Mercati finanziari ed economia reale Innocenzo Cipolletta

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1 Mercati finanziari ed economia reale Innocenzo Cipolletta Grazie a voi e grazie a Giovanni Vietri, che conosco da anni ed i cui complimenti, che mi fanno molto piacere, derivano anche dalla nostra lunga conoscenza. In realtà, i complimenti vanno fatti a questa iniziativa e a voi che vi siete lanciati in questa avventura che avvicina gli studenti al mondo della finanza. Se ho ben capito, non tutti i presenti in questa sala stanno giocando in borsa, ma solo alcuni studenti che si stanno accostando al mondo della finanza e dell economia, attraverso la moneta che è il simbolo più visibile del sistema economico. Però, l economia riguarda tutti noi, perchè è fatta, anche e soprattutto, di questioni reali. Lo ricordava prima il Rettore e la mia testimonianza di oggi, che vuole essere più un racconto che una lezione, vi parlerà di come la finanza si sia intersecata con l economia reale, attraverso il corso del tempo. Il nostro paese affonda le sue radici nell economia reale. Esso è nato, nel dopoguerra, con problemi urgenti di economia reale e poi, ha incontrato la finanza. Siccome ho una certa età e avevo la vostra età verso la fine degli anni cinquanta, ho visto la finanza emergere dell economia reale nel nostro paese. Di questo vi voglio raccontare, di come ho incontrato la finanza e come la finanza ha cominciato ad interessare l economia del nostro paese e, più in generale, del mondo. Vi racconterò fatti, storie ed eventi che si sono succeduti nel passato, e cercherò di mettere in evidenza come questi hanno riguardato l economia reale e la finanza, perché credo sia importante ricordarvi che la storia è fatta di piccoli e di grandi fatti che, tutti insieme, fanno la storia.

2 18 CONOSCERE LA BORSA La storia, con i suoi eventi politici e sociali, incide molto sull economia e sulla finanza anche perché la finanza, è soprattutto tempo, così come la storia spesso si confonde con il passare del tempo. La finanza compra e vende tempo. Se qualcuno di noi vuole acquistare una casa, può farlo pagando con i suoi risparmi - che rappresentano il frutto del tempo passato in cui si sono guadagnati dei soldi che non sono stati spesi - oppure può impegnare il suo futuro, contraendo un mutuo, ossia un debito che ripagherà con i soldi che, si spera, guadagnerà successivamente nel tempo futuro. Lo stesso, se un impresa deve fare un investimento importante, dovrà chiedere dei soldi ad una banca o al mercato (la borsa) e poi, negli anni successivi, restituirà il prestito o ripagherà i capitali ricevuti attraverso i redditi che saranno prodotti dall investimento fatto. La finanza non fa altro che riportare al presente quello che è stato nel passato e quello che sarà nel futuro. La finanza riporta tutto al presente e, quindi, vive sugli squilibri, perché il presente è fatto di eventi che non combaciano. Questo è, al tempo stesso, il lato positivo e quello negativo della finanza: non si può parlare di finanza se non si parla di squilibri. Gli squilibri non sempre sono negativi, perché se non ci fossero squilibri vivremmo in uno stato di immobilità, schiacciati nel presente senza più avere né storia, né futuro. La finanza, invece, è la nostra storia ed il nostro futuro. Alla fine degli anni cinquanta, l Italia era entrata finalmente nell era del miracolo economico e la finanza appariva quasi una cosa residuale, perché il paese viveva in una situazione di crescita forte e di traguardi reali che si toccavano con mano, senza troppi squilibri macroeconomici. Avevamo un regime di cambi fissi e un sistema di controllo dei capitali, sicché il paese non poteva avere degli squilibri se non per piccoli periodi. Era un epoca in cui un dollaro valeva 625 lire e così era dal 1948, ossia dagli Accordi di Bretton

