La società italiana al 2000

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1 La società italiana al 2000 (pp del volume) La numerazione delle tabelle e delle tavole riproduce quella del testo a stampa

2 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 La voglia di rischiare L emozione per un economia in ripartenza Nel 2000 gli italiani hanno potuto ritrovare l ebbrezza di una crescita allineata con i partner europei, hanno potuto riassaporare il gusto di una effettiva ripresa occupazionale, hanno proseguito nei loro percorsi di innovazione graduale, assistendo, però, nel contempo, da spettatori increduli alla diminuzione del tasso di cambio tra moneta europea e dollaro, all ascesa per molti inspiegabile del prezzo del petrolio, alle fluttuazioni isteriche di mercati borsistici che hanno ormai raggiunto una capitalizzazione rapportata al prodotto nazionale fluttuanti tra il 150 ed il 250% (in Italia siamo ancora soltanto all inizio, con circa il 65% del Pil). Il tutto in un continuum di salite e discese emozionali, annaspando alla ricerca di informazioni su fonti sempre più diffuse e precise, ma nel contempo sempre più inutili o quantomeno insufficienti per riuscire ad interpretare un mondo economico ormai realmente globalizzato. Statistiche e previsioni, comunque, concordano nell attribuire all economia italiana una fase di rinnovato sviluppo. La crescita, legata soprattutto al primo trimestre dell anno, per il Pil è valutata da quasi tutti gli istituti non inferiore al 2,8% per quest anno, e probabilmente anche per il prossimo. L occupazione in aumento annuale costante di circa un punto percentuale, le esportazioni, anche se con una maggiore variabilità di giudizio, consistentemente cresciute nel 2000 e leggermente in contrazione per il 2001, anche per una concorde prospettiva di rivalutazione del cambio tra Euro e Dollaro. La ripresa dell occupazione è stata forse uno degli aspetti più tangibili e rilevanti dell anno (tav. 1). Ma non siamo di fronte ad una ripresa con una sola potente locomotiva che trascina tutto il resto (lo sono stati in passato i distretti, l export del made in Italy, il Nord-Est), ed è ancora troppo presto per individuare un nuovo organico modello. Ciò che sta brillando è un insieme di mille scintille di energie economiche, forse ancora poco robuste prese singolarmente, ma già significative se misurate simultaneamente. Se la fase congiunturale internazionale non è che l appoggio alla rivoluzione culturale e strutturale del Paese, questo è dovuto anche al graduale inserimento nella collettività degli strumenti - anche tecnologici alla base di un nuovo modello di sviluppo (tav. 2). Le famiglie si attrezzano con nuove tecnologie (due su tre hanno un cellulare, una su tre un computer, una su sei Internet, etc.), le imprese di informatica e Internet si sviluppano a tassi di tutto rispetto (+15% soltanto per i software) e si consolidano 11

3 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 attraverso fusioni ed acquisizioni, mostrando inequivocabilmente la vivace dinamica incrementale che le contraddistingue. In altri termini, dunque, quello che ci si trova di fronte è un Paese completamente avvolto e permeato da un intenso e articolato sistema di stimoli legati allo sviluppo economico, perché da un lato protagonista in prima persona di cambiamenti strutturali di assoluto rilievo sia sul versante culturale che su quello più concreto dell azione quotidiana, mentre dall altro spettatore, comunque coinvolto, di processi reali o percepiti virtuali nella loro componente di immaterialità globalizzata che ne determinano i livelli di crescita e redditualità. Un lavoro-avventura, dopo il lavoro-rifugio La società italiana sta superando molto rapidamente il mito della stabilità del lavoro e comincia ad assimilare una cultura orientata più all iniziativa ed alla responsabilità personale che alla sola sicurezza reddituale, dando valore alla capacità di dominare l incertezza più che al timore di non farcela, all allargamento degli orizzonti più che al rinserramento protettivo, prevalentemente coincidente con il posto fisso. E importante ricordare che in tutti gli anni 90, fra le paure degli italiani, al primo posto era segnalato sempre il timore di perdere il lavoro per sé, di non trovarlo per i figli - quando c erano - e di entrare in una situazione complessiva in cui sarebbe stato in ogni caso faticoso entrare e rimanere nel mercato del lavoro. D altra parte, in questi anni si registrano i maggiori picchi di disoccupazione anche per i sacrifici chiesti in nome del risanamento economico. Negli ultimi due anni, invece, la promessa del ritorno al benessere e l immagine soddisfacente che è stata data alle performance economiche del paese, hanno indotto una inversione di tendenza negli atteggiamenti relativi alla questione della disoccupazione. Analizzando i dati raccolti dal Censis a distanza di tre anni nell ambito del progetto Cultura dello sviluppo cultura della legalità, realizzato per conto della Fondazione Bnc, emerge che la preoccupazione degli italiani per la disoccupazione dal 1997 al 2000 interessa il 14,3% in meno della popolazione, passando dal 63,9% del 1997, al 49,6% del 2000 (tab. 2). E confrontando l andamento dell occupazione, ossia il numero degli occupati, con le percentuali di risposta sulle principali preoccupazioni degli italiani si può notare come la curva dell occupazione (fig. 2) negli ultimi anni sia andata crescendo quasi di pari passo al decremento della curva che rappresenta il livello delle preoccupazioni inerenti il lavoro. 12

