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1 I nostri bambini di valore Storie di speranza raccolte e raccontate da Antonella Sinopoli con la collaborazione di Valentina Frigerio Il Sostegno a distanza e il Progetto OVC di AVSI in Uganda, Rwanda e Kenya

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3 I nostri bambini di valore Storie di speranza raccolte e raccontate da Antonella Sinopoli con la collaborazione di Valentina Frigerio Il Sostegno a distanza e il Progetto OVC di AVSI in Uganda, Rwanda e Kenya

4 Ringraziamenti Desidero ringraziare AVSI per avermi aperto le porte dell Africa vera. Ringrazio in particolare Dania Tondini, Lucia Castelli, Chiara Savelli, e Giampaolo Silvestri per avermi consentito un esperienza unica, un periodo di tre mesi trascorsi tra l Uganda, il Rwanda e il Kenya. Un sentimento di gratitudine va a tutti quelli dello staff AVSI che si sono messi a disposizione per la raccolta del materiale utile alla redazione delle storie contenute in questo libro. Un grazie a loro per l accoglienza, per avermi accompagnata nei luoghi più reconditi e per avermi dato la possibilità di conoscere le condizioni di vita delle persone, e soprattutto dei bambini, più povere ma più dignitose che abbia mai conosciuto. In particolare ringraziamenti di cuore vanno a Luciana e Filippo Ciantia, Marco Trevisan, Elisabeth Asiimwe e le ragazze di Luzira, di Kampala; a Leo Capobianco, Romana Jeptoo Koech e i ragazzi di AVSI Kenya di Nairobi; a Riccardo Bevilacqua, Lorette Birara e tutto lo staff di Kigali; a Carlo Maria Zorzi, che oggi opera ad Haiti, ma è stato prezioso per ricostruire la storia del Sostegno a distanza in Rwanda dove ha lavorato a lungo. Tutte queste persone, e anche coloro che non ho citato per nome, sono state un supporto di grande valore per il mio lavoro. Si ringraziano inoltre i seguenti partners locali che hanno reso possibile la realizzazione delle interviste ai ragazzi sostenuti: per l Uganda, Balidhabene House (BAH), il Meeting Point di Kitgum (KTG), l Entebbe Distance Adoption Programme (EBB), la Christian Blind Mission (CBM), Sister of St. Tarbes in Nakaseke (NAK), il gruppo Kampala (KLA); per il Rwanda, il gruppo di Ruhango (RUH), il gruppo di Kamony (KMY), il gruppo di Humure (HUM), il gruppo di Nyanza (NZA); per il Kenya, il gruppo di Kibera (KIB), le Evangelizing Sister of Mary (ESM), i bambini sostenuti con l NGO AVAID (AVD). Infine, mi siano consentiti due ringraziamenti davvero particolari: a Lucia Castelli per l attenzione, la pazienza e la disponibilità con cui mi ha guidata nel suo ruolo di supervisione del mio lavoro e a Dania Tondini per gli amichevoli, professionali e saggi consigli. Un bagaglio davvero utilissimo per affrontare il viaggio e l impegno di questi mesi. Antonella Sinopoli

5 Intro Uganda Rwanda Kenya Prefazione Introduzione 1 I partner di AVSI 4 1. La forza di Agnes 7 2. L impegno di Alfred 9 3. Una pagella da primato Così George ha gettato il fucile La dolcissima voce di Annet Tra i bambini per credere nel futuro Sognando un hotel a cinque stelle La silenziosa vita di Christine Elizabeth, una storia di amicizia Jean Claude, fratello, padre e madre Bambini grandi come adulti La voglia di vivere Nascosta tra i campi per salvarsi Bimbi a scuola grazie a Una vita di violenze, poi la speranza La scelta di Ignatius La storia di Jane Ragazzi di strada in cerca di aiuto Una scuola materna per i bambini Un sogno diventato realtà 49