3 INNOCENZO CIPOLLETTA 19 Woods che sono durati fino al Il sistema economico, a quella epoca, aveva poca finanza e questa riguardava essenzialmente le cose che vi ho detto: le imprese che dovevano indebitarsi per fare investimenti o le famiglie che dovevano prendere a prestito dei soldi per comprare la casa. Il grosso della finanza degli anni cinquanta-sessanta si riassumeva in una parola: la cambiale. La cambiale rappresentava lo strumento attraverso il quale le famiglie o le imprese finanziavano il loro futuro e rappresentava anche l impegno di restituzione che doveva essere dato per i soldi presi in prestito. Un economia relativamente semplice vista con gli occhi di oggi, ma, attenzione, per niente semplice agli occhi di ieri, quando ci stavamo dentro e dovevamo prendere decisioni con pochissime informazioni rispetto a quelle che si hanno oggi. Nulla è mai semplice. Il presente non è mai semplice: diventa semplice quando diventa passato perché lo conosciamo bene e, quindi, siamo in grado di spiegare tutto, ma quando ci si vive dentro non è affatto semplice. Ecco allora che quegli anni sono semplici per noi oggi, che abbiamo vissuto le complicazioni successive, ma non erano semplici per coloro che li hanno vissuti. Questo sistema cominciò a presentare delle grosse tensioni, verso la fine degli anni sessanta, a causa di un evento storico rilevante: l impegno degli Stati Uniti d America nella guerra del Vietnam e la conseguente spesa che aveva generato un ingente disavanzo pubblico ed un forte squilibrio nei conti con l estero. Il finanziamento della guerra nel Vietnam aveva portato la spesa americana a livelli così elevati che le importazioni superavano di molto le esportazioni, sicché si determinava un disavanzo di bilancia dei pagamenti. Il paese viveva al di sopra delle sue possibilità e finanziava il disavanzo, stampando dollari che venivano accettati da tutti e conservati come risparmio perché i dollari, in quell epoca erano garantiti dall oro. In effetti, gli

4 20 CONOSCERE LA BORSA Accordi di Bretton Woods, fatti nel dopoguerra, fissavano i cambi delle diverse monete con il dollaro e garantivano che il dollaro fosse sempre convertibile in oro ad un valore predeterminato, ossia all epoca 35 dollari all oncia di oro fino. A sua volta, gli Usa si impegnavano a tenere nelle loro riserve (Fort Knocks) un ammontare d oro sufficiente a servire da garanzia. Questa garanzia faceva sì che tutti gli altri paesi tenessero dollari nelle loro riserve, perché il dollaro poteva essere tramutato in oro quando se ne aveva bisogno o desiderio. È ovvio che tale situazione poteva durare solo fino a che il mondo si fosse trovato più o meno in equilibrio e le riserve di dollari detenute dalle banche dei diversi paesi fossero state proporzionali all ammontare di oro nelle casse della Federal Reserve. Ma il mondo, a quell epoca, non era più in equilibrio. La guerra del Vietnam stava facendo spendere agli Usa grosse somme di denaro e la bilancia dei pagamenti accusava un netto disavanzo che veniva finanziato di fatto con la stampa dei biglietti di dollari. In queste condizioni, se tutti coloro che detenevano dollari avessero richiesto la loro conversione in oro, le riserve auree non sarebbero state sufficienti a soddisfare tutta la domanda. In queste condizioni, alcuni paesi cominciarono a cambiare dollari con oro e, in particolare, la Francia - all epoca retta dal Generale de Gaulle - cominciò a cambiare le proprie riserve di dollari in oro, andando così ad intaccare le riserve di oro detenute dalla Banca Centrale degli Stati Uniti d America. Per gli accordi in vigore, gli Usa erano obbligati a versare oro a fronte di dollari, ma ben presto, cominciarono ad avere timore di non riuscire a fronteggiare tutta la domanda e di perdere completamente l oro in cassa. Questo fu l inizio di quella che poi è stata definita l era moderna della finanziarizzazione dell economia. Non sto a

