COME FARE SOLDI NEI PERIODI DI CRISI

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2 Deiana Angelo, Barbato Roberto COME FARE SOLDI NEI PERIODI DI CRISI Trovare lavoro, fare business, cambiare professione trasformando le crisi in opportunità

3 Descrizione Una cosa va messa subito in chiaro: la prima regola del gioco è saper apprendere e cambiare. Siamo destinati a cambiare almeno 7 volte lavoro o business nel corso della nostra vita. Alcuni lavori scompariranno, ma ne emergeranno molti altri. Solo per darvi un'idea: per ogni posto di lavoro perso per l'avvento di Internet ne sono nati 2,6 nuovi. Che dire? Dobbiamo abituarci al cambiamento, prepararci, esplorare nuovi orizzonti e, invece di lamentarci per la crisi, darci da fare. Esploriamo le possibilità che la crisi offre a chi ha sempre un piano B. Come? Innanzitutto leggendo questo libro: questo libro è il vostro piano B... Presentazione di Mario Resca. Prefazione di Giovanni Rana.

4 PRESENTAZIONE Sulle scacchiere dell'unione europea a 27 l'italia del 2012 è scivolata tra le ultime posizioni: terzultima, davanti a Grecia e Romania, nell'indice di competitività. Le ripercussioni della crisi sono concrete e tangibili: perdita di migliaia di posti di lavoro, chiusura di aziende, crescente mancanza di liquidità, che si cristallizzano su un unico concetto, quello di contenere la spesa pubblica per trovare risorse per tagliare le tasse su imprese e lavoratori e ridare una spinta agli investimenti. Premesso, dunque, che la crisi esiste davvero e non possiamo ancora prevedere né una sua fine né per quanto tempo i suoi effetti ricadranno sull'economia, ritengo tuttavia che: chi sta fermo è perduto! In momenti di grande difficoltà economica è necessario sapersi mettere in gioco e investire capitali per innovare non solo in termini di nuovi prodotti e politiche di marketing, ma anche dì gestione aziendale. Solo chi saprà innovare anticipando nuovi trend ed esigenze potrà pensare di mantenersi in equilibrio, perché la crisi può essere una vera opportunità per una nazione. Può portare progresso, far nascere idee e creatività, spingere a intraprendere nuove strade sulla via dell'innovazione e della ricerca. Analogamente anche nel mondo del turismo culturale, l'italia, oggi, ha un enorme vantaggio competitivo in termini di sviluppo e di crescita: la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico di una nazione è una leva efficace per sviluppare nuovi posti di lavoro, reputazione e immagine. Per questo l'attuale crisi può rivelarsi una vera opportunità per sfruttare le potenzialità offerte dal nostro patrimonio culturale in ogni angolo del paese, al fine di arrivare a una maggiore efficienza nella distribuzione di prodotti e servizi e creare una reale possibilità di sviluppo anche per l'intero mondo del retail. Il primo passo da compiere è quello di costruire un tavolo di coordinamento forte e operativo, che coinvolga tutti gli attori del sistema e sia in grado di superare l'attuale sovrapposizione di competenze tra più ministeri e lobby locali per definire un piano delle priorità realizzabili e i relativi tempi di intervento, monitorandone costantemente l'attuazione. E solo dopo avere identificato questa cabina di regia che potremo realmente iniziare a lavorare su alcune priorità. Ma l'italia delle imprese e della cultura ce la può fare, ha un gran bisogno di lungimiranza e di reali politiche di rilancio. La differenza, come sempre, la fanno gli uomini: la business community necessità di figure sempre più competenti e specializzate, ma anche in grado di assumere diversi "cappelli" a seconda delle circostanze, sfoderando capacità trasversali per adattarsi a contesti aziendali differenti. Le competenze sono strutturalmente capaci di trasferire la loro valenza in diversi campi, generando in questo modo anche una spirale di altre conoscenze e di capacità di gestione di situazioni di crisi. L'importante è che le persone siano oneste, indipendenti dai partiti, politicamente non ricattabili. Mai come oggi, insomma, la frase di einsteiniana memoria «l'unica crisi pericolosa è la tragedia di non voler lottare per superarla, perché la differenza la