6 I nostri paesi di valore Da dove vengono le storie qui raccontate

7 Prefazione 85 centesimi al giorno. E il costo di una tazzina di caffè al banco di un bar. Poca cosa, se ci pensiamo bene, anche in tempi di crisi economica. Eppure questi 85 centesimi (il costo quotidiano del Sostegno a distanza) rappresentano per tanti bambini e ragazzi di paesi poveri la differenza tra un esistenza di stenti e analfabetismo e l opportunità di ricevere un educazione e un pasto caldo ogni giorno. Antoine tutto questo lo sa. Aveva 8 anni nel 1994 quando si consumò il genocidio in Rwanda. Il bambino fu ritrovato da Giovanni Galli, neuro-psichiatra di AVSI. Stava lì, appollaiato su un albero, vicino a un orfanotrofio. Antoine rimase lassù, sull albero, per tre lunghi giorni. Senza parlare, senza voler scendere. Tremava come una foglia. L inferno era passato sotto i suoi occhi e lui ne era uscito apparentemente indenne. Il corpo aveva resistito, ma non altrettanto la sua mente, percorsa ancora da spaventosi incubi. Piano piano i volontari di AVSI, medici e psicologi, aiutarono Antoine a riscoprire la bellezza della vita e ad averne nuovamente fiducia e con il Sostegno a distanza il bambino riprese anche ad andare a scuola. Nel 2004 dieci anni dopo il genocidio Antoine si è diplomato: geometra. Alla cerimonia i suoi occhi brillavano di felicità. Ringrazio AVSI che mi ha permesso di diventare quello che sono oggi. Ma soprattutto ringrazio la famiglia italiana così lontana, ma vicina col cuore, che mi ha sempre accompagnato lungo il mio cammino educativo. Questo è lo sviluppo: la scoperta del valore infinito della propria persona e il riaccendersi della scintilla del desiderio del cuore. Antoine, a ben ragione, si sente una risorsa per lo sviluppo del suo paese. Questa è l essenza del nostro lavoro. Questa è l essenza del Sostegno a distanza. Un incontro. Uno sguardo che ti vuole bene. Un cammino insieme. Verso la possibilità di realizzare i propri desideri. Alberto Piatti Segretario Generale Fondazione AVSI

8 Introduzione La Regione dei Grandi Laghi, nell area compresa tra Uganda, Rwanda e Kenya, ha visto l impegno di AVSI svilupparsi e crescere fin dalla fine degli anni Ottanta. Una presenza consolidata che vede nelle attività del Sostegno a distanza uno dei pilastri dell intervento della ONG italiana in quest ampia zona dell Africa sub-sahariana. Eppure, così come ogni piccola porzione di questo enorme continente è una realtà a sé stante, fatta di lingue, culture e scenari diversi, anche il Sostegno a distanza è nato con caratteristiche proprie ed originali in ognuno dei tre paesi. Seguendo le necessità specifiche dei luoghi e dei suoi abitanti. Nelle prossime pagine racconteremo la nascita del Sostegno a distanza in Uganda, Rwanda e Kenya attraverso le voci dei protagonisti, pionieri in una attività nata dalla condivisione quotidiana della vita, delle gioie e delle difficoltà delle persone del luogo. Lo faremo attraverso i ricordi dei suoi protagonisti che racconteranno quello che il Sostegno a distanza ha significato per loro. Il Sostegno a distanza di AVSI da qualche anno si è arricchito di nuove possibilità nei meccanismi di intervento, sfociate poi in nuovi e sorprendenti risultati grazie al progetto PEPFAR (President s Emergency Plan for AIDS Relief), che dal 2005 ha segnato l avvio di una collaborazione tra AVSI e USAID, la più grande agenzia governativa di cooperazione americana. Una collaborazione che ha consentito di aumentare il numero dei bambini sostenuti, specialmente rimasti orfani a causa dell AIDS. Quello che ha fatto vincere ad AVSI la selezione del governo americano, unica ONG italiana ad avere avuto questa opportunità, è stato il riconoscimento della validità del metodo che ha caratterizzato AVSI nelle sue opere: dare alle persone la possibilità di trovare da soli le risposte alle loro necessità. Questo è anche il concetto che sta alla base dell OVC (Orphan and Vulnerable Children- Bambini Orfani e Vulnerabili), termine con cui è stato definito il programma. La capacità di AVSI di disegnare i percorsi in base alle possibilità e ai bisogni individuati nel paese dove si interviene ha anche stavolta aiutato a rispondere a quella che è diventata una sfida: tramutare il Sostegno a distanza, nato tanti anni fa dalla buona volontà e dall amicizia di alcune persone, in un progetto man mano sempre più ampio e strutturato. Un progetto che, oltre al bambino, coinvolge anche la sua famiglia, il villaggio, la comunità. In questo libro, ciò che emerge è, soprattutto, la volontà di tanti bambini e ragazzi che sono stati accompagnati da AVSI e dai sostenitori italiani di realizzare i propri desideri, nei loro studi, nella vita, in ogni singola giornata. Esempi di obiettivi raggiunti, di una felicità ritrovata grazie ad una collaborazione costante che ha dato frutti meravigliosi. A volte insperati, a volte anche migliori delle aspettative. Questo libro contiene 20 storie: un modo per condividere la gioia di cui siamo stati testimoni ma anche un modo per portare dall Africa a voi i bambini e i ragazzi sostenuti. Tutti quelli che abbiamo incontrato, oltre che vulnerabili, sono davvero i nostri bambini di valore, Our Valuable Children, come li ha definiti Lucia Castelli, AVSI OVC Program Manager, modificando l acronimo del progetto. Bambini e ragazzi con grandi aspirazioni, che hanno saputo usare, e continuano a farlo, i propri talenti e capacità per realizzare i propri sogni e mostrare quello che hanno dentro. 1-2