5 INNOCENZO CIPOLLETTA 21 raccontarvi tutta la storia, altrimenti sarebbe troppo lunga. Voglio solo dirvi che gli Stati Uniti prima chiesero uno sdoppiamento del mercato dell oro, facendo un mercato libero dove il prezzo dell oro si determinava sulla base della domanda e dell offerta ed uno regolato su cui operavano le banche centrali e dove il prezzo dell oro rimaneva stabile a 35 dollari l oncia, a condizione che le Banche Centrali non convertissero i loro dollari in oro. Poi, di fronte ad una vorticosa ascesa del prezzo dell oro sul mercato libero, dovettero cedere e, nell agosto del 1971, il Presidente Nixon dichiarò che il dollaro non era più convertibile in oro e che si svalutava del 10%. Questa fu la prima svalutazione importante del dopoguerra, la prima volta che il mondo rinunciò ad un ancora ossia un sistema che garantisse i rapporti di cambio tra i diversi paesi. Nasce da lì, la grande finanza dei nostri giorni. Come voi oggi, che cominciate a giocare in borsa, comprate o vendete le azioni di un azienda perché pensate che vada bene e che ha degli elementi che la favoriscono o che vada male perché ha un contesto negativo così, a partire dagli anni settanta, gli operatori cominciarono a comprare le monete sulla base di analisi relative agli andamenti delle rispettive economie, ossia sulla base della capacità di un paese di essere in grado di ripagare i suoi debiti o di accumulare dei patrimoni. In un sistema di cambi non più fissi, il dollaro scese perchè gli Usa erano in debito in seguito alla guerra del Vietnam e non sembravano in grado di riequilibrarsi rapidamente. Analogamente, nel guardare gli altri paesi, si vedeva che l Italia usciva da quello che venne chiamato l autunno caldo nel 1969 e aveva grosse turbolenze che ne minacciavano la crescita. Ci si accorse, invece che la Germania e il Giappone erano paesi solidi e stabili. Quindi, la gente cominciò a vendere dollari, lire e franchi e a comprare marchi tedeschi, yen giapponesi e fiorini olandesi. I cambi si

6 22 CONOSCERE LA BORSA muovevano rapidamente ogni giorno e i rapporti di cambio cominciarono a modificarsi in maniera molto forte. La lira italiana si svalutò del % nell arco di pochi mesi. Un paese, la cui moneta vale di meno, paga di più i prodotti che importa. Poiché deve importare i prodotti che non possiede (in particolare per noi materie prime, petrolio, prodotti ad alta tecnologia, ecc.) per sopravvivere ha due scelte: o riduce di molto quello che acquista perché ha meno capacità di spesa ed allora passa attraverso una vera e propria recessione o crisi economica interna; oppure si indebita perché continua a comprare dall estero i prodotti che gli servono e dovrà rimborsare questo debito vendendo all estero molti più prodotti di prima. La soluzione fu un insieme di queste due: molti paesi cominciarono ad indebitarsi, mentre la loro crescita rallentava per il necessario contenimento della domanda interna. L Italia fu fra questi. Siccome chi giocava sulle monete, alla fine giocava anche sulle materie prime, molti operatori cominciarono a comprare non solo le valute pregiate, ma anche oro, zinco, rame e, soprattutto, petrolio che cominciò ad essere sotto una forte tensione con prezzi che tendevano verso l alto. È, a quell epoca, che si svilupparono forti tensioni nel Medio Oriente. Forse qualcuno di voi ricorda la guerra araboisraeliana detta del Kippur (scoppiata il 6 ottobre del 1973) in cui la Siria e l Egitto invasero Israele. Quest ultimo, dopo un ripiegamento sotto il governo di Golda Meir e con il Ministro della difesa Moshe Dayan (eroe della guerra dei sei giorni del giugno 1967), reagì e sconfisse prima i siriani e poi l armata egiziana, respingendola oltre il Sinai. La sconfitta dell armata egiziana portò i paesi della Lega araba a prendere le distanze rispetto a tutti i paesi che avevano parteggiato per Israele ed in particolare, dai paesi occidentali. La Lega araba decise di usare l arma

7 INNOCENZO CIPOLLETTA 23 del petrolio contro i paesi occidentali, bloccandone la vendita. Il blocco resistette per qualche mese, poi all inizio del 1974, venne sostituito da un forte rialzo del prezzo del petrolio che risultò quadruplicato: da 1 dollaro a 4 dollari al barile di greggio. Se il petrolio improvvisamente costa quattro volte più di prima, per tutti i paesi industriali è come se i cambi delle loro monete si fossero improvvisamente svalutati del 300% rispetto alla moneta dei paesi produttori di petrolio (l OPEC). Come per i cambi, quando c è una forte svalutazione, o si rinuncia a comprare il petrolio e, quindi, non ci si riscalda, non si fanno andare avanti le fabbriche, non si riesce a mantenere il livello di vita, oppure si compra il petrolio a debito perché non si hanno i soldi per comprarlo. Questa seconda soluzione fu quella che venne adottata perché nell immediato, nessuno se la sentì di strangolare la propria economia. Ci si trovò così con squilibri forti di debito per tutti i paesi occidentali, mentre un altra area del mondo, quella dei produttori di petrolio, accumulava avanzi. È da lì che partì la seconda forte ondata della finanziarizzazione dell economia mondiale, quella che abbiamo chiamato dei petrodollari, che sono le riserve in valuta che i paesi produttori di petrolio accumulavano, senza avere capacità di spendere nell immediato perché si trattava di una ricchezza improvvisa che arrivava grazie all aumento del prezzo del petrolio. Si determinò così una ingente massa di capitali che giravano sui mercati finanziari internazionali. I paesi arabi, che accumulavano forti avanzi nelle loro bilance dei pagamenti, investivano poi nei paesi industriali, che avevano forti disavanzi, ma dove esistevano anche ricchezze reali (imprese, patrimoni edilizi, ecc.). Lo squilibrio reale - determinato dal rialzo del prezzo del petrolio - si aggiustava così sul piano finanziario, determinando una lievitazione degli attivi patrimoniali che a loro volta generavano nuovi stru-