4 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 Il numero di occupati, infatti, cresce dai 20 milioni 612mila del 1993 ai 21 milioni 322 mila del 2000, mentre la percentuale di italiani che indicano il lavoro come una preoccupazione collettiva passa dal 61% del 93 al 49,6% del Secondo quanto emerge dall ultima rilevazione sull inserimento professionale dei laureati, il 71,6% dei laureati (laureatisi nel 95) che ancora non hanno trovato lavoro sarebbero disposti a trasferirsi altrove; fra questi, il 32.7% cambierebbe città e il 38,9% potrebbe anche spostarsi all estero. Anche una recente ricerca del Censis, realizzata su un campione di giovani fra i 20 e i 24 anni, residenti in tre aree chiave per il paese (Torino e il suo hinterland, l area padana di Brescia, Modena e Bologna e l area melfese) ha ottenuto risultati convergenti con quelli poc anzi citati. Da questa analisi emerge che il 76,1% dei giovani considerati, nella fase quindi di poco precedente alla laurea, sarebbero disposti a trasferirsi in un luogo diverso da quello di residenza per motivi di lavoro. In particolare il 50,7% potrebbe andare in un altro paese europeo e il 34,3% in un paese extraeuropeo (tab. 4). Si tratta di indubbi segnali di uscita dalla cultura della certezza, nei cui valori fondanti i giovani non si riconoscono più. Sotto questo particolare profilo basti pensare che fra gli elementi considerati utili per trovare lavoro prevale sugli altri la capacità di adattarsi, seguita dal dominio delle tecnologie dell informazione e della comunicazione che, oltre alla disponibilità a cambiare lavoro più volte nella vita, anch essa largamente condivisa dai giovani, costituiscono gli elementi di fondo della nuova cultura del lavoro. Dove osano le imprese Le imprese italiane si affacciano al nuovo decennio con più grinta rispetto al passato e con maggiore fiducia in un generale miglioramento del contesto economico in cui esse operano. Si apre una piccola breccia nel comportamento razionale delle aziende, lasciando spazio al desiderio di confrontarsi in modo nuovo con le innovazioni che caratterizzano i mercati di riferimento: esse affrontano consistenti investimenti per sostituire i mezzi di produzione tradizionali con le nuove tecnologie, modificano i propri comportamenti finanziari, guardano con spirito nuovo alla funzione dell indebitamento ed infine cavalcano l onda del deprezzamento dell Euro, aggredendo con non pochi sforzi l area del dollaro. L approccio all indebitamento cambia tono e significato, passando da strumento al quale ricorrere solo in casi di necessità per mancanza effettiva di liquidità, a nuova forma di supporto all investimento per la crescita dell azienda, ribaltando canoni e schemi tradizionali di ricorso al credito. 13

5 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 A partire dal 1996, la velocità di crescita del credito totale concesso dal sistema bancario alle imprese (fig. 3) è aumentata notevolmente, passando da una variazione del +3,3% tra il 1996 ed il 1997 al +5,8% tra il 1998 ed il 1999, raggiungendo, nell ultimo anno, un valore di oltre miliardi di lire. Lo stesso vale per il solo credito a medio e lungo termine, aumentato del 5% tra il 1996 ed il 1997 e del 10% tra il 1998 ed il Si tratta di un risultato ragguardevole, che sembra confermare la disponibilità di molte imprese ad indebitarsi per specifici obiettivi di crescita. Un fattore che ha indubbiamente favorito la tendenza a rischiare di più è l abbassamento dei tassi e quindi una minore onerosità del credito. L aumento senza precedenti del leasing immobiliare (quindi del finanziamento di investimenti particolarmente consistenti), cresciuto del 40% tra il 1998 ed il 1999, avvalora l esistenza di una propensione delle imprese ad affrontare con maggiore decisione rispetto al passato, scelte di investimento particolarmente impegnative. Su questa linea di rinnovato dinamismo e spirito di modernità si pone anche il processo di trasformazione del portafoglio finanziario delle imprese italiane. Tra il 1998 ed il 1999 la quota complessiva di azioni detenute dalle imprese è passata, infatti, dall 80% all 82% del totale portafoglio titoli, così come la quota di attività in fondi comuni si è accresciuta, spostandosi dal 4% al 5% del totale delle attività finanziarie (fig. 5). Anche dal punto di vista della raccolta di liquidità (tab. 5), l attenzione delle imprese si sta sempre di più spostando dal ricorso all indebitamento oneroso e dall utilizzo dei fondi patrimoniali, alla raccolta del capitale di rischio (attraverso l emissione di azioni e le quotazioni in Borsa). Alla fine del 1998 la raccolta di capitale attraverso azioni emesse dalle imprese era pari ad oltre miliardi. L anno successivo tale valore ha superato i miliardi di lire. Infine, sempre nel 1999, 23 imprese non finanziarie si sono quotate in Borsa e gran parte di esse opera in settori innovativi, caratterizzati da un intenso ricorso alle nuove tecnologie. L attenzione si sposta dunque verso quelle aree che offrono all impresa maggiori livelli di redditività e di successo. Ma, quasi senza rendersene conto, all interno del sistema delle scelte razionali si fa largo la cultura del rischio ai limiti dell azzardo, come nei settori della nuova economia, apportando, comunque, un miglioramento qualitativo nelle strategie delle imprese, con una grande voglia di innovare e di migliorare i risultati economici. 14