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10 Ketty Opoka, responsabile del Meeting Point di Kitgum con una famiglia sostenuta 3-4

11 I Partner di AVSI Grandi opere nate da un incontro Si è iniziato con il Meeting Point di Kitgum, fondato da Elly Ongee, insieme a volontari italiani e ugandesi. Nato come luogo d incontro per i malati di AIDS e, in seguito, per i loro orfani. La possibilità, per persone stigmatizzate e emarginate a causa di una malattia considerata impura, o per bambini rimasti soli, di essere accolte e di appartenere a qualcosa, sta alla base del successo del Meeting Point. Oggi sono quattro i Meeting Point presenti in Uganda e 40 le organizzazioni locali partner di AVSI nel Sostegno a distanza solo in Uganda. E fondamentali per il funzionamento del progetto. Perché nate innanzitutto all interno di un rapporto di amicizia, i cui beneficiari hanno voluto trasmettere a loro volta ai più piccoli. E la storia di Alfred, prima orfano sostenuto dal Sostegno a distanza del Meeting Point di Kitgum e oggi, laureato, tornato al Meeting Point, per cercare di far incontrare ai bambini oggi orfani lo stesso sguardo che mi ha voluto bene quando ero io al loro posto, confessa sorridendo. Le opere nate e cresciute in questo modo sono oggi luogo concreto, dimora per i ragazzi che, orfani o vulnerabili spesso semplicemente perché in cammino alla ricerca di sé, hanno però la certezza che c è una casa con le porte sempre aperte per loro. Le opere nate e cresciute in questo modo sono oggi luogo concreto, dimora per i ragazzi che, orfani o vulnerabili hanno però la certezza che c è una casa con le porte sempre aperte per loro Ho 420 figli a Kitgum, commenta scherzandoci su Ketty Opoka, responsabile del Meeting Point di Kitgum, a indicare il rapporto stretto che ha con gli orfani sostenuti. Quando non appartieni, quando non ti senti amato, tradisci, spiega Rose Busingye, del Meeting Point International (MPI) di Kampala. Questo vale tanto per i malati di AIDS quanto per i giovani orfani o abbandonati. Quando entrano a far parte di un gruppo come il nostro, in cui sono voluti bene non solo da noi ma anche dai sostenitori italiani, così lontani eppure attenti a un bambino che non hanno mai neanche visto, riscoprono la bellezza di un amicizia, un desiderio che era come sopito. E tornano a studiare, a impegnarsi, a credere in se stessi, tornano a guardare sè e gli altri in modo diverso. Perché capiscono che, se qualcuno vuole loro bene, allora hanno un valore. E la vita vale la pena di essere vissuta.

