Indice. 1 L organizzazione territoriale della Chiesa

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1 INSEGNAMENTO DI DIRITTO DELLE RELIGIONI LEZIONE III L ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE DELLA CHIESA IN ITALIA PROF. MARCO SANTO ALAIA

2 Indice 1 L organizzazione territoriale della Chiesa La Conferenza Episcopale Italiana La provvista degli uffici ecclesiastici Sanzioni contro gli ufficiali ecclesiastici di 8

3 1 L organizzazione territoriale della Chiesa Dal punto di vista territoriale la Chiesa cattolica è organizzata in diocesi, a loro volta ripartite in parrocchie; le diocesi sono riunite in province e regioni ecclesiastiche ed in ogni nazione esiste, poi, una Conferenza Episcopale. La diocesi può essere definita un distretto o una circoscrizione territoriale, a cui l art. 29 della legge n. 222/85 ha riconosciuto la personalità giuridica. La diocesi è, dunque, quella parte di territorio affidata ad un Vescovo. Costituiscono organi della diocesi: 1. il Vescovo, che ne è a capo ed è nominato dal Sommo Pontefice. Egli gode di una serie di garanzie, prerogative e poteri che gli sono riconosciuti dal nostro ordinamento, tra cui quello di corrispondere liberamente con i fedeli, di rilasciare certificazioni in materie ecclesiastiche, di essere consultato dalle autorità statali in determinate circostanze (artt. 2 e 5 Nuovo Concordato); 2. la Curia diocesana, formata dai soggetti che collaborano con il Vescovo nella sua funzione; 3. il capitolo dei canonici, con funzioni ausiliarie, che è stato riconosciuto come persona giuridica nel diritto dello Stato. La diocesi è ripartita in parrocchie, sottoposte, sempre, all autorità del Vescovo. La parrocchia è la cellula base dell organizzazione della Chiesa, con la funzione di provvedere direttamente alla cura pastorale dei fedeli. A capo della parrocchia vi è il Parroco, nominato dal Vescovo competente per territorio, il quale gode di una serie di prerogative, come quelle di corrispondere liberamente con i fedeli, in base all art. 7 n. 4 del nuovo Concordato e di certificare l avvenuta celebrazione del matrimonio canonico, secondo il dettato dell art. 8 del nuovo Concordato. Infine, vi è l ordinario militare per l Italia, con dignità di Vescovo, dal quale dipendono i cappellani militari incaricati di garantire l assistenza spirituale alle forze armate. I cappellani militari sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro della Difesa, previa designazione dell ordinario militare. L ufficio di cappellano è un ufficio statale cui la Chiesa concede dignità ecclesiastica. 3 di 8

4 2 La Conferenza Episcopale Italiana La Conferenza Episcopale Italiana o C.E.I. è un organo che riunisce tutti i vescovi italiani e svolge un importantissimo ruolo nell attuazione del Concordato. Esso non era disciplinato dal Codice di diritto canonico del 1917, ma attualmente è regolamentato dai canoni del C.I.C. del Il suo statuto è stato approvato nel 1971, col decreto Christus Dominus ed emendato nel 1977 e nel La C.E.I. è una persona giuridica di diritto pubblico, con sede a Roma. Ne sono membri di diritto tutti i vescovi e gli arcivescovi, di qualsiasi rito, delle diocesi e delle altre Chiese particolari italiane, i vescovi coadiutori ed ausiliari, nonché i vescovi titolari che dalla Santa Sede o dalla stessa C.E.I. abbiano ricevuto uno speciale ufficio stabile a livello nazionale, come l ordinario militare e l Arcivescovo castrense. La C.E.I. è suddivisa in Conferenze Episcopali regionali, che dipendono da quella nazionale e fa parte del Consiglio Europeo delle Conferenze episcopali. Pur non essendo le Conferenze episcopali subordinate alla Santa Sede, il presidente nazionale della C.E.I., in considerazione dei particolari vincoli dell episcopato italiano con il Papa (art. 25 dello statuto C.E.I.), viene nominato dal Pontefice, mentre negli altri paesi viene eletto. La C.E.I., agli effetti del diritto dello Stato, secondo le norme del nuovo Concordato, è legittimata a compiere numerosi atti giuridicamente rilevanti, nell esercizio di poteri sia normativi, sia amministrativi. I principali compiti della C.E.I. sono: - studiare i problemi che interessano la vita della Chiesa in Italia; - fornire orientamenti in campo dottrinale e pastorale; - mantenere rapporti con le autorità dello Stato italiano. Inoltre, per quanto riguarda l attuazione del Concordato, la C.E.I. ha competenza per tutte quelle materie la cui regolamentazione venga da questo demandato a successive intese tra le parti. In tali intese la controparte dello Stato italiano non è direttamente la Santa Sede, ma la C.E.I. Alla C.E.I. viene riconosciuto un ruolo centrale e determinante nel nuovo sistema di finanziamento della Chiesa in Italia 1. Tra i compiti di carattere generale ad essa assegnati si ricordano: la determinazione della remunerazione complessiva necessaria ad assicurare il congruo e dignitoso sostentamento del clero, che presta servizio in favore delle diocesi; la concreta destinazione della parte dell otto per mille dell imposta sul reddito delle persone fisiche, assegnata 1 L. Mistò, Il Nuovo Concordato,Elledici Leumann, Torino, 1986, pag di 8

