9 Attenta/o nello spendere ma decisamente poco incline al risparmio Molto attenta/o nello spendere e nel risparmiare Se non proprio tirchia/o comunque molto parsimoniosa/o 47,7 41,9 52,9 38,8 42,9 35,2 3,8 4,6 3,0 N =

11 Il secondo elemento che merita di essere evidenziato è la generale ambivalenza che si registra nei confronti del denaro. Infatti, se la maggioranza degli adolescenti, da una parte, gli attribuisce una scarsa importanza rispetto al lavoro - giudicando più importante svolgere un lavoro che piace anche se non molto remunerativo - dall'altra, lo considera comunque uno strumento indispensabile per l'affermazione sociale, ritenendo che per diventare una persona importante sia necessario guadagnare molti soldi. Nel complesso, si può osservare come il denaro non venga affatto svalutato : sette adolescenti su dieci pensano che "avere molto denaro rende felici" ed un altro 46% ritiene che "con i soldi si può comperare tutto", mentre l'immagine negativa del denaro come fonte di problemi trova d'accordo solo il 21% degli intervistati, anche se la stragrande maggioranza è comunque convinta che i soldi creino invidia. Resta da sottolineare infine, come gli orientamenti più materialistici risultino più tipici della componente maschile, dove si presenta mediamente più numerosa sia la quota di quanti ritengono che con il denaro sia possibile comperare tutto, che quella di coloro che credono che il denaro renda felici, unitamente a quanti pensano che per diventare una persona importante sia necessario guadagnare molti soldi (tab. 2). Si tratta di stereotipi che rivelano un legame anche con il livello culturale della famiglia, essendo possibile rilevare una maggiore frequenza di questi atteggiamenti tra gli adolescenti con un più basso background culturale dei genitori. TAB. 2. GRADO DI ACCORDO CON ALCUNE AFFERMAZIONI SUL DENARO (PERCENTUALE DI INTERVISTATI MOLTO/ABBASTANZA D ACCORDO SUL TOTALE DEL CAMPIONE E PER GENERE. N = 900) TOTALE MASCHI FEMMINE L importante è fare un lavoro che piace anche se non si guadagnano tanti soldi 78,2 74,5 81,5 I soldi creano invidia 74,1 74,0 74,2 Avere molto denaro rende felici 67,5 74,5 61,2 Prestare soldi ad un amico è un dovere 48,2 53,5 43,5 Con i soldi si può comperare tutto 46,5 51,5 42,2 Per diventare una persona importante bisogna guadagnare molti soldi 46,4 53,4 40,2 11

12 Avere dei debiti è un disonore 28,3 32,4 24,5 Quando hai bisogno di soldi non aspettarti aiuto dagli amici Avere molto denaro significa avere molti problemi 23,2 26,5 20,3 21,3 20,8 21,8 Per ciò che concerne la relazione che intercorre fra soldi e successo, in primo piano gli adolescenti pongono il tema dell uguaglianza, anche se per le femmine essere uguali significa avere tutte le stesse cose, per i loro coetanei fare tutti le stesse cose. Il tema del successo, legato al denaro, pone inoltre agli adolescenti il problema di accettare che la differenza si insinui nel gruppo amicale paritetico: essere uguali e diversi a un tempo sembra molto difficile da tollerare, se non impossibile. Alla fine, comunque i valori dell uguaglianza hanno il sopravvento. Il tema della differenza creata dal denaro è infatti mal tollerata dal gruppo che preferisce sottolineare le esperienze che accomunano rispetto a quelle che separano. Ciò accade quando il denaro serve a realizzare iniziative comuni. Se il gruppo si concentra più sul suo funzionamento attuale e non sul futuro, o sull astratto, prevale il valore dell uguaglianza tanto che eventuali differenze sono annullate attraverso una politica solidale. Sembra quindi che quando gli adolescenti parlano del denaro in generale sottolineano gli aspetti di disuguaglianza introdotti dalla ricchezza (chi riceve molti soldi dai genitori, per esempio, è fortunato perché può comperare più cose, ma al tempo stesso è sfortunato in quanto troppo viziato e quindi infantile e incapace di imparare a gestire i soldi; oppure può mettersi nei pasticci perché invidiato dagli altri), ma quando pensano alla loro personale esperienza, al loro gruppo, allora la propensione a sostenere i valori paritetici ha la meglio. La dimensione della solidarietà con gli amici prevale infatti sulle differenze di estrazione sociale e sulle disparità economiche, come evidenzia l'elevato grado di diffusione della pratica dei prestiti. La consuetudine a prestare somme di denaro agli amici coinvolge, infatti, quasi sei adolescenti su dieci, con punte più elevate tra i ragazzi rispetto alle ragazze, mentre il contrario (chiedere soldi in prestito agli amici) viene in genere poco ammesso. Inoltre, solo una ristretta minoranza di ragazzi afferma di offrire o di farsi pagare con una certa frequenza qualcosa dagli amici, segno della generale tendenza a suddividere le spese durante gli incontri e le uscite con i coetanei, senza grosse distinzioni tra maschi e femmine. Meno parità tra i 12