12 Uganda Dall AIDS la spinta all amicizia e alla solidarietà Luciana Ciantia era molto giovane e neo laureata in medicina quando arrivò in Uganda come volontaria. Con lei c era il marito Filippo, anch egli medico specializzato in Igiene e Malattie tropicali, e oggi Rappresentante AVSI della zona dei Grandi Laghi in Africa. Insieme, in questo difficile e meraviglioso paese, hanno condiviso oltre vent anni di vita trascorsi senza un attimo di sosta tra forti tensioni politiche interne, cambiamenti di regime e una lunga guerra civile. Proprio nel nord del Paese, teatro di un conflitto che in un ventennio ha causato migliaia di morti e costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle proprie case e vivere in campi per sfollati, i coniugi Ciantia hanno iniziato ad operare. Ed è lì, a Kitgum, che si sono creati quei legami che hanno reso possibile la nascita del Sostegno a distanza. La spinta fu l amicizia profonda nata tra noi e alcuni adulti malati di AIDS, ricorda Luciana Ciantia, i quali, all avvicinarsi della morte, ci chiedevano di non abbandonare i propri figli. Il Sostegno a distanza, dunque, nacque come risposta a una necessità concreta e impellente. Ma la cosa più significativa è che a fare il primo passo furono persone malate, che sapevano che di lì a poco sarebbero morte. A gettare le basi di quella che sarebbe diventata una grande catena di amicizia e solidarietà, fu il coraggio di un uomo, Elly Ongee, e di sua moglie Irene, entrambi malati di AIDS. Vivevano a Kitgum, nel nord Uganda, dove però erano stati abbandonati da amici e parenti, proprio a causa della malattia, che nei primi anni di espansione era percepita come una sorta di punizione. E chi ne fosse affetto da evitare. Ma fu proprio in questo periodo doloroso, in cui sembrava che nulla di buono sarebbe potuto accadere, che Elly e Irene incontrarono alcuni volontari italiani di AVSI e Ketty Opoka, un insegnante ugandese. Che li guardavano e stavano con loro non compatendoli per la loro malattia, ma per il loro valore come persone, indipendentemente dalla condizione difficile in cui si trovavano in quel momento. Elly, vedendo la felicità tornare a risplendere sul volto della moglie, si rese conto che la bellezza c era ancora, anche dentro la malattia. E che era possibile sperimentarla grazie a una compagnia di amici. Fu così che cominciò a tenere incontri con altri ammalati per condividere con loro le paure, i problemi legati alla malattia e il modo per affrontarla. Nacque così, nel 1990, il Meeting Point - Punto D Incontro, oggi ONG ugandese che lavora con gli orfani e i malati di AIDS. Solo un anno dopo, lo stesso moto di solidarietà si sviluppò a Kampala, grazie a Rose Akumu, collaboratrice di AVSI e anche lei malata di AIDS. Dall incontro con Elly, in cui spiegava come era riuscito a affrontare il dolore della malattia, Rose ne uscì con un energia straordinaria, che nei pochi mesi che ancora le restavano da vivere la portarono a gettare le basi di quello che poi, grazie a Rose Busingye e Noelina Namukisa, sarebbe diventato, nel 1992, il Meeting Point di Kampala. La malattia ancora si nascondeva come una vergogna, eppure in tanti volevano parlare e che ci fosse qualcuno disposto ad ascoltare e a dare con- 5-6

13 sigli era davvero insolito. Allora non c erano i farmaci antiretrovirali - che oggi permettono di diminuire la carica virale e stare meglio, e la gente semplicemente aspettava di morire. La prima fase dell AIDS si presentò come una catena incessante di morti, la seconda fase lasciò migliaia di orfani bisognosi di cure. Così si decise di prendere in affitto una stanzetta dove tenere e accudire questi bambini. sono circa 7500 i bambini sostenuti grazie al Sostegno a distanza e a quelle persone che dai primi anni Novanta hanno avviato una splendida rete di amicizia e solidarietà. Nello stesso periodo in Italia molte persone si rivolgevano ad AVSI con il desiderio di dare un contributo per le attività in favore dei malati di AIDS. Queste offerte spontanee cominciarono a divenire costanti nel tempo. Così come costante cominciò ad essere l impegno in Uganda verso i bambini rimasti orfani. Si è cominciato con Anita, la figlia di Rose Akumu, bambina gravemente cerebrolesa, che oggi ha 23 anni. Poi con tre fratellini, che Rose e Noelina avevano incontrato nella baraccopoli di Soweto mentre stavano rovistando nella spazzatura alla ricerca di qualcosa da mangiare. Oggi, in Uganda,