6 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 L audacia calcolata delle famiglie C è voglia di cambiamento (fig. 7) e crescente convinzione nella possibilità dei singoli di parteciparvi, ed è così che le famiglie italiane mostrano un livello di ottimismo che non si riscontrava da tempo sia nei confronti dell andamento del Paese che, seppure in misura leggermente minore, con riguardo alla propria condizione personale. L evoluzione negli ultimi anni della spesa delle famiglie italiane mostra un tendenziale ma significativo processo di cambiamento nella cultura del consumo ed un inversione di tendenza nelle aspettative, prima imprigionate nell ansia dell incertezza ed ora più fiduciose nel futuro. Sarebbe altrimenti difficile dare conto del fatto che tra il 1996 e il 1999, a fronte di un aumento complessivo dei consumi delle famiglie del 7%, si sia assistito ad un incremento nella spesa per beni durevoli pari al 26,5% contro una crescita assai più contenuta e dei beni non durevoli (+3,8%). La percentuale di reddito risparmiata dalle famiglie italiane, pur rimanendo tra le più alte del mondo, ha subito una diminuzione di circa un punto percentuale nell arco di due anni, un dato già di per sé significativo che è rafforzato dalla contemporanea crescita del credito al consumo (+33,6% nello stesso periodo, in un processo di adeguamento alla dimensione del fenomeno negli altri principali Paesi). Il credito al consumo raggiungeva nel 1997 i miliardi di lire, ed è cresciuto a miliardi di lire nel 1998 ed a miliardi di lire nel 1999, contestualmente ad una diminuzione della propensione al risparmio dal 17,2% del 1997, al 15,4% del 1998 e al 14,2% del I dati che descrivono le evoluzioni del loro pacchetto di attività finanziarie delle famiglie italiane non lasciano indifferenti (fig. 9). Negli ultimi due anni, tra il 1997 e il 1999, il peso di azioni e partecipazioni sul totale è divenuto ampiamente maggioritario, passando dal 24,7% al 31,9% del totale e prendendo il posto dei titoli a reddito fisso (scesi dal 27,7% al 16,8%). Tra i dati in crescita nel portafoglio delle famiglie spicca quello relativo alle assicurazioni. Aumenta in termini assoluti, il ricorso a tutte le forme di copertura assicurativa - dalla malattia alla morte, dall invalidità alla non autosufficienza - ad ulteriore e definitiva conferma della capacità dei più di adattarsi ai cambiamenti. Dall analisi della raccolta premi delle assicurazioni vita emerge (oltre all aumento complessivo delle somme impiegate dai risparmiatori: +34,5% tra il 1998 e il 1999, fig. 10), la crescita del peso relativo dei premi versati in forma unica (passati dal 54% del totale nel 1998 al 61% nel 1999), cioè di quei premi che, pagati una volta all inizio del contratto, danno diritto di riscuotere a termine un capitale differito o una rendita vitalizia. 15

7 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 Sono molti gli indicatori che confermano la ricerca di rischi calcolati nei propri investimenti, quando non di un ritorno alla casa quale bene rifugio per eccellenza (tab. 7): è così che le previsioni descrivono un incremento del 211% tra il 1997 e il 2001 per il patrimonio netto dei fondi comuni italiani, e nell arco di poco più di un anno, tra marzo 1999 e giugno 2000 del 37,6% nella stipula di mutui per acquisto di immobili. Una conferma in questo senso deriva anche da un indagine Censis (maggio 2000) dalla quale emerge che: 1) il 21,3% degli interpellati possiede o intende acquistare nell arco di un anno una assicurazione sanitaria; 2) il 30,7% ha già provveduto o sta per provvedere a una copertura in caso di morte che garantisca un capitale ai propri cari; 3) il 24,8% sta pensando o ha già pensato di dotarsi di una rendita vitalizia che integri la pensione che riceverà dal settore pubblico. Dunque le famiglie italiane consumano di più (risparmiano di meno), diversificano il proprio portafoglio di risparmi aumentando il margine di rischio a cui sono disposte ad assoggettarsi ma, nel contempo, cercano di darsi una copertura per il futuro. Rinserrarsi o globalizzarsi? I turbamenti di un territorio globalizzato Quanto più i processi di globalizzazione avanzano, tanto più si sviluppa a livello locale un diffuso senso in insicurezza. Si spiega così come proprio le aree, che per prime hanno scoperto il paradigma della competizione globale, e che meglio hanno interpretato il ruolo di società del rischio e delle opportunità, siano state le prime a lanciare quest anno l allarme sicurezza. Con il livello più elevato di proiezione all estero (su 100 imprese 6,4 sono esportatrici, contro una media nazionale di 4,4) l asse nordorientale rappresenta l unica macroarea che nell ultimo anno ha visto aumentare il volume delle esportazioni (+0,5%) ed è stata più interessata - in termini reali - dai processi di delocalizzazione produttiva: nel 1998, 10 imprese su 1000 detenevano delle partecipazioni in imprese industriali estere (a fronte di una media nazionale pari a 6) mentre la quota di interscambio commerciale riconducibile ai processi di decentramento delle attività (quota di riesportazioni su totale esportazioni) risultava la più alta in Italia (1,5% contro 1,3% nazionale) e l unica in crescita 16

8 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 (+21,6%). Diversamente, nel resto del Paese, si è riscontrato un raffreddamento nell apertura verso l estero. La diminuzione complessiva del volume delle esportazioni (-1,7%), particolarmente significativa al sud e al nord ovest (rispettivamente con un decremento del 3% e 2,9%), unita ad una contrazione ancor più marcata della quota di interscambio derivante dal decentramento produttivo (-2,6%), che sfiora al Sud Italia il 40%, si inserisce in un contesto strutturalmente a minori legami internazionali. Si consideri soltanto che al Centro e al Sud, la presenza di imprese esportatrici è notevolmente inferiore rispetto al Nord (rispettivamente 5,4% e 1,6%) e ancor più basso è il numero di imprese che detengono partecipazioni in industrie all estero (tab. 8). Stesse dinamiche, di segno contrario, si riproducono con riferimento ai processi di globalizzazione passiva, alimentando nel Nord Est la sensazione di un territorio sempre più estraniato localmente. Sono innanzitutto i processi economici a produrre estraneità. Basti pensare che in quest area il numero degli stabilimenti di imprese industriali a capitale (totale o parziale) straniero è cresciuto tra 1996 e 1998 dell 83,1%, con un aumento del volume occupazionale del 34,9%. L entità di tale dinamica non trova riscontro in nessun altra realtà italiana, dove l incremento delle unità locali straniere e dell occupazione risulta più contenuto (rispettivamente +44,6% e +12,9%). Si fa sempre più evidente anche l impatto dei fenomeni immigratori, mentre nel centro sud, i flussi migratori in entrata e in uscita sono risultati di segno negativo (sono più gli stranieri che escono rispetto a quelli che entrano), nel nord est segnano un saldo positivo di oltre il 20% che può essere ricondotto alle maggiori opportunità occupazionali: per il biennio è stata prevista l assunzione di quasi 78mila extracomunitari, pari a più di un terzo (34,8%) della futura forza occupazionale dell area. Il dato, ancora una volta, risulta il più alto d Italia, dove al contrario, le imprese hanno previsto un incremento della manodopera straniera di 24,5 unità ogni 100 assunti. Dove si inizia a vivere in presa diretta i modelli dinamici imposti dal turbocapitalismo viene avvertito con più urgenza l allarme per la sicurezza dei cittadini. Nel Nord-Est la sensazione di vivere in un territorio sempre più pericoloso, è avvertita da quasi la metà dei cittadini (49,2%), quota che non trova uguale riscontro nelle altre realtà territoriali, dove la pensa così poco più di un terzo dei cittadini (36,4%) (tab. 9); il ricorso alla tutela fai da te coinvolge il 51,1% degli abitanti che adottano almeno tre diversi tipi di accorgimenti per difendere la propria abitazione, mentre nel Mezzogiorno la quota scende al 21,9%. Nel Nord Est, quasi la metà dei cittadini (48,5% contro una media nazionale del 37,1%) indica nella delinquenza comune il principale problema dell area in cui vive mentre il 45% pone al secondo posto quello dell immigrazione extracomunitaria (contro una media nazionale del 21,9%). 17