5 fa l'uomo» appare veritiera e attuale, Mario Resca, presidente Confimprese e DGper la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero Beni e Attività Culturali. Il segreto del successo? Puntare su ricerca, innovazione, comunicazione e su una vera ossessione per la qualità, che il consumatore riconosce come un must fondamentale nella scelta di un prodotto. Sono queste le leve su cui l'imprenditore deve operare per continuare a far crescere l'azienda, mantenere la redditività e garantire stabilità e sicurezza alle persone che vi lavorano. È quindi importante avere un management qualificato, pronto a mettersi in gioco ponendo in campo tutte le competenze per affrontare l'attuale crisi economica e poter guardare avanti, alla prossima fase dì crescita, che prima o poi arriverà. Per questo, consiglio di applicare alcune regole d'oro. Per prima cosa si deve assolutamente guardare in faccia la realtà ed essere reattivi. A tal fine bisogna sviluppare capacità di analisi per capire l'evoluzione dei mercati, il comportamento di clienti, collaboratori, azionisti e concorrenti. In seconda battuta, l'ottimizzazione dei costi e dei processi si rivela in questi momenti sempre più essenziale, ma per realizzarla è necessario intervenire in modo mirato, secondo una strategia stabilità che privilegia la visione a lungo termine. Non bisogna, tuttavia, dimenticare di cogliere le opportunità che spesso anche in periodi di crisi si presentano. Per questo non è necessario correre rischi a tutti i costi, isogna sempre avere un occhio vigile per essere in grado di reagire in modo rapido, mirato ed efficace. La comunicazione e la trasparenza sono altri due parametri cruciali in un perìodo di bassa congiuntura: io ho creduto così tanto in quello che facevo e nella forza del marchio Rana, riconosciuto non solo in Italia ma anche all'estero, da avere letteralmente "messo la mia faccia" al servizio della comunicazione, per garantire in prima persona la bontà e la qualità dei miei prodotti. Una scelta che si è rivelata vincente. Certo, viviamo in tempi di forte recessione e di una propensione al risparmio da parte dei consumatori - l'80% degli italiani ha modificato i propri comportamenti di spesa rispetto al che davvero non lasciano ampi spazi di manovra. Eppure al cospetto di dati che non permettono di presagire nell'immediato un'inversione di tendenza, l'esperienza insegna che gli imprenditori lungimiranti e solidi hanno saputo tenere meglio il mare, verificando i progressi realizzati e prendendo per tempo e all'occorrenza le misure correttive necessarie. Anche a livello di prodotto, è, dunque, ipotizzabile nel prossimo futuro una trasformazione dell'offerta in un mercato che premierà sempre più le aziende migliori, ossia quelle in grado di cogliere e interpretare i nuovi bisogni di un consumatore sempre più razionale, attento ed esigente. Per questo consiglio sempre ai miei collaboratori di ascoltare, di recepire i messaggi che arrivano dal mercato e dall'esterno, per potere affinare le tecniche e non farsi cogliere impreparati. Penso che lavorare bene e portare avanti progetti innovativi per consolidare il business, anche quando il mercato consegna segnali preoccupanti di flessione, significa per un imprenditore non solo investire su se

6 stesso e sul proprio operato, ma anche sulla sua squadra e sul suo potenziale di crescita.

7 A mia madre Carla, la persona che mi ha insegnato la cosa più importante del mondo: dire grazie. Perché solo le persone intelligenti sanno dire grazie. A mio figlio Alessandro, la persona che mi ha insegnato la cosa più importante del mondo: avere fiducia nei giovani. Perche'solo in questo modo si può provare a cambiare se stessi e, di conseguenza, il mondo... Giovanni Rana, presidente Pastificio Giovanni Rana e consigliere Confimprese

8 1. Crisi uguale cambiamento

9 Prologo «Nella vita nulla è costante se non il cambiamento» Buddha Crisi uguale cambiamento. Dopo vent'anni di internet il mondo va più veloce, molto più veloce. I cambiamenti che oggi avvengono in un ventennio prima avvenivano in un secolo. Siamo pronti ad andare a questa velocità? Siamo pronti ad affrontare cambiamenti così repentini? La tecnologia, ad esempio, ci riesce. La biologia (l'uomo) ha bisogno di tempi più lunghi. Iniziamo con questa riflessione non per dire che si tratta di una battaglia persa, ma per definire il contesto con il quale dobbiamo confrontarci quotidianamente, per introdurre e definire una caratteristica che l'uomo deve abituarsi a sviluppare: il cambiamento. Senza dimenticare un'ulteriore considerazione: più rapidamente cambiano le cose, più crisi ci saranno. Chi si guarda intorno con mente aperta avrà maggiori possibilità di fare business con successo. Volenti o nolenti dobbiamo diventare soggetti che osservano costantemente il mercato, l'ambiente e il contesto sociale che ci circonda per ottenere gli strumenti giusti con cui affrontare il cambiamento e volgerlo a nostro favore. D'altra parte, in giro, in Italia, in Europa, nel mondo, non si fa altro che parlare di crisi. Sono tutti preoccupati e allarmati. Tutti analizzano, commentano e, soprattutto, si lamentano. Parliamoci chiaro fin da subito: lamentarsi non porterà a nulla. Sappiamo che è difficile da accettare, ma quello su cui vorremmo fecalizzare l'attenzione è che, lamentandosi, non sì risolvono i problemi. Di fronte alle crisi, alcune persone si sentono perse, percepiscono un forte senso di smarrimento, vedono il cambiamento come l'inizio di un'ineluttabile fine! E una sensazione comune, fa parte della nostra natura, ma non dobbiamo dimenticare che, per quanto forte ci lamentiamo, difficilmente qualcuno ci ascolterà! Che fare allora? Come provare a far fronte alle crisi e al disorientamento che genera in tutti noi? Domande importanti che possono ricevere una sola, semplice risposta: oggi è il momento giusto per cambiare! Se non ora quando? Pensate che durante questa crisi stiano soffrendo tutti come voi? Rifletteteci bene: anche nei mesi scorsi, anche oggi, anche in questo preciso momento, c'è gente che sta bene, gente che si sta arricchendo, gente che produce sempre più risultati e guadagna posizioni di maggior rilievo. Lo diceva anche Einstein che se continuiamo a fare sempre le stesse cose otterremo sempre gli stessi risultati! Per ottenere risultati differenti bisogna imparare a fare cose differenti. Alcune provocazioni iniziali Provocazioni? Già da adesso? Ci volete stressare fin da subito? Va bene, direte voi, vi diamo spazio solo perché siamo all'inizio del