14 La forza di Agnes Una piccola cenerentola africana che diventerà avvocato Quella di Agnes Najjuma è la storia di una piccola Cenerentola africana che per fortuna, come ogni favola, ha un lieto fine. Quando la madre fu costretta ad allontanarsi da casa perché il marito, alcolizzato, la sostituì con un altra donna, Agnes restò nella casa paterna. Il suo ruolo fu presto chiaro: darsi da fare per mandare avanti la casa, consumare poco cibo e crescere il più in fretta possibile. Agnes, infatti, come la sorella più grande, non era altro che una bambina il cui valore, agli occhi del padre, era determinato da quanto ne avrebbe ricavato dandola in matrimonio al migliore offerente. Quei soldi, dice Agnes, gli sarebbero serviti per ubriacarsi, così come aveva usato quelli che le aveva dato il marito di mia sorella. Io non volevo sposarmi. Volevo andare a scuola, volevo scappare da quella casa e smettere di essere picchiata per niente. Agnes aveva solo 10 anni. Oggi che ne ha 13 la sua vita è già completamente cambiata. Nel distretto di Nakaseke in Uganda, dove abitava, qualcuno vicino ad AVSI affrontò il padre. A queste persone mio padre non ha avuto il coraggio di opporsi, ricorda la bambina. E questa è stata la mia grande occasione. Agnes ha frequentato la scuola primaria alla St. Joseph s Foster Home, struttura per orfani e bambini bisognosi, sostenuta da AVSI, con un grande desiderio di ottenere risultati soddisfacenti per cogliere l occasione di uscire da una realtà infelice. Nei due anni in cui Agnes è rimasta nella struttura il padre non è mai andato a trovarla, eppure non aveva dimenticato i suoi propositi. Quando la bambina terminò la scuola, e fu iscritta alla scuola secondaria St. Dennis, lui tornò a reclamarla: Ti ho trovato un marito le disse. Agnes piange quando ricorda quei momenti e quando ripercorre i sentimenti di paura e di impotenza che provava. Ma, anche se piange, ha una forza e una determinazione che lasciano stupefatti. Io voglio diventare un avvocato per capire quali sono i diritti delle persone e aiutarle. Nel frattempo Agnes ha trovato chi l accompagni in questo suo difficile percorso di crescita. E la direttrice della St. Dennis, che ha accolto nella sua casa la bambina nel periodo delle vacanze dalla scuola. Poi ha affrontato il padre di Agnes, dicendogli con chiarezza che avrebbe protetto la bambina ad ogni costo. Non sappiamo se nel frattempo qualcosa cambierà nella mentalità del padre, vedendo i progressi e la felicità della figlia. Di sicuro chi è cambiato in questa esperienza è Agnes: così piccola e fragile nel corpo, ma con una incredibile fermezza di carattere. Rinfrancato dall incontro con qualcuno che le ha voluto bene, tanto da permetterele di guardare suo padre ancora come tale, nonostante tutto il dolore: Mi ha maltrattato per tanto tempo, eppure è mio padre. Ci sono momenti in cui puoi sentire davvero che quello che fai è pieno di significato dice Sister Augustin, una delle suore della St. Dennis. È proprio così, quando la strada è in salita se qualcuno ti dà una mano è più semplice continuare ad andare avanti. Ma ci vogliono persone con la forza di Agnes per assicurare che si arriverà in cima. 7-8

15 Anthony B...quando conosci ciascuno di questi bambini non puoi chiamarli vulnerabili. Vuoi dire che ognuno di loro ha un valore. E per questo che noi abbiamo cambiato l acronimo del progetto in Our Valuable Children: i nostri bambini di valore. Lucia Castelli, responsabile regionale progetto OVC Agnes Uganda