5 alla Chiesa cattolica; la presentazione all autorità statale del rendiconto annuale relativo alla effettiva utilizzazione delle somme derivanti da questa fonte. Ulteriore compito della C.E.I. è quello di erigere l Istituto centrale e designare due terzi del rispettivo consiglio di amministrazione, nominandone anche il presidente. Infine, alla C.E.I. viene attribuito un potere normativo di carattere generale nella realizzazione del nuovo sistema di sostentamento del clero. In tutte le materie ad essa eventualmente demandate da accordi concordatari tra la Santa Sede e lo Stato italiano, la C.E.I. agisce entro gli ambiti e secondo le procedure previste dagli specifici mandati ricevuti dalla stessa Sede Apostolica. 5 di 8

6 3 La provvista degli uffici ecclesiastici Una delle più gravi conseguenze che l influsso delle dottrine giurisdizionalistiche portò nelle relazioni tra la Chiesa e gli Stati fu che questi ultimi si arrogarono abusivamente il diritto di influire sulla scelta dei titolari degli uffici ecclesiastici. Col sistema introdotto dai Patti Lateranensi, se lo Stato si disinteressava del conferimento di ogni ufficio non beneficiale, nonché di quelli anche beneficiali della diocesi di Roma e delle diocesi suburbicarie (art. 23, comma 1 del Concordato), per gli uffici beneficiali del resto d Italia il disinteresse dello Stato si limitava alla scelta della persona, nel senso che questa spettava alle autorità ecclesiastiche. In conseguenza, lo Stato non poteva sindacare i requisiti canonici della provvista, demandati all autonomia della Chiesa, ma, oltre a pretendere che in alcuni casi la nomina ecclesiastica avesse gli effetti civili solo dopo che fossero stati osservati determinati adempimenti, richiedeva che ricorressero anche specifici requisiti. Il principale dei requisiti richiesti dal Concordato per ricoprire un beneficio ecclesiastico in Italia era il possesso della cittadinanza italiana (art. 22 del Concordato). Inoltre, lo Stato esigeva che il titolare di un ufficio ecclesiastico non fosse incorso nella interdizione dai pubblici uffici. In aggiunta, l art. 19 dei Patti Lateranensi stabiliva che prima di procedere alla nomina di un arcivescovo o vescovo diocesano o di un coadiutore cum iure successionis la Santa Sede comunicasse al governo italiano il nome della persona prescelta, per assicurarsi che il medesimo non abbia ragioni di carattere politico da sollevare contro la nomina, sottoponendo, in tal modo, la nomina del vescovo ad approvazione statale. Ma in seguito all Accordo del 18 febbraio 1984, l ingerenza dello Stato italiano nella provvista degli uffici ecclesiastici è venuta completamente a cadere. L art. 3, n. 2 del Nuovo Concordato stabilisce, infatti, che la nomina dei titolari di uffici ecclesiastici è liberamente effettuata dall autorità ecclesiastica. Permane solo l obbligo, per la competente autorità ecclesiastica, di dare comunicazione alle competenti autorità civili della nomina degli Arcivescovi e Vescovi diocesani, dei Coadiutori, degli Abati e Prelati con giurisdizione territoriale, così come dei Parroci e dei titolari degli altri uffici ecclesiastici rilevanti per l ordinamento dello Stato (art. 3 n. 2 Nuovo Concordato). Unica limitazione alla piena libertà della Chiesa, in questo campo, è che i titolari degli uffici di cui sopra, (escluse, però, la diocesi di Roma e quelle suburbicarie) debbono essere cittadini italiani. Di conseguenza, è stata abrogata tutta la normativa (artt. 19, 20 e 21 Concordato 1929; artt. 1 e 2 legge n. 848/1929; artt. 1,2 e 3 Reg. 6 di 8