8 24 CONOSCERE LA BORSA menti finanziari. Per ricordare un esempio di quegli anni, la Fiat italiana venne acquistata per un 8% dalla Banca Libica, che aveva accumulato riserve e che le rinvestiva sulle nostre aziende, acquistando immobili, aziende intere, una quantità di attività e, soprattutto, mettendo in moto un processo di rigonfiamento degli attivi finanziari, posto che ogni investimento poteva essere utilizzato per acquisire nuovo debito e nuovi investimenti. La finanza ha questa capacità di moltiplicazione. Ad ogni debito corrisponde un prestito: chi ha fatto un prestito cerca in qualche maniera di garantirsi ovvero può avere bisogno dei soldi e, quindi, cede il prestito ad altre persone, lo assicura, lo suddivide come rischio o fa altre operazioni. Questo genera un processo di crescita degli attivi finanziari che viene chiamato finanziarizzazione poiché il livello delle partite finanziarie viene a superare quello del reddito prodotto del mondo. Oggi, la finanza è sette - otto volte il prodotto lordo mondiale perché il reddito si produce e si impiega (consumi o investimenti), mentre la finanza ha il grosso vantaggio di poter costruire finanza su finanza. La situazione di forti squilibri - prodottasi negli anni settanta - non poteva durare per sempre perché, alla lunga, i paesi importatori di petrolio hanno messo in azione alcune reazioni per tornare ad un migliore equilibrio. La via maestra per indurre ad una riduzione del debito è una sola: il rialzo dei tassi di interesse. Quando, ad un certo punto, ci si accorge che i debiti sono troppo elevati, si alza il costo del debito perché c è un eccesso di domanda di credito che rischia di alimentare l inflazione. L aumento dei tassi di interesse rende più costoso l indebitamento ed induce a politiche di riduzione del debito. Ciò venne fatto, alla fine degli anni settanta, dal Governatore della Banca Centrale Americana Paul Volcker che cominciò a tirare su i tassi di

9 INNOCENZO CIPOLLETTA 25 interesse negli Usa e che venne imitato da tutti i paesi del mondo, anche per evitare che i capitali scappassero verso gli Usa, attratti dagli alti tassi di interesse. Il rialzo del costo del denaro significò per tutti pagare interessi più elevati sui debiti che erano stati contratti e questo ha indotto ad una riduzione dei debiti. Ora c è da chiedersi perché il rialzo dei tassi di interesse non è stato attuato subito dopo la guerra del Kippur e l esplosione del prezzo del petrolio per prevenire l inflazione ed invece si sono attesi sette - otto anni? Perchè gli squilibri erano generati dal rialzo del prezzo del petrolio e non potevano essere cancellati di colpo con una manovra restrittiva del credito, se non a scapito di una vera e propria depressione economica mondiale. Era necessario che si sviluppassero nuove tecnologie per ridurre il consumo di energia e nuovi assetti produttivi più efficienti di quelli del passato: e tutto ciò richiedeva del tempo. Infatti, dopo alcuni anni, si è messo in moto un poderoso processo di innovazione tecnologica, che viviamo ancora oggi, nato proprio dalla carenza del petrolio: l informatica, la tecnologia digitale, le nanotecnologie e, tutto ciò che ne è associato, nascono proprio in quegli anni, quando era necessario ridurre al massimo il consumo di energia. Non v è dubbio che le innovazioni tecnologiche siano state accelerate dalle nuove condizioni sul mercato del petrolio. Molte di quelle tecnologie erano già presenti negli anni settanta, quando scoppiò la crisi da petrolio, ma l accelerazione del loro impiego è stata favorita dalla necessità di ridurre i consumi di energia. È così che agli inizi degli anni ottanta, quando la politica monetaria ha cambiato direzione ed i tassi di interesse sono saliti, le imprese ed i consumatori si sono trovati nelle condizioni di applicare quelle tecnologie per ridurre i consumi di energia e contenere così i costi ed i debiti. Quindi, si può dire che una politica di alti tassi di interesse, adottata alla