16 L impegno di Alfred dare quello che ha ricevuto Oggi un aiuto per 426 bambini Alfred Ochola ha una faccia da bambino. Invece ha già 23 anni e una laurea in Economia e Geografia, grazie alla quale ha cominciato ad insegnare, ha una stanza tutta per sè, si prende cura della nonna anziana, della zia e dei nipotini e, durante il tempo libero, lavora volontariamente al Meeting Point di Kitgum. Nei suoi occhi una vivacità incontrollabile e, nelle sue parole, il desiderio di far capire che tutto quello che è riuscito a realizzare è stato non solo grazie al suo impegno costante, ma soprattutto grazie a chi lo ha sostenuto dall Italia fin da quando all età di sei anni è rimasto orfano, prima del padre poi della madre, che avevano contratto il virus dell HIV. Allora il Meeting Point di Kitgum, una piccola ONG locale che lavora in partnership con AVSI nel Sostegno a distanza, lo ha inserito subito nel progetto. In tutti questi anni, racconta Alfred, ho continuato a sentire l amicizia e il grande affetto della persona che dall Italia ha iniziato a sostenermi. La sua foto è nel mio album di fotografie e da quando ho cominciato a ricevere le sue lettere ho sempre voluto ricambiare, dando prova del mio impegno. Alfred non ha alcun dubbio a riconoscere di essere davvero una persona fortunata poiché non è rimasto un solo istante senza le cure che gli hanno consentito di raggiungere i risultati di cui oggi va davvero fiero. Quando il Meeting Point di Kitgum cominciò il Sostegno a distanza in partnership con AVSI, nel 1993 erano 13 i bambini orfani aiutati. Alla lista, si sarebbe aggiunto, solo qualche mese dopo il nome del piccolo Alfred. Man mano che Alfred cresceva, in lui aumentava la convinzione di potercela fare, grazie alla stima e all affetto per Ketty Opoka, responsabile del Meeting Point che lo ha accompagnato in tutti questi anni e per quella donna così lontana che mi faceva da nonna ricorda oggi Alfred. Sto bene scriveva la sostenitrice in una delle numerose corrispondenze tra i due e desidero vivere a lungo, almeno fino a che i tuoi studi saranno terminati. Alfred è davvero un ragazzo fortunato. Del resto, in tutti quegli anni, il Sostegno a distanza non solo era servito a mandarlo a scuola - dunque a pagare le rette e il materiale scolastico ma anche a garantire un esistenza dignitosa alla famiglia del bambino, alla nonna anziana e ai cugini. Quando poi gli comunicarono che poteva anche iscriversi all Università, Alfred non riusciva a crederci. Nei tre anni previsti dal tipo di studi scelto, ha ottenuto il Bachelor of Arts of Education in Economy and Geography all Università Kyambojo di Kampala. Quando ha ricevuto la laurea la prima cosa che ha fatto è stata scrivere alla sua sostenitrice italiana. Alfred ha cominciato ad insegnare in una scuola secondaria del suo distretto ma non ha dimenticato come è cominciata la sua storia. Oggi al Meeting Point di Kitgum sono 426 i bambini o ragazzi sostenuti, e tutti sono orfani di uno o entrambi i genitori. Ma a prendersi cura di loro c è anche Alfred. Capisco i loro problemi, dice Alfred, lanciando il suo messaggio di speranza. Immagino quello che provano, ho provato anch io gli stessi sentimenti. Ma so che anche loro, come me, possono farcela se hanno delle persone che li amano e sostengono. Per questo motivo sono qui con loro e voglio dare il mio tempo libero, il più importante, al Meeting Point di Kitgum!. 9-10

17 Alfred (il secondo da sinistra) con alcuni orfani del Meeting Point di Kitgum Uganda

18 Una pagella da primato Elizabeth, dallo slum all esempio per i compagni di scuola Quando la mamma di Elizabeth Adong si è vista consegnare lo School terminal report 2007 (la pagella) della seconda classe elementare, non riusciva a crederci. Quello che gli assistenti sociali di AVSI le avevano detto era vero: Elizabeth era risultata quinta tra i 47 altri studenti della sua classe. Un risultato a cui nessuno avrebbe potuto credere se avesse visto che tipo di vita la bambina era stata costretta a vivere con la madre e gli altri fratelli fino a poco tempo prima. La famiglia di Elizabeth, orfana di padre, viveva in uno slum, vale a dire un quartiere poverissimo fatto di baracche, privo di acqua e energia elettrica, alla periferia di Kampala, la capitale dell Uganda. Elizabeth viveva tra l immondizia, le fogne a cielo aperto, adulti alcolizzati. La mamma, in ogni caso, non avrebbe potuto offrirle di meglio. Quello che riusciva a guadagnare facendo lavori occasionali, come lavare la biancheria di altre famiglie o vendere verdura al mercato, le forniva a malapena denaro sufficiente per mangiare. Il primo impegno di AVSI nel prendersi cura di questa famiglia è stato cercare di migliorare le condizioni igieniche e sanitarie in cui si trovava. A partire dalla casa. Da sola non ce l avrei fatta, racconta la madre nella sua nuova casa, costruita grazie al sostegno di AVSI. Questo è un vero paradiso rispetto alla condizione precedente aggiunge Ignatius Wangwe, l assistente sociale che ci ha accompagnato a visitare la casa di Elizabeth. Lei quasi non parla, educata e intimidita, ma splendente nel suo nuovo vestitino a quadretti bianchi e blu. A parlare per lei sono i voti scritti sulla sua pagella: 88 su 100 in scienze; 90 su 100 negli studi sociali; 92 su 100 nella lettura e scrittura; 96 su 100 in inglese e via dicendo, ottenuti alla St. Kizito Primary School Bugolobi di Kampala, che frequenta da due anni grazie al Sostegno a distanza. Elizabeth: così riservata con gli estranei e così espansiva a scuola. A Kitintale, il sobborgo dove la famiglia si è trasferita con il supporto di AVSI, vivono circa persone che condividono le difficoltà date dalla carenza di servizi e infrastrutture (mancano l acqua potabile, le fogne, le strade asfaltate) ma condividono anche l energia e la capacità di non lasciarsi sconfiggere. Qui, a Kitintale, in questo sobborgo, con i panni ad asciugare tra una casa e l altra, che i ragazzi usano divertiti per giocare a nascondino, sono venti i bambini supportati da AVSI. Venti bambini che frequentano la scuola e cominciano a pensare a cosa faranno da grandi