7 n.2262/1929), concernente la nomina dei Vescovi e dei parroci, che prevedeva un preventivo gradimento da parte dello Stato italiano e comportava, inoltre, per i Vescovi, uno speciale giuramento di fedeltà allo Stato, con una formula stabilita dall art. 20 del vecchio Concordato. Con la nuova normativa del 1984 sono caduti anche i due unici casi in cui il conferimento di benefici ecclesiastici, anche dopo il Concordato del 1929, era rimasto di competenza dello Stato italiano: 1. chiese palatine: cioè le cappelle annesse ai palazzi ex reali previste dalla lettera g dell art. 29 del Concordato e la cui provvista era regolata dalla Convenzione applicativa del 16 giugno 1939 tra Santa Sede e Stato italiano; 2. capitolo del Pantheon, istituito dall art. 15 del Concordato, che ne regolava anche le modalità di nomina. 7 di 8

8 4 Sanzioni contro gli ufficiali ecclesiastici Nell esercizio delle funzioni inerenti all ufficio di cui è titolare, l ecclesiastico, per inosservanza delle norme generali e speciali poste dall ordinamento statuale, può incorrere in varie responsabilità penali e civili. Fra le responsabilità penali vanno elencate: le inosservanze alle disposizioni del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza circa le pubbliche riunioni (art. 18); le cerimonie religiose fuori dei templi e le processioni (artt ); la distribuzione di stampati (art. 113); le questue (art. 156); l omessa comunicazione alle autorità della costituzione di enti, istituti o associazioni (art. 209). Fra le responsabilità civili vi è l ipotesi in cui il comportamento doloso o colposo dell ecclesiastico nell esercizio delle sue funzioni cagioni ad altri un danno ingiusto (art cc). Prima del nuovo Concordato si dibatteva sull esistenza o meno di una responsabilità disciplinare degli ecclesiastici nei confronti della pubblica amministrazione, vista l assenza di un rapporto di dipendenza diretta tra lo Stato italiano e gli ufficiali ecclesiastici. Tuttavia, nei confronti di questi ultimi potevano applicarsi sanzioni amministrative per violazione dei loro doveri d ufficio, quali: l allontanamento dal beneficio parrocchiale, stabilito dall art. 21, ult. com. Conc., che prevedeva l ipotesi di gravi ragioni che rendevano dannosa la permanenza di un ecclesiastico in tale beneficio; la sostituzione dell ecclesiastico nella rappresentanza dell ente, il quale si fosse rifiutato di compiere atti che si ritenevano vantaggiosi per l ente stesso (art. 14 L. n. 848/1929); il sequestro conservativo delle temporalità del beneficio in caso di cattiva gestione da parte dell investito (art. 30 cpv. Conc. e art. 66 R.D. 2/12/1929) Tuttavia, tale sistema sanzionatorio è scomparso in seguito all abolizione del regime beneficiale e dei conseguenti interventi finanziari e di controllo dello Stato. 8 di 8

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