9 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 Attrazioni e difese dagli stimoli multiculturali All interno delle singole famiglie e tra individui, le scelte più importanti la scelta del partner, la procreazione hanno cominciato a modificarsi in relazione al flusso continuo di immigrati; nel 2000 è aumentata, infatti, la formazione di unità familiari interculturali e di coppie interculturali. L idea delle conoscenze multiculturali come risorsa individuale e delle competenze interculturali come capacità spendibili, è sempre più accettata. I profili di consumo si allargano per privilegiare un identità cosmopolita, e il sistema scolastico applica riforme per riconoscere da una parte un utenza sempre più eterogenea e dall altra un esigenza da parte degli autoctoni di espandere gli orizzonti della formazione. Il 2000 probabilmente segna l avvio di un periodo in cui i flussi immigratori rappresenteranno un fenomeno di secondo piano rispetto a quello dell insediamento, dell italianizzazione o della integrazione dei gruppi culturali stranieri in Italia. Nel corso degli ultimi 5 anni, il numero di bambini nati da coppie di cui almeno uno è straniero è cresciuto dal 4,3% sul totale dei nati nel 1995, al 10,5% del 1999 (tab. 11). Molta attenzione è stata dedicata ai bambini stranieri nati in Italia, ma si riflette poco su quelle famiglie miste in cui nascono italiani di origini miste. Crescono anche gli arrivi di bambini per riunificazione familiare, più di minori nel solo 98. La vita familiare vive una crescente dipendenza dagli stranieri, soprattutto dalle donne immigrate, destinate alla cura dei bambini e della casa. Ci sono più di donne straniere dedicate permanentemente alle cure domestiche; più del 3% dei bambini italiani sta crescendo assimilando un immagine materna straniera. I flussi immigratori hanno avuto effetto anche sui matrimoni. Nell ultimo quinquennio i matrimoni tra italiani e stranieri sono aumentati da a , e rappresentano il 5,4% del totale, mentre la popolazione straniera supera di poco il 2% (tab. 12). I matrimoni misti seguono prevalentemente il rito civile (il 79% contro il 20% per i matrimoni tra italiani); circa il 10% degli stranieri che si sposa in chiesa non è cattolico. Il tasso di fallimento di questi matrimoni, comunque, sembra suggerire che molte coppie non siano all altezza della sfida del rapporto interculturale: 1 coppia mista su 3 coppie si separa, il doppio del tasso di divorzio tra italiani. Gli alunni stranieri sono aumentati del 40% nell ultimo anno, mentre i minori stranieri residenti in Italia superano i , cui vanno aggiunti i figli italiani di matrimoni misti. Una generazione di bambini urbani e residenti nel Nord Italia appare più preparata dei genitori a riconoscere differenze e similarità, a negoziare i momenti critici. Per aiutarli, le scuole (tab. 13) promuovono attività interculturali 18

10 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 (40,9% delle scuole elementari e 32,8% delle scuole medie durante l Anno Scolastico ). Il 73,5% degli italiani sostiene che con una scuola capace di gestire i processi multiculturali l istruzione potrebbe essere arricchita dalla presenza di bambini extracomunitari. Per gli adulti la curiosità per l esotico cede il passo ad un approfondimento dell interesse verso altri mondi. L 84,1% degli italiani sostiene che le persone appartenenti ai gruppi minoritari non devono abbandonare la propria cultura per essere accettati a pieno titolo. Un ulteriore elemento riguarda la religiosità degli immigrati: il 29% proviene da paesi cattolici, mentre il 49% arriva da paesi non cristiani. Tuttavia il vero panorama delle nuove forme di religiosità in Italia è più ricco del semplice contrasto tra cristianesimo e Islam. I luoghi pubblici di fede non cattolica sono aumentati da a nell ultimo triennio e le moschee costituiscono il 9%. Fra le religioni che sono cresciute di più non è compreso l Islam, ma i mormoni, le chiese evangeliche e i testimoni di Geova. Culti che attraggono gli immigrati ma anche gli italiani, per ragioni diverse. L incombere dei nuovi apparati tecnologici L avvio del Duemila ha messo a nudo, ancora una volta, le ambiguità del rapporto fra uomo e tecnologia, un rapporto che oscilla continuamente fra l esaltazione della potenza e l angoscia dell incontrollabilità. La vicenda del Millennium bug (di cui però si ha già un pallido ricordo) ha prodotto per la prima volta, a livello mondiale, un ansia condivisa, legata ad un evento preciso e percepito come incontrollabile dai singoli. Ha poi trasmesso un senso di scetticismo nei confronti dell Apparato scientifico-tecnologico, e cioè di quell intreccio fra potenza di elaborazione, capacità di previsione ed efficacia del controllo trasferito all interno di macchine e sistemi esperti, a cui abbiamo affidato in maniera progressiva i nostri stessi destini (individuali e collettivi). Se ci si riferisce al rischio che investe in particolare l individuo nei luoghi domestici, una serie di fattori generano paura e inducono a guardare con sospetto il proprio habitat. Negli ultimi anni sta, infatti, crescendo una forte domanda di controllo di tutte le microfonti inquinanti, presenti all interno della casa; e cioè tutti quegli strumenti - dal forno, al rasoio, dall asciugacapelli alle varie tipologie di lampade, al telefonino, alla parabola - che generano campi elettromagnetici considerati nocivi, anche se la nocività risulta correlata con l intensità di esposizione. 19