10 libro. Ok, grazie. Noi cercheremo di non esagerare, ma voi provate a tenere a mente i cinque principi di base che vi stiamo per segnalare. Provocazione numero 1 - Le logiche proposte in questo libro sono valide per qualsiasi perìodo di crisi. Pensate che affronterete solo questa crisi? Oppure vi aspettate (sarebbe meglio!) anche la prossima? Ma la vera domanda è un'altra: state pensando a quella dopo ancora? Siamo arrivati al dunque: dobbiamo imparare un nuovo modo di essere. Quello di essere pronti ad affrontare le crisi con gli strumenti che vi suggeriremo in questo libro avendo presente che saranno utili non solo per uscire (e ci riuscirete di sicuro) da questa crisi ma anche per affrontare in maniera competitiva tutte le crisi prossime venture. Provocazione numero 2 - Basta pensare al posto fìsso. Non ricordiamo bene se l'ha detto qualcun altro ultimamente... Solo un diamante è per sempre! Chi già lo ha, deve fare di tutto per mantenerlo ma deve anche comprendere che, contrariamente al passato, forse (ma non vogliamo per forza essere uccelli del malaugurio) non sarà per sempre. E allora entra in gioco il piano B, come vedremo più avanti. E chi non lo ha ancora conquistato questo benedetto posto fisso? Se proprio vuole, deve sicuramente puntare a questo obiettivo ma, allo stesso tempo, deve ipotizzare di non riuscire a raggiungerlo e, dunque, di doversi dare obiettivi alternativi (ancora una volta il "mitico" piano B). Provocazione numero 3 - Crisi non è "sfortuna" ma urlo di cambiamento. Bravi, bravi, ci direte: voi predicate, scrivete e noi soffriamo. Altro che urlo di cambiamento: se non fosse stato per questo periodo infernale, adesso riderei alla grande! La nostra risposta è ancora una volta in una serie di domande: siete proprio sicuri? Avete mai affrontato una crisi in un periodo in cui tutto sembrava andare benissimo? Avete mai letto un oroscopo perfetto per il vostro segno mentre vi guardavate allo specchio e vi domandavate: come mai a me non sta succedendo? Forse ho letto il segno sbagliato? Oppure è l'influsso dell'ascendente? Se queste nostre "povere" domande vi hanno provocato qualche mal di pancia, allora state finalmente comprendendo che qualsiasi crisi non è altro che un segnale che qualcosa sta cambiando e che siamo probabilmente noi che non ci stiamo evolvendo. Provocazione numero 4 - Se non si cambia, ci si estingue. Ancora una volta non vogliamo portare male ma farvi riflettere sul fatto che bisogna aprire gli occhi e mettersi in gioco. Altrimenti è finita! Pensate agli esempi del passato: l'uomo di Neanderthal, i faraoni egiziani, l'impero romano, le dinastie cinesi, l'invincibile armada spagnola, l'impero britannico, l'unione Sovietica. Gli esempi della storia sono monumentali, forse anche troppo. Che dire allora di situazioni ben più vicine a noi: la Democrazia Cristiana, la lira, la Primavera araba, la Motorola e tutti gli altri esempi aziendali e umani che vedremo nei capitoli successivi. Bisogna dunque cavalcare l onda del cambiamento, cambiare cioè prima che l onda ci travolga e ci trascini sotto il livello del mare o in un vicolo cieco. In ogni caso, anche noi che predichiamo bene sappiamo che cambiare è faticoso, genera ansia, costringe ad allontanarsi dalle abitudini, dalle cose che ritenevamo nostre, dalle cose che spesso abbiamo

11 più a cuore. E vero, avete ragione! Molte volte è doloroso, ma bisogna potare la pianta per farla crescere meglio. Provocazione numero 5 - Esseri connessi è tutto. Nell'era della rete, dei social network e del capitalismo intellettuale, bisogna leggere il mondo, capirlo ed essere connessi. Le crisi, cioè i cambiamenti, saranno sempre più rapidi perché le crisi sono figlie della globalizzazione delle reti, della connetti-vita pervasiva che si concretizza attraverso l'accesso continuo all'intelligenza della rete e degli altri. È la vera, grande novità del nostro mondo e del nostro futuro: l iper-connettività della nostra mente in rete. Adesso iniziamo a sapere come "servirci" del nostro cervello, sappiamo accelerare la nostra intelligenza, ci sono metodi per pensare più velocemente anche perché non pensiamo più individuale ma collettivo in rete. La connettività è anche questo: far procedere insieme i pensieri in tempo reale per pensare più rapidamente in gruppo. Nuovo? Strano? Che dire: anche questa è crisi, anche questo è cambiamento. Lavorare su se stessi per sopravvivere alle crisi. Crisi è dunque il mantra di questi giorni, ripetuto ossessivamente, fino allo sfinimento. E certamente questo lungo e complesso momento di cambiamento sta dando del filo da torcere a tutti. Ma quali soluzioni possiamo trovare per sopravvivere, vivere, fare soldi e prosperare in questo tempo di crisi? E, prima di tutto: cosa possiamo fare per non rimanere vittime della crisi? Ecco una prima serie di suggerimenti. È chiaro che non è esaustiva D'altra parte, se lo fosse, non avremmo scritto tutte le altre pagine di questo libro. Suggerimento numero 1 - Gestire panico e rabbia. Quando realizzate che le situazioni micidiali che avete sempre visto accadere solo agli altri o in televisione, le ritrovate in azienda o dentro casa, le prime due emozioni che dovete imparare a gestire sono il panico e la rabbia. Il panico è la sensazione di paura generata dall'impressione non poter gestire la situazione, il senso di spaesamento e di perdita anche solo di uno status personale. Provate a respirare profondamente, cercate di capire la lezione positiva di questa emozione. E come ricevere uno schiaffo: certo fa male, ma sveglia e avverte che c'è una situazione che richiede la vostra completa attenzione e che dovete fare qualcosa per reagire. Ma reagire non vuol dire farsi prendere dalla rabbia. E vero, state perdendo qualcosa, qualcosa a cui tenevate e probabilmente non solo per colpa vostra. E questo genera rabbia. Anche questa emozione è un segnale che dovete interpretare. Cosa state perdendo? Cosa potete fare per riequilibrare la situazione? Non lasciate che la rabbia monti e prenda il sopravvento impedendovi di ragionare ma sfruttatela per entrare in azione, canalizzatela per dare forza e motivazione alle vostre azioni. Suggerimento numero 2 - Sfruttare le risorse personali. se ne cercate un'altra, la trovate alla fine dell'altro braccio, potremmo dire parafrasando ironicamente (ma mica tanto) Confucio. Una volta che le emozioni hanno svolto il loro dovere di sveglia, dovete schiarirvi le idee. Iniziate a rispondere a questa domanda. Quali sono le vostre risorse?