13 sessi sussiste invece nei rapporti e negli scambi con i propri partner, sebbene anche qui la maggioranza dichiari comunque di procedere al pagamento separato dei conti. Tuttavia una quota ragguardevole di ragazzi sostiene di pagare frequentemente per la propria ragazza (nonostante sia decisamente inferiore la percentuale di ragazze che affermano di farsi offrire spesso, o abbastanza spesso, un cinema o una consumazione al bar dai propri ragazzi). Se il denaro e gli aspetti materiali sembrano passare in secondo piano rispetto alla vita di relazione, occorre anche sottolineare che si tratta comunque di una disponibilità che si presenta con diverse intensità all'interno dell'insieme degli adolescenti intervistati, risultando condizionata dal valore attribuito ai soldi, come si evince chiaramente dal confronto condotto in base alle definizioni che i ragazzi forniscono di sé in rapporto al denaro. Al riguardo è interessante notare come tra i meno parsimoniosi si rilevi in genere una maggiore generosità nei rapporti con gli amici, anche se si tratta di comportamenti che presuppongono una certa reciprocità negli scambi; risultando mediamente più frequenti, tra questo gruppo di adolescenti, anche comportamenti quali chiedere dei soldi in prestito e farsi offrire qualcosa dagli amici. 3. La disponibilità di denaro Analizzando il ruolo del denaro all interno delle dinamiche familiari emerge che tra figli e genitori il livello di conflittualità sembra assai modesto. I ragazzi non litigano con i genitori per i soldi, discutono poco, caso mai qualche volta insistono per ottenere qualcosa di più. Sembra che gli adolescenti diano per scontato che la responsabilità e il potere di decidere se e quanti soldi dare sia dei genitori, ma vorrebbero più autonomia su come spenderli. Se è vero che non vi è conflitto con i genitori sul denaro, emerge tuttavia un sentimento di inquietudine e insoddisfazione per il significato che assume l essere mantenuti. Di fronte al malessere evocato dalla dipendenza, alcuni incolpano i genitori, mentre altri rivendicano il diritto di essere foraggiati perché intendono il ruolo di studente come una professione che in qualche modo va retribuita. Il malessere della dipendenza si esplicita nel rifiuto di 13

14 un immagine di sé infantile e incapace; il controllo sulle spese è visto come un atto intrusivo e mortificante che ricaccia il sedicenne nelle secche dell infanzia dalle quali sta cercando faticosamente di affrancarsi. Alcuni ragazzi elaborano per contro un ribaltamento di tale posizione facendo dello studente un lavoratore, un cittadino con i suoi diritti, compreso quello di avere del denaro. Approfondendo la derivazione dei soldi emerge come gli adolescenti abbiano ben delineata la differenza fra denaro regalato e denaro guadagnato; l area dei valori positivi si colloca tutta sul secondo polo. Guadagnare del denaro, esserne capaci, scaccia infatti i fantasmi di dipendenza, tanto temuti insieme allo spettro di essere controllati da un genitore del quale si vuole ridimensionare il potere e il ruolo. Il denaro, vero, quello che si sente proprio, che rinforza l immagine di sé e rende adulti perché responsabilizza, è quello guadagnato. In relazione a ciò emerge anche il tema del sacrificio che consente di misurarsi con le proprie capacità e aumenta il senso di responsabilità e del proprio valore. Il denaro guadagnato inoltre tende a essere trattato con cura e devozione, con più rispetto perché simbolo e sostegno dell embrionale identità adulta in formazione che impegna incessantemente la mente adolescenziale. Scompare qui l immagine del bambino gaudente che spende e spande ed emerge l immagine di un giovane-adulto che, avendo messo alla prova le proprie capacità, avendo sperimentato la fatica e sudato il compenso, è più avveduto, responsabile e anche più felice. In verità le occasioni di lavorare e guadagnare sembrano molto limitate, nessuno degli intervistati mette in questione il ruolo di studente con le sue regole, i suoi tempi e i suoi doveri. A fronte della mortificazione evocata dall identità di mantenuto, i maschi sono più reticenti e preferiscono non approfondire ulteriormente il tema, mentre le femmine ammettono più apertamente di ricevere soldi da genitori e parenti, paghette settimanali o mensili, regali di Natale e compleanno e sussidi di vario genere. I genitori inoltre tendono a non sollecitare o addirittura impedire alle figlie la ricerca di lavoretti creando nelle ragazze un ulteriore senso di dipendenza. Oltre a ciò, emerge un altra discriminazione sessuale sugli ammonimenti che i genitori fanno ai figli sull uso del denaro: i maschi sono semplicemente invitati a non esagerare, mentre alle femmine è proposta un etica del risparmio inteso come virtù ed è richiesta una condotta più matura, meno 14