11 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 Nello stesso tempo l elettrosmog e le onde elettromagnetiche diffuse da antenne teletrasmittenti o da elettrodotti sono già da tempo nel mirino di iniziative che si oppongono alla loro installazione, soprattutto nelle grandi città dove la collocazione dei ripetitori delle comunicazioni cellulari passa sempre più attraverso un negoziato intenso fra le aziende che hanno necessità di potenziare le reti, e comitati di condomini che vedono in questo un serio rischio per la salute personale. La città - altro simbolo della modernità - viene così percepita come un luogo particolarmente esposto alle contraddizioni della crescita economica: in Italia secondo i dati dell Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbero circa 5 milioni e 550mila le persone, residenti nelle grandi città, esposte gravemente all inquinamento atmosferico, mentre nei paesi dell Unione Europea circa il 40% della popolazione è esposta ad un rumore da traffico superiore ai 55 decibel e un altro 20% ad un rumore superiore ai 65 decibel. Le paure dell altro L anno appena trascorso lascia un impronta da Paese impaurito per la criminalità predatoria e per i flussi di immigrazione; un Paese in cui la reazione emotiva trascende la realtà dei fatti nei confronti di problemi che pure esistono e che vanno risolti. Il 76,9% degli italiani è convinto che nell ultimo anno i reati siano aumentati; mentre il numero complessivo di reati denunciati è stazionario o addirittura in calo (-2,2% tra il 1998 ed il 1999). Quanto all immigrazione, il 74,9% degli italiani dichiara che esiste una correlazione diretta tra presenza di immigrati e crescita di criminalità e l 80,4% ritiene che il numero di immigrati presenti nel nostro paese sia troppo elevato. Al contrario, gli stranieri che vivono in Italia continuano ad essere assai meno che negli altri paesi europei (tav. 3). Diversi fattori possono essere chiamati in causa per motivare la genesi di un insicurezza che si traduce nella paura dell altro. In primo luogo, la crescente sfiducia dei cittadini nei confronti dell amministrazione della giustizia e dell impegno delle istituzioni preposte ad elaborare gli strumenti normativi, regolatori ed organizzativi per la salvaguardia della sicurezza: solo il 10,7% degli italiani ritiene che la giustizia sia amministrata in modo giusto. Vi è la consapevolezza che la stragrande maggioranza dei reati minori rimanga impunita. 20

12 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 In secondo luogo, occorre tenere conto del ruolo dei media nell alimentare le paure che attraversano sempre più di frequente l opinione pubblica. Dalle nostre indagini si ricava che il 66,2% degli italiani si forma un opinione sulla criminalità guardando la televisione e il 21,9% leggendo i giornali (tav. 4). In terzo luogo, la paura cresce di pari passo con l aumento della criminalità predatoria che è quella che interessa più da vicino i cittadini determinando una violazione della privacy ed un aggressione alla sfera personale o domestica. Infine, la paura cresce perché gli italiani si sentono più soli e sempre meno rappresentati: a seguito delle trasformazioni politiche e sociali degli anni scorsi sono entrati in crisi i grandi luoghi di ritrovo e di identificazione collettiva (i partiti politici, i sindacati, le fabbriche) che funzionavano anche come spazi di rassicurazione sociale, senza essere sostituiti da nessun altra forma di aggregazione; la solitudine è ben espressa da quel 42,3% di italiani che dichiara di non sentirsi rappresentato da nessuno. In questa situazione, la paura del diverso risponde ad un duplice bisogno: quello di creare nemici che, in quanto esterni da noi, ci consentono di ricostruire il nostro senso di identità collettiva; e quello di rinserrarci sempre di più in noi stessi evitando il confronto. Evasioni individuali La crescente attenzione al benessere corporeo Negli ultimi anni verso il corpo si è condensata un attenzione crescente, con rilevanti investimenti individuali (in denaro e tempo) in attività ad esso specificamente rivolte (tab. 16). Infatti, nel 1999 le spese degli italiani per attività relative alla cura del corpo, dalla cosmesi alle beauty farm, dall'alimentazione biologica al consumo di integratori sino alla fitness o agli arredamenti ergonomici, sono state pari a quasi 35 mila miliardi di lire. L'analisi della graduatoria delle spese per tipologia di attività segnala come siano gli investimenti individuali per la cura estetica del corpo legati, in particolare, alle attività dei centri estetici (sono ormai oltre 11 mila in Italia) ad avere assorbito il 35,8% del totale delle spese, per circa miliardi. 21