12 Suggerimento numero 3 - Sfruttare le risorse mentali. Ecco le vostre risorse. Innanzitutto, l'energia che genera tutto è mentale. Energia per agire, energia per pensare e progettare, energia per motivare e andare avanti anche nelle difficoltà. Le risorse che avete nella mente sono la concentrazione, la capacità di analizzare gli eventi e agire di conseguenza. Sfruttate la vostra creatività, pensate laterale, pensate a come potreste riorganizzarvi con le risorse che avete. Suggerimento numero 4 - Sfruttare le risorse fìsiche. Ora più che mai il vostro corpo è il veicolo che dovete mantenere sano ed efficiente. Vi serve per superare prove fisiche molto importanti. Vi serve per ricaricare la mente e generare energie positive. La crisi può essere la scusa buona per migliorare l'alimentazione facendo più attenzione a quello che mangiate. Mantenetevi in forma, eliminate gli eccessi e se siete un fumatore perché non smettere? Ne guadagnate in salute e soldi. E non solo. Suggerimento numero 5 - Sfruttare le risorse collettive. Non siete soli. Probabilmente è la cosa più importante da capire: non siete soli. Non isolatevi, non cercate di fare tutto da soli. Il momento che stiamo attraversando è difficile, inutile negarlo. Ma avete mezzi, risorse e capacità per superarlo. L'occasione e la grande opportunità che questi giorni ci offrono è di guardarci intorno con occhi nuovi. Attraverso il web, attraverso la rete possiamo unire le nostre forze, associarci, cercare nuove alleanze, trovare amici con cui condividere le risorse e iniziare qualcosa di nuovo e mai visto. Sta a noi decidere quanto grande vuole essere il sogno e il desiderio di realizzarlo. Governare le emozioni per vincere la sfida Tutto chiaro? Oppure no? Mica tanto... Che vuol dire concretamente governare le emozioni? E perché dovremmo farlo? Ok, ve lo diciamo con altre parole: l'obiettivo di questo lavoro su noi stessi, al di là della conoscenza, è provare a raggiungere un vero punto di equilibrio e non la soppressione delle emozioni: perché ogni nostro sentimento ha il suo valore e il suo significato. E se, per certi versi, quando le emozioni sono troppo tenui, compaiono l'indifferenza e il distacco, per altri versi dobbiamo controllare al meglio le emozioni forti (collera e preoccupazione sul lato negativo, ma anche ottimismo e speranza sul piano positivo) provando ad affrontarle una per una. E questo anche perché le emozioni sono contagiose. Noi trasmettiamo e captiamo gli stati d'animo in una continua interazione reciproca in un contesto in cui questo scambio emotivo avviene solitamente a un livello quasi impercettibile. Tanto più se siamo connessi in una rete, piccola o grande che sia. Se ci riflettiamo in maniera più approfondita, emerge immediatamente e con chiarezza che i sentimenti degli altri ci contagiano come se si trattasse di virus sociali. In ogni interazione, inviamo segnali emozionali che influenzano le persone con le quali ci troviamo. Quanto più siamo e ci dimostriamo socialmente "abili", tanto più e tanto meglio riusciamo a controllare i segnali che emettiamo e i feedback, i riscontri, le risposte che generiamo negli altri. E quello che potremmo definire governo delle emozioni (gli antichi la chiamavano "temperanza"): in altri termini, dobbiamo provare a sviluppare la