10 26 CONOSCERE LA BORSA fine degli anni settanta, ha, alla fine, indotto i paesi industrializzati ad investire in quelle tecnologie disponibili e necessarie per riequilibrare i paesi consumatori di petrolio. Sono nati, da qui, molti dei cambiamenti che hanno caratterizzato anche la nostra vita quotidiana nel corso degli ultimi anni. Oggi, ciascuno di noi viaggia con telefonini, computer tascabili, sensori, ecc, tutti strumenti i cui presupposti esistevano già negli anni settanta - ottanta, ma che hanno ricevuto una spinta eccezionale ad essere utilizzati in maniera diffusa proprio dalla crescita dei prezzi del petrolio e dalla necessità di razionalizzare sistemi di produzione, di ridurre i costi dei materiali impiegati e di energia e quant altro. Basti pensare alla razionalizzazione delle scorte di magazzino delle imprese industriali e del commercio indotto dall uso dell informatica che ha consentito un abbassamento considerevole delle scorte ed una loro gestione efficiente e, quindi, meno costosa. Ma non tutto va liscio quando si produce un accelerazione nell innovazione tecnologica. L innovazione tecnologica appare sempre come una cosa positiva perché ci fa fare dei balzi in avanti, però ha anche dei risvolti economici negativi perché rende vecchio tutto ciò che c era prima e genera quindi, spostamenti di ricchezze e di vantaggi. Mentre da un lato favorisce chi ha investito nella tecnologia, dall altro crea dei grossi problemi a chi è ancora legato alle vecchie tecnologie. Questo è quello che è successo negli anni ottanta-novanta. Da un lato, abbiamo avuto processi di forte ristrutturazione con spostamenti di imprese e di lavoro che hanno generato nuovi lavori, ma anche nuovi disoccupati (o prepensionati), in particolare negli anni ottanta. Dall altro lato, si è assistito ad un massiccio spostamento dei capitali verso le nuove iniziative a scapito di quelle tradizionali. Ne sono così derivate delle bolle speculative che hanno gene-

11 INNOCENZO CIPOLLETTA 27 rato nuovi squilibri e, quindi, nuovi processi di finanziarizzazione dell economia, specie negli anni novanta e seguenti. Parlo innanzi tutto della bolla di internet sui mercati azionari: le aziende che avevano investito su questa nuova tecnologia (le cosiddette dotcom ) erano considerate le aziende del futuro, anche se non producevano alcun utile, ma solo debiti. Le prime aziende di tecnologia informatica vendevano sogni, vendevano futuro. Però, siccome quello era il futuro che ci si immaginava per il mondo, allora tutti gli operatori hanno cominciato ad investire su di esse. All inizio, non era importante che l azienda producesse utili, che fosse sana ed avesse un piano industriale credibile, perché chi investiva, non guadagnava con i dividendi che si sarebbero dovuti distribuire, ma con le rivalutazioni delle azioni che venivano rivendute. Di fatto, si distribuiva un valore che era l anticipazione di un futuro che sarebbe dovuto avvenire. Ma alla fine, come spesso succede, questa bolla speculativa è scoppiata quando i valori delle azioni delle aziende di ICT hanno smesso di crescere e sono tornate indietro, agli inizi del nuovo millennio, generando nuove situazioni di squilibrio sui mercati finanziari. Siccome, in quegli anni, abbiamo avuto anche eventi drammatici, come l attentato alle due Torri Gemelle di New York dell 11 settembre 2001, l ondata di terrorismo internazionale che ne è seguita, le guerre in Afghanistan e poi in Iraq che purtroppo continuano, ci siamo trovati nuovamente in una situazione di squilibrio finanziario in un momento di acute tensioni internazionali. La bolla di internet avrebbe dovuto riassorbirsi, all inizio del nuovo millennio, attraverso una consistente riduzione dei valori che sarebbe dovuta sfociare in una breve recessione negli Usa e di cui già si avvertivano gli inizi. Tuttavia, l attentato dell 11 settembre 2001 indusse le autorità americane a reagire fortemente