13 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 Inoltre, si abbassa l'età in cui si comincia ad utilizzare coscientemente il proprio corpo come "veicolo di identità" visto che il 30% dei bambini che frequentano la quinta elementare scelgono in autonomia quale profumo utilizzare e il 60% di bambini frequentanti la terza elementare utilizza un profumo. Di particolare rilievo anche la persistente crescita della fitness in termini di struttura dell offerta e di dimensione ed articolazione della domanda. Attualmente sono operanti in Italia circa 10 mila palestre e centri fitness frequentate più o meno stabilmente da circa 5 milioni di persone per un giro d'affari globale valutabile in oltre 6 mila miliardi annui. Lo stimolo emotivo forte, la scarica di adrenalina, per coloro che la cercano nella fitness, risiede nel suo carattere di egonismo, un misto di edonismo e agonismo, di corsa continua e potenzialmente gratificante oltre i propri limiti. Un altro settore in cui si esercita la gestione personalizzata del corpo come fonte di piacere è quello dell'alimentazione, dove "l emozione da tavola" ha contenuti e significati diversificati. Se per alcuni l abbondanza è sinonimo di piacere, altri sperimentano una gastronomia meticcia fatta di un mix di sapori tradizionali e d importazione (nel 1999 le vendite di prodotti alimentari etnici sono state pari a circa 30 miliardi di lire, +17,4% rispetto all anno precedente), mentre torna prepotente il gusto del naturale. Infatti, gli italiani che in corso d anno hanno consumato prodotti biologici sono stimati in 25 milioni, la superficie agricola coltivata con metodi biologici è pari al 6,5% del totale, e sono circa 50 mila (+58% rispetto al 1997) le aziende che praticano agricoltura biologica. Inoltre, il 50% degli italiani si è dichiarato disposto a pagare sino al 20% di più per prodotti che siano tipici, ed il fatturato di tali prodotti è stimato prossimo ai 15 mila miliardi. Dai dati di un'indagine del Censis si evidenzia che, nel 1999, sono stati circa 3 milioni i turisti del vino per un giro d affari valutabile in oltre 3 mila miliardi. Ma la corsa ad accrescere le potenzialità del corpo e la sua capacità di provare emozioni può generare il suo opposto: l'ansia, la paura di non farcela a sostenere il ritmo e, di riflesso, la tentazione di accrescere artificialmente le sue potenzialità. Così per la sfera sessuale dove, da un indagine del Censis sui comportamenti sessuali degli italiani, si è rilevato che oltre il 58% dei maschi ha avuto preoccupazioni circa le proprie prestazioni sessuali, percentuale che risulta più alta tra i più giovani (61,4%) e quelli con età tra 31 e 40 anni (62,7%). Inoltre, il 42,6% dei maschi ha avuto problemi sessuali mentre, tra le donne, la percentuale è prossima al 40% (tabb. 17 e 18). 22

14 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 E, poi, da sottolineare la diffusione delle malattie depressive. I dati permettono di constatare che, in valore, i consumi di psicolettici (tranquillanti, ipnotici, sedativi) e psicoanalettici (antidepressivi) nel periodo sono cresciuti, rispettivamente, del 48% passando da 880 miliardi di lire a miliardi di lire e del 40,5% con un balzo da 481 miliardi a 676 miliardi. In totale, le due classi terapeutiche hanno un valore in prezzi al pubblico che, nel 1999, ha sfiorato i 2 mila miliardi di lire (tab. 19). E, accanto all ansia di non farcela, si fa largo anche la paura relativa ai fattori (veri o presunti) che minacciano la buona salute del corpo. Da quelli legati all alimentazione, come la mucca pazza e la presenza di diossina nei cibi, a quelli legati all'uso di organismi geneticamente modificati (il 42% degli italiani dichiara che probabilmente non mangerà pomodori transgenici ed il 40% ritiene che tali prodotti facciano male). Le emozioni da evasione laterale Numerosi indicatori sembrano testimoniare nel nostro Paese, un progressivo affrancamento da fenomeni di censura emotiva precedentemente molto diffusi. In generale, sempre più spesso l idea di una vita intensa si associa a quella di una vita liberamente emotiva. Accade addirittura di non tollerare condizioni di vita a bassa intensità emozionale e di mettere in atto alcune strategie finalizzate al procacciamento di emozioni, quasi fossero un fine in sé piuttosto che una risposta spontanea a determinati stimoli esterni. Parallelamente, a fronte di questa esigenza, si va consolidando una sorta di mercato delle emozioni molto accessibile. Quando il desiderio individuale di emotività non trova soddisfazione nel proprio spazio relazionale quotidiano e consolidato, sia esso determinato dall attività lavorativa, dalla dimensione familiare o amicale, dall uso del tempo libero, si finisce per cercare il contatto con situazioni all interno delle quali le emozioni possono prodursi con relativa facilità e dove si legittima la loro libera espressione. E il caso della passione per il rischio, che può essere individuata nella sempre più intensa pratica di sport estremi, nella scelta di percorsi di svago e di vacanza di per sé difficili e fortemente caratterizzati dall elemento sorpresa, nella stessa pratica del gioco d azzardo, in via di penetrazione in tutti gli strati sociali (tav. 5). In una sorta di inversione dell interesse e dell attenzione si passa dall'indifferenza per le occupazioni quotidiane, alla precisione con cui, personalmente, si ripiega il paracadute del parapendio o si fissano gli spit della via di arrampicata. Da questi gesti dipende direttamente la propria sopravvivenza; questi gesti corroborano la 23