13 convinzione di avere un controllo degli eventi sulla nostra vita e di poter accettare le sfide nel momento in cui si presentano. E, come sarà ormai chiaro a tutti, questo atteggiamento positivo aumenta le probabilità di successo in qualsiasi periodo, compresi quelli di crisi. Ma proviamo a capire sinteticamente come controllare le emozioni che vanno governate per vivere, lavorare e fare business anche nei periodi di crisi. Emozione numero 1 - La collera. Per controllare la collera è necessario fermarsi sui pensieri che l'alimentano mettendola in discussione. Ad esempio, bisogna allontanarsi dall'oggetto della collera per un po', fino a che la calma non è tornata, oppure utilizzare le tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda e il rilassamento muscolare, per controllarla e renderla innocua, rilassandosi progressivamente. Fate attenzione: la collera è micidiale, rende impulsivi, spinge ad atti irrazionali e, soprattutto, non genera quasi mai risultati positivi. Emozione numero 2 - La preoccupazione. Per governare la preoccupazione, dobbiamo innanzitutto porci una domanda semplice ma fondamentale: cosa succede (generalmente) quando ci preoccupiamo? La risposta è facile: quando ci preoccupiamo, in genere stiamo percependo qualcosa che evoca in noi l'immagine di una minaccia o di un pericolo potenziale. Questa catastrofe (qualche volta immaginaria) scatena problemi di ansia e di mancata sicurezza su quello che accadrà in futuro. Il primo passo per tenere sotto controllo la preoccupazione è l'autoconsapevolezza, cercando di riconoscerne immediatamente le cause, cogliendole non appena si scatena il ciclo preoccupazione/ansia. Il passo successivo è, senza dubbio, quello di assumere un atteggiamento un po' più critico verso gli assunti di base della nostra preoccupazione. Facile a dirsi, direte, ma proviamo a riflettere insieme sulle conseguenze pratiche. Pensateci bene: spesso le preoccupazioni diventano teorie che si autoverifìcano. In altre parole, non solo predicono un eventuale evento negativo, ma ci spingono verso di esso. Forse, allora, è meglio sfruttare le nostre energie per fare qualcosa, no? Emozione numero 3 - La speranza. La speranza è il potere del pensiero positivo e non la semplice offerta di briciole di consolazione in una landa di dolore. Ha invece un ruolo sorprendentemente potente nella nostra vita in quanto costituisce un vantaggio competitivo straordinario in tante situazioni diverse anche solo perché sperare significa non cedere a un'ansia tale da sopraffarci, oppure non arrendersi alla depressione generata dalle situazioni negative momentanee. Ma, anche in questo caso, fate attenzione agli atteggiamenti: quella di cui parliamo è una forma di speranza attiva, un'emozione "dell'essere e del fare". E non un'emozione passiva, "del non fare e dell'attendere", quasi aspettando che arrivi la manna dal cielo. Emozione numero 4 - L'ottimismo. In altre parole, il potere del pensiero positivo. D'altra parte, l'ottimista è colui che è incline alla speranza attiva, che nutre forti aspettative e per il quale gli eventi della vita volgeranno al meglio nonostante gli eventuali piccoli fallimenti che la crisi, anzi le crisi possono

14 causare in alcuni momenti. E, dunque, l'atteggiamento ciò che impedisce a tutti noi di sprofondare nell'apatia e nella depressione. In questo contesto, l'ottimismo (quello razionale, consapevole s'intende...) si rivela fonte di grandi vantaggi. Gli ottimisti, infatti, attribuiscono il fallimento a elementi che successivamente possono essere modificati in modo da garantirsi risultati migliori nei futuri tentativi, mentre i pessimisti personalizzano la colpa dell'insuccesso, spesso attribuendolo ad aspetti o circostanze durevoli che non hanno la possibilità di modificare. Belle parole, vero? Sicuramente suggerimenti interessanti ma alla fine potrebbero rimanere solo parole. Potreste già dirci: avete iniziato bene, ma poi, nel concreto? Chi ci dice cosa sta cambiando nel mondo e come possiamo sfruttarlo per sopravvivere, fare soldi e prosperare nei periodi di crisi? Avete ragione ma ve lo chiediamo per favore: regalateci un po' della vostra (già immensa) pazienza. Proviamo a partire da quello che sta succedendo. Ovvero, dal cambiamento complessivo del contesto in cui stiamo vivendo. Da un mondo nuovo, quello (buono o cattivo, ancora non lo sappiamo ma forse alla fine del libro lo scopriremo) del capitalismo intellettuale. Pillole di saggezza «Chi mi fa pressione me lo mangio a colazione» Nicolas Cage, The Rock «Per vincere bisogna non aver paura di perdere» Anonimo «Sei pronto? Io sono nato pronto» Kurt Russell, Grosso guaio a Chinatown «Sappiamo bene come ti senti, ma ricorda figliolo, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi» Randy Pausch «Il vantaggio di essere intelligenti è che, se uno vuole, può sempre fare l'imbecille. Il contrario è assolutamente impossibile» Woody Allen «La potenza è nulla senza il controllo» Pubblicità Pirelli «Pensa al mattino. Agisci nel pomeriggio. Mangia alla sera. Dormi di notte» William Blake

15 Niente ferisce quanto una speranza svanita, una sconfitta, una fiducia tradita, il voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d'una ingiustizia che non t'aspettavi, d'un fallimento che non meritavi» Oriana Fallaci «È meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti e avere ragione» Albert Einstein «Le associazioni rendono l'uomo più forte, mettono In risalto le doti migliori delle singole persone, danno la gioia che raramente s'ha restando per proprio conto di vedere quanta gente c'è onesta, brava, capace, per cui vale la pena di vivere e volere cose buone». Italo Calvino «Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mìo occhio interiore e ne scruterò il percorso. Laddove andrà la paura, non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò» Frank Herbert, Dune «Il dramma di quando si vuole una cosa è la paura di perderla, o non poterla mai avere. Pensare di volere rende deboli» Max Payne «Se vuoi fare un passo in avanti, devi perdere l'equilibrio per un attimo» Massimo Gramellini «L'innovazione è nella testa persone e se la loro intelligenza viene mortificata non ci sarà né innovazione né sviluppo» Gino Nunes