15 impulsiva. Si avverte qui un eco sbiadita della cultura della donnina di casa degli anni Cinquanta. Ma vediamo i dati nello specifico: riguardo alle modalità attraverso le quali i genitori provvedono ad elargire denaro ai propri figli, cinque ragazzi su dieci ricevono del denaro senza una scadenza regolare, tre su dieci dispongono invece di un contributo settimanale ed il 14% di un contributo mensile. Diversamente, solo una ristretta minoranza pari al 3,4% dichiara di non ricevere denaro dai genitori (tab. 3). TAB. 3. FREQUENZA CON CUI VIENE RICEVUTO DENARO DAI GENITORI (PERCENTUALE DI INTERVISTATI SUL TOTALE DEL CAMPIONE E PER GENERE) TOTALE MASCHI FEMMINE A scadenza mensile 14,0 13,1 14,8 A scadenza settimanale 31,1 35,0 28,2 Senza una scadenza fissa 51,1 48,2 53,8 Non ricevo denaro dai miei genitori 3,4 3,6 3,2 N = L'erogazione di una somma di denaro a scadenza regolare risulta lievemente più frequente tra i maschi, coinvolgendo in media il 48% dei ragazzi intervistati contro il 43% registrato tra le ragazze. Anche l'appartenenza sociale influisce in qualche modo sulle modalità di erogazione del sussidio economico concesso agli adolescenti, dal momento che, tra i ceti superiori e tra quanti hanno una famiglia con un migliore background culturale, il sostegno economico offerto dai genitori assume, più spesso che altrove, la forma di un contributo erogato a scadenze regolari (mensili o settimanali). E' inoltre necessario aggiungere che tra gli strati sociali più alti si riscontra anche un trattamento più egualitario tra i due sessi. Per quanto riguarda le occasioni in cui ragazzi ricevono del denaro, i contributi monetari vengono attinti soprattutto dai trasferimenti dai genitori 15

16 e da altri parenti in svariate occasioni, soprattutto come regali, ma anche come ricompense per il profitto scolastico e come contropartita per la collaborazione ai lavori di casa. La consuetudine a donare del denaro in occasione di compleanni e festività natalizie risulta praticamente generalizzata: solo l'1,6% degli adolescenti lombardi non ne viene coinvolto, mentre il 68% riceve denaro sia dai genitori che dai parenti. La concessione di questi contributi si configura, inoltre, come una pratica diffusa in tutti gli strati sociali senza particolari differenze di trattamento tra maschi e femmine. L'elargizione del denaro come ricompensa risulta invece meno diffusa, pur coinvolgendo comunque la maggioranza del campione (55%). Questo tipo di contropartite monetarie vengono soprattutto offerte dai genitori in cambio di collaborazioni ai lavori di casa e come premio per avere ottenuto la promozione, mentre appare decisamente bassa la quota di quanti utilizzano premi in denaro per ricompensare un buon voto scolastico o un comportamento corretto (tab. 4). TAB. 4. OCCASIONI PER LE QUALI GLI INTERVISTATI RICEVONO O GUADAGNANO DEL DENARO (PERCENTUALE DI INTERVISTATI SUL TOTALE DEL CAMPIONE E PER GENERE. N = 900) TOTALE MASCHI FEMMINE Come regalo di compleanno o per Natale da parte dei nonni o di altri parenti Come regalo di compleanno o per Natale da parte dei genitori Quando faccio dei lavoretti fuori casa (baby sitter, ecc.) 94,5 95,2 94,0 72,9 74,2 71,7 36,8 33,4 39,9 Quando ottengo la promozione 33,8 34,7 33,0 Quando faccio qualche lavoro di casa (lavo i piatti, metto in ordine la stanza, lavo l automobile ecc.) 30,0 32,2 28,1 Quando prendo un bel voto a scuola 9,9 10,7 9,2 Come premio per essermi comportato bene 4,7 3,9 5,4 16