15 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 propria autostima. Il rischio diventa allora un elemento propulsivo consentendo la possibilità di dare il meglio di sé stessi. Il destino viene stuzzicato con comportamenti a rischio che cambiano in base all'età anagrafica ed alle condizioni socio-economiche, ma che mantengono fondamentalmente la stessa matrice. Si afferma la voglia di visitare ambienti estremi con mezzi estremi: dalla più tradizionale arrampicata verso le alte vette fino al librarsi in cielo o immergersi nelle profondità marine. Si raggiungono le regioni in passato consegnate al mito come risposta alla banalità ed alla artificialità degli ambienti di vita quotidiana. Dalla visione dei documentari televisivi scientifici all iscrizione ad un diving centre il passaggio sembra alquanto ardito eppure il fenomeno assume oggi dimensioni di una certa consistenza (tav. 5). Analogo ragionamento vale per chi solca i cieli in deltaplano, ultraleggero o parapendio. Si tratta, a ben guardare, di emozioni da evasione laterale, ossia della ricerca di stimoli in qualcosa che trascende le abitudini consolidate senza tuttavia introdurre elementi di cambiamento profondo. La riscoperta dei sentimenti Il primato dell individuo si declina anche nella scelta di aprirsi alla dimensione dell emozione, di dare voce e riconoscimento ad una componente di sé spesso negata o poco esplicitata come quella del sentimento. E ciò appare ancora più evidente proprio nell universo maschile, tradizionalmente più estraneo a tale dimensione e all ammissione della sua rilevanza nel vissuto individuale. Se è vero che l impossibilità di separare i sentimenti dal sesso viene esplicitamente dichiarata dalla maggioranza (il 56,5%) e in misura più consistente dalle donne (il 67,8%), non si può non sottolineare che la percentuale di uomini che manifesta una visione integrata dei due aspetti raggiunge il 44,5%. Di fatto, la popolazione maschile appare divisa al riguardo, con il 55,5% degli intervistati che esprime quella che è considerata una capacità tipicamente maschile di tenere distinte le due esperienze, ma la differenza risulta forse meno netta di quanto generalmente immaginato e lo stereotipo del maschio disincantato, poco romantico e interessato solo al sesso appare essere messo seriamente in discussione. Peraltro, sono gli uomini a dichiarare più delle donne di essere innamorati in questo momento della loro vita: ben il 79% contro il 66% delle donne e sono sempre gli uomini, inoltre, a cui più spesso capita di innamorarsi (il 58,4% si è innamorato più di una volta), mentre fra le donne prevale un unica esperienza sentimentale importante (tab. 20). La quota maggiore degli intervistati (il 40,3%) sostiene che la sessualità rappresenta principalmente uno strumento per l'espressione dei propri sentimenti 24

16 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 all'interno di una relazione di coppia. Se a questo dato si somma quello secondo cui, per il 16,9% dei soggetti, il rapporto sessuale è finalizzato a raggiungere una maggiore intimità con il partner, un mezzo per conoscerlo e per essergli vicini, se ne ricava una visione della sessualità che esalta soprattutto la sua funzione relazionale. La preminenza della dimensione relazionale ed affettiva traspare anche dai dati relativi al giudizio sulla qualità del rapporto sessuale legata alla presenza o meno dell orgasmo, dai quali risulta che quasi il 52% degli intervistati ritiene che il rapporto sessuale possa essere soddisfacente anche senza provare l orgasmo, opinione che, se appare particolarmente diffusa tra le donne, viene condivisa anche dal 37,8% degli uomini. E ancora, se tra le donne è più esaltato l aspetto della dimensione immaginata dell amore sensuale, che risulta più appagante dello stesso vissuto, quasi il 50% degli uomini condivide l affermazione della rilevanza della dimensione virtuale su quella fisica. Anche in questo caso, le differenze d opinione legate al sesso, seppur presenti, appaiono abbastanza sfumate e sicuramente meno nette di quanto comunemente immaginato almeno sulla base di alcuni stereotipi diffusi sull'interpretazione al maschile o al femminile della sessualità. Il cammino verso l integrazione delle due visioni sembra segnato dalla nuova affermazione (per gli uomini) e dalla riaffermazione (per le donne) della rilevanza del sentimento che fa prevalere una concezione relazionale e romantica (per altro decisamente più diffusa fra i giovani, fra i quali raccoglie complessivamente il 70% delle indicazioni e tra gli intervistati di livello di istruzione più elevato, con il 59,5%). Il consumo domestico di tecnologie del virtuale Da sempre la tecnologia è stata occasione e strumento per la conquista di nuove frontiere e di nuove emozioni. Già all epoca delle prime applicazioni industriali su grande scala, nel secondo dopoguerra, la motorizzazione di massa ha portato gli italiani alla conquista di nuovi consumi e, soprattutto, di nuove sensazioni e modalità di vivere il territorio ed il tempo libero. Lo stesso è avvenuto poi con il cinema, la televisione e il telefono. Negli anni più recenti, con l avvento dell elettronica, la valenza emotiva del consumo è diventata ancor più marcata allorché la stessa produzione si è orientata verso prodotti sempre più raffinati ed esplicitamente rivolti a sollecitare, replicare, manipolare ed esaltare le emozioni. La storia dei videogiochi è esemplificativa. Dal vecchio Pong in grado solo di far scorrere una pallina grigia sul video la domanda ha cercato emozioni sempre più forti: e così sono arrivati i colori, i giochi interattivi, i joystick che riproducono le 25