16 2. LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA L'avvento del capitalismo intellettuale Capitalismo intellettuale? Non è ancora iniziato il libro e già parlate difficile. Ci state prendendo in giro? Ma che vuol dire capitalismo intellettuale? Di cosa stiamo parlando? Ok, ole, avete ragione. Proviamo a spiegarci meglio con il gioco degli aforismi. Aforisma numero 1 - «La conoscenza è potere» (Francis Bacon). Bello, non c'è dubbio. Ma perché la conoscenza è potere? Cosa è cambiato rispetto al passato? E come possiamo capire come fare per comprendere meglio il contesto economico e sociale in cui stiamo vivendo? Calma, calma, quante domande tutte insieme! Partiamo da un assunto di base: il capitalismo intellettuale è la rivoluzione silenziosa del nostro millennio. La conoscenza è potere perché è diventata ormai il motore fondamentale dell'innovazione e della capacità concorrenziale di imprese e sistemi-paese a livello globale. L'uomo, il detentore della conoscenza, ritrova in tal modo un posto centrale nel sistema capitalistico: la competizione diventa antropocentrica e si sviluppa sul valore generato dalla creatività e dalla professionalità delle persone e sul contributo delle innovazioni tecnologiche. È la sintesi finale, la simbiosi vincente, la saldatura competitiva tra economia, conoscenza e tecnologia. Questo vuol dire che siamo tutti capitalisti intellettuali che interagiscono in rete? Certamente! Anzi, è una vera e propria rivoluzione di rete e della rete che sta mettendo in discussione le istituzioni formali e concettuali del passato. I confini nazionali, l'ordine pubblico, l'appartenenza di classe, la fabbrica, vengono infatti scavalcati o superati dalle reti locali e globali di scambio e condivisione delle informazioni a cui partecipano soggetti individuali, sociali, imprese, istituzioni, movimenti culturali. Pensate al ruolo svolto da Facebook e Twitter nella Primavera araba così come nella comunicazione di fatti ed eventi: le guerre dei saperi e delle informazioni diventano le guerre di potere dell'economia della conoscenza e hanno come palcoscenico reti tecnologiche e media, e come nodi di contatto i blog, i social network e le persone. Oh, ci state prendendo in giro? Ci state dicendo che vale di più scambiare che possedere? Perfetto, avete capito benissimo. E proprio qui che emerge il significato profondo del capitalismo intellettuale: spostare la visione dell'economia e della società dal processo di produzione a quello di condivisione, attraverso la creazione di reti che facilitino la condivisione intelligente di guanto le persone conoscono, sanno e sanno fare. E un mondo nuovo, un mondo esemplificato dalle logiche dell'open source dove tutti contribuiscono gratuitamente al miglioramento dei "codici sorgente" perché sanno che il vantaggio economico e sociale che ne ricaveranno è assolutamente più grande di quello che avrebbero avuto nascondendo un miglioramento o un'informazione. Aforisma numero 2 - «L'investimento in conoscenza è quello che paga il più alto tasso d'interesse» (Benjamin Franklin). Ok, se abbiamo capito bene

17 l'aforisma, ci state dicendo che bisogna condividere informazioni e conoscenza per vivere e fare soldi nei periodi di crisi. Ma per avere informazioni e conoscenza bisogna studiare. O no? Avete ragione, ancora una volta: per la prima volta nella storia dell'homo oeconomicus, diventa conveniente per tutti, individui e imprese, investire nei processi di apprendimento e di "manipolazione" dei saperi. Il che non vuol dire che se non avete studiato e non avete conoscenza, siete per forza destinati a soccombere alla crisi. Il sistema continua a essere capitalistico e dunque potete investire il vostro lavoro (anche manuale come vedremo nei capitoli finali), il vostro capitale (fortunati quelli che lo hanno ), insomma il vostro "saper fare" o il vostro "saper essere" (pensate ai protagonisti dei reality) per raggiungere i vostri obiettivi. Ma la differenza è che prima si rischiavano solo capitali mentre ora si investono anche le proprie conoscenze e capacità individuali. Bene, abbiamo capito che si tratta di un'esperienza nuova e straordinaria, ma non vi sembra di esservi dimenticati la rete? No, no, non ce la siamo dimenticata. Anzi. Tutto questo non sarebbe avvenuto e non avverrebbe se non ci fossero il web e i social network 2.0. Sono proprio loro le rampe di lancio, i trampolini di tutte queste novità, i moti delle progressive accelerazioni del cambiamento e anche, dì conseguenza, dell'avvicendarsi sempre più rapido delle crisi. E il web il protagonista di un altro straordinario salto dì paradigma: mentre nell'economia industriale del secolo scorso il valore era dato dalla scarsità (si pensi al prezzo delle materie prime e al valore dell'oro e del petrolio), ora è dato dall'abbondanza. Nel sistema economico delle reti quanti più punti di contatto (computer, smartphone, tablet, televisori ecc.) ci sono, tanto più conta e ha valore quella rete. Pensiamo a Google: esiste, è ricco e ha ragione dì essere perché esistono tutti i siti, più importanti e di nicchia, che contribuisce a trovare, così come i siti dì nicchia hanno senso e sopravvivono perché esiste un motore di ricerca che consente di farne emergere i contenuti. E come dimenticare the cloud, la nuvola, la modalità di condividere documenti, foto e altri file in rete, senza ammazzare i nostri hard disk e avendoli sempre e simultaneamente a disposizione? Ricordate come si mandavano gli allegati nel medioevo? Attaccati alla zampa del piccione viaggiatore. Aforisma numero 3 - «La vittoria riposa sulla conoscenza» (Sun Tzu). Evviva la "nuvola", Google e tutti gli altri motori di ricerca, direte. Ma attenti: Google (e quello che c'è dietro) non è solo un modo per trovare il cinema per la domenica pomeriggio, il massaggio balinese dietro casa o per sapere che cosa fa nella vita la nostra vicina tutta tailleur scuro e trolley porta-computer ultima moda. Si tratta di una rivoluzione molto più grande e invadente perché diventa un modo di essere e costringe tutti noi a riflettere in modo diverso: non si fa più competizione individuale, ma cooperativa, federale, simbiotica. Oddio, che vuol dire competizione cooperativa? Che cos'è? Quella che fanno la Coop e la Conad? Fuochino. Non è proprio lo stesso, ma il principio di fondo è simile. Avete presente i lupi? E il teorema del branco? Quando si è piccoli e deboli, si cerca di fare tutti insieme branco. E se si compete in rete su scala globalizzata, bisogna