12 28 CONOSCERE LA BORSA per evitare una recessione che avrebbe rischiato di trasformarsi in vera e propria crisi di fiducia, in un momento delicato dal punto di vista politico e che richiedeva di mostrare una forte capacità di reazione a fronte dell attacco terroristico. È così che, dopo gli attentati negli Stati Uniti d America, si avviò una politica di reflazione, cioè una politica volta a scongiurare la recessione ed a sollecitare una ripresa economica attraverso misure di aumento della spesa pubblica, di creazione di moneta e di riduzione delle tasse. Di nuovo, la Banca Centrale Americana si è trovata impegnata a creare moneta, favorendo il formarsi di nuovi squilibri, come era avvenuto durante la guerra del Vietnam. Come conseguenza di queste scelte, gli Stati Uniti si sono trovati nuovamente ad avere un fortissimo disavanzo pubblico e nei conti con l estero. Non hanno avuto l inflazione come negli anni settanta, grazie alla emersione di due nuove grandi potenze economiche mondiali, la Cina e l India, le quali sono diventate i maggiori produttori mondiali di manufatti a prezzi molto bassi, beneficiando delle nuove tecnologie che hanno consentito modelli di produzione diffusi sul territorio. Questa circostanza ha preservato, fino a oggi, il mondo da un ondata di inflazione, ma come sapete, l inflazione non è una malattia, bensì è il termometro che, se non funziona, non segnala l entità del male e, quindi, ritarda o impedisce l avvio di una terapia per guarire. La malattia attuale è il forte squilibrio nei conti con l estero e nella finanza pubblica negli Stati Uniti d America, dove il tasso di risparmio delle famiglie è quasi a zero, controbilanciato dai forti avanzi della Cina, dell India, di altri paesi asiatici e dei paesi produttori di petrolio. Come era avvenuto con i paesi dell OPEC negli anni settanta, si stanno accumulando, nei nuovi paesi emergenti, surplus di bilance dei pagamenti e riserve che dovranno essere reinvestiti nuovamente nei paesi industriali. Da qui, la paura dei cosiddetti

13 INNOCENZO CIPOLLETTA 29 fondi sovrani ossia fondi di paesi arabi o di paesi asiatici o russi, che investono e acquistano aziende ed asset patrimoniali del mondo industriale. La politica di denaro facile, che è stata portata avanti dagli Usa dopo il 2001, è stata anche in parte la responsabile della ultima bolla speculativa, quella del mercato immobiliare, perché i bassi tassi di interesse e la disponibilità di credito hanno indotto all acquisto di case, i cui prezzi sono lievitati in misura consistente, generando a loro volta una nuova domanda di investimento. È avvenuto per le case quello che avviene per la borsa. Se si vuole comprare una casa, ma non si hanno tutti i soldi, ci si indebita con un mutuo che è proporzionale al valore della casa. Ma, se dopo poco tempo, il valore della casa aumenta considerevolmente, allora ci si può indebitare ancora e, se si ritiene che il prezzo della casa continuerà a crescere, allora ci si può indebitare ancora di più, perché il maggior debito sarà controbilanciato da un maggior valore della casa. È così che nel mercato immobiliare americano si sono moltiplicati i soggetti che potevano indebitarsi per comprare una casa, visto che la garanzia del mutuo era supportata più dal valore crescente della casa stessa che dalla capacità di reddito e, quindi, di rimborso da parte del debitore. Vengono da qui quelli che sono stati chiamati mutui Sub Prime perché sono mutui concessi anche a persone con basse garanzie di reddito che avrebbero potuto trovarsi nella difficoltà di rimborsare i mutui contratti, ma che erano, di fatto, garantiti dal valore crescente della casa. Badate bene, questo processo non è tutto negativo, perché per una volta sono stati dati dei prestiti anche a persone povere che nel passato non avevano mai avuto la possibilità di comprare una casa e, quindi, si è ampliata l area di chi si trovava nelle condizioni di accedere alla proprietà. Infatti, come sapete, si dice che la banca presta i soldi solo a chi già