17 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 sensazioni tattili, i volanti in grado di riprodurre il feedback della guida di una macchina da corsa, gli occhiali con schermi incorporati per permettere una full immersion dentro i giochi. Una delle società leader di mercato, ha lanciato recentemente la sua Dream Machine, la macchina dei sogni in grado di produrre emozioni prima impensabili. La risposta è stata una nuova Play Station basata su un esclusivo processore grafico chiamato Emotion Engine, il motore delle emozioni. A ragione possiamo registrare per il 2000 l avvenuta familiarizzazione di più dei tre quarti della popolazione adulta verso le diverse componenti delle nuove tecnologie informative. Chi dimostra ancora un basso interesse rappresenta il 23,7%, mentre il restante 76,3% (anziani e casalinghe compresi) mostra di avere un legame, seppur superficiale, al nuovo mondo del comunicare a distanza: dall uso intensivo del solo telefonino (29%), a quello combinato con timide ulteriori esplorazioni verso più sofisticati strumenti (16%), ad un approccio intenso e su tutti i fronti (14,3%). Resta una quota non piccola di italiani ormai convinti dall innovazione, ma privi di supporti formativi in grado di rendere loro possibile un accesso alla realtà della rete nelle sue diverse forme (tab. 23). Per quanto attiene all intensità d uso dei dispositivi tecnologici, restano differenze significative di tipo generazionale per tutte le categorie: da quelle più semplici e diffuse come il telefono cellulare (l utilizzo dei giovani è pari all 83,8% mentre per gli anziani è del 33,2%) al personal computer, fino ai videogiochi. Resta elevato l impiego del telefonino per inviare messaggi come del videoregistratore per la visione differita dei programmi Tv (tab. 24). Alcune modalità di consumo sono riconducibili all interesse per la conquista di nuove frontiere e di nuove sensazioni una volta riservate a pochi o, comunque, di difficile accesso. In questi ultimi mesi, ad esempio, la diffusione di Internet e l introduzione del Nuovo Mercato hanno fatto cadere uno degli ultimi baluardi che ancora era riservato ad un pubblico elitario: il gioco in borsa. In passato, la stereofonia ha portato nelle case per la prima volta la musica di qualità fino a quel momento mortificata dai gracchianti altoparlanti mono. Alla stereofonia si sono poi affiancati negli anni, gli impianti ad alta fedeltà, i supporti digitali e gli impianti surround (con cinque o 6 diffusori). I grandi concerti e i grandi compositori sono diventati alla portata di tutti e la grande musica è entrata nelle case degli italiani. Per il cinema sta avvenendo qualcosa di analogo: i sistemi di home theatre (cinema domestico) hanno una capacità di riproduzione degli effetti audio e video tale da permettere il pieno coinvolgimento dello spettatore. La domanda di nuove emozioni va anche ben oltre i settori tradizionali: ai primi posti delle classifiche dei videogiochi più venduti spiccano i simulatori (di volo aereo, di corse motociclistiche e automobilistiche, dei giochi del calcio e del basket) la cui corrispondenza con la realtà è tale, che questi prodotti sono spesso utilizzati per l allenamento e la preparazione degli atleti e dei piloti. 26

18 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese La società italiana al 2000 La massificazione del mercato delle emozioni non ha portato ad un impoverimento dell esperienza nel momento in cui l offerta si è fatta flessibile e ha permesso la fruizione, la creazione e la manipolazione di eventi su misura. Anzi, il successo delle nuove tecnologie, e del personal computer in particolare, è proprio da ricercarsi nell enorme flessibilità che tali strumenti dimostrano nell adattarsi a funzioni e modalità di utilizzo differenti. Non è quindi la fruizione individuale di emozioni collettive quella che si cerca ma l emozione, la sensazione e l esperienza da fare propria e da tagliare su misura. E in arrivo anche in Italia, ad esempio, la nuova generazione dei videoregistratori digitali (i personal video recorder) che ha avuto un successo strepitoso in nordamerica per le capacità che ha di personalizzare, adattare e manipolare i palinsesti televisivi ai gusti e alle necessità del telespettatore. La registrazione digitale è infatti supportata da servizi di indicizzazione della programmazione televisiva che consentono al telespettatore di chiedere all apparecchio di registrare tutti gli eventi che prevedono la partecipazione di un certo personaggio, tutti i film con un determinato attore o, ancora, di escludere la pubblicità o di effettuare il replay di un evento in diretta. Verso la personalizzazione della fruizione televisiva, d altronde, si sta indirizzando la nostra televisione satellitare. La diffusione della realtà telematica in Italia, a differenza di molti altri paesi, fonda gran parte del suo successo su bisogni non strutturali e su domande di consumo individuale, piuttosto che su processi di trasformazione degli apparati di produzione o di modernizzazione delle istituzioni pubbliche. 27

19 Processi formativi (pp del volume) La numerazione delle tabelle e delle tavole riproduce quella del testo a stampa

20 34 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese Processi formativi L educazione in una società orizzontale Per far sì che le politiche educative e formative del nostro paese siano in grado di rispondere alle esigenze di una società che cresce e si sviluppa in orizzontale, appare necessario dare risposte concrete a quattro ordini di questioni, ancora sul tappeto: - la presenza di forme di analfabetismo funzionale in ampi strati della popolazione adulta e giovanile, che si legano strettamente alla scarsa capacità competitiva del paese ed al ritardo nello sviluppo di consumi culturali e tecnologici evoluti; - le difficoltà del sistema scolastico e dei suoi operatori a ritrovare una identità professionale nel nuovo modello educativo del paese e soprattutto a garantire una migliore qualità media dei risultati e dei servizi offerti; - le difficoltà dell università nel trasformare la propria vocazione e le proprie strutture organizzative da università d élite ad università di massa ed a garantire al tempo stesso innovazione nella didattica ed eccellenza nella ricerca; - difficoltà cronica a creare un rapporto diretto stabile tra offerta formativa, servizi per l'impiego e sistema produttivo, capace di generare risultati concreti e fruibili anche grazie ad un massiccio ricorso alle nuove tecnologie dell'informazione, che corrisponda alle nuove esigenze di un sistema economico impegnato in un forte sviluppo dei settori innovativi. Il sistema di riforme completato ha il pregio di fissare semplicemente alcuni principi, lasciando ampio margine di regolazione ai diversi livelli di responsabilità istituzionale. Ora si tratta di dare al paese non solo principi ed architetture istituzionali ma servizi, contenuti e risultati e lo si può fare puntando su programmi d azione chiari con obiettivi chiari ed espliciti, valutabili e comunicabili, affinché ognuno possa valutare costantemente i benefici degli investimenti che la collettività riserva alle sue politiche educative. I pericoli di impoverimento alfabetico Nel lungo dibattito istituzionale e politico legato all avvio delle riforme della scuola e dell università, alla riflessione accurata sui limiti ed i ritardi del sistema educativo italiano si è sostituita una vera e propria retorica della formazione, in cui ad una sostanziale vacuità e genericità delle affermazioni e degli obiettivi si 29

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