18 sfruttare la capacità di essere in gruppo sia in termini competitivi che di intelligenza collettiva. Questo vuol dire solo una cosa: non si vince più da soli, o vincono tutti o non vince nessuno! E questo vale per i piccoli e anche per i grandi: anche l'impresa si trasforma in una grande struttura di gestione strategica e operativa di conoscenza e, dunque, in un network di persone/professionisti a rete. In altri termini: la tendenza alla conoscenza e alla professionalizzazione ha ridisegnato dalle fondamenta il contesto competitivo del pianeta. D'altra parte, lo abbiamo già detto, il lavoro è, anche nell'attuale periodo di crisi, prevalentemente intellettuale, nel senso che si usa la conoscenza di cui si dispone per produrre altra conoscenza, portatrice di vantaggi e utilità. E questo, lo vogliamo ribadire ancora una volta, non riguarda soltanto i ruoli tradizionalmente "intellettuali" (i professori, gli avvocati ecc.) ma tutti i lavori e tutte le forme/modalità con le quali possiamo qualificarli: autonomi, dipendenti, professionali, imprenditoriali. E percorrendo questa via, complessa ma di grandi prospettive, che il capitalismo intellettuale diventa l'orizzonte di tutti coloro che vogliono cavalcare l'onda della crisi e del cambiamento per scivolare fluidi verso un personale periodo di crescita e prosperità. Il cambiamento Cosa dire di più? Solo una cosa: è proprio attraverso la lente colorata di questi straordinari mutamenti che tutti quanti insieme possiamo leggere l'importanza crescente che sta assumendo, nell'attuale fase di crisi, il governo della variabilità e dell'incertezza. D'altra parte, lo sappiamo tutti da sempre: il processo evolutivo di ogni forma di vita risiede nel fatto che i singoli e le organizzazioni devono prima o poi poter mettere in discussione le regole del gioco entro cui vivono. Le persone, le imprese, le istituzioni, gli stati nascono, crescono, vivono e muoiono' in un costante processo evolutivo che genera mutamenti continui nella vita di ciascun soggetto, nel breve come nel lungo periodo. Ma non basta: i confini di ognuno di noi si estendono, sfumano, si riallacciano a quelli di altri soggetti, delle reti, delle altre organizzazioni; la capacità di reazione immediata a eventi di mercato o di crisis management, come si dice in gergo economico, assume un'importanza crescente (e talvolta vitale) per tutti. Caspita, come parlate bene! Ma in concreto? Come facciamo a capire quando e come muoverci? Giusto. In realtà, stiamo cercando di dirvi che diventa fondamentale affinare la sensibilità e la capacità di avvertire in anticipo come evolverà un certo fenomeno per sfruttare al meglio ogni occasione. Alt: avete detto: avvertire in anticipo? E chi siamo il mago Otelma? Se avessimo la boccia di cristallo, saremmo già tutti ricchi e passeremmo l'inverno sulla spiaggia a Miami o in qualche altra località tropicale. Ehi, fate attenzione: quello che vogliamo dire è l'esatto contrario. Nessuno, ma veramente nessuno (diffidate dei falsi profeti ) ha la boccia di cristallo. La cosa importante è che, alle (vere o presunte) capacità di ognuno di noi di individuare per primi come evolverà un certo settore o un certo fenomeno, devono accompagnarsi flessibilità operativa e rapidità di esecuzione. E questo perché