19 Bubba Da quando è partito il progetto OVC abbiamo lavorato sia a migliorare le competenze dello staff sia a sensibilizzare i nostri partner su un modello che, partendo dal bambino, considerasse la necessità di osservare e migliorare anche l ambiente in cui vive. Lorette Birara, responsabile progetto OVC in Rwanda Uganda

20 Così George ha gettato il fucile e ripreso a vivere Soldato a 12 anni, oggi il migliore della scuola George vive lontano dalla città. La sua capanna, fatta di fango, erba e bambù, è accogliente. Fa parte di un gruppo affollato di capanne costruite una vicina all altra da persone costrette a vivere in un campo per sfollati nel distretto di Kitgum. George non è cresciuto spensierato giocando con i fratelli e gli amici, è cresciuto imparando a prendere la mira, a premere il grilletto e ad uccidere. A 12 anni era un soldato. George è un ragazzo acholi, etnia insediata a nord dell Uganda che, come centinaia di altri ragazzi, ha subito nella maniera peggiore la guerra che per oltre vent anni si è combattuta tra il governo del paese e l esercito di ribelli dell LRA (Lord s Resistance Army-Esercito di Resistenza del Signore). Stava giocando con due dei suoi fratelli e altri bambini quando venne rapito e portato in Sudan, in un campo di addestramento militare. Quando gli si chiede di parlarne, George tentenna, abbassa gli occhi. Ma poi racconta: potevamo camminare per ore senza bere, oppure passare giorni senza mangiare nulla. La vita di questi ragazzi e ragazze rapiti non era altro che violenza, di quella delle più brutali, esercitata spesso solo per terrorizzare e per mostrare il proprio potere. Fuggire era il suo pensiero costante, ma non era facile. Una volta, un ragazzo che aveva tentato di scappare, era stato ucciso davanti agli altri per dare un esempio e poi la sua testa fracassata con i fucili. George è riuscito a fuggire, lui ce l ha fatta. Ha camminato per due settimane prima di arrivare a Gulu, distretto non lontano dal suo villaggio di origine. Lì ha avuto la fortuna di entrare in contatto con una organizzazione che gli ha dato il primo sostegno psicologico, poi qualcuno ha parlato di lui con AVSI che gli ha chiesto cosa desiderava fare nella vita e la storia di George ha cambiato colori. Rialza la testa e comincia a raccontare dei suoi successi scolastici e del rispetto che è riuscito a guadagnarsi tra gli insegnanti e i compagni. Nel 2006 George, che aveva espresso tale desiderio, è stato iscritto alla Scuola Professionale Tecnica di Sviluppo Umano di Lira, per frequentare un corso di Tecnologia dei Motori. A scuola, dove ha anche diritto all alloggio e al vitto nei mesi di studio, è stato eletto rappresentante degli studenti e tutti, dagli psicologi che lo hanno seguito, agli assistenti sociali, agli insegnanti, sono certi della sua grande capacità di recupero e della sua immensa forza d animo. Quando è tornato a casa George, che ora ha 19 anni, non ha trovato più la casa, distrutta dall LRA, né i suoi genitori che, nel frattempo erano morti di AIDS. Ma ha trovato qualcuno che gli ha offerto un opportunità. Stupiscono i suoi quaderni scolastici, ordinati nella scrittura, e l abilità tecnica con cui disegna le sezioni dei motori dei camion. Nel campo sfollati dove George vive insieme ad altre centinaia di persone, non c è energia elettrica, l unica fonte di acqua, non potabile, è una pompa ai bordi del campo e la stagione delle piogge rende il terreno melmoso. AVSI da tempo sostiene la popolazione sfollata attraverso progetti idrici, di sanità e sicurezza alimentare. Ma tutto questo a volte non basta quando la guerra diventa endemica. Le recenti trattative di pace tra il governo ugandese e i ribelli hanno dato a molti sfollati il coraggio di tornare alle proprie case di origine. Come presto farà George. A proposito, quando stavamo per lasciare il campo la moto con cui eravamo arrivati (chilometri di strada sterrata in mezzo al nulla della foresta), non voleva saperne di ripartire. Indovinate chi l ha rimessa a posto? 13-14