17 Occorre, infine, notare che per quasi quattro giovani su dieci compare, tra le fonti di denaro, anche il reddito da lavoro. Il confronto per classe frequentata rivela come si tratti di esperienze almeno in parte condizionate dall'età (possono contare su questo tipo di risorse il 42% dei ragazzi di terza contro il 34% di quelli che frequentano la seconda), mentre non si riscontrano differenze connesse al genere, a dimostrazione di come queste pratiche siano in grado ormai di accomunare sia i ragazzi che le ragazze. Resta da osservare come la consuetudine al lavoro fuori casa aumenti sensibilmente al decrescere delle opportunità culturali dei genitori. Il confronto con la classe sociale d'appartenenza mette invece in luce valori più alti della media soprattutto tra i figli dei lavoratori autonomi, probabilmente per effetto della collaborazione dei ragazzi all'attività familiare. Nel complesso, i ragazzi intervistati dispongono mediamente di lire al mese, anche se si osserva comunque una certa variabilità dei budget: su dieci ragazzi, due possono contare solo su lire al mese, tre su un massimo di lire ed altri quattro su un importo compreso tra le 100 e le lire, a fronte di uno solo che può disporre di una cifra maggiore. Si nota anche che la somma disponibile varia in funzione del genere: le ragazze risultano mediamente più svantaggiate, potendo contare su una quantità di denaro inferiore (in media lire contro ) (Tab. 5). TAB. 5. SOMMA TOTALE DI DENARO DISPONIBILE MENSILMENTE (PERCENTUALE DI INTERVISTATI SUL TOTALE E PER GENERE. N = 900) TOTALE MASCHI FEMMINE Fino a ,1 19,8 20, ,5 29,0 29, ,9 25,4 30, ,6 11,6 9, ,3 6,7 6,0 17

18 Oltre ,6 7,5 3,9 Tot Media Alla determinazione della quantità di denaro disponibile concorrono, come abbiamo visto, diverse fonti: la quota più importante deriva comunque dai trasferimenti dai genitori. Questi coprono da soli, nella maggioranza dei casi, più del 50% delle entrate, con un importo medio pari a lire al mese, cifra che sale a lire tra i maschi e scende a tra le ragazze, nonostante in entrambi i casi la moda sia comunque di lire. La somma di denaro elargita dai genitori non presenta sostanziali variazioni di importo in riferimento all'origine sociale della famiglia: i divari sono in genere contenuti in qualche decina di migliaia di lire. Differenze, sempre all'ordine di poche decine di migliaia di lire, emergono anche confrontando i dati in base alle caratteristiche del nucleo familiare: in particolare chi è figlio unico riceve in media lire al mese, contro le di chi ha invece fratelli e/o sorelle. Per quanto riguarda invece le altre fonti di entrata, oltre all'apporto fornito dai genitori, un ruolo importante è occupato dai contributi offerti dai nonni e dagli altri parenti, anche in virtù del fatto che si tratta di consuetudini che, come abbiamo visto, coinvolgono, almeno in occasione dei compleanni e delle feste, la quasi totalità degli intervistati, con un importo medio mensile pari a lire; in questo caso, non risultano differenze degne di nota tra maschi e femmine. Con riferimento, infine, al reddito derivante dai "lavoretti", è necessario premettere che si tratta di introiti che presentano una notevole variabilità negli importi. Infatti, pur percependo in media lire al mese, la maggioranza dei ragazzi (51,9%) non ne guadagna comunque più di , con un differenziale tra maschi e femmine piuttosto ampio dal momento che le giovani guadagnano in media il 35% in meno dei ragazzi 18