19 nella vita di ciascuno capita di: dover affrontare una crisi; trovarsi sul punto di dover prendere un'iniziativa di cambiamento importante; essere già nel guado della decisione presa; essere in una situazione in cui ci si trova ad affrontare una situazione più o meno caotica che sfida le nostre capacità e fa affiorare i nostri limiti. In questi casi, lo abbiamo già detto a proposito del governo delle emozioni, irrompono dentro di noi sentimenti quali la sofferenza, il dubbio, la paura, la colpa. Moti dell'anima che ci invadono, ci investono come una tempesta, ci fanno perdere l'orientamento come nella nebbia. Vorremmo avere un punto di riferimento, oppure un luogo in cui riposarci, ritemprarci, riconoscere noi stessi e le nostre capacità di salvezza, di salute o di riuscita. Desidereremmo risorgere. Cosa ci state dicendo? E semplice ma fondamentale: la crisi, ogni crisi, è un punto di passaggio in cui tutto subisce un cambiamento dal quale sì esce trasformati. A volte la decisione non è immediata, ma è frutto di un lungo macerarsi, di un travaglio lungo e tempestoso. D'altra parte, abbiamo già iniziato a raccontarvelo: lo scenario della crisi come passaggio di cambiamento tende a manifestarsi nella nostra mente come la perdita di un mondo, di un pezzo di noi. Eppure non è così: la crisi è solo una nuova opportunità di crescita che il mondo ci offre. La domanda che ci dobbiamo porre, alla fine, è sempre la stessa: saremmo stati meglio prima? Può darsi. Ma la domanda successiva che dobbiamo porci è la seguente: quello stato di (presunto) benessere, quella sensazione di felicità erano fatti per restare per sempre, oppure erano solo stati temporanei? La rispósta, com'è chiaro, è ovvia. È la nostra vita, di tutti i giorni e di sempre. Nulla è per sempre, tutto è prò tempore. È allora tanto vale prendere le crisi per quello che veramente sono: il dischiudersi, qualche volta complesso, qualche volta doloroso, di nuovi, forse importanti ma comunque sempre nostri, significativi orizzonti. Anche l'attuale crisi economica e sociale (così come tutte le altre) è una crisi di crescita. Non dimentichiamo che l'uomo passa di crisi in crisi in tutta la sua evoluzione personale. Il cammino verso la felicità è lastricato di molte crisi: non scordiamo che anche i bambini e gli adolescenti attraversano crisi mediche, fisiche e psicologiche per crescere. Dunque, le crisi finanziarie e politiche probabilmente significano che stiamo diventando sempre più adulti a livello globale e a livello delle democrazie mondiali. Fermiamoci per un momento a riflettere: la nostra vita è un costante stato di cambiamento. Che fare allora? La cosa più importante da sviluppare per fare i soldi e vivere felici è l'accettazione del mondo per come è e l'accettazione di noi stessi e di come siamo fatti. Non dimenticando che questa è probabilmente non solo la chiave della felicità individuale, ma anche la chiave della felicità del mondo. Per cambiare dobbiamo tenere presenti le logiche dell'evoluzione: se non accettiamo il mondo, partecipiamo alla crisi del mondo in maniera negativa. Se invece lo accettiamo per come è, partecipiamo al cambiamento positivo. Dunque dobbiamo accettare il mondo per come si sviluppa e lavorare su noi stessi per

20 essere sempre più felici e in condizione di partecipare all'evoluzione del mondo stesso. Fantastico! La raccontate proprio bene, ma il problema è: come fare in concreto? Dobbiamo modificare il "programma" del nostro computer interiore (spesso generato in gran parte dagli altri e non da noi stessi, provate a rifletterci) per inserire e far funzionare il nostro programma personale. Dobbiamo dunque lavorare sulla nostra filosofìa di vita mettendola in pratica ed eliminando i condizionamenti che ci impediscono di essere noi stessi. Come cogliere le opportunità offerte dai periodi di crisi? Speriamo che ora vi siano molto più chiare le logiche di cambiamento del capitalismo intellettuale. Il processo di creazione del valore attraverso il possesso della conoscenza trova nelle opportunità offerte dalla rete e dalle nuove tecnologie, dalla globalizzazione e dai processi di deregolamentazione/riregolazione generati dalla crisi, lo spazio necessario per l'espansione di nuovi soggetti individuali e organizzati che vogliano cogliere le opportunità offerte dai periodi di crisi. Il "principio del vuoto", che opera in economia come in fìsica, assicura che le opportunità di raggiungimento del successo vengano comunque sfruttate da uno o più soggetti: coloro che sanno scoprire e cogliere tali opportunità possono essere definiti prime discover. Che cosa? Prime discover. Paroloni inglesi. E chi sono? I nuovi esploratori dell'africa nera o di stelle lontane? Però, mica male, siete proprio dei bravi lettori Non siete lontani perché i prime discover sono quegli attori economici e sociali che si sforzano di finalizzare all'innovazione e alla creazione di valore il proprio sistema allargato di relazioni e di saperi. Ancora più difficile! Ma che vuol dire? E un po' complesso ma proviamo a spiegarci meglio: la competenza (distintiva rispetto agli altri attori dello stesso mercato) dei prime discover consiste nella combinazione tra la loro capacità di visione/progettazione e il coinvolgimento di altri nel ruolo di co-produttori di risultati in modo che tutti collaborino al raggiungimento del proprio successo personale. Volete un esempio? Bill Gates e Steve Jobs sono due prime discover. E lo sono perché, oltre ad aver fatto la propria fortuna, hanno costruito anche quella dei propri collaboratori. E questo vuol dire anche che prime discover non significa, sempre e comunque, solo "primo" in ordine di tempo. Mai come in questo momento le variabili che guidano l'economia della conoscenza (nuove tecnologie comprese) permettono a com-petitor "più piccoli" di entrare sul mercato e minacciare anche i prime discover più innovativi o più grandi. In sintesi (e ancora una volta), esiste una sola certezza: qualunque sia il vantaggio acquisito, nessuno può più considerarsi al sicuro. E, ancora una volta, qualsiasi crisi è foriera di un cambiamento. D'altra parte, proviamo sempre a non dimenticare che il capitalismo non è un'ideologia, bensì una macchina che ha sempre fatto darwinianamente una cosa: separare gli operatori efficienti da quelli inefficienti, premiando i primi con successo e soldi e punendo i secondi con il fallimento. Ma nei prossimi anni il capitalismo è destinato a subire una metamorfosi a seguito dei profondi cambiamenti sul piano sociale. Tutti saranno quindi chiamati ad adattare

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