21 George sorridente accanto alla sua capanna Uganda

22 Anthony B Bubba Con il Sostegno a distanza nasce una rete di rapporti di cui ciascuno degli attori coinvolti è realmente protagonista. Per il bambino, il sostenitore è un punto di riferimento affettivo, è un amico lontano ma reale. Il Sostegno a distanza apre i bambini ad un orizzonte di gratuità. Dania Tondini, responsabile AVSI Sostegno a distanza Kireka children Uganda 15-16

23 La dolcissima voce di Annet Pensavo che non sarei mai andata a scuola e invece... Annet ha manine piccole e affusolate, con cui da sempre ha realizzato colorati tappetini in foglie d albero di palma che andava in giro con la nonna a vendere. È stata lei, la nonna, ad insegnarle quest arte. E l unica cosa che so fare e l ho insegnato a mia nipote pensando che così non sarebbe morta di fame quando io sarei morta. Berna, la nonna di Annet ha contratto il virus dell HIV. Ma è anche l unica parente che ha potuto prendersi cura della bambina e dei fratellini più piccoli quando entrambi i genitori sono morti di AIDS nel 2002, nonostante io stessa facevo fatica a guadagnare abbastanza per vivere, racconta. E così la piccola Annet, che allora aveva solo 7 anni, imparò a fare da madre e padre ai più piccoli e a centellinare il poco cibo offerto dai vicini o portato dalla nonna una volta a settimana. Giornate spese aspettando non si sa cosa, nell immobilità dettata dalla fame e dalla solitudine. Ma non poteva durare a lungo. A causa delle deprivazioni i fratellini più piccoli finirono in ospedale, rischiando di morire. Ma quella fu la fortuna di Annet perché da quel momento lei, la nonna e i tre fratellini più piccoli non sono più rimasti soli. Pensavo che non sarei mai andata a scuola, racconta oggi con un filo di voce, nonostante lo desiderassi molto. Invece Annet Nambalirwa sta frequentando la quinta classe della Sacred Heart Jinja Kaloli Primary School, una scuola a 50 chilometri circa da dove vive la nonna. Il supporto di AVSI le garantisce di frequentare il collegio, dove le è anche assicurato vitto e alloggio per l intero ciclo di studi. L intervento di AVSI si è irradiato anche alla nonna e agli altri fratellini. Oggi Berna riceve non solo il trattamento antiretrovirale, che le permette di ridurre la carica virale dell HIV e vivere meglio, ma anche cibo. Così da non essere più costretta a lavorare per settimane per realizzare un tappetino da vendere a circa 5 dollari ognuno. Oggi Berna si sente più forte e la prima persona a cui ha voluto dimostrarlo è la sua nipotina. Un giorno gli insegnanti della Sacred Heart hanno visto Berna arrivare in classe. Aveva speso tutti i suoi soldi per andare a vedere dov era la scuola dove studiava Annet. E come la bambina era accolta. Vorrei poter fare di più per loro ma è bello poter contare su qualcuno che prende a cuore i tuoi problemi, dice Berna. Io continuo a lavorare come posso ma senza supporto non avrei mai potuto permettermi di mandare i bambini a scuola. Fino a poco tempo fa Annet aveva un altro tipo di vita: accudire tre fratellini più piccoli, imparare a fare la madre-bambina, realizzare tappetini in foglie d albero di palma e girare tutto il giorno per le strade nella speranza di venderne almeno uno. Oggi Annet indossa abiti puliti, frequenta una buona scuola, è contenta di rivedere la nonna durante le vacanze scolastiche. E ha imparato anche a cantare. Con la sua dolcissima voce.

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