14 30 CONOSCERE LA BORSA li ha e non a chi non li ha, perché i prestiti devono essere garantiti da qualche cosa (un patrimonio o un reddito elevato e stabile). Se si riducono le garanzie richieste, allora aumenta il numero di persone che possono indebitarsi ed anche coloro che hanno prospettive di reddito limitate possono acquistare una casa o avviare un attività. In questo processo di vendita del futuro, che è tipico della finanza, si è pensato di suddividere il rischio di questi prestiti a bassa garanzia, cartolarizzando i certificati di debito ossia mettendoli in alcuni strumenti finanziari e vendendoli ad altri operatori in modo da suddividere il rischio su un maggior numero di soggetti. Anche questa è stata una operazione che ha favorito l assunzione di rischi crescenti perché il primo soggetto che forniva il prestito era meno interessato a verificare la capacità di reddito del soggetto indebitato, posto che comunque lui si sarebbe sbarazzato del prestito cedendolo ad altri. Evidentemente, tutto ciò è andato bene fin quando i valori delle case sono cresciuti. Ma, quando i valori si sono fermati e sono cominciati a scendere, come è successo con la bolla di internet, coloro che si erano indebitati hanno trovato forti difficoltà a ripagare i loro mutui e tutto il castello costruito di cartolarizzazioni e di cessione dei crediti ha rischiato di crollare. Questa è la situazione attuale. I valori immobiliari sono cominciati a scendere negli Usa e la bolla immobiliare rischia di sgonfiarsi con la conseguenza di nuovi squilibri. Tutte queste difficoltà fanno oggi parlare di un rischio di recessione o di depressione mondiale. Ma la crisi può essere, almeno in parte, evitata e gli squilibri possono essere sanati in un clima di crescita economica mondiale sostenuta. Se questa bolla immobiliare dovesse, in qualche maniera, continuare ad esplodere nei prossimi mesi, io credo, con l esperienza che abbiamo vissuto relativamente alla bolla tecnolo-

15 INNOCENZO CIPOLLETTA 31 gica ed a quella del petrolio, che il mondo sia capace di assorbire queste tensioni. L importante è avere un sistema finanziario che sia capace non soltanto di vendere il futuro e di acquistare il passato, ma anche di valutare bene quello che è il futuro per non contribuire a creare squilibri troppi forti. Questo è il compito importante dei mercati finanziari: la capacità di valutare bene il futuro per poterlo scontare in anticipo. Questo voi lo fate con il vostro gioco di Conoscere la Borsa : voi comprate o vendete azioni perché guardate al futuro delle aziende e vi immaginate uno sviluppo futuro buono o cattivo delle stesse. Analogamente, i mercati finanziari devono giudicare il futuro di sistemi e di paesi ed il loro giudizio sarà il metro con cui misurarsi per le azioni che i nostri paesi dovranno fare per vivere meglio nel nostro futuro.

16 32 CONOSCERE LA BORSA DOMANDE DA PARTE DEGLI STUDENTI D.: Buongiorno, mi chiamo Alessio Nunziata e sono uno studente dell I.T.C. Besta di Battipaglia (Sa). Vorrei domandare al dott. Cipolletta, che è un grande economista, come mai una grande S.p.A. (tipo la Finmatica di Salerno che costruiva processori per note aziende) per quotarsi in borsa deve risiedere al nord e perché al sud gli imprenditori non hanno certezze? R.: Ma non c è la necessità di trasferirsi al nord, nel senso che esistono aziende del sud che sono quotate in borsa. Un esempio: recentemente, si è quotata alla borsa di Milano un azienda di Messina che allestisce motoscafi, la società Aicon. Oppure basta considerare l azienda Divani & Divani, che si trova nelle Murge in Puglia ed è quotata sul mercato statunitense. Pertanto, non c è la necessità di risiedere al nord del paese. Lei parla di un azienda che ha avuto una corsa nella new economy e che, probabilmente, ha pensato che mettere la propria sede al nord avrebbe rappresentato un elemento di apprezzamento in più. Ma bisognerebbe chiederlo all imprenditore dell azienda perché ha fatto questa scelta, dato che non c era nessun obbligo o motivazione tecnica per farlo. D.: Buongiorno, sono Giuseppe Antonucci dell I.T.C. Da Vinci di Sapri (Sa). Secondo lei, quali e quante sono le possibilità di una piccola e media impresa ad alto coefficiente di sviluppo di quotare le proprie azioni in borsa? R.: Come dicevo prima, la borsa vende futuro. L azienda che ha un progetto forte di sviluppo, che sa spiegarlo bene agli investitori ed agli analisti e che ha anche dei risultati - perché non si può vendere soltanto il futuro, ma bisogna

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