19 ( lire contro ). E' inoltre interessante notare come il sostegno economico offerto dai genitori si riveli determinate anche in queste situazioni, dal momento che, su dieci giovani che svolgono un'attività fuori casa, per quasi quattro il guadagno personale contribuisce al massimo ad un quarto della somma totale disponibile e per altri tre non supera comunque il 50% delle entrate. Diversamente, solo per una ridottissima minoranza (3%), il denaro mensile disponibile coincide completamente con gli introiti personali, con un importo però decisamente superiore e pari, in media, a lire al mese. Il contributo personale dei ragazzi assume un peso determinante solo per gli esborsi riguardanti gli svaghi, sebbene non risultino completamente esentati dal collaborare anche ad altre spese, soprattutto a quelle per l'abbigliamento ed i trasporti (tab. 6). TAB. 6. QUANDO DEVI SOSTENERE UNA DELLE SEGUENTI SPESE PAGHI TUTTO TU CON I TUOI SOLDI O TI AIUTANO I TUOI GENITORI? (DISTRIBUZIONE PERCENTUALE PER RIGA. N = 900) TUTTO IO PREVALEN FACCIAMO PREVALEN TUTTO I -TEMENTE A METÀ -TEMENTE GENITORI Spese per il divertimento (uscite con amici, cinema, sport) Spese per i trasporti (autobus, benzina per il motorino ecc.) IO I GENITORI 36,0 30,5 11,3 11,0 11,2 11,0 8,0 6,1 21,5 53,3 Spese per vacanze o gite 2,6 3,9 10,1 23,7 59,7 Spese per l abbigliamento 2,5 7,3 18,5 35,6 36,1 Spese per la scuola (cancelleria, libri ecc.) 0,5 3,5 3,4 22,7 69,9 Queste modalità di ripartizione delle spese tra genitori e figli si presentano diffuse tra tutti i giovani intervistati, anche se ovviamente sono rinvenibili alcune differenze. In particolare, per alcune categorie di spesa (trasporti, divertimenti, vacanze e gite) il sostegno offerto dai genitori risulta relativamente più frequente tra le femmine rispetto ai maschi - probabilmente per effetto della minore quantità di denaro a loro 19

20 disposizione - evidenziando quindi un grado inferiore di autonomia negli acquisti da parte delle ragazze. La capacità di spesa che si realizza attraverso il contribuito dei genitori non sembra invece variare particolarmente in funzione della classe sociale d'appartenenza, se non in riferimento alle spese per l'abbigliamento dove, all interno dei ceti sociali superiori, si presenta più numerosa la quota di quanti vedono prevalere, in tutto o in parte, il contributo dei genitori. Sostanziali variazioni nella ripartizione delle spese tra genitori e figli non si riscontrano neanche confrontando gli adolescenti che svolgono delle piccole attività fuori casa, rispetto a quanti non possono contare su questo genere di introiti. Piccole differenze si osservano solo per le categorie "abbigliamento" e "vacanze e gite", dove - tra i ragazzi con occupazioni extra-domestiche ed, in particolare modo, tra coloro che hanno dichiarato un guadagno superiore alle lire mensili - risulta più alta la quota di chi vi provvede in tutto, o principalmente, in modo autonomo. Passando ad esaminare il grado di autonomia degli adolescenti in rapporto alla gestione delle loro disponibilità finanziarie, i dati mettono in luce come solo una esigua minoranza dipenda totalmente dai genitori, avendo l'obbligo di consultarli sempre prima di effettuare delle spese. La quasi totalità degli intervistati può dunque contare su un regime abbastanza autonomo di spesa, anche se nella maggior parte dei casi è presente qualche forma di controllo, dovendo comunque chiedere il permesso ai genitori prima di fare acquisti che esulano dalle piccole necessità quotidiane o essendo tenuti a giustificare le proprie spese. Va comunque registrato che tre ragazzi su dieci dichiarano che non devono in nessun caso rendere conto ai propri genitori delle spese che sostengono. Approfondendo l'analisi si nota come i ragazzi con una bassa estrazione sociale siano mediamente meno liberi di disporre dei propri soldi senza dovere in qualche modo renderne conto ai loro genitori. Anche rispetto al genere si osservano differenze, con le ragazze che in media dispongono di una minore autonomia, sebbene i divari tra le due distribuzioni si presentino abbastanza ridotti. Si tratta inoltre di consuetudini che dimostrano una certa relazione con l'età, in quanto tra i più giovani sussiste in genere un maggior controllo: può decidere liberamente del proprio denaro il 45% dei ragazzi più grandi, contro il 25% registrato tra i quindicenni. Infine, è interessante notare che chi riceve del denaro dai genitori senza una scadenza fissa